RASHARD GRIFFITH

(Rashard Nathan Griffith)

Griffith MVP della Coppa Italia 2000/01

nato a: Chicago (USA)

il: 08/10/1974

altezza: 211

ruolo: centro

numero di maglia: 15

Stagioni alla Virtus: 2000/01 - 2001/02

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Euroleague

 

GRIFFITH: "IL MIO MODELLO? È SHAQ"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 26/08/2000

 

Sul bicipite destro un sorridente volto di donna. Non una donna qualsiasi perché Rashard Griffith ha voluto rendere omaggio così a nonna Essie. Dall'altra parte, invece, un'altra immagine, più futile (quella di un animale), ma comunque ben visibile perché quei due bicipiti sono i particolari che più colpiscono del Moro bianconero, sposato con Lydia, che presto dovrebbe raggiungerlo. A dispetto della corporatura Griffith è molto parco a tavola: niente alcolici e soprattutto cibi cotti al vapore. Rashard è stanco: più che l'allenamento sostenuto con il nuovo preparatore atletico bianconero, Francesco Cuzzolin, è provato dal jet-leg e dal caldo che, l'altra sera, gli ha quasi impedito di chiuder occhio. Però il Moro bianconero, quello che più di ogni altro ha acceso le fantasie dei tifosi, accetta di raccontarsi.
Il basket? «Non mi piaceva. Ho cominciato a 13 anni. Non prima, perché la pallacanestro non mi piaceva. A scuola mi cercavano ma io, se potevo, schivavo. Poi un bel giorno ho cominciato ad apprezzare questo gioco».
Bernie, il maestro. «Alla King High School di Chicago, in quattro anni, ho vinto 117 partite. Solo quattro sconfitte. Il coach che mi ha formato è stato Bernie Parrot. Nel 1993 mi sono diplomato. La pallacanestro faceva parte della mia vita: giocavo fino a tarda sera».
Con mamma e papà. «I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero. Mi hanno offerto la possibilità di scegliere. E io ho continuato a giocare».
Un modello imponente. «Il mio gioco? Per certi versi mi sento molto vicino a Shaquille O'Neal».
L'uomo dei Bucks. «La Nba? è un sogno per me. è un sogno per tutti. Dove mi piacerebbe giocare? C'è poco da fare: sono stato scelto dai Milwaukee (ieri indossava proprio una maglietta dei Bucks, ndr) . Ma adesso sono qui. Voglio pensare solo alla Virtus. Al mio club».
Tra gioco e videogiochi. «È' vero: sono un appassionato di videogiochi. Ne parlerò con il presidente visto che la sua azienda si occupa di questo. Adoro soprattutto i giochi che riguardano lo sport. Il basket su tutti, ovviamente».
Il campionato italiano. «I più forti sono quelli che l'anno scorso sono arrivati davanti alla Virtus, Paf e Benetton, ma io credo che possano esserci altre sorprese. Noi, per esempio. Ma è chiaro che un giocatore, da solo, non basta. Per vincere bisogna poter contare sulla migliore organizzazione. Sul talento di tutti. Credo che questa squadra possa togliersi diverse soddisfazioni».

 

INTERVISTA A RASHARD GRIFFITH

di Federico Forni - La Repubblica - 08/08/2000

 

