STAGIONE 1976/77

 

Serafini, Driscoll, Pedrotti

Martini, Villalta, Peterson, Bertolotti, Antonelli

Sacco, Caglieris, Valenti

 

Sinudyne Bologna

Serie A1: 1a classificata prima fase su 12 squadre (19-22)

Poule scudetto: 2a classificata su 4 squadre (4-6)

Play-off: finalista (2-5)

Coppa Europa dei Campioni: 2a classificata girone E su 4 squadre (3-6)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Carlo Caglieris P 1951 178 ITA  
5 Piero Valenti P 1956 183 ITA  
6 Massimo Antonelli G 1953 196 ITA  
9 Mario Martini A 1954 200 ITA  
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA  
12 Terry Driscoll C 1947 202 USA  
13 Luigi Serafini C 1951 210 ITA  
15 Gianni Bertolotti A 1950 199 ITA  
  Mario Porto A 1959 203 ITA  
  Marco Pedrotti C 1956   ITA  
   Massimo Sacco G 1953   ITA  
  Ugo Govoni C 1959 205 ITA  
  Francesco Cantamessi P 1958 192 ITA  
             
  Dan Peterson All     USA  
  John McMillen ViceAll     USA  
  Ettore Zuccheri ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali d ella stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

La stagione con lo scudetto sul petto ha un preludio col botto, l’arrivo in bianconero di Renato Villalta, affermatosi nel Duco Mestre. Porelli lo porta a Bologna per 400 milioni di lire, una cifra notevole per l’epoca. Parte in prestito ai cugini Marco Bonamico. Il precampionato è sfavillante, cinque tornei vinti con 15 vittorie in quindici incontri, più altre due vittorie in amichevole contro Fortitudo e Pesaro: 17 su 17!

