STAGIONE 1997/98

 

Sconochini, Danilovic, Nesterovic, Binelli, Frosini, Savic, Morandotti, Rigaudeau

Abbio, Crippa, Consolini, Messina, Valli, Ravaglia, Gonzo

 

Kinder Bologna

Serie A1: 1a classificata su 14 squadre (23-26)

Play-off: CAMPIONI D'ITALIA (9-13)

Coppa Italia: semifinalista (4-5)

Euroleague: VINCENTI (19-22)

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Predrag Danilovic A 1970 201 YUG  
6 John Amaechi C 1970 207 GB fino al 16/11/97
6 Claudio Crippa P 1961 184 ITA dal 07/12/97
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA  
8 Radoslav Nesterovic C 1976 214 GRE  
9 Enrico Ravaglia P 1976 193 ITA fino al 12/10/97
9 Steven Hansell P/G 1975 196 GB dal 29/03/98
10 Hugo Sconochini G 1971 194 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Zoran Savic A/C 1966 206 YUG  
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA fino al 23/11/97
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA  
15 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA  
  Matteo Panichi G 1972 205 ITA dal 25/01/98 al 11/05/98
  Fabio Espa A 1979   ITA dal 08/11/97 al 08/11/97
  Davide Gonzo A 1980 198 ITA dal 07/12/97 al 22/03/98
  Fabio Ruini P 1980 192 ITA dal 05/10/97 al 22/03/98
  Tomas Ress A/C 1980 209 ITA dal 19/01/98 al 19/01/98
Solo amichevoli: Dimitris Papanikolaou
Solo allenamenti: Sean Marks
             
  Ettore Messina All     ITA  
  Giordano Consolini Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Estate miliardaria per la Virtus: ritorna Sasha Danilovic, dopo l'eseprienza in Nba, ritorna dalla Nazionale, Ettore Messina come allenatore, ritorna Giordano Consolini da Reggio Emilia, per fare il vice di Messina (l'altro sarà Valli); arrivano il francese Rigadeau, che tanti dispiaceri aveva dato alla Virtus in maglia Orthez, lo sloveno di passaporto greco Nesterovic (Makris per l'anagrafe ellenica e per la Fiba), l'italo argentino Hugo Sconochini, che dopo un giro di capitali, Milano, Roma, Atene, approda a quella del basket, Basket City e, proprio dall'altra sponda della città, Alessandro Frosini. Giunge alla Virtus anche Amaechi, ma se ne andrà presto, a novembre. Arriva pure il greco Papanikolau, che vuole assolutamente la Virtus, ma la sua società d'origine, l'Olympiakos, sostiene di avere una carta firmata dal giocatore ellenico (il quale nega), che lo vincolerebbe fino al febbraio 1998. In realtà proprio in quel periodo Papanikolau tornerà in Grecia senza avere mai giocato con le V nere, se non in amichevole. Confermati Abbio, Binelli, Savic e Ravaglia, ritorna, dal prestito a Varese, Riccardo Morandotti. Se ne vanno Magnifico e Carera a Roma, Prelevic, a far compagnia a Coldebella, all'Aek, Komazec, dopo l'operazione, di ritorno a Varese, Galilea, di nuovo in Spagna, al Leon Caja. Dopo qualche amichevole e la vittoria al Trofeo Lido delle Rose di Roseto, vernice casalinga contro il Partizan (4 tempi di 10 minuti), nel "derby" di Danilovic e proprio Sasha lo decide con una tripla allo scadere: Virtus avanti di 14, con un buon Amaechi (6 rimbalzi, 2 stoppate e 4 su 8 al tiro), con Danilovic (23 punti) che slalomeggia e con Rigaudeau che guida la squadra con maestria. I serbi però non crollano e passano nel finale a condurre 65-67 con una tripla di Drobnijak, che poi, a 22" dalla fine, ha anche i due liberi per mettere al sicuro il successo; doppio errore, rimbalzo di Amaechi e gioco preparatorio per la tripla di Danilovic sulla sirena, unico tentativo a segno su 6 tentati: 68-67. Note negative le sedici le palle perse, 5 di Danilovic, i soli tre minuti di gioco per Savic che si fa male alla caviglia destra quasi subito e l'assenza di Papanikolau, bloccato ancora dall'Olimpiakos e ridotto alla sola passerella; tra quelle positive i 14 minuti di Nesterovic (2 su 3 al tiro con 4 rimbalzi).  Debutto in Coppa Italia a Reggio Emilia e Danilovic concede il bis. Non c'è Amaechi, infortunato, ma si recupera Savic; dopo 12 minuti di equilibrio, 20-23, Bologna scappa fino al 28-41, con un parziale di 8-18. Lombardi prova la zona 3-2, che frutta un 6-0 prima dell'intervallo (34-41) e un altro dopo la pausa (40-41). Antisportivo a Danilovic e i reggiani, con un tiro pesante di Jent, volano addirittura sul 47-43, dopo un incredibile 19-2. Messina inserisce Binelli ed è proprio con i suoi canestri, unitamente ai tiri da oltre l'arco di Danilovic e Rigaudeau, che la Virtus torna avanti 55-60 all'11', proprio con due triple del francese, che aprono la zona locale. Sul 65-73, a 90 secondi dalla fine, la gara sembra chiusa, ma la CFM impatta quota 73; ci pensa allora l'asso serbo a decretare, ancora una volta, la vittoria in volata dei bianconeri: 73-75. Maestoso Sasha: 19 punti, ma soprattutto i 9 del break che appariva decisivo e il canestro finale. Il giorno dopo ritorno a Bologna. Qualche buona cosa di Sconochini e Rigaudeau, ma sono gli ospiti a comandare: Virtus sotto di 4 al 10', di 7 al 19', sul 33-40 e di 5 al riposo, 35-40. Nella ripresa una tripla di Basile fa sprofondare Bologna a meno 11, 37-48. Ci vuole un canestro pesante di Ravaglia a scuotere i bianconeri e un altro tiro dalla lunga distanza di Chicco opera il sorpasso al 33', 53-52, poi Danilovic (26 punti) realizza i punti della tranquillità e fornisce a Nesterovic l'assist per il canestro della staffa.

Virtus ai quarti, ringraziando Danilovic, per entrambe le gare, e Ravaglia per il ritorno, dove con due soli tiri risulta decisivo, ma quanta fatica per le V nere! Nell'andata del turno successivo, a Roma, una Kinder precisa al tiro e dominatrice ai rimbalzi prevale 71-82. Messina parte con Rigaudeau, Sconochini, Danilovic, Savic e Amaechi, mentre la Virtus romana deve fare a meno di Obradovic infortunato. Busca fatica a tenere il play francese di Bologna e il primo tempo si chiude con i bolognesi avanti 37-42 con 8 punti di Sconochini e 9 di Sasha. Break a inizio ripresa, al 23', con le triple di Rigaudeau e Danilovic, le Vu nere volano sul 41-52. I capitolini tentano il recupero, ma il quarto fallo di Busca e un tiro pesante di Savic fanno condurre la gara con tranquillità ai bianconeri, poi anche Sconochini punisce la difesa sempre in ritardo di Roma sul perimetro e i petroniani s'involano fino al 65-51. Si riavvicina la Calze Pompea Roma sul 71-64 al 35', con una bella intesa degli ex Carera e Magnifico, ma un canestro da oltre l'arco di Danilovic chiude i giochi. Alla fine punteggi in coppia: 15 punti per Danilovic e Sconochini, 12 per Rigaudeau e Savic, 8 per Amaechi e Binelli, 6 per Abbio e Nesterovic. Nel ritorno a Bologna i locali devono fare a meno di Frosini, giocano non bene il primo tempo, chiuso avanti di soli due punti, 33-31, ma, sotto la sapiente regia di Rigaudeau, che risulta anche il miglior realizzatore dei suoi con 16 punti, davanti a Danilovic con 14, alla distanza prevale ancora di 11 punti e alla fine c'è gloria per tutti, anche per i "vecchi" Morandotti (3 su 3) e Binelli, entrambi a 6 punti, per i giovani Ravaglia e Nesterovic, rispettivamente 3 e 4 punti e per Abbio 2 punti, Savic 5, Amaechi 6, Sconochini 10, in una sera in cui tutti mettono punti a referto. La qualificazione per il derby di semifinale contro la Fortitudo del mese di gennaio è cosa fatta. Nella Supercoppa a Treviso la Kinder viene spazzata via: 78-58. Niente da fare contro la difesa di Obradovic, di fronte alla supremazia a rimbalzo dei trevigiani (33 a 19) e in generale a un prevalere veneto nel settore lunghi (7 stoppate subite). I bolognesi reggono 20 minuti, vanno anche in vantaggio, unica volta nella gara, al 7', sul 18-19, con canestro più addizionale di Savic, su delizioso assist di Danilovic, poi subiscono un parziale di 13-0, ma rientrano con 7 punti di Abbio; le V nere chiudono il primo tempo sotto, ma di soli 4 punti 39-35, però nella ripresa segnano solo 5 punti in 18 minuti. Consola il fatto che mai il vincitore della Supercoppa ha poi vinto il campionato, ...sarà così anche questa volta. Partenza per Gerusalemme per la prima di Eurolega: c'è anche Binelli che aveva accusato qualche problema nei giorni precedenti, ma a Fiumicino, dove la squadra ha fatto scalo, accusa problemi di colite e ritorna a Bologna. La Kinder comunque gestisce bene ugualmente la gara, uno 0-15, propiziato da Rigadeau, ribalta subito la gara, 10-21 all'8'. Scende Frosini, già gravato di tre falli e sale Amaechi; nella girandola di cambi, i padroni di casa piazzano un 14-4 chi li riporta sul 28-28, seconda e ultima parità della gara. Nesterovic, con un canestro dalla media, ma soprattutto Rigaudeau e Danilovic (25 punti, dei 40 della Virtus, all'intervallo sono loro) riportano avanti Bologna, 31-40 alla pausa. Nella ripresa il divario aumenta, 41-57, e l'incontro si chiude 68-81. Detto di Danilovic e Rigaudeau, rispettivamente 15 e 21 punti alla fine, va sottolineata la gara di Savic, 14 punti, con 5 su 6 da due, 4 su 4 ai liberi (più una tripla fuori bersaglio), 7 rimbalzi e due assist; decisiva anche la supremazia a rimbalzo, 19-29.

A Reggio Calabria, ancora assente Binelli, la Virtus soffre Brown sotto canestro: né Amaechi, né Savic, trovano le contromisure, e allora ci pensano Danilovic e Sconochini che catturano 17 dei 36 rimbalzi bolognesi, rispettivamente 9 e 8 e, soprattutto, Morandotti, 17 minuti nella ripresa dopo essere stato seduto nel primo tempo, chiusosi 37-40, e con il quintetto abbassato la squadra trova benefici, anche se Riccardo non è premiato dalle cifre. Rigaudeau respinge sempre la Viola, anche quando si avvicina a meno 1 al 23', e chiude con 15 punti, mentre 25 ne segna Danilovic e Frosini, il migliore dei lunghi, 10. A fine gara Messina elogia il contropiede dei suoi. Arriva a Bologna la bestia nera Orthez, che già dispiaceri ha dato in passato, e anche se ora Rigaudeau è nelle file bianconere: la storia si ripete: vincono i transalpini 72-79. I bolognesi sono privi di Abbio, in panchina in borghese, fermato da un problema muscolare, ma rientra Binelli. Danilovic segna 21 punti, ma con cattive percentuali (accettabile il 7 su 13 da due, ma 1 su 7 da tre e 4 su 7 ai liberi) e tutta la squadra stecca nelle triple, 2 su 17. Rigaudeau, 15 punti, porta i suoi sul 26-19 al 10', ma quando scende per riposare, la Virtus crolla, 42-45 all'intervallo, 44-54 al 25', quando una fiammata, 8-0 in un minuto, fa sperare, ma i francesi si riprendono subito, 62-70. Contro Varese, in borghese stavolta è Savic e a fine gara scoppia il caso: Messina dichiara problemi fisici nell'ultimo allenamento, il presidente Cazzola attribuisce la scelta a una decisione tecnica ed è quest'ultima la versione esatta. La Virtus soffre, i lombardi sono praticamente sempre avanti per quasi tutta la gara (48-51 al 20'), a parte il 2-2, e due effimeri vantaggi, 47-46 e 63-62. Resta in gara soprattutto grazie ad uno strepitoso Danilovic, 34 punti, 15 nel primo tempo e 19 nel secondo, con 5 su 8 da due, 3 su 6 da tre, 15 su 18 ai liberi, frutto di 9 falli subiti. Frosini non segna e chiude con meno 5 di valutazione in 19', ad aiutare Sasha ci sono Rigaudeau, 20 punti, 1 su 3 da due, ma 4 su 8 da oltre l'arco e 6 su 7 ai liberi, Abbio, con 14 punti, e Amaechi con 13. A otto minuti dalla fine, sul 63-70, entra Binelli, fin lì inutilizzato: un canestro, un libero, 3 rimbalzi, 2 stoppate e tutti i suoi cm, contribuiscono a ribaltare la gara, anche grazie al collante di Nesterovic in difesa, ai tuffi di Abbio che si sporca due volte le ginocchia e a un siluro di Rigaudeau, 86-78 cinque minuti dopo. Gli ospiti si avvicinano ancora 92-90, ma Danilovic e Abbio fissano il 95-90. Il lungo ad essere escluso a Barcellona è Frosini, presente in borghese; parte 3-0 il Barca, ma la Virtus è presente, con un quintetto che vede, oltre a Rigaudeau (che aveva fatto preoccupare per il suo ginocchio), Danilovic e Savic, la presenza di Nesterovic e Abbio; proprio quando Picchio passa su Djordjevic la Kinder allunga, 23-32 e poco dopo 26-38 su una tripla di Savic. Le V nere si staccano fino al 31-49, prima di chiudere il tempo sul 36-51. A inizio ripresa i bianconeri stanno 3' senza segnare, ma i catalani non ne approfittano più di tanto, il massimo avvicinamento avviene sul 48-57, poi i bolognesi controllano la gara agevolmente, chiudendola sul 71-84, con 16 punti di Rigaudeau e Abbio, il migliore in campo, 15 di Savic, 11 di Amaechi e Danilovic, brutte percentuali per il serbo, e 8 per Nesterovic. Prima vittoria della Virtus in casa del Barcellona. Rigaudeau accusa dolori al ginocchio sinistro, ma si tratta solo di un'infiammazione e può giocare con una ginocchiera, mentre si fermano Sconochini, distorsione tibio-tarsica alla caviglia sinistra, e Binelli, per problemi al collo e alla schiena; entra così in squadra Fabio Ruini. Con queste premesse si va a Treviso, dove stavolta le V nere vincono con l'arma dei trevigiani, la difesa: Danilovic, nonostante il 4 su 12 dal campo (anche se 7 su 8 ai liberi), annulla Williams, ma tutta la squadra è impenetrabile, soprattutto nella ripresa, quando lascia solo due canestri dal campo ai verdi nei primi 18', a Williams e Bonora, quest'ultimo marcato prima da Abbio (anche 6 rimbalzi per Picchio) poi da Ravaglia, che segna pure 10 punti. Nel primo tempo l'area dei padroni di casa è presidiata da Rebraca, infatti i bianconeri segnano più da lontano (4 centri), che da vicino (3). Inoltre il lungo avversario riempie di falli Nesterovic e domina Amaechi. Con Frosini in campo cambia la partita, anche perché Alessandro è ben coadiuvato da Savic (9 rimbalzi), notevolmente salito di forma rispetto all'inizio campionato; proprio una tripla di Zoran rilancia Bologna, quando la Benetton, al 25', si porta sul 38-29. Per la squadra di Messina due successi pesantissimi in trasferta, nonostante le cattive percentuali di Danilovic nelle due gare. Contro il Partizan, la Virtus, ancora senza Sconochini e Binelli, cerca la prima vittoria casalinga in Coppa. Inizio equilibrato, con Drobnjak (20 punti, ma 17 nel primo tempo) immarcabile per Nesterovic e Savic; poi al 10', sul 18-17, si alza Frosini e la Virtus, anche grazie a Rigaudeau (due triple) e Danilovic (20 e 24 punti rispettivamente per i due), si porta sul 39-26, nonostante Abbio sia già a sedere con tre falli. Il primo tempo si chiude sul 46-32, ma al 26' i serbi sono vicini, 48-42; qui ci pensano ancora Rigaudeau (4 su 6 da tre alla fine per il francese) e Danilovic ad allontanare la minaccia. Il primo canestro di Abbio porta i bolognesi sul 71-56 al 37', ma un parziale di 0-8 in 54" riapre i giochi; ancora Picchio, solo 5 punti ma pesanti per lui, da oltre l'arco riporta a +10 la Kinder. I serbi, irriducibili, si riportano sul 76-72 a 8" dalla sirena, ma vince Bologna 77-72.

Contro Pistoia sempre fuori Binelli, ma c'è Sconochini, anche se non entra in campo. Subito 6-0 per i bolognesi, che dominano il primo tempo con percentuali altissime, 14 su 20 dal campo con 3 su 3 nelle triple; si deve solo alle 13 palle perse, quasi tutte in contropiede, se al 20' il divario è solo 38-25. Nella ripresa la forbice si allarga fino al 63-35, poi inizia la girandola di cambi, Danilovic e Rigaudeau, rispettivamente 28 e 17 punti (5 su 7 da due, 1 su 2 da tre e 7 su 7 ai liberi il serbo, 5 su 5 da due, 1 su 2 da tre e 1 su 1 ai liberi il francese) stanno a sedere gli ultimi 15 minuti, e così c'è spazio per  Morandotti, 13 minuti,  e Ravaglia, 20 minuti. Dominante Nesterovic sotto canestro, 8 rimbalzi, 3 stoppate e un'azione da grande centro, agguerrito in difesa Abbio, contro il quale Crippa e Anchisi mettono insieme un solo punto, preciso Savic, 4 su 6 al tiro, con una tripla. Finisce 83-61. Rientrano tra gli utilizzabili Sconochini e Binelli, invece ne esce Ravaglia, ginocchio destro non a posto, mentre Abbio, in dubbio per problemi al costato, recupera per la gara contro Siena, priva di Dell'Agnello. Inizio in discesa, i toscani, che avevano battuto la Fortitudo la settimana prima, segnano solo 2 canestri nei primi 13', 24-4 il punteggio, con 22 punti del trio serbo Danilovic, Savic, Nesterovic (7 rimbalzi per Rascio). Al 15'30 35-13, poco dopo 40-17, con Rigaudeau (16 punti alla fine) che, dopo essere rimasto all'asciutto, infila 9 punti con 4 tiri. All'intervallo il punteggio è 47-28, al 25' 55-35 e nessuno può pensare ci possa essere ancora partita, invece la Mens Sana recupera fino al 73-69 e ci vuole un rimbalzo d'attacco di Savic (17 punti e 9 palloni catturati sotto i tabelloni), sull'ennesimo attacco fallito alla zona, questa volta una tripla di Danilovic (23 punti) al trentesimo secondo, per far respirare Bologna, che vince soffrendo 77-70, dopo aver avuto un massimo vantaggio di 24 punti al 18'. Ancora fermo Ravaglia, contro l'Ulker c'è Ruini, perché Morandotti ha la febbre. Quando Messina si affida alla solidità di Frosini, al posto di Nesterovic, la Kinder prende il largo, 24-11, con le corse di Rigaudeau, che trova sempre la soluzione migliore, e il travolgente Sconochini (21 punti); quando Hugo va a sedere i bolognesi subiscono un parziale di 2-10, si riprendono con la difesa, ma i turchi, con il loro ritmo blando riescono a chiudere avanti 40-41 alla pausa, pur avendo tirato peggio e preso meno rimbalzi della Virtus. La ripresa comincia con le V nere in corsa, tre lanci lunghi ed è subito 51-42, ma gli avversari riescono nuovamente ad addormentare il gioco e si riavvicinano, 56-52, Una tripla di Sconochini dà inizio a un parziale corale di 19-2, che diventa poi un 38-12 per il 94-64 finale. Migliore realizzatore Danilovic, con 23 punti. A Verona, terza volta consecutiva, la gara tra Scaligera e Virtus finisce ai supplementari e, analogamente alle due stagioni precedenti, vince Bologna. Come l'anno prima, però i bolognesi stavano buttandola via, in questa occasione ancora più sciaguratamente: dopo avere controllato la gara per 38' (39-42 all'intervallo), le V nere si trovano sul +10 a 120" dalla fine e Messina, come da manuale del basket, mette quattro piccoli in campo. Segna Keys da tre, Sconochini parte in modo assurdo in contropiede, concludendolo contro il supporto del canestro, realizza Iuzzolino tra mille braccia, Rigaudeau perde un pallone e Jerichow (entrato al 38') segna da sotto e si ripete poi allo scadere da tre. 76-76, esattamente come nell'annata precedente. Messina confesserà negli spogliatoi di avere, a questo punto, temuto di perderla, ma i suoi ragazzi hanno carattere e un grande Danilovic (27 punti, con 10 su 16 dal campo, tre triple, 4 su 4 ai liberi, 6 perse, ma 2 recuperate e 4 assist in 45') propizia in larga parte il 2-6 dei 5 minuti supplementari, lasciando agli scaligeri un solo canestro, su rimbalzo d'attacco, allo scatenato Jerichow; negli ultimi 30 secondi slalom bianconero tra i paletti veronesi, con Zancanella e Dova che non fischiano parecchi falli, finisce però felicemente 78-82. Una bella vittoria, su un campo difficile, giocando 38' ottimi (più i 5 del supplementare), con il solo passaggio a vuoto dei due minuti finali dei 40 minuti, ma come attenuante c'è l'assenza di cambi per gli esterni e il fatto che Zancanella aveva dimenticato anche in quel frangente di fischiare i falli della Mash. Abbio, non in buone condizioni, ha annientato Iuzzolino, Nesterovic ha spazzato i tabelloni (12 rimbalzi e 2 stoppate) e realizzato 10 punti, Savic ha dato contributi importanti, come la tripla del +9 a 6' dalla fine, 17 punti e 8 rimbalzi, Sconochini 12 punti con solo 4 su 10, ma 6 rimbalzi e 5 assist e una regia da cassaforte, ad esclusione di quel fatidico contropiede. Rispetto ai suoi standard, un po' sottotono Rigaudeau, ma comunque 10 punti e buone cose.