Al raduno della Kinder, giovedì scorso, in 400 se lo sono mangiato con gli occhi, e pure qualche suo compagno. Eccolo finalmente, il pivottone: nero, grosso e con le credenziali giuste, che negli ultimi anni lo hanno stabilmente inserito tra i primissimi centri d’Europa, forse dal punto di vista fisico il numero uno. Rashard Griffith con i suoi 211 centimetri e 125 chili (abbondanti...) non potrà essere l’uomo della provvidenza, ma per la Bologna bianconera non dovrà essere neanche tanto meno. E’ lui la merce rara, che in bianconero manca dai tempi di Nesterovic. «Le aspettative su di me e sulla squadra — attacca Rashard, che ha anche il vocione in linea con la sua taglia extra large, ma non il carattere da orco, almeno a prima vista — sono tante. La Virtus è stata ricostruita in maniera energica e decisa: sono rimasti solo i migliori. Mi hanno cercato per vincere: volevano uno grosso da mettere dentro l’area per spostare gli equilibri. Io sono qua per farlo».
Dovrà farlo, vista anche la sua parcella da quasi tre miliardi all’anno: ma come gioca Griffith? «Semplice. Sono un big man, ho sempre ricoperto questo ruolo, data la mia taglia e le mie attitudini. Sto dentro l’area dei tre secondi, la zona colorata come la chiamiamo in America. In attacco tiro sia in sospensione che in gancio, sempre da vicino a canestro, da dove vado bene anche nell’uno contro uno. Dietro il mio compito sta essenzialmente in due cose: i rimbalzi e farla vedere il meno possibile agli altri centri». Detto così è facile, Rashard, 26 anni, grazie alla sua grande forza fisica unita a una tecnica efficace e a una coordinazione apprezzabile è uno degli elementi dominanti in assoluto nel suo ruolo.
Pecche? Lui non le menziona, ma è facile trovarle anche perché sulla carta sono poche: ai liberi difficilmente passa il 60% e in difesa non è proprio un segugio se deve marcare dei lunghi mobili ai quali piaccia tirare da fuori. E’ in Europa da quattro anni, tre al Tofas Bursa con un intermezzo al Maccabi (nel ‘98 diede una tremenda dimostrazione di forza negli ottavi di Eurolega con la Fortitudo) e nelle ultime tre stagioni ha sempre vinto almeno lo scudetto. Nelle Coppe è andato a sprazzi, tenendosi spesso solo per le serate di gala. Su questa sua presunta indolenza sono sorti dei dubbi, uniti dal fatto che Griffith ha sempre rifiutato le offerte Nba (scelto col numero 38 dai Bucks), snobbandole, preferendo le milionate di dollari sicure in Europa che tentare magari la sorte per un anno oltreoceano. Dove è ancora considerato un prospetto di prima fascia, in virtù di un curriculum, iniziato alle scuole superiori a Chicago e proseguito al college di Wisconsin, pieno di allori personali. Ma preferisce spadroneggiare qua piuttosto che fare a sportellate con Shaquille («il migliore, obbligatorio ispirarsi a lui») e gli altri fratelloni, più grossi di lui. «Non ho mai voluto lavorare poco. Non batto la fiacca. Ripeto per l’ennesima volta: sono arrivato a Bologna per vincere, gli allenamenti non mi spaventano. Solo con quelli si è pronti per dominare. Devo dimostrare di essere l’uomo giusto nel posto giusto. La Virtus è stata la mia prima scelta, e la cosa credo sia stata reciproca. Mi hanno cercato subito e con decisione. In Grecia non ci sono andato per paura della concorrenza, ma perché la Virtus garantisce sempre un rendimento altissimo». E anche lo stipendio migliore. «Che questa squadra sia costata molto, lo si vede dal talento medio dei suoi elementi, che è davvero alto. I buoni costano». Uno degli altri nodi della stagione di Rashard e della Virtus sarà il suo coinvolgimento. All’uomo grande i palloni bisognerà farglieli arrivare, specialmente con i 24", durante i quali avere un pivot forte in attacco spesso sarà determinante. Con una batteria di esterni senza precedenti la spartizione della torta potrebbe essere difficile da bilanciare. Griffith non sempre ha voluto tanti palloni in mano, ma nelle partite calienti ha sempre gradito molto trovarsi al centro del gioco.
«I tiratori non ci mancano, anche la gente capace di partire da lontano negli uno contro uno. Dovrei avere meno pressione addosso, meno raddoppi. Dovrebbero esserci anche buoni passatori. Quante volte toccherò la palla? Quelle giuste, a certi livelli è determinante la qualità delle giocate, non la quantità. Sono qua per questo. Le ambizioni non mancano, so che l’altra squadra della città ha vinto il campionato ed è praticamente la nazionale italiana, ma la Kinder parte per vincere tutto, quindi ci saranno da mettere in fila anche loro. Non è vero che ogni anno rimango in Europa per mancanza di concorrenza...». Parla sempre sicuro Griffith. In questi giorni forse di parole ne dirà ancora meno, visto che sarà molto impegnato muovere il suo corpaccione: la preparazione atletica è un po’ la via crucis dei lunghi specialmente per quelli americani, non abituati a farla. Tutti parlano di lui come di un bene prezioso, anche l’ultimo arrivato Ginobili. «Di uno come Rashard ce n’è sempre bisogno. Lui in campo si dovrà far sentire e il resto della squadra avrà il compito di metterlo nelle condizioni ideali». Altrimenti il vocione placido potrebbe incresparsi un po’.

