ALESSANDRO PAJOLA

Pajola nel primo scrimmage stagionale contro Cento (foto tratta da corrieredibologna.corriere.it)

nato a: Ancona

il: 09/11/1999

altezza: 194

ruolo: playmaker

numero di maglia: 6

Stagioni alla Virtus: 2015/162016/17 - 2017/18

 

 

MARCO SPISSU

 

 

 

nato a: Sassari

il: 05/05/1995

altezza: 184

ruolo: playmaker

numero di maglia: 0

Stagioni alla Virtus: 2016/17

statistiche individuali

 

 

ANCHE PETROVIC CON PAJOLA AL "BASKETBALL WITHOUT BORDERS EUROPE 2016"

tratto da www.virtus.it - 28/07/2016

 

Ci sarà anche Danilo Petrovic, al “Basketball without Borders Europe 2016”, manifestazione giunta alla quindicesima edizione che riunisce i migliori giovani europei nati nel 1999, che avranno la possibilità di fare un'esperienza unica confrontando il loro talento con quello degli altri giocatori sotto la guida di coach e giocatori NBA. Un bellissima notizia per la Virtus e per il suo settore giovanile, guidato da Federico Vecchi, perché adesso saranno due i giocatori bianconeri presenti, visto che l’invito di Fiba e Nba, che organizzano l’evento, avevano già invitato Alessandro Pajola. Entrambi hanno fatto parte nella passata stagione dell’Under 18 guidata proprio da Vecchi, e quest’anno sono entrati a pieno titolo nel roster della prima squadra. Succedono a Tommaso Oxilia, che partecipò all’edizione 2015 del “Basketball without Borders Europe”, e saranno impegnati dal 7 al 10 settembre ad Helsinki.

 

LA SERATA DI PAJOLA: "IN VIRTUS AI GIOVANI CREDONO DAVVERO"

tratto da www.virtus.it  - 09/10/2016

 

Era già salito in pullman, Alessandro Pajola. Non si aspettava che la stampa lo avrebbe mandato a chiamare per l’intervista del dopopartita. Eppure, le premesse c’erano tutte: partenza in quintetto, energia a profusione per la vittoria della Virtus Segafredo, anche un punteggio personale in doppia cifra. Il “ragazzo del ‘99” resta tranquillo, è felice ma non va nemmeno per un attimo fuori dalle righe.

“Ho semplicemente cercato di sfruttare l’opportunità che mi ha dato il coach, ho fatto le cose che so fare e non ho pensato all’ambiente intorno. Mi sono concentrato. La tensione c’era, ma in positivo. Non so se ho abbastanza talento, ma per la squadra do tutto, ci metto cuore e difesa”.

Trovarsi anche a guidare in campo una squadra di A2 a diciassette anni non è da tutti.

“Io sono cresciuto come playmaker, e comunque in allenamento abbiamo provato tutti a giocare in regìa, perché sapevamo di quanto loro sappiano pressare. Non c’è molto da inventare, siamo giovani e quello che ci chiede il coach è fare le cose che sappiamo, dando il massimo”.

Il “progetto giovani” della Virtus Segafredo è qualcosa di molto concreto.

“Spesso si sente dire che bisogna far giocare i giovani, ma non sempre alle parole seguono i fatti. La Virtus e il coach fanno ciò che avevano detto, e sta a noi farci trovare pronti. Ramaglici sta dando molta fiducia, noi adesso la stiamo ripagando”.

Una partita così va dedicata a qualcuno.

“A mia nonna Giuliana. Lei viene a vedermi ogni volta che può, ma oggi non è riuscita ad esserci. Questa partita è per lei”.

PAJOLA: SONO UNO CHE GIOCA PER LA SQUADRA, E CREDO DI AVERE PIÙ CUORE E TESTA CHE TALENTO

tratto da bolognabasket.it - 11/10/2016

 

Alessandro Pajola, dopo la bella prova di domenica a Imola, è stato intervistato dal Resto del Carlino.
Ecco le sue parole:

Pajola, ha un modello? Si impara qualcosa ogni giorno. L’anno scorso, per esempio, ho avuto la fortuna di allenarmi con la prima squadra e guardavo con attenzione quello che faceva Gaddy, per me un ottimo giocatore. Ma l’idolo assoluto resta Steve Nash, per intelligenza di gioco e per talento.

