ZARE MARKOVSKI

Zare dà disposizioni (foto tratta da www.virtus.it)

nato a: Skopije (MAC)

il: 28/10/60

Stagioni alla Virtus: 2005/06 - 2006/07

statistiche individuali

biografia su wikipedia.it

 

ZARE MARKOVSKI È IL NUOVO COACH DELA VIRTUS

www.virtus.it - 17/06/2005

 

Il nuovo capo allenatore della Virtus Pallacanestro è Zare Markovski: verrà presentato alla stampa Lunedì prossimo, 20 giugno 2005. Zare Markovski è nato a Skopije, in Macedonia, il 28 ottobre 1960. Il suo esordio nel campionato italiano risale al 1993/1994, quando fu chiamato ad allenare il Banco di Sardegna Sassari in A2. L'anno successivo sedette sulla panchina della Meta System Reggio Emilia, in A1. In seguito, ha allenato la nazionale macedone, prima di accasarsi al Darussafaka, in Turchia. Nell'esperienza successiva, con i Lugano Snakes, vinse Campionato e Coppa di Svizzera, nonché il premio di coach dell'anno.

Nel 2002/2003 il ritorno in Italia, alla De Vizia Avellino: qui ha disputato tre campionati da head coach, salvando in tutte e tre le occasioni la squadra campana. Il miglior risultato in Irpinia lo ha ottenuto nella passata stagione, piazzando l'Air al 12° posto in classifica.

 

ZARE MARKOVSKI MIGLIOR COACH DEL GIRONE DI ANDATA

Ufficio Stampa Legabasket - 07/02/2007

 

"Obiettivo Lavoro", da 2 anni partner ufficiale della Lega Basket, ha scelto di assegnare a Zare Markovski, coach della VidiVici Bologna, il premio quale miglior Allenatore del girone di andata di serie A. Il premio verrà consegnato domani sera prima di Vidivici-Whirlpool, gara dei quarti di finale della TIM Cup Final Eight a Bologna. Il riconoscimento premia il tecnico della squadra che ha saputo realizzare il miglior salto di qualità rispetto al girone di andata della stagione 2005/2006. Il secondo posto in Campionato, al termine della prima parte della stagione, riporta la squadra delle “V” nere al centro dell’attenzione ed al rango meritato dalla tradizione sportiva di questa Società.

Obiettivo Lavoro, da due anni partner ufficiale di Lega Basket, ha deciso di attribuire questo riconoscimento per valorizzare la capacità di costruire lo spirito di un team di lavoro, indirizzando le capacità di tutti al servizio di un obiettivo comune. In una squadra, così come in una impresa, chi dirige il lavoro deve imparare a conoscere le doti di ciascuno, e saperle organizzare in sinergia con quelle di tutti.

Deve quindi possedere e mettere in campo doti professionali e personali che diano spazio all’iniziativa ed alla responsabilità, le sappiano sostenere e motivare, all’interno di una regia dinamica ed in evoluzione costante. Con questo spirito il presidente di Obiettivo Lavoro, Alessandro Ramazza, consegnerà a Zare Markovski il riconoscimento che premia chi sa guardare avanti, oltre la semplice prestazione del singolo, e scende in campo convinto di quanto fondamentale sia il valore del “fare insieme”. Lo scorso anno il premio era stato vinto da Piero Bucchi.
 

 

LE PAROLE DI ZARE MARKOVSKI PRIMA DI GARA 4

di Bruno Trebbi - bolognabasket.it - 23/05/2007
 

Elegante, in procinto di salire sul pullman per Biella (partenza anticipata, a differenza di quanto successo per gara 2), queste le parole di Zare Markovski in vista di gara 4.

Siamo ad una vittoria dall’Eurolega? Più che altro penso che siamo ad una vittoria da chiudere questa serie, ma restiamo sempre nell’ordine di una stagione in cui abbiamo sempre e solo pensato a vincere una partita dopo l’altra per andare il più avanti possibile. Ieri siamo riusciti a portare a casa un’altra vittoria al supplementare, ma la differenza con quelle di regular season è chiara: lì ci erano nati dubbi e negatività, per la paura di non essere all’altezza dei playoff. Adesso invece conta solo mettere una vittoria in più nella serie, ed è un modo diverso di vedere le cose. Poi, continuare a vincere al supplementare è figlio della consapevolezza che ha la squadra nel lavoro di questi due anni. E, sebbene l’assenza di Lang si senta per quanto lui fosse amalgamato nel nostro gruppo, è bello vedere come Crosariol al suo fianco sia cresciuto tanto, dall’inizio del campionato. è vero che c’è stata un’altra partenza ad handicap, ma il risultato finale dà equilibrio a tutto, e prova che se inizialmente non siamo andati bene, poi siamo migliorati diagnosticando quanto successo e cercando di modificare l’atteggiamento sul campo.

Ora le rotazioni hanno estromesso Grant e Nikolaidis, oltre ad Evtimov, ma non siamo l’unica squadra ad avere un roster lungo. Non penso che siamo in eccesso, ricordando i tanti infortuni patiti in regular season, volevamo evitare che nei playoff succedesse la stessa cosa, e quello che è successo a Best dimostra che può capitare di tutto. Cerchiamo di cautelarci contro gli imprevisti, allargandoci quando prima forse eravamo troppo corti. E’ poi anche un modo per pararci da eventuali cali di condizione, come quello di Grant: non dimentichiamo che i nuovi arrivati hanno messo nero su bianco di mettersi a disposizione della squadra, senza certezze di spazio. La mia gestione non cambia: se un elemento non riesce a restare all’altezza, si cerca uno fresco sperando che sia pronto.

