ANDRES PELUSSI

(Andrés Ricardo Pelussi)

Pelussi a colloquio con Markovski

nato a: Suardi (ARG)

il: 14/10/1977

altezza: 197

ruolo: ala

numero di maglia: 19

Stagioni alla Virtus: 2003/04 - 2004/05 - 2005/06

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

PRESO L'ITALO-ARGENTINO PELUSSI

www.telebasket.it - 10/10/2003

 

La FuturVirtus ha ingaggiato Andres Pelussi, che dovrebbe arrivare a Bologna già domani.
Pelussi, guardia-ala 26enne di 196 cm, di nazionalità Argentina (con la cui Nazionale ha vinto l'argento ai Goodwill Games del 2001, proviene dal paese natale, in cui vinse il titolo nel 2002 con l'Asociacion Deportiva Atenas.
Il suo arrivo, nei piani di Sabatini e Ticchi, dovrebbe conferire al quintetto quella seconda opzione offensiva da fuori, oltre a Cummings, che è sembrata latitare nelle prime tre giornate di campionato.

 

PELUSSI: "VIRTUS, TI CONQUISTERO'"

di Marco Martelli - La Repubblica - 24/10/2004

 

Nella Virtus che oggi affronta Trapani, e in quella che sette giorni fa ha piegato Scafati, torna a stagliarsi la mole di Andres Pelussi. Venerato fin dal primo giorno da un pubblico bisognoso di icone, malgrado non fosse né Ginobili né Sconochini, idealizzato benché, da uomo d'area, avesse statura modesta, nell'ultima estate "El Gringo" argentino è stato capace di convincere una parte dello staff tecnico bianconero, inizialmente tentennante. E adesso torna a graffiare: la prima volta in casa, oggi, di un anno che tutti vogliono più bello di quell'altro.

Pelussi, che cos'è per lei Bologna?

Una città bellissima, di cui mi sono innamorato subito. È sicura, si cammina tranquillamente, quando guidi non hai mai paura. Nel basket, la reazione dei tifosi è stata subito incredibile: francamente, non ho parole per descriverla. Poi, Bologna mi ha aperto le porte del basket europeo e della Virtus.

E la Virtus cosa significa?

Quando ci penso, so di essere molto fortunato ad essere arrivato dall'Argentina alla società migliore d'Italia e d'Europa. Una società che ha vinto tanto, tutto, e che ora dobbiamo riportare là in alto: serie A1 ed Europa.

Questa Virtus di che pasta è?

È un gruppo bello, tranquillo, giovane. E che lavora duro, oltre a saper bene qual è l'obiettivo: vincere, facendolo con concentrazione e responsabilità.

Sembra tutta un'altra cosa, rispetto all'anno scorso.

No, solo le persone sono diverse. Anche l'altro era un gruppo bravo, con giocatori importanti: diverso perché c'erano cinque americani, ma ci si allenava bene ugualmente. Io sono contento di aver avuto e conosciuto quei compagni.

Tanti compagni, tre allenatori: Ticchi, che l'ha portato qui, Bucci, Consolini.

Ticchi l'ho conosciuto poco, purtroppo: il lavoro però è così, e a un allenatore tocca lasciare, come a un giocatore. Ma da tutti e tre, come da quelli che ho avuto in Argentina, ho preso qualcosa. Un allenatore è una persona che ti aiuta a migliorare.

A Consolini piace il suo tiro. Forse non gli dispiacerebbe vederne, prima o poi, qualcuno da tre.

Ah sì? Io so di essere capace, ci lavoro e tiro spesso. Ma in campo faccio quello che mi chiede lui: alla squadra serve che Pelussi difenda, prenda rimbalzi, e quello faccio. Se poi avesse bisogno, non ho problemi.

In estate, in diversi momenti, pareva che alla Virtus non sarebbe rimasto. Come viveva quel periodo di attesa?

Tranquillo. Aspettavo la decisione della Virtus, perché la decisione era solo loro. Fosse per me non cambierei mai: ho ancora contratto, qui ho una casa e una città che mi piace, e qui vorrei vincere.

