JARED HOMAN

(Jared William Homan)

Jared Homan al tiro da sotto (foto tratta da www.virtus.it)

nato a: Remsen (USA)

il: 06/03/1986

altezza: 208

ruolo: centro

numero di maglia: 11

Stagioni alla Virtus: 2010/11 - 2011/12

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

HOMAN PROMETTE BATTAGLIA

di Antonio Manco - Il Domani - 09/09/2010

 

La Virtus ha (ri)trovato il suo centro. Ventiquattrore di attesa non programmata, quindi la presentazione ed il trasferimento a Tirrenia, per conoscere i suoi nuovi compagni di reparto ed il resto della squadra. Jared Homan fa da ieri parte della comitiva bianconera, cui si augura di poter dare «energia e fisicità, che sono le mie doti principali. Non ho ancora parlato con il coach, ma credo che mi abbiano visto e scoutizzato con cura, per cui mi aspetto che mi chieda di puntare su questi aspetti e soprattutto di creare gioco per i compagni sul piano fisico (206 cm per 112 kg), in entrambe le metà campo ed a rimbalzo». Il suo compito è non far rimpiangere Maggioli e quella sua mano educata dalla media, particolare che il centro uscito da lowa State ha affinato nelle ultime stagioni: «È un fondamentale su cui lavoro da un paio d'anni, la cui affidabilità è cresciuta proporzionalmente alla fiducia nei miei mezzi».

Anni da Top 16 di Eurolega, con la maglia dei Cibona prima (4.6 punti e 33 rimbalzi in 18' di impiego) e con quella del Maroussi poi. I greci lo avevamo rifirmato dopo il buon anno da rookie, dandogli ampio spazio proprio nella principale rassegna continentale, conclusa con una media di 10.2 punti e 5.3 rimbalzi in 22'. Un centro di valore, anche se non di prima fascia, con il vantaggio di un appetibilissimo passaporto bulgaro. Qualche speranza di continuare a sentire Devotion anche in questa stagione, prima della trattativa lampo con cui la Virtus gli ha consegnato la propria maglia numero 11, nonostante la mancanza della ribalta europea: «Quando mi hanno contattato, ero in Bulgaria con la Nazionale: conoscevo la Virtus per la sua immensa tradizione e per il calore dei suoi tifosi e non vi nascondo che tanto interesse mi ha lasciato basito. Ho accettato subito, forte anche dei consigli dei miei amici».

La Nazionale è un capitolo particolare: due mesi di allenamenti e trasferte, ma nessun minuto ufficiale, perché Barchovski gli ha preferito Calloway come naturalizzato: «È stata un'estate difficile, perché ho riposato poco e ho disputato tanti cinque-contro-cinque in allenamento, l'unico tipo di esercizi che trasferte e partite così ravvicinate permettevano. Arrivo a Bologna in buona forma, non ho subito infortuni rilevanti e sono pronto a fare del mio meglio in questa nuova avventura». La prima in Italia, cui si avvicina con le idee molto chiare: «Del vostro campionato so che c'è meno fisicità rispetto alla Grecia (ed infatti il dubbio è se Homan sarà in grado di adattarsi da subito al metro italiano, ndr), ma anche che abbondano i giocatori di talento. Ogni squadra ne ha qualcuno e tutte saranno difficili da battere».
 

HOMAN IL GLADIATORE. È DEL PIVOT VIRTUS LA PRIMA «TRIPLA DOPPIA»

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 14/12/2010

 
Così a Sassari il numero 11 virtussino è rimasto in campo per 33 minuti, commettendo 4 falli, uno ogni 8 giri di lancette. Cifre importanti e che indicano come in un colpo solo Homan abbia ottenuto gli obiettivi che lui stesso si era prefisso arrivando sotto le Due Torri: portare sempre il gioco sul piano fisico sottocanestro e cercare di adeguarsi velocemente al metro arbitrale italiano, impresa tutt’altro che facile, per capire quale contatto sia sanzionato con un fallo personale e quale, invece, sia considerato lecito dal regolamento. In una gara dove la Canadian Solar è riuscita a esprimere al meglio il concetto di difesa "lardiana", Homan e Amoroso hanno costantemente intasato la propria area, mettendo così un vero macigno negli ingranaggi offensivi sardi, ingranaggi che normalmente producono 81.8 punti a incontro e che contro la Virtus, invece, si sono dovuti fermare a 66.

