ANTHONY BONNER

Bonner a rimbalzo, il suo pezzo forte

nato a: St. Louis (USA)

il: 08/06/1968

altezza: 203

ruolo: ala

numero di maglia: 15

Stagioni alla Virtus: 1995/96

statistiche individuali del sito di Legabasket

 

LA BUCKLER CHIAMA "AB" BONNER

Nero, 27 anni, prima scelta nel '90, non si è accordato con New York. Quest'anno non ha giocato ma è un talento: a Sacramento era il miglior rimbalzista offensivo

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 06/12/1995

 

Ventisette anni, nero, ex giocatore di Pat Riley, nei New York Knicks, con i quali, lo scorso anno, ha rischiato di riportare il titole nella Grande Mela. Arriverà stamattina, alle 10,05, con un volo dagli States, via Francoforte, Anthony Bonner, il sostituto a gettone di Orlando Woolridge: soprannominato "AB", nato a S. Louis, è forse qualcosa di più di un semplice part time. Orlandone, infatti, è stato operato ieri a Detroit al quarto metacarpo della mano destra, ma non è un mistero per nessuno che Big O debba coesistere con un problema alle ginocchia che lo costringe a tenere il ghiaccio dopo ogni partita. E se Bonner, che ha solo 27 anni, ma è un gran difensore e un ottimo rimbalzista d'attacco, riuscisse a confermarsi sui livelli del College...

Ma ripercorriamo, a ritroso, la carriera di questo ragazzo. Uno forte, s'intende, perché difficilmente Bucci e i suoi collaboratori avrebbero accettato di pescare al buio. Per questo, infatti, è tramontata la candidatura di John Fox, un'ala bianca che a Forlì conoscono piuttosto bene. Anthony è alto 203 centimetri ed è stato prima scelta (numero 23 del draft) dei Sacramento Kings nella stagione 1990/91. Una prima scelta resa possibile dalle ottime cifre che Bonner aveva saputo mettere assieme nella S. Louis University dove, l'ultimo anno, realizzava 19,8 punti a partita raccogliendo 13,8 rimbalzi. Al primo anno da professionista ha realizzato 7,4 punti divenuti 9,4 nel campionato successivo quando, contro Seattle, ha messo a segno il suo career high toccando quota 21. Nella terza stagione "AB" peggiora leggermente e la sua media si abbassa a 8,6, ma a Pat Riley poco importa, perché lo vuole con sé. Facile scoprire il motivo: il ragazzo è il miglior rimbalzista offensivo della squadra con 188 palloni recuperati (455 il totale in 70 partite e 1764 minuti giocati) sotto le plance avversarie. Grande saltatore, un po' limitato tecnicamente. Una caratteristica che lo porta ad essere il terzo rimbalzista di squadra ma con un minutaggio più contenuto rispetto a chi lo sopravanza: per lui un rimbalzo ogni 4 minuti giocati.

Due stagioni fa, quando Ney York manca l'anello a vantaggio dei Rokets di Houston, "AB" segna 5,3 punti, media che cala nella stagione passata e che tocca quota 3,8 (4,5 i rimbalzi) in 58 partite disputate. Perché uno così è venuto in Italia e con un contratto a gettone? Beh, semplice: non si era accordato con i Knicks ed era fermo da parecchio tempo. A Bologna - esordirà domenica in occasione della trasferta di Verona - avrà tempo e modo di dimostrare di essere forte, ma soprattutto di essere un grande talento dal punto di vista atletico se non è totalmente fuori allenamento. Le visite mediche di oggi daranno una prima risposta.

 

"QUI PER VINCERE". PAROLA DI AB

È arrivato Anthony Bonner: "Non gioco da maggio, ma ho lavorato sodo".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/12/1995

 

Dal vecchio coach, Pat Riley, ha sicuramente preso il gusto nell'abbinare giacca e pantaloni, dall'ex compagno Pat Ewing ha preso l'espressione feroce del vincente, del giocatore tosto che sa quello che vale. "AB", cioè Anthony Bonner, arriva al "Guglielmo Marconi" in perfetto orario: anellino al lobo sinistro e labbro superiore sporgente, il nuovo straniero della Virtus è accompagnato da cinque valigioni e un sesto dove, ammette lui stesso, custodisce il trench, perché pensava che in Italia facesse più caldo. "AB", giacca chiara e camicia allacciata fino all'ultimo bottone, ma niente cravatta, accetta subito di presentarsi.

