FUSIONE, NO GRAZIE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Quella della fusione tra Virtus e Fortitudo non è un'idea scaturita nell'inizio del mese di maggio 2016, con entrambe le squadre in serie A2, ma bensì nel dicembre 1996, quando entrambe erano ai vertici del basket italiano: i bianconeri da parecchi anni e con una tradizione che li aveva visti lottare per le posizioni di vertice molto spesso, la Fortitudo arrivata in alto da poco, con un'ascesa fulminante. L'idea venne al patron delle V nere, Alfredo Cazzola e fu immediatamente sposata dal collega della F, Giorgio Seragnoli. Entrambi non vedevano altra soluzione alla sopravvivenza, soprattutto in ambito europeo, che quella di un'unica squadra in città. Incontrarono poche voci favorevoli (quella del presidente di Lega Rovati) e molte contrarie, da quella molto perplessa del sindaco Vitali, virtussino doc, a quella della Sef Virtus, la casa madre che scese in campo per difendere la tradizione, e quella massiccia dei tifosi, che si mostrarono nettamente contrari, anche attraverso le risposte a un sondaggio, indetto da Il Resto del Carlino, che fu tra i primi a raccogliere l'idea dei proprietari delle due squadre, e tra i più restii ad abbandonare l'ipotesi della fusione. L'insorgere di tanti pareri contrari fece ben presto abbandonare quella strada, aprendo il periodo più fulgido del basket bolognese e della Virtus in particolare, sia in Italia che in Europa; anche se va dato atto all'analisi di Cazzola e Seragnoli, che ben avevano visto con largo anticipo la fase di declino a cui era destinata la pallacanestro bolognese e più in generale italiana.

 

"MACCHÉ DERBY: SOGNO LA VIRTUDO"

Nel giorno della stracittadina Cazzola rilancia. "Virtus e Fortitudo devono fondersi: il futuro è l'Europa"

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 24/11/1996

 

Signor Cazzola, è da un po' che non si sente la sua voce. Da dove iniziamo?

"Vorrei partire dall'intervista che recentemente rilasciato Giorgio Seragnoli per dire che, senza scendere nel dettaglio delle situazioni particolari della Fortitudo, condivido molte tra le cose che ha detto perché le ho vissute sulla mia pelle: sono sempre stato dell'idea che i proprietari debbano riconquistare un ruolo all'interno della gestione del movimento basket, perché poi alla fine, quando ci sono i guai, sono loro che ci mettono la faccia. Se le cose vanno male, o abbiamo speso poco, oppure male; quando vanno bene i meriti son degli altri".

Perché negli ultimi tempi si è un po' defilato?

"Io sono stato molto critico perché si sarebbe dovuto fare molto di più in questi due anni, Virtus e Fortitudo sono state molto attive sul mercato in questi anni: a parte qualche intervento di Scavolini, Benetton e Stefanel, diciamo che almeno 70 miliardi sono stati messi in movimento da imprenditori bolognesi, Io ho battuto i pugni sul tavolo perché nessuno si stava rendendo conto della situazione anticipando l'effetto della sentenza Bosman. Morale, io, Seragnoli, Scavolini, Benetton abbiamo continuato a comprare giocatori fino a un minuto prima che il loro cartellino non valesse più niente. Non mi stupisce che adesso ci siano cause collegate all'onerosità sopravvenuta di certi contratti. Io ho denunciato che di lì a  breve sarebbe stato un problema per tutti, che lo scenario che si stava profilando avrebbe indebolito il movimento togliendogli la capacità di reagire. Da allora, poi, mi sono defilato: tanto era stato il clamore delle mie parole, tante le critiche e le antipatie che mi sono piovute addosso".

Comincia a delinearsi uno scenario inimmaginabile: c'è l'idea di una fusione tra Milanoe Varese...