La partenza in campionato non è da meno: subito vittoria a Cagliari di un punto, poi battuta Gorizia, Forlì sul neutro di Imola con 27 punti di Bertolotti e 20 di Serafini, poi la vittoria nel derby e la conquista di Cantù, 92-90 con un tap-in di Serafini sulla sirena; seguono la vittoria sulla Reyer, quella di Siena e in casa contro la Snaidero Udine di due punti dopo una faticosa rimonta; 8 vittorie nelle prime otto partite. I patemi contro Udine non erano casuali, segue infatti la prima sconfitta a Roma e subito dopo quella in casa contro Varese. Ma poi riprende la marcia bianconera che la vedrà vincente in tutte le partite ad esclusione del ritorno a Varese, dove i bianconeri perdono di tre punti. Spiccano in questa cavalcata i 122 punti rifilati a Forlì e i 118 alla Xerox Milano, il derby di ritorno e la vittoria di due punti a Venezia. La Virtus conclude trionfalmente al primo posto con 19 vittorie e tre sconfitte, con 8 punti di vantaggio sulla coppia Varese - Cantù. Questo piazzamento però arreca solo un accoppiamento favorevole nel girone successivo, con la seconda classificata, Varese, e le due provenienti dall’A2, Gira Fernet Tonic Bologna e Olimpia Cinzano Milano. Infatti questo abbinamento se lascia presagire un passaggio abbastanza agevole in semifinale non dà alcun altro vantaggio, perché il fattore campo per i successivi playoff di semifinale e finale saranno attribuiti in base alla vittoria nel girone: in sintesi la Virtus non ha alcun vantaggio rispetto a Varese. Questa fase a gironi è caratterizzata dalla presenza di ben tre squadre bolognesi, è infatti presente anche la Fortitudo piazzatasi quarta nella prima fase. In realtà la strada della Virtus si presenta subito più ostica del previsto: priva dell’infortunato Bertolotti cede in casa di 4 punti al Gira e dopo la sconfitta successiva di Varese si trova al palo mentre i lombardi e i concittadini del Gira hanno 4 punti. Insomma una strada in salita dopo un terzo del girone. La vittoria contro il Cinzano a Milano in concomitanza con la sconfitta del Gira contro la Mobilgirgi a Varese fa da preludio al decisivo incontro di ritorno contro il Fernet Tonic a Reggio Emilia (in realtà il Gira aveva giocato la serie A2 di sabato al palazzo dello sport, ma per i playoff la presenza delle tre squadre bolognesi impone questo trasferimento di sede di gioco per il Fernet). La partita molto battagliata vede prevalere le Vu nere di 9 punti, ribaltando anche la differenza canestri. Nella successiva partita in casa contro Varese la Virtus si fa ingenuamente rimontare nei secondi finali ed è costretta ai supplementari, dove però domina e vince di nove punti garantendosi come seconda l’accesso alle semifinali con una giornata d’anticipo grazie alla sconfitta del Gira a Milano. L’ultima giornata vede i bianconeri battere il Cinzano e raggiungere Varese sconfitto dal Fernet Tonic, ma i giochi erano ormai fatti in quanto per differenza canestri nei confronti diretti il girone è vinto dalla Mobilgirgi davanti alla Virtus. Il Gira concluderà al settimo posto ma dopo aver sognato l’accesso alle semifinali, dove invece arrivano le altre due compagini bolognesi. Alla Virtus in semifinale tocca Cantù, vincitrice dell’altro girone. Gara uno in Brianza è senza storia a favore dei padroni di casa, ma a Bologna si ribalta tutto e trionfano le Vu nere con un divario ancora superiore. Si rende necessaria la bella in programma il lunedì di Pasqua a Cantù in diretta Rai. Comanda Cantù nel primo tempo con margini superiori ai dieci punti, poi la rimonta della Virtus fino alla parità. A 10 secondi dalla fine due liberi per Antonelli, segna il primo e Serafini schiaffeggia il rimbalzo sul secondo libero permettendo alle Vu nere di conservare palla e la preziosa vittoria che garantisce l’accesso alla finale. Lo stesso copione sembra ripetersi nella prima gara di finale contro Varese che ha superato la Fortitudo. Lombardi avanti e rimonta della Virtus, ma il concitato finale stavolta è sfavorevole ai bianconeri. La gara di ritorno ha meno storia, la Mobilgirgi vince e conquista lo scudetto nonostante i tentativi di Peterson di mescolare le carte, che giunge fino a far giocare Antonelli playmaker.

Una Virtus troppo debole in trasferta, dove perde di misura al Pireo e a Bucarest oltre che nettamente a Tel Aviv, viene eliminata giungendo solo seconda nel girone di Coppa dei Campioni, togliendosi però la soddisfazione di battere tutti in Piazza Azzarita e soprattutto di infliggere l’unica sconfitta del girone ai futuri campioni del Maccabi.

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

"Forse sarebbe necessario un grosso giocatore" aveva detto a Giganti del basket l'avvocato Porelli prima che terminasse l'anno del sesto titolo "per fare una squadra realmente da scudetto. Quale giocatore? Se Meneghin non è cedibile dico Villalta e scopro l'acqua calda. Lotteremo fino all'ultimo per assicurarci questo giocatore". Puntualmente Porelli lotta fino all'ultimo e la spunta lui. Villalta è della Sinudyne, Villalta indosserà la maglia bianconera. A Mestre vanno Tommasini, Generali e danari. Intanto anche Bonamico emigra in prestito,ma solo di poche centinaia di metri, alla Fortitudo, per avere più spazio. Bologna vive un periodo, l'ennesimo periodo, di autentica indigestione di basket. Ad ogni angolo di strada, in ogni bar, in ogni salotto, il basket è di casa e la fa da padrone. Bologna presenta 3 formazioni di vertice: l'Alco con McMillen allenatore e l'oriundo Rafaelli e il Gira Fernet Tonic rapidamente tornato ai vecchi fasti (altrettanto rapidamente ne scomparirà) che spende e spande comperando Bariviera e puntando ai play-off dalla A2. Poi c'è la Virtus, che quasi obbligatoriamente, punta al titolo. è l'anno di Villalta, di "Mister 400 milioni" come viene subito etichettato.

