STAGIONE 1994/95

 

Abbio, Carera, Binelli,Binion, Battisti, Morandotti

Coldebella, Danilovic, Frattin, Bucci, Nadalini, Orsoni, Moretti, Brunamonti (foto tratta dal libro "3 Volte Virtus")

 

Buckler Bologna

Serie A1: 1a classificata su 14 squadre (25-32)

Play-off: CAMPIONI D'ITALIA  (8-10)

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale (4-6)

Euroleague: eliminata ai quarti di finale (11-19)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA  
5 Predrag Danilovic A 1970 201 JUG  
6 Claudio Coldebella P 1968 196 ITA  
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA  
9 Paolo Moretti G/A 1970 200 ITA fino al 09/05/95
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Valentino Battisti C 1959 203 ITA  
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA  
14 Flavio Carera C 1963 206 ITA  
15 Joe Binion C 1961 204 USA  
  Andrea Giacchino   1975   ITA  
  Flavio Bottiroli G/A 1977 196 ITA dal 08/01/95 al 08/01/95
  Marco Dondi Dall'Orologio   1977   ITA  
  Daniele Soro   1975   ITA dal 22/09/94 al 12/04/95
  Matteo Galeotti   1976   ITA  
             
  Alberto Bucci All     ITA  
  Lino Frattin ViceAll     ITA  
  Roberto Nadalini ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

La Virtus mantiene l'ossatura principale, Danilovic, i 4 nazionali Carera, Binelli, Moretti e Coldebella, gli ex nazionali Brunamonti e Morandotti e aggiunge tre tasselli: il nazionale Abbio, già acquistato l'anno precedente e lasciato una stagione ulteriore a Torino; l'americano Binion, dopo l'esperienza con Levingston, un grande passato, ma un'esperienza bolognese costata cara alla Virtus, si va sul sicuro, un americano con già 7 stagioni italiane, già allenato da Bucci a Livorno, nella sua prima stagione italiana, quella dello scudetto perso all'ultimo secondo; il decimo è Battisti, che dopo una lunga carriera in giro per l'Italia, si allenava da un anno a Siena senza giocare per dissidi con la società. Precampionato breve, uno scrimmage con Rimini, poi un viaggio in Spagna, una vittoria e una sconfitta con i campioni d'Europa del Badalona e una sconfitta con il Pamesa Valencia, il tutto in tre giorni. Saltato il primo turno di Coppa Italia, esordio al secondo turno a Cantù: la Virtus, imballata dalla preparazione atletica, cerca di affidarsi soprattutto alla difesa. Inizio equilibrato, 10-10, 17-17, poi nel finale del tempo Cantù avanti, 35-30 alla pausa. Nel secondo tempo, quasi subito terzo fallo per Rossini e Binion, Cantù è ancora sopra 38-32, poi Bologna recupera, grazie anche alla zona ordinata da Bucci, pareggia a quota 44 e va a vincere 79-84, punteggio già fissato a 46" dalla sirena. Molto preciso Binion, 19 punti, bene a tratti Danilovic, 26 punti, decisivo con il tiro pesante Moretti nella ripresa, 4 su 7 per lui alla fine nelle triple. Ritorno a Bologna dopo due giorni. Binion è una sicurezza, 21 punti 9 su 10 al tiro e 12 rimbalzi, Moretti implacabile dalla distanza, quindici punti, Danilovic si dedica ai compagni, Morandotti è impeccabile,  3 su 3 dal campo e 5 su 5 dalla lunetta, Abbio 1 su 1 sia da due che da tre punti e 5 su 6 nei liberi con anche 2 assist è già bene inserito e fornisce un apporto decisivo che va oltre le statistiche: infatti le Virtus controlla a lungo con sicurezza, 54-45 al 20', poi si rilassa un po' troppo e un Bosa scatenato, segna 20 dei suoi 24 punti in poco tempo porta avanti Cantù, 67-71, ovvero a meno uno nel doppio confronto; qui la Virtus si scuote e proprio Abbio segna prima il canestro del sorpasso, 74-73 poi, al 37' la tripla della sicurezza. Finisce in gloria 98-83 e con il passaggio del turno. Quarti di finale conto la Benetton: a Treviso la Buckler parte bene, 5-13 al 4', ma al 7' sorpasso 15-14 dei locali, che poi provano ad allungare, 24 a 10 a metà frazione. Bologna ricuce, 30-30 al 15', ma nel finale di tempo allunga la Benetton, che poi continua la sua avanzata nella ripresa, fino al +21 del 36'. Solo nel finale le Vu nere recuperano qualcosa, ma il finale di 85-69 risulta arduo da rimontare al ritorno. A Bologna, con Carera che scende in campo dopo essere stato in dubbio fino all'ultimo, per una contrattura alla coscia, la Virtus, già priva di Binelli, con Moretti e Coldebella sottotono, si trova in grandi difficoltà, tanto da sprofondare a meno 20 al 16'30, sul 25-45, dopo una striscia di 6 punti di Ragazzi. Gli uomini di Bucci provano a reagire, all'intervallo sono già a meno 13 sul 36-49. Nella ripresa con orgoglio arrivano anche a piazzare un parziale di 19-0 e a costringere Treviso a segnare negli ultimi 10' un solo canestro con Naumoski sulla sirena. Questa prova d'orgoglio vale la vittoria ai bianconeri, 76-73, ma non basta per ribaltare il meno 16 dell'andata. Dall'introduzione della final four nel 1990, per la seconda volta, dopo il 1991, la Virtus non vi accede.

Esordio in campionato a Montecatini. Binion e Carera svettano sotto i tabelloni, Morandotti mostra la sua duttilità giocando da secondo lungo, questo permette a Danilovic, 30 punti, di mostrare quanto possa essere devastante a campo aperto. Così la Virtus controlla la gara e quando i toscani piazzano un parziale di 7-0, la Buckler, grazie anche a 6 punti di Coldebella risponde con un 5-10 e mantiene le distanze, così il primo tempo si chiude 33-44. Al 26'30, sul quarto fallo di Danilovic, Bologna è avanti 41-54, ma grazie a Grattoni, che Moretti nel primo tempo aveva limitato a un solo canestro, la Panapesca si fa minacciosa sul 55-60, subito ricacciata indietro dalle Vu nere facendo cose semplici che fruttano due azioni da tre punti di Carera e Abbio, poi al 35' la tripla del capitano Brunamonti porta la Virtus sul 60-75 e chiude praticamente la contesa che termina poi 70-88. Seconda giornata contro Roma, con Moretti in quintetto e Danilovic ancora ad alta quota, 32 punti, con 12 su 15 da due e 4 rimbalzi, anche se sbaglia due triple e tira solo 8 su 13 dalla lunetta. Proprio un cross in un tiro dalla lunga distanza lo convince ad andare a cercare fortuna con penetrazioni in slalom. Al 5' 13-8, poi però la Bologna fatica a staccarsi, allora Bucci decide per un quintetto leggero, anche perchè Binion nel primo tempo oltre ad un pregevole assist a Sasha segna solo un libero (5 in tutto i punti alla fine). Con questo assetto la Buckler prende vantaggio, 32-23 al 14' con canestro più libero di Danilovic. Il massimo vantaggio arriva sul 43-33 a 7" dal termine del primo tempo, che si chiude 43-35. cavalcata bianconera nella ripresa, il più 20 lo firma Battisti, Abbio e Danilovic realizzano canestri spettacolari e la gara si chiude 97-73. A Siena tre grandi protagonisti: il solito Danilovic, 31 punti che è anche la media delle tre prime sue gare e 7 recuperi con ottime percentuali, 7 su 11 da due, 2 su 3 da tre e 11 su 13 ai liberi; Moretti, ex di turno con 26 punti e Binion 16 rimbalzi (7 in attacco), di cui 13 nel primo tempo sui 21 di tutta la squadra. La Virtus vola subito via, 23-43 al 17' ed ha solo un passaggio a vuoto quando i toscani arrivano sul 48-55, dopo che Danilovic in 45" riesce a prendere due tecnici. Comunque è solo un attimo, perché i bolognesi riprendono subito la loro corsa e chiudono vittoriosi 76-93. Turno preliminare di Euroclub contro i Tigers, andata a Bracknell, presenti anche 6 studenti bolognesi venuti da Brighton con un viaggio in treno di tre ore. Partono avanti gli inglesi 3-0, ma dura poco, Moretti con triple e contropiede segna 12 punti in 11' e porta la Buckler sul 14-25 e all'intervallo il divario si è nettamente ampliato, 21-48. Moretti (alla fine 16 punti) si esibisce anche in un gancio cielo e permette alla Virtus di doppiare gli avversari, 30-60, con Binion già in panchina a riposare. Poi Bologna rallenta un po' e i padroni di casa si avvicinano a meno 22, per ripiombare a meno 27, sul 46-73, fissato da un contropiede di Morandotti (13 punti), poi la gara termina 62-82, già più di un lasciapassare per il turno successivo.

Il sabato successivo, mentre i tifosi si accalcano alla ricerca dei biglietti per la gara del 21 ottobre contro Charlotte, arriva a Bologna Sugar, che al Palasport si esibisce in una serie di tiri insieme a Danilovic, per una volta intenti a centrare lo stesso canestro, ricapiterà qualche anno dopo in un derby di vecchie glorie. In questo giorno un po' speciale arriva a salutare la squadra, accompagnato da Cazzola anche Lucio Dalla. Il giorno dopo è campionato e arriva Reggio Emilia, trascinata da Rowan, 32 punti, e Mitchell 21 punti, ovvero 53 punti in due sui 68 della squadra. All'8' Bologna avanti 27-18, poi con i due americani i reggiani pareggiano a quota 41, la Buckler riesce a riportarsi avanti sul 44-41 all'intervallo. Nella ripresa con difesa e contropiede la Virtus vola, 56-44 al 23', gli stranieri della Reggiana non possono reggere tutto il peso della squadra e così le Vu nere continuano la loro marcia, 88-60 al 37', prima del 92-68 finale. Danilovic segna leggermente meno delle tre gare precedenti, si ferma a 28, ma sempre con ottime medie, 8 su 10 da due, 1 su 2 da tre e 9 su 10 ai liberi. Oltre ai già citati Mor&Mor, Moretti e Morandotti bene anche Binion, 14 punti e 12 rimbalzi, e Coldebella, 11 punti senza errori al tiro, 1 su 1 da due e 3 su 3 nelle triple. Contro gli inglesi nel ritorno la partita c'è per pochi minuti fino al 17-18, poi la Virtus domina. Quintetto a lungo in panchina, Danilovic gioca solo 8' nel primo tempo e resta a guardare per gli altri 32'; così è in campo a lungo Abbio ed é tra i migliori, 20 punti, 5 recuperi, 4 assist, 4 rimbalzi e una schiacciata mirabile. Brunamonti molto preciso, con 2 su 2 da sotto, 3 su 4 nelle triple e 3 assist. Binion segna 26 punti e con la sua velocità chiude molti contropiedi. Alla fine gloria anche per Giacchino, autore di due liberi. Finisce 98-76. A Treviso Brunamonti gioca la sua gara numero 400 in maglia Virtus, secondo solo a Villalta con 449. La Buckler parte forte 6-19 all'8'. Abbio sta in panchina 40 minuti, d'altra parte Danilovic è strepitoso, 29 punti, con 12 su 12 da due punti, 5 su 6 ai liberi, 5 rimbalzi e 3 palloni recuperati. Tutta la squadra, a parte Binion, soli 5 punti, è molto precisa, 63% dal campo, e nonostante la prova incolore di Joe, anche attenta sotto i tabelloni, si aggiudica infatti 25-32 la gara dei rimbalzi. La Benetton comunque recupera e al 30' prende il suo massimo vantaggio di 3 punti. Se il primo break era stato firmato da Danilovic e Moretti, il secondo é opera di Brunamonti,  che prende anche un tecnico per un fallo non fischiato sul 54-57, ancora di Sasha, un tecnico anche per lui, di Morandotti, che realizza una tripla allo scadere dei 30", e in parte di Carera. Così al 35' Bologna è sul 59-64 e continua poi la sua marcia fino al 72-84 finale. Nello stesso giorno sorteggiati anche i gironi di Coppa, non facile quello dei bolognesi. Inizia una settimana intensa con tre gare di campionato, martedì, giovedì e sabato. La prima è a Reggio Calabria: subito Bologna avanti 8-17, poi il vantaggio aumenta, +13 al 15' sul 24-37, quando sono già entrati Brunamonti, Abbio per Moretti, Morandotti per Carera. I calabresi poi reagiscono e a inizio secondo tempo arrivano a una sola lunghezza dai bolognesi, che però allungano nuovamente al 7' sul 56-63; non basta però, infatti al 34" con due liberi Santoro sorpassa 73-72, e Bucci é costretto a chiamare 2 time out in un minuto. Quando Morandotti è già fuori per infortunio, Moretti a 2'03" riporta avanti gli emiliani 79-80 e con un bel gioco a tre Carera firma l'80-82, ma i padroni di casa tornano avanti 85-84. Ultimo pallone per Danilovic che però sbaglia il pallone della vittoria, una rarità per lui tantissime volte implacabile nei tiri decisivi durante i suoi tre anni bolognesi.

Poche ore dopo, mercoledì mattina, sveglia alle cinque e mezza per prendere l'aereo per Bologna, e la sera dopo si attende già Varese. Rientra Binelli, purtroppo solo in panchina, ma ci sono Morandotti e Coldebella, in dubbio alla vigilia, il primo per una distorsione tibio-tarsica alla caviglia sinistra, il secondo per una ginocchiata subita alla coscia destra. Partita sempre di rincorsa e, quando la Virtus supera gli avversari, un fallo evitabile, regala i liberi decisivi agli ospiti. Squalificato Danilovic per offese agli arbitri e il campo della Virtus per la pallonata lanciata da una signora del parterre all'arbitro. In entrambi i casi viene pagata la penale e la sanzione viene sospesa. Due giorni dopo si va a Pesaro, la Virtus parte male, non va a fondo solo grazie alle triple di Brunamonti e alla precisione ai liberi di Danilovic, ma all'intervallo è sotto 53-37. Subito dopo il termine della frazione Coldebella, innervosito forse dall'essere bersagliato dal pubblico per i fatti dell'ultima finale scudetto, protesta a più riprese con l'arbitro Baldini, il quale lo invita ad andare negli spogliatoi, mentre l'altro arbitro Pasetto interviene e lo espelle. Ironia della sorte, per due volte consecutive a Pesaro, Coldebella non rientra dopo l'intervallo, a maggio finì all'ospedale, questa volta espulso. Nella ripresa Danilovic trascina i suoi e a metà ripresa li aggancia. Morandotti dopo una discussione con Riva (43 punti) prende tecnico e viene espulso. Pesaro perde Magnifico per 5 falli, la Virtus vede Sasha, stanco, calare un po' il rendimento, ma cresce Binion. Una tripla di Moretti porta il punteggio sull'84 pari, ma sull'azione successiva Gaines segna il canestro della vittoria prendendo anche il fallo di Danilovic, che si infuria con gli arbitri e viene anch'egli espulso, terzo bianconero, un record! La sequenza dei liberi porta il punteggio su un non veritiero 93-84, ma in realtà la Buckler ha perso in volata questa gara come le due precedenti in cui era uscita sconfitta per un solo punto. I tre giocatori delle Vu nere espulsi vengono squalificati, ma mentre Morandotti e Coldebella potranno pagare la penale e sospendere la giornata di squalifica, Danilovic che ha usufruito di questa possibilità proprio per potere giocare a Pesaro, dovrà scontare due giornate di squalifica, saltando la gara con Trieste e il derby. Inoltre dovrà pagare 40 milioni di multa alla Virtus, secondo il nuovo regolamento che prevede l'1% dello stipendio annuo per ogni espulsione, il 2,5% per ogni turno di squalifica e lo 0,2% per ogni fallo tecnico, sanzioni ridotte del 50%, in quanto la Virtus affronta una stagione molto più lunga delle altre squadre. Multe anche per Coldebella e Morandotti, ma ovviamente inferiori. Tantissime polemiche seguono la gara con Pesaro, ma fortunatamente arriva la sfida con Charlotte a mitigarle e a fare dimenticare il malumore per le tre sconfitte consecutive. Incasso record con 400 milioni ed entusiasmo in città nonostante gli Hornets siano privi di Larry Johnson, Alonzo Mourning e Dell Curry, ingessati e del coach Bristow. Ci sono comunque Robert Parish e Tyrone Bogues. Si giocano quattro tempi da 12 minuti e la linea del tiro da tre è a 6,75 m. L'inizio Virtus è prorompente, Danilovic scatenato è invano braccato dalla staffetta predisposta dal coach Hanzjik, Burrell, Hawkins e Haucock non tengono Sasha, che segnerà 33 punti con soli 5 errori, ma nei primi 13' viaggia a un punto e mezzo al minuto; Binelli tiene Parish, the Chief, e gli segna anche in faccia da 6 metri. Quindi a fine primo quarto Buckler avanti 31-25 e un minuto dopo massimo vantaggio per Bologna 36-27, ma gli assi NBA non stanno certo a guardare e piazzano un parziale di 4-22, guidati da Parish e Bogues; Carera con un gancio di fronte a Parish corona un 8-0 Buckler e riporta sotto i suoi, 53-59 dopo i primi due tempi. Nel terzo quarto tre triple di Moretti portano di nuovo avanti le Vu nere 73-72, poi si fa ancora vedere Danilovic, ma Cazzaro vede una carezza di Binelli e sanziona un fallo che manda su tutte le furie il pubblico locale. Gli americani sembrano prendere il sopravvento, ma Carera non si arrende e con i suoi tuffi tiene i bolognesi a galla, 98-92, a 7'30" dalla fine. Parish, Bogues e Hawkins tentano lo sprint, ma le Vu nere resistono con in campo Abbio e Danilovic in panchina sono ancora a meno 6, 106-100 quando la panchina degli Hornets chiama time out, per dare le ultime direttive per portare a casa un faticoso successo 107-114. Un'altra prova superlativa della Virtus di fronte a una squadra NBA.

