SANI BECIROVIC

(Sani Bečirovič)

 

nato a: Lubiana (SLO)

il: 10/05/81

altezza: 195

ruolo: playmaker

numero di maglia: 10

Stagioni alla Virtus: 2001/02 - 2002/03

(in corsivo la stagione in cui ha disputato solo amichevoli)

statistiche individuali del sito di Legabasket

palmares individuale in Virtus: 1 Coppa Italia

biografia su wikipedia.it

 

PAROLA A SANI BECIROVIC

www.virtus.it - 20/07/2001

 

Il presidente Madrigali e il coach Ettore Messina lo avevano promesso: la squadra sarà rinforzata. Così è stato: da Lubiana è arrivato Sani Becirovic, giovane talento sloveno già considerato uno dei migliori giocatori d'Europa. Lo scorso anno, con la maglia biancoverde dell'Olimpia, fece vedere proprio contro la Kinder ciò di cui è capace: è un play-guardia di 195 cm, appena ventenne, in grado di segnare da ogni posizione e di guidare la sua squadra ad una magnifica stagione, sia in patria sia in Europa. Lo volevano molte squadre, alla fine lui ha scelto la Virtus.

Sono felicissimo di essere qui perché la Virtus è la squadra numero uno in Europa. Io avevo in testa due squadre, questa e il Real Madrid: sono i due club più prestigiosi e quando il mio procuratore mi ha detto che la Kinder mi cercava, ci ho messo due secondi a decidere.

Sani, non ti spaventa entrare in un club che lo scorso anno ha vinto tutto?

No, anzi sono molto determinato ad inserirmi presto nel gruppo per poter dare il mio contributo. So che avrò dei compagni fortissimi che si sono conquistati prestigio nella scorsa stagione, come Jaric, Ginobili, lo stesso Smodis, e altri ancora che sono già delle stelle assolute da tempo, come Rigaudeau, Abbio, Griffith. Questo vuole dire che non giocherò più tutta la partita facendo il leader indiscusso, come a Lubiana, ma dovrò inserirmi in un contesto di gioco collettivo e già collaudato.

Questo cambiamento nel tuo gioco ti creerà dei problemi?

Non credo, sono consapevole della situazione e non vedo l'ora di inserirmi nel gruppo. Non ho ancora potuto parlare con Messina, ma sarà lui a decidere il mio ruolo ed il mio impiego: io sono a disposizione, voglio dare il mio contributo per costruire un'altra stagione vincente.

Coach Messina è considerato uno dei migliori allenatori d'Europa, soprattutto è risaputo che il suo lavoro con i giovani permette loro di tentare l'avventura Nba. Per te può essere un'ottima opportunità?

Certamente, Messina è famosissimo e poter giocare in una squadra allenata da lui è un onore. So bene che si lavora duro ma c'è la possibilità di imparare e migliorarsi molto: indubbiamente per un giovane come me è una opportunità da non sprecare.

I tuoi tifosi a Lubiana come hanno preso il tuo addio alla squadra?

Bè, devo dire che erano contenti per me perché sanno della serietà e del blasone della Virtus. In Slovenia la Kinder è molto rispettata, è considerato il miglior club d'Europa, perciò i tifosi sono orgogliosi che io sia venuto a giocare qui.

Ai tuoi nuovi tifosi, invece, cosa vuoi dire?

Sem pocascen da sem del Virtuza! Ovvero, sono orgoglioso di essere alla Virtus. Spero che siano numerosi e rumorosi come lo scorso anno, quando con l'Olimpia sono venuto qui a giocare contro la Virtus. Mi auguro che vengano sempre al palazzo a sostenere la squadra perché insieme possiamo vincere ancora molto.

