BOGDAN TANJEVIC

Dado Lombardi GM e Tanjevic

nato a: Plyevlya (YUG)

il: 13/02/47

Stagioni alla Virtus: 2002/03

statistiche individuali

biografia su wikipedia.it

 

BOSCIA TANJEVIC

di Dan Peterson - www.basketnet.it

 

Cosa non ha fatto Bogdan 'Boscia' Tanjevic nella sua carriera? A 24 anni, ha preso in mano questo club in Serie B nella Jugoslavia. Primo anno, promozione in A, nel 1971-72. Poi, una scalata impressionante: Titolo YUBA, 2° nella Coppa Korac e Yugo Kup nel 1978; Coppa dei Campioni nel 1979; Titolo YUBA e 3° posto nella Coppa dei Campioni nel 1980. E aveva già vinto un oro con gli Juniores della Jugoslavia nel 1974. Con questo, nel 1980, prende in mano la nazionale della Jugoslavia: 2° negli Europei del 1981. Nel 1982, lascia la Jugoslavia per prendere in mano la Juve Caserta in Italia, in A-2.

Anche qui, una progressione notevole: nel 1982-83, fa 2° nell'A-2 e arriva ai playoffs, uscendo negli ottavi; esce nei quarti nel 1983-84; nel semi-finale nel 1984-85; e perde la finale nel 1985-86. Cioè, un passo in più ogni anno. E posso testimoniare che giocare contro le sue squadre non era, per niente, divertente. Lui era esigentissimo a bordo campo. Le sue squadre eseguivano gli schemi come lui voleva. Più di qualsiasi altra cosa, però, era palpabile la carica che lui dava alla squadra. Sì, era esigente, ma dava fiducia. Chi ha buttato in campo i giovani di Tanjevic? Gentile ed Esposito a Caserta; poi Bodiroga e Fucka a Trieste.

Appunto, Trieste. Nel 1986, Boscia lascia Caserta per la Stefanel Trieste. Rimane 10 anni con la società, compreso il passaggio da Trieste a Milano, vincendo lo scudetto con l'Olympia Milano nel 1995-96, insieme alla Coppa Italia di quell'anno più 2° posto nella Coppa Korac. Appunto, la Korac, dove Boscia ha fatto 5 finali, perdendo tutte e creando questa sua frase storica: "Chi non fa le finali non le può perdere." Ecco Boscia personaggio. Quante volte ha detto: "Vecchio proverbio Sloveno dice che .... " Poi, è tutta una sua invenzione, almeno penso. Non importa, Boscia, con voce, sigaro, proverbi, personalità e carisma è diventato un personaggio più grande della vita.

La Squadra Azzurra. Chi può dimenticare il capolavoro di Tanjevic con la nazionale italiana. Fa un 6° posto nel Mondiale del 1998 in Grecia. Poi, il vertice: vince l'oro Europeo in Francia nel 1999. Riesce a creare una squadra da Gregor Fucka (suo pupilo), Carlton Myers, Andrea Meneghin e altri. è sempre esigente. Uno che ha allenato Mirza Delibasic e Ratko Radovanovic a Bosna, Dalipagic e Kicanovic in nazionale jugoslava, Bodiroga e Dino Meneghin a Trieste non si fa problemi per imporsi a Carlton Myers, che dice dopo gli Europei "Aveva ragione Tanjevic. è stato un onore giocare per lui." Insomma, un altro grande capolavoro.

Vince scudetti dappertutto. Li ha vinti due nella Jugoslavia con Bosna; in Italia con Olimpia Milano; in Francia con Villeurbanne; in Serbia con Buducnost Podgorica. Ora, dopo una parentesi con la nazionale della Turchia (la terza nazionale che allena), con la quale ha fatto un 6° nel Mondiale del 2006, ha portato Fenerbahçe Istanbul ai quarti di finale dell'Eurolega. Chissà se non vincere uno scudetto nel quinto paese. Come mai questo successo? Perché Bogdan Tanjevic ama allenare, è entusiasta del lavoro e dei suoi giovani. Anzi, è più giovane lui di loro. Forse la parola 'gigante' non è abbastanza per questo mito-personaggio-coach, un super vincente.