Ha ragione Lardo quando dice che il segreto di questa vittoria scacciacrisi è racchiuso in questa cifra, il dato un po' sorprendente è che la V nera ha mostrato un gioco frizzante, nonostante l’assenza di Poeta, frutto anche degli 11 assist di squadra di cui, guarda caso tre hanno come autore Valerio Amoroso, miglior passatore insieme a Winston. Anche in attacco il centro Homan ha dei meriti non indifferenti che vanno oltre i 21 punti segnati e i 9 rimbalzi offensivi. A esempio dalla lunetta c’è una precisione del 60 per cento (9/15) che è discreta per chi è alto 208 centimetri e pesa 110 chilogrammi. E soprattutto per chi, nelle prime otto giornate, aveva solo il 38 per cento. A voler cercare il pelo nell’uovo si potrebbe dire che in alcuni occasioni avrebbe dovuto schiacciare, anziché affidarsi a qualche appoggio morbido, ma fare una critica dopo una partita chiusa con un 32 di valutazione, è qualcosa che si può etichettare come pretestuoso.

Oggi la formazione allenata da Lardo riprende il suo lavoro in palestra in previsione della gara di domenica quando alla Futurshow Station arriverà l’Armani Jeans Milano. Si ricongiungerà al gruppo anche Viktor Sanikidze, guarito dall’infortunio alla caviglia destra, mentre sarà rivisitato Poeta fermo per un problema muscolare al polpaccio sinistro e rimangono esigue le probabilità che il play campano possa essere a disposizione per domenica. In giornata ci sono controlli pure per Petteri Koponen, a causa di una botta rimediata alla coscia durante l’incontro di Sassari, ma l’incidente non sembra tenere in ansia lo staff medico.

 

SVOLTA HOMAN

«Virtus con più equilibrio cosi darò il meglio di me». Addio crisi «Coinvolto nei calo della squadra, ma con Lardo è tutto chiarito»

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 22/02/2011

 

Jared Homan, contro io Scavolini la Virtus è tornata alla vittoria. Come spiega il periodo di flessione in cui era caduta la squadra?

Abbiamo avuto un calo fisico probabilmente dovuto ai tanti infortuni e questo ha condizionato il nostro lavoro e il nostro morale. Dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia, abbiamo avuto un breve periodo di riposo che ci ha consentito di ritornare a un buon livello di allenamento e di disputare una gara positiva contro Pesaro.

Quello eliminazione non è andato giù a Claudio Sabatini, che ha tirato le orecchie soprattutto a lei. Cosa è successo? È tutto superato?

In quella gara la squadra nel suo complesso ho avuto un problema di atteggiamento. Quando un gruppo sta attraversando un momento di calo ogni giocatore ne è coinvolto, anche se ognuno esterna in modo differente il suo stato d'animo e le sue difficoltà. Ne ho parlato con l'allenatore, ci siamo chiariti: direi che è tutto risolto.

Con l'arrivo di Rivers la squadra è cambiata. Qual è la sua opinione sulla nuova Virtus?

Probabilmente ora siamo una squadra migliore, anche se questa mia affermazione non vuole assolutamente dire che Kemp non sia un buon giocatore, anzi lo è tanto che ha subito trovato un'altra sistemazione. Ora siamo una formazione con un equilibrio migliore sia tra lunghi e piccoli, sia all'interno dei rispettivi settori.

Con la vittoria di domenica, la crisi di risultati e di gioco sta passando o è passata?

Contro la Scavolini abbiamo giocato una buona partita, anche se abbiamo vinto di un solo punto. A livello tecnico è stata una prestazione positiva, ma se avessimo perso non sarebbe sembrato così. Dobbiamo crescere perché non siamo ancora al meglio, per cui direi che la crisi sta passando ma non è passata.

Cosa si aspetta da lei Lardo?

Come prima cosa la difesa, come seconda i rimbalzi e solo come terzo aspetta un contributo in attacco che possa migliorare la mia statistica personale. In pratica è quello che chiede a tutta la squadra, e non solo a me.

