ROBERTO RIMONDINI

 

nato a:

Il: 31/08/1937

Stagioni in Virtus:

L'ALTRA FACCIA DELLA LUNA

tratto da "3 volte Virtus" di Werther Pedrazzi

 

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Come sono, quando si fanno male? C'è anche questo, dietro agli scudetti? Prima della gioia, dicci, è passato anche il dolore?

"Le notizie dei giocatori della Virtus, me le porto nella tomba... Il più tardi possibile, sia detto per inciso. Un medica di squadra - lasciando perdere tutta la retorica dell'amico-confessore - deve, però ispirare la massima fiducia, dalla più piccola alla più grande delle cose. Deve avere una faccia familiare dentro alla squadra, ma senza volto, fuori. I giocatori devono sapere che si possono fidare. Dunque la fedeltà assoluta è il nostro motto".

Provate, adesso, a immaginare come deve essersi sentito un uomo mite, amante del silenzio, quando in passato quasi a tradimento, d'improvviso, fu colpito da indesiderata celebrità, col nome sui giornali, e tutto quanto il resto...

Rimondini, dottor Roberto, cinquantasette anni, da sedici alla Virtus, il primo scudetto di questa nuova era, deve averlo vissuto in modo molto particolare. Come una ricompensa a certi brutti momenti delle stagioni precedenti, piene di clamori e di amarezze acute. Due sono stati i casi clamorosi e contestati, che nello stesso periodo si erano accavallati.

"Amo stare in disparte, rifuggo comparire... lei può capire, vedermi sui giornali... una celebrità cattiva e non voluta. L'autunno del 1991, moralmente, è stato il periodo più brutto della mia vita. Ma penso, che in quelle cose lì... non si risponde. Anche solo difendersi vorrebbe dire alimentare le polemiche".

Anche se il dottor Rimondini, fedele alla sua intima consegna, non vuole parlarne, si capisce molto chiaramente quanto ancora gli bruci, e perduri il dolore della ferita provocata da quell'incauta uscita del professor Carù, che quando scoppiò il caso Morandotti, disse: "Morandotti non l'avrei fatto giocare nemmeno con una pistola puntata alla tempia". Quasi ad imputare a lui, Rimondini, di aver mandato Ricky allo sbaraglio. Lui che per Riccardo stravede, come amico, prima ancora che come giocatore.

Ricorderò sempre con tremenda sofferenza, il momento in cui ho dovuto dire a Riccardo che doveva fermarsi, che non avrebbe potuto giocare quella sera, credo che fosse contro il Real Madrid - il dottor Rimondini, che da quindici anni lavora al Sant'Orsola, in rianimazione, purtroppo li conosce bene certi momenti, attimi in cui le parole diventano schegge di vetro che si piantano nella gola, quando si apre la porta del reparto e ti ritrovi davanti ai parenti, che schizzano all'impiedi, muti, interrogando con gli occhi d'ansia allucinati - un medico vorrebbe dare sempre buone notizie. Come la prese Ricky? Come volete che l'abbia presa? Come uno che è sempre stato bene e arriva il giorno che gli dicono: te hai un cancro. Ma lui è un grande, uno forte. Sa soffrire. Non l'ho mai sentito dire che ha male, Quando in allenamento si distorce una caviglia, la picchia due volte per terra, e poi riparte, devo intervenire io, per controllare che giocandoci sopra, non si procuri qualche danno. Di tutta quella vicenda, Ricky non ha portato alcun rancore. Poteva anche succedere, è normale, che psicologicamente, in un momento di grande confusione e sbandamento, si possa anche scambiare chi ti porta la brutta notizia per il colpevole delle tue pene. Lui no, anzi proprio da allora ha rinsaldato e approfondito l'amicizia. Comunque anche adesso che sta bene, Ricky mi fa dannare. Nella Virtus è uno di quelli che non piglia mai le medicine: o le lascia a casa, o quando se le ficca in tasca, cambia sempre giacca".

L'altro incubo, intimo e personale, del dottor Rimondini: la farfalla nera. Quella che deliziava Bologna posandosi di fiore in fiore.

Ma non tutti i fiori sono uguali, qualcuno contiene nettare velenoso. E la farfalla nera era stata beccata al volo, proprio nel momento in cui si era posata su uno di quei fiori sbagliati. Si è anche già accennato di come, sul caso Richardson, fosse scoppiata sotto le Due Torri una sporca guerra, non Guerra Santa, e fosse partita la crociata per smascherare la Vispa Teresa, che quel retino aveva manovrato.