 

LE PRIME DICHIARAZIONI DI BOSCIA TANJEVIC

www.jarring.it - 15/07/2002

 

In un clima informale il nuovo allenatore della Virtus, Bodgan Tanjevic, è stato presentato all'Arcoveggio. Il direttore generale Lombardi lo ha presentato, premettendo un doveroso ringraziamento alle bandiere della Virtus che hanno lasciato: Messina e Brunamonti. Ha poi annunciato che d'ora in poi il suo compito sarà nell'ombra, mentre il referente per tutto quello che riguarda l'aspetto tecnico sarà Boscia. Il suddetto ha detto che ha subito accettato con entusiasmo la proposta della Virtus, senza pensarci due volte, perché non gli era mai capitata l'occasione di allenare una "grande", ma solo squadre fatte ad hoc per dare fastidio alle grandi.

Il contratto è triennale, e spera di portarlo a termine, non come è successo in Francia dove una "curiosa società" gli ha dato il benservito dopo appena un anno. Il compito che lo aspetta sarà non facile, perché raccoglie un'eredità pesante in una società abituata a vincere e dovrà rimpiazzare partenze eccellenti come quella di Ginobili, Jaric e Abbio, ma nemmeno troppo difficile, perché validamente supportato dalla società. La squadra sarà "alla Tanjevic", cioè fatta di giocatori di talento (in difesa ma non solo) e disposti ad allenarsi duramente per un allenatore esigente, con un misto di giovani (Brkic è già stato da lui notato) e di esperienza. I rinforzi saranno 6 o 7, ottenendo un roster di 13-14 giocatori, necessario per i frequenti impegni di campionato e coppa e per garantire allenamenti competitivi. Massima fiducia anche ai giocatori già sotto contratto, in particolare Rigaudeau, capitano e leader di questa Virtus, e Becirovic, potenziale stella Europea. Confermati anche Frosini, Smodis, Andersen e Granger. La squadra sarà allestita per essere competitiva al massimo nelle due competizioni, dove le squadre da battere a suo avviso saranno il Barcellona (in Europa) e i campioni della Benetton Treviso (in Italia).

Il ritiro bianconero inizierà il 10 agosto, e la squadra parteciperà ai tornei estivi di S. Marino (27-28 agosto) e Rimini (5-6 settembre) in preparazione alla Supercoppa Italiana, primo evento della nuova stagione. è incerta invece la partecipazione all'Euroleague Opening Tournament di ottobre. Per quanto riguarda i rapporti col pubblico Tanjevic si è detto tranquillo. Se non avrà la fiducia iniziale saprà conquistarsela, con l'aiuto dei giocatori, perché sa che il pubblico virtussino è coerente e competente. E proprio di pubblico ha parlato Lombardi, per concludere la conferenza. Egli ha infatti invitato tutti i virtussini ad avere fiducia e pazienza, perché la squadra sarà certo competitiva e la campagna abbonamenti sarà posticipata affinché si possa vedere prima di comprare. La Virtus non intende tradire 130 anni di storia.
 
Alcune "pillole" della conferenza:

Appena sono stato contattato ho accettato l’offerta, senza porre condizioni. è la prima volta che mi trovo ad allenare un club d’elite, candidato a vincere da subito.

Ho parlato al telefono con Rigaudeau, per capire quale sia la sua posizione: è il capitano della squadra, un giocatore di grande esperienza e talento. Sarà un punto fondamentale sul quale ripartire.

Serviranno circa sette giocatori per completare il roster. Un misto di giocatori esperti e giovani da valorizzare.

So bene che la gente amava molto Ettore, lui qui ha vinto molto e ha lasciato un bellissimo ricordo. Io sono qui per vincere, per fare bene: so che non è un compito facile perché molti buoni giocatori hanno lasciato la squadra, ma penso di essere un allenatore tosto e mi piace questa avventura.

