DWIGHT HARDY

(foto tratta da www.virtus.it)

 

nato a: New York (USA)

il: 02/12/1986

altezza: 186

ruolo: guardia

numero di maglia: 7

Stagioni alla Virtus: 2013/14

statistiche individuali del sito di Legabasket

 

LA SUA SCHEDA (STAGIONE 2013/14)

www.virtus.it

 

Guardia di 186 centimetri, grande tiratore, capacità atletiche indiscutibili e temperamento da agonista puro. Nato il 2 dicembre 1987 a New York, nel quartiere del Bronx (il suo profilo su twitter è "iamdabronx1523"), ha frequentato la John Fitzgerald Kennedy High School, ed è cresciuto negli anni del college prima ad Indian Hills Community College in Iowa (2008-09), poi nel Red Storm della St. John's University dove tra il 2009 e il 2011, sotto la guida di Steve Lavin, ha disputato 62 partite realizzando 907 punti, alla media di 14.6 in due stagioni, con 603 punti e 18.3 di media nella seconda. Nel 2010/11 è stato il quinto giocatore della Big East conference sia nella classifica dei tiri da 3 realizzati (194) che in quella di quelli tentati (433), con una percentuale di 44.8.

Ha debuttato da "pro" in Italia, a Pistoia, nel campionato 2011-12. In Legadue ha avuto un impatto devastante: 40 partite e 889 punti, miglior marcatore del campionato in regular season e Mvp del campionato. Una media di 22,6 punti a partita. Ha iniziato la stagione 2012-13 con la Sidigas Avellino in Serie A, ma i problemi burocratici legati al rilascio del passaporto congolese ne hanno condizionato la stagione. Ha lasciato la società irpina nel gennaio 2013 e a marzo ha firmato col Basket Barcellona, in LegaDue, con cui ha terminato il campionato tornando alle cifre ragguardevoli della stagione di Pistoia (9 partite, 194 punti).

 

VIRTUS, 10 MOTIVI PERCHÉ HARDY SARÀ L'IDOLO

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 23/07/2013

 

La Virtus ha bisogno di un nuovo idolo, un personaggio “vero”, e con Dwight Hardy l’ha potenzialmente trovato. Un ragazzo cresciuto a Melrose, uno dei rioni più malfamati del Bronx, a New York, ma che di questo ha fatto la sua forza. Un ragazzo che ha imparato a ottenere il successo tramite il lavoro. E a differenza di molti come lui, capaci di “farcela”, nemmeno il fisico era dalla sua parte perché con 183 centimetri d’altezza non è scontato diventare un giocatore di basket professionista. Perché, dunque, Hardy può diventare il nuovo idolo?

1. Se provate a battere “Dwight Hardy” su Google, le storie in lingua inglese spuntano ovunque. Tralasciate i comunicati stampa italiani o gli annunci che ha firmato qui o là, andate al sodo. Negli ultimi dieci anni, raramente un giocatore della Virtus s’è presentato con una fama così solida. Travis Best e Earl Boykins, stop. Già Chris Douglas-Roberts, che pure un personaggio lo è, aveva meno articoli su di lui (anche se ha un fans club). E stiamo parlando di tre giocatori Nba, uno dei quali ha pure recitato in un film di Spike Lee. Hardy la Nba l’ha praticamente vista in tv, eccetto qualche contatto estivo. Hardy su twitter ha circa 3.300 folloers, non un’enormità per gli standard americani, ma è un utente “verificato”, ovvero ha quel bollino azzurro che distingue le persone normali dalle persone famose.

2. Ha frequentato la John F. Kennedy High School nel Bronx. L’ultimo anno di liceo l’ha chiuso con 39 punti di media, più 5 rimbalzi e 3 assist. Trentanove. Di media. Sarà pure un campionato di scuole superiori, ma a New York 39 punti di media in un campionato bisogna sempre farli.

3. È l’uomo dei sogni. Sognava di giocare al college vicino a casa, ma non ha ottenuto i risultati minimi per entrare in qualsiasi ateneo. Così ha dovuto spostarsi nel North Carolina, alla prep school di Patterson. Ma anche lì è andata male, i test non erano sufficienti. Così è andato ancora più lontano, nell’Iowa, per avviarsi nel Community College di Indian Hills. La telefonata con il coach Jeff Kidder è stata più o meno così: “Sei sicuro di venire qui? Non sapresti nemmeno trovare la città sulla mappa. Siamo a due ore di macchina da Des Moines, la grande città più vicina, non ci sono discoteche, divertimenti di alcun tipo. È un posto isolato”. Ma Hardy ci andò, e passò la notte in palestra ad allenarsi, a migliorare, a sfidare in uno contro uno Dwight Buycks (poi andato al college di Marquette). Le chiavi gliele aveva date proprio Kidder, sfidando la vigilanza dell’ateneo.

