STAGIONE 1986/87

 

Messina, Sbaragli, Righi, Binelli, Stokes, Villalta, Gamba

Byrnes, Ansaloni, Lenoli, Fantin, Brunamonti

Dietor Bologna

Serie A1: 3a classificata su 16 squadre (20-30)

Play-off: eliminata a quarti di finale (0-2)

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale (2-3)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA  
5 Luca Ansaloni G/A 1967 195 ITA  
6 Domenico Fantin G 1961 196 ITA  
7 Gianluca Lenoli P 1967   ITA  
8 Massimo Sbaragli A 1964 198 ITA  
9 Marty Byrnes A 1956 199 USA  
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Greg Stokes A 1963 204 USA  
13 Clivo Righi C 1966 204 ITA  
  Giovanni Setti C 1969 204 ITA  
  Paolo Cappelli A 1968 203 ITA  
  Emilio Marcheselli P 1968 192 ITA  
             
  Alessandro Gamba All     ITA  
  Ettore Messina ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Si cambiano entrambi gli americani, Meriweather va in Spagna a concludere la carriera e viene sostituito da Stokes, proveniente dai 76ers dove era stato seconda scelta nel 1985; dotato di grandi qualità atletiche, si esalta nel gioco in velocità. Il discontinuo Williams viene rilevato da Byrnes, che dopo una carriera da girovago in NBA è approdato in Italia, prima a Verona, poi a Brindisi. Nella batteria degli italiani si opera lo scambio con Napoli tra Bonamico e Sbaragli, promettente ala dalle grandi doti fisiche. Allenatore viene confermato Gamba. Il precampionato è molto promettente, la Virtus trionfa nel Menichelli, nel Torneo di Firenze e in quello di Bologna, collezionando una sola sconfitta contro lo Spartak Leningrado.

Prima del campionato arriva anche la vittoria nel derby contro la Fortitudo nei sedicesimi di Coppa Italia, dove il mattatore è il capitano Villalta con 26 punti. L’inizio del campionato tiene fede alle premesse: subito una brillante vittoria a Torino, con 30 punti di Stokes e 20 di Binelli; i due lunghi sono la chiave del gioco bianconero, la loro velocità permette infatti alla Virtus di sviluppare un gioco fatto prevalentemente di difesa e contropiede. Con un parziale di 13-0 che tra l’8’ e il 13’ della ripresa ribalta il 62-55 in 62-68, le Vu nere indirizzano l’incontro che poi concludono vittoriosamente, controllando il tentativo di rimonta piemontese. Giusto il tempo di battere Forlì negli ottavi di Coppa Italia, stavolta è Brunamonti a segnarne 26 ma da notare anche i 20 di Sbaragli, ed è di nuovo campionato con una facile vittoria casalinga contro Reggio Emilia, sempre Stokes sugli scudi, 29 punti, ma anche Villalta con 20 e Brunamonti con 19 danno un determinante contributo al successo. Arriva poi la batosta di Caserta, una sconfitta di 20 punti, nella quale l’unica nota positiva sono i 20 punti di Sbaragli. Alla quarta giornata, nell’incontro casalingo contro Varese. il migliore in campo è Brunamonti, autore di 17 punti, ma soprattutto del canestro da tre punti che allo scadere consente ai bianconeri di uscire vittoriosi dal parquet, dopo aver dilapidato un vantaggio di 18 punti negli ultimi cinque minuti; molto bene anche Byrnes con 23 punti. Vincente è invece la rimonta che porta a termine la Virtus negli ultimi cinque minuti del turno infrasettimanale a Rimini, dopo essere finita sotto di 15 punti: alla fine è 83-80 per i bianconeri trascinati dai 21 punti di Byrnes.

Nel turno succesivo, delle tre capoliste, Livorno perde nell’anticipo del sabato a Milano, Dietor e Bancoroma si sfidano in Piazza Azzarita e sono i bianconeri a vincere nettamente, condotti da un superlativo Brunamonti autore di 29 punti e di un gran numero di palle recuperate. Dopo un buon inizio dei romani, le Vu nere passano a condurre al nono minuto sul 24-21 e non lasceranno più il comando del match. Buona anche la prova di Stokes, che offre un ottimo contributo sotto i tabelloni. Con questo successo i bolognesi rimangono soli al comando della classifica. La settimana successiva, altro incontro casalingo e un’altra ottima partita contro Venezia; in questa occasione si tratta di una prova corale, 19 sono i punti di Villalta, 18 quelli di Brunamonti e Binelli, 17 li mette a referto Stokes. Radovanovic e Dalipagic nulla possono contro gli scatenati virtussini, il 59-28 dell’intervallo è praticamente già una sentenza, il secondo tempo è accademico e si chiude sul 105-72. Parentesi con i quarti di finale di Coppa Italia, nei quali la Dietor viene eliminata perdendo in casa di un punto contro la Scavolini, in una gara dove si salva solo Stokes che segna 20 punti. Altra sconfitta a Cantù, nonostante i 25 punti di Villalta, poi la Virtus  riprende la testa solitaria del campionato nella gara casalinga contro Milano, reduce dall’impresa di Coppa, dove ha recuperato 31 punti all’Aris nella gara di ritorno; ma a Bologna i meneghini si scontrano contro la precisione dei bolognesi, che tirano col 54%. Brunamonti smista assist, Stokes è guizzante sotto canestro, Binelli è in una delle sue giornate di vena ed è proprio grazie a Gus che la Virtus prende dieci punti di vantaggio, dopo che la Tracer si era riportata in parità dopo 7'30” di gioco. Stokes tira e difende ottimamente e così si va al riposo sul 52-38. L’inizio del secondo tempo è però tutto di marca milanese e il vantaggio dei padroni di casa si riduce fino a soli quattro punti ed è ancora Binelli, che difende come un leone, smista palloni e tira con precisione, ad allontanare il pericolo. Qui la squadra di Peterson crolla e chiude sotto di 25 punti. Tutto il quintetto in doppia cifra per i bolognesi: 30 punti per un superlativo Stokes, 22 per Brunamonti, 18 di Villalta, 17 li segna Binelli e 11 Byrnes. Quest’ultimo si rivela un ottimo collante, che permette spesso agli altri quattro del quintetto ricchi bottini. Partita successiva a Pesaro e altra vittoria infrasettimanale in trasferta sul litorale: sempre i quattro frombolieri in vetrina: Stokes 21 punti, Binelli 20, Villalta 17 e Brunamonti 15. Finisce 94-81 per i bolognesi.