Tutto bene dunque? Mica tanto, visto per esempio che la Virtus si fa cacciare fuori dalla Coppa dei Campioni in maniera abbastanza rapida nei quarti di finale, senza aver vinto un solo incontro in trasferta. Non mancano le polemiche sul fatto che la Virtus (leggi Porelli) non ha voluto ingaggiare uno straniero per la Coppa Europa e neppure partecipare alla caccia all'oriundo, che peraltro ha portato sulla penisola alcune bufale, ma anche qualche discreto giocatore. Nei playoff - la novità di quest'anno - le cose per la Virtus si mettono discretamente quando nei quarti di finale riesce a mettere fuori la Forst andando a vincere a Cantù il terzo incontro. Ma i vecchi marpioni della Mobilgirgi questa volta sono attentissimi (Peterson l'aveva ricordato "Quest'anno non potremo far sorprese, tutti ci aspetteranno con il fucile puntato") e vincono con una certa autorità (82-77 e 91-79). Finisce tutto proprio a Bologna, con il pubblico che dimostra il suo stile come racconta Dario Colombo su Giganti: "Aldo Ossola dava l'ennesima lezione, Gamba è portato in trionfo, Morse è in lacrime, il pubblico è in piedi ad applaudire i vincitori. La Sinudyne ha dimostrato anche nella sconfitta di avere i mezzi per rilevare e gestire nei migliori dei modi l'eredità di classe, di potenza, di gioco, che per tutti questi anni è stata dei varesini". Qualche mese prima Gianfranco Civolani aveva scritto: "Amici che siete sui quarant'anni, ricordate quel favoloso 1956? la Virtus tricolore, il Gira quarto e il Morini settimo. Che tempi, she stupendi tempi. Ma forse ci siamo di nuovo". Civolani non indovina proprio tutto, ma quasi. Infatti la Virtus è seconda, la Fortitudo Alco è terza e il Gira Fernet Tonic arriva ottavo. Il conto, quasi, torna. Anche se i tifosi delle Vu nere avrebbero preferito che Civolani avesse indovinato tutto, proprio tutto.

SINUDYNE-MOBILGIRGI del 24/07/1977

Giganti del Basket - Aprile 1983

 

La Mobilgirgi di Sandro Gamba, forse la squadra più forte che il campionato abbia mai espresso, ha appena perso la finale di Coppa Europa a Belgrado contro gli israeliani del Maccabi. Eccesso di presunzione? O non sarà invece arrivato - suggerisce qualcuno - il tanto temuto punto di rottura per un gruppo di giocatori che sono ormai sulla breccia da oltre dieci anni? La risposta, a questo punto, la può dare solo il campo, e l'occasione è di quelle ghiotte: i playoff per il titolo contro la Sinudyne, quella stessa Sinudyne che l'anno precedente, all'indomani della vittoria in coppa ad Aversa, è andata a vincere il suo scudetto proprio a Masnago. E, in effetti, il primo round dei playoff non fa che accrescere questo sospetto: la squadra vince, è vero, ma per il rotto della cuffia, approfittando più della sbandata finale dei bolognesi che per effettivi meriti propri. Certo, la difesa a zona cui Gamba è costretto a ricorrere per tutta la durata dell'incontro a causa dei molti falli fischiati ai suoi non agevola i piani dei varesini, abituati ad esaltarsi nei confronti individuali: ma è altrettanto vero che la squadra appare svuotata di ogni iniziativa in attacco, incapace di produrre contropiede com'è sua abitudine, sempre più portata ad affidarsi alle mani ed al cuore di Bob Morse, su cui sono concentrate ovviamente le attenzioni della difesa bolognese. La Sinudyne, per contro, appare più organizzata: macina con impressionante regolarità il proprio gioco ragionato, trova in Caglieris l'uomo giusto per tenere sempre in piedi la squadra. "Insomma - dice Peterson - non sottovaluto la Girgi, però per come avevamo giocato a Varese mi sentivo proprio di poter portare a casa due punti a Bologna per poi giocarci tutto la settimana dopo a Varese".

