ZARKO PASPALJI

(Žarko Paspalj)

Un Paspalj ormai sul viale del tramonto quello visto a Bologna

nato a: Pljevlje (YUG)

il: 27/03/1966

altezza: 207

ruolo: ala

numero di maglia: 15

Stagioni alla Virtus: 1998/99

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

PASPALJ: "HO UNA NUOVA SFIDA DA VINCERE"

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 28/08/1998

 

I dubbi di Ettore Messina sono anche i suoi. Zarko Paspalj non fa pesare il nome o la carriera, né l'investitura come "ambasciatore di buona volontà" ricevuta mercoledì dal presidente jugoslavo Milosevic. Al contrario, a 32 anni e con otto stagioni da stella straniera (fra Olympiakos, Panathinaikos, Racing Parigi e Aris) alle spalle dopo un'apparizione breve e sfortunata nella Nba con i San Antonio Spurs, è disponibile a farsi vedere, a mettersi alla prova. La Virtus Bologna è un'occasione troppo importante per non sfruttarla fino in fondo. "Ho lasciato l'Aris Salonicco all'inizio di marzo - spiega l'ala jugoslava arrivata ieri a Folgaria, nel ritiro della Kinder -, subito dopo aver vinto la coppa di Grecia contro l'Aek. Mi ero infortunato due settimane prima a Roma, in Korac: avevo avuto una forte distorsione alla caviglia sinistra, ma ho voluto rischiare ugualmente, perché sapevo che lì avrei chiuso la stagione. La situazione a Salonicco era diventata insostenibile, non avevamo preso un soldo dall'inizio del campionato e mi sembrava inutile fare l'eroe, rimanere da solo mentre tutti gli altri compagni, compreso Mario Boni, andavano via. Senza stipendio, è difficile concentrarsi e non è escluso che certi infortuni, come il mio, derivino proprio da situazioni simili a questa. Da allora mi sono fermato. Ho finito la rieducazione e ho ripreso ad allenarmi soltanto da tre settimane: potrebbero non essere sufficienti per raggiungere il livello di preparazione degli altri a questo punto della preparazione". Per questo, Ettore Messina ha cambiato i programmi. Ha voluto incontrarlo subito ieri, appena arrivato da Belgrado con il presidente Alfredo Cazzola, facendolo allenare nel pomeriggio e lasciandolo andare soltanto oggi pomeriggio a Bologna per le visite mediche. "Non ci ho pensato due volte a rispondere all'invito della Kinder, ma per ora mi considero un giocatore in più per gli allenamenti - si schermisce Paspalj -. Sì, ci sono alcune squadre jugoslave che mi vorrebbero e, pur di avermi, sarebbero disposte ad aspettare anche fino alla prima giornata di campionato, anche se mi sorprende che, con in giro così tanti ragazzi di ottimo livello, abbiano bisogno di me: forse io posso dare l'esperienza che manca". L'esperienza non è certo ciò di cui ha bisogno Ettore Messina, che tra una risposta e l'altra, alle tante domande arrivate al forum della Gazzetta on line, spiega: "Se Zarko è in condizione, può essere un giocatore molto importante. Rispetto a Savic, che comunque giocava in un altro ruolo, può darci la stessa difesa sulle ali grandi e la stessa qualità nel passaggio, meno tiro piazzato dalla media distanza, ma molta più velocità e molto più contropiede con una grande varietà di soluzioni in uno contro uno. Soprattutto può consentirci di giocare più spesso con quattro giocatori lontani dall'area, esattamente come vorrei io". Inutile dirlo, ma la speranza del tecnico della Virtus è quella di avere anche Milan Gurovic, oltre a Paspalj, fra quei quattro esterni. E Zarko gli dà piena ragione. "Gurovic è uno dei più grandi talenti dell'ultimo decennio - dice convinto -. è stato un peccato che non abbia potuto giocare ai Mondiali per un conflitto tra le federazioni di Grecia e Jugoslavia. Milan è uno di quei giocatori che la gente deve vedere per amare il basket: così non capisco il motivo per cui il Peristeri si ostini a tenerlo, pur sapendo di non poter giocare in Eurolega". Eccolo, il motivo fondamentale per il quale Paspalj ha accettato di offrirsi alla prova di Messina. Ha voglia di ritornare a respirare la bell'aria dell'Eurolega, dopo anni di coppa Korac e di coppe Europa. "L'Eurolega è l'unico torneo che ha valore in Europa: per le altre manifestazioni spendi tanti soldi senza ricevere niente in cambio. Anche per questo, la Kinder è una nuova sfida da vincere. Quando sei fuori dall'Eurolega, la gente ti giudica per quello che hai fatto due domeniche prima o potrai fare la domenica successiva. Se resti fra i grandi, non ti dimentica".

