GUILHERME GIOVANNONI

Guillherme Giovannoni al tiro da fuori

nato a: Piricicaba (BRA)

il: 02/06/1980

altezza: 202

ruolo: ala

numero di maglia: 12

 Stagioni alla Virtus: 2006/07 - 2007/08 - 2008/09

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

GIOVANNONI PARLA A RUOTA LIBERA

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 27/09/2007
 

Prima della partita contro Biella Guilherme Giovannoni, vera anima della Virtus, ha tenuto una conferenza stampa, parlando a ruota libera di tanti argomenti. Ecco le sue parole:
"Rispetto a un anno fa per noi cambiano i traguardi. L’anno scorso il livello era più basso, e in settimana avevamo solo la Fiba Cup, che era poco più di un allenamento. Quest’anno invece con l’Eurolega da disputare dovremo rimanere concentrati anche in settimana per evitare scivoloni".
"In estate sono stato free agent per poco tempo. Ho parlato direttamente solo con la Virtus, che era la mia prima scelta, perché sapevo di poter uscire dal contratto con la Benetton ed era quello che volevo fare. Una volta deciso di uscire, ho parlato con Claudio, ci siamo detti cosa pensavamo, e nel giro di pochissimo abbiamo trovato un accordo. E’ stato facile, perché non ho fatto mercato, ho parlato solamente con la Virtus".
"Il mio contratto è normale, il resto per il momento crea grossi discorsi ma poco di concreto. Io ho visto tanti progetti di nuove norme cambiate all’ultimo, fino alla decisione definitiva sul numero di italiani per squadra è inutile parlare. Personalmente, mi considero italiano cestisticamente, sei dei miei dieci anni da professionista li ho passati qui: se dovessero cambiare le regole, le rispetterò in ogni caso".
"Quando è stato mandato via Zare è stata una sorpresa perché sapevo che aveva un contratto lungo. Zare mi ha cambiato il ruolo, e forse anche la carriera, ma non ho avuto problemi perché sapevo che c’era comunque la società dietro e questo mi ha dato tranquillità. Quando poi ho parlato con Pilla, ci siamo detti cosa pensavamo ed è andato tutto per il verso giusto".
"I quattro americani sono una buona idea, perché i nostri giocatori hanno tanto talento e anche tanto potere decisionale. Inoltre sono grandi atleti e questo ci dà un grosso potenziale su cui lavorare. Due di loro però non sono mai stati fuori dagli Stati Uniti, devono capire dove sono e come si gioca qui, c’è uno stile molto diverso. Il talento e lo sforzo per adattarsi ci sono, ora bisognerà lavorare e adattarsi. Il primo mese credo che sarà sofferto, poi crescendo impareremo a giocare insieme e quindi potremo migliorare".
"Mi fa piacere stare in una squadra come la Virtus, è un onore giocare per una squadra importante. Abbiamo cambiato molto, il presidente vuole contratti almeno biennali, e non penso che sarà una cattiva idea. Dobbiamo semplicemente avere pazienza perché potremo toglierci diverse soddisfazioni. Ad oggi non siamo al top, dobbiamo però lavorare sulle nostre potenzialità. La finale dell’anno scorso non la ritengo un’anomalia. Abbiamo lavorato duro, poi non è colpa nostra se Treviso, che comunque mi sembra sia arrivata dietro, e la Fortitudo si sono autoescluse dalla lotta".
"Il sistema di Pillastrini è diverso da quello di Zare. Con lui le mie potenzialità, così come quelle dei miei compagni, sono sfruttate molto bene. Sicuramente giochiamo di più, mentre con Zare era un continuo cambiare. Anche se mi pare di avere già visto che abbia cambiato idea nella sua nuova squadra. In campo, la differenza si sente perché c’è sempre un pivot fisso. Il gioco andrà qualche volta sotto canestro e saremo molto più presenti di prima a rimbalzo offensivo".
"Le altre squadre? Siena è meglio della Virtus al momento, hanno cambiato poco ma sono migliorati tanto. Roma e Milano invece hanno squadre buone ma per quello che ho visto, sono un po’ indietro. Oltre a loro vedo bene noi, Treviso e la Fortitudo. La Fortitudo mi pare una squadra esperta ed equilibrata, hanno una buona panchina e penso che faranno bene. Vogliono tornare in Eurolega, ma noi dobbiamo pensare a fare bene da soli. So che mi avevano cercato quest’estate, hanno parlato con il mio agente, ma io volevo rimanere qui e di persona ho parlato solamente con la Virtus".
"Biella? Abbiamo fatto qualche aggiustamento per la partita, e faremo anche una seduta video mirata. Sappiamo che corrono molto, e usano molto gli americani, talvolta abusandone. Sono bravi a pescarli, a prendere rookies, e noi dovremo stare attenti perché sono giocatori che se lasciati giocare sono in grado di farci molto male".

