STAGIONE 2002/03

 

 

Virtus Bologna

Serie A1: 14a classificata su 18 squadre (13-34)

Play-off: non ammessa

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
6 Ruslan Avleev A 1976 198 RUS  
7 Derrick Dial P/G 1975 195 USA dal 23/10/02
8 Marco Belinelli G 1986 192 ITA  
9 Yannick Gagneur A 1980 198 FRA  
10 Mladen Sekuralac P/G 1981 204 YUG  
11 Charlie Bell G 1979 191 USA  
12 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA  
13 David Andersen A/C 1980 213 DAN  
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA fino al 16/01/03
15 Eric Murdock P 1968 186 USA dal 31/01/03
16 German Scarone P 1975 190 ITA dal 23/10/02
17 David Brkic A 1982 212 ITA dal 02/01/02
18 Matjaz Smodis A 1979 205 SLO  
19 Luca Vitali P/G 1986 201 ITA  
20 Dejan Koturovic C 1972 210 SLO 17/10/02
  Joey Beard C 1975 210 USA senza disputare nessun incontro
  Paccelis Morlende G 1981 188 FRA senza disputare nessun incontro
  Matteo Brunamonti P 1984 185 ITA  
  Andrew Rice A 1980 205 GB dal 24/04/03 al 05/05/03
  Stefano Attruia P 1969 178 ITA fino al 05/12/02
  Albert Miralles C 1982 207 SPA fino al 28/11/02
  Cal Bowdler C 1977 207 IRL fino al 28/10/02
Solo amichevoli: Paolo Barlera, Sani Becirovic, Slaven Markovic, Alessandro SerriUmberto Zucchini
             
  Bogdan Tanjevic All     YUG fino al 27/12/02
  Valerio Bianchini All     ITA dal 27/12/02
  Giordano Consolini ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

MESSINA LASCIA, MADRIGALI RADDOPPIA

www.telebasket.it - 21/06/2002

 

10 trofei in 9 anni: questo il fatturato di Ettore Messina alla guida della Virtus. Quello che dalla stampa straniera era stato etichettato con l'appellativo di "Messina case" è ora al suo epilogo. Se ne va, Messina, lascia la Virtus dopo un anno travagliato ed una settimana di eventi incredibili. O credibili, se volete. Il comunicato stampa diramato dalla società è stata la pietra tombale sulla sua esperienza a Bologna, fin'ora l'unica nazionale a parte. Messina, ostaggio e al tempo stesso ospite indesiderato in casa Virtus, nonostante quel comunicato che, pur decantandone le grandissime doti, di fatto suonava sarcastico sulle "richiestissime ed invidiatissime prestazioni". Si parte da qui, da un comunicato e da quanto dichiarato da più parti intorno, dentro ed ai vertici del club: Ettore Messina è il migliore allenatore d'Europa, ci siamo sentiti dire, strano poi che questo nuovo viaggio della Virtus cominci privandosi delle invidiatissime prestazioni.

Messina se ne va, non sarebbe un problema così grosso in condizioni normali, tutto può accadere, per carità; ma che le dimissioni arrivino al termine di una commedia dove di fatto la società, il presidente Madrigali, ha giocato (e vinto) una partita a scacchi in modo da mettere l'allenatore con le spalle al muro non lascerà il tutto senza seguito, o per lo meno senza la necessità di spiegazioni, crediamo. Via Brunamonti prima, via Messina ora. Le due cose separate hanno valore relativo, insieme pesano quanto due carichi da undici. Ovvio che nell’economia della partita si sia giocato a carte quasi scoperte: Messina blindato da una proposta di ulteriore prolungamento, i vice blindati come Messina chiede. Salvo poi ricevere la notizia della nomina del Direttore Generale, Dado Lombardi, non concertata; senza entrare nel merito della nomina in sé per sé e di quanti e quali problemi possa avere creato la scelta del personaggio, senza entrare nei privati e personali non idilliaci rapporti tra Dado e Messina, di fatto però Lombardi appare (solo) come uno degli strumenti di cui si è servito chi in realtà ha giocato la partita a scacchi contro Ettore.

Tanto quanto il comunicato di mercoledì; quei fatti hanno in realtà smascherato le intenzioni reali di Madrigali. Messina può anche andare, se crede, ma non si dica che noi non abbiamo fatto di tutto per trattenerlo. La si legge così, dal di fuori. Tutto perfetto, solo il piccolo particolare che la commedia dura da una settimana, ed in mezzo c’è stata anche una bella (e contraddittoria in alcune sue parti) conferenza stampa. Troppo tempo per non sviscerare i fatti anche nei loro angoli più reconditi, troppo per non vedere che di fatto la situazione che mise Madrigali spalle al muro lo scorso marzo adesso ha messo Messina sull’uscio. Messina chiude con la Virtus, ma forse non con Bologna, anche se qui si entra nel campo della suggestione più che della logica delle cose; la Virtus nuovo corso riparte con, come primo presupposto, la rinuncia all’allenatore decantatissimo e richiestissimo. Strano a dirsi, ma è così. è il primo passo di una stagione che inizia con due pesantissimi addii, ciò di cui molta gente chiederà spiegazioni. Tante curve per andare dritti, nello stesso punto; tanto valeva parlare chiaro. In bocca al lupo a chi va, buon lavoro a chi resta.

ETTORE MESSINA UFFICIALIZZA LE SUE DIMISSIONI

www.telebasket.it - 26/06/2002

 

Ettore Messina ha diffuso oggi il seguente comunicato stampa:

“Comunico che ho ritenuto opportuno formalizzare le mie dimissioni da allenatore della Virtus Kinder. Desidero salutare, con affetto, i miei più stretti collaboratori e nello stesso tempo mi è difficile trovare parole adatte ad esprimere appieno la gratitudine che provo per tutti coloro che mi hanno sostenuto con incredibile calore in questa bellissima avventura, aldilà dell’abituale rapporto tra chi tifa e chi fa sport. Ho potuto avvertire, nei miei confronti, un sentimento di affetto, di stima e di rispetto, indipendentemente dai risultati sportivi, semmai più forte nei momenti difficili. Tutto questo renderà per me indimenticabili gli anni passati alla guida delle V nere. Ve ne sarò per sempre grato.”

Ettore Messina

 

TANJEVIC ABBRACCIA LA VIRTUS

La Repubblica - 16/07/2002

 

«Io vengo dalla Francia, là tutti si danno sempre la mano, è una bella abitudine, vero?», dice Boscia Tanjevic entrando negli uffici della Virtus all'Arcoveggio, sorridente e abbronzatissimo, cordialmente proteso verso tutti. Sembra uscito da un film di Kusturica, con quella camicia bianca sui pantaloni rossi e il giubbotto blu (in fondo deve diventare la nuova bandiera, no?), più il massiccio anello che gli cinge il mignolo. Lo precede Dado Lombardi - completo blu da matrimonio, sguardo e tono della voce da anniversario -, che presentando Boscia parla tre minuti e usa venti volte l'aggettivo "grandissimo". Grandissimo l'allenatore che c'era e non c'è più (e anche il dirigente ex giocatore), grandissimo l'allenatore che c'è, grandissimo il presidente, grandissimi i giocatori che sono andati via, grandissimi quelli che verranno. Di piccolino, insomma, c'è solo questo ufficio adattato a sala stampa, che ospita l'atto di fondazione della nuova Virtus, col ghigno furbo di Tanjevic dietro la scrivania e le sue prime parole bianconere.

«Qui il compitino non è proprio facile facile, me ne rendo conto, perché si tratta di continuare a vincere. Ma se fosse stato facile, non avrebbero chiamato un tipo tosto come me. Perché io un po' tosto credo di esserlo davvero, dopo tanti anni e tante esperienze. Ma questa è una prima volta anche per me, mai mi era capitato di dirigere un club così forte, con tanta storia alle spalle. Ho vinto anch'io, ma sempre partendo da posizioni di maggiore debolezza. Questa volta parto in prima fila, ed è una bella, grande, soddisfazione. Oltre a vincere vorrei anche restare, però, non come mi è successo altre volte, di vincere e poi dover andare via. Una moda che hanno inventato quelli della Stefanel, e proseguito al Villeurbanne…».

