STAGIONE 2010/11

 

Martinoni, Sanikidze, Homan, Kemp, Moraschini, Amoroso

Winston, Poeta, Gailius, Koponen, Sabatini, Spizzichini (foto tratta da www.legabasket.it):

 

Canadian Solar Bologna

Serie A1: 8a classificata su 16 squadre (15-30)

Play-off: eliminata ai quarti di finale

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Kevin Croswell Rivers A/G 1987 195 USA Dal 21/01/2011
6 Petteri Koponen P 1988 193 FIN  
7 Brett Blizzard G 1980 191 ITA (p) fino al 30/11/2010
8 Giuseppe Poeta P 1985 190 ITA  
9 Riccardo Moraschini G 1991 191 ITA fino al 27/01/2011
11 Jared Homan C 1983 208 USA (BUL)  
12 Kennedy Winston G/A 1984 198 USA  
13 Viktor Sanikidze A 1986 203 GEO  
14 Nicolò Martinoni A/C 1989 202 ITA  
15 Deyvidas Gailius G/A 1988 200 LIT  
18 Viktor Gaddefors G 1992 201 SVE  
19 Jakub Parzenski C 1991 209 POL  
20 Gabriele Spizzichini P/G 1992 194 ITA  
21 Marcelus Kemp G/A 1984 196 USA fino al 09/02/2011
24 Valerio Amoroso A/C 1980 204 ITA  
25 Riccardo Bottioni P 1993 188 ITA  
  Luca Busi G 1992 192 ITA  
  Riccardo Galeotti G 1993 187 ITA  
  Francesco Maria Canuti A 1993 188 ITA  
  Agostino Donati A 1993 194 ITA  
  Matteo Fantinelli P 1993 195 ITA  
  Fabio Marchi G 1993 182 ITA  
  Andrea Tugnoli G 1992 187 ITA  
  Nicola Bastone A 1992 193 ITA  
  Gherardo Sabatini G 1994 178 ITA  
  Austin Nichols A 1982 198 USA  
Solo amichevoli: Brett Blizzard
             
  Lino Lardo All     ITA  
  Marco Sodini Vice All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Nonostante le promesse di portare via Markoishvili, Leunen & co. ai canturini, nessun brianzolo prenderà la strada per Bologna. Innanzitutto viene confermata, non senza qualche sorpresa visti gli attriti seguiti alla gara persa "di troppo poco" a Roma, la coppia Lardo e Faraoni. Restano a roster i giovani pupilli Koponen, Moraschini e Sanikidze e i veterani titolari di contratto come Maggioli e Blizzard, anche se quest'ultimo viene messo sul mercato in cerca di estimatori. Poi si considerano le partenze: scontato l'addio al deludentissimo Hurd e a Moss che non ha dimostrato particolare attaccamento alla maglia, c'è da risolvere la questione Collins, autore di un playoff stoico ma non il tipo di playmaker gradito al coach: alla fine gli si preferisce Jackson - che però coglie le offerte spagnole - scelta che crea più di un malumore e una claque avversa a Lardo che lo attende al varco per la stagione a venire. Fajardo ha stupito per rendimento ed è idolo delle folle ma spara alto e non viene più ricontattato, anche in considerazione che c'è già un passaportato iscritto a libro paga e da quest'anno il limite viene abbassato ad uno. Kangur non ha deluso ma nemmeno entusiasmato e si accasa a Varese, così come Prato è libero di tornare a Imola. Più delicato l'addio a capitan Vukcevic, amato da tifosi e proprietario: Rimini sarà la prossima tappa del serbo-greco. Cominciano gli acquisti e si parte in grande, comprando addirittura un'intera squadra, il Gira Ozzano che fungerà da squadra-satellite dove far maturare esperienza ai giovani del vivaio. Tra i giocatori la prima firma è quella del lituano Deyvidas Gailius, già bloccato mesi prima. Nel frattempo l'ULEB comunica le wild-cards per l'Eurocup e Bologna viene esclusa, causa i rapporti non proprio idilliaci con l'ente organizzatore. Viene annunciato Valerio Amoroso, di cui si dice essere stato il primo nome della lista presentata dal coach. Poco dopo è la volta di Marcelus Kemp, fromboliere che ha appena guadagnato la promozione sul campo dalla LegAdue con Sassari. Nella stessa settimana viene concluso anche l'accordo con Martinoni, giovane lungo varesino. Inaspettatamente rispetto a quanto fin ad allora dichiarato, Maggioli prende la via del ritorno a Jesi. Continua la ricerca della guardia americana che all'occasione sappia portar palla e Lardo si reca negli Stati Uniti per osservare cosa mettono in vetrina le Summer Leagues. Andrea Renzi, che essendo partito Maggioli potrebbe avere un senso, viene scaricato con un comunicato ufficiale. Nel frattempo Peppe Poeta non va più in Spagna e le squadre che potevano essere interessate ormai hanno riempito la casella del playmaker. Ma ha chiesto "stipendi che non sappiamo nemmeno come si scrivono" e non se ne fa nulla. Nel frattempo, dopo una corte serrata, si ottiene il sì del centro americano, di passaporto bulgaro, Jared Homan, reduce da una buona stagione in Eurolega col Maroussi. Poi, quando ormai tutto sembrava svanito, l'affaire Poeta va in porto. è la seconda metà di luglio e la squadra è quasi completa, era un pezzo che non ci si muoveva così per tempo: una piacevole novità. Nel frattempo Kennedy Winston, già sondato in precedenza ma che aveva preferito il ricco ingaggio degli spagnoli del Valencia, non passa le visite mediche, causa i postumi di un vecchio infortunio che però non gli ha impedito di giocare tutte le partite la stagione precedente. è una ghiotta occasione, un po' come quella di Poeta, e Sabatini, assumendosi pubblicamente il “rischio d’impresa” sul suo ginocchio non se lo lascia sfuggire, anche se non pare, per caratteristiche tecniche, il giocatore più adatto ad accoppiarsi con Kemp. La Virtus è molto attiva anche sul fronte dei giovani virgulti stranieri: vengono acquisiti il lungo polacco Jakub Parzenski ('91), l'ala svedese Gaddefors ('92), il lettone Oskar Reinfelds ('94) e il polacco Pechacek (’95). Dopo alcune amichevoli, scoppia il caso Blizzard, che forse pensava di convincere qualcuno facendosi trovare pronto alla ripresa dell’attività: dopo qualche prestazione in cui dimostra di non essere un ex-giocatore, fugge in America, nonostante il contratto in essere.

Come ormai è tradizione, la prima gara della stagione è la Supercoppa, ovviamente contro Siena, e come da tradizione la Virtus si presenta a ranghi ridotti, senza Winston per problemi al ginocchio e con Koponen alla prima gara dopo 6 mesi. I nostri tengono per 15’, prima di soccombere sotto i colpi della rinnovatissima, ma non per questo debole, formazione di Pianigiani, nonostante le confortanti prove di alcuni singoli. Il campionato riprendere da dove lo si era lasciato: prima gara in casa contro Cantù, l’avversaria dei p.o. precedenti in cui non ci si fecero mancare le polemiche. I brianzoli sono una squadra che gioca a memoria non avendo quasi toccato la struttura e come ha dimostrato un precampionato quasi immacolato. La gara sembra confermare tutto questo, con i lombardi in controllo e tentano più volte la fuga. Il + 16 degli ospiti sul finire del 3° quarto sembra quella decisiva, ma Kemp e Sanikidze alzano il livello e mettono Koponen in condizione di mettere la bomba del +2 a 7’’ dalla sirena. Nell’azione successiva Ortner ci grazia da solo sottocanestro e la Virtus incamera la prima soffertissima vittoria. Mentre la stagione parallela del Gira comincia e prosegue fra le polemiche, si va a Brindisi che festeggia il ritorno nella massima serie. Gara condotta sul leit-motiv sabatiniano del “meglio farne uno in più” che vede i bianconeri in svantaggio per tutta la gara, anche se a 3’’secondi Amoroso sbaglia la bomba del possibile pareggio. Difesa a maglie larghe, se gioca bene Winston non gioca bene Kemp, non sembra nemmeno una squadra di Lardo: eppure Sabatini a fine gara è contento e parla di “spot per la pallacanestro”. In settimana si apprende dalla stampa che i giovani Moraschini e Baldi Rossi sono indagati per rissa e lesioni personali. Nella gara in casa contro Avellino la Virtus sembra tornare quella dell’anno precedente, combattiva e ben disposta in difesa: Sanikidze e Amoroso sono i dominatori delle plance e nonostante Winston cicchi la gara e Gailius continua a non azzeccarne una, si vince abbastanza tranquillamente. Giunge la trasferta di Pesaro, una delle date che l’ex dal dente avvelenato Collins ha cerchiato di rosso sul calendario, come tutta la stampa non manca di far notare. Fatto sta che Collins poi dirà che è una partita come le altre e anche il campo dirà che, tutto sommato, visto il suo 2/12 dal campo è stato meglio per noi che indossasse una canotta biancorossa. Beneficiando dell’assenza del fromboliere Diaz, i virtussini disputano per tre quarti una gara solida che li vede sempre in vantaggio. Nell’ultimo quarto Pesaro si rifà sotto e si assiste ad una gara di ciapanò: in questa gara a chi fa peggio è più brava Pesaro, decisiva nel finale la freddezza dalla lunetta di Poeta. Bene Koponen, mentre Gailius, messo in quintetto nel tentativo di non perderlo definitivamente, è sempre più involuto. Al termine della gara, un Sabatini multitasking che da giorni si occupa anche del Gira, del Bologna FC e dell’espansione della FuturShow Station, muta umore rispetto a quello serafico di Brindisi: entra in spogliatoio e mangi la faccia a tutti per il pericolo sventato per un soffio.

