STAGIONE 2003/04

 

 

Carisbo Castelmaggiore

LegaDue: 3a classificata su 13 squadre (15-26)

Seconda fase: 4-6

Play-off qualificazione: eliminata in finale (6-9)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Vonteego Cummings P 1976 191 USA  
6 Ryan McCormack A 1979 178 USA  
9 Cristiano Zanus Fortes C 1971 206 ITA dal 29/02/04
11 Agostino Li Vecchi A 1970 204 ITA dal 28/02/04
13 Andrea Niccolai G 1968 196 ITA dal 31/10/03
14 Samuele Podestà C 1976 204 ITA dal 28/11/03
15 Anthony Williams A 1978 201 USA  
16 Eric Brunson P 1972 193 USA dal 26/03/04
16 Charles Smith G 1975 195 USA dal 16/10/03
17 David Brkic A 1982 212 ITA  
19 Andres Ricardo Pelussi A 1977 200 ITA dal 16/10/03
  Paolo Barlera C 1982 213 ITA  
  Andrea Cremonini P 1986 177 ITA dal 13/02/04 al 29/02/04
  Eloy Martin P 1980 185 ITA fino al 10/02/04
  Leandro Masieri A 1986 200 ITA fino al 06/02/04
  Lorenzo Di Marcantonio C 1978 210 ITA fino al 02/01/04
  Giacomo Noferini A 1980 196 ITA fino al 29/12/03
  Riccardo Ceresi G 1984 190 ITA  
  Antonio Pampani P 1984   ITA  
   Emanuele Venturoli  P 1984   ITA  
  Luca Vitali P/G 1986 201 ITA  
Solo amichevoli: Rafael Giovannoni (fino al 27/10/03), Ty Harrelson, Noah Moruzzi (fino al 23/10/03)
             
  Giampiero Ticchi All     ITA fino al 26/11/03
  Alberto Bucci All     ITA dal 27/11/03
  Andrija Gavrilovic Vice All     SRB  
  Maurizio Marinucci Vice All     ITA dal 27/11/03

 

Partite della stagione

Statistiche di Squadra

Statistiche individuali della stagi one

Giovanili

LA VIRTUS DEI DANNATI RISPEDITA TUTTA A CASA

di Marco Martelli - La Repubblica - 04/10/2003

 

Ne resterà uno solo, diceva quello. E uno ne è rimasto, David Brkic, di quella Virtus che cinque mesi fa terminava la stagione più deludente di sempre. Ma gli altri? Partiamo da chi non c’era, o meglio non poteva esserci: Sani Becirovic. Mollato dall’Efes Pilsen, dov’era in prova, Sani s’è accasato al Krka Novo Mesto, campione di Slovenia: ironia della sorte, l’esordio in Eurolega di Sani Boy sarà a Bologna, al PalaDozza, il 6 novembre contro la Skipper. Un altro che non ha giocato, ma si è visto, è Joey Beard, infortunato in ritiro e sistematosi alla Viola a metà stagione: quest’anno giocherà in Belgio, ad Ostenda. Chi si vide solo a Porretta è pure Paccelis Morlende. Francese di 22 anni, aveva problemi al ginocchio, e fu rispedito al Digione: 13,5 punti di media, miglior marcatore francese del campionato, scelta numero 50 di Philadelphia (con diritti poi girati a Seattle). Ma anche quest’anno rimarrà in Francia.

Cal Bowdler, invece, una partita l’aveva fatta (Supercoppa contro Treviso): andò a Siena, ora lo ritroviamo a Roma. Sarà invece a Roseto Albert Miralles: firmò un triennale a Bologna, poi venne prestato a Rimini. Charlie Bell giocherà a Livorno, e dopo un precampionato a suon di trentelli, una settimana fa ne ha infilati addirittura 62 a Messina. Dei tre rinforzi che la Virtus prese ad autunno (Scarone, Dial e Koturovic), il primo sarà a Pesaro, il secondo è al training camp degli Orlando Magic (ma Fortitudo e soprattutto Roma lo seguono attentamente), il terzo è ancora senza contratto, nonostante la perla del passaporto italiano. Fermo è pure Attruia, mentre ad Avellino giocherà Andrew Rice, arrivato per lo sprint playoff della Virtus. Chissà dove giocherà, invece, Eric Murdock, ormai a fine carriera: Bianchini, l’ultimo a crederci, potrebbe al massimo infilarlo nella sua nuova libreria romana. E Mladen Sekularac? Arrivato tra referenze Nba (seconda scelta di Dallas) e paragoni illustri («nuovo Danilovic»), ha riprovato coi Mavs, quest’estate, ma in Summer League è andata male: si è accasato al Buducnost. Il «Charles Barkley degli Urali», al secolo Ruslan Avleev, è tornato invece al suolo natìo: per lui, Ural Great Perm. L’unico di cui non siamo riusciti a trovare notizie è Gagneur. Yannick, se ci sei, batti un colpo. Magari non di spazzolone.

 

FUTURVIRTUS, FIRMANO IL "DURO" E IL "RAGNO"

di Luca Marozzi - L'Unità - 14/10/2003

 

Dopo una salutare boccata d'ossigeno, conquistata tenacemente sul parquet, la Futurvirtus si appresta a respirare a polmoni un po' più pieni l'aria autunnale. La gara vinta contro Osimo, importante per non deprimersi e non deprimere i 6000 presenti, ha rispolverato gli antichi marchi di fabbrica del gioco di Giampiero Ticchi: difesa e grinta, le armi che parevano desolatamente deposte nel precedente turno infrasettimanale contro Montecatini. Non è poco, di questi tempi, aver portato a casa i due punti a quel modo, specie se si considera la scarsa amalgama della squadra e le vicende societarie non ancora del tutto smaltite. Anche se lasciata alle spalle, quest'estate è stata un macigno per tutti, da Sabatini a Brkic, da Tudini a Barlera, dall'Arcoveggio a Castelmaggiore. In campo conta anche questo, purtroppo. E alla fine il pubblico, durante la gara contro i marchigiani, è sembrato ammaliato dalla costanza e dall'aggressività della Futur, tanto che gli applausi maturati dopo la vittoria parevano parenti stretti di quelli dei tempi d'oro.

Si va verso un'altra atmosfera, quindi: ma se ora in Virtus («chiamatela così», chiede Sabatini) non servono più le bombole d'ossigeno è anche perché
i rinforzi sono arrivati, finalmente. Andres Pelussi e Charles Smith sono i primi due nomi che vanno a rimpinguare l'organico bianconero; poi, tanti altri se ne stanno facendo, da Lamma a Cittadini, a Podestà, ma le firme sono più o meno lontane. Dei due che già hanno posato con la sciarpa bianconera, il primo è sbarcato ieri mattina al Marconi, accolto dai dirigenti Tudini e Santucci. Pelussi, ala grande argentina con passaporto comunitario, proviene dall'Atenas Cordoba, squadra con la quale ha vinto due titoli nelle pampas. Lottatore puro con la fama consolidata di “duro”, Pelussi sarà il terzo argentino della squadra, assieme a Martin e Masieri. Appena atterrato gli è stata consegnata la canotta numero 16; poi, parole di rito e referenze in bella mostra.