Il suo non facile compitino, ma lui lo sa meglio di noi, sarà reso perfino più difficile dal clima di scollamento che vige al momento tra pubblico e società. «Io ho bisogno del pubblico, senza il loro appoggio non potrà mai essere la stessa cosa. Ho sempre visto il pubblico virtussino capire di basket e stare al fianco della squadra, quindi non vedo perché dovrebbe cambiare da quest'anno. Se poi serve che scarichino rabbia o delusione su di me, va benissimo, prendo tutto. Del resto non sono mai partito col pubblico al mio fianco, o quasi mai. Poi, quando andavo via, li avevo tutti con me».

Ma come sarà la Virtus di Tanjevic? Che giocatori vorrebbe, con quale fiocco li terrà insieme dopo gli anni delle torride difese a cui tutti si aggrappavano quando c'era da vincere? «Io voglio buoni atleti, disponibili e di talento, e ne arriveranno ancora sei o sette. La difesa? Ma anche a me piace molto difendere, sapete? Anzi, credo che ai giocatori vada insegnato proprio quel gusto, che tanti pensano solo sia fatica. Però so anche che se difendi, difendi, difendi e poi non fai mai canestro, vinci poco».

Due parole sull'amato allievo Boniciolli («ha fatto un grandissimo risultato, è giusto e logico che sia rimasto»), altre due ancora su se stesso: «Non ho chiesto garanzie quando mi ha chiamato la Virtus, alla Virtus si viene e basta. Però so già che questo sarà il club più forte che mi è mai capitato di allenare».

«Fatemi dire ancora solo due parole - ha poi chiosato il Dadissimo Lombardi, mentre Boscia fuggiva in spasmodica cerca del suo sigaro -: ho letto e sentito tante cose, ma io che sono legato profondamente alla Virtus, avendoci giocato posso dire da protagonista, su una cosa posso rassicurare tutti i virtussini: non tradiremo 130 anni di storia, anzi li onoreremo al meglio. Quindi partiremo per vincere tutto, come ci hanno insegnato i nostri predecessori». Tutto non sarà necessario, qualcosa forse sì.

TIFOSI E MADRIGALI, PACE DIFFICILE

Il Resto del Carlino - 14/09/2002

 

Tre ore di confronto, con trecento tifosi. Serata calda, cominciata quando mancavano tre minuti alle 18, all'Arcoveggio, per capire gli umori di una piazza che, nonostante la campagna acquisti (nove giocatori nuovi), sembra non nutrire troppo amore nei confronti della Virtus. Lo dimostrano le cifre sugli abbonamenti. Approssimativi, certo, ma per la prima volta confermati dal numero uno bianconero, Marco Madrigali. «Il dato esatto non ce l'ho, ma la stima 2.500-2.600 è verosimile».

E il numero esatto non ci sarà nemmeno mercoledì prossimo, quando la Virtus affronterà al PalaMalaguti l'Olympiakos. La gara è riservata ai soli abbonati, ma la Carisbo – dicevano ieri i tifosi all'uscita – che dell'evento è il primo sponsor (e la Cassa di Risparmio di Bologna potrebbe essere veramente il primo marchio bianconero per il campionato), sta distribuendo inviti omaggio. Difficile, dunque, mercoledì, conoscere il numero degli abbonati. Più facile, ieri sera, toccare con mano la rabbia e l'esasperazione di molti tra i presenti.

«Non ho avuto le risposte che mi aspettavo. Per questo non mi abbono», dice un tifoso che assicura di avere la tessera dal 1976, anno del primo scudetto bianconero dell'era moderna. Ma il motivo di attrito maggiore, all'Arcoveggio (i cronisti fuori dai cancelli non possono che riportare le due 'campane'), è legato alla figura di Brunamonti, uno dei grandi assenti. Perché l'attrito? Perché Madrigali – e su questo il presidente conferma – ha tracciato, ai tifosi, l'identikit del perfetto direttore generale comunicato all'ex tecnico Messina: «Onesto, virtussino e in perfetta sintonia con Ettore». E a questo punto le voci discordano: secondo i tifosi ci sarebbe stato un coro spontaneo – «Brunamonti» -, per Madrigali, invece, non ci sarebbe stata unanimità di consensi.

La figura del digì, ricoperta da Dado Lombardi, resta un elemento cardine per capire che forse, in questa stagione, Madrigali non sarà poi così presente al palazzo. «Non sarò a Genova per la Supercoppa. Mercoledì? Non lo so. Lunedì partirò per Londra. Se ce la faccio...». Ma nelle due stagioni precedenti il presidente non è mai mancato, nemmeno nella serata madre di tutti gli attriti. «Ho deciso di assumere un direttore generale – spiega – proprio perché non mi mancano gli impegni. E non potrò godermi la squadra come avrei voluto».

Aleggiano gli spettri di Messina e Brunamonti. E davanti agli occhi c'è una campagna abbonamenti che non ha soddisfatto le attese. Non sarebbe stato meglio abbassare i prezzi delle tessere? «Se esistesse una formula esatta l'avrei già applicata. Questo è marketing, non matematica. Non è una scienza esatta. Si spera sempre di fare bene e, anche quando c'è il tutto esaurito, qualche scontento rimane». Madrigali, però, spera, o meglio si augura, di aver convinto qualcuno nell'incontro di ieri, anche se non fa previsioni sul numero finali degli abbonati: che si concretizzi, per la prima volta, il sorpasso degli abbonati dell'Aquila? «Ma la gente – dice il presidente – deve abbonarsi nel nome della Virtus. Se manca fiducia nel sottoscritto per informazioni non vere pazienza. Ma la squadra ha bisogno di fiducia perché è un gruppo giovane. Serviranno un paio di mesi per vederli giocare bene assieme, ma la squadra c'è». E mercoledì, al PalaMalaguti, potrebbe materializzarsi lo sponsor. Carisbo, appunto.

 

TANJEVIC: "VIRTUS SENZA REAZIONI, SPERO TORNI RIGAUDEAU"

La Repubblica - 28/09/2002

 

Impossibile dimenticare o esorcizzare: la batosta di Fabriano resta pesante anche a freddo. La Virtus surclassata è un fatto sensazionale, pure per i diretti interessati. Boscia Tanjevic, il giorno dopo, s'è presentato umanamente giù di corda. Le tremende novità hanno sorpreso anche lui.

In quasi trent'anni di carriera da coach non ricordo una sconfitta di 35. Ne presi 28 la passata stagione e 28 poco fa in Supercoppa: un numero magico, al contrario.

Una sberla del genere e poi da Fabriano...

Non vedo differenze, 35 son sempre 35. Loro hanno giocato benissimo e trovato in noi dei complici perfetti. Il dramma sono state le palle perse, che hanno tramutato l'insicurezza generale in panico, togliendoci ogni possibilità di difendere. E più Fabriano cresceva più la Virtus si sgonfiava.

S'è visto. Ma un tentativo per evitare almeno la mattanza non si poteva fare?

Questo mi ha preoccupato. Non c'è stata nessuna reazione. Nel secondo tempo sarebbe stato giusto provare a far qualcosa. Ma i giocatori erano delusi di loro stessi e si sono fatti travolgere dalla valanga. La buona partenza è stata una trappola, che ha sparso la convinzione che sarebbe bastato uno che facesse sempre canestro, senza pensare subito a difendere.

Tutti sulle spalle di Bell non si può stare, contro nessuno, ma i crolli dopo inizi decenti sembrano una regola.

Un effettivo calo di forze alla fine c'è. Ci stiamo lavorando e almeno su questo in allenamento si vede qualcosa.

Molto poco però in partita. Il gruppo non potrebbe cadere nell'angoscia che la Virtus vera è quella di giovedì?

Non siamo quelli. La nostra espressione odierna è migliore, malgrado le difficoltà. Ma già da domani credo che non arriveremo al peggio di Fabriano. Lì la Virtus s'è sfaldata.

Si vergogna ancora, come ha dichiarato nel dopo gara?

Certo. Io sono l'allenatore che ha perso di 35 e ho voluto interpretare anche il sentimento dei giocatori. Non è stato uno sfogo, bensì una constatazione. Il nostro problema attuale rimane il tempo: una preparazione così non l'ho mai fatta, dovremo arrangiarci.

Tra i singoli, Sekularac e Avleev sembrano piovuti da un altro mondo.

