CLAUDIO ALBERTINI

(foto tratta da www.megabasket.it)

Nato a: Bologna

il: 16/04/1958

Stagioni in Virtus: 2013/142014/15 - 2016-17 - 2017-18

 

L'ALLARME DI ALBERTINI: "VIRTUS, UN MILIONE E MEZZO DA TROVARE ENTRO SETTEMBRE"

Il vicepresidente ridimensiona le mire. "In Fondazione noi delle coop abbiamo fatto la nostra parte, altri pezzi di città meno..."

di Walter Fuochi - La Repubblica - 22/07/2014

 

Uomo di conti sempre, nella Igd di cui è amministratore delegato e nella Virtus in cui siede da vicepresidente, Claudio Albertini sfoglia il rapporto della Price Waterhouse sul calcio italiano, e sbuffa. Va male, il pallone, ma soldi almeno ne incassa. Il basket ne perde solo, "e trae uno 0,05% dai diritti tv rispetto al football, che ne fa il 42% dei propri proventi. Noi, 27mila euro l'anno ogni club di A. E come si va avanti? ".
Il piatto piange, la Virtus di più, dopo il pasticciaccio brutto del -2, ma gioverà pure parlar d'altro, riacquistata la favella dopo tre mesi di ostinati mutismi, fra tifosi che mescolano rabbia e disamore, delusione e diffidenza.

Albertini, quell'infamante -2 nasce da un errore? Da una norma mal interpretata? O da bolletta dura?
"Nasce da una norma disallineata, per noi, tra Comtec e Fip. Un errore in buonafede, perché potevamo pagare nei termini e, io stesso, far qualche giorno prima quel bonifico da 150mila euro serviti a Bottai per saldare. Fuori tempo, ahinoi".

Trovato il colpevole.
"No, ha sbagliato la Virtus. Però un responsabile c'è ed è l'amministratore delegato. Bottai ora studia il ricorso. Se avremo chances, lo inoltreremo".

Frattanto, il danno d'immagine...
"E' massacrante. E pure un po' ingeneroso, se posso. Pagando sempre tutto, incluso stavolta, in ritardo ma in buonafede, mi sento come quello che si trova le ganasce all'auto per una dimenticanza. E il cui vicino, che non paga mai, la passa liscia. Deluso e incazzato, rilevando infine la sproporzione fra colpa e sanzione. Qui c'era una squadra che si giocava lo scudetto senza neppure il bilancio 2013 approvato. Poi, la tifavo pure, Siena...".

Ci saranno provvedimenti?
"Domani sentiremo la relazione di Bottai. E anche le basi del suo ricorso. Deciderà il consiglio, personalmente lo terrei, e non solo perché lo proposi quando uscì Sabatini. Professionista serio. Col suo carattere, ma preparato".

Altri indizi: per la cassa in lacrime avete perso un giocatore dopo l'altro.
"No, abbiamo lasciato giocatori che ritenevamo di non dover tenere. Hardy a 700mila dollari per il biennale, Walsh, pure caro, Pechacek per scelta tecnica e su Gaddefors dirà Arrigoni. Ma l'unica strada è il progetto giovani, costruirci altri Imbrò e Fontecchio. Investiamo, vediamo i frutti ai tornei giovanili, contiamo di farne uomini da A".

In soldoni, quanta fresca deve immettere, e in fretta, la Fondazione?
"Fra uno e 1,5 milioni a settembre. E parte subito, in questo luglio scoperto. Inutile negare sofferenze di cassa. Ma ho sentito un po' di soci, penso di poter rassicurare. Faremo fronte. E avremo presto ingressi importanti".

Il budget?
"Inferiore all'ultima stagione, quando ballò sui 2,2 milioni per la squadra. Uno ai giocatori, uno e rotti a imposte e previdenze".

Visti i chiari di luna, il sistema Fondazione resta valido? O, garantite salvezze di slancio, poi non serve più?
"La Fondazione non ha alternative: con tutto il rispetto, l'uomo solo al comando non lo vedo. Fu una soluzione intelligente, studiata da Sabatini, che resta un amico, per uscire da una situazione difficile. Ci buttammo di slancio, poi credo che il mondo coop abbia fatto il suo e altri pezzi di imprenditoria cittadina meno. Siamo solo 3 coop su 25 fondatori, ma i grossi sponsor li abbiamo portati noi. Come Granarolo, felicissimi. E' un po' del buono di quest'anno nero. Poi c'è l'ok del Coni per partire col Virtus college, abbiamo risistemato l'Arcoveggio, bisognoso di opere urgenti, siamo pari col Credito sportivo, coi mutui della palestra e del museo".

Il paradosso, da fuori, è che questa proprietà folta di bei marchi, nomi famosi e grandi fatturati, poi produce quel budget minimo.
"Sappiamo tutti che aria tira fuovamo ri, la crisi morde tutti, e più di così, per la Virtus, il mondo coop non può fare. Ma è vero: non abbiamo mantenuto quel che promettemmo un anno fa ed ora proporremo una sostenibilità al ribasso. La Virtus incassa un milione da biglietti e abbonati, e deve ricavare da sponsor il 60-70% di ciò che le occorre per vivere. Dopodiché, in due anni, non è stato neppure eroso il debito iniziale ".