Sempre in estate c'era la nazionale argentina. Lei è stato uno degli ultimi tagli: come dire, un oro olimpico sfumato per un soffio.

Eravamo 14-15, qualcuno doveva restare fuori. Alla fine è stato più o meno il gruppo del Mondiale 2002, quando stetti a casa per la pubalgia. Sarebbe stato bello, sì, ma sono troppo contento per quello che hanno fatto. Chissà se mi ricapita fra tre anni.

Delfino ha detto: io, uno come Pelussi, lo vorrei sempre.

Carlos è grande, e qui in Italia non avete ancora visto niente, per me. Ha solo 21 anni: può fare cose incredibili, ha talento puro. Vederlo giocare mi diverte, e mi piace proprio.

Cosa le manca dell'Argentina?

Le persone. Non tanto lo spazio fisico, perché qui sto benissimo: ma gli amici a Suardi, la famiglia, i miei nipoti.

I giocatori argentini, che spopolano in Europa e ora vincono anche nel mondo, hanno qualcosa in più?

So che si formano qui in Europa, Italia o Spagna. Sconochini ha aperto la strada, dieci anni fa, e anche Oberto è qui da 6 o 7. Qui si migliora, si gioca in campionati di livello, si fa l'Eurolega. E si vedono i risultati: argento ai mondiali, oro ad Atene. Il miglior pivot? Scola.

Dopo una stagione e qualche mese in Italia, vista la nostra A1, Pelussi potrebbe starci?

Non lo so, io voglio stare con la Virtus. Qui ho contratto, e non m'interessa se in A2 o in C2. Poi sarebbe bello arrivarci con la Virtus, in A1.

Nel caso, tornerebbe il derby. Avrebbe voglia di giocarlo?

Come no... Me ne ha parlato Hugo, me ne ha parlato Ginobili, anche se non c'è me ne parlano anche qui. Io ci spero.

Ultimo ritratto: Sabatini, il suo patron.

Mi fa una bella impressione, è una persona che rispetto tantissimo. Abbiamo fatto anche un paio di gare di tiro da tre: io ho vinto la prima, lui la seconda. Aspetto volentieri Gara 3.

 

STORIA DI PELUSSI, LOTTATORE ARGENTINO PER GINOBILI, SEMPLICEMENTE L'ORCO

di Marco Martelli - La Repubblica - 26/10/2003

 

Saranno in 1.500 stasera a Ferrara a seguire la FuturVirtus, resta per loro qualche biglietto (botteghini aperti alle 16.30), ma intanto c'è già il record d'incasso: oltre 20.500 euro. C'è il 'derbino' da giocare, ma soprattutto c'è la curiosità di vedere la squadra «nuova»: dopo Smith, va dentro Pelussi, che il pubblico bianconero non ha mai visto giocare, ma ha già eletto ad icona.

Sarà la fama di lottatore che si porta dietro, sarà il fisico che rimbalza dalle fotografie: «El Gringo», come lo chiamavano di là, qui è già diventato «L'animale». E tutti, oggi, ne attendono il primo ruggito. Andres Ricardo Pelussi, toro di 1.97 e 114 chili, con l' obiettivo a 120, esporta tutto l'ardore argentino, quello che da qualche anno ha investito l' Europa. Nato 26 anni fa nella piccola Suardi, provincia di Santa Fe, stessa regione di Delfino, è proprio a Suardi che muove i primi passi. Un amico lo segnala all'Atenas de Cordoba, la più forte squadra argentina, e qui il professor Marcel Vivas lo fa giocare in tutte le categorie possibili. S'apre così la carriera di Pelussi, che due anni dopo ha rischiato di vederla terminare: una tremenda lombalgia lo tormentò per sei mesi, facendogli pure meditare il ritiro. L'Atenas l'aspettò, la fortuna lo baciò in fronte. Non sarà l'unica volta. Andrès inizia a farsi largo, ingrossando ad ogni stagione le sue cifre. E pure la sua popolarità: all'entrata in campo dei Verdi, tra le ovazioni più grandi, c'è quella per lui, alla stregua di monumenti come Marcelo Milanesio o come Hector «Pichi» Campana, miglior bomber di sempre nel bàsquetbol argentino, ora consigliere comunale a Cordoba, fra un trentello e l'altro.