Si torna al campionato contro Trieste per un'altra festa di Brunamonti, le 600 gare in Serie A. Si parte subito con un 11-0 in 2 minuti, con Morandotti (14 punti alla fine 6 su 7 da due, 2 su 3 ai liberi, 6 rimbalzi e 2 recuperi), poi quattro minuti di sonno e la Virtus si fa riavvicinare 15-12, per poi ripartire senza sosta, 50-29 al 20' e 107-69 alla fine. Binion ottimo con 21 punti, quasi un percorso netto se non fosse per un errore dalla lunetta, 5 su 5 da due e 11 su 12 ai liberi, 8 rimbalzi e 5 recuperi; bene anche Binelli, ormai recuperato, 5 su 7 da due, 1 su 2 da tre e 3 stoppate. Per l'esordio nel girone di coppa Bucchi chiede velocità e viene accontentato. Altra partenza sprint, 10-0, con due assalti di Danilovic, una piroetta di Binion e una tripla di Moretti, Sasha è incontenibile, 36 punti, fallendo solo due triple e due liberi, 10 su 10 da due, 2 su 4 da tre e 10 su 12 ai liberi, 6 rimbalzi, 4 recuperi, 2 assist e 9 falli subiti. Bene anche Moretti, 20 punti con solo 2 errori, 4 su 5 sia da due che da tre punti, tre assist deliziosi per i compagni e una attenta marcatura su Hamish, lasciato a soli 5 punti nel primo tempo. Positivi anche Binion, 6 recuperi e 8 rimbalzi e Binelli, che, ancora indietro di condizione, regge l'urto dei colossi tedeschi. Così Bologna vola sul 64-39, poi Bucci mette a sedere gran parte del quintetto e la squadra si fa rimontare fino all'84-74 per poi chiudere con autorità 94-80. In societò arriva la notizia della perdita del lodo con Verona riguardante il pagamento dell'IVA nell'affare Moretti. Nel derby senza Danilovic, è Moretti a vestire i panni del serbo, 26 punti, 6 su 9 da due e 14 su 16 ai liberi, 11 falli subiti e i punti decisivi dell'85-81. Era però iniziata non bene con la Fortitudo avanti 25', 44-50 all'intervallo e 44 -53 al 20'20", poi le la Virtus reagisce e arriva anche al +7 sul 73-66 al 33',  dopodiché la Buckler regge il ritorno della Filodoro e Paolino segna gli ultimi 4 liberi, decisivi i due che realizza a 8" dal termine per il +4, 85-81. Bene anche Coldebella che marca Djordjevic segna 17 punti,e tira con 6 su 10 da due e 5 su 5 ai liberi, cattura 6 rimbalzi e vanta anche 1 assist e 3 recuperi, unica nota dolente le 7 perse; per Binelli 11 punti, 3 su 6 da due e 5 su 5 ai liberi con anche 5 rimbalzi, Carera 10 punti con 5 su 6. Rientra a Limoges Danilovic, dopo le due giornate di squalifica scontate in campionato, ma Binion soffre per una lussazione al mignolo. Carera lascia il campo dopo un tempo per il riacutizzarsi di un dolore al calcagno destro dopo una caduta, ed é un peccato perché verso la fine della prima frazione la Virtus aveva trovato il bandolo della matassa, con Brunamonti al posto di un discontinuo Coldebella e Morandotti secondo lungo a sostituire Binion che aveva concesso troppi rimbalzi; con questo assetto Bologna si era portata sul 23 a 30 palla in mano al 19', ma già all'intervallo i francesi sono incollati, 29-30 e la crisi bianconera continua nella ripresa per un parziale di 18-4, a cavallo dei due tempi, che ribalta la gara. Causa della prima sconfitta delle Vu nere in terra francese, 68-60, l'inconsistenza sotto i tabelloni, dove anche Binelli è sotto tono, ma anche lui ritorna con qualche problema fisico.

A Pistoia Danilovic parte forte e segna i primi 9 punti bolognesi, al 5'15" Virtus avanti 3-13 le poco dopo metà tempo 11-27; poi Sasha si distrae, Morandotti fa il terzo fallo, Binion sbaglia molto e così al 17'30" i toscani sono a meno 4, 28-32. Nel secondo tempo Morandotti commette il quarto fallo, seguito da un tecnico per proteste e finisce dunque la sua gara. Ne approfittano i padroni di casa per raggiungere la parità al 25'25",  sul 47 a 47, ma ci pensano Danilovic, 34 punti con 10 su 12 da due e 3 su 4 da tre e Moretti, 17 punti, a rilanciare la Buckler che si riporta avanti 55-67. Finisce 76-84, nonostante un'altra prova incolore sotto i tabelloni, senza Carera, con Binelli zoppo e con Binion che litiga sempre con il canestro, ma almeno cattura 10 rimbalzi. Binion va all'All Star Game a Valencia dove si disputa un triangolare tra gli All Star di Italia, Francia e Spagna, realizza 5 punti nella prima partita e non entra nella seconda. Nel frattempo la società fa arrivare in prova Kenny Williams, ala forte, ottimo saltatore e giocatore spettacolare, che ha disputato 4 stagioni agli Indiana Pacers, dove ha avuto come allenatore prevalentemente Bob Hill. Si pensa ad un'eventuale sostituzione di Joe, che è in un periodo di crisi. L'avvicendamento varrebbe solo per il campionato, Binion resterebbe per giocare in Euroclub. Al suo arrivo Williams fa sapere che accetterebbe un contratto, ma non ha intenzione di sostenere provini, quindi la Virtus, moderatamente convinta dell'operazione già in precedenza, rinuncia e continua con lo stesso organico. Danilovic è alle prese con una microfrattura all'alluce destro, Coldebella ritorna dalla nazionale con un problema alla caviglia destra, Carera è in lento recupero, Binion ha un risentimento all'adduttore, mentre Brunamonti riceve per la seconda volta il premio Menichelli come migliore giocatore dei playoff e la società fa un pensiero, poi rientrato di avvicendare Battisti con De Piccoli. Senza Carera si affronta Verona, che ha perso per infortunio Williams, Grey, Boni e ha gettonato Edwards, nel corso della gara perderà anche Nobile, ma questo non gli impedisce di sbancare il palasport di Piazza Azzarita, dopo essere stata sotto 39'58". La Virtus parte bene in entrambi i tempi, con un 12-0; nel primo tempo, quando Danilovic nei 4 minuti iniziali segna 10 punti contro Laezza, poi di lui si occupa Edwards che segna 32 punti e limita Sasha a "soli" altri 17 punti; nella seconda frazione il parziale la issa a +15. Le due partenze sprint non impressionano i veneti che rientrano sempre in gara. Binion, responsabilizzato dall'assenza di Carera e da un Binelli non al top cattura 14 rimbalzi e realizza un buon 3 su 5 nel primo tempo, per poi calare, 0 su 3 nel secondo. Comunque Virtus ancora avanti 78-74 al 37', ma negli ultimi 3 minuti segna solo un libero con Danilovic e due palloni persi da Moretti, come già qualche giorno prima in nazionale contro la Francia, due errori di Binelli, che ha catturato un rimbalzo d'attacco, ma se ne è fatto rubare uno decisivo, un libero sbagliato da Danilovic, consegnano l'ultimo pallone ai veronesi, Bonora, che ha appena realizzato il libero del meno uno a 23" dalla fine, palleggia per poi fintare la sospensione e scaricare sotto a Galanda che segna il 79-80. L'impressione è di un match regalato, che la Buckler avrebbe potuto chiudere prima. Sotto tono il primo tempo di Brunamonti, ma inspiegabile il suo non utilizzo nel secondo. Bucci chiede ai suoi di avere più fame.

Si deve partire per Zagabria, Danilovic arriva all'aeroporto, ma all'ultimo non parte, ufficialmente per curarsi meglio la microfrattura al piede, che nella gara di campionato lo ha visto in tutti i passaggi in panchina restare senza scarpa col ghiaccio sulla caviglia, ma forse incide la questione politica, anche nel ricordo delle due precedenti trasferte contro il Cibona, nel 1992 e nel gennaio 1994, nelle quali Sasha fu pesantemente bersagliato di fischi e insulti. Non sale sul charter da 18 posti neppure Morandotti, memore di un vuoto d'aria impressionante nel ritorno da Limoges, opta per il viaggio in treno via Zurigo, da dove la mattina seguente raggiungerà i compagni. Gioca Carera, ma potendo garantire un minutaggio limitato. Con il tiro di Moretti, la difesa di Coldebella, la buona partita di Abbio, con Binelli (17 punti) e Binion (9 punti, come 9 sono quelli di Morandotti) consistenti sotto canestro la Virtus guadagna l'ottava vittoria senza Danilovic in due anni, 75-79. Al 27' sul 49-48, primo vantaggio croato, Moretti (18 punti) segna la tripla del sorpasso e quando il Cibona torna a contatto, 66-67 a 3 minuti dalla fine, segna 6 punti filati. Brunamonti ha un piccolo stiramento al polpaccio destro e in programma c'è la trasferta a Milano, di sabato come la gara precedente con Verona. In Lombardia Buckler precisa ai liberi, 35 su 38 e Danilovic implacabile, 41 punti, 11 su 19 dal campo, con 7 su 12 da due, 4 su 7 da tre punti, e 15 su 15 dalla lunetta. La Buckler parte subito fortissimo, 15-27, poi l'Olimpia rientra fino a pareggiare 35-35, poco prima della pausa, che vede avanti i bianconeri 35-38. Nella ripresa i padroni di casa arrivano anche a passare in vanatggio 43-41, poi è un dilagare dei bolognesi fino al 73-94 finale. Anche Binion protagonista con 15 punti e 10 rimbalzi. Visite per Sasha a Bologna, i dottori Rimondini e Lelli riscontrano una situazione stabile del suo ginocchio destro, lesione mediale del menisco. In Coppa arriva il Barcellona: partenza a razzo della Buckler, 27-17 al 10' con Moretti e Danilovic che segnano da fuori e Binelli e Binion da sotto.  Poi uno 0-8 riporta gli spagnoli in carreggiata e il primo tempo finisce 50-50, con il Barca che ha già impegato nove giocatori; il decimo, Josè Galilea è nel quintetto di partenza della ripresa. Al 22' Binion commette il quarto fallo e poco dopo lo imita Binelli, per fortuna Morandotti è ispirato e Carera più vicino alla sua forma migliore. La Virtus è ancora sotto 68-70, ma Danilovic, 35 punti alla fine per il serbo con 9 su 15 da due, 3 su 5 da tre e 8 su 9 ai liberi, si rimette a segnare e riporta la propria squadra avanti. Al 35', quando Binion, da poco rientrato, è costretto ad uscire per cinque falli, i bolognesi sono con un discreto margine, 86-82. L'ultimo tentativo dei catalani di rientrare, 86-82, è smorzato da Brunamonti (15 punti senza errori, 4 su 4 da due e ai liberi , 1 su 1 da tre), che realizza sei punti consecutivi negli ultimi 3 minuti. Finisce 102-90 una delle più belle partite viste a Bologna negli ultimi anni.

Nella gara contro Montecatini sono in sei gli acciaccati, oltre a Sasha, Coldebella soffre per i postumi di una distorsione alla caviglia, mal curata in nazionale, Moretti ha una tendinite, Carera gioca con infiltrazioni per una borsite, Binelli è in recupero e Brunamonti proprio contro i toscani riceve una botta. Parte comunque bene la Buckler, canestro di Binelli (che segnerà 8 punti nei primi 10 minuti) e poi di Moretti su lancio di Danilovic che gioca col 4 essendosi scambiato di maglia per questa gara con Brunamonti. Poi però i toscani risalgono, 10-12 poi 14-21 sul loro massimo vantaggio. All'intervallo ospiti ancora sopra, 51-54 con un Sasha nervoso: si fa fischiare un tecnico ed è insolitamente impreciso, abituato a tirare con medie altissime, staserà finirà con 7 su 18 dal campo, ammortizzato da un ottimo 10 su 11 dalla lunetta. Nella ripresa una tripla di Moretti opera il riaggancio, 60-60, ma la Panapesca si riporta sopra 66-69, allora Bucci cambia le torri, fuori Bin-Bin (Binelli e Binion) e dentro Carera e Morandotti. Mossa vincente perchè Bologna vola sul 77-69 con un parziale di 11-0, grazie a Moretti e Carera che si infilano nelle maglie larghe della difesa avversaria, per poi controllare fino al 107-100 finale. La Virtus torna ad Istanbul, dove l'anno prima senza stranieri perse di 6, stavolta gli stranieri ci sono, ma i bolognesi si portano dietro tutti gli acciacchi e perderanno ancora di 6 punti, con un punteggio d'altri tempi: 54-48. La Buckler segna solo 18 canestri, su 46 tentativi. Al 10'30" Reggie Cross ha già segnato 9 dei 20 punti con i quali i turchi conducono 20-12, Binion non lo tiene, entra Morandotti che nella restante parte del tempo lo limita a due liberi. Entra anche Carera, per sistemare le cose sotto canestro, poi al 13' sul 22-14, fanno il loro ingresso in campo Brunamonti e Abbio; ne scaturisce un parziale di 0-9 che porta Bologna avanti 22-23, punto di vantaggio che i felsinei conservano alla pausa, 26-27. Nel finale 5 palle perse e una produzione offensiva che si limita a due liberi di Abbio e un canestro di Carera a tempo quasi scaduto, condannano i bolognesi alla sconfitta. Soli 21 punti nella ripresa con 14 minuti a secco di Danilovic (7 su 8 da sotto ma 0 su 6 da fuori in tutta la gara), lo 0 su 5 complessivo di Moretti, ma entrambi sono vistosamente menomati. Binion ha 10'  buoni, con 4 su 5, 7 rimbalzi e 2 recuperi, ma prima e dopo il nulla, comunque 8 dei 21 punti della ripresa sono suoi. Oltre ai soliti problemi per Danilovic, Coldebella e Carera, c'è da registrare l'infiammazione al tendine d'Achille per Binelli, una nuova botta al ginocchio sinistro per Brunamonti e uno stiramento all'adduttore per Moretti. A Roma la Buckler prevale con la supremazia a rimbalzo, un buon Binion (soprattutto nel primo tempo, 14 punti alla fine), che sovrasta Sanders e il solito Danilovic, che imperversa, creando varchi per Coldebella e Moretti, ma che conclude anche in proprio, 9 su 12 da due, 2 su 4 da tre punti e 10 su 10 ai liberi Il primo tempo si chiude sul 39-42, i capitolini reggono fino al 35', poi due triple di Sasha lanciano i bolognesi; finisce 75-88. Danilovic si sottopone a una nuova risonanza magnetica che evidenzia la necessità di un'operazione, la quale sarà effettuata in artroscopia.