Rashard dalla lunetta

RASHARD GRIFFITH SI RACCONTA

di Daniele Baiesi - www.telebasket.com - 19/01/2001

 

Arrivato sotto le due torri con la fama di tipo stravagante, Rashard Griffith per ora è stato un esempio per dedizione e continuità di rendimento. Il centro della Kinder, che i soliti corridoi dipingono come una persona molto molto tranquilla, pare molto contento di essere a Bologna, forse anche di avere trovato una realtà sicuramente calda ed avvolgente, ma alla fine dei conti meno fanatica ed invadente per uno statunitense di quelle vissute in Turchia e Grecia. Con lo stesso obiettivo, però: vincere, vincere e vincere. “Va davvero molto bene – dice Griffith - la squadra va bene, fino a questo momento la nostra stagione è stata ottima. Dobbiamo mantenere il primato e migliorarci; questo deve essere il nostro obiettivo”. Non è un gran chiacchierone, l’uomo che mangia solo carne bianca. “Sono simpatico e cordiale – precisa Rashard – ma sono anche una persona riservata. Sono sempre stato così. Ci sono delle persone che vedi ovunque parlare con tutti; io non sono così, tengo le mie cose per me”. Rashard è uno dei giocatori chiave della Kinder; sicuramente, in sede di preparazione, per chi se lo trova di fronte, Griffith è uno che sposta. E la squadra lo ha anche cercato in alcuni momenti chiave degli incontri, come contro il TAU, per esempio, quando il moro infilò il gancio della staffa: “Ci sono abituato, sono sempre stato una delle chiavi delle mie squadre da quando gioco a basket. Non è una cosa nuova, è il contorno che è diverso. La Virtus, la città; l’ambiente è cambiato, sono in uno dei club più blasonati d’Europa, e qui ti riconoscono tutti. Ma i miei obiettivi sono sempre gli stessi. Voglio vincere campionato e coppa Italia, magari passando per il derby, e soprattutto l’EuroLega, che personalmente mi manca. Credo che sia il desiderio di ogni mio compagno, ed è quello che voglio io. è l’augurio che mi faccio per l’anno nuovo”. Bisognerà però passare sul cadavere dei cugini, che a cedere quel triangolino non ci staranno. Ed i 37 del derby di andata saranno uno stimolo in più: “Ho giocato gare simili, non proprio dei derbies, ma delle gare in cui le squadre erano rivali. Come i Bulls coi Knicks, e le ho giocate per anni, fin dall’High School, passando per Turchia ed Israele. Conosco l’atmosfera. Quella di Bologna è stata davvero curiosa, con i nostri ed i loro tifosi, stimolante perché si affrontavano le migliori squadre italiane, forse d’Europa. Loro non hanno giocato bene, e noi abbiamo meritato di vincere. Ma le prossime saranno diverse, perché so quale è il loro valore. Spero proprio di giocarne altri, e il destino potrebbe metterci di fronte anche in EuroLega”. La squadra che ti ha creato le maggiori difficoltà è stata la Benetton. “Mah, non penso sia stata la squadra a crearmi problemi. Ho avuto guai coi falli, e ho dovuto giocare in modo più accorto, cambiando l’approccio alla gara rispetto a quello che ho di solito. Le cose cambiano, soprattutto per quanto riguarda la difesa, perché in attacco ognuno dei miei compagni può essere il leader, me compreso. Ma la chiave per vincere è la difesa, e noi non abbiamo difeso bene”. Per come ti ricordavamo, e come ti ricordavano soprattutto i tifosi della Fortitudo, quando venisti a Bologna col Maccabi parevi più esplosivo. Mentre ora sei meno prorompente, magari, ma molto più tecnico. “Credo che sia la vecchiaia – scherza Rashard – ma è davvero così. Tendi a cambiare, mano a mano che il tempo passa. E cerchi di migliorare. Ho fatto esperienza, ho giocato in Turchia ed in Israele, ed ho vinto in entrambi i casi. Qualunque cosa capiti, io mi sto preparando per il futuro. Se conosci i fondamentali, se ce li hai, allora puoi andare lontano, perché lavorando e con le esperienze puoi migliorare. Faccio le stesse cose, ma allo stesso tempo gioco diversamente rispetto a quando ero più giovane. Ho giocato partite importanti, ho fatto esperienza. E questo fa parte della maturazione di un giocatore”.