Savic accusa il solito problema alla caviglia destra, dopo essere caduto da solo sul campo veneto. Ravaglia intanto deve stare fermo un altro mese, quando arriva Reggio Emilia, guidata in panchina dagli ex Lombardi e Consolini; assente Binelli, il grande protagonista è Nestrovic, 15 punti, con 7 su 7, 9 rimbalzi e 3 stoppate. La Virtus parte forte, 26-8 al 12', poi rallenta e il primo tempo finisce 40-33. Rigaudeau si fa il campo 4 volte da solo e porta i suoi sul 63-48 al 30'; al 35, sul 62-59 esce Nesterovic per l'ovazione, ma Reggio Emilia torna vicina e allora Rascio deve tornare in campo. A 1'40" dalla sirena solo 5 punti dividono le squadre, 80-75, ma Abbio in entrata prende il fallo di Madio e toglie gli ultimi patemi, finisce 88-80. Superlativo Danilovic, 25 punti, con 12 su 17. La Fortitudo perde a Milano e così la Kinder ha quattro punti di vantaggio sulle seconde. Una distorsione al ginocchio destro fa stare fermo Savic per 15 giorni. In coppa arriva l'Hapoel ed è subito Kinder: 12-2 al 4', 18-4 al 6'30", poi dentro Amaechi, che sbaglia subito una schiacciata, e Sconochini che va a corrente alternata, così gli Israeliani rientrano, 26-20 al 15'. La Virtus serra la difesa, Danilovic martella e Frosini fa piroette vincenti (alla fine 6 su 6 per lui)  e, quando Rigaudeau mette il primo siluro, il punteggio è di 37-22, prima di chiudere il tempo sul 37-24. Nella ripresa subito un 13-3 e solo 6 punti degli ospiti in 11'. Nesterovic difende su Williams, cattura 14 rimbalzi e dà 2 stoppate, Ruini segna il suo secondo canestro in Europa, dopo i 3 punti con l'Ulker e Gerusalemme supera quota 50 solo con una tripla sulla sirena: 73-51. Sfortunatissima Kinder: si ferma anche Danilovic per il ginocchio destro, così in casa contro Roma (inversione dei campi tra andate e ritorno, per l'indisponibilità in febbraio del terreno di Casalecchio) nei 5 entra Morandotti per marcare Edwards (lo terrà a secco per 19' a cavallo dei due tempi). Nesterovic parte bene e le V nere vanno sul +12, ma quando esce Rascio i romani recuperano e passano a condurre di 5, dopo un parziale di 3-13. In questo frangente è Binelli a tenere in corsa Bologna, per Gus 11 punti totali. Alla pausa 34-34, poi sono Morandotti e Abbio a spingere i bolognesi e quando, al 35' esce Obradovic per falli sul 56-49, la gara è indirizzata e finisce 70-59, con 19 punti di Rigaudeau e l'esordio di Espa. Ravaglia deve operarsi per capire il mistero del suo malanno. A Pau, contro la bestia nera della Virtus, si va senza Savic e Ravaglia e con Danilovic in forte dubbio; d'altra parte l'unica vittoria su quel terreno risale al 1994, con una allora Buckler priva di Danilovic e Levingston. Alla fine Sasha, grazie a siringhe di antidolorifico, c'è e sarà, fondamentale, alla fine della partita. Parte forte Bologna, 4-18, ma poi è tutto Pau, la Kinder che ne aveva segnati 18 in un amen, ne segna 18 fino al 10' della ripresa, subisce un parziale di 45-18 e si ritrova sotto 49-36 (il primo tempo era finito 34-33). Qui la sorregge Frosini, dopo i due punti del primo tempo una ripresa sontuosa, con 11 punti e 5 su 5 al tiro, poi Danilovic (16 punti finali), fin lì ai margini della gara: prima si fa annunciare da un contropiede vincente, poi una fantastica sequenza finale di 7 punti: tripla del sorpasso 61-63, contropiede del 61-65 e, a 80 secondi dalla fine, dai 5 metri la sentenza, 63-67. Finisce con la Kinder in festa, nonostante due liberi al vento di Abbio e una persa di Nesterovic, in una gara sottotono per lui, come per Rigaudeau, autore di una fiammata iniziale, ma zero punti nella ripresa. Ravaglia viene operato e si allungano i tempi del recupero, altri due mesi. A Pesaro rientra Savic, contro una Scavolini incompleta; Zoran entra al 4' al posto di un Nesterovic un po' fuori dal gioco. Danilovic conferma di riavvicinars alla forma migliore, 21 punti, 7 su 11 da due, 1 su 4 da tre, 4 su 5 ai liberi, 7 rimbalzi, 1 persa, 3 recuperi. L'ultimo contatto ravvicinato tra le due squadre è sul 26-29, poi Danilovic e Sconochini spingono i bolognesi, 42-52 alla pausa. Ripresa senza storia, finisce 65-87 (43-116 la valutazione delle due squadre). Nona vittoria consecutiva dei bianconeri che battono il record di striscia vincente iniziale in campionato di 21 anni prima, allenatore Peterson.

La caviglia di Danilovic scricchiola e preoccupa in vista dello scontro col Barcellona, che segue i bianconeri in classifica, distanziato di due punti. Contro i catalani Danilovic vince il confronto diretto con Djordjevic, 24 punti, con 9 su 11 da due, 2 su 3 da tre, 2 su 2 ai liberi, 3 rimbalzi e 28 di valutazione per Predrag, 7 punti per l'avversario, e la Kinder vince 83-70, che era 83-63 a 72 secondi dalla fine. Anche questa volta un grande scarto nella valutazione, 104-64. L'arrivo della notizia della sconfitta del Partizan, sancisce il successo nel girone per le V nere con due giornate d'anticipo. Una Virtus lanciatissima incontra, in casa nel derby, una Fortitudo in difficoltà. Non c'è Amaechi, partito improvvisamente per l'Inghilterra con un bagaglio di 60 kg; la partenza viene giustificata con una convocazione della nazionale inglese, ma tutti capiscono che siamo al passo d'addio. La stracittadina è una partita equilibrata, massimi vantaggi Kinder +8 e Teamsystem +5, primo tempo 35-33; V nere avanti di 7 due volte nella ripresa, ma Attruia, con 10 punti in 10 minuti riporta sotto i suoi. Decisiva la lunetta nel finale, Fucka (2 su 6 totale ai personali) ne sbaglia 3 su 4 e, a 16" dal termine, sul punteggio di parità, Attruia fa solo 1 su 3, dopo aver subito fallo da Danilovic, mentre lo stesso Sasha, a 4" dallo scadere infila i due liberi decisivi, 78-77. L'assenza di Ravaglia spinge la Virtus ad acquistare da Pistoia Crippa, 36 anni e bandiera della squadra toscana. Claudio fa il suo esordio nel quadrangolare di Imola, disputato per coprire la sosta dovuta alla disputa dell'All Star Game, dove sono impegnati Abbio e Frosini con la Nazionale e Rigaudeau e Danilovic per gli stranieri (vanno tutti in doppia cifra, Sasha 22, Picchio 16, Antoine 11, Ale 10). Messina inserisce subito, in semifinale contro i padroni di casa, il nuovo acquisto in quintetto e viene immediatamente ripagato:  32 minuti, 11 punti, 1 su 3 da due, 2 su 5 da tre, 3 su 4 ai liberi, con anche 4 rimbalzi, 2 perse, 2 recuperi e 1 assist. Sul punteggio di 87-87 Crippa penetra, sbaglia, ma Binelli corregge a canestro sulla sirena e la Kinder, che ha avuto 29 punti da Sconochini e 27 da Savic,  va in finale contro la Mensana, dove il neo bianconero fa ancora meglio. Infatti, entrato in quintetto con Sconochini, Morandotti, Savic e Binelli (Nesterovic in panchina, ma i lunghi sono l'unico settore con abbondanza), risulta il migliore realizzatore con 18 punti. Lo segue a ruota Savic, premiato come MVP del torneo, con 17 punti e anche 12 rimbalzi. Nesterovic riceve invece il premio come migliore under 22. I toscani reggono nel primo tempo, ma poi cedono, 79-72 e la Kinder si aggiudica il torneo. Viene ufficializzata la rescissione con Amaechi. Nell'amichevole contro la Casetti Imola all'Arcoveggio c'è il forfait di Morandotti per una botta al ginocchio e Riccardo salta anche la trasferta di Rimini, una passeggiata sancita da due tempi di punteggio identico: 23-37 in entrambi i periodi, per il 46-74 finale. I parziali confermano la facilità della gara contro la Pepsi priva di Scarone: dal 4-4 al 4-18 al 6', poi, quando i riminesi si avvicinano un po', 21-28 al 17', un parziale di 2-9 porta all'intervallo e la ripresa è senza storia, l'unica preoccupazione è una gomitata al naso subita da Nesterovic; migliore realizzatore Rigaudeau con 16 punti. Si va a Belgrado, prima da nemico per Danilovic sul campo serbo contro la sua ex squadra; anche se le V nere sono matematicamente prime nel girone, è importante vincere per portarsi maggiore dote nel secondo girone. Manca sempre Morandotti, operato in artroscopia, ma è un'altra passeggiata per i bolognesi, simile a quella in riviera, con quasi identico punteggio, 49-74, primo tempo 22-35. Danilovic gioca una partita normale, 15 punti, i primi due punti dall'angolo sinistro al 10', ma la squadra fa della compattezza la sua forza. Dopo un inizio equilibrato, soprattutto per gli errori al tiro, 2 su 13 i serbi, stessi centri su un tentativo in meno per i bolognesi, che hanno anche Nesterovic e Savic con due falli, la Kinder prende il largo: dal 13-9 al 13-28, con un parziale di 0-19. Con tredici punti di margine, la ripresa inizia male per gli uomini di Messina, che subiscono uno 0-5, che al 2' porta il punteggio sul 27-35, poi riparte Bologna, la prima tripla di Danilovic fa segnare sul tabellone il 29-42 e un gioco da 5 punti di Rigaudeau il 37-53 e così possono entrare anche Ruini e Gonzo. Migliori marcatori, Rigaudeau e Savic, rispettivamente con 27 e 17 punti.

Ricorrenze nella gara contro Milano: con 473 presenze Binelli raggiunge Brunamonti come giocatore con più gettoni in maglia Virtus e Danilovic supera i 3000 punti in serie A, tutti con le V nere. Finisce 86-63, ma la gara è già chiusa al 20', 51-31, con la Kinder che ha tirato nella prima frazione con l'89% da due, 3 su 5 da tre, con anche 11 recuperi, 4 assist e 64 di valutazione. Il migliore in campo è l'ex Sconochini, 8 su 8 prima di fallire l'ultimo tiro al 30', 4 rimbalzi, 1 assist, 24 di valutazione e una stoppata superlativa su Sigalas in contropiede. Nella ripresa subito un parziale di 0-8, ma Rigaudeau rispedisce indietro i milanesi, grazie anche a Frosini, 6 su 8 e 10 rimbalzi, Danilovic, 8 su 11 e 7 rimbalzi e Crippa, 4 assist. I punteggi parziali sono eloquenti: 16-6 al 5', 38-21 al 15'. 73-50 al 32'. La Kinder ha tirato col 68%, ma riesce anche a prendere 33 rimbalzi (contro 23), a distribuire 15 assist (7 solo di Rigaudeau, come tutti gli avversari insieme) e ad avere 107 (contro 59) di valutazione. Unico giocatore sottotono Savic, che in 27 minuti non brilla, ma è giustificato per una borsite al gomito. A Istanbul ultima gara del girone: serataccia per Savic e Rigaudeau e brutta gran parte del secondo tempo di Danilovic, ma il francese e il serbo si riprenderanno nel finale. L'Ulker conduce quasi sempre, 37-36 all'intervallo e 64-58 al 37'. Qui è già entrato in scena Danilovic, che dopo tre errori infila 11 punti consecutivi, 3 canestri da due, una tripla e i due tiri dalla lunetta che pareggiano la gara a quota 66, a meno di un minuto dalla sirena. Poi Rigaudeau (fin lì 1 su 7 al tiro e solo 2 punti) infila a 14" i due liberi del 68-66, Anderson prende fallo a 6", sbaglia entrambi i personali, cattura il rimbalzo, ma si fa rubare palla da Antoine, che diventa così il match winner della gara: 66-68. Contro Cantù in trasferta, la Kinder torna a stritolare l'avversario, 62-80, ma già 23-40 alla pausa. Strepitoso Rigaudeau, 4 su 5 da due, 4 su 7 da tre, 6 rimbalzi e 22 punti, ben coadiuvato da Danilovic, 25 punti, con 8 su 12 dal campo. Il punteggio è già 10-19 al 7', con due triple del francese . Dopo 25" di ripresa il punteggio è 25-46 e, anche se la Polti ha un parziale di 9-0 che la porta sul 34-46, ci pensano ancora Rigaudeau, poi Danilovic, che segna il primo canestro del secondo tempo dopo 9', ma poi segna 13 punti, e di nuovo Antoine. I due vengono aiutati da Nesterovic, che cattura 9 rimbalzi e spazza entrambi i tabelloni. Bologna chiude con 30 su 52 dal campo, con 6 su 13 da tre e termina il girone d'andata a punteggio pieno con 13 vittorie (6 punti di vantaggio sulla Fortitudo) e 20 vittorie consecutive tra campionato e coppa. Il 20 dicembre, sfruttando una vacanza in Grecia, Papanikolau firma fino al 2002 con l'Olimpiakos, tradendo le aspettative della Kinder con cui si era allenato fino ad allora. Messina, Rigaudeau, Danilovic e Savic vanno all'All Star Game europeo di Tel Aviv. La lega, visti i problemi economici della Viola, decide di rinviare la gara con la Kinder, valida per la prima giornata di ritorno. Allora la Virtus gioca un'amichevole a Imola, il 3 gennaio, contro la Casetti  priva di Burtt, la vince 96-121, ma Savic cade male dopo un rimbalzo e si procura una distorsione alla caviglia sinistra. Sconochini subisce una contusione al volto. Entrambi sono recuperabili per la prima gara dell'anno a Parigi, ma Hugo non la disputerà, perché scivolando in spogliatoio, si ferisce al piede rimasto incastrato sotto la porta. Si apprende intanto che Morandotti rientrerà a fine gennaio e Ravaglia in febbraio. Nel frattempo Ferroni della Pepsi si rompe in allenamento e salta il suo passaggio alla Kinder, alla ricerca di un'ala dopo aver perso Papanikolau. A questo punto la Virtus decide di proseguire con gli uomini a disposizione e di attendere gli infortunati. Nella capitale francese, dove esordisce in Europa Crippa e ci sono Gonzo e Ruini per riuscire a completare i dieci, ventunesimo successo consecutivo dei bianconeri. Dopo un inizio disordinato, Rigaudeau trascina i suoi, con il valido aiuto di Danilovic, Savic (13 punti), Abbio e, in parte Nesterovic. Con 9 punti filati Antoine porta la Kinder sul 10-15, ma i locali pareggiano a quota 21, di cui 14 dell'ex varesino Loncar, quando Crippa è già entrato. Danilovic commette 6 errori, poi segna la tripla che porta di nuovo avanti Bologna, ma poco dopo il Racing ha tre punti di margine, 27-24; di nuovo Danilovic aggancia e sorpassa da sotto, 28-31. I lunghi non ingranano e Messina inserisce Binelli, ma è Abbio con un tap-in, il suo secondo, a tenere a galla le V nere, che chiudono il tempo sotto 39-38. A inizio ripresa i francesi vanno sul +5, torna in campo Frosini, ma un piccolo break petroniano, con Savic e Danilovic che segnano undici dei tredici punti bolognesi di questi primi 7 minuti di secondo tempo, porta la Kinder sul 45-51. Un minuto di riposo a Sasha e il vantaggio si riduce a soli 2 punti. Il serbo rientra, ma commette il quarto fallo e c'è il nuovo sorpasso dei locali, 53-51. Si risveglia Rigaudeau, Abbio cattura il suo terzo rimbalzo d'attacco e così nasce uno 0-8, poi Nesterovic con rimbalzo più aggiuntivo e schiacciata fa allungare ancora un po' Bologna fino al 58-65. Vince la Virtus con 22 punti a testa di Danilovic e Rigaudeau, che ne segnano 44 in due con soli 28 tiri (8 su 19 Predrag e 7 su 9 Antoine), mentre i pargini pagano i soli 6 punti negli ultimi 7 minuti. A Varese c' è il rientro di Sconochini (10 punti), ma il primo tempo è tutto dei padroni di casa, 40-30. Nella ripresa si scatena Danilovic, però i lombardi reggono, sono a +11 al 31', ma uno 0-10 quasi tutto di Sconochini e Binelli (il migliore dei lunghi) porta i bianconeri al pareggio al 35', 63-63; a 8" dalla fine Danilovic segna i liberi del sorpasso 72-73, ma Meneghin fa un terzo tempo carpiato e porta i suoi alla vittoria 74-73. Finisce dopo 21 partite la striscia vincente della Virtus ed è la prima sconfitta in campionato dopo 13 vittorie.

Danilovic subisce un pestone all'alluce sinistro e non è in campo contro Lubiana, ma anche la ex squadra di Nesterovic si presenta incompleta. Subito 16-7 firmato da Savic al 9' per Bologna, ma gli slavi con i secondi tiri si riavvicinano, 21-17 al 15'. Con una fiammata di Rigaudeau (20 punti), che sbaglia da lontano ma corre in contropiede, le V nere vanno sul +10, 29-19 al 17'30", proprio con due liberi del francese, poi il tempo si chiude 31-23. Savic (25 punti con 8 su 12 da due, 2 su 3 nelle triple e 3 su 4 dalla lunetta) firma il + 11 dopo 30", poi Abbio, 12 punti, si unisce al coro, ma l'Olimpia torna a meno 6; Nesterovic segna due canestri importanti, nobilitando una gara in cui cattura anche 12 rimbalzi e Rigaudeau dalla lunetta realizza il +12 a 3' dalla fine che toglie ogni dubbio, vincono i bolognesi 72-62. Savic deve rientrare negli spogliatoi a 26" dalla fine tenendosi con la mano la caviglia destra e poco prima era uscito Sconochini toccandosi il polpaccio. La prima diagnosi per Savic parla di 10-15 giorni d'indisponibilità, quindi per la gara contro la Benetton (spostata al lunedì, in quanto l'impianto di Casalecchio la domenica è impegnato con l'Amway Convention) non dovrebbe essere disponibile, ma si recupera Danilovic, mentre Binelli lamenta male alla schiena. Invece a sorpresa, contro la Benetton, Savic c'è, ma dopo 6'45" ha tre falli; la Virtus prova a scappare, 17-12 al 9', 22-16 al 13', anche se da lontano non ci prende, ma al 17' i veneti sorpassano, 31-32 e vanno all'intervallo sul +4, 34-38. Nella ripresa riscossa Kinder: Savic realizza 13 punti e limita Rebraca (5 falli, 4 perse, 4 su 10 al tiro), Rigaudeau (22 punti con 6 su 12 dal campo e 10 su 10 ai liberi) segna il 42-40, Nesterovic fa un canestro da fuori e il rimbalzo d'attacco di Zoran Savic a 50" dalla fine decreta il successo bianconero, 78-74. Abbio, 11 punti, limita Williams ed è importante anche l'apporto di Danilovic, 17 punti. Arriva alla fine un'ala, da Forlì, è Matteo Panichi, ormai tardi per giocare in Europa, ma utile per il campionato e, soprattutto in allenamento. A Berlino la Kinder conquista matematicamente il primo posto nel girone, con tre giornate di anticipo. Rigaudeau porta i suoi sul 19-22, Danilovic, con una tripla, sul 23-33, ma un 15-0 locale ribalta tutto, 40-35 e per fortuna che i bolognesi limitano i danni alla pausa, 41-40. Nella ripresa grande difesa, soprattutto di Abbio e Frosini, due assist di Danilovic, non in serata al tiro e, anche quando entra Crippa (bravissimo a imbeccare Frosini) per Rigaudeau, le cose procedono bene,  fino al +16, finisce 66-81. Punteggi ben distribuiti fra i bolognesi, 9 giocatori a segno, 5 in doppia cifra, il migliore Rigaudeau con 14. A fine gara elogi di Messina per Crippa: "C'era quando la squadra ha piazzato i due break che hanno deciso la partita a nostro favore". A Pistoia, ritorno proprio di Claudio nel luogo dove ha giocato 10 anni, primo tempo di sofferenza per la Kinder, 17-14 al 6', 27-26 al 12', 34-34 al 15', un tecnico a Danilovic dopo uno sfondamento; quindi il vantaggio 45-47 dell'intervallo è positivo. Pirotecnico inizio ripresa, si passa dal 45-49, al 50-49, ultimo vantaggio toscano dopo un 5-0, poi un parziale in risposta di 0-8 porta le V nere sul 50-57, con Rigaudeau (22 punti) e Danilovic (23) in evidenza. Il vantaggio cresce ancora, 55-65, poi la Mabo reagisce e torna a meno 6 al 32', 63-59, ma quando Vescovi, dopo aver rubato il pallone, commette il quarto fallo sprecando il possibile ulteriore avvicinamento, la gara si spegne e Bologna vola al 67-80, prima di chiudere 77-88. Elogi di Messina negli spogliatoi alla gara di Frosini, sostanziosa, anche oltre le cifre (7 punti, 3 su 5 al tiro, 1 su 1 ai liberi e 8 rimbalzi). Di nuovo in Toscana, a Siena, gara incredibile: dal 12-13, un parziale di 9-24 in 10 minuti, porta la Virtus sul 21-37 alla pausa: 57% al tiro di Bologna, contro il 29 della Fontanafredda, 22 rimbalzi a 14 per i bolognesi, e Danilovic (24 punti finali) ovunque. Nella ripresa un clamoroso 15-0 riporta i senesi a una lunghezza, 36-37, con la difesa e i recuperi, ben 5 di King (e 5 perse di Savic). Fortunatamente Frosini e una tripla di Sasha scacciano il pericolo, 36-42, ma la gara ora è equilibrata e lo resta fin quasi allo scadere, 59-60, anche perchè Rigaudeau è uscito per 5 falli; poi Savic e Danilovic danno lo strappo decisivo, 60-64. Strappo alle fasce muscolari intercostali per Sconochini. Nella semifinale di Coppa Italia non basta Danilovic (28 punti, 7 su 16 da due e 3 su 6 da tre). La Fortitudo parte 14-4, la Kinder tocca il 3 su 16 (1 su 9 da Frosini e Savic), ma quando entra Nesterovic, le V nere restituiscono il parziale e c'è il pareggio al 12', però è un fuoco di paglia. L'1 su 8 di Rigaudeau e il 2 su 10 di Savic sono zavorre, 38-18 all'intervallo e 52-32 al 26', poco dopo il primo canestro per le Roi. Fucka gioca solo 16', Bianchini sfrutta il quintetto basso e solo la 1-3-1 permette la rimonta ai bianconeri che arrivano al meno 4 a 44", ma ormai è tardi, in finale ci va la Teamsystem, 73-64.