Poi la conduzione della partita dipende da tante cose, ma anche dal carattere dell’allenatore. Io mi ritengo coraggioso, e capace di controllare il ritmo delle rotazioni grazie alla mia esperienza, senza mai aver paura di allungare la squadra il più possibile. Se poi le cose durante il match non vanno bene, ci deve essere sempre il tempo di riportare il tutto al giusto equilibrio. E’ come giocare a carte, quando non hai una buona prima mano, o quando carichi un orologio e non devi forzarlo troppo. Se la gente non mi capisce, magari ho la speranza che non riescano a capirmi nemmeno gli avversari, sottoposti ad una continuità di quesiti e di modifiche grazie alla continua pressione della nostra panchina. Devo essere io a giocare in anticipo: poi mi dispiace che qualcuno possa scambiare questa mia tattica come presunzione, ma ho visto tanti campionati, alleno da 20 anni, e dopo aver avuto un incidente di macchina cinque anni fa, non ho paura di niente. La squadra mi segue, e i risultati di questi due anni lo dimostrano: ne sono orgoglioso, e mi complimento con tutti.

Per quanto riguarda i singoli, il lavoro quotidiano mi fa conoscere quanto posso spremere da ciascun giocatore. So ad esempio che Blizzard e Giovannoni hanno più continuità e forza fisica per reggere di più. Vukcevic è giocatore di pura qualità che non va sprecata, Ilievski invece ha estremi ed eccessi, per cui devono essere gestiti diversamente. In ogni momento della partita dobbiamo essere pronti a leggere qualsiasi situazione, perché i 40’ sono un continuo flusso di aggiustamenti. Per questo, ad esempio, so di avere giocatori che sanno adeguarsi ai mismatch e altri no. Ieri Biella ha alzato il quintetto, coinvolgendo Coppenrath più di quanto fatto nelle precedenti gare, e questa è una novità a cui dovremo saper rispondere: ad esempio, abbiamo valutato che lo abbiamo subito soprattutto nei momenti in cui Giovannoni era a rifiatare. Ma tutta Biella è cresciuta dopo gara 2, e qui a Bologna ha fatto grandi cose a rimbalzo e in contropiede, forse perché riescono a giocare senza pressine. Noi in casa loro siamo stati capaci di limitare questi due aspetti del gioco, e cercheremo di fare altrettanto in gara 4, cercando di preservare Best da problemi di falli e riutilizzando chi, come Glyniadakis, Petrovic e Gugliotta, ieri è rimasto ai margini: non dimentichiamoci che domenica hanno fatto bene.

 

SISTEMA MARKOVSKI: TANTE ALCHIMIE, UNA SOLA IDENTITA'

di Walter Fuochi - La Repubblica - 08/06/2007

 

Le vie del Signore sono infinite, quelle di Zare Nostrum una di più. Ma c’è arrivato lui a 40 minuti dalla finale scudetto, e lui bisogna seguire, adesso, come lo sciamano posseduto dallo spirito. Seguirlo pure quando fa un quintetto con tre play, Gugliotta da 4 e Grant da 5 che per i sacri testi sarebbe un’eresia: invece, è quello che prima tiene fra i denti gara 3 e poi la spacca, ribaltando la serie, quando Blizzard aggiunge alla tripla del +4 dell’incredibile Gugliotta due suoi confetti, più da catalogo. +10, al Forum si cominciano a cercare i soprabiti. E a Bologna gli amuleti, per riavviare una storia interrotta al 2001. Manca da allora una finale scudetto, arrivasse questa sarebbe per la Virtus la dodicesima tricolore (8 vinte, 3 perse: l’ultima nell’81, tutte felici le ultime 6).

Andando dove lo porta la partita, come ama dir lui quando non è in intervista, ed è un amabile indagatore d’uomini e numeri (gli butto ‘assist: dei 28 cesti di Milano, 7 per quarto, la perfezione), Markovski ha intanto dotato la Virtus di quell’identità che ancora Milano ricerca, fra i tentativi anche contradditori d’un Djordjevic che della nemica s’è ormai fatto un’idea, e una fisima, di inafferrabilità. Per chiudere stasera una serie che, per gioco e strategia, i suoi hanno comandato, Zare non caricherà di pesi i lunghi, ormai puro supporto logistico (in più, amputato del povero Michelori): chiederà solo loro di attutire, dietro, l’impatto di Blair e Watson, per di più sconfessati da Djordjevic nel finale di gara 3, seduti accanto a lui, dopo aver indicato sulla lavagna del pre-partita di dar palloni solo a loro. I centri hanno spostato poco, sia nelle due sconfitte che nell’unica vittoria, ed è fuoco da altre linee che Sasha dovrà trovare (e Zare disinnescare). In gara 2 furono i 33 punti di Garris a scolpire la gara, quando Kiwi, come Markovski non voleva, trovò dentro il gioco tutti i modi per far gol. Accettarne le percussioni, più che dargli la linea da tre, è la scelta preferita: a Milano è andata, ripetere quel piano sarebbe mezzo punto. Ma ce n’è uno intero da prendere, fra due rivali discretamente spossate, cercando nello spirito la spinta in più. In ottomila, ci sarà anche più spirito.

 

MARKOVSKI: «IO E LA VIRTUS, STESSO ORGOGLIO»
di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 10/06/20074

 

E oggi cosa mi chiedete? Sono proprio curioso di saperlo.

Rompe il ghiaccio così, Zare Markovski, che sorride ripensando alla gioia della sera prima. Già, cosa chiedere dopo un anno, anzi due, di interviste? Spunta l’ipotesi di formulare una domanda alla Marzullo. Il coach se la ride e racconta in questo modo la sua prima finale scudetto.

Markovski: si faccia una domanda e si dia una risposta.

Oggi no. Non mi faccio nessuna domanda. E mi godo la giornata.

Parliamo allora della sua giornata.

Una gioia immensa. Per me, ma non solo per me. Per tutti quelli che in queste stagioni mi hanno dato degli stimoli. E per un popolo che si era smarrito quattro anni fa. Un popolo che nel 2003 aveva rischiato sparire. E che invece è arrivato alla fine di tre appuntamenti importanti in questo 2007. Qualcosa che cancella anche le sfighe che abbiamo avuto, dai tiri liberi sbagliati agli infortuni. Tutto passa in secondo piano. Perché restano questi risultati importanti.

