1957-58

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

GIANNI CORSOLINI: DAGLI ORATORI ALLA BASKET HALL OF FAME

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Si può essere nella vita dirigenti industriali di successo, allenatori di pallacanestro, giornalisti, presidenti di lega e membri della Basket Hall of Fame? Giovanni Corsolini, classe 1933, per tutti Gianni, bolognese a tutti gli effetti, ma che da tantissimi anni vive in quella Lombardia, che lo ha adottato prima dal punto di vista sportivo e poi professionale. "La ricetta è semplice, lavoro e passione". Ha fatto tantissimo per la pallacanestro italiana, ma si sente soprattutto un divulgatore, sebbene abbia allenato e fatto il dirigente in serie A e sia stato anche presidente di lega alla fine degli anni '70.

Si farebbe un torto alla sua fantasia e alla sua vivacità mentale facendo un resoconto cronologico della sua vita. La pallacanestro l'ha vissuta innanzitutto come un amore, "quando a Cantù mi hanno detto andiamo dal notaio a fare un contratto pluriennale chiesi sorpreso in quale veste e quando seppi che mi volevano come allenatore, specificai che il mio obiettivo era lavorare e che la pallacanestro doveva rimanere una splendida passione", passione che l'ha portato anche ad allenare gratuitamente a Como in serie C. La sua vita cestistica è nata però sotto le due torri, nella città natale, quando a vent'anni per mantenersi agli studi allenava una miriade di squadre, andando a cercare i giocatori negli oratori, "gli oratori che oggi non svolgono più la loro funzione sociale, un tempo erano aperti, si giocava alla luce del sole, ora se un ragazzo va deve chiedere la chiave, ci sono problemi logistici e così diventa più difficile avviarsi allo sport"; è proprio in quei campetti che Corsolini, che lavorava per più società, allenando Acli Labor maschile e femminile, Motomorini, Libertas femminile, scovò un giovanissimo Lucio Dalla, i fratelli Bonaga, Paolo Conti, poi divenuti personaggi importanti della pallacanestro e non solo.

Le sue capacità non dovevano essere trascurabili se ad accorgersi di lui fu l'allenatore della Virtus, Vittorio Tracuzzi, che lo volle come suo assistente e gli affidò le cure della squadra juniores, che annoverava nelle sue file Beppe Nannucci, divenuto poi un punto di riferimento nel commercio di dischi, Fiero Gandolfi, che come giocatore si ricorda soprattutto per i 52 punti segnati in una gara giovanile, ma che fu poi anche presidente delle Vu nere ai tempi dello scudetto del 1976, poi ancora Nannetti, i fratelli Paulin, Mandelli. La sua avventura in Virtus, sotto la presidenza di Mezzetti prima e di Zambonelli poi, con Foschi dirigente delle giovanili, terminò nel 1958, dopo aver vissuto i due scudetti del 1955 e 1956 e il passaggio dalla mitica Sala Borsa al nuovo Palazzo dello Sport; Cantù aveva bisogno di un allenatore e fu Tracuzzi a consigliare il giovane Gianni, che comincerà in Lombardia una nuova avventura, che lo ha visto ricoprire nella pallacanestro molteplici ruoli; attività che gli ha valso il meritato riconoscimento di essere ammesso nella Basket Hall of Fame nel 2009, un riconoscimento particolarmente gradito, non per orgoglio personale, ma per il suo amore per la cultura americana di cui era permeata Bologna nel secondo dopoguerra, non solo il basket, ma anche il baseball, il jazz, rimasti poi punti fermi del tessuto della città. Questa sua dedizione allo sport non ha impedito a Corsolini di arrivare anche a ricoprire ruoli dirigenziali nell'ambito della sua carriera professionale.

Fu proprio il desiderio di inseguire una realizzazione nel lavoro che gli fece rifiutare la proposta, fattagli da Giorgio Neri, di ritornare alla Virtus per allenare in Serie A. Nella sua Bologna, di cui ama l'aspetto più goliardico e meno serioso, nella quale aveva insegnato a giocare e a vivere a personaggi che hanno fatto la storia della città e dove ancora ha mantenuto casa, ma dove non è mai stato apprezzato sufficientemente il suo spessore, è tornato per il settimo raduno dei maturi baskettari, "il più riuscito" lo definisce; quel giorno ha rivisto transitare tanti suoi ex giocatori e quel mondo della pallacanestro che ha costituito una parte importante della sua vita. Se oggi chi dirige le alte sfere del basket avesse la pazienza di leggere i suoi libri o di ascoltare le sue idee o di mettere in pratica alcune delle sue ricette per rilanciare la pallacanestro, sicuramente questo sport avrebbe un futuro più roseo.