La gara di coppa contro Parigi è inutile ai fini della classifica, ma serve alla Virtus per ritrovare certezze in difesa, anche se si soffre un po' contro la zona. Dopo 8' è già 18-2, i francesi segnano il primo canestro su azione al 9'20", su una palla rubata a Crippa e ne realizzano solo 5 nei primi 20' chiusi sul 36-20. Sconochini, 7 punti nel primo tempo, ha 16 di valutazione contro 15 di tutta la squadra transalpina. Ripresa senza storia, finale 69-52, con 5 bianconeri in doppia cifra, nonostante il basso punteggio. Il migliore Rigaudeau con 16 punti. Anticipo al sabato contro Verona, per permettere il recupero contro la viola il martedì successivo: si va a strappi, subito 5 punti di Rigaudeau, poi un parziale Mash di 0-7, ma il primo break vero è bianconero con un 8-0, propiziato dai voli di Sconochini, imbeccato due volte da Savic. Danilovic è nervoso, prende un tecnico e fa 0 su 4 dalla lunetta e così Verona rientra. Rigaudeau infila 10 punti con due triple e all'intervallo si va sul 42-34, con 18 punti di Antoine (saranno 21 alla fine), che però all'inizio della ripresa commette il quarto fallo, ma la Kinder tocca il +10, 46-36 con le schiacciate di Nesterovic. Gli scaligeri hanno i due USA con 4 falli ma stanno in campo, Messina usa insieme Sconochini (13 punti, linfa vitale) e Abbio (un po' sperduto in attacco), senza un play di ruolo. La Kinder è a +9 a 7' dalla fine, 63-54, ma Iuzzolino (35 punti, 24 nella ripresa, 11 negli ultimi 2', 10 su 10 ai liberi) impatta a 2'37", Rigaudeau torna a segnare con una tripla, ma ancora Iuzzolino sorpassa con due liberi, arrivati dalla decisione della Virtus di commettere fallo. Bologna ha l'ultimo tiro, Rigaudeau sbaglia, ma guadagna una rimessa a 3" dalla sirena, lo stesso francese pesca Danilovic in angolo, morbido tiro e canestro vincente a 1" dalla fine, nonostante il suo 44% al tiro e 33% dalla lunetta (fin lì 2 su 8 nelle triple). Forse Sasha non sa perdere, come dicono in Fortitudo, dopo le sue dichiarazioni post Coppa Italia, in cui il serbo sminuiva l'importanza della manifestazione vinta dalla Teamsystem, ma sa sicuramente come si vincono le partite. Più agevole il recupero contro Reggio Calabria: fortissima difesa bianconera, Nesterovic azzera Brown, Danilovic si occupa di Larranaga (4 su 15 e 1 su 7 da tre), Sconochini di Willougby (4 su 18 e 1 su 11). Nel primo tempo, chiuso sul 42-21, con i calabresi doppiati, la Kinder ha 16 su 23 da due (70%), 2 su 4 da tre, 6 assist (4 di Hugo) e ha effettuato molti contropiedi. La valutazione della Viola è 7 e ben 4 bianconeri fanno meglio, Nesterovic 16, Danilovic 13, Abbio 12 e Sconochini 9. La ripresa parte con un 2-6, ma la Virtus regge tranquillamente, anche perché Brown commette un inutile antisportivo su Rigaudeau, pure con un quintetto Crippa (migliore realizzatore con 13 punti, al pari di Savic e Danilovic), Panichi (15 minuti in campo), Binelli, Nesterovic e Abbio. Finisce 82-61, stesso divario dei primi 20 minuti. Crippa, in allenamento, si procura una contusione al ginocchio, sarà poi diagnosticata una distorsione del muscolo semimenbranoso della coscia sinistra e salta Lubiana, dove si ferma a quota 12 la striscia vincente della Kinder in Europa, con una netta batosta, 76-60. Sul 22-8, tutti i punti bolognesi sono di Danilovic, l'unico a tentare di salvare la squadra all'inizio, prima di arrendersi anche lui al dominio avversario, dei primi 17 punti, 13 sono suoi, ma solo 15 alla fine. Al 13'30" Virtus a meno 18, 33-15, Messina prova la zona, ma incassa tre triple. Alla pausa 47-30, al 31'15", 62-39, dopo che al 26' Rigaudeau ha segnato il suo primo cesto. Ci mette cuore Abbio (16 punti e 11 su 16 dalla lunetta), ma finisce 76-60, questa partita ininfluente che la Virtus ha affrontato in giornata, con andata, gara e ritorno nelle 24 ore. In vista di Reggio Emilia Savic accusa febbre, ma c'è a sorpresa Crippa, il cui rientro era previsto solo a partire dal lunedì successivo. In realtà Claudio non entra in campo, ma colleziona il suo 411° gettone di presenza (consecutivo) in serie A, insomma un regalo di Messina a Crippa per non fargli interrompere la striscia. Danilovic e Rigaudeau collezionano un 8 su 11 complessivo da tre; per Sasha, che tira male da due con 2 su 9 e bene dai liberi con 7 su 8, 5 su 5, per Antoine un 3 su 6 a cui affianca  un 6 su 8 da due; i due mettono insieme, rispettivamente 26 e 21 punti, risultando determinanti in una gara in cui la Kinder ha sofferto, non trovando il contropiede e nonostante Savic abbia costretto Mitchell ad innervosirsi e a tirare con 3 su 13. Terminato il primo tempo 29-30, le Vu nere hanno provato a staccarsi nella ripresa, 36-45, ma i reggiani sono rientrati sul 65-65 e hanno resistito anche alle due successive triple di Rigaudeau. A 15" dalla fine, sul 75-77, Danilovic ha fallito il canestro che avrebbe tolto ogni speranza ai padroni di casa, e così Ragazzi, fin lì 4 su 5 da tre, ha avuto il tiro pesante del sorpasso, ma l'ha fallito. Vittoria alla Virtus, 75-79. Elogi di Messina per Nesterovic, 12 punti, 5 su 7 al tiro, 2 su 2 dalla lunetta e 10 rimbalzi.

In settimana i bianconeri devono fare i conti con gli acciacchi e l'influenza di Messina, mentre Tanjevic convoca in nazionale solo Frosini, lasciando, a sorpresa, a casa Abbio, reo di "non ubbidire". A Berlino Crippa può giocare, ma Danilovic ci mette 15 minuti a posizionare il mirino e così, già all'intervallo, Bologna è sotto 41-32; perde poi 85-69, dimostrando di soffrire le ali agili, in questo caso ad imperversare è Alexis. Danilovic ha problemi alla caviglia, Rigaudeau una tendinite, Crippa i postumi della contrattura, ma c'è da andare a Roma. Gara bolognese condizionata dai falli, 3 per Danilovic al 13' (e successivi 7 minuti del primo tempo in panchina), 4 per Savic e Rigaudeau al 26'30", ma gli esterni segnano 74 punti con 25 su 41 e 10 triple (Crippa 2 su 3 da tre e 2 su 2 ai liberi, Abbio 3 su 4 da due, 0 su 3 da tre e 4 su 4 ai liberi, Rigaudeau 3 su 4 da due, 2 su 6 da tre e 4 su 5 ai liberi, Danilovic 5 su 7 da due e 3 su 4 da tre e ai liberi e Sconochini, il migliore ed elogiato da Messina negli spogliatoi, 4 su 6 da due, 3 su 4 da tre e 1 su 2 dalla lunetta, per lui anche 4 assist). Roma sta aggrappata al match grazie ai rimbalzi d'attacco, 17, rientrando dal 4-11 al 13-13, poi dal 20-36 al 32-38 dell'intervallo, con un parziale di 12-2. Nella ripresa Roma va anche a meno 4, ma un Danilovic riposato dalla sosta in panchina precedente e Crippa la respingono; un siluro di Boni riporta i capitolini a meno 6, 47-53, e allora Messina prova i 4 piccoli, con Crippa su Boni, e il lungo Frosini a difendere, Danilovic a castigare e a limitare Edwards. A 6'30" dalla sirena un tiro da otto metri di Crippa decreta il 56-68, preludio del 73-87 finale. Da segnalare l'importante 2 su 2 nelle triple di Savic. In classifica + 6 sulla Fortitudo sconfitta a Verona. Messina concede due giornate di riposo ai suoi (previste prima della vittoria di Roma). Il mercoledì riprendono gli allenamenti, senza i nazionali Frosini, Rigaudeau (il francese è incontrerà la Jugoslavia priva di Danilovic a Nancy e Digione: una vittoria e una sconfitta, rispettivamente, con 19 e 17 punti di Antoine) e i lungo degenti Morandotti e Ravaglia. Assenti anche nell'amichevole del sabato all'Arcoveggio contro Pistoia. Si allena con i bianconeri il giovane greco Sasha Marcovic, l'anno precedente al Panathinaikos con Amaechi e Sconochini. Intanto Predrag Stojakovic, serbo di passaporto greco, amico di Savic, in un'intervista, ammette i contatti con la Virtus e dichiara che approderà in bianconero se non dovesse arrivare una chiamata dall'Nba. Contro l'Estudiantes, negli ottavi di Eurolega, avvio sprint dei bolognesi: primi sette attacchi a segno, 20-6 al 4', con Danilovic, in campo con una caviglia scricchiolante, che comincia con 7 punti, frutto di un 3 su 3, ma commette tre falli e viene richiamato in panchina. Si spegne presto anche Rigaudeau (3 su 10) e cala anche la mira della squadra, 8 su 23 da tre, ovvero 5 su 20 dopo il 3 su 3 iniziale. Così, sul 29-11 dell'11', quando gli spagnoli si mettono a zona, comincia il calvario bianconero. All'intervallo il vantaggio si è ridotto, 39-27, e al 29' è solo di due punti, 49-47, nonostante i madrileni abbiano sbagliato più della metà dei tiri e anche due schiacciate in contropiede. Messina prova i 4 piccoli più Binelli, per scardinare la difesa avversaria; Danilovic (23 punti) e Abbio (19), a lungo in panchina nella prima frazione, si scatenano: Sasha con un contropiede, un'entrata e due liberi, Abbio con una tripla e le V nere volano sul 67-52 a 6'30" dalla sirena. Importante l'apporto di Gus, 4 rimbalzi e 4 punti, con 1 su 2 al tiro e 2 su 2 ai liberi, mentre Sconochini, 15 punti e 23 di valutazione, produce soprattutto nella splendida fase iniziale e in quella finale, quando il risultato è già in cassaforte. Nel ritorno a Madrid, Danilovic segna 19 punti, ma non è precisissimo al tiro, 7 su 14, ed è anche molto nervoso. Rigaudeau, stessi punti di Sasha, gioca un buon primo tempo, ma nella ripresa favorisce, a volte, il contropiede locale. Il miglior lungo è ancora Binelli, 7 punti, anche perché al 5' Nesterovic ha tre falli e Savic due e prima della metà ripresa arrivano entrambi a 4. Vantaggio dell'Estudiantes 17-12, poi con qualche iniziativa di Rigaudeau, la Kinder sorpassa, 21-22. Prova due accenni di zona la squadra di casa, ma la Virtus, carica di falli, mentre i bolognesi vanno per la prima volta in lunetta al 14' con un aggiuntivo del suo play francese, grazie a Savic e ai 5 minuti di blocco dei madrileni, prende un buon vantaggio al 19', 27-34, ma sciupa tutto in 60 secondi subendo un 4-0, alla pausa 31-34. In avvio di ripresa, con le triple di Rigaudeau e Danilovic, i bolognesi vanno sul 37-47, ma il terzo e quarto fallo di Savic e il quarto di Nesterovic, costringono Messina, che fa anche ricorso alla zona, a inserire Binelli. Nonostante Gus faccia bene il suo compito, gli spagnoli si avvicinano, 50-52. A questo punto un parziale di 0-8, confezionato da Abbio e Sconochini, curiosamente gli unici loro otto punti, 5 Picchio, 3 Hugo, in una gara che, contrariamente all'andata, non li ha visti brillare, riportano i bolognesi sul 50-60. Un contropiede fallito da Danilovic e una rimessa dal fondo buttata al vento, non possono ormai compromettere la vittoria, 62-67.

Contro la Scavolini, nel posticipo del lunedì che mette di fronte prima e ultima della classifica,  ci sono Abbio, sebbene reduce da uno stiramento, perché l'ecografia non ha riscontrato danni, Frosini, appena uscito dall'influenza, Savic, che per la stessa causa ha dovuto interrompere l'ultimo allenamento, e Panichi, anche lui in forse prima della gara. La vittoria per 94-83 delle Vu nere, permette ai bianconeri di ottenere la vittoria numero 21 su 22 gare, battendo il precedente record di Varese del 1973. L'ex pro Todd Day fa subito due canestri contro Danilovic, portando i suoi sul 5-9, ma poi Sasha lo annulla e lo costringe a soli due liberi, finché non riuscirà a fare bottino a gara decisa. Rigaudeau, oltre a fermare Bonato a soli 4 tiri e 2 canestri nel primo tempo, infila 6 triple su 7 tentativi, 5 su 6 nella ripresa. Gara già indirizzata decisamente al 13', 26-5, con Bologna che è partita con 5 canestri consecutivi da oltre l'arco e ha chiuso il tempo sul 53-34, 73% al tiro (68% alla fine), 80% nel tiro pesante, 8 assist (saranno 15 alla fine, 6 di Abbio). Nella ripresa qualche fischio arbitrale sciagurato e una serie di tiri di Truvillon riportano Pesaro, anche con un parziale di 2-15, a meno 9, dopo che Danilovic aveva firmato il +26 sul 68-42, ma ci pensa Rigaudeau con la sua sesta tripla a bersaglio a chiudere i giochi: 94-83 il finale. I migliori realizzatori sono Danilovic con 26 punti e Rigaudeau con 24, in doppia cifra anche Nesterovic con 12, Abbio e lo stoico Savic con 11. Savic, Sconochini e Frosini con l'influenza, Binelli vittima di una contrattura, ma appena si riprende il professor Grandi organizza una partita di calcio. Preoccupa la coscia gonfia di Rigaudeau, ma per il derby ci sono tutti. Il primo tempo lo guida la Fortitudo, che all'intervallo conduce 41-36, dopo aver avuto anche 9 punti di vantaggio al 16', sul 36-27. Nella ripresa rimonta bianconera e al 32' le V nere guidano 56-62. A questo punto i bianconeri pagano il calo di Rigaudeau (10 punti nonostante i guai fisici), che permette a Rivers di guidare la reazione dei suoi, e due liberi sbagliati da Sconochini; cosi Myers sorpassa a 127 secondi dalla fine, poi risulta decisivo Wilkins, che, dopo aver martellato la zona Kinder nel primo tempo, segna un canestro e cattura due rimbalzi, uno sotto ciascun tabellone. Non bastano alla Virtus i 20 punti di Danilovic (però 1 su 5 dalla lunetta) e i 14 di Abbio. Sbilanciato il computo dei liberi, 40 per i padroni di casa, solo 19 per gli uomini di Messina. Le V nere si avvicinano alle sfide europee contro i cugini con un derby vinto su tre nella stagione e uno vinto ultimi 10. Contro Rimini assente Rigaudeau, sempre alle prese con l'ematoma alla sua coscia, con Sconochini reduce dall'influenza, la Kinder sfodera un grande primo tempo, chiuso sul 44-23 con 20 su 27 al tiro e 11 assist: prima un allungo fino al 27-13 con un parziale di 15-0 e i Riminesi a secco per 7 minuti, poi sul finire del tempo 11 punti filati di Danilovic (imbeccato da Crippa con 5 assist, che saranno 6 alla fine) danno il 40-23, che viene poi ulteriormente dilatato prima dell'intervallo. Ottimo il primo tempo anche di Nesterovic, 6 su 6, 7 rimbalzi, 33 recuperi e 1 stoppata, Al 4' della ripresa, sul 46-30, espulso Danilovic che protesta per un fallo non fischiato e continua dopo il tecnico. I romagnoli si avvicinano ancora, 46-33, poi riparte Bologna, fino al 72-45 firmato da Ruini. Intanto arrivano i risultati del sondaggio voluto dalla Virtus, per conoscer el'opinione dei tifosi su un eventuale ritorno al PalaDozza: 3743 schede, pari al 59% , indicano la preferenza per piazza Azzarita, il restante 41% per rimanere a Casalecchio, 75 le schede nulle. Ancora assente il play francese a Milano, dove manca anche Danilovic per una distrazione muscolare alla coscia destra, inoltre Sconochini ha addosso tutta la difesa milanese, quindi non produce più di un 1 su 5 da due e 1 su 4 da tre, e Nesterovic sta in campo solo 11 minuti a causa dei falli; Abbio e Crippa giocano 40 minuti, segnando rispettivamente 20 e 12 punti, Savic ne mette a bersaglio 18 in 38 minuti. Non basta contro un Olimpia, dove Casalini ha appena sostituito Marcelletti, ma la Virtus c'è: sotto di dieci punti all'intervallo, 41-31, e a meno 13 a poco più di 5 minuti dal termine, i bolognesi sono arrivati a meno 2 a 62 secondi dalla sirena (qui l'esausto Abbio ha sbagliato un paio di scelte) ed è uscita sconfitta per un solo punto 79-78. Considerando che Messina ha dovuto ricorrere a Panichi (- 9 di valutazione) per 17 minuti e ha perso per falli lo stesso Matteo, Binelli, Nesterovic e Sconochini, soppesando anche il valore degli assenti, una grande prova dei bianconeri, contro una squadra imbattuta in casa.

Fiducia per gli imminenti derby europei, nonostante i pesanti guai fisici. A tal proposito Cazzola minaccia azioni legali contro il suo staff medico, considerata la gestione dell'infortunio di Morandotti e il fatto che Rigaudeau si sia rivolto a medici esterni per il suo problema alla coscia. Il francese manca nei derby che mettono in palio l'accesso alla final four di Barcellona. In quello di andata anche la Fortitudo lamenta un'assernza importante, quella di Wilkins. Incasso record e 8093 presenti. Danilovic è in campo, anche se non al meglio. Crippa in quintetto, Danilovic (poi Sconochini) su Myers, Abbio su Rivers e Savic su Fucka. Il grande protagonista è Sconochini, 20 punti, che trascina la Kinder, che è stata sotto solo all'inizio, 5-10 al 5' dopo un parziale di 0-8, al 39-28 dell'intervallo e al 62-49, quando mancano 130 secondi. Qui su una palla a rimbalzo, scoppia una rissa, destinata a divenire famosa nella storia del basket bolognese e non solo. Fucka, Savic e Abbio sono i primi ad azzuffarsi, ma poi intervengono tutti o quasi, con Myers e Danilovic particolarmente accesi. Alla fine gli arbitri cacciano Savic, Abbio e Morandotti della Virtus, Fucka, Myers e tutta la panchina della Teamsystem, in tutto dieci espulsi, inferiori solo ai 19 di un Varese - Virtus della stagione 1990-91. La Fortitudo termina la gara in tre, Attruia, Rivers e O'Sullivan, anche se il match è già finito e si attende solo il verdetto finale: 64-52. Squalificati Savic e Abbio tra i bianconeri, Myers e Fucka nelle file dei biancoblù, che però recuperano Wilkins, mentre è ancora assente Rigaudeau. Nel ritorno quintetto Virtus con Crippa, Danilovic, Sconochini, Nesterovic e Frosini, risponde la Fortitudo con Rivers, Vidili, Galanda, Wilkins e Chiacig. Dopo il vantaggio Virtus 0-2, l'ex stella NBA comanda la gara (in parte supportato da Vidili, non da un abulico Rivers) fin quasi alla fine, suoi 8 punti del 17-11. Al 17' 35-21, alla pausa 36-26. A cinque minuti dalla fine Fortitudo a +7, nel finale però le V nere recuperano e a 74" dalla fine Danilovic sorpassa, 54-55; i bianconeri, con un parziale di 14-5 negli ultimi 5', staccano il biglietto per Barcellona, davanti a un impietrita Teamsystem: 56-58. I grandi protagonisti di gara due sono Danilovic, 23 punti, e Sconochini 15. Proprio il gaucho, che veniva da un momento non felice, è la chiave dei due derby: se la Kinder vola in Spagna lo deve allo splendido Sasha di gara 2, al sempre più sorprendente Crippa, alle alchimie di Messina, ma soprattutto ai 35 punti su 122 segnati da Hugo, che veniva da un'influenza che lo aveva parecchio debilitato, al punto da non aver brillato a Milano, nelle due gare. Intanto arriva Hansell, playmaker inglese, proveniente da Illinois State University. Contro Cantù a Casalecchio c'è aria di festa per la conquista della final four, tanto inseguita, anche negli anni precedenti. C'è però anche un primo posto da conquistare, importante per i playoff, ma pure per garantirsi l'ottava partecipazione all'Eurolega. Al 4' c'è il 4-10, più sei esterno, ma poi è una marcia trionfale, 40-28 al 20', con 28-7 nella sfida dei rimbalzi. Accademico secondo tempo e 84-62 il risultato. Fantastico Nesterovic, 20 punti, 10 su 14, 14 rimbalzi e 4 stoppate; bene Danilovic, 17 punti, 7 su 9 da due e 1 su 3 nelle triple; convincente anche l'esordio di Hansell: 13 minuti in campo, 1 su 5 al tiro, ma 2 su 3 ai liberi, 3 rimbalzi, 2 recuperi e 2 assist. Nel finale incrementa il bottino anche Frosini, 16 punti, 6 su 11 al tiro, 4 su 4 dalla lunetta e 10 rimbalzi. Primo posto conquistato. Danilovic ha superato la contrattura e recupera velocemente Rigaudeau. Nella pausa prima del turno di playoff amichevole a Trieste, senza Sconochini, fermo per una botta alla coscia sinistra rimediata in allenamento,  mentre Ravaglia e Rigaudeau continuano gli allenamenti da soli all'Arcoveggio. La Kinder esce sconfitta 63-62 dalla Genertel, militante in A2, subendo un parziale di 11-0 negli ultimi due minuti; 19 punti di Danilovic, con 8 su 12, ma l'errore decisivo, 13 quelli di Savic con 5 su 6. Riprendono gli allenamenti con la squadra Rigaudeau e Morandotti, mentre si attende ancora per Ravaglia e Sconochini. Leggera distorsione alla caviglia destra per Abbio. Ritorno di Rigaudeau nei quarti di playoff contro Roma, priva di Edwards e Boni, fermi per problemi di doping. Lunghi della Kinder presto carichi di falli, ma i bolognesi partono bene, Abbio con una tripla firma il 23-13 e, quando troppi errori dalla lunetta fanno rientrare i capitolini a meno 5, un nuovo tiro da oltre l'arco di Picchio e il contropiede bianconero portano Bologna sul 38-23 a 45" dalla sirena che suona sul 38-25. Abbio chiude il tempo con 11 punti, 1 su 1 da due, 2 su 2 da tre e 2 su 2 ai liberi, anche se non segnerà nella ripresa; Rigaudeau al 20' ha giocato 13' e fornito 4 assist. I romani si mettono a zona, ma il quarto fallo di Magnifico e, soprattutto 3 triple consecutive di Daniovic (4 su 7 da tre e 24 punti) e un tap-in e una schiacciata di Nesterovic (6 su 7) lanciano le V nere sul 69-49 al 34'. Finisce 82-63 con una grande prova anche di Savic, 13 punti, 9 su 10 ai liberi, 12 rimbalzi, 6 falli subiti, 5 assist, 3 recuperi e 1 stoppata. In gara due a Roma, dove l'Olimpyakos vinse l'ultima Eurolega, Virtus penalizzata dal pensiero della vicina final four e dall'infortunio di Danilovic (4 su 11 e soli 2 punti nella ripresa). Primo tempo chiuso 34-34, ma nel secondo 10 punti consecutivi da oltre l'arco di Obradovic (29 punti) contro la zona e la sua precisione nel finale dalla lunetta, mentre la Kinder sbaglia troppo, condannano Bologna, che negli ultimi minuti ha provato, invano, anche i quattro piccoli. Finisce 78-74.