Undici gare al termine della fase regolare. Dove pensa possa arrivare questa Virtus?

Noi dovremo cercare di dare il massimo, ma credo che il secondo e il terzo posto siano difficilmente raggiungibili. Dobbiamo giocare per provare a migliorare il più possibile la nostra posizione nella griglia dei playoff.

Dopo 4 mesi di esperienza con la maglia bianconera, che opinione ha del campionato italiano?

È una lega difficilissima, dove ad esempio la capolista Siena perde a Varese e a Caserta e nel mezzo fa molta meno fatica a sconfiggere tutte le altre. Tecnicamente è più valido di quello greco, la palla viaggia molto più velocemente e le squadre sono tutte di buon livello.

Domenica prima di mezzogiorno alla Futurshow Station arriva proprio Caserta.

All'andata vincemmo e fu un buon successo, ma questo non significa nulla. Loro ci affronteranno con l'entusiasmo di chi ha sconfitto la capolista e da quando li abbiamo incontrati sono molto cresciuti dal punto di vista della loro conoscenza interna. Sarà una partita difficile dove dovremo dimostrare di aver fatto un altro passo in avanti rispetto all'incontro vinto contro Pesaro.

 

«VIRTUS, NON È CRISI»

Homan: «Lardo? Capita di avere idee diverse»

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 07/04/2011

 

Nel periodo tribolato che sta vivendo la Virtus, dietro la lavagna c'è finito pure Jared Homan. Non è la prima volta che questo accade: anche dopo l'eliminazione dalla Final Eight di Coppa Italia il gigante statunitense era in cima alla lista dei cattivi che più avevano fatto irritare il proprietario Claudio Sabatini.

Sono stati due momenti molto diversi - spiega lo stesso Homan - contro Montegranaro tutti i giocatori ebbero un calo fisico, mentre con Sassari ero appena rientrato da un infortunio e prima della gara avevo avuto poco tempo per allenarmi con la squadra.

Homan, quali sono le sue condizioni di salute ora?

Sto bene, la gamba non mi fa male quando salto e la sento guarita. Adesso devo solo lavorare con i miei compagni per riprendere il ritmo della gara.

Due riunioni tecniche nei giro di 24 ore. Che cosa vi ho detto Lardo?

Abbiamo discusso tra di noi dei motivi per cui abbiamo avuto una prestazione così negativa contro Sassari. Io credo che il problema sia molto semplice: quando tutta la squadra ha la possibilità di lavorare insieme, le nostre prove sono molto positive, quando invece non siamo al completo iniziano i nostri problemi. Ad esempio, con la Benetton abbiamo avuto l'atteggiamento giusto, ma le rotazioni erano troppo ridotte contro un avversario che nel finale è arrivato più fresco di noi.

Tra lei e Lardo non sembra esserci un feeling particolare. Che problemi ci sono tra voi?

Direi nessuno. Semplicemente può accadere che due persone abbiano a volte idee diverse sulla stessa cosa e nel rispetto dei ruoli uno dica quelle che sono le sue idee e le sue opinioni. Questo penso sia naturale e non credo lo si possa chiamare problema.

Che cosa è successo durante la pausa per l'All Star Game? Prima la Virtus aveva raggiunto un buon livello dì gioco, dopo sono arrivate tre sconfitte consecutive.

È una domanda che anche io mi sono posto: sinceramente non so rispondere. Non possiamo dire che la squadra abbia giocato male contro la Benetton, anche se non è arrivata la vittoria che forse meritavamo. Il dato indiscutibile, però, è che quando siamo al completo riusciamo ad essere più intensi in difesa e anche in attacco la palla circola meglio. Se, invece, abbiamo delle assenze non riusciamo a mantenere lo stesso rendimento per l'intera gara.

Sabatini ho detto che questi due mesi serviranno per decidere chi rimarrà e chi farà le valigie. Come pensa di affrontare questo esome?

In questo momento io ho una unica preoccupazione: vincere le partite. Le altre discussioni non mi preoccupano e non ci voglio dedicare molto tempo. Quello che adesso conta è il risultato dei singoli incontri e fare in modo che la Virtus arrivi ai playoff.

Il calendario non è dei più semplici: già domenica vi aspetta uno gara tutt'altro che facile a Milano. Che ne pensa?

