STAGIONE 2000/01

 

Rigaudeau, Jestratijevic, Smodis, Griffith, Andersen,Frosini, Jaric

Abbio, Ginobili, Cuzzolin, Messina, Consolini, Sconochini, Bonora

 

Kinder Bologna

Serie A1: 1a classificata su 18 squadre (29-34)

Play-off: CAMPIONI D'ITALIA (9-9)

Coppa Italia: VINCENTI (3-3)

Euroleague: VINCENTI (19-22)

SuperCoppa: finalista (8-10)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
6 Emanuel Ginobili A 1977 201 ITA  
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA  
8 Davide Bonora P 1973 188 ITA  
9 Nikola Jestratijevic A/C 1976 210 YUG dal 12/10/00
10 Hugo Sconochini G 1971 194 ITA  
11 Fabrizio Ambrassa G/A 1969 197 ITA dal 29/01/01
12 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA  
13 David Andersen A/C 1980 213 DAN  
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA  
15 Rashard Griffith C 1971 211 USA  
16 Cristian Akrivos G 1983 191 ITA dal 03/12/00
17 David Brkic A 1982 212 ITA  
18 Matjaz Smodis A 1979 205 SLO  
19 Paolo Barlera C 1982 216 ITA  
20 Marko Jaric P/G 1978 202 GRE  
  Gianluca Ghedini G 1982 182 ITA dal 30/12/00 al 21/01/01
  Cristian Akrivos G 1983 191 ITA  
  Davide Pulvirenti P 1982 184 ITA  
  Alessandro Bruno A 1984   ITA  
  Matteo Brunamonti P 1984 185 ITA  
  Alessandro Romboli P 1975 185 ITA  
             
  Ettore Messina All     ITA  
  Giordano Consolini ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL PUNTO SULLA NUOVA VIRTUS KINDER

di Daniele Baiesi - telebasket.com - 10/07/2000

 

La Kinder, denominazione che la Virtus dovrebbe tenere anche per le prossime stagioni (mercoledì l'incontro tra Dorigo e Madrigali), possiede 5 esterni tutti di spicco (Ginobili, Jaric, Rigaudeau, Abbio ed ovviamente Danilovic), 6 se come sembra Sconochini, rientrando dall'Argentina, accetterà davvero la proposta del presidente Madrigali. Diamo per scontato (anche se è tutto da dimostrare) il sì del Condor: decisamente un reparto affollato, soprattutto affollato di gente che in campo vuole passare parecchi minuti. Il pacchetto lunghi non vive, invece, problemi di abbondanza, essendo, per così dire, creato su misura. Smodis il quattro titolare, con David Andersen a fare da cambio, mentre Frosini tornerà a fare il backup del centro partente, per le prossime due stagioni Rashard Griffith. Resta da definire solo la posizione di Jestratijevic, ma sul futuro del giocatore pesano anche altre variabili, concatenate ad un discorso più ampio di rinnovamento di contesti regolamentari.

Cerchiamo, invece, di prendere in esame le diverse ipotesi di utilizzo dei piccoli da parte dello staff tecnico. Il playmaker titolare dovrebbe essere ancora Rigaudeau, protagonista nelle prime due stagioni bianconere, ma un po' in ombra, anche per i noti problemi di quasi pubalgia dell'anno passato. Il cambio naturale del giocatore transalpino è Jaric, anche lo scorso anno impiegato in staffetta con Basile da Recalcati alla Fortitudo in cabina di regia. "Tutti sanno che io sono un playmaker" ha detto Marko riferendosi al draft di Minneapolis, e Messina ha suffragato la tesi lodando le capacità di comprensione ed interpretazione del gioco del talento serbo greco. Ovvio, Marko può anche giocare in posizione di due o di tre, ma il suo impiego dovrebbe essere prevalentemente nel ruolo di point guard. Jaric è il giocatore che lo scorso anno lamentava l'assenza di spazi adeguati alle sue capacità; quest'anno la concorrenza nel reparto è ancora più serrata che in Fortitudo, e probabilmente la ricerca degli equilibri sarà una delle esigenze imprescindibili per fare fruttare gli sforzi profusi a livello economico da parte dello staff tecnico.

Considerati i ruoli ricoperti la scorsa stagione, la Kinder potrebbe schierare, in guardia, Danilovic, con Abbio a fare da cambio naturale. Sasha, in calo per problemi fisici ed altro nelle ultime annate, potrebbe vedere ridotto il suo minutaggio, vista anche la varietà delle scelte a disposizione dello staff tecnico. Il contributo di Danilovic potrebbe così tornare di elevatissima qualità, dovendo affrontare meno problemi di tenuta su 20-25 minuti. L'ala piccola titolare dovrebbe essere Ginobili, che l'anno passato giocava da tre accanto a Brian Oliver (il finale di campionato lo vedeva partire in guardia con Yailo) anche se date le caratteristiche degli esterni Kinder, la distinzione tra i ruoli di due e tre non è poi così marcata. La Virtus ha infatti tutto il reparto esterni in grado di giocare ed essere pericoloso in uno contro uno, mettendo palla per terra, oppure con il tiro da fuori. Tiro da fuori che non è proprio la caratteristica principale di Hugo Sconochini, la cui conferma avrebbe una ragione in più nell'introduzione della norma dei 24 secondi. Hugo è giocatore dalle caratteristiche atletiche straripanti, in grado di battere il difensore sul primo passo, è in recupero costante di condizione dopo l'infortunio e l'intervento dello scorso anno, e la sua permanenza in bianconero aumenterebbe la capacità dei piccoli Virtus di aprire spazi all'interno dell'area.