Per Sasha distorsione fascio superficiale del legamento deltoideo della caviglia destra e molta preoccupazione per l'imminente trasferta spagnola. Parte anche il suo chiropratico di fiducia Adriano Angeli  e sull'aereo ci sono anche Panichi e Hansell, per rendere più competitivi gli allenamenti, Ravaglia in viaggio premio e l'undicesimo giocatore Ruini. Semifinale contro il Partizan: 9-12 al 7', poi parte la galoppata Kinder. Danilovic, che gioca con una caviglia gonfia, non segna, ma lavora per la squadra e marca Radosevic; a fare punti ci pensa Savic (Zoran marca Radosevic e lo annulla, anche se all'inizio Messina aveva pensato di destinarlo a Drobnjak): segna dodici dei primi 14 punti bolognesi, con anche una tripla. La Kinder piazza un parziale di 13-0 in 4'30", poi lascia solo 5 cesti ai serbi in 11'. Punteggi eloquenti: 22-13 al 12'. 30-15 al 14', quando segna il primo cesto Rigaudeau, 37-16 al 16'30" con un puntuale e preciso Nesterovic. Il tempo termina 45-25, con le V nere che hanno l'89% da due punti, 17 su 19, 12 assist e prevalgono 9-7 nei rimbalzi, lasciandone uno solo in attacco agli avversari. Ripresa senza storia, con Messina che concede riposo a turno a Danilovic e Rigaudeau. Finale contro l'Aek di Prelevic e Coldebella, che in semifinale ha battuto la Benetton. I greci segnano solo 5 canestri nel primo tempo, arrivano a 20 solo negli ultimi secondi della frazione, chiusasi 28-20, con 21 punti degli esterni Kinder, 9 palle rubate, 4 di Sconochini. Nella ripresa al 22' Bologna va sul 33-20, con gli ellenici che viaggiano a meno di un punto al minuto; un vantaggio enorme, considerato il basso punteggio, ma qui la Virtus rallenta un po' la pressione e al 36'30" l'Aek è vicina, 45-41; Nesterovic subisce fallo, ma si infortuna leggermente e deve uscire, entra Rigaudeau che monetizza i due liberi, mentre dall'altra parte, sempre dalla lunetta i greci fanno 1 su 2; entrata errata di Danilovic, smanacciata di Savic a rimbalzo e due punti dello stesso Sasha. Errore Atene dall'altra parte e, dopo un bel giro di palla, tripla di Savic, Mvp della final four, e punteggio di 52-42, con la coppa che riprende la strada dell'Italia dopo dieci anni, ma soprattutto quella di Bologna, dopo un lungo inseguimento del trofeo da parte della Virtus. Resta ancora un minuto da giocare, la gara termina 58-44, con un parziale di 13-4 finale, per la festa dei seimila virtussini giunti a Barcellona con ogni mezzo. Festeggiamenti anche la domenica successiva prima della gara 3 di playoff contro Roma. All'8' Savic s'infortuna alla caviglia destra, ma Danilovic, Rigaudeau e Sconochini confezionano il 13-1 che manda Bologna all'intervallo sul 43-25. Dei giocatori della capitale si è salvato solo Magnifico con tre canestri e tre liberi, 15 di valutazione sui 20 dell'intera squadra; nei primi 5 minuti di ripresa, però, la Kinder si rilassa e subisce un parziale di 2-17, che porta il punteggio sul 45-42. Poco dopo la Kinder vede gli avversari avvicinarsi ancora, 51-49; ci pensano Nesterovic, con 8 punti filati (per lui alla fine 10 punti e 10 rimbalzi), Binelli, con un 2 su 2, e Abbio con l'unico canestro della sua gara, una tripla che lancia le Virtus sul 58-49. Al 14' il quarto fallo di Obradovic spegne le speranze romane, definitivamente sepolte da un tiro di tabellone da oltre l'arco di Danilovic al trentesimo secondo per il 62-49. L'ultimo sussulto viene da Sconochini che infrange il tabellone in schiacciata, poi la gara termina 69-55, nonostante un Rigaudeau spento nel secondo tempo, dopo l'ottimo primo. Il tempo di ricevere la Turrita d'Argento da Vitali, ed è già l'ora di gara 2. Non c'è Savic, ma c'è molta Roma calcio a sostenere la squadra capitolina, che però contro Danilovic nulla può: 8 su 13 da tre, 8 su 10 da due, 7 su 7 ai liberi, 7 rimbalzi, 50 di valutazione sui 93 della Kinder. Al 10', sulla prima tripla di Rigaudeau, inizia un parziale di 0-9, chiuso da un altro tiro pesante di Danilovic: 18-27. La Pompea piazza un 10-0 e passa avanti 28-27, poi i bolognesi riprendono a condurre le danze e chiudono il tempo sul 37-44. Poco dai lunghi: Frosini, partito in quintetto, ha quattro falli a inizio ripresa e anche Nesterovic e Binelli danno poco; così Messina ricorre anche ai 4 piccoli e anche molto alla zona, perché i tre pivot hanno già 4 falli al 29'. I romani rientrano fino al 75-78 e qui è proprio la difesa a decidere la gara: rubata di Danilovic a Obradovic, sfondamento di Busca (20 punti con 8 su 10 e 7 recuperi, ma 7 su 7 e 5 recuperi nel primo tempo) preso da Sconochini, poi l'ottava tripla di Sasha mette il suggello. Finisce 77-84 e Virtus in semifinale. Squalifica per Danilovic, ma paga la penale ed è disponibile per la prima di semifinale contro Varese. Savic si allena a parte per i problemi alla caviglia, Abbio e Sconochini si portano dietro ancora i postumi di Barcellona, ma contro Varese ci sono tutti...quello che manca è Danilovic, a partire dal settimo minuto. Dopo aver messo una tripla e aver segnato in contropiede, su quest'ultima azione cede la caviglia sinistra (ricadendo su Abbio). Rigaudeau fa il terzo fallo al 7'30", ma con la zona, un ottimo Nesterovic (16 punti con 8 su 9, 9 rimbalzi, 2 stoppate e 2 recuperi) e con quintetti atipici, come Crippa, Hansell, Sconochini, Binelli e lo stesso Rascio, la Virtus regge, nonostante la falsa partenza, 4-12 al 5'; all'intervallo è sopra 39-34, con una tripla di Hansell (14 minuti in campo) sulla sirena. I lombardi si reggono su Komazec, 13 punti con 2 su 3 da due, 2 su 2 da tre e 3 su 3 ai liberi, ma l'ex naufragherà nella ripresa, segnando solo una tripla; costante in negativo invece Pozzecco, 4 su 13 e 5 perse. Nel secondo tempo è Abbio, con un canestro e l'aggiuntivo, a lanciare la Kinder sul 60-48; gli avversari provano a recuperare, ma la gara termina con la tranquilla vittoria bolognese 67-61. Decisive le 19 palle recuperate e gli 11 assist. La panchina ha fornito non solo Hansell, ma anche Binelli, 24 minuti in campo con solo due falli, il primo fischiato dopo lungo minutaggio, una notizia. Per Danilovic lesione al legamento peroneo astragalico anteriore (residuo degli europei) con parziale lesione della capsula.

Così a Varese, dove la Virtus non vince dal 1988, in quintetto va Sconochini e nei dieci Panichi e Morandotti. Parte bene Bologna, ma Varese, con la zona, piazza un parziale di 10-0, tra il 6' e l'11', 18-15. I locali restano avanti, 25-19 al 14', poi la zona 3-2 di Messina li confonde: stenta Rigaudeau (sarà poi decisivo nel finale), ma la verve di Hansell e le 14 palle recuperate nel solo primo tempo (saranno 18 alla fine), permettono alla Kinder di chiudere avanti il primo tempo, 30-34. Nella ripresa Binelli e Nesterovic lanciano l'allungo, aiutati dalle gambe di Sconochini e Hansell e dalla mira di Abbio e Rigaudeau (19 punti per il francese). Vince Bologna 67-78. In gara tre Kinder subito avanti 11-4 con le percussioni di Sconochini e Rigaudeau, ma a metà tempo Varese è già rientrata, 22-22, poi Pozzecco (6 su 9 dal campo e 11 su 11 ai liberi) conduce avanti i suoi, 28-35; quando scende per rifiatare la Virtus recupera, 40-40, ma al riposo è di nuovo sotto, 42-46. Nella ripresa i bianconeri sono guidati da un ottimo Abbio (8 su 11 al tiro e 4 su 4 dalla lunetta), ma è Sconochini a pareggiare, 51-51. Nuovamente Pozzecco, l'incubo delle V nere, con un tiro da oltre l'arco fa lievitare il vantaggio esterno, 62-69. Bologna, che ha vinto la gara dei rimbalzi, 33-22, però ha 14 perse contro 9, ha la forza ancora di impattare. Komazec porta gli ospiti sul + 3 con un tiro pesante, ma Rigaudeau risponde con la stessa moneta, 77-77. Komazec sbaglia, ma a rimbalzo ha la meglio Meneghin che condanna la Virtus, come avvenne anche in regular season in Lombardia, 77-79. Prima sconfitta casalinga in campionato per la Kinder e si va a gara 4. A Varese partenza in salita, 22-15 al 13' e 36-26 all'intervallo, con Sconochini a 0 punti con 0 su 5 al tiro. Cambia la musica nella ripresa: Nesterovic (13 punti) viene assistito da Sconochini e Abbio (11), Savic (12) fornisce il suo contributo e così, al 25', il divario è dimezzato e, al 33', c'è l'aggancio con tripla di Crippa. Ottima difesa della Kinder, con troppi errori di Meneghin, Pozzecco e Komazec dalla distanza. Dal 34' al 38 sale in cattedra Rigaudeau: segna 18 punti (dei suoi 22 totali, tutti nella ripresa) e così Bologna a 4'35" è avanti 54-60, altro tiro pesante di Crippa e i lombardi non rientrano più, finale di 65-75. Problemi al ginocchio destro fanno tribolare Sconochini e fanno saltare l'ultimo allenamento prima di gara uno di finale a Rigaudeau. Kinder sotto all'intervallo 38-39, ma ad inizio ripresa Danilovic segna tutti i suoi nove punti della ripresa (17 in totale), poi Nesterovic, che domina sotto i canestri, realizza il canestro del +10 a 8'30" e Rigaudeau la tripla dell'80-72 a meno di due minuti dalla sirena. La Teamsystem, che fin qui ha avuto soprattutto un ottimo Myers (alla fine 34 punti, 5 su 6 da tre, 2 su 5 da due e 15 su 16 ai liberi, 3 rimbalzi e 3 recuperi) sembra spacciata, ma la Kinder finisce l'azione senza tirare in attacco, poi esce Rigaudeau per 5 falli (80-74 a 1'16") e la Fortitudo può riavvicinarsi. Sull'80-79 Rivers muore con la palla in mano, ma a 81 centesimi gli arbitri pescano un fallo di Abbio, ai più apparso inesistente, e con un parziale di 0-9 la squadra di Skansi esce vittoriosa, Beffa estrema nell'azione gira il polso sinistro di Abbio, una distorsione che lo costringerà a un bendaggio. Inoltre Danilovic convive con i suoi problemi alla caviglia e la società ha chiamato Adriano Angeli a Bologna. Hansell è ormai stabilmente nei 10, Panichi, Morandotti e Ravaglia in tribuna. In gara due Savic sorpassa al 5', 7-8, al 10'30" Rivers commette il terzo fallo, 14-17, poi la Kinder piazza un parziale di 0-10 che la porta sul 16-27. Il primo tempo si chiude sul 26-38. Chiacig segna quattro canestri a inizio ripresa, ma i bianconeri controllano e al 33' sono sul 44-63. La gara sembra chiusa, anche perché Danilovic imperversa (30 punti, primo canestro al 6', ma già 14 punti al riposo) e Savic e Nesterovic (che però avrà 4 falli già al 22') ingabbiano in una morsa Fucka (2 su 8) e Wilkins (1 su 7). Qui Rivers si scatena, infila una serie di 7 triple consecutive (alla fine 8 su 8 per lui) e riporta la Fortitudo a meno 1, sempre con due liberi di Rivers a 8". Tre secondi dopo, sul meno tre, ne segna uno solo, il secondo. Fucka impedisce due volte la rimessa, toccando il pallone prima e prende l'antisportivo che chiude la gara, 76-78. La Kinder subisce 40 punti in 30 minuti poi 36 nei restanti 10, ma esce vittoriosa. Altri problemi per Abbio, contrattura nel secondo tempo. In gara tre domina Wilkins, 20 punti, 7 su 14 dal campo, 4 su 4 dalla lunetta, 2 recuperi, 1 assist 12 rimbalzi (su 29 della Fortitudo); all'11' 10-23 e il primo tempo si chiude 30-36. A inizio ripresa il divario si amplia, 30-41, poi la Kinder recupera ma lamenta una distorsione tibio-tarsica alla caviglia sinistra di Binelli, su un rimbalzo che poi cattura Fucka segnando il 49-45. Nonostante i vari tentativi di rimonta la Virtus perde 69-76. Mentre il presidente del Bologna Gazzoni propone una fusione tra Bologna Calcio, Virtus, Fortitudo Baseball e Zinella, Rigaudeau lamenta nuovamente problemi al ginocchio e una contrattura alla coscia. Matchball Fortitudo con le campane che arrivano sugli spalti per far festa. All'8' V nere già in bonus e Danilovic a 3 falli senza aver effettuato un tiro, fortunatamente c'è Sconochini che riesce a chiudere 4 contropiedi, ma il vantaggio di 12-16 dell'11' dura poco. Primo tempo chiuso sul 34-30, al 30' 54-41, ma qui la Virtus inizia un parziale di 3-18, Fucka esce al 31' per 5 falli, Binelli dà la carica dopo un canestro segnato, la zona (idea di Consolini) è un rebus per la Teamsystem, segna solo una schiacciata Wilkins e un libero Rivers, Myers forza. Dopo un 2-12 si è sul 56-53 a 2'10", con un gioco da tre punti di Rigaudeau, ancora Antoine per il meno 1, un solo libero di Rivers e Abbio dà il vantaggio con una tripla 57-58 (le V nere non erano avanti dal 14'30"), poi segna anche un libero, Wilkins non mette la tripla carpiata allo scadere e si va a gara 5 (Virtus più forte della caviglia a pezzi di Sasha, della contrattura di Rigaudeau, dei problemi muscolari a un braccio di Savic, dei guai alla schiena di Binelli), che rappresenta i 500 gettoni in serie A, tutti con la Virtus per Binelli. Danilovic ha dovuto saltare anche ultimo allenamento, è agli sgoccioli, ma c'è.

La Kinder dopo essere stata imbattuta tutto l'anno in casa, viene da tre sconfitte consecutive davanti al suo pubblico ed pè chiamata a invertire l'andamento negativo. Prova a scappare subito la Fortitudo, ma la Virtus rientra, 36-36, ma nuovo 0-8 per il 35-44 dell'intervallo. Myers segna 27 punti, con  8 su 15  e tiene un menomato Danilovic a due cesti nel primo tempo e uno più un libero nel secondo, solo 7 punti fino al 19'22". Messina ha Nesterovic, che costringe Wilkins a soli 2 punti (i due liberi del 68-71) 2 rimbalzi e 3 perse, ha Sconochini che ricuce il meno 12 del 30' con 3 canestri e 2 liberi, ha Abbio, ma soprattutto ha Danilovic; la Teamsystem ha un +10 al 30', +11 al 33'32" e + 4 a 26" dalla fine dopo tre decisioni arbitrali molto contestate dai bianconeri; Fucka ha appena segnato un solo libero su due e parte l'azione della Kinder: Abbio consegna a Danilovic, che si alza in sospensione da oltre l'arco, Wilkins schiaffeggia il braccio in caricamento, Zancanella fischia il fallo, la palla si insacca ed è 72-72, dopo l'aggiuntivo di Sasha. Rivers corre dall'altra parte ma perde il pallone e Abbio spreca l'ultima occasione in entrata, supplementare. Le 5 stracittadine non sono bastate, occorre il supplementare e dopo 10 derby in stagione il dato statistico emblematico e incredibile è che il punteggio totale è di 691-691. Occorrono ancora 5' per spareggiare e a farlo è un superlativo Danilovic, 9 punti nell'overtime, 13 negli ultimi 5'18"; prima di sbagliare gli ultimi due liberi ininfluenti, 2 su 2 da tre punti, 2 su 2 da due punti, 3 su 3 nei tiri liberi, 2 assist, 13 degli ultimi 18 punti bianconeri, con altri tre frutto di suoi assist, solo due liberi di Abbio (miglior marcatore con 22 punti), non vengono con l'intervento diretto di Sasha. La Virtus, che prima delle stracittadina di Eurolega vantava un solo derby vinto su tre e uno degli ultimi dieci, ha saputo invertire la rotta, vincendone 5 su 7 meritandosi scudetto ed Eurolega. Dieci derby, 6-4 per la Virtus il conto, quello di Coppa Italia ha indirizzato il trofeo verso la Fortitudo, quelli di Eurolega hanno spianato la strada alla Kinder verso la Coppa e quelli di campionato hanno assegnato lo scudetto alle V nere, ma soprattutto 10 gare, 7 delle quali si sono concluse con uno scarto di 1 o 2 punti o al supplementare. La stagione era iniziata sotto il segno di Danilovic nella vernice amichevole contro il Partizan e termina trionfalmente ancora con la firma di Sasha. La vittoria ha, però, la firma di tutti, lo testimoniano le cifre della serie: 22 su 26 da due punti per Nesterovic, 14 assist per Rigaudeau, 31 rimbalzi per Savic, 85 punti di Danilovi, 83 di valutazione per Abbio, 14 recuperi di Sconochini. Nel totale campionato Danilovic è il secondo marcatore con 21,1 punti a gara, Rigaudeau il quindicesimo con 15,1; nei tiri da due Nesterovic primo con il 71,1%, decimo Danilovic, 59,9%; nei liberi Rigaudeau quattordicesimo con l'81,6%; quarto Nesterovic nelle stoppate con 1,1, sedicesimo Binelli, 0,6, e diciottesimo Frosini a 0,5; nelle schiacciate settimo Nesterovic a 0,9, quattordicesimo Danilovic a 0,5; settimo nella valutazione Danilovic con 20,1; stesso piazzamento per Sasha nelle triple con 43,5 %, segue all'ottavo Rigaudeau con il 41,1 % e all'undicesimo Abbio con il 40,7%; nei rimbalzi ancora Nesterovic, quindicesimo con 6; negli assist nono Rigaudeau con 2,5, sedicesimo Sconochini con 2, ventesimo Abbio con 1,9; in fine nei falli subiti decimo Danilovic con 5,1. Eurolega e scudetto per una squadra che ha vinto 55 delle 67 gare ufficiali, con una striscia di 21 consecutive. Poi è tempo di festeggiamenti, da Benso, il ristorante di Brunamonti, alla birreria Overtime di Binelli e Bon, in Sala Rossa con il sindaco Vitali, all'Arcoveggio con la partita di calcio (6-4 in rimonta dopo i due gol di Sconochini, rigori per la squadra del Professor Grandi, ai rigori con tiro decisivo di Consolini). Poi il rompete le righe, Sconochini verso il matrimonio, Abbio verso l'operazione al naso. C'è ancora il tempo per un ultimo festeggiamento, a Villa Zarri, organizzato dal Club dei Cento di Romano Bertocchi, il quale pubblicherà anche un'edizione speciale del periodico "Il Bianconero", per celebrare l'accoppiata Eurolega-scudetto.

