MARCO BELINELLI

(Marco Stefano Belinelli)

 

nato a: San Giovanni in Persiceto (BO)

il: 25/03/1986

altezza: 196

ruolo: guardia

numero di maglia: 9

Stagioni alla Virtus: 2001/02 - 2002/03

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

BIANCHINI SCOMMETTE SU BELINELLI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 09/01/2003

 
Ci vuole un istrione come Bianchini (e una partita contro dei poveracci, va bene) per inventarsi il modo di far ripiegare i fazzoletti alle imminenti vedove Rigaudeau e offrir loro il balcone per sbirciare l'erede. Nulla sarà facile, ma Marco Belinelli, da San Giovanni in Persiceto, play di due metri scarsi, classe 1986, aveva appena sfondato i canestri del torneo giovanile di San Lazzaro, incassato un complimento non casuale del Vate («si muove come Antoine, si vede che ha passato questo tempo a spiarlo»), che ieri s'è goduto una lunga fetta di partita e gli applausi più caldi del pubblico: che ha così mandato a dire che, se la vita continua, deve farlo con questi ragazzi sodi e sani. Se poi sono allevati a tagliatelle (e sono talenti veri), tanto meglio. «Questa sera - ha poi narrato il Vate - avete visto una grande storia di sport: il passaggio del testimone da Rigaudeau a Belinelli, il segno che la Virtus andrà avanti. Rigaudeau che ci lascia ci ha dato un seme: poi, io spero ancora che non ci lasci». Ma il capitano, invece diceva che era finita: «Non so quando, ma parto presto. Non andrò a Reggio Calabria una gara che non sento. Ringrazio tutti, non mi aspettavo tanto affetto».
Col sosia designato e i due punti doverosi sul Partizan, la Virtus ha fatto serata. Poi, c'era Le Roi e la sua uscita di scena da autentica star. Non gli era cominciata bene, opposto a Vujanic, miglior bomber dell'Eurolega e stella già promessa ai New York Knicks. Al thè i suoi 9 punti erano il bottino più grasso di tutti, alla fine, nel quarto dell'addio, c´è stata l'ultima mitragliata.
Bianchini lo leva a 50" dalla fine e lui, sui cori, si sbraccia e ringrazia, chiarendo, a gesti, come sia davvero l'ultima volta. Commosso lui, finalmente scongelato anche il pubblico dalla strana, prolungata astenia di prima, abbraccia Consolini, l'ultimo pezzo di Virtus che fu, saluta lo striscione appena sbucato («Di qua e di là sarai sempre Le Roi»), spande e raccoglie entusiasmo, affetto, riconoscenza, amore. Fa il giro di campo a toccare tutti in prima fila, supera lo scranno dove il presidente non c'è, gli cingono una sciarpa al collo, si leva un metaforico cappello, s0inchina e, quando esce, l'abbraccio è con Sasha, prima che, dopo 7' di applausi, scorrano i titoli di coda.

 

BELINELLI, È BELLO DIVERTIRSI GIOCANDO A BASKET

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 10/01/2003 

 

Rigaudeau ha un solo timore. Che la stampa possa in qualche modo «traviare» Marco Belinelli. Forse privandolo dell sorriso dei suoi 16 anni o, peggio ancora, rendendo il basket odioso a questo ragazzino di San Giovanni in Persiceto. Difficile, però, che Marco smarrisca la diretta via. Perché lui, ci ha messo il talento, mamma e papà le regole che Marchino accetta (quattro chiacchiere sì, ma solo dopo aver pranzato).

Belinelli, l'abbiamo tirata giù dal letto?

Ci mancherebbe. Ho dormito un po' di più del solito, ma solo perché non sono andato a scuola.

Per la bella partita con il Partizan?

Per la neve. Oggi non ci si muoveva proprio.

Emozionato?

Tutt'altro. Tranquillo come sempre.

Possibile che non si lasci prendere dall'agitazione?

L'ho fatto. Quella volta che mi hanno chiamato in prima squadra. Poi mi sono adattato.

Ha letto i timori di Rigaudeau?

Li ho letti. Mi hanno fatto piacere le sue parole.