Biella, Milano e ora la finale con Siena. La sua prima finale.

La finale è qualcosa di bellissimo. Anche perché in fondo ci arrivano solo due squadre. Arrivare in fondo significa essere davanti a molti. E poi questa Virtus va avanti con orgoglio. Con l’orgoglio di chi sa di non essere secondo a nessuno.

Orgoglio e...

Orgoglio e basta. L’orgoglio che parte dall’avvocato Porelli, che ha fondato questa comunità e arriva fino a Messina. Che continua a vincere, continua a essere un punto di riferimento in tutta Europa. Ma per tutta Europa, anche se ora lavora altrove, è riconosciuto come un tecnico Virtus. è una bella storia portata avanti da personaggi che rispondono al nome di Danilovic, Brunamonti, Binelli. E chissà quanti ne dimentico...

Beh, tra tutti questi nomi, dopo il risultato dell’altra sera, ci deve essere anche il suo.

Se mettiamo il mio, allora, dobbiamo metterne tanti altri.

Quali?

Quello di Claudio Sabatini, per esempio. E poi Blizzard o lo stesso Bonfiglio. Che non dimentico lanciammo in quintetto proprio a Milano, l’anno scorso, quando la Virtus si riaffacciò in serie A, dopo due stagioni di Legadue. E Malagoli e Giovannoni. Dobbiamo metterli in fila, da Crosariol a Vukcevic. Siamo semplicemente l’anello di una catena infinita.

Prima di Biella e Milano ha ricordato un aspetto statistico: la Virtus aveva, e ha tuttora, il 60 per cento di successi. Con Siena, però, la Virtus in questa stagione ha perso entrambi i match.

Non mi spavento. Come noi, in serie A, ci sono almeno tredici squadre.

Approfittiamo della sua passione per i numeri. Virtus battuta due volte da Siena, ma due volte sconfitta in volata. Per quanti minuti la sua Virtus è rimasta davanti?

Potrei esagerare.

Esageri.

E allora dico 75 minuti su 80.

Forse troppi.

Sì, troppi. Diciamo 60 su 80. E in ogni caso dobbiamo dire che la prima volta, quando abbiamo giocato a Siena, Michelori era appena rientrato. Mentre nella seconda partita mancava Lang che s’era appena infortunato.

Mc Intyre è sempre stato un problema: come lo si ferma?

Proveremo in qualche molto a fermarlo.

Lang scalpita, ma è fermo dal 25 marzo. Lo rivedremo in campo?

Mi illudo che, magari, ci possa dare una mano dalla terza partita. In realtà dovremo valutare in modo molto attento la situazione. Kris è importante per noi, forse il giocatore più importante. Ma non possiamo permetterci di rischiare. Meglio, di rischiare le sue ginocchia. Vedremo.

In semifinale ha buttato nella mischia, senza paura, Malagoli. La prossima frontiera, forse, sarà Malagoli in campo insieme con Bonfiglio.

Dovesse servire lo farei. Senza esitare.

Cos’ha detto a Malagoli prima che entrasse?

Assolutamente nulla.

Davvero?

Sì. Lui è grande e vaccinato. Ha giocato anche nella final four di Fiba Cup. C’era nel derby di andata: non c’era bisogno di nessun suggerimento perché sa come comportarsi.

Non ha la sfera di cristallo né tantomeno fama di cartomante. Ma ha un modo tutto suo di affrontare le partite. E la serie con Siena?

Cercheremo di fare quello che abbiamo sempre fatto.

Ovvero?

Mettere in difficoltà l’avversario buttando sul campo tutta la nostra qualità. Cercando di trovare i loro punti deboli. Non rinunceremo ai nostri principi. Sono due anni che giochiamo in un certo modo.

Quindi?

Quindi due anni dopo possiamo dire tranquillamente che questa Virtus, questo gruppo, ha tutte le carte in regola per giocarsi, sia dal punto di vista tattico sia dal punto di vista tecnico, una finale scudetto.

Già, la finale. C’è stato un momento nella stagione nel quale ha pensato che la Virtus poteva arrivare così lontano?

Sì.

Quando?

Mercoledì sera, al Forum, al termine della gara che ci ha dato il vantaggio sul 2 a 1.

Solo mercoledì?

Sì. Non posso mentire né tantomeno cambiare il mio modo di pensare. Mi sono sempre concentrato sull’incontro successivo, senza pensare a lunga scadenza, perché non è nel mio modo di vedere le cose comportarmi in maniera differente. Solo dopo gara tre, quindi, ho potuto pensare che la Virtus era davvero a un passo dalla finale.

E adesso?

Oggi (ieri, per chi legge, ndr) ho dato la giornata libera ai ragazzi. Non solo: nello spogliatoio avevo detto loro che non li avrei nemmeno chiamati al telefono. Riposo per tutti. Poi si tornerà in palestra per preparare il primo confronto con Siena.

 

 

LO SCUDETTO DI MARKOVSKI: «VIRTUS, MI HAI CAMBIATO LA VITA»

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino – 12/06/2007

 

Non ha paura di raccontarsi Zare Markovski, anzi la storia del nostro giornale, nato 122 anni fa come resto di un carlino, la moneta corrente di allora, a chi comprava i sigari in tabacchiera, lo affascina fino a stupirlo.

E’ incredibile come le cose piccole quando sono fatte con cura possano crescere fino a diventare così grandi.

Si lascia sfuggire il coach bianconero al termine della visita di ieri nella nostra redazione. In fin dei conti è anche la storia della sua Virtus che da squadra neopromossa, due anni or sono, è diventata la formazione che per merito suo e senza contare sulle sfortune altrui si è conquistata l’Eurolega. E adesso è lì pronta a lottare per provare a portar via da Siena uno scudetto che sembra essere quasi assegnato.