Proprio Messina e Rimondini furono quelli che, ingiustamente, maggiormente patirono l'ombra dei sospetti.

Dicci, dottore.

Ma il dottore tace, dice soltanto:

"Quando andammo a giocar a Livorno, con Sugar fu tutto uno sbaciucchiamento, con tutti, tranne che con me - quanta amarezza, masticata in silenzio, traspare - Poi lo rividi un'altra volta a Montecatini, dopo che io ero stato operato di tumore, e allora venne ad abbracciarmi. Fu allora che capii, che lui aveva capito: che io ero stato soltanto uno strumento tecnico, che non c'entravano i sentimenti personali con il mio lavoro. Nella vita, purtroppo, qualche volta si sbaglia e in quella vicenda mi rimprovero un errore: di essere andato a prendere Sugar all'aeroporto, ad aspettarlo per portarlo all'ospedale.

Quanto ci hanno ricamato sopra... Un agguato... Ma cosa mai ci sarò andato a fare? Così un'altra volta imparo: un medico se ne deve stare in disparte a fare il suo lavoro".

Notizie curiose dall'interno, come detto, non se ne parla. Ci piacerebbe stilare la classifica della soglia del dolore, chi lo sopporta meglio e chi meno, chi è il più piagnone della Virtus? Il dottore accenna solo al record assoluto in positivo, che resiste ormai da molti anni.

"Una volta ho visto Bonamico con una spalla sublussata andare avanti tenendo la palla con l'altra mano, per almeno otto secondi. Se sapete quanto è acuto quel tipo di dolore, capirete che otto secondi sono quasi un'eternità. Mediamente non siamo una squadra di piagnoni, tutto qua. Una cosa curiosa e divertente? Che non vi aspettereste mai? Carera... Flavione è meraviglioso... Soffre di ipocondria acuta pre-partita - glielo dico per prenderlo un po' in giro - Nel senso che prima di scendere in campo, Flavione sente dolore dappertutto, poi lo vedete anche voi, durante l'incontro è sempre in mezzo a tutte le battaglie, si butta lungo e disteso pur di raccattare un pallone, non fa un passo indietro neanche a morire... Ma ci sarebbe da fare un discorso serio. Roba da psicologia sportiva. Bisogna distinguere: un conto sono le lamentazioni di chi magari vorrebbe risparmiarsi, evitando la partita, e un altro conto, ben altro conto, la smania dei campioni veri, che vengono presi dall'ansia, quasi una nevrosi, di sentirsi a mille prima di ogni gara. Ho visto gente piantar giù un casino per un dolorino sordo all'ultima falange del mignolino della maglia sinistra... E presto impari che questo è un modo come un altro per esorcizzare la battaglia, per buttare tutto te stesso dentro alla sfida".

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KOPONEN GIOCAVA "ROTTO". SCOPPIA LA LITE SULLA DIAGNOSI

di Stefano Valenti – Repubblica – 27/01/2010

 

Massimo Faraoni, gm della Virtus, sull'infortunio al piede di Koponen, che ha già fatto chiudere la stagione del finnico, s'è sentito di tutto. Comprese, domenica, le voci a volume alto negli spogliatoi della Station, prima del match con Cremona. Vuole spiegare cos'è successo?

Un episodio che m'ha sorpreso, una volta che mi è stato raccontato dai presenti.

Riguarda il dottor Alessandro Lelli, vero?

Il dottor Lelli, consulente ortopedico della Virtus, alla presenza di uno degli assistenti, di un membro della società ed alcuni dei giocatori già presenti in spogliatoio, s'è lasciato andare ad alcune esternazioni, diciamo amare, ad alta voce. A mio giudizio, non andavano fatte a pochi minuti da una gara così importante.

Si parla della gestione dell'infortunio di Koponen. Ha una sua versione?

Io non ho mai parlato con Lelli dell'infortunio di Petteri. Il mio referente è il medico sociale, dottor Rimondini. E mai mi sono permesso di fare affermazioni o dichiarazioni su questa situazione. Inoltre, nello sfogo di Lelli, m'è stato assicurato che il mio nome non è mai stato fatto. Forse, il suo nervosismo può esser ricollegato alla richiesta da parte di Koponen di inviare i file della risonanza magnetica al piede sinistro ai medici della nazionale finlandese. Prassi, peraltro.

E loro, nell'esame del 19 marzo, ci hanno visto qualcosa di diverso: ossia, la microfrattura.

E l'hanno comunicato al giocatore. Ora, la lettura seguita a quell'esame viene contestata.