 

IL PRIMO GIORNO DI BECIROVIC

di Francesco Forni - La Repubblica - 07/09/2001

 

Eccolo qua Sani Becirovic, la nuova perla della Kinder, che dovrà andare a incastonarsi in un collier già pieno di gemme, tra l'altro molte delle quali «fresche» proprio come lui.
Ieri pomeriggio Sani Boy si è allenato per la prima volta al PalaMalaguti con la Virtus e lo ha fatto con il suo entusiasmo, sul parquet con due scarpe blu elettrico 'shocking', come quelle di Ginobili, futuro compagno di reparto, del quale potrebbe diventare il gemellino. Questa è già la prima domanda: dove starà in campo, in mezzo a tanta grazia, che la stagione passata ha fatto il massimo? «Play o guardia per me è uguale. Sono quelli i miei ruoli: deciderà l'allenatore e naturalmente dipenderà anche dalle esigenze di squadra. Io non mi pongo problemi, sono solo eccitato, proprio come al mio primo giorno di scuola, con i grandi». L'utilizzazione più probabile potrebbe essere quella da finalizzatore, proprio per la conformazione della Kinder. Sani al momento non ci fa troppo caso: dovrà anche stare un po' dietro i banchi, ma ha raggiunto il massimo. «Rascio mi ha parlato tanto di Bologna e della Virtus: e anche volendo non è riuscito a dirmi niente di negativo. Qua per lui è tutto ai massimi livelli. E mi ha detto: ha firmato per cinque anni, bene. Non ti saresti pentito nemmeno se tu avessi sottoscritto un contratto per dieci stagioni». Le frasi di rito sono imperative, ma Becirovic va oltre. È davvero entusiasta, lo sguardo da ventenne lo fa trasparire. E un po' punge già. «Ho parlato di recente con Kovacic e con Milic: sono molto contento che due ragazzi che conosco così bene siano a Bologna. Peccato solo che siano capitati dalla parte sbagliata, peggio per loro... comunque la Fortitudo quest'estate mi voleva davvero e io sono stato vicinissimo a loro, dopo aver avuto un piccolo, timido, approccio con la Kinder. Che poi però si è fatta avanti al momento giusto». Primo giorno di scuola, con Messina. «Sì, non ci avevo mai parlato personalmente: tra noi c'è stata qualche telefonata. Con il presidente invece ho avuto più incontri. Naturalmente l'argomento fondamentale è stato il contratto, ma abbiamo parlato anche d'altro. E ho capito subito che sarei dovuto arrivare già in forma per lavorare bene con il coach». Sani ha 20 anni ma in Eurolega ha già sfondato, a 20 punti per sera, ma agli Europei lui e la sua Slovenia sono miseramente naufragati. «Una catastrofe, non abbiamo giocato come una vera squadra, facendo una figuraccia. Il pre europeo era andato bene, poi il disastro. Forse troppe aspettative, il fatto che abbiamo fatto pena tutti, me compreso. Devo archiviare in fretta: sono qua per fare bene, pronto a lavorare». Non c'è dubbio che troverà pane per i suoi denti. La Kinder continuerà a Bologna la preparazione per la SuperCoppa del prossimo weekend a Genova, dopo la quale andrà per qualche giorno a Milano Marittima per una sorta di ritiro prima del campionato.

 

INTERVISTA A SANI BVECIROVIC

di V. Desalvo - La Repubblica - 08/11/2001

 

«Io sto vivendo il mio sogno». Sasha Danilovic non l'avrebbe mai concesso, Sani Becirovic invece sì. Lo dice, senza diventare miele da spot. Sani Boy, d'altra parte, dorme con la palla da basket, sostiene il padre Memi, allenatore di cadetti sloveni, nonché del suo talento bambino. Ci dorme e poi, evidentemente, l'accompagna in salotto, visto che sta lì, il mappamondo arancione, accanto al maxischermo sintonizzato sui canali di Lubiana. Ha preso la casa di Komazec, dietro via Indipendenza, ed è già sua dopo un mese: i cappellini da baseball, lo stereo, un mobiletto votivo a Drazen Petrovic, perché sopra c'è il libro di Mozart, come se fosse un quadro. Ha vent'anni, i prossimi 5 di contratto con la Virtus, un bell'inglese e l'idea che raccontando non ci si deve difendere.
Nemmeno dai ricordi. Che stasera si presentano in canottiera: c'è la sua vecchia Olimpia. Ci ha vinto uno scudetto ed è diventato qualcuno.