 

GIOVANNONI: "TANTA VOGLIA DI RISCATTO"

di Miro De Giuli - www.bolognabasket.it - 08/08/2008

 

Le prime parole ufficiali di un giocatore Virtus in una conferenza stampa sono quelle di Guilherme Giovannoni, capitano per la prossima stagione.

"Sono molto contento di essere ancora capitano di questa squadra, e un giocatore importante per questa società; ho tanto entusiasmo per affrontare questa nuova annata con una Virtus che saprà lavorare bene. Conosco i nuovi, so che hanno uno spirito giusto, e penso che questo sia un buon inizio. è ancora presto per fare pronostici, non abbiamo ancora iniziato ad allenarci, ma prometto che saremo tutti disponibili a lavorare per ottenere risultati.
I nuovi arrivati? Conosco chi giocava in Italia, come Ford e Righetti, Ford è stato uno dei migliori centri della passata annata, Righetti ha fatto benissimo con Avellino, Vukcevic lo conoscevamo già ed è un piacere riaverlo. Tutti esperti del campionato, ci daranno una buona mano; poi ci sono gli altri, i nuovi, ma anche loro hanno esperienza, e non sarà difficile aiutarli ad iniziare bene. Boykins l’ho visto giocare alcune volte in tv, specie ai tempi di Denver, e so che è basso ma molto veloce. Noi gli staremo dietro: a me piace, quando si corre.
Huertas? Mi fa piacere che lui venga a Bologna, avrei preferito fosse venuto in Virtus, ma è un bravo ragazzo, un buon giocatore e soprattutto un amico: al derby, poi, qualche stuzzicata ci sarà. Io gli ho parlato, saputo che noi lo stavamo cercando, non dico di averlo provato a convincere perché non penso che sia giusto; ho parlato alla società per dire che tipo di giocatore era, ma alla fine è normale che sia stato lui a decidere.
Sono in Virtus da molti anni? È bello essere qui da un bel po’, ho girato tanto ma ho sempre voluto provare a fermarmi in un posto solo. Qui mi sento a casa, è nato un rapporto importante, sono contento di essere qui, spero lo sia anche la società, e che tutto questo possa durare a lungo.
Il fatto che il ruolo di capitano porti sfortuna? A me fa piacere, questa è una cabala a cui io non faccio caso: sono cose da battere, e prima o poi la ruota deve girare. Non sono in pensiero, sono tranquillo, conosco bene la città e la società, e questo è un onore.
La differenza tra quintetto e panchina? è una squadra molto completa, equilibrata in tutti i suoi effettivi, e voglio poi chiedere: chi è il quintetto, chi inizia o chi finisce? Partire al primo minuto adesso non conta molto, serve essere equilibrati ed arrivare alla fine con un punteggio maggiore degli avversari.
Voglia di riscatto? Certo, è stato un anno difficile, dove non siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi e dove ci sono stati tanti problemi con i compagni di squadra, è stato cambiato l’allenatore e le cose non erano semplici. Chi è rimasto ha voglia di riscatto, e dobbiamo contagiare i nuovi.
Il pubblico mi sosteneva? Riconoscevano il mio lavoro e mi ha fatto piacere, ma attorno a me c’era una squadra che non andava bene, per cui tutto sommato non era bello. Se sei la Virtus devi essere sempre tra le prime squadre del campionato, io ora non posso promettere di esserlo, ma cercheremo di lottare, di darci dentro, e dimostrare di avere voglia di vincere.
Siamo forti sulla carta? Non conta, la storia è piena di squadroni che non vincono: dobbiamo lavorare bene, avere giocatori che lavorano per la squadra, fare gruppo. Quello che forse l’anno scorso è mancato, c’era troppa gente che voleva la palla in mano, che doveva tirare tanto per entrare in partita, cosa che ad alto livello non ci si può permettere. Non si deve dipendere da un singolo: se lui non va bene, ci devono essere altri che fanno il suo, come la Virtus precedente.
Un commento sul gruppo dei lunghi? È interessante, completo, fisico, che sa giocare spalle a canestro e da fuori: noi daremo tanti “problemi” a Pasquali per decidere chi mettere in campo, ma è un bene che ci sia competitività. E, se ce n’è bisogno, con la stagione lunga e i problemi che ci possono essere, pur avendo un buon settore esterni sono disponibile a giocare anche da ala piccola.
Il mio messaggio finale? Speriamo di far divertire i tifosi, vincendo qualche partita in più e riempendo il nostro palazzo e, quando sarà completo, far entrare tanta gente: con un impianto pieno è più bello per tutti."