"Da un anno sostengo che Bologna non possa garantire due squadre di vertice in uno sfondo europeo, da qui al Duemila. Il mio chiodo fisso è che dovremo arrivare, prima o poi, a farne una sola in questa città. Chiamiamola Virtudo, questo era il nocciolo del mio progetto entrando nel basket: certo, non potevo prevedere che poi sarebbe decollato il missile Fortitudo. Ma ciò non smonta il progetto. Anzi, al contrario, lo rafforza. Bologna già da domani mattina potrebbe garantire un potenziale da 10000 abbonati, permettendosi anche di fare, unificando l'offerta, una politica sui prezzi. Si potrebbe insomma creare la più forte realtà europea, non solo per presenza di pubblico, disponibilità di sponsor, capacità finanziarie e manageriali. In città si tende a presentare i due imprenditori che sono a capo delle società di basket come persone che non si possono vedere. Per quello che mi riguarda non ho nulla contro Giorgio Seragmoli: quando ci siamo incontrati, ci siamo sempre educatamente e gentilmente salutati. Ma siamo arrivati all'assurda situazione che a Bologna il basket divide ed il calcio unisce gli stessi tifosi".

Stasera avremo allora uno degli ultimi derby?

"Tra teorizzare questo scenario e vederlo realizzato, c'è una bella differenza. Ci sarà un sacco di gente tra chi ha fatto la storia delle due società che griderà allo scandalo, che la fusione è un'offesa alla tradizione. Se tuttavia vogliamo guardare allo sport professionistico e a ciò che sarà il basket nel suo futuro più immediato, la strada è questa. È un peccato che l'entusiasmo e le risorse che ci sono in questa città si debbano frazionare e non, al contrario, unire".

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SERAGNOLI: "FUSIONE? SI PUÒ FARE"

Bologna nuova era. Il patron Fortitudo replica al collega della Virtus. "Guardando all'Europa, due squadre di basket sono uno spreco: pronto a discuterne con Cazzola"

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 26/11/1996

 

Massi, parliamone. Alfredo Cazzola, nell'intervista che ha alzato il sipario sul derby di basket, ha lanciato il sasso. Giorgio Seragnoli, all'indomani, lo ha raccolto. Parliamone. Parliamo del progetto di fusione tra le due anime della Bologna dei canestri, Virtus e Fortitudo, tre scudetti in fila gli uni, una crescita esponenziale che ha visto esploder gli altri dalla A2 alla storica finale per il titolo conquistata lo scorso maggio. E tutto ciò negli ultimi quattro anni di vita del campionato italiano.

"Sono rimasto estremamente impressionato dal messaggio lungimirante e intelligente del signor Cazzola: anch'io sono convinto che, guardando alla pallacanestro nella sua più naturale proiezione europea, due squadre a Bologna rappresentino un'inutile dispersione di forze e di energia a tutti i livelli. In questa città ci sarà spazio per una sola squadra: mi sembra la soluzione più logica. Anzi, dirò di più, credo che questa ipotesi si debba realizzare anche in tempi rapidi e, per quanto mi riguarda, sono disponibile a mettermi attorno ad un tavolo e lavorare su questo progetto".

Vacillano quindi le coronare della vecchia Basket City emiliana, sconvolte da una settimana che ha ribaltato scenari e prodotto altissima tensione, non solo emotiva, che ha l'aria di essersi tutt'altro che esaurita. Al contrario, siamo soltanto all'inizio. Fortitudo e Virtus unite chissà quando, ma unite, non su Andromeda, ma qui, sul pianeta terra, e tra millenni Virtus e Fortitudo che si metteranno presto al lavoro per abbattere storici steccati con l'obiettivo di moltiplicare le prospettive di una crescita che, guardando allo status quo, rischia di aver raggiunto ormai i propri limiti fisiologici, almeno a giudicare il polmone degli abbonamenti, su un versante e sull'altro. I proprietari di Fortitudo e Virtus, pubblicamente scesi in campo nella settimana appena lasciata alle spalle, che potremmo vedere tra breve seduti uno di fronte all'altro, per la prima volta, a lavorare attorno ad un progetto rivoluzionario"

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VITALI: "FUSIONE DA CHOC, PERÒ..."

Il sindaco sulla possibile unione Fortitudo-Virtus. Il basket vive esigenze particolari, capisco Seragnoli e Cazzola: se mi coinvolgeranno, interverrò"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 27/11/1996

 

Cazzola propone e Seragnoli rilancia: Virtus e Fortitudo, insomma, potrebbero arrivare alla fusione. Lei cosa ne pensa sindaco Vitali?