Ho deciso di venire - ha detto - quando, parlando con alcune persone, mi sono reso conto della grande opportunità che mi veniva offerta. In particolare il mio amico Hugo Sconochini mi ha parlato molto bene della storia della Virtus e della sua esperienza con questa società. Sul campionato italiano, invece, mi ha detto qualcosa Manu Ginobili.

Poi, le dichiarazioni d'intenti.

Fisicamente sto bene, e sto migliorando. Come giocatore le mie caratteristiche fondamentali sono difesa e rimbalzo; inoltre sono versatile, posso  adattarmi a tutto quello che mi chiederà il mio coach. La mia fama di duro? La manterrò anche in Italia.

Oggi invece sarà la volta di Charlie «The Spider» Smith, guardia del '75 con un passato Nba di una certa importanza e molti punti nelle mani. Nel suo curriculum, due stagioni ai Clippers, seconda squadra di Los Angeles, e una abbastanza buona ai San Antonio Spurs, in epoca di dominio Lakers. Quest'anno, invece, Smith ha disputato tre partite a Portland, con i Blazers, e due in Grecia. Poi, tra acciacchi e incomprensioni, eccolo alla Virtus e rieccolo in Italia, terra già assaggiata nel 2000 con l'Udine di Matteo Boniciolli, 34 gare a quasi 25 punti di media. Smith deve il suo soprannome di «ragno» alla straordinaria apertura delle braccia: superasse le visite mediche, sarebbe un acquisto che cambierebbe, e di molto, le aspirazioni e le effettive possibilità della squadra di Ticchi. Intanto, per un po' la squadra starà lontana dal suo ritrovato pubblico e dal PalaMalaguti: domenica trasferta a Scafati, poi sul campo di Ferrara, e infine a inizio novembre si torna a Casalecchio contro una delle favorite della categoria, la Bipop Reggio Emilia. Un tour de force, quindi: per fortuna, da affrontare con qualche bocca da fuoco in più, e, finalmente, con meno pressione addosso.

Una stagione con tante correzioni in corsa: qui l'arrivo di Andres Pelussi (foto tratta da L'Unità)

TICCHI: "FINALMENTE AL COMPLETO, NON CI RESTA CHE VINCERE"

di Marco Martelli - La Repubblica - 23/10/2003

 

La Virtus si va completando solo ora. Quanto tempo ci vorrà, Giampiero Ticchi?

Dobbiamo dare Il massimo da subito. Non siamo più in precampionato, quando si notano i passi avanti e quelli indietro. Ora non saremo ancora al top, ma la squadra deve cercare di vincere: di tempo ce n'è poco, ma deve farlo. Per noi, per la gente che ci segue, per l'ambiente che abbiamo intorno.

Vittoria di squadra contro Osimo e quasi-rimonta a Scafati: il gruppo c'è.

Mai avuto dubbi sui ragazzi, che tra l'altro sentono tutti i cambiamenti. Come una persona normale, anche un gruppo, investito da tante novità, diventa più sensibile, e incline ad alti e bassi. Dobbiamo limitare i bassi e reagire.

Esempio di basso: a Scafati, quel terribile terzo quarto. 6 soli punti segnati, dal +4 al -11.

Da cancellare, e neppure era­vamo partiti male. Dopo 4' eravamo comunque a un tiro: lì abbiamo smesso di far canestro e iniziato a subire. A fine partita, poi, non volevo il fallo tattico: non so perché Smith l'abbia fatto, ma era alla prima con noi. Dopo, volevo difesa intensa e fallo solo su Capuano. Niente.

Finalmente, domenica a Ferrara, ci sarà Pelussi.

Una garanzia, e sono certo che non avrà cali di tensione. è Un atleta concentrato sul lavoro: e intenso in difesa, che ci fa molto comodo. Dovrà adattarsi agli arbitri, ma l'importante è che non perda le sue caratteristiche. Davanti non ha tiro da tre, ma vorrei che pian piano l'imparasse: ha buona mano ai liberi, può far male dai 4-5 metri. E può essere pericoloso anche in avvicinamento, certo non contro i 2.10.

Visto lo Smith di Scafati ci sono pochi dubbi sulle sue condizioni.

Non ne avevamo alcuno, altrimenti non l'avremmo preso. L'unico dubbio potrà esserci nell'approccio emotivo a questa nuova realtà, dopo due anni di Nba. C'era il dubbio anche su Cummings, ma Vonteego li ha già sciolti. Charlie deve adattarsi a un torneo di agonismo e cattiveria, fors'anche più della serie A.

Ferrara pare in gran forma.

Sono forti sotto, dove noi pecchiamo, ma sono completi ovunque: Mc lntyre in play, Michael Williams cannoniere da sempre, Zanelli in un gran periodo. Sono solidi: dovremo esserlo anche noi. E non avere blackout: sarebbe dura tirarsi su.

 

CAMPAGNA ABBONAMENTI 2003/2004: "NOI PIÚ"

www.virtus.it - 04/11/2003

 

Un Euro in piu della Fortitudo. È il minimo che potevamo chiedere e il massimo che potevamo offrire. Tutte le partite che giocheremo quest'anno a un euro in più della Fortitudo, perché credo che la Virtus, in qualsiasi categoria venga messa, valga sempre un Euro in più. È solo un gioco: dopo tante polemiche, vogliamo sorridere, e questa è una maniera per dimenticare ogni tensione.

Nasce così, dalle parole di Claudio Sabatini, "Noi più", la campagna abbonamenti 2003/2004 della Virtus. La campagna, curata per quanto riguarda il claim da Miguel Sal, rappresenta una novità assoluta dal punto di vista della comunicazione: si tratta, infatti, del primo caso di pubblicità comparativa in cui i prezzi sono più alti della concorrenza. Ma la storia, le vittorie, la Virtus, valgono di più.

Le tessere si potranno sottoscrivere a partire dal 6 novembre presso tutte le filiali Carisbo: gli abbonamenti offriranno ai tifosi tutte le partite che la Virtus giocherà al PalaMalaguti, da qui a fine stagione, in Italia e in Europa. E non solo: la società metterà a disposizione degli abbonati anche biglietti e pullmann per le trasferte più vicine.

 

La provocatoria campagna abbonamenti

FUTURVIRTUS, PARLA SABATINI

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 15/11/2003

 

Claudio Sabatini, giovedì prossimo il Tar del Lazio dovrà fissare l'udienza per discutere del caso Virtus. E della revoca dell'affiliazione, deliberata il 4 agosto e ribadita il 31. Pronto alla battaglia?

Così pronto che ho deciso di abbandonare tutte le cause.

Prego?

Ho ritirato il mandato ai nostri legali. L'ho fatto in tutte le sedi, sia quelle sportive sia quelle amministrative.

Perché?

Basta udienze davanti al Tar, Consiglio di Stato e giudici vari: salta anche l'udienza del 20 novembre.

Ma il motivo di questa decisione?

In fondo non faccio nulla di nuovo. L'avevo detto in estate che le questioni legali non mi interessavano.

Ha parlato con il presidente federale Maifredi?

Non ancora. Ho chiamato Prandi, il presidente della Lega basket, mi è sembrato soddisfatto. Credo che sia stato una piacevole sorpresa.

