DOUG COOK

(Douglas T. Cook)

 

nato a: ? (USA)

il: ?/?/1948

altezza: 199

ruolo: ala/centro

numero di maglia: -

Stagioni alla Virtus: 1970/71

 

Tratto da Giganti del Basket, Novembre 1969

 

"Dag Cook" (Virtus Norda) è il classico giocatore "all around". Se l'anno prossimo scnderà in campo la selezione degli "stranieri" in Italia, potrà cavarsela bene giocando "dietro". Per un uomo della sua taglia fisica, ha un'eccellente mobilità. Se la cava pure nel gioco "spalle-al-canestro", ma basta guardarlo per capire che pivot non ha giocato mai. Opportunamente istruito al ruolo, potrebbe - per intenderci - fare il Kenney con un pizzico di classe in più e un tantino di elevazione in meno.

PREGI: corre, salta, serve, entra, tira. In nessuna di queste specialità è un mostro, ma tutte le esegue benino. Felice anche nel "gancio". Depista il marcatore con scarti continui, si porta di continuo sui "blocchi" (che magari al momento opportuno spariscono di colpo), cerca di inserirsi in un gioco manovrato (che làtita). Ha un buon bagaglio tecnico. Senza essere un fenomeno, è giocatore completo. Naturalmente, nella squadra in cui gioca non solo non può fare miracoli, ma, per le sue caratteristiche di comprimario e non di protagonista, tende caso mai ad essere trascinato nei gorghi, anziché salvare la baracca.

DIFETTI: forza le conclusioni, le precipita, e si scompone. Nelle entrate, il braccio sinistro finisce spesso sullo stomaco dell'avversario. Non tiene la posizione, vaga spesso per il campo, rompe la "balance". Visto tirare dalla posizione di "esterno-dietro" con due piccoli al rimbalzo.

CARATTERISTICHE: novizio del "basket di combattimento", è ingenuo la sua parte nei contatti, ed è in difficoltà per i colpetti alla traditora che si subiscono da queste bande. Sol che la squadra l'aiuti un po', dovrebbe accentuare il rendimento man mano che acquisterà esperienza, allontanandosi inoltre dal periodo di prolungata affezione intestinale che l'ha indebolito.

Cook in panchina tra Tracuzzi e Sacco (foto tratta da Giganti del Basket)

COOK: È SOLTANTO COLPA DELL'ACQUA?

di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - Dicembre 1970

 

Doug Cook: caliamoci nel mistero. Ma esiste un mistero Cook? Questo è il problema. L'americano del New Jersey è un tipo che parla poco, che scambia tutt'al più quattro battute al giorno con Albonico e amen. Vive con moglie e prole, passa la giornata a far piccole spese, a sorbirsi un po' di film, a fare training e ancora training.

Socializza pochissimo, non fa partecipe nessuno delle sue piccole e grandi angustie. Se prorprio gli volete spalancare la bocca, capita che risponde così: "Mistero, sì, mistero. Quella brutta storia mi ha tolto le forze e adesso sto ancora risalendo la china, Chiaro che rendo meno della metà del mio effettivo valore. Lo so bene, ma cosa posso farci? Io mi impegno, cerco di recuperare la forma migliore in un lampo e invece all'atto pratico sono frastornato, sicuramente fuori condizione. Mi rodo e continuo a rodermi".

A questo punto chiedo l'intervento in causa di chi dovrebbe saperne assai più di me. Ed ecco appunto che sull'argomento si esprimono Tracuzzi, Porelli e Costa. Dice Tracuzzi: "Sicuramente Cook è un grandissimo giocatore, basta vedere certi numeri che fa in allenamento. Però è tradizione che quasi tutti gli americani che arrivano a Bologna per i primi due o tre mesi siano un mezzo disastro. Non so perché, ma a Bologna è così. Io penso che dipenda forse dall'acqua, nel senso che i cibi si impregnano in un determinato modo e rovinano gli intestini a gente abituata ad alimentarsi in tutt'altra maniera. In sostanza Cook si è buscato una bruttissima colite che gli ha tolto ogni energia. Ora il ragazzo si va riprendendo e penso che per il girone di ritorno sarà del tutto a posto. L'elemento comunque è davvero valido. Sa difendere, apre benone il contropiede, cattura i rimbalzi che gli competono e può crearmi valide soluzioni tattiche quando attira su di sè almeno due o tre uomini a getto continuo. Finora al ragazzo è mancata completamente la lucidità, a parte ovviamente un minimo di forza nelle gambe. Così si spiegano certe magre sul tiro. però occorre aver fiducia e bisogna anche considerare che un Cook sia pure in tono minore, ha dato il suo buon contributo quando si è trattato di battere Biella, Livorno e All'Onestà".

Dice Porelli: "In extremis noi ci siamo provveduti di questo Cook che vantava referenze veramente eccellenti e che rispondeva ai requisiti richiesti, se è vero che noi volevamo un esterno che pesasse oltre un quintale e che potesse incidere anche sotto canestro. Dopodiché Cook ci ha subito dimostrato il suo notevole valore. Finché non si è ammalato, voglio dire. Finora Cook ha reso poco, ma è stato sottopeso anche di cinque-sei chili, insomma non certo nelle migliori condizioni fisiche. Io sono portato a pensare che le classifiche americane dicono sempre il vero, ma non so cosa farci se il ragazzo si è subito ammalato e se dunque non riesce ad esprimere che in minima parte il rendimento che gil dovrebbe essere abituale. Ripeto: in extremis abbiamo pescato il meglio che era rimasto sul mercato americano".

Chiude Dino Costa: "Che Cook proceda a corrente molto alternata è manifesto a tutti. Le ragioni? Indubbiamente il doloroso malanno intestinale ha avuto un peso enorme. Del resto non è facile poter aiutare il ragazzo. Parla poco, fa sapere a mezza voce che spera di riprendersi, ma impiega parecchio a ritrovare la condizione. E forza il gioco proprio perché vorrebbe spaccare il mondo e dimostrare che la società ha speso bene i suoi soldi. A questo punto noi aspettiamo. Con immutata fiducia, si capisce".

Già, con immutata fiducia. Di mio ci aggiungo solo questo: mister Cook si presentò in città e fece subito balenare le sue eccellenti qualità. Giocatore duttile, giocatore di buon peso sotto canestro. Poi, l'enterocolite, l'afflosciamento, lo scadimento fisico e tecnico. Ora aspettiamo tutti. Non si pretende il campionissimo, si vuole soltanto che questo enigmatico Cook sappia prodursi al suo livello.

Cook in attacco contro Livorno, tra Nanni e Bernardini (foto tratta da Giganti del Basket)

QUANTE STAR "USA" NEL CIELO DEL BASKET BOLOGNESE

di Giovanni Cristofori - Il Resto del Carlino - 22/08/1974

 

Cook, 1,99, ala, giunse dal Cincinnati in una Virtus abbinata Norda, in clima di smobilitazione ed in lotta per non retrocedere. Giocatore robusto e di buona tecnica, rese però pochissimo, sia per la scarsa adattabilità in un ruolo, il pivot, non suo, sia per infortuni e squalifiche. Mise a segno 250 punti.