Villalta è il migliore realizzatore con 27 punti nella facile vittoria casalinga contro l’Allibert Livorno e per la terza volta consecutiva i bianconeri raggiungono quota cento sul parquet di casa, questa volta il risultato è 112-87. Oltre quota cento la Virtus va anche nella vittoriosa trasferta di Brescia, dove Brunamonti (26 punti) e Stokes (25) sono i migliori, ma vanno segnalati anche i 19 punti di Binelli e i 17 di Byrnes. Siamo alla vigilia del derby, la Virtus lo affronta da solitaria capolista, la Fortitudo sull’onda dell’entusiamo per vittoria sulla Tracer che l’ha issata al terzo posto in coabitazione con altre cinque squadre. La Virtus insegue sempre i cugini e riesce a superarli solo nel finale, portandosi a più cinque a tre minuti dalla fine: qui però la Yoga reagisce e grazie anche ad un fallo intenzionale di Villalta, riesce di nuovo a passare avanti di un punto. I bianconeri avrebbero ancora l’ultimo tiro per ribaltare il punteggio, ma l’azione personale di Byrnes si conclude con un tiro fuori bersaglio. Immediato riscatto a Udine, 34 punti di Stokes, 28 del capitano Villalta e 20 di Brunamonti per una vittoria ad alto punteggio: 104-111. La vittoria contro Livorno, sponda Enichem, nell’ultima di andata, laurea la Virtus campione d’inverno. In questo match il migliore è Byrnes con 25 punti. Il girone di ritorno vede i bianconeri, privi di Binelli e Sbaragli, opposti alla Berloni. La Virtus parte 12-4, poi entra uno scatenato Morandotti per i torinesi (segnerà 38 punti) e i piemontesi si riportano a meno due, ma Byrnes e Brunamonti lanciano le Vu nere fino al 46-35 dell’intervallo. Nella ripresa partono meglio i torinesi che addirittura sorpassano con Morandotti al 7’30; Villalta con una serie di canestri dall’angolo riporta avanti la Virtus costruendo il break decisivo e a 1’03” dalla sirena il capitano segna il canestro che lo porta a superare quota 8000 punti in campionato, secondo italiano dopo Brumatti a raggiungere questo traguardo e quarto assoluto, dopo anche Morse e Jura. Per Renato 24 punti alla fine, mentre sono 23 quelli di Brunamonti e da segnalare i 6 di Righi, che fornisce il suo contributo come sostituto di Binelli. Bella vittoria di squadra a Reggio Emilia, 94-101, con 29 punti di Stokes, 20 di Binelli, 19 di Brunamonti, 18 di Byrnes e 13 di Villalta. L’ultima partita dell’anno solare è contro Caserta che viene sepolta sotto una grandinata di canestri: 118-80. Sei giocatori in doppia cifra e tre oltre quota venti, Stokes 28, Villlata 23 e Fantin 21. I tifosi applaudono una squadra perfetta, che dalla difesa sviluppa un contropiede micidiale. Il 1986 si chiude con la Virtus al comando, con quattro punti di vantaggio sulla seconda, sei sulle terze e otto sulle quinte; la squadra ha vinto 15 partite su 18 e nelle ultime 12 è andata ben 8 volte oltre quota 100.