Marco Sanguettoli, il suo allenatore, dice che il suo pregio è giocare sempre allo stesso modo. Che ci siano i cadetti o che ci sia il Partizan lei si diverte.

La pallacanestro è un gioco, un divertimento.

Dica la verità: ha già il procuratore?

No. Mi hanno chiamato in tanti. Ma io non ho fretta.

Ma lei quanto guadagna?

Ho 16 anni. Ci sarà tempo anche per guadagnare. Adesso non prendo nulla.

Le magliette almeno gliele passano?

Sì (ride, ndr). Cambio spesso numero, ma la canotta non manca mai.

A fianco di giocatori che guadagnano centinaia di migliaia di dollari: le fa effetto?

Sinceramente no. Forse un giorno toccherà a me. Sono troppo giovane e il basket, per me, è un gioco.

Rigaudeau che cosa le ha insegnato?

Molto. È stato un po' come un padre. Sul parquet, intendo. Mi ha dato un sacco di consigli. Mi trovo bene con lui e con Frosini.

E con gli altri?

Anche con gli altri. Ma con alcuni c'è il problema della lingua. Non è facile comunicare.

Il suo sogno?

Giocare a basket. E diventare un giocatore importante per la Virtus.

E la Nba?

Chi non ha mai pensato alla Nba?

Chi preferisce dall'altra parte dell'oceano?

Nessun dubbio. Kobe Bryant…

Perché?

Tifo Lakers.

E domani a scuola in scooter.

Ma quale scooter. Mi sposto in bicicletta.

Firmata, però.

Un mio amico ce l'ha su misura. La mia è una bici normalissima.

Lasciamolo correre, così bello da sembrare costruito. E invece no: Marco Belinelli è proprio così, la Virtus può sognare.
 

VIRTUS, BELINELLI TESORO DA CUSTODIRE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 12/06/2003 


L'unica certezza è rappresentata dai cadetti. Nel senso che l'impegno agonistico più ravvicinato è quello che costringerà, a pochi giorni di distanza dall'esperienza di Rimini, con gli junior, Sanguettoli agli straordinari. Domenica i cadetti partiranno per Biella dove, dal giorno successivo, scatteranno le finali del campionato italiano di categoria.
E la prima squadra? Per ora, appunto, resta un gigantesco punto interrogativo. Con alcune scadenze da onorare, quella del 15 luglio, fissata dalla Fip, per risolvere la questione Becirovic, e tante caselline da completare. Becirovic intanto ieri era a Treviso per un “try out” privato con dirigenti di Dallas e Indiana. Sani potrebbe essere scelto al draft Nba (è la sua ultima occasione), ma per un'altra stagione resterà in bianconero.
E sempre ieri giornata intensa negli uffici Cto. Più per questioni legate all'azienda, par di capire, che alla Virtus. Qualcosa, però, si muove. Perché restano quantomeno le parole pronunciate dall'amministratore delegato del club, Stefano Mazzoni, tre settimane or sono. La presenza di uno sponsor che abbia già sottoscritto un accordo pluriennale con la V nera. E il fatto che questo sponsor potrebbe venire dalla Slovenia Marco Madrigali – ricordate le sue parole dopo la ricapitalizzazione della società – vorrebbe acquisire un club di prima o seconda divisione per consentire ai giovani di crescere.
E a proposito di giovani ce n'è uno, cresciuto da queste parti, del quale tutti parlano molto bene. Non solo per come riesce a stare sul campo, ma anche per l'atteggiamento positivo che riesce ad avere in qualsiasi contesto. Si tratta, lo avrete già intuito, di Marco Belinelli, che la società, però, dovrà “vincolare”. Marchino ha solo 17 anni ma in questa stagione, presenze alla mano (ha abbondantemente superato quota 18 partite), ha maturato il diritto ad avere un contratto da professionista. E se la Virtus non lo vuole perdere, dovrà formalizzare e depositare una proposta entro domenica. Per evitare che altri, poi, beneficino del talento di questo ragazzino di San Giovanni in Persiceto cresciuto a pane e Virtus. Tutto questo mentre Antoine Rigaudeau continua a lanciare messaggi: vorrebbe tornare in bianconero (ma anche il Valencia di Abbio punta su Le Roi).