E allora dove busserete?
"In Fondazione, chiedendo soldi a fondo perduto che nessuno è tenuto a mettere. Ma, ripeto, non vedo l'uomo solo al comando. Che poi è Armani, nel nostro basket, e già qui si fa punto. Ma se bussa un Armani, garantito, porte aperte, spalancate. Anzi, credo sarebbe pure compatibile con la Fondazione. Che resta e, se c'è il socio forte, lo lascia fare".

E' vero che in Fondazione si affrontano più anime?
"No. Ci sono soci più o meno legati a Sabatini, diverse opinioni, ma non fazioni l'una contro l'altra armate. Anzi, sul palasport Claudio ci ha dato un assist. Pagheremo l'Unipol Arena metà d'un anno fa. E meno del PalaDozza, come lo sta trattando".

Sabatini ha messo un milione a chiusura del pregresso?
"Poco meno, sugli 850mila, una parte rilevante dei debiti verso i giocatori. Non tutto quel che c'era, ma ci siamo accordati così e la partita del pregresso è chiusa".

Oggi Sabatini è un creditore o un debitore della Virtus?
"Creditore, come fornitore di servizi. Campo incluso".

Continuerete a fare i pagamenti in chiaro o rivedrete la strategia?
"Poiché in Fondazione ci sono, come dice lei, tanti bei nomi e marchi, nessuno vuole un giorno trovarsi dentro la Virtus l'Agenzia delle Entrate. Però stiamo avanzando domande agli organi preposti. Ma cambieremo solo in presenza di risposte certe. Cui credo poco".

Da ultimo, per lo spettabile pubblico. Prospettive? Obiettivi? Speranze?
"Voler bene alla Virtus, aver pazienza, confidare che vivremo in modo dignitoso. Poi, se la situazione migliorerà, tenteremo un salto oggi impossibile. Non scaldiamo i cuori. Ci proveremo in campo".

ALBERTINI IN DIFESA: “STANCHI DI CRITICHE CHE NON MERITIAMO”

Rompe il silenzio uno dei pezzi grossi della Fondazione: "Noi gli uomini neri? No, la retrocessione non è certo dipesa dagli azionisti, anzi..."

di Walter Fuochi - La Repubblica - 10/06/2016

 

“Quello che alla Virtus stiamo aspettando è un imprenditore del territorio, che voglia fare un investimento "emozionale", di passione, su un percorso che oggi non parte da presupposti economici, ma lo può diventare, nel medio-lungo periodo. Finora questa persona non s'è vista, lanciato da mesi un aumento di capitale che ci ha fatto conoscere tanti mediatori, nessuno però accompagnato da un imprenditore. La maggioranza della Virtus si prende con 602mila euro, più altrettanti di sovrapprezzo, e se nessuno si farà vivo andrà avanti la Fondazione, com'è stato negli ultimi anni. Coi suoi limiti e difetti, ma anche con gli sforzi di cui andrebbe ringraziata: sette milioni e mezzo, da quando ci siamo, buttati dentro la Virtus. Stando così le cose, l'A2 è garantita, ma sull'A, se saremo ripescati, ora non saprei rispondere. Dico solo che sarebbe difficile dir di no».

Va giù amaro il caffè di Claudio Albertini, amministratore delegato di Igd, il colosso immobiliare della Coop, e consigliere di indirizzo della Fondazione Virtus. Manager di conti e strategie, ha scelto di rompere il silenzio da dentro il fortino assediato, e molto sbrecciato da cannonate assortite, i risultati in nero e i conti in rosso, le critiche d'alto bordo e i malumori popolari, per raccontare la sua versione, di uomo forte della parte forte della Fondazione («facciamo e faremo, come altri, la nostra parte, non di più», smussa lui), sulla Virtus che è stata e che sarà.
Albertini, la retrocessione della Virtus non è una bocciatura della Fondazione, dice lei.

