KLAUDIO NDOJA

Ndoja in palleggio (foto tratta da corrieredibologna.corriere.it)

nato a: Scutari (Albania)

il: 18/05/1985

altezza: 201

ruolo: ala

numero di maglia: 13

Stagioni alla Virtus: 2016/17

biografia su wikipedia

nato a: Sassari

il: 05/05/1995

altezza: 184

ruolo: playmaker

numero di maglia: 0

Stagioni alla Virtus: 2016/17

statistiche individuali

 


 

KLAUDIO NDOJA: SONO UNA PEDINA, TORNERÒ SENZA ROVINARE GLI EQUILIBRI. IL PRIMO POSTO NON È UN CASO, CREDO POTREMO RESTARE TRA LE PRETENDENTI FINO ALLA FINE

tratto da bolognabasket.it - 27/12/2016

 

Klaudio Ndoja, che giovedì tornerà in campo dopo un’assenza durata praticamente tre mesi, è stato intervistato da Luca Muleo su Stadio.
Ecco le sue parole:

Praticamente ho saltato quasi tutta l’andata, spero di rientrare e fare le mie cose, l’importante è stare bene.

In teoria, lei è un complemento perfetto di questa squadra. A dir la verità sono una pedina, anche senza di me gli altri hanno svolto un ottimo lavoro. I ragazzi hanno fatto bene, questo vuol dire maturazione, saper affrontare le difficoltà, se consideriamo che io sono uno del quintetto all’interno di una pallacanestro che il nostro allenatore fa girare sui “vecchietti”, per poi avere freschezza panchina. Sono stati bravissimi, così quando entrerò io, non rovinerò gli equilibri e l’alchimia già esistenti.

Ha avuto paura di vivere una stagione maledetta? C’è solo il dispiacere di non poter giocare, prima di non trovare una soluzione. Paura per queste cose non ne ho.

Il suo rientro come cambierà la squadra? Io devo aggiungere qualcosa in più, non devo cambiare nulla e non sarebbe giusto di fronte ai risultati. Posso, grazie all’esperienza, gestire con lucidità e facendo la scelta giusta, i momenti decisivi.

Derby? Il derby è unico, sono partite in cui molto dipende dai momenti di forma e salute vissuti dalle squadre. Si azzera tutto. Io non l’ho mai giocato, sono felicissimo di esserci. Sarà un clima talmente alto a livello d’entusiasmo, che ogni discorso verrà meno. Prevarrà la voglia di vincere.

Prima li guardava i Virtus-Fortitudo? Chi non ha mai visto il derby? Fa bene a tutti, a noi, alla città, al movimento. Mi sento fortunato a poterlo giocare.

Il primo posto in classifica vi dà autostima. La pressione non c’è? La soffriamo poco perché intanto non ce la mettiamo addosso. Non abbiamo l’obbligo di vincere tutte le partite, c’è il progetto di far giocare i giovani e allo stesso tempo far bene. E’ il nostro modo di pensare: ogni volta in campo puntiamo a vincere solo quella partita. E poi c’è l’incoscienza dei giovani, che la pressione non la sentono.

Come sono tornati dagli Europei? Li invidio, prima di partire gli ho detto che devono essere felici a indossare la maglia dell’Italia, di rappresentare il loro paese. Gli darà una carica in più, sì magari non saranno freschissimi, ma sono giovanissimi e non faticheranno.

Quando si potrà dire che la Virtus è da promozione? Cosa si può e cosa non si può dire, lo decide il campo. Il primo posto non è un caso, siamo lì tra le pretendenti, credo che ci potremo restare fino alla fine.

Il proposito per l’anno nuovo? Continuare a vincere come nel 2016.

Usciamo dal basket, la sua storia di emigrante è nota, cosa pensa del legame fra terrorismo e accoglienza? La strada è una sola, quella della legalità. A Milano vicino a dove abito io, in via Padova, la situazione è pesantissima da tanti anni. In certi quartieri si creano piccoli ghetti, e questo non porta nulla di buono. Io sono arrivato illegalmente, poi sono diventato italiano. L’unica possibilità di integrare è nella legalità. Bisogna distinguere tra chi viene qua per cercare un futuro migliore e chi, senza scappare da guerre o situazioni difficili, vuole solo vivacchiare. Questi devono essere rimandati indietro.