C'è solo un fatto di cabala - qualcuno dice anche di logica - a far sperare l'ambiente varesino: mai Ossola e compagni hanno offerto più di due prestazioni disastrose consecutive, per cui l'incontro di Bologna dovrebbe essere l'occasione buona per rivedere all'opera il carro armato di sempre. E ansimante, cigolante, dopo una messa in moto durate venti minuti, quelli del primo tempo, il carro armato alla fine si è mosso e ha travolto come nelle giornate migliori ogni ostacolo. Davanti al canestro varesino il muro di braccia e di gambe messo su dai giocatori della Girgi ha chiuso sistematicamente ogni varco ai campioni d'Italia incapaci di trova il bandolo di una matassa per loro sempre più ingarbugliata. Innanzi a tutti, protagonista, artefice numero uno della vittoria, Aldo Ossola, 32 anni, dava l'ennesima lezione di stile ai seimila spettatori accorsi al palasport bolognese. Finiva con gamba portato in trionfo, con Bob Morse in lacrime, con il pubblico in piedi ad applaudire. Novantuno a settantanove il risultato finale, con i soliti 33 punti di Bob Morse, ma anche i 18 di Zanatta, i 16 di Bisson, gli 11 di Ossola. "Fu la dimostrazione che quello di Belgrado contro il Maccabi era stato un tragico infortunio - ricorda oggi Sandro Gamba - e che in realtà noi eravamo ancora uno squadrone di tutto rispetto, perché battere quella Sinudyne, soprattutto a Bologna, non era proprio un'impresa facile".

 

Antonelli porta un blocco per Bertolotti, sotto gli occhi di Serafini, durante in derby

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

Scudetto appena vinto, e Coppa dei Campioni '76-'77 da giocare, arriva a Bologna Renato Villalta, eccellente "prospetto" della Duco Mestre, pivot ferratissimo nello "scivolamento" a canestro, che più tardi diventa implacabile tiratori da fuori. 400 milioni più Tommasini e Generali la contropartita per i lagunari. Con Bonamico prestato alla Fortitudo, l'organico ora si avvale dei play Caglieris, Valenti e Cantamessi, delle guardie Antonelli e Sacco, delle ali Bertolotti, Driscoll, Villata e Martini e dei centri Serafini e Pedrotti.

In Coppa Campioni c'è un'eliminazione prematura ad opera dei soliti israeliani del Maccabi, che ne saranno i vincitori.

In campionato, dopo un trionfale cammino in regular season, stravinta su Varese e Cantù, e un non facilissimo percorso nella poule, arrivano i prodromi dei play-off. La semifinale è contro Cantù, avvantaggiata dai risultati e quindi in casa nella bella, che la Sinudyne vince di un punto (84-83) al Pianella. Ma per Varese, in finale, non c'è bisogno di tre partite: vittoriosa a Masnago per 82-77, la Mobilgirgi passa anche a Bologna (91-79).

Caglieris in entrata contro l'Alco, sotto gli occhi di Driscoll, Sacco e Polesello

Tratto da "Quando ero alto due metri" di Dan Peterson

 

Ogni anno, trovavo un motivo per… non cambiare qualcosa. Oppure, per non aggiungere l'1-3-1. Infatti, l'unico vero cambio (e neanche tanto) che ho fatto nei primi tre anni a Bologna era di spostare l'importanza dell'attacco contro l'uomo da molto doppio stack e poco doppio post alto… al contrario: molto doppio post alto (Schema No. 3) e meno doppio stack basso (Schema 2). Sono rimasto con lo stesso telaio per il 1976-77, perché non volevo buttare via una cosa che funzionava (abbiamo vinto lo scudetto così) e perché non volevo sconvolgere  il nostro nuovo giocatore, Renato Villalta, soprannominato dalla stampa come "Mr. Quattrocento Milioni". In contanti, prestiti, ecc., ci è costato così e volevo vederle nel nostro meccanismo, giocando in una grande squadra.