Arriva l'Olimpiakos in Euroclub, Morandotti parte su Eddie Johnosn, poi si scambia Sigalas con Moretti, Coldebella segna in 5 minuti 8 dei primi 11 punti della Virtus, tutta la squadra si butta su ogni pallone (11 palloni recuperati al 20'); Binion cattura 15 rimbalzi, 10 nel solo primo tempo, e anche se segna solo 5 punti, costringe Volkov a 4 falli prima dell'intervallo; Brunamonti, quando i greci tentano di staccarsi, produce un parziale di 8-0, grazie a 4 punti segnati e un assist per la tripla di Abbio con fallo subito e libero addizionale, 33-29 a 2'41" dalla prima sirena. All'intervallo Bologna avanti 40-38. La Buckler si ripete nel finale di secondo tempo, quando Eddie Johnson segna il 61-66 a 2'20", le speranze sembrano poche, ma Moretti (20 punti) segna due triple a 1'38" e a 1'21" dalla fine, ribaltando la gara che poi Bologna si aggiudica 72-68. Danilovic ha guardato l'incontro in televisione, per poi recarsi negli spogliatoi a complimentarsi con i compagni. La Filodoro perde nell'anticipo di Varese e la Virtus avrebbe l'occasione, battendo Siena, di raggiungerla in vetta. Missione fallita, l'ex Savio segna 12 punti nei primi 9 minuti e 16 nei 25' giocati con 4 su 6 da due, 2 su 2 da tre e 6 falli subiti, la Buckler va a fiammate e insegue, ma negli ultimi tre minuti della gara produce un parziale di 10-1 che ribalta il 56-64 in 66-65, poi Fumagalli, fin lì evanescente, con 1 su 4 in 22, realizza i due liberi del più uno toscano. Ultimo pallone per Moretti, marcatissimo, che fallisce il tiro, Abbio vola altissimo e cattura il rimbalzo, ma il suo tiro da dietro il tabellone coglie il ferro, vince la Comerson 66-67. I bolognesi pagano la fatica di coppa e, oltre ai soliti acciacchi, un Brunamonti che non si è allenato negli ultimi due giorni. A Reggio Emilia, per la prima volta targata Metasystem, la Virtus parte bene trascinata da Brunamonti, 9 punti e 35 minuti in campo per l'assenza di Coldebella fermato dalla febbre a 39 e varicella, 2-11 al 3'; poi Reggio rientra e il primo tempo si chiude 44-46. La svolta a metà ripresa, con un parziale di 6-15 le Vu nere si portano sul 50-61, per poi vincere 77-84. Ottima gara di Binion, 24 punti, 9 su 14 da due, 6 su 7 ai liberi e 10 rimbalzi. In doppia cifra anche Moretti, 14 punti, Morandotti e Binelli con 12 e Abbio a quota 10. Ultimo giorno dell'anno, in programma Virtus - Benetton, con i trevigiani sempre sconfitti a Bologna: Binelli é a mezzo servizio perché, partito in nazionale con un certificato che ne sconsigliava l'utilizzo, ne è tornato malconcio; Moretti è a pezzi a causa della pubalgia gioca solo 17', con 0 su 5 dal campo, 2 rimbalzi, una stoppata subita e una palla persa; Coldebella e Danilovic sono assenti. Gli altri fanno gli straordinari, ma al 20' Treviso è avanti 38-49 e al 23' 42-57, ma poi tutti i bianconeri danno qualcosa in più, Binion lascia a Woolridge solo un canestro nel secondo tempo (ne segnerà un altro nell'overtime contro Battisti), inoltre Joe segna 15 punti e cattura 12 rimbalzi, di cui 7 in attacco; Brunamonti gioca 42 minuti, Binelli prende 10 rimbalzi, Carera e Battisti danno la loro mano; Abbio gioca una gara superlativa, 33 punti in 44 minuto, con 8 su 13 dal campo, 16 su 16 dalla lunetta, e 4 rimbalzi; Morandotti schiaccia il pallone che porta la Virtus al supplementare, poi a 1'30" dalla fine del tempo aggiuntivo, sul 78-80, capitalizza il quinto fallo più tecnico di Woolridge, segnando 4 liberi e un canestro, 84-80. Finisce 92-85, con gloria anche per Giacchino e Marco Dondi dall'Orologio. Abbio esce dall'incontro con una spalla che ha subito una forte botta, per fortuna vengono escluse lussazioni e fratture. La sconfitta della Filodoro a Pesaro vede la Fortitudo raggiunta dalla stessa Scavolini, dalla Cagiva e dalla Virtus.

Contro il Badalona di Ebeling rientrano Danilovic e Coldebella, ma sta fuori Moretti, per potersi curare. Sulle imbeccate di Brunamonti, Sasha ha le solite ottime percentuali. Sul 28-15 entra in campo Coldebella, al 12' esce Danilovic ed entra Abbio, così del quintetto iniziale restano solo Binelli e Morandotti, ma la Buckler è già volata via, poco prima dell'intervallo è sul 44-28, alla pausa gli spagnoli si sono un po' avvicinati, ma al 26' sulla seconda tripla di Brunamonti vola di nuovo a più 16, 62-46. Al 30' il punteggio é di 73-52 e Carera fa un coast to coast in palleggio con canestro in sottomano da applausi. Finisce 96-77. Contro la Pfizer un'altra gara in discesa, i bianconeri prendono subito un vantaggio in doppia cifra, chiudono il primo tempo sul 53-42 e vincono 96-81. Sei giocatori in doppia cifra, Danilovic 20, Binon 16, Morandotti e Binelli 12, Coldebella 11, Abbio 10, poi Brunamonti 9 e Carera 6. Le contemporanee sconfitte di Pesaro, nell'anticipo del sabato a Roma, della Cagiva a Verona e della Fortitudo, contro il fanalino di coda Montecatini, proiettano la Buckler sola al comando. A Leverkusen un'assenza per parte, nella Virtus il solito Moretti, nei tedeschi non c'è Shanishoid Deen, 211 cm fermati per proiblemi di cuore. Dopo 4' Bucci avvicenda Binion e inserisce Carera, ma al 5' Bologna già sotto di 7 e al 10' 28-18. Binelli inizia a prendere iniziative, Carera lo segue attaccando i 216 cm di Hopmann, poi anche il rientrato Binion fornisce il suo contributo, Coldebella mette la museruola a Koch e inizia la rimonta: 33-25 all'11', 34-31 al 15' e 90 secondi dopo con la tripla di Brunamonti c'è il sorpasso, 36-37. La Buckler potrebbe allungare, perché i locali sono allo sbando, ma spreca alcune occasioni e così alla pausa è avanti solo di un punto, 40-41. A inizio secondo tempo le Vu nere si portano al massimo vantaggio, 50-55, poi la zona 2-3 imbriglia i bolognesi e Koch segna 10 punti in poco tempo e confeziona anche tre palloni per i compagni, così con un parziale di 17-4 la squadra di Bucci va sotto 67-59. L'allenatore bolognese prova con Abbio e la Buckler rimonta fino a portarsi a meno uno con tripla e libero di Danilovic, ma non riesce a raggiungere i tedeschi che vincono 87-80. A Varese Komazec segna 40 punti con 12 su 15 da due, 1 su 2 da tre, 13 su 15 ai liberi, 50 di valutazione (sul 116 di tutta la squadra), al 15' ha segnato 25 punti come tutta la Buckler e sul 44-28 Bucci, su di lui, ha già provato Morandotti, Abbio, Danilovic, Coldebella e una zona adeguata. Binion in 16' produce solo 4 rimbalzi e 2 assist. Ciononostante, Coldebella e Brunamonti animano la rimonta e la Virtus chiude il primo tempo a meno 9 sul 52-43 e nella ripresa arriva a meno 4, sul 54-50, ma con Morandotti e Binion a 4 falli. Sul 68-59 quarto fallo anche di Danilovic e così la Cagiva arriva al 33' sull'85-69, con Coldebella già fuori per falli. Finisce 99-86 e 5 squadre si ritrovano al comando a 28 punti, Virtus, Fortitudo, Varese, Pesaro, Milano con Verona subito dietro, a 26. Per Varese sesta vittoria su 6 nella stagione contro le due bolognesi. Contro il Limoges Danilovic, vittima di una bronchite, è in campo imbottito di antibiotici, infatti al 15' ha 1 su 7, più per i problemi respiratori, che per la marcatura di Dacoury e Adams, che spendono falli su di lui in tutta la gara. Con una grande difesa, con Binion che, dopo la pessima gara di Varese, segna 24 punti e cattura  rimbalzi, con Brunamonti che carica Forte di falli, con Morandotti che costringe Young a cercare fortuna da oltre l'arco dei tre punti (4 su 7) mentre da vicino non trova spazio (1 su 11), la Virtus chiude il primo tempo sul 33-22. Brunamonti al 25' consegna la squadra nelle mani di Coldebella sul 45-32 e Claudio, con difesa e 5 assist, mette in banca la vittoria, grazie anche a Binion, Carera e Binelli padroni dei tabelloni e Morandotti anello di congiunzione tra guardie e lunghi. Binion al 36', in contropiede, realizza il 58-42, suo ventesimo punto. Quando Abbio e Binelli escono per 5 falli, il successo e il mantenimento della testa del girone sono al sicuro. Contro la Scavolini nello scontro tra due delle 5 capolista Danilovic ha ancora problemi, 38 di febbre, ma non si vede, segna infatti 32 punti, con solo 8 su 17 dal campo (meno preciso dopo il rientro dall'infortunio, pur con tante attenuanti), ma 13 su 14 ai liberi. Partita a strappi, 2-9 Pesaro, poi con un parziale di 24-4 la Buckler si porta sul 26-13; c'è immediata reazione ospite, un 8-31 che scaturisce nel punteggio di 34-44, poco prima del 37-44 della pausa. Nella ripresa la Virtus con un parziale di 15-0, poi diventato 21-4, vola sul 60-52 al 27': a 10" dalla sirena Bologna conduce 83-75, che non ribalta il più 9 Pesaro dell'andata, ma ci pensa Sasha con una tripla a fissare l'86-75 finale e così la Virtus si aggiudica anche il doppio confronto. Secondo tempo ottimo delle Vu nere, che nella ripresa hanno stravinto la battaglia a rimbalzo, 19-9. Varese sconfitta a Treviso, mentre nell'altro scontro al vertice di Milano, la Fortitudo ha battuto l'Olimpia: le due bolognesi rimangono quindi sole al comando.

In Coppa arriva il Cibona, rientra finalmente Moretti, quindi i 10 bianconeri ci sono tutti...ma manca Bucci, sostituito da Frattin causa influenza. I croati sono messi peggio, fuori il regista titolare Alanovic e il centro Zuric, capace nella stagione precedente di segnarne 45 (inutili) a Bologna. Dopo 2'30" Buckler avanti 8-2, Danilovic inizia con 4 su 4, Binion 5 su 6, poi però la squadra di casa fatica e all'intervallo solo due punti dividono le squadre: 42-40. Un 8-0 a inizio ripresa illude i bianconeri, poi entra Abram, recuperaro in extremis, che risulta immarcabile per Coldebella, Abbio, Danilovic e Brunamonti; il riacutizzarsi dell'infortunio fanno perdere efficacia all'americano e la Virtus prova a recuperare, ma invano e la gara si chiude 84-86. Magra consolazione, Danilovic viene decretato giocatore europeo dell'anno. A Trieste la Buckler prova a controllare la gara, massimo vantaggio 6 punti, ma all'intervallo è avanti solo di uno, 40-41 e, nella ripresa, quando Tonut e Zamberlan segnano le prime triple della Illy, i padroni di casa, con un parziale di 8-0, passano a condurre 70-66. Bucci chiama time out e inserisce Brunamonti, che conferisce geometria alla squadra, Danilovic realizza 12 punti in poco tempo (Ancora 8 su 17 per lui dal campo, ma 9 su 9 ai liberi) e così la Virtus torna avanti. Sul più tre Coldebella ruba palla a Burtt, che commette fallo antisportivo: 2 liberi e rimessa per Bologna con partita in ghiaccio, 84-90. Risonanza magnetica per Abbio, che deve stare fuori 15 giorni. A Barcellona Danilovic segna 32 punti, nonostante due canestri annullati, uno per tempo; inutilmente provano a marcarlo Jimenez, Fisher, Fernadez, Epi e Galilea. Ciononostante tira il primo libero al 35' (64-62), sul bonus esaurito dei locali. Segna 11 dei primi 17 punti della Buckler e ha 7 su 10 nel primo tempo. Ci sono anche le note dolenti, Coldebella commette il terzo fallo prima del 6', quando la Virtus  ha appena rimontato il 9-2 iniziale Binion ne fa una buona ogni quattro, così devono entrare Brunamonti e Carera. Binion è più reattivo al rientro, Moretti permette a Danilovic di prendere fiato ed è proprio una sua tripla a fissare il 35-37 dell'intervallo. La gara si decide nel finale, quando, sul 70-68, Bologna perde due palloni in attacco ed esce sconfitta 76-70. Salva il doppio confronto, ma precipita al quinto posto, quindi per ora fuori dalle qualificate. Si salta il derby che verrà recuperato più avanti, perché lo sport italiano si ferma dopo l'uccisione di un tifoso fuori dallo stadio a Genova. Contro l'Efes la Virtus deve vincere e ribaltare il meno sei di Istanbul. Danilovic, come in Turchia, viene limitato a un solo canestro nel secondo tempo, dopo che il primo tempo si era chiuso sul 31-23, con un inizio orribile della Buckler con 4 palle perse e con i turchi lesti a catturare rimbalzi in attacco; Brunamonti segna i suoi 11 punti nella ripresa, dando la spinta alla squadra, ben coadiuvato da Binion, 14 punti, 17 rimbalzi, 1 assist e una difesa che annienta Cross, match winner all'andata, limitato a 4 punti, con 1 su 8 al tiro. La tripla di Moretti del 58-48 consente alla Virtus di lanciarsi verso il 68-54 finale che le permette di centrare vittoria e doppio confronto. In una gara in cui Bologna ha tirato col 38% e Istanbul col 37%, decisivo il predominio delle Vu nere a rimbalzo, 41-26. Danilovic salta l'ultimo allenamento e deve tenere la borsa del ghiaccio sul ginocchio operato. Ma contro Pistoia c'è, anche se nei primi 5 minuti non vede palla, Binelli fa tre falli, insomma, l'inizio non è dei migliori. Poi Sasha si riprende, segna 30 punti, mentre i toscani, già presentatisi con un solo americano, Howard,  e il cui allenatore tiene troppo a sedere Crippa, faticano a reggere. Quando poi, l'unico straniero si fa cacciare per una ginocchiata di reazione a Carera, Bologna passa dal 63-49 al 76-49 con un parziale di 13-0. I toscani si riavvicinano al 39' sul 93-83, prima di uscire sconfitti 98-83. Buona notizia le tre triple di Moretti. La Fortitudo perde a Roma e la Virtus è nuovamente sola al comando della classifica.