Non so come andrà. Posso dire come andò quando, a 18 anni, con l'Olimpia giocai contro il Pivovarna Lasko, in cui stavo prima. Mi fischiavano tutti, mi facevano buu, un vero trauma: la partita fu un disastro. Stavolta dovrebbe essere differente, almeno gioco in casa: poi spero di controllarmi più di allora, sapendo pure che i tifosi fanno certe cose per paura.

Ha un fisico normale, 190 centimetri leggeri.

A otto anni ho cominciato: mio padre allenava e io mi allenavo con tutti, sempre in palestra. Lezioni private, diciamo. Fin da quando facevo i tornei di Topolino volevo venire a giocare in Italia. Mi piace fare il play e alla Virtus puoi chiudere gli occhi, immaginare un passaggio, sapendo che là c'è già il tuo compagno. Facile? No, anche per me è stata dura. Guardalo: adesso è buono, ma prima era un terrorista.

Il severo censore sarebbe un gentile signore che sta portando una fetta di torta.

Mio padre, sì. Tutti mi dicevano: bravo, Sani. Lui mai. Sei lento, troppo soft. Non ha mai detto: va bene. Sospetto che lo farà solo il giorno della mia ultima partita. Quando darò l'addio al basket.

È vero, conferma allegro Mister Memi. Ma ci ha pensato la mamma, aggiunge, ad esser tenera.

Siamo una famiglia mista e democratica: mio padre veniva dalla Macedonia albanese, mia moglie dalla Bosnia. Io sono nato in Slovenia, siamo musulmani, ma senza ossessione.

Ora è Sani che conferma.

Non mangio carne di maiale, non bevo, ma non sono praticante in senso stretto. Non m'interessa da dove viene una persona, ma se è buona o cattiva. Avevo dieci anni quando la Jugoslavia si divise: sono cresciuto con soldi sloveni, lingua slovena. Per la mia generazione non c'è una memoria del prima.

La sua città è Slovenska Bistrica: quattro ore da qui. Il nonno aveva una gelateria, la famiglia ha aperto un ristorante, ora dato in gestione: la modernità l'ha trasformato da «Nita», eroina di Zara, in «Tropic bar». Sani ha fatto una scuola gastronomica: sa cucinare, spaghetti, gnocchi, pollo.

Cose normali, dai.

Memi e la moglie vengono spesso. Qualche volta anche Sanela, la sorella di 16 anni. Sani mantiene i contatti con l'email, pure coi vecchi compagni. «Chissà se Sagadin è cambiato?» è il divertito messaggio più frequente. Perché l'ex allenatore non può cambiare mai.

Sei ore d'allenamento tutti i giorni, più una seduta di un'ora al video. Per i nostri errori e per studiare gli avversari. Solo adesso mi godo in pace le partite: le rivedo sempre, appena giocate.

In Slovenia Sani, premiato come migliore di ogni categoria, è ovviamente famoso. Il suo agente Maurizio Balducci cita una sua performance televisiva, ad un quiz show: cantava, persino, il gioiello.

In playback però. Nek, tradotto nella nostra lingua. Sono scarso, in realtà.

Piuttosto, gli piace passare il tempo al computer, con la playstation, i video di basket, Mtv. Legge biografie di campioni: Magic, Jordan, Phil Jackson.

Il mio obiettivo è vincere il più possibile. La Kinder ha vinto tutto l'anno scorso, ma se m'hanno preso pensano che possa servire, per il futuro. Per me era tempo di lasciare Lubiana: qui c'è un grande club, un grande allenatore, il posto per diventare migliore. Non penso certo di rimpiazzare Danilovic. Mi piacerebbe, quando me ne andrò, che la gente dicesse: quel che ha fatto Sani è stato vicino a Sasha.

In estate, ebbe qualche dubbio.

Prima la Fortitudo, poi il Real, infine Milano. M'ero visto con la maglia della Skipper, ma hanno cambiato idea troppe volte. Alla fine pensavo di restare a Lubiana: ero nervoso, non sapevo più se qualcuno mi voleva.

Poi la Virtus chiuse in due giorni.

