CHRIS DOUGLAS-ROBERTS

Doulgas-Roberts al tiro contro D. Cinciarini di Cantù (foto tratta da www.virtus.it)

nato a: Detroit (USA)

il: 08/01/1987

altezza: 201

ruolo: ala

numero di maglia: 45

Stagioni alla Virtus: 2011/12

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

DOUGLAS-ROBERTS: DUE COGNOMI, UNA GRANDE STORIA

di Claudio Limardi - SuperBasket - 20/09/2011

 

All'insegnante che gli chiese cosa avrebbe fatto nel caso il suo piano non avesse funzionato rispose che non esisteva un'alternativa, "perché l'alternativa ti toglie concentrazione, invece se sei determinato a raggiungere un obiettivo nulla deve distoglierti dal puntare diritto al traguardo principale". Chris Douglas-Roberts, l'unico giocatore della Virtus esordiente in Italia, aveva appena completato il suo tema alle elementari: "Cosa vorresti fare da grande?". Lui si dilungò sulla convinzione che sarebbe diventato un giocatore NBA. Era sempre stato non un obiettivo ma una certezza. Per tre anni è stato vero e lo sarebbe stato anche nel suo quarto anno se il lockout non gli avesse suggerito dopo tanti tentennamenti di dire sì alle proposte della Virtus. A Bologna arriva un giocatore atipico, uomo da uno contro uno, una versione moderna di Adrian Dantley: tira nel traffico, il suo gioco è anticonformista, fatto di esitazioni, palleggi incrociati, tiri saltando su una gamba sola, cadendo all'indietro. Con questo stile di gioco uscito direttamente dai playground di Detroit, CDR ha giocato tre anni nella NBA, il secondo chiuso ai Nets con 9.8 punti di media, il terzo a Milwaukee.

Era l'estate del 1999. Durand Walker, detto "Speedy", una specie di leggenda del basket giovanile di Detroit aprì il suo camp: in palio le maglie della squadra chiamata "The Family" che in estate partecipava alle leghe AAU che ormai dettano legge e garantiscono più esposizione dei licei anche se le squadre sono poco allenate e tatticamente scriteriate. Un suo vecchio amico, Frank Lewis il nome, si presentò con un bambino di 12 anni. Lewis viveva sulla 30a strada e aveva visto giocare il ragazzino. Lo presentò a Walker con una definizione sempre. "È speciale". La scena si materializzò al Condon Playground e dopo pochi minuti Walker decise che l'amico Frank gli aveva fatto un favore vero, perché quel ragazzino era speciale sul serio e aveva un gioco vecchio stile, non veloce ma fatto di tanti tiri diversi, particolari, immarcabili. Chris Douglas-Roberts si chiamava e aveva due cognomi perché mamma Judy era convinta che sarebbe diventato speciale e non voleva rinunciare alla sua parte di gloria. L'arte di giocare a basket la stava imparando al Kronk Playground, il campetto da basket adiacente la famosa Kronk Gym, la palestra di Detroit - chiusa nel 2008 per i proibitivi costi di riparazione e riaperta nelle vicinanze - nella quale sono passati fior di pugili, il più famoso dei quali è stato Thomas Hearns, detto "Hit Man", il grande rivale di Ray Sugar Leonard e Marvin Hagler. Anche CDR prese a pugni i sacchi e provò a danzare come una farfalla e pungere come un'ape ma quando venne il momento di fare a pugni pensò che la NBA sarebbe stata meno difficile da conquistare. E così tornava sul campetto e perfezionava quelli che Derrick Rose a Memphis avrebbe definito "trucchetti della vecchia scuola" e Antonio Anderson "tiri bizzarri".

John Calipari, il coach di Memphis (adesso è a Kentucky: tra gli ultimi suoi prodotti ci sono Derrick Rose, Tyreke Evans, John Wall, Eric Bledsoe e Brandon Knight citando solo le guardie), era a Detroit a vedere un certo Ramar Smith che poi sarebbe andato a giocare a Tennessee ma non riusciva a togliere gli occhi di dosso ad un altro giocatore di cui non sapeva nulla. Chris Douglas-Roberts "era magro - racconta il coach via e-mail -, corricchiava per il campo e continuava a fare canestro. Era immarcabile. Cominciai a guardarlo meglio, mi piacque il feeling per la partita, il trattamento di palla. Lo stile di tiro non era buono e il linguaggio del corpo era peggiore. Ma mi piaceva. A fine partita parlai con il suo allenatore, gli dissi che volevo lui, Chris. "Hai fatto la scelta giusta" mi rispose". A quei tempi non era ancora Fresh, il soprannome che gli venna affibbiato per la sua passione per la moda e lo stile. Era il 2005. Il neovirtussino era nel radar di Arizona, Georgia Tech, Oklahoma, Miami e Ohio State quindi il problema di andare in un grande programma era inesistente nonostante ad un All-Star Game giovanile fosse stato cacciato in malo modo da Tom Diener, il padre di Drake nientemeno. "Ma Calipari aveva allenato nella NBA, era considerato l'allenatore numero 1, il tipico allenatore per cui vuoi giocare così sono stato ad ascoltarlo, abbiamo sviluppato un rapporto e alla fine sono andato a giocare per lui", racconta. Eppure CDR non aera un grande nome: la sua storia era cominciata alla Cass Tech High School ma i voti bassi lo costrinsero a trasferirsi in una scuola meno attenta all'aspetto accademico, la Northwestern. Nel ranking che gli americani fano dappertutto era considerato la guardia numero 26 del paese e persino all'interno dello stato del Michigan c'erano giocatori più quotati che poi sono più o meno scomparsi come Drew Netzel (Michigan State poi in Germania) o Eric Devendorf (Syracuse). Per non parlare del neomilanese Malik Hairston, il più forte di tutti. "Il mio obiettivo - spiega ancora Calipari - era spingerlo a difendere meglio e migliorare il tiro da fuori, poi volevo che corresse più velocemente lungo il campo". CDR arrivò a Memphis all'interno di una classe di reclute considerata sensazoinale. Con lui c'erano Antonio Anderson, Robert Dozier e Shawne Williams, che poi si è rivelato il migliore e gioca a New York. Douglas-Roberts partì in quintetto 25 volte accanto a giocatori da NBA come l'alona Robert Carney, il centro Joey Dorsey e anche l'ex romano Darius Washington. Alla quinta partita della carriera segnò 23 punti, diventò la prima opzione della squadra. Segnò 15.4 punti di media, il canestro della vittoria contro Gonzaga, il trofeo di Mvp nel torneo della Conference USA. Nella stagione 2007/08 venne immortalato sulla copertina di Sport Illustrated nel numero di presentazione della stagione dei college. Fu il capocannoniere dei Tigers 19 volte, la squadra vinse 25 partite consecutive e arrivò alle Final Four di San Antonio per la prima volta in 23 anni. Fu giocatore dell'anno a livello di conference nonostante al suo fianco giocasse Derrick Rose che a fine stagione sarebbe stato il numero 1 dei draft NBA. In semifinale segnò 28 punti contro UCLA. In quel momento Memphis aveva perso una sola partita in tutta la stagione. La seconda sarebbe stata però la finale contro Kansas: una tripla allo scadere di Mario Chalmers (Miami Heat) ruppe i suoi sogni assieme ai tre tiri liberi su quattro sbagliati nel finale. I nove punti di vantaggio a tre minuti dalla fine svanirono.