La grande versatilità, la grande duttilità degli esterni bianconeri sembra essere una delle caratteristiche principali della Kinder 2000/2001. Ipotesi abbastanza affascinante (ed anche plausibile) è quella che vedrebbe la Virtus priva di tre esterni titolari fissi, vale a dire un quintetto che cambia di volta in volta. Problemi fisici a parte, la Kinder ha quasi tutti gli esterni in grado di difendere su avversari forti fisicamente, ma anche più piccoli e veloci, come gli stessi Jaric e Ginobili hanno dimostrato di potere fare; la duttilità di certi giocatori potrebbe essere la fonte stessa delle scelte. "Dovremo essere più pericolosi nell'uno contro uno", ha dichiarato, al momento della presentazione di Jaric e Griffith, Ettore Messina; le scelte sui nuovi vanno in questa direzione, senza dimenticarci che anche Smodis potrebbe essere impiegato, in un quintetto pesante, da ala piccola, viste le caratteristiche offensive del giocatore sloveno. Naturalmente, restano da valutare le condizioni fisiche di giocatori come Danilovic, su cui Messina, a proposito delle nuove regole, qualche mese fa dichiarava "se si impedisse di staccarsi dal lato debole in situazioni di uno contro uno, Sasha farebbe ancora trenta punti tutte le partite". Danilovic è sicuramente calato, ma come detto il suo contributo, spalmato su 25 minuti e non più 40, potrebbe avere decisamente un altro peso.

Non si parla di Danilovic come di un giocatore da riciclare nel ruolo di comprimario, il discorso è assolutamente diverso. Si potrebbe dire che il progetto tecnico iniziato la scorsa stagione, quando fu scelto un secondo esterno extracomunitario (Stombergas) da affiancargli, potrebbe proseguire. Le scelte di quest'anno sono di più (anche sotto canestro, dove Griffith fa il suo contro i diretti avversari anche nella metà campo offensiva), forse si proseguirà su basi più solide. Potrebbe sembrare un'eresia, ma non ci stupiremmo se, come già qualcuno ha ipotizzato, fosse proprio Danilovic il sesto uomo di lusso della Kinder. La Virtus è ovviamente una squadra votata alla velocità, al contropiede; controllo dell'area e rimbalzi, ha detto Messina, con Griffith protagonista in questo senso. Griffith sarebbe poi il portiere di questa squadra, e la sua presenza permetterebbe agli esterni di difendere con molta aggressività sul perimetro (ciò che a lungo, fino al rientro di Sconochini è mancato lo scorso anno). Jaric, Abbio, Sconochini e Ginobili sarebbero i designati, tutti giocatori in grado di mettere molta pressione sulla palla e allo stesso tempo di portare palla in situazioni di attacco alla difesa pressing. In più Smodis, le cui caratteristiche difensive rispecchiano quelle di un piccolo con il fisico e la struttura di un lungo. Cerca spesso la stoppata, come Ginobili ha ottima mobilità laterale ed è un grande saltatore. Con Griffith dietro a chiudere i buchi, i rischi sono minori. Va sottolineato come l'adozione della regola nuova dei 24 secondi non abbia mutuato anche le altre norme che regolano le situazioni difensive negli Stati Uniti, ovvero la possibilità di incrociare col perno in situazioni di uno contro uno (due perni danno ovviamente un vantaggio all'attaccante), e la regolamentazione degli aiuti sul lato forte dal lato debole della difesa. Le scelte della Virtus sono comunque chiare, in questo senso; tanti giocatori in grado di attirare un raddoppio, in ogni settore del campo. Per personalità, la nuova squadra è una polveriera, con tanti giocatori che vogliono il campo e che hanno grossa leadership. Ma la Virtus dovrebbe essere sempre il regno dello Zar Danilovic, cui potrebbero spettare anche i gradi di capitano. Anche il suo, come quello dello staff tecnico, non sarà un compito facile. Il materiale c'è. Buon lavoro a tutti.

I giovani e ambiziosi Ginobili e Jaric danno nuova linfa alla Virtus

LA VIRTUS GELA LA FORTITUDO: -37!

Il Resto del Carlino - 24/12/2000

 

La Kinder si riprende la leadership di Basket City e lo fa con le maniere forti ricordando nel punteggio e nel dipanarsi del derby n. 84, una sfida molto meno importante di Coppa Italia in cui tra la Virtus e la Fortitudo, alla sirena, furono 41 i punti di differenza. Non sarà un Natale sereno per la Paf, strigliata nello spogliatoio e punita, oggi, con un allenamento non previsto da Charlie Recalcati che non ha digerito il modo in cui la sua squadra ha alzato le mani in segno di resa. "Per la prima volta - ha detto -, mi sono vergognato di allenare questa squadra". Impossibile dargli torto: la Kinder ha giocato i primi due tempi in maniera straordinaria, scavando lì il burrone (79 per cento al tiro, 15-4 i rimbalzi, 74-27 la valutazione). la Fortitudo, distratta in difesa, è rimasta attaccata fino a quando sono entrate le bombe, ma è parsa subito una navicella perduta nell'oceano di paure improvvisamente ricomparse dal passato.