Mladen sta subendo la nuova realtà. È giovane, ma io facevo giocare play fisso Bodiroga a 19 anni, ed era meno esperto di lui. Per Sekularac è cambiato il modo di giocare e anche il livello del campionato, che in Jugoslavia è più basso. In questo momento altri, come Attruia, non hanno il passo. Mladen migliorerà, deve assorbire il nuovo ambiente e trovare la forma. Lo stesso vale per Avleev, che è pesante e gli ci vorrà un po' per mettersi in moto. E tutti hanno ancora bisogno di digerire il gioco.

La situazione da incerta è diventata drammatica. Tanjevic oggi incontrerà Madrigali: per dirsi cosa?

Col presidente, che a Fabriano ci ha detto le giuste parole, ed è stato grande, parleremo del momento. Si discuterà dei problemi, ma per quanto mi riguarda non cercheremo altra gente. I rinforzi arriveranno da dentro. Rigaudeau ha iniziato a fare qualcosa col pallone, ma ne ha risentito. Spero di averlo domani, ma non sono sicuro.

Di fronte avrete Napoli, che avrà un impatto atletico simile a Fabriano. Si rischia.

Sarà una partita pericolosa, come tutte, adesso. Già Reggio ci aveva messo alle corde. Mi sembrano coperti in tutti i ruoli. La nostra lotta contro il tempo continua.

 

 

IL MOMENTO NERO DELLA VIRTUS

di Walter Fuochi - La Repubblica - 11/10/2002

 

Scortata dall'ultimo sigaro una malinconica pizza di mezzanotte, le luci ormai spente fra i tavoli di Marco in zona Fiera, Boscia Tanjevic deve aver visto davanti a sé, dopo l'Asvel, molto vuoto. Tutto si raddrizza, ad ottobre, nello sport, ma che ci siano pochi puntelli su cui far leva, in questa Virtus, dev'essere ormai un incubo pure per chi la governa, e non solo per chi la patisce al palasport. Non meno bene doveva sentirsi Marco Madrigali, tornando a casa, appena scosso dalla contestazione dei tifosi a Casalecchio. Il presidente era uscito dal campo protetto dai guardaspalle, tra urla ed insulti volgari; e aveva raggiunto gli spogliatoi per dire ai propri colonnelli che d'ora in poi si dovrà parlare in giro meno possibile. Non solo questo, ovvio, se è in vista l'ennesima rivoluzione copernicana. Due giocatori sono in arrivo, qualcuno dovrà giocoforza uscir di scena e pure nella stanza dei bottoni ci saranno verifiche da affrontare: già traballano poltrone importanti e galoppano candidature. Intanto, sui diversi fronti, divampano piccoli e grandi fuochi.

La contestazione. Bisogna partire di lì, e allora bisogna ripartire dal famigerato 11 marzo dell'esonero di Messina. Fu più corposa, allora, anche perché riflessa da un'arena gremita, ma non è stata meno significativa stavolta: in fondo, i tremila d'oggi sono quelli che un patto di fiducia l'avevano voluto rinnovare. Malcontenti anche loro. Vale ripeterlo, la partita coi lionesi non l'ha persa Madrigali, ma se alla sirena il tappo della protesta è saltato per lui significa che è il presidente, per la gente, a riassumere l'emblema dell'attuale dissesto virtussino. Del resto, sue sono state le scelte: sia degli uomini partiti, sia di quelli arrivati. E figlie di queste scelte sono ora la vita da fortezza assediata di un club che vede nemici ovunque (e che ieri ha tirato su altri ponti levatoi), la desertificazione di un'arena in cui confinano solo umori come diffidenza, freddezza e ostilità, il disagio di una squadra che patisce questa cornice, essendo già di suo un quadro sbilenco.

Il gruppo. L'enigma di oggi è capire se, al di là degli uomini da recuperare, o di quelli da arruolare, la Virtus ha fallito la scelta di quelli che dovevano esserne il ceppo, ossia di chi è arrivato per rilevare Ginobili e Jaric (e Becirovic). Tra Avleev che non tira (3 colpi in tutto coi francesi) e Sekularac che non gioca (6' in campo, scelta di Tanjevic, per non azzerarne la pencolante autostima), è dura battezzare il meno inserito. E allora si focalizzano i ricordi di un russo capace di buoni bottini, però di rado nelle partite forti, e s'ingrossa il sospetto che Sekularac non sia solo un talento momentaneamente smarrito, ma un giocatore 'normale' preso invece, nel progetto e nella spesa, per essere un big. Bell infine gioca da solo, anche se talvolta c'è da capirlo. Chi gli è accanto manco gioca. Adesso si vuole aggiungere Dial, che per chi lo conosce è un progetto di play mai sbocciato, un attaccante anche più vario di Bell, però pure di problematica osmosi con Charlie. Fra chi è ai box, è ormai tragica (e francamente mai vista) l'ecatombe dei lunghi, con una punta di gravità nell'assenza ormai cronica di Smodis. Nel frattempo, il reparto boccheggia e, ridotto a due soli pezzi, rischia di liquefarsi: i 5 rimbalzi in due di Frosini e Andersen, spazzati via dai chili di Evtimov e Gulyas, sono una spia accesa, anche se con l'Asvel è andata sotto tutta la Virtus, davanti solo quando entravano le 'bombe'. Poi, di quelle è defunta.

Infine, il calendario. Sin qui era dolce, ora viene il duro. Così, le 4 partite perse (-28 Treviso, -35 Fabriano, -15 Varese, -4 con l'Asvel) e le due vinte (+1 Viola, +4 Napoli) formano la minacciosa linea grigia d'uno stesso tracciato nitido e logico. Peggio di questa Virtus, adesso, c' è poco in giro.

Il presidente Madrigali contestato dalla curva (foto tratta da L'Unità)

VIRTUS, GROSSI CAMBIAMENTI IN VISTA

www.telebasekt.it - 16/10/2002

 

Vuoi per una serie interminabile di infortuni, vuoi per i risultati un po' altalenanti, ma anche per riparare errori piuttosto grossolani commessi dal nuovo front office virtussino durante l'estate, il club bianconero ha deciso di tagliare Mladen Sekularac, la giovane stella yugoslava firmata poche settimane fa, dopo che aveva rinunciato ad un contratto coi Dallas Mavericks. Nel frattempo è stato raggiunto l'accordo con la guardia statunitense Derrick Dial che ha già sostenuto le visite mediche e ritornerà al più presto a Bologna. Ma non è finita, German Scarone dovrebbe vestire la maglia bianconera lasciando il Montepaschi Siena, grazie ai buoni rapporti tra il Presidente Madrigali ed il Procuratore Generale mensanino Ferdinando Minucci.

Nel ruolo di centro ha invece firmato un contratto per questa stagione lo yugoslavo Dejan Koturovic recente protagonista di un eccellente campionato del mondo con la nazionale Yugoslava medaglia d'oro. Dunque la Virtus si rifà il trucco, ma non sempre, si sa, molti cambiamenti durante la corsa fanno bene. Da un lato va detto che il buon Tanjevic fece la stessa cosa lo scorso anno, con grande successo a Villleurbanne, ma non sempre le ciambelle riescono col buco. Sorge spontanea una domanda, ma che fine hanno fatto tutti i grandi talenti annunciati e sbandierati ai quattro venti all'inizio dell'estate? Ci riferiamo ovviamente ai vari Morlende, Gagneur e - perché no - anche al povero Mladen Sekularac, che paga per colpe non sue.

 

TANJEVIC: "NON MI SENTO SOTTO ESAME"

di M. Martelli - La Repubblica - 08/12/2002

 

Boscia Tanjevic, si sente sotto esame?

No, sarei un principiante se lo fossi. So che la vita d'un allenatore presenta diverse possibilità, ma sotto esame lo sono stato quando avevo 25-27 anni. Anzi, neppure allora.

Un passo indietro. Cosa non ha funzionato ad Atene?

L'attacco. La nostra difesa è stata sopportabile: loro hanno tirato col 43%, e attaccando un po' meglio avremmo vinto. Ma, a parte Antoine, non s'è segnato: e 66 punti non bastano. Bell aveva male al gomito, dopo un colpo in allenamento, e non ha trovato i soliti punti. Dial è stato castigato in difesa e scoraggiato in attacco. Con Scarone, che a Udine recupero, potevamo avere più organizzazione, e qualche punticino.

È rientrato Smodis, ma in coppa si va a referto in 12. Ci sarà anche a Udine?