Nei draft del 2008 in cui il compagno Rose fu scelto all'1, Chris Douglas-Roberts arrivò al numero 40. Non è chiaro quale sia stato il motivo delle sue quotazioni in picchiata. Forse qualche provino saltato di proposito ha contribuito a disegnargli addosso un'immagine sbagliata. Però i New Jersey Nets gli fecero firmare un garantito di tre anni ovvero un contratto più lungo di quelli che spettano alle prime scelte. Ed è scaduto lo scorso 30 giugno dopo una stagione cominciata con un infortunio all'occhio che l'ha costretto a giocare con gli occhialoni (e due anni fa fu uno di quelli che presero l'influenza suina). Di sicuro CDR ha un aspetto un po' da bullo. A Memphis metteva una t-shirt senza maniche sotto la canotta e la lasciava cadere sopra i pantaloncini. Nella NBA non gli era permesso. Il corpo è pieno di tatuaggi, il nome della madre è scritto sul collo. Su un braccio ha gli interi versi dall'1 al 3 del Salmo 37: tocca quelle scritte tre volte prima di ogni tiro libero. Ma sono solo i principali, ne ha numerosi altri. Lo scorso maggio fece scoppiare un incidente diplomatico quando su twitter si chiese cosa c'era da festeggiare a proposito dell'uccisione di Bin-Laden quando per prenderlo erano morti oltre 900.000 americani. "Una parte di me - spiegò poi Douglas-Roberts ma molti interpretarono male le sue parole - non crede che Bin-Laden abbia perso questa battaglia se alla fine così tanta gente è morta per uccidere una sola persona. Vedendo la gente celebrare con le birre, nelle strade, mi ha fatto venire in mente gli afghani dieci anni fa dopo gli attentati. Non sono d'accordo, è una contraddizione". Douglas-Roberts è lo stesso che quando arrivò a Memphis come prima cosa andò a visitare l'hotel in cui era stato assassinato Martin Luther King, dimostrando di essere non un bullo ma una persona che dietro una certa immagine nasconde interessi ed idee molto forti e non ha paura di esprimerle.

Alex Finelli l'aveva seguito per tutta l'estate maa non era chiaro se CDR volesse puntare senza esitazoine sulla svolta italiana della carriera (la Virtus non è mai stata disponibile a trattare la cosiddetta "NBA escape clause"). "Ha gioventù ma anche esperienza, tre anni in un college di primo piano da protagonista, tre anni di NBA giocando una ventina di minuti a partita. Non è un tiratore ma è andato sempre migliorando ed è un realizzatore di uno contro uno. Se ha la mentalità giusta quello che fa bene compenserà le cose che fa meno bene", dice il coach. È un giocatore atipico: basta guardare gli highlights delle sue partite per capirlo. Segna prendendo fallo, segna assorbendo i contatti, segna in contropiede, è un creativo, con un tiro un po' piatto ma non necessariamente poco efficace. Probabile resto solo un anno ma ha il talento per renderlo indimenticabile.

 

INTERVISTA A CHRIS DOUGLAS-ROBERTS

di Valentina Calzoni - www.bolognabasket.it - 12/10/2011

 

Proponiamo la traduzione integrale di un'esclusiva intervista realizzata e gentilmente condivisa dai colleghi del Network internazionale African Sports (www.africansportsnetwork.com) per conoscere meglio il neo acquisto bianconero Chris Douglas-Roberts, incontrato al termine della vittoria d'esordio della Virtus Canadian Solar contro Roma.

Chris, Ti ha fatto piacere e ti ha sorpreso scoprire fin dalla prima partita il calore che ti hanno riservato i tifosi di Bologna?

Penso che questi tifosi amino molto la loro squadra e vogliono vederla vincere soprattutto sul campo di casa, sanno che io posso dare il mio contributo alla squadra per vincere quindi mi hanno supportato per tutto l'incontro, sono davvero dei grandissimi tifosi, sono appassionati al gioco e lo conoscono bene, mi è piaciuta molto l'atmosfera.