Jaric è stato l'implacabile ex della stracittadina, una prova alla Danilovic verrebbe da dire, se non ci fossero ancora tante vittorie a fare la differenza tra i due serbi. Il super Marko, che era al suo esordio sull'altra sponda, non ha sbagliato nulla in attacco, mentre in difesa ha sempre attraversato i sentieri di Myers, costringendo Carlton a ricevere palloni sporchi e difficili. Non sappiamo ancora, invece chi sarà più decisivo tra Griffith e Stojko Vrankovic. Il primo è partito subito con due falli su Galanda e poi si è guadagnato onestamente lo stipendio incrociando per pochissimi minuti il gigante croato che Recalcati ha preferito far partire dalla panchina, con il risultato di toglierlo probabilmente dall'atmosfera del derby. Derby che stavolta non ha fatto tremare i polsi ad Ale Frosini, infallibile al tiro e duro su Fucka e nemmeno agli esordienti Ginobili e Smodis che hanno firmato canestri importanti nel break. Così come Rigaudeau, alla sua migliore prestazione in una stracittadina e match winner con 9 punti filati nel secondo quarto. Non bastasse, la Paf ha patito a rimbalzo, perché quando s' è decisa la partita, il conto era un irreale 15-4. Non che sia andata meglio all'incasso: 38-15. Attraversato quel tunnel la Fortitudo non ha avuto le energie per salvarsi l'onore, perché anche il parziale del terzo quarto è stato tremendo (28-15), fino al precipizio finale (peggiore della storia, eccetto un -41 datato '93 in Coppa Italia). "Non si può perdere in questo modo - ha poi tuonato Recalcati negli spogliatoi - andando in campo con presunzione e con la puzza sotto il naso pensando di essere legittimati a vincere solo per quel triangolino sul petto (lo scudetto, ndr)". Felice Ettore Messina: "Partita di personalità, fondamentale per una squadra che vuole provare a vincere".

Trilla il cellulare di Marco Madrigali. Dall'altra parte non c'è un tifoso qualunque. C'è un sostenitore bianconero in tutti i sensi: Roberto Dorigo è un fan della Virtus, ma in qualità di amministratore delegato della Ferrero è anche il rappresentante della Kinder. Durante il colloquio ci sono gli auguri di rito, ma anche i complimenti. E chissà che non voglia prolungare il contratto, la Kinder di ieri gli è piaciuta assai. E forse l'ha commosso più dello spot, ripreso in questi giorni, che Danilovic girò in una piazza Maggiore. Se per Madrigali c'è la chiamata dello sponsor per lo spogliatoio, in festa, c'è l'annuncio tanto atteso. Messina ha cancellato dal calendario la seduta di tiro e di pesi prevista per oggi, la vigilia. Per mister Cto, intanto, c'è un debutto con i fiocchi. Nessun presidente, all'esordio, aveva vinto con uno scarto così ampio. E il +37 finale rappresenta anche il massimo scarto relativo al campionato.
"E' stato bello - attacca Madrigali -. Ci sono stati due tempi equilibrati poi è esistita una squadra sola. Ci siamo divertiti tutti. Credo che si siano divertiti anche i tifosi. Sono stati intelligenti, da una parte e dall'altra. Essere primi è solo una responsabilità in più. Spero che si possa dividere al 50 per cento con la Paf. Un rinforzo per questa squadra? Ditemi cosa manca. Sarebbe un insulto per chi c'è oggi. Oppure ditemi se c'è bisogno di qualcuno che porti gli asciugamani. Se ci sarà bisogno, in futuro, lo prenderemo. La Fortitudo l'ha fatto in questi giorni con Vrankovic, noi no. E poi ho un tecnico, che gode della mia fiducia, che non vuole nessuno".

Microfono a Messina, che un derby così, in tanti anni, non l'aveva mai vinto. "Una grande partita - commenta - di personalità. Non solo dal punto di vista tecnico. Siamo molto contenti, contenti per i nostri tifosi. E' banale dirlo, ma sentire la fiducia dei nostri tifosi ha finito per aiutare il nostro gruppo, così giovane". Ma sotto l'albero non c'è solo il panettone. C'è pure il torrone: Ettore teme che l'eccesso di zuccheri finisca per provocare qualche caria nel meccanismo bianconero. "Ci siamo fatti del male da soli - insiste - con uno scarto del genere non possiamo che avere maggiori pressioni. Invece non dobbiamo illuderci di aver ribaltato il pronostico, perché loro avevano mille attenuanti. Hanno appena reinserito Vrankovic e fatto altrettanto con Myers". Non prende meriti, Messina che... "Un piccolo capolavoro personale? No, le partite le vincono i giocatori. Devo fare i complimenti a Jaric: avrebbe avuto tutte le giustificazioni per disputare una partita strana. Invece è riuscito a isolarsi. Ha giocato con grande concentrazione. Davanti aveva il suo capo, Myers. Carlton, che è un grande campione ed è maturo non ha mai cercato di giocare da solo. Che anche Marko non cadesse nella trappola, vista la giovane età, era tutt'altro che scontato. Bravo".

 

INTERVISTA A ETTORE MESSINA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/01/2001

 

Messina, alla sua Virtus tutto va bene. Primi in classifica in Italia, primi in Europa, 17 partite filate senza sconfitta, bel gioco, un diluvio di lodi, eccetera. Troppo bene?

No, anche se qualche timore che tutto finisca c’è sempre, legato alla salute dei giocatori e, proprio su questo, a pessimi, recenti ricordi. Vedo in squadra grande disponibilità uno verso l’altro, che è sempre un sintomo buono. Poi capiterà che perderemo 23 partite a fila, e che si sprecheranno i tipici de profundis alla bolognese. E lì i ragazzi dovranno dimostrare la forza di non ascoltare.

Allude ai de profundis di giornata sulla Fortitudo?

Certo, ma pure a qualcuno su di noi, nel passato. Adesso alla Paf gira tutto male. Ma è attrezzatissima per rifarsi. Anzi, a primavera la squadra da battere sarà sempre la Fortitudo.

Non la Kinder?