 

È ARRIVATO ZARKO IL GARIBALDINO

Paspalj al Maggiore con una fiammante camicia rossa. Ieri i primi accertamenti medici

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 29/08/1998

 

Si presenta in camicia rossa, come un vero garibaldino. Zarko Paspalj lascia il quartier generale di Folgaria dopo l'allenamento mattutino per raggiungere l'ospedale Maggiore, dove l'attendono per le visite di rito. Alle 15,30 Zarko risale la rampa dell'ospedale cittadino in compagnia di Gabriele Giardini, segretario bianconero, mentre sulla città cadono gocce di pioggia.

Sguardo attento Zarko sa che, dopo i test al Maggiore, ci saranno altri accertamenti a villa Toniolo, per dare un'occhiata anche a quella caviglia che l'ha fatto tribolare, un anno fa, a Salonicco quanndo indossava la maglia dell'Aris. Si gioca il suo futuro in sette giorni, Zarko, ma ha l'impressione di chi sa il fatto suo, di chi, tecnicamente, non ha rivali in Europa. È arrivato da poche ore ma ormai conosce tutti i segreti di Bologna e della vIrtus: gli ha spiegato tutto il suo amico Sasha Danilovic, con il quale vince una Coppa Korac nell'ormai lontano 1989, in una emozionante finale con Cantù. "La Kinder è una squadra prestigiosa - racconta Zarko -; un team con storia e tradizione. E la Virtus è pure campione d'Europa. Sono qua perché spero di restare. Ho già sostenuto un paio di allenamenti con Messina: nessun problema, sono uno al quale piace lavorare in palestra".

Zarko è un ambasciatore slavo, così come Danilovic e Savic, che hanno ricevuto la stessa onorificenza mercoledì, a Belgrado. Ma arriva qua, in punta di piedi, perché..."Da solo non posso cambiare il futuro della Kinder, che comunque è roseo, perché ci sono tanti campioni. E forse sarà più facile intendersi con tanti talenti". Una sfida a sé stesso per dimostrare di essere pronto ad affrontare nuove battaglie anche in Italia. Continuerà ad allenarsi con la Virtus: giovedì potrebbe essere la sorpresa più piacevole dell'amichevole con Reggio Emilia.

...

PASPALJ RISCRIVE IL DERBY

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 20/09/1998

 

Si riparte dal derby in una Basket city sempre più piena di giocatori di scuola slava. Zarko Paspalj è l'ultimo arrivato, sulla sponda Virtus, ma non certo il minore, perché la carriera di questo mancino, atipico in tutti i sensi, è tale che si potrebbe scriverne un libro. Paspalj appartiene alla generazione che ha rifatto grande il basket jugoslavo dopo il declino degli Anni 80. Con Divac, Djordjevic e un implume Sasha Danilovic, ha lanciato l'epopea del Partizan, oscurando la grande Jugoplastika, prima della diaspora di campioni dovuta alla guerra e al mercato.

Tra tutti questi big, Paspalj è stato il più girovago. Dopo l'effimera esperienza in Nba (28 partite con San Antonio nel '90 con 2.6 punti di media), in Grecia ha cambiato 4 squadre (Panathinaikos, Olympiakos, Panionios e Aris) passando per Parigi, dove però non ha lasciato tracce. Talvolta perfino involuto, da giovane non tirava i liberi con la tecnica goffa di oggi, Paspalj è un giocatore dal potenziale importante e dal repertorio offensivo di primo livello. Dovendo sostituire Savic e non essendoci nel panorama europeo un altro come Zoran, la Virtus ha deciso di puntare su un lungo dalle caratteristiche diverse, con tutti i rischi che comporta una scelta radicale, al di là del fatto che Paspalj esca da un infortunio e da una stagione travagliata all'Aris.