Certo. Matjaz deve crescere come minutaggio e abitudine a giocare. Altra storia in allenamento, dove arrivano meno colpi. In palestra mi piange il cuore vederlo patire: lui è capace di giocare sopra il dolore, se soffre lì vuol dire che è veramente tanto. Speriamo che cresca al più presto, perché ne abbiamo bisogno: buon tiratore da fuori, buon realizzatore sottocanestro, eccellente passatore. E anche discreto difensore.

Smodis è della vecchia guardia. Come Frosini, come Rigaudeau: gente che si batte per la maglia. Non sembra così per i nuovi della Virtus.

Può darsi che questi siano ancora alla ricerca di mentalità vincente e spirito del non arrendersi mai. Purtroppo non l'hanno ancora dimostrato. Ma io sono paziente, lo sono sempre stato. Ai giocatori chiedo soprattutto sforzo, che ormai deve superare il 100%. Adesso serve il 110%. Coi greci abbiamo dato il 95, loro il 105, giocando la miglior partita dell'anno.

Udine è ultima, ma ha il vento in poppa. Che partita sarà?

Un partita molto importante. Non abbiamo mai vinto in trasferta, e già questa è una cosa strana. Loro sono una squadra abbastanza buona, che non vale la posizione che ha ora. Due vittorie nette gli hanno dato umore alle stelle. Conosco bene tutti: da Mian e Li Vecchi, che ho avuto in nazionale, al piccolo Vujacic, a Zacchetti. Thompson lo conosco dai tempi dell'Estudiantes, Mikhailov dalla nazionale russa. Conosco meno Alexander. In ogni caso, questa la partita dove dimostrare coraggio e carattere. Bisogna cercare la vittoria a tutti i costi.

 

SI È DIMESSO DADO LOMBARDI

www.virtus.it - 11/12/2002

 

Gianfranco Lombardi ha presentato in data odierna, per motivi familiari, le dimissioni dal ruolo di direttore generale della Virtus Pallacanestro Bologna. La società ha accettato le dimissioni dalle funzioni operative, ringrazia il signor Lombardi per il lavoro svolto finora e lo invita a rimanere col suo incarico di vice presidente all’interno del Consiglio di Amministrazione. La funzione di direttore generale viene assunta, ad interim, dal dottor Stefano Mazzoni, attuale amministratore delegato della Virtus Pallacanestro Bologna.

 

CHARLIE BELLE OPERATO MERCOLEDÍ

www.virtus.it - 16/12/2002

 

La risonanza magnetica, eseguita oggi, ha evidenziato che Charlie Bell ha riportato una lesione del collaterale-mediale e della capsula posteriore del ginocchio destro. Il giocatore sarà operato nella giornata di mercoledì 18 dicembre dal dottor Alessandro Lelli, ortopedico di fiducia della Virtus Pallacanestro Bologna, a Villa Laura. La prognosi è di circa 3-4 mesi.

 

ESONERATO TANJEVIC, È BIANCHINI IL NUOVO ALLENATORE!

www.virtus.it - 27/12/2002

 

La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver sollevato dall'incarico di capo allenatore della prima squadra il signor Bogdan Tanjevic. La società ringrazia il signor Tanjevic per la grande professionalità ed umanità dimostrate alla guida della Virtus. Da oggi il ruolo di capo allenatore della Virtus Pallacanestro Bologna è assegnato al signor Valerio Bianchini.
Nato a Torre Pallavicina (BG) nel 1943, Valerio Bianchini vanta una lunga e prestigiosa carriera da allenatore. Ha vinto tre scudetti: nel 1981 con Cantù, nel 1983 con il Banco di Roma e nel 1988 con la Scavolini Pesaro. Al suo attivo inoltre ci sono: la Coppa delle Coppe nel 1981 e la Coppa Europa nel 1982 con Cantù, la Coppa Europa e la Coppa Intercontinentale, entrambe nel 1984, con Roma e la Coppa Italia con la Fortitudo nel 1998.

ECCO BIANCHINI, REAZIONI DI TIFOSI E SQUADRA

La Repubblica - 28/12/2002

 

«Non ci stiamo», è il pensiero dei tifosi. Stavolta non è la cacciata di un allenatore a provocare il mal di pancia, ma il nome del successore. Arrivati in CTO per assistere alla presentazione di Valerio Bianchini, alcuni hanno infatti lasciato la sala riunioni, proseguendo nel parcheggio il dissenso forte scoppiato poco prima. «Sarà sempre contestato. Lo odiamo dagli anni '70, non sarà mai l’allenatore della Virtus», dice Luca, componente del gruppo Forever Boys. Anche Claudio, sempre dei Forever Boys, è dello stesso avviso: «L’abbiamo insultato per 30 anni: non è degno di sedere sulla nostra panca. L’ambiente che troverà non gli piacerà». Decisa anche Arianna, che non dimentica il passato: «Lui professionista? Un professionista non parla male delle altre squadre per anni e anni». Interviene di nuovo Luca: «È un opportunista. Se Messina allenasse anche 50 anni a Treviso, non mancherebbe di rispetto alla Virtus. Il nuovo allenatore deve imparare che i tifosi si ricordano della parole».

Così si comincia subito a parlare di 'nuova contestazione', dopo quella seguita all’esonero dell’11 marzo scorso: «Abbiamo fatto tornare Messina: così facciamo andare via Bianchini». Parole troppo a caldo, forse, ma che danno l’idea dell’umore nerissimo del popolo bianconero. Prova a sdrammatizzare Fabio: «Mi aspettavo un cartello: Siete su scherzi a parte...». Poi, terminata la conferenza, rimbomba il parere di altri tifosi. Gianluca Bovinelli, del Gruppo Vincere, i più vicini alla linea presidenziale: «È sempre stato anti-Virtus, è chiaro che non parte benissimo. Questo non vuol dire che lo insulteremo, ma la sua unica prova è il campo. E con lui la squadra, che da ora non ha più alibi». Mirko è ancora allibito: «Mi aspettavo di vedere chiunque, tranne lui». Il presidente Madrigali, come ha spesso fatto, ha poi tentato di spiegare le sue ragioni ai tifosi. Ai presenti, però, le parole del presidente sono sembrate una riedizione di quelle pronunciate il marzo scorso. «Se ci sarà una contestazione civile, è legittimo che la facciate: ognuno ha il diritto di esprimere il suo parere», ha chiuso comprensivo.

Al mattino con Boscia, al pomeriggio con Bianchini. Così i giocatori hanno subito sperimentato la nuova rivoluzione di Madrigali. È Frosini a commentarla, proprio lui che con il Vate, ai tempi della Fortitudo ebbe qualche polemica: «Quello era un momento amaro, avevamo appena perso lo scudetto, è passato del tempo. Comunque ora la proprietà ha fatto certe scelte e io gioco per la squadra, chiunque l’alleni. Cambiare allenatore due volte in nove mesi? Ci saranno motivi validi che sa il presidente. Di certo la squadra non ha reso e questo ha condizionato la scelta di oggi. Non abbiamo più alibi e siamo in discussione anche noi. Finora, tra l’altro, non siamo stati uniti». Anche Rigaudeau ha commentato la svolta: «L’abbiamo saputo a fine allenamento, dal presidente. Noi dobbiamo giocare e basta. Questo è un momento difficile e mi sento colpevole anche io. È come una mia sconfitta. Ora dobbiamo ripartire da zero. Bianchini? Di nome lo conosco».

 

BIANCHINI: "A NOI LO SCETTRO"

di Francesco Forni - La Repubblica - 29/12/2002

 

A Roseto il dirigente Bianchini aveva il compito di fare «casting», creare la squadra e poi consegnarla al coach. Adesso torna alla sua vocazione principe di direttore d’orchestra: oggi dovrà far giocare la Virtus a Pesaro (18.15) in una sfida che si preannuncia tosta, anche se non si gioca più nell’attico. Non poteva esserci esordio più emblematico: Bianchini ha la cittadinanza onoraria di Pesaro dal 1988, anno dello storico, primo scudetto e con la Scavolini è quello che ha vinto più partite, 188. Basta e avanza per far capire che lui in riva all’Adriatico non è il coach, ma un’icona.