Stiamo facendo bene, è vero. E pure vincere a Roseto è stata una prova di forza: tre mesi fa, su un campo così caldo e contro una squadra così determinata, potevamo finire il primo quarto sotto di 15. Adesso no. Che nei miei ci fosse talento lo sapevo, e forza fisica pure. Ma questa concentrazione ed intensità sono state una lieta sorpresa anche per me. Poi, a Roseto, s’è avuta la riprova che, se uno non riesce a fare una cosa, s’adatta a farne un’altra. Per esempio Griffith. Lo marcavano bene, non riusciva a segnare, ha tirato giù tutti i rimbalzi che c’erano.

Rigaudeau così bene l’aveva mai visto giocare?

Sì, il primo anno; ed anche, il secondo, nei due mesi senza Danilovic, quando vincemmo la Coppa Italia. Padronanza e sicurezza sono quelle, poi sta bene fisicamente e ha la testa sgombra. Dire che abbia leadership è ovvio, ma tanti l’hanno. Lui, Abbio e Griffith, per esperienze passate, sono un riferimento, e hanno anche un buon modo di porsi coi compagni. Poi, pure Jaric ha dimostrato qualcosa al gruppo, quando nella partita più importante dell’anno, in un derby che per lui aveva pressione doppia, ha tirato fuori una prova super. Jaric aveva già dimostrato nella Paf di saper giocare sotto pressione. Qui forse ha trovato più serenità.

La Kinder lavora sempre bene in difesa, ma la vera novità pare l’attacco. Più veloce, vario, intraprendente.

Era la sfida per me, lo scrivevate voi: vediamo se Messina ha tutti gli spartiti. Vero, si corre di più, e in questo contano le nuove regole. Ma anche le nuove gambe. Mi spiego: Jaric, Ginobili, Smodis, cioè tre nuovi, sono gente che ha birra fino al 40’.

Insomma, l’anno scorso la Kinder correva meno.

L’anno scorso questa squadra ebbe un sacco di guai fisici e, su un tronco a fine ciclo, facemmo innesti poi rivelatisi non azzeccati. Quest’anno sembrano buoni. Ma deve reggere la salute. In difesa, c’è voluto un po’ per capire come spendere la nostra energia. Nelle prime partite c’erano buchi vistosi, dietro; adesso va meglio e si può ancora crescere.

Guardando indietro, che concorrenza vede?

La Paf, ovvio. Arriverà, ne sono certo, perché ha un organico eccellente e, con Bowie, potrà sopportare anche lo stop di Myers.

Bowie che poteva venire da voi?

No comment. Né di lui, né d’altri.

Diceva…

Dicevo Paf. Poi le altre si levano punti a vicenda, però c’è vivacità, e in generale si gioca meglio, rischiando di più in attacco. Roseto, con noi, ha tentato di vincerla così, e pure noi, se c’era un corridoio, andavamo via in contropiede. Riprendo il discorso su Rigaudeau: se c’è uno sbilanciamento, affonda per punirlo, non gestisce.

C’è stata una partita di svolta, per tutto questo?

Vitoria, in Eurolega. Avevamo appena perso a Udine, c’eravamo detti quel che c’era da dirsi, in palestra, ma avevamo bisogno di una vittoria dura, sudata, punto a punto. Perché fin lì, precampionato compreso, o ne avevamo dati venti facili o avevamo beccato. A Vitoria dimostrammo qualcosa a noi stessi.

Vitoria, 1 novembre, giorno dei Santi, fu la prima delle 17 vinte di fila. Non a caso, allora.

EURODERBY, CON UN PARZIALE DI 25-1 LA VIRTUS VOLA IN FINALE!

di Daniele Baiesi - telebasket.it - 04/04/2001

 

Incredibile. Semplicemente. Nemmeno Kubrick avrebbe potuto scrivere un finale di questo tipo. Ma era derby, ragazzi, e la storia è sempre la stessa. L'acqua va a Paderno, dicono a Bologna, l'incredibile succede. Oddio, nulla di strano nel fatto che la Kinder chiuda la serie 3-0 contro la Fortitudo staccando il biglietto per la finale. Strano è invece pensare che la Virtus in 8 minuti di quarto periodo ha infilato 25 punti nel canestro biancoblù, diventato d'improvviso una piscina per gli uomini di Messina, e che la Paf, in quegli 8 abbondantissimi minuti ha segnato un misero punticino dalla lunetta con Zukauskas, il libero del 64-59. Poi notte, prima e dopo.

Un quarto quarto di un'aquila assetata, ma che aveva finito la benzina proprio in dirittura d'arrivo, e di lì in avanti ha starnazzato invece di volare, schiantandosi invece di planare sulla partita. Finisce 74-70, è festa grande per la Virtus tutta, che centra la sua quarta finale europa in quattro anni, sempre con Messina alla guida. Un bel traguardo personale e di squadra e società, sicuramente lo è per il timoniere, che però di quelle finali ne ha perse già tre e proverà ad invertire la tendenza tra una ventina di giorni. La partita diventa anche difficile da descrivere nei suoi primi tre atti, pensando a come, con un crollo fisico inquietante, lo stesso mostrato contro Udine sabato sera, è andata al tappeto, vedendo le maglie nere doppie, il risultato si sia sovvertito in modo così radicale in dieci minuti dieci. Sui due liberi sbagliati da Abbio al 30', la Paf andava all'ultimo riposo con 18, dicasi 18, punti da difendere. Avendo anche risposto colpo su colpo ai tentativi Kinder di rimanere in partita. Ma qui succede l'incredibile.