Il 2001 è l' anno d'oro: arriva la nazionale. Pelussi gioca (e vince) il Sudamericano, a fianco di Nocioni e Palladino; il coach Magnano lo chiama pure per il Super Cuatro, contro Brasile, Portorico e Lituania. Di fianco ha Oberto e Ginobili: Manu lo chiama Orco. In autunno, va ai Goodwill Games: in Australia, l'Argentina si ferma solo contro gli Usa di Jermaine O'Neal. Nella stagione seguente, prestazioni come quella a Belgrano (27 punti, 13 rimbalzi, 7 recuperi, 6 assist) fanno girare il nome: lo vuole il Cantabria Llobos (A2 spagnola), ma il presidente Labaque piuttosto s'accoppa. L'Orco entra però in un periodo nero come la pece. Si prepara ai Mondiali 2002, ma la pubalgia comincia a tormentarlo. È nei primi 15, ma è l'ultimo taglio: ad Indianapolis, a battere il Dream Team e a sfiorare l'oro coi serbi, non andrà. Si farà bastare la rubrica su «La Voz del Interior», primo quotidiano della provincia di Cordoba. La pubalgia non lo molla: a dicembre gli viene diagnosticata un'ernia inguinale. Operazione immediata: tornerà a febbraio. Gioca una manciata di partite, poi il nuovo burrone.

Andres vince con l'Obras e con l'amata Karina sale sulla Fiat Siena per rientrare a Suardi, dove l'aspettano gli amici: si fermerà a metà strada, investendo due cavalli a cento allora. Frattura scomposta di ulna e radio, un taglio in fronte, perdita di conoscenza: lo operano alla clinica Sucre, dopo momenti di stato confusionale e perdita di conoscenza. La prognosi è di 5 mesi: rispettata al millesimo, se l'ultimo 5 settembre scorso era già in campo, in Coppa a Tucuman, per segnare 8 punti; o per esordire in campionato, il 2 ottobre, con 4 punti e 15 rimbalzi all'Argentino Junin. El Gringo, o «Piuchi», è tornato: Ticchi, che lo seguiva da luglio, non vuole altro rinforzo per la sua FuturVirtus, e sgomina una concorrenza che va da Rimini a Tenerife a Gran Canaria. Pelussi accetta Bologna: contratto di 50 mila dollari (là ne prendeva 15 mila), più un buy-out per l'Atenas, circa 100 mila, e il consiglio sul sostituto: «Prendete Donzell Rush, da noi è stato super». Detto, fatto. «L'Animale», sosia del vichingo Thor per i muscoli e soprattutto la zazzera, vestirà oggi la prima maglia della Virtus. Il suo sogno? Vincere, ma non solo. «Voglio mantenere la famiglia, darle un benessere economico», disse qualche anno fa. «E se per farlo dovrò giocare in Europa, lo farò». Eccolo qui.

 

PELUSSI: 'VOGLIO VINCERE, ANCHE DA CAPITANO NON GIOCATORE'

di Marco Martelli - La Repubblica - 15/04/2006

 

Gioca da capitano, vive da capopopolo, anche se dalla panchina s'è alzato poco, ultimamente, pure a causa di un dito malmesso. Ma oggi Andres Pelussi, unico giocatore reduce dal biennio di LegaDue, simbolo per molti virtussini della rinascita della Signora, vuole che il derby sia la sua partita.

Pelussi, che gara sarà?

In carriera non sono mai entrato in campo chiedendomi cosa sarebbe successo. Io vado per vincere, sempre. Anche quand´ero in Argentina.

Là, che rivalità c'era?