 

SASHA TORNA A CASA

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 02/06/1997

 

Sasha Danilovic torna a Bologna. Tre anni per 2 milioni di dollari a stagione (quasi 3 miliardi di lire) per dimenticare la Nba e provare a ripetere il tris tricolore dell'inizio degli Anni 90 con la Virtus. La notizia era nell'aria da tempo, ma è stato un blitz notturno di Cazzola a renderla ufficiale. Di ritorno dalla cena dei vip (i presidenti delle 16 società più importanti e ricche del basket europeo) svoltasi sabato a Venezia all'Hotel Monaco Gran Canal, di proprietà della famiglia Benetton, il patron bolognese ha tirato giù dal letto Roberto Brunamonti per incontrare il giocatore e il suo agente e porre fine così a quello che sarebbe potuto diventare un tormentone. Fino alle 7 italiane di questa mattina, infatti, Sasha aveva la possibilità di esercitare il diritto di rinuncia al contratto con i Dallas Mavericks diventando così free agent, con la prospettiva di poter discutere con qualunque società, comprese ovviamente quelle della Nba, senza diritti da pagare. Il colpo è sicuramente enorme, tanto più se aggiunto a quelli già messi a segno finora dalla Virtus Bologna, che ha aperto la sua campagna di rinnovamento con Ettore Messina sulla panchina, Antoine Rigaudeau nel ruolo di playmaker, Alessandro Frosini e Radoslav Nesterovic sotto canestro.

Danilovic, da solo, ha già dimostrato di poter fare la differenza e adesso, con due anni di esperienza in più nella Nba e quella già fatta nel campionato italiano, può cambiare drasticamente gli equilibri. Messina prova a non crederci: "È un giocatore di altissimo livello tecnico, che ha sperimentato come si fa a vincere in Italia e in Europa - dice il c.t. - tecnico virtussino -. È un altro pezzo che si aggiunge a un nucleo di giocatori eccellenti e che cercheremo di far diventare una squadra veramente competitiva". Un compito complesso, anche perché, paradossalmente, con tanti grandi nomi tutti assieme il rischio di fallire esiste. "Sasha è una guardia di 2 metri, pericoloso e versatile, al punto da poter giocare anche ala piccola - continua Messina -, Rigaudeau un play di 2 metri che può giocare anche da guardia. Tra questi due Abbio (che ha firmato il rinnovo del contrato, n.d.r.) dovrà avere un ruolo tatticamente importante". Gli operatori del mercato garantiscono, comunque, che le operazioni di rilancio della Kinder, dopo la stagione grigia che si è appena conclusa, non sia ancora finita. Il nome che si fa con maggiore insistenza è quello di Gregor Fucka, se Milano non dovesse essere in condizione di tenerlo o volesse cederlo prima della scadenza del contratto (alla fine della prossima stagione) per monetizzare un patrimonio ingente. Ma Bepi Stefanel in persona smentisce qualsiasi speculazione.

 

POKERISSIMO VIRTUS: IN ARRIVO SCONOCHINI

di Massimo Oriani - La Gazzetta dello Sport - 04/06/1997

 

Kinder scatenata. Dopo Sasha Danilovic è in arrivo il gaucho Hugo Sconochini. La trattativa col Panathinaikos per lo scambio di contratti (agli ateniesi andrebbe Bane Prelevic) ha avuto una svolta decisa proprio ieri mentre sotto le due torri veniva presentato ufficialmente Antoine Rigaudeau. Tra i due club l'accordo è fatto ma il Panathinaikos, che sta per prelevare dall'Aek Stefano Attruia e tratta Dale Ellis (Denver Nuggets), prima di rendere definitiva a tutti gli effetti l'operazione aspetta di sentire l'opinione del nuovo allenatore che dovrebbe essere annunciato a giorni. Nel caso saltasse lo scambio, Prelevic dovrebbe andare ugualmente ad Atene, anche se nei giorni scorsi a Salonicco ha fatto sapere che preferirebbe restare a Bologna. In casa Kinder potrebbe esserci un altro ritorno, quello di Claudio Coldebella dall'Aek, anche se Messina, ha chiarito i dubbi sull'utilizzo del francese: "Ma quale guardia. Il compito di Rigaudeau è di gestire il gioco della Virtus. Antoine gioca da play da quando aveva 16 anni e credo che tra Cholet, Pau e nazionale abbia dimostrato il suo valore in questo ruolo. La sua caratteristica principale è quella di avere una visione a 360 gradi del campo e di capire quando deve prendersi una responsabilità e quando invece servire un compagno. Inoltre sa sfruttare molto bene il pick and roll e, pur non avendo un'elevatissima velocità di esecuzione, ha raggio di tiro notevole".

 

ALLA VIRTUS PER GIOCARE

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 27/06/1997

 

"La Virtus? Non ho ancora firmato. Sì, c'è un accordo sulla parola, ma non ho ancora firmato. E fino a quando non l'avrò fatto, non vorrei parlare". Demetrios Papanikolau, l'ala greca ventenne che Bologna ha strappato all'Olympiakos Pireo, invece ha tanta voglia di parlare e nella hall dell'albergo di Girona, dove alloggia la Grecia, si ferma volentieri per raccontarsi. è considerato il miglior talento greco dell'ultima generazione. Fannis Christodoulou, che 10 anni fa era giudicato esattamente allo stesso modo, ha detto di lui: "Demetrios è tre volte più forte di me, perché salta come un americano". Eppure all'Olympiakos hanno quasi fatto di tutto perché andasse via: hanno preso due giocatori importantissimi nel suo ruolo, il lituano Karnishovas e lo "spagnolo" Johnny Rogers (che 5 anni fa giocò a Milano come americano) e non hanno mai risolto il problema del suo contratto. Scadrà alla fine di febbraio, dopo che il giocatore avrà compiuto i 21 anni, ma per la Fiba non dovrebbe avere alcuna efficacia. "So che Ivkovic (il tecnico dell'Olympiakos, ndr) qualche giorno fa ha detto che io sarei andato a Bologna il 25 maggio per parlare con le squadre italiane - dice Papanikolau -. È una grande bugia e Ivkovic fa spesso così per tenere i suoi giocatori più importanti: in quei giorni io ero sull'isola di Samos con la mia fidanzata a prendermi un po' di vacanze dopo la finale del campionato greco. Posso dimostrarlo con i biglietti che ho usato".

Demetrios si infiamma. Parla velocissimo, sorride e dà continuamente delle pacche sulle spalle. Dimostra di essere molto furbo. I suoi biografi greci raccontano cosa disse in conferenza stampa subito dopo l'esordio in serie A. Era il novembre del '92 e Papanikolau, figlio di due insegnanti elementari, aveva solo 15 anni. Era arrivato allo Sporting Atene da una squadretta della capitale, l'Asteras Liossion, e aveva firmato l'ennesimo strano accordo "alla greca" per 4 stagioni. Il suo primo avversario fu Cliff Levingston, allora americano del Paok prima della breve parentesi proprio nella Virtus. Contro di lui segnò 14 punti e prese 8 rimbalzi e poi commentò: "Ma non l'avete capito? Levingston mi ha fatto uno scherzo, per farmi giocare un pò". Da allora, è stata una serie ininterrotta di successi. "Chi sono? - dice - uno che ha vinto sei finali su sei, 2 titoli in Grecia, una Coppa di Grecia, un'Eurolega, 1 Mondiale juniores e 1 Europeo cadetti. Sono cresciuto allo Sporting, poi mi ha preso Ioannidis all'Olympiakos e nell'ultima stagione sono maturato con Ivkovic. Adesso l'unica cosa che voglio è giocare: l'ho detto al mio procuratore Capicchioni, è questa la mia condizione fondamentale. La Virtus mi sembra che me lo possa garantire, ma dall'Italia avevo già avuto altre offerte: da Milano e dalla Fortitudo. La Teamsystem mi aveva perfino mandato un biglietto aereo pre-pagato per farmi firmare".

Sembra che tra l'accordo sulla parola e l'ufficializzazione del contratto biennale con la Virtus ci sia un solo ostacolo da superare: la richiesta del giocatore di una via d'uscita per la Nba alla fine della prima stagione. Ma non sembra insormontabile. Papanikolau era già stato inserito tra i giocatori minori di 22 anni dichiarati eleggibili per le scelte dell'altra notte, ma lui stesso ha rinunciato. Nessuna franchigia era realmente interessata, solo Chicago lo aveva invitato al pre-draft camp d'inizio giugno ma Panagiotis Yannakis, nuovo c.t. della Grecia, ha messo subito una condizione: o i Bulls o la nazionale. Demetrios ha scelto la bandiera e un posto più sicuro in Europa.

 

Valli, Consolini, Morandotti, Nesterovic, Binelli, Frosini, Savic, Messina

Abbio, Sconochini, Crippa, Danilovic, Rigaudeau

MESSINA, VIA AL RINASCIMENTO

di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 28/07/1997

 

Non sta più nella pelle. Ettore Messina conta i minuti che lo separano dal suo ritorno alla guida di un club importante dopo quattro anni difficili, ma con il lieto fine di un argento europeo, in nazionale. Se la Fortitudo Bologna è una squadra straordinaria e suggestiva, la sua Virtus è quella che probabilmente il 90 per cento dei tecnici vorrebbe allenare: forte come l'avversaria ma più equilibrata; altrettanto rinnovata (con Rigaudeau, Danilovic, Sconochini, Papanikolaou, Frosini e Nesterovic) ma con giocatori più compatibili e facili da convincere che il basket vincente sia quello in cui ci si passa anche la palla. Se molti guardano a questa sfida a livelli stratosferici tra due avversarie storiche come al nuovo Rinascimento della nostra pallacanestro, Messina frena subito: "L'errore più grande che potremmo fare a Bologna è fossilizzarci sulla rivalità cittadina. Non puoi costruire due squadre così e ridurle in una sfida fra Porta Lame e via San Felice. Il nostro palcoscenico è l'Europa, dobbiamo misurarci lì come hanno fatto i greci che, pur restando legati alla tradizione del derby tra Panathinaikos e Olympiakos, hanno saputo trasferirla a un piano molto più alto. L'acquisto da parte di Alfredo Cazzola del Palasport di Casalecchio (dove la Virtus disputerà i playoff, le grandi sfide di Eurolega e probabilmente i derby) è un chiaro segnale di quali traguardi ci stiamo ponendo".

La Kinder ha qualcosa di familiare: "I concetti con cui è stata costruita sono simili a quelli che hanno fatto nascere la Virtus dei tre scudetti e dell'ultima nazionale vista a Barcellona: cinque giocatori alternabili nelle tre posizioni degli esterni, con spazi importanti per tutti e una notevole versatilità dei lunghi". Ai quali manca l'ultimo tassello: il declino di Zoran Savic, peraltro con un contratto ancora di un anno alla cifra eccessiva di un milione di dollari, e la difficile compatibilità di Augusto Binelli con un ruolo di quarto lungo (oltre al tesseramento problematico di Nesterovic, la cui conferma non c'è ancora) hanno spinto Cazzola a pressare a tutto campo John Amaechi. Anche perché, se non lo prende lui, finirà ai rivali della Teamsystem. Una risposta dovrebbe arrivare in settimana, visto che il giocatore è tornato in Inghilterra dopo aver partecipato alla Summer League di Salt Lake City. Se fosse positiva, verrebbe sacrificato capitan Binelli: "Amaechi ci permetterebbe di chiedere a Savic esattamente quello che ha dato alla Jugoslavia a Barcellona. E poi c'è Nesterovic. La scorsa estate, incontrai Dusan Ivkovic a Folgaria, diceva che le possibilità dell'Olympiakos di vincere l'Eurolega erano legate ai progressi e all'affermazione definitiva di Dragan Tarlac. Confermo il ragionamento per Nesterovic: saranno i suoi progressi a renderci competitivi in Europa come lo sono stati quelli di Marconato, di cui Radoslav ha le stesse misure, a farci compiere un passo avanti con l'Italia".

Messina, dopo quattro anni in nazionale e le prime due stagioni bolognesi in Euroclub, ha elaborato un concetto semplice ma chiarissimo: "Nel campionato italiano spesso basta, per vincere, una maggiore pericolosità sul perimetro. In Europa si vince soprattutto a rimbalzo. La Kinder è stata pensata per avere queste due caratteristiche: Abbio e Sconochini completano e ci garantiscono in attacco, Papanikolau è fondamentale per la tenuta sotto canestro, perché è un'ala che si aggiunge ai rimbalzisti. L'Eurolega è come gli Europei, dove ci sono almeno otto-nove squadre da podio. Alla fine vincono le cose che non si vedono, la qualità del lavoro, un allenamento in più, la capacità di gestire le tensioni interne che durante l'arco di un anno sono inevitabili". Il caso con il greco dell'Olympiakos non è ancora finito: la FIBA prima ha accettato il tesseramento, poi l'ha sospeso perché la sua ex squadra sostiene di avere un accordo con lui fino a febbraio. Ma a Bologna sono ottimisti per la conclusione della vicenda. L'opposizione del club greco non si basa su leggi federali ma su un contratto, quello della stagione passata, in cui, a penna e senza una sigla o una firma di assenso del giocatore accanto alla correzione fatta a un modulo prestampato, si dice che l'accordo si intende prolungato fino al compimento del ventunesimo anno di età. Papanikolau afferma che questa correzione sia stata apposta successivamente alla sua firma, la Virtus sembra in una botte di ferro. Ettore Messina riparte e non vede l'ora, l'argento di Barcellona é però ancora un'onda lunga che ogni tanto lo coglie: "Se considero la gente che mi incontra per strada, devo dire che per fortuna non è stato dimenticato". Ma adesso c'è solo la Virtus.

 

I GRECI RIVOGLIONO PAPANIKOLAU

di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 30/07/1997

 

Poteva essere il giorno risolutivo nel caso Papanikolaou invece il tormentone dell'estate continua. Mercoledì, a Monaco, nel corso di un incontro tra Stankovic e i rappresentanti dei club d'Eurolega, Alfredo Cazzola ha incontrato il vicepresidente dell'Olympiakos per tentare di trovare un accordo sul trasferimento del giocatore (la storia: Papanikolaou sostiene che il contratto firmato con l'Olympiakos, che prolunga la sua permanenza nel club del Pireo fino al compimento del 21o anno, il 7 febbraio prossimo, sia stato falsificato. Stankovic ha dato di fatto ragione ai greci lasciando alle due società la possibilità di accordarsi). L'offerta era notevole: un indennizzo arrivato fino a 500 mila dollari dai 100 mila iniziali, la possibilità di un'opzione sul giocatore alla scadenza del suo contratto biennale con la Virtus. Ma ieri l'Olympiakos non ha risposto e continua nella sua linea più intransigente. Ha intimato al giocatore di presentarsi agli allenamenti da lunedì, annuncia grane legali e di non volere scendere a compromessi Bologna. Il giocatore, ovviamente, non ha nessuna intenzione di rientrare in un club che ha falsificato il suo contratto. Si attende un intervento del proprietario, Kokkalis, ieri a Belgrado, ma Ettore Messina è pessimista. Questo caso conferma l'inattendibilità della Fiba (che in un primo tempo aveva tesserato il greco per la Kinder) mentre sta preparando la grande trasformazione dell'Eurolega sull'esempio della Champions League del calcio, con la nascita di una organizzazione (tipo Uefa) che gestirà il torneo in collegamento con la Fiba (che resta il referente tecnico) centralizzando, però, i diritti televisivi e di marketing.

IN 7000 SALUTANO IL RITORNO DI SASHA IL KILLER

dI Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 01/09/1997

 

Soltanto la città del basket può accogliere così una squadra che non ha ancora vinto nulla e che, usando le parole di Ettore Messina, per adesso può soltanto fare una promessa: quella di diventare, appunto, una squadra. Ci sono 30 gradi fuori dal Polosport che Alfredo Cazzola ha addobbato con i venti stendardi vittoriosi della storia virtussina che ammainerà per le partite della Fortitudo; ci sono 7000 tifosi dentro la nuova casa bianconera che accoglie con un botto il ritorno di Sasha Danilovic, l'uomo dei tre scudetti, ultimo ad entrare sulla passerella del pre-partita. Quattro tempi da 10 minuti per mostrare al professor Messina come sono stati eseguiti i compiti delle vacanze e per presentare ufficialmente la nuova mascotte, un gatto bianconero. Partita quasi vera, a due passi dalla Coppa Italia. Alla Kinder fanno male le zampate di Tomasevic e Drobnijak nell'area dei tre secondi e le velocissime gambe del playmekerino Lukovski lontano dal canestro; eppure il quintetto virtussino scava un burrone di 14 punti. Finché c'è fiato, finché Amaechi (6 rimbalzi, 2 stoppate, 4/8 al tiro) mette le mani dappertutto, finché Danilovic slalomeggia e Rigaudeau tiene in mano il quintetto sembra una passeggiata.

Ma i serbi sono così, non ci stanno mai a perdere e sul rettilineo mettono la testa avanti con una bomba di Drobnijak (67-65) che poi ha in mano anche i due liberi della vittoria a 22" dalla sirena: doppio errore, rimbalzone di Amaechi, gioco per il tiro da 3, palla a Danilovic che vince il suo derby personale e infila la bomba, l'unico su 6 tentativi, sulla sirena. Il solito killer. Tante cose e tanti uomini da rivedere (troppe 16 perse, 5 di Danilovic) ma anche spunti da cui cominciare davvero la stagione. Come  gli spazi per Radoslav Nesterovic, pardon Makris, che i suoi 14 minuti di speranza (2/3 al tiro, 4 rimbalzi) se li è guadagnati tutti. Nella festa bianconera cattive notizie per Zoran Savic che si attorciglia sulla caviglia destra dopo tre minuti facendo poi solo da spettatore e solo passerella per Papanikolau che, bloccato dall'Olympiakos, tiene duro: "Resto qua".

MILIARDI E CAMPIONI BOLOGNA SFIDA TREVISO

di Walter Fuochi - La Repubblica – 21/09/1997

 

C’eravamo lasciati a Barcellona, all’argento di Azzurra: è una buona mappa anche per riaddentrarsi nel campionato e trovar l’isola del tesoro. Nove di quei nazionali giocano ora fra Treviso (tre, più Rebraca, oro jugoslavo) e Bologna (sei: quattro Teamsystem, due Kinder, più due serbi, Danilovic e Savic). Gli altri tre (Carera, Gay, Coldebella) non erano certo il nocciolo duro. Tre squadre, dunque, per lo scudetto. Benetton, Kinder, Teamsystem, in ordine alfabetico. Da rovesciare, esigendo un pronostico. E se la densità azzurra non è l’unico parametro, perché ci sono gli stranieri e c’è la legge Bosman, pure a questi pozzi le big hanno attinto meglio.

Rigaudeau, il comunitario più pregiato, play atipico di due metri, avrà 2 miliardi dalla Kinder per somigliare a Brunamonti, cioè dar punti e non solo idee. Così come a Bologna girano i quattro stipendi più alti e sono stati arruolati Wilkins e Danilovic: due che, pochi mesi fa, a San Antonio e a Dallas, facevano 18 punti a partita nella Nba. Tanta Bologna, troppa Bologna: anche in un giardino di delizie, uno sport può appassire. Ma è Treviso la squadra campione e il gruppo più rodato: non aver cambiato nessuno degli uomini scudetto (solo aggiunto Stazic, ragazzo austro-croato) garantisce basi solide ed economie non vistose. Sono i contratti nuovi a impennarsi e la Benetton, che fece i record ai tempi di Del Negro-Kukoc-Rusconi, non ne ha. La Teamsystem ha 9 pezzi inediti, la Kinder 7: al netto, 13 miliardi d’ingaggi per entrambe. Sono cifre calcistiche, laddove il basket vende arene da 6/7.000 posti, pietisce spazi in tv e deve tenersi stretti i pochi buoni sponsor: 'puri’, tra le grandi, solo a Bologna (entrambi sui 3-4 miliardi, dipenderà da vincite e premi), perché Benetton, Stefanel e Scavolini sono anche proprietari. Eppure, è un basket che cresce e ritrova orgoglio, malgrado le ombre in tv.

Barcellona è stata una sterzata di autostima. Dal mercato è partita l’altra, rimontando quella Grecia che dilagava. All’Olympiakos, la Fortitudo ha tolto Rivers, il match-winner dell’Eurolega, Milano il capitano Sigalas, la Virtus la promessa Papanikolau (che giocherà solo a febbraio per beghe legali). Danilovic è qui, Wilkins pure: e sono, col Radja del Panathinaikos, gli ingaggi più alti del continente. Le tre belle italiane sono pure quotatissime nell’Eurolega: hanno carrozzato squadre per quell’obiettivo, benché Bologna attizzi sempre il suo palio cittadino, origliando ogni crepa sulla torre nemica. Giorgio Seragnoli, industriale della meccanica e patron-ultrà (il conio è suo) è arrivato, all’alba della sua sesta stagione, sull’uscio dei 100 miliardi spesi. Questo dev’essere l’anno buono perché i tifosi della Teamsystem non intonino più il coro 'Non abbiamo mai vinto un c...’: fiero, autoironico, intinto nel Dna di ex club povero, ma poco gradito all’Emiro (così detto per censo e carnagione). Alfredo Cazzola, il vicino di casa, ha preso 7 giocatori e s’è pure comprato il palasport di Casalecchio. Con 8 mila posti la scommessa sui bilanci è più larga e pazienza se, avendo pure la Fortitudo in affitto, rimarrà vuoto il vecchio, fascinoso Madison del centro. Il basket che tira si legge anche negli abbonamenti: Kinder a 6.300 e Teamsystem a 4.400 (nella città più abbonata d’Italia, già prodiga dei 27 mila per Baggio), ma record pure a Treviso e Verona, Pesaro e Varese. Tre per lo scudetto, allora. E dietro, noia? No, perché anche assorbendo le eccedenze delle big, si sono irrobustite in tante. Milano riavrà Gentile e ha rifatto la squadra coi soldi di Fucka: ha un bel quintetto da battaglia e semmai pare una scelta recessiva la riapertura dell’antico Palalido per le partite minori.