Fra tre anni potrei andarci, ma l'America è lontana, per me. Conta l'Europa, dove la gente ama i club. Nell'Nba tu giochi e ottomila persone mangiano pop corn e devono divertirsi. Qui invece li puoi rendere felici, non semplicemente fargli passar del tempo.

Il suo pensiero vivace l'ha poi perfezionato Messina.

Ci ha detto: toglietevi la faccia spenta, quando giocate. Non state facendo un lavoraccio, ma quello che tutti vorrebbero fare.

 

STRADIVARI BECIROVIC, LA VIRTUS SCOPRE UN NUOVO VIOLINO

di Walter Fuochi - la Repubblica - 08/10/2001

 

Aggiungete un posto nel coro mistico, l'orchestra Virtus ha un nuovo violino. Mettete un leggio per Sani Becirovic, lo Stradivari di Slovenia che camminerà anche in punta di piedi, come un gattone felpato e morbido, secondo copyright di Messina, ma ieri ha incantato, stregato, distrutto.
È partito in quintetto base e ha giocato la sua prima, grande partita virtussina. Ha segnato 21 punti senza golosità e, ancora, senza tiro, fallendo tutti i colpi da tre. Ma ha affettato Roma dopo averla pazientemente macinata, cosicchè la Kinder ha travolto una Wurth povera da far paura, unendo all'armonia del violino gli ottoni tonanti di Ginobili. Che è tornato, da centrattacco puro, ed era quel che era mancato a Lubiana (e che là Sani Boy non aveva saputo surrogare). Con questo attacco a due punte, la Virtus ha fatto il pieno, mentre in difesa ha concesso avanzi a una Roma inquietante: tre soli uomini a canestro, il 26% globale, una mattanza subìta a rimbalzo, un gioco slegato e remissivo. Altrochè Myers, ci vorrebbe Jordan, se continuano così. Ma alcuni erano davvero irriconoscibili.
La Virtus, viceversa, ha sfornato la miglior prova stagionale. Era attenta e concentrata, soprattutto, ha saputo ancorarsi alla trincea per superare i momenti di buio in attacco, poi le puntate di quei due diavoli l'hanno sbloccata. S'è vista velocità, ma anche pazienza contro la difesa, invero flaccida, di Caja. Sui tentativi di pressing, un tempo marchio di fabbrica, avrebbe portato palla oltre la metà campo anche la zia di Bonora: che domani viene operato, e starà fermo 4 mesi.
Se l'indifferenza è una spada che uccide, lo tagliano veramente in seimila il Carlton Myers che siede in fondo alla panchina romana, immobile e altero monumento a se stesso, col piccolo Joel a poche sedie di distanza. In camicia bianca e faccia scura, nessuno se lo fila, se non una cinquantina di curvaioli con l'inno risaputo del bagnino, cantato più volte, e riga. C'è un coro forte per Sugar Richardson, che ha senso dello show, si alza e ringrazia. C'è un parterre de roi con Petrucci e Pagnozzi, i vertici del Coni, venuti qui, nella tana di un vecchio amore, a fare passerella dopo la qualificazione mondiale del pallone. Le due Virtus partono una più piano dell'altra, facendo a gara a regalarsi palloni, e quella di Bologna scopre presto, con un Ginobili nel motore, entrato dalla panchina, che qualcosa di più in attacco succede. La Kinder si prende il primo quarto con due triple di Rigaudeau all'ultimo minuto, poi Roma ha un effimero sorpasso col contropiede di Sheppard e un ultimo contatto quando Messina prende un tecnico da record del mondo: s'è alzato in piedi a lodare un assist di Becirovic, è uscito dalla gabbia ed è stato fulminato da Mattioli. Che del record del mondo dev'essersi poi sentito complice, se fino al thè ha fischiato solo per i bianchi: 44-32 alla sosta, non solo per Mattioli, si capisce, ma pure perché la Kinder sovrasta Roma (23 rimbalzi a 15, per esempio, 50% al tiro contro 30). Non è una gran Kinder, ancora piuttosto frenata, però la Wurth è proprio poco, e i cambi a giostra continua di Caja non devono rinfrancarla granchè. Allen stenta dopo un bell'avvio, Gilmore è uno sciagura e da lì discende tutto: tranne Sheppard, che a metà corsa (14 punti) è una lama affilatissima.
Ma nel terzo quarto quel che resta di Roma svanisce banalmente. Becirovic affonda il coltello in contropiede, Ginobili non ha più nemmeno bisogno di farlo e anche la lotta dei muscoli, condotta da Griffith, Frosini e Smodis, premia solo i bolognesi. La Virtus potrebbe correre anche più forte, ma accetta il lancio della spugna dei romani. Che infilano il tunnel a testa bassa, mentre Myers scappa a casa. Da domani lavorerà con la squadra, domenica esordirà. Ma non dev'essere una notizia che, a questa platea, interessa granchè.