Palla a due, la vince la Paf, che sbaglia con Meneghin. Due triple di Ginobili accorciano (63-53), poi ancora Ginobili (un altro ultimo quarto da 12 punti per l'argentino) dalla linea per il meno 6 (63-57). nel frattempo in campo è entrato Bonora, che ha preso in consegna Myers, fin lì chirurgico e vero motore della ringhiosa difesa che la Fortitudo ha messo in campo fin dall'inizio. Ginobili sbaglia la triple ma Griffith, scongelato per gli ultimi 5 minuti dopo i problemi di falli, schiaffeggia una palla che Galanda troppo timidamente accompagna fuori. Assist di Bonora per Frosini. Poi il suddetto libero di Zukauskas. Gran blocco (al limite) di Frosini, pick and roll che porta Rigaudeau alla triple. Un altro missile, e quando ci sono tre minuti e rotti, la Kinder è a due (64-62). La Paf colleziona palle perse, non segna mai da due (0/4 nell'ultimo quarto, 8 tiri da tre). Pareggia Frosini sull'assist di Bonora, che segue il quinto fallo (su un doppio fallo Fucka - Rigaudeau) di Fucka. Griffith trova un angolo impossibile, poi anche Myers, dopo l'ennesimo scempio offensivo degli ultimi 10 minuti (la Kinder ha chiuso 46 a -7 la valutazione dell'ultimo periodo) saluta la compagnia, e chiude mandando in lunetta Rigaudeau.

La Kinder allunga (64-68), ed ecco servito il parzialone. Follia di Galanda, Griffith schiaccia in contropiede. Ad 1'40" Meneghin insacca la tripla, ma è l'ultimo sussulto. Ginobili arriva a tirare da mezzo metro. Ancora due, e la Kinder in rimonta azzanna alle spalle la Paf sulle ginocchia. Infrazione di campo decisiva per la Paf, Frosini perde un pallone che può scrivere la parola fine. Basile la mette in contropiede da tre, ma il punto della vittoria, sul sottomano sul ferro di Frosini, è ancora di Griffith in tap in. La Paf è suonata da tempo, fisicamente, nella testa, la manovra offensiva ha perso di fluidità da almeno 7 minuti. In difesa la Fortitudo si dimentica colpevolmente di Ginobili e Rigaudeau in un paio di occasioni, in un altro paio è brava la Kinder a portare a canestro i suoi. La Virtus vince, stacca il biglietto per la finale, mentre per la Fortitudo l'ultima cosa da fare è il tanto millantato (da voci esterne, lo sottolineiamo) processo.

Parola a Ettore Messina
“È stata una partita difficilissima – attacca coach Messina – e sapevamo che sarebbe stato molto difficile per noi vincere qui, soprattutto alla luce del risultato di sabato sera, la sconfitta interna contro Udine. Sapevamo che avrebbero giocato duro, e nel secondo e nel terzo quarto, dopo un primo molto equilibrato, hanno giocato bene, tirando con buone percentuali, aggredendoci sul piano fisico e mentale. Hanno dimostrato ancora di essere un’avversaria forte ancora una volta, e purtroppo ce li troveremo di fronte ancora nel futuro, nei playoff e forse anche in Coppa Italia. Noi abbiamo avuto il merito di avere pazienza anche in una giornata in cui non trovavamo il ritmo della partita. Il ritmo lo facevano loro, ma noi, pur sotto di tanto, ci abbiamo creduto. Quando loro hanno visto che il distacco si assottigliava, probabilmente hanno sentito anche la pressione di non riuscire a coronare la buona partita che avevano fatto. Noi, in quel punto, eravamo molto leggeri, andavamo, ci veniva tutto fluido come nella maggior parte delle occasioni quest’anno. Ci veniva tutto spontaneo. Sono molto contento, perché andare in finale per l’ennesima volta, soprattutto in EuroLega, è n grande traguardo per questa squadra. Però ripeto anche che loro hanno giocato una partita degnissima, e saranno un’avversaria tosta fino alla fine”.

Vittoria in Coppa Italia

PREPOTENTEMENTE VIRTUS, LA COPPA ITALIA IN UN BOCCONE

di Walter Fuochi - La Repubblica - 29/04/2001

 

Alla vittoria numero 48 della stagione, di 55 partite spese, l'albero del basket fa cadere il primo frutto nelle mani di chi, fin qui, aveva tenuto tutti lontano dall'orto delle colture buone, avanzando a suon di vittorie i suoi diritti sul prodotto. Ma si vince in un giorno solo, quel che vien prima prepara ma non premia, e la Kinder è dovuta venire qui a Forlì per incassare il credito. E' un posto che appartiene al suo album di ricordi lieti, perché Messina ci vinse, 11 anni fa, la sua prima Coppa Italia, di una lunga e felice avventura bianconera. Arredato per le grandi occasioni, con tremila pesaresi e altrettanti virtussini a colmarlo quasi per intero, il vecchio Palafiera è stato il sipario di chi, vincendo, ha molto meritato, imponendo la sua legge in questa Final Eight, forse più bella, perché non facile. Biella, al primo turno, prima delle goleade, fu acchiappata dalla Virtus all'ultimo secondo : spesso c'è un solo centimetro, nello sport, fra il tripudio e lo sconforto. Basta saperlo.

È la settima Coppa Italia della storia bianconera, ed è un trofeo rivinto da Messina dopo qualche finale amara, perché l'ultima coppa fu alzata nel '99 a Casalecchio. Poi, solo digiuni e rimpianti, col senso di aver sempre giocato finali incomplete, spezzate dagli infortuni o dalla brutta forma. Quest'anno invece il rigoglio fisico è il marchio di fabbrica, e adesso questa coppa, vinta in una finale a senso unico, è perfino poco per le ambizioni della squadra. Da martedì, lo sapete, s'andrà a Vitoria per il bersaglio grosso. Intanto, essersi rodati in queste tre partite a crescere, farà bene al morale. Griffith, per chiudere con le onorificenze, ha vinto il trofeo per il miglior giocatore del torneo: personalmente, e con tutta la mia fetta di tribuna stampa, avevo indicato Jaric sulle 3partite3. Ad altri, evidentemente, l'omone ha fatto più colpo.