E dalle simbologie Valerio non si stacca. «La Virtus deve ricominciare e questo passo si chiama 'riconquista’. Bisogna riprendersi lo scettro. Per farlo occorre avere il controllo del territorio e Pesaro indubbiamente ne è parte importante. Assieme a Bologna ha salvato il basket dopo i fasti degli anni '80». Non si dilunga più di tanto sui ricordi, il coach bianconero è alle prese con il «casting» a Bologna, che è da far funzionare al più presto. «Questo gruppo eredità il rigore e la precisione di Messina e la genialità di Tanjevic. Debbo cercare di sfruttare queste due cose, riportandole a un buon livello di funzionalità. Si devono formare gli uomini che consentano il grande ricambio dopo i fasti passati».

E come si presenterà Bianchini al ritorno in panchina? «Da due anni facevo il dirigente, ma seguivo da vicino tutte le fasi tecniche. Insomma, non sono di ritorno da una spedizione archeologica... ». Che Virtus sarà? «Il nostro play è Rigaudeau, uno che pensa basket ai massimi livelli. Al suo fianco Dial, che è complementare e intercambiabile. Sotto Smodis e Frosini. In ala piccola da vedere chi tra Sekularac, Avleev e il talentuoso Brkic». Come è andato il primo incontro con i giocatori? «Con Avleev al momento dobbiamo capirci guardandoci negli occhi: ho sentito gli altri in attesa di qualche cosa... ma non ci sono rivoluzioni in vista. Cerco di fare ragionamenti elementari: mi piace mischiare, ma solo i liquori per i cocktails». L’organico è completo? «Tra un po’ riavremo Beard, un tipo interessante. Devo valutare. Durante la pausa dopo il 5 gennaio vedremo che fare. Ma non cercheremo il salvatore della patria: qua la patria bisogna onorarla. E come ogni casting dovrà essere equilibrato. Come in Titanic: di fianco a Di Caprio non poteva starci una bellissima, avrebbe tolto appeal alla star». E chi è il Leonardo bianconero? E qui la battuta del Vate sale al massimo: «Sono io, naturalmente».

Anche le altre star faticano. Pesaro non sta andando bene, insegue a due punti in classifica: s’è fatta un rinforzino sabato scorso ad Udine, ma è ancora ad altissimo rischio di rimanere fuori dalle strainvocate Final Eight di Coppa Italia. Fin qui è stata molle in difesa, ma anche in attacco non ha fatto vedere miracoli. Richardson e McGhee sono stati fin qui i più costanti, ma nessuno dei due tocca il 50% dal campo e passa i 15 punti di media. Beric sarebbe la prima punta, ma ha dato la scossa solo in Friuli otto giorni fa con 30 punti. Tutto da verificare.

 

LA NBA VUOLE SUBITO RIGAUDEAU

di Walter Fuochi - La Repubblica - 07/01/2003

 

Antoine Rigaudeau ha un’offerta dalla Nba, esattamente dai Dallas Mavericks, e potrebbe decidere di lasciare subito la Virtus. In società hanno tenuto un vertice ieri sera, ovviamente in forte allarme: stanno cercando due pezzi nuovi per puntellare la squadra, decima in classifica e appena esclusa dalle finali di Coppa Italia, e se viene a mancare chi, finora, ha tenuto in piedi la baracca, l’impresa del nuovo tecnico Bianchini diventa ancor più disperata.

Per Rigaudeau è la seconda tentazione Nba, e stavolta d’impulso americano: particolare non secondario, se si crede alle rivincite dell’orgoglio. L’altra volta fu nell’estate ‘99 e divenne un viaggio frustrante. Antoine doveva andare ai San Antonio Spurs, ma gli allora campioni Nba (e oggi padroni di Ginobili) gli diedero appena un’occhiata distratta. A pochi giorni dal campionato, Rigaudeau fu riaccolto dalla Virtus: più volentieri da Messina che da Cazzola. Posto che la sua volontà sia di partire, la palla rovente passa ora al club, che dovrà scegliere tra allestire una difesa serrata del giocatore, sotto contratto (questo più altri due anni, sugli 1,2 milioni di dollari), oppure cederlo, laddove ne ravvisasse la ferma volontà di andare. La voce rimbalzava da domenica sera sui tam tam di radiomercato, innescata da un sito di Dallas, nel quale si tratteggiava l’identikit di un misterioso giocatore europeo col quale rinforzare i Mavericks, primi nella Nba e in odor di titolo.

Versatile, straniero, sui due metri, ruolo 2-3, con un buon tiro e trattamento di palla, ci sono molti tratti del francese. Ma soprattutto ieri, lungo la giornata, la notizia ingrossava ulteriori, anche se ufficiose, conferme, sia in Italia che negli States. Ora non ci sarà che da attendere sviluppi, a partire da domani sera, quando la Virtus giocherà in Eurolega: già, contro il Partizan di Danilovic, ex compagno di Rigaudeau in una Virtus messiniana sempre più ridotta, anche nei lasciti. Dallas, oggi in pieno boom, è un club che guarda molto al mercato europeo, dalla scoperta del fenomeno Nowitzki alla scelta al secondo giro, l’ultima estate, di Sekularac (e, dunque, in rapporti con la Virtus). L’uomo di punta del management è Donnie Nelson, figlio del coach Don: ha fatto, Nelson jr., l’assistente alla nazionale lituana, si vede spesso in Italia, non manca mai alle finali europee o alla Summer League di Treviso.

Ove la trattativa portasse dunque alla partenza di Rigaudeau, a metà del suo sesto anno bianconero, la Virtus dovrebbe rafforzare il suo lavoro di restauro della squadra: aggiungendo infatti i due pezzi già evocati da Bianchini, e sfilando all’edificio l’architrave, ne andrebbe infatti trovata un’altra. Poi, a parte le qualità individuali, Rigaudeau ha un peso, nel quintetto di cui è capitano e leader, ben oltre la statura tecnica e quest’inizio grandioso, benché inutile, di stagione. Infine, un suo divorzio avrebbe un’eco certamente forte su una tifoseria che, alla partenza di molti uomini simbolo della Virtus, ha già opposto vibrate prese di posizione.

In Virtus ieri tutto taceva, almeno sul proscenio. C’è stato doppio allenamento e si dovrebbe avere domani il rientro di Koturovic e Sekularac, del quale il dottor Lelli ha detto ieri, in breve, che non ha nessun malanno alla caviglia, solo qualche remora in testa. Sul mercato, ancor prima che scoppiasse la grana Rigaudeau, la priorità era per un playmaker da sommare subito al centrocampo: sentiti i nomi di Andre Woolridge (ex Udine) e di Pepe Sanchez, che Bianchini cercò già di avere due anni fa a Milano. Di passaporto spagnolo, l’argentino farebbe risparmiare quell’ultimo visto per extracomunitario che ormai vale oro e potrebbe servire per l’ala: Dallas, per esempio, libererebbe McCloud, già con Bianchini a Pesaro nel '94, quando s’attaccò nella famosa rissa con Coldebella.

 

IL RE È ANDATO, LA VIRTUS PURE

La Repubblica - 13/01/2020

 

Le trasferte restano un tabù per la Virtus in campionato: ieri, ha dovuto cedere alla Viola quello che realisticamente va considerato uno scontro diretto. Pessimi nel primo tempo, volonterosi nel finale, i sudditi del Re ormai lontano non ce l'hanno fatta. Giusto così, Reggio ha dato di più, trovando buoni punti da tutti e resistendo alla reazione finale: uno zuccherino per sperare, ma intanto i punti esterni continuano a non arrivare. Magra consolazione, la Virtus almeno non ha mollato: dal 60-76 del 33' è risalita al 75-80 a 1'40" dalla fine, grazie a una tripla di Scarone. Partita quasi riaperta, considerando pure che German aveva segnato il suo primo canestro al 33' e che Smodis non ne ha messi nell'ultimo quarto, anche per problemi di falli. Qualche buon assolo di Dial ed Andersen (il canguro a canestro solo nel secondo tempo) e un sussulto di Sekularac hanno fatto il parziale, stroncato però da un cesto di Eubanks: il 75-82 a 1' ha virtualmente chiuso il discorso.

Il vecchio JJ, rientrante, ha segnato 9 punti nel quarto finale, tenendo in piedi i suoi già tremolanti. Per Bianchini una prova meno peggio del solito, ma è chiaro che manca sempre un riferimento nel gioco, non solo per i punti, ma a tutto campo. Qualcosa la Virtus aveva provato pure nel terzo quarto, dopo un primo tempo colabrodo, puntando sui lunghi: Smodis ed Andersen hanno cominciato il periodo con 15 punti in coppia, rimontando sino al 52-63 al 26'. Ma è subito arrivata un'altra raffica di tiri pesanti, chiusa da Mazzarino, che ha scritto il 52-71 a 25" dalla terza sirena. Nello spazio di un'azione, prima Koturovic ha trovato un gioco da tre punti e Dial ha rubato sulla rimessa piazzando il tiro pesante. Bagliori di speranza, troppo deboli dopo una prima parte da bandiera bianca.