Segue la trasferta al PalaMaggiò contro una squadra che è a zero punti ma anche reduce da anche dall’aver sfiorato la vittoria corsara a Siena, segno che l’innesto di Eric Williams sta ristabilendo gli equilibri tecnici. Dopo un primo tempo  in cui i locali hanno vita facile col loro tipico gioco run&gun, nella ripresa si torna a vedere la difesa marchio di fabbrica della stagione precedente che costringe i campani ad un eloquente 6/30 dal campo. Preziosissimo Winston nel momento di maggiore difficoltà, mentre quando un po’ si spegne sono Koponen, Kemp e Homan a portare fieno in cascina. Vittoria meno agevole di quanto non reciti il 71-63 finale ma innalza la Virtus al secondo posto in classifica, a pari di Siena e dietro solo alla finora inarrestabile Milano. In settimana giunge la conferma che l’infortunio patito a Caserta da Sanikidze non è lieve: starà fuori per almeno un mese e verrà sostituito senza andare sul mercato. La partita seguente è contro Montegranaro, una delle più solide in assoluto a rimbalzo, la fase del gioco nella quale il giorgiano dà il meglio di sé e inoltre anche Winston marca visita, sempre per il ginocchio. Primo tempo da incubo, con la squadra che sparacchia senza senno e, soprattutto, senza mira a differenza dei marchigiani che al 15° sono a +25. Finita? Neanche per sogno, perché la squadra il carattere ce l’ha, anche se qualche volta pare dimenticarsene. Kemp, Poeta e un disordinato ma combattivo Gailius danno il la alla rimosta che a fine terzo quarto è quasi completata (55-60). Nell’ultimo quarto è un altro ex che ha qualcosa da dimostrare a fare la differenza: Sharrod Ford, che si è beccato anche durante la partita col suo ex-patron, non sparisce come veniva accusato di fare in maglia bianconera: suoi i rimbalzi e i tiri liberi che spostano l’ago della bilancia a favore degli ospiti. Sconfitta inopinata ma nel post-partita Sabatini parla solo del Bologna calcio, di cui in settimana è scoppiato il bubbone dei mancati pagamenti da parte di Porcedda. Gara successiva a Varese, con molti ex in campo e Sanikidze e Winston ancora ai box. È Righetti il mattatore della serata, a ulteriore conferma che per molti la partita contro le canotte bianconere genera sentimenti di rivincita: 21 punti con 5/8 da 3 punti e tante giocate importanti. La Virtus parte ancora una volta molto male ma ha la forza di rimontare, grazie soprattutto ad Amoroso e Kemp che, in contumacia Winston, pare un altro. Finisce 91-81 per i padroni di casa con la Virtus che paga le rotazioni ridotte all’osso. I tifosi gradirebbero un intervento riparatore ma la proprietà ha altro per la testa: ad una trasmissione televiva parla unicamente del Bologna calcio. Per un po’ gira la voce che il teramano Casey Shaw possa approdare in Bologna ma poco dopo si fa operare e non se ne parlerà più.

Ancora un ex guida il sacco della Futurshow Station, stavolta è il trevigiano Bulleri. Sempre in infermeria Sanikidze, sostituito nel roster da un Parzenski che esordisce brillantemente, il solo Koponen fa il suo dovere mentre Amoroso, che si lamenta pubblicamente della mancata circolazione della palla, offre una prestazione disarmante, unitamente a Homan e Kemp che, rientrato Winston, torna anonimo. Ci si appresta alla trasferta di Sassari, con l’ulteriore assenza di Poeta per una partita che diventa importante per la conquista di un posto nelle F8 di Coppa Italia, mentre Werner trova ingaggio in Ungheria. Sono i lunghi (un brillante Amoroso e Homan che artiglia la prima tripla doppia del campionato), e la ritrovata difesa che tiene i locali ad un inconsueto bottino di soli 66 punti, a consentire ai bianconeri di espugnare il campo sardo, mentre l’ex sassarese Kemp non dimostra lo stesso cinismo degli ex virtussini e sbaglia completamente la gara, non casualmente in coincidenza con una prestazione positiva di Winston. Nel frattempo dei tre giovani virgulti a roster Gailius, Martinoni e Moraschini, solo il primo comincia a dare un apporto significativo mentre gli altri paiono non saper fare molto di più di portare le borracce. Si appresta la gara con la corazzata milanese, con Poeta che giocherà anche se ancora acciaccato e Sanikidze al rientro ma c’è sempre qualcosa che non va: stavolta è Kemp a chiedere, ed ottenere, di tornare negli Stati Uniti per assistere alla nonna in fin di vita. La Virtus regge fintanto che riesce a mordere in difesa: concede soli 28 punti ai meneghini ma nel secondo tempo ne concede 66 e soccombe sotto i canestri di un, al solito, buueggiato Mancinelli. I bianconeri non ci stanno a perdere, soprattutto Winston, e quando Sanikidze mette la bomba del -1 si illudono ma Mordente e Jaaber mettono le triple che sanciscono la definitiva superiorità milanese. Come non bastasse Sanikidze si infortuna ad un gomito e si parla di 30 giorni di assenza. Ci si appresta alla gara post-natalizia contro Cremona e a Kemp, che non accenna a tornare, viene comunicato ufficialmente il rientro entro 48 prima della partita, ultimatum che il giocatore ignora. Non viene tagliato ma messo ai margini della squadra, come da prassi consolidata, mentre si comincia a cercare un sostituto, approfittando della situazione per sistemare le lacune originarie. A Santo Stefano si disputa contro i lombardi una partita incredibile, che vede gli ospiti nella parte di Babbo Natale che per due volte sbagliano il tiro della vittoria. Servono ben tre supplementari per conoscere il verdetto, tra Poeta il cui infortunio si riacutizza, un Moraschini che, inizialmente fischiato dal pubblico amico, fa qualche giocata importante e Milic che, da buon ex, è il migliore dei suoi. Partita a due volti di Koponen che fino al 29’ aveva 2 punti in carniere: nei restanti 11’ più overtime ne mette altri 34, in pratica vincendola da solo e probabilmente salvando il coach da una sonora contestazione da tempo alimentata dai media, in particolare dal giornalista Labanti cui Sabatini rivolge uno dei suoi sfottò.

Passa a miglior vita la nonna di Kemp ma, quando ci si aspetta il suo rientro che qualcuno in società vedrebbe di buon occhio, scoppia la grana, col giocatore che non rientra. Nel frattempo, a proposito di fuggitivi, viene fuori che Blizzard ha cominciato la sua carriera come commentatore televisivo per le gare della sua ex-università e che il suo contratto è stato da tempo rescisso. Viene a mancare Germano Gambini, ex giocatore della Virtus negli anni ’50 e in seguito a lungo presidente della Fortitudo. Privi dell’americano, Poeta, Moraschini e con Sanikidze malconcio si affronta la proibitiva trasferta di Siena ed è l’occasione per vedere un paio di iniziative interessanti del debuttante Gaddefors. I bianconeri giocano a viso aperto, rimanendo aggrappati al risultato fino ad inizio ultimo quarto quando l’esiguità del roster chiede il conto e i senesi prendono un vantaggio che tocca anche i 23 punti. Ma un caparbio Winston continua a mettere punti a referto, costringendo i senesi a continuare a giocare fino alla fine per impedire il rientro dei bolognesi, nonostante un Amoroso nervoso e deleterio. Finisce 92-80 per i padroni di casa. Nella stessa giornata Milano esonera l’ex virtussino Bucchi e al suo posto chiama, tra lo stupore generale, un altro ex virtussino: il vetusto ma sempre vivace Dan Peterson, che non siede su una panchina da quasi un quarto di secolo, e presto si fanno i nomi di giocatori milanesi come possibili sostituti di Kemp, che poco dopo chiede la rescissione del contratto per ritardato pagamento da parte della società. Il caso finisce presso il tribunale della FIBA e pare palese l’intenzione di attendere questo responso prima di intervenire sul mercato, nonostante i tifosi si lamentino dell'evidente coperta corte. E’ in questo clima non certo idilliaco e con diversi acciaccati che la Virtus scende in campo a Biella, ormai da quasi un mese priva di un americano. I bianconeri partono bene e grazie al finlandese e Winston, sempre più i due giocatori che spiccano rispetto al resto della truppa, prendono un vantaggio che tocca anche i 9 punti e lo mantengono fino al terzo quarto. Nell’ultimo quarto i nostri, in chiaro debito d’ossigeno, subiscono dapprima i piccoli biellesi e sugli ultimi tornanti i lunghi: il punteggio finale vede prevalere i piemontesi per 80-75. Altro giro e altro ex che fa faville. Stavolta è Charlie Smith della Lottomatica Roma che alla FuturShow Station vede una vasca da bagno al posto del canestro e propizia una partenza bruciante che porta i suoi sul 26-12 contro un quintetto che schiera Martinoni e Moraschini. Si svegliano Winston e Homan che danno il la ad un controparziale di 19-4 ma il debuttante fra gli ospiti Gordic vuole fare vedere di aver meritato la chiamata e riporta Roma davanti. Altra folata bianconera, protagonisti stavolta Amoroso e Gailius, per un 13-0 che riporta davanti le V nere. Negli ultimi minuti Winston e la freddezza dalla lunetta fissano il risultato sul’87-79. Migliori in campo per la Virtus i due americani Homan (di nascita) e Winston, con il secondo che manda alcune occhiate significative al suo ex datore di lavoro Toti: per una volta è un virtussino a fare la parte dell’ex col dente avvelenato. Finalmente viene individuato il giocatore da inserire a roster: si tratta di K.C. Rivers, ex Latina e Benetton Treviso, attualmente in Francia presso il Roanne capolista che è disposto a liberarlo solo dopo qualche giorno, preferibilmente dopo aver trovato un rimpiazzo. Nel frattempo la sconfitta alla FSS costa all’ex Boniciolli il posto e i dati sul pubblico dicono che la Virtus, con una media (generosa) di 8.070 spettatori è, al solito, di gran lunga la società con più pubblico. Viene raggiunto l’accordo con Rivers ma si attende la liberatoria della società francese, che gradirebbe proprio Kemp, al quale invece Sabatini non intende far sconti e quindi si scende a Teramo dove, dopo l’esonero di Capobianco la squadra ha cambiato marcia, privi anche di Gailius influenzato. Partita giocata ai bassi ritmi congeniali alla squadra di Lardo, contrassegnata dal succedersi di parziali e controparziali, come dimostrato dal +18 del terzo quarto e dal seguente 13-0 per i padroni di casa. Finisce 62-55 per i bianconeri, una vittoria che vale il quinto posto nella griglia delle F8 di Coppa Italia, con l’enfant du pays Poeta sugli scudi, ben spalleggiato da Homan e un Sanikize finalmente abbastanza positivo.