La finale, terza gara in tre giorni per entrambe, avrebbe pesato anche lo stato fisico, più appannato, alla fine, per Pesaro. La Kinder l'ha tenuta in piedi fino a metà con la tattica, nell'attesa che l'attacco ingranasse. Intanto però, era già metà del lavoro non permettere a quello altrui di esplodere: brillantissimo fin qui, il quintetto di Pillastrini ha fatto fatiche tremende a trovare un buco. Nella seconda metà, la Virtus ha dispiegato il talento. Un 16-2 gonfiato da 7 punti a testa di Jaric e Ginobili ha sotterrato la Scavolini (48-31). Lì è finito tutto, il resto è contabilità. Il 2/9 di Johnson, il 4/12 di Booker, ad esempio. Gli 88 punti inflitti alla Paf ristretti a 58.

Sia Kinder che Scavolini giocano, per 20', meglio dietro che davanti. Non lo dicono solo le triple (2/7 Bologna, entrambe di Smodis, 1/9 Pesaro), ma anche il fatto che nessun attaccante prevale. Va bene, Griffith va alla pausa con 12 punti di scalpo, e tre falli di Maggioli, ma la Kinder ci va solo sul +3, azzeccando una zona che rallenta tutti i giochi di Pesaro. Insegue fino al 14', risalendo anche da un -8 (6-14 dopo 8' di brutta anemia), poi sorpassa con Smodis. 42% la pagella Virtus al thè, 33% quella Scavolini. Per vincere, si dovrà attaccare meglio. Lo fa la Kinder, nel terzo quarto che squarcia i veli. Un 16-2 fa deragliare la Scavolini fuori partita, lasciandole un solo cesto in 6', mentre la Kinder ritrova mira anche da tre. Issata sul +17, la Virtus poi dilaga anziché amministrare, rivelando che una natura insaziabile abita nelle teste di gente che ha ancora vinto poco o niente e magari può credere di aver appena, quest'anno, iniziato il raccolto. Martedì e giovedì a Vitoria, allora, per vincerne almeno una. Si può fare. O si deve fare, dirà Messina, riallenando già oggi, dopo feste minime.

 

Madrigali al debutto: "Oltre i pronostici"
Il numero uno è Big Boss Man: Rashard Griffith ha finito a braccia alzate, cinque a tutta la panchina e saluti al pubblico, abbracci con Messina. Il padrone della serie: tre partite in 72 ore da Mvp e il ginocchio operato è un ricordo. «Io sono a posto, che ne dite? Ho la gamba destra un po' indolenzita e qualche movimento contro Maggioli, uno che di fisico è forte, non mi è venuto bene. Ma sono prontissimo a giocare in Spagna, anzi siamo prontissimi: devo ringraziare Messina e i ragazzi, che in questi mesi hanno fatto migliorare il mio livello di gioco. La Coppa Italia è stato il primo passo per rompere il ghiaccio. Adesso ce ne mancano due: io personalmente tengo molto all'Eurolega, l'unico trofeo che mi manca». Non sarà un Kinder un po' stanca? «Io sono molto orgoglioso e penso che tutti vorrebbero essere stanchi e al nostro posto». Anche il presidente Madrigali ha sorriso. «Vincere è sempre bello e non stiamo a credere alle storie che la Coppa Italia porta male, semmai è il contrario. Questa Kinder ha superato i pronostici, avrebbe dovuto decollare l'anno prossimo. Credo che se continueremo con questa intensità potremo dire la nostra fino al termine dei giochi». Marko Jaric s'è preso paura per una caviglia che gli si è girata e poi è «rientrata» al volo. «La Coppa ci dà fiducia e anche se abbiamo dato molto e bene in tre giorni siamo senz'altro belli carichi».
Rigaudeau, il veterano che vede buone prospettive. «In questi miei quattro anni in bianconero quando si è difeso così, siamo sempre andati molto bene. Questo è un buon segno».
E infine Messina. «Dal punto di vista personale sono davvero molto soddisfatto di questa affermazione. Era dal ‘99 che non si vinceva qualcosa: posso affermare che sia una delle mie più belle soddisfazioni, che va al di là della semplice conquista del trofeo». è questa la Kinder messiniana che gioca meglio? «Questo dovete dirlo voi. Io posso solo affermare che questa squadra da settembre lavora e migliora dal punto di vista individuale e collettivo. E questo risultato comincia a dare un senso di completezza al cammino sin qui svolto». Oggi allenamento, domani partenza per Vitoria.

 

La seconda Eurolega, vinta in casa contro il Tau Vitoria

CUORE, DIFESA E INCOSCIENZA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 11/05/2001

 

Non poteva scappare, non è scappata, la coppa. Una finale in casa è sempre un bel vivere, però sfuggono, le partite così, non le afferri mai, le costruisci e te le smontano in mano, mille volte. La Kinder è stata avanti 40 minuti su 40, in questa finalissima senza domani, ma è stata certa di averla presa solo a 3 minuti dalla fine, dopo sofferenze autentiche. Ha vinto la difesa, s'era predetto, e quella della Kinder è stata più forte, in una mattanza che ha punito la squadra più corta, arbitrata da fischietti modesti (che non sono mai un castigo per chi gioca in casa), addentata dal Tau con quel che poteva. Mai, ad esempio, tre canestri filati in attacco. E rimontare, se nulla ti viene fluido e facile, è sempre un'impresa disperata, anche se pure di là sembrano giocare a volte con la stessa palla squadrata.