A 32 anni sono estremamente soddisfatto della mia carriera - attacca - che non considero minore di altri miei colleghi solo perché non ho giocato in Spagna o in Italia. Ho speso sette anni in Grecia vivendo il boom del basket in quel Paese. Un'esperienza incredibile: da una parte era il paradiso, dall'altra l'inferno. Tanta celebrità, ma anche tanta pressione. Ogni partita era una guerra. Quel clima ha inciso anche sul mio gioco. Sui tiri liberi, ad esempio: da giovane avevo una tecnica naturale ad alta precisione, ma crescendo ho dimenticato i tempi in cui vivevo il basket con entusiasmo e mi sono sentito molto, forse troppo responsabilizzato. Quando arrivai ad Atene, l'Olympiakos era una squadretta. In poco tempo è cresciuta a dismisura, seguendo il grande sviluppo di tutto il basket greco. Un po' alla volta, la pressione ha preso il sopravvento. Così mi sono messo alla ricerca delle migliori soluzioni per sbagliare il meno possibile. Mi sono reinventato il tiro libero, cercando la posizione migliore, la meccanica è diventata brutta ma ormai è quella.

Poi viene questa storia di girovago.

Al Pireo sono stato 3 anni. Avrei voluto rimanere di più, ma diverse circostanze mi hanno portato a cambiare sponda. L'anno scorso a Salonicco ho passato una stagione durissima. Senza soldi, col club vicino al fallimento, ho vinto con Mario Boni la finale di coppa nazionale pur essendo infortunato. Mi ero girato una caviglia, avrei potuto stare fuori un mese, ma un giocatore vero non può sottrarsi a una finale, anche rischiando sulla propria pelle. Adesso è il momento di Bologna. La Kinder mi ha fatto un'offerta che non potevo rifiutare. Ho cambiato molte squadre perché fa parte della mia filosofia di vita. Un giorno, Edgar Jones, un giocatore americano, mi ha insegnato una grande verità: uno straniero non deve rimanere per più di 3 anni nello stesso posto sennò il suo lavoro diventa routine. Cambiare vuol dire accettare nuove sfide.

Paspalj alla Virtus deve non fare rimpiangere Savic.

Conto di dare alla Kinder più di quanto la società si aspetta da me - continua Zarko, montenegrino cresciuto a Belgrado -. Posso giocare dentro e fuori, cercherò di avvicinarmi al gioco di Zoran facendo più difesa. Ma le mie caratteristiche restano diverse. Sono un realizzatore che si adatta a fare tutto. Con me, la Virtus può correre di più, come piace anche a Danilovic. Correre e tirare sono i verbi del basket, ma purtroppo da molti anni il sistema europeo li ha rinnegati. L'Eurolega del Limoges è stata una catastrofe per lo sviluppo del gioco, che si è fermato. Negli ultimi tempi ho giocato senza il piacere per quello che facevo. Il basket che impera tra tutti i club d'elite non fa spettacolo: continuando su questa strada, il pubblico si stancherà di vedere partite lente, a punteggio basso. Bisogna eliminare la regola dei 30 secondi. Ho giocato un po' nella Nba ed è stata un'esperienza eccitante.

Paspalj in attacco

 

PASPALJ È GIA' UN TORMENTONE: "NON HA PIU' ATTENUANTI NON ESISTE"

di Andrea Tosi - La  Gazzetta dello Sport - 26/09/1998

 

Zarko Paspalj è ancora un oggetto misterioso. C'è molto scetticismo sull'ala montenegrina, imbarazzante in difesa contro Komazec (ma Paspalj non è mai stato in carriera, anche ai tempi belli, un buon difensore), un fantasma in attacco. Ufficialmente gode di un contratto garantito da 700mila dollari, ma già si sente dire che ha tempo fino al termine della prima fase di coppa per guadagnarselo tutto altrimenti, sfruttando lo strascico del lockout Nba, la Virtus potrebbe cercarsi un sostituto tra le stelle o stelline a spasso in America. "Zarko è con noi da 20 giorni quindi non ha più tante attenuanti - argomenta Messina - e il suo giudizio, nel contesto di un contributo insufficiente, è sospeso perché anche lui, come tutta la Kinder, va rivisto con Danilovic e Sconochini in campo. Non è più abituato a giocare a questi livelli? Adesso Paspalj semplicemente non è. Però resta e rimarrà un giocatore di questa Virtus. In passato abbiamo vinto con Wennington e Binion contestati, perciò preparatevi ad un altro tormentone: Paspalj sì, Paspali no. Nel mentre proveremo ancora a vincere qualcosa".