Verona ha un impianto solido e, con Iuzzolino italiano, tre americani. Roma sarebbe stata un bel progetto, col povero Ancilotto. Pesaro cerca di riaccendersi, col bomber francese Bonato accanto a Esposito. Più staccate le altre, nessuna lontanissima, tranne Rimini che oggi avrà il suo scatto d’orgoglio, reclamando, sul campo dell’enorme Fortitudo: "Myers è ancora nostro". Già, nel basket ritrovato restano pure i crediti: dei 13 miliardi di quella cessione boom, l’ultima dell’era avanti Bosman, si stanno occupando i tribunali.
 

VIRTUS: AVVERTIMENTO A SAVIC

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 30/09/1997

 

Ettore Messina compie 38 anni (auguri) e tra i regali trova pure il "pacco" Savic, escluso dai dieci domenica contro Varese, una scelta sfociata in un balletto di tre versioni difformi che ha finito per alimentare il caso, anziché smorzarlo. Messina ci torna sopra correggendo la mira, ma senza entrare nei dettagli. "Ho visto Zoran poco brillante in allenamento venerdì e sabato. Poi si è aggiunto il problema alla caviglia, così ho deciso di lasciarlo fuori. Se rientrerà giovedì in Eurolega a Barcellona? Non posso dirlo adesso", taglia corto l'ex c.t. Traduzione e impressione nostra: Savic non tornerà in squadra in Catalogna, la sua posizione rimane sospesa, diciamo pure sotto il tiro della società e del tecnico che ufficialmente ha escluso che il pivot serbo sia caduto in disgrazia ("non è sotto esame") anche se le sue ultime prove sono state insufficienti. L'ipotesi più plausibile è che Messina, e con lui Cazzola, abbia voluto mandare Savic in castigo. Per un giocatore di carattere qual è il pivot di Zenica, un provvedimento del genere deve suonare come una punizione. Lo sprone è chiaro: Zoran, continuando così, rischia il taglio anche se la Virtus, con la prima fase di Eurolega in corso, ha le mani legate fino a dicembre. Non può durare e non è credibile che il giocatore col secondo stipendio della Virtus (1.950 milioni) venga messo fuori con la scusa del turn over. Il motivo della conferma di Savic in una Kinder rinnovatissima trova la sua giustificazione proprio nell'oneroso biennale garantito. Non si tratta perciò di una scelta, ripudiata, dell'allenatore. Già in estate un po' tutti in casa Virtus speravano che qualche grosso club volesse rilevargli il contratto: insomma, Savic è rimasto alla Kinder per lo stesso motivo per il quale rimase Komazec l'anno scorso. L'accostamento non è positivo, visto com'è finito il rapporto col bomber croato. L'augurio per il compleanno di Messina è che l'epilogo sia differente.

 

Morandotti si difende da Edwards e Tonolli

QUESTA VIRTUS È LA PIÚ FORTE

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 15/11/1997

 

"In testa in Eurolega e imbattuti in campionato. Come noi, solo l'Olympiakos: siamo i primi in Europa". Alfredo Cazzola, il patron della Virtus, è raggiante. Per fargli piacere, qualcuno dice che la sua presenza a Pau, una trasferta delicata per definizione nella storia della Kinder, ha portato bene. Ma mente, sapendo di mentire. La differenza non sta tanto nel presidente, lo stesso oggi come 2 o 3 anni fa, quanto nella squadra, questa sì diversa. Ettore Messina vorrebbe evitare paragoni, ma la sua unica frase - "questo gruppo è più forte degli altri" - è eloquente più dei silenzi diplomatici. Forte nella tecnica, ma soprattutto nella testa. L'aria che si respira nella nuova Virtus è serena, quello di una squadra che si trova dentro e fuori dal campo. E che sa vincere anche partite, come quella di giovedì a Pau, che in altri tempi, sul -13 al 25' dopo aver dilapidato un +14, sarebbe stata data per spacciata. è l'effetto di un processo che non ha niente di miracoloso, ma anzi è passato attraverso fratture, ricomposizioni e anche qualche scelta sbagliata. Prima ancora della sconfitta contro lo stesso Pau, nella 2a d'andata di Eurolega, già nell'esordio in campionato a Reggio Calabria Messina ha avuto un chiarimento molto vivace con Sasha Danilovic e Antoine Rigaudeau, le due stelle, sulla necessità di una loro convivenza pacifica. E la settimana successiva, contro Varese, ha messo fuori rosa uno Zoran Savic in crisi. Oggi Danilovic e Rigaudeau si intendono a occhi chiusi e Savic è uno degli uomini più attesi. Assente ancora a Pau per infortunio, il pivot jugoslavo sarà pronto per la trasferta di Pesaro, aggiungendo un altro pezzo di prestigio al reparto dei lunghi, che si è rivelato finora molto importante. Prima è esploso lo sloveno Radoslav Nesterovic, ora è la volta di Alessandro Frosini: decisivo con 13 punti nella ripresa per la rimonta della Virtus in Francia, il pivot azzurro è da almeno un mese in un gran momento di forma. "All'inizio ho fatto fatica a trovare il mio ruolo - dice Frosini -. Dovevo interpretare un gioco totalmente diverso rispetto a quello al quale ero abituato, anche se ero appena stato con Messina in nazionale agli Europei, e per la prima volta mi trovavo ad affrontare la concorrenza di molti buoni lunghi all'interno della squadra. Le polemiche sul trasferimento dalla Fortitudo non mi hanno certo aiutato. Ma alla lunga proprio il fatto di dover conquistare ogni giorno uno spazio è stato fondamentale. In Fortitudo, non c'era una situazione simile e spesso mi mancavano gli stimoli per cercare di migliorare. Qui, poi, lavoro molto più di quanto abbia fatto nell'ultima stagione: con Bianchini, c'era un solo allenamento al giorno e non sempre molto intenso; con Messina, le due sedute sono quasi la norma e ora ne sento i benefici. Il gruppo? Eccellente, come quello della nazionale di Barcellona. Tutti abbiamo lo stesso obiettivo: vincere qualcosa di importante". In questo spirito, l'inglese John Amaechi è l'unico che mostra di non essersi integrato. Tanto che è ormai certa la sua cessione nei prossimi giorni, proprio al Pau-Orthez, dove risiede anche il suo agente Kenny Grant. In attesa del verdetto del Cio su Dimitris Papanikolau (previsto per il 26), Amaechi farà spazio al play che Ettore Messina, anche dopo la trasferta francese, reclama con insistenza. I tempi di recupero per Chicco Ravaglia non sono inferiori a 2 mesi e, malgrado l'A-1 si fermi per la nazionale e poi per le feste di fine anno, la Virtus ha bisogno subito di dare respiro a Rigaudeau in campionato perché sia fresco in Eurolega. La soluzione è pronta: Claudio Crippa. Pistoia lo ha dichiarato incedibile per ora, anche se Bologna ha offerto di rilevarne temporaneamente il contratto. Ma nelle prossime ore Roberto Brunamonti, vicepresidente esecutivo della Virtus, dovrebbe chiudere le trattative con la Mabo per tesserarlo in tempo per il derby in programma domenica 23. Un protagonista in più.

BOLOGNA TRASCINA IL BASKET

di Walter Fuochi - La Repubblica – 25/11/1997

 

Un record tira l’altro, nel basket. Più incassi di sempre, domenica, al derby di Bologna: 414 milioni. E, il giorno dopo, il felice rimpallo dell’Auditel, che non governa solo le vite di Montesano e della Spaak, ma anche di tutti i muscolari d’Italia: un milione e 477 mila spettatori in poltrona, quasi due milioni aggrappati a quel finale, per vedere come andava a finire la crudele e hitchcockiana partita dei tiri liberi, risolta poi dal killer che tutti conoscevano, Sasha Danilovic. Pure lo share, 7.13%, dicono gli esperti, vale come un canestro da tre punti: tanto da metter pace, o quasi, nel tribolato rapporto tra Rai e basket. Le ultime 5 partite hanno passato il milione, pure la media si è assestata lì, e l’estate ruggente della nazionale a lungo negata, malgrado stesse vincendo l’argento di Barcellona, sembra impallidire nei ricordi di faide finite. Da quel dì, rinacque la voglia di basket: alla quale serviva, ovvio, che rinascessero prima i giganti, cioè che vincessero. Sennò, non c’è marketing, promotion, immagine, o altra parolona che tenga. Forse non è un caso che il timoniere azzurro di allora, l’Ettore Messina che governava la panchina dell’Italia, sia oggi un altro uomo di record su quella della Kinder, che traina questo boom con la sua marcia inarrestabile. Messina ha perso, fra nazionale e club, tre partite in tutto, nell’anno solare '97, inclusa la finale europea con la Jugoslavia. La sua Virtus marcia a 10-vittorie-10 in campionato, 15 a fila, mettendoci dentro anche l’Europa, 21 in 23 partite dall’inizio della stagione. Dietro questa nave rompighiaccio, costata 12 miliardi di stipendi come la dirimpettaia Fortitudo, viene il resto, cioè il campionato.

Spettatori paganti che spesso sorpassano la B di calcio, abbonamenti che sono quasi diventati una moda, non più solo a Bologna, dove neanche l’effetto Baggio (27 mila tessere) ha spento l’ondata del basket, 6.300 abbonati Virtus e 4.400 Fortitudo. Anche Pesaro, ultima in classifica, ha più di seimila fedeli. Domani a Catania torna in campo la Nazionale, la prima di Boscia Tanjevic, sabato a Ferrara anche Messina farà un salto a vederla ("con una certa emozione, lo confesso"). Intanto si ferma la serie A, e si ferma anche l’Eurolega, nella quale le italiane non avevano mai vinto tanto: Kinder e Benetton sono in testa, da sole, ai loro gironi, la Teamsystem pure, benché in condominio. Messina, che di solito indossa sai da trappista e, a metafore abbaglianti, prende due a zero dall’officiante concittadino Bianchini, s’è lanciato ieri, dopo la vittoria nel derby che la Virtus non trovava da due anni, in iperboli hollywoodiane. "In ogni film ci sono i protagonisti e i comprimari, quello che stiamo girando noi, con questa squadra, prevede che ognuno capisca il suo ruolo. Stiamo funzionando bene proprio per questo, perché prima della coesione tecnica c’è un’identità morale comune.

Chi non l’ha capito, come Amaechi, ha chiesto di andarsene: non voleva essere comprimario, potrà fare il protagonista in una produzione di serie B, ma avrà lasciato la Metro Goldwyn Mayer". Il protagonista, quello col nome grande sulle locandine, è ovviamente Danilovic, non solo per quei due liberi nel derby, a 4 secondi dalla fine, o per i due milioni di dollari l’anno che gli passa Alfredo Cazzola, facendone il primo ingaggio del basket italiano. "Danilovic è il numero uno - spiega Messina - perché, in anni di carriera che lo conosco, non l’ho mai visto sbagliare in quelle situazioni. Perché, in due partite che era a rischio di non giocare per un infortunio, ha fatto 50 punti, tra Barcellona e Teamsystem. Perché, tra lui e Rigaudeau, hanno la faccia, le qualità personali e il carisma per la leadership. Lo lasciai quattro anni fa che era soprattutto un tiratore, adesso è un giocatore completo. L’ho già detto, lo ripeto: ha qualcosa di Larry Bird". L’ultima di ieri è che, sul set Kinder, è stato scritturato un altro attore, Claudio Crippa: da domani, il veterano della regia che sognava una grande squadra prima di chiudere coi canestri, lascerà Pistoia per sostituire a Bologna l’infortunato Ravaglia. E giovedì, a Losanna, il tribunale sportivo darà sentenza sul caso Papanikolau, il nazionale greco conteso tra Kinder e Olympiakos. Arruolasse subito anche lui, la Virtus diventerebbe ancora più forte.

 

BEFFA PAPANIKOLAU: È TORNATO ALL'OLYMPIAKOS

La Gazzetta dello Sport - 23/12/1997

 

Un incontro sabato mattina a casa del magnate greco Kokkalis, un abbraccio, la firma su un contratto quadriennale da 2.2 milioni di dollari: Dimitri Papanikolaou non è ad Atene, come ancora ieri sera credeva Ettore Messina, per il Natale. Ha rifirmato con l'Olympiakos Pireo lasciando la Virtus Bologna dopo mesi passati nelle aule di tribunali in attesa del compimento del 21 anno (a febbraio), data nella quale sarebbe stato libero dal precedente contratto coi campioni d'Europa. Sul quale la sua firma, secondo le accuse del giocatore stesso, era stata contraffatta. Si conclude con un colpo di scena una telenovela durata sei mesi nella quale Papa ha fatto lo spettatore. Il primo contatto mercoledì scorso, quando la Kinder era a Istanbul: un invito ad Atene per le vacanze. Poi l'incontro col proprietario dell'Olympiakos: "Questa è la tua casa - gli avrebbe detto - non ti preoccupare che con Ivkovic (l'allenatore cui cui aveva litigato la scorsa estate, n.d.r.) è tutto a posto. Chiedici quello che vuoi". E Papa, che debutterà domenica, ha ottenuto un quadriennalone, dichiarando che chiede scusa alla Kinder, le restituirà fino all'ultimo centesimo avuto ma che il suo sogno è sempre stato giocare al Pireo. "Il comportamento si commenta da solo - dice Messina -: tecnicamente, però, non avremo ripercussioni perché di fatto Papa non ha mai giocato con noi. è giovane, probabilmente non ha retto il peso della situazione".

 

MALJKOVIC: "KINDER COME LA JUGOPLASTIKA"

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 10/01/1998

 

Mischiando le tante lingue di cosmopolita del basket, Bozo Maljkovic, dall'alto dei suoi quattro titoli di Eurolega, il santone degli allenatori europei giudica la Kinder Bologna che ha appena superato il suo Racing Parigi. "La Virtus è un equipo che me gusta mucho - dice Bozo attaccando in uno pseudo spagnolo - perché gioca con la mia filosofia, quella che facevo a Spalato. E cioè 40' di buona difesa nel contesto di un basket ricco, completo, votato al collettivo. Per questo somiglia alla mia Jugoplastika di Kukoc e Radja, quella per intenderci delle tre coppe. Bologna è una squadra che sprizza grande salute mentale nella quale tutti amano lavorare, sacrificarsi. Sembra una grande famiglia. Il suo gioco è moderno, esalta il razionale ed elimina il superfluo. La Kinder per me è la favorita di questa Eurolega. Alla final-four però dovrà fare attenzione perché quella è tutta un'altra competizione".

Bozo cita Messina. "Ettore è un ottimo allenatore, il suo capolavoro lo ha fatto in estate disegnando, con le sue scelte, un organico perfetto. Ha preso i giocatori che avrei preso io. Nesterovic, Danilovic, Rigaudeau e Sconochini. Sì, anche Hugo. Con me al Panathinaikos non ha reso perché era spesso infortunato ma ho stima di lui, è un grande hombre, ha cuore e fisico, se riuscirà a mettere su un tiro affidabile diventerà un campione vero. Ho provato di prendere Rigaudeau almeno tre volte quando ero a Limoges. Antoine e Danilovic si completano a meraviglia, non è esagerato definirli, nel nostro sistema, come Magic e Bird europei". Maljkovic con Messina non vince mai. "Ma sono pronto a perdere sempre con Ettore pur di vincere alla fine la coppa come feci a Limoges. è bravo e ha dalla sua il vantaggio di lavorare in un ambiente ideale per questo sport". Elogi alla Kinder che non valgono per la Fortitudo, affrontata due volte da Parigi nella prima fase. "Ho visto la Teamsystem in tv perdere ad Istanbul - conclude Maljkovic -. è stata una sconfitta orribile non tanto per il risultato ma per i problemi che ci sono nella squadra. Si capisce bene che i rapporti interpersonali tra i giocatori sono deteriorati. è una situazione difficile per Bianchini".

 

COPPA DI BASKET, LA TEAMSYSTEM VOLA NEL DERBY

di Walter Fuochi - La Repubblica – 31/01/1998

 

Sfasciata la Kinder, ben oltre i 9 punti finali, lungo 40’sempre dominati, la Teamsystem è la prima finalista di Coppa Italia: aspetterà domani la vincente di Benetton-Stefanel, che si gioca oggi, alle 17.10 (e dalle 18 su Rai3), nello stesso impianto di Casalecchio. C’è stata solo Fortitudo, ieri sera: una Fortitudo in stile Virtus, se si può dire, nella città che ha amori così seccamente divisi tra i canestri. Cioè solida e attenta in difesa, misurata in attacco, dove il cervello e il braccio di Rivers (19 punti, 8/9 al tiro con tre "bombe") l’hanno trainata sempre con un’idea forte e serena. Rivers è stato l’uomo della partita, anche perché ha levato dal campo, facendone un grumo irrisolto di nervi, il francese Rigaudeau, che doveva ragionare nella cabina Virtus: un canestro in tutto, mai un’idea, la squadra gli si è sciolta in mano, lenta, prevedibile, confinata in attacco al solo talento ed orgoglio di Danilovic (28 punti, 10/19), che oltretutto doveva valicare, per guadagnarsi un canestro, il filo spinato che Myers gli ha alzato davanti agli occhi.

Più organizzata, più padrona del gioco che Bianchini ha lasciato a lungo in mano a tre piccoli, scegliendo nel quintetto d’avvio Attruia al posto di Fucka, la Teamsystem ha vinto prima di tutto a centrocampo, perché anche Myers ha aggiunto 22 punti (con 5/10), e non ha subito nulla dentro l’area, che la Kinder non ha mai saputo rifornire. Frosini, il transfuga accolto da striscioni irridenti e corrosivi, non è mai entrato in partita, Savic ci è entrato sbagliando 5 tiri a fila, Nesterovic ha avuto un solo sprazzo, coinciso nel 1 tempo con l’unica parità della partita (18 pari), scivolata poi invece fino al +20 biancoblù (52-32). Qui la Teamsystem s’è un po’saziata, o forse afflosciata, ma la Kinder veniva da troppo lontano per raggiungerla. Toccava il -5, poteva bastarle per avere l’idea di non essersi dissolta. Forse.

BOLOGNA, SCANDALOSA RISSA

di Walter Fuochi - La Repubblica – 25/03/1998

 

Uno a zero per la Kinder, 10 giocatori espulsi, 7 blu Fortitudo e 3 bianchi Virtus, la partita finita in campo cinque contro tre, e tanti auguri per domani sera quando il derby di Basket City, presentato come una celebrazione fastosa e ieri avvilito da una mattanza indegna che ha visto tutti i giocatori in campo intenti a darsele, verrà replicato in casa Teamsystem. Succede tutto a 2’10" dalla fine, quando la partita non c’è già più, spazzata via dalla Kinder, e forse sarebbe già il caso di pensare alla prossima. Su un tiro lungo di Rivers, strattonano la palla a rimbalzo Fucka e Savic, divisi da antiche ruggini. Fucka sgomita alto, non prende Savic, gli arriva dietro Abbio che lo spintona. Il resto, anche nel replay di Tele+, è una marmellata violenta, cui corrono a dar sapori i panchinari della Teamsystem (che verranno tutti espulsi), in cui Myers molla un colpo a Savic e viene poi trattenuto a fatica da tutti, quando fa segno a Savic, e a Danilovic, furente, che ci sarà da rivedersi fuori. Gli arbitri Brazauskas lituano e Koukoulekidis greco ricostruiscono tutto, dopo una lunga pausa, così: espulsi Savic e Abbio della Kinder e Myers e Fucka della Teamsystem come attori protagonisti del western, espulsa tutta la panchina Fortitudo (Gay, Galanda, Chiacig, Vidili, Moretti) per aver dato manforte e infine, nello stesso ruolo, Morandotti (che rientrava dopo 4 mesi di menisco). Quando si riprende, la Teamsystem ha in campo tre uomini (Attruia, Rivers e O’Sullivan) che devono solo finire quel mozzicone più farsa che basket. Finisce 64-52.

Poi arrivano le sanzioni: una giornata di squalifica inappellabile per Myers, Fucka, Savic e Abbio, che non giocheranno quindi domani. Per i panchinari espulsi multe in arrivo. Trovando il suo vice-Rigaudeau in Sconochini, 20 punti con 9/12 e una guardia assillante su Myers, Messina ha colmato il deficit dell’asso assente (Rigaudeau) che invece Bianchini, nella sua panchina, non ha trovato. Ma sono mancati, alla Teamsystem, anche cannoni come Fucka (4 punti), Rivers (17, quasi tutti alla fine, dopo molte sbandate contro Abbio) e lo stesso Myers, 12 punti, un solo canestro nel primo tempo e, nel secondo, la fiammatina che aveva riscaldato le speranze Fortitudo. Arroccata nella zona, dopo aver sofferto un ritardo anche di 14 punti, la Teamsystem ha concesso alla Kinder un canestro in 7’ (Danilovic ammaccava i ferri), affacciandosi fino al -4 (41-37 al 7’). Ma lì, per 6 eterni minuti, non ha più saputo segnare, e la Kinder è ripartita (8-0), sulle spalle di Nesterovic e del ritrovato Binelli, ma soprattutto resa sicura da una difesa, il suo marchio di fabbrica stagionale, che non lasciava passare uno spiffero di tramontana. Alla fine, malgrado un match senza mira di Danilovic (4/14, 0/7 da tre), la partita bianconera l’hanno fatta Abbio (13, svolgendo pure mansioni di play) e Sconochini, come detto. In attacco e in difesa: uno su Rivers, l’altro su Myers.

 

FOLLIA MYERS: ABBIO, TI PICCHIERÒ

di Giovanni Egidio - La Repubblica – 26/03/1998

 

Non più salotto, semmai saloon del basket, Bologna si prepara stasera a vivere il suo secondo derby d’Eurolega - dopo che il primo, vinto dalla Virtus, è finito con una megarissa costata dieci espulsi e vari incidenti all’esterno - con pericolosissime premesse. Carlton Myers, giocatore della Fortitudo ma pure simbolo della pallacanestro italiana, ha detto: "Io non sopporto i vigliacchi, per questo mi sono fatto coinvolgere dalla rissa. Cercavo Abbio, che ha colpito Fucka alle spalle, comportandosi da vigliacco. Lo cercavo e lo cercherò anche in futuro, in campo e fuori, perché è questo quello che si merita". Allegria.