Mi rendo conto subito che Villalta, in Serie B o in A-2 può giocare sotto canestro. In A-1, però, gioca Dino Meneghin e lui non lascerà fare facilmente a Villalta i suoi scivolamenti. Renato aveva un'ottima sequenza di soluzioni così, ma volevo fare due cose per lui: trovare il minutaggio per lui (in parte sotto, come cambio di Serafini); e aggiungere un'altra dimensione al suo gioco (tiro da fuori). A dire poco, l'esperimento è stato un disastro… all'inizio. Meno male, Villalta era un ragazzo d'oro, e lottava per fare le cose anche se la sua media di 26 punti per partita (in A-2) era scesa a 8 ppg con noi (in A-1). Non ha mai mollato e, apparentemente, non ha mai perso fiducia in sé stesso o in quello che stavamo cercando di fare. Insomma, abbiamo quasi dedicato quest'anno a lui.

Vinciamo la stagione regolare, 19-3. Varese e Cantù sono molto indietro. Poi, vinciamo i quarti di finale in un girone all'Italiana, un quadrangolare, con sei partite. Dobbiamo affrontare Cantù nelle semi-finali. Perdiamo malissimo a Cantù (sì, vantaggio campo loro non per piazzamento nella regular season, ma nei quarti). Sono preoccupato. Anche se vinciamo a Bologna. Il mio vice, adesso, è Ettore Zuccheri, che è stato con noi il mio primo anno. John McMilen era diventato capo allenatore della Fortitudo-Alco, e stava per fare un anno incredibile: 2° posto nella Coppa Korac (c. la Jugoplastika Spalato) e 3° posto nei playoffs (battendo Cantù, 2-0, per il terzo posto). Zuccheri mi dice di togliere Antonelli dal quintetto base e mettere Villalta al suo posto. Non sono d'accordo. Dico: "Siamo già lenti nei loro confronti. Renato non è veloce". Zuccheri: "Alziamo il quintetto". Io: "Non mi piace": Lui: "Coach, dammi retta". Io: "Non sono convinto". Lui: "Proviamo": Io: "OK, per farti capire che è uno sbaglio!". Dopo avere perso per -18 a Cantù, vinciamo per +27 (98-71) a Bologna. Zuccheri aveva ragione… alla grande. Grazie a lui!

La Gara-3, a Cantù, solo è stata drammatica. Come abbiamo vinto, Dio lo sa come, ma passiamo, 84-83. è una di quelle partite in cui ognuno fa qualcosa per vincere. è il primo anno dei Playoffs e noi siamo in finale contro il Varese, che ha appena perso la finale della Coppa dei Campioni, per un punto, contro Maccabi Tel-Aviv. è un momento che dovremo saper sfruttare. Ma facciamo un errore fatale. La formula è strana. Se le due squadre sono 1-1 dopo due gare, si fa la terza, la 'bella' a San Siro, campo neutro. Noi scegliamo di giocare la prima a Varese. Terribile errore. Dovevamo giocare a Bologna, dove avremmo vinto. Loro, dopo il Maccabi, avrebbero avuto una pressione notevole addosso a Varese. Ma loro vincono Gara-1, 82-77. Il momento è fuggito e non lo riprendiamo più. A Bologna, Sandro Gamba, nella sua ultima partita sulla panchina di Varese, ci batte, 91-79, grazie a lui. Come? Semplice. Con il nostro Massimo Antonelli, grande tiratore, in campo, loro giocavano a uomo. Con Antonelli fuori, loro giocavano a zona 2-3. Non c'era neanche da chiamare la difesa dalla panchina. La verità è che ci ha scombussolato la testa e non siamo mai entrati in partita. L'anno, quindi, finisce… almeno per me… in maniera negativa. Siamo stati buttati fuori dalla Coppa dei Campioni dal Maccabi Tel-Aviv con quella maxi sconfitta a Yad Eliau. Il progetto-Villalta, al momento, sembrava un fallimento. Non avevamo preso un secondo americano per la coppa e nemmeno un Oriundo, lasciando alla Fortitudo soffiarci Carlos Raffaelli. E abbiamo perso la finalissima-scudetto. Mi rendo conto che devo cambiare qualcosa nella squadra.