 

 

GRIFFITH, CUORE VIRTUS

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 21/04/2001

 

Due mesi fa Ettore Messina s'arrabbiò di brutto quando i cronisti, per celebrare il record delle 33 vittorie consecutive della Kinder, accostarono il fresco primato a quello dei celeberrimi Lakers di West, Chamberlain e via dicendo, la squadra mito della Nba Anni '70. «Se Jerry West e i suoi compagni sapessero di questo paragone - disse allora il tecnico sotto i fumi dell' inatteso k.o. interno con Trieste - avrebbero buoni motivi per chiedere i danni». Ma dopo gara-2 di giovedì sera, lo stesso Messina non ha esitato a incorniciare la prova di Rashard Griffith, guardando all'impatto che ha avuto al suo rientro dall'intervento-lampo al menisco, tra quelle che fanno un'epoca, come accadde con Willis Reed 30 anni prima. «Nel caso dei Lakers - sorride adesso l'allenatore della V nera - sollevai una questione di squadra, volevo proteggere la mia Kinder da insidiosi paralleli che rischiavano di creare delle aspettative troppo forti e illogiche. Ma nel caso di Rashard, devo ammettere che sono rimasto conquistato e anche un po' commosso per il suo totale coinvolgimento e per gli stimoli che trasmette. Quando è arrivato qui, sapevamo di avere preso un ottimo giocatore al quale però si accompagnava una fama di indolente e poco incline al lavoro in palestra. Invece, finora con noi Griffith si è rivelato una persona impeccabile, ci ha messo un cuore che raramente mi è capitato di vedere nella mia carriera. Al Maccabi dicevano che era pigro e deconcentrato, saranno stati gli anni al Tofas, accanto a un serio professionista come Rivers, a cambiarlo. Tanto meglio così». Peraltro il confronto a distanza con Reed, una leggenda che Griffith ha solo sentito nominare durante l'adolescenza a Chicago, innesca il tema di questo periodo e cioè come mai Rashard, che nell'attuale Nba non troverebbe certo 29 centri più forti di lui, ancora non ha deciso di compiere il grande salto nella grande Lega. «Non ho fatto quel parallelo per spingere Rashard in Nba - continua Messina -, anzi me ne guardo bene. Spero che resti molto a lungo con noi. E poi credo che lui stesso sia molto contento di questa soluzione. Forse la sua scelta dipende dal fatto che, essendo i suoi diritti ancora in mano a Milwaukee, la squadra che lo ha chiamato nel draft, se andasse a giocare come matricola, guadagnerebbe uno stipendio molto basso rispetto a quanto prende in Europa, dove è rimasto con l'obiettivo di conquistare l'Eurolega che non ha mai vinto senza neppure accedere alle finali. La sua grande disponibilità a lavorare molte ore al giorno per recuperare a tempo di record dall'intervento chirurgico si spiega soprattutto con la forte motivazione che ha nell'inseguire questo traguardo». Restando in tema di centri, Messina oggi può spostare il suo termine di paragone con quelli che ha allenato nelle sue diverse Virtus. «Prima di Rashard, ho avuto Clemon Johnson e Nesterovic. Direi che Griffith si avvicina alle caratteristiche di Johnson anche se è più versatile e creativo con la palla in mano di quanto lo era Clemon che invece mi dava più efficienza in difesa. Con Johnson e Rascio ho vinto molto, ma confido di fare altrettanto anche con Griffith che è un giocatore particolare per quello che fa, oltre a gioco e cifre. La sua presenza dà fiducia ai compagni, come succedeva con Danilovic. Qui il paragone può sembrare forzato, perché si tratta di due giocatori molto differenti, ma, come faceva Sasha, anche Rashard è capace di trasformare un rimbalzo o un canestro in qualcosa di molto più importante e significativo per la squadra».