In estate, però, aveva parlato anche di alcune carte che, se autentiche…

Le carte ci sono ancora, ma non ho intenzioni di usarle.

L'ha detto all'avvocato Porelli?

Non ancora. Quando lo saprà, probabilmente, si arrabbierà un po'. Ma era la cosa giusta da fare. Alle spalle abbiamo un'estate da dimenticare, tutti sanno quello che è successo. Il presente è una squadra di basket che vuole giocare.

A proposito di gioco, martedì, sul vostro aereo è salito Alberto Bucci.

E allora?

È un allenatore, dobbiamo pensare male?

E perché? Avevo invitato anche Renato Villalta, questo non significa che Niccolai rischiasse il posto. Ho invitato Alberto senza secondi fini. Ticchi, lo ripeto, può lavorare tranquillo.

Passiamo alla campagna abbonamenti.

Resterà aperta, per il discorso Virtus Star Club, ancora per la prossima settimana.

I numeri, però…

Mi aspettavo qualcosa di più. Devo ammetterlo, ho perso una scommessa.

Capitolo pivot.

Non torniamo sul mercato, i giocatori li abbiamo. Dobbiamo dar loro modo di crescere. A Barcellona, per esempio, ho visto una prestazione convincente e convinta di Di Marcantonio.

Dobbiamo dedurre che la tribuna di Fabriano abbia fatto bene a Brkic.

David è un signor giocatore. Solo che ogni tanto dobbiamo ricordarglielo. Io credo che possa fare ancora di più. Questa squadra ha un grande potenziale, deve solo dimostrarlo.

Come?

Noi dobbiamo concedergli il tempo per crescere. Loro devono migliorare.

Intanto arriva Rimini: quante persone si aspetta dopo i 7.510 del big match con la Bipop?

Tutti quelli che ci meritiamo.

Tradotto in cifre?

Io ho la coscienza a posto, la squadra altrettanto. Quando ci sarà un bello spettacolo ne avremo ancora di più.

 

ALBERTONE PARTE TERZA: LA PIÚ DIFFICILE

di Walter Fuochi - La Repubblica - 25/11/2003

 

All’indomani d’una vittoria, com’era già accaduto a Basket City, sull’altra sponda, a Boniciolli, Giampiero Ticchi ha perso la panchina della Virtus. S’è dimesso, ma vi è stato indotto: evidentemente, adesso come allora, le decisioni erano maturate prima. Ticchi non viene allontanato, e almeno sul piano personale c’è un’accettata condivisione d’intenti, ma incassa un’ovvia bocciatura. Le sue riflessioni sono esposte qui sopra, ma la sua vicenda somiglia a tante altre di tanti sport: gli sono mancati soprattutto i risultati e chi l’ha invitato a farsi da parte ritiene insomma che la squadra valesse più del suo quinto posto in classifica, in fitto condominio. Lo scossone più forte, forse già decisivo, s’era avuto a Fabriano, poi Badalona suturò qualche malumore, mentre le ultime uscite hanno proposto, se non lo stesso film, trame troppo simili: vittoria su Rimini, con un grande Smith, sconfitta coi belgi, senza Smith, vittoria a Sassari, con un grande Smith. Non si vedeva molto altro, troppo spesso, in questa Virtus.

La grigliata di pesce fresco, promessa in simpatica metafora in avvio di stagione, dopo l’anno delle ostriche avariate, Ticchi non è riuscito a servirla: spiace per la persona, di bello spessore umano, ma pure lui conosceva le regole del gioco, e soprattutto i carichi che si metteva sulla schiena. Da coach del Castelmaggiore diventava l’allenatore della Virtus, con relativi obblighi e pressioni: lo confidò nelle prime interviste, l’ha ribadito ieri, ritenendo che la sua avventura sia affogata proprio nell’impervia copertura di quel ruolo che faceva tremare le vene.

Tornerà dunque in sella Alberto Bucci, alla sua terza vita virtussina, dopo l’esonero del ‘97 firmato Cazzola: curiosamente, tre investiture distanziate di 10 anni e, se la cabala l’assisterà di nuovo, felici al primo colpo. Nell’83 arrivò e fu la stella. Nel ‘93 tornò, dopo Messina, e ne confermò lo scudetto, facendo anzi il bis. Nel 2003 viene ripescato, e in questo senso già spediva indizi il volo a Badalona cui l’invitò Sabatini: che intanto vedesse la squadra, sia dentro che fuori campo. Bucci era nel fior della carriera le altre volte (il boom di Fabriano la prima, la serie Livorno-Verona-Pesaro poi), mentre questo giro lo fa dopo esperienze magre a Fabriano (subentrando, l’unica altra sua volta) e a Parma, l’anno scorso, nella femminile. Ci dirà oggi che progetti ha su questa Virtus; poi, dirà la stagione se ha ancora piede pesante da calare sul gas, entusiasmo per raddrizzare la barca fin qui vacillante, mano tecnica per instradare un quintetto su vie diverse da quelle tentate con Ticchi. Con lui, scommette e rischia Sabatini, rincorrendo una ricostruzione forzatamente affrettata e faticosa. E forse, s’è visto, più dura di quanto si temesse.

Coach Bucci con Vonteego Cummings (foto tratta da L'Unità)

BUCCI, LE V NERE E L'ARTE DEL CONTROPIEDE

di Massimo Franchi - L'Unità - 03/12/2003

 

Senza le sue famose bretelle, ma «con l'entusiasmo di un ragazzo», Alberto Bucci è tornato sulla panchina della Virtus, o meglio, della Futurvirtus. Dopo parecchi anni di lontananza dal grande mondo del basket, l'allenatore che ha vinto tre titoli con le Vu Nere e quasi regalato uno scudetto a Livorno, è stato richiamato da Sabatini per riportare la società da lui salvata in serie A1, nonostante una partenza quasi disastrosa.

Bucci, che sensazione è stata tornare in panchina dopo tanti anni e farlo proprio con la società che vuole riprendersi il nome Virtus?

È stato emozionantissimo, il pubblico è stato molto affettuoso, qualcuno mi ha detto che ero troppo elegante, ma io mi sentivo come un esordiente. Mi mancava molto lo stare con la squadra, l'ambiente dello spogliatoio. Sono sensazioni uniche. Avrei accettato di tornare solo per la Virtus e così ho fatto.

Qualche mese fa era a capo di una cordata di imprenditori che cercavano di salvare la Virtus. Poi arrivò Sabatini e adesso l'ha chiamato a traghettare la squadra. L'avrebbe mai detto?

Certo che no. Dopo quel tentativo mi ero messo in disparte, dando merito a Sabatini di aver salvato una situazione complicatissima. Quando mi ha chiesto di aiutarlo non ci ho pensato un attimo e ho accettato subito. Mi sono messo in discussione, non ho chiesto né soldi, né certezze per il futuro.

Il compito non sembra dei più facili. Portare Castelmaggiore in A1 pare quasi un'impresa.

Noi non dobbiamo guardare troppo lontano, ma pensare domenica dopo domenica. Tutti contro di noi giocano la partita della vita, noi dobbiamo saperlo e farci trovare pronti. Sono fiducioso però, la squadra è disponibile a lavorare forte e a seguirmi. Mi trovo stupendamente.