Dopo gara uno contro Biella — continua Markovski — mentre passeggiavamo nel centro i Bologna con Claudio Sabatini gli ho detto che l’anno scorso abbiamo costruito il primo piano della nuova Virtus, quest’anno il secondo e il prossimo faremo il terzo. Sabatini mi ha guardato e scherzando mi ha detto che dovevo pensare anche ai balconi e non solo alle finestre.

Sorride sapendo di aver costruito un attico e non semplici appartamenti residenziali, anche se la stagione non è stata tutta rosa e fiori, anzi la sindrome dell’eterno secondo poteva creare un brutto scherzo alla truppa virtussina.

Partendo dall’esperienza dell’anno scorso ci siamo dati delle regole. Sapevamo che tutti i giocatori che erano rimasti con noi potevano farci fare il salto di qualità non solo tecnicamente. Quando sono arrivati i nuovi spettava a chi era già qui accoglierli e far capire loro qual era il nostro stile. Così se c’era un problema in spogliatoio spettava a Di Bella, Vukcevic e Lang risolverlo. Se la questione continua intervengo io almeno fino alla terza volta e poi tocca a Sabatini. Solo due volte Claudio è dovuto intervenire e lo ha fatto in maniera decisa. Con questa chiarezza la squadra ha saputo superare i momenti più difficili e anche le delusioni.

In Italia, per allenare, ha dovuto studiare e sostenere esami a Bormio, come un ragazzino chiunque.

I miei sacrifici sono stati completamente ripagati quando ho ricevuto la chiamata di Sabatini. Lì si è coronato un sogno perché la Virtus è una grande squadra, forse la più grande e dal primo giorno mi è stato chiesto di dare un contributo importante nella formazione della squadra dato che ero io ad allenarla. Anche quando sono arrivate le critiche non mi sono impressionato, l’unica mia preoccupazione era quella che Sabatini continuasse a credere nel mio lavoro. Neppure alle contestazioni ho dato molto peso. Tutti cerchiamo una platea, c’è chi gioca a calcetto con gli amici volendo vincere la partita e chi, invece, davanti a settemila persone vuole distinguersi.

I suoi sacrifici, comunque, hanno trovato uno scopo pure nel suo metodo che si è rivelato vincente. A turno giocano tutti e a turno a tutti tocca fare di tutto.

La pallacanestro, come tutti gli sport ad alto livello la possiamo considerare un’arte. Ci sono diverse scuole di pensiero. Io mi considero un futurista perché penso che tra 20 anni in campo vedremo squadra con cinque play e con cinque centri. Spariranno tutti i ruoli intermedi, dalla guardia all’ala forte. Non ci sono alternative: già ora, di fatto, ci sono tre ruoli. Il play, il centro, e tutte le posizioni intermedie, che si scambiano tra loro. I miei ragazzi hanno capito molto bene questa mia filosofia. Tutti sanno perché entrano in campo e perché escono. Da questo di vista Best e Vukcevic sono stati di esempio a tutto il gruppo. Si sono isolati dai compagni per insegnare a loro un’etica vincente del lavoro.

Sono in tanti a essersi convinti di questa evoluzione dato Markovski ha ricevuto chiamate da mezza Europa.

Davvero non lo so, perché il cellulare lo tengo quasi sempre spento. Battute a parte è vero, c’è chi si interessato ma il mio futuro è legato alla Virtus fino al 2010. Qualsiasi altra soluzione non dipende da me, ma da Sabatini.

Ora c'è Siena, un ostacolo che sulla carta sembra essere insormontabile, anche perché non ci saranno né Michelori né Lang.

Andiamo a giocare gara uno domani e lì ci misureremo. Non partiamo battuti ma abbiamo l’esigenza di rimanere con i piedi per terra come abbiamo fatto nelle 62 partite che abbiamo già giocato in questa stagione. Quelle di Fiba Cup ci hanno consentito di crescere e di arrivare a poter far giocare minuti importanti a un giovane come Crosariol in semifinale playoff e il suo contributo si è fatto sentire. Se potessi togliere un giocatore a Siena toglierei Stonerook soprattutto per le nostre assenze. All’appuntamento, comunque non ci presentiamo rassegnati.

Il sorriso durante la sua visita non lo ha mai perso neppure pensando ai suoi prossimi avversari e chissà quale alchimia starà preparando. Contro Milano abbiamo visto Best difendere su un lungo, senza dubbio la squadra sarà pronta a seguirlo in quello che ormai è un sogno avverato comunque si chiuda la stagione bianconera.

Zare dà istruzioni e Vikcevic e Di Bella

SABATINI ANNUNCIA: "STEFANO PILLASTRINI IL NOSTRO COACH"

di Miro De Giuli - www.bolognabasket.it - 23/06/2007
 

È un day after importante, dalle parti dell’Arcoveggio, e non è un caso che a prendere la parola, con una conferenza stampa convocata in fretta e furia, sia il patron Claudio Sabatini. Stavolta però, non c’è nessun happy hour da lanciare per ricaricare le batterie. Stavolta, si parla di Zare Markovski, e dei motivi di una risoluzione che non è poi troppo lontana da un esonero. C’è amarezza nelle parole di Sabatini, per un rapporto umano bruciato da una scelta coraggiosa, che in pochi avrebbero osato fare al termine di una stagione così soddisfacente dal punto di vista dei risultati come quella appena conclusa.

La chiusura del rapporto con Zare è stata davvero forte, per entrambi, dal punto di vista umano, perché non era una cosa di facciata, e l’interruzione è stata brutta. Devo ringraziare Dario Santrolli (l’agente del coach macedone, nda), perché noi non ce l’avremmo fatta, e non nascondo il dispiacere per il fatto che Zare non abbia accettato di essere il nuovo amministratore delegato, quindi restare qui con altra mansione.

Scelta figlia di una modifica all’organigramma societario, dunque.