Mi piacciono gli atleti, i giocatori a cui piace allenarsi duramente. è chiaro che occorre anche il talento per vincere, spero di avvicinarmi al modo di giocare che qui a Bologna i tifosi hanno visto ed apprezzato per molto tempo.

Costruiremo una buona difesa, qualcosa che abbiamo già in eredità dalla gestione di Ettore Messina, ma ovviamente non sarà sufficiente, bisognerà anche avere qualcuno che faccia canestro.

 

VIRTUS ASSEDIATA, SOLO BOSCIA NE USCIRA'

di Walter Fuochi - La Repubblica - 16/09/2002

 

Se ha avuto sempre, nella sua vita professionale, un innato senso della sfida, Boscia Tanjevic pensava forse, a 55 anni, di aver appeso il cappello in una casa sicura e in un regno consolidato, dove si potesse far girar bene una ruota oliata nel tempo da tradizione, ricchezza e nobiltà. Dovrà invece sfidare molto più che altrove, perché non c'è oggi un fronte, in questa Virtus, in cui squadra e società non siano esposte a duri attacchi. La consolazione sarebbe che finalmente, ora che rimbalza il pallone, Tanjevic potrà appropriarsi di quel ruolo centrale che tocca al tecnico quando partono i giochi. E che a lui toccherà di più, perché qui c'è più bisogno di spostare l'attenzione dal contorno alla scena, doppiato il capo delle tempeste d'una lunga, difficile estate. Gli ci vorrebbe però una squadra, per chiudere il cassetto dei ribaltoni societari, del mercato ondivago e sofferto, delle diffidenze e dei malumori di piazza. Avendola, Boscia sarebbe ora l'unico soggetto per bucare questa cappa opaca, con la sola lingua che alla fine conta nello sport: quella dei risultati.

Senonchè, di una Virtus che c'era, o almeno era 'tanta´, da assemblare in tempi severi ma possibili, resta ora un'edizione molto ridotta e molto avvilita dalla prima sfida grossa. E se le ansie sui legamenti del ginocchio di Rigaudeau si tradurranno oggi in una diagnosi dura, la Virtus perderebbe subito un pezzo unico: ossia il leader morale di carisma ed esperienza, nonché il facitore di gioco che, in un organico pieno di terminali, non ha controfigure. Gli accidenti s'accaniscono e rischiano appunto di ritardare quello spostamento d'ottica sul gioco, laddove la società continua ad incassare dalla città bianconera gradimenti modesti.

Non ha soddisfatto molti dei tifosi presenti l'incontro di Madrigali per i chiarimenti richiesti. Ha un andamento incerto la campagna abbonamenti, fino al sospetto di un sostanziale dimezzamento, all'oggi, della platea. I numeri restano nella nebbia, magari l'uditorio verrà rimpolpato, la sera della 'prima', con parecchi inviti, ma al di là del maquillage per arrampicarsi su un dato potabile, resta che, annotato il danno contabile, questo distacco somiglia pure a una bocciatura 'elettorale', a un segnale deliberatamente spedito dalla piazza dopo i tanti sconvolgimenti. Peraltro, è una sorpresa relativa per chiunque avesse saputo ascoltare le voci del dissenso che volavano dai sentieri del web ai manifesti sui viali, dalle lettere ai giornali all'astensione dichiarata di fette del tifo organizzato, fino al tam tam di ritirata di molti parterristi che pure vantavano tessere trentennali. Tutto questo poteva sfumare, dopo Genova e i suoi incroci in qualche modo consumati, in una storia finita. Doveva e poteva cominciarne una nuova, l'avventura di Boscia. Le ci vorrebbe solo una squadra.