Becirovic ascolta i consigli di coach Messina

BECIROVIC SI OPERA, VIRTUS IN ANSIA

di Francesco Forni - La Repubblica - 30/01/2002

 

Sani Becirovic è ancora sulle spine, ma oggi dovrebbe essere il suo giorno. Il ricorso all'operazione chirurgica per sistemare la rotula che non dà pace alla guardia slovena è una via obbligata: e già oggi Sani Boy potrebbe andare sotto i ferri del dottor Lelli per un primo intervento di pulizia alla rotula e al ginocchio. Poi, tra due mesi ce ne dovrebbe essere un altro.
Ieri è stato un pomeriggio intenso per la Virtus: prima il presidente Madrigali, l'amministratore delegato Taddia e l'agente del giocatore Balducci hanno esaminato la situazione nella sede della CTO, mentre dall'altra parte di Bologna, all'Arcoveggio, la squadra faceva allenamento e Becirovic, accompagnato dal padre, ha parlato anche con il dottor Lelli. In serata l'amministratore delegato bianconero Galeazzo Taddia è arrivato alla palestra e ha dichiarato: «La strada è quella indicata da Lelli. La società è pienamente d'accordo e non ci sono in questo momento problemi contrattuali e complicazioni. A noi preme che Becirovic rimanga tranquillo e faccia la scelta per lui migliore. E nel caso migliore potrebbe tornare tra due mesi, ma anche meno». Operazione dunque. Già oggi? «Perché no, ma è il ragazzo che deve decidere. Se vuole, è inutile aspettare».
Balducci l'agente, ha smorzato gli entusiasmi. «Non abbiamo ancora deciso», ma di lì a pochi minuti, il papà del giocatore si è mostrato molto ottimista: sull'intervento che si dovrebbe fare ad ore e sul suo esito. Lelli ha dipinto però un quadro diverso. «Io consiglio vivamente l'operazione e Sani vuole farla, ha chiesto a me di farla. Su questo però deve decidere la società, lui e il suo procuratore». Lelli, premesse a parte, sarà l'incaricato.
Ecco la dinamica. «Becirovic soffre di un cattivo riallineamento della rotula. Le cura sin qui fatte non hanno dato benefici. Serve un'operazione in due passi. Una di pulizia del ginocchio e della rotula, che lo terrà fermo due mesi. Ci sono solo il 10% di possibilità che torni a posto. Io non le considero: faccio una doppia operazione perché si tratta di un intervento difficilissimo. Il secondo passo (tre ore sotto i ferri, ndr) sarà appunto il riallineamento della rotula. Un'operazione ad altissimo rischio chirurgico, ma che a mio avviso è necessaria». Tradotto in soldoni, sei mesi e addio campionato.
Ma dopo come starà Becirovic? «Con me l'hanno già fatta Gorenc, Scarone e il povero Ravaglia. A loro è andata bene, ma è difficilissima, la gamba viene sottoposta a un intervento duro: Katash doveva farla, soffriva dello stesso problema, ma ha preferito ritirarsi». Un affare complicato, ma l'accordo tra le parti sembra esserci.
Al momento è escluso ogni ricorso al mercato, anche perché la situazione di Becirovic è ancora aperta e soprattutto a breve termine, tra circa due settimane, dovrebbe rientrare Davide Bonora. Con il recupero (più in avanti però) di Griffith, andrebbe a ricostruirsi una Kinder molto simile a quella della passata stagione, che si dovrebbe trovare bene.