Qualcuno pensa che dopo tanti anni di inattività lei sia «bollito». Cosa risponde?

Ognuno può dire quel che vuole. Ci sono allenatori molto più vecchi di me nel calcio e nella Nba gente come Hubbie Brown ha fatto il commentatore televisivo per anni e poi è tornato ad allenare a grandi livelli. Io sono passato anche per la femminile, un'esperienza che mi ha arricchito molto dal punto di vista umano, rimanendo sempre nel movimento. Credo che nella vita l'importante sia trovare sempre nuove motivazioni ed avere l'orgoglio di combattere. Sarei bollito se non ne avessi più voglia, ma mi sono buttato in questa esperienza con un entusiasmo grandissimo.

Rimarrà anche nel consiglio federale come rappresentante degli allenatori. Dalla Fip si è fatto sentire qualcuno per farle i complimenti?

No, nessuno. La Federazione sta passando un momento difficile, io comunque rimarrò perché rappresento gli allenatori professionisti e non c'è incompatibilità.

Anche quando ci sarà da decidere se la Futurvirtus potrà riprendersi il nome Virtus?

Sabatini ha salvato la società Virtus dal fallimento. Ci sono tutte le condizioni perché dall'anno prossimo questa squadra si possa chiamare di nuovo Virtus, come la chiamano i suoi tifosi.

Dopo qualche anno come ha ritrovato il basket maschile? Non le sembra che ci siano troppi comunitari e pochi italiani?

Chi ha un passaporto deve giocare come italiano, sennò si andrebbe contro la Costituzione. È brutto vedere tanti giocatori con nomi stranieri, ma credo si stia andando nella direzione giusta mettendo il tetto dei tre extracomunitari. Se gli italiani sono buoni, giocano comunque. In A2 quelli con passaporto italiano devono essere sette e qualche buon prospetto sta trovando spazio. Speriamo serva anche in chiave nazionale perché è vero che non c'è un grosso ricambio.

E dal punto di vista del livello del gioco?

Io ho sempre fatto giocare le mie squadre con molto contropiede, un gioco che diverte il pubblico e piace ai giocatori. È quello che sto proponendo alla Futurvirtus e mi sembra che anche in giro si veda di più rispetto a qualche anno fa.

 

IL GAUCCI DEL BASKET: «MANDO LA VIRTUS IN RITIRO FINO A GIUGNO»

di Vincenzo Di Schiavi - Il Corriere della Sera - 17/02/2004

 

Roba da far impallidire Luciano Gaucci. Claudio Sabatini, imprenditore di 44 anni, patron del Futurshow e della Virtus Bologna salvata in extremis dal fallimento, ci ha pensato a lungo. Poi ha deciso: tutti in ritiro. Per quanto tempo? «Quello necessario a ritrovarci e a migliorare la nostra situazione. Anche fino a giugno, se serve» precisa Sabatini. Cioè fino alla scadenza dei contratti. Il che significherebbe, calendario alla mano, più di quattro mesi. Ritiro, confino, domicilio coatto, chiamatelo come volete.

La sconfitta di Rimini, domenica scorsa, ha colmato la misura. Un campionato, quello di Legadue, nel quale le gloriose V nere stentano troppo, pur vantando un quintetto di categoria superiore. E allora meglio rifletterci sopra con calma: «Credo sempre in questo progetto - continua Sabatini -, ma abbiamo diverse cose da limare: la squadra è stata costruita in corso d'opera e quindi non ha fatto la preparazione. Cogliamo l'occasione per fare pure quella e per trovare un po' di tranquillità. Ripeto: non è una decisione punitiva». Ma nemmeno è un viaggio alle Bahamas. Quelle, i giocatori della Virtus, se le sogneranno tutte le notti, che si preannunciano fredde e scomode.

La meta del ritiro è infatti più adatta a un monaco che a un cestista: si tratta di un luogo isolato della collina reggiana. Smith e compagni lo raggiungeranno domani dopo l'amichevole con Montecatini. Dopo le pensioni a una stella di Gaucci, ecco gli eremi di Sabatini: zero confort (non c'è nemmeno la tv) e tanto isolamento. Si mangia, ci si allena e si dorme. Questo il messaggio che la società bianconera ha mandato ai giocatori, che si apprestano ad affrontare una dura realtà: niente locali, nemmeno un fast food; abolito il termine discoteca. «Ci hanno detto che questo posto è triste e desolato già d'estate; figuriamoci d'inverno» fanno sapere in società. Si torna a Bologna solo per le partite. Vita spartana, insomma. Lontano dalle luci tentacolari di Basketcity.

 

DUE VIRTUS IN SEI MESI PER TROVARE QUELLA BUONA

di Marco Martelli - La Repubblica - 05/03/2004

 

Cummings, Niccolai, Smith, Williams, Podestà in quintetto, più McCormack, Li Vecchi, Brkic, Pelussi, Zanus Fortes a sedere, più Bucci in panchina. è la Virtus che domenica sfiderà Jesi, e non somiglia neanche un po' a quella che cominciò l’avventura. Sembrano passate ere, nel vorticare frenetico delle porte girevoli del Grand Hotel Virtus, e invece son solo mesi. Intensi, ma sempre meno di duecento giorni. Serve una data, per l’inizio della storia, e si può dire allora che correva il 2 settembre 2003, quando Claudio Sabatini partorì l'idea: fondò FuturVirtus, società di comunicazione, in realtà scatola vuota per contenerci tutto, e fu questo il marchio che avrebbe fatto da filo conduttore tra il Progresso di prima e la Virtus di poi. Applicandolo sulle maglie rossoblù, ridipinte di bianconero, Sabatini fece il suo ingresso nel Castelmaggiore: formalmente da sponsor, sostanzialmente da plenipotenziario, raccogliendo una squadra costruita per la salvezza per cercare di trasformarla in una corazzata da promozione.

Altra data, il 13 settembre. A Ferrara, al Memorial Scopa, s’alza il sipario sulla FuturVirtus: in campo (o in tribuna), con le maglie (o le polo) fresche di stampa, c’è il coach Giampiero Ticchi, più Vitali, Noferini, Masieri, Barlera, Martin, Harrelson, Giovannoni, Di Marcantonio, Brkic e Cummings. Ne sono rimasti, all’oggi, solo gli ultimi due. Via gli altri, in un processo brutale per velocità, ma generosamente rivolto all’ossessiva ricerca della promozione, senza risparmio di idee, anche confuse, fatiche inesauste, contraccolpi tenaci. E quattrini, tanti quattrini. Nove se ne sono andati, tra giocatori e coach; nove ne sono arrivati, in attesa dell’ultimo tassello. Al play americano che verrà, l’hotel consegnerà la chiave della stanza numero 19. Ferrara, dunque. Sera d’estate. Ci sono Sabatini e Scariolo, dietro la panchina del predestinato Ticchi, ad osservare la creatura. Di prim’acchito, proprio non va. Via il lentopede bianco Ty Harrelson, peraltro in prova, rispedito in America a (non) fare la squadra negli sgangherati Fresno Heat Wave della Aba. Via Rafael «Fao» Giovannoni, fratello ciccio del Guillerme trevigiano, tornato al Paulistano di Sao Paulo, in Brasile, a giocar poco e male. E subito aperto il cancello arrivi.