4. “Family first”. Lo scrivono molti americani, sui loro profili di twitter, e lo raccontano nelle interviste. Ma è vero? Hardy è figlio di Stephanie Hardy e Dwight Cannon, ha un fratello e una sorella più giovani, ma soprattutto ha la gente di Melrose, nel Bronx. In questo rione dove regnano spesso il crimine e la disperazione, Hardy è la luce. Da un paio d’anni ha ripristinato, in estate, il torneo di basket in voga dal 1990 al 2002, poi soppresso per mancanza di fondi. Un modo per tenere lontani i ragazzi dalla droga e dalle pistole. “Volevo fare qualcosa di positivo, per tenere la gente unita e non farla pensare per un po’ alle disgrazie” ha detto. E un amico, su un blog, ha scritto: “Mia madre non esce mai di casa. Ma quando è tornato il torneo, è uscita. Per guardarmi giocare, per fare il tifo. Sono stati i più bei tre giorni da molti anni a questa parte”.

5. È stato sul New York Times. Sì, una di quelle storie che ogni tanto vengono scritte anche se non parlano di finanza, politica o crimini. Perché un figlio del Bronx che lascia New York e ci ritorna dopo un giro lungo per gli States, sul New York Times ci va. L’8 marzo 2011. Buona lettura.

6. Ha giocato il torneo Ncaa con St. John's. Una delle università più famose di New York, guidata dal coach-mito Lou Carnesecca alla finale Ncaa nel 1985 dopo un’incredibile cavalcata, mancava da un po’. Era uscita dal grande giro, pur avendo avuto in squadra giocatori tipo Metta World Peace (al secolo Ron Artest). Con Hardy e un’altra stella del college come D.J. Kennedy, i Redstorm sono tornati a scrivere pagine di storia nella Grande Mela.

7. Di conseguenza, era l’idolo del Madison Square Garden. Può non esserlo a Bologna?

8. È il secondo grande nome di St.John’s che arriva alla Virtus Bologna. Il primo, vent’anni fa e qualcosa di più, fu Bill Wennington (scudetto nel 1993). Ecco, lui giocò, con Chris Mullin, in “quella” St. John’s di Lou Carnesecca.

9. Fa canestro. Fa tanto canestro. Ha sempre fatto canestro perché sui playground al Bronx – e al mitico torneo del Rucker Park di Harlem – se non sei alto e grosso giochi a una sola condizione: fai canestro. E a St.John’s, dove cercavano un playmaker, l’hanno allenato giorno e notte sul ball-handling: palleggiare con due palloni in condizioni estreme, fare un crossover a due centimetri da terra, passare la palla. Perché una point-guard così forte, avrebbe sbaragliato il campo. E avevano ragione, perché sono tornati fra le migliori università d’America.

10. Esalta il pubblico. Lo fa con canestri “folli”, come solo i giocatori di talento sanno fare. E il pubblico Virtus ha un gran bisogno di farsi trascinare. Finalmente.

Nonostante la bassa statura, Hardy spesso conclude con efficacia da sotto canestro (foto tratta da www.virtus.it)

HARDY: “MI CHIAMANO NEUTRALIZER AL RUCKER. CON WARE SIAMO PICCOLI MA DURI.”

http://virtusxo.wordpress.com - 20/09/2013

 

Al Corriere Bologna:

Fare la prima punta? Ho sempre segnato, accetto senza problemi questa responsabilità, anche se farò in modo di mettere in ritmo e coinvolgere anche i compagni. Siamo una buona squadra, molto atletici, veloci e in campo ci intendiamo a meraviglia.

Io e Ware siamo gli ultimi due MVP di LegaDue? Sappiamo che la competizione in serie A è maggiore, ma questa è la nostra grande sfida della nostra stagione: dimostrare che possiamo ripeterci anche a questo livello.

Essere piccoli può essere un problema? È vero, Casper e io non siamo dei giganti, ma a vincere sono i più duri, non i più grandi. E noi sopperiremo con la nostra durezza alla mancanza di centimetri.

La mia vita è stata spesso una sfida? Sono cresciuto in un posto pericoloso – nel Bronx – in una zona chiamata Melrose. Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco entrambi i genitori e loro mi hanno tenuto lontano dai guai. Sono uno dei pochi, tra i miei amici, ad aver finito la scuola. Il basket mi ha tenuto sulla buona strada.