 

VIRTUS-BECIROVIC, TUTTO FINITO

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 24/11/2002

 

Una certezza: Becirovic non è più un giocatore della Virtus. E non lo sarà mai più. Un punto fermo, questo divorzio, che sta in mezzo all'arbitrato, avviato dal giocatore (il 28 ottobre), per il “recupero dei crediti di lavoro”, e alla decisione della Virtus. Che una volta ricevuta la lettera che portava al “lodo” (dieci giorni fa), ha deciso di risolvere unilateralmente il contratto. Un contratto che, nel luglio del 2001, quando fu sottoscritto, spinse la Virtus a parlare di una spesa di 7 milioni di dollari da ripartire in cinque anni. Becirovic, nel frattempo, è rientrato in Slovenia. Marco Madrigali, presidente della Virtus, ricostruisce così la vicenda, parlandone per un'ora, con dovizia di particolari. «In estate, dopo l'intervento, abbiamo cominciato le trattative per rivedere il contratto».
Ed è proprio di questa trattativa – il giocatore, però, chiedeva che in attesa di un accordo la società corrispondesse gli emolumenti sulla base del contratto stipulato un anno fa – che parla Madrigali. Perché a un certo momento dalle parole si è passati ai fatti. Alle dichiarazioni di guerra. «Sul tavolo – insiste Madrigali – c'erano almeno tre proposte. Stavamo parlando, discutendo. Poi è arrivata la richiesta di arbitrato. Lui è sceso in guerra: se vuole la guerra che guerra sia».
Dice lui, il presidente, ma non precisa se si tratti del giocatore o dell'agente. «Non si sa mai – prosegue – chi tira le fila. In ogni caso, ultimamente, avevamo parlato con il suo procuratore».
C'era un problema, per Sani, che non riguardava solo l'intervento subito in estate, ma anche la mancanza di una compagnia disposta ad assicurare le ginocchia dello sloveno. «Ufficialmente – insiste Madrigali – lui non è più un nostro giocatore. Il grande problema era se lui sarebbe tornato o meno a giocare. Se fosse tornato in campo, come ci auguravamo tutti, avrebbe avuto tutti i soldi. Se fosse stato costretto a smettere, invece, pensavamo a un contributo». Che significa, tradotto, farsi carico di una parte del “buy out” riconosciuto all'Olimpia Lubiana per liberare il giocatore. Ma che cosa rimprovera la Virtus al giocatore? Al di là della delusione, trasformatasi poi in arrabbiatura, dice Madrigali, la decisione di non sottoporsi, già in gennaio, all'intervento più articolato che avrebbe potuto risolvere i suoi problemi. Di più: l'aver spiazzato la società che in luglio, per esempio, aveva già raggiunto un accordo di massima con Mc Donald. «Sulla parola — sottolinea Madrigali —, ma l'accordo c'era. è chiaro che quella di Sani non è un'inadempienza contrattuale perché non c'è un codice che regoli queste situazioni. Ci sarebbe il galateo che, però, dicono che sia in disuso».
«Lui è un ragazzo sfortunato – dice il presidente – ma il malocchio non gliel'abbiamo gettato noi, ce l'aveva anche prima».
Adesso si andrà per avvocati e ognuno – sentenzia Madrigali – sparerà tutte le cartucce in proprio possesso. «Perché ognuno cercherà di vincere, perché l'obiettivo è quello. Da un negoziato, quando non c'è guerra ma, anzi, un'alleanza, ci si aspetta un comportamento differente. Loro si sono alzati dal tavolo e noi ci siamo comportati di conseguenza».
Una prima udienza verrà fissata tra fine dicembre e inizio gennaio: impossibile, però, a questo punto, che le controparti decidano di arrivare a un accordo. Perché non ci sono più le premesse. Va oltre, Madrigali, perché parla anche di sponsor, di tivù e di squadra. “Lo sponsor? Lo avremo entro Natale. Sabato in televisione con Milano? Questo chiedetelo alla Lega. Se guardo la classifica, adesso, mi viene un accidente».