"L'ultima partita l'ho giocata a maggio, ma ho cercato di tenermi in allenamento. Non sono al cento per cento, insomma, ma ho lavorato sodo".

Conosce qualcosa del campionato italiano?

"Praticamente no. È la prima volta che vengo nel vostro Paese, sono entusiasta dell'idea di giocare. Ho visto la Buckler, in tv, in occasione del McDonald's Open. Mi è sembrato un team estremamente competitivo".

D'accordo: ma lei come si descriverebbe?

"Un buon difensore, un ottimo rimbalzista, un giocatore di temperamento".

Frutto della sua esperienza a New York?

"Pat Riley è un super: con i Knicks ho avuto la possibilità di giocare in una formazione con la mentalità vincente, una squadra che ha mancato di poco la conquista dell'anello."

E delle tre stagioni a Sacramento che dice?

"Un'esperienza difficile, anche se tutto sommato è stata positiva. Ho cambiato tre allenatori, a partire da Dick Motta, in altrettante stagioni. Ogni anno, poi, vendevano i giocatori migliori. È servito anche questo per rendermi più forte".

Perché ha lasciato gli States accettando un contratto a gettone con Bologna?

"Là non c'era più possibilità di dialogo con New York. C'erano delle trattative con i Philadelphia Sixers, poi è arrivata la proposta dall'Italia (il manager è Piero Costa, n.d.r.). Mi è sembrata buona, l'ho presa al volo".

È venuto per restare o per convincere i dirigenti di qualche squadra Nba a riprenderla?

"Non lo so ancora: datemi il tempo di ambientarmi, di valutare, sono aperto a qualsiasi tipo di esperienza, non me la sento di ipotecare il futuro adesso".

Cosa pensa di ricavare da questa esperienza?

"Intanto riprendo a giocare. Voglio tornare in campo e vincere: poi vedremo il daffarsi".

 

Oggi il responso. Le visite mediche di AB si esauriranno in giornata, dopo i primi controlli effettuati ieri pomeriggio dal dottor Rimondini. In caso di esito positivo (nulla fa presagire il contrario) il giocatore comincerà ad allenarsi nel pomeriggio, in solitudine, dal momento che i nuovi compagni saranno impegnati alle 20,30 con gli israaeliani del Maccabi. Anthony Bonner, che a New York ha lasciato la moglie Lisa 8potrebbe raggiungerlo tra un paio di settimane, in occasione delle festività natalizie) sarà sicuramente al palasport questa sera; per fermare Tom Chambers, però, serviranno i muscoli di Carera e il sacrificio di Morandotti.

BONNER, STRANIERO SCOMODO

di Walter Fuochi – La Repubblica – 22/01/1996

 