"Immagino che per i tifosi sia stato uno choc, ma è un'idea che parte da alcune considerazioni ben precise".

Ritiene che si tratti di riflessioni che possano andare  abuon fine?

"In fondo è quello che succede in certi vettori produttivi, però...".

Però?

"Si tratta di una tendenza che si sta affermando nel mondo dello sport, ma se penso al derby di domenica, giocato a Casalecchio, allora mi viene da dire che il progetto che i due patron possano ritrovarsi, per discutere di questo, è alquanto futuribile".

Leggendo il Carlino ieri mattina, le è andato di traverso il cappuccino?

"No, al contrario. Ho letto con attenzione le riflessioni dei due proprietari. Ma ritengo la fusione un processo difficile da portare a termine".

Ma potrebbe essere il suo turno.

"In che modo?".

Ai tempi del fallimento del Bologna lei fu il grande "traghettatore". E una società che stava per scomparire dal mondo del pallone finì in buone mani. I quelle di Gazzoni che ha portato una squadra dalla C1 al secondo posto in serie A.

"Sono fiero e orgoglioso di quello che ho fatto in quel momento particolare".

Da traghettatore a mediatore il passo può essere breve, non trova?

"Non aspettatevi un compito che va al di là di quello di semplice sostenitore di due squadre che hanno tifosi così forti e appassionati".

E se fossero le due società a caldeggiare il suo intervento?

"Allora sarei ben felice di offrire il mio contributo, anche se onestamente credo di non avere ancora tutti gli elementi per valutare questa eventuale fusione. E tanto meno intendo pontificare sull'argomento. Più che valutazioni le mie sono semplice opinioni".

Procediamo: una sola squadra, un solo pubblico.

"Questo per esempio è un dato sul quale riflettere: mi sembra che si tratti di due tifoserie completamente diverse, differenti anche antropologicamente".

Contrario al progetto, allora?

"Dico piuttosto che non bisogna trascurare nulla. Milano e Varese, tanto per rimanere nell'ambito della pallacanestro, stanno valutando la stessa soluzione. Questo indica che i club del basket avvertono esigenze particolari. Nel calcio, però, abbiamo l'esempio di MIlano dove coesistono due società differenti come Milan e Inter, che mantengono i loro valori, la loro storia. Tanto in Italia quanto in Europa. Le riflessioni di Seragnoli e Cazzola partono da un presupposto: una squadra proiettata verso un basket sempre più europeo, dove ci sia un'Eurolega sul modello della Nba. Ma in Italia c'è spazio per due squadre ugualmente competitive".

Teme forse che in caso di fusione il PalaDozza si trasforni in una cattedrale nel deserto?

"Prima di tutto è una bella cattedrale, che abbiamo ristrutturato per metterla a norma. E poi ci sono altre realtà che possono utilizzarla degnamente. A Bologna le alternative non mancano: c'è anche la pallavolo, non dimentichiamolo".

Come chiamerebbe la società uscita dall'unione tra Virtus e Fortitudo?

"Lo ripeto, è un processo che vedo molto faticoso, non me la sento di sbilanciarmi ora".

Ci proviamo noi: le va bene Bologna?

"Perché no: il cammino è lungo, ma possiamo parlarne".

 

LA FUSIONE TRA VIRTUS E FORTITUDO?  ROVATI: "HA UN SENSO IN EUROPA"

tratto da Il Resto del Carlino - 27/11/1996

 

La fusione di Bologna, Virtus e Fortitudo insieme: un'idea rimbalzata tra i due proprietari che ha scosso le quattro mura della città dei canestri in una settimana in cui le emozioni non sono certo mancate.

Bologna la Doppia che pensa di coalizzare i propri eserciti, abbattendo gli steccati e i confini entro i quali si è cullata Basket City. Angerlo Rovati, presidente di Lega, ha un'idea precisa.

"L'operazione ha un senso se la prospettiva è l'Europa, peraltro la dimensione verso cui si orienterà sempre più il nostro basket di vertice. Mi rendo conto che possa provocare traumi non piccoli ed incontrare ostacoli,  ma va considerato anche che,  come ho scritto al presidente federale Petrucci, qui non ci sono più risorse. Vedremo".