 

PASPALJ-VIRTUS, PROVE DI ADDIO

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 14/11/1998

 

Salvate il cestista Zarko. Più che la parafrasi di un film di successo sembra una missione ormai impossibile. Lo fa capire Ettore Messina tirando un sospirone dopo l'impegno al cloroformio di Eurolega con lo Zadar nel quale Zarko Paspalj è ancora affondato dopo un avvio promettente. Il tecnico della Kinder non riesce più a nascondere il proprio disagio e quello della squadra davanti al perdurare di prove anonime o al peggio dannose dell'ala montenegrina, non ancora scaricato dai compagni ma neanche metabolizzato per ciò che è incapace di offrire. "Lo confesso - dice Messina -, sono molto preoccupato. In questa situazione di emergenza, con tanti acciacchi e malanni che a turno hanno colpito quasi tutto l'organico, sarebbe importante che Paspalj desse qualche segno di vita, se non sotto l'aspetto tecnico almeno nell'atteggiamento. E invece è il primo a scoraggiarsi, non reagisce e anche per noi diventa più difficile sostenerlo e aiutarlo in campo. In passato, alcuni stranieri discussi, come Bill Wennington e Joe Binion, avevano sopperito con la disponibilità mentale alle loro lacune tecniche e di forma, riuscendo alla fine a salvare il posto. Invece Paspalj non si scuote, non dà segnali in questo senso". Il paragone coi due predecessori più contestati sulla piazza virtussina regge bene perché circa due mesi fa, quando si sperava che i problemi di Paspalj fossero legati alla desuetudine nelle partite ad alto livello, Messina profetizzò che anche l'ultimo arrivato avrebbe concluso la sua corsa a giugno sgombrando il campo da voci di taglio. Voci tornate prepotentemente fuori e che lo staff della Kinder non può e non vuole più smentire, tant'è che il periodo di verifica che doveva coincidere con la fine della prima fase di Eurolega potrebbe accorciarsi: il primo giocatore vero in quel ruolo disposto a saltare il lock-out Nba verrebbe firmato di corsa. "Ma vi prego di rispettare i ruoli e il lavoro di ciascuno - riprende l'ex c.t. azzurro -. Non posso stare qui a spaccarmi la testa alla caccia del sostituto ad hoc. Adesso il mio compito è quello di allenare questa Kinder, sul mercato operano il presidente Cazzola e il vicepresidente operativo Brunamonti. è a loro che dovete rivolgervi per sapere a che punto siamo della ricerca". La Virtus sta dragando tutte le situazioni dentro la serrata dei professionisti Usa. Nomi importanti sono già usciti, la prima scelta è Tom Hammonds. "Cerchiamo un'ala forte con una certa fisicità, ma potrebbe andare bene anche un centro, l'importante è che sia un giocatore di peso. Non credo che lo troveremo durante la sosta per le partite della nazionale perché i giocatori interessati alla Nba saranno ancora in attesa. Credo che andremo ancora un po' per le lunghe". Viene esclusa l'ipotesi Bill Edwards, troppo ala piccola e troppo leggero per sostenere le battaglie alle quali confida di andare incontro la Virtus. Improbabile anche la pista che porta all'estone Muursepp che si è promesso al Maccabi Tel Aviv avendo in tasca il passaporto israeliano acquisito per matrimonio. Nemmeno verrà fatto venire in prova un giocatore col ruolo di "spaventastraniero", tattica che otto anni fa ebbe successo quando fu chiamato Irving Thomas per dare la sveglia a Wennington. Ma qualcosa si sta muovendo e dopo la voce che riguarda il francese St. Jean, diventato musulmano col nome di Abdul Wahad, "Radioagenti" parla del possibile approdo a Bologna di Charles Bo Outlaw, alona nera, 27 anni, l'anno scorso grande sorpresa a Orlando, con 9.5 punti, 7.8 rimbalzi e 2 stoppate di media in 36' di gioco, per un milione di dollari. Oggi Outlaw è tra i senza contratto. Se son rose fioriranno...