Parlaci di come nasce la scelta di venire a giocare qui durante il lockout, hai parlato con qualcuno dell'NBA o della DLeague della tua scelta?

Ho molte persone che mi scrivono e mi chiamano dall'NBA per chiedermi come mai ho fatto la scelta di venire qui in Italia a giocare durante il lockout, ma io gli rispondo sempre che gioco a basket, è questo quello che faccio ed è tutto quello che voglio continuare a fare. Voglio giocare. L'NBA in questo momento è ferma per il lockout e allora ho fatto la mia scelta di venire a giocare qui, mi piace, mi trovo bene.

A Bologna ultimamente si parla molto del possibile arrivo di Kobe Byant, cosa ne pensi?

Riguardo alla questione del possibile arrivo di Kobe posso dire che non ho letto molto a riguardo e ho solo sentito voci diverse, ma non so nulla di sicuro, penso che se verrà lo scopriremo tutti nello stesso momento.

Stando con i tuoi nuovi compagni hai già imparato qualcosa della lingua?

Sto imparando l'italiano un po' alla volta ma sono qui solo da due settimane, mi ricordo un paio di parole e riesco a capire qualcosa, ma sono acora piuttosto confuso quando mi fanno domande in italiano.

Parliamo del tuo contratto per quest'anno....

Ho scelto di firmare un contratto senza NBA-out nel caso in cui termini il lockout, quindi scenderò in campo per tutta la stagione con la Virtus, qualunque cosa succeda oltreoceano.

Dicci qualcosa di più della tua vita qui a Bologna...

E' un'esperienza molto diversa giocare qui, ma credo di avere molto in comune con gli italiani, mi piacciono. Coach Calipari (che lo ha allenato a Memphis ndr) era italiano e ci intendevamo molto bene. Vivo in un bel quartiere in un posto che mi piace, sono molto contento.

Cosa vuoi dire ai tuoi numerosi fans in America?

I miei fans in america sono grandi, so che mi seguono da lontano e mi scrivono su Twitter per sostenermi. Sanno che ho firmato senza possibilità di uscita dal contratto perchè voglio dedicarmi al meglio alla squadra che ho scelto in questo momento, ma sanno anche che tornerò in NBA.

"LA MIA NBA È L'ITALIA"

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 21/10/2011

 

Basta osservarlo per qualche minuto e ti accorgi immediatamente che Chris Douglas-Roberts è il classico giocatore americano adatto ai campionato europeo, uno alla Mclntyre, tanto per citare un suo compagno di squadra che in Italia ha infilato parecchi successi, vivendo il top della sua carriera. Lo aveva detto Matteo Boniciolli in tempi non sospetti, lo ha ribadito ieri durante la sua presentazione il presidente della Virtus Claudio Sabatini.

Siamo abituati al fatto che i giocatori che arrivano dagli Stati Uniti abbiano bisogno di due e tre mesi prima di adattarsi, portandosi con sé un atteggiamento un po' snob — ha detto il patron bianconero —. Chris invece è un personaggio fantastico che si è inserito subito all'interno delio spogliatoio, sui campo sta già dimostrando il suo valore, ma anche fuori l'atteggiamento è quello giusto.

In effetti le prime due uscite sono state scoppiettanti, 13 punti realizzati contro Roma al suo esordio e ben 23 ad Avellino, anche se la Canadian Solar è tornata a casa con le pive nel sacco. Tre anni in Nba e nessun rimpianto. Il contratto che io lega alla Virtus non gli consente di tornare negli Stati Uniti qualora la serrata venga revocata, e l'ala piccola nata a Detroit e cestisticamente cresciuta nei Memphis Tigers non sembra assolutamento pentito.

In questo momento la Nba non va da nessuna parte, mentre io sono qui a Bologna dove è cresciuto Ginobiii. Con il lockout che non si sbloccava, il mio desiderio era quello di giocare in Italia. Questa estate avevo diverse proposte europee ma alla fine ho scelto la Virtus.

A parlar bene della V Nera e della città sono stati due ambasciatori di grande spessore: Earl Boykins e Carlos Delfino, suoi compagni a Milwaukee.

Earl mi ha detto quanta sia stata bella la sua esperienza alla Virtus, mentre Carlos mi ha raccontato dell'Italia e di come sia competitivo il campionato.

Domenica la Canadian Solar è attesa a Milano, nella tana dell'Armani Jeans dove Gallinari ha fatto una scelta differente. Se la Nba dovesse ripartire il "Gallo" saluterebbe la compagnia.

Conosco bene Danilo perché ci siamo affrontati molte volte, avendo giocato io nei Nets e lui nei Knicks. Sarò motivato perché affronto un club importante, ma non sarà un incontro tra giocatori Nba.

Nel tempo libero Douglas Roberts si dedica alla pallacanestro, non quella giocata ma quella filmata per imparare ulteriormente.

Non ho un giocatore di riferimento, ma cerco sempre di migliorare me stesso, per questo nei tempo libero guardo dei video per imparare. Petrovic, Jordan, Bryant, LeBron, Ginobili sono grandi giocatori che è importante osservare.

Da poco più di un mese in Italia, ha già imparato l'arte del "glissare", come dimostra alla domanda: sarebbe contento dell'arrivo di Bryant e Ginobiii?

Questa è una domanda che dovete fare al presidente.

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L'entrata acrobatica, una delle specialità di CDR

NON SPARATE SU CDR

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 07/12/2011

 

C’è chi è insoddisfatto di Chris Douglas-Roberts e mugugna per le sue prestazioni. È un giocatore da cambiare? Perché non brilla nella Virtus?