Tutte le gare per noi saranno difficili e dure. Quando in un campionato così equilibrato si ha la necessità di vincere più partite possibili non ci sono avversari facili da affrontare: abbiamo sei partite da giocare e dobbiamo scendere in campo con l'idea di ottenere sempre la vittoria. Per noi non ci sono altre strade.

 

LA RINASCITA DEL GIGANTE GENTILE

di Antonio Manco - Il Domani - 25/05/2011

 

L' emblema della serie che oggi vive il quarto atto ha il volto amichevole, la barba biondastra e gli occhi azzurri e determinati di Jared Homan: ridicolizzato da Rakovic nella prima gara, il bianco dell'Iowa ha progressivamente annullato il gap dal centro serbo, restituendogli la pariglia lunedì, con la soddisfazione di un lusinghiero 3/5 dalla lunetta ed un paio di tiri dai 5 metri mandati a bersaglio.

Jared, possiamo riassumere la serie nel duello fra lei e Rakovic?

Il problema della prima gara è stato l'impatto, perché mi sono stati sanzionati due falli precoci e non ho potuto fare a spallate come mi piace. Non sono mai riuscito ad esprimere la giusta fisicità ed aggressività, anche perché qualche altro fischio contro di me è stato abbastanza discutibile. Lui è un giocatore molto grosso, per cui è fondamentale per me impedire che riceva palloni comodi e poi mi spinga a spallate verso il canestro. In quel caso, è abbastanza difficile fermarlo.

Cosa è successo lunedì?

Abbiamo giocato davvero una grande gara: siamo scesi in campo subito determinati a vincere, riuscendo ad indirizzare la gara con buone difese, che ci hanno permesso da un lato di costringere Siena a sbagliare più del solito (i 68 punti complessivi ed il 3/22 dall'arco sono le peggiori prestazioni stagionali, ndr) e dall'altro qualche corsa in campo aperto per due punti facili.

Un'impresa che poteva arrivare 48 ore prima, senza quella fiscalità sul contatto tra lei e Moss.

Non penso che fosse fallo, ma l'arbitro ha fischiato ed è inutile discutere. Durante il gioco ho avuto chiaramente l'impressione di non averlo commesso, se avessi potuto lo avrei fatto rivedere...

Dopo l'impresa, la grande incognita sono le energie.

Due gare della serie sono state punto a punto, a dimostrazione che non siamo così lontani: abbiamo sbagliato la prima, in cui loro sono stati perfetti e noi terribili. Siena è prima per distacco in campionato non per caso e non puoi sbagliare nulla contro di loro. L'atteggiamento è quello giusto, personalmente mi sento anche in buona condizione: abbiamo avuto una giornata per riposarci e recuperare lo sforzo di gara3: sono già pronto per giocare.

Altri 31', come suggerisce il suo minutaggio medio da quando non c'è più Amoroso. Quanto ha inciso questo evento sul suo modo di stare in campo?

Non molto, dal punto di vista tattico. Quello che mi viene chiesto ora è un pizzico di intelligenza in più, capire quando è veramente il caso di spendere un fallo, oltre che il fatto di essere impiegato per più minuti (26.6 la media in regular season).

A cancellare la fatica ci avrà  pensato anche l'incitamentodel pubblico.

Sentire l'entusiasmo della gente, sentire il tuo nome risuonare nel palazzo sono grandi soddisfazioni: è stato bellissimo alla fine poter saltare con loro per condividere questa grande gioia. Mi ha ricordato la grande festa dei tifosi del Maroussi quando abbiamo centrato per la prima volta la Top 16 o quando abbiamo battuto i due mostri sacri del basket ellenico.
 

CASA HOMAN

Cambiava team ogni anno. La Virtus lo ha trasformato

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 02/09/2011

 

Due stagioni nella stessa squadra. Un piccolo record per Jared Homan che dal 2005 ai 2010 ha cambiato club ogni estate. Non è
andata così io scorso luglio, quando il centro americano con passaporto bulgaro ha scelto di rimanere nelle fila bianconere.

Da professionista è la prima volta che vesto la stessa maglia per due anni di seguito — confessa il centro virtussino —, mentre era già successo all'Università. Sono cose che accadono quando la pallacanestro diventa un lavoro.