Infatti era cominciata male, con la Viola che ha subito trovato confidenza in attacco, mentre la Virtus si è attaccata al solito Smodis, e a poco altro. Prima Lamma poi Rombaldoni (subìti da Scarone) sono riusciti a recapitare buoni palloni sia in area a Tomidy e Williams che ai tiratori Ivory ed Eubanks. Tutto secondo i piani di Lardo, non quelli di Bianchini, che ha visto i suoi segnare solo tre volte dal campo nel primo periodo. Il contatto è stato perso quasi subito (10-16 al 6'), una spallata di Tomidy ha firmato il primo svantaggio in doppia cifra (12-22 all'8'). C´è stata una rincorsa sino a -3 (21-24 al 21'), ma lì è di nuovo crollato tutto. La Viola ha trovato punti da tutti: ossia, ognuno ha preso buoni tiri che entravano. Ed è arrivata la grandinata: 6 bombe neroarancio in 7', che prima hanno lanciato un 15-2 (23-39), e poi, con due triple di Lamma, che hanno portato a sfiorare il ventello al passivo poco prima dell'intervallo. 52 punti subiti (col 69% da due ed il 63% da tre concessi) sono stati il peccato capitale. Nella tempesta Dial con un paio di triple ha provato ad arginare, ma è stato un tampone da poco, per una situazione, via da Bologna, ormai classica. Bianchini ha provato i cambi, ma niente da fare. Le palle perse ed errori assortiti di Koturovic hanno tolto ogni possibilità di rimanere almeno in scia e a niente sono serviti i 10 rimbalzi presi nei primi 20' nell'area avversaria. Possessi preziosi non sfruttati.

 

BENVENUTO MURDOCK, STANZA NUMERO 13

di Wlater Fuochi - La Repubblica - 20/01/2003


Accostando domani la reception del Grand Hotel Virtus, Eric Murdock si vedrà consegnare la chiave numero 13. Tanti sono, con lui, i giocatori arrivati quest'anno, a forgiare un grigio, seppur momentaneo, decimo posto: e se ne aspetta un quattordicesimo, l'ala, che dovrà essere comunitaria e, possibilmente, buonina (dalla Grecia offrono Kakiousis). Di questi 13, quattro sono già usciti di scena (Morlende, Miralles, Attruia, Bowdler), più due del vecchio gruppo: Rigaudeau l'americano esordiva stamane alle 6 in Nba, in Seattle-Dallas, e Becirovic il lungodegente, appiedato dal club, è in attesa di lodo sul suo contratto rescisso. Detto che sono saltati pure un direttore generale (Lombardi, 17 giugno-11 dicembre: totale 178 giorni) e un allenatore (Tanjevic, 15 luglio-26 dicembre: totale 165, partite vinte 12, perse 12), non resta che riassumere il viavai, in ordine di apparizione.

1) Gagneur. Fu il primo acquisto (23 luglio), scovato da Tanjevic nelle promettenti serre francesi. Fa tappezzeria, forse è l'unico caso di n.e. cronico con passaporto straniero, ma è ancora lì. Dimenticabili i suoi 25' nell´intero campionato, più vivide, benchè vane, due triple in coppa con l'Asvel. Mistero gaudioso.

2) Morlende. All'indomani, addì 24, ecco il francesino numero due: un play già pronto, garantiva Boscia. Si fece male a Porretta (fine agosto), s'è trascinato per un po' un guaio al ginocchio che non voleva operare, ora gioca a Digione. Mai visto in bianconero, ma la situazione contrattuale potrebbe perfino riproporlo quest'altr'anno.


3) Avleev. Pompato all'arrivo (11 agosto) come uno dei migliori giocatori d'Europa, non s'è mai inserito, anche per barriere idiomatiche, ed è da tempo in offerta, se qualcuno lo prendesse. S'era pure ammaccato un indice, anziché star fuori 15 giorni è rientrato sabato sera, dando zero. L'unica partitona che stava giocando era il derby: sparì in panchina. Fra campionato e coppa gira a 6,5 punti di media (in 23' in Italia e 33' in Europa, col 33% dal campo). Un anno fa, all'Ural, ne faceva 18.6, col 65% da due, il 55% da tre, l'82% ai liberi...

4) Beard. Preso il 17 agosto, rotto al primo allenamento in Appennino, sarebbe pronto, ma non entra. Si potrebbe infilarlo in qualche scambio, e francamente stipendiare un quinto lungo sarebbe troppo. Altra maglia mai messa.

5) Miralles. Giovanotto spagnolo, assunto a fine agosto in piena epidemia di pivot, usato per 10 partite in campionato (1.2 punti), ha ripiegato ora su Rimini in A2, nella squadra del suo procuratore Capicchioni. Ci gioca 18' a match e ci fa 9 punti di media, ma ne ha sfornati 23 ieri a Imola, in un derby trionfale.

6) Bell. Pure lui arriva a fine agosto, liberato da Treviso scudettata e non catturato dalla Nba. Preso per fare gol, puntarelli ne garantiva: 16.2 in campionato, 17.6 in coppa, però sparacchiando troppo: 38% da due e 35 da tre in Italia, 56 e 30 in Europa. Poi s'è fatto male (con Avellino), e senza prima punta, per la Virtus, è stato anche peggio. Tornerà per marzo-aprile.

7) Attruia. Fantastico solo a Madrid (la legge dell´ex...), capace di un 1/12 da tre in campionato, giocando 10' a partita. Ha divorziato e potrebbe finire a Trapani, in A2, con Binelli.

8) Sekularac. Travolto dall'etichetta irresponsabile con cui lo presentano il 2 settembre (un nuovo Danilovic con più passaggio), e dal mandato insostenibile di doverne, da playmaker, guidare cinque, quando sarà dura bastare a sé stessi, Mladen non ha mai convinto ed era finito fuori squadra in campionato come quinto extra e ripescato per il crack di Bell. In 9 gare di campionato fa 5,5 punti in 22', col 39% da due e il 29% da tre. 6.3 di media in coppa in 18'. Poichè così brocco non può essere, si continua a cercare l'interruttore. Però adesso gli è venuto il mal di pancia.

9) Bowdler. Visto solo in Supercoppa, poi rotto e riaggiustato, poi spedito a Siena, dove si esibisce meglio in coppa che in campionato: 4.9 punti contro 2.2, in 16' e in 10' d'impiego. Nulla di memorabile, insomma.

10) Koturovic. Il pivot campione del mondo arriva a metà ottobre, debutta (benino) a Madrid, raccoglie ora 9 punti a partita in Italia, 7.7 in Europa e un dissenso ormai chiassoso da una platea che vorrebbe vederci più durezza.

11) Dial . Preso per fare il play, essendo invece più guardia, debutta con 27 puntoni a Belgrado, piace perché si sbatte, salta, corre e ha una faccia da persona seria, ha il solo problema che fa cesto quando può. 13.4 punti in campionato e 16.5 in Eurolega sono sostanza discontinua, rispetto a una forma sovente spettacolare; e sono scarsi, in Italia, pure il 43% da due e il 25% da tre.

12) Scarone. Lo mandano i fratelli senesi, dopo eterne convalescenze, ed è ancora un play vero, che però tesse al suo ritmo, difende così così, tira meglio da tre (45%) che da due (33%).

13) Murdock. Prossimo innesto e primo della gestione Bianchini (giorni 24 a oggi, vinte 3, perse 4). Faccia nota in città, mani pure, per aver militato nel cortile di fronte. Correva l'anno '96-97, venne al posto di Crotty, mentre la Fortitudo passava da Scariolo al Vate. Giocò 26 partite per 35' di media, con 19.1 punti, il 52% da due, il 37% da tre, il 70% ai liberi. Perse uno scudetto, con la Benetton, all'ultimo tiro (anzi tre, tutti sbagliati: due Myers, uno lui). Segni particolari bolognesi: non ha mai perso un derby (4 su 4 nel '96-97, stando nell'allora cosca vincente).