La trasferta successiva è a Cantù, ancora privi di Rivers il cui nulla osta, benché sia un atto dovuto, non giunge in tempo utile per il tesseramento causa attriti sulla mancata liberatoria a Kemp e con questa sono 11 le gare consecutive disputate a ranghi incompleti. I canturini, che attraversano un periodo di forma smagliante, partono col piede pigiato sull’acceleratore ma Winston e Moraschini riportano i nostri a -3 nel secondo quarto. È l’ultimo segno di vita: da lì in poi Cantù macina gioco e, capitanata da un Mazzarino in gran spolvero, raggiunge i 26 punti di vantaggio per poi chiudere 83-67, lasciando l’impressione di una manifesta superiorità. Una sconfitta nella quale si salva solo il baby Gaddefors autore di qualche bella giocata ma in fondo ci poteva stare contro una squadra che si sta da tempo dimostrando la seconda forza del campionato. Eppure scoppia il finimondo, con una parte della tifoseria che dimostra di non aver ancora assimilato il menù di pasta e fagioli dell’epoca Sabatiniana e si aspetta ancora i cappelletti delle gestioni precedenti, rumoreggiando nei confronti del coach per l’affronto insopportabile subito, e ai loro occhi le facce di Amoroso e Winston in panchina sul -20 diventano la prova che lo spogliatoio è ormai completamente sfaldato. Da dietro alla panchina assiste alla gara Rivers, di cui pochi giorni dopo finalmente giunge il nulla osta e il suo inserimento a roster viene subito “bilanciato” dall’uscita di Moraschini, mandato in prestito a Biella. Giunge a Bologna l’Enel Brindisi, rivitalizzata dal cambio di manico e vincitrice in 3 delle ultime 5 gare. Esordisce Rivers, in una squadra che finalmente può schierare tutti i suoi effettivi. La partita non ha storia: i bianconeri prendono la testa fin dalle prime battute e aumentano pian piano il vantaggio fino al 93-72 finale, in una gara che è una beneficiata per tutti, in primis l’esordiente Rivers miglior scorer dei padroni di casa, poi i lunghi Homan e Sanikidze che hanno vita facile contro l’ex Lang e pure Martinoni, alla prima vera partita in cui non passa inosservato. Nel frattempo Kemp, perso il giudizio, abbassa la cresta e torna ad allenarsi a Bologna: tempo pochi giorni e viene prestato ai turchi del Besiktas. Segue la trasferta in Irpinia, in casa di quella Avellino autentica rivelazione del campionato nonostante debba districarsi tra situazione societaria sempre a rischio e infortuni. Ne esce una partita non "lardiana", condotta sui ritmi alti che quasi sempre significano sconfitta per i bianconeri. E difatti è così che va a finire, anche se ai campani serve un supplementare per incassare la vittoria. Facendo leva su un Szewczyk da mille e una notte, ben coaudiuvato da Marques Green e il sogno estivo di Lardo Omar Thomas, gli uomini di Vitucci disputano una prestazione al limite dell’eroismo, che poi i risultati seguenti dimostreranno non essere faccenda episodica. Per i nostri ancora molto bene Rivers e Sanikidze, mentre gli altri lunghi soffrono il polacco avellinese così come i due principali motori del gioco virtussino fino ad ora, Koponen e Winston, danno qualche segno di logoramento. Almeno si salva la differenza negli scontri diretti.

Ci sono le F8 di Coppa Italia a Torino, manifestazione che negli ultimi tempi è diventata l’unica nella quale riporre qualche speranza bachecaria e la prima, da 4 anni a questa parte, nella cui organizzazione non è coinvolto direttamente Sabatini. Il quarto di finale va giocato contro Montegranaro che ci precede in classifica ma che è priva dell’infortunato Maestranzi. I marchigiani partono forte, condotti da un Ivanov che banchetta a rimbalzo e la mette anche da 3 punti e un Cavaliero al quale, come al solito, le canotte virtussine fanno l’effetto della muleta rossa al toro. I bianconeri sembrano non esserci come l’imbarazzante 2/11 ai tiri liberi ad un certo della gara rivela. Solo Sanikidze e Gailius meritano la sufficienza mentre Koponen e Winston ribadiscono il cattivo momento e Homan chiede il cambio dopo essere sceso in campo da due minuti al punto che Sabatini lo indica come giocatore dalla "faccia non bella" col quale vuole parlare al più presto dopo l'82-73 finale. Mentre tra la tifoseria si alza ancora più forte il grido di chi vuole l’esonero dell’allenatore, Sabatini proclama Lardo intoccabile e detta via stampa l’aggiustamento da apportare: basta democrazia, d’ora in poi ci vogliono delle chiare gerarchie. Quelli che pensavamo che i minuti di Gailius e Martinoni fossero caldeggiati dal fautore del tanto sventolato Progetto Giovani, non avevano proprio capito niente. Ma per fortuna la prevedibile entrata a gamba tesa di Sabatini sul reprobo Homan viene rimandata dalla convocazione del patron a ritirare il premio Reverberi per l’attività giovanile e finisce che Sabatini ne parla solo con coach e GM. Ci si appresta allora a ricevere Pesaro del (presunto) vendicativo Collins con una parte della tifoseria già pronta a scrivere i titoli di coda sull’esperienza di Lardo sulla panchina virtussina. Quasi ci riuscirebbero se non fosse per un mancato fischio sul fallo di Winston su Collins a pochi secondi dal termine che l’avrebbe portato in lunetta per tre tiri liberi. Finisce invece 71-70 per la Virtus, che va in vantaggio fin dalle prime battute e che ritrova i leader naturali in quei Koponen e Winston che ultimamente erano parsi in debito d’ossigeno. Le rotazioni vengono sì asciugate ma i soli a risentirne sono i giovani Gailius e Martinoni che vedono il loro minutaggio, specie il secondo, ridotto al lumicino. Sull’altra sponda spicca un indomito Hackett che, spalleggiato nel finale dall’ex Flamini, ricuce lo strappo fino al finale al cardiopalmo sopradescritto. A Bologna si presenta in seguito la lanciatissima Pepsi Caserta, reduce da una settimana in cui ha battuto Siena e violato il campo dei turchi del Galatasaray, sostenuta dal tifo di alcune centinaia di tifosi fortitudini orfani della propria squadra. La Virtus però sembra essere tornata quella delle primissime giornate: un po’ macchinosa in attacco ma feroce in difesa e battagliera in tutti i suoi componenti. Subito in testa per 13-0 viene poi rimontata dai campani capitanati da Jumaine Jones e Eric Williams. Si procede con leadership alternate fino a quando, nell’ultimo quarto si sveglia un fin lì dannoso Winston che mette alcuni canestri esiziali. È il là per la vittoria finale per 69-61, cui più di tutti contribuisce un Sanikidze stellare da doppia doppia che cattura tutto quello che vola sopra al ferro. Bene anche un irruento Homan e un ordinato Rivers.

Mentre nel frattempo il Gira Ozzano retrocede con 5 giornate d’anticipo, in Virtus si respira un’aria tranquilla al punto che trapela sulla stampa che Lardo sarebbe vicino a rinnovare per un altro biennio, come accennato anche un paio di mesi prima. A Montegranaro, al cospetto di una Sutor che vive un momento non facile con 4 sconfitte consecutive, dissidi col pubblico e la minaccia di andare a giocare altrove, la Virtus si fa trovare pronta: resta sempre in gara, tenta un paio di volte la fuga e comunque nel finale al cardiopalmo ha la meglio grazie alle giocate di un sempre più decisivo Rivers, ben assistito da un Sanikidze che continua ad attraversare uno stato di grazia che gli merita la convocazione per l’All Star Game. Grazie alle nuove rotazioni (Martinoni non entrato in campo), la Virtus sembra aver messo le mani sul quarto posto. Unica tegola l’infortunio a Poeta, che approfitta della pausa di campionato per un intervento al menisco, mentre dalla Finlandia Koponen fa sapere che l’anno seguente vorrebbe giocare l’Eurolega, anche con una maglia diversa. La gara seguente è in casa contro l’ex maestro di Lardo, coach Recalcati. Una vittoria costituirebbe un bel passo verso la blindatura di una posizione di classifica interessante ma, senza Poeta e con un Sanikidze menomato dalla distorsione rimediata all’All Star Game, la Virtus si smarrisce e nel finale punto a punto cede di fronte ai lombardi, nelle cui fila si distinguono gli ex-Fajardo e Kangur più di Righetti. Per i bianconeri i migliori in campo sono Rivers e Homan, i peggiori un Winston evidentemente spiazzato dall’arrivo di Rivers e apertamente fischiato dal pubblico e un Amoroso che pare sempre più spaesato. Intanto si verificano due ritiri: quello del “nemico per antonomasia” Carlton Myers, al quale parteciperà anche Danilovic, e quello di Brett Blizzard che diventa istruttore di basket. Prima della trasferta di Treviso si infortuna anche Homan e i bianconeri affrontano la Benetton con gli uomini contati: Martinoni è addirittura il settimo in rotazione ma nemmeno la volontà di far pentire i vertici veneti di averlo lasciato andare gli fa fare uno scatto d’orgoglio. Sottocanestro i lunghi in canotta verde banchettano, in particolare Motiejunas, meno male che gli altri ex Bulleri e Gentile non sono in serata. La Virtus riescie a rimanere in scia fino alla fine, grazie al solito efficare Rivers e ad un apparentemente rinato Winston, quando Paternicò stabilisce il record del primo fischio nella storia di ripetizione di un tiro libero per fischi dei tifosi ospiti, scatenando l’ira funesta del solitamente pacato Lardo: tecnico e fine dei giochi. Alla fine, a formare il finale di 79-71 per i padroni di casa, contribuisce pure un “fantasma”, aggiunto ai trevigiani.