Che cosa l'ho convinto o rimanere o Bologna?

Offerte in estate ne ho ricevute, ma nessuna mi proponeva di giocare allo stesso livello che avrei trovato rimanendo in Virtus. C'era un contratto che mi legava a questo club e da parte mia non c'erano motivi per romperlo, così come anche la società ha scelto di confermarmi pensando che potessi far parte dei suo progetto.

Quali sono le sue prime impressioni sulla nuova squadra?

È difficile da dire perché il roster deve ancora essere completato ed anche nell'unico scrimmage che abbiamo effettuato c'erano tanti assenti. Stiamo lavorando bene e questo è un buon punto di partenza. Il gruppo per buona parte è rimasto quello dell'anno scorso e anche questo è un fattore che mi porta a dire che ci sono i presupposti per un campionato positivo. Le prime sensazioni sono quelle giuste.

Parecchi avversari si sono rinforzati e questo rende più ancora più competitiva la serie A. Che ne pensa?

È vero e nel preparare questa stagione e più avanti ogni singola partita non dovremo sottovalutare questo fatto. Basta vedere quello che ha fatto Milano che era già una squadra di livello top e che ha ingaggiato giocatori provenienti dal Panathinaikos.

L'anno scorso potevate fare qualcosa di più?

La squadra era giovane e i tanti infortuni ci hanno impedito di lavorare con continuità. Avessimo avuto meno problemi, avremmo avuto un rapporto migliore tra le gare vinte e quelle perse.

Della sua vita privata passata e presente non si sa praticamente nulla. Lei che cosa racconterebbe di se stesso?

Sono una persona molto riservata che ha trasformato la pallacanestro da un divertimento ad un lavoro. La mia vita privata deve rimanere tale, non perché abbia nulla da nascondere, ma perché tengo davvero tanto alla mia privacy.

Homan conquista le copertine delle riviste specializzate

HOMAN FORSE HA SVOLTATO: MAI COSI' DECISIVO!

di Antonio Manco - Il Domani - 11/10/2011

 

L'arrivo di Mclntyre sembra aver dato nuova consapevolezza a Jared Homan, che al netto di "alcune invenzione di TMac non perfettamente comprese" sembra essersi calato perfettamente in un ruolo che richiede tanta presenza in area ed anche l'uso dei blocchi per aprire spazi verso l'area. Domenica, pur partendo con largo ritardo, il centrone di passaporto bulgaro ha riscritto il proprio record personale per punti realizzati e rimbalzi totali catturati. A ricordare che in campo c'era la stessa persona dello scorso anno sono i tanti liberi sciupati, ma non è detto che la rinnovata fiducia possa portare benefici anche in questa specialità. Il pivot bianconero non è nuovo a queste prestazioni da doppia doppia: la scommessa di questa stagione è vedere se riuscirà anche ad essere continuo.

Per i giochi a due, il suo rendimento è fondamentale. Al di là dell'exploit singolo, Finelli ha visto una squadra ancora indietro dal punto di vista dell'amalgama offensiva: Mclntyre si è dedicato ad un'opera di suggeritore, ma non è riuscito a coinvolgere a dovere Koponen ed anche Douglas-Roberts, dopo la fiammata iniziale, frutto di iniziative personali più che di giochi per lui, si è limitato a lungo a pascolare per il campo, prima di riapparire quando la gara si è decisa, con la sua tripla dell'overtime. Finelli si è detto contento della difesa, che in fin dei conti ha sofferto solamente Dasic, costringendo Tucker ed in generale Roma ad affidarsi troppo spesso alle conclusioni dall'arco. Un avvio decisamente incoraggiante, condito da quello spirito battagliero che è servito per infiammare la Unipol Arena.