Cosa le ha detto Gabriele Ruini, giocatore cresciuto nel vivaio bianconero e oggi tecnico del settore giovanile? Il vecchio Gaga… Mi aveva spiegato che la Virtus è un ambiente splendido, che avrei sentito il calore dei tifosi e l’emozione di allenarmi alla palestra Porelli. Ero preparato, grazie a lui.

La descrizione è stata precisa o c’è stata qualche sorpresa? Nessuna sorpresa, era proprio ciò che mi aspettavo. Ero già venuto a provare due volte. Tre giorni prima di trasferirmi a Bologna, altri tre un anno prima.

Quale scuola frequenta? Il liceo scientifico “Keynes” a Castelmaggiore. E c’è tanto da fare. Certo, studiare è più difficile che allenarsi.

Che giocatore è Pajola? Uno che gioca per la squadra, non per se stesso. A fine partita non corro a vedere le mie cifre, e credo non lo farò mai. Do il massimo, soprattutto in difesa, sono convinto di avere più cuore e testa che talento.

Sorpreso che un club come la Virtus abbia fatto un progetto sui giovani? Sono sorpreso – piacevolmente – di come lo abbiano portato avanti proprio dopo una retrocessione. Non era facile, la gente voleva subito una risposta, era addolorata e arrabbiata. E’ stato un rischio, ma noi siamo giovani che abbiamo capito l’importanza di questa scelta e cerchiamo di farci trovare pronti.

Le manca la sua Ancona? Sì, mi mancano famiglia e amici, credo sia naturale. Ma i ragazzi della foresteria Virtus e i miei compagni di scuola non mi fanno mai sentire solo.

Difesa o attacco? Difesa. Per caratteristiche e per la mia idea della pallacanestro. Un buon attacco nasce sempre da una buona difesa.

Cosa fa nel tempo libero? Studio parecchio. Poi guardo le serie tv come “Romanzo Criminale” o “Gomorra”, ascolto musica di tutti i generi ed esco con gli amici della foresteria.

Perchè si è tagliato i capelli? Ho perso una scommessa, ma non chiedetemi in cosa consisteva…

 

Pajola, nella sua Ancona, durante la vittoriosa gara contro Recanati

PAJOLA, IL RITORNO: "CHE EMOZIONE, QUI SONO NATO COME GIOCATORE"

tratto da bolognabasket.it - 04/12/2016

 

Un ritorno da ricordare. Da profeta in patria, da ragazzo prodigio che è entrato nel mondo del basket adulto, rendendo felici tutti quelli che lo hanno visto crescere qui, nella sua Ancona.
Alessandro Pajola ha un vero e proprio fan club, sugli spalti del PalaRossini. Come ci fossero tre gruppi di tifosi: quelli di Recanati, quelli venuti da Bologna per sostenere la Virtus Segafredo, e quelli che tengono soprattutto per Pajo. Bella sensazione, per un ragazzo che ha appena compiuto diciassette anni e che coach Ramagli ha portato in Serie A2 non certo a fare tappezzeria.
“Un’emozione bellissima, tornare nel palazzetto in cui sono nato, in cui ho toccato la prima palla da basket. Quando mio fratello si allenava scorrazzavo nei corridoi di questo impianto, ci ho respirato pallacanestro da subito, per me questo posto è stato una seconda casa. E oggi ho ritrovato qui tanti amici, ex compagni, i ragazzi del Cab Stamura venuti a sostenermi. E’ stato veramente meraviglioso”.

Pajo sa bene cosa si deve fare. E’ un ragazzo attento, scrupoloso, determinato. Uno, hanno di recente confermato i compagni esperti Rosselli e Ndoja, che ti si attacca alle caviglie e non te lo scrolli di dosso facilmente. Stavolta se ne è accorto anche un tipo tosto come Travis Bader, che a un certo punto lo ha visto uscire dalla panchina e si è sentito probabilmente come uno che ha un bersaglio disegnato sulla canotta.
“Io sono sempre pronto quando il coach mi chiama, entro e cerco sempre di dare il massimo a livello di energia. Se poi riesco a fare anche qualche canestro, qualche giocata offensiva, ben vengano. L’importante è esserci quando Ramagli ritiene ci sia bisogno di me. Questa volta, per esempio, il compito era ben preciso: mettermi sulle tracce di Bader, pensare a lui più che al resto del gioco e cercare di limitarlo il più possibile. E’ quello che ho cercato di fare”.

