KOSTAS PATAVOUKAS

(Konstantinos Patavoukas)

Kostas Patavoukas in regia

nato a: Atene (GRE)

il: 03/02/66

altezza: 192

ruolo: playmaker

numero di maglia: 15

Stagioni alla Virtus: 1996/97

statistiche individuali del sito di Legabasket

palmares individuale in Virtus: 1 Coppa Italia

biografia su wikipedia

 

"MI SENTO GIÀ BIANCONERO"

Patavoukas aspetta solo l'ok dell'agente

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 22/07/1996

 

La testa è ad Atlanta, dove purtroppo di azzurro c'è davvero molto poco (neanche il cielo), un piede però è già a Bologna.

Kostas Patavoukas, 30 anni, playmaker, guardando al suo futuro più immediato si sente più di qua che di là. Non ha ancora firmato per la Virtus, ma è questione di poco. L'atteso autografo arriverà probabilmente nella sede bianconera via fax, prima della fine di questi Giochi.

"Ormai è fatta", dice il giocatore che abbiamo raggiunto al termine del match con la Jugoslavia, una partita scivolata via negli ultimi minuti, tenuta in piedi dalle seconde linee serbe (soprattutto Savic) e uccisa dall'impennata finale di Djordjevic e Danilovic.

Dicevamo, rubando le parole all'ex regista del Panathinaikos campione d'Europa e della nazionale ellenica, che appunto ormai è fatta.

"Sono in contatto quotidiano col mio agente e lui mi ha detto di stare tranquillo, che è proprio una questione di giorni".

Firmerà al ritorno da Atlanta?

"Probabilmente sì, ma non escludo che la vicenda si possa chiudere anche prima. Ormai sono stati definiti tutti i dettagli, il mio contratto dovrebbe essere biennale".

Si sente al 100 per 100 Virtus?

"Beh, manca ancora l'atto finale, diciamo che incomincio a pensare...in bolognese".

Troverà una squadra profondamente cambiata, rispetto a quella che ha incrociato in questi ultimi anni. Che le sembra?

"Innanzitutto posso garantire che la Virtus ha fatto un grande acquisto: Bane Prelevic è un giocatore di primissimo piano a livello europeo. È un attaccante micidiale, ha grande carisma, insomma, è un trascinatore. Il pubblico di Bologna imparerà a conoscerlo presto e si entusiasmerà. Sì da quello che so la squadra sarà abbastanza rinnovata: un grande campione come Brunamonti ora farà il dirigente, ma sono state mescolate le carte in modo da ottenere comunque una miscela molto forte".

Che ne pensa del suo compagno di linea, il basco Galilea con il quale dividerà i compiti della regia?

"Pur essendo ancora molto giovane ha già alle spalle tanta esperienza internazionale, campionati vinti e finali disputate. Non ci saranno assolutamente problemi. Il mio traguardo? Arrivare con Bologna alla Final Four di Euroclub. E sono sicuro che con questa squadra il traguardo è a portata di mano".

Insomma, per uno che non ha ancora la canotta bianconera addosso, ma che parla come un veterano Virtus, è sicuramente un buon inizio.

PATAVOUKAS ALLA VIRTUS È UFFICIALE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 26/07/1996

 

Il nuovo sponsor, forse, sarà "Giochi senza frontiere". La Virtus, e il Giemme Piero Costa, dopo il basco Galilea, il serbo naturalizzato greco Prelevic, hanno scelto il greco Patavoukas e sono sulle tracce del serbo Savic, che ha giocato l'ultima stagione in Spagna, nelle file del Real Madrid, e che ora è ad Atlanta per le Olimpiadi. Kostas Patavoukas, 30enne regista del Panathinaikos, è alto 193 cm e ha firmato un contratto annuale (con opzione per la stagione successiva) da 250 mila dollari. Patavoukas è uno che conosce l'euroclub, e che ha vinto il trofeo in questa stagione. Cresciuto in una società minore del campionato greco, l'Asteras Epsarkiou, Kostas è passato nel 1985 all'Aek, per approdare nel 1993 al Panathinaikos. Dotato di un ottimo tiro dalla lunga distanza - per lui 135 presenze in nazionale - Patavoukas nell'ultima stagione è rimasto fuori quasi quattro mesi per una frattura al piede sinistro. È tornato in tempo - sul suo recupero non ci sono dubbi, basta vedere come sta giocando ad Atlanta -, però per trionfare nelle "Final Four".