La Chiesa sconsacrata di S. Nicolò in via S. Felice 41 dove si allenavano le giovanili

PIERO NERI: "MI SONO CALATO LUNGO LA GRONDAIA PER CORRERE A GIOCARE PER LA MIA VIRTUS"

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Abbiamo incontrato Piero Neri, sconosciuto ai più, in quanto non ha mai raggiunto la prima squadra, ma tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '60 ha militato nelle giovanili Virtus, allenato da icone del basket bolognese e nazionale, Vittorio Tracuzzi, Gianni Corsolini, Mario Alesini, Beppe Lamberti; si è allenato con autentici campioni come Ettore Zuccheri, di cui ricorda l'estrema precisione al tiro, ha giocato in squadra con Sandro Samoggia, capace di grande elevazione, tanto da superare in tuffo l'asticella posta ad altezze proibitive per gli altri. Soprattutto, però, dai suoi racconti, traspare l'entusiasmo che si nutriva in città per la pallacanestro in quegli anni in cui essa cresceva grazie a personaggi che vi si dedicavano con grande passione e in cui Bologna poneva le basi per divenire la città del basket. Ecco di seguito le sue parole:

"Ho militato nelle giovanili Virtus dal 1957 al 1961. Inizialmente negli allievi ero allenato da Vittorio Tracuzzi, con assistente Mario Alesini, il secondo anno da Gianni Corsolini. Proprio a questa stagione sono legati i ricordi più nitidi, quando giocammo prima della prima squadra in occasione di un torneo (Zoni). Indossavo la tuta nera di raso di Carlo Negroni e la maglia numero 10 di Achille Canna. Appena cominciò la partita rimasi pietrificato dall'emozione in mezzo al campo e l'allenatore dovette sostituirmi. In un'altra occasione ero stato punito da mia madre perchè non avevo molta voglia di studiare: per evitare che andassi a giocare mi rinchiuse in bagno, nella mia casa di via Fioravanti; io non volevo, però, assolutamente mancare alla gara, allora mi calai dalla grondaia, percorsi di corsa la strada fino al dopolavoro ferroviario, dov'era in programma la partita. Mi diedero una maglietta e i calzoncini, ma giocai con le scarpe che avevo ai piedi. Vincemmo l'incontro, giocai tutti i 40 minuti, ma alla fine, stremato, mi sdraiai in panchina con il cuore che batteva fortissimo. Fu una grande gioia, anche se il rientro a casa non fu indolore. Poi incontrai una ragazza, cominciai a lavorare a 17 anni e, pur continuando a giocare, i ricordi si fanno più sfumati. Alla fine della stagione 1960-61 girava voce che la Virtus, in cambio di un giocatore del Gira Lovari, dovesse trasferire all'altra squadra bolognese alcuni giovani. Fu così che fui sottoposto a un uno contro uno alla presenza di Beppe Lamberti. Le mia principale dote era la difesa e infatti il mio avversario inizialmente era in difficoltà, poi Lamberti mi ammonì che continuando così non avrebbe potuto apprezzare le qualità del giocatore che marcavo, così allentai un po' la morsa e fui scartato. Continuai ancora vincendo un campionato con l'Atlas e, ai tempi del servizio militare, disputai un paio di stagioni con la squadra della marina, ma persi definitivamente l'opportunità di restare aggrappato al basket di primo piano".

 

LUCIO BERTONCELLI: "MIO PADRE (Giorgio fratello di Dario) MI PORTÒ NEL NEGOZIO DI BATTILANI A COMPRARE LE SCARPE PER LA FOTO CON IL CUGINO DI MIA MADRE (Ferriani)"

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

In questa foto scattata in Sala Borsa nel 1949 vediamo un piccolo Lucio Bertoncelli, che nel 1957/58 farà parte della squadra allievi. Il campione accanto a lui è Sergio Ferriani, cugino della madre di Lucio. Ferriani militò in bianconero per dieci stagioni, sarebbero state di più senza la seconda guerra mondiale, vincendo tre scudetti. Sergio non era l'unico parente di Lucio a vincere campionati: lo zio Dario, fratello del padre di Lucio, in due stagioni con la V nera sul petto vinse il titolo due volte, nel 1948 e nel 1949, proprio l'anno di questa foto, per la quale Giorgio, il papà di Lucio, aveva portato il figlio a comprarsi le scarpe nel negozio di un altro campione della Virtus, Giulio Battilani. Poi Giorgio si trasferì a Modena e così Lucio abbandonò la Virtus, ma continuò a giocare, prima, e allenare poi.


 

Sergio Ferriani con Lucio Bertoncelli, figlio di sua cugina, in Sala Borsa nel 1949 (foto di Lucio Bertoncelli)