 

HO SCELTO L'AQUILA E NON MI PENTO

di Francesco Forni - La Repubblica - 01/10/2003

 

Dopo un' estate di patemi, Marco Belinelli sa bene da che parte starà: alla Fortitudo. Talento numero uno a Bologna e tra i primi giovani d' Italia, il diciassettenne di San Giovanni in Persiceto in agosto era diventato l'oggetto del contendere sotto i portici. Lesto Savic a prenderlo, invocato e reclamato dai bianconeri, pre e post 31 agosto. Marco ha deciso, proverà a diventare giocatore con l'Aquila.

È stata una scelta difficile?

Andare via dalla Virtus, dopo quattro anni fondamentali per me, è stato doloroso. E sono stato male, anzi in casa mia abbiamo sofferto tutti parecchio: da ferragosto fino al 31, quando è finito tutto. A un certo punto temevo di tornare indietro: i ricordi dell'ultima stagione, dopo tre belle, non erano piacevoli. Non avrei voluto, anche perché nel gruppo Skipper avevo scoperto di trovarmi davvero bene.

Nessun rimorso o nostalgia della vecchia casa?

Domenica al PalaDozza dopo il nostro allenamento ho salutato tutti quelli della Virtus 1934. Consolini, Rimondini, il prof Grandi e gli altri. Tengo a dire che durante quelle due settimane di ansia quelli della vecchia guardia si sono comportati in modo estremamente corretto, non mi hanno messo nessuna pressione.

Gli appelli di Hruby prima e Sabatini poi non hanno mai fatto breccia?

Ho scelto la Fortitudo, preferendola anche a Siena, che offriva di più. Non mi pento di quel passo. Certo, la prima volta che giocherò contro la Virtus mi verrà un po' di magone, questo è normale. Adesso i compagni mi prendono in giro e mi dicono "hai visto che la tua squadra ha vinto domenica?", ma io già non ci penso più.

Cosa c'è di così bello nell'ambiente Fortitudo?

Tra Repesa e Messina e gli altri grandi che mi hanno allenato non ho notato tante differenze. Il coach pretende e dimostra di credere in me. Sono molto coinvolto con i ragazzi, specialmente con Pozzecco, uno che sa come tenere il morale alto. E anche in allenamento ci dà dentro, anche se ogni tanto qualche battuta gli scappa pure sul lavoro. Che siamo una squadra giovane lo si vede e lo sentiamo.

Toccati con mano i grandi squadroni bianconeri a che livello è la Skipper, manca ancora qualcosa (probabilmente non ci sarà Guyton, ora coi Pistons) o è a posto così?

Con gli arrivi di Basile e Vujanic siamo diventati davvero tosti. Voci da fuori dicono che per essere al meglio dovrebbero aggiungersi un' ala piccola e un centro puro: a essere pignoli potrebbe sembrare così, ma i nostri quattro lunghi hanno grande qualità e il talento è veramente per tutti di ottimo livello.

SANGUETTOLI: «CAPII SUBITO CHE ERA SPECIALE. MA DIVENNE GRANDE IN UN DERBY CONTRO MANCIO»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 30/06/2007

 

Marco Sanguettoli, 51 anni, allenatore delle giovanili Virtus, è stato uno dei primi allenatori, praticamente il primo, del Fenomeno di San Giovanni in Persiceto.

Sanguettoli, ricostruiamo la storia di Belinelli.

Lo portò in Virtus Max Milli. Era un ‘allievo’, ma giocava già tra i ‘cadetti’ delle annate 1984 e 1985.

Capì subito che Marco sarebbe andato lontano?

Aveva qualcosa di speciale. Se l’abbia notata la prima o la seconda volta non ricordo, però era speciale. Nella fluidità e nei movimenti.

Subito campione?

No, in realtà per un anno e mezzo ha giocato senza ‘spostare’, come facevano altri suoi compagni più esperti. La consacrazione avvenne in un derby.