GRIFFITH, ARRIVEDERCI A MARZO

La Repubblica - 19/12/2001

 

I tre mesi di navigazione senza albero di maestra cominciano domani sera, per il veliero Virtus, cercando di non farsi speronare dal Barcellona, nel porto amico. Anche senza sporgersi dal balcone per vedere se sotto casa incrociano le falcate baudesche di Boniciolli, si può dire serenamente che un conto è la Virtus con Griffith e un conto la Virtus senza. Dell'omone, che s'è strappato un polpaccio, si riparlerà tra fine febbraio e metà marzo: ieri era a Casalecchio, s'è infilato nello stanzino dei massaggi e presto passerà alla piscina. Altre fatiche, per un mese, non dovrà farne. Intanto, è partita la caccia al sostituto. Il presidente Madrigali era ieri all'allenamento e ha tracciato qualche linea. «Prenderemo un 4 e non a gettone, ma per tenerlo fine a fine anno, casomai compaiano altre emergenze». O casomai, chiaro, quest'annata balorda di Griffith, mai veramente iniziata, non si raddrizzi più. I giocatori proposti sono quelli, da Ffriend ad Alexander, da Thorpe a Roberts, da Webb a Porter. Era balenata un'idea Vrankovic, ma lo zio Stojko s'è ormai arreso ai malanni dell'età e col basket ha chiuso. I sondaggi continuano e, sull'immediato, non c'è fretta. Vada come vada domani col Barca, le due gare interne con Verona (23) e Roseto (27) non stimolano impellenze, mentre a Siena, il 30, uno grosso da opporre a Chiacig non farebbe male.
Per rinfrescare una cronistoria, Griffith si fece male l'11 novembre con Fabriano, ebbe 4 giorni di riposo e restò in dubbio per il derby del 17, dove poi non fu schierato. Ci fu la sosta e l'omone tornò in America, un volo che non deve avergli fatto bene, se rientrò più ammaccato di prima. Il campo lo rivide a Treviso, l'1 dicembre, e fin qui Rashard ha un po' giocato e un po' guardato. E mai giocato da Griffith, come si vide la stagione scorsa, prima di due d'un contratto da 4 miliardi l'anno, ora ammantato di dubbi, malumori e un futuro nebuloso. Il professor Lelli ha raccontato, ieri al campo, che s'è trattato di due infortuni distinti, senza recidive: il primo, quello con Fabriano, riguardò la parte alta del polpaccio, il secondo, nell'allenamento di sabato, un altro muscolo, interessato stavolta da «uno strappo serio».
Si andrà dunque a marzo e chissà chi ci sarà. Quasi a stornare i cupi discorsi sui pivot, e a dare un giro di chiavetta a Jaric, uno di quelli oggi in ribasso, Madrigali ha annunciato di avergli prolungato il contratto. «Un anno in più, come a Ginobili. E vedrete che Marko rimarrà con noi, qui si trova bene e ci resterà». L'intento: in Europa solo Virtus, poi la finestra Nba è sempre aperta, sia per lui che per Ginobili. Poche ore prima, a tavola con alcuni cronisti, Enzo Lefebre aveva buttato lì, scherzando ma non troppo, «Evtimov alla Virtus, Jaric alla Fortitudo e ci mettiamo a posto entrambe».