Il primo rinforzo arriva il 17 settembre: Anthony Williams, da Reggio Calabria, è il secondo Usa della nuova Virtus. Lo stesso giorno, Sabatini s’accorda con Brkic, eredità vera Virtus, mentre il 23 è il giorno di McCormack: serve un play, possibilmente italiano, e il passaporto del newyorkese è buono. Tra l’altro, l’argentino Eloy Martin ha problemi di visto e non debutterà alla prima di campionato con Pavia. Quel giorno, in quintetto c’è Giacomo Noferini: salto triplo, dalla C1 all’A2. A fine dicembre verrà mandato a Forlì, in B1. Ticchi ne ha due vinte (Pavia e Osimo) e due perse (Imola e Montecatini), quando Sabatini ingaggia quella che, per il coach, è la chiave della squadra: El Gringo Pelussi lascia Cordoba il 9 ottobre, ma pure il suo esordio, a Scafati, salta per problemi di visto. Chi debutta in Campania è Charles Smith, colpo gobbo del mercato firmato il 15. Tagliato dai greci del Makedonikos, tre quarti d’Europa si domanda (e si risponde) se Charlie sia mezzo rotto. Si scoprirà meno rotto del previsto. In quei giorni, lo staff lascia per strada Luca Vitali: il padre ricompra il cartellino del figliolo, portandolo a Siena, aggregato alla prima squadra fino al battesimo del fuoco a Tel Aviv.

Siamo appena a metà. Prima del big match con la Bipop, Sabatini chiude con Niccolai, cercato da settembre: esordirà a Fabriano, la settimana dopo, fallendo la tripla della partita. Ancora un mese e la Virtus cambia due volte pelle. Ticchi vince a Sassari, ma Sabatini chiama Bucci: con lui, qualche giorno più tardi, arriva la rivoluzione dei lunghi, con Podestà arruolato, dopo lunghi tira e molla, per coprire la dolorosa perdita di Barlera e la cessione di Di Marcantonio, spedito a Trapani. Pressoché rifatta, la squadra non è ancora vincente. Manca un play e scarseggiano anche i giocatori: Martin torna in Argentina, e con lui lascia Bologna anche Masieri, ultimo superstite del Bignami che, un anno fa, stupì con un quinto dei mezzi e il doppio della programmazione (e del tempo per farla). Due bimbi in panchina, ma la Virtus 'sgasa’ di nuovo: ecco Li Vecchi e Zanus Fortes, e manca infine questo benedetto playmaker, Brown o Crispin che sia. Arrivato lui, diciannovesimo cliente in sei mesi del Grand Hotel Virtus, le porte girevoli smetteranno di frullare.

Una Virtus combattiva ma poco efficace in trasferta

VIRTUS, SABATINI OTTIMISTA: "VINCEREMO I PLAYOFF"

di Mirco Melloni - L'Unità - 21/04/2004

 

La sconfitta di domenica scorsa a Montecatini non è certo un bel biglietto da visita per i playoff, ma il talento a disposizione della Carisbo Virtus Bologna è davvero troppo per sottovalutare la squadra di Alberto Bucci. E così, nonostante nelle eventuali semifinali e finali le V nere avranno il fattore campo sfavorevole, nessuno s'azzarda ad escludere i bolognesi dai favori del pronostico. E il primo è il patron Claudio Sabatini, che per dare un'ulteriore carica ai suoi giocatori ha deciso di tesserarsi come dirigente accompagnatore. Un ruolo che permetterà a Sabatini, a partire da gara 1 contro Pavia, di andare in panchina insieme a giocatori, staff tecnico e medico.

«Sono convinto che vinceremo i playoff - dice Sabatini - e il mio tesseramento simbolico è il segnale che sono vicino ad un gruppo in cui credo». Un gruppo che, insieme a coach Bucci, è stato contestato dai tifosi bianconeri al termine della gara di Montecatini. «I tifosi hanno ragione a contestare - continua - ma sono io il primo responsabile di tutto questo. E se è vero che siamo stati indecorosi sul piano del gioco, nessun giocatore si è tirato indietro come impegno. La squadra sta lavorando. A Rimini la squadra perse, vidi qualche atteggiamento che non mi era piaciuto e la mandai in ritiro. Questa volta è diversa, e ve lo dice uno che non è mai stato tenero con i giocatori». Tuttavia, il responso del campo non ha fin qui convinto. È vero che la Virtus è imbattuta al PalaMalaguti dal 2 novembre, e con Bucci non ha mai perso sul parquet amico in undici gare. Ma fuori casa, i bianconeri hanno battuto solo due delle prime dieci in classifica, ma la squadra era ancora nella gestione di Giampiero Ticchi, mentre con Bucci sono arrivate sconfitte in ogni scontro diretto esterno (due volte contro Jesi e Montecatini, più Rimini, Pavia e Reggio Emilia).

Ad incoraggiare la Virtus c'è però l'esempio di Napoli di due anni fa, che soffrì per un anno intero, poi vinse le serie di playoff contro Messina e Reggio Emilia grazie ai successi esterni e ad una squadra che seppe sprigionare il proprio talento nel momento più importante. E nei momenti in cui la squadra di Bucci ha attaccato la spina, nessun avversario è stato in grado di tenere testa alla Virtus. Peccato che ogni accelerazione sia stata seguita da una successiva battuta d'arresto in trasferta.

Un andamento che non è migliorato nella fase ad orologio, con tre vittorie in casa, un successo sul campo del fanalino di coda Ragusa e due sconfitte pesanti a Jesi eMontecatini. Il tutto con in mezzo il malcontento di Tony Williams e soprattutto Vonteego Cummings per il turn-over dei quattro americani, e il rendimento del nuovo arrivato Rick Brunson che non sale di colpi, soprattutto lontano da casa. Teoricamente, con il rientro di Li Vecchi, Bucci dovrebbe optare per la presenza dei tre esterni americani, Brunson, Cummings e Smith, ma in vista della serie con Pavia (gara 1 e 2 a Casalecchio, domenica e martedi) non si esclude un nuovo avvicendamento da Cummings e Williams.

Nonostante tutto questo, nessun avversario si fida della Virtus, che annovera forse l'americano più forte del campionato (Charles Smith), altri tre stranieri che sono potenziali stelle ed un gruppo di italiani (Niccolai, Podestà, Li Vecchi, Zanus Fortes e Pelussi) che dà garanzie più che adeguate. Presi singolarmente, i giocatori della Virtus fanno paura, ma formare un gruppo è un altro discorso, e qui, escludendo qualche sprazzo eccellente, sono arrivate le principali difficoltà.