Nel match successivo si affronta a Bologna una lanciata Sassari, a dispetto dei millantati problemi di sopravvivenza della dirigenza sarda, ma la Virtus toppa clamorosamente, complice un tecnico al vice Fedrigo preso sul +5 nell’ultimo quarto. Da lì in poi è buio pesto: gli uomini di Sacchetti, guidati da un magistrale Travis Diener, impartiscono un secco 16-0 ai bianconeri, che escono dal campo tra sonori fischi e che in conferenza stampa si prende il resto da parte del patron. Si salva il solo Rivers, mentre Winston pare essere tornato quello abulico di alcune settimane prima. In settimana Sabatini conferma la fiducia al coach ma dice che i giocatori devono dimostrare che merita il rinnovo: sul banco degli imputati ci sono Winston e Homan. I dieci (punitivi) allenamenti settimanali e le dichiarazioni di Sabatini per abbassare la tensione (“non ci aspettiamo certo di vincere a Milano”) non bastano però per fare il colpo in trasferta: l’Olimpia ha ben altra potenza di fuoco e nonostante una Virtus battagliera, nel secondo tempo, capitanata da Jaaber e Hawkins, i lombardi prendono il largo. Rincuorano la recuperata efficienza di Homan e la buona serata di Gailius, ma preoccupano la serataccia di Koponen, menomato da problemi alla schiena ma comunque in un periodo-no, un Sanikidze nullo e un Amoroso sempre più impalpabile. La gara successiva è al palasport di Cremona e sa tanto di ultimatum per le ambizioni di post season. La Virtus che viola il campo lombardo pare un’altra da quella, spesso caratterizzata da gioco farragginoso, vista spesso finora: punteggio alto, 5 giocatori in doppia cifra e franco successo per 95-88, con ancora una volta l’ultimo arrivato Rivers sugli scudi, cui danno una valida mano un finalmente preciso Koponen e un concreto Homan. La rinfrancante vittoria però non aiuta più di tanto a rassenerare gli animi: Sabatini, autore in settimana di un’epocale intervento radiofonico a Radio Nettuno, subisce la contestazione da una parte dei tifosi che lo critica apertamente via blog, facebook e volantinaggio. Il patron ovviamente non retrocede di un passo e sfida i contestatori a parlare a palazzo. E’ in questo clima che a Bologna giungono i campioni in carica di Siena, freschi conquistatori della F4 di Eurolega. I bianconeri reggono per tutto il primo tempo, beneficiando di un Rivers a tratti apparso veramente immarcabile (al punto che Pianigiani dirà in conferenza stampa che è il tipo di giocatore che a loro manca) e di uno sfrontato Gailius ma poi, alla ripresa dopo l’intervallo, la maggior compattezza e la difesa dei toscani danno il là ad un 12-1 che non sarà più recuperato. Nonostante la disparità di forze i virtussini continuano a battersi fino al 72-81 finale, ad eccezione di un rinunciatario Winston ancora una volta subissato di fischi. La conferenza stampa di Sabatini è tutta dedicata ad un duro attacco al giornalista Labanti. Terzultima gara, in casa contro la pericolante Biella, in disperata ricerca di punti e con nuovi innesti. La gara rimane sul filo dell’equilibrio per tutto il primo tempo poi, nella ripresa, i bianconeri accusano un black out che genera un parziale di 21-3 per i piemontesi, durante il quale Winston e Poeta, autori di palle perse criminali, vengono coperti di fischi. Una stoppata di Sanikidze suona la carica, la Virtus non è morta e replica con un parziale di pari entità. Finisce così che tutto si decide negli ultimi minuti, durante i quali la maggior paura di perdere dei biellesi (assieme ad un contestato fallo intenzionale di Jurak) fa pendere la bilancia a favore dei padroni di casa. Bene Sanikidze, Homan e Poeta che nel finale si fa perdonare con alcune giocate decisive le scempiaggini commesse in precedenza.

Dopo una settimana ricca di polemiche tra tifosi che fanno volantinaggio fuori da palazzetto, Amoroso sospeso, società dichiarata in vendita per l’ennesima volta, incontri con Sacrati e Madrigali che torna a farsi vivo in concomitanza col decimo anniversario dell’ultima Eurolega vinta dalla sua Virtus, si va a Roma per la trasferta che l’anno precedente fu all’origine del caso della sconfitta non sufficientemente ampia che fece dire a Sabatini che a Lardo “gli sarebbe passato sopra con l’auto”. I bianconeri iniziano piuttosto bene e mantengono il pallino dell’incontro fino all’intervallo e anche oltre, poi scende la notte, i capitolini infilano un parziale di 22-5 propiziato dall’ex Charles Smith e a nulla valgono le resistenze di Koponen e Poeta e un inizialmente preciso Rivers (5/5 dall’arco) per ribaltare le sorti della gara. È la sesta sconfitta nelle ultime 8 gare. Con Amoroso che non ha fatto il passo indietro richiesto e quindi è in via d’uscita e Winston che continua ad offrire prestazioni imbarazzanti, la Virtus si cautela mettendo sotto contratto l’ala statunitense Austin Nichols, che però non verrà mai impiegata. L’ultima gara, con il posto ai playoffs non ancora garantito, è contro Teramo che si gioca il penultimo posto: in caso di sconfitta retrocederebbero, a meno di pagare i 500.000 euro previsti dalla nuova norma della wild-card. Sarà per questo che gli abruzzesi partono subito forte e tengono il muso avanti per quasi tutta la gara, in cui le difese paiono aver cominciato la pausa estiva in anticipo. Rintuzzano il solito Rivers implacabile da 3 punti e il figliol prodigo Poeta, ma nel finale, quando sembra si vada verso una sconfitta e il pubblico comincia a fischiare i beniamini di casa, Winston si risveglia e gioca un quarto quarto degno del nome che aveva prima di giungere a Bologna: 14 punti nell’ultima frazione che significano rimonta e sorpasso. I terami perdono per 96-94, recriminando per un fallo antisportivo su Sanikidze secondo loro veniale e che ha permesso ai virtussini di ricucire lo svantaggio. La stagione regolare termina con l’ottavo posto finale e il successivo turno è contro i superfavoriti per lo scudetto della Montepaschi di Siena, freschi di conquista delle Final4 di Eurolega violando l’ostico campo dell’Olympiacos Pireo. C’è già aria di smobilitazione, si risolve il contratto con Amoroso, si susseguono dichiarazioni al veleno sulla stampa e cominciano già a girare i primi nomi per la panchina.

In questo bell’ambientino coach Lardo prova a spronare la squadra dicendo che nel caso si riuscisse a vincere contro Siena si potrebbe entrare nella storia. E questo si verifica puntualmente, solo che si entra dalla porta sbagliata. Siena domina fin dal primo minuto e la partita finisce 94-55 per i toscani, ritoccando il record di maggior passivo mai subito in una gara di play off (in precedenza era un -32 rimediato contro Varese che resisteva da 33 anni). Tutti indegni, Rivers il meno peggio e Winston l’ombra del giocatore che ci si aspettava, al punto che alla gara successiva gli si preferisce il baby svedese Gaddefors proveniente dal vivaio. Ma quando ormai si stanno per intonare i de profundis, ecco la partita che non ti aspetti. I virtussini affrontano il match a viso aperto fin dai primi minuti e si portano immediatamente in doppia cifra di vantaggio. Poi Siena si iscrive alla partita e ristabilisce l’ordine delle cose, anzi sembra prendere un vantaggio definitivo. I bianconeri non ci stanno, si aggrappano ad un Homan volitivo e ai punti di Koponen e di Rivers nonostante la marcatura dell’ex-Moss lo metta in difficoltà, e a un minuto dalla fine sono a -2. Decidono le sorti dell’incontro un paio di fischi contestati dai virtussini, un fallo ad Homan e uno sfondamento su Rivers non fischiato, entrambi con protagonista l’ex-Moss che dalla lunetta chiude i conti. In gara3 a Bologna i tifosi non mancano di far notare l’aiuto di cui paiono godere i senesi: Giochiamo 8 contro 5 ma proviamoci lo stesso recita uno striscione esposto in curva. Tensione anche in campo, coi gli arbitri che invitano Lardo e Pianigiani a darsi la mano per cercare di ristabilire un clima sopportabile. Un paio di tabellate favorevoli permettono alla Virtus di chiudere in vantaggio la prima metà di gara. In difesa i bolognesi ringhiano e in attacco vivono sulle iniziative estemporanee di Poeta, sulla precisione di Rivers e sul gran lavoro sotto le plance di Homan e Sanikidze. I bianconeri continuano a mantenere un vantaggio che si riduce ad appena 2 punti ma quel che sbagliano in attacco lo rimediano spesso andando a conquistarsi preziosi rimbalzi offensivi. Quando anche il solitamente killer Kaukenas fa infrazione di passi è il segnale che è finita: la Virtus batte Siena 74-68 dopo una striscia di 21 partite perse consecutive, infliggendo la prima sconfitta ai senesi dalla serie finale del 2008. I miracoli però sono tali perché non si ripetono all’infinito. Gara4 determina il ritorno sulla terra: i ragazzi giocano ancora una volta bene, mettendo in campo tutto quello che hanno, ma i futuri campioni d’Italia sono oggettivamente di un altro livello e mettono subito in chiaro che stavolta non ce n’è per nessuno: il primo quarto finisce 9-25 con Hairston che sembra un marziano. I virtussini vanno sotto anche di 26 punti ma non si arrendono, mancano con Sanikidze i tiri liberi del possibile -6 poi cedono di schianto e la partita termina 62-81. Ovazione finale del pubblico per Lino Lardo che sa di non essere destinato a rimanere, cosa puntualmente ufficializzata il giorno seguente.

ROMA SOFFIA SU LARDO. SABATINI: “LARDO RESTA CON NOI”

di Massimo Selleri – il Resto del Carlino – 03/06/2010

 

Cento minuti per fare un primo bilancio della stagione che si è appena conclusa e tracciare le linee guida per l’anno prossimo. Tanto è durata la riunione tra i vertici della Virtus, summit che si è tenuto ieri pomeriggio alla Futurshow Station durante lo svolgimento delle finali nazionali under 19 e a cui hanno preso parte Claudio Sabatini, suo fratello Fabio, il general manager Massimo Faraoni e il tecnico bianconero Lino Lardo. Nella giornata si erano succedute le voci più incontrollate: con racconti diversi tutte sostenevano che il coach ligure avesse avuto un contatto con Roma e che la prossima stagione potesse occupare la panchina capitolina e non quella bolognese. A sua volta, sotto le Due Torri, sarebbe dovuto arrivare Frates. Il volto tirato dell’allenatore virtussino non aiutava a fare chiarezza sul rebus, ma in serata era lo stesso patron bianconero a smentire qualsiasi tipo di sospetto.

Durante la riunione non abbiamo discusso della posizione del nostro allenatore perché non ci sono dubbi a riguardo, certo se si presenta uno che, come per Mourinho, è pronto a versare 16 milioni di euro per Lardo, magari ne riparliamo, ma smentisco che la Virtus abbia in queste ore contattato altri allenatori.

Cento minuti sono, però, tanto tempo, soprattutto per il patron virtussino che subito dopo è schizzato via da Casalecchio avendo un altro appuntamento in agenda.

Oltre al bilancio della stagione sportiva, abbiamo anche cercato di dare delle regole al nostro prossimo mercato. La Virtus non si svenerà per nessun giocatore, ma se farà uno o più investimenti, li farà su un giocatore giovane e futuribile.

Vi sono comunque alcuni nodi sciogliere, il primo riguarda la scelta tra Blizzard e Fajardo, l’italoamericano ha contratto anche per l’anno prossimo, il secondo ha convinto durante l’anno, ma stando alle nuove regole dalla stagione 2010/11 c’è spazio per uno solo di loro.

Sarà l’allenatore a dover entrare nelle questioni tecniche. Per noi Fajardo ha disputato un’ottima stagione e siamo soddisfatti del suo primo anno in Virtus.

L’altro nodo riguarda la permanenza di Collins, con il play statunitense che non sembra adatto alla filosofia di gioco dello stesso Lardo, pur avendo anche lui il contratto per l’anno prossimo.

Della questione non ne abbiamo ancora parlato.