Qui purtroppo qualcosa si rompe, il meccanismo collaudato comincia a non funzionare più come prima, forse per una  condizione fisica che nel match contro i campani ha avuto il suo apice, ma che scemerà in futuro poco a poco, non permettendo più quella difesa, che era alla base dell’efficacissimo gioco in contropiede. Subito una scoppola a Varese, 111-92, in cui non bastano i 22 punti di Byrnes, i 21 di Stokes e i 20 di Binelli. Il rotondo 100-80 contro Rimini, propiziato da Stokes e Binelli, rispettivamente con 27 e 20 punti, sembra riportare il sereno, ma subito arrivano due brucianti rovesci in trasferta: a Roma perché la sconfitta matura per un solo punto, nonostante Villalta ne segni 22; a Venezia perché i bianconeri non riescono a fermare la furia di Dalipagic che firma una storica prestazione segnando 70 punti, a cui provano invano a rispondere Binelli con 30 e Stokes con 25, per il definitivo 107-102 a favore della Reyer. Fortunatamente la Virtus mantiene un buon rendimento interno, lo testimonia il 99-80 nello scontro al vertice contro Cantù, partita nella quale il miglior realizzatore è Stokes con 33 punti; i bianconeri riescono anche a ribaltare il meno 11 dell’andata. Da segnalare anche i 16 rimbalzi di Binelli, contro due “armadi” come Charles e Gay, e una presenza sotto canestro che permette ai compagni Stokes  e Villlata di allontanarsi da canestro e diventare immarcabili per la difesa avversaria. Anche il contropiede sembra ritornato quello di qualche tempo prima e così la Dietor è di nuovo solitaria capolista. Purtroppo però il livello di gioco in trasferta è ancora deficitario e i 26 punti di Villalta a Milano non impediscono la sconfitta. Nel turno infrasettimanale, contro Pesaro, comincia a vacillare anche la sicurezza casalinga: la Scavolini sembra poter prevalere, ma nell’ultimo minuto la Virtus recupera una partita che sembrava ormai persa e con zero secondi da giocare Stokes segna i due liberi del pareggio che portano la Virtus al supplementare, dove i bianconeri trionfano 117-109. Bene Stokes autore di 29 punti, Binelli che ne realizza 27 e Brunamonti che ne mette a referto 23. Sconfitta in trasferta ormai di prammatica contro l’Allibert, dove i bolognesi segnano solo 65 punti, poi le avvisaglie intraviste contro Pesaro, trovano purtroppo riscontro nella gara che vede scendere a Bologna l’Ocean Brescia. La Virtus aveva perso in casa solo nel derby, ma cede di un punto in una gara dove il solo Villalta supera quota 20, con i suoi 21 punti; si tratta della sesta sconfitta nelle ultime nove partite per una squadra che ne aveva perse solo tre delle precedenti diciotto. Una brillante rivincita nel derby, con Brunamonti e Fantin protagonisti, 31 punti il primo e 25 il secondo, ma anche con un ottimo Binelli, autore di 20 punti; 108-85 il finale.

Sofferta vittoria casalinga contro Udine, con Stokes protagonista assoluto con 27 punti, prima dell’ultima sconfitta a Livorno contro l’Enichem che relega la Virtus al terzo posto con 40 punti e meno male che prevale su Scavolini e Tracer in virtù della classifica avulsa dei confronti diretti. La squadra che il 28 dicembre, dopo aver stritolato la Mobilgirgi Caserta comandava nettamente il campionato, nelle ultime dodici partite è crollata, ha fatto dieci punti meno di Varese, otto meno di Pesaro, sei meno di Cantù e Milano e solo la grande rimonta contro la Scavolini al 25° turno garantisce la terza piazza ai bianconeri, che altrimenti sarebbero stati scavalcati anche dai marchigiani stessi e dalla Tracer e sarebbero stati costretti a dovere affrontare anche il turno degli ottavi di playoffs. Paradossalmente è proprio la Juve Caserta l’avversario delle Vu nere nei quarti e si spera che la sosta di tre settimane possa fare riacquistare brillantezza agli uomini di Gamba. L’inizio della partita di Bologna però cancella ogni illusione, la squadra non è più quella ammirata in passato e finisce sotto di 15 punti. Perso per falli Binelli a metà gara, i bianconeri hanno però una reazione, trascinati da Brunamonti (21 punti per il playmaker alla fine) e da tre triple di Fantin riescono anche a passare al comando sul 63-62, ma è solo un fuoco di paglia; i casertani riprendono le redini della contesa e finiscono vittoriosi per 90-78. In pochi mesi sono passati da una sconfitta di 38 punti a una vittoria di 12 sullo stesso campo e contro gli stessi giocatori. Quattro giorni dopo si gioca in Campania, la Virtus combatte, Stokes segna 25 punti, ma alla fine finisce 101-97 per la Mobilgirgi e così il giovane allenatore Marcelletti elimina il santone della pallacanestro italiana Sandro Gamba. Superlativa la Virtus dei primi tre mesi, nettamente insufficiente quella dei restanti quattro e la sintesi è un quinto posto finale che non può soddisfare una piazza che aveva a lungo sognato il tricolore.

 

INVITO AL CINEMA

di Dario Colombo - Giganti del Basket - 30 settembre 1986

 

(...)

E a Bologna? A Bologna la chiave vera l'hanno trovata in Marty Byrnes, ex-pro con alle spalle esperienza sfortunate nel nostro paese che sembra il collante giusto per tenere assieme una squadra che l'anno scorso faceva acqua da tutte le parti. è in grado di fare (anche se con meno classe, of course) il lavoro del Duca nero Jim McMillian, di cui possiede anche la stazza, e i risultati si sono già visti nel precampionato, con la squadra che comincia a muoversi secondo gli schemi e i desideri di Gamba. Anche se Stokes non è propriamente il colosso che forse serviva alla squadra, insomma, il gruppo sembra ben amalgamato ed in grado di rendere su altissimi livelli, soprattutto se Binelli si ricorderà ogni tanto di giocare come ha fatto al camp degli Atlanta e se Sbaragli sfrutterà fino in fondo quella che senza dubbio è la grande occasione della sua vita

(...)