 

IMMAGINIAMO DI ESSERE A GUARUJA

di Massimo Maccaferri - V Magazine dicembre 2008
 
Immaginiamo di essere a Guaruja, sulla costa vicino a San Paolo. Abbiamo fatto un bel viaggio da Piracicaba, ma ora ci godiamo questa meravigliosa spiaggia e questo caldissimo sole. Ho sempre avuto un debole per il Brasile, riguardasse il calcio, la samba o la caipirinha. Ma oltre a Francisco Marinho, a Chico Barque e a 20 cl di cachaca c'è ben altro: per esempio "o basquete". Sono qui con Guillherme Giovannoni, per gli amici Gui, idolo di Piricicaba e idolo dei supporters bianconeri.

Fale comigo de sua infancia, vocè nasceu em Piricicaba...

Com licença... ma forse è meglio se parliamo italiano.

Come preferisci. Parlami della tua infanzia, sei nato a Piricicaba.

Sì, la mia famiglia è di quella città, abitano ancora là. è una città abbastanza confortevole, con la zona industriale dove si coltiva la canna da zucchero che è la risorsa principale del luogo, con le aziende che producono alcool. Ho fatto le scuole fino a 15 anni, quando ho traslocato a San Paoloa, assieme a mio fratello Rafael, per studiare e per giocare nel Pinheiros. Dopo cinque anni sono arrivato in Europa.

Un Brasiliano è chiaramente portato a seguire il calcio.

Io sono tifoso del San Paolo, a quel tempo c'erano Cafù, Muller, Rai che poi è andato al Paris Saint Germain, anni dopo è arrivato Kakà... un sacco di grandi giocatori provengono dal San Paolo. Io ho giocato anche a calcio, ho fatto anche il karate, il tennis da tavolo... i miei genitori ci stimolavano sempre a praticare lo sport, perché sapevano che era importante per la nostra crescita.

Però il basket è stata la scelta giusta, oltretutto hai avuto un bel debutto da professionista...

Direi di sì, mi trovai davanti un'icona del basket come Oscar, aveva quasi quarant'anni, ma era ancora un fenomeno. L'allenatore mi disse "Guarda che devi difendere su di lui", io dissi "Ma come, proprio su Oscar?". Non andò neanche malissimo anche se noi eravamo una squadra molto giovane, era importante fare una buona partita e ci siamo riusciti, nonostante la sconfitta. Nel tempo divenni la prima punta della squadra, viaggiavo sui 20 punti di media, non avevamo americani in squadra, l'allenatore aveva molta fiducia in me ed il mio ruolo era fondamentalmente quello di fare canestro e mi sono preso la responsabilità. Poi è arrivata la mia prima esperienza fuori dal Brasile, col Fuenlabrada in Spagna. Nel Pinheiros mi sentivo a casa mia, ero tranquillo, in Spagna ero lontano, da solo, non conoscevo niente e nessuno, quindi l'esperienza è stata un po' più difficile. Oltretutto ero giovanissimo, sono rimasto per un anno e mezzo, ci ho provato, ma alla fine le cose non andarono benissimo. Decisi allora di tornare in Brasile per qualche mese, prima di venire in Italia a Rimini, anche se di proprietà della Benetton.