In estate organizzo lì un torneo di basket? Sì, si gioca al “Birdcage”, il playground dove sono cresciuto. È una cosa che rende più sicuro il quartiere, la gente viene a giocare a basket, quando non c’è niente da fare invece cominciano i guai. Ho organizzato il torneo l’anno scorso e la prossima estate voglio rifarlo.

Qual è il mio soprannome al Rucker, il playground più famoso del mondo? Neutralizer. Perchè quando le squadre avversariefanno dei parziali io faccio canestro e li “neutralizzo” spegnendo il loro fuoco.

Ware è un asso dei playground di Los Angeles, qual è la scuola migliore? A New York si gioca il miglior basket di strada. non sono mai andato a giocare a Los Angeles, se ne avrò la possibilità lo farò e lo dimostrerò.

Per emergere il cammino è stato lungo? Dopo il liceo ho fallito il test d’ingresso all’università per pochissimo e sono quindi andato in una prep school di Patterson in North Carolina e poi per due anni al Community College di Indian Hills nello Iowa. È stata dura, ma mi ha reso più forte come persona e come giocatore. Per andare al college era un sacrificio che dovevo compiere, tutto accade per un motivo. La cosa più difficile era stare lontano da mia figlia Aliyah, che oggi ha sei anni. La mia ragazza e la mia famiglia sono stati fantastici e io mi sono impegnato per rendere migliore la loro vita. Quando finalmente ho avuto i voti per entrare al college (St John’s) il mio sogno si è realizzato. Fin da bambino ho voluto giocare al Madison Squadre Garden, la seconda stagione a St John’s – la mia ultima – è stata fantastica e abbiamo riportato il college alla ribalta. Coach Lavin mi ha cambiato la vita. Ha creduto in me, ha voluto che mi caricassi la squadra in spalla e in questo modo ha fatto aumentare la fiducia in me stesso.

Per un newyorkese giocare a NY è il massimo? C’è una grande passione, se vinci hai la città, i tifosi e i media ai tuoi piedi. Viceversa, quando perdi vieni massacrato.

Guardando indietro rimpiango qualcosa? Non avere avuto i voti minimi per entrare subito al college. Se avessi fatto quattro anni di università sarei stato scelto nella NBA.

Nell’ultimo anno di univesità mi sono anche distinto per i voti alti? È stato il coronamento del mio percorso. A St John’s si è tutto ribaltato, ho visto premiati i sacrifici e il duro lavoro per fare la differenza.

È il mio terzo anno in Italia? Mi trovo benissimo qui, adoro il cibo, soprattutto il risotto alla parmigiana. Non vedo l’ora di scoprire Bologna, con i ritmi del precampionato non ne ho ancora avuto l’occasione. Sono un amante della moda, appena avrò tempo farò un giro in centro per lo shopping.

IL FUTURO DI DWIGHT HARDY: RINNOVO O ADDIO?

www.bolognabasket.it -

 

Tra le varie questioni tecniche da sistemare per la prossima stagione Virtus, di sicuro una prioritaria riguarda Dwight Hardy. L’esterno di New York è senza dubbio stato il migliore dei bianconeri, e finora viaggia a 17.4 punti di media tirando col 43% da tre. Sul suo futuro in bianconeri vi sono però due correnti di pensiero abbastanza diverse. Secondo il Corriere di Bologna il giocatore avrebbe offerte da mezza Europa e il suo agente americano avrebbe già fatto sapere alla Virtus che verrà esercitata l’opzione di uscita presente nel contratto. Secondo Repubblica invece la società avrebbe già in tasca il rinnovo contrattuale del giocatore. A fine stagione staremo a vedere: di certo Hardy sarebbe una buona base da cui ripartire, una delle poche certezze della Virtus di quest’anno.

 

LA VIRTUS RINNOVA HARDY, L'ANNO PROSSIMO SI PARTE DA LUI

di Francesco Forni - La Repubblica - 29/04/2014

 

Nell'anno della luna nera si sbaglia anche quando si fa canestro e così è andata a Dwight Hardy a Pesaro, col tiro libero che, infilato per errore, ha dato tempo e vita all’ultimo fortunato assalto pesarese. Ma proprio l’uomo che ha firmato la beffarda bastonata, e la sostanziale inutilità delle due gare conclusive, ha già in tasca la conferma per l’anno venturo: la Virtus ne ha rinnovato il contratto, levando dal mercato il bomber tascabile, il meno peggio dell’annata, per cifre dietro solo a Drake Diener, coi suoi 17,4 punti di media, il 56% da due, il 43 da tre.