  

"VOGLIA DI VINCERE"

SOGGETTO. Quando il 10 agosto scorso, all'atto della presentazione ufficiale alla stampa della prima squadra, l'avvocato Porelli accennò agli obiettivi della Dietor per la nuova stagione, si espresse più o meno in questi termini: "Non sta scritto da nessuna parte che la Virtus debba vincere sempre e comunque. Ultimamente ci sono stati conteggiati addirittura gli scudetti... persi, ciò mi sembra esagerato e poco educativo: gli scudetti si vincono e basta. Dunque noi non ci sentiamo 'costretti' al successo, ma se mi domandate per cosa gareggiamo, io risponderò sempre allo stesso modo: per vincere. è nostro dovere farlo anche se in seguito i risultati dovessero darci torto".

INTERPRETI. Gli italiani "sicuri" sono almeno cinque, tre dei quali giocheranno in quintetto base. Secondo logica dovrebbero essere i tre nazionali (Brunamonti, Villalta e Binelli), ma la candidatura di gente come Domenico Fantin e del neo-acquisto Massimo Sbaragli non è affatto da scartare. Molto atteso alla prova, soprattutto dopo le vicende (e le polemiche) estive legate alla sua "chiamata" come seconda scelta al recente draft dalla Nba, è ovviamente Binelli; questa per il pivot otscano dovrebbe essere la stagione della verità. Tuttavia è doveroso non pretendere da Gus la luna: non è detto che un possibile "prospetto" dei professionisti debba essere necessariamente un campione in Italia; quindi attendiamolo con fiducia, senza oberarlo di responsabilità che ancora non gli competono.

GUEST STARS. Un po' a sensazione durante le scelte di Lega di due mesi fa, la Virtus segnalò al primo giro il nome di Marty Byrnes che Porelli firmò su precisa richiesta di coach Gamba, Byrnes, 30 anni, ala-guardia di 2,01, proviene da Syracuse e come professionista è stato un "journey-man", un girovago che però ha avuto la soddisfazione, militando nei Lakers, di fregiarsi del titolo Nba. Anche in Italia, prima di venire a Bologna, ha cambiato parecchio (Verona e Brindisi) senza avere fortuna (con entrambe è retrocesso), anche perché ha giocato sempre in compagini molto deboli. Alla Virtus, è lui a giurarlo, sarà tutta un'altra cosa. L'altro è il 23enne Greg Stokes, ala forte di 2,08, ex Iowa, l'anno passato è stato indicato in forza ai Sixcers dai quali fu indicato come seconda scelta nel draft '85. Stokes è il classico atleta di colore dotato di grandi caratteristiche tecnico-atletiche e di un eccellente tiro dai 4-5 metri e, come Byrnes, è mancino.

ATTORI NON PROTAGONISTI. In panchina due giocatori a scelta tra Binelli, Fantin e Sbaragli; ogni commento è superfluo. Dietro incalzano tre giovani interessanti: l'ala-pivot Clivo Righi (classe '66, 2,03) che ha già fatto esperienza in serie A ed i diciannovenni Luca Ansaloni (playmaker di 1,90) e Gianluca Lenoli (guardia di 1,95), entrambi nazionali juniores.

REGIA. Sandro Gamba è l'head-coach. Di lui ci sembra inutile parlare: non c'è trofeo, in Italia ed in Europa che da giocatore prima e da allenatore poi non abbia conquistato. Piuttosto, per una volta, dilunghiamoci sull'assistente, ruolo troppo spesso trascurato. Ettore Messina, responsabile dell'intero settore giovanile virtussino, catanese, 27 anni, laureato in economia e commercio, ha iniziato ad allenare alla Reyer Venexia nel '76, rimanendovi quattro stagioni. Poi è passato a Mestre per due anni e quindi ad Udine. Dall'estate '83 è alla corte di Porelli, dividendosi sempre fra prima squadra e giovanili. L'esperienza di Gamba e la freschezza di Messina, garanzia per la voglia di vincere della gloriosa Virtus.

 

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

La squadra del campionato '86-'87 presenta, oltre a Stokes, lungo di movimento, mancino, la guardia Byrnes per Williams, e Sbaragli per Bonamico; Ansaloni e Lenoli vengono aggregati al roster dei "grandi".

La stagione ufficiale sembra incominciare bene: + 15 contro la Yoga in Coppa Italia, + 5 a Torino nella prima giornata di campionato. E Binelli regge bene il ruolo di centro titolare: su questa scommessa è stata impostata la squadra. La striscia vincente d'inizio torneo si allunga a sette giornate, finché il 2 novembre, a Cantù, l'Arexons non infligge 11 punti alla Dietor.

Nel girone di ritorno il passo non è più così sicuro. Alla fine della regular season la Dietor è terza (20 vittorie, 10 sconfitte) dietro Varese e Cantù e davanti a Milano e Pesaro.

I play-off, purtroppo, finiscono subito. Caserta vince nettamente a Bologna (90-78) e si ripete al PalaMaggiò, oer 101-97. Il quinto posto finale è una mezza delusione. Nell'estate dell'87 muore Giancarlo Marinelli, probabilmente il cestista più forte tra i pionieri virtussini.