Il riassunto, quindi, è quello che è già trapelato, Fajardo potrebbe essere confermato se non chiede cofre astronomiche, il futuro di Collins è nelle mani di Lardo, la prossima squadra avrà come protagonisti Koponen e Sanikidze più la giovane ala lituana Gailius e c’è sempre l’idea di portare sotto le Due Torri l’esterno georgiano Manuchar Markoishvili che, nonostante abbia un curriculum navigato e stia disputando le semifinali playoff con la maglia di Cantù, all’anagrafe ha solo 24 anni.

   È un giocatore che ci piace molto — conclude Sabatini — e vedremo come muoverci.

 

LARDO SEGA COLLINS. ORA CHI SEGA LARDO?

di Daniele Labanti – http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 15/06/2010

 

Da ieri mattina Andre Collins non è più un giocatore della Virtus. Il play risulta "disponibile" nelle liste dei procuratori, ovvero è libero da vincoli contrattuali. Ha quindi vinto Lino Lardo, che non lo ha mai amato e lo ha inserito nella lista dei partenti per costruire una Virtus "a sua immagine e somiglianza". Una Virtus triste, che già non abbondava di giocatori in grado di creare gioco e ora si priva di quello principale. Si potrà stare una vita a discutere sulle qualità di Collins: più guardia che play, più tiratore di striscia che potente incursore, ometto da coccolare, professionista dal grande cuore. Ognuno, nelle poche partite "bolognesi" a disposizione, si è fatto la sua idea. Quel che esula dalle opinioni è che la Virtus aveva puntato su Collins con un contratto pluriennale sbandierandolo come il super-colpo del mercato prima di prendere l'allenatore, poi ha preso l'allenatore che è all'opposto di Collins per visione della pallacanestro (inter nos: lasciando, invece, quello che Collins l'aveva allenato con successo per due anni).

E quindi ora siamo all'ennesima rifondazione, perché dal momento in cui è suonata a Cantù l'ultima sirena tutti erano consapevoli che uno fra Lardo e Collins sarebbe dovuto andare via. Rimane da vedere se la scelta giusta sia stata quella di allontanare il giocatore (la proprietà, al di là di quel che dichiara, non appare convinta di un bel nulla). Lardo ha fatto la guerra a Collins dall'inizio dell'anno, l'ha annodato in un gioco che non solo non ne esalta le qualità ma addirittura crea problemi alla squadra. Per vederlo tirare è dovuto intervenire il patron dalla prima fila parterre, un over rule sulle "leggi" del tecnico. E non a caso i guai sono iniziati quando, dopo la Final Eight, la presenza di Collins non era più quella del "nostro play appena tornato, diamogli tempo" ma quella del "nostro play che vuole essere un attore principale del gioco". Poi ai tifosi hanno raccontato un sacco di storie, che il problema sono stati gli infortuni, la sfiga, che tutto andava bene, ma non è così. Il problema di Collins è stato il suo essere troppo professionale: se invece di giocare infortunato, sopportando il dolore, durante i playoff si fosse messo a sedere in borghese, la Virtus avrebbe perso 3-0 e Claudio Sabatini avrebbe dovuto "per forza" mandare via Lardo. Collins, invece, ha lottato per salvare sé stesso, la Virtus e pure l'allenatore. Che poi gli ha dato un calcio nel sedere. Ma prima o poi tutto ritornerà. "There will be one coach and two games next year that will be on my mind for the rest of the summer while I'm training for next season" scrive Collins sulla sua pagina di Facebook. Per i non anglofoni (in società abbondano): "Quando in estate mi allenerò per la prossima stagione, ci saranno un allenatore e due partite a cui penserò continuamente". Capito?

Poeta conduce il contropiede contro Cremona (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE (DOPO IL PRECAMPIONATO)

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 05/10/2010
 

Con le due sconfitte a Porto Sant’Elpidio la Virtus ha chiuso il suo precampionato in maneria un po’ mesta, dopo essersi esaltata pochi giorni prima battendo in maniera netta Milano davanti al proprio pubblico. Questi alti e bassi sono stati un po’ una caratteristica comune di tutta la preseason bianconera. In attesa dell’esordio ufficiale in Supercoppa (domenica ore 18.15 a Siena), proviamo a stendere un profilo di quella che potrà essere questa squadra, fermo restando che il precampionato può dare sì utili indicazioni, ma le partite vere sono altra roba.
- Esterni: qui la qualità è sicura, e pure la sovrabbondanza. Ma la fuga di Blizzard e la contemporanea assenza di Koponen, Gailius e Poeta ha finora costretto Lardo a rotazioni d’emergenza, con Moraschini impegnato spesso e volentieri da play per lunghi tratti delle partite. Il reparto sulla carta è decisamente competitivo, anche se andrà rodato non appena saranno rientrati gli infortunati. Resta il mistero del dualismo Kemp/Winston, finora visti insieme solo per brevi tratti.
- Lunghi. Jared Homan pare una certezza. Anche se non sempre ha prodotto molto in attacco, il suo contributo in difesa e a rimbalzo non è mai mancato, e la sua fisicità da Eurolega sarà molto utile alle Vu Nere in stagione. Da rivedere il resto del reparto, con Sanikidze che - complici anche problemi fisici - è andato a fasi alterne, e Amoroso che solo in un paio di occasioni ha fatto vedere il suo repertorio offensivo. Martinoni ha mostrato buon tiro ma parecchi problemi in difesa. Chi cambia il “5”, in ogni caso? L’impressione è che sotto canestro ci sarà da soffrire, e che magari un innesto in corso d’opera non sarebbe una cattiva idea.
- Attacco: non dovrebbe essere un problema per questa squadra. Ci sono gli schemi di coach Lardo, e poi vi sono svariati giocatori capaci di creare fuori dai giochi, Kemp e Winston su tutti. Se Koponen sarà quello dell’anno scorso, e se Poeta riuscirà a riciclarsi come guastatore salendo dalla panchina, questa squadra potrebbe avere un’ottima produzione offensiva. In generale si è vista una squadra che rende molto quando può correre, meno quando deve gestire, infatti più volte sono stati dilapidati vantaggi anche importanti, e questo dovrà assolutamente essere un punto su cui lavorare, oltre ai tiri liberi che finora sono stati un problema.
- Difesa: leggendo il roster sulla carta, l’applicazione difensiva non è la prima cosa che viene in mente. Sappiamo però che Lardo basa tutto sulla difesa, e quindi cercherà di far piegare le gambe il più possibile a tutti i suoi giocatori. Anche perché, per sua stessa ammissione, con una squadra di questo tipo difendendo forte c’è la possibilità di correre e di esaltarsi in transizione. In precampionato l’impegno difensivo si è visto, i risultati arrivati venuti solo a tratti.
Da domenica si fa sul serio, e le indicazioni di cui sopra dovranno essere trasformate in punti in classifica, e - per quel che riguarda la Supercoppa - si dovrà provare a battere la rinnovata ma pur sempre fortissima Siena per alzare il primo trofeo in palio nella stagione.
Per quanto riguarda il recupero degli infortunati, Petteri Koponen lavora e attende la visita specialistica di domani, che potrebbe dargli il placet per il ritorno sul parquet, anche se è più probabile che il suo debutto sia rinviato alla prima di campionato con Cantù. Poeta e Gailius, invece, da domani dovrebbero riprendere gli allenamenti.

 

 

VIRTUS "LEGGERA" O "DA SCUDETTO"?

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 17/11/2010
 

Dategli due punti d’appoggio e Lino Lardo dovrà sollevarvi il mondo. Gli appigli ci sono — la Virtus è seconda in classifica con quattro vittorie e Siena non solo non è più in testa solitaria ma addirittura vince senza convincere — ed ecco le prime fantasticherie dei tifosi. Sono bastate cinque partite per solleticare l’entusiasmo, al punto che dopo la seconda vittoria consencutiva in trasferta qualcuno ha palesemente parlato di lotta per lo scudetto. Non sarà facile per nessuno, ora, convincere la piazza che sognare il tricolore significa gettarsi addosso della pressione inutile. A Bologna basta respirare per due domeniche l’aria buona dei primi posti e l’etichetta della squadra da scudetto s’incolla immediatamente in fronte ai malcapitati.

In società, eccetto qualche sogghigno a denti stretti per questi risultati confortanti, nessuno osa uscire allo scoperto. Anzi con una insolita concessione di realismo Claudio Sabatini ha cercato di spegnere gli eccessi, richiamando alla prudenza e al lavoro quotidiano per dare seguito alla striscia di risultati positivi. Per ritrovare un avvio 4-1 bisogna risalire all’annus horribilis 2007/2008, quando Stefano Pillastrini partì a razzo prima di schiantarsi contro quattro sconfitte consecutive: quella Virtus fece 8 punti subito, anche pesanti con vittorie in campi difficili come Capo d’Orlando e Cantù, ma poi si rivelò squadra inallenabile e ingestibile. E finì come tutti sappiamo. Prima di Pilla toccò a Zare Markosvki iniziare col botto: nella stagione della finale scudetto, l’avvio fu addirittura 6-0. Fra l’una e l’altra c’è la via di mezzo, che è la dimensione ideale di questa stagione e quella che si augurano di rappresentare in casa bianconera.

Attualmente la Virtus propone la miglior difesa del campionato con 69,6 punti subiti e il terz’ultimo attacco con 73,2 punti segnati. Quindi è a metà del percorso di sviluppo preteso da Sabatini, non più disposto ad accontentarsi «solo» di difendere e giocar male. Sull’attacco insoddisfacente pesano molti fattori: il complicato processo d’inserimento di Kennedy Winston e Marcelus Kemp (entrambi ottimi a Caserta), il tempo necessario a Petteri Koponen per tornare smagliante e riprendersi i minuti e la gestione dei palloni che oggi toccano con alterni risultati a Peppe Poeta, il miglioramento a rimbalzo per concedere meno seconde opzioni agli avversari e poter — assieme a qualche palla recuperata in più rispetto alle 16,4 attuali — creare più contropiede. Le cifre non sono tutto, ma aiutano. E molto spiega anche il 21,5% da tre punti tirato dalle quattro squadre battute dalla Virtus finora: tiracci, quelli di Caserta, soluzioni disperate quasi come quelle di Pesaro, ma buonissimi tiri invece quelli di Avellino e Cantù. Anche di queste circostanze si è cibata la difesa bianconera.

Gli dei finora hanno guardato in qua e la Virtus, oggi atleticamente superiore alla media, ha trovato la lucidità per costruire una classifica ambiziosa. Gli entusiasti credono che Milano si possa tallonare, marcandola fino alla fine. I più prudenti, e fra essi c’è la società, provano a professare calma perché le vittorie non si contano ma si «pesano» e quelle collezionate finora possono apparire leggerine, arrivate contro squadre sulla carta inferiori (eccetto Cantù). Ma sono quattro e sono tante, tali per cui qualcuno sogna addirittura antichi trionfi.