Boca Juniors, senza dubbio. Per le finali rispolveravano il vecchio Luna Park, teatro degli incontri di pugilato, un'arena da 15 mila posti. 12 mila erano nostri, una serie la chiudemmo 4-0. Ma una rivalità che si vive come qui, tutto l'anno, non l'avevo mai vissuta. Anche se all'andata, quando entrai in campo, pensavo di averne già giocate altre, di quelle partite. Forse perché ne sento parlare dal primo giorno in cui sono arrivato, e in più avevo i racconti di Hugo e Manu.

Per voi, non è il miglior momento dell'anno.

Non sono d'accordo. Abbiamo vinto partite importanti, come Siena e Livorno, e Biella ci ha fatto capire che se non diamo il 100% veniamo bastonati. E ce l'ha fatto capire anche Markovski.

Pelussi, al primo anno di A, quanto ha dato finora?

Il 100% in ogni allenamento, perché la Serie A era un sogno. Mi sento bene a giocarci, dopo due anni di sofferenza e obbligo di vincere. Quando sono in campo sto benissimo. Finora il campionato è stato splendido: abbiamo sbagliato un paio di partite ma anche fatto un paio di imprese.

Con Siena e Roma, in casa, Pelussi fu una chiave difensiva.

Mi auguro di esserlo anche oggi. Io so quel che posso fare e conosco i miei limiti. Siamo tutti importanti, non solo io, e se gioco zero minuti e vinciamo, sono contento lo stesso. Perché non mi piace parlare di me.

È stata una vigilia di schermaglie. Ha letto?

Sì, ma non m´interessa chi costa di più. Poche volte guardo con chi gioco, se costano tanto o sono nazionali. Anzi, se lo sono, meglio: mi carico di più. Io ho il mio lavoro di giocatore.

Cosa le piace della Fortitudo?

Niente. Neanche il nome.

L'avrà vista giocare, però. Pericoli pubblici?

Sono sincero, non la guardo. Credo dipenda da noi, non ho tempo di guardarli. Loro sono bravi, costruiti per andare anche alla Final Four di Eurolega, ma io guardo a noi. E so che se entriamo con la nostra intensità, non c´è bisogno di pensare a ciò che fanno loro. Sono convinto di quello che abbiamo fatto in queste 27 partite, segreti non ce ne sono: giocare la nostra pallacanestro. Non è mancanza di rispetto: rispetto la Fortitudo come Roma e Reggio Calabria, per me tutte sono uguali. Sono convinto sia così anche per loro.

Il vostro pubblico si gaserà, leggendo queste parole.

Ma è dall'inizio dell'anno che ci stanno dietro. Sempre ottomila, oggi saranno anche di più. In certe partite è stato fondamentale, non solo importante, e io particolarmente sento quel qualcosa in più, quando ci caricano. Per giocare, ho bisogno di questa gente.

Pelussi combattente ma anche tiratore non battezzabile

 

MAIL E FAX 'VOTANO' PELUSSI

Il Resto del Carlino - 16/05/2006

 
«Spettabile società, di cui mi onoro di essere una sostenitrice sin dal 1980...»; «Egregio signor Sabatini, sono un abbonato da anni...»; «Chiedo che questa mail venga recapitata a chi di dovere per sostenere la riconferma di Pelussi in Virtus...».
Sono solo alcuni degli incipit delle numerose mail arrivate in redazione. Inizi diversi, ma posizioni simili, anzi, identiche. Tutti chiedono a gran voce la riconferma di Andres Pelussi, il Gladiatore che, da questa stagione (il suo terzo campionato in Italia e a Bologna) è il capitano della Virtus. Ancora mail: «Salve, sono un tifoso della Virtus e vorrei far sapere attraverso il vostro giornale che noi tifosi della V nera vogliamo assolutamente Pelussi...».
L’invito, come scrivono Silvio, Mascia e Andrea è pressoché perentorio. «La invitiamo fermamente — scrivono in modo del tutto identico rivolgendosi al proprietario bianconero — a non lasciarci ancora una volta orfani di un capitano che, pur non avendo gli stessi mezzi tecnici, ha più che degnamente proseguito la tradizione dei Brunamonti, dei Binelli e degli Abbio».
I Forever Boys, la frangia più calda del tifo, si era già espresso, prima dell’ultima sfida con la Snaidero Udine. Pure loro vogliono la riconferma, come ricordava quell’ulteriore striscione — «Pelussi a vita» — che ha accompagnato le ultime sfide interne della VidiVici.