Sicuro?

«Sicurissimo. Lui da una parte, Mancinelli dall’altra. Marco ne fece 25, Mancio 30. Uno spettacolo, perché si sfidarono senza esclusione di colpi per vedere chi era il più forte».

Poi la prima squadra.

Messina gli offrì questa vetrina: subito un canestro all’esordio.

E lei aveva già capito che sarebbe andato nella Nba.

Questo no. Lo ammetto, seguo poco i professionisti Nba perché dal punto di vista tecnico possono insegnarti poco. Ma che sarebbe diventato un giocatore di livello era chiaro.

Difetti?

Quello principale era legato alla difesa, un po’ leggerino. Repesa ha lavorato tanto e bene su questo. Poi, rispetto ai tempi delle giovanili, rinuncia spesso alle penetrazioni. Ma ha tutto per avere un grande arresto e tiro. E pure per giocare spalle a canestro.

I pregi?

Persona serena, umile e disponibile, sempre. La sua forza per prendere tiri importanti. E poi dal punto di vista tecnico impara tutto alla svelta.

Insomma, tutto per diventare una prima scelta.

Tra i giovani non ci sono certezze. Lui è stato fortunato e bravo allo stesso tempo. Ha trovato allenatori che gli hanno dato fiducia e l’hanno messo in campo. Prima Tanjevic, poi Repesa che lo ha assistito e creduto in lui. Sono davvero contento che Marco sia entrato nella Nba dalla porta principale. Sono felice per lui. E adesso, se permettete, gli spedisco un sms di congratulazioni.

MARCO BELINELLI: "IL DERBY È UNA SFIDA UNICA, LA PRIMA VOLTA ME LA FACEVO SOTTO"

tratto da bolognabasket.it - 21/12/2016

 

A proposito di derby, Marco Belinelli – che ne ha giocati 5, di cui uno con la maglia Virtus e quattro in maglia Fortitudo, è stato intervistato da Luca Aquino sul Corriere di Bologna.

Ecco un estratto delle sue parole:

Cos’è il derby? Tutti nell’avvicinamento al match si sforzano di dire che è una partita come tutte le altre, ma invece non è così. È una gara a sè, l’ho provato sulla mia pelle. Ho avuto la fortuna di giocare il derby sia con una maglia sia con l’altra, non ne ho giocati tanti ma abbastanza per dire che è una sfida unica.

L’attesa è altissima? Ricordo che anche all’epoca se ne cominciava a parlare molto prima e nella settimana della partita diventava un pensiero fisso. Il derby lo senti arrivare ed è una partita bellissima da giocare».

Devo ammetterlo, prima del mio primo derby me la facevo sotto. Venivo da un piccolo paese alle porte di Bologna, era una partita che sentivo molto perché sapevo quanto fosse importante.
Il primo è indimenticabile. Ero molto giovane, Bianchini ebbe il coraggio di mettermi in campo e segnai subito un canestro da tre. Qualcosa che ricorderò per sempre.
Poi il passaggio alla Fortitudo? Ero più tranquillo anche se sapevo che sarei stato il giocatore più bersagliato dai tifosi della Virtus. Così è stato, ma non fu assolutamente un problema, fa parte del derby e lo accetto. Dentro e fuori dal campo l’atmosfera era sempre eccezionale.

Un’immagine che ricordo è la stoppata di Ginobili a Myers al PalaDozza. Un gesto incredibile da parte di un giocatore incredibile, che ho conosciuto da piccolo quando mi affacciavo in prima squadra alla Virtus e con il quale ho avuto la fortuna di giocare e vincere agli Spurs. L’ho sempre considerato un idolo da prendere ad esempio.
Oltre a Ginobili ho sempre guardato con un occhio di riguardo Danilovic. Mi piaceva come entrambi giocavano i derby, venivano fuori sempre nel momento del bisogno per un canestro decisivo. Ovviamente il tiro da quattro è un altro dei momenti storici della sfida. In Fortitudo direi Myers, un giocatore che nei derby si esaltava: ricordo la sua uscita dal campo fra gli applausi molto belli dei virtussini nella finale 2001.