 

HOMAN, LA VOCE DEL PADRONE

di Claudio Limardi - SuperBasket - 13/10/2011

 

A fine stagione Jared Homan sarà free-agent e a 28 anni avrebbe tutto il diritto di sognare un contratto di quelli che ti segnano la vita sfruttando anche il passaporto bulgaro opportunamente preso due estati fa. Ha un motivo in più per credere che sia possibile: Terrell McIntyre. Il playmaker di Clemson che ha fatto la fortuna di Benjamin Eze (pensate alla sua carriera post T-MAc: va al Khimki, guadagna una camionata i soldi ma viene rilasciato, va a Milano, guadagna bene, ma viene rilasciato e adesso è fermo, pagato bene ma fermo) sta già costrunedo qualcosa di speciale per il centrone di Iowa State, alla seconda stagione a Bologna. Giocatore fisico, duro (anche troppo, direbbe Lardo pensando al fallo non rilevato con cui ha steso Tucker e permesso a Douglas-Roberts nel finale dei tempi regolamentari di tirare da tre con un anno di tempo per prendere la mira), rimbalzista ma con limiti precisi: quando riceve la palla in post basso non riapre mai sugli esterni come vorrebbe Finelli e contro di lui è possibile ricorrere all'arma estrema del fallo sistematico perché i tiri liberi proprio non li mette. Ma il coach della Virtus insiste, vuole che Homan venga coinvolto perché solo così può avere una dimensione interna e non diventare troppo prevedibile e soprattutto troppo perimetrale. McIntyre esegue: i rifornimenti hanno permesso ad Homan di segnare 23 punti, record personale, accoppiati a 16 rimbalzi. Ha letteralmente schiacciato i due centri di Roma, Crosariol e Slokar.

Homan è una specie di Penelope del parquet: quello che costruisce di spallate, lo distrugge dalla lunetta. Domenica scorsa si è anche fatto sanzionare un fallo tecnico inopportuno per proteste: è successo esattamente nel momento della rimonta di Roma, tant'è che i tiri liberi successivi hanno permesso a Gigi Datome di firmare il sorpasso. Su di lui qualche dubbio lo hanno anche a Bologna: in estate la Virtus aveva provato a prendere Benjamin Eze, attratta dal passaporto italiano e dal vecchio feeling con McIntyre. L'operazione Eze non è andata a buon fine, altrimenti Homan sarebbe finito sul mercato. Con 40 minuti di stagione alle spalle, ovvero nulla, si può dire pericolo scampato. La Virtus ha vinto contro Roma per tanti motivi, fortuna inclusa, ma non ce l'avrebbe mai fatta senza questo Homan. Persino il blocco meno regolare della sua partita si è rivelato decisivo: con Tucker steso in terra per secondi interminabili, Roma ha concesso a Douglas-Roberts la tripla del pareggio. Pochi attimi prima pensava di aver vinto e se fosse successo l'eroe sarebbe stato Tony Maestranzi, autore della tripla del più cinque.

In quella che doveva essere la partita del debutto di Kobe Bryant, la Virtus si è goduta un clima bellissimo, quasi 8300 spettatori e una partita ricca di colpi di scena e interminabile, anche se la tremenda leadership di Terrell McIntyre non si è manifestata in termini di punti segnati o zampate risolutive. Anzi, Lardo era riuscito a ingabbiarlo bene e nella ripresa - temendone l'esplosione - ha comandato il raddoppio sistematico per obbligarlo a dare via la palla. T-Mac ha fatto bottino dalla lunetta ma ha già scalato la classifica degli assist aiutando Homan a griffare la partita d'esordio stagionale. McIntyre ha perso cinque palloni, alcuni brutti e uno quasi decisivo, perché completato con un fallo antisportivo su Slokar. Ha giocato partite migliori ma è tornato nel campionato italiano facendo quello che sa fare meglio: vincere.

 

VIRTUS, COACH FINELLI SGRIDA HOMAN. L'AMERICANO LO PRENDE A PUGNI

Incredibile episodio in allenamento. Il tecnico sarebbe finito a terra dopo il colpo del giocatore

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 03/11/2011

 

BOLOGNA - Il clima in casa Virtus è bollente. Prestazioni magari non entusiasmanti, ma comunque due vittorie, non giustificano il nervosismo che emerge giorno dopo giorno. Dopo l’addio — per stress — dell’assistente Marco Sodini un nuovo episodio ha squassato il cielo bianconero. Jared Homan e Alex Finelli nell’allenamento di ieri sono arrivati alle mani e il pivot bianconero ha rifilato un cazzotto al coach. Un gesto violento, che avrebbe mandato al tappeto l’allenatore.