 

DAVID ANDERSEN, STAGIONE FINITA

www.virtus.it - 25/02/2003

 

"Gli ulteriori accertamenti ai quali è stato sottoposto David Andersen – spiega il dottor Alessandro Lelli, ortopedico di fiducia della Virtus Pallacanestro Bologna - hanno confermato la lesione capsulare alla spalla sinistra, il giocatore dovrà essere quindi sottoposto ad intervento chirurgico. La prognosi è di 5 mesi circa". David Andersen sarà operato la prossima settimana in Australia dal dottor Greg Hoy, specialista nella chirurgia della spalla.

 

VIRTUS, A BIELLA UN INDEGNO -35

di Francesco Forni - La Repubblica - 27/04/2003

 

Impossibile far peggio: la Virtus è stata indegna, oltre ogni decenza. La stagione in trasferta per fortuna è finita, con un record imbattuto e uno eguagliato. Le 17 sconfitte (e zero vittorie) sono il massimo del minimo, peggio dell'altro picco negativo, toccato nel '71, quando si spareggiò per la salvezza, ma un colpo esterno, a Udine, fu fatto. Il record eguagliato è il –35: come nel macello di Fabriano, ma pure d'allora, perchè tutto è franato in un quarto, l'ultimo, sintesi d'ogni nefandezza. Quel crollo finale è stato il degno coronamento dell'anno orribile. Poi, è vero, c'è ancora un colpo da sparare con Siena. Non cambierà, comunque vada, il quadro orrido visto a Biella.

All'ultimo secondo del terzo quarto la Virtus era sotto di tre, 61-64, quando ha incassato la piroetta di Di Bella. Di lì, è stato un 30-1, fino al 62-94, in 8'21", con un libero di Avleev, 0/13 dal campo e una resa istantanea, quasi incredibile. Primo cesto di Brkic a 1'20", 2/17 nel periodo. È riemersa per l'ennesima volta la verità: questa Virtus non è una squadra e ogni difficoltà puntualmente la travolge. Tutto davanti a Madrigali e allo staff dirigenziale, con un tifoso bianconero che all'ultimo minuto è sceso dagli spalti per ingiuriare Bianchini (anche dopo la conferenza stampa): ma ormai occhi, orecchie e cervelli in panchina, e pure in campo, chissà dov'erano. Biella, intanto, vinceva il suo scudetto, e Ramagli, nell'euforia generale, chiedeva l'autografo ai suoi giocatori.

Bianchini è parso rassegnato, davanti a un tracollo indifendibile. «Siamo arrivati con degli handicap, lo scarto subìto è esagerato. Scrolliamo le spalle davanti ai colpi del destino e cerchiamo tutto nell'ultima giornata, altro non si può». Nessuno si salva in questo massacro e nonostante l'inizio all'insegna della sportività sugli spalti (Virtus applaudita, non ironicamente) e dell'equilibrio nel gioco, i 30 sarcastici Forever Boys avevano già cattivi presagi. «Aprile '98 - Aprile '03, dalla paella alla brace» intitolava lo striscione. E poi: «Nascondete lo spazzone, nascondete lo spazzone!». Ancora più diretti con Madrigali, «Te ne vai o no...», e uno striscione offensivo giustamente rimosso dagli addetti biellesi. Dopo si sarebbero sfogati con tutti, all'uscita dal campo, giocatori e dirigenti: e sciocco Koturovic a rispondere con dei baci al vento. Pullman scortato al casello dalla polizia, infine: l'ultimo tocco.

Tutto pare disfatto, anche se la sorte avversa, al solito, c'è stata. In borghese Frosini, a Scarone ha detto male dopo 9', quando un guaio al ginocchio destro l'ha costretto per un po' a curarsi in spogliatoio. Si stavano vedendo le uniche cose decenti. Avleev sfruttava la forza in area, Dial e Bell tiravano dritto, Rice, appena entrato, ne metteva 4 in 45". Le positività davano un bel 22-13, intaccato però presto da Belcher, Soragna e dall'entrata nel secondo quarto di Di Bella, ancora una volta leprotto imprendibile. Reagendo con Koturovic, la Virtus ha però incassato 15 punti negli ultimi 5' del periodo, subendo troppi scippi di palla, rimanendo dentro al match, ma perdendone l'inerzia. Visti i precedenti, la sconfitta si poteva già presagire lì, a metà corsa. La catastrofe no.

 

EUTANASIA DI UNA VECCHIA SIGNORA: RICOSTRUIRE SARÀ DURA

di Wlater Fuochi - La Repubblica - 04/05/2003

 
La Virtus peggiore degli ultimi trent´anni ha finalmente chiuso la sua agonia: se l'eutanasia è un atto di pietà, Varese ha iniziato a graziarla e Siena ha finito. Bastava il primo atto del copione, presto dipanato a Masnago: una Skipper molto più travolta che complice ha issato subito a eroe della notte Meneghin, uno che a Bologna ha rivincite sospese ovunque. In realtà, la storia bianconera non è sprofondata dopo pochi minuti delle gare di iersera, ma tanto tempo fa. Per non perdere il primo play-off della sua storia, la Virtus doveva vincere in trasferta. Non è successo e da quel drastico 0-17 il resto è disceso come un torrente. Rapido e limpido. Ma tutto ciò rimane contabilità da ragionieri, un'arida partita doppia che neppure sfiora l'affresco cupo e grandioso di un fallimento epocale, perpetrato e subìto, in pari modo, dalla Virtus più scombinata di sempre. Una squadra monca e pure disgraziata, allestita con insipienza e ritoccata con superficialità da una società che, abbandonata da metà pubblico incattivito, e ancora ieri sera assente all´ultimo atto, ha poi scelto di vivere separata in casa da tutto e tutti. Maldestramente sfrattato Tanjevic, Bianchini ha poi prestato, da capro espiatorio, spalle già passate per mille tempeste, ma impulsi tecnici ridotti al minimo. La squadra intanto perdeva pezzi per strada. Troppi per reggere.

Quanti pastrocchi siano stati combinati è stato illustrato in corso d'opera da chi ha insistito a far critica e non propaganda. Chiuso ora il cerchio, e già palesata una volontà di ricostruzione, ne andranno verificati uomini e progetti, obiettivi e scadenze. Madrigali chiederà nuove aperture di credito, la spettabile clientela valuterà le sue proposte, l´opinione pubblica vigilerà con attenzione su quanto la Virtus allestirà per tener su il proprio nome in Italia e in Europa. E se ai piani alti del basket si mormora di rinuncia ai diritti di Eurolega, meglio chiarirsi subito. Sarebbe il primo, clamoroso piede messo in fallo.

 

LA VIRTUS PEGGIORE DEGLI ULTIMI TRENT'ANNI

di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/05/2003

 

I fatti. Mai arrivata così indietro: quattordicesima. Mai perse tante partite: 35 su 54, fra campionato e coppe. In breve: una vinta ogni tre. Mai stata fuori dai play-off, in 27 anni. Tutta in una volta, è arrivata questa valanga, addosso alla vecchia Virtus. Continuando a farsi del male e scorporando la disfatta sui tre fronti, ecco i tre poster. Quel campionato lì, morto sabato notte, sempre lontano da tutto, e soprattutto da uno straccio di vittoria in trasferta (0-17, mai successo). Quella Coppa Italia lì, fuori perfino dalla Final Eight. Quell’Eurolega lì, piovuti per caso nella Top 16, ma poi, di quelle 16, unici a non vincere neppure una partita.

LE OPINIONI. Mai vista una Virtus così sfortunata: di 23 giocatori transitati, si sono più o meno rotti tutti, anche se sono state quattro le defezioni drastiche. Delle 54 partite citate, Andersen ne ha saltate 31, Smodis 23, Bell 20. In più, è scappato Rigaudeau, negandosi alle ultime 28. Infine Murdock, dopo 14 gare, l’hanno messo in ferie: faceva meno danni. Mai vista una Virtus così malfatta (da Lombardi e Tanjevic) e peggio ritoccata (con Murdock, appunto): di 23 contratti, un viavai da mal di testa, da salvare al massimo 5-6. Da salvare, che non vuol dire da tenere. Mai vista una Virtus giocare davanti a mezzo palazzo, per non dir meno, separata dalla città, vilipesa dai suoi tifosi, sbeffeggiata da quelli altrui. Opinioni, appunto. Ma fatti e opinioni concordano: è la peggior Virtus degli ultimi trent’anni. La peggiore di sempre? Parere: no. Quella del '71 (6 vinte, 18 perse: 25%) si salvò dalla B agli spareggi, questa non ha rischiato retrocessioni. Alleluja, se vi pare.