Per fortuna, sia Myers che Abbio (assieme a Fucka e Savic) stasera saranno squalificati, ma è bene consigliare ugualmente l’elmetto a tutti quelli che stasera si troveranno a passare dalle parti del PalaMalaguti di Casalecchio, perché aspettarsi di tutto e di più, dentro e fuori, è davvero il minimo. Nel tentativo di trovare un senso alla incontrollabile rabbia di Myers - anche se diventa un esercizio un po’patetico - riproponiamo il replay dell’epicentro della rissa. Savic, il colosso serbo della Virtus, difende duro su Fucka, l’airone filiforme della Teamsystem, sotto il canestro. Fucka reagisce con una mezza gomitata e tirandogli addosso il pallone: Savic si limita a fare la faccia cattiva. Abbio a quel punto si avventa su Fucka, e lì scatta il furore di Myers. "Fucka ha avuto una reazione isterica - dice - come spesso gli capita: ma si è limitato a buttare un pallone. Abbio invece è arrivato da dietro, e ha colpito due volte Gregor alle spalle. Io a quel punto non ci ho visto più, mi si è letteralmente abbassata la saracinesca sugli occhi e mi sono messo a cercare Abbio per il campo". E dire che pareva avercela con Danilovic... "No, io non so nemmeno perché Danilovic si sia arrabbiato". A quella ricostruzione di parte (Tele+ ha fatto vedere più volte il fattaccio: Abbio ha una brutta reazione, ma gli altri, via via, non sono da meno, incluso Vidili, arrivato dalla panchina a tirare un calcione), sono poi seguite minacce e promesse di duelli "in campo e fuori", che vi lasciamo immaginare.

Abbio e Myers, per inciso, sono compagni di squadra in azzurro. Insieme hanno vinto la medaglia d’argento ai recenti europei di Barcellona. Insomma, si conoscono bene. Eppure la frequentazione - di amicizia non è il caso di parlare -, non ha minimamente attenuato i toni: né martedì, né ieri. A parte Myers, gli altri protagonisti del derby (e della rissa) hanno preferito evitare commenti. Il presidente della Virtus ha elogiato il pubblico e censurato i suoi atleti rissaioli. Messina - coach Virtus - ha minimizzato l’episodio a caldo e l’ha evitato ieri. Bianchini - coach Fortitudo - ha taciuto del tutto, prima e dopo. Il sindaco Vitali, che era presente all’incontro, ha definito la rissa "una bruttissima pagina di basket", ma quel che ora si teme in città è la reazione dei tifosi. Del resto, il loro già fragile autocontrollo era stato ripetutamente scosso negli ultimi giorni da battute, repliche e controrepliche che le due società, al solito, si erano inviate. Figurarsi cosa potrà succedere dopo un far west di quel genere, a cui Myers ha pure aggiunto benzina. A questo proposito, il questore Domenico Bagnato manderà cento uomini per governare gli 8 mila del Palasport, che stavolta saranno al 90% fortitudini. Dovesse vincere la loro squadra, il primo derby europeo della storia avrà un’ulteriore replica, cioè la bella, giovedì prossimo. Paganin, che assieme a Baggio e ad altri giocatori del Bologna ieri era alla partita, ha commentato così: "Nel calcio ci stiamo più attenti, semplicemente perché volano squalifiche pesantissime. Weah, per una testata, è stato fuori dall’Europa 5 turni. E cinque partite sono una vita". E fra tutte le cose viste, lette e sentite, questa ci sembra la più saggia.

 

VIRTUS, BENVENUTA IN PARADISO

di Luca Chiabotti, Stella Silvano e Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 27/03/1998

 

Sette anni per arrivare fino a Barcellona: la Kinder, sempre presente da quando il basket ha inventato l'Eurolega, spezza l'incantesimo che l'aveva vista sempre perdente ai playoff. La Virtus è alle final four per la prima volta, ci riesce vincendo un derby dalla carica emotiva straordinaria che, come sempre accade quando ti aspetti il peggio, scorre via, intensissimo ma senza colpi proibiti. E la palla della gloria se la ritrova in mano Claudio Crippa, 36 anni, cervello cestistico come pochi in un fisico così così. è lui, arrivato alla Virtus a dicembre dopo una carriera in provincia, a segnare il libero della sicurezza dopo aver intercettato il pallone della gloria, una storia nella storia di una gara che, fino a quel momento, aveva visto altri nuovi eroi, ma tutti con l'altra maglia: Stefano Vidili e Dan O'Sullivan. Messina vince un derby in mano alla Fortitudo per 39', lo fa inventando un quintetto con 3 pivot, unica cosa tatticamente spremibile dai 6 uomini a disposizione ma che pochi sarebbero riusciti a fare così. è ancora Hugo Sconochini, anche il miglior rimbalzista, l'uomo della provvidenza, in una gara che ritrova Danilovic se non nella percentuale nelle giocate decisive: 7 punti negli ultimi 3'. La Teamsystem domina tutta la gara, si smarrisce quando il traguardo è in vista: +7 al 35', subisce un parziale negativo finale di 14-5, quando le gambe di un gigantesco Wilkins non reggono più. E nel momento in cui Danilovic e Sconochini riportano sotto la Kinder (sorpasso a 1'14" dalla fine con 2 liberi di Hugo, 55-54), alla Fortitudo accade l'imprevedibile: Rivers, dopo una partita negativa, sbaglia tutto. Anche l'ultima palla, dopo che Crippa aveva intercettato un passaggio forzato di Wilkins per il +3 di Danilovic a -54". Che l'ex Laker perde malamente tra le mani di Sconochini. Ogni discussione su chi sia uscita peggio da risse o infortuni non ha più senso appena Dominique entra nei primi cinque. Ha passato la giornata al telefono con Seragnoli che non vuole che, giocando, comprometta la guarigione. Ma tenerlo fuori in una partita così è impossibile: il suo impatto è devastante. Bianchini lo mette vicino a canestro e lo scontro con Frosini è impietoso. Nique segna due volte da tre, è su ogni rimbalzo. Dopo 5'26" il punteggio è 10 Wilkins, 6 Kinder. Messina sembra prigioniero della sua squadra di 6 giocatori, tenta la zona. Ma non ci sono tiratori della Fortitudo su cui puoi allentare la morsa. Nemmeno Vidili, che piazza un 3/3 da tre che fa volare la Teamsystem a +13, anche perché un altro gregario, O'Sullivan, si fa sentire. Messina cambia il fronte alla zona, ma sui tiratori la marcatura è debole: la Teamsystem va a +14 (35-21 al 17', parziale in 7' di 18-6, 11 punti di Vidili). E allora prova l'unica mossa tattica che gli permette la panchina: quintetto con tre pivot, una zona con una altezza media di 206 cm, senza play, anche se Danilovic tira male e Frosini non c'è. Col quintettone, la Virtus, rientra fino a -5 e Bianchini, stavolta, non trova risposte. Ci vuole qualcosa e rispunta Wilkins: canestro su rimbalzo offensivo, tiro da tre. La Virtus, con Nesterovic e Sconochini con 4 falli, sembra spacciata. Torna a uomo, abbassa il quintetto. I duri cominciano a giocare, col pallone, non con i pugni. La marcatura Galanda-Danilovic non può funzionare sempre. E mentre aspetti Rivers, arriva Crippa. La Virtus continua il viaggio.

Alfredo Cazzola arriva a fine partita per celebrare dal vivo il traguardo inseguito da 7 anni: "Prima non avevamo l'organico all'altezza per riuscirci - sorride il patron Virtus - quest'anno invece c'erano tutte le condizioni per farcela. La Teamsystem ha avuto la sfortuna di incontrarci nei quarti, ha perso senza attenuanti. Importante Sconochini, determinante Danilovic. Messina grande stratega. Auspico che gli animi tornino tranquilli. Multerò i miei giocatori espulsi in gara-1". Il coach vincente ricambia. "Questa final four è un premio che il nostro presidente, coi suoi sforzi, meritava - dice Ettore -. Un traguardo che, a prescindere da come finirà la stagione, lo ripaga e ci ripaga di tutta la pressione che finora abbiamo dovuto sostenere. Parlo soprattutto dei giocatori, non di me, che ringrazio per la padronanza dei nervi che hanno avuto nelle due partite. Gara-2, per come eravamo rimaneggiati, non poteva essere decisa dalla tattica, ma dall'autocontrollo e dalla fiducia di poter tornare in gioco anche davanti a un gravoso passivo. Il nostro piano era di controllare il ritmo e i rimbalzi, e ci siamo riusciti, mettendo la palla in mano ai nostri migliori giocatori per fare le scelte di tiro più importanti". Messina tira il fiato, si volta indietro e guarda avanti. "Questo successo lo paragono all'argento di Barcellona con la nazionale - chiude l'ex c.t. -. Alle final four andiamo col 25% di probabilità di alzare la coppa. Lì avremo, spero, anche Rigaudeau. Lasciatemi dire che sono orgoglioso e fortunato di essere ancora l'artefice in panchina di una "prima volta" della Virtus". Tocca a Valerio Bianchini. "Ancora una volta l'Eurolega, dopo la battaglia col Maccabi, ci respinge - sospira -. Ci ritiriamo in buon ordine perché non abbiamo saputo adattarci al gioco fisico che regna nelle Coppe. Il terremoto di gara-1, gestito male dagli arbitri e ancora peggio dal giudice, ci ha costretti a rischiare 40' Wilkins. Lui è un campione intelligente, che sa gestirsi. Ha giocato tanto perché sarebbe stato più dannoso farlo riposare col rischio di raffreddare il muscolo stirato. C'era poco altro da fare, le carte da giocare erano quelle". Ma Giorgio Seragnoli non è d'accordo e critica duramente le scelte del suo allenatore. "Abbiamo anticipato l'uovo di Pasqua - attacca il patron Fortitudo -. Non è stata una sconfitta maturata sul campo ma un regalo. Il finale gestito dalla nostra panchina mi lascia molti dubbi. Alcuni cambi sono inspiegabili, per esempio quello di O'Sullivan, il nostro lungo più vivo, sul +7 a 4' dalla fine. D'accordo, aveva 4 falli, ma a quel punto doveva andare fino in fondo. Il rientro di Chiacig, fuori partita per tutta la ripresa, non ha un senso. Male Rivers, mentre mi auguro che non dovremo scontare il rischio dei 40' concessi a Wilkins". Ecco Danilovic. "Abbiamo compiuto un'impresa qualificandoci in queste condizioni e sul campo nemico - argomenta Sasha -. Sono felice e mi auguro d'incrociare il mio Partizan a Barcellona. Abbiamo avuto il merito di rimanere con la testa nella partita anche quando sembrava esserci scappata di mano. Ma all'intervallo, dopo tutte le bombe della Fortitudo, ci siamo detti che il 0-10 si poteva recuperare benissimo. La mossa di Binelli ala piccola l'avevamo preparata, Gus è stato bravo. Dovevo prendere più tiri del solito, anche sbagliando, non c'erano alternative. Nel finale li abbiamo segnati tutti, così abbiamo vinto. Quando conta vincere c'è chi può e chi non può. Io può. L'uomo della serie? Sconochini".

Fischi cupi, ululati senza tregua, squilli di tromba, monetine che volano sul parquet, megafoni che gracchiano parolacce, slogan razzisti ("Lava il vetro Sasha", in senso dispregiativo, perché serbo ed extracomunitario): il clima del Palamalaguti è davvero quello di una bolgia allucinante. Sulle gradinate e nel parterre si sente metaforicamente nell'aria un odore di bruciato, acre, pungente, cioè l'odore di una assurda guerra. Muscoli tesi, bocche contratte, vene del collo gonfie: i tifosi della Fortitudo s'alzano spesso in piedi, s'avvicinano alla ringhiera che delimita il campo, protestano contro tutto e tutti e ridono beffardamente. Danilovic, autore del primo canestro della serata, è preso di mira, ma lui resta impassibile, freddo come un blocco di ghiaccio. Di lui si conosce il piglio deciso, la vena polemica, ma il suo sguardo è lontano: neppure una smorfia del viso tradisce i suoi sentimenti. Eppure in campo c'è un sostanziale e apprezzabile fair play. Molta tensione, lotta spietata su ogni pallone, ma i comportamenti sono responsabili. Le risse gigantesche, le esibizioni di boxe e tutto ciò che non è edificante ricordare, sembrano dimenticate. Quando la Virtus va sotto, Messina lascia la panchina e passeggia tormentosamente davanti al tavolo. Dà ordine e stimola la sua squadra. Bianchini, invece, non si agita: resta seduto e sostiene il mento con il pugno in un atteggiamento di riflessione. Oppure s'inginocchia, ai bordi del campo, dando la sensazione di essere ancora più piccolo. La Fortitudo ha qualcosa in più, allunga il passo, anzi s'invola (32-19, +13), e il popolo biancoblu va letteralmente in estasi. Tocca il cielo con un dito perché pensa alla grande, spietata vendetta. Nel catino-arena il rumore è assordante, spacca i timpani, mentre i tifosi virtussini, appollaiati in una semicurva e nettamente in minoranza, sembrano disarmati, impotenti, vinti. In buona sostanza il derby riversa tutto in una forma dove si saldano emozioni e sensazionalismo, ambizioni e velleitarismo, sdegno e civismo. La Virtus ha un sussulto, all'inizio della ripresa. Danilovic la riporta sotto, a -5 (35-40). Messina fa il gesto dell'apparecchio, allargando le braccia. Come per dire: bene, avanti così. Oppure punta l'indice contro Sconochini, invitandolo alla calma. Danilovic confabula spesso con i suoi compagni, specie con Binelli e Frosini sotto i tabelloni. Forse per suggerire come va sbarrata la strada a Wilkins. Ma proprio lo statunitense riporta a +10 (45-35) la sua squadra e il patron Seragnoli, sotto la curva Fortitudo, alza i pugni in alto. La lotta è serrata e spietata, canestro su canestro, senza esclusione di colpi. Più che un incontro di basket, sembra un acrobatico rodeo. Ma, pur nell'incertezza del risultato, i giocatori non s'abbandonano ad atteggiamenti sconvenienti e mantengono la calma. Nel finale, quando Sconochini e Danilovic portano inaspettatamente in vantaggio la Virtus, negando alla Fortitudo la possibilità di quella bella che sembrava ormai certa, il pubblico biancoblu' resta inizialmente ammutolito, incredulo del sorpasso. Manifesta la sua delusione facendo volare diversi oggetti in campo. Nessuno, però, resta colpito. La forza pubblica presiede con attenzione la curva biancoblu'. Bianchini ha lo sguardo che sembra perso nel vuoto. Messina esulta per lo scampato pericolo. La semicurva virtussina dà fiato alle sue trombe. Gli arbitri fischiano la fine: i giocatori imboccano il sottopassaggio con la velocità dei centometristi, coprendosi il capo con le mani. Di tutta la serata sono gli unici momenti di pathos e di paura. Ma anche gli ultimi, irriducibili tifosi della Fortitudo s'arrendono al destino avverso. E applaudono, forse con ironia. Poi lunghi silenzi e qualche disperato urlo. Tutto sommato, stavolta sul campo e sugli spalti del "Palamalaguti" prevale la tolleranza. O, più semplicemente, il buon senso. Dopo la tempesta, il sereno. Magari con qualche nuvola minacciosa.

UN URLO LUNGO DIECI ANNI: KINDER!

di Luca Chiabotti e Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport- 24/04/1998

 

"Gus, ti prego, dammela per un momento": le televisioni di tutto il mondo inquadrano Sasha Danilovic mentre Binelli, fattosi improvvisamente biondo platino, alza la coppa che incorona la Virtus Kinder Bologna campione d'Europa 1998. La voce è coperta dal rumore, ma le labbra si leggono come un libro stampato. Dieci anni dopo il trionfo della Tracer Milano a Gand, dieci anni in cui la pallacanestro italiana sembrava diventata una provincia marginale del basket europeo, il titolo più importante torna nel nostro Paese ridandoci quelle emozioni improvvisamente riesplose solo nove mesi fa, con l'argento azzurro, dopo troppo tempo di delusioni. La Virtus, una società che per anni aveva messo l'Europa in fondo ai suoi pensieri esaltandosi solo in Italia e nei derby, scopre la gioia di essere la più forte di tutte, senza confini. Lo fa in un modo straordinario, dominando semifinale e finale per 40', stritolando gli avversari con una difesa che coglie un nuovo record: 44 punti sono il punteggio più basso realizzato da una squadra nella storia della coppa. Di fronte, non c'era gente qualunque. Willie Anderson, talento da 12 punti di media in 9 stagioni Nba, l'anno scorso è stato l'eroe in una gara di playoff tra Miami e New York: ha segnato 4 punti, con 2/13 al tiro. Vic Alexander è stato un animalone da 10 punti a partita a Golden State: 5 punti. L'Aek aveva talento, chili, centimetri, esperienza per poter vincere, è stato annientato. La Virtus ha vinto come si vince oggi in Europa, difendendo forte e giocando a basso ritmo, ma sarebbe stata capace di farlo segnando 80 punti. Solo che Ettore Messina ha provato sulla sua pelle, in nazionale, che certe sfide vanno affrontate così: puoi non fare canestro e vincere ma non puoi vincere se non difendi. Tatticamente, la sua Kinder è stata perfetta, non ha sbagliato una scelta. Una prova di forza mentale e di applicazione tecnica straordinaria da parte di campioni che potrebbero credere presuntuosamente di risolvere tutto con la loro classe individuale e invece si dannano in difesa come poche squadre, nel mondo. Forse è una pallacanestro che non piace, ma non si può fare altro fino a che i regolamenti della Fiba non cambieranno. Messina ha trovato una via originale, più equilibrata, trovando a 9 mesi dal secondo posto agli Europei, il primo in Eurolega. Un trionfo ricco di belle storie, quella di Zoran Savic, eroe delle Final Four, che in ottobre era finito fuori squadra per scarso rendimento e che ieri stava già andando negli spogliatoi quando lo speaker lo ha chiamato per consegnargli il premio di miglior giocatore, quasi fosse impossibile accadesse. O di Danilovic e Rigaudeau, talenti mostruosi, che hanno rinunciato a molto del loro gioco individuale per diventare immarcabili assieme. è la storia anche di italiani che crescono, all'ombra di questi giganti, che non tremano più come i loro recenti predecessori. Una vittoria che vale 70 milioni netti, per ciascuno, premio a cui si penserà solo da oggi. L'Italia conquista la 35a coppa della sua storia, la 12a dei Campioni. Chiamiamola così, che è più bello e rende più giustizia. è la prima di Bologna, non sarà l'ultima.

Esiste un momento del trionfo, anche in una partita dominata dal primo all'ultimo minuto. E l'eroe è ancora lui, Zoran Savic: è lui che a 2'10" dalla fine, con l'Aek solo a -5, ha schiaffeggiato il rimbalzo su un errore di Danilovic, ridando a Sasha la palla del +7. è lui, che 45" dopo, regala il titolo continentale alla Virtus col trepunti del +10. La cronaca è quella di un dominio: Danilovic impiega 25" per rompere il ghiaccio, subito da tre punti, poi Sconochini ruba un pallone e va in contropiede: la paura della finale finisce qui, si corrobora con una difesa eccezionale (Danilovic su Prelevic, Sconochini su Anderson e Savic su Alexander le marcature più importanti), con qualche spruzzata di zona 3-2. L'Aek deve aspettare 2'08" per fare il primo canestro, ma la Kinder non riesce a capitalizzare il grande lavoro perché andare a tirare nell'area dei greci è quasi impossibile, vista la stazza degli avversari. La marcatura di Coldebella su Danilovic cresce coi minuti, Bologna sbaglia qualche canestro da sotto, subisce un 7-0 e si trova con 2 falli di Sasha al 4' quando la partita è ancora nel prologo. Ma Rigaudeau non è il diesel della semifinale, sono due suoi canestri importantissimi da trepunti a disinnescare le uniche due triple greche del primo tempo. La Kinder domina sotto canestro (11 rimbalzi a 4 il parziale) e un altro trepunti dell'eroe di martedì, Savic, dà il +8 con cui i bolognesi doppiano il 10'. Si entra in una terra di nessuno, dove le squadre per 3' non riescono a segnare. Crescono Sconochini e Abbio: il primo (4 rubate nel 1° tempo) dà dinamismo alla difesa e pesca al volo Nesterovic, il secondo è determinante nei 3' in cui Danilovic, portato a forzare quando lo marca Coldebella, è in panchina. Il problema è che con Nesterovic e Savic da una parte e i chili di Alexander e i centimetri di Tsakalidis dall'altra, è praticamente impossibile tirare in area (37% la Kinder, 24% l'Aek da 2 nel 1° tempo), bisogna riuscire a correre. è Sconochini che porta la Virtus a +9 (28-19): tutto va liscio, l'unico problema sono i 3 falli di Savic. Bologna tocca il +13 (33-20) quando, uscendo dagli spogliatoi, lascia per 2'44" l'Aek senza segnare. Ioannidis è inferiore in tutto, prova l'ultima carta, la zona. Danilovic è in panchina perché è già a 3 falli, la Virtus perde il ritmo, segna solo due canestri in azione dal 27' al 37', con i greci che recuperano con Lasa in regia e con un paio d'invenzioni del lungo Tsakalidis. La Kinder, che al 33' è avanti ancora di 12, anche grazie al gran lavoro di Binelli, si trova dopo a 3'27" dalla fine, dopo aver dominato tutta la gara, solo a +4 (45-41). Ma la Provvidenza esiste: viene fatto un fallo su Nesterovic che, col polso malandato, può mandare in lunetta il più preciso Rigaudeau. Poi Danilovic e Savic risolvono.

 

Le pagelle

DANILOVIC 7.5 - Dateci una finale e vogliamo giocarla con lui. Ha difeso da 10 contro l'ex compagno di Miami, Anderson, e su Bane Prelevic e ha segnato canestri importantissimi. Anche lui è un uomo, e nel finale ha perso un paio di palloni. Ma non è un uomo come gli altri, e su un tiro sbagliato ha costruito il canestro-partita, con l'Aek a -5. Dopo l'Eurolega 92 (e la Korac col Partizan nel 1989) conquista anche quella del 98. In una finale internazionale di una massima manifestazione ha vinto 7 volte su 8. Capite perché lo pagano tanto?