Jared Homan non è mai stato un damerino, e nel suo anno e mezzo a Bologna finora si è reso più famoso per le sue intemperanze che per le sue prestazioni. Ma ora si è passato il segno. Ora la società dovrà valutare quale atteggiamento tenere nei confronti del giocatore, già la passata stagione al centro di qualche attrito con alcuni compagni e vicinissimo al taglio per la sua indisciplina durante la Final Eight di Coppa Italia. La reazione di Homan, dovuta a un energico rimprovero di Finelli che non gradiva il poco vigore con il quale il pivot si stava allenando, apre però interrogativi più profondi.

Perché la Virtus è così nervosa? Allenatori che si dimettono, falli tecnici subiti in momenti cruciali della partita, pugni. Si respira un clima difficile, costellato da lunghe sedute di allenamento e da giocatori che reagiscono malamente. Finelli sta incontrando le prime difficoltà e sta cercando di superarle a modo suo, facendo leva sul fatto che la pallacanestro proposta è gradita ai giocatori. Ma ogni settimana spunta un «caso». L’allenatore che va faccia a faccia con un suo giocatore per redarguirlo è decisamente inusuale. Se il giocatore è Homan, non è sorprendente che la situazione sfugga di mano. Ora ci si chiede cosa farà la Virtus. Homan era proprio l’uomo che Finelli tanto voleva recuperare: l’ha investito di un ruolo importante, ha creato un gioco che lo mette al centro dell’attacco, attorno a lui ha costruito un cerchio protettivo fatto di parole inedite verso Jared quali «leadership» e «responsabilità». Ma Homan è Homan, ed era chiaro a tutti si trattasse di una missione impossibile.

Cosa farà la Virtus, si diceva. Ora o protegge l’allenatore, sedando qualsiasi pensiero negativo verso i metodi del coach e spegnendo ogni mal di pancia, oppure ripensa totalmente alle scelte estive. Un pugno in allenamento può essere anche sintomo di nervosismo «positivo», di tensione emotiva verso la vittoria, ma non può mai passare inosservato.

 

VIRTUS, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 04/11/2011

 

Nella storia recente della Virtus tra giocatori e coach se ne erano viste di tutti i colori, a partire dallo spazzolone di Gagneur (e il braccio rotto di Bianchini, che intervenne per deviare una mazzata diretta alla nuca di Brkic), arrivando alle risate in panchina dei vari Eloy Martin, Holland, Lestini... Passando per lo screzio Amoroso/Lardo della scorsa stagione e finendo magari con il fucking pig in diretta televisiva dello stesso Holland a Pillastrini. Ma onestamente un giocatore che scientemente picchia l’allenatore non si era mai visto, a parte Sprewell con PJ Carlesimo (ma era NBA, nel 1997). Quel che ha fatto Homan a Finelli è gravissimo, e gli costerà il posto, anche perchè in tutti i casi di cui sopra la società ha storicamente preso le parti dell’allenatore, proteggendolo sempre. Con noi ha chiuso, dice infatti Sabatini.

Quindi, ragionando secondo logica, si cercherà una risoluzione o una cessione del contratto che scade a giugno 2012, muovendosi intanto sul mercato: un eventuale (ma costoso) Benjamin Eze sarebbe dotato di prezioso passaporto italiano, altrimenti bisognerà cercare un comunitario. Ben Ortner, a quanto si è capito, per il momento da Cantù non si muove, mentre è disponibile Artsiom Parakhouski, il bielorusso che la stessa Cantù ha presto liberato. Altri nomi liberi sono Oliver Stevic o l’ex Treviso e Teramo Tskitishvili.C’è però anche la sensazione che l’episodio di mercoledì vada inquadrato all’interno di un contesto più ampio, che comprende nelle ultime settimane le dimissioni di Marco Sodini (ufficialmente per problemi familiari), la cessione di Moraschini a Sant’Antimo, oltre che - secondo quanto riporta chi vi assiste - un clima in allenamento non esattamente idilliaco.

