JAROSLAV SIP

(Jaroslav Šíp)

Sip durante un time-out

nato a: ? (Cecoslovacchia)

il: 24/11/1930

Stagioni alla Virtus: 1966/67 - 1967/68 - 1968/69

statistiche individuali

 

SIP CHE FA?

Giganti del Basket - n. 5 maggio 1968

 

Dopo l'ultima beffa di campionato, i tifosi della Candy vogliono la testa di Jaroslav Sip. L'allenatore cecoslovacco non gode più i favori del pubblico che lo accusa di avere perduto un campionato vinto a quattro domeniche dal termine. Che goda della fiducia dei giocatori è da appurare. Nomi nuovi se ne fanno in abbondanza. Si parla di Lamberti, il carnefice dell'ultima ora, di Guerrieri e dello stesso Costa che, quest'anno, ha svolto con grande perizia il suo nuovo ruolo di Direttore Sportivo. In più si nomina Tracuzzi. Sip comunque si dichiara sicuro della conferma e pensa già all'anno venturo.

 

C'È SEMPRE UN PAIO DI JEANS CHE PORTA JAROSLAV A BOLOGNA

di Gianfranco Civolani - Stadio/Corriere dello Sport - 1986

 

Ho visto Jaroslav Sip. Allenava la Virtus vent'anni fa. Era il coach del mitico Slavia di Praga, quello del gran pivot Zidek, quello che insidiò allo spasimo la Coppeuropa al Simmenthal di Bradley e Thoren.

Sip restò alla Virtus un paio d'anni (dal '67 al '69), ottenne anche un terzo posto finale (con Keith Swagerty come straniero) e abbandonò poi Bologna quando lo sostituirono con l'accoppiata Ranuzzi-De Sisti. Erano tempi un po' così per la Virtus, stava per deflagrare il duce truce Porelli e - Swagerty a parte - arrivavano alla Virtus americani (Mills, Skalecky e poi Cook, ricordate?) davvero impresentabili.

Ho rivisto l'altro giorno Sip a Praga, dieci anni dopo che gli avevo consegnato le chiavi della mia Alfa Sprint. Io mi trovavo appunto a Praga per faccende di basket, lui faceva il capetto in un comparto dello Slavia, io ruppi il semiasse di una macchina già vecchia, lui mi convinse a lasciare lì tutto perché non conveniva pagare il trasporto in Italia e la relativa riparazione.

Da quel giorno sono sempre rimasto dell'idea che il buon Sip viaggiasse carrozzato Alfa, ma l'altra settimana me lo sono ritrovato pedibus calcantibus e non me la sono sentita di indagare.

Jaroslav Sip vice in collina e con i quattrini che ha guadagnato in Italia (alla Virtus Candy e poi un paio d'anni a Brugherio) si è fatto una villetta con piscina.

"Come vivo? Benino, ma senza acuti. Una volta all'anno vengo a Bologna per rivedere qualche amico e per fare qualche compera. Guadagno decentemente come capo della sezione basket dello Slavia. Fino a due anni fa ero il capo degli allenatori, adesso sono un superiore generale e passo il fine settimana a vedere quel che combinano tutti i nostri tecnici del settore maschile e femminile":

Petra - la figlia di Sip - studia all'Università e ha appena compiuto i ventuno anni. E per festeggiarla Sip e signora se la sono portata per due settimane in Inghilterra e in Belgio.

"Sai, mia moglie insegna, ma vorrebbe prendersi un anno di riposo. Però i soldi non sono mai troppi. Per fare questo bel viaggetto mia moglie deve lavorare un anno intero e appunto ti dico che per via del cambio A noi viaggiare viene a costare tantissimo. Però fra un paio di mesi a Bologna ci torno. A proposito: sono sempre molto informato sul vostro basket. Siete molto bravi, il vostro campionato è stupendo... e la Virtus? Vince uno scudetto ogni cinque anni? Meglio di niente, io purtroppo facevo già tanto a finire tra le prime tre o quattro".

Jaroslav Sip ha cinquantasei anni. Era un coach molto attento, compunto, professionale e mansueto, troppo mansueto per giocatori come Lombardi e satanassi vari.

Sip ha sempre quella faccina dolce e un po' trasognata. Si è ingrigito, vive tra i giovani, ha una specie di vitalizio garantito nello Slavia del suo cuore e del suo portafoglio. E quando vuole un jeans come si deve, viene da noi, va dalle parti della Piazzola e risolve il suo piccolo problema.