E sull'Adriatico andò molto bene...

Individualmente sì, poi la squadra invece ha avuto delle difficoltà. Avevo 22 anni, ho fatto una buona stagione che mi ha portato a Treviso. Lì ho avuto delle opportunità, alcune sfruttate bene, altre un po' meno, poi invece sia a Biella che a Kiev le cose andarono decisamente bene. Intanto giocavo con la Nazionale brasiliana, vincemmo la medaglia d'oro ai Giochi Panamericani nel 2003, a Santo Domingo, cinque partite tutte vinte. Personalmente giocai molto bene segnando quasi 20 punti di media, eravamo una bella squadra con SPlitter, Varejao. Poi nel 2005 vincemmo la Coppa America per poi andare ai mondiali del 2006.

Finalmente alla Virtus.

Fu un bel impatto, in una squadra che lavorava insieme per lo stesso obiettivo ad andò benissimo. C'era la voglia di giocarfe insieme, di aiutarci l'uno con l'altro, c'erano dei ragazzi stupendi e cito per tutti Travis Best: dopo tutto quello che ha fatto nella NBA poteva arrivare qua e fare il fenomeno, invece era tranquillo, una persona veramente super, ha stupito veramente tutti. Io ho una grande ammirazione per lui, se voleva poteva smettere di giocare senza dover più dimostrare niente a nessuno, ma la sua passione per il basket lo ha portato ancora ad essere un protagonista ovunque giochi.

E da subito è diventato l'idolo locale. E poi sei uno che in campo mette tutto quello che ha.

Penso che ci sia molto del mio carattere in questo, nella mia vita le cose le ho sempre conquistate lottando e la partita è lo specchio ei quello che faccio ogni giorno. Quindi cerco sempre di lottare, perché in questo modo te la puoi giocare sempre.

La scorsa stagione la chiudiamo a chiave in un cassetto.

Cerchiamo di lasciare tutto alle spalle e imparare dagli errori che abbiamo commesso, dobbiamo iniziare a costruire un'altra cosa. Il campionato scorso dovrà servire a questo. Adesso abbiamo un altro campionato davanti, c'è un nuovo allenatore come Boniciolli, che mi ha fatto subito una buona impressione, è arrivato con molto entusiasmo e voglia di fare, cercando di coinvolgere tutto quanto sia nei giochi d'attacco sia in difesa, questo è molto importante. Abbiamo uno stimolo in più per far bene, tutti vogliono dimostrarlo, dimostrare di poter lottare al massimo. Ha detto bene Boniciolli parlando delle "facce" dei giocatori. Io le vedo nella mia squadra, vedo gente che vuole vincere e che ha voglia di giocare insieme. Questo è un punto di partenza fondamentale, quindi adesso cerchiamo di lavorare bene, cerchiamo di seguire le idee dell'allenatore, perché quando tutti vanno sulla stessa strada il cammino diventa più facile per tutti.