La Virtus ha avuto cuore e pazienza, gambe e pure incoscienza. S'è presa il vantaggio subito, come voleva, ma ha capito in fretta che non l'avrebbe mai messo in banca. Tante sono state le rimonte nemiche, quelli dirimpetto non crepavano mai, però non c'era apprensione di vederli sorpassare e allora un modo per tenerli sotto saltava sempre fuori, anche puntando su giocate singole. Il Tau è stato tradito da molti, primi fra tutti Stombergas (due tiri, un cesto, 5 falli) e Foirest (4 tiri, 2 cesti, 5 falli), e anche Timinskas stavolta ha fatto quel che poteva. Il destino della serie, da 4 partite, era nelle mani dei centrocampisti. C'è stato anche nell'ultima. Il morso alla gola della Kinder è stato quello dei giorni migliori e pure chi è partito male s'è fatto strada a gara avanzante: Jaric, per esempio, al traino del Ginobili che, per aver sorretto la prima Virtus, la meno convinta, s'è preso il premio di miglior giocatore della finale. Gara 5 densa, un altro paio robuste, questo è stato il primo trofeo del gaucho, da attore protagonista. Forse meritava Bennett, ma si premia anche chi vince: ho votato Ginobili, in buona maggioranza.

Replay. Comanda sempre la Kinder, spesso ha il Tau che le danza davanti sull'orlo dello stordimento, ma una finale è una finale, i colpi secchi partono di rado e quel Tau che pure, dopo 20', tira col 34%, che ha Stombergas e Foirest a 4 falli, e che insomma pare una squadra molto resistibile, è lì, sotto solo di 5 alla pausa, quando Bennett infila alla sirena una tripla che non è certo zucchero nel thè dei bianconeri. La Virtus attacca meglio, però i soliti problemi a rimbalzo s'ingantiscono quando Griffith va a fare la pennichella. In attacco ci sono più grovigli che idee limpide, la regia di Jaric è opaca, Rigaudeau cerca di tessere meglio, ma non si arriva quasi mai a Griffith e allora tante grazie a Ginobili che nel secondo quarto, prendendosi rischi micidiali, fa attacco da solo: o un canestro o un assist, girando con 11 punti e 3 passaggi vincenti alla pausa. La partita è anche una specie di gara dei rigori, perché su tutti i contatti (anzi, non su tutti) gli arbitri fischiano e danno due liberi. La Virtus non riesce mai a staccare un +10, però il Tau è sempre abbastanza lontano. Parte bene, con un 13-5 dopo 6', meno d'un punto al minuto concesso ai baschi, e tutti i suoi 5 a bersaglio. Però poi perde i collegamenti con Griffith e il Tau s'aggrappa. S'accosta anzi al primo pitstop (19-18, tripla allo scadere di Foirest), ma viene ricacciato via da Ginobili in avvio di secondo periodo, quando prima Foirest (14') poi Stombergas (16') salgono a 4 falli.

È un orlo di precipizio, ma appunto la Kinder non uccide e anzi Bennett, già marcato da tre staffettisti (Jaric, Abbio, Bonora), trova il suo primo cesto al 18' e quella bomba di piombo al 20'. Si riparte e Oberto non solo dà il 3 ai baschi, ma pesca pure il quarto fallo di Griffith (23'). La Kinder reagisce con Jaric e una tripla di Rigaudeau e, sul -10, Ivanovic deve rigiocarsi Foirest e Stombergas. Una tripla di Ginobili al secondo 24 sembra un segno del destino, quando stampa il +13 a 2'46'', ma c'è un 8-0 tutto di Bennett e il Tau torna a -5. Smodis, da tre e con un rimbalzo d'attacco alla sirena, dà un +10 che è oro, al terzo riposo. Quinto fallo di Stombergas sulla prima azione della quarta frazione, per un po' il punteggio s'inchioda, però il tempo che cammina lavora per la Kinder. L'ultima mossa di Ivanovic è la zona, la Kinder ci bisticcia un po', però ha il merito, mentre non lo fa, di non prenderlo: Timinskas arriva a -8, ma Jaric in entrata trova dopo 3'46'' il primo cesto dell'ultimo quarto. E' l'ultima spallata al muro della paura di vincere. In contropiede la Virtus dilaga e quando il Tau risale a -8 c'è già una folla a bordocampo, Terrieri che si sgola di non venir dentro, la festa che comincia e va avanti tutta la notte.

MESSINA: "I TITOLI LI VINCONO I GIOCATORI"

Il Resto del Carlino - 12/05/2001

 

Del contratto non parla. Ma è chiaro che, dopo le parole pronunciate dal presidente, la permanenza di Messina all'ombra delle Due Torri è destinata ad andare oltre il 30 giugno 2002.

Il presidente mi vuole bene — dice Ettore — e qua sto benissimo. Mi hanno chiamato, per farmi i complimenti, Petrucci e tanti amici. Ciclo? Il nostro è un club competitivo: credo che i cicli attuali non possano durare più di 3-4 stagioni.

Intanto Messina ha concesso tre giorni di riposo alla truppa. Domenica sera la società, con giocatori, tecnici e dirigenti, festeggeranno la coppa. Prima però...

Dobbiamo guardarci negli occhi — sottolinea Messina — e capire se siamo già in ciabatte o se vogliamo tentare di vincere lo scudetto, per un tris comunque difficile. Perché sarebbe pure comprensibile che i ragazzi facessero puff.

C'è chi ha detto che dopo la Virtus di Danilovic è arrivata la Kinder di Messina. Ettore frena.

