MARCO SANGUETTOLI

Nato a:

Il: 01/06/1956

Stagioni alla Virtus: nel settore giovanile dal 1992 fino ad oggi (nella stagione 2003/04 era nella Virtus 1934)

 

SANGUETTOLI, PIANETA GIOVANI

di Alessio Torri - Bianconero - 01/2004

 

Fra settimana, lontano da luci e titoli dei media, non certo meno importanti dei fratelli maggiori. Tutto questo, anzi molto di più, è il settore giovanile. Molto di più per bacco, se è vero che da qui nascono e fioriscono i nostri futuri idoli. Anzi no, perché “prima di tutto l’obiettivo di un settore giovanile, deve essere quello di far crescere i ragazzi e formarli. Se poi giunge anche qualche vittoria tanto di guadagnato”. Musica e parole di Marco Sanguettoli, una vita spesa tra le speranze bianconere. Perché, anche se non appesi alle volte lignee del PalaMalaguti, molti sarebbero gli stendardi celebrativi provenienti dalle varie categorie giovanili, a testimonianza di una fervida attività mai paga.

Il magma che ribolle sotto il cratere Virtus parte da qui, dal sudore che il lunedì non finisce sul giornale, per radio o su internet. Ma da quest’anno la vera notizia è il ritorno a casa dopo la diaspora della scorsa stagione, appunto sotto l’esperta guida di Sanguettoli, il primo ad essere lieto della cosa. Proprio lui, che fu coach del mai dimenticato Chicco Ravaglia, da 14 anni impegnato per la causa Virtussina ed oggi nuovamente figura di riferimento. “Sono contento che si sia tornati compatti – continua - anche con questa nuova collaborazione tra Virtus Bologna e Virtus 1934”. Anni di soddisfazioni non ne hanno raffreddato gli entusiasmi e, spinto dalla voglia di sempre, Sanguettoli è pronto a ripartire, a rimettersi in gioco con nuovi giovani da lanciare. Magari attraverso risultati inattesi come due anni fa quando “certo non eravamo favoriti ma gli Junior arrivarono terzi al torneo di Rimini, perdendo solo nel finale con chi poi il torneo l’avrebbe vinto. Oppure ancora ricordo con piacere lo scorso anno quando, anche grazie al gruppo degli ‘88, siamo giunti alle finali nazionali”.

Ma ogni soddisfazione ha una sua storia e poco importa se non si giunge a calcare i parquet più pregiati: “Certo, infatti già all'età di 14, 15 anni un ragazzo comincia a mostrare le proprie potenzialità. Mi è capitato di seguire ragazzi magari non eccessivamente dotati che poi invece sarebbero giunti anche solo in B2, principalmente spinti dalla voglia di emergere e dalla passione. Ecco queste sono vere soddisfazioni”. Sanguettoli è anche questo, e lo percepisce da come ti racconta le cose, dal profondo rammarico per Belinelli e Vitali, dalla speranza che ogni stagione nasconde. Oggi riposta in alcuni giovani già ben avviati, come Michele Novi, classe ‘88 o gli esterni Bonfiglio e Bastoni: “Sì, Michele è un 2,05 che però ha una certa padronanza dei movimenti, mentre Bonfiglio e Bastoni non sono altissimi, non oltre i 185 centimetri, ma hanno già una buona tecnica di base. Inoltre quest’anno s’è finalmente ricominciata l’opera di reclutamento anche fuori Bologna”. Iniziativa che va di pari passo alla riapertura di quella foresteria da tempo dimenticata. Ed allora sono già tre i nomi da segnarsi sul taccuino: Francesco Quaglia da Figline Val d’Arno, Marco Franceschini da S. Vincenzo (Livorno) e Riccardo Malagoli da Castelfranco, cresciuto nel Nonantola. Anche da loro riparte la nuova era Virtus.

 

SANGUETTOLI: «ALLENO RAGAZZI, CRESCO UOMINI»

di Angelo Costa - Il Resto del Carlino - 27/11/2007

 

Allenatore di giovani. O allevatore?

Chi allena in un settore giovanile deve contribuire all’aspetto formativo del ragazzo. Completando l’educazione della famiglia, non sostituendola. Capita che qualche ragazzo ringrazi per avergli insegnato ‘a stare al mondo’: nella mia attività, anche questa è una soddisfazione.

