MARIO NEGRONI

Mario Negroni (foto tratta da "Il Mito della V Nera")

 

Nato a:

Il:

Stagioni alla Virtus: presidente dal 1946 al 1947

 

UNA VITA PER LA VIRTUS

di Achille Baratti - tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

Era terminata da poco la guerra mondiale, l'Italia, pur vincitrice, attraversava una situazione difficile. Mio padre volle che il proprio figliolo crescesse forte nel fisico e preparato alle durezze che la vita prospettava. Volle - affermava - anche che suo figlio crescesse credendo nei valori umani, abituato a rispettare il prossimo secondo un'etica che in quel periodo i perturbamenti di piazza tendevano a far sparire. E mi iscrisse alla Società d'Educazione Fisica Virtus.

Vidi quindi e conobbi il Dott. Mario Negroni nel 1921, in quella stanzetta semibuia chiamata "segreteria", ex cappella dell'ex chiesa Santa Lucia.

Rivedo ancora l'alta scaffalatura che formava parete attorno allo scrittoio dietro il quale il Segretario Generale mi accolse con la sua consueta affabilità. Mi impressionò quell'austero signore, ma, sinceramente, mi interessarono maggiormente le decine di scatoloni - ero un ragazzino - ben allineati nella scaffalatura, perfettamente etichettati. Cosa contenevano? 1871... 1872... 1873... Appresi che in essi era raccolto l'archivio-museo (in parte ricomposto) della Società già allora longeva.

1921, annata ormai lontana, ma che aveva già del dott. Negroni, Segretario della Provincia, una figura di primissimo piano dello sport italiano. Aveva esordito quale ginnasta, aveva poi iniziato la sua valida collaborazione dirigenziale a disposizione del Presidente Vittorio Sanguinetti in uno dei periodi di maggior splendore sociale.

Allorché corrono i mezzi e l'ambiente è sereno e tranquillo, facile è dirigere una società sportiva e facile è per l'agonismo comporre squadre ed annoverare atleti di valore che soddisfino soci e tifosi. Il vero dirigente emerge nei momenti difficili, cioè quando le ristrettezze obbligano a compiere miracoli, primo fra tutti quello di tener uniti i soci. Il dott. Mario Negroni, non solo per la sua amata Virtus, ma anche per lo sport italiano è stato elemento costruttivo e validissimo proprio nei momenti difficili.

Con la sua elevata cultura, con la sua scorrevole e simpatica oratoria, intercalata da motti francesi ed adagi latini, ma sempre di facile comprensione, seppe, nei momenti durissimi, convincere uomini, ricreare fiducia, guidare con polso fermo. Quando la Federazione Ginnastica, ad eliminare gli urti sorti fra due fazioni, venne trasferita a Bologna, fu il Segretario Negroni che riuscì a limare ogni angolosità ed, allorché la Federazione ritornò come sede a Roma, era ormai unita, funzionante.

Quando S. E. Arpinati, Presidente del C.O.N.I., chiamò Buriani a presiedere la F.I.D.A.L., fu ancora il Segretario Negroni a tessere la nuova tela dell'armonia e dell'attività dinamica.

Quando nel 1928 a Bologna sorse una Società potenziata dal Comune che assorbì tutte le altre della città, fu sì il retaggio dell'ormai vecchia e gloriosa Virtus, ma particolarmente la brillante dialettica di Negroni a strappare all'On. Aprinati il consenso della continuazione autonoma dell'attività. E la grande vittoria "il tessitore virtussino" l'ottenne quando, in sede di fusione con la Bologna Sportiva, fece sì che il nome Virtus fosse posto all'inizio della nuova denominazione, e che Buriani ne rimanesse il presidente, evitando poi interferenze ed ingerenze politiche.

Quando nel 1945, scomparso improvvisamente il grande mecenate Buriani, la Virtus si trovò senza cape e senza aiuti, nell'atmosfera di un dopoguerra pieno di odi e di dolori, fu il dott. Negroni a prendere le redini ed a salvare il salvabile dato che l'ingordigia aveva addirittura fatto apporre all'ingresso del campo sociale un manifesto che ne indicava un'altra destinazione. Venne in quei difficili giorni a casa mia per prendere parte alla prima riunione che indissi per la ripresa del settore cestistico emiliano e da lui avemmo sollievo e incitamento. E rimise a galla ciò che stava per essere sommerso.

Quando, perduta ormai la libertà d'uso del campo atletico che Buriani aveva fatto costruire per la Virtus, si ebbe come conseguenza un vero terremoto in seno al Consiglio, ancora il dott. Negroni, eletto presidente, portò alla brillante soluzione "Brini-Mezzetti" cioè ad un nuovo magnifico periodo. Alieno alle alte cariche, pur conscio di essere la spina dorsale del SOdalizio, sempre, imitando Coriolano, si ritirò per lasciar posto ad altri accettando la carica di lavoro: quella di Segretario Generale.

Questo è stato per la Virtus il comm. dott. Mario Negroni, divenutone poi Presidente Onorario.

Buona parte di questa storia è stata presa dal libro che egli diede alle stampe nel 1931. Vi ha citato pochissimo il suo nome, ma noi, che ci onoriamo di essergli discepoli, sappiamo che la sua preziosa opera ha permesso la continuità di vita alla Società: ha fatto sì che oggi si potesse parlare di contenario.

 

Note aggiuntive di Roberto Cornacchia

Mario Negroni è anche il padre dei due cestisti Carlo, detto Carlito (pluriscudettato e più volte convocato in Nazionale) e Cesare, nonché uno degli autori del passaggio dalla Santa Lucia (destinata ad altre attività subito dopo la Guerra) alla Sala Borsa. Il buon Carlito sostiene che sia stata sua l'idea, che aveva maturato durante un ballo di beneficenza, e che poi disse al padre di attivarsi per portarci la pallacanestro ma non ho trovato conferme a questa teoria. Rimane il fatto che il padre era all'epoca di fatto a capo della Sezione Pallacanestro nonché, contemporaneamente, Segretario della Provincia, ruolo non di secondo piano, ed è difficile credere che Mario Negroni non abbia avuto un ruolo fattivo in questo spostamento che ha dato inizio all'epoca d'oro del basket bolognese.