 

PELUSSI: "TRA ME E LA VIRTUS È AMORE RECIPROCO"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 17/05/2006

 
Pranzo al Cierrebi, ieri, con Markovski e capitan Pelussi. Congedo da Veal e Lang (partiti ieri), gli altri saluteranno in questi giorni. Pelussi sogna l’arrivederci, non l’addio.

Pelussi, arrivano ancora mail in suo favore. Che fa, resta o va?

La Virtus vuole tenermi e io voglio restare.

Non vi siete messi d’accordo sulle cifre.

Non abbiamo nemmeno cominciato a parlare. E non dovevamo farlo: c’era il campionato e dovevamo concentrarci solo su quello.

Nell’affetto dei tifosi, nonostante non abbia la tecnica di Ginobili, ha superato il suo connazionale.

Sono arrivato qui nel 2003. Sono arrivato alla corte della squadra più importante d’Europa. E ogni giorno, in palestra come in partita, ho dato il massimo. Anche perché la gente mi è sempre rimasta vicina.

Club più importante d’Europa, non sta esagerando?

Lo è stato. Ma per me è ancora così. Sono diventato un tifoso: la Virtus è la mia vita.

Anche senza playoff?

È la prima volta che mi succede. In dieci anni di carriera sono sempre arrivato almeno in semifinale. Abbiamo perso sei partite in fila, peccato. Ma la squadra ha sempre giocato con il cuore. E quando dico la squadra intendo anche Rodilla e Carl English, che non hanno finito la stagione con noi.

Il momento più bello di questi tre anni?

L’ultima gara in casa, quella con Varese. Non abbiamo vinto nulla eppure c’è stato l’abbraccio e la festa della gente. E’ stato straordinario. Ho cercato di allontanarmi perché stavo per mettermi a piangere. Non voglio che quella sia la mia ultima gara in bianconero.

Il momento peggiore?

Non c’è mai stato. O meglio: quando sono arrivato ero reduce da 6-7 mesi di inattività per il terribile incidente in auto. Ero una scommessa.

A proposito di momento peggiore. Lei torna in Argentina ora, tra un po’ sarà inverno.

Vero. Però ho bisogno, almeno per due settimane, di rivedere la famiglia, gli amici, il cane. E’ il modo migliore per ricaricare le batterie.

Ha già parlato con Markovski e Sabatini?

Non c’è stato bisogno. So che mi vogliono. Adesso ci sono i miei procuratori. Il mio lavoro è la palestra. Il proprietario sa che voglio restare.

Prima del derby disse che della Fortitudo non le piaceva nemmeno il nome. Solo la Virtus?

In quel momento ho esagerato. Ero carico per il derby e sono andato oltre. Ho il massimo rispetto per la Fortitudo e per i suoi sostenitori. In quel momento ho parlato da tifoso, perché della Virtus sono un tifoso.

Ieri il pranzo di chiusura. Quale discorso ha fatto?

Non c’è stato bisogno di discorsi particolari. Quello che dovevamo dirci ce lo siamo ripetuti dopo Napoli.

Quanti giocatori vorrebbe rivedere in maglia bianconera?

Non sono in grado di rispondere. Però un desiderio ce l’ho.

Quale?

Voglio giocare nella Virtus.

Altri club, però, l’hanno cercata.

Davvero? Il mio sogno, però, è quello di rimanere qua. Ho un debito da onorare con tutti i tifosi che mi hanno mostrato il loro affetto.