 

LA MINACCIA DI SMITH: "NON CI FERMA NESSUNO". FERRARA RIMPIANGE LA LATITANZA DI WILLIAMS

di Marco Melloni - SuperBasket - 18/05/2004

 

"Se giochiamo così, non ci ferma nessuno". Difficile dare torto a Charles Smith, che dopo sei vittorie in altrettante gare di playoff descrive alla perfezione il momento della sua Carisbo Bologna. Il Ragno ha appena chiuso una serie da 29,3 punti (79% da due), 4,3 rimbalzi e 5,7 recuperi, cifre impressionanti, ma che non raccontano tutto: non dicon che Smith ha deciso gara2 con i due canestri che hanno fermato la rimonta di Ferrara sul -1, e nemmeno che Smith ha fermato Terrell McIntyre, il miglior giocatore di Ferrara negli ultimi tre mesi, quando la Carife era cresciuta in maniera esponenziale. McIntyre ha chiuso la serie a 12,7 punti, 4,7 perse e il 40% dal campo, sistemando un po' le cifre nel secondo tempo di gara3. Le braccia chilometriche di Simth, vero segreto dell'ottima difesa bolognese, hanno tolto la luce a McIntyre, rendendogli difficile ogni ricezione e impossibile ogni tiro. Ma almeno non si è arreso, a differenza di un Michael WIlliams mai incisivo in questi playoff, chiusi con l'evanescenza di gara3. Dall'uomo-franchigia della Carife, che a breve prenderà il passaporto italiano, ci si attendeva molto di più.

il 3-0 Virtus non fa una grinza, visto che i bolognesi hanno confermato i progressi evidenziati contro Pavia. Brunson è piaciuto per come ha segnato e fatto girare la squadra, cui ha però aggiunto comportamenti provocatori verso gli avversari (intesi anche come pubblico) non sempre consigliabili, visto il rischio di andare fuorigiri (6,3 perse della serie per Brunson, compreso il quasi suicidio di gara2).

A fare la differenza è stata una difesa Virtus mai così positiva, costruita attorno a Smith, Li Vecchi (i cui 2.03 hanno oscurato prima Gregory e poi Michael Williams, ma ora troverà Jamal Robinson, alto come lui) e soprattutto Tony Williams, determinante ben oltre le cifre. Contro Jesi servirà la replica, sperando in un POdestà altrettanto positivo in attacco (72%) ma più incisivo in difesa (dove ha sofferto Mazique) e a rimbalzo, visto che i tre palloni catturati di media, con tre sconfitte a rimbalzo di squadra, contro Ferrara sono bastati. Contro i lunghi di Jesi servirà altro. Qui però interviene la panchina lunga a disposizione di Bucci.

Ferrara chiude la stagione con l'amaro in bocca, visto quanto fatto nei tre mesi precedenti, risultati coincidenti con la crescita di mazique, che contro la Virtus è stato uno dei pohci a salvarsi (64% dal campo), assieme ai grintosi Zanelli e Rajola. Solo Williams e Ghiacci hanno il contratto per l'anno prossimo, mentre il presidente Mascellani conta sull'aiuto del tessuto inprenditoriale locale per mantenere alte le ambizioni.

 

VIRTUS, LA PARTITA DELLA STAGIONE

di Mirco Melloni - L'Unità - 23/05/2004

 

L’ultimo atto del campionato di Legadue è, per la Virtus Carisbo, anche il più importante. I bianconeri, che aprono oggi la serie di finale a Jesi contro la
Sicc, non solo si giocano la promozione in Serie A, ma anche un posto nell’Eurolega 2004-05 visto che, come confermato venerdi dal patron Claudio Sabatini, alla Virtus basterà tornare nel massimo campionato per far fruttare il diritto triennale a giocare la manifestazione europea più importante.

Uno scenario ideale per la Virtus, che pur senza avere il fattore campo favorevole (Jesi è arrivata terza in regular season, la Carisbo quinta) ha tutta la pressione sulle spalle. Una pressione che nasce dal maggiore tasso di talento, sprigionato totalmente nell’ultimo mese, dal nome e dalla tradizione altisonante del club e, appunto, dal doppio obiettivo di questa finale. «Ho la stessa emozione di quando disputavo le finali-scudetto – ha spiegato coach Alberto Bucci – e non cambia che si alleni in Serie A o in B. Le finali danno le stesse emozioni».

Un obiettivo condiviso dai tifosi bianconeri, che in poche ore hanno esaurito i 500 tagliandi a disposizione della Virtus, tanto che erano arrivate oltre 2.000 richieste di biglietti. Al palasport di Jesi si attende il pienone, così come al Palamalaguti, dove la serie approderà venerdi per gara3. La Virtus si presenta in forma smagliante, con sei vittorie su sei gare nei playoff, spazzando via prima Pavia e poi Ferrara. Jesi, però, rispetto ad Edimes e Carife, ha una differente consistenza difensiva, caratteristica che nei playoff, quando la tensione sale ed ogni pallone pesa di più, conta parecchio. A questo si aggiunge che contro Jesi, la Virtus quest’anno non ha avuto vita facile. Anche se, come aggiunge Bucci «anche contro Pavia avevamo perso in regular season, poi nei playoff è cambiato tutto».

Nelle due trasferte marchigiane, la Virtus ha subito due batoste pesanti, una in dicembre, alla prima trasferta di Bucci, la seconda due mesi fa, nella fase ad orologio, dopo che Vonteego Cummings, saputo della sua esclusione in favore di Rick Brunson, si era rifiutato di partecipare alla trasferta. E Brunson si trovò imbrigliato nella difesa a zona che Jesi schierò per 40minuti. Da quella gara sembra passata un’eternità, tanto è cambiata la Virtus: Brunson da allora è un altro giocatore, stessa cosa per Tony Williams, che sta avendo un grande impatto difensivo, mentre Charles Smith non ha mai smesso di fare canestro.

Ma al fianco dei tre Usa il gruppo italiano non fa mancare quanto serve. La Virtus avrà bisogno soprattutto di Samuele Podestà, che in settimana si è allenato nonostante un problema di calcoli renali. Lui eWilliams, oltre ai cambi Andres Pelussi e Cristiano Zanus Fortes, giocheranno la parte più importante: Jesi è una squadra che difende duro e ama correre in contropiede, grazie ad un impatto terrificante a rimbalzo, con il micidiale duo formato dal superatleta James Singleton e dal combattente Mason Rocca, determinanti nella vittoria in semifinale contro Montecatini.

«Dovremo limitare i loro rimbalzi d’attacco – continua Bucci – e cercheremo di imporre il nostro basket, senza aspettare che loro facciano errori. Conterà soprattutto chi starà meglio fisicamente e chi sopporterà meglio lo stress». Dopo la gara d’apertura (ore 18.30, questa sera, diretta Rai- SportSat), gara2 si disputerà martedì, sempre a Jesi (ore 20.30). Gara3 e l’eventuale quarta saranno a Casalecchio, venerdi e domenica, mentre l’eventuale quinta sarà giovedì 3 giugno a Jesi.

 

LA VIRTUS NON GIOCA, JESI FESTEGGIA LA PROMOZIONE

di Marco Martelli - La Repubblica - 29/05/2004

 

Finisce come deve finire, con la più forte a volare in A1. Ci va, con tutto il merito, la Sicc, vincente sulla Virtus 5 volte su 6 in stagione, perfetta e addirittura debordante nell’ultima recita. Sta avanti 40’, maramaldeggia contro una Virtus ormai svuotata, senza idee e nemmeno voglia, che nell’ultimo quarto segna (zero) punti nei primi 7’10’’ e mai trova la forza per provarci. E termina anche con brutte cose in campo, segnali di un gruppo che gruppo non lo è stato mai: Brunson e Bucci a beccarsi, col primo a far spallucce e a sghignazzare, e che stamattina, finalmente, potrà prendere l’aereo che già aveva prenotato dopo Gara 3 con Ferrara. 3-0 voleva, 3-0 è stato: ma dalla parte sbagliata. Finisce insomma nel modo peggiore, con uno schiaffone da 24 davanti ai propri, tantissimi tifosi. Almeno 6000 persone (e, di nuovo, il vecchio patron Cazzola), che a piccoli gruppi issavano, durante la presentazione, striscioni di monito verso il palazzo («Controllate i bilanci, meritiamo rispetto»).