PATAVOUKAS: "VIVA L'ABBONDANZA"

Domani con Pistoia prima partita con tre registi nel motore. "Troppi per un ruolo solo? Non scherziamo, per troppo tempo ho giocato con il freno tirato". Kostas e l'Europa: "Lo scudetto vale, ma il futuro delle società è un altro"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 04/01/1997

 

Una poltrona per due, o meglio per tre. La Kinder scopre problemi di abbondanza nel ruolo di play, ma in casa bianconera ci sono pochi musi lunghi. Anzi, i sorrisi si sprecano perché è con questa "ricchezza" che la Virtus vuol crescere con una difesa ancor più aggressiva. Il più felice di tutti, con il rientrante Galilea, è proprio Kostas Patavoukas che non vedeva l'ora di ridurre il proprio minutaggio.

Viva l'abbondanza. "Troppi per un ruolo solo? Assolutamente no - se la ride il play greco -. Per qualche mese siamo stati costretti a lavorare in condizioni di emergenza, obbligando Abbio a ricoprire un ruolo al quale non era abituato. Con l'arrivo di Ravaglia e il ritorno di Galilea potremo rivedere la Virtus così come era stata pensata in estate".

È sincero Patavoukas, anche perché in questo modo potrà tirare il fiato. "Abbiamo stretto i denti - prosegue - ma era comunque una situazione particolare. Scendevo in campo frenato, perché sapevo che avrei dovuto giocare 30-35 minuti, e dovevo gestirmi in difesa, prestando attenzione ai falli. Una pressione notevole che ora, fortunatamente, mi lascerò alle spalle".

Torna Galilea, e si spalancano le porte dell'Europa. Kostas che pure l'Eurolega l'ha già vinta, vuol fare il bis. "Non sarà facile, certo, ma dobbiamo provarci. È un discorso che non riguarda solo la Kinder, quest'anno le finali si giocano a Roma e l'Italia, per creare entusiasmo e interesse attorno a questo sport, deve fare di tutto per portare il maggior numero di squadre nella capiitale".

Europa, Europa. Vincere l'Eurolega, perché con la sentenza Bosman non esistono più i confini. "Lo scudetto vale molto - sottolinea Kostas -. Ma l'Europa, con la libera circolazione dei comunitari, rappresenta il futuro. Dobbiamo arrivare fino alla fine perché questa Virtus ha talento ed esperienza da vendere". La sua esperienza, la voglia di rientrare di Galilea e la freschezza di Chicco Ravaglia. "Una bella miscela - incalza - che può portare risultati positivi. Abbiamo attraversato un momento delicato, a causa degli infortuni, nel mese di novembre. Ora la squadra sta molto meglio e anche il rendimento è cresciuto di conseguenza. Sono sicuro che non si possa che migliorare, perché le possibilità di vincere ci sono ancora tutte".

Riscatto contro Pistoia. Domani c'è un avversario piuttosto scomodo, la Rolly Pistoia che ha dato filo da torcere ad avversarie titolate. E che all'andata, appunto, sgambettò la stessa Kinder, nella quale si mise in evidenza, ma sotto una cattiva luce, proprio Patavoukas. "Giocai malissimo - ricorda - proprio per quesro ho una gran voglia di prendermi una rivincita. Siamo finalmente al gran completo: sono fermamente convinto che questo gruppo potrà togliersi tantissime soddisfazioni".

Catapultato titolare per l'infortunio di Galilea, Patavoukas offrì un rendimento solido

 

PATAVOUKAS: "È IL DERBY LA MIA FINALE"

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 25/04/1997

 

L'Aris Salonicco ha vinto la Korac, l'Olympiakos ha giocato la finale di Eurolega: è il grande momento dei greci. Roberto Brunamonti spera che questo faccia bene anche a Kostas Patavoukas, il suo primo play che nel derby di gara1 ha dato importanti segnali di vita.