 

BOSCIA, IL GIORNO PIU' BELLO

di Walter Fuochi - La Repubblica - 29/10/2002

 

Scaldata dai tepori di questa tardiva estate, e soprattutto dalla probante vittoria su Treviso, la Virtus ha riaperto ieri una campagna abbonamenti di San Martino. Si potrà fare la tessera, in sede, fino a giovedì 31, se l'antica fiamma, domenica sera, fosse di nuovo divampata in cuore. Di certo, adesso s'è chiuso un capitolo, placando l'onda della nostalgia e lasciando, dopo il revival, le carte stracce, vagamente deludenti, di tutti gli eventi troppo attesi. L'ultima domenica d'ottobre ha consegnato la Virtus del presente e del futuro. A chi la vorrà, e a chi non la vorrà. Così, all'indomani delle inevitabili liturgie da Grande Ritorno, e della vittoria che ne ha disinnescato le residue minacce, sarà pure il caso di tornare a parlare di basket. E dirsi allora che, in sette giorni, da Basket City sono uscite stese le due più annunciate potenze del campionato: Siena con la Fortitudo, Treviso con la Virtus. Non è ancora un riallineamento ai tempi dell'impero turrito, ma è un segnale che anche Bologna può starci, in un torneo che lascia intravedere equilibri fatti più di scadimenti che di progressi. Tanjevic ha lavorato ieri, in vista dello Slask: sul videotape che raccontava i polacchi forse s´è riavvolto pure qualche nastro di domenica.

Boscia, per sentirsi come?

Bene, ovvio. Pensando soprattutto a come avrei potuto sentirmi se avessimo perso. Sarebbe stata una botta e sarebbero stati due punti in meno in una classifica che già non è bella e ci costringe a rincorrere. So che a molti interessava il contorno, ma per me domenica c'erano solo due punti da prendere, contro la Benetton, la squadra più forte che c'è. Non avevo altri pensieri.

Così, la cosa che la Virtus ha fatto meglio quale è stata?

Reggere all'urto iniziale, al loro 17-10 in un amen. Loro segnavano facile, se è per questo anche noi, ma una partita a farne uno in più non credo l'avremmo mai vinta. Mi sono sentito più sicuro quando la squadra s'è messa a difendere.

E la cosa peggiore?

Ne abbiamo tante, ed è ovvio, perché tra vecchi e nuovi questi uomini hanno giocato pochissimo insieme. La prima cosa che mi viene è migliorare la tenuta difensiva negli uno contro uno. Le loro buone percentuali da due sono nate da tiri facili. Coprivamo bene il perimetro, abbiamo lasciato l'area.

Sull'ultima palla di Stojic, libero in angolo, non ha rivisto l'Alvertis che un anno fa agli Europei in Turchia, segnando all'ultimo secondo, ribaltò i destini della sua Italia?

No, sinceramente non ci ho ripensato. Credo che abbiamo difeso con l'idea giusta. O come preferisco io. Io sto meglio sopra di uno con la palla agli altri, c'è chi sta meglio sotto di uno e palla in mano. Questione di gusti. Poi, voglio dire, sarebbe stata una beffa enorme. Avevamo già pagato troppo, fin lì: perfino Rigaudeau, uno che ha presenti mille cose quand'è in campo, e non ne sbaglia una, s'era addormentato, poco prima, lasciando a Langdon una tripla facile. Se infilavano l'ultimo tiro sarebbe stato troppo.

Il presidente cosa le ha detto dopo la gara?

Niente di particolare, il presidente è sempre pacato, disponibile. Non è stato un dopopartita molto diverso da quello con l'Asvel. Allora pareva un disastro, lui venne negli spogliatoi a chiederci di cosa fossimo preoccupati. Stavolta era contento, ci mancherebbe, ma al solito molto composto.

Domani sera Casalecchio riaprirà per lo Slask, e presto verrà distribuito al palasport un nuovo house organ, a cura della società, in luogo di «Bianconero». La testata all'oggi non ha nome, che pare verrà scelto fra i tifosi, per referendum. Infine, al capitolo sfoltimento, Bowdler è ormai vicinissimo a Siena.

 

TANJEVIC: "VIRTUS, POCA VOGLIA DI FATICARE"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 09/11/2002

 

Boscia Tanjevic, il segnale peggiore, della sua Virtus gelata dal –27 di Istanbul, è che pare tornata quella d'    un mese fa. Non proprio Fabriano, ma quasi.