 

"MA NON È ANCORA FINITA..."

Cercasi Paspalj disperatamente dopo tre mesi di delusioni. "Vorrei arrivare fino in fondo. Il problema è trovare confidenza con la squadra".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 03/12/1998

 

Cercasi Zarko disperatamente. Una pellicola che lo stesso Paspalj potrebbe interpretare. E che probabilmente vorrebbe interpretare con i panni del protagonista, e non con quelli del comprimario. L'ambasciatore di Jugoslavia non accampa alibi di comodo, né tantomeno si nasconde dietro risposte di circostanza. È il primo a sapere che il suo rendimento finora è stato insufficiente. E che Bologna non ha ancora visto il vero Paspalj.

Come va, Paspalj?

"Bene. Ma forse dire così così è meglio".

Fino a questo momento non è stato all'altezza della sua fama e del suo prestigioso passato.

"Sono il primo a rendermene conto. Mi manca ancora il ritmo nonostante sia qui da tre mesi. Bologna non ha visto il vero paspalj e questo francamente mi dispiace".

Un suo predecessore, Savic, l'ha difesa. Ci ha spiegato che in Grecia lei era uno dei migliori realizzatori. Preferirebbe avere qualche opzione più in attacco?
"Non credo che il problema sia quello. Non sarebbe qualche conclusione in iù a modificare la situazione".

Rispetto a Savic, però, lei ha qualche difficoltà in difesa.

"Non è questione di forma, di condizione o di atteggiamento mentale. Mi manca, invece, una maggior confidenza con la squadra. Confidenza che matura solo con il tempo, giocando molto insieme".

Almeno un'attenuante, però, ce l'ha: la Virtus ha subito diversi infortuni. La squadra non è mai stata messa nelle migliori condizioni per esprimersi.

"È vero. Da questo punto non siamo stati molto fortunati perché la sorte si è accanita contro di noi privandoci, di volta in volta, di alcuni elementi importanti. Ma il bilancio della Kinder mi sembra positivo. I risultati sono arrivati, a dispetto delle difficoltà. Non è arrivato ancora il vero Paspalj, e questo ovviamente mi dispiace".

Bologna è una città "piccola" che vive in simbiosi con la pallacanestro. E spesso ci sono spifferi, voci. Si parla insistentemente di Divac. È un peso per lei?

"Assolutamente no. Sono un professionista, fa parte del gioco. Credo sia giusto che la Virtus si guardi intorno alla ricerca di giocatori importanti. Perché questa è una società importante. Mi sembra normale che uno cerchi sempre il meglio".

E questo non condiziona il suo rendimento?

"No. Ripeto: sono un professionista e questi aspetti fanno parte della pallacanestro. La Virtus può tagliarmi e cercare altre soluzioni".

Le hanno paventato questa eventualità?

"No".

E se questo un giorno accadesse?

"È nel diritto della Virtus perché la pallacanestro è fatta così. Sono il primo a riconoscere le difficoltà del mio ambientamento. Sono venuto alla Virtus perché questa è una società dalla grande tradizione con obiettivi ambiziosi. E voglio mettermi al servizio di uesta squadra".

Ma nel futuro di Paspalj, considerando le voci e il suo rendimento, c'è ancora la Kinder?

"Me lo auguro. Mi sto allenando proprio per questo. Perché vorrei arrivare fino in fondo con questo gruppo. E vincere. Perché mi sembra che la Virtus abbia tutte le carte in regola per pensare in grande".

"SONO TRISTE MA SOLLEVATO"

Questa sera a Verona l'addio di Zarko Paspalj

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 20/12/1998

 

Non metterà più piede in campo per almeno sei mesi. Oggi chiude con la Kinder a Verona, ma resterà qualche giorno a Bologna poi tornerà dalla madre, in Montenegro. Si allenerà in solitudine ma, fino alla prossima stagione, non accetterà alcuna offerta.