I playoff sono le partite della verità - dice il 30enne regista -, è normale che un allenatore si affidi ai giocatori più esperti e solidi. La mia esperienza è più ricca di quelle di Galilea e Ravaglia, ma questo non vuol dire che sono diventato l'unico riferimento come play. Domenica ho giocato e tirato bene. Dovevo provarci di più? Forse sì, ma non sono abituato a ragionare come un realizzatore.

Patavoukas non è un greco impulsivo, come se ne vedono molti nel basket.

È un gran momento per il basket del mio Paese, ma non ho rimpianti per aver scelto Bologna anche se non sono soddisfatto di questa stagione. Non abbiamo vinto secondo le nostre potenzialità, ci sono stati troppi sbalzi d'umore, alti e bassi di rendimento. Ora sento e leggo molte cose sul mio conto, sul futuro. Non è vero che tornerò presto ad Atene, all'Olympiakos. L'unica verità è che a giugno mi scade il contratto, ma non sto giocando i playoff pensando a dove sarò l'anno prossimo. La Virtus avrà molte decisioni da prendere, a cominciare dal nuovo allenatore: la mia posizione sarà valutata con le altre e tutto dipenderà dal risultato finale.

Soprattutto dall'accesso o meno in finale: andarci, significa Eurolega sicura, fermarsi farebbe scivolare la Virtus in coppa Europa. Il problema, quindi, è superare la Fortitudo.

Quest'anno abbiamo perso 3 volte su 3, ma loro non sono imbattibili - continua Patavoukas -. La differenza spesso sta nelle piccole cose. Non si può subire un break di 0-17, come in gara1. Dobbiamo tenere la partita sotto controllo, non lasciarci mai staccare. E poi, guardando ai numeri, dovremo migliorare la produzione offensiva. Nei 3 derby non abbiamo mai passato i 63 punti, a quella quota è impossibile battere la Fortitudo, tantomeno contro la sua difesa schierata. Dovremo correre di più, cercando canestri in contropiede.

Sarebbe meno proibitivo con Komazec in azione, invece il bomber croato sta in panca, inutilizzabile.

Non è un caso di mia competenza - conclude il greco - ma Arijan non mi sembra pronto per giocare. In allenamento si ferma spesso a tenersi la caviglia. È giù di condizione.

KOSTAS PATAVOUKAS

di Roberto Martini – Superbasket 18/2001

 

Kostas Patavoukas, il Brunamonti della Grecia. È immediato il collegamento analogico di due personaggi simili nel comportamento in campo e fuori. Come Roberto, Kostas credeva completamente nello spirito di squadra, un sentimento che non si costruisce in palestra e che si esteriora in mille modi. Ancora oggi, dopo qualche anno, il volto onesto di Walter Magnifico sgrana gli occhi e si apre al sorriso quando gli parli di lui. "È stato un compagno indimenticabile. A Natale e a Pasqua venne a casa mia per portare i regali alle bambine. In campo non alzava mai la voce, si sbatteva in difesa, andava e veniva dalla panchina senza fiatare, era uno che ci credeva. Avremmo potuto ottenere di più quell'anno, ma Komazec era volubile, rispondeva a monosillabi, non si capiva mai quello che pensava...". Le qualità morali e tecniche di Patavoukas furono esaltate dal lavoro incessante di Kresimir Cosic che lo chiamò all'Aek. Cresciuto in un piccolo club, dopo la trafila di tutte le squadre nazionali giovanili greche, Kostas fece una scelta azzeccata perché trovò, in Cosic, un allenatore eccellente che lo seguiva con grandi accuratezze e una sorta di secondo padre. La riconoscenza, sentimento dimenticato da tanti, vive in Patavoukas che ancora oggi è molto vicino alla vedova di Creso e alle figlie.

Nella stagione 92-93 avvenne il trasferimento al Panathinaikos e con esso finalmente un sonante stipendio. La divisa verde trifoglio del Panathinaikos lo fece conoscere in tutta Europa. Divenne campione d'Europa l'undici aprile del 1996. A Parigi il Panathinaikos sconfisse il Barcellona per 67-66 con una stoppate, a detta di tutti, irregolare di Vrankovic. In squadra, con lui e Stojan, altri due futuri italiani: Dominique Wilkins e Nikos Ekonomou.