In un'intervista, Ivanovic ha detto che il basket è simile agli scacchi: non sono d'accordo. Tu puoi essere un buon regista, ma i protagonisti sono i giocatori e l'unico mio pensiero è sempre stato quello di come poterli far giocare al meglio. Non mi aspettavo che i giovani crescessero così perché erano giocatori di talento, fisico e tecnico, ma non potevo immaginare che avessero già questa attitudine mentale. Anche per vincere una serie di playoff come quella contro i baschi.

E Ginobili?

È migliorato molto, soprattutto in tre cose: ha prolungato la sua capacità di concentrazione, è fra i migliori nella difesa sull'uomo con la palla e, adesso, non vede più solo il canestro. È come se si fosse messo il grandangolo: ora ci sono lui, il canestro e due o tre suoi compagni.

E Danilovic?

Se non avessimo vinto — ironizza Messina — ci sarebbe stato il rimpianto di non avere l'uomo dell'ultimo tiro. Però Danilovic ha avuto la sensibilità di Platini: ha capito quando non ne aveva più.

Cita i suoi assistenti, Giordano Consolini e Lele Molin. Ma anche il preparatore atletico, Francesco Cuzzolin e il totem nero, Rashard Griffith. Bravo Messina. Bravo anche perché ha avuto il buon gusto di far rimuovere uno striscione che ironizzava pesantemente sui cugini.

   E che non aveva alcun senso, chiosa il coach.

Sempre all'Arcoveggio stimolante la riflessione di Rigaudeau, leader non troppo occulto del gruppo.

Mi piacerebbe sfidare una squadra Nba con questo gruppo.

CAMPIONI D'ITALIA!!!

Il Resto del Carlino - 19/06/2001

 

Quindicesimo scudetto e grande slam: la Kinder ha chiuso alla grande una stagione che l' ha vista dominare in Italia e in Europa. Ed anche l' ultimo atto della finale scudetto è stato senza storia: la squadra di Messina si è dimostrata ancora una volta superiore ai cugini della Paf. In gara 3 la Kinder ha avuto un Griffith maestoso, capace di calamitare falli (10), segnare (21 punti, 7/11 dal campo) catturare rimbalzi (6). Ma nella Virtus tutti hanno fatto il loro dovere, a cominciare da Smodis che nell'ultimo quarto ha ancora una volta infilato le triple della sicurezza, per passare dall' ex Jaric (18 punti) e arrivare al solito Abbio. Sull' altro fronte non è bastato un Myers commovente, 33 punti (16/17 dalla lunetta), al quale alla fine, quando è dovuto uscire, per falli anche il pubblico virtussino gli ha tributato un lungo applauso. E Myers è andato a regalare la sua maglia ad una spettatrice sulla sedia a rotelle.

La Fortitudo ha cominciato con Zukauskas in quintetto, una novità rispetto alle prime due gare. Ma il lituano ha subito dimostrato di soffrire molto Griffith: due falli nei primi 3'. Così Recalcati ha buttato nella mischia Galanda. L'avvio, comunque, è stato equilibrato: 7-7 dopo 4', con l'ex Jaric protagonista della partenza Kinder e il Fucka a tirare la carretta Paf. La Fortitudo è riuscita anche a raggiungere il +5 nell' ultimo minuto del primo quarto, trascinata da sei centri consecutivi di Myers dalla lunetta: 23-18 a una manciata di secondi dalla fine della prima frazione. Ma tra l' ultima azione del primo quarto e i primi 3' del secondo la Kinder ha avuto una fiammata che ha letteralmente travolto gli avversari: parziale di 15-0 e risultato ribaltato. 33-23 per le V nere.

Ad aprire il break sono stati due liberi «regalati» dalla Paf a Ginobili a 3 dalla sirena del primo quarto. Poi Abbio, con una bomba subito seguita da un canestro da due, ma soprattutto Griffith hanno scavato il solco. Il pivot Usa ha messo in crisi la difesa biancoblù: nei primi sei minuti ha fatto 9 punti e costretto a caricarsi di falli Galanda e Zukauskas, che ributtato nella mischia ha subito raggiunto quota 4 falli. I soliti Myers e Fucka sono riusciti a ricucire un pò (-5, 30-35). Al riposo la Kinder è poi andata sul +8, 44-36. La superiorità Kinder nei primi 20' è sintetizzata dai rimbalzi, 25 Virtus contro i miseri 12 Fortitudo, e dal 61% nel tiro dal campo della squadra di Messina contro il 32 di Myers e compagni.

In avvio di ripresa c' è stata un' altra fiammata Kinder: Ginobili ha stoppato un tiro da tre di Myers, ha recuperato il pallone è andato a schiacciare il 46-36. Un' azione che è un pò il simbolo della finale scudetto. Poi Rigaudeau ha fatto il 48-36 e la Paf è finita in ginocchio. Griffith ha continuato ad essere il solito problema per la difesa Paf. La difesa Kinder, invece, ha stretto le maglie, e la Fortitudo è riuscita segnare solo 2 punti nei primi 4'. E anche quando Myers, sempre lui, ha infilato la tripla del 51-41, Ginobili ha subito ricacciato indietro i biancoblù rispondendo con la stessa moneta: bomba e 54-41, +13 Virtus. Il terzo quarto è poi finito con un +10 (57-47) Kinder. Come in gara2 la sensazione della partita vinta l' ha data una tripla di Smodis: 62-47 e le speranze Paf ridotte al lumicino malgrado l' immediata risposta da tre i Myers. La squadra di Recalcati è tornata a - 6 (60-66), sempre grazie a Myers, ma ancora Smodis, ancora da tre, l' ha ricacciata indietro: 69-60 a 4'23. Poi quando anche Myers ha dovuto lasciare il campo per il quinto fallo a 2'33 si è capito che il tricolore Kinder era arrivato.

Lo scudetto completa il Grande Slam