Cosa è accaduto successivamente?

Il giocatore s'è lamentato di questa diversità di diagnosi. I medici finlandesi hanno poi inviato una mail col loro parere. E venerdì m'ha telefonato il loro commissario tecnico, Henrik Dettmann. Da parte mia ho riferito alla proprietà.

S'è corso un rischio, facendo giocare Koponen?

Non è una risposta che posso dare io. Il giocatore è stato sottoposto ad esami, presenti il nostro medico sociale e il team manager. La Virtus tratta con massima attenzione e tutela i suoi giocatori. Koponen ha seguito il programma di terapie che lo staff medico ha ritenuto opportuno.

Lei parla da gm della Virtus. Società che da sempre si affida alla consulenza del dottor Lelli.

Non voglio far polemica, ma neanche passare per quel che non sono. In 31 anni di carriera ho sempre avuto ottimi rapporti con medici e fisioterapisti. Nel rispetto dei ruoli. Per questo il mio referente è Rimondini e non Lelli, professionista di cui ho massima stima. Ma se lui deve comunicare con la Virtus, siamo io e l'allenatore. Non le mura di uno spogliatoio, alla vigilia di una partita delicata e in nostra assenza.

Diciamo che Lelli, sempre nel prepartita, ha scelto di parlare con Sabatini.

Che da noi è sempre informato quotidianamente di quel che accade. Se c'era un malessere sulla vicenda Koponen, andava manifestato il giorno prima. Avremmo ascoltato.

 

VIRTUS, SI DIMETTE LO STAFF MEDICO

www.bolognabasket.it - 26/06/2012

 

Nel giorno in cui si dovrebbe sciogliere - in un modo o nell'altro - la questione Poeta, con l'incontro tra il giocatore, il suo agente Toto Ricciotti e Claudio Sabatini, la Virtus ha perso l'intero staff medico. Secondo quanto riporta Repubblica, infatti, nella giornata di ieri hanno presentato le dimissioni i dottori Roberto Rimondini e Tommaso Cuzzani, oltre al fisioterapista Giacomo Borsari.

 

ADDIO A ROBERTO RIMONDINI, IL "DOC" NELLA STORIA BIANCONERA

tratto da www.virtus.it - 04/06/2016

 

La Virtus piange una delle sue bandiere, un uomo che ha scritto in silenzio pagine fondamentali della sua storia. Se ne è andato questa mattina Roberto Rimondini, storico responsabile medico della società per oltre un quarto di secolo. Virtussino doc, arrivato in società a metà degli anni Ottanta, ha vissuto con discrezione e grande professionalità gli anni gloriosi dell’epopea bianconera. Avrebbe compiuto 79 anni il prossimo 31 agosto.
Un paio di stagioni fa, la Virtus lo aveva premiato per gli anni passati al servizio della società e della prima squadra, insieme ad Achille Canna. E lui aveva accettato di affrontare quella improvvisa ribalta, sotto i riflettori della Unipol Arena, con la consueta ritrosia, abituato com’era a lavorare dietro le quinte per amore della V nera e della pallacanestro.
“Quelli accanto a Roberto sono stati anni indimenticabili”, commenta addolorato il presidente Alberto Bucci. “Era un uomo che voleva bene e si faceva voler bene. Una persona generosa, capace di alzarsi anche nel pieno della notte se qualcuno aveva bisogno di lui. Raramente ho conosciuto uomini così altruisti e pieni di amore per il prossimo. Mi mancherà tantissimo”.

Virtus Pallacanestro, che oggi si sente immensamente più triste e povera, si stringe intorno alla famiglia del “doc”, condividendone il dolore.

 

L'ADDIO AL "DOC" ROBERTO RIMONDINI

tratto da www.virtus.it - 06/06/2016

 

L’ultimo saluto a un grande professionista, un uomo generoso, una persona d’altri tempi. A un cuore bianconero che era orgoglioso di essere parte della grande famiglia della Virtus, anche se mai una volta è andato sopra le righe, vivendo con grande modestia e senso del dovere questa collaborazione che per lui era una passione e per la società una risorsa fondamentale. Roberto Rimondini è stato per oltre un quarto di secolo il responsabile medico della V nera, e oggi pomeriggio, alla parrocchia di San Giuseppe in via Bellinzona, c’era tanto mondo bianconero a dirgli addio e ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio terreno. Insieme a tanti amici e colleghi che hanno voluto condividere, come la Virtus, questo momento con i figli del “doc”, Maria Chiara, Andrea e Renzo.