Ma i segnali di serata grama s’erano visti fin dall’inizio, con la Carisbo a partire più vuota che si può. Subisce da dentro ed è molle sui piccoli, dove Bucci manda Smith su Rossini e Brunson su Blizzard: 14 dei primi 19 punti jesini sono di Rocca e Singleton, mentre di là s’è già perso Podestà (2 falli dopo 4’) e un po’ di fiato arriva quando pure la gazzella James ne ha 2 (dopo 7’). Bologna è ancora a contatto, 17-19 dopo un quarto, trovando solo due cesti contro la zona, finora mai provata da Gresta, e che nel primo tempo l’ha fatta da padrone. Refrain identico nel secondo quarto: dopo un’effimera parità a 19, Jesi griffa un 13-2 poderoso, lasciando crostini (4 punti in 6’) a un attacco Virtus senza un’idea: più che altro, un assalto all’arma bianca. Con Hadley, la Sicc vola a +14 (25-39), chiudendo virtualmente i giochi, anche se un 8-0 di puro arrembaggio illude che ci siano vie d’uscita: in realtà, il +6 di metà è un jackpot all’Enalotto.

E infatti, quando si riprende, Jesi allunga subito: 6-0 con tripla alla sirena di Rossini (33-45), poi da tre la infila, mani in faccia, anche Robinson (35-48). Troppo gasati i marchigiani, la Carisbo boccheggia, aspetta quasi 4’ per il primo cesto (Li Vecchi, che poi si fa male), mentre Bucci leva Brunson per manifesta inadeguatezza. Smith da tre centra il -8, Niccolai, per il -5, piglia solo aria. Più tardi McCormack, -7 e palla in mano, sfonderà. Sono gli ultimi assalti. Nell’ultimo quarto, nemmeno ci si prova più. Il primo cesto dopo oltre 7’, roba da chiodi. Sotto i pennoni delle antiche glorie esulta, per la sua prima volta in A1, la piccola Jesi.

 

Il Commento di Walter Fuochi
Tiri, rimbalzi, difesa, tattica, gambe, cervello, ritmi. Tutto, ieri sera, Jesi ha fatto meglio della Virtus: 40’ su 40’ avanti per un 3-0 limpido, senza una minima piega. Va su chi merita, completando il suo paziente disegno, sta giù chi ci ha provato, ma ora, prendendo atto del fallimento del suo progetto di rincorsa, ne avrà poco da conservare, per ritentare l’avventura. E poi, l’incognita è proprio qui, in quel che verrà: il libro nuovo, salvo terremoti normativi, è un’altra stagione in LegaDue, con tutte le incognite del caso, sul piano societario e su quello della risposta d’un pubblico che ha accettato l’anno di purgatorio con l’intima convinzione che di più non sarebbe durato. Casalecchio inghiotte invece una delle notti più amare della sua storia (storia Virtus, s’intende, ché questo erano squadra e gente, nei giorni belli e in quelli brutti), avvilita da un gruppo che ha disertato la partita della vita: e anche questa resa imbelle, stordita fa male. La larga vittoria di Jesi ottiene pure di svelenare le polemiche e di mettere un tappo alle troppe parole corse intorno al gioco: sul verdetto non ci piove. La Virtus incapace perfino di muoversi in attacco, la Virtus che in ogni quarto ci metteva una vita a segnare, la Virtus dominata sotto i tabelloni e quasi irrisa da un giro di palla che non svelava debiti d’emozione d’una debuttante venuta a corte a sbancare, non a bussare timidamente: la Virtus portata via insieme ai suoi sogni, è stata tutto questo. La buona volontà di chi vorrà costruire dovrà arrampicarsi, davvero, da uno sprofondo.

 

Le parole di Bucci
Bucci ringrazia. «Il presidente m’ha fatto vivere una splendida avventura, peccato sia finita così». Sabatini si complimenta. «Onore a Jesi, che ha vinto con pieno merito. Non mi sento offeso, anzi: ha trionfato una società seria. Ho fatto festeggiare i loro tifosi. Giusto così, in altri palazzi non sarebbe successo». E poi rammenta. «Ho chiesto alla commissione di controllo di fare delle verifiche, entro il 14 giugno. Vorrei avere delle risposte chiare sulla situazione debitoria di diversi club. La Virtus vuole lottare per la serie A e per l’Eurolega. Meritiamo questa chance: il nostro campionato non è finito. I 7.500 al Palamalaguti e la nostra situazione di bilanci dimostrano che siamo un posto giusto».

 

MI RITORNI IN MENTE: PUNTATA 8

di Enrico Faggiano - www,bolognabasket.it - 06/03/2013

 

Era stata una estate di grandi scossoni, nel mondo Virtus, da quando Madrigali era stato estromesso, e le battaglie per rimettere in piedi una V nera il prima possibile, magari con credibilità e senza scendere più di tanto di categoria, erano di quelle che riempivano le pagine dei giornali ma senza però dare garanzie ai tifosi. Alla fine fu chiaro che le opzioni erano due: da un lato Claudio Sabatini, che cercava disperatamente un diritto di Legadue da usare per poi da lì ripartire con la Virtus da lui rilevata – dopo lunghe e sanguinose trattative – da MM, e dall’altro Paolo Francia con il diritto concessogli per una B1 con la nuova realtà chiamata Virtus1934. Sabatini sudava, faticava, aveva annusato l’aria a Imola prendendo però risposte negative, e tutto girava attorno, a questo punto, al Progresso Castelmaggiore. Squadra già fatta e finita, con patron Tudini che gongolava all’idea di alzare il prezzo della sua creatura. “La cosa si potrebbe anche fare – pokerizzava Tudini – ma qui ho avuto anche altre proposte, che renderebbero il Progresso qualcosa di unico in Italia, e comunque non ho la minima intenzione di svilire il progetto Castelmaggiore”. Venne anche fatto presente che la campagna abbonamenti era già stata aperta – non certo con necessità di transennare le biglietterie – e, comunque sia, poche ore dopo Tudini aveva già ceduto il pacchetto a Sabatini, per aprire la strada a quella che sarebbe poi diventata la Futurvirtus.

E Francia? Francia venne subito osteggiato dalla tifoseria, qualche screzio verbale con Sabatini rimase agli atti (la captatio benevolentiae di quest’ultimo faceva perno sull’antifortitudinità e su battute riguardanti la moglie di Seragnoli, mentre Francia poteva solo far riferimento a come in quei giorni il suo rivale fosse stato incensato manco fosse Padre Pio), ma intanto la squadra venne creata. Con Giordano Consolini a far da allenatore e da non indifferente possibile traino verso le vedove, e un gruppo di giocatori pescati all’ultimo e, in una realtà che 16 mesi prima faceva la finale di Eurolega, assolutamente ignoti a chi di minors non trattava. C’era Marco Bonamico come possibile testimonial (storico un suo spot radiofonico ad incentivare il tifo per la vera Virtus), ma la gente girò subito le spalle. Così, il 20 settembre 2003, all’esordio della Creatura, c’era forse più stampa che altro, quella sera.