Dei suoi 51 anni portati alla grandissima, Marco Sanguettoli ne ha spesi due terzi esatti a tirar su giovani: come insegnante di educazione fisica e come tecnico di vivaio nel basket. Gli riesce bene, almeno a giudicare dai risultati: alla Virtus, dove continua a spendere il maggior tempo della sua carriera, ha visto decollare Belinelli, Vitali, Barlera, Brkic, Romboli e il povero Ravaglia, fino ai più recenti Bonfiglio e Malagoli.

Vero, ma va ricordato che questi ragazzi crescono perché c’è uno staff: Belinelli, ad esempio, l’ho avuto per due anni e mezzo, ma prima l’ha avuto Max Milli (oggi vice a Jesi, ndr).

Già, lo staff: quello con Giordano Consolini, che del vivaio bianconero è il grande capo, funziona ormai da anni come nei college americani, dove si segue un modello tecnico unico. E nei college ci starebbe bene uno come Sanguettoli, per tutti Murphy, perché da giocatore veniva paragonato a un vecchio play di Houston, raro esempio di sportivo «bipartisan» perché a Bologna (ma anche fuori) non c’è nessuno che ne parli male: lui, infatti, è ancora convinto che talento ed educazione vadano allenate assieme. Sanguettoli, perché ha deciso di dedicarsi ai giovani?

Grazie a mio padre, che faceva l’allenatore, ho respirato l’idea che si potesse insegnare anche lo sport. Il resto è venuto frequentando squadre guidate da tecnici come Zuccheri e Dovesi: lì ho capito quale fosse la mia strada.

Non l’ha più cambiata: il motivo?

Perché vedere un ragazzo che dopo sei mesi ha imparato qualcosa mi regala una felicità interiore che uno schema ben fatto non mi dà.

Emozioni. E poi?

Poi perché, per come sono fatto io, non sarei capace di tenere tutti quei rapporti che il mestiere di tecnico ad alto livello oggi richiede.

Visti da dentro, come sono cambiati i giovani negli ultimi vent’anni?

Sono meno influenzabili: le favole non gliele racconti più. Accettano quel che dici quando capiscono che remi dalla loro parte, che stai facendo qualcosa per loro e non per metterti davanti.

E’ difficile?

Sì, perché i ragazzi cambiano, ma anch’io non sto fermo: quando ho iniziato ad allenare ero loro coetaneo, adesso ho 36 anni più di loro. Devo adeguarmi.

Un modo per restare giovani: come ci si riesce?

Col buon senso. Essere un insegnante mi aiuta a conoscere le loro problematiche, a parlare anche dei temi che i giovani prediligono. Non sono rigido: se uno vuole andare in gita glielo concedo, meglio una buona esperienza socializzante che un allenamento in più.

Quale filosofia spinge il vivaio Virtus?

Contribuire a formare ragazzi in grado: 1) di allenarsi con la prima squadra; 2) di poter muovere qualche passo in serie A; 3) di diventare da serie A. Se poi arriva qualche buon risultato di squadra, meglio: serve a convincere altri ragazzi e i loro genitori ad avvicinarsi alla nostra realtà.

Com’è, questa realtà?

Sabatini crede nel vivaio, abbiamo ripreso a reclutare giovani fuori regione. Ne abbiamo cinque, in una foresteria, seguiti da un tecnico che vive con loro. Diversamente da altri club, iniziamo a pescare fuori Bologna gli under 17: prima è troppo presto.

Di scommesse ne ha vinte tante: le prossime?

La lista è lunga. Stojkov e Canelo li avete visti. Da Ros ha mani molto buone. Attenti a Masciadri e Pederzini. Poi gli under 17: Moraschini, Tommasini, Fontecchio e Baldi Rossi.

Ha un’idea su come aggiustare il basket italiano?

Sì: tre giocatori non di scuola italiana, quattro al massimo. Il resto di nostra produzione: vedo comunitari che non valgono i nostri.

Aiuterebbe i bilanci...

E anche il pubblico, che si affeziona ai campioni veri e agli italiani.

Dove arriverà Sanguettoli?

Esattamente dov’è: vivo una realtà ideale, nella mia città della quale sono innamorato. E dalla quale non mi muoverò mai.

Domandone finale: fra un talento dalla testa matta e un giocatore meno bravo ma irreprensibile, cosa sceglie?

Si prova a migliorare entrambe le lacune. Al talento che non sta alle regole devi spiegare che così fa del male soprattutto a se stesso: se capisce che questo problema si può risolvere, sei già un bel pezzo avanti.