I NUMERI. 19 vinte, 35 perse: 12-11 Tanjevic, 7-24 Bianchini. Quattordicesima: mai così indietro, dacché la Signora gioca a basket (1934: il peggio, tre volte decima). La Virtus ha chiuso sul penultimo gradino della classifica, davanti alla sola Fabriano, ma risulta la prima, per differenza canestri, del quartetto che la contiene a 26. Se interessa: 14.a Virtus, 15.a Avellino, 16.a Livorno, 17.a Udine. Ri-alleluja.

LA SOCIETA’. Scarnificata in corso d’opera (Lombardi fuori dopo 100 giorni, Macchiavelli, ex braccio destro di Madrigali, oggi in lodo), pare sul punto di cambiare l’attuale formula: tutti gli uomini (e le donne) del presidente. Procedono i colloqui per un general manager.

GLI ALLENATORI. Boscia ha vinto più del Vate, ma aveva una squadra. L’ultima di Bianchini era francamente impresentabile: con Siena, cinque titolari contro dieci, vincere sarebbe stato un miracolo (o un favore). Tanjevic aveva avuto anche giorni belli: per la gloria, la vittoria su Treviso; per la pagnotta, i colpi di Madrid, Belgrado, Lione, praticamente acchiappando la Top 16, cui poi Bianchini è arrivato per inerzia. Il Vate ha battuto solo squadrette di pari fascia, pagando la svolta Rigaudeau (e poi la controsvolta Murdock). Dare del fellone al francese, capitano fuggiasco dalla nave in tempesta, è un legittimo esercizio critico, ma se questo era un club dove c’era la fila per venire, e adesso si taglia la corda, bisognerà anche chiedersi perché. Difficile pensare che Bianchini resti, malgrado i contratti. Il suo epitaffio di sabato notte è stato amaro, sarcastico, sferzante e in buona parte condivisibile. Che la squadra sia stata una n.n. mai adottata, patendo un’ostilità ambientale che si tagliava col coltello, è un fatto. Poi, se ce ne fosse ragione o meno, è oggetto di dibattito. Però così era.

I GIOCATORI. 19 ne sono andati a referto (coi bimbi Belinelli, Brunamonti e Vitali), in realtà 23 ne sono passati, coi lungodegenti Becirovic, Morlende, Beard e Bowdler. Su le palette. Sekularac e Avleev sono stati misteri dolorosi. Il Bell di Treviso, in un congegno sano, non era il Bell di qui. Frosini e Smodis hanno combattuto con malanni e nostalgie, Andersen s’è rotto presto, Rigaudeau ha salutato, Attruia ha tappato un buco, Gagneur si trovava anche a Castelguelfo, Brkic è un fuscello, Miralles in A2 qualcosa ha fatto, e forse andrà rivisto, così come Rice. Murdock è diventato il peggiore spot contro la Cba («diffidatene, vale i Giardini Margherita»), Koturovic ha tanti limiti. Ad alti e bassi, Dial non ha lesinato energie e serietà: da rivedere, in un gruppo meno sgonfio. Scarone è tornato un giocatore. Può fare solo il titolare, come si sa da un pezzo, come cambio si deprime (vedi Siena), quel che va deciso è se, da titolare, dà garanzie oppure no.

IL PUBBLICO. Da cinquemila e rotte tessere a poco più di duemila è stato, da subito, l’ammanco più gravoso (con lo sponsor), e non solo di cassa. Se a rifare una squadra bastano dieci giocatori, a riconquistare tremila paganti ci vorrà di più. Intanto, trasparenze da atollo corallino, se proprio le opacità dell’ultimo anno hanno inquinato tanti rapporti. Anno solare, sì: oggi, 5 maggio, la Virtus giocava una finale europea. Oggi, 5 maggio, è già in ferie.

 

MI RITORNI IN MENTE: PUNTATA 11

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 27/03/2013

 

La peggior Virtus dell’era recente, senza andare a scomodare quella che fece gli spareggi per non retrocedere, è ovviamente quella della stagione 2002/03, ultimo e disastroso anno della proprietà Madrigali. Si veniva da una stagione difficile, con il famoso esonero di Messina e la ribellione del pubblico, che di fatto aveva costretto Madrigali a reintegrare l’allenatore. Finale di Eurolega persa (suicidio, potremmo dire), semifinale scudetto. Poi cambia tutto.

Arriva come GM Dado Lombardi, che Madrigali definisce onesto, virtussino e che va d’accordo con Messina, il qualer parlando in estate coi giornalisti racconta di avere in mano Anthony Parker, e di avere fatto offerte a Richard Jefferson, fresco di finale NBA e a Raja Bell. Tutto perfetto, e infatti Messina se ne va poco dopo, direzione Treviso. Arriva Boscia Tanjevic, allora. E, dato che i vari Ginobili, Jaric, eccetera se ne sono andati pure loro, arrivano giocatori vari, alcuni di nome (Charlie Bell), altri onestamente improponibile (Attruia), e anche quel Mladen Sekularac definito il nuovo Danilovic, con più passaggo. Ed è anche più bello.

Insomma, già dalla presentazione si poteva capire che qualcosa non andava. E la fiducia della gente era totalmente sparita. Non a caso i tifosi, per la prima volta dopo una vita, disertarono in massa la campagna abbonamenti, convinti che l’unico modo per liberarsi di Madrigali fosse colpirlo economicamente. Nella seconda fase di Eurolega, a cui la V si qualifica nonostante un filotto di sconfitte a fine girone, gli abbonamenti staccati saranno una trentita, e si giocherà in un clima surreale. La stagione è surreale: la Virtus non vince nemmeno una trasferta in tutto il campionato, esordendo con un -30 in Supercoppa a Genova (contro la Benetton) e un -35 (103-68) infrasettimanale a Fabriano, poi miseramente retrocessa. In casa invece si partì anche decentemente, battendo anche la Treviso di Messina, grazie anche al nuovo innesto Derrick Dial. Qualcuno dopo quella partita disse questa Virtus non è inferiore alla Benetton… E infatti…

Le cose vanno a sud abbastanza rapidamente, in maniera direttamente proporzionale alla mancanza di bonifici bancari sul conto corrente dei giocatori. C’è un derby in cui Pozzecco dà via 14 assist e poi fa il gesto del sigaro in faccia a Tanjevic. Via lui, arriva Bianchini. Girandola di giocatori, chi può se ne va, come Rigaudeau che va a fare la comparsa in NBA. E viene riesumato Eric Murdock, col quale Bianchini sogna di ricreare il contropiede di Boston anni ‘60. Intanto attorno tutto precipita, con atmosfera tipo ultimi giorni di Pompei: ci sono giornalisti a cui viene tolto l’accredito e partono anche querele da parte societaria. La rissa Gagneur-Brkic con Bianchini che si mette di mezzo e si rompe il braccio per un colpo di spazzolone è la degna ciliegina su una torta avariata che più avariata non si può.

Nonostante tutto questo, la Virtus si gioca i playoff, quell’anno estesi a dodici squadre. Con anche l’ultimo acquisto, il carneade Rice, i bianconeri salgono a Biella. Primo quarto avanti, -2 a metà e -6 al 30’. C’è partita, insomma. Come no: finisce 104-69, tanto per capire che voglia c’era di fare la post-season: e fuori tra giocatori e tifosi finisce a nomi e uova, soprattutto con Koturovic, quello il cui passaporto italiano era l’ultima perla di Dado Lombardi, silurato a dicembre. La stagione termina con le Vu Nere – per tutto l’anno senza sponsor – al penultimo posto in coabitazione. Per fortuna Fabriano è retrocessa da tempo, e il rischio di scendere di fatto non c’è mai. Non pagando però non si va da nessuna parte: dopo due mesi, si salta per aria, e la causa scatenante è il famoso lodo Becirovic.

 

La stagione è finita ma sta per iniziare un'altra "stagione": quella più brutta, quella dei tribunali e delle sentenze, quella che vedrà la gloriosa Virtus cadere nella polvere, essere abbandonata da tutti per poi essere riacciuffata per i capelli. Clicca qui per rileggere di quei tristi giorni.