È stata una partitaccia, d'accordo, un cedimento simile a quelli d'allora, ma non credo che siamo tornati lì. Le condizioni attuali della squadra sono diverse.

Come lo spiega il crollo verticale degli ultimi 15', da +1 a –27?

Difficile spiegarlo, ma credo che, come spesso càpita, ci siamo illusi di farcela senza fatica, lavoro, sacrificio. Per vincere si deve sgobbare, lì pensavamo invece che sarebbe andata come nel primo tempo. Tiravamo col 56%, i giocatori si fidavano che bastasse. In Italia non s'è visto, ma posso dirlo io: non giocavamo bene nemmeno nella prima metà. Finita la mira, poi, la squadra è diventata leggera, non combatteva. Pareva una partita di precampionato.

Ecco, ci stavamo arrivando. Il clima, in campo, non pareva quello d'una gara importante d'Eurolega, ma di un'amichevole o della più deteriore Nba. Il pallone non pesava. Tiro, sbaglio, fa niente. Tirano loro, segnano, fa niente. Tutti a cena, dopo, domani ce n'è un'altra.

Sì, qualcosa del genere è successo nel secondo tempo. Nel primo c'era più organizzazione, un match più europeo. Dopo, d'accordo, una brutta Nba. Tiravamo tutti troppo presto, loro sono scappati e il vantaggio li ha resi quasi perfetti. Avevano morale, non sbagliavano più, ma non ho mandato giù che i miei mollassero anche sul punteggio. Perderla di 15 sarebbe stata un'altra cosa. Però rigiocare presto ci farà bene, se capiremo che non si dosano le energie, che ogni partita va vissuta come fosse l'ultima, dando tutto. Nello sport ci si ricarica sgobbando, non riposando.

Avleev gioca domani? E Rigaudeau?

Avleev non so, vediamo i due allenamenti che faremo a Roma. Rigaudeau ci sarà, spero stia meglio.

Senza il russo, ha dato a Sekularac il quintetto base. La fiducia non è stata ripagata.

Quintetto a parte, se ti lascio dentro 25' significa che la mia fiducia ce l'hai. Doveva essere più vivo e volonteroso, ha fatto una partita insufficiente.

Qualcuno l´ha fatta sufficiente?

Bell, prima di mettersi a giocare uno contro cinque nel secondo tempo, e Frosini. Gli altri no.

Può bastare questo Dial?

No, deve mettere la quinta marcia, e non sono più sicuro che si tratti di condizione fisica e atletica. Ormai è a posto, ma va in terza o quarta. Gli manca velocità, deve aumentarla, sia in attacco che, soprattutto, in difesa.

 

Boscia e Sekuralac, sorridono. Ancora per poco.

TANJEVIC: "NON MI SENTO SOTTO ESAME"

di Marco Martelli - La Repubblica - 08/12/2002

 

Boscia Tanjevic, si sente sotto esame?

No, sarei un principiante se lo fossi. So che la vita d'un allenatore presenta diverse possibilità, ma sotto esame lo sono stato quando avevo 25-27 anni. Anzi, neppure allora.

Un passo indietro. Cosa non ha funzionato ad Atene?

L'attacco. La nostra difesa è stata sopportabile: loro hanno tirato col 43%, e attaccando un po' meglio avremmo vinto. Ma, a parte Antoine, non s'è segnato: e 66 punti non bastano. Bell aveva male al gomito, dopo un colpo in allenamento, e non ha trovato i soliti punti. Dial è stato castigato in difesa e scoraggiato in attacco. Con Scarone, che a Udine recupero, potevamo avere più organizzazione, e qualche punticino»

È rientrato Smodis, ma in coppa si va a referto in 12. Ci sarà anche a Udine?