Chris Douglas-Roberts è un giocatore con caratteristiche molto precise, ha capacità di finire a canestro (soprattutto in contropiede), è atletico, ha braccia lunghe e quindi può diventare un’arma interessante in difesa. Non ha tiro affidabile né palleggio arresto e tiro. Il pubblico non può rumoreggiare se sbaglia una bomba, lui non può immalinconirsi se non è sempre la prima opzione offensiva della squadra, Finelli non può piazzarlo in un angolo ad aspettare gli scarichi perché altrimenti doveva prendere un tiratore specialista e non un giocatore che attacca il ferro. Cdr nel complesso è un buon atleta e un discreto giocatore Nba, probabilmente migliore in America dove nessuno — anche a causa delle regole — riempie l’area come in Europa. Sta lavorando per imparare delle letture che in 24 anni non ha mai dovuto fare, è normale che serva tempo. Può fare meglio, così come il sistema e la squadra possono fare di più per metterlo al centro del gioco dandogli la fiducia necessaria a crescere. È insensato scaricargli addosso inutili lamentele durante la partita, perché non è un ragazzo che non lotta. Ed è insensato pensare di cambiarlo: troppe volte la Virtus si è pentita di scelte affrettate su giocatori poi rivelatisi tutt’altro che scadenti. Da Cdr passa un ulteriore salto di qualità per la squadra.

 

FOCUS: CHRIS DOUGLAS-ROBERTS

di nikifiumi - http://virtusxo.wordpress.com - 01/12/2011

 

Dopo un periodo di assenza prolungato si torna online con un approfondimento sull’uomo che, al momento, rimane più oggetto misterioso di tutti: Chris Douglas Roberts. L’americano arrivato a settembre dai Milwaukee Bucks con grandi credenziali di realizzatore e come quel giocatore che avrebbe dovuto innalzare notev olmente la pericolosità offensiva della squadra, per ora non convince del tutto. Ha mostrato in alcune occasioni tutto il suo talento (la partita di Avellino, specialmente in un terzo quarto da 17 punti, su tutte), ma ha fatto vedere anche grande discontinuità e, più in generale, ha alimentato la sensazione di essere ancora un pò corpo estraneo all’interno dei giochi della squadra. Preoccupa soprattutto il suo rendimento calante nelle ultime tre partite, dove, non a caso, ha osservato dalla panchina tutti e tre i finali, vedendosi preferiti altri compagni di squadra per portare in fondo la gara. Ma analizziamo un pò meglio la situazione.

CDR nasce come ottimo attaccante, dotato di buone doti di ball handling e capacità di concludere in traffico, segnando tiri ad alto coefficiente di difficoltà nonostante un atletismo non esattamente debordante. La più grossa lacuna del suo gioco, non è un mistero, è il tiro da fuori e si è visto abbondantemente a oggi: 5/18 complessivo da oltre l’arco, 28%. Si può dire che sono tutte caratteristiche confermate in queste prime sette partite di campionato. Il meglio di se Chris lo ha dato attaccando il ferro e cercando tiri entro gli ultimi 4/5 metri del campo. Ma facendo questo si è quasi sempre isolato dall’attacco, rompendo i giochi e cercando uno contro uno che obbligavano i compagni a fermarsi sul perimetro, mettendo l’attacco in condizione di dipendere troppo dall’esito della sua conclusione. Come naturale che sia, a volte è andata bene… … altre decisamente meno.

Ha certamente senso la sua tendenza ad attaccare il ferro, specie quando marcato dai lunghi avversari che cambiano sui blocchi. Il problemi è che questa, invece di essere un’opzione del suo arsenale offensivo, troppo spesso si sta trasformando nella sua unica soluzione offensiva. Certo, le scarse percentuali da tre punti non lo aiutano. Non può, infatti, limitarsi ad attendere sull’arco lo scarico dei compagni, perchè il tiro non è costante, gli avversari lo sanno e di conseguenza possono aiutare maggiormente sui compagni di squadra. Va da sè che Douglas Roberts debba cercare di essere il più “attivo” possibile in campo senza palla per cercare di costruirsi ricezioni con situazioni di vantaggio, dalle quale poi attaccare l’area e trovarsi nella condizione a lui più congeniale di tiro dalla medio/corta distanza. E, invece, spesso gioca lontano dalla palla e in particolare in uscita dai blocchi dei suoi compagni un pò svogliato, e non riesce a trarre vantaggio dalla situazione.

Vediamo, infatti, quattro situazioni in cui Chris esce male dei blocchi, concedendo la possibilità alla difesa di passare tra lui e il bloccante e disturbargli la ricezione, limtando di molto la sua efficacia. Credo che questa sia la prima situazione su cui debba lavorare per aumentare di parecchio il suo rendimento, che, comunque, fino ad ora non è stato neanche disprezzabile. In conclusione, un’analisi meramente numerica ci mostra come CDR, tra i 33 esterni americani (esclusi gli arrivi dell’ultimissima ora) presenti attualmente nel nostro campionato, sia decimo per punti segnati in relazione ai minuti giocati.

Notiamo anche come il minutaggio di Douglas Roberts (25,3 minuti a partita) sia sensibilmente inferiore a quelli di molti colleghi. Sono solo numeri, ma credo mostrino come, se CDR riuscirà a migliorare il suo impatto sulle partite e quindi, di conseguenza, il suo minutaggio in campo, le sue statistiche potrebbero avere un’impennata notevole, giovando parecchio a una squadra con nuovi equilibri da costruire.