L’analisi
La difesa tiene, soprattutto nell’approccio mentale, in quasi tutti gli elementi. L’unico restio è Poeta. Il 22/102 da tre delle avversarie finora sconfitte dalla Virtus (4/24 Cantù, 5/21 Avellino, 7/27 Pesaro, 6/30 Caserta) è ciò che ha reso la difesa bianconera così redditizia. Ma è un dato che va “pesato”: molti di quei tiri, soprattutto nelle partite con Cantù e Avellino, erano “buoni tiri”. L’attacco gira meno, soprattutto quando è in mano a Poeta ed Amoroso. La Virtus ha bisogno del miglior Koponen per gestire i momenti caldi delle partite e del miglior amalgama tra Winston e Kemp per accendersi un po’. Ma resterà sempre una squadra poco brillante. Se l’efficacia saprà essere superiore alla poca brillantezza, non sarà un problema. Quando arriveranno partite più probanti, si vedrà la tenuta complessiva della squadra (che oggi appare, anche, atleticamente “più avanti” delle avversarie). Finora il calendario ha proposto – anche per circostanze – gare abbordabili: Avellino “molle”, Brindisi e Pesaro senza un americano importante, Caserta sotto contestazione. Non sempre sarà così. Il processo di crescita di Martinoni è un fattore positivo, così come la vena di Winston che quando serve piazza sempre un lampo di classe. In area ancora non c’è spessore e la perdita di Sanikidze, miglior rimbalzista e decisivo in un paio di vittorie, è pesante.

Lardo durante un time out (foto tratta da www.virtus.it)

I RECORD INUTILI, LE GIOIE VERE, I PROBLEMI CONCRETI

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 18/01/2011
 

Nuntio vobis magnum gaudium, la Virtus ha conquistato la qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia. Un obiettivo minimo, doverosamente da  raggiungere, ma un successo alla luce dei tribolati mesi vissuti finora. Tra infortuni, alti e bassi, arbitrati (evitabili) e latitanza della società sul mercato, Lino Lardo si è trovato a giocare 15 gare senza il passaportato e 6 senza un americano, più svariate assenze a pioggia. Due settimane fa, la Virtus aveva un piede e mezzo fuori dalla coppa e francamente meritava di non qualificarsi. Oggi, invece, festeggia un traguardo conquistato meritevolmente con il carattere e soprattutto con la corposa vittoria su Roma (tabelle alla mano, anche perdendo a Teramo avrebbe comunque terminato il girone d’andata al sesto posto). È proprio vero che Lardo si esalta nelle emergenze (vedi a Rieti): ora, però, sarebbe opportuno dargli anche una squadra completa ed eventualmente analizzarne o criticarne la crescita, e sarebbe stato altrettanto opportuno sfruttare il momento per rivalutarne la costruzione. Così, gli va solo data una pacca sulla spalla per questo sudatissimo traguardo. Da qui a far passare tutto questo per un trionfo, però, ce ne passa. Il «record» sbandierato nel dopo gara da Lardo e Sabatini - «l’età media è inferiore ai 21 anni!» hanno urlato gaudenti — chiama anche un bel «chissene» di risposta e fa scopa con un altro record, più concreto: i soli 5 punti segnati nel quarto periodo sono il parziale peggiore nella storia della Virtus, ottenuto contro l’ultima in classifica.

Il coach si trincera dietro al solito «non abbiamo un gioco spumeggiante ma concreto», che va pure bene a patto di vincere e di non farlo pagare come una partita dei Lakers. Quelli che il biglietto lo comprano, non hanno tutti i torti a sperare in qualcosa di meglio, specialmente nella reattività del club. E più in generale, chi tifa Virtus ha diritto e dovere di coltivare ambizioni. Onore al merito, quindi, per la qualificazione: sognando una Virtus seriamente competitiva - e basta poco, davvero, se con 8 vittorie e 7 sconfitte nel basket del 2011 si è quinti… - c’è l’auspicio che afferrare questa Final Eight sia solo un primo passo.

 

VIRTUS, STATI GENERALI

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 15/02/2011

 

In una notte torinese quasi primaverile, la Virtus si è accorta all’improvviso di tutti i suoi buchi strutturali. A un passo dal cedimento, si chiede la sterzata. Affinché l’impalcatura non crolli a metà febbraio: sarebbe il punto più basso, mai toccato nemmeno nella disgraziata stagione 2007-2008. Perché accada, la sterzata, occorre che tutte le componenti dimentichino antipatie e disagi provando a concentrarsi sul bene odierno e dimenticando il male passato e i sogni futuri. Sabatini ci sta provando. I fili da tirare, un gioco di sottili equilibri, sono tanti e non c’è nulla che si possa dire soddisfacente in pieno.

IL MERCATO - Sballato da subito e bastava un po’ di lucidità per accorgersene. L’ennesima rivoluzione tecnica ha portato alla costruzione di un mostro a tre teste: alcuni pezzi li consigliava il gm Massimo Faraoni, alcuni altri li richiedeva (o non voleva più vederli) Lino Lardo, altri ancora solleticavano Claudio Sabatini e il fratello Fabio. Lo stesso Lardo non godeva più di alcuna fiducia, è stato offerto urbi et orbi ma nessuno ha rilevato il contratto. A quel punto, la Virtus ha dovuto tenerselo. Un casino. Il tecnico ha avallato tutto, salvo poi non accettare di modificare il suo approccio al gruppo a disposizione. A monte c’è l’errore della proprietà: ha considerato Lardo come un allenatore capace di allenare qualsiasi squadra, ha preso giocatori sopravvalutati (Amoroso e Homan), non ha saputo comprendere le necessità di equilibri nel settore perimetrale accoppiando a tutti i costi Winston — giocatore «di Sabatini» per eccellenza — al già ingaggiato Kemp. Alla fine è stato perso pure Blizzard — il passaportato che ancora non è stato sostituito — «ghettizzato» al ruolo di ultimo esterno, salvo poi lasciar partire Moraschini. Errori gravi, che persone specializzate (anche lo stesso Faraoni) non avrebbero mai commesso. Rimediare ora è impossibile.

IL VALORE TECNICO - In settembre, la società credeva di aver costruito una buona squadra, alla quale aveva accoppiato un fantomatico «progetto giovani». In realtà, oltre al lavoro del settore giovanile non esiste alcun progetto. La prima squadra è stata sopravvalutata e al di là di Koponen (che però è una prima scelta Nba) i giovani sono ai margini: Martinoni non gioca mai, Gailius è lontanissimo dal poter essere considerato un futuro campione, Moraschini — il fulcro di tutto — è stato spedito a Biella dopo mesi di panchina. Lo specchio del momento sono gli arrivi di Poeta e Amoroso: per loro tre anni di tanti complimenti (a parole), però nessuno li voleva e restavano a Teramo. Il primo, a 25 anni, può essere un ottimo cambio del play per una squadra di fascia alta a patto di valorizzarne le qualità. Il secondo, a 30 anni, è il culmine negativo di un processo che ha portato la Virtus in questi anni da Milic e Giovannoni a Hurd e Valerione. Entrambi sono giocatori da pick’n’roll: soluzione che Lardo non pratica mai.

GRUPPO E COACH - Sotto accusa, dopo tutto, c’è anche il lavoro di Lardo. La squadra dello scorso anno non è cresciuta di un centimetro nel corso della stagione: valeva sei all’inizio, valeva sei alla fine. Le rivali, che partivano da quattro o cinque, al traguardo sono arrivate al sette. Quest’anno il punto di partenza era più basso, sotto la sufficienza, e a febbraio siamo ancora fermi lì: ancora una volta le altre sono cresciute e già adesso più della metà delle squadre vale più della Virtus. L’apporto di Lardo è zero. Con una oggettiva difficoltà in più: quel che lo scorso anno era un gruppo solido, con alcuni pretoriani del coach, oggi è una formazione sgangherata con molti lati oscuri, gente che non si sopporta, problemi fra i giocatori. E con l’allenatore. Il rimedio? Asciugare le rotazioni ai soli uomini «utili», premiando chi mette energia e cambiando un po’ l’approccio. Trovando gerarchie solide, si può riprendere a vincere.

LA FORMA FISICA - Sarà un caso, ma da tre anni la Virtus parte forte e finisce in calando. E, tra l’altro, è bersagliata da infortuni di varia natura. Probabilmente è opportuno spendere una riflessione e affrontare questo tema. Quest’anno le difficoltà sono iniziate prima, forse complici i problemi nello spogliatoio.

LA MORALE - Tre anni fa la colpa era degli americani pazzi, due anni fa di Boniciolli, l’anno scorso dell’infortunio al piede di Koponen. E quest’anno? La Virtus ha sempre una scusa pronta per nascondere i problemi. È anche giunto il momento di risolverli e in questo percorso l’ultimo baluardo è proprio la figura di Faraoni, che sarà decisiva per dare una svolta oggi e a giugno. Sabatini ieri non ha incontrato la squadra, parlando solo con Lardo: è il segno che secondo lui ora le responsabilità deve iniziare a prendersele sul serio anche il tecnico. Poi bisognerà pure riflettere seriamente sul futuro complessivo della Virtus. Se non ora, quando?

ETÀ MEDIA

di Walter Fuochi - blog Basket City - 17/02/2011

 

Poeta 25 anni, Koponen 22, Winston 26, Amoroso 30, Homan 27, Moraschini 20, Sanikidze 24. I magnifici sette della Virtus che davvero l’hanno vinta, a Teramo, fanno d’età media 24,8 anni. Ma mettiamoci anche gli altri apparsi brevemente in campo: Gaddefors 7’ e 18 anni, Martinoni 4’ e 21. Così, l’età media è 23,7. Ma stiamo ancora più larghi e infiliamo nel conteggio pure i tre pupi che l’hanno vista dalla panchina: Spizzichini 18, Person e Bottioni 17. Si scende a 22. Venti mai, ventuno nemmeno: ai bollettini della vittoria non manca l’enfasi (pure giusta, la squadra non è un cronicario), solo un po’ di buon senso di non polemizzare con la matematica (per i veggenti, zero problemi). Si potrebbe infine inserire qualche innesto: due o tre amiche di un signore, in Italia, molto importante. Con loro sì che, all’età media, tornerebbero i conti.