Fin troppo facile fare dell'ironia su Paspalj. Ma la realtà è che Zarko, tanto come giocatore (anche se non è riuscito a esprimersi) quanto come uomo merita il massimo rispetto. La Kinder perde un giocatore ma, soprattutto, una persona straordinaria. "Da un lato - commenta il montenegrino dopo l'ultimo allenamento - sono triste, dall'altro, invece, mi sento sollevato. Sono triste perché si chiude  questa avventura e perché mi ritengo responsabile di questo fallimento. Sono arrabbiato con me stesso per non aver sfruttato questa opportunità che mi era stata offerta. Mi sento sollevato, invece, perché la Virtus potrà trovare un elemento migliore, mentre io penserò a ritrovare la  mia strada".

Non c'è traccia di polemica nelle parole di Zarko. Nemmeno un briciolo di ironia. "Sono e resto un tifoso della Kinder. Resterò a Bologna ancora qualche giorno, poi tornerò in Montenegro". Là, dove l'aspettano la mamma e il fratello per piangere quel papà scomparso improvvisamente. Ne parla a bassa voce, Zarko, ancora sotto choc per quel lutto inatteso. "Aveva 62 anni - racconta - stava benissimo. Mai avuto un problema, era in perfetta forma. Stava parlando con alcuni amici. Ha fatto un sosporo e...".

Un 1998 che non dimenticherà tanto facilmente. "Tornerò in febbraio - insiste - perché avevo preso casa e ci sono ancora alcune pratiche da sbrigare. Ora me ne torno in Montenegro e per almeno sei mesi stacco. E farò il tifo per la Kinder".

Un campione, un uomo coraggioso che qui... "Mi è mancata la necessaria confidenza - sottolinea - quella che ti permette di essere al posto giusto al momento giusto. Andavo molto meglio in allenamento che in partita dove i tiri e le conclusioni pesavano di più. Mi dispiace, lo dico sinceramente, perché a Bologna ho trovato un'ottima società e un gruppo di amici che hanno cercato di aiutarmi. Mi dispiace perché avrei voluto dare qualcosa a questo gruppo".

Potrà farlo oggi, perché i due punti di Verona conteranno parecchio. Da uomo orgoglioso Zarko farà di tutto per lasciare almeno un buon ricordo a questa Kinder.

...

 

FORGOTTEN SONS: IL MARCHIO DI ZARKO

di Carlo Perotti - http://www.dailybasket.it/rubriche/forgotten-sons-il-marchio-di-zarko/ - 04/11/2014

 

Zarko Paspalj è stato a pieno merito uno dei grandi esponenti della terza grande ondata di talenti jugoslavi dopo la prima di Gergia, Cosic e Slavnic e la seconda di Kicanovic, Delibasic e Dalipagic. Ma se l’appassionato pensa a quella terza leva viene naturale ricordare Toni Kukoc, Drazen Petrovic, Predrag Danilovic forse qualcuno si azzarda ad arrivare a Dino Radja o Vrankovic ma non tutti ricordano Paspalj. Eppure come talento puro potrebbe stare nei primi dodici all time del basket slavo, purtroppo per lui quanto ad indolenza e vizi fuori dal campo è secondo solo al già citato Mirza Delibasic.

Zarko era una delle migliori reincarnazioni della filosofia del nadmuddrivanje suparnika ovvero della goduria serba non solo nel vincere ma nell’umiliare ed irridere l’avversario con astuzie e giochetti, quel suo occhio perso ma pungente ed il suo mezzo sorriso erano sempre pronti a colpire il suo avversario diretto. Zarko era un giocatore serbo al 100%. Ed era un dannatissimo mancino, di quelli che mandano fuori ritmo il difensore e fanno della balistica una scienza inesatta. Ma era pure veloce, bravissimo a scappare in contropiede, e coordinato. E stiamo parlando di un’ala di 2.07. Narra poi la leggenda che Paspalj non si lavava il giorno prima della partita per dare fastidio all’avversario, non siamo in grado di confermarlo ma certamente era un attaccante immarcabile.

Palje, il suo soprannome, nasce a Pljevlja in Montenegro, la stessa città di Boscia Tanjevic, il 27 marzo del 1966 ma a soli dieci anni si trasferisce con la famiglia a Podgorica dove comincia a giocare nelle giovanili del Buducnost. Ed il ragazzo è bravo tanto da far parte delle rappresentative giovanili della Jugoslavia ed esordire a soli 17 anni facendo così bene che il suo coach coach Cedomi Djuraskovic decide di inserirlo a pieno titolo con la prima squadra.