 

LA VERITA' DI BECIROVIC

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 25/11/2002

 

Per il presidente lui non vestirà mai più la maglia della Virtus. Lui, Sani Becirovic, sostiene il contrario. è rientrato in Slovenia, il bimbo prodigio, ma giovedì sarà nuovamente nella Città dei Canestri, per proseguire la rieducazione. Ecco, in pillole, il pensiero di Sani.

SENSAZIONI BIANCONERE

Sono ancora un giocatore della Virtus, c'è un contratto che deve essere rispetto. Ma ora, soprattutto, voglio restare concentrato su altre questioni, perché il mio obiettivo è tornare a giocare. E sono sicuro di riuscirci. La rieducazione sta andando bene, mi seguono il dottor Lelli e il professor Grandi. Ci vuole pazienza, e io ne ho tanta. Continuo a pensare a un mio futuro in bianconero. Magari con una dirigenza diversa.

LA SOLITUDINE

Con il presidente ho parlato solo una volta, a Porretta, dopo l'infortunio. Poi non ci siamo più sentiti. Mi disse che lui e la squadra mi avrebbero aspettato, invece non ho più sentito nulla. Nessun dirigente si è più fatto vivo, come se avessero perso il mio numero di telefono o smarrito l'indirizzo. Ma c'è un'altra cosa che mi ha fatto male: quando ho visto il mio numero sulle spalle di un altro giocatore. Li ho capito che sarebbe stata dura. Si sono fatti vivi i miei compagni, Tanjevic, ma ovviamente non è la stessa cosa.

LA RABBIA DI SANI.

Pentito del lodo? Assolutamente no. Ero veramente arrabbiato, l'avrei fatto anche prima. Il mio agente mi suggeriva di mantenere la calma, perché, mi diceva, forse c'era qualche problema da parte della società. Abbiamo aspettato fin troppo: mi sono proprio stancato. Parlare con il presidente? Assolutamente no. Per qualsiasi questione, ora, deve discutere con Maurizio, il mio procuratore.

IL DOPPIO INTERVENTO

Avrei potuto operarmi a gennaio? Forse. Credo che sia normale, però, quando ti prospettano due interventi, scegliere quello meno doloroso. La speranza era quella che servisse per rimettermi in piedi al più presto. Non è successo. Ma per rientrare più in fretta ho accettato l'idea del doppio intervento, restando immobile, a letto, per sette settimane. E sognando, ogni giorno, il rientro immediato. È vero, il presidente suggeriva l'operazione più complessa già da gennaio. Ma c'erano mio padre, c'era il mio agente, che possono testimoniare che lui, comunque, disse che avrebbe accettato anche l'intervento più soft. Poi è scomparso di scena. Non ce l'ho con lui, non voglio metterlo in difficoltà. Ma c'è un regolare contratto e voglio che siano tutelati i miei diritti.

 

BECIROVIC TORNA IN PALESTRA

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 01/05/2003

 