A Bologna che città ha trovato? Una città aperta, con tutti i problemi dei grandi centri. Bisogna partire dalle situazioni di disagio.

Ce la faremo? Bisogna farcela per forza. Altrimenti poi accadono le cose che vediamo in questi giorni.

"CINQUE MESI DA INCUBO, ORA SONO TORNATO"

tratto da www.virtus.it - 04/03/2017

 

“Sono stati cinque mesi da incubo, ma ora sono qui, sono tornato in campo e sono felice”. Parola di Klaudio Ndoja, che aspettava questa serata ormai da troppo tempo. “Aspettavo da tempo questo giorno, e adesso guardo soltanto avanti”.

“Questa squadra ha nel dna la volontà di cercare sempre la vittoria, di provarci comunque. Oggi abbiamo giocato bene, ci siamo divertiti e i giovani hanno avuto buoni minutaggi, il che è importante. Ma domani ci aspetta Trieste, una squadra tostissima. Li abbiamo visti, sono forti, atletici, giocano forte in difesa e attaccano di squadra. Del resto, ormai di gare facili non ce ne sono più”.

 

NDOJA: "NON CI HA REGLATO NIENTE NESSUNO E NON SIAMO QUI PERCHÉ FORTUNATI. SI LAVORA DIECI MESI PER FARE BENE AI PLAYOFF"

tratto da bolognabasket.it - 21/04/2017

 

Le parole di Klaudio Ndoja, intervistato su Radio Bologna Uno nel corso di Virtus Daytime.

Il derby ha lasciato strascichi? Non abbiamo subito il colpo dopo la sconfitta di venerdì perché la squadra viene da un percorso tecnico e mentale di nove mesi, in cui siamo stati sempre primi e siamo ancora lì nei primi. Penso che una partita non ci destabilizzi, anche se era una partita importante in cui non abbiamo giocato come sappiamo ma l’importante arriva adesso.

La Virtus sabato si gioca il primo o il secondo posto, grazie a cosa siete arrivati a questo punto? Sicuramente il gruppo, il gruppo è la nostra forza, sappiamo che con il lavoro che abbiamo fatto siamo arrivati fin qui. Non ci ha regalato niente nessuno e non siamo qui perché fortunati o altro, abbiamo puntato su quello che in questi mesi si è fatto in campo. La nostra forza è il lavoro quotidiano e se vogliamo andare avanti dobbiamo continuare su questa strada, indipendentemente da aiuti di qualsiasi tipo. L’importante è pensare al nostro quotidiano e al nostro lavoro.

Cosa ha ancora da migliorare questa Virtus? Sicuramente l’atteggiamento che ci ha fatto perdere il derby di venerdì, perché siamo partiti male; poi anche la continuità in trasferta, perché nel girone di ritorno in trasferta abbiamo fatto fatica e in un campionato come questo devi andare a vincere anche nei campi più difficili. Questo è l’ulteriore passo da compiere.

Uno sguardo alla possibile griglia playoff? Sarei bugiardo se dicessi che non lo abbiamo dato ma penso che tutti lo abbiano fatto. Non so cosa sia meglio o peggio, stare in una o nell’altra parte del tabellone. Noi però dobbiamo pensare a vincere la partita di sabato, poi i calcoli li facciamo dopo la gara: fino ad adesso abbiamo ragionato partita dopo partita ma ora bisogna anche ragionare in ottica playoff, perché è la parte della stagione più bella ma anche più dura. Si lavora dieci mesi per far bene ai playoff.

Com’è cambiato il vostro modo di lavorare da inizio stagione ad oggi? Per forza di cosa ora non possiamo allenarci come ad ottobre o novembre, anche perché adesso le partite ravvicinate si preparano in maniera totalmente diversa. Un lavoro che cambia in base al periodo dell’anno: ora conta allenarci un’ora ma con moltissima qualità, magari ad inizio anno contava più la quantità. Da adesso in poi dovremo essere brillanti anche in allenamento.