Oltretutto il calendario della B1 era stato beffardo, perché mise subito in programma un derby con il Gira Ozzano, che da anni navigava in quelle lande all’ombra delle big cittadine, e che in panchina aveva quel Mauro Di Vincenzo che, sulla panca Fortitudo, qualche soddisfazione contro la Virtus se la era anche presa, negli eighties. Mai vista tanta stampa, collocata come sempre in una specie di galleria sopra il campo accanto a bambine che giocavano a pallavolo, mentre gli spalti erano gremiti, non certo però di tifosi Virtus.“Avevate Danilovic, avevate Nesterovic, ora siete qui in serie B” vociava la curva ozzanese, probabilmente rabboccata da non abituati alla zona, dato che di solito l’età media di chi stava dietro gli striscioni arancioneri non andava oltre i 14 anni. E, il pubblico Virtus, era composto poi soltanto da pochi simpatizzanti di Consolini e niente altro. La partita venne vinta dal Gira, 68-65, e lì iniziò il percorso della ’34. Che il primo anno giocò al Paladozza, quasi sempre nel vuoto assoluto (anche perché i prezzi dei biglietti avrebbero reso filo-sabatiniani anche i parenti stretti di Consolini, forse) mentre dall’altra parte era chiaro che il 99% della popolazione Virtus aveva scelto altro. L’anno dopo Sabatini rilevò la ’34 con l’idea di renderla una specie di nursery per i giovani bianconeri, ma alla fine ci andarono a giocare tanti reduci della Salus oltre a qualche vecchia gloria bipartizan (Barbieri, Orsini) e un giovanissimo Luca Vitali già affrancatosi dalla V nera. Giocarono un anno a Budrio, per poi sparire nell’oblio.

Per la cronaca, il tabellino di quella, quasi storica, partita.

Camst Ozzano – Virtus 1934 68-65
(16-19, 31-31, 50-49)

Ozzano – Berdini 2, Bucci 22, Agostini 6, Rinaldi 14, Alberti 2, Palmieri 8, Raschi 6, Zanella 4, Basei 6.
Virtus1934 – Angiolini 15, Benzi 12, Pilutti 7, Amoroso 2, Cantarello, Sorrentino, Cotugno 5, Perego 8, Fiasco 16.

 

MI RITORNI IN MENTE: PUNTATA 13

di Enrico Faggiano - www.bolognabasket.it - 14/04/2013

 

Ah, quella estate. Abbiamo già raccontato in un altro amarcord la prima della Virtus 1934, ma è chiaro che non ci fosse solo quello, nel 2003, anzi… Anzi, c’era un Progresso Castelmaggiore che, come descritto, aspettava con motivazioni e sentimenti diversi: da un lato c’era la proprietà, che stava facendo i conti su quanto avrebbe potuto tirare su dalla faccenda Sabatini, dall’altro una squadra che stava andando in chiara crisi di identità. D’altra parte si era iniziata la preparazione come Bignami, con maglie rossoblu e idee per riproporre i miracoli dell’anno prima, e di punto in bianco ci si ritrovò altrimenti vestiti e altrimenti seguiti. La prova fu all’esordio, quando al Memorial Scopa di Ferrara, a metà settembre, il gruppo andò in campo totalmente dimentico di quel che era: fuori Pilutti, reo – pare – di eccessiva fortitudinità, dentro gente come Vitali e Brkic che non sapeva ancora come essere collocata, e Paolo Barlera di cui il Progresso avrebbe voluto ripetere il prestito dell’anno prima, ma che non sappiamo a chi chiederlo, diceva la dirigenza castellana: a quel punto, il problema non si poneva più. Ma spiegateglielo, che le nuove maglie erano bianconere, che quando l’arbitro diceva rimessa Futurvirtus parlavano di loro e non di altri, che in tribuna c’era nientemeno che Sergio Scariolo ad annusare l’aria, e che i tifosi non erano più quei pochi a cui erano stati abituati. Terminò con un ingiusto massacro (76-102, e il tabellino fu questo: Ceresi 5, Venturoli 1, Noferini 0, Brkic 10, Vitali 0, Cummings 21, Masieri 16, Pampani 0, Barlera 5, Harrelson 6, Di Marcantonio 9, R. Giovannoni 3), mentre il giorno dopo, pur sconfitti contro Imola, qualcosa andò meglio: 82-85, e Ticchi a dire “La condizione emotiva è difficile, aspettiamo”. Intanto, i primi acquisti della gestione Sabatini si presentarono: il mediocre McCormack, e un Tony Williams che, a Reggio Calabria, una roba simile l’aveva già vissuta.

Il 28 settembre 2003, il Palamalaguti si riempì attorno a quota cinquemila, chi più chi meno. Noi non molliamo mai, vergava la curva, assieme ad un Un anno col soprannome non cancella la passione che spiegava facilmente come, pur di vedere del basket con una V nera addosso, ci si poteva innamorare anche subito di quei semisconosciuti che, fino a pochi giorni prima, erano pronti ad esordire, contro Pavia, ma al Paladozza, come Castelmaggiore, in tutt’altra dimensione. Partita sofferta, come capitava spesso l’anno prima, poi a sparigliare ci pensarono quelli che dovevano: 14 in un quarto di Leandro Masieri, che con 4 triple ricordò ai tifosi Virtus che lui, l’anno prima, l’armata bianconera di Madrigali l’aveva già battuta due volte (in uno scrimmage, e in una amichevole aperta al pubblico), e poi Vonteego Cummings, pescato dal duo Santucci-Ticchi per fare il Gerrod Abram magari senza le stesse bizze, finendo con Brkic. Vittoria, festa per tutti: “A volte il fritto misto è meglio di altri piatti pregiati ma avariati”, gongolò Ticchi, mentre Vonteego spiegò la situazione:“Sono arrivato come Castelmaggiore, ora è Virtus. Ma a me interessa giocare a pallacanestro, e qualunque sia il nome della nostra squadra è sempre uno sport 5 contro 5. Non importa contro chi giochiamo: noi vogliamo giocare a basket, vincere, per cui sono soddisfatto. So cos’è la Virtus, per cui sono contento di fare parte del processo di ricostruzione. Ho amato il modo in cui il pubblico ci ha sostenuti”.

Durò poco, perché la squadra iniziò a sentire l’eccessiva pressione, e Sabatini decise che c’era da rinforzare la squadra, con arrivi quasi settimanali e inevitabili cessioni. Saltò anche il coach, preparato per un lavoro che si era trasformato, per fare posto ad un Alberto Bucci che non esaltò, a dire il vero. Venne firmata una squadra intera completamente nuova (Zanus Fortes, Li Vecchi, Niccolai, Podestà, Smith, Brunson, Pelussi), la promozione non arrivò, ma intanto i nomi di quelli che vinsero la prima partita del dopo Madrigali erano già entrati, a modo loro, nella storia.