La scelta di modificare la nostra organizzazione nasceva dal fatto che ho visto Markovski stremato di tutte queste cose che faceva. E, davanti all’Eurolega, ritengo sia importante non concentrarsi su una persona sola. Devo dire che in due anni non ho mai avuto con lui uno scontro, è stata una esperienza fantastica, e il rapporto umano deve continuare, perché si è dimostrata una persona fantastica. 10 e lode l’uomo, 10 il manager, 8 l’allenatore. E tutte le volte che c’è stato da affiancarlo, l’ho fatto non solo per il mio ruolo ma perché ci credevo. La proposta che gli avevamo fatto era economicamente molto alta, del 50% superiore di quella che hanno molti altri dirigenti nella pallacanestro italiana, perché avrei voluto tenerlo all’interno del nostro progetto. Screzi non ce ne sono stati, avrei comunque voluto continuare a lavorare con lui. Non potevamo chiedergli di mantenere i suoi ritmi, specie adesso che dobbiamo fare la squadra dell’anno prossimo in tempi ristretti. Ma ho dovuto pensare alla Virtus, e la scelta è stata questa. Comprendo che non se la sentisse di rimanere in questo progetto con un altro allenatore al suo posto, era in preventivo, ma è una decisione che è stata presa già da un po’. Lo sapevamo solo io e mio fratello.

Chiusa la parentesi relativa all’addio con il coach macedone, è subito tempo di cominciare a pianificare il futuro:

Ringrazio Pillastrini che, in questi giorni, non ha mai fatto trapelare nulla. Non ci sono storie diverse in giro, e io a Zare ho comunicato la cosa solo prima di gara 3, perché ce l’avevo sullo stomaco, e capisco il suo stupore. E’ poi una decisione che nasce dal fatto che l’ambiente di Bologna avrebbe fatto diventare in salita la prossima stagione, perché questi risultati sarebbero stati irripetibili. Se già quest’anno, malgrado le vittorie, c’era pressione, le cose non sarebbero migliorate. Ho deciso di muovermi così prima dei playoff, e sorridevo davanti a società che valutavano la posizione di Pillastrini, quando sapevo come stavano le cose. A questo proposito penso che in Fortitudo si debbano fare scelte immediate per evitare chiacchiere, fare contratti: sarebbe bello dialogare tra club, ma se loro pensano che con il dialogo non si fa strada, andiamo pure avanti così.

Due parole anche su quella che potrà essere la composizione finale di staff tecnico e giocatori, per la squadra che riporterà la Vu nera nell’Europa che conta.

Ora stiamo vagliando tanti giovani, e il nostro staff tecnico è ora l’ideale: Pillastrini ha contratto biennale, e non gli faremo allenare una squadra fatta solo di 32enni. Ho la presunzione di dire che c’è tanta gente che vorrebbe tornare da noi, e penso che il Pilla sia un allenatore competente, e nella direzione che noi vogliamo prendere: allena la Nazionale Under 18, conosce i giovani, e non è che l’ho preso per toglierlo alla Fortitudo. E’ una scelta di una organizzazione aziendale differente: qui tutti ci siamo dannati per questa stagione, dove più si vinceva più si faceva fatica a mantenere un livello così alto. Zare vuole lavorare così, e io non sono più in sintonia con il suo modo di fare: con il solo campionato non ci sarebbero stati problemi, ma se cominciamo a pensare a competizioni europee, un potenziamento era logico. Ora con Pillastrini, Cavicchi, un altro vice, Sanguettoli e Consolini, le cose andranno bene. Ora cominciamo la caccia, al GM mentre il vice lo sceglierà Pilla. Le strette di mano con i giocatori a questo punto rimangono, anche se alcuni di loro hanno avuto offerte importanti. Vukcevic sa che può stare qui, pur con un anno in più, alle stesse condizioni. Ma, così come ad altri sono state fatte offerte del doppio, può essere anche per lui. Ho incontrato qualcuno, questo sì, ma solo per salutare: Best ha firmato al Prokom, e lo ringrazio per essere stato un grande esempio per tutti, quando poteva venire qui e tirarsela, Ilievski può prendere tanto. Per gli altri stiamo valutando, perché vorrei mantenere il nucleo il più possibile. A Pillastrini la squadra piace, ha mostrato apprezzamento, anche se poi ogni allenatore ha le sue idee e lui porterà le sue. Per Crosariol abbiamo comunque rifiutato un’offertona, resterà con noi per un altro anno, poi andrà valutata la partnership con Treviso.

Qualche rimpianto, emerge chiaramente nel momento in cui si torna a parlare di Markovski:

Avrei dato a Zare in mano il blocco degli assegni, perché ho in lui massima fiducia. Zare però ha risultati che gli danno ragione e non sarebbe stato d’accordo a cambiare ruolo. Ma questa è una scelta rischiosa, figlia della mia convinzione che non faremo roba come quest’anno. Per lui poteva essere una crescita, perchè sarebbe rimasto qui e non sarebbe andato da chi è arrivato tredicesimo, però non ha accettato.

Interrogato su eventuali screzi con il coach, Sabatini risponde così.

Zare non ha fatto nulla, sul campo, che mi abbia dato fastidio, è solo una faccenda di diverso organigramma. Ma il rapporto resta uguale, e non facciamo conferenza stampa congiunta per evitare i lacrimoni. Penso sia la mossa più rischiosa di questi tempi, e ovviamente anch’io mi metto in discussione. E se Pilla farà male, sarò io il primo colpevole: nel caso di Zare, sarebbe forse stato lui il parafulmine. E’ una decisione che ho preso da solo, e anche mio fratello lo ha scoperto dopo dieci giorni. Episodi particolari? No, Zare ha fatto tante mansioni, mercato, allenamento, video, telefonate, e non ci sono stati episodi particolari. Ora serve un GM con mansioni, più che di mercato, organizzative. Non ci sono grandi figure, ma non lo prenderò fuori dal basket. Bottai? Era un rapporto annuale, sapevamo si sarebbe esaurito. Ora cerchiamo anche un viceallenatore. Ovvio che dei dubbi ne ho, anche davanti all’opinione pubblica: ma mi sento sereno, dormo tranquillo perché non abbiamo preso una scommessa, ma uno serio e conosciuto. E Pilla è rassicurante, da questo punto di vista.