Primo, Renato Villalta deve giocare 30' minimo ogni partita. Secondo, Marco Bonamico, in prestito alla Fortitudo, deve tornare per aiutarci. Terzo, con l'aggiunta del secondo Americano, e con Antonelli in braccio di ferro per il contratto con la società, devo prendere una guardia anche in grado di dare qualche minuto di riposo a Caglieris come play. In questo mosaico, ci sono, in effetti, tre giocatori nuovi: Villalta, Bonamico, e la guardia americana. Qualcuno dovrà fare spazio. La scelta cade su Gigi Serafini, una bandiera della società. Vado a Parma, al ritiro della nazionale, per comunicargli cosa stava per avvenire. Lo accetta con calma. Certo, gli dispiace, ma è stato un professionista. Dice: "Cedetemi alla Mobil Quattro".

L'operazione-guardia è facile: voglio John Roche. Lui è una guardia-play, genio nel gioco a due (con Villalta?), un allenatore in campo, tiratore micidiale, giocatore focoso (anche controverso, autore di alcune risse nell'NBA). Nessun problema. Preferisco avere uno così nella mia squadra che contro. La squadra è fatta: veloce, tecnica, con titolari e sostituti cambiabili. Mi piace molto. Con questa realizzazione, mi rendo conto che un secondo posto è sempre una finale, che il tempo investito in Villalta sarà stato utile se io indovino come sbloccarlo, che l'anno di prestito di Bonamico alla Fortitudo l'ha fatto giocare e maturare, che avremmo potuto fare di più in coppa con un secondo straniero, ma che la scelta di investire quell'esperienza in Villalta darà un beneficio. Mi rendo conto che devo cambiare assetto di gioco. Ormai, le squadre hanno visto il '2' ed il '3' fino a conoscerli come noi. Con due guardie come Roche e Caglieris, decido di fare il sistema che ho sempre amato: due guardie, due ali ed un post alto, schieramento 2-3. Quello di Bamey Oldfield, John Wooden, Forddy Anderson, Adolph Rupp, Red Auerbach e Ray Meyer. Ora ho la squadra per farlo.

Avevo già sperimentato con due tipi di pressing nei primi quattro anni a Bologna: un 2-2-1 zona pressing a tutto campo il mio primo anno; l'1-3-1 in brevissimi tratti (insomma quasi mai) il mio terzo anno e all'inizio del quarto. Decido di non fare né l'uno né l'altro all'inizio dell'anno. Voglio trasmettere fiducia nel nuovo sistema di gioco, lavorare con i fondamentali in difesa. Sono rimasto con gli allenamenti di sempre: martedì = fondamentali di difesa; mercoledì = fondamentali… Anni dopo, vedrò John Roche, ormai avvocato. Gli chiedo: "John, come è stata la scuola di giurisprudenza?" Lui: "Coach, durissima. Un lavoro bestiale. Una noia mortale. Cattiva quasi come… l'allenamento di martedì sulla difesa!" Infatti, John non amava quegli allenamenti per niente. Mi ricordo che, durante l'anno John cercava di convincermi di abbandonare questi sistemi, e mi dice: "Coach, ho imparato tutti questi fondamentali in quinta elementare". Rispondo: "John, benissimo. Allora, sarai d'esempio per tutti!" Al momento, John non vedeva l'umorismo nella mia battuta. Comunque, come ogni coach, preferisco un giocatore di personalità e carattere, come lui. Guardo verso il 1977-78 con ottimismo. Mi piace la squadra: la più tecnica della mia carriera, insieme alla Simac del 1985-86. Poi, una squadra veloce, atletica, con almeno 7-8 giocatori di livello-scudetto. La concorrenza c'è: Milano è tornata in A-1, Varese  sempre Varese, Cantù è sempre Cantù e chissà chi prenderanno come secondo straniero. L'avventura continua.