 

IL CAPITANO È ENTRATO NEI MECCANISMI DI BONICIOLLI ED È USCITO DAL PERIODO NO

di Alessandro Mossini - Corriere dello Sport - 08/01/2009
 
Una maledizione che si spezza. è quella del capitano Virtus, carica che negli ultimi anni è sempre stata ammantata da un alone di "sfiga" che portava chi deteneva i galloni ad abbandonare nel giro di pochi mesi la società bianconera. Un tormento iniziato nel lontano 2002, con l'addio di Abbio. Poi, in successione, Rigaudeau, Frosini, Brkic, Masieri, Niccolai, Parente (vittima anche di un serio infortunio al tendine d'Achille), Pelussi e Di Bella. Una strage di capitani che sembrava arricchirsi di un nuovo capitolo con Guilherme Giovannoni. Un avvio in chiaroscuro sotto la gestione Boniciolli, un riadattamento difficoltoso da ala piccola dopo stagioni passate a giocare da ala forte, prestazioni opache che sembravano aver raggiunto il culmino contro Ferrara, quattro punti in sei minuti e un viso non esattamente sorridente. Il ragazzo di Piracicaba però ha reagito alle difficoltà e nell'arco di una settimana ha girato la sua stagione: 23 punti con 10/14 dal campo nella pur durissima partita di Siena, 13 con 5/6 al tiro contro gli estoni del Tartu in Coppa. Rieccolo, capitan "Gui". E proprio al termine della gara contro gli estoni il brasiliano ha raccontato il suo momento: «è stata una buona partita, dopo la disfatta di Siena e prima del difficile impegno contro Montegranaro: il primo posto nel girone ci permetterà di concentrarci sul campionato. Ora da numero tre mi trovo bene: ho avuto qualche difficoltà all'inizio su alcuni movimenti, ma ho lavorato bene in queste settimane e pian piano ho appreso i movimenti. Il coach vuole che io giochi sia da tre che da quattro, non c'è nessun problema: io faccio quello che serve». Lo stesso Boniciolli nel dopogara di martedì ha elogiato il brasiliano per lo spirito di sacrificio e per la voglia dimostrata nel suo riadattamento. Il capitano, almeno questo, è salvo.

 

«ALZARE UN TROFEO CI FA SENTIRE DEGNI I QUESTA SOCIETA'»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 28/04/2009

 

L'unico ad aver giocato tutte e cinque le precedenti finali (perse) dalla V nera. Il giorno dopo è qualcosa di speciale per Guillherme Giovannoni. Il capitano bianconero al Carlino risponde alle domande, sorride e scherza persino su Siena. Giovannoni, se ripensa a domenica? «Alla fine abbiamo sofferto tanto. Precisiamo: arrivare in finale è sempre un bell'andare, ma vincere è tutta un'altra cosa». Avete fatto le ore piccole? «Chi lo dice?». A che ora s'è addormentato, allora? «Passiamo (se la ride, ndr) alla prossima domanda». Tre anni a Bologna, tre anni pesanti? «No, giocare qui è un piacere. La pressione è un'altra cosa. Ci sono i tifosi, che vogliono vincere, perché sono abituati a farlo. Ma è normale». Sabatini è un proprietario che mette pressione? «No. A parte il fatto che siamo pagati per avere buone prestazioni, è un patron presente. Ci sono società dove i dirigenti non ci sono mai. E poi si creano malintesi». è una Yirtys che cresce dal punto di vista societario. «è una società seria che non fa mai il passo più lungo della gamba. La passata stagione è stata davvero storta: però il club ha evitato che la situazione potesse degenerare». Torniamo al finale della gara con lo Cholet... «Non ho fatto nulla». Prego? «Abbiamo imparato la lezione. In Coppa Italia è stato detto che Stonerook è stato bravissimo (contatto non sanzionato dai fischietti su Vukcevic, ndr). Ho cercato di essere altrettanto bravo. E comunque, come Stonerook, non ho fatto nulla». Una vittoria che vale molto, non solo per il trofeo che lei custodisce gelosamente. «Abbiamo la testa più leggera. Alla fine un risultato del genere finisce per fare più sicurezza. è proprio quello che ci mancava». Siete in corsa per il secondo posto. «Giusto, abbiamo fatto festa e mia moglie mi ha pure sgridato perché dice che ho esagerato. «Ho imparato la lezione: non ho fatto proprio nulla, come Stonerook su Vukcevic». Ma ora dobbiamo solo pensare alla prossima sfida. I festeggiamenti sono finiti, giovedì c'è Teramo. Siamo padroni del nostro destino». Siena in Italia resta il punto di riferimento; siete più vicini? «Tra la gara di gennaio e quella di dieci giorni fa c'è stata una bella differenza». Come spiega questo avvicinamento? «C'è una maggiore consapevolezza da parte nostra sul talento. Non partiamo battuti: la squadra ha fatto tesoro di tutto questo». Cos'è scattato? «Siamo un gruppo che ormai si conosce a memoria. Abbiamo cambiato allenatore, è vero, ma la squadra, in fondo, ha cambiato un solo giocatore. E poi al di là di tutto stiamo bene insieme, anche fuori dal campo».