C'è un volto in più all'Arcoveggio. Smodis non ci sarà sabato sera, Frosini resta in forte dubbio, recupera Scarone ma, da ieri, c'era anche Sani Becirovic, che il parquet l'ha assaggiato per pochi istanti, perché il suo lavoro, per ora, è «confinato» in palestra, con il professor Grandi.
«è arrivato il grande momento – racconta Sani sgranando il suo sorriso -. Anzi, non ci siamo ancora perché sono a metà del percorso. Ho fatto tutto per tornare a essere un uomo normale. Ora devo fare un passo ulteriore per tornare a essere un giocatore».
Felice, Sani, che utilizza una metafora efficace per descrivere le sue sensazioni. «è stato bellissimo, entrare nello spogliatoio e sentire la puzza di tutti i giocatori». Così felice, Sani, da bluffare, per qualche istante. «Giocherà sabato? E chi lo sa? No, sto scherzando, non giocherò sabato né per i playoff perché ci vorrà ancora un po' di tempo».
Quello che servirà per la Virtus per trovare un accordo con il giocatore, il cui contratto scadrà il 30 giugno 2006. Maurizio Balducci, che di Sani-Boy è il procuratore, spiega di aver parlato negli ultimi giorni con l'amministratore delegato della società, Stefano Mazzoni, e di aver ottenuto per il suo assistito, sulla base dei riscontri medici, l'autorizzazione per tornare a lavorare.
Sani, intanto, parla anche della Virtus. Di quella che, in estate, avrebbe dovuto essere la sua squadra e invece… «Doveva essere il mio team – ammette -. Dove sarebbe ora se ci fossi stato fin dall'inizio? Non lo so, non voglio essere presuntuoso. Ma conto di essere parte integrante del gruppo nella prossima stagione. Ho un contratto, che scadrà tra tre anni, voglio onorarlo».
Potrebbe, in estate, fare qualcosa con la nazionale slovena ma, molto, dipenderà dal coach Subotic. Intanto prende atto del nuovo corso bianconero. «Ho letto – sottolinea -. La società ha ricapitalizzato, si dice così? Hanno fatto qualcosa per tornare sulla strada giusta. Non mi immaginavo una stagione del genere con la Virtus».
Regala un altro sorriso, Sani, e un'altra pillola di ottimismo. «Da noi si dice che dopo la pioggia c'è per forza il sole. Mi sembra che il ragionamento fili, vero?». È innegabile che questa Virtus, quest'anno, dopo aver toccato il fondo abbia anche scavato. Ma questa è un'immagine che nel linguaggio sloveno non esiste. Sani Becirovic sorride e pensa a quel sole che dovrà risplendere, prima o poi. E il prima, anche se lui non potrà essere protagonista, è legato al confronto di sabato con il Monte Paschi.

 

VIRTUS- BECIROVIC, NON BASTANO I SEGNALI DI PACE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 09/06/2003

 

C'è tempo fino al prossimo 15 luglio, per risolvere la vicenda Becirovic. Ma la Virtus, in passato, non s'era mai trovata in una situazione del genere, in uno stato di “morosità” che potrebbe impedirle di iscriversi al campionato. In realtà dalla Fip arrivano segnali concilianti, ricordano il caso limite di Montecatini (di fatto cancellata dal grande basket, prima del ritorno in Legadue in questa stagione), ma sottolineano anche l'importanza e la storia di una società che in Italia ha pochi eguali e che ha tutto il tempo di risolvere la questione. Per “sanare” la vicenda basterà pagare gli arretrati al giocatore. Arretrati legati al lodo e alla decisione assunta, dal consiglio arbitrale, di accogliere le tesi del giocatore e del suo procuratore.
Va detto, a onor del vero, che le posizione di Sani e di Maurizio Balducci (il suo agente) sono assolutamente concilianti nei confronti del club bianconero. E che la dichiarazione dello stato di morosità non è legato a nuove iniziative da parte dello sloveno, ma a un atto dovuto della Fip che, ora, attende di veder risolta la vicenda. E che tra il club di via dell'Arcoveggio e il giocatore sloveno regni una situazione serena, lo dimostrano anche le parole di Balducci (Sani è tornato in Slovenia per il week end).
“Mi sembra che non ci siano problemi particolari e che la società, attraverso il suo amministratore delegato, Stefano Mazzoni, abbia già fatto conoscere il suo pensiero. Becirovic sta seguendo il programma che gli è stato preparato e sta lavorando agli ordini del professor Grandi. Il suo più grande desiderio, a questo punto, è tornare a giocare. E a farlo con la maglia della Virtus sulle spalle”.
Il lavoro (dopo alcuni controlli effettuati nelle scorse settimane da Alessandro Lelli) procede. E a questo punto, se tutto dovesse andare per il verso giusto, Sani Boy potrebbe mettersi a disposizione della sua nazionale. Oggi, infine, Pierfrancesco Betti sarà in città. Ma per il general manager di Teramo (che la settimana scorsa ha conquistato la serie A battendo… Messina) è in programma un incontro con il presidente della Lega Basket Enrico Prandi. Ma se Madrigali, dovesse pensare a lui per il ruolo di general manager, allora non è detto che il giovane dirigente romano non decida di fare un salto negli uffici Cto.