Brunamonti e Byrnes in difesa contro Cantù

CANESTRI D'AUTORE CON LA TRACER A BOLOGNA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 09/11/1986

 

Bologna-Milano è una classicissima del basket. Negli ultimi due anni lo era stata soltanto a paroloni e a gloriosi ricordi. Soprattutto dalle parti di Bologna, con quella Virtus che navigava in mesti centroclassifica, erano partite che non saziavano più. Da classicissima zoppa, con una squadra in cima e l'altra in gruppo, Bologna-Milano torna finalmente a interpretarsi come match per il primato. La Dietor viaggia in testa, dopo due anni bui. La Tracer può arrivarci, vincendo stasera a Bologna. Dopo avere sbancato Roma e infilato nel canestro il miracolo dell'eliminazione dei greci di Salonicco dalla Coppa dei Campioni, la Tracer ha ritrovato la sua faccia più conosciuta di squadra intramontabile.

Roberto Brunamonti, regista di Bologna e della nazionale, la sera dei miracoli non l'ha spiata. La differita in tv è arrivata troppo tardi e lui ha preferito andare a dormire. Ma fino a 31 punti sa contare: non sono imprese che si realizzano tutti i giorni. "Dirlo dopo sembra facile, ma non ho provato nessuna meraviglia. Oramai sono anni che questi ci stanno abituando a tutto". Ma a Bologna stavolta potreste trovarla un po' sfiancata e un po' appagata. "Mi ricorderò fin che gioco queste parole di D'Antoni. Quando si vince la stanchezza non si sente. L'ho provato spesso anch'io. E poi Peterson questi uomini sa gestirli, è merito suo se durano tanto, se rispondono sempre a ogni tipo di stimolo".

Lei cita spesso D'Antoni, lo ammira, conserva nel cuore come un dono autentico i complimenti del suo rivale numero uno. Ancora una volta la partita comincerà a nascere dalle vostre mani. "Mike è bravissimo, un avversario su cui devi dare tutto, ma le partite non sono mai una somma di duelli individuali. Ci siamo incontrati decine di volte, non ci siamo risparmiati, se c'è il colpo in più lo diamo e lo prendiamo. Non ci sarà nulla di inedito fra noi. Né fra le due squadre, a parte quattro americani tutti nuovi". Sono due campionati che, a Bologna, non ve la giocavate per il vertice, quest'antica sfida. Cambia qualcosa, prima di affrontarla? "Troviamo già la Tracer vera, non quella con cento problemi di un mese fa, ma la Tracer che ha vinto a Roma e recuperato 31 punti ai greci. Non è un play-off, ma una partita molto importante. Anche per saperne di più su di noi".

 

E DOMANI SAPREMO SE BOLOGNA È VIVA

La Repubblica – 03/04/1987

 

(…)

Le partite di Bologna e Milano hanno invece più incognite. Nascosta agli occhi di tutti, la Dietor è stata ferma venti giorni. Incuriosisce sapere come ne riemergerà. "In linea di massima sarebbe una sosta che sballa tutti i ritmi - dice Villalta, capitano di Bologna - ma a noi serviva, stavamo giocando malissimo". Padrona del campionato per due terzi di cammino, la squadra di Gamba ha poi infilato una serie nera che le è costata il primato nella "fase regolare". Colpa anche degli infortuni, sostengono alla Virtus, dopo un viavai continuo di schiene acciaccate (Binelli, Byrnes, Villalta). Nei venti giorni di attesa e allenamenti, sembrano tutti guariti. Pronti per Caserta, strabattuta a dicembre (di 38 punti) in una partita perfetta dei giorni belli, ora temutissima, benché sempre fragile in trasferta.

(…)

 

Stokes marcato da Palmieri della Mobilgirgi Caserta (foto Giganti del Basket)

MA BOLOGNA SI FERMA QUI

di Walter Fuochi – La Repubblica – 05/04/1987

 

Passa Caserta (90-78) e la Dietor ha un piede fuori dai play-off: forse un po' di più, perchè giocando così, senza idee, senza freddezza, non si può sperare di vincere in un campo difficile come Caserta. è vero che i play-off sono l' impero dell'irrazionale, e la Mobilgirgi che ha vinto a Bologna, giocando con lucidità superiore e in costante supremazia atletica, aveva sempre preso schiaffi, in trasferta. Ma al palasport emiliano Caserta, più che un Oscar utile ma non eccellente (7 su 14), ha trovato due grandi latitanti (complici infortuni) della sua stagione. Il successo ha il segno di Nando Gentile (8 su 13, più una grande regia), che ha duellato alla pari con Brunamonti, il migliore della Dietor, prima di batterlo nello sprint finale; e quello di Sandro Dell'Agnello, imprendibile per tutto il primo tempo, la frazione in cui la Dietor ha capito di non aver sepolto le sue malattie sotto venti giorni di riposo, incapace di battere la difesa schierata (e tenuta sempre in vantaggio di centimetri) di Marcelletti. Bologna, sembra in ritardo, ha avuto un solo lungo palpito: nella ripresa, quando da -15, la spinta di Brunamonti, i tiri di Fantin, la ritrovata iniziativa di Byrnes l'hanno portata addirittura avanti (69-94 all' 11' ). Ma la Dietor stava gia giocando, contro una Mobilgirgi stranamente bloccata, una partita ad handicap: senza Binelli, ininfluente e fuori per cinque falli, con Villalta inutile, Bologna poteva resistere solo finché i suoi tiratori avessero centrato il canestro al primo colpo. Nella partita non c'erano più rimbalzi per la Dietor: e quando la squadra ne ha concessi troppi anche in difesa, Caserta, padrona di tutti i palloni, non poteva che decollare. Sorpasso a 6'50" (70-69), lunga volata con Gentile scatenato e Glouchkov troppo grosso per uno Stokes sfiancato dalla fatica. Vittoria facile e Virtus quasi fuori.