 

SERAGNOLI, INVITO-SHOCK A CAZZOLA

Il patron biancoblù rilancia: si profila una vera rivoluzione. "Lui entra nel consiglio Fortitudo, io in quello Virtus: è il primo passo per lavorare sulla fusione".

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 30/11/1996

 

Chi ancora è convinto che l'ipotesi di una fusione tra Virtus e Fortitudo sia poco più di una boutade da salotto, tra un pasticcino e una tazza di the, chi si ostina a non capire le possibilità di avere entro brevissimo tempo a Bologna, capitale riconosciuta dei canestri, una sola squadra, ora avrà di che meditare. Giorgio Seragnoli, che raccolse l'invito lanciato da Alfredo Cazzola ("Due club a Bologna, proiettando il basket dell'immediato futuro in una dimensione Europea, sono un'inutile dispersione di energie: credo ci sarà lo spazio per una soltanto"), fa un altro passo avanti, dopo aver auspicato un incontro con lo "storico" nemico di tante battaglie tra parquet e dintorni.

Ed è una proposta-bomba che per la prima volta metterà tutti, scettici e sordi, di fronte ad un fatto concreto. Cazzola entra nel consiglio Fortitudo, Seragnoli in quello della Virtus.

"Sono fermamente convinto che quella della fusione sia un'ipotesi sulla quale dobbiamo lavorare", ci ha ribadito ieri al telefono, prima di partire per Ginevra, il patron biancoblù, che ha affrancato il suo preciso "messaggio ad Alfredo Cazzola" con i contenuti della proposta shock: "Sono pronto ad offrirgli subito un posto nel consiglio della Fortitudo e ad accettare, ovviamente, un analogo invito da parte sua entrando, a mia volta, in quello della Virtus. Questo segnale di disponibilità e di buona volontà può così rappresentare l'inizio di un discorso serio e circostanziato, per dare forza allo studio del progetto di creare a Bologna una grandissima squadra per l'Europa".

La rivoluzione ci sarà e questa mossa può definitivamente farla decollare, perché il basket italiano è alla ricerca di ossigeno e di risorse che nel Bel Paese sono ormai prosciugate. Il problema, per essere chiari, non è che Cazzola abbia o meno deciso di chiudere i rubinetti alla sua Virtus. Casomai, va inquadrato da una prospettiva opposta. E cioè: se il basket, stritolato dalla forbice costi-ricavi che è l'unico parametro sensato al di là del mecenatismo per confrontarsi, rischia di non garantire una gestione ad alto livello nemmeno al club che ha lo sponsor più robusto (3 miliardi) e il portafoglio abbonati più consistente (5047 tessere per oltre 8 miliardi di lire), c'è da chiedersi se davvero il gioco valga la candela. Ed è esattamente quello che si stanno chiedendo, da tempo, quei signori che i soldoni li tirano fuori dal proprio portafoglio. Ecco perché ci troveremo di fronte ad un vero e proprio mondo nuovo, ecco perché il terreno di confronto diventerà l'Europa, a maggior ragione oggi che il grande capo Nba David Stern ha ufficialmente rinunciato al disegno di sbarcare nel Vecchio Continente con le sue truppe Pro. Basta pensare allo sbilanciamento di forze, nazione per nazione, sui contratti tivù.

I 14 club di A1 si dividono i 1250 milioni che la Rai "passa" all'anno e passerà per i prossimi due, in Spagna la cifra è dodici volte superiore, in Grecia ha raggiunto livelli (anche di programmazione nei palinsesti) che sembrano di un altro pianeta, come ci ha illustrato il capo ufficio stampa della Lega Yannis Antonopulos: 100 milioni di dollari (poco più di 150 miliardi) all'anno per due stagioni. Per le coppe i team più importanti hanno strappato, in aggiunta, contratti televisivi spaventosi: 40 milioni di dollari a stagione finiscono nelle casse dell'Olympiakos, qualcosa in più, tra i 42 e i 45 milioni di dollari, al Panathinaikos ed il Panionios, la terza squadra di Eurolega, ha ratificato un accordo di 10 milioni di dollari.