Al Pireo, contro l'Olimpiakos, Bologna è sempre senza Abbio, ma ai greci mancano Sigalas e Bakatsias. Binelli commette il terzo fallo al 12', fino a quel momento era stato l'unica alternativa in attacco a Danilovic, così poco prima dell'intervallo i greci sono sul 47-32, Eddie Johnson ha già segnato 19 punti e meno male che una tripla di Binion e un libero di Carera fanno registrare alla pausa un più accettabile 47-36; nella ripresa riprende il dominio greco, al 23' 53-38 con 28 di Johnson, quando Coldebella se ne prende cura, ma prima del 24' Binelli e Danilovic (anche un tecnico per il serbo) hanno 4 falli. Sasha ha ancora delle fiammate che riportano Bologna a meno 16, 66-50, ma senza la forza di fare di più. Finisce 89-64, era dalle trasferte a Tel Aviv del 1979-80 (100-73) e del 1976-77 (110-81) che la Virtus non subiva in coppa un passivo simile. A Verona subito sette buoni minuti di Binelli, ma poi il ginocchio comincia a scricchiolare e allora, nonostante la buona partenza della Virtus, i veneti rimangono incollati, alla pausa 43-44.  I grandi protagonisti sono Moretti, 18 punti, con 4 su 6 da due, 3 su 4 nelle triple e 1 su 2 dalla lunetta, e Brunamonti, 17 punti (14 punti nella ripresa), 4 su 4 nei tiri pesanti, 1 su 2 da 2, 3 su 4 ai liberi e i tiri che tengono definitivamente lontani gli scaligeri, 77-90 il finale. Ottima percentuale da tre punti, 10 su 15, con anche 1 su 1 di Coldebella e 2 su 6 di Danilovic,. Anche Abbio in panchina, ma senza entrare. Per andare avanti in Europa occorre vincere a Badalona, contro una squadra già eliminata. Brutta partenza bianconera, 13-7 al 5'30", poi entra Carera per Binelli, sempre alle prese con il suo ginocchio bizzoso. Al 10' Danilovic, 28 punti, impatta 19-19 e, dopo 90 secondi sorpassa 23-24: gli spagnoli da lì in poi inseguono. Tripla di Brunamonti per il 27-37 e dieci sono anche i punti che dividono le squadre alla pausa, 31-41. Al 30' partita chiusa, 46-63 e finisce 60-81. Rientrato in campo anche Abbio, autore di due punti. Contro Milano, nel giorno del suo 25esimo compleanno, Danilovic ne segna 31 (erano stati 41 nel blitz dell'andata), 14 nei primi 11', su di lui si alternano invano Fucka, De Pol e Sconochini, il meno peggio, poi i milanesi provano anche con la zona, ma la difesa è inefficace, Sasha segna 18 punti nel primo tempo subendo un solo fallo. Tutta la Virtus funziona, sbaglia solo 6 tiri nei primi 20'. Quando Carera segna in semigancio, poi recupera due palloni in tuffo la Buckler sta infliggendo il break di 10-0, che la porta sul 32-24. all'intervallo squadre sul 51-40 e 11 punti di scarto anche al 40'. 89-78. Esterni scatenati, 9 su 12 nelle triple, meglio che a Verona, 1 su 2 Coldebella, 2 su 3 Moretti e 3 su 4 Danilovic, oltre al 3 su 3 di Brunamonti, che ha anche 3 su 3 da due e 2 su 2 ai liberi, per un totale di 17 punti senza errori. Per il capitano 7 su 7 da tre nelle ultime due gare di campionato. Roberto oltre che coi tiri, doma la Stefanel anche con le serpentine, affiancato da Coldebella, che fa rifiatare Danilovic in panchina. Binion 3 assist e, soprattutto, 9 rimbalzi, che permettono di contenere la superiorità, nel settore, dei milanesi, 21-25. Sabato 4 marzo è tempo di derby, quello rinviato praticamente un mese prima. Parte forte la Fortitudo, 17-11 al 6', poi la Virtus rimonta e sorpassa nel finale di tempo andando avanti di tre punti ma poi all'intervallo conduce la Filodoro 47-45. Nel secondo tempo stesso copione, con la F avanti 59-50 al 25', trascinata da Esposito, 28 punti, contrastato più efficacemente da Morandotti che non da Moretti, e da Djordjevic, 24 punti, su cui si sacrifica Coldebella. Poi parte la  rimonta bianconera, con Danilovic protagonista: per Sasha, nonostante sia braccato da Pilutti, 25 punti, con 6 su 12 al tiro, 11 su 12 ai liberi e 9 falli subiti, così la Buckler è avanti 77-79 a 2'30"  dalla fine. Djordjevic segna 5 degli ultimi 7 punti della Fortitudo, compreso il libero dell'84-83. Palla a Danilovic, il cannoniere dell'ultimo tiro, ma, in questa occasione, Predrag fallisce due volte: prima sbaglia da 4 metri, poi, dopo che Binion ha catturato il suo undicesimo rimbalzo, dopo un lungo palleggio, prova la sospensione centrale e, quando la difesa biancoblu si chiude, scarica indietro un pallone, su cui si precipita Esposito, assicurando la vittoria ai suoi, la prima dopo 5 vittorie consecutive della Virtus di Bucci, contro la Fortitudo di Scariolo, dal il ritorno della F in A1. Le due squadre tornano appaiate al vertice della classifica, ma la Virtus ha mantenuto il vantaggio nella differenza canestri, ciononostante per sapere le posizioni definitive prima della nuova fase ad orologio occorre aspettare l'esito del domenicale Benetton - Scavolini: una vittoria dei pesaresi, già sicuri del terzo posto, li proietterebbe alla pari delle due bolognesi, ma invertirebbe il loro ordine di classifica. Vince Treviso, quindi prima Buckler e seconda Filodoro; per le Vu nere nella seconda fase da affrontare ci sono Filodoro, Scavolini e Cagiva in casa e Illy, Panapesca e Metasystem in trasferta. Intanto circolano voci di un possibile taglio di Binion, si parla di Charles Shackleford, tagliato da Minnesota, per la fase ad orologio e invece per l'anno successivo si vocifera di Rusconi in scadenza di contratto a Treviso. In realtà Binion resta al suo posto e Rusconi non arriverà mai.

Febbre per Brunamonti che deve saltare la prima sfida col Panathinaikos. Morandotti segna i primi 5 punti, una tripla e un morbido tiro, inoltre cancella Paspalj, 1 su 9 nel primo tempo e 2 su 10 alla fine. Binelli limita Vrankovic, come succede spesso a Bologna, e gli rifila anche una stoppata, Binion è carico di rabbia e la scarica in campo, miglior rimbalzista insieme ad Ekonomou con 7, Coldebella blocca Yannakis e Danilovic è il solito fromboliere, 9 su 13 e 5 su 5 dalla lunetta per 24 punti: così all'11' il punteggio è di 26-16, all'intervallo 48-33 e, anche se al 23' Binelli e Morandotti hanno 4 falli, Bucci può affidare la regia ad Abbio, far riposare Sasha inserendo Moretti e permettere a Carera di fare quello che faceva Binion. Con due triple consecutive, al 36' Abbio porta la Buckler sul punteggio di 81-55 e la gara termina 85-68. Inizia a Reggio Emilia la fase ad orologio. Il capitano è in panchina, ma non giocherà, essendo reduce da un solo allenamento. Rizzo, che riporta la mente ad una semifinale persa a Caserta, impallina subito Binelli, segnando 8 dei primi 15 punti dalla squadra di casa, per il reggiano alla fine 5 su 5, 4 rimbalzi e un recupero. Bucci corre ai ripari e inserisce Carera, che concederà all'avversario un solo canestro. Comunque Danilovic ha nel primo tempo 5 su 6 (alla fine 9 su 13 e 9 su 10 ai liberi, 28 punti) e Binion ha 5 su 7  e 6 rimbalzi (alla fine 7 su 9 e 3 su 3 dalla lunetta con 9 rimbalzi), così  è naturale per Bologna, 22 rimbalzi a 10 nella prima frazione, terminare 34-46 i primi 20 minuti. Al 26' la gara è già finita, 38-59 e bisogna solo attendere il finale, 65-88 che decreta la retrocessione della Metasystem. Si pensa già alla gara di Atene, primo match ball per la final four. Dopo 6'30" Carera entra per Binelli sul 10-3, Binion combatte, cattura 24 rimbalzi, 9 nei primi 13' e non si spaventa per le sei stoppate subite,  Coldebella paralizza Yannakis e corona un parziale di 8-0 con una tripla, 12-14. Al 14' un fallo inesistente di Carera, il terzo, sul 16-20, è una brutta tegola, poi Abbio perde palla e fa fallo sul canestro di Paspalj che entra in partita, dopo che Morandotti lo aveva costretto a uno 0 su 6 nei primi 10' All'intervallo gara in equilibrio, 30-29. A inizio ripresa Paspalj (27 punti), ha una serie di canestri che fanno la differenza. Danilovic, 16 punti, è limitato dalla marcatura di Alvertis e Patavoukas, al 36', sul 55-49 ci sarebbe ancora lo spazio per farcela, ma alla fine la Virtus perde 63-55, condannata dal 18 su 67 al tiro. Si va alla bella, due giorni dopo, sempre in Grecia. Una mattanza, Bologna tira 8 su 32 nel primo tempo, 0 su 8  Danilovic con anche due stoppate subite, 0 su 5 Moretti. A 70" dalla prima sirena siamo sul 46-15 e Coldebella realizza la sua seconda tripla che porta le squadre negli spogliatoi sul 46-18. Al 23' Sasha, dopo uno 0 su 10, realizza il suo primo centro (forse con l'aiuto di Binelli in tap in non rilevato), lui e Moretti chiuderanno rispettivamente con 8 su 32 e 4 su 23, 12 su 56 per i due principali tiratori. Si salvano parzialmente solo Binion, 9 rimbalzi, e Binelli, 10 punti con 5 su 8, unico in doppia cifra. Finisce mestamente 99-56. Arriva a Bologna la Scavolini, priva di Dell'Agnello e dopo 8' perde anche Magnifico per una distorsione alla caviglia; nonostante ciò, trascinata da Bennett, 18 punti nei primi 20', con 6 su 9, Pesaro guida e va sul 22-29 con due canestri di Costa, allora Bucci inserisce Carera e Morandotti per Binion e Moretti; si vedono subito gli effetti: Carera recupera in tuffo, Garrett commette intenzionale, convertito con i due liberi da Abbio (entrato per Danilovic, solo due canestri, anche se 6 su 6 ai liberi); è l'inizio di un 8-0 completato da un'azione da tre punti di Coldebbella, 30-19, poi Claudio esce ed entra Brunamonti. Il parziale si dilata, diventa 15-2 in 5'30", fino al 37-31. Contro parziale dei marchigiani, 2-12 e Virtus di nuovo sotto 39-43, il tempo si chiude 42-45. Nella ripresa Coldebella spegne Bennett, 0 su 6 e nessun punto, Carera e Binion fanno il vuoto sotto i tabelloni, catturando 15 dei 32 rimbalzi della Buckler, Danilovic, 27 punti con 7 su 10 e 11 su 11 ai liberi, si scatena e segna 13 punti nel parziale di 21-7 di inizio tempo, che porta le Vu nere sul 63-52. Al 34' Binelli realizza il 76-61 e subito dopo Brunamonti vola in parterre per recuperare un pallone, la gara è chiusa, Gus trova il tempo di realizzare una fortunosa schiacciata di tabellone e il punteggio finale è 92-78. Unica nota negativa, il 2 su 10 di Moretti, che fatica a ritrovare la forma migliore.

Arriva il giorno del derby, decisivo per decidere chi sarà primo alla fine della stagione regolare, chi lo vince prenderà due punti di margine in classifica e anche il vantaggio degli scontri diretti e dopo mancheranno solo tre gare. Una grande difesa, un ritrovato Moretti, 23 punti con 3 su 4 da due, 2 su 5 da tre e 11 su 12 ai liberi, con anche un tiro pesante che si insacca dopo essersi impennato oltre il tabellone, il solito Danilovic, 27 punti con 5 su 9 da due, 2 su 2 da tre e anche lui 11 su 12 dalla lunetta, lanciano la Buckler, che resta sempre al comando della gara, 24-12 al 10', 56-33 al riposo, dopo che un minuto prima Djordjevic si è visto fischiare un tecnico, per le sue proteste successive al quarto fallo; 23 punti di scarto e una ripresa da giocare senza Sale, equivalgono per la Fortitudo alla resa. Al 27' la Virtus ha ancora leggermente aumentato lo scarto, 69-42, ma restando 12' minuti all'asciutto di canestri su azione, si vede gli avversari avvicinarsi dopo un parziale di 2-17, ma il margine resta di sicurezza, 71-59. La gara termina 82-70. Coldebella salta l'allenamento del venerdì per i postumi della tracheo-bronchite, è comunque presente a Montecatini, dove c'è da affrontare una squadra con un solo straniero e già retrocessa, che però al 9' conduce 25-19; la prevalenza a rimbalzo e le iniziative di Binelli, Binion (ottimo primo tempo con 16 punti dei suoi 19 totali, con 7 su 10 e 5 su 7 ai liberi) e Danilovic portano i bolognesi in vantaggio 30-32 all'11'. Al 19 la Buckler sembra scappare, 38-47, ma all'intervallo i toscani sono un po' più vicini, 42-49. Nuovo tentativo di fuga a inizio secondo tempo, 42-53 con un parziale di 0-4, ma i locali non demordono e arrivano a meno uno, 53-54. Danilovic (29 punti con 12 su 15 da due, 1 su 1 da tre e 2 su 2 ai liberi) suona la carica e le Vu nere prendono 10 punti di vantaggio, 57-67, conducendo in porto la gara 83-89. Arriva la Cagiva, già sconfitta nella fase ad orologio dalla Filodoro, dopo la striscia vincente con le bolognesi, e la Buckler si assicura, vincendo 100-75, il primo posto in classifica al termine della stagione regolare, per il terzo anno consecutivo. Primo allungo della Virtus sul 18-10 con 8 punti di un sempre più in forma Binion, saranno 17 alla fine con 16 rimbalzi; poi Bologna raggiunge anche un vantaggio oltre i 10 punti, ma nel finale di tempo Varese torna a meno 7, 44-37, prima di andare al riposo sul 46-37. Inizio ripresa con un parziale di 14-4, che porta le Vu nere sul 60-41, al 28' il divario ha superato anche i venti punti, 71-49 e una tripla di Morandotti lo fa arrivare anche a 25 punti, che sarà anche il divario finale. Ultima gara ininfluente a Trieste: primo tempo in equilibrio, 25-25 al 10' sul terzo fallo di Binelli, 45-47 all'intervallo. Nella ripresa Binion, 24 punti con anche 2 su 3 nelle triple, e Danilovic, 26 punti, portano la Virtus, con un parziale iniziale di 0-8, sul 45-55 e la gara poi è in discesa, con il contributo alle segnature anche di Morandotti e Moretti finisce 82-97. Virtus a 50 punti, +4 sulla Fortitudo.