CRIPPA N.G. - Gli 8' in semifinale sono il punto massimo di una carriera. È stato decisivo nei play-off durante l'infortunio di Rigaudeau. È campione d'Europa anche lui.

ABBIO 6.5 - Giocatore coraggiosissimo, ha difeso alla grande, in attacco s'è preso delle responsabilità che è la cosa più importante in gare così. Chi si nasconde è perduto.

NESTEROVIC 7 - Ha fatto diventare il gigante georgiano Tsakalidis un non-fattore dell'incontro. Miglior rimbalzista della gara: una presenza chiave.

SCONOCHINI 7.5 - Una grandissima difesa sugli esterni, una mano considerevole a rimbalzo (8), le palle rubate che nel primo tempo hanno smosso la partita, facendo anche correre la Kinder, cosa decisiva in una gara a basso punteggio. Dopo l'intercontinentale fantasma col Panathinaikos nel 96, e l'oro ai Panamericani con l'Argentina, finalmente un titolo europeo per un ragazzo d'oro.

BINELLI 6.5 - Dite un trionfo internazionale della Virtus, il vecchio Gus c'è. Unico reduce dell'unica coppa vinta nel 90, fa 10 nei trofei vinti con la Virtus (oltre alle due coppe, 4 scudetti, 4 coppe Italia). Ha giocato 5' nella ripresa in un momento cruciale, è stato importante: a inizio stagione, Messina lo aveva tenuto prospettandogli una stagione da 11° uomo. Augusto ha detto sì, è sempre stato pronto quando è arrivata la chiamata.

SAVIC 7.5 - Finalmente un premio sacrosanto: è Zoran il miglior giocatore delle Final Four di Barcellona. Soprattutto per lui, contro i chili e i muscoli di Alexander, era una partita di straordinaria difficoltà. Dopo aver annullato gli avversari diretti in difesa, ha aspettato il suo momento in attacco, firmando le due giocate che hanno deciso la partita in pieno recupero greco. Dopo le due euroleghe vinte a Spalato, dopo essere diventato con Paspalj l'unico arrivatoci con 4 squadre diverse, aver vinto 3 ori europei e un Mondiale, Zoran aggiunge un'altra perla, questa volta in un ruolo non suo: il protagonista. Ha conquistato tutte le 3 finali disputate.

MORANDOTTI N.G. - La vittoria più bella arriva in una stagione in cui ha dovuto fare la comparsa. Se la merita per tutto quello che ha dato.

RIGAUDEAU 7.5 - Primo trionfo per uno dei più grandi giocatori europei: finalmente anche Antoine può assaporare una coppa, e lo fa alla grande, segnando i due trepunti che stroncano l'unico vantaggio dell'Aek, facendo uno dei due preziosissimi canestri nella palude in cui era cascata la Kinder contro la zona e non sbagliando mai dalla lunetta sul recupero greco. Super.

FROSINI 6 - Non tira ma si fa trovare pronto in difesa, anche se poi gli preferiscono Binelli.

MESSINA 10 - Un capolavoro assoluto: è vero che vincono i giocatori in campo, ma costringerli a difendere così, concedendo 44 punti agli avversari, può farlo solo l'allenatore. Direzione da manuale, dopo nove allenatori jugoslavi di fila, Messina dimostra che la scuola italiana sa vincere in tanti modi, anche alla slava.

IL TORMENTO E L'ESTASI

di Gianfranco Civolani - tratto da "Euro Virtus"

 

Ci risiamo? Stracciati in casa dall'Orthez, impossibile. Tornano i fantasmi di tante altre Virtus di Coppa, partitucce stente e via lacrimando.

Possibile che il buon Messina non sia in grado di far sprigionare le migliori potenzialità di un grande gruppo? Be', guai a diffidare del buon Ettore. Sì, l'Orthez fa un gran numero, ma poi morta lì e la Virtus comincia a veleggiare e a spumeggiare. E trionfa a Barcellona e dappertutto e perse solo un paio di partite quando tutto si è già concluso in gloria e non è nemmeno il caso di andare a complicare la vita a chi ti fa capire che i due punti in palio potresti anche graziosamente lasciarli.

Qualificazione con la fanfare, ma che grandissima sfiga doversi scozzonare nei quarti con la Fortitudo. Chi perde non va alle Final Four, è una solare ingiustizia ma tant'è e allora via con gli ennesimi e bollentissimi derbies.

Prima manche tutta bianconera. Ma quando ormai questo primo verdetto sta scritto, ecco che scoppia fra i signori giocatori una rissa colossale e meno male che il pubblico virtussino si comporta in modo impeccabile (signori giocatori, cosa sarebbe poi accade se un centinaio di fans assatanati avessero scavalcato le transenne?) e meno male che tutti i ribaldi minacciano cartoni a raffica sena riuscire a centrare una nuvola di cazzotto. Gli arbitri a quel punto che fanno? Fanno il ballo dello sgombero, squalificano un tanto al chilo e così gara-due non c'è tizio e non c'è caio e si va in onda in un clima ultratossico e con un oceano di sputi che bagna già nel riscaldamento particolarmente l'aborrito Danilovic e ovviamente Frosini, bollato e marchiato a fuoco come ignobile traditore di una certa patria.

Per la Virtus non ce n'è, parrebbe. Fa i bambini anche Vidili, meglio per lui. Ripresa: si oscilla dal più cinque al più sette per la Fortitudo. Ma d'improvviso più tre, pareggio, sorpasso. Quelli della Fortitudo non ci credono, Seragnoli decide all'istante che Bianchini è da cacciare con infamia e comunque a Barcellona ci va la Virtus e la Fortitudo può solo consolarsi proclamando a giusta ragione che la finalissima vera era quella lì, altro che Aek o Partizan.

A Barcellona, in cinquemila a sciamare nelle ramblas prima della tenzone. E in semifinale vengono schiantati i puponi serbi e poi in finale con l'Aek c'è solo un brividuccio in retta d'arrivo quando la Virtus non ci prende più e per fortuna anche i greci fanno virgola.

Il resto è storia, gloria e baldoria. E nel bel mezzo della notte e dopo che in Via Ugo Bassi e in Via Rizzoli strombazzano tante auto impazzite, all'aeroporto di Bologna c'è il grande abbraccio e la notte non finisce più, quattordici anni dopo la notte della Stella e delle stelle e sessant'anni dopo che la Virtus aveva vagito in culla.

Io a Strasburgo c'ero e a Barcellona no, sfiga per me.

La Virtus basket ha sessantacinque anni. Sta invecchiando stupendamente. Ma poi quali sessant'anni, quale vecchiezza, quale mai? Diceva il poeta Cocteau: vecchi si nasce, giovani si diventa. vero, la Virtus comincia adesso a vivere le altre sue cento vite.

 

PERFETTA TEAMSYSTEM, LO SCUDETTO A UN PASSO

di Walter Fuochi - La Repubblica – 25/05/1998

 

Non c’è partita, e l’ultima cosa che si poteva capire, leggendo tra le nebbie dense della sfera di cristallo, è che sarebbe sparita così, la terza finale tricolore. E cioè per mano di una Teamsystem sempre davanti, 40’su 40’, sempre superiore, sempre attenta e spietata, in tutto quel che faceva. Questo copione inedito la Kinder l’ha solo subìto: e dopo due finali col naso sempre avanti, una finita male e l’altra bene, se n’è trovata mentalmente spiazzata. Adesso è sotto 1-2, nella volata per il titolo, e dovendo visitare casa Fortitudo, giovedì sera, mai così vicina al suo sogno, dovrà solo confidare in un chiodo fisso di questo play- off. Nessuna delle due sorelle ha mai vinto in casa. E nessuna, e forse questa spiegazione è più chiara, ha saputo gestire il ruolo da favorita, che frulla e logora il sistema nervoso, in quest’isola chiamata basket, ieri anche felice, senza astii per l’arbitraggio, senza tumulti di popolo, se si eccettua un lancio di uova dalla curva biancoblù verso la "band" che accompagna il gioco: qualche traiettoria lunga, finita sui tavoli della stampa, ci ha offerto pure l’omelette.

La Teamsystem che non t’aspetti, dunque. Perfetta, a lungo, sui 40’: un’orchestra, finalmente, in attacco e in difesa, dopo essere stata, nei giorni del tormento, una somma di prove smaglianti di solisti e di spaventose latitanze. Però Skansi ha pilotato la barca come forse sa fare solo tra le sue isole dalmate, usando 7 giocatori (e poco e male Galanda), ripartendo con Chiacig, cioè un vero centro. Tutti gli hanno dato qualcosa, anzi molto. Wilkins, il grande disertore finora, 20 punti e 12 rimbalzi, aprendo subito il Mar Rosso con canestri di fiducia. Rivers, stavolta, non prodezze balistiche, ma una regia che cuciva cinque apporti forti senza trascurarne nessuno. Myers una partita asciugata da rivincite e furore, senza nebbia negli occhi, solo la volontà feroce di stanare ovunque Danilovic e di colpire, in attacco, quando serviva (6/8), ogni volta che l’orgoglio Kinder riavvicinava le sponde (-4 a 11’e a 7’, -2 a 3’): in più, ha scartato Myers le caramelle per Fucka, passaggi dolci per l’oggetto smarrito Gregor che stavolta ha fatto pace coi derby e coi play-off. Infine, Chiacig (6/7) e Gay (3/3): e che i pivot abbiano razziato, nel cuore meno saldo della difesa nemica, significa che la squadra li armava bene, con giri di palla pazienti e il servizio giusto appena la Virtus si sbilanciava.

La Kinder non è entrata in partita. Danilovic le ha dato solo qualche punto in volata (6/12), sbagliando le due bombe della disperazione finale; Sconochini, marcato da Fucka, è stato timido nel tiro e, in percussione, non poteva schivarne le liane. Rigaudeau, dopo un primo tempo sordo, s’è inventato una ripresa rabbiosa (16 punti dei suoi 18), alimentando il sogno impossibile della Kinder. Che a 3’dalla fine, su una sua tripla, è arrivata 65-67. Lì poteva cambiare casa un’altra partita di queste finali stracciacuore, ma la Fortitudo ne era troppo serenamente padrona per sbandare, anche sull’ultimo azzardo di Messina, 4 piccoli insieme, per spremere più punti. Chiacig ha fatto il 69, Rivers con due liberi il 71 e ancora il 73, la Kinder ha alzato le mani a chi le era stato davanti in tutto. Indici statistici: il 56%, nella serie, non l’aveva mai concesso, ed è stato omicida, così come il suo mai frequentato 44%. Una partita tutta sbagliata, sofferta da subito (23-10 dopo 12’di sfiancanti digiuni), pagata perfino poco a fine primo tempo (-6), vissuta per tutto il secondo a guardare da una distanza dai 6 ai 10 punti. Mai irrimediabile, vero, però anche poco sfiorata, di fronte a quella Teamsystem che, delle sue rimonte, non s’è mai angosciata. I 15 centri su 25 colpi della ripresa biancoblù spiegano tutto: questa, dicevano forte e chiaro, non la perdiamo mai.

MAGICO DANILOVIC: VIRTUS ALLE STELLE

di Luca Chiabotti e Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 01/06/1998

 

Non esiste un limite alla grandezza di un giocatore se é veramente grande come Sasha Danilovic, non esiste un limite alla sfortuna se, come la Teamsystem, ricadi ancora una volta nello stesso errore. La Virtus Kinder è campione d'Italia per la 14a volta alla fine della più bella ed emozionante serie scudetto che la gente si ricordi, entra con Milano e Varese nel piccolo olimpo di squadre capaci di conquistare, nella stessa stagione, il titolo italiano ed europeo, un'impresa riuscita l'ultima volta 11 anni fa. Lo deve alla prodezza dell'uomo di tutti i record: Danilovic ha disputato 4 campionati italiani e li ha vinti tutti. Stavolta lo fa con lo scudetto inequivocabilmente già sulla maglia della Fortitudo, avanti di 4 punti a 18" dalla fine, dopo essere stata sempre in vantaggio, anche di 11 punti a -6'38".

La favola è quella del campione con la faccia di ghiaccio, che spesso mette tra sé e il mondo una cortina di scortesia, ma che dentro sa tutto del basket, compreso il fatto di non essere stato un fattore in questa serie (complice anche un infortunio), di aver sbagliato i palloni decisivi di gara-1, di aver giocato male come mai in una finale in gara-3 e gara-4, di essere stato quasi negativo per 39'48" di questa ultima sfida: solo 7 punti, 3/10 al tiro, 0/5 da tre. Stava vincendo la Fortitudo ma è arrivata l'azione che ricorderemo per sempre: tre punti più fallo di Wilkins (che ci lascia perplessi non solo per la stupidità: anche in tv non lo vediamo, ma Nique non fa una piega) che riportano la Kinder alla pari. David Rivers si butta come un missile verso il canestro avversario ma perde la palla, Alessandro Abbio restituisce e si fa stoppare da Fucka che poi subisce un fallo (non rilevato) da Binelli mentre Attruia viene fermato dalla sirena. Supplementare, senza Myers: a -2'54", con la Virtus a +1, Danilovic si conquista e segna i liberi del +3, a 1'44" dalla fine realizza l'uno contro uno del +5, a 1'03" dalla gloria piazza il trepunti del +7 e dello scudetto. Totale, 9 punti nel supplementare, 13 negli ultimi 5'18". Incredibile.

La storia di Danilovic era troppo bella per non meritare la prima pagina, ma se lo scudetto è della Virtus il merito è di Alessandro Abbio che, dopo aver giocato una serie scudetto da campione, ha riportato praticamente da solo la Kinder in partita sia nella seconda metà del 1° tempo che a inizio ripresa con 10 (dei 16) punti nei primi 8', e di Hugo Sconochini che ha preso per il bavero la Virtus ricaduta a -11 a 6' dal punto di non ritorno, bruciando in contropiede la zona avversaria (8 punti sui 10 bianconeri dal -10 al -3). E poi Nesterovic, 22 anni, ma capace di non sbagliare un tiro in una finale. Queste cose, Danilovic le sa, rispetta i compagni, sa che la sua gloria nasce da lì. Di là, oltre il muro che divide Bologna, c'è Carlton Myers impietrito: perde la quarta finale della sua vita, dopo aver disputato un'ottima partita, soprattutto nel 1° tempo (20 punti, 5/8 al tiro, 3 recuperi) ma che non capisce che da solo non ce la farà mai, anche se è immenso. Nei primi 5' si gioca Dominique Wilkins, richiamato in panchina e furioso per non aver visto una palla, soprattutto da Carlton. La Fortitudo perde lì un uomo da 27 mila punti nella Nba che poi gioca una partita assolutamente indecente.

Nella Fortitudo è mancato anche David Rivers, cioè il resto dello star system. Super Roberto Chiacig, che scava il primo grande vantaggio Teamsystem (+11 al 10') bilanciando con le sue incursioni in area i tiri pesanti di Myers, e Gregor Fucka, alla migliore prestazione della serie finale, anche se poi sbaglia due liberi, dopo un 8/8, nell'ultimo minuto. Probabilmente è stata la gara meno spettacolare: l'eccessivo talento in campo ha consigliato Ettore Messina e Pero Skansi a usare dose massicce di zona. Ha iniziato la Virtus, a -11 al 10', con una 2-3 che ha dato rimbalzi e contropiede. Al 17', sul 36 pari, Skansi ha messo in campo la sua (non la toglierà più), lasciando a 0 per 3' gli avversari e tornando a +8. A inizio ripresa, l'ex c.t. cambia in una 3-2 e recupera. La differenza è che Messina mischia le sue zone e riesce realmente a difendere mentre la Teamsystem disturba solo un attacco che finisce col 69% al tiro da 2 punti. Cioè, appena sono entrati anche i tiri da 3 di Danilovic, è saltata. Onore alla Virtus ma identico onore alla Fortitudo. Sono parole di rito ma sentite, come è sentito il titolo di miglior coach europeo a Ettore Messina. è italiano, come Abbio, come lo scudetto vinto da una squadra mitica.

 

LA SERIE FINALE

Gara-1: Kinder - Teamsystem 80 - 81.

Gara-2: Teamsystem - Kinder 76 - 78.

Gara-3: Kinder - Teamsystem 69 - 76.

Gara-4: Teamsystem - Kinder 57 - 59.

Gara-5: Kinder - Teamsystem 86 - 77 dts.

 

LE PAGELLE

DANILOVIC 10 - Ha segnato tutti i canestri-partita. Fino a 18" dalla fine, meritava il 6 di stima. Ma lui è Danilovic e può conquistare l'eccellenza in una sola azione.

ABBIO 9 - Ha realizzato i punti decisivi in gara-4, è stato grande in difesa e fantastico in attacco ieri. Ha pesato più lui di Danilovic in questo scudetto.

NESTEROVIC 7.5 - Non ha sbagliato un tiro ed è stato il miglior rimbalzista. Con lui in campo, la Kinder ha avuto un parziale positivo di +10.

SCONOCHINI 7.5 - Ha riaperto una partita che sembrava ormai compromessa, in 4' (dal 32' al 36') segna 8 punti di carattere volando in contropiede.

BINELLI 6.5 - Subentra a Nesterovi con 3 falli al 14', prende 6 rimbalzi in 14', dà due stoppate.

SAVIC 6 - Ha giocato un buon primo tempo, poi è sparito. L'Mvp dell'Eurolega è tornato gregario ma ha vinto un altro titolo. Non è un caso.

RIGAUDEAU 6 - Ha disputato una partita modesta, illuminata solo dagli assist e dalla mano data a rimbalzo. Un paio di brutti errori (sul secondo ha commesso il 4° fallo al 25') stavano costando care alla Kinder.

MESSINA 10 - Un grandissimo allenatore, in allenamento e in panchina. Con Danilovic in queste condizioni, vincere lo scudetto è stata un'impresa più difficile del titolo europeo.

 

TUTTO SEMBRAVA PERDUTO, POI QUEL COLPO DI DANILOVIC

di Walter Fuochi - La Repubblica – 01/06/1998

 

Lo chiamano lo Zar, spesso fanno fatica a sopportarlo, perché è "peso", come si dice qui, anche quando fa dello spirito, mica solo se è incazzato. Ma se Danilovic è un capobranco anche amato, in fondo, non solo rispettato, è perché, a chi ci lavora insieme e a chi paga i biglietti più cari d’Italia per vederlo, porta scudetti. Ne aveva vinti tre prima di andarsene nella Nba, in tre campionati. Ha vinto il quarto dopo i due anni che s’era stufato di stare là: gli 11 miliardi in tre stagioni di Bologna valevano il ritorno. Anche per la Kinder, riprenderlo l’estate scorsa fu soprattutto marketing: dopo scoppole memorabili, la sbrindellata Virtus che i 5 derby di stagione li aveva strapersi tutti, doveva riavviare lo spettabile pubblico alla cassa.

Danilovic fu come Baggio: seimilatrecento e rotti abbonati. Adesso, è stato di nuovo l’uomo-scudetto, non solo l’uomo-immagine. Come l’ha vinto ieri sera, è stato da lui, da Zar. Quasi irridendo la complicità della Fortitudo, per la terza volta in tre anni sconfitta in finale, e per la seconda in quattro giorni segata a metà dal filo di lana che l’attendeva sul traguardo. Danilovic ha tracciato poco o niente nella partita di 39 minuti trascinata contro Myers e contro la propria caviglia ormai straziata. Ma ha pescato i 4 punti dell’incredibile pareggio quando lassù, sulla curva nemica, i cinquecento tifosi avversari pensavano che l’incubo fosse finalmente finito. Poi ha scolpito quel supplementare da padrone assoluto: quasi che, in campo, non ci fossero altri nove giocatori. Sasha è tornato, tengono scritto sulle magliette i bimbi del tifo virtussino. E Sasha ha portato lo scudetto: il numero 14 che, accoppiato alla Coppa Campioni, ha fatto di Bologna, e della mezza innamorata Virtus, la capitale dei canestri.

 

MYERS & CO, PAURA DI SCUDETTO

di Walter Fuochi - La Repubblica – 01/06/1998

 

Ma che cos’ha la Teamsystem, contro lo scudetto, che neppure stavolta l’acchiappa, sotterrando la Kinder fino a 18 secondi dalla fine, e finendo per esserne la più affettuosa complice, quando la Virtus, invece, al suo scudetto numero 14 salta addosso, e lo sbrana? Non è facile raccontare l’impresa di una squadra che ha vinto partita e scudetto fondendovi formidabili virtù di temperamento, anche quando giocare era una scommessa contro le proprie fatiche fisiche e i propri svuotamenti mentali. Non è facile spiegare come, quando e perché la Kinder ha ribaltato il destino, senza attingere dal secchio degli errori avversari, ma è andata così. Il merito è stato non affondare mai. Ma il resto doveva farlo la concorrenza. E la concorrenza, sciaguratamente, l’ha fatto tutto, senza sconti. E pensare che la Teamsystem aveva cancellato l’identico scialo di gara 4, giocando per 39’ meglio della Kinder, quasi l’altro giorno fosse andata a un picnic. Ma s’è gelata, ancora una volta, in retta d’arrivo: vinceva di 11 punti a 6’36’’, di 5 a 3’28’’, e di 4 ancora a 27’’, su un libero di Fucka.

La Kinder era stesa, non Danilovic, che pure s’era trascinato la zampa malconcia per tutta la partita: senza più l’ombra di Myers addosso, fuori per falli, Sasha ha sparato da tre e Wilkins gli ha pure regalato il fallo che, in lunetta, l’ha fatto pareggiare a 72. La disperazione della Fortitudo aveva altri 18 secondi, ma Rivers correva troppo forte e dava un calcio alla fortuna, meglio alla palla, a 13’’. L’ultima azione Virtus pareva la mannaia: e invece Abbio, in entrata, prendeva una stoppata da Fucka, cui poi saltava addosso Binelli. Overtime, sul 72 pari. E qui, solo Virtus. Il 74 di Nesterovic, il pareggino esile di Fucka, poi era Sasha a fare lo Zar: segnando o facendo segnare. A Binelli il 75, personalmente il 77 (due liberi), il 79 (entrata), l’82 (tripla). Era finita lì, a 1’02’’, 82-75, la gente già in campo, a stento trattenuta.