Giovannoni, capitano combattente

GIOVANNONI MANDATO VIA

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport - 29/05/2009

 

Alle 22 di mercoledì sera la Virtus è stata eliminata dai playoff, ha scoperto di essere arrivata settima in campionato e di aver perso la licenza triennale di Eurolega oltre che la semifinale dei sogni con Siena. Alle 22.05 la Virtus è stata messa pubblicamente in vendita da Claudio Sabatini, che ha considerato una bocciatura personale i soli 1500 abbonamenti acquistati per i playoff dalla tifoseria (alle due gare con la Benetton hanno assistito in tutto 7100 spettatori circa) e come conseguenza ha congelato il rinnovo del contratto di Keith Langford, oggi uno dei giocatori più appetiti d'Europa per quanto avesse già deciso di restare a Bologna. E tutto questo è stato solo l'inizio. Ieri dopo i previsti divorzi da Matteo Boniciolli e Andrea Luchi - nessuna sorpresa - però è esplosa la bomba della separazione da Gui Giovannoni, il capitano amatissimo dalla tifoseria che aveva giocato una gara generosa anche a Treviso. Oggi alle 17,30 (radio Futurshow Station), Sabatini spiegherà la situazione del club bianconero sia per quanto riguarda la vendita sia per quanto concerne i programmi immediati di un probabile ridimensionamento dei costi e di conseguenza delle ambizioni visto che il passivo di bilancio sarà di due milioni di euro e gli incassi per le gare di playoff sono stati inferiori alle aspettative. La rinuncia a Giovannoni dovrebbe essere il primo passo del ridimensionamento anche se si è trattato di un annuncio inatteso. Forse lo si poteva fare con più calma, di sicuro non è eliminando il contratto di Giovannoni che si rimettono a posto i conti. Più probabile si sia trattato quindi di un provvedimento simbolico, per far capire che stavolta Sabatini fa sul serio quando dice di voler smettere. Da quanto trapelato nelle prime ore pare invece si possa escludere che sia stato Giovannoni a chiedere di andare via o che il rapporto tra giocatore e società si fosse avariato. Insomma sarebbe stata in effetti una scelta del club. Impopolare di sicuro e choccante. Persino l'ipotesi di cessione della società di fronte alla separazione da Giovannoni passa in secondo piano. Gui ha giocato tre anni in Virtus ed era diventato capitano dopo la cessione di Fabio Di Bella a Milano del febbraio 2008. Gli 8,3 punti di media di quest'anno sono il suo minimo storico in maglia Virtus. Aveva però un altro anno di contratto e uno status, quello di passaportato, che gli avrebbe permesso di giocare da italiano  anche la stagione ventura (dopo ne sarà consentito solo uno per squadra, quindi lui o Brett Blizzard ma non tutti e due, peraltro anche il contratto di Blizzard scade nel 2010). è strano che Sabatini non abbia provato a cederlo incassando un buy-out a meno che non faccia parte dell'accordo per il divorzio. In Italia Gui può avere discreto mercato: due anni fa, quand'era libero e poi rinnovò con la Virtus per tre anni, fu avvicinato persino dalla Fortitudo. In questa stagione ha giocato una gara straordinaria a Milano, seconda di campionato, con 22 punti tutti nel secondo tempo. Ne fece 23 a Siena ma passarono inosservati perché la sconfitta della Virtus fu netta. Ha segnato 42 punti nelle cinque partite della serie con Treviso, con 15 rimbalzi nelle ultime due. Non è un fuoriclasse ma piace alla gente perché gioca con grande generosità, impegno, è un'opportunista e ha coraggio. Poi mai una polemica o una parola fuori posto. Insomma, la quintessenza del giocatore che vorresti nella tua squadra e nel tuo spogliatoio. La Virtus ha scelto di farne a meno. A prima vista sembra una mossa inspiegabile. Oggi Sabatini ci spiegherà meglio.