Chissà se qualcuno sarà in grado di spiegare ad Anthony Bonner, un marziano piovuto da New York, quanto valesse la partita che lui, ieri sera, ha marchiato a fuoco: 18 punti e 14 rimbalzi, e una mano, una gamba, un piede allungati dappertutto, ovunque servissero. Gli sarà facile capire, da libro d'oro, che Bologna-Treviso era la rivincita dell'ultima finale scudetto. E ben comprensibile pure il fatto che, di 18 viaggi a Bologna, anche stavolta la Benetton, come sempre, non ha portato a casa niente. Meno comodo sarebbe però, per il moro che non ride mai, interpretare la partita come un pezzo dell'ultima guerra santa del basket, l'acre spaccatura fra i partiti che, appunto, sistema su una trincea il suo patron, Alfredo Cazzola, e sull'altra, fierissimi nemici, i Benetton e Buzzavo dell'armata che veste in verde. Perché si debba litigare tanto per un gioco risulterebbe un po' ostico per uno che, passati anni nella Nba, aveva sempre visto la gente andare al campo a divertirsi. Ma si sa, in Italia siamo Guelfi e Ghibellini. Come, chi erano? Sarà molto più facile, invece, per Alfredo Cazzola, soppesare il rovescio della medaglia Bonner. E cioè i destini di questo pivot chiamato a dicembre, quando Woolridge il divino si ruppe una mano e tutti ne misurarono ridacchiando i due metri fasulli: non l'avevano visto saltare. Sarà difficile, di qui in poi, farne a meno. Perché in campo è quell'uragano lì. E perché in curva lo amano in seimila, per tutta quella roba e, ad ogni partita, almeno tre canestri da rivedere alla moviola. Insomma, sarà difficile licenziarlo, alla scadenza del suo contratto bimestrale: cioè il 5 febbraio, all'indomani del derby. Ma non sarà allegro neanche pagare due stipendi: Bonner, per il disturbo, ha voluto fin qui centomila dollari al mese, Woolridge potrebbe finire per fare una convalescenza da un milione di dollari a stagione. Si dice che scegliere nella ricchezza è un lusso. Sarà. Di certo, non è facile. Le parole di Bucci, sia allenatore che presidente, dovrebbero valere doppio: "Finché Orlando non sarà al 100%, terremo Bonner". Non è stato facile nemmeno per la Buckler vincere la partita che la Benetton ha sempre vissuto in soggezione, senza però mai scollarsi. Le bastava il suo splendido Williams, 34 punti con 7 'bombe', per non sentirsi mai fuori corsa. Così, nel finale, quando proprio Bonner s'è abbandonato a un'umanissima fatica, la Benetton ha provato a saltar addosso alla Buckler, che pure vinceva di 10 punti a 4' dalla fine e di 6 a 32". Una 'bomba' di Bonora ha dato il 78-75, un passi di Komazec la palla-pareggio, che però Treviso ha sfruttato solo con due liberi di Pittis (78-77). Komazec credeva di aver vinto, segnando un canestro a 9" (80-77): in realtà ridava un pallone da tre punti ai nemici. Pittis, però, sbagliava due volte la 'bomba'. E due liberi di Rebraca, alla sirena, non servivano più. Ha vinto la Buckler e se l'è meritato, almeno ai punti: accanto a Bonner, l'ha trainata Abbio, che Bucci ha lanciato in quintetto, come miglior gendarme di Williams e autore di punti pesanti nelle svolte. Di due registi della nazionale, Coldebella e Bonora, non se ne faceva uno intero, né le cornate delle due vecchie alci Gracis e Brunamonti hanno prodotto scintille più vivide. Hanno risolto quelli che stavano almeno benino: pure Komazec, per Bucci, non Rebraca, per D'Antoni: bei tiri, ma solo 4 rimbalzi, in una sfida persa 37-27.

 

tratto da www.ciao.it

 

Ci si è dimenticati troppo presto di Anthony Bonner, a Bologna. Questa forte ala-pivot di 2.03 approdata in Italia nel '95 per vestire la canotta della Buckler in temporanea sostituzione dell'infortunato Orlando Woolridge, era anche in Nba (dov'era stato una prima scelta) un vero esempio in quanto ad impegno e coraggio, ed ha alle spalle delle vicende famigliari che l'hanno molto condizionato, facendolo diventare l'atleta di grandissima mentalità che ora conosciamo. Quando Anthony aveva 12 anni, nel 1981, il fratello maggiore Irving venne casualmente ucciso mentre era davanti a casa a parlare e scherzare con alcuni amici, colpito da una pallottola sparata da alcune bande rivali che si stavano inseguendo per la via; ovviamente traumatizzato, il ragazzino decise che sarebbe emerso nel basket, già da allora sua grande passione, soprattutto per onorare la memoria del fratello. Approdato all'Nba, appese nel proprio armadietto un foglio, mai staccato, che reca questa massima: "La vita è piena di piccole e grandi cose. E molto spesso sono le piccole che fanno la differenza". Detto da una persona che di grandi cose (negative) ne ha già vissute parecchie. Terminata la sua esperienza italiana, Anthony rientrò in Nba dalla porta principale: fu infatti firmato dagli Orlando Magic, anche se la sua permanenza tra i professionisti questa volta non durò granché. L'anno dopo tornò infatti nel Vecchio Continente, approdando prima al Paok di Salonicco (dove guadagnò 800.000 dollari per una sola stagione, meritati visto che Anthony portò di peso la squadra in Eurolega) e poi in Turchia al Galatasaray, dove però venne tagliato per motivi… economici.