Potenza e tocco, le armi di Griffith

LA CONFERENZA STAMPA DI MARCO MADRIGALI

www.telebasket.it - 14/06/2002

 

Una conferenza stampa a 360 gradi del presidente Virtussino. Su Griffith: "Ho indetto questa conferenza stampa per chiarire alcune cose a bocce ferme sia sul passato che sul presente che sul futuro, c'è stata una conferenza stampa di Ken Porter, agente di Rashard Griffith, e delle dichiarazioni del giocatore, è stata una conferenza stampa squallida. Per quello che ho letto si era parlato di tante cose, sono state cose infamanti e anche poco chiare nella ricostruzione dei fatti, io oggi sono qui per dirvi che cosa deve avere il Sig. Griffith: non ho voluto usare la stampa per rispondere a Porter e Griffith, perché a lui avevo parlato anche di persona e credevo di avergli fatto capire qualcosa, e poi non volevo disturbare il cammino della squadra nei playoff.
Posso dirvi che, prima di gara 2 il Sig. Griffith non ha giocato adducendo un problema alla caviglia riscontrato a Treviso, io non posso sentire il dolore per il Sig. Griffith, ma ho in mano un certificato medico del Dott. Lelli che dice che poteva giocare. C'era anche uno striscione contro di lui, e questo striscione è stato successivo ad una mia dichiarazione dove dicevo che ero stanco di aspettarlo. la sera dopo ho ospitato a cena tutta la squadra, Griffith mi ha chiesto di parlarmi un po' prima: gli ho parlato, e mi ha detto che lui avrebbe avuto piacere di rimanere a Bologna, perché come qui non s'era trovato da nessun'altra parte, parole che hanno sentito anche gli altri. Dopo la cena mi arriva una telefonata del nostro addetto stampa che mi avvisa che Griffith aveva rilasciato delle dichiarazioni in cui diceva di aver percepito una cifra intorno ai 300.000 dollari. Sono qui per dirvi che Griffith ha preso ogni mese lo stipendio, come lo prenderà a luglio per il mese di giugno. Griffith, come tutti, deve sapere che noi siamo la Virtus, e non facciamo come altre società. Il Sig. Griffith non ha percepito 200.000 dollari per istanze legali nei confronti suoi e del procuratore".

 

Tratto da www.ciao.it

 

Rashard Griffith nero, americano di 211 cm, nato nel 1974 molti lo ricordano quando nel 97/98 ha fatto penare, in Eurolega, attacco e difesa della Fortitudo. Giocatore di stazza, molto potente ed intimidatore dovrebbe essere quel fulcro sottocanestro che, soprattutto in difesa, è mancato nella stagione passata alle Vu nere per poter scoraggiare gli attaccanti avversari nelle penetrazioni. In attacco preferisce giocare vicino a canestro dove può ricevere la palla in post-basso per avvicinarsi e cercare un gancio oppure girarsi per tirare in sospensione dai 3 metri; posizione dalla quale possiede una buona mano. In difesa occupa spazio e prende rimbalzi, non ama marcare giocatori molto mobili ma preferisce presidiare l’area dei tre secondi. Si è detto molto della sua scarsa propensione agli allenamenti ma, appena arrivato a Bologna, ha detto subito di voler smentire queste voci, di essere qui per vincere e di essere disposto a tutto per fare il meglio per la squadra. Probabilmente il miglior acquisto che si potesse fare tra i centri in questo momento in circolazione anche alla luce della sua già acquisita esperienza nei campionati europei.