Qualche battuta nel finale, infine, sulla Fortitudo, per sottolineare come la scelta di Pilla non sia una vendetta, sulla scia del caso Bluthenthal che non più di dodici mesi fa animò il mercato di BasketCity.

Quando ho saputo che Sacrati cercava Pillastrini, ho capito che se ne poteva andare da Montregranaro, e ho preso l’idea. Conosciamo come lavora, ha fatto grandi cose creando un progetto, rischiando, con un budget non alto, di fare i playoff. E ci può agevolare nella ricerca del GM. I tempi dovranno essere rapidi, per completare squadra e staff, ma non potevo muovermi prima per non fare uscire la notizia di Pillastrini. Lunedì annuncio Pillastrini, poi ripeto che se Sacrati vuole tenere Thomas, che rompa presto il salvadanaio. Io però, in questo momento, non vedo un derby: gestiscano i loro lodi esecutivi e prendano presto un allenatore. Non sto provocando, però aspettare non è divertente, è bella la discussione giornaliera: l’anno scorso ci si divertiva di più. E non so se prendono Mazzon per scelta o perché non ne sono rimasti altri. Noi, intanto, ci dichiariamo.

 

 

CASA VIRTUS, DIVORZIO ALLA PETRONIANA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 25/06/2007

 

Il primo week-end senza Virtus, e senza lavoro, Zare Nostrum lo spende a zonzo per i saluti e baci, s’attovaglia, direbbe Dagospia, sabato sera con una decina d’amici cari nel solito covo della Ponticella, e si dissolve domenica, forse nei suoi chilometraggi senza fine. Sostiene che lo rilassi guidare a lungo: stavolta, allora, può arrivarci a Capo Vaticano. L’ha preso malissimo questo divorzio, e se gli torna in mente l’altra domenica, otto giorni fa, lo prende pure peggio: quando entra in campo a Siena per gara 3 è fresco d’annunciata trombatura. Sabatini dixit.

Ci sarebbe rimasto, Zare alla Virtus, e non solo perché, dopo vent’anni di marciapiede, era arrivato finalmente a giocarsi (e a meritarsi) un’Eurolega. Gli piaceva la casa, gli arredi, la gente dentro. Casa sua, per due anni. L’eredità tocca invece ad un altro, e se circolano ora anidridi solforose, a intossicarne i pensieri, c’è da capirlo: non è un sospetto strampalato sentirsi l’ennesima vittima stritolata in questa buffa e spietata giostra del derby infinito. Ma sì, gli piove sulla schiena il candidato naturale alla panchina Fortitudo e non è la prima volta che la rivalità daziaria aizza stangate, date e prese. Già scritto, ma repetita iuvant: nessuno ha rapito Obradovic alla concorrenza, ma le misure del godimento sono a discrezione di chi se lo procura, e Sabatini, raccontando la tresca con Pilla, molto dava a veder di spassarsela. Poi, che la casa di fronte sia la sua ossessione (o anche la solita strategia per cambiar discorso, quando si deve uscire da un angolo scomodo), la conferenza dell’altro ieri riconferma: liquidati in fretta un coach vecchio e uno nuovo, lo show s’è dilatato alle cannonate sui dirimpettai. Anche del gusto ognuno ha le sue misure.

Markovski è oggi un disoccupato più ricco, se venerdì sera il suo agente Dario Santrolli, l’elemento quieto del duo, perché Zare fumigava ancora ire, s’è alzato dal tavolo di Sabatini strappata una transazione pari ad un anno di contratto: sui 120 mila, euro più euro meno. Più ricco, però a spasso. Milano, Salonicco, Malaga, il triangolo delle speranze incastrate lo conoscete. Roba buona, se si va. Ma per adesso si sta. Traditi, beffati, feriti. Perduti in quel precipitare lento, eppur nitido, che il macedone inizia a cogliere, da dentro, la sera in cui Biella sbanca il PalaMalaguti: 17 maggio, 87-97, 0-1 Virtus. Quella notte di parole senza sonno pare già la fine di tutto: l’anno di lavoro buttato, l’Eurolega perduta, tanti soldi a puttane. è lì che il dialogo con Sabatini deraglia e s’inceppa, che il dire e non dire si schiarisce, che la filantropica offerta a non sfinirsi più nel doppio lavoro, gm e coach, perché prosciuga, distrae, distoglie, si tinge già di minaccia. S’avanza, di qui, a toccate e fughe. Sventolate promozioni. Ossia rimozioni: si faceva così già nei fori romani. Ut amoveatur...

Zare, perché non fai il coach e t’affianchi un gm? E, visto che in giro c’è poco, perché non lo fai tu, il plenipotenziario con tutte le chiavi della società? E perché non ti pigli un coach: Pillastrini, per dire? E perché invece, da direttore generale, non mi chiedi chi direi io? E perché, infine, avendo davanti un allenatore che tonto non è ed ha imbroccato l’anno più bello della sua carriera non ti fidi, tiri dritto e si vive ancora felici e contenti?

Il «Padrino» svelò le proposte che non si possono rifiutare, qui siamo a quelle che non si possono accettare, ma è già una ricerca di vie d’uscita: i dadi son tutti tratti. Sabatini vuole cambiare. Punto. Perché, quando lo decide, Zare non è ancora il coach in Eurolega e in finale scudetto, pieno artefice di tutto questo, una volta saltate Biella e Milano, osannato dalle folle, perché i risultati sono il destriero più sfrenato che un mister possa cavalcare. Quando Sabba sceglie di scaricarlo è il testone che per un anno e mezzo ha diviso critica e pubblico, platea e loggione coi suoi personalissimi percorsi tattici e strategici. Quello che, degli ottomila a Casalecchio, combina peggio i quintetti.