E alla fine, con la Virtus Segafredo uscita vincente dalla sfida, per il ragazzo che tutti hanno visto crescere su questo parquet solo applausi, pacche sulle spalle, selfie felicemente nostalgici, cori su misura. Una serata così dà benzina e stimoli giusti. Una serata speciale, nella sua Ancona.

PAJOLA E PENNA SI ALLENANO ALLE SEI DEL MATTINO

I due gioiellini bianconeri hanno dovuto anticipare il loro lavoro personalizzato e si sono allenati alle prime luci dell'alba

tratto da bolognabasket.it - 17/03/2017

 

Come riporta il Corriera di Bologna, in questa settimana la palestra dell’Arcoveggio si è aperta molto presto, sopratutto per Alessandro Pajola e Lorenzo Penna che, già dalle prime ore del mattino (poco dopo le 6) erano in palestra per effettuare un allenamento individuale. Hanno fatto il solito lavoro sul campo per migliorare i fondamentali e il tiro, alcuni esercizi specifici per il loro ruolo e poi una seduta in sala pesi.

I due gioiellini bianconeri hanno dovuto anticipare il loro lavoro personalizzato, che avrebbero dovuto svolgere durante la settimana, a causa di una serie di impedimenti che non gli avrebbero dato la possibilità di fare il loro allenamento. Avrebbero anche potuto saltare un’ora di allenamento individuale questa settimana e nessuno li avrebbe “puniti”, ma ciò dimostra ulteriormente la grande mentalità e il grande entusiasmo che si respira in casa Virtus.

PAJOLA: "STO BENE, E PER ME È UN ONORE GIOCARE IN VIRTUS"

tratto da bolognabasket.it - 23/03/2017

 

Ieri Alessandro Pajola è stato ospite della trasmissione “Black and White” su Radio Bologna Uno.
Ecco le sue parole:

Con Recanati una vittoria facile ma convincente: “Siamo stati bravi a non sottovalutare l’avversario e siamo riusciti a vincere bene; appena siamo entrati in spogliatoio all’intervallo, coach Ramagli ci ha detto di ricominciare da zero a zero e nel secondo tempo abbiamo continuato a giocare normalmente, senza fare nessun passo indietro, rimanendo concentrati come nel primo tempo.”

Lo stato di forma tuo e della squadra: “Personalmente mi sento bene, è passato un mese e ci siamo presi tutto il tempo che serviva dall’11 febbraio con Treviso, cioè la partita del mio infortunio; ero già pronto domenica per giocare e spero di essere pronto per domenica prossima a Trieste. Per quanto riguarda la squadra stiamo bene, Kenny e Klaudio hanno recuperato bene e anche Guido, che domenica ha giocato poco, è riuscito a recuperare e siamo in forma per arrivare carichi ai playoff e soprattutto sani.”

Ti senti un jolly per questa Virtus? “Io entro e cerco di fare quello che è utile alla squadra, facendomi trovare pronto; se serve una buona difesa sul miglior attaccante avversario, un aiuto in regia, un supporto in termini di punti in attacco, cerco sempre di fare il meglio in ogni ruolo indicatomi dal coach.”

Da qui alla fine tutte partite difficili: “Certamente ogni partita la giochiamo per vincere, arrivare primi non ha la stessa importanza di arrivare terzi o quarti, anche solo semplicemente per il fattore casa che per noi è importante grazie al tifo e alla gente che viene all’Unipol. Il vero obiettivo, però, è quello di arrivare sani e senza problemi alla palla a due dei playoff, perché dopo una regular season così impegnativa, diventa ancora più difficile confermarsi. Importante sarà giocare queste ultime partite per vincere, sopratutto in trasferta. Se gestiamo bene le partite, sappiamo che ce la possiamo giocare ampiamente trovando spazi e buoni tiri. Per i playoff le più temibili sono sicuramente Ravenna, Treviso e la Fortitudo.”