Valerio Amoroso sottocanestro contro la difesa della Lottomatica Roma (foto tratta da www.virtus.it)

PAPONEN, PARDON KOPONEN

di Walter Fuochi - blog basket City - 21/02/2011

 

Paponen, pardon Koponen, azzecca l’ultimo assalto alla fortezza pesarese quando, scelte le gambe per spaccarne la difesa, strappa la partita così, contro una Scavolini che l’accarezza soltanto. Sotto gli occhi del più illustre pesarese trapiantato in città, il Rettore Dionigi, Pesaro lucida a lungo le virtù della sua pregiata Facoltà di Balistica. Centra 8 triple nel primo tempo dei frizzi e lazzi, attraversa poi il suo tunnel ed emerge infine con due colpi dall’angolo d’un attore imprevisto, l’ex Flamini. Pare la partita, ma il finnico la ribalta, finchè l’ultima palla pesarese genera il caso da moviola: in urto con Winston, Collins stramazza giù, quando incocca il tiro-partita, e ci starebbe tutto. Nessuno fischia, e così fa partita Lardo che, ci avevano raccontato, avrebbe indicato ieri le nuove gerarchie: poi, visto che lo sport è spesso meno contorto di chi lo spiega, Lardo ha fatto solo giocare quelli di cui più si fida, ossia i navigati più degli sbarbati.

Quando è in ballo la pelle, pure le veline della propaganda di regime sono carta straccia e i progetti giovani, se non c’è sugo, stanno giustamente a guardare (ma questa, se ci credete, era già un’idea di prima, non d’adesso). Alla fine, sono oro i due punti, forse ottone tutto il resto, perché di antiche dispute Pesaro-Bologna questa ha avuto contenuti poveri e involucri opachi, ma anche averci rivisto l’eterno ragazzo John Fultz ieri scaldava il cuore pure a vecchi guardoni cinici come noi.

 

VIRTUS, IN POCHI È MEGLIO

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 17/03/2011

 

Tornata in palestra dopo la pausa per l'All Star Game, la Canadian Solar pare aver tratto vantaggio dai giorni di vacanza. Le rotazioni accorciate hanno avuto il merito di costruire una serie di gerarchie all'interno delia squadra e di fare chiarezza dando punti di riferimento, ma alla lunga rischiavano di prosciugare le energie: così un po' di sosta ha dato la possibilità a tutti di 'staccare' con la testa e di eseguire un piccolo ciclo di lavoro atletico per ricaricare le pile muscolari.

L'infortunio di Poeta, che dovrà state fuori in uno dei momenti in cui il calendario prevede una serie di gare da prendere con le mani della festa (?), costringerà Lino Lardo ad allungare ulteriormente il minutaggio di tutti i giocatori, in particolare degli esterni, il reparto che più si è modificato nei tempo, con la partenza di Moraschini e il cambio Kemp - Rivers. Ormai, però, la strada è stata tracciata e il gruppo rimarrà questo da qui alia fine delia stagione. Non verrà inserito, quindi, il giovane Person, che potrebbe essere gettato nella mischia solo se Lardo rinunciasse ad un altro giocatore europeo, ma a supportare Koponen nel portare la palla sarà coinvolto principalmente Winston, mentre a Gaiiius saranno dati minuti da esterno. Questo è l'orientamento delia panchina bianconera per le tre partite (domenica alia FuturStation con Varese, il sabato successivo a Treviso e con Sassari in casa) in cui Poeta dovrebbe dare forfait.

La vera sorpresa delle rotazioni accorciate la si è avuta in difesa, dove la Virtus è tornata quella di inizio stagione, quando gii avversari faticavano a segnare 70 punti. Allora si diceva che l'intensità era frutto dell'alto turnover tra campo e panchina, mentre i cambi così frequenti non dessero fluidità all'attacco. Nei dopo Coppa Italia, dove i virtussini sono stati gii artefici dell'ultima prestazione negativa che li ha costretti a voltare pagina, è accaduto l'esatto contrario: meno cambi hanno garantito una migliore difesa e da lì si è sviluppato un attacco un po' più spumeggiante e con una maggiore fantasia: la palla può arrivare anche ad Homan sottocanestro, oppure finire nelle mani di Rivers a seconda delle situazioni di gioco. In questo contesto la V Nera si sta avvicinando alla gara di domenica, quando alia Futurshow Station arriverà la Cimberio Varese, con la squadra allenata da Recalcati che all'andata bastonò i bianconeri. Oggi il momento delie due squadre è esattamente all'opposto: i varesini ora hanno qualche difficoltà dovuta anche ad un inizio di campionato molto ai di sopra di qualsiasi aspettativa, mentre i bolognesi sono in striscia positiva da tre gare. Escluso Poeta, ieri pomeriggio la Lardo band si è allenata ai gran completo, con Sanikidze pientamente recuperato dopo la lieve distorsione nell'Ali Star game, e oggi si replica.

RISPETTO PER IL LAVORO

di Walter Fuochi - blog basket City - 23/05/2011

 

Vada come vada stasera gara tre, e con essa l'eventuale epilogo dell'intera stagione bianconera, sarà dovuto pieno rispetto, in forza della tenace e dignitosa gara due proposta a Siena, a chi ha fatto con serietà il proprio lavoro, mettendoci cuore e cervello. Prossimo ad addii ormai certi dalla casa virtussina, Lino Lardo si piegherà ad un giudizio che nello sport è sempre filtrato dai risultati: è la regola del gioco, nitida e crudele, e forse nitida proprio perché crudele. L'annata è stata chiaroscurale, più opaca dello sperato, piena di colpi, anche bassi, inferti non solo dalla sorte. Ridotta a un'esiguità che chiama in causa altri colpevoli, la sua Virtus ha avuto almeno il merito di smentire, già diverse volte, chi la dava in partenza per le ferie. Era entrata nei play-off all'ultimo tuffo, poi le si era chiesto di riemergere dal -39 di gara uno, imitando proprio i rivali, risaliti da un -48 al Pireo. L'hanno fatto: senza vincere, ma potendo mostrare una faccia pulita, senza rossori. Poi, il paio di fischiate mancate alimenteranno i soliti sarcasmi dei vinti: quelli vecchi e nuovi, dall'ormai noto “In dubio pro Siena”, vigente in patria, al contrappasso del dvd di nequizie subìte vanamente inviato dai toscani ai vertici dell'Eurolega. Dibattiti d'accademia, ai bordi d'un verdetto già scritto. In bella calligrafia, l'altra sera. E altrettanto contiamo per questa. In ogni caso, onore ai vinti, anche se sarà l'ultima notte.

LARDIANA

di Walter Fuochi - blog basket City - 24/05/2011

 

Intanto che non si decide a crepare, e a far partire il Gran Premio della successione che iscrive all’ultima pole position del totocoach Tomo Mahoric, sloveno di Cremona, Lino Lardo si cava una bella soddisfazione (e noi con lui) vincendo contro Siena una delle sue partite più “lardiane”. Potrà piacere o non piacere il marchio di fabbrica, ma quello è e può offrire notti non banali, a chi di questo gioco sa cogliere qualche essenza al di là di corse, voli e balzi. Non è stata una notte da scudetto, però chi come Claudio Sabatini ne aveva perse 21 di fila, alcune piuttosto sulfuree, evocando poi la celebre cavalcata dei caterpillar, aveva tutto il diritto di festeggiarlo. Resta che nessuna notte riesce mai, a casa Virtus, ad essere mai pienamente felice. Già, Houston, abbiamo un problema. Romagnoli.

VIRTUS, IL PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 27/05/2011

 

Una stagione di alti e bassi, e irta di difficoltà, infortuni e polemiche. La Virtus la conclude uscendo ai quarti di finale playoff, come nelle ultime due stagioni. Sarà ottava, invece che settima (e prima quinta), ma cambia poco. La statistica, considerando tutte le gare ufficiali (quindi anche Supercoppa e Coppa Italia) parla di 16 vittorie e 20 sconfitte, con percentuale di vittorie pari al 44%. Di momenti belli ce ne sono stati: il 4-1 iniziale, col sacco di Pesaro e Caserta; poi le tre vittorie consecutive a inizio girone di ritorno, quando - dopo aver espugnato Montegranaro - si pensava davvero che la Virtus avrebbe potuto arrivare nelle prime quattro. E poi la serie playoff con Siena, che dopo il tremendo -39 iniziale ha visto una reazione davvero lardiana, pur con una squadra decisamente non costruita per lui. Ma probabilmente sono stati di più i momenti brutti: il caso Kemp, la pessima prova nelle Final Eight di Torino, il suicidio casalingo con Varese e Sassari e il caso Amoroso: l'ormai consueto secco calo primaverile (3 vinte delle ultime 9) per arrivare a un ottavo posto finale che ha condannato i bianconeri all'eliminazione immediata. Ma ora vediamo, uno per uno, i protagonisti della stagione bianconera.

Koponen - voto 6 - All'inizio soffre i postumi dell'infortunio al piede - con tanto di operazione estiva - ma risulta comunque decisivo in varie partite, tra cui le vittorie con Cantù e Cremona (in cui fa 36). Il previsto salto di qualità però non arriva mai, e soprattutto pare vittima di un equivoco tattico: il play pare non essere il suo mestiere, da guardia invece rende meglio. Va a fasi alterne fino a fine stagione, ma praticamente in tutte le vittorie della Virtus c'è il suo zampino. Ha contratto, ma pare destinato a giocare in Eurolega (Siena?). Sabatini ha comunque detto che se vuole andare via me lo deve dire in faccia. E pagare un cospicuo buyout, si parla di 600mila euro. In 30', 11.2 punti e 2.2 assist.

Poeta - voto 6.5 - Il cuore oltre l'ostacolo. Tormentato dagli infortuni - prima stiramento poi menisco - il play campano dà sempre il massimo in campo, e diventa in breve l'idolo della curva bianconera. Il gioco ragionato non è il suo forte, e nemmeno partire dalla panchina lo fa rendere al massimo. Con grande umiltà si mette comunque a disposizione del coach, e risulta spesso decisivo con le sue penetrazioni in vari finali combattuti. Nel finale di stagione viene promosso a play titolare, con Koponen spostato da guardia, e acquista maggiore sicurezza. Ha contratto, è italiano, con ogni probabilità resterà. In 24', 9.2 punti e 2 assist di media.