Certo. Matjaz deve crescere come minutaggio e abitudine a giocare. Altra storia in allenamento, dove arrivano meno colpi. In palestra mi piange il cuore vederlo patire: lui è capace di giocare sopra il dolore, se soffre lì vuol dire che è veramente tanto. Speriamo che cresca al più presto, perchè ne abbiamo bisogno: buon tiratore da fuori, buon realizzatore sottocanestro, eccellente passatore. E anche discreto difensore.

Smodis è della vecchia guardia. Come Frosini, come Rigaudeau: gente che si batte per la maglia. Non sembra così per i nuovi della Virtus.

Può darsi che questi siano ancora alla ricerca di mentalità vincente e spirito del non arrendersi mai. Purtroppo non l'hanno ancora dimostrato. Ma io sono paziente, lo sono sempre stato. Ai giocatori chiedo soprattutto sforzo, che ormai deve superare il 100%. Adesso serve il 110%. Coi greci abbiamo dato il 95, loro il 105, giocando la miglior partita dell'anno.

Udine è ultima, ma ha il vento in poppa. Che partita sarà?

Un partita molto importante. Non abbiamo mai vinto in trasferta, e già questa è una cosa strana. Loro sono una squadra abbastanza buona, che non vale la posizione che ha ora. Due vittorie nette gli hanno dato umore alle stelle. Conosco bene tutti: da Mian e Li Vecchi, che ho avuto in nazionale, al piccolo Vujacic, a Zacchetti. Thompson lo conosco dai tempi dell'Estudiantes, Mikhailov dalla nazionale russa. Conosco meno Alexander. In ogni caso, questa la partita dove dimostrare coraggio e carattere. Bisogna cercare la vittoria a tutti i costi.

 

SE NE VA TANJEVIC, ARRIVA BIANCHINI

www.telebasket.it - 27/12/2002

 

Bogdan Tanjevic, contattato dall'agenzia Italpress, non smentisce la fama di grande uomo, prima che di grande allenatore, dimostrando grande serenità anche in un momento non certo facile come quello cha sta atttraversando: "Mi dispiace, ma può succedere nella vita di un allenatore di essere esonerato. Credo che Bianchini sia l'uomo giusto per risolvere questa situazione. Ho parlato con lui per mezzora, e gli ho spiegato dal mio punto di vista come stanno le cose. Spero che riuscirà a riprendere la squadra e far uscire la società da questa empasse".
Quanto alle ragioni di un periodo così infelice, Tanjevic ha le idee chiare: "Molti infortuni eccellenti, un po' di sfortuna anche se un allenatore avrebbe dovuto fare anche questi conti ed io forse non li ho fatti".
Ed ora? "Per quest'anno non ho alcuna intenzione di trovare alcuna panchina, a parte il fatto che il regolamento non lo consente. Rimarrò a Trieste, dove già mi trasferirò per trascorrere il Capodanno".
Di certo una situazione nuova, per lui: a memoria non ricordiamo mai un Tanjevic "disoccupato" fin dai tempi del Bosna. Buona fortuna, Boscia, e a presto (fra l'altro, ci sarebbe la panchina di una certa Nazionale lasciata libera da poco...)

Un Bianchini apparso soddisfatto e disteso risponde alle domande del giornalista RAI.. Bianchini 2, il ritorno?
"Ritorno, sì" sorride il "Vate". "Torno a Bologna, anche se dall'altra parte, quella della leggenda, col compito impegnativo di rigenerare una squadra in uno dei momenti più difficili della sua storia."
Non sarà facile far dimenticare la rivalità del passato...
"Sono un professionista. E quando un professionista veste una gualdrappa, vede solo i colori della gualdrappa che indossa. Tutti gli altri sono avversari da battere...".

TANJEVIC, LODO CONTRO LA VIRTUS

di W. Fuochi e M. Martelli - La Repubblica - 21/06/2003

 

Oggi stesso parte il mio lodo contro la Virtus. Non è più il caso di aspettare, visto che sono passati sei mesi da quando avevo proposto una transazione che, a parole, andava bene a tutti e invece non è mai stata firmata. Sì, a gennaio prospettai un accordo alla società: mi pareva soddisfacente per me e doveva esserlo anche per loro, se è vero che Stefano Mazzoni mi fece sapere che andava bene. Da allora, oggi un problema, domani un altro, non abbiamo concluso nulla. Non mi resta che tutelarmi.