 

GUI: «PRONTO A RESTARE, HO LA V NEL CUORE»

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 19/06/2009

 

Giovannoni, pronto a tornare alla Virtus? «Sono sul mercato, quindi se mi chiamassero andrei sicuramente a parlare. Restare, lo sapete, mi piacerebbe». Ma costa davvero così tanto tenere il capitano? «Non costo quanto diceva Sabatini. Ma adesso ha poca importanza, Claudio devo ringraziarlo perché sono stato il primo a sapere cosa intendeva fare. Mi ha spiegato la situazione, è stato onesto». Che immagine ha dei patron? «Un innovatore. Cerca di promuovere il suo club e il basket, raccoglie sponsor, da entusiasmo. E forse, se davvero l'ha perduto, si spiegano molte cose. Il suo limite è la necessità di stupire a tutti i costi, ma a volte è stata anche una qualità. Altrove non vedo personaggi così coinvolgenti. Con me e con la squadra è stato sempre molto corretto, le cose veniva a dircele in faccia». Molla per colpa degli abbonati, dice. Ma qual è la spiegazione alla fuga del pubblico? «La delusione. Noi abbiamo perso cinque gare di fila, poi c'erano problemi fra Claudio e il coach, poi anche i soldi: comprare una tessera per una gara, o due, o sette, fa differenza». Se le avessero detto che avrebbe lasciato la Virtus, c'avrebbe creduto? «Ci sono rimasto male perché qua sto bene. Ci tengo alla causa, alla gente, all'ambiente». Avrebbe finito la carriera alla Virtus? «Sicuramente sì, almeno quella europea. Poi ho il piccolo sogno di giocare un ultimo campionato in Brasile, nella mia città». Cosa le ha dato questo club? «Mi ha dato solidità, è qui che ho iniziato veramente la mia carriera. Prima ho vagabondato, giocando spesso in prestito. La Virtus e i suoi tifosi m'hanno accolto bene, la città è fantastica per un giocatore di basket. A Bologna per me le cose sono cambiate. Io e Gabriela stiamo benissimo». Si vede con un'altra casacca, in Italia? «Mi vedo nella mia figura di giocatore professionista, ma è chiaro che sarebbe quasi impensabile tornare qui da avversario. Sarebbe una bella botta». Gli allenatori: Zare, Pilla, Pasquali, Boniciolli. «Ovviamente quello a cui sono più legato è Markovski. Ha avuto la bravura di scegliere giocatori che l'avrebbero seguito pure sott'acqua e la serenità di andare avanti con le sue idee sempre. Con lui abbiamo avuto una stagione incredibile, non voglio togliere niente agli altri ma con Zare c'è un rapporto diverso». Quell'addio è il grande rammarico? «Sì, se lui fosse restato secondo me quella squadra non sarebbe stata smantellata. Avremmo fatto, l'anno scorso, un altro grande campionato. È chiaro che quando la squadra ha sentito che mandavano via il coach, c'è stata la comprensione che tutto sarebbe stato distrutto». E così l'Eurolega è diventata soprattutto un peso. «Ed è un gran peccato, perché giocarla indossando questa maglia è stato un onore. Ma abbiamo capito subito che sarebbe stato uno stillicidio» .Giovannoni ha ancora voglia, adesso, di rimettersi in gioco? «Ne ho tanta, l'idea è di smettere fra sette anni. Quand'ero un ragazzino mi dicevo che avrei chiuso col basket a trent'anni, ora ho altri stimoli. Quando smetterò tornerò a casa, ho grandi progetti». Sogni nel cassetto? «Far crescere il basket in Brasile. Allenatore o dirigente non fa differenza, da noi ci sono cose ancora inesplorate. Bastano un po' di soldi per fondare una squadra e iscriverla al campionato. Ci sono tante cose da fare nel mio paese, mi piacerebbe avere una squadra tutta mia a San Paolo, da costruire sui giovani». E senza basket cos'avrebbe fatto? «Avrei lavorato nella finanza. Mi piacciono i numeri e la matematica. Ma per fortuna mi piace di più il basket».