È stato, vero, iperaziendalista: di più, perché gliel’avrà pur chiesto qualcuno di far tutti quei mestieri che ora non van più bene. Ha accettato quelli che non voleva (Drejer, soprattutto Best, se si volesse riaprire il dibattito sul carrello del Diana...), e riplasmato quelli che altrove non volevano neppur sentir tossire (Giovannoni, Ilievski, Vukcevic, lo stesso Crosariol). Ma ora sta facendo inabissare la stagione. Basta così.

Il gioco intanto continua, e continua benone, vincendo e volando. La strana coppia invece s’allontana, inesorabilmente. Anzi, è già rotta, come ci racconta sabato il Divo Claudio, retrodatando ancora la passione per ‘Pilla’: Premiata-Virtus 97-79, qui è il 19 aprile. Poi arrivano gli Happy Hour, poi irrompe piazza Maggiore, grande colpo mediatico del boss, ma allenamento a 30 gradi che non piacerebbe a nessun allenatore (quorum Zare), 24 ore dopo gara 1 e 24 prima di gara 2 (persa poi di schianto). E infine c’è pure Zare che sclera e sbacchetta, in gara 2 con Siena, e se c’è in giro un killer è come dargli la P38 carica. Sereni, non c’è più un solo colpo da sparare. Insomma, chi ne visti cadere tanti come mosche al flit, nelle stanze bianconere, fa due più due e capisce che è arrivato il suo turno. Gioca a Siena gara 3 da dead man walking, consuma lunedì una silente cena con la squadra, si ferma a notte per un nuovo acceso confronto col patron, e martedì quel che serpeggia emerge, e mercoledì straripa, visto si stampi, tutto ciò che doveva dipanarsi senza strappi. Di lì, è poi un rincorrersi di opere buffe, di porte spalancate a Zare verso il futuro e la gloria di Milano, ma ormai ci si casca in pochi, questo è solo un esonero già confezionato col fiocco, prenotato da un pezzo chi deve arrivare, tramite i consueti canali della diplomazia parallela. A Markovski non resta che svuotare cassetti e armadietti all’Arcoveggio e obbligarsi a un silenzio indotto da prudenza contrattuale, ma pure da dignità ferita che sconsiglia pubbliche piazzate e altri, ormai inutili cocci, da ex d’una storia finita.

Zare, ti vedo stanco, vuoto, stremato. Adesso sì che c’era da dirglielo. E in tanti gliel’abbiamo detto, salutandolo.

 

 

ARTISTA DEL BASKET

di Massimo Maccaferri - V Magazine - Novembre 2008

 

La pallacanestro italiana, soprattutto dopo i casi di Napoli e Capo d'Orlando, sta vivendo un momento particolare...

Sono stati due episodi che, credo, siano arrivati a pennello per dare una mano alla pallacanestro italiana che ha avuto un'inflazione, sia dell'immagine che della qualità. Penso che, riducendo il campionato a 16 squadre, sia una grossa mano per il movimento cestistico che ci farà risparmiare ed accellererà i tempi di miglioramento. Da quando sono arrivato in Italia, nel 1991, è cambiato in meglio il lavoro sul campo, i modi e i metodi, i giocatori sono migliorati notevolmente. Purtroppo abbiamo avuto un declassamento dell'organizzazione generale, che non ha seguito di pari passo i miglioramenti tecnici. Invece di essere quelli che dicevamo bene degli altri, che il campionato spagnolo è il migliore, che in Russia ci sono più soldi e via dicendo, dobbiamo riconoscere che nel 1991 eravamo noi quelli da invidiare, perciò, se abbiamo perso quella posizione, è soltanto per colpa nostra. Nel confronto con gli altri avevamo già un vantaggio materiale enorme.

La tua avventura ricomincia ad Avellino, per il quarto anno, una squadra interessante e piena di talento.

Sì, ho giocatori pieni di talento, spetterà a me trovare il giusto equilibrio tra il loro talento e la necessità difensiva che il campionato chiede. Un lavoro che migliorerà col tempo. Una squadra fisica, fatta con l'idea di non sfigurare in Eurolega che è un campionato a parte, abbiamo cercato di mettere un po' di tutto in squadra per essere competitivi il più possibile.

Compreso Travis...

Mi fa enorme piacere avere Travis Best, perché è un giocatore che mi porta sempre a ricordare il bellissimo anno che abbiamo passato insieme alla Virtus e, sicuramente, perché vaso sul sicuro, so quello che può darmi e il modo in cui lo farà. All'inizio ero andato su altri giocatori, causa le eccessive pretese economiche, poi ci siamo accordati ed ora è qui.

Una bella notizia anche quella riguardante il Pala Del Mauro...

Finalmente è tutto a posto. La squadra ha fatto grandi sacrifici nel lavorare in condizioni non ideali, adesso abbiamo un palazzetto degno di ospitare anche l'Eurolega. Come dicevo prima cercheremo di essere competitivi anche lì, ci sono quattro posti su sei e, credo, le prime tre saranno Maccabi, Olympiacos e Malaga, rimane un posto da giocarci col Cibona e Le Mans.

Che cos'è il basket per Zare Markovski?

Per me il basket è un'arte, un modo di esprimere i propri concetti della vita. Ogni partita è un nuovo quadro, una nuova canzone, per me ogni allenamento è la stesura di quella canzone, il bozzetto di quel quadro, per riuscire ad arrivare alla partita nel migliore dei modi.

C'è qualcosa di cui sei maggiormente soddisfatto del tuo lavoro e c'è, invece, qualcosa che non rifaresti?