«Beh, ci si stufa anche, a passare per gli uomini neri, messi tutti quei soldi dall'inizio, e arrivati quasi in fondo alla raccolta che ripianerà con fatica la perdita di quest'anno, poco meno di un milione. Ci si stufa perché, al 99 per cento, questa è stata una retrocessione tecnico-sportiva, con errori di costruzione della squadra ed errori di gestione, che poco ci toccano. La costruzione fu guidata da Villalta e Valli, una volta scelto di rinunciare ad Arrigoni: col senno di poi, un grave errore, fatto non solo per ridurre i costi, ma anche perché col tecnico c'era poco feeling. La Fondazione, ai tempi, stabilì solo un aumento di budget del 35%, poi salito al 50 girando otto americani, e mise i soldi sul piatto. Punto. Poi, se Valli nicchiava quando rinnovare Hazell poteva costare meno dei 200mila dollari che chiese a fine stagione, o se voleva Pittman, un ingaggio che ne pesava due, l'uomo nero sarà anche un altro, del resto sparito da tutti i radar, e neppure lo sarà Crovetti. Che di gestione tecnica non si occupava e suggerì solo il nome di Collins. Il nostro innesto migliore. E vengo alla cattiva gestione. Con Ray c'è stata sfortuna, ma alla sfortuna si reagisce, come sta facendo la Fortitudo, in finale senza il miglior giocatore, con uno spirito che ammiro. Valli pensammo di cambiarlo due volte, poi la squadra si rialzava ed era unita. Ma ne ha perse tante, troppe, tutte allo stesso modo, e qualcosa tocca. La retrocessione è stata limpida, meritata, resta la rabbia di dovere andar giù senza debiti, con un bilancio trasparente, pagando gli stipendi, curando bene logistica e salute. Altro senno di poi: ci avessimo pensato prima, a uno come Bucci. Bertolini presidente, per tre mesi, chi l'ha visto?».

A uscire bocciato è il format Fondazione: prezioso per i salvataggi, meno per gestione e spinta propulsiva.

«Credo anch'io che alle società sportive servano soggetti diversi. Ma se non arrivano? La Fondazione ha lanciato un aumento di capitale. Un milione e mezzo più altrettanti di sovrapprezzo. Nessuno in vista. La Virtus non e' attrattiva. Meglio, non lo è il basket, non generando business. Non credo agli investitori esteri, né d'altre zone d'Italia. Quattro semifinaliste per lo scudetto hanno alla testa quattro imprenditori del territorio. È quel che ci vorrebbe qui, che esca da dentro la Fondazione o da fuori. Per ora non è successo. E allora resta la Fondazione».

Con la conseguenza, anche ingenerosa, vista con l'ottica vostra, che nomi illustri, aziende di rango e fatturati colossali non vadano oltre un apporto di sopravvivenza. E diventino, perdoni, gli uomini neri.

«Garantire l'esistenza in vita della Virtus non è poco, né lo trovo dovuto, da parte di chi fa altro nella vita o, come noi, ha già visto, dalla nascita di Coop Alleanza 3.0, sollecitare attenzioni da altri territori. Domando io: perché la Fondazione dovrebbe mettere di più? Se qualcuno ha progetti più alti, è il benvenuto, noi intanto faremo un altro sforzo, anche calando di numero, da 34 a una ventina, sfrondando i soci dormienti».

Tornando alla stagione andata, Villalta ha detto di ignorare tuttora i motivi del suo licenziamento da presidente.

«C'era un rapporto logorato con Crovetti, che sbagliò nella forma a dare le dimissioni, dopodiché in società ci trovammo a decidere chi dei due fosse più utile restasse. Avrei tentato, personalmente, di finir l'anno con entrambi, prevalse la scelta Crovetti, che rientrò, a gestire bene una situazione delicatissima. Non c'è altro, tantomeno un complotto anti-Renato».

Senza Villalta perdeste l'uomo di basket che in società serviva.

«Uno che stia fra tecnico e società, un diesse, lo vedo indispensabile anch'io. Renato faceva anche un altro discorso, che condivido meno. A gestire lo sport servono uomini di sport, non manager bravi in azienda e meno vicino ai campi. Ribalto, invece. Lo sport avrà fatto un passo avanti quando smetterà di definire le sue imprese atipiche, arrivando a gestirle come aziende normali. Spagna, Germania, Francia intanto ci hanno già sorpassato. Ci servono manager veri e meno bandiere».

La Virtus che verrà, allora.

«Sorvolando l'ipotesi A, cui servirebbe quel qualcuno in entrata, siamo concentrati sullo sforzo per l'A2. Squadra da rifare, Fontecchio lo vede partente, e temo che pure per Mazzola e Vitali, che vorremmo tenere, vincerà la legge del professionismo, vai dove pigli di più. Su tecnico e ds i nomi sono quelli fatti. Sui soldi, ne entreranno meno, ma gli abbonamenti già quest'anno pesavano a bilancio per meno del 20%, e perderemo sponsor, il 70% delle entrate, anche perché, ai buoni contratti fatti, s'aggiungevano fondatori che alla cassa versamenti passavano due volte, prima da soci e poi da sponsor. Il budget è pronto, da approvare. Due milioni complessivi, di cui 800mila per la prima squadra, che in A2 non è male. Pronti alla fine, come Fondazione, a ripianare il mezzo milione di perdita».

Due anni fa, in intervista, lei mi disse che pensava a una Virtus in grado di autofinanziarsi.

«Oggi non lo direi più. Il basket regredisce da vent'anni, piglia dai diritti tv un millesimo del calcio o, per stare alla Virtus, l'un per cento dei suoi introiti, ed è retto ancora su criteri di mecenatismo, senza pero' mecenati. Anzi no, alla Fondazione Virtus, quando si bussa a denari, qualcuno apre ancora».