VIRTUS, GIOVANNONI SCEGLIE IL BRASILE

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 02/09/2009

 

La notizia arriva da San Juan di Portorico, nel giorno di pausa delle qualificazioni mondiali della zona americana in cui il Brasile è imbattuto (4 vittorie, nessuna sconfitta): Guilherme Giovannoni, l'ultimo capitano della Virtus (ora è Dusan Vukcevic), uno degli idoli della Futurshow Station nelle ultime stagioni, tornerà a giocare a casa sua, nell'Universo Brasilia, una delle migliori squadre della NBB, la neonata lega brasiliana. L'Universo ha chiuso l'ultimo campionato al secondo posto perdendo la finale con il Flamengo. Giovannoni aveva un altro anno di contratto con la Virtus ma subito dopo la chiusura della passata stagione era stato di fatto liberato da Claudio Sabatini. Nella nuova stagione avrebbe guadagnato una cifra vicina al mezzo milione di euro. La Virtus aveva la possibilità di uscire dal Contratto pagando una modesta penale. Ed è quanto ha fatto. «Potevamo aspettare un mese, siamo usciti dal contratto subito per dare modo a Gui di andare sul mercato», disse il proprietario bianconero. In realtà non servì a nulla. è probabile che Giovannoni per qualche tempo sia rimasto bloccato dall'idea di tornare in Virtus a cifre diverse. Tra l'altro nei giorni fumosi della teorica cessione del club alla cordata svizzero-romagnola a Giovannoni era stato fatto sapere che, se la trattativa fosse andata in porto, lui sarebbe stato immediatamente reintegrato. Solo un'illusione, per lui e i tifosi. Gui, che nel frattempo si era sposato in Brasile, ha così deciso di tornare a casa. «Tornare in Brasile la considero una sfida. La NBB nel suo primo anno di vita è stata un successo, sono stati creati i presupposti per ricevere attenzione nei media e nel pubblico. Vorrei contribuire alla crescita del basket brasiliano di club». E così potrà anche giocare senza problemi i Mondiali del 2010 in Turchia. All'Universo, Giovannoni trova un altro protagonista del basket brasiliano, Alex Garcia, guardia che è stato nella Nba e nel Maccabi due anni fa fu decisivo nella vittoria nella semifinale di Eurolega su Siena. Garcia oggi è un'altra delle stelle della Nazionale. Gui ha giocato nella Virtus tre anni e 111 partite di campionato. Ha giocato tutte le tre finali di Coppa Italia perse, ha vinto l'Eurochallenge, ha giocato la finale scudetto del 2007. In Italia era arrivato con Treviso, poi aveva militato a Rimini e Biella, in mezzo un'esperienza a Kiev e un'altra a Fuenlabrada in Spagna. Bologna era cestisticamente la sua casa. Piaceva alla gente per la carica agonistica che gli aveva permesso di sopperire ad alcune carenze fisiche evidenti: troppo lento per giocare ala piccola, troppo poco esplosivo e forte per giocare più vicino a canestro, ruolo in cui ha ottenuto comunque i risultati migliori. Nell'ultimo anno era stato alterno, i 22,6 minuti di impiego erano stati il minimo della sua carriera bolognese, così gli 8,3 punti e i 3.8 rimbalzi di media. Da tre era rimasto sotto il 31%. Ma alla gente piaceva al di là dei numeri. Intanto anche Rey Terry si è accasato: giocherà in Spagna nell'Obradoiro.