Mah... sono molto contento che, nel mio piccolo, dovunque sono andato ho dato il meglio di me stesso ed, in certi momenti, era il meglio della squadra anche come momento storico. Mi ricordo che con Sassari è stata la prima volta che era arrivata ai play-out per salire in A1, con la Nazionale Macedone per la prima volta siamo andati agli Europei, col Darussafaka Istanbul si è entrati nelle prime 16 squadre della Saporta Cup, con Lugano abbiamo vinto il primo scudetto... e con la Virtus sono molto orgoglioso di aver partecipato alla rinascita di una gloriosa società, dopo tutto quello che le era successo... diciamo che, in 25 stagioni da allenatore, ho tanti bei ricordi. Per la seconda parte della tua domanda devo dire che non c'è nulla che non rifarei. Ho sempre fatto tutto con il cuore, convinto delle scelte fatte, perciò non ho rammarichi.

Ricordiamo insieme quei due anni stupendi a Bologna.

Il primo, da neo-promossi, facendo 38 punti e, per un pelo, non entrati nelle final eight, ci ha legittimato di essere tornati nel basket che conta. Poi, il secondo anno è stata un'apoteosi della quale avrò sicuramente qualcosa da raccontare ai nipoti. I play-offs sono stati meravigliosi, abbiamo vissuto un anno intero per quelle dodici partite, con Biella siamo partiti non bene, subito abbiamo aggiustato la serie vincendo di 20 la seconda partita, poi con Milano è stato il capolavoro di una squadra che era consapevole di far bene, di dare il massimo di sé stessi, una squadra che faceva, in ogni momento, quello che la partita necessitava e, pur rimanendo senza Lang e Michelori, abbiamo fatto un play-off degno dei finalisti. Ricordo che a Siena, in gara 1, siamo andati in parità a tre minuti dal termine, la seconda abbiamo vinto il primo tempo, nella terza eravamo più 11 dopo tre quarti... penso che se fossimo stati al completo avremmo dato ancor più fastidio a Siena. Il fatto che Vukcevic, Blizzard e Giovannoni siano dei punti di forza della nuova Virtus è la conferma che ci sono ancora dei riconoscimenti verso quella squadra.

Dove può arrivare la Virtus in questa stagione?

Mi auguro che arrivi a fare quello che abbiamo fatto noi, cioè la finale scudetto. L'investimento è stato maggiore, la squadra è buona, quindi l'augurio è plausibile.

Un saluto a tutti i tifosi.

Mi viene la pelle d'oca quando si parla di Virtus... un abbraccio affettuoso a tutti, perché so che mi hanno voluto bene ed hanno riconosciuto che ho dato tutto e di più per il bene della squadra.

ZARE NOSTRUM

di Walter Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 24/11/2013
 

L’uomo che portò al punto più alto la Virtus di Sabatini, la finale scudetto del 2007, se volete lusingarlo, o la cima della torre degli Asinelli, nelle stesse ore, se preferite invece molestarne i pensieri, torna stasera a Casalecchio. Vi guida Venezia, contro l’amata moglie che, per colpa del padre, lo tradì. Così va il basket, nelle parole di vigilia che sgrovigliano vecchie storie: può finirci anche Freud, in punta nella 1-3-1, non solo Imbrò.

Zare Markovski vive a Milano, ama ancora rifugiarsi a Zara e se la stava spassando a Istanbul, quando da Venezia Federico Casarin, suo ex giocatore a Sassari, l’ha cercato, per dargli la panchina fatale a Mazzon. Ci sono almeno quattro grandi squadre, sul Bosforo, allenamenti e partite da farcire l’agenda, e ad uno che, nato macedone, cresciuto dalmata e adottato italiano, s’è sempre sentito cittadino del mondo doveva sembrare un eden lastricato a parquet. O una Basket City al quadrato.

A quella sul Reno, Zare nostrum s’era proprio affezionato, esplorandone entrambe le rive. L’ultima fu quella Biancoblù, fino al divorzio dopo una corsa folle in curva, a strappare uno striscione di tifosi dissenzienti. Markovski, virtussino certo, vi scontò l’identità indistinta e litigiosa di quell’asserita Fortitudo, che tale non divenne mai: il resto lo fecero i risultati in campo, imperdonabilmente poveri. Ma quella che conta fu la prima casa, tuttora rimpianta: due anni pieni e strambi, in Virtus, passando da irridenti diffidenze a convinte adesioni di curve e tribune, quando toccò un’insperata finale scudetto che poi gli si guastò con l’esonero in corso d’opera. Sabatini glielo disse a Siena, poche ore prima di gara 3, che la storia finiva lì. E, prima di gara 2, gli aveva spedito tutta la squadra, nei 30 gradi del meriggio, in cima alla torre più lunga, e ad allenarsi in piazza Maggiore, per far le fotografie. Se era per rompere, fu il delitto perfetto: Markovski gradì pochissimo. In realtà, la sorte era già stata cucinata durante il play-off con Biella, più perso che vinto, contro lo stesso Bechi da ritrovare oggi, fino al liberatorio trionfo in gara 5. E di lì, mentre Zare sbatteva fuori in semifinale pure Milano, Sabatini già s’appartava col nuovo prescelto, Stefano Pillastrini.

Ci andai a pranzo, dopo la cacciata. Alla Teresina in via Oberdan, tavolo fuori, parlò per un paio d’ore. Gli chiesi, alla fine, cosa potevo scrivere. Tutto meno che un’intervista. Ai soliti venticinque bastò, chi non capirà mai il mistero di potersi fare, talvolta, i sogni altrui reclamò le virgolette: come contenessero la verità. Passato da allora tanto altro, di bello e di brutto, da Milano a Pesaro, e non solo stoccate, provocazioni, stilettate, repliche col vecchio padrone, la prossima verità Markovski ce la dirà stasera, dalle 18.15, con la lingua del campo nel suo antico posto delle fragole. Ottava un anno fa, creata per salire un altro po’, inespressa fin qui, la gloriosa Reyer ha appena battuto Milano, la prima notte di Zare con la nuova moglie. Ma è l’altra, la Rebecca bianconera, quella che non si può dimenticare.