 

DOUGLAS ROBERTS E LA VIRTUS COMINCIANO A COMPRENDERSI

di nikifiumi - http://virtusxo.wordpress.com - 23/01/2012

 

La vittoria di Roma è stata, come tutti i successi esterni, molto importante. Mantenere inviolata la Unipol Arena e, nel frattempo, conquistare qualche punto anche lontano da Bologna è un toccasana per la classifica che ad oggi è sempre molto bella. Certo, il successo nella Capitale è arrivato rischiando parecchio. Mettendo la partita sul piano offensivo, giocando a cercare di segnarne uno in più degli avversari, piuttosto di provare a chiudere i rubinetti all’attacco dell’Acea con la difesa. Quando le percentuali dei giallorossi sono scese, dopo un primo tempo incredibile, Poeta e compagni hanno saputo mantenere il piede sull’accelleratore e, soprattutto grazie a un super Koponen, prendere un vantaggio importante nel momento chiave. Ma fino al terzo quarto c’era stata l’ottima prova di Chris Douglas Roberts, probabilmente la sua migliore da quando veste la casacca della V Nera, confermando i progressi mostrati già a Cantù. 18 punti, con 8/12 da 2 e 0/1 da 3. Grande costanza, poche forzature. Insomma, la partita che, dal suo arrivo, ci si aspettava di vedere con costanza. E questo è accaduto sia perchè CDR sta cominciando a comprendere meglio il gioco europeo e il sistema offensivo di coach Finelli, ma anche perchè, proprio quest’ultimo, ha lavorato per metterlo nelle condizioni ideali per rendere.

Douglas-Roberts è un giocatore un pò atipico. Poco tiro da fuori e doti atletiche non clamorose, ma che comunque non gli impediscono di essere pericoloso in penetrazione, dove è molto abile a segnare con naturalezza tiri acrobatici. La fase del gioco dove l’ex NBA eccelle  è certamente quella che dall’altra parte dell’oceano verrebbe definita “In Between Game”, ossia il gioco sviluppato nell’area intermedia della zona d’attacco, tra i 2 e i 5 metri dal canestro. Chris ama mettere palla a terra, attaccare l’uomo per prendere un minimo di spaziatura e arrestarsi col tiro dalla media distanza che segna con ottime percentuali. Inoltre, anche quando arriva nei pressi del ferro, è capace di trovare buone soluzioni, avendo un buon arsenale di movimenti per trovare lo spazio e appoggiare la palla a canestro, anche grazie a mani dotate di una buona sensibilità per la palla. Come dicevamo, il problema principale che si era riscontrato fino a una settimana fa, era che Douglas-Roberts appariva troppo spesso avulso dal gioco, e andasse poi a cercare qualche conclusione (pur senza mai eccedere, e questo va a suo merito) con iniziative personali fuori dai giochi. Situazione che nel lungo periodo stava mostrando il fianco a parecchie critiche, perchè non consentiva alla Virtus di ottenere quel valore aggiunto che, indubbiamente, l’americano potrebbe darle. Sabato sera, invece, CDR è apparso da subito molto coinvolto nei giochi, in particolare con una set che lo ha portato spesso, e con risultati apprezzabili, spalle a canestro. Con la palla al play, Douglas Roberts esce in posizione di ala per ricevere il passaggio. Il playmaker, poi, segue il movimento tagliando sullo stesso angolo del campo. Sull’altro quarto di campo, intanto, uno dei due lunghi (Sanikidze) va a bloccare per la guardia (Koponen), che esce fuori dai tre punti per ricevere dallo stesso Douglas Roberts. Ora il lungo sul lato di CDR (Gigli), blocca in diagonale per lui, favorendo il suo taglio verso il post basso sull’altro lato del campo. Sanikidze, dopo il blocco per Koponen, si apre per ricevere palla e creare l’angolo migliore per il passaggio sotto. Un gioco molto semplice, con lo scopo di far muovere un pò la difesa per allargare gli spazi e concedere la massima libertà possibile a CDR per giocare l’uno contro uno col suo uomo.

Come detto, è stata un opzione usata abbastanza dall’attacco Virtus, e che Chris ha sfruttato bene. Nel video che segue vediamo il gioco usato quattro volte: due canestri (uno con ottima sponda di Gigli), due tiri liberi guadagnati e un errore che comunque non espone a rischi di rimbalzi lunghi e quindi contropiedi. Questo è stato un primo aggiustamento di squadra/staff tecnico per andare in contro ai punti forti del nostro americano. Ma anche in altre fasi del gioco ci sono stati cambiamenti importanti. Douglas Roberts è senza dubbio un’ottima opzione per provare a risolvere situazioni di giochi rotti, proprio per le sue capacità citate in precedenza di inventare canestri difficili, o di poter giocare uno contro uno concludendo dalla media distanza. Ovvio, però, che se viene lasciato solo in isolamento contro la difesa è un conto. Ma se riceve anche solo un buon blocco da un lungo per giocare un pick’n'roll, la musica cambia parecchio, visto che può avvantaggiarsi più facilmente sul suo difensore.

Troviamo sia situazioni codificate dall’attacco, sia situazioni fuori dai giochi dove la palla va a Douglas Roberts per giocare il pick’n'roll. Non viene più lasciato in isolamento, ma ha sempre un compagno pronto ad andare a bloccare per lui, per rendergli la vita più semplice, e non è un caso che arrivino ottimi risultati da queste azioni. È molto importante che l’americano stia trovando la sua dimensione nel nostro attacco. CDR è un giocatore con limiti evidenti, ma quelle cose che sa fare, a mio parere, le fa ad un livello che per il campionato italiano è molto alto. Ha poi un pregio che negli americani è raro, almeno per quello che si vede in campo: non è un mangia palloni, non reclama tiri. Per molte partite non ha trovato ritmo, ha avuto problemi di falli, scarsi minutaggi. Ma non è mai sembrato creare problemi sul campo, magari forzando le situazioni. Anzi, talvolta è sembrato essere un pelo troppo rinunciatario. La sua prestazione di sabato sera ha avuto grande peso, viste anche le difficoltà offensive incontrate da Sanikidze. Se la Virtus ha definitivamente trovato la dimensione del suo giocatore USA si possono aprire scenari molto incoraggianti. Un’ ulteriore opzione offensiva serve come il pane, ora che gli avversari conoscono meglio i pericoli che portano i vari Poeta, Koponen, Gigli e Sanikidze.