In allenamento si ferma Abbio per un problema alla caviglia sinistra. Il 12 aprile Danilovic vola a Saragozza per ritirare il premio Fiba quale migliore giocatore europeo. Fa andata e ritorno in giornata e arriva a Bologna tre ore prima di gara uno dei quarti di finale contro Roma, da affrontare senza Abbio. Sasha pagherà quel viaggio con una prestazione non all'altezza delle sue abituali: 11 punti con 3 su 12 al tiro e 4 su 6 ai liberi. Partenza a razzo dei laziali, 0 su 7, la schiacciata di Binelli per il 2-7 prova a svegliare la Virtus, ma invano, al 5' il tap-in di Israel fa registrare il 4-18 e i primi mugugni del pubblico, al 6' Brunamonti rileva Coldebella, al 9' massimo vantaggio dei romani, 13-28, un minuto dopo Morandotti entra per Moretti e si registra l'unica tripla di Danilovic, dopo altri due minuti sul 20-30, Carera prende il posto di Binelli. Con Morandotti secondo lungo e Moretti rientrato al posto di Binion le cose vanno meglio, anche perchè Paolino, 25 punti alla fine, firma sei canestri consecutivi. Al 16', sul 30-37 Danilovic è in panchina con tre falli, ma finalmente, a 49" dal riposo, Morandotti con due liberi sorpassa, 44-43 e la Buckler conserva quel minimo vantaggio anche all'intervallo, 46-45. Si pensa che il peggio sia passato, invece i bolognesi continuano a soffrire anche nella ripresa, specialmente sotto canestro e al 35', quando Alberti esce per 5 falli, i capitolini sono ancora avanti 66-70. Finalmente Sasha ha un sussulto, segna 5 punti tra campo e liberi e costringe al quinto fallo sia Busca che Israel. Tanto basta ai bolognesi per sorpassare, poi ci pensa il 36enne capitano Brunamonti (12 punti, 6 rimbalzi, 2 recuperi, nessuna persa) a mettere in cassaforte la gara segnando a 21" dalla fine i due liberi dell'80-76, poi rubando palla sulla rimessa e convertendo a canestro per l'82-76, la gara termina poi 82-79. Brunamonti, nonostante un polpaccio dolorante, è presente in gara due a Roma, dove rientra anche Abbio, anche se giocherà solo 4 minuti. Parte bene Bologna con Danilovic e Moretti, poi la Teorematour recupera e passa a condurre di 5 punti, ma la Buckler reagisce e all'intervallo è avanti 33-37, Nella ripresa i bolognesi volano a + 11 e, quando al 29' gli avversari arrivano al meno due, 48-50, un grande Danilovic (9 su 13 dal campo e 8 su 8 dalla lunetta, 27 punti) conduce in porto vittoria e qualificazione alle semifinali, 72-80. Bene anche Morandotti, 3 su 5 e 9 su 10 ai liberi. Moretti, grande protagonista del primo tempo, poi colpito duro alla coscia destra, fortunatamente non ha complicazioni. Gara uno di semifinale contro la Stefanel, parte forte Binelli, 3 su 3 in sei minuti, ma subendo fallo da De Pol, si accascia al suolo e deve uscire. La Virtus ne trae la spinta nervosa per staccare Milano che in quel momento conduceva 15-16, con un 10-2 in meno di 3 minuti, fino al 25-18. A metà tempo Gentile commette il terzo fallo e nel protestare si stira e deve uscire; in 20" Bologna si porta sul 37-27. All'intervallo il vantaggio interno è di sei punti, 53-47, pochi considerando il 70% al tiro e il 17 su 17 ai liberi, ma la Buckler paga il predominio milanese a rimbalzo. A metà secondo tempo grandina su Milano: Binion per il +11, Coldebella segna l'unico suo canestro, una tripla dall'angolo, Danilovic segna i due liberi conseguenti al tecnico a Pessina e si arriva al 73-57, poi Milano ci prova con la 1-3-1: da tre Moretti, da tre Abbio, schiacciata volante di Morandotti e due rimbalzi offensivi, fanno sprofondare l'Olimpia a meno 22 e i titolari Virtus possono sedersi. Finisce 93-80, con 29 di Danilovic, 4 su 6 da due, 3 su 5 da tre e 12 su 12 ai liberi, 14 di Carera, 6 su 9 e 7 rimbalzi, 13 di Morandotti, 3 su 3 da due, 1 su 2 nelle triple e 4 su 4 ai liberi. Anche la difesa arma decisiva, con soli 16 punti concessi a a Milano nei primi 15 minuti di secondo tempo. Si va a Milano, dove le Vu nere hanno sempre vinto negli ultimi tre campionati, per gara due, senza Binelli, fermo per il trauma flesso brachiale subito a nel primo incontro. Bologna non segna mai, otto canestri nel primo tempo e dieci nel secondo, nessun punto per Brunamonti e Carera, due canestri e solo sei tentativi per Moretti in 25', due canestri pure per Binion e uno per Morandotti, mentre Coldebella segna cinque dei suoi dieci punti nell'ultimo minuto. Il solo Danilovic produce, 27 punti, ma, ben marcato da De Pol, nei primi 17' realizza solo una tripla e un canestro in contropiede. Il primo tempo si chiude sul 38-32, ma un 10-0 ad inizio ripresa chiude i giochi, finisce 76-59. In gara tre rientra Binelli, che segnerà 4 punti, ma Danilovic nel primo tempo segna solo due liberi per un tecnico alla panchina milanese e segna il primo canestro al 23'; fortunatamente la panchina fornisce un grande contributo, Abbio segna 7 punti, che sono anche quelli che dividono le squadre all'intervallo, 41-34, Carera e Morandotti sono fondamentali in difesa e Riccardo segna anche la tripla del break, Coldebella guida in regia. Così con la zona press, la Buckler vola sul 70-46 al 32' e chiude agevolmente sul 90-78, portandosi sul 2-1 nella serie. In gara 4 la Virtus sparisce presto, 24-19, poi 41-26 al 15', poco meglio al riposo, 48-35, ma subito un 6-0 ad inizio ripresa la affossa e, quando prova una difesa più aggressiva, non fa altro che commettere 5 falli in pochi secondi; continua l'agonia, 60-38, fino al 96-71 finale. Binion torna da Milano con una piccola distorsione, Binelli interrompe l'ultimo allenamento prima di gara 5, ma entrambi sono al loro posto. Gara 3 è caratterizzata dalla lite al tra Alfredo Cazzola e l'assessore allo sport Rosanna Facchini. Per lavori di ristrutturazione al palasport le eventuali gare 3 e 5 di finale scudetto dovrebbero giocarsi a Casalecchio, ma il presidente della squadra bolognese vorrebbe, in caso ovviamente di vittoria in gara 5 di semifinale, non dover abbandonare il campo abituale proprio nel corso della finale scudetto. La lite è accesa e durerà anche con reciproche accuse anche nei giorni successivi, alla fine il buon senso prevale e i bianconeri finiranno il loro campionato in Piazza Azzarita. Prima di tutto però occorre guardare il campo e la gara inizialmente è in equilibrio, al 9'  si sblocca Danilovic, fin lì annientato da De Pol e Sconochini. Fucka è nullo, ben marcato da Binion, poi da Morandotti che suona la carica dalla panchina, con Brunamonti in regia e Carera a dominare sotto canestro, la Buckler in 4'30" produce un parziale di 16-4, Carera segna su rimbalzo d'attacco, subisce un colpo e deve uscire, allora entra Moretti per segnare l'addizionale, 38-22, poi arriva al + 17,  43-26, poco prima della fine del tempo che si conclude 45-29. Al 31' sul 66-54 viene espulso Morandotti e al 34' la Stefanel arriva a meno sei, 68-62 e, con tre liberi di Gentile a 1'48", il divario tra le due squadre è di due punti, 77-75, quando Coldebella va in panchina dopo una crisi di nervi e rientra Brunamonti, che negli ultimi minuti dà anche materialmente lo straccio per terra, ma soprattutto la Virtus riesce ad allontanare gli avversari,  87-79 il finale.

Con Morandotti squalificato, arriva al palasport per gara 1 di finale, la Benetton che ha eliminato la Fortitudo in gara 4, ma é importante quello che succede in gara 3 a Bologna, dove la Filodoro ha interrotto una serie di 19 vittorie consecutive tra campionato e coppa, una striscia cominciata proprio dopo la sconfitta contro la Fortitudo a Bologna in regular season, dove aveva perso anche una gara incredibile contro le Vu nere il giorno di san Silvestro; questa sequenza interrotta ha tolto ai trevigiani qualche certezza. Piazza Azzarita ancora indigesta per la Benetton con Naumoski in panchina inutilizzabile per la pubalgia, la Virtus dopo 200 secondi è sul 12-6, ma dopo 5' Binelli comette il terzo fallo e, senza Ricky c'è bisogno anche di Battisti. La squadra bolonese domina,  arriva anche sul +23 e vince 84-68. Sono 22 i punti di Danilovic, ma il migliore è Binion con 24 punti, 12 su 17 al tiro, 11 rimbalzi, +1 nel saldo palle recuperate, palle perse e +28 di valutazione. Morandotti pronto per rientrare in gara due è vittima di un'influenza, ma imbottito di antibiotici scende in campo. Anche Treviso recupera Naumoski. Virtus subito avanti 2-10, però al 5', come in gara 1, Binelli commette il terzo fallo e resta in panchina per il resto del primo tempo, che si chiude sul 36-38, minimo vantaggio dei bolognesi, una frazione che ha visto anche Battisti realizzare due liberi. Al 27' Vu nere avanti 50-55, poi Danilovic, 22 punti con 10 su 15 al tiro e un inusuale 1 su 4 dalla lunetta, commette il quarto fallo al 25', Carera e Binion (15 rimbalzi) il quarto a cavallo del 31', quando Moretti è appena dovuto uscire, saltato il tendine d'achille, prognosi di sei mesi. Coldebella, a dispetto di cifre non esaustive, guida la Buckler con maestria e segna due canestri topici, gli unici della sua gara, il 58-67 al 31'30" e la tripla del 61-70, 30 secondi dopo. Altri 90 secondi ed è Brunamonti a realizzare da tre, poi piroetta di Morandotti al 36' e negli ultimi minuti tre suoi liberi, tre rimbalzi d'attacco di Carera e un contropiede di Danilovic decretano ineccepibilmente la Virtus vincitrice, 77-83, nonostante abbia giocato 11 minuti senza Sasha e gli ultimi 10 senza Paolino. Gara tre di giovedì pomeriggio in un palasport stipato. Uragano di applausi per Moretti, che entra in tribuna con la gamba ingessata e uragano sulla Benetton, per l'ennesima volta sconfitta a Bologna, dove non ha mai vinto. Il 12-13 del 6'30" segnala il primo vantaggio trevigiano nelle finali, ma è effimero, all'intervallo Bologna avanti 46-39 e, nella ripresa è Brunamonti a portare Bologna a +18, 71-53, dopo che Coldebella (14 punti) aveva dato più di una spallata. Danilovic saluta col botto, 40 punti, 12 su 17 da due, 1 su 5 da tre e 13 su 15 ai liberi; dopo 3 anni e 3 scudetti l'asso serbo lascia Bologna per andare in NBA, salutando il suo pubblico indicando a braccia alzate il 3, numero simbolo di questa sua prima permanenza bolognese; perché nessuno immagina che dopo due anni farà il grande ritorno, per la sua seconda fase bolognese che sarà caratterizzata da altri numeri, l'1 del primo trionfo nella massima competizione europea e il doppio 4: poker scudetto raggiunto con il famoso tiro da 4. La gara finisce 95-82, poi tifosi in festa in Piazza Maggiore e squadra in tripudio da Benso, ristorante di Brunamonti.

1,58 MA NON LI DIMOSTRA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 22/10/1994

 

Centocinquantotto centimetri insospettiscono, nel basket. Ma Tyrone Bogues detto Muggsy ci vive da una vita, dentro quest’incredulità: e lo spacca, come ieri sera, questo bozzolo giocando, semplicemente, da migliore in campo di una squadra della Nba: gli Charlotte Hornets che, nel loro tour europeo, hanno battuto la Buckler 114-107. Una bella Buckler, con un bellissimo Danilovic: bravo almeno quanto Robert Parish, detto il capo, perché porta i suoi 40 anni, caricati di gloria negli anni di Boston, eretti come l'indianone di "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Alla fine ha vinto lui materialmente la partita.

Strana notte, non sembra Italia. E non solo perchè Alexi Lalas, stopper yankee del Padova travestito da busker da strada, schitarra un bell'inno stelle e strisce cui Iskra Menarini, corista di Lucio Dalla, risponde con un ispirato, irriconoscibile "Fratelli d'Italia" soul: arrangiato la notte prima, dice chi sa, con Lucio. Strana notte perché, quando Larry Johnson saluta dalla panchina con la stampella, lo applaudono. E ci sarebbe una speranza di correr via senza cori, senza odio, senza nessun "devi morire" quando le due squadre si fanno la foto insieme, ma poi il sangue vecchio prevale. Una fettina di curva ce l’ha con Pesaro, una fettona con l'arbitro Cazzaro, una con la Fortitudo. Bogues ha faticato a scaldarsi, chiamato da fans grandi come lui col berrettino da autografare. È partito male, 5 ferri ai primi 5 tiri, ma poi, quando Charlotte ha cambiato ritmo, è diventato indigeribile per la Buckler, imprendibile in accelerazione, velenoso in difesa.

C'è avvezzo, Bogues. Vive da 7 anni e 560 partite nella Nba, da giocatore vero (30 minuti e 8 punti di media), non da fenomeno da baraccone, anche se per forza s'è adattato a convivere con la battuta che una volta si faceva ai lungagnoni. Che aria tira lassù?, rispondendo invece da laggiù. Cinque piedi e tre, 158 centimetri, deve averlo ripetuto mille volte alla gente intrigata da quant'era basso. Bogues ha ora 29 anni e un contratto fino al '99, 681mila dollari l'anno, cioè un miliardo grasso, che include pure un'attività estiva per fare studiare, giocando, i ragazzi. Ne aveva 21 ai Mondiali di Spagna, quando Brunamonti, allora play degli azzurri, lo scoprì vedendoselo scappare da tutte le parti, e a tutti parve una simpatica curiosità destinata a farsi spazzar via. Per il suo club, l'anno scorso, "Muggsy" (una pestifera mosca dei fumetti) fu invece il migliore, schiaffato sulla copertina del libriccino societario: lui e non i due giganti del Dream Team 2, il pivot Alonzo Mourning e la catapulta Larry Johnson, l'uomo che ha un contratto decennale da 130 miliardi, fino al 2002. Sarebbe piaciuto vederli a Bologna: e invece il primo è ingessato in America, il secondo qui, per una fratturina patita a Parigi nel primo match del tour europeo. Così, mancando pure Dell Curry, un altro big, era mezza Charlotte, più che una intera, "importata" per 250mila dollari d'ingaggio, a fronte di un incasso che, a quota 400 milioni, ha sbriciolato ogni precedente cestistico italiano.

Moretti abbraccia Mugsy Bogues al termine della partita amichevole con i Charlotte Hornets (foto ttratta da www.roseto.com)

DANILOVIC, ZAGABRIA NO

di Walter Fuochi – La Repubblica – 22/11/1994

 

Nel cartellone del basket c’è Cibona-Buckler, terzo turno dell’Euroclub. Ma sul fondale c’è una città nuovamente sfiorata dalla guerra. E così, a giocarci, arriva una Buckler incompleta, senza Danilovic: è serbo-bosniaco, Zagabria è Croazia. Poi, è vero che ha un piede malconcio: microfrattura a un dito, trascinata da tempo. E lui, Danilovic, un tipo fiero e duro, dice che a Zagabria non c’è andato solo per quello. "Ho male, dopo la partita con Verona non mi sono più allenato, devo fermarmi". Certo, sabato l’hanno visto tutti, in tv, tornare in panchina, sfilarsi la scarpa, affidarsi al massaggiatore. Ma l’hanno visto pure segnare 27 punti: bloccarsi adesso, su questa soglia difficile, e non per motivi di basket, è l’incastro dell’altra mezza verità.

C’è una guerra, laggiù. "Non per me - ribatte lui - Due anni fa fui il primo serbo ad entrare in Croazia. Ho giocato con un polso rotto. Non ho paura, ma il piede mi fa male". La società fa capire che in quest’assenza c’è dentro tutto. Danilovic è nato a Sarajevo: mezza famiglia ce l’ha sotto le bombe, mezza la portò a Belgrado, non appena fu un giocatore famoso del Partizan, e abbastanza ricco. A Zagabria, con la maglia di Bologna, sarebbe stata la terza puntata: Cibona-Virtus, in Europa, è una classica. Due anni fa, a guerra ancora calda, Sasha fece da calamita a tutti gli insulti del palasport: si sciolse, poveraccio, dopo due giorni recluso in albergo, due angeli custodi portati da casa che gli dormirono in corridoio. Fece 12 punti, che per lui sono niente, crivellato da un’ostilità feroce. L’anno scorso andò meglio: altri cori e insulti, ma 23 punti, una partita quasi vera. Stavolta mancherà, e sarebbe stata l’ultima: la stagione prossima non ci saranno campi dove i Miami Heat, il club Nba che l’ha prenotato, non potranno portarlo. Danilovic a casa è un guaio in più per la Buckler, già frustrata nello spirito dalla sconfitta di sabato contro mezza Verona.

Coach Bucci catechizza i suoi ragazzi

 

CON IL NUMERO 4 SASHA DANILOVIC, CON IL 5 ROBERTO BRUNAMONTI...

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Il 4 dicembre 1994, Virtus Buckler Bologna - Panapesca Montecatini, prima giornata di ritorno rimane scolpita nella storia perchè cominciò con una presentazione delle squadre anomala: la voce di Gigi Terrieri scandì: "Col numero 4 Sasha Danilovic, col numero 5 Roberto Brunamonti...." no, non si tratta di un errore, in quell'occasione i due campioni si scambiarono la maglia, in segno di reciproca ammirazione. La cronaca è di una partita come tante, ma l'episodio ha un suo significato che va oltre lo specifico cambio numerico. Parte bene la Buckler, canestro di Binelli (che segnerà 8 punti nei primi 10 minuti) e poi di Moretti su lancio di Danilovic. Poi però i toscani risalgono, 10-12 poi 14-21 sul loro massimo vantaggio. All'intervallo ospiti ancora sopra, 51-54 con un Sasha nervoso: si fa fischiare un tecnico ed è insolitamente impreciso, abituato a tirare con medie altissime, staserà finirà con 7 su 18 dal campo, ammortizzato da un ottimo 10 su 11 dalla lunetta. Nella ripresa una tripla di Moretti opera il riaggancio, 60-60, ma la Panapesca si riporta sopra 66-69, allora Bucci cambia le torri, fuori Bin-Bin (Binelli e Binion) e dentro Carera e Morandotti. Mossa vincente perchè Bologna vola sul 77-69 con un parziale di 11-0, grazie a Moretti e Carera che si infilano nelle maglie larghe della difesa avversaria, per poi controllare fino al 107-100 finale. Alla fine 10 punti per Brunamonti e 21 per Danilovic, ma soprattutto un'altra pagina della stima reciproca e dell'amicizia tra i due campioni.

 

Danilovic con il numero 4 (foto tratta dai microfilm de "Il Resto del Carlino")

BOLOGNA, FELICI E DIVISI

di Walter Fuochi – La Repubblica – 31/12/1994

 

L'ultimo dell’anno porterà Bologna, e i suoi canestri ricchi e felici, in tutte le case, nella maratona del basket che offrirà tre ore filate di canestri, su RaiTre. (...) Ma intanto ecco una mappa per conoscere la Bologna capitale del basket, il reame diviso a metà tra Virtus (Buckler) e Fortitudo (Filodoro), con la novità storica della F, per la prima volta, più in alto della V.