Alessandro Pajola è un giocatore diverso rispetto ad inizio stagione? “Penso di sì, con tutti i vari consigli dei più “veterani”, dopo ogni allenamento mi sento in qualche modo migliorato; sicuramente da settembre penso di aver fatto un passo avanti sia come giocatore che come persona e spero di riuscire a farlo vedere in campo da qui alla fine. Il progetto giovani dipende dai giovani stessi: se siamo capaci di farci trovare pronti, il coach è disposto a farci giocare più minuti e questo è successo con me, Penna, Petrovic e Oxilia.”

Il rapporto con coach Ramagli? “Il coach oltre a curare bene l’aspetto tecnico e tattico in campo, è una gran persona a livello umano, ti dà consigli rispettando comunque la tua persona, considerando le tue caratteristiche. Si è sempre fatto trovare disponibile, un gran carattere a livello umano e anche molto simpatico, cosa che non guasta mai. In ogni allenamento arriva il “calcio nel sedere”, ormai lo capiamo prima che arrivi, capita a tutti ma nonostante ciò è sempre un aspetto istruttivo per ognuno di noi, da me a Michelori, che è quello con più esperienza. Il coach tende molto a curare la preparazione della partita, con aspetti che potrebbero essere determinanti per la svolta di una gara.”

Che compagni di squadra hai intorno? “Sono tutti delle ottime persone, prima che ottimi giocatori in campo; Kenny (Lawson n.d.r.) mi aspetta sempre cinque minuti in più dopo la doccia per accompagnami a casa in macchina, sono piccoli gesti da non sottovalutare. Umeh è una persona seria e solare, che non pensa solo a se stesso ma preferisce passarti un pallone in più. Ndoja è un ragazzone, sempre sorridente, in questo periodo di infortunio mi è stato molto vicino, dandomi consigli su come gestire la caviglia. Michelori è un consigliere silenzioso ma in generale tutti sono pronti a darti una mano: questa è una cosa che non mi aspettavo assolutamente, essendo abituato ad altre situazioni, come per esempio l’anno scorso.”

In pochi giorni medaglia agli Europei under 18 e vittoria nel derby: “Sono state soddisfazioni che non scorderò mai, anche la vittoria in Coppa Italia ma sopratutto il derby, non avrei mai pensato di poter giocare un evento del genere, sopratutto nel primo anno da professionista. Con alcuni del mio gruppo ci sono stati poi i classici “sfottò”, anche alcuni miei amici di Ancona, sponda Fortitudo, mi hanno scritto ma tutto in amicizia, come normale che sia.”

Cosa significa giocare in Virtus a 17 anni? “E’ un grande onore giocare per una società storica per la pallacanestro italiana; quando dovevo trasferirmi da Ancona avevo varie scelte e la Virtus è stata la prima che mi ha colpito. Entrare alla Porelli e allenarsi lì è veramente tanto: è un grande onore giocare per questa maglia e per questi tifosi che sono sempre disponibili, perché si capisce quanto veramente siano importanti questi colori e io sono veramente onorato di essere qui. Tra Ancona e Bologna c’è sicuramente una differenza di lavoro a livello fisico, ma soprattutto di lavoro individuale, dettagli tecnici da migliorare.”

Esordio in serie A a 16 anni, Nazionale, derby, Coppa Italia, come si fa a rimanere con i piedi per terra? “Dipende dalle caratteristiche di ognuno; se sei un ragazzo “montato” lo sei fin da subito, non per forza in serie A o in Nazionale. Bisogna essere umili, sopratutto umili dentro, anche dopo aver vinto Eurolega, anelli NBA o quant’altro. Io cerco sempre di rimanere con la testa sulle spalle perché è nella mia persona e nella mia educazione fin da piccolo.”

Meglio vincere il derby di ritorno o giocarsi la promozione in serie A? “Tra le due preferisco giocarmi la promozione in serie A. Il derby è sicuramente la partita delle partite, ma l’obiettivo principale è quello di tornare in serie A, poi se ciò dovesse succedere vincendo anche il derby di ritorno meglio ancora. Se fossi un tifoso Virtus, però, preferirei tornare in Serie A.”