Nel 1986 Paspalj è praticamente ceduto al Bosna Sarajevo ma con una mossa a sorpresa il grande Dragan Kicanovic, ex super stella del Partizan ed allora direttore sportivo, lo “rapisce” e lo porta a Belgrado per inserirlo in un super gruppo che già annoverava talenti come Sasha Djordjevic, Slavisa Koprivica, Milanko Savovic e Goran Grbovic a cui vennero aggiunti quell’estate Vlade Divac, Ivo Nakic, Zeljko Obradovic ed appunto Paspalj. Sono i semi dello sbocciare di una nuova grande generazione di giocatori jugoslavi ed il Partizan presto arriva al top nel campionato slavo duellando col Cibona di Drazen Petrovic ma vincendo subito il campionato 86/87 battendo in finale la Stella Rossa che clamorosamente aveva eliminato il Cibona in semifinale. Nel 1988 al McDonald’s Open con la sua nazionale assieme a Vlade Divac incanta gli scout NBA portando a spasso Larry Bird ed i suoi Boston Celtics nei primi minuti della gara mentre nel 1989 vince la Coppa Korac battendo in finale la Wiwa Vismara Cantù, nella gara di andata Zarko è irresistibile nei primi minuti ma poi commette subito quattro falli che lo mettono fuori partita ma al ritorno ne mette 22 per coadiuvare i 30 di Divac nel trionfo dei Belgradesi.

L’estate successiva arriva la prima grande migrazione di giocatori europei verso la NBA assieme ai sovietici Marciulonis e Volkov e gli amici Petrovic e Divac. Zarko finisce agli Spurs e nel suo unico anno a San Antonio nasce la leggenda. Era stato Greg Popovich, di origine pure lui jugoslava ed all’epoca vice di Larry Brown, a convincere il management degli “speroni” a puntare su Paspalj e nei primi giorni della sua avventura texana il nostro eroe vive a casa di Pops che scopre che il suo giovane virgulto fuma come un turco, ben tre pacchetti di Marlboro al giorno. Ai primi allenamenti poi si presenta da coach Brown e nel suo terribile inglese gli dice “Hey coach! No defense, only offense!” e riceve come risposta “No play, only bench…” La sua stagione Americana è un disastro, gioca poco e produce solo 2.6 punti in 6 minuti di gara… lo mandano anche da un’ipnotista per farlo smettere di fumare, il risultato è meraviglioso e dopo una sola seduta si presenta sul bus con la bocca strapiena di cioccolato invece di sigarette. Durerà poco.  Dura molto invece il suo amore per la pizza, la mangia anche cinque volte alla settimana e sogna di aprire un Pizza Hut a Belgrado. Prima dei play off viene tagliato per fare posto a Mike Mitchell, in arrivo da Brescia ma nello spogliatoio di San Antonio Zarko col suo inglese biascicato e le sue stravaganze è un idolo e Terry Cummings, eccellente cantante peraltro, cambia la canzone di Zorro trasformandola in “The Mark of Zarko” in un instant classic della musica popolare che vi riproponiamo:

Onto the floor when the Spurs need to score,

Comes a forward known as Zarko,

When the game gets tight,

The opponents take flight,

When they catch the sight of Zarko,

They say from Europe he came,

To play the American game,

The Z in his name is for Zarko,

Zarko, the hoopster they all come to see

Zarko, who’s known by the sign of the Z

Quando poi i manager degli Spurs vanno a sistemare il suo appartamento abbandonato entrando scoprono che il nostro eroe vi aveva sistemato solo un letto, un tavolo da bigliardo, lasciando diversi cartoni di pizza ed una gran puzza di fumo. Ma se nella NBA è un disastro in nazionale con Toni Kukoc forma una coppia di ali troppo versatili e talentuose e la Jugoslavia vince gli Europei nel ‘89 e ‘91 (in Italia a Roma contro l’Italia battuta 88-73) ed i mondiali del ‘90 in Argentina. Lo zenith dei plavi prima della guerra e della disgregazione di quella meravigliosa generazione di campioni.