 

 

BOLOGNA SPARITA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 07/04/1987

 

Quattro mesi allegri, in testa al gruppo, credendo di essere ormai invincibili. E adesso questa soglia difficile, quasi impossibile. Bologna rischia domani, a Caserta, di uscire subito dal play-off del basket: se vince la Mobilgirgi (sarebbe in fondo il risultato più plausibile) la Virtus infilerebbe la sua terza stagione sbagliata. Un ottavo posto, un decimo, quest'anno sarebbe un quinto, dopo quello scudetto della "stella" che sembra un ricordo ormai sbiadito.

Un fallimento vistoso, per una società modello, coi bilanci in attivo, il palasport pieno in abbonamento, palestre e appartamenti di proprietà: così a lungo lontana dallo scudetto, la Virtus aveva corso soltanto quindici anni fa. Tutta la Bologna dello sport interrogava ieri le sue crisi. Il calcio, piantato in una serie B che si va ormai cronicizzando, viaggia nella sua ennesima stagione grigia. Per il basket, antico amore premiato da dieci scudetti, sembrava l'anno buono. Invece, dopo le vittorie iniziali, la Dietor è in brusco declino da un paio di mesi. Da sabato, battuta in casa dalla Mobilgirgi, sull'orlo di una prematura eliminazione. Per Sandro Gamba, timoniere di lungo corso, sono giorni di amarezze e contestazioni. Non fa un cambio senza che, dentro il palasport, non s'alzino muggiti di dissenso. All'uscita, dopo l'ultima sconfitta, cinquanta tifosi l'hanno aspettato per urlargli addosso. Gamba sa che la città non lo ama, e forse anche lui, deluso, incupito in un giorno dopo a occhi stanchi e voce bassa, ama un po' meno questa Bologna che un alibi ai giocatori che vezzeggia lo trova sempre, al tecnico mai.

I risultati, però, sono un linguaggio crudo e onesto. E se mancassero a fine stagione, si aprirebbero i tempi delle reciproche riflessioni. "Gamba ha un contratto con noi per un' altra stagione" dice Gianluigi Porelli, il presidente, sapendo però benissimo che un contratto non può essere un collare. A Gamba potrebbe venir riofferta la Nazionale, se Bianchini si ritufferà nel campionato. Lui dice di non saperne niente e rinvia i discorsi sul suo futuro a quando questo campionato avrà fermato la sua Dietor: forse domani sera, forse più avanti. In fondo quella di Caserta rimane una partita da giocare, per quanto in città si avverta la cappa di sfiducia e il "trend" declinante della Dietor tracci quasi l'epilogo di un'eliminazione annunciata: un fatalismo palpabile, che grava sulla squadra.

"Sabato abbiamo giocato male noi e molto bene Caserta - dice Gamba -. Da qualche mio giocatore mi aspetto che, laggiù, giochi la partita della vita. Nomi? Non ne faccio, il match di andata li ha già indicati. Ma in tutta la squadra è mancata rabbia agonistica e c'era invece insicurezza, paura di sbagliare. Forse questa è la nostra malattia di oggi, ma anch'io non ho una diagnosi sicura, vedo piccole cose che non vanno e stento a credere che questa Dietor fosse così bella tre mesi fa e così brutta adesso. Forse c'eravamo abituati alle vittorie facili. Strabattevamo tutti e arrivare fino in fondo sembrava una corsa. Ci hanno spezzato il ritmo alcuni infortuni, qualche influenza. Ma non si può, obiettivamente, ridurre tutto a questo". Troppo dispendiosi e adesso "scoppiati". Qualcuno la spiega così. Troppo leggeri sotto canestro, dove Binelli ha giorni pari e dispari (molti dei secondi, ultimamente), e Stokes, magnifica gazzella, non ha chili e centimetri per cozzare contro gli armadi dell'area come Glouchkov. È un'altra diagnosi, rinvigorita dalle immagini della resa di sabato. Mancano rimbalzi e manca contropiede, l'arma dei giorni belli. L'attacco alle difese massicce è faticoso, penalizzato da modeste percentuali di tiro.

"Non credo che il mio quintetto abbia limiti strutturali - dice Gamba -. Sia stato, cioè, costruito male. So cosa si dice dei nostri pivot, ma io la scelta di Binelli, e di Stokes accanto a lui, la rifarei. Contro Caserta, Binelli non ha visto la palla, non c'è con la testa e non è stata neanche la prima volta. In certe partite era stato stupendo. E io glielo dicevo più che in altre occasioni: non sei arrivato, non hai fatto ancora nulla, quella che conta è la prossima. In lui si deve credere. E una squadra come la Virtus non può non investire nel futuro di questo suo talento. Sapevamo di correre questo rischio. Forse un armadio di 120 chili, accanto a Binelli poteva servirci di più, sull'immediato. Ma intanto bisognava trovarlo e neanche in America questi pivot li buttano via. Poi bisognava decidere se lavorare sull'oggi o sul domani. Abbiamo scelto il domani. E io lo rifarei".