 

FORTITUDO, NUOVO POTERE

Squadra. La Fortitudo Filodoro ha le sue stelle a centrocampo: Djordjevic, play serbo, eletto in un recente sondaggio miglior giocatore d’Europa, ed Esposito, indocile talento casertano, inarrestabile nei giorni di vena. Ma ha pure rastrellato i giovani pivot più promettenti (Frosini e Casoli, entrambi azzurri), sistemati accanto all’inossidabile Dan Gay; e assestato l’organico con utili gregari come Pilutti e Pezzin, cercando di costruire un gruppo che duri nel tempo e non viva un solo breve exploit. Il primo posto sta premiando il lavoro di Sergio Scariolo, il coach che a Pesaro vinse il titolo a 29 anni, ed era poi finito in A2. Le assenze di Blasi e Damiao, giovane oriundo, lo priveranno oggi di due preziose pedine.

Società. La data di nascita è 1932, la serie A arriva solo nel ‘66. Il nocciolo, ormai solo storico, è il circolo cattolico di via San Felice. Dopo aver sempre ballato fra A1 e A2, e rischiato la retrocessione in B, il club è risorto con l’ingresso di Giorgio Seragnoli, superando lo scorso anno pure l’handicap di un -6, per un oscuro tentativo di "aggiustare" una partita. Proprietario. Giorgio Seragnoli, 38 anni, è un signore che in questi giorni deve decidere se vendere le azioni di famiglia del Credito Romagnolo e incassare 60 miliardi, o tenersi i titoli e i piedi ben saldi dentro la banca cittadina, tanto quei soldi non gli servono. Casata tra le più solide della città (gruppo Gd e tanto altro), tifoso della F fin da bambino, Seragnoli ha preso il timone due anni fa, investendo una trentina di miliardi. Padrone-ombra, mai un’intervista, occupa sempre lo stesso posto, dietro la panchina, si professa ancora solo tifoso, pur essendo padrone assoluto.

Pubblico. Quelli contro. Quelli che non potevano più entrare alla Virtus. Quelli della Bologna "maraglia" contro la Bologna "fighetta". Quelli che siamo nati per soffrire (e adesso quasi quasi non ci divertiamo più). Sullo zoccolo duro i buoni risultati hanno però innestato nuovi adepti, cosicché le distinzioni "sociologiche" si sono molto diluite. 4.618 abbonati per quasi 3 miliardi d’incasso (la Fortitudo fa prezzi più bassi), palasport sempre pieno, mille in trasferta, talvolta con qualche problema per la presenza di frange ultras: è un tifo che sa essere colorato e fantasioso, quando non scade nel becero-macabro. Al patron, che la Fossa chiama per nome, Giorgio, chiedono di "comprargli Cazzola". A Scariolo, il coach al gel, cantano "Sei bellissimo", sulle note della Bertè. Ambizioni. Sono contenute nel cosiddetto Progetto Fortitudo. Arrivare allo scudetto, in un paio d’anni. Non contentarsi più di vincere un derby, da cugini poveri (ma quel che una volta riusciva non è ancora riuscito, da ricchi). "Primi in Italia", è il coro di adesso, non più "Primi a Bologna".

 

VIRTUS, MOLTO BORGHESE

Squadra. Nessuna squadra in A1 ha l’organico della Virtus Buckler. Sette azzurri, tra presenti (Coldebella, Moretti, Carera, Abbio, Binelli) e passati (Brunamonti, Morandotti); Danilovic, fra i primi 3 giocatori d’Europa, presto a Miami nella Nba; solo Binion, l’altro straniero, non ha un nome patinato, eppure vanta 3.396 punti in 6 anni di A. Attualmente, però, vincerebbe solo l’oscar della jella. Coldebella ha la varicella; Danilovic proverà oggi a rientrare, a 17 giorni da un menisco, ma è più no che sì; Moretti ha la pubalgia e giocherà camminando; Binelli ha mille malanni; Carera ha appena guarito un calcagno. Alberto Bucci, coach bolognese, una vita da tecnico randagio, ha vinto scudetti solo a Bologna (‘84 e ‘94).

Società. Dodici scudetti, seconda solo all’Olimpia Milano. Nata nel 1933 dalla Virtus ginnastica fondata nel 1871, è una delle squadre-mito italiane. Ha avuto alti e bassi, mai retrocessioni. Ha attraversato tanti sponsor, ma mai tradito i colori bianco e nero. Ha colto avari bottini europei: una sola Coppa delle Coppe, nel ‘90. Proprietario. Azionista quasi unico della Virtus è Alfredo Cazzola, 44 anni, in sella dal ‘91. Prima, ha confessato, non aveva mai visto un palasport. Di umili origini, partito da un’azienda di allestimenti fieristici, nell’81 Cazzola avviò la scommessa del Motor Show, fiera dei motori che, nell’ultima edizione, ha ospitato un milione 300.000 visitatori (a 30 mila lire l’uno). Gestisce il Salone di Torino, ha appena rilanciato la Seigiorni ciclistica, s’è allargato all’editoria sportiva (con malumori del resto del basket). Entrato per business ("a rimetterci si stancano presto tutti"), s’è innamorato. Di più, la sera d’una sconfitta, l’eliminazione in Euroclub nel marzo scorso ad Atene, quindicimila greci contro la sua Virtus, lui in panchina fra i giganti. S’iscriverebbe domani a un campionato europeo: la Virtus costa tanto, ma potrebbe incassare (sponsor, pubblico, tv) tantissimo. Pubblico. 5.600 abbonati in un impianto da 6.000, che il prossimo anno scenderà a 5.500.

Pubblico. La gente della Virtus è da un decennio un club privato, a numero chiuso, con tessere che godono di prelazione, come palchi da teatro. Così, i suoi tifosi anagraficamente maturi, competenti, talora fin troppo snob, riflettono soprattutto l’anima della Bologna borghese. Urgerebbe un ricambio, ma chi glielo dice a gente che, in tre giorni d’estate, versa 7 miliardi per i rinnovi, guardi lei non ci piace più? Ci sarebbero i novemila posti di Casalecchio, fuori porta. Ma il marketing di Cazzola, ereditato da Porelli, si chiede: fatti i pieni per le partitone, li farebbero anche le partitine? Meglio la tessera "coatta". Ambizioni. Vincere il titolo: e sarebbero tre di fila. Vincere l’Euroclub: e sarebbe il primo. Tira più l’Europa, ma è più difficile.

 

BOLOGNA PERDE ANCHE LA FACCIA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 17/03/1995

 

Si sbriciola, la Buckler, di fronte al peggior risultato della sua storia. Senza annuali sottomano, riandando solo all’era moderna, per la quale basta la memoria, 43 punti sono un’orribile rarità. Bologna li ha incassati tutti, ieri ad Atene, nella bella dei play-off europei, che non è stata una partita, ma una mattanza. Sul 21-10, dopo 9’, c’era solo una gran voglia di scappare a casa. Storditi, incapaci di reagire, in mezzo al campo, i giocatori di Bologna. Euforici e capaci di buttar dentro al canestro anche le scarpe, ci avessero provato, quelli di Atene. Per la quarta volta, Bologna si ferma su questa spiaggia. Tocca sempre i play-off, cioè le prime otto. Mai le finali, cioè le prime quattro. Ha una squadra per comandare in Italia, non per mettersi in gioco in Europa, dove pure è stata bella in casa, ma impresentabile fuori, fino all’ultimo passo di ieri, a tratti grottesco, per l’inferiorità vistosa che rendeva goffo qualsiasi movimento, qualsiasi tentativo. Chi aveva visto martedì la Virtus peggiore degli ultimi 5 anni, non conosceva ancora il secondo tempo del film. Questa sì, davvero, è stata la peggiore: liquefatta in poche battute di partita, prima dalle sue paure e incertezze, poi dal Panathinaikos. Danilovic ha attraversato qui gli 80 minuti peggiori della sua vita: 4/17 martedì, 4/15 ieri, segnando il primo canestro all’undicesimo tentativo. Ma pure Moretti, la seconda punta ieri schierata in primo quintetto, lo affianca in questo 25% globale: 1/11 ieri, 3/13 martedì. Ma sono due nomi nel mucchio, nessuno ieri va assolto, in un marasma che è stato anzitutto la titubanza di affrontare la partita. A Saragozza vanno i greci, alla Buckler resta il campionato e, comunque vada, una squadra da rinfrescare parecchio.

Binion e Binelli a rimbalzo contrastati da Petruska di Varese

BUCKLER PRIMA CON RABBIA

di Walter Fuochi – La Repubblica – 23/03/1995

 

Djordjevic gioca solo un tempo, cacciato per proteste a un sospiro dall’intervallo: e se c’era un filo di fede per la Filodoro, di vivere una partita comunque già in ritardo di 16 punti, s’è spezzato lì, su quello scatto gratuito e banale, pesantissimo per la sua schiera, già abbastanza sconfortata dalle ondate poderose della Buckler che l’aveva letteralmente annegata. La Virtus ha vinto dunque il derby che assegna il primato in classifica e una larga ipoteca sul primo posto al termine della prima fase. L’ha asfaltato da subito, con una rabbia difensiva che forse risaliva pure ai cattivi ricordi di Atene, e con una precisione chirurgica in attacco, dove Danilovic e Moretti sono tornati la coppia di punte dei sogni di mezza città, Carera e Binion energici in difesa, Coldebella un orologio in regia.

Non sarebbe derby senza l’ennesimo incidente diplomatico. La Buckler ha blindato il palasport, aprendolo ai suoi soli abbonati, e concedendo alla Filodoro 45 ingressi, su lista nominativa. La Filodoro ha rispedito la lista in bianco. Voleva i biglietti e non i rigorosi controlli delle carte d’identità alle porte. Morale: patron Seragnoli, dirigenti, amici e valvassori a casa, solo la squadra nel tempio tinto di bianconero. Peraltro, per l’ultima volta: i prossimi derby si faranno a Casalecchio, novemila posti. Se basteranno, per piantarla di litigare.

La Buckler corre subito, la Filodoro cammina. La Virtus ha più palloni, perché anticipa forte coi pivot e scappa in contropiede. Il cambio di ritmo avvelena la Fortitudo, che fa 5 punti in 7’ e si salva, appena, perché rientra in difesa. Ma Binion e Moretti accendono la Buckler, e quando si mette in moto anche Danilovic, sulla Filodoro scende una notte blu come le sue maglie. Djordjevic è ingabbiato da Coldebella, Esposito non c’è: primo punto dopo 7’30’, primo cesto, da tre, a 6’. Sarà l’unico di un primo tempo dal quale la Filodoro spremerà 6 canestri, un mazzo di tiri, perché i due arbitri fischiano a raffica (46 in tutto, equamente divisi) e, nel turbine, danno pure l’ultima svolta alla partita. A 40’ dall’intervallo, quando la Buckler è avanti di 16 punti e ha messo Danilovic in panchina (18 fin lì) perché fa a sportellate con Esposito, Djordjevic fa fallo su Moretti. è il quarto, il play serbo protesta e piove un tecnico, riprotesta e gli affibbiano pure un tecnico alla panchina. Da 6 liberi e la palla la Buckler strizza 7 punti, scendendo al tè sul +23 (56-33). La ripresa non serve, se non alla Filodoro per mostrare orgoglio, salendo a -12, con un 17-2, e alla Buckler per sbadigliare. Ma è scritta: ed è un calvario per chi guarda da una torre, un paradiso per chi guarda dall’altra.

 

"MILANO O VARESE NOI SIAMO PRONTI"

Playoff - Flavio Carera: "Per toglierci lo scudetto devono venire a vincere in casa nostra. Ho un solo timore: che la nuova sosta ci raffreddi il motore"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 19/04/1995

 

Gli occhi di tutti, giustamente, sono puntati su Danilovic e Moretti - Paolino sta molto meglio e domenica sarà regolarmente al suo posto - terminali di gran parte delle azioni offensive dei campioni d'Italia. Oppure sulla grinta, il temperamento e l'animus pugnandi del capitano, Roberto Brunamonti, ma Alberto Bucci sa di andare sul sicuro anche quando fa segno a Flavio Carera di prepararsi per sostituire Binelli oppure Binion. Un vero e proprio jolly, perché per carattere e generosità il centro è molto simile al suo capitano. Flavio - la Virtus ha ripreso a lavorare ieri pomeriggio - ora attende di conoscere il nome della prossima avversaria: Varese o quella Milano che, pur non essendo nemmeno lontana parente dell'Olimpia degli anni scorsi, gli diede tanti dispiaceri quando giocava a Livorno.
Allora Carera che avversario preferisce?
"Penso sia indifferente, chi capita capita. Noi francamente non potevamo fare di più".
In che senso?
"Volevamo avere il primo posto, per giocare l'eventuale bella in casa, e ci siamo riusciti. Adesso non possiamo pretendere anche di scegliere la nostra avversaria".
"Milano, e non solo perché gioca in casa. Mi sembra abbia, rispetto alla Cagiva, un organico più valido".
Veniamo alla Buckler.
"Beh, qualche passo avanti l'abbiamo fatto, ma ora dobbiamo far fronte a un altra settimana di inattività, noi cha abbiamo ormai preso l'abitudine di giocare una volta ogni tre giorni".
Pessimista, dunque?
"No, dico solo che faremo un po' fatica ad ingranare. Già in gara -  1 contro la Teorema, ci siamo imbattuti in diverse difficoltà. Speriamo solo di avere fatto tesoro di quella esperienza".
Non avrete, magari inconsciamente, sottovalutato la forza e l'entusiasmo dei capitolini?
"Ci mancherebbe. Arrivati a questo punto della stagione non ci si può permettere di avere alcun calo di tensione. Durante il campionato qualche pausa è più che normale, ma lì c'è il l'occasione per recuperare. Chi sbaglia nei playoff, invece, è perduto, o quasi".
Intanto dobbiamo registrare una novità: per la prima volta le semifinali verranno giocate al meglio delle cinque partite.
"Si, forse può essere un vantaggio per le squadre che giocano in trasferta. L'importante, come sempre però, non sarà tanto il gioco, quanto l'esito della partita. Contro Roma, non abbiamo certo disputato i nostri migliori match, eppure abbiamo ottenuto quanto ci eravamo prefissi. Speriamo di continuare così e di conquistare un'altra finale, sarebbe la terza consecutiva, un sogno".
Sì, ma dopo?
"Mi sono allargato fin troppo. Diciamo che intanto vogliamo arrivarci, in finale. Poi ci penseremo. Prima però dovremmo concentrarci sulla forza di Milano, o sull'entusiasmo di Varese".
Parliamo per un attimo di scudetto: non si discute e non si parla che di Benetton in quest'ultimo periodo. È d'accordo?
"Sì, Treviso è un ottimo gruppo, che negli ultimi anni ha raggiunto un equilibrio invidiabile. Giocano bene e vincono, come dimostrano Coppa Italia e Coppa Europa, ma...".
Sì?
"Ho l'impressione che per vincere lo scudetto dovrebbero sbancare troppe volte Bologna. No, nonostante il loro valore non ce la faranno".


 

DANILOVIC VUOL CHIUDERE CON LO SCUDETTO

di Walter Fuochi – La Repubblica – 11/05/1995

 

Se vince, Sasha Danilovic gioca oggi contro la Benetton, finale numero 3, la sua ultima partita a Bologna. Timbrerà tre scudetti in tre anni: una rarità travolgente. Arriverà, con soli 13 punti, ai mille in campionato. E soprattutto darà, con la solita piega truce delle labbra, il suo addio alla città: presto, lo sfoglieranno solo in un libro, stampato da Alfredo Cazzola, il suo presidente-editore. Lo voleva la Nba, ora con meno energia. Lo vuole, tantissimo, l’Olympiakos Pireo: ha offerto due milioni di dollari, il doppio dello stipendio bolognese, e pare proprio che l’avrà, se è vero che il coach sarà Ivkovic, il guru della nazionale serba che gli parlò un paio d’ore, al bar del Ledra Marriott, l’ultima volta di Sasha ad Atene. Non solo di nazionale, probabilmente.

La Buckler dice non sentirsi tagliata fuori dai rilanci, ma alle cifre che sballerebbero bilanci sani può pure associare la sazietà di un ciclo. L’asso Danilovic le ha regalato tanto. Il ragazzo, attraversati tre anni di furori agonistici e asprezze caratteriali, dovrebbe vestire quegli abiti di uomo-squadra intorno al quale costruire un futuro indissolubile. Non è il suo caso. Gli umori ammaccati di spogliatoio e le ambizioni americane, che prima o poi sfoceranno, sono la tenaglia logica che spingerà su altre rotaie: rimodellare il gruppo senza Sasha, e senza sognare di trovare un altro Sasha, anche se Komazec, che pure confina con la Nba e con la Grecia, sarebbe una soluzione sontuosa, oltreché una pista già tentata.