L'idea di cercare un altro mercato per togliere il gesso al movimento di vertice, non è solo un interrogativo che si pongono i due club bolognesi, se è vero che in questa nuova ottica incominciano a ragionare ed a proiettarsi Stefanel (il progetto di sinergia con Varese potrebbe arrivare ad abbracciare anche Cantù), Treviso che sta studiando il recupero e il rilancio di Venezia, se il punto di arrivo sarà una sorta di Nba continentale. È difficile per i tifosi entrare in questa nuova prospettiva, ma un imprenditore ha il sacrosanto diritto, forse perfino il dovere, di farlo per garantire un futuro ad altissimo livello dove gli avversari veri si chiameranno sempre più Mosca, Madrid, Tel Aviv, Barcellona, Panathinaikos, Olympiakos, e sempre meno Verona, Reggio Calabria e Trieste. È ovvio che sulla pelle della gente, di primo acchito, l'ipotesi di abbattere i medievali steccati del tifo lasci sgomenti e attoniti, per non dire qualcosa d'altro. Ma rischiano di non esserci alternative. O meglio, l'alternativa, se un giorno o l'altro dovessero stancarsi i mecenati di Bologna, Treviso, Milano (ma pensiamo anche a Valter Scavolini), è che i canditi finiranno poi per tutti. E ci resterà il palio dei quartieri.

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FUSIONE, VALANGA DI FAX. I "NO" NETTAMENTE IN TESTA

Tratto da Il Resto del Carlino - 30/11/1996

 

Tutti contrari, o quasi. Qualcuni addirittura indignato. Mentre Cazzola e Seragnoli vanno avanti dando all'ipotesi-fusione contorni sempre più netti, i tifosi hanno inondato il nostro fax con messaggi che lasciano pochi dubbi: su circa 200 tagliandi, meno del dieci per cento è favorevole alla fusione. La nuova società che potrebbe nascere in un futuro non molto lontano (Felsina, Bologna, Bologna VF, Forvi, Fortus, Vifo, Virtusforte e Virtudo i nomi più curiosi) non solo lascia molto perplesse le due tifoserie, ma induce i più a lanciare anche minacce di diserzione. Paladozza o Casalecchio non importa, il messaggio è chiarissimo: in caso di fusione, niente più abbonamento. Gli slogan sono i soliti, ma non lasciano dubbi: "Bologna vera è solo bianconera" e "La Fortitudo è una fede".

 

PERPLESSO IL CONSIGLIO SEF VIRTUS: "LE RADICI NON VANNO CANCELLATE"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 01/12/1996

 

"Le radici non si possono cancellare, perché lo sport è fatto anche di tradizioni e di storia". Non ha dubbi Bruno Micolano, presidente della Sef Virtus che nel corso dell'annuale cena sociale bianconera ha premiato campioni e dirigenti del passato. Il numero uno della casa madre ha manifestato le perplessità sue e del Consiglio Sef sulla fusione tra Virtus e Fortitudo, che porterebbe le Due Torri, è stato detto, ad avere una sola formazione di basket. Va però ricordato che la sezione autonoma pallacanestro di Alfredo Cazzola non ha più alcun legame diretto con la Sef, se non quello rappresentato dall'avvocato Gianluigi Porelli, che è presidente onorario di entrambe le società.

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CAZZOLA A SERAGNOLI: "INCONTRIAMOCI"

Fusione Virtus-Fortitudo: il patron bianconero rilancia l'idea. "Ho fiducia che il progetto possa andare in porto, ma è chiaro che nessuno assorbirà l'altro"

di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino - 03/12/1996

 

Fusione Virtus-Fortitudo. Cosa risponde Alfredo Cazzola a Giorgio Seragnoli?