Le sconfitte scolpiscono i limiti e forse adesso ne emergono fin troppi; così come le vittorie, ieri, avevano ingrandito le virtù di una squadra che vinceva sempre e largamente. Quindici successi nelle prime 18 giornate, per esempio: la quindicesima proprio contro Caserta, che subì a Bologna 38 punti di scarto. Poi un buio sempre più denso. L'appannamento di Byrnes, da uomo-chiave ad anonimo impiegato; i duelli perduti da Villalta, con lunghi più prestanti o ali più dinamiche; le energie prosciugate di Brunamonti, senza un vero ricambio alle spalle. Tante piccole verità per comporre un quadro duro, alla vigilia della prova decisiva. "A Caserta è soprattutto una questione di morale. Tecnicamente, la mia squadra può battere la Mobilgirgi. Ma deve, anzitutto, credere in se stessa, non cedere alla tentazione di pensare che sarà impossibile". Anche per Gamba potrebbe essere un'ultima volta sulla panchina di Bologna. Alla Dietor rinviano tutti questi discorsi. Ma nessuno nega di poter avviare, su un'eventuale batosta, profonde rifondazioni in società e in squadra. Alla Dietor, inutile padrone del primo segmento di torneo, restano quaranta minuti, brevi ed ostili.

Binelli, Fantin, Stokes, Byrnes, Messina, Villalta, Righi, Ansaloni e Brunamonti durante un time-out

DIETOR-MOBILGIRGI 0-2

Giganti del Basket - 15 Maggio 1987

 

Un attimo di silenzio, per favore, sono caduti gli dei. E si sono fatti anche parecchio male. La frase suona forse un tantino retorica, ma è anche quella che dipinge nella maniera più fedele il dramma che sta vivendo in questo periodo Bologna, parrocchia Virtus, per il secondo anno consecutivo sculacciata e buttata fuori senza troppe cerimonie al primo turno dei playoff. Sono caduti gli dei, dicevamo, perché quest'anno la Dietor era da tutti considerata una delle principali candidate alla vittoria finale, perché nei primi tre mesi era persino riuscita a guadagnare la vetta del monte mostrando a tutti la sua tecnica e la sua potenza, una sorta di macchina infernale costruita per fare canestro e distruggere gli avversari. Ed il tonfo è stato violento. Le feste devono portare davvero sfortuna alla Dietor: alla prima apparizione dei panettoni natalizi aveva cominciato a dare segni di instabilità e proprio all'arrivo delle colombe pasquali le funi che ancora la reggevano in piedi si sono spezzate, determinandone il crollo rumoroso.

A nulla sono serviti i tentativi di restauro da parte di Gamba (da sempre inviso al pubblico bolognese per colpa... della sua milanesità), peggiori conseguenza aveva portato la strigliata di fine girone d'andata. Proprio nel giorno della festa più attesa la squadra si è vestita a lutto, richiamando sul parquet tutti i fantasmi del passato per un ultimo ballo che ha avuto come risultato critiche e sfottò degli stessi che poche settimane prima si erano professati prima tifosi e sostenitori della riforma.

Ma intanto la macchina infernale si è definitivamente fermata, bloccata negli ingranaggi da una Mobilgirgi corsara, più che mai in salute nei momenti più importanti: la sabbia negli occhi bolognesi aveva cominciato a gettarla, con l'irriverenza caratteristica degli scugnizzi, Ferdinando Gentile in occasione della prima scaramuccia, e poi, una volta rimessasi in carreggiata ci aveva pensato sua maestà Oscar a scaricare le sue bordate micidiali sul corpo ormai indifeso dell'illustre signora bolognese.

In una realtà sempre a più colori, il fascino del duello tutto in bianconero è riuscito ancora una volta a calamitare l'attenzione di tutti: sul parquet del Madison bolognese e del Palamaggiò casertano si trovavano di fronte infatti la tradizione della Virtus e la spavalderia della Juventus, da una parte la coppia Brunamonti-Vilallta che di maglie azzurre ne ha ormai parecchie nell'armadio, dall'altra quella di Gentile-Dell'Agnello che invece il colore della nazionale non lo ha ancora imparato a memoria. Hanno vinto questi ultimi, in virtù non solo di una freschezza atletica e fisica migliore (che poteva essere cosa risaputa) ma anche di un cervello e di un'esperienza che nessuno avrebbe mai osato immaginare.

E come d'incanto ecco adesso uscire allo scoperto tutti i rappresentanti del partito che ha come slogan "lo avevo detto io" a reclamare la rivoluzione, a chiedere la testa di un allenatore che fino a tre mesi prima erano stati costretti a sopportare perché quasi sempre vincitore, a gettare la croce addosso ai giocatori scelti secondo loro con troppa avventatezza in settembre, a volere insomma un repulisti che potesse portare i loro seguenti sogni di gloria a compimento. Tutto bello, tutto vero, ma tutto molto lontano dalla realtà cestistica nazionale: Porelli sbuffa, dice che non riesce più a controllare la situazione, chiede aiuto a Gardini per avere un po' di respiro, Gamba, da signore qual è, fa autocritica e si schiera a difesa dei suoi uomini, la base preme perché vuole soddisfazioni. Bologna insomma è a un crocevia importante per la sua storia: ma siamo sicuri che, cambiando d'abito, la vecchia signora possa ancora venire corteggiata?