A dire il vero, il vice-Danilovic c’era, già pronto, in casa. Moretti. Anche antagonista, nelle dialettiche interne. In ogni caso micidiale quando la coppia s’assemblava in uno splendido attacco a due punte, la chiave dei successi più limpidi della Buckler, e anche delle cadute rovinose, come ad Atene, quel giorno del -43, quando steccarono insieme. Ma Moretti s’è rotto martedì a Treviso, "disinserzione completa della giunzione miotendinea achillea di destra". Operato ieri sera, starà fuori 8 mesi. Così, andranno rimeditate le strategie della Buckler, e pure ribaltate le logiche di Messina, che nella nazionale di Atene lo vedeva tiratore, ma anche regista aggiunto, e adesso dovrà cambiare soggetto, cercando forse la soluzione in una coppia targata Bologna, ma Fortitudo: Esposito, per il fuoco offensivo, e Pilutti, per la difesa e qualche estemporanea stoccata.

Morandotti su Alexander Volkov di Reggio Calabria

FORMIDABILE QUEST’ANNO

di Walter Fuochi – La Repubblica – 12/05/1995

 

Trecentosettantuno milioni e mezzo d’incasso, c’è scritto sulla carta intestata con la Vu nera, di ieri, giovedì feriale, pieno pomeriggio, orario da far imbestialire la gente di buona volontà, contro la solita tiranna tv. Ma non sono 371, sono quasi 550, veramente, i milioni: perché la Buckler aveva venduto tessere per l’intera finale, incassando un miliardo e 100, e aspettandosi tre partite. Adesso sono tutti felici di averla finita in due: hanno pagato in media, per una partita, come per 8 prime visioni. A Bologna si può: la tasca è ricca e la Virtus è una fede, anche coi prezzi più alti d’Italia, vicinissimi al grande calcio.

Si può partire di qui, per raccontare l’isola beata dello sport. Proprio dal calcio che non c’è. O che sta correndo, splendidamente, per tornare ad esistere. E se il Bologna 1909, risorto da un fallimento, ha appena vinto (o stravinto, a suon di record) un campionato di serie C, c’è chi dice che è il minimo, ricordando la gloria di 7 scudetti; e chi invece pensa che non è mai un minimo arrivare davanti a tutti, se quel traguardo, poi, un anno fa fu fallito. È stata però la maggioranza a fare buoni pensieri: seimila e rotti abbonati, partite da 15 mila biglietti, anche 20 mila un derby con la Spal che non portava in paradiso, ma in testa alla C1. L’umore prevalente insomma è stato: qui si vince, e non si vinceva, ah bei tempi, Pascutti e Bulgarelli, Haller o Nielsen, o più indietro Schiavio e Biavati. Il Bologna che sta per tornare in B, sapendo di dover presto tornare in A, ha fuso per due campionati due anime politiche in costante collisione, i soldi del cavalier Gazzoni dell’Idrolitina e della Dietor, una sfortunata scalata a sindaco, un mese fa, e quelli della Coop rossa, ormai sul punto di sfilare dall’avventura il suo 15% di azioni. Oggi stesso, i suoi grandi capi parleranno: di divorzio, quasi certo. Gazzoni, che ha il 37%, andrà avanti da solo, e coi suoi amici industriali. Ha il peso, sulle spalle, delle glorie passate: e una concorrenza, in città, che si chiama basket. Non Tomba. Quello è un figliolone di tutti, un eroe televisivo, lontano, che qui vedono al massimo sfrecciare in Ferrari, o comparire alla festa di piazza di Castel de’ Britti. Ma che non va, per esempio, allo stadio o al palasport. Gli piaceva, poi ci rimase male: qualcuno ridacchiava che lui, la Bomba, il campione dei campioni, quando si sedeva in una poltroncina non portava buono.

Il basket è lo sport più aderente alla città, perchè ha due anime e due anime sono dialettica, quando non acerba rivalità: "Chi non salta è Fortitudo", ieri, per dire che la festa, tra guelfi e ghibellini da curva, è anche l’esclusione degli altri dalla festa. Le due squadre sono ormai vicinissime: da ieri sera, prima la Virtus e terza la Fortitudo, Virtus troppo padrona, per chi non l’ama, ma ormai vicina, a tiro, per il popolo Fortitudo, se è vero che Giorgio Seragnoli, industriale plurimiliardario, l’anti-Cazzola, ha già comprato Carlton Myers, l’uomo che vale 14 miliardi e servirà per salire l’ultimo gradino. Vive, incassa, spende, lo sport di Bologna. Abbonarsi è un’abitudine. Seimila il Bologna, in C. 5.500 la Virtus, che per tradizione li vende da anni in anticipo: sono 7 miliardi e rotti prima di cominciare. La Fortitudo la incalza anche in questo: è arrivata a 4.500, l’esaurito, sull’onda Myers, è la previsione più facile. E incassando s’investe. Alfredo Cazzola, signore del Motor Show e del Salone di Torino, è alla guida della Virtus dal ‘91: ha comprato 4 azzurri (Morandotti, Moretti, Carera, Abbio), tre li aveva (Coldebella, Brunamonti, Binelli), gli ha aggiunto la certezza Danilovic e un altro americano di solida routine (Wennington, Schoene, Binion). Ne ha fatto una corazzata per l’Italia, tre scudetti in fila, roba da grande Milano anni Ottanta. Gli manca l’Europa. Ci riproverà.

Danilovic: tre stagioni e tre scudetti

LA VIRTUS DEI PRIMATI

di Enrico Campana - Superbasket 16/22 maggio 1995

 

Il grande artista, il mattatore, è stato Sasha Danilovic. 3 scudetti in 3 anni, una griffe che conta nel mondo del basket mondiale che dopo averlo premiato con l'Oscar europeo adesso se lo contende, Nba compresa, come il cestista più incisivo della Vecchia Europa, a parte Sabonis con la sua immensa classe ma anche i suoi guai fisici, i suoi anni mentre Danilovic sembra sbocciare adesso e sembra recitare lo stesso film di Drazen Petrovic che di punto in bianco scaricò il Real Madrid per tentare la grande avventura tra i professionisti.

I colpi di cesello più marcati e geniali della finale tricolore della tripletta li ha messi Sasha segnando 40 punti, uno di meno del record della finale tricolore del leggendario Oscar che però tirava nel canestro tutto quanto gli capitava fra le mani quando invece l'Adorabile Antipatico arrivato da Belgrado 3 anni fa, per 600 mila dollari, un colossale affare, ha distillato ogni canestro, quasi a volerne fare un pezzo unico e raro: contropiedi fulminanti, schiacciate, arresti e tiro che hanno ubriacato Riccardo Pittis al quale D'Antoni non ha voluto risparmiare una pesante mortificazione che può trasformarsi in un piccolo trauma.

Sasha ha preso completamente il palcoscenico, da vero istrione dei canestri deciso a lasciare un'impronta indelebile nella sua ultima recita. "Posso dirmi fortunato, un giorno racconterò ai nipotini quello che ho visto", confessava scuotendo il capo ancora incredulo Massimo Minto per la qualità dello spettacolo che è stata musica per quei 6mila spettatori che avevano comperato il carnet per la finale versando nelle casse 1 miliardo e 100 milioni. Fuori Moretti per l'operazione al tendine d'Achille, Danilovic ha recitato come non aveva fatto nemmeno in occasione del titolo europeo del Partizan e dei 2 ori continentali con la Grande Jugoslavia dell'89 a Zagabria e del '91 a Roma scavando ancora più, rispetto alle altre 2 gare, il solco con una Benetton sicuramente disturbata dai malanni dei suoi stranieri, fondamentalmente per le vittorie di coppa, ma anche continuamente sballottata e mai lucida nel trovare un antidoto per il diavolo slavo, antidoto che avrebbe dovuto essere il gioco per i lunghi e maggiore pazienza e personalità. Mike D'Antoni non è stato sfiorato, andandosene da Piazzale Azzarita, da nessun dubbio, anche se è chiaro che Treviso dovrà cambiare registro, chiedere a Rusconi se se la sente col suo enorme potenziale di farsi carico del ruolo di catalizzatore, cercare di capire se Woolridge era un barile ormai vuoto o se soffre il basket di trincea vedendo la sua classe offesa e cercare di uscire dall'equivoco-Gracis che forse non vale più il sacrificio del rinvio del lancio di German Scarone.

Alberto Bucci, grande stratega rilanciato dalla Virtus, il club che gli ha dato 1 3 scudetti di una carriera che gli riserva ancora pagine importanti quando invece sembrava stremato e senza grandi entusiasmi, i suoi dubbi li aveva strozzati invece nell'infernale notte di Atene. Dalle macerie ancora fumanti di quel -43 è uscita la squadra del 13° scudetto, quella che ha dominato l'orologio respingendo la Fortitudo nel derby per il primato, ha avuto problemi con Milano solo in trasferta e mai nel proprio bunker dal quale è partito l'ultimo grido di battaglia contro una formazione che sembrava irresistibile e invece ha lasciato gran parte della sua forza nella semifinale con i cugini, i grandi (e inconsapevoli) alleati di questa Virtus che entra fra i tema storici italiani.

Sasha può quindi essere, alla fine, un colpo di mercato e di management moderno riuscito come pochi, specie in questo momento in cui c'è penuria di fuoriclasse perché i migliori sono tutti nella Nba. Ma anche il simbolo di un discorso di squadra. Qualsiasi team sotto il peso del k.o. di Moretti sarebbe crollata lì. La Buckler ha invece scoperto interamente sé stessa, è diventata più dura in difesa, ha rischiato nel forzare i blocchi e a sua volta ne ha costruiti di granitici. Nessuno, di fronte a questa impresa, può avere dei dubbi. Lo scudetto non è in cassaforte, ad uso e consumo di pochi, anche se i quasi 9 miliardi d'incasso sono una controtendenza clamorosa e imbarazzante per chi ancora crede nel tran tran. Lo scudetto, questo scudetto, è di tutti. Ormai la Virtus è un simbolo forte dentro la sua città ma anche per gli appassionati e quindi può essere speso bene a vantaggio della collettività.

 

LE PAGELLE DEI CAMPIONI

Coldebella: Dopo un preoccupante involuzione, è tornato ad evolversi. Nella finale ha giocato bene anche in attacco. Maturo per guidare la squadra anche senza Brunamonti. voto 7

Danilovic: Uno dei più grandi stranieri mai visti in Italia. Da noi è stato più determinante di un Kukoc per intenderci. voto 9

Moretti: Il primo campionato in quintetto base. Classe enorme, attaccante naturale, forse il leader del futuro. Peccato quel brutto infortunio. voto 8

Binion: Una stagione difficile per le critiche e la riconversione al gregariato dopo anni di protagonismo in squadre minori. In finale ha "cambiato" la battaglia dei rimbalzi. voto 7

Binelli: Nonostante le tempie bianche e i 31 anni continua ad avere problemi di falli che ne limitano il rendimento. Lui e Fucka sono gli unici italiani che oltre il ferro. voto 6,5

Brunamonti: 36 anni, ma non li dimostra. Esce dalla panchina e segna canestri importanti, cambia ritmo. Nei panni di sesto uomo è ancora decisivo. Se le partite durassero 10 minuti sarebbe ancora il miglior play italiano. voto 7

Abbio: Bravo nel rosicchiare minuti ai titolari. Specialista dell'uno contro uno, saltatore prodigioso, ha firmato l'unica vera impresa esterna di Coppa. In crescendo. voto 7

Morandotti: Ha accettato lo spostamento in panchina, che non era una retrocessione perché le seconde linee sono state l'arma vincente della Buckler. Gioca due ruoli, difende, anche se non è più atletico e attaccante come un tempo. voto 6,5

Carera: L'artista del lavoro sporco. Tuffi, anticipi, difesa dura, rimbalzi importanti. A 32 anni di età, sembra anche più convinto in attacco. Il miglior terzo lungo d'Italia. voto 7,5

Battisti: Il decimo uomo di esperienza, ingaggiato per ogni evenienza. E l'evenienza si è presentata a ripetizione in finale per i falli dei titolari. Utile, prezioso. voto 6,5

Bucci: La Buckler potrebbe giocare col pilota automatico, lui è stato bravo a tenere il controllo psicologico del gruppo e a non cadere nei peccati di "overcoaching", che avrebbero potuto incatenare una squadra con un potenziale tecnico enorme. voto 8

IL MANTELLO DEL VAMPIRO

di Werther Pedrazzi tratto da "3 volte Virtus"

 

...

Il Dottor Stranamore (Alberto Bucci), invece, almeno sulle prime, più che allo scudetto pensava intensamente all'Euroclub.

"Per tentare di giocarci con maggior successo la carta dell'Europa cercammo di rinforzarci un po' sottocanestro. Un pivot, sì, forte. Ma che non interferisse e che non sconvolgesse le alchimie della Virtus, che aveva già il suo catalizzatore, un primattore, al quale nessuno doveva permettersi di rubare la parte in scena, pena dolori".

Levingston docet. Perché nulla ci toglie dalla testa che il mal di schiena dell'ex professionista americano si fosse, l'anno prima, improvvisamente aggravato dopo lo screzio con Sasha a Barcellona, guarda caso... Adesso la Buckler punta su Joe Binion, da una vita in Italia, solido e modesto, senza grilli per la testa, così parrebbe. La stagione inizia con l'eliminazione dalla Final Four di Coppa Italia per mano della Benetton.

"Meglio. Che barba. Non si potrà mica cambiare la preparazione per rincorrere questa creatura nata settimina e prematura. Finora noi siamo sempre stati al massimo della condizione al culmine della stagione...". Commenta Alberto Bucci, che ancora non sa quel che lo aspetta. Ossia l'indecorosa fine anche nell'Euroclub, con la Virtus sommersa sotto una tremenda valanga, nel mese di febbraio del '95, che la trascinò sul fondo, laggiù in fondo, congelata dai 43 gradi sottozero della Grecia. Prima di tornare al campionato, occupiamoci subito di questo, che fu il più grave disastro stagionale. Per la seconda volta, nella sua ancor breve vita da Presidente, si scatenò l'ira funesta di Cazzola.

"Ricordatevi, però, che io sono anche quello del premio doppio, l'anno precedente per la sconfitta con le armi in pugno, sempre ad Atene, con l'altra squadra di quella maledetta capitale che ogni volta ci sbarra le strade dell'Europa. Perdere di 43 punti contro il Panathinaikos, confesso, mi ha fatto andare in oca. Non ero, ad Atene. Ma ero talmente furioso che sono schizzato ad aspettare la squadra in aeroporto. In questi anni - precisa ai ragazzi - tutto si può dire della Virtus, meno che siamo un branco di rinunciatari. E allora perché ad Atene, ad un certo punto, vi siete palesemente arresi? C'era, indubbiamente, qualche somiglianza con la sconfitta contro il Real Madrid, che mi aveva fatto arrabbiare a morte due anni prima. E li ho stangati, con una multa salatissima".

Bucci, invece, difese la squadra.

"Guardi Presidente, che eravamo nella condizione di un ciclista che corre sullo Stelvio l'ultima tappa del Giro d'Italia e porta due minuti di ritardo sulla maglia rosa. Attacca, fino a quando scopre di ritrovarsi a tre chilometri dall'arrivo con altri due minuti sul groppone, e allora ci molla, si rialza e smette di pedalare. Nn contava più niente. Venti o quarantatre, l'umiliazione era la stessa. Ecco perché ho reagito anche contro un quotidiano che titolò: Vergogna! Vergogna un cazzo! Non l'accetto. Mi risposero che, quando vincevamo, loro di noi scrivevano anche: Eroi. Sbagliatissimo pure quello...".

Bloccate Stranamore, che dilaga... Che vuole ribellarsi contro un modo di fare sport che uccide dentro... Che divaga bruciando di furore, proclama la rivolta popolare contro la scuola che non insegna ai giovani a lottare prima di tutto contro sé stessi, ma al contrario, è proprio lei la matrigna che educa al trucco e all'ipocrisia, a cavalcare l'onda dell'opportunismo e della convenienza per raggiungere il successo di un miserevole voto... Fermate il Dottor Stranamore, per favore. Prima che la sua rabbia. che il suo amore, diventino tormento... "Io... io non posso essere uno stronzo, soltanto perché ho un handicap... Come la mia squadra non può vergognarsi delle sue debolezze. Le deve superare, risorgere e continuare a correre, fin dove le rimane il fiato".