In campo poi, aldilà delle due preziose vittorie, finora si sono visti un gioco e una difesa decisamente lontani dalle aspettative. Al netto di Homan, che non sia tutto rose e fiori pare abbastanza evidente. Leggendo in rete e ascoltando qua e là tra i tifosi si comincia poi a sentire più di un mugugno contro Finelli, che è anche macchiato di quel peccato originale che all’epoca del suo ingaggio provocò le dimissioni da presidente di Romano Bertocchi. E sicuramente in questo clima la trasferta di Teramo, se prima era difficile, diventa delicatissima. La truppa di Ramagli, a zero punti e in grave crisi di gioco - appena 57 punti segnati in casa domenica - cerca disperatamente la prima vittoria. La Virtus senza centro titolare (che seppur con limiti evidenti portava alla causa 15 punti e 10 rimbalzi di media) dovrà cercare di resistere agli assalti biancorossi, e portare a casa una vittoria esterna che forse darebbe all’ambiente un minimo di serenità, quella serenità che al momento pare un miraggio.

 

da SuperBasket del 08/11/2011

 

IL PUGNO DI JARED HOMAN

Quanto è accaduto a Bologna è gravissimo. In nessuna squadra del mondo, qualunque cosa sia successa, è tollerabile che un giocatore colpisca un allenatore. Jared Homan è noto per essere un giocatore fisico, la sua carica agonistica a volte è eccessiva e in ogni caso è un duro com'è normale che sia un uomo di 2.10 per 120 chili che è anche un atleta. Portato all'esasperazione nervosa e probabilmente con una soglia di sopportazione limitata è esploso. Non è accettabile. La vicenda è diventata un fatto societaro per la Virtus, che lo gestirà secondo le proprie strategie. Ma ovviamente è sempre incompleto dire che "Homan ha perso la testa" e chiuderla lì. Quando Latrell Sprewell aggredì PJ Carlesimo, il caso più clamoroso nella storia del basket mondiale, in cui le responsabilità del giocatore furono molto più gravi di quelle attribuite ad Homan (perché dopo la prima esplosione, replicò a freddo qualche minuto dopo), si seppe che il coach aveva comunque superato la linea immaginaria che divide la severità, il desiderio di mettere pressione dalla provocazione. Attenzione: non stiamo dicendo che sia successo anche a Finelli. Nessuno ha detto questo, la riflessione è di carattere generale, ma solo che pur essendo noi filosoficamente dalla parte degli allenatori che allenano, quindi anche con rimproveri, la severità, la pressione anche psicologica, bisogna sempre ricordare che certi atteggiamenti sono produttivi se studiati e quindi se non superano la soglia fatidica oltre la quale lasciano il segno. Normalmente significa lacerare un rapporto personale. Ma può anche accadere di peggio. Senza alcun riferimento ai fatti di Bologna.

 

E SE FOSSE STATO UN FENOMENO?

Una domanda interessante semmai è un'altra: se il pugno anzichè averlo sferrato un giocatore di buon livello (ottimo, in questo campionato) come Jared Homan, l'avesse tirato un fenomeno, un giocatore chiave per la sua squadra, uno di quelli cui non puoi rinunciare a cuor leggero, cosa sarebbe successo? Vogliamo sperare che non sarebbe cambiato nulla. Come abbiamo detto non è tollerabile riaccogliere in campo o dentro uno spogliatoio un giocatore che commette un peccato simile. Nel 1997 Sprewell era un All-Star, il miglior giocatore dei Golden State Warriors. Ma lo cacciarono lo stesso lestamente. La differenza è che se sei un fenomeno, troverai sempre qualcuno disposto a pensare che sia stato un episodio isolato e a darti un'altra chance, infatti è quello che è successo a Sprewell, che andò a New York e un anno dopo giocò la Finale NBA con i Knicks. Se sei un giocatore normale è più dura, il singolo episodio diventa condizionante. Ci è venuto in mente quando abbiamo visto un giocatore bravo, educato, normalmente impeccabile come Danilo Gallinari farsi espellere dopo un tecnico per il gesto brutto di aver allontanato energicamente la mano dell'arbitro greco Sergi Gkontas che lo stava semplicemente calmando (nella NBA sarebbe stato sospeso, magari per una partita come successe l'anno scorso a Jason Williams per aver afferrato l'avambraccio di un arbitro nel tentativo di farsi ascoltare). Questo per dire che anche ad un bravo ragazzo può capitare di perdere la testa per una frazione di secondo, ma se succede ad una testa notoriamente calda il modo di interpretare il fatto cambia.