Prima aveva lasciato un ricordino indimenticabile alla Virtus. Nella disgraziata trasferta in terra ateniese, nel mini impianto di Glyfada i bianconeri subirono una vergognosa sconfitta con uno scarto finale di 43 punti. Kostas infilò sei tiri pesanti e diresse in modo impeccabile l'attacco. Nell'estate del 1996 arrivò la telefonata del general manager Piero Costa e il contratto annuale. Patavoukas accettò preferendo Bologna a Roma.

All'esordio dell'Eurolega, ad Istanbul, in settembre, un gravissimo infortunio al ginocchio colpì il playmaker virtussino Galilea che, di fatto, fu out per tutta la stagione. Patavoukas, fino al ritorno da Varese alcuni mesi dopo di Ravaglia, fu costretto a turni forzati in regia. La gestione non era facile. Komazec pretendeva di fare il Danilovic e dava segni d'insofferenza quando non riceveva la palla, ma c'erano altri campioni come Prelevic, Abbio, Savic, Binelli, Magnifico che apprezzavano un sistema di gioco opposto, meno individualistico. Kostas rimase imperturbabile, sereno, sicuro, aveva la "faccia" del playmaker, ma tutto ciò fu inutile quando, alla meta di febbraio scoppiò il caso Komazec e fu esonerato Bucci con l'affidamento dell'incarico, pro tempore, di coach a Brunamonti.

La stagione internazionale era fallita e solo un piazzamento nei primi tre posti del campionato italiano avrebbe mantenuto la Kinder nell'Eurolega. Miliardi, e non bruscolini, erano quindi in ballo contro Roma nei quarti di finale al meglio delle cinque partite. La Kinder, con l'eventuale bella in casa (finì 3 a 2 per la Virtus), salvò la stagione grazie a Kostas. Sull'uno ad uno si giocò gara 3 al Paladozza. Nell'ultimo attacco il pallone, quasi allo scadere, finì nelle mani di Patavoukas sul lato destro del campo. Si alzò e dalla media distanza infilò il pallone nel canestro evitando la roulette dei tempi supplementari.

Gus Binelli: "Era un tiro di quelli difficili, ma Kostas lo mise. Di lui ho splendidi ricordi perché possedeva un'eccellente visione periferica e smistava molto bene la palla perché anticipava sempre il tempo del passaggio. Ere un vero uomo squadra con una gran passione per l'astronomia e per il computer portatile che portava quasi sempre con sé nelle trasferte".

L'ambientamento a Bologna fu rapido. Il connazionale Antonio Apostolopoulos, oggi procuratore sportivo di calcio, con altri amici greci, lo guidò a conoscere in modo veloce la vita cittadina. Patavoukas viveva vicino al Palazzo dello sport nell'ex appartamento di Danilovic, andava e piedi all'allenamento e nel tempo libero lo si trovava di solito in piazza Maggiore a gustarsi un cappuccino e leggere l'immancabile libro. Non mancava di frequentare le Braseria di Ivo e, come faceva Danilovic, se non aveva tempo o voglie di andare al ristorante, mandava un taxista a ritirare il pranzo.

Professionista esemplare, prima di entrare in campo per le partita, Kostas inanellava giri su giri sulle piste sotterranea del Paladozza insieme all'amicone Savic che spesso lo ospitava a casa sua. Gli spiacque tanto lasciare Bologna, ma nella rifondazione di Messina un posto di primo piano per lui non c'era. Chiuse la stagione con cifre ragguardevoli. 26 minuti di medie, 45 percento da tre punti, 86 percento nei liberi, 3 rimbalzi a partita. Soprattutto fu eccellente il suo OER, il rilevamento statistico sulla qualità del gioco in attacco in relazione al tempo giocato. Addirittura, in gare 4 dei quarti e Roma, scrisse un mirabile 1,833 in 22 minuti di gioco.

Il ritorno al Panathinaikos fu scelta azzeccatissima. Con Dino Radja e Byron Scott stravinse il campionato e fece il bis l'anno successivo. Oggi, come Danilovic, ha comprato un club, meno importante, ma di uguale valore affettivo. La società dove mosse i primi passi e dove, ancora oggi, si diverte ed infilare palloni nel canestro nelle partitelle con gli amici di sempre.