Il drammatico rovescio nella campagna di Grecia lasciò una scia di sofferenza. Si sparse la voce che Cazzola avesse messo ai ferri, a pane e acqua tutta la truppa e, cosa assai più seria, fosse intenzionato a mettere sulla lista di licenziamento tutta la squadra. Purtroppo, a volte succede, per arcano effetto del contrappasso, l'unico a ricevere il benservito fu quello sventurato che aveva messo in giro l'allarmato grido.

"La Coppa dei Campioni non l'avevamo persa ad Atene, ma in quelle partite relativamente facili come a Leverkusen o ad Istanbul contro l'Efes Pilsen, partite portate avanti dalla squadra punto a punto, senza grossi stimoli... I discorsi erano un po' sempre gli stessi, vedevo riaffiorare qualche venatura d'insofferenza, niente di nuovo, veramente, i soliti problemi... Anche Binion si era messo a reclamare qualche pallone in più, ma poi, se riceveva palla, si sentiva sotto esame e la sbagliava, il pubblico fischiava, lui viveva nell'angoscia, e qualche volta la sfogava, o forse l'affogava, quell'angoscia, alla Cantina Bentivoglio. Insomma, era cambiato poco o niente dall'anno precedente".

...

Ritorniamo sui nostri passi, all'inizio del campionato. Nel mese si ottobre un piccolo uragano investe Bologna. Anche sotto i portici s'infila il vento e infuria la bufera. La Virtus nella sua storia, almeno non in quella recente, non aveva mai perso tre partite consecutive incampionato, e perdippiù in soli cinque giorni: ci riesce, dall'undici al sedici ottobre del '94. La prima a Reggio Calabria (85-84), la seconda in casa con la Cagiva Varese (92-93), e proprio Varese sembra essere diventata in questa stagione la bestia nera della Buckler, che anche nel girone di ritorno le busca a Masnago (99-86), e dovrà aspettare fino alla trentunesima giornata, penultima della stagione regolare, quinto giro di lancetta nella "fase ad orologio", per assaporare al Madison il gusto pieno della rivincita, con una vittoria altisonante (100-75). Ma qui, la primavera s'era già inoltrata e mandava alla Virtus, irresistibile nell'aria, il richiamo del profumo di scudetto.

La terza sconfitta consecutiva di quell'ottobre da incubo, dove? A Pesaro naturalmente. Era la prima volta che la Buckler ritornava dopo i fatti ed i misfatti della finale scudetto del campionato precedente. Sul litorale adriatico l'onda lunga dei rancori smangiava il cuore della bella spiaggia infelice. Inevitabile la tensione. Inevitabile che anche in questa partita si sollevasse un poco di maretta. Inevitabilmente colpiva ancora il Fato, ancora una volta con Claudio Coldebella al centro dell'inghippo. Per il regista bolognese, non ci sono storie, non si cono santi che tengano per lui in paradiso, il tunnel che porta agli spogliatoi del palasport pesarese è un posto maledetto. Ogni volta che ci passa, tra il primo e il secondo tempo, poi non rientra in campo. L'anno prima, cazzotto ed ospedale, adesso riesce a farsi espellere durante l'intervallo. Coldebella si avvicina all'arbitro Baldini e gli manifesta la sua delusione: "Da te mi aspettavo che non cadessi nella trappola della provocazione...". Lo sente l'altro fischietto, Pasetto, che precipitosamente alza i due pugni in aria, nel segno dell'espulsione. Effetto di condizionamento inconscio? Effetto di un precedente?

"Meglio così - fu il commento di Claudio Coldebella - in fondo gli arbitri mi hanno soltanto accorciato l'agonia. Perché giocare qui, proprio non è più vita".

La Buckler riprende il gioco e rimonta, dopo aver rischiato nel primo tempo (53-37) anche il massacro. Adesso tiene botta. Ma la tensione aumenta, scotta la partita, a metà ripresa tocca l'espulsione a Morandotti. Riva commette fallo in attacco su Morandotti, fallo tuo, fallo mio, normale tra due giocatori, il pubblico troppo vicino in quel palazzetto protende le mani verso il giocatore della Buckler, protende e sputa, cosa che Ricky non sopporta - voi sì? -. Allora Morandotti investe con la sua rabbia e di male parole i tifosi appese alle transenne, arriva l'arbitro Baldini che da dietro abbranca Ricky per la maglietta, per strapparlo alla cagnara. Morandotti non s'avvede che quelle che lo strattonano sono le mani santi e inviolabili di un arbitro, si divincola bruscamente per continuare il battibecco con la gente a bordo campo. All'arbitro Baldini sembra di capire che sia stato Morandotti a sputare sul pubblico, e non il contrario, e alfin lo espelle. Possibile che quando si gioca a Pesaro tra Scavolini e Buckler ci debba sempre essere una doppia verità, sempre qualche situazione ambigua? Comunque la partita continua punto a punto fin quasi alla fine, quando a soli due secondi dall'ultima sirena piove dal cielo un fallo tecnico anche per Danilovic e sulle sue proteste, come un fulmine, l'espulsione di Sasha, la terza per la Virtus in quel giorno, su quel dannato campo. Con sei tiri liberi consecutivi la Scavolini chiude il conto e dilata il vantaggio (93-84). 43 punti di Antonello Riva, che non avrebbe dovuto avere nulla di cui vendicarsi, visto che l'anno prima era ancora tra le nebbie di Milano, ed una buona prova di Binion a rimbalzo (10) sono tutto quello che tramandano le carte.

Nelle statistiche si disperde il segno delle tensioni, che invece si accumulano nei cuori della gente: un altro capitolo si era aggiunto alla storia tormentata tra Pesaro e Bologna, un'altra goccia di veleno era stata versata nel mare d'odio che le divide. Gli unici a non prenderla troppo sul serio, in fin della fiera, furono proprio i tre squalificaiti, che una foto comparsa su "Superbasket" mostra seduti nello spogliatoio che ti quel trambusto se la ridono proprio di gusto: altro che affranti. "Ma che ci potevamo fare? Con Pesaro è così, meglio non drammatizzare".

La Buckler si riprese pienamente solo dopo due settimane con il tonico corroborante, del corpo e soprattutto della  mente, di una vittoria dura, per questo convincente, contro gli eterni rivali della Fortitudo, nel derby cittadino. Il 30 ottobre la nuova Filodoro mette paura, a metà corsa vorrebbe già scappare via (44-50 è sotto la Buckler all'intervallo), ma sul traguardo rinviene e passa davanti ancora la Virtus (85-80), con Paolino Moretti formato gigante che infila nel paniere 26 punti.

è un inverno non freddissimo ma allarmante, la squadra cammina sul filo del rasoio, per vincere ha bisogno di sentirsi una lama nella schiena, cioè grandi avversari, cioè lottare contro il rischio di perdere la faccia, quando non è in gioco il blasone abbassa qualche volta di troppo le armi e le sue insegne. La Virtus perde per esempio un casa partite come quelle contro verona e Siena, ma è anche un pelino sfortunata, la sorte quando è incerta non pende mai dalla sua parte: su sette sconfitte complessive nella stagione regolare Bologna ne rimedia cinque per un punto soltanto. Il fatto più grave, però, è che quei cali di tensione la fanno nuovamente inciampare nel buio di quella maledetta siepe che s'erge per lei appena oltre il cortile di casa: Bologna ci rimette  un'altra volta la qualificazione alla Final Four dell'Euroclub. L'aveva già detto Bucci che le strade d'Europa si erano incasinate proprio nelle meno titolate. Adesso ce lo riconferma.

"Nelle trasferte di Euroclub mettevamo in campo un basso potenziale offensivo, trovavamo sempre meno punti dentro l'area, e sembrava che la squadra non sapesse reagire alla violenza del clima e del gioco imposto dal pubblico e giocatori avversari. Giocavamo senza il sacro fuoco, giocavamo sempre alla pari, senza mai riuscire ad imporre la nostra legge. Per vincere in Europa bisogna violare qualche santuario straniero, troppo ovvio. Invece perdendo a Leverkusen, Istanbul e Limoges abbiamo perso il treno dell'Europa. La mazzata di Atene non fu che l'ultimo abbandono in una corsa che dovevamo vincere prima. Ma fu anche il tracollo che ci salvò la vita. L'insulto, la rabbia che accumulammo in quell'occasione la scaricammo tutta in campionato. Nella fase ad orologio ci infilammo al collo una bella collana di vittorie: sei perline una dietro l'altra".

Ed ecco la primavera dei playoff, quando a Bologna rinasce sempre un fiore. Passaggio perentorio contro Roma, due a zero, e alla Buckler tocca Milano. Milano che non è più lei, con il trapianto triestino a lungo rigettato. Milano, che con i suoi veleni ha intossicato Boscia Tanjevic, negandogli l'amore e la pazienza, in una città che non ha mai aperto del tutto lo scrigno del suo cuore alla Stefanel. Milano, che non può morire senza lottare, cercando il colpo e la vendetta. è una delle serie più lunghe e strane (anche le semifinali da quest'anno sono al meglio delle cinque sfide): una serie senza equilibrio. Le due squadre sono maramalde, si tirano delle gran mazzate casalinghe, poi in trasferta reclinano anche troppo docilmente il capo alla ghigliottina. Su cinque partite nessuna fu racchiusa in un sospiro di punteggio. Anche per Albertone Bucci era un fatto strano, e un poco lo preoccupava, quel tirare sempre e soltanto a fidarsi delle mura amiche.

"Al Madison giocammo tre partite bellissime, davvero, ma sembrava che masochisticamente andassimo poi a Milano solo per perdere. Dopo tre minuti che si giocava al Forum noi gliela davamo sù a giocarcele, tutte le nostre carte. Tranquillo, coach, mi rincuoravano i ragazzi, tanto in casa mica perdiamo. Eravamo così sicuri di vincere a Bologna che, intanto, io me la facevo sotto. Non era igienico arrivare fino alla quinta partita e ridursi a giocarsi tutto in uno scontro secco senza ritorno. E mi seccava anche il fatto che la Benetton avesse eliminato i cugini della Filodoro in sole quattro gare, aspettandoci in finale con una battaglia in meno sui muscoli e sulla pelle".

Tanto per chiarire l'andamento, ecco i risultati di quella pazza sequenza tra Buckler e Stefanel: 93-80 a Bologna, 59-76 a Milano, 90-78 nella terza al Madison, 71-96 la quarta al Forum di Assago e, finalmente, 87-79 si chiuse la tenzone. Una gran serie di reciproche bastonate. E dire che durante la stagione regolare la Virtus aveva ottenuto a Milano una delle vittorie più eclatanti nella lunga storia tra queste due altere regine del basket nazionale, seppellendo la Stefanel sotto un pesantissimo passivo, 94-73. Fu quella una delle partite più dense di significato di tutta la stagione. Intanto, dalla parte di Milano c'era una grande attesa per il ritorno di Gregor Fucka dall'inferno, dopo oltre un mese di tormento per un cuore matto che forse voleva copiare quello di Morandotti, e proprio in quell'occasione la Stefanel, perdendo malamente, forse si giocò l'amore della sua gente. Una gran folla era infatti convenuta quel giorno al Forum, per vedere la Virtus morire , e che vide, invece, l'Olimpia arrendersi e non lottare degnamente. Per Bologna, d'altra parte, fu il giorno dell'assunzione in paradiso di Danilovic che realizzò contro Milano il suo record personale di punteggio (41) nei tre anni di militanza bolognese.

Riprendiamo con i playoff. Come facilmente all'inizio profetizzato Bologna era ancora una volta in finale. Ancora contro Treviso come al tempo dello scudetto di Messina. Dal fronte Benetton cattive nuovo, per loro, e buone per la Virtus. Nell'ultima battaglia contro la Filodoro si erano infortunati i due stranieri di D'Antoni, Petar Naumoski stirato ad una coscia e Orlando Woolridge ferito, un taglio netto e profondo ad una mano. Riassumendo, prima dello scontro finale. Il senso della stagione bolognese era segnato da un verdetto: Virtus tremenda in casa, tremante in trasferta. Dicevano gli esperti: Bologna deve fare in fretta a sbarazzarsi della Benetton, molto in fretta, al massimo in tre gare, prima che cuociano i cuoi vecchi, e che guariscano Naumoksi e Woolridge. Detto fatto. Come due anni prima: tre a zero, e scudetto. Ancora una volta fu decisivo espugnare (83-77) il Palaverde, verde di rabbia, di Treviso, nonostante la prova di forza di Rusconi (26 punti). il fatto nuovo, anzi, pure quello un "dejà vu", fu che anche quest'anno nella finale saltò fuori per Bologna una protagonista inatteso e decisivo: il meraviglioso canto del cigno di Joe Binion, che fu l'uomo-scudetto con messe di punti per lui inusuale e carrettate di rimbalzi (15 nella vittoria di treviso). Binion come Wennington: per molto tempo l'uomo sbagliato nel posto sbagliato, alla fine l'uomo giusto al momento giusto. Come dire, e da molto tempo l'abbiamo capito, che per la Virtus ci sono uomini diversi ma una storia sempre uguale. Potenza e fascino della tradizione. Una lotta feroce alla contraddizione. Anche in quel giorno d'estasi, infatti, s'infiltrò il tormento, con il tremendo schianto di Paolino - ricordate? - l'ultima partita non fece quasi storia, era scontata. Era emozione soltanto il volto terreo di Moretti, ed il saluto di Sasha, di Nikita, di Danilovic a Bologna. Le spalle avvolte nel mantello tricolore. Nella sua ultima battaglia italiana Nikita volle lasciare il segno, congedandosi con 40 punti e abbracci a non finire per tutti i suoi compagni. Sasha, avvolto in quel mantello tricolore, alzando lui le braccia al cielo, assomigliava tanto, questa volta più che ad una rondine, ad un meraviglioso pipistrello. Era il terzo scudetto consecutivo di Bologna. Era l'ultima volta di Sasha il Vampiro. Aveva succhiato il sangue alla Virtus e al basket italiano. Ma in campo aveva regalato, a entrambi, un sogno di gloria e di vita eterna.

Un ombra su quella vittoria? La menomazione dei due stranieri di Treviso? La sgombra Alberto Bucci sull'istante.

"Nel giorno di Santo Stefano, all'ultimo dell'anno, noi senza Moretti e Danilovic avevamo già battuto la Benetton al gran completo, anche con Woolridge e Naumoski. Dunque?".

Dunque, tanto per consegnare alla storia un altro piccolo mistero, senza adombrare alcuna soluzione, ma lasciano al lettore libero arbitrio e libera interpretazione, segnaliamo, oggettivamente, una questione: nel corso di questa stagione la Buckler ha giocato cinque volte senza Danilovic, e ha vinto tutte e cinque le partite!+"Nella Virtus ci sono due tipi di campioni - dice Bucci - quelli che fanno sempre canestro come Danilovic, e sono immensi, ma poi ci sono anche gli altri, campioni dello stesso livello, ma in un'altra direzione. Che hanno il solo torto di apparire meno evidenti. Prendi Carera, un nostro simbolo, la pietra su cui si è potuto edificare questa chiesa. Di lui oggi si vede il tuffo, ma è il meno, Flavio è capace di sopportare un canestro segnato dal suo avversario diretto per andare a chiudere su quello di un compagno. è un grande giocatore, simbolo del sacrificio per la squadra. Sasha è il campione della sfida e dell'offesa, Flavio è il campione dell'umiltà e della difesa. Entrambi hanno il medesimo coraggio. Quante volte, purtroppo, mi sono dimenticato di dare a Carera la dovuta soddisfazione? Ed ho sbagliato. Bisognerebbe sempre ricordare che un uomo è un campione quando ottiene il meglio di sé stesso. Senza bisogno della foto sui giornali".

Da quando è ritornato a casa ha vinto, soltanto vinto, il Dottor Stranamore. Ma ancora abita lontano, la felicità.

"Dalla festa dell'ultimo scudetto sono scappato via presto... C'era troppa gente al ristorante Benso - sussurra - nessuno, o molto in pochi, ti vengono a trovare quando sei in ospedale. Sogno spesso. Una volta ho sognato che perdevamo qualcosa di importante, ma tutti eravamo ugualmente felici, di aver dato il meglio di noi stessi. Un'altra volta ho sognato che non ci pagavano più con i soldi, ma con il pane, e noi lo spezzavamo in tavola con molto rispetto... Forse faccio sogni troppo patetici... Ma se un giorno qualcosa di simile dovesse accadere nella realtà, forse l'unica squadra al mondo in cui potrebbe verificarsi è la Virtus".

Three-peat! (foto tratta dal libro "3 Volte Virtus")