 

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CDR nel palleggio alto e andatura caracollante che precede le sue prenetazioni

GOSPEL E BIBBIA, ECCO IL VERO CDR

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 28/02/2012

 

Non invidiare i malfattori, non affliggerti per gli empi. Questi sono i primi versetti del salmo 37 delia Bibbia: quelli che Chris Douglas-Roberts ha tatuato per intero sul suo braccio destro. Da queste parti il salmo ha messo in difficoltà parecchi biblisti perché narra di un popolo fedele che avrà discendenza e abiterà da solo la terra, nel Nuovo Continente tutti è diventato più semplice e nella tradizione Gospel questo cantico rappresentava la speranza degli schiavi di poter un giorno ritornare in Africa senza catene. Probabilmente la prossima stagione Cdr tornerà nella Nba, da dove è arrivato a causa dei lockout, ma ai momento non sente assolutamente la mancanza di quel mondo, un'assenza di nostalgia che fa di lui uno statunitense molto atipico. «La gente mi domanda spesso di un mio ritorno in Nba l'anno prossimo - spiega Douglas-Roberts sul suo biog - ma, onestamente non sto pensando ai prossimo anno. Credo che concentrarsi sul futuro sia dannoso. Tutto ciò che importa è il presente perché è il presente che modella il tuo futuro. Quindi per ora non sto pensando ai Nba. Ritornerò sull'argomento quando la stagione in Italia sarà conclusa».

L'altra anomalia positiva è che Cdr si è integrato in questa squadra prima al di fuori del campo e poi nella pallacanestro giocata. Pronto a chiedere a Peppe Poeta se io poteva accompagnare dai barbiere per tagliarsi i capelli, a farsi spiegare tutte le situazioni umoristiche all'interno dello spogliatoio per poi ridere insieme ai compagni, o a raggiungere i propri compagni al ristorante nei dopopartita, una volta che la piccola primogenita Zé Alexandria ha poppato e si è addormentata, l'ala statunitense ha dimostrato un'apertura mentale e una voglia di lasciarsi coinvolgere non comune, per non dire quasi unica, in un giocatore di 25 anni che per la prima volta ha lasciato gli Stati Uniti ed è arrivato in Europa.

Dopo un inizio balbettante, legato a un inevitabile adattamento a una pallacanestro che per sua stessa ammissione è molto diversa e più complicata rispetto a quella che si gioca in Nba, ora è diventato uno dei perni di questa Canadian Solar. Nelle ultime sei gare di campionato ha segnato 15 punti a Cantù, 18 a Roma, 19 contro Avellino, 18 contro Milano, 19 a Cremona e 23 domenica contro Teramo. Tanta roba, anche perché guardando in maniera un po' più approfondita le cifre si vede come Douglas-Roberts forzi molto poco e le sue percentuali di tiro siano in costante crescita. Adesso il passaggio successivo riguarda la continuità, perché spesso l'ala statunitense dà l'idea di staccare la spina in alcune fasi delia gara per poi riaccendersi improvvisamente. Alessandro Finelli punta su questo ulteriore miglioramento per un finale di stagione che riserva un calendario non particolarmente facile e nei quale la Virtus deve esprimere tutto il suo talento per continuare a navigare nelle zone alte delia classifica. Ieri la squadra ha riposato, con Gigli e Poeta che hanno continuato la loro riabilitazione all'Isokinetic, mentre da questa mattina la truppa è attesa in palestra per preparare la trasferta di Varese.

 

DOUGLAS-ROBERTS VALE DOPPIO

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 01/03/2012


Storia di una clamorosa evoluzione, quella di Chris Douglas-Roberts: passato in un paio di mesi da oggetto misterioso, giocatore inadattabile allo stile di gioco europeo, uno che «magari chiedesse di andare nella Nba» a stella della Virtus e potenziale MVP del girone di ritorno in cui le sue cifre sono diventate astronomiche. CDR sfiora i 20 punti di media ma soprattutto ha 31/44 da due e 7/16 da tre. Non sta segnando tanto perché ha incrementato il numero dei tiri ma perché sta tirando bene. È quello che dice Alex Finelli analizzandolo come giocatore: «È ben disposto quando raddoppiato a riaprire per i compagni». Questo nasce dalla scuola da cui proviene: a Memphis sotto il grande coach John Calipari ha giocato ad altissimo livello, con compagni poi destinati alla Nba incluso il fenomenale Derrick Rose, quindi sa cosa significhi fidarsi dei compagni. L'altro dato da sottolineare è la continuità: da sei gare va sempre in doppia cifra, nel girone di ritorno (cinque partite) non ha mai segnato meno di 18 punti. E in questo periodo va inclusa anche la gara contro Milano di Coppa Italia. Toccando ferro, Douglas-Roberts non sbaglia una partita.