Kemp - voto 4.5 - Gioca nove partite e non va nemmeno male, mostrando grinta difensiva e buona capacità di segnare in penetrazione, oltre a una notevole attitudine a rimbalzo. Poi, a dicembre, il patatrac. Tornato in patria per assistere la nonna (o bisnonna, non si è mai capito) malata, rimanda sempre la partenza e alla fine non torna mai. Col suo agente Mario Scotti fa causa alla Virtus, sostenendo di non aver ricevuto parte del compenso dovuto (contratto d'immagine) e chiedendo di svincolarsi per firmare a Roanne, che nel frattempo cede Rivers proprio alla Virtus. Dopo giorni di polemiche la FIBA però gli dà torto, ed è costretto a scendere a miti consigli, tornando a Bologna in compagnia del suo agente e accordandosi per un prestito al Besiktas, dove sostituisce Allen Iverson e fa piuttosto bene. Ha contratto per l'anno prossimo, ma con ogni probabilità pagherà per liberarsi. Difficile se non impossibile riproporlo qui. In 30', 13.6 punti segnati, e 4.4 rimbalzi.

Homan - voto 5.5 - Arrivato dopo anni di Eurolega e con buone credenziali (oltre al prezioso passaporto bulgaro), disputa una stagione alterna. Ruvido e roccioso, a volte però si intestardisce troppo nel tiro da fuori che va e viene, ed è terribilmente impreciso dalla lunetta (42% in stagione regolare). Nel periodo nero anche il suo atteggiamento viene messo in discussione, in particolare si becca la reprimenda della proprietà dopo la Coppa Italia (preceduta, pare, da una notte non proprio da atleta professionista), si riprende nel finale di stagione e nei playoff, dove migliora in tutte le voci statistiche e lotta finalmente come un gladiatore. Meglio tardi che mai. Ha un biennale, vedremo se resterà. In 27', 10.9 punti e 7.9 di media, con il 43% ai tiri liberi.

Winston - voto 4.5 - Scartato da Valencia, arriva come ultimo colpo di mercato, fortemente voluto da patron Sabatini. Si rivela un mezzo flop. Il ginocchio ballerino ha tenuto, tranne nel mese di stop dopo Caserta, ma lui ha dimostrato di soffrire tantissimo la convivenza con Kemp prima, ma soprattutto con Rivers poi. Rende al meglio solo quando manca un USA e deve fare la prima punta (viaggiando a medie da capocannoniere), per il resto è decisamente discontinuo, anche se è capace di fiammate incredibili - come la partita con Teramo, vinta praticamente da solo. Crolla miseramente in gara1 di playoff, e finisce mestamente fuori rosa, sostituito da un 19enne svedese. In 31' di media, 13.2 punti segnati.

Sanikidze - voto 6.5 - Giocatore alterno se ce n'è uno, quest'anno è stato tremendamente limitato dagli infortuni alle caviglie, che l'hanno tenuto fuori per parecchio tempo. Nel mese di febbraio è parso un marziano, con cifre e impatto da miglior lungo del campionato. Prima e dopo fasi alterne, sempre bene a rimbalzo e come intimidatore, decisamente meno affidabile in attacco. Quest'anno ha cominciato a provare più spesso anche il tiro pesante, messo con buone percentuali. In 23', 7.6 punti e 7.2 rimbalzi di media, col 39% da tre.

Martinoni - voto 5 - Presentato come uno dei simboli del progetto giovani, e con la clausola non scritta di iscriversi all'università per poter giocare (chi non studia non gioca, di giocatori ignoranti ce ne sono fin troppi, disse Claudio Sabatini durante la sua presentazione), onestamente delude abbastanza. Dà sempre il 101% in campo e nonostante la faccia tranquilla lotta sempre al massimo, ma l'impressione è che fisicamente faccia davvero fatica in serie A. Sotto canestro fatica oltremodo a tenere i contatti, e preferisce stare sull'arco e tirare (male, 20%) da tre punti. Nei playoff - senza Amoroso - ha più spazio ed è commovente per impegno e "fotta", anche se i risultati sono per forza di cose quelli che sono. Ha un quadriennale, è italiano, dovrebbe restare. In 10', 2.4 di media e 1.6 rimbalzi.

Gailius - voto 5.5 - Al primo anno lontano dalla patria, nella prima parte di stagione pare totalmente spaesato, e nei pochi minuti concessi si limita a sparacchiare da tre con scarso costrutto. Poi - piano piano - comincia a capirci qualcosa, e a inserirsi nei meccanismi della squadra. Difende discretamente, e in attacco se prova ad attaccare il canestro spesso gli va bene, anche perché l'atletismo del lituano è di prim'ordine. Ha contratto e 23 anni: bisognerà decidere se puntare forte sui di lui, sperando in una sua esplosione, oppure giudicarlo non degno di occupare uno spot da comunitario. Dipenderà dall'ambizione della Virtus prossima ventura, probabilmente. In 15', 5.7 punti di media.

Amoroso - voto 4 - Primo acquisto, presentato già il 30 giugno - giorno della partita d'addio di Gus Binelli - e dipinto come ossatura di una Virtus basata sugli italiani, in realtà delude molto le attese. Il suo carattere "fumante" non si concilia molto con coach Lardo, col quale ci sono problemi da subito. In campo ha spazio, ma va così così, e spesso si intestardisce troppo nel tiro pesante (con brutte percentuali, 25%): la sensazione è che in spogliatoio non ci sia un grande feeling. Il caso scoppia dopo la partita con Biella: arrabbiato per gli appena 4' in campo tenta di aggredire coach Lardo. Viene messo fuori rosa, e si addormenta nel giorno deputato per chiedere scusa. La rescissione del suo triennale gli evita di essere il nuovo Alex Righetti. In 26', 8 punti e 4.8 rimbalzi di media.

Rivers - voto 7.5 - Arrivato da Roanne, che forse lo cede troppo in fretta - pensando di avere già Kemp in mano - si rivela una splendida sorpresa, e il miglior giocatore della stagione bianconera. In particolare si distingue per il tiro da tre punti, che segna con percentuali marziane: 65% in stagione regolare, poi calato nei playoff. E' anche uno dei pochi a saper trovare la via del canestro con continuità. Fa davvero colpo sui tifosi, che vorrebbero la sua riconferma. Il contratto c'è, anche se entrambe le parti possono uscirne - pagando. Se Sabatini ha rivelato che lui ha ambizioni di Eurolega o NBA, vedremo. Di certo sarebbe il primo da cui ripartire. In 32' di media, 17.5 punti e un clamoroso 58% nelle triple.

Moraschini - voto 5.5 - Doveva essere la bandiera del futuro bianconero, e a inizio anno di certo lui si aspettava più spazio. Invece ha solo 10' di impiego, e a gennaio chiede di andare in prestito. In LegaDue forse sarebbe maturato di più, invece a Biella gioca più o meno gli stessi minuti. In sostanza un anno perso, e per la prossima stagione bisognerà decidere bene che cosa fare di lui per non bruciarlo. Sempre che resti, visto che dopo una polemica nata per un'intervista un po' avventata la società ha fatto sapere di essere disposta a cedere il suo contratto. A Bologna, in 10', 1.6 punti di media.

Gaddefors - voto NG - 42 minuti e 14 punti in tutto. Non potendo andare nei 12 stabilmente per via dei regolamenti, è costretto a scampoli di partita quando capita, per sopperire a infortuni o esclusioni. Mostra una bella attitudine difensiva, in attacco invece prende (comprensibilmente) pochissime iniziative. Dato che pare il più promettente dei giovani bianconeri, per l'anno prossimo bisognerà decidere se spendere per lui un posto da comunitario, oppure darlo in prestito, per non fargli perdere un (altro?) anno.

Parzenski - voto NG - Cinque minuti totali per il lungo polacco, che passa il resto della stagione in C Regionale - a Ozzano - di fianco di una leggenda delle minors come Diego Polombito. Qualcosa ha fatto vedere, avrebbe bisogno di essere prestato dove possa giocare minuti veri.

Nichols - voto NG - Arrivato come straniero di scorta, con il tasca il rinnovo contrattuale col Tofas Bursa. Non gioca nemmeno un minuto: dopo aver bocciato Winston la società gli preferisce Gaddefors, e di fatto gli regala un paio di settimane di ferie pagate. In una ipotetica serie con Milano e Cantù probabilmente sarebbe stato impiegato, così invece resta un acquisto difficilmente comprensibile.

Blizzard - voto 4 - Dopo un precampionato super in cui davvero pareva tirato a lucido è arrivata la fuga inqualificabile, probabilmente dovuta al fatto che a detta della proprietà che voleva cederlo - sarebbe stato il settimo esterno, anche dopo Moraschini. Dopo aver rescisso il contratto con le Vu Nere riappare a casa sua - in North Carolina - prima come commentatore televisivo, poi come proprietario di una palestra. Col basket giocato ha chiuso, quindi.

Coach Lino Lardo - voto 6 - L'anno scorso aveva una squadra dallo scarso talento, ma che con lui sarebbe andata nella giungla. Quest'anno il talento a disposizione era decisamente superiore, ma le cose sono andate peggio (anche se il risultato finale è stato uguale), perché la chimica di squadra non è stata mai trovata. All'inizio ha provato a far difendere duro una squadra di non difensori, riuscendovi a tratti. Alla fine ha dovuto "rinnegare" il suo credo, giocando le ultime partite a 90 punti, fatti e subiti, con esiti egualmente alterni. Dopo lo screzio con Amoroso e la bocciatura di Winston trova la quadratura nelle ultime partite: pochi, sporchi e cattivi, questo è il suo credo, e chi gli darà la panchina l'anno prossimo dovrà tenerne conto. Giubilato (consensualmente, da comunicato) 18 ore dopo la fine della stagione, con due anni sulla panchina bianconera eguaglia il "record" di Zare Markovski, e lascia nel cuore di molti tifosi un bel ricordo, di persona vera prima ancora che di buon allenatore.

Società - voto 5 - Dal punto di vista tecnico, la squadra viene costruita con errori evidenti, col dualismo Kemp/Winston e problemi sotto canestro. In corso d'opera si regala il passaportato - unica squadra in serie A - non sostituendo Blizzard. La gestione del caso Kemp è complicata, ma alla fine porta frutto, dato che arriva Rivers e la società risparmia qualcosa. Idem con Amoroso, la cui rescissione evita sul nascere un nuovo caso Righetti. Per il resto, da parte di patron Sabatini parecchie polemiche, diventate ormai una consuetudine: per radio, contro parte della stampa, contro i tifosi che lo contestano, con Moraschini. Anche l'annuncio della riduzione del bugdet e la messa in vendita della società sono ormai costanti di ogni anno, ma nulla lascia presagire che Sabatini voglia lasciare davvero, anche se dovesse arrivare un'offerta seria e pubblica. La conclusione della stagione è col botto, con la sospensione delle iniziative promozionali generosamente elargite durante l'anno, la polemica sul PalaDozza e i biglietti a 200 euro: il rapporto col proprio pubblico è sempre difficile. Si riparte col botto, con l'ingaggio a sorpresa dell'ex Fortitudo Alex Finelli.