Non sarà necessaria invece la chirurgia plastica?

 

STRANI COMPORTAMENTI

di Walter Fuochi – La Repubblica – 14/05/1987

 

Il divorzio di Gamba dalla Dietor e la sua ormai automatica investitura alla guida della Nazionale rappresentano eventi lungamente annunciati, ma cadono lo stesso in un groviglio di contatti e contratti sottilmente inquietanti. Il presidente federale si accinge a consegnare la Nazionale a Gamba il giorno dopo aver ricevuto un "no" da Peterson: probabilmente era un rifiuto previsto, dopo l'atto formale di un dirigente che riterrà di aver agito con zelo facendo la stessa offerta a tutti i tecnici migliori del settore. Peterson aveva già chiarito, col suo rifiuto alla Tracer, l'importanza delle sue scelte extrabasket. E la Nazionale aveva altrettanto chiarito, col suo "no" a Bianchini, l'inaccettabilità di un part-time che con Peterson avrebbe avuto tinte diverse, ma analoga sostanza. Insomma, trattare e non accordarsi è stata, fra Vinci e Peterson, praticamente la stessa cosa. Ma in questo modo si è declassato Gamba a un rango, tutt'altro che elegante, di seconda scelta. Un modo non certo brillante per rientrare in Nazionale, per un allenatore che già è uscito da Bologna sconfitto sul campo e congedato con parole infelici. Perché, se le vere colpe del divorzio stavano nell' ostilità della piazza, né Gamba né la Dietor, piegati dalla gradinata, ne escono bene. E se erano una scusa per lasciarsi, è stata scelta davvero la peggiore.

 

ASPETTANDO COSIC

di Franco Montorro - Superbasket – 28/05/1987

 

È bene che i tifosi bolognesi di fede bianconera sappiano che la loro società beneamata si è creata, tutto intorno, una ben poco rispettabile fama. Molto pochi, per non dire quasi nessuno, sono rimasti gli allenatori di vaglia disposti a correre il probabile rischio di bruciarsi sedendo sulla panchina della Virtus. Gamba e Porelli si sono separati consensualmente. L'allenatore “milanese” avrebbe preso una simile decisione forse anche senza udire il richiamo delle sirene azzurre, perché si trovava comunque assai vicino a provare autentico disgusto per una situazione logistica quasi sfociata nell’irreale. Difficilmente la storia ha conosciuto episodi di chiusura mentale così radicata come quella propugnata da Felsina contro il Longobardo usurpatore.

Non saremo certo noi i primi a scagionare completamente Gamba per la gestione della squadra virtussina, però vorremmo che anche uno solo di quei contestatori della “prima ora” ci spiegasse il rifiuto aprioristico per l’uomo ancor prima dell’allenatore.

C’è chi ha accusato Gamba di non essere stato in grado di agire con tempestività in diverse occasioni. D’accordo, un professionista non dovrebbe lasciarsi influenzare dal pubblico (ma hanno già inventato il robot-coach?), ma è pur vero che assai spesso l’ex competentissimo ed educato pubblico di Piazza Azzarita ha superato molti limiti di decenza, impedendo al “foresto” di lavorare tranquillamente. Ma stiamo parlando di una situazione ben nota e di una vicenda passata. Non è questione che debba investire il futuro dirigenziale della società, il capo è ancora lui (anche se Gardini è dietro l’angolo). Il fatto grave è che davvero pochi strateghi di casa nostra sono allettati da quella che è stata per lungo tempo la panchina più ambita d’Italia, più desiderata ancora di quella di Milano (dove si arrivava per cooptazione).

Poi su quelle assi roventi si sono abbrustoliti in successione nove allenatori in nove anni (e non è che il futuro decimo possa considerarsi sicuro di sedere sul ghiaccio). Così che può si accontenta di qualcosa di meno prestigioso, ma un tantinello più sicuro ed in giro restano solo quei cinque o sei allenatori magari bravissimi, ma dallo scarso pedigreee e figuriamoci come arriccerebbero il naso i settemila tecnici del Madison! Loro contesterebbero anche Bobby Knight se ritenessero inadeguata una sostituzione di Larry Bird con Michael Jordan in bianconero e la Virtus sopra di trenta. Così molti di quelli che Knight non sono giustamente rimangono guardinghi. Ed allora Porelli si è trovato davanti ad una serie di bivii.

Tecnico italiano o straniero? Nel primo caso il più “titolato” sarebbe stato Messina, ma i muri sussurrano che è troppo giovane e che il suo futuro arriverà sì, ma non subito. Nel secondo caso le soluzioni ipotetiche porterebbero dilemma: pista slava o americana? La puntata oltre Adriatico si biforca ancora: il carisma di Cosic o la scienza di Novosel, che peraltro difficilmente ne vorrebbe sapere? La traccia USA ha escluso per mille motivi Peterson e diventa labile se si considerano i mille coach di valore presenti nella Mecca del basket. Così prende copro un’altra deviazione, un tragitto meno lungo di quello che partiva dagli Appennini alle Ande. Porelli è andato a Parigi, ma il coach – vedrete – sarà dalmata. E Cosic sarà!