L'ADATTAMENTO - La prima ragione della crescita esponenziale di CDR è il completamento del processo di adattamento al basket europeo, «rallentato da alcuni piccoli problemi fisici, una volta la caviglia, un'altra la bronchite», ricorda Finelli. Douglas-Roberts è uno dei soli quattro giocatori americani arrivati quest'anno in Italia direttamente dalla Nba. Gli altri erano Garrett Temple di Casale (dignitoso), Matt Janning (sempre di Casale, buono) e DJ Summers di Siena che è stato tagliato. La sua è la storia migliore ma ha richiesto pazienza. Non è solo - come dice Sabatini - una questione di diversa intensità, per cui in America fanno spettacolo (wrestling) e qui facciamo sul serio (boxe), ma anche di stile di gioco personale. «Quando giochi in un modo per 24 anni e poi devi cambiarlo in un attimo, è normale impiegare un po' di tempo», ha detto CDR. Lui ha dovuto adattare le sue caratteristiche (uno contro uno, tiri nel traffico, jump corti) alle risposte delle difese italiane a questo tipo di aggressioni. Quando ha capito che qui non basta battere il primo uomo perché l'area è murata, ha imparato a scegliere i momenti in cui attaccare, ad aspettare che si apra un varco. Questo ha fatto la differenza oltre alle migliori percentuali nel tiro da tre.

IL PASSO DELLA VIRTUS - La seconda ragione è rappresentata dal passo compiuto dalla Virtus verso di lui. Finelli studiandolo in allenamento e in partita ha cominciato a individuare le soluzioni che potessero aiutarlo a produrre innescandolo maggiormente in movimento, utilizzandolo un po' di più come se fosse un guardia-play, non un'ala piccola, e anche spalle a canestro. Gradualmente le avversarie hanno cominciato a prendere le misure e costruire la difesa su di lui come ha fatto Milano in Coppa Italia. Lì, la sorpresa è stata la capacità di CDR di non intestardirsi ma di rispondere alle sfide con altruismo. Di qui, da un'accurata selezione delle conclusioni, nascono le percentuali altissime di questi tempi.

I SUOI MERITI - I suoi meriti sono anche altri: quando a Torino, dopo un primo tempo anonimo, è esploso nel terzo quarto l'ha fatto modificando il modo di attaccare la squadra più grossa e fisica del campionato ovvero l'Armani. CDR ha dimostrato di essere un giocatore intelligente e nonostante oggi stupisca per la spettacolarità dei canestri oltre alla loro frequenza, si sta guadagnando il salario anche come difensore. La sua marcatura strepitosa contro Marques Green di Avellino, quasi 40 centimetri più basso, è stata esemplare. Domenica scorsa, a tratti, ha riservato lo stesso trattamento a Dee Brown di Teramo.

IL FUTURO - Per come sta giocando meriterebbe una follia e potrebbe facilmente entrare nel mirino dei grandi club europei. Ma CDR si considera in prestito in attesa di tornare nella Nba ed è lì che finirà l'anno prossimo. A leggere quanto scrivono in America ci sono numerose squadre a seguirlo, inclusi i Pistons della sua città di Detroit, ma anche Toronto, i Los Angeles Clippers e New Orleans. Giusto così.

IL VELENO DI DOUGLAS-ROBERTS: "IN ITALIA NON MI AMAVANO"

www.gazzetta.it - 19/10/2012

 

"Quando Chris Douglas-Roberts cresceva nella zona occidentale di Detroit c'erano volte in cui andava a letto senza riscaldamento o luce, con nelle orecchie i rumori della violenza delle gang cittadine. Quando ha giocato in Italia durante il lockout del 2011-12, reduce da tre stagioni Nba, doveva riscaldare l'acqua prima di fare il bagno alla figlioletta". Recita così l'attacco di una lunga intervista di Chris Douglas-Roberts, esterno di Bologna della scorsa stagione, al sito ufficiale dei Los Angeles Lakers, squadra con cui è al training camp e con cui cerca di rientrare nel mondo Nba. I suoi sentimenti verso l'avventura tricolore sono perlomeno amari. Ecco un estratto dell'intervista.

Dopo il suo secondo anni nel New Jersey, firmò coi Bucks nel 2010-11 e mantenne 7 punti in 20 minuti di utilizzo medio nonostante l'affollamente del suo reparto. Dopo arrivò il lockout e lei scelse l'Italia e la Virtus Bologna. Come mai fece quella scelta e cosa le ha dato?

Presi quella decisione alla cieca. Sapevo che per un po' non si sarebbe giocato, per me era una questione puramente cestistica. Volevo solo giocare a basket, anche se era n Italia. Non era un questione di soldi, rifiutati più denaro da altri paesi. Presi la mia ragazza Raven, che all'epoca era incinta di nostra figlia Zè Alexandria che ora ha 9 mesi. Non avevo alcuna idea di dove stavo andando a finire. Le condizizioni di vita non erano per nulla buone. L'appartamento era piccolissimo e nessuno parlava inglese. Non abbiamo avuto l'acqua calda fino all'ultima settimana in cui sono rimasto là e così per lavare la neonata dovevamo riscaldare l'acqua facendo avanti e indietro dalla cucina per versarla. Facevamo trasferte da sei ore sul bus senza cibo a bordo. In trasferta devi dividere la camera con un compagno usando dei letti singoli e io sono alto due metri quindi mi trovavo con le gambe fuori dal letto e facevo fatica a dormire.

In campo ho sentito storie di come in alcuni campionati non abbiano una grande passione per gli ex giocatori Nba. Ma forse alla fine questo le ha insegnato qualcosa?

Giusto, non mi amavano. Era difficile farsi fischiare dei falli a favore. Non ci si poteva fare nulla, è così che ti considerano. Con tutto quello che hanno detto mi hanno cambiato come persona e hanno fatto di me un giocatore migliore: questa è la cosa principale che ho ricevuto. Non avrei mai scoperto quanto grande sia giocare nella Nba, ho avuto così tante lezioni di vita laggiù. Ho passato dei bei momenti coi miei compagni, ragazzi italiani, finlandesi, georgiani, serbi. Vita da giocatore malgrado tutto e loro, che non ne conoscevano di diverse e di migliori, non si lamentavano quindi perché avrei dovuto farlo io?