La prima certezza è lui, assieme a Fontecchio in rampa di lancio e all’ultima occasione data a Gaddefors. Bocciati i lunghi in blocco, montano i dubbi su Warren, che a parte la fisicità non ha mostrato istinti da regista puro (e a Pesaro ha finito perdendo palloni da minibasket): è in alto mare la coppia da formare con Imbrò. Valli resta in pole per la panchina, ma la ricostruzione si prospetta tormentata. Domenica alla Unipol, nell’ultima in casa contro Pistoia alle 17, non più in serata, sarà celebrato il trentennale dello scudetto della Stella, convocandovi l’intera squadra, incluso Jan Van Breda Kolff. Ma sul futuro tanti nodi restano da sciogliere, compreso quello del palasport per la prossima stagione. È quasi fatta la conferma di Piergiorgio Bottai come ad Virtus, ma per la migrazione al PalaDozza, registrata la disponibilità del Comune, la Fondazione si deve ancora esprimere in maniera definitiva.

E anche su questa decisione, strategica per il futuro, ballano i contrasti, di nuovo acri, tra la dirigenza attuale e Sabatini, creditore della Vu per l’uso dell’Unipol Arena. Le baruffe restano sospese, dopo che l’ex patron e poi ad ha versato a ottobre poco meno d’un milione nelle casse, a sistemare le questioni del passato dei contratti stipulati al di fuori della società. Nei prossimi cda e riunione dei soci, oltre ai progetti, anche i conti arriveranno al pettine.

 

HARDY: MI PIACEREBBE RESTARE, MA PRIMA GUARDERÒ CHE OFFERTE AVRÒ. SONO UN PO' PREOCCUPATO PER L'OPERAZIONE

www.bolognabasket.it - 10/05/2014

 

Intervistato da Stadio, Dwight Hardy ha tracciato il bilancio della stagione e parlando di futuro ha spiegato che vedrà quali offerte avrà sul tavolo, ma qui a Bologna si è trovato bene e non gli spiacerebbe restare, anzi. Ecco le parole dell’ex St John’s:

Devo vedere cosa avrò sul tavolo. So di poter esercitare un’opzione nel caso volessi tornare. Prima voglio valutare le offerte delle altre squadre, ma sicuramente non mi dispiacerebbe tornare. Ho ricevuto tanti messaggi da parte dei fan e la città mi piace molto, sto bene qui.

La mano? Potrebbe andare meglio. È ancora abbastanza gonfia, il dolore se ne sta andando, ma l’infortunio non ci voleva, anche perchè sarà la mia prima operazione. Preoccupato? Un po’.

La stagione? Ogni volta che perdevamo l’ennesima gara in volata bruciava più di prima. Sono e siamo tutti molto contrariati, ma bisogna andare avanti e migliorare se stessi e il gruppo.

I playoff NBA? Tifo Miami, perchè non si può non tifare per Lebron. Ad Est sarà tutto facile, mentre da Ovest potrebbero arrivare Spurs, Thunder o forse i Clippers, tutti molto forti. Se dovessi scegliere direi che ci sarà un’altra finale Heat-Spurs. Sarà dura, ma Lebron farà il threepeat.

VIRTUS, HARDY LASCIA E VA IN TURCHIA

di Francesco Forni - www.repubblica.it - 20/06/2014


Dwight Hardy si appresta a salutare la Virtus. La guardia di New York, miglior realizzatore della Granarolo nella passata stagione (17,1 punti in 32’ col 56% da 2 e il 43% da 3) ha preso la strada della Turchia. L’americano con passaporto congolese andrà a Trebisonda, a giocare per il Trabzonspor, che gli garantisce un ingaggio molto più alto rispetto a quello bolognese.

Hardy, che aveva un accordo anche per la prossima stagione con la Virtus, pagherà per uscire. Una cifra che corrisponde a circa un quarto del suo ingaggio attuale: dovrà versare circa 35.000 euro. La Granarolo non ha variato i parametri del contratto, mantenendo l’offerta di rinnovo proposta a fine stagione, e il giocatore ha trovato una sistemazione più redditizia sul Mar Nero. Ora coach Valli e il direttore sportivo Arrigoni, che stanno stringendo i tempi per riportare Walsh a Bologna, dovranno trovare sul mercato un’alternativa alla prima punta.