Paspalj torna per un anno al Partizan, vince la classifica dei cannonieri ma perde in finale con al Jugoplastika Spalato di Dino Radja  viene chiamato però l’anno successivo al Pireo all’Olympiacos dove migliaia di tifosi lo attendono all’aeroporto come un novello nume pagano. L’impatto di Paspalj sul basket greco è clamoroso, probabilmente nessun giocatore straniero ha mai avuto un impatto simile ed il solo Nikos Galis, l’uomo-dio giunto dagli States per propagandare il basket nella terra di Omero, ha avuto maggiore importanza. Ed i primi anni al Pireo sono da leggenda, nei Reds viaggia a 33.7 punti a partita in una squadra che annovera campioni come Walter Berry, Dragan Tarlac, Panagiotis Fassoulas, Giorgos Sigalas e Milan Tomic.

Nella stagione 1993-94 l’Olympiacos raggiunge per la prima volta le final four, batte in semifinale gli arcirivali del Panathinakos 77-72 con 22 punti di Paspalj ma nella finale contro lo Juventud Badalona perde 59-57, Palje segna 16 punti in una gara a basso punteggio ma sbaglia due liberi, la sua tecnica dalla lunetta è sempre stata bizzarra ma efficace, nell’ultimo minuto ed il tiro sulla sirena che avrebbe portato la gara ai supplementari. Poche settimane dopo in una gara del campionato greco farà 23 su 23 dalla lunetta…Ma le cose all’interno del club biancorosso si sono fatte tese per il montenegrino e compie allora il peggiore dei tradimenti passando proprio al Panathinaikos, al primo derby in coppa di Grecia gioca una gara orrenda da 3 punti con 1-12 dal campo ed i tifosi dei Reds lo sotterrano di insulti, fischi ed altro, come risposta Paspalj segna tre triple nel primo minuto del successivo derby in campionato.

Col Pana però il gioco di Paspalj conferma di esser in fase calante, le sue percentuali di tiro già nella stagione precedente coi Reds erano in calo, le percentuali dalla lunetta, forse anche inconsciamente per il fatale 0-2 della finale di Eurolega, scendono sotto il 50% e Zarko decide di cambiare lo stile di tiro ma anche il tiro dalla distanza diventa una rarità. Segna 19 punti a partita ma il Pana fallisce tutti i suoi obbiettivi perdendo proprio con l’Olympiacos attirandosi le ire pure del Gate 13  con entrambe le tifoserie, per una volta unite, contro di lui agli Europei di Atene l’estate successiva. Passa poi al Panionios, al Racing Parigi e torna all’Aris Salonicco in Grecia ma ormai è in caduta libera, trascinato in basso dai suoi vizi e dagli infortuni.

La sua ultima chance è alla Virtus Bologna nel 1998 dove arriva tra mille speranze ma viaggia a 5.4 punti e 3.7 rimbalzi e viene cacciato da un esasperato Messina che dichiara: “Lo confesso, sono molto preoccupato. In questa situazione di emergenza, con tanti acciacchi e malanni che a turno hanno colpito quasi tutto l’organico, sarebbe importante che Paspalj desse qualche segno di vita, se non sotto l’aspetto tecnico almeno nell’atteggiamento. E invece è il primo a scoraggiarsi, non reagisce e anche per noi diventa più difficile sostenerlo e aiutarlo in campo. In passato, alcuni stranieri discussi, come Bill Wennington e Joe Binion, avevano sopperito con la disponibilità mentale alle loro lacune tecniche e di forma, riuscendo alla fine a salvare il posto. Invece Paspalj non si scuote, non dà segnali in questo senso” qualche giorno prima del suo taglio…

Ad appena 32 anni la sua carriera è finita. Nel marzo del 2001, a soli 35 anni, Zarko ha il primo dei suoi tre infarti a causa dei quai deve sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico. Ma non smette di fumare… ha solo un po’ ridotto il numero di sigarette. Diventa Team Manager della nazionale del Montenegro ma nel 2005 si dimette, investe invece parte dei soldi guadagnati nella sua carriera in un Aqua Park che doveva sorgere a New Belgrado ma che viene poi costruito a Novi Sad, nel 2007 esce da questo business e decide di stare più vicino alla sua famiglia, sempre con una sigaretta in bocca e quel mezzo sorriso beffardo.