Deve essere stato divertente scambiarsi racconti con ragazzi da tutto il mondo. Giusto?

Ovvio. La cosa più bella, a prescindere dal tipo di spogliatoio in cui ti ritrovi, è che i ragazzi parlano sempre di ragazze. Capite cosa intendo, era spettacolare sentire dire da quei ragazzi le stesse storie che senti ovunque ma in un inglese stentato che però ti permette comunque di capire.

Ci dica qualcosa sul cibo e sulla musica...

Prima di tutto, mangiavamo pasta ogni giorno. Là è così: pasta e pollo alla piastra E io dicevo 'Ma non avete l'Alfredo Sauce, la salsa bianca?' e mi guardavano come se fossi pazzo. Così Pepe (probabilmente Peppe, Poeta ndr), uno dei miei compagni disse che la pasta americana è come il rap finlandese. Distruggono la nostra pasta americana: 'Non avete la vera pasta' e così quando Patrick (probabilmente Petteri, Koponen ndr) ascoltava del rap finlandese in sala pesi io lo massacravo dicendogli che era terribile e così Pepe mi aiutò a relazionarmi con lui. Là amano le principali canzoni rap, le più popolari e non seguono il ganster rap. Vogliono Alicia keys e Jay-Z in radio, niente nastri mixati. Per esempio Meel Mill, uno che mi piace e che qui è in, loro non lo ascolterebbero.

 

LA LEZIONE DI CDR (DA IMPARARE)

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 19/10/2012

 

In due interviste a distanza di pochi giorni, l’ex virtussino Chirs Douglas-Roberts ha raccontato aneddoti e punti di vista sulla sua esperienza italiana. Qualche spacconata, qualche esagerazione da “racconto agli amici” ma anche tante verità e, soprattutto, tanti indizi per aiutare il basket italiano a capire come ragiona il basket americano. La questione della pasta con la salsa Alfredo fa ridere, ma conferma come per molti giocatori americani - pardon come per molti “cittadini americani” - il mondo si fermi agli Stati Uniti. In pochi hanno l’apertura mentale di andare oltre i propri confini, e probabilmente questo accade anche alla gran parte dei cittadini italiani, e nello specifico della pallacanestro quasi nessuno apprezza subito l’idea di “adattarsi” a una realtà profondamente diversa. E Cdr dell’Italia - che ha visitato - dei tifosi, dello staff e della città non ha parlato male affatto. Quello che ha detto Cdr lo pensano il 99,9% dei giocatori americani. Alcuni stanno zitti e giocano male, altri parlano, altri fuggono, alcuni si adattano bene. Ma per tutti, è richiesto un tempo fisiologico, diverso per ognuno. E per quelli che rimangono in Europa soltanto un anno – come nel caso di Cdr – quel tempo non arriva mai. Qualche tifoso avrà storto il naso per le parole di Douglas-Roberts, qualche altro si sarà sentito offeso, ma il senso di quelle dichiarazioni non e’ denigrare ma evidenziare una differenza di vita, di organizzazione, di punto vista, di approccio, che non sara’ mai colmata.

Per un professionista americano è inconcepibile non avere la macchina a disposizione. È inconcepibile viaggiare in pullman, qualsiasi sia la destinazione. È inconcepibile non avere una serie di servizi in casa: negli Stati Uniti i condomini – attenzione, non le ville – hanno parcheggi, portiere, lavanderia, stireria, palestra, stoccaggio dell’immondizia e molte altre forniture. È inconcepibile dormire in due nella camera in trasferta. È inconcepibile non parlare inglese. È inconcepibile trovare dei ritardi nei pagamenti. E così via. Diventare un “professionista” significa avercela fatta, guadagnare bene e dover pensare solo a giocare, mentre a tutto il resto ci pensa il club, lo staff del club o il legale/procuratore. In Italia trovano case sistemate alla meglio e se non c’è un team manager sveglio faticano ad arrivare in abitazioni già fornite di internet e tv satellitare. Trovano società disorganizzate in cui avere un’automobile non è così scontato, dove i pagamenti vengono fatti con poca precisione - quando va grassa - e dove nessuno trova opportuno spiegare i nuovi modelli di vita, di gioco e di approccio alla stagione.

Cdr è un ragazzo a posto, americano. È diventato un professionista e per lui, figlio del ghetto di Detroit, il tempo di adeguarsi a condizioni di vita imperfette è finito. Come per tanti altri ragazzi come lui. Si è allenato duramente, spesso il primo ad arrivare e l’ultimo a lasciare la palestra. Ha accettato il suo ruolo senza creare problemi all’allenatore. Un giorno a causa del traffico era in ritardo e ha abbandonato l’auto per strada arrivando di corsa al campo. Pochi americani l’avrebbero fatto. Ma è anche lo stesso che, spaesato, più volte ha ingolfato il motore mettendo la benzina verde al posto del gasolio. Molti giocatori arrivati in Italia sono stati fonte di problema, e a Bologna ne sappiamo qualcosa. Alla fine, la morale è che le squadre non si fidano a rischiare un investimento su un americano mai stato in Europa. Per risparmiare non fanno contratti pluriennali, poi ogni estate parte una girandola di “scambi” di americani che finiscono per girare tutta l’Europa. Basterebbe uno sforzo in più, per accettare le differenze, smussarle, avvicinarsi al “professionismo” vero. Quello “americano”. Poi per la salsa Alfredo in qualche modo si risolve…