 

PELUSSI: "ARRIVEDERCI VIRTUS SE MI VORRETE ANCORA"

di Marco Martelli - La Repubblica - 20/05/2006

 
Quando stamane si sveglierà, Andres Pelussi vedrà la campagna di Santa Fè e la sua nuova casa, avrà accanto la splendida Karina e alle spalle trenta ore di viaggio, sulla rotta Bologna - Suardi, via Madrid, Santiago del Cile e Cordoba. Davanti, invece, il punto interrogativo. Con il contratto in scadenza, 40 mila euro ancora sospesi tra domanda ed offerta, il rinnovo del capitano virtussino appare tutt’altro che automatico, benché l’abbia reclamato una robusta ondata di mail spedite dai tifosi al sito virtussino e alle redazioni dei giornali.
Pelussi, per la terza volta parte e per la terza non sa se ritorna. Frustrante?
«Già. Ma qui m’ha portato un allenatore che dopo due mesi non c’era più, intendo Ticchi, e dopo ne sono venuti altri. Capisco le perplessità: ognuno ha i suoi uomini. Però, se ogni volta sono tornato, evidentemente sono servito».
Questa, però, pare la più difficile.
«Oggi, finito un triennio positivo, sono tranquillo. Credo che ci accorderemo, o meglio, voglio che ci si accordi. Perché ogni giorno mi sveglio e ringrazio la gente per l’amore che mi dà».
Qualche tappa. A gennaio, Sabatini dice: chi vuol restare, cambi agente. Cos’ha pensato?
«Che parlava di me».
Ma può uno screzio con altre persone pregiudicare il suo accordo?
«Non so cosa pensare. Al mio rappresentante, Carlos Raffaelli, e a quello italiano, Stefano Meller, ho chiesto che si trovi un accordo. Non voglio che, per un problema di terzi, saltino le mie chances di rimanere in un club che sento come casa mia. Ho un buon rapporto con Markovski e Sabatini, ma l’agente di Pelussi non sono io. Io gioco, e ora devo riposare. Per il resto c’è l’agente».
Cosa chiede, Pelussi?
«Non certo un milione. Anzi, nemmeno io so quanto valgo. Ho appena finito il vecchio triennale, in essere dai tempi dell’A2. Un contratto d’A2, insomma. Per sentirmi completo ne chiedo solo uno di A, per me e la mia famiglia. Che credo di meritare, dimostrando che a questo livello posso stare. Qui, poi, sono capitano, un onore che pochi hanno avuto e pochi avranno».
Si è sentito capitano, quest’anno?
«La gente mi ha fatto sentire capitano ogni giorno e a questo punto, più che chiedermi se sono ottimista o no, cerco di pensare positivo. Conosco la situazione del club, gli enormi sforzi di Sabatini per non farci mancare mai, e tutti lo sappiamo, ogni mese i nostri soldi, sempre regolari. Conosco anche la mia, però: non ho 22 anni, ma 28, una famiglia e una figlia in arrivo. Credo che tutto questo, compresa la mia dedizione, meriti un accordo».
Ancora Sabatini: le possibilità di rimanere le decide Pelussi.
«Non è così. Siamo in due. Pelussi e loro. 50 e 50».
Ha visto passi avanti, durante l’anno?
«Mai. Mi hanno fatto capire le loro intenzioni, certo, ma non abbiamo mai parlato di soldi. Eppure, sono fiducioso perché parla il cuore virtussino. Poi la mia certezza di non chiedere milioni, ma solo il riconoscimento per i tre anni di partite ed allenamenti».
Saprà tutto delle mail che girano fra le redazioni e la casella di posta della Virtus.
«Li adoro, ma non dipende da me. Con Varese è stato il culmine: settemila persone erano con me, e non voglio che sia stata l’ultima. Salgo sull’aereo e penso alla sola cosa che mi manca: un derby».
L’ultima domanda. Se non s’arriva a un accordo, e il contratto che chiede glielo offre un’altra squadra italiana, cosa fa?
«Non ci voglio nemmeno pensare. L’ho sempre detto, la Virtus è la mia prima scelta. E la mia scelta l’ho già fatta. Di quel 50 e 50, il mio l’ho messo. Vorrei che la Virtus mettesse il suo».