L’oggi del discorso diretto era ieri mattina, l’uomo all’apparecchio Boscia Tanjevic, che stava a Trieste e ai suoi avvocati aveva già dato l’incarico di intentare il lodo: in ballo i due anni del contratto fra l’allenatore e la Virtus, quello decorso e quello prossimo. L’accordo era un due più uno, a cifra non comunicata, che pare comunque non distante dai 500 mila euro a stagione. L’intesa per scioglierlo s’era trovata a metà strada: pagare i soldi di quest’annata, tirare una riga su quelli della prossima. E liberi poi, Tanjevic e la società, di andare ognuno per la propria strada, sciolti da un vincolo che non è andato bene, per vari motivi, a nessuno dei due.

La giudicavo una buona proposta – continua lui -, oggi invece ho le mani legate: sono un allenatore che non può lavorare perché ha contratto e, dove ha contratto, non lavora. Ho perso una buona occasione in Francia, ci sarebbe stato da fare un lavoro fantastico, ma hanno già preso un altro. Niente, e non per colpa mia. Non volevo arrivare a questo punto, i mesi che ho passato alla Virtus sono stati difficili, ma i rapporti sono sempre stati buoni, con tutti. Mancavano i risultati, ma in tante squadre quest’anno, dal Tau al Real Madrid ad altre sono mancati i risultati. Eppure si va avanti.

Fra Tanjevic e la Virtus finì a Natale: esattamente, il giorno di Santo Stefano Madrigali insediò Bianchini. Per Boscia era il primo esonero, dopo 32 anni di panchina. E venne preceduto, fra l’altro, da ricorrenti e fastidiosi scricchiolii: passò il derby di metà novembre, passò la sconfitta di Udine (8 dicembre), passò Villeurbanne (il 12) dove la squadra vinse, davanti al presidente arrivato in auto, ma in caso contrario, perdendo, avrebbe dato via libera all’accordo già raggiunto di rompere. Per l’orgoglio del vecchio leone di Sarajevo erano frustate, ma la Virtus girava a una sì e una no: 11-11, fra campionato ed Eurolega. Poi con Bianchini, e senza Rigaudeau, sarebbe partita la valanga. Magari sarebbe stato meglio aver pazienza, magari non sarebbe servito, visti i progressivi cedimenti dell’ambiente: ne è difficile, oggi, un censimento dei detriti e, ancor di più, uno sguardo ai prossimi orizzonti.

Di certo, quel che piove sul tavolo è un’altra vertenza, dopo che il lodo Becirovic, già vinto dal giocatore contro la società, rischia di produrre effetti drastici. La federazione ha infatti ingiunto alla Virtus di sistemare la faccenda entro il 15 luglio, pena la non iscrizione al campionato, che verrebbe sancita, in caso d’inadempienza, nel consiglio federale del 25 luglio. In realtà, Stefano Mazzoni e l’agente del giocatore Maurizio Balducci avevano predisposto un accordo che abbattesse l’ingente cifra del lodo (svariati miliardi di vecchie lire) e ad un tempo sanasse il pregresso e regolasse il futuro. Intesa fatta, poi però non formalizzata. Intanto Sani Boy s’allena, sta ritornando un giocatore e qui vorrebbe restare, anche se, proprio ieri, s’è saputo che potrebbe entrare nelle imminenti scelte Nba. La prossima settimana, viene fatto filtrare, casa Virtus potrebbe dare annunci, a cominciare da un nuovo sponsor già custodito nei cassetti e da un gruppo di soci pronti a supportare Madrigali. Ma a questo partito della fiducia se ne contrappone un altro, robusto e rabbuiato, nella città dei tifosi e soprattutto nei piani nobili dei poteri economici. L’allarme è che la Virtus stia correndo, ormai senza freni, all’epilogo più drammatico.