Prima di dare una risposta vorrei fare una precisazione, diciamo così, più di largo respiro. In questi anni abbiamo avuto a Bologna tre concreti e importanti esempi di imprenditori "prestati" allo sport, quali il sottoscritto, Seragnoli e Gazzoni. Gente che in prima persona, coi propri denari, ha compiuto significativi investimenti per il lancio, il rilancio o il salvataggio di società storiche della nostra città. Le caratteristiche di questi imprenditori sono molto semplici: realtà solide, concrete, che fanno riferimento a bilanci sani e alle disponibilità che a titolo personale possono essere in grado di mettere in movimento senza, mi preme sottolinearlo, aver mai chiesto niente a nessuno, o perseguito vantaggio di altro tipo. Ma c'è un'altra prerogativa che distingue queste realtà dagli altri contendenti nell'ambito sportivo: i nostri competitori sono proprietari-sponsor, ovvero società che inglobano nei bilanci le perdite di gestione, a volte colossali, del club di basket. Quando sono entrato nella pallacanestro ho rilevato una società che aveva nel proprio patrimonio i cartellini di Brunamonti, Binelli, Cavallari, Bon e tre miliardi e mezzo di rosso per l'acquisto di Coldebella. Ho dovuto fare investimenti pesanti per competere e credo che una situazione peggiore abbia trovato il signor Seragnoli, il quale addirittura ha dovuto più che raddoppiare il mio sforzo, perché partiva da una situazione di carattere finanziario molto più degradata e da una realtà tecnica in bilico tra A2 e serie B. Queste figure sono in netto contrasto con la teoria cattocomunista secondo la quale gli imprenditori sono chiamati ad espiare qualche peccato per essere diventati ricchi o avere consolidato il proprio patrimonio e quindi, attraverso lo sport, devono pagare senza guardare ai bilanci. Se si vuole competere in Europa, e questo sarà un salto obbligato, avremo di fronte spagnoli, greci, tedeschi e francesi che non solo hanno una base di pubblico superiore o tale quale la nostra, ma trovano anche sostegno su differenti sistemi di carico fiscale e su uno straordinario contributo dei diritti tivù. Bologna ha tutte le condizioni per dare solidità alla sfida che l'attende. L'atteggiamento mio e di Seragnoli è stato molto onesto e corretto: io ho pubblicamente esposto una teoria, lui, sempre pubblicamente, ha condiviso questa tesi e convenuto che possa essere un'ipotesi da studiare e valutare con attenzione. È uno sforzo che va perseguito, a prescindere dal fatto che poi possano emergere condizioni operative tali da suggerirci di abbandonarlo. È chiaro che nessuno può pensare che l'uno voglia l'assorbimento dell'altro: ma in questa città il solo pensiero che due imprenditori possano chiudersi in un ufficio e decidere cosa è meglio o cosa è più giusto fare, preoccupa moltissimi ambienti e persone. Auspico pertanto che nei prossimi mesi ci siano tempo nonché condizioni per approfondire con convinzione questa idea e sono molto ottimista circa la possibilità di realizzarla garantendo condizioni operative accettabili per tutti coloro che in questa società hanno avuto e avranno un ruolo".

Quanto è lontano un Supercampionato europeo?

"In questa fase dobbiamo tenere molto coperte le nostre carte, per il semplice motivo che sarebbe facile essere aggrediti da tutti quelli che, da un progetto innovativo, potrebbero avere una dimunitio di potere, piuttosto che di ruoli. La cosa più importante ora è un grande processo di consolidamento dei club italiani di vertice. Le idee sul dopo ci sono, ma, alla base dovrà esserci un grande rispetto tra chi è disposto a fare investimenti e chi detiene il potere politico-sportivo. Questo rapporto, a livello europeo, è ora incredibilmente sbilanciato. Per questi motivi mi sembra che da oggi in poi la tematica della fusione Virtus-Fortitudo non possa essere più dibattuta pubblicamente, All'entusiasmo di Giorgio Seragnoli io rispondo con altrettanto entusiasmo e dico: iniziamo a parlare, vediamo cosa succede. La sua proposta dello scambio di poltrone nei consigli d'amministrazione la leggo da una parte come una prassi imprenditoriale, difficilmente riproducibile però sul piano sportivo, dall'altra come un'apertura di fiducia per un confronto serio e per lavorare così sul progetto.

Per dare una risposta ai tifosi bisogna avere qualcosa di alternativo

Se non costruiremo qualcosa di questo tipo, chiaramente l'idea non avrà un seguito, ma se al contrario ci troveremo in mano qualcosa di molto forte, sono convinto che avremo tutto il coraggio e la volontà di spiegarlo alla gente con serenità".

 

FUSIONE: NOVANTA PER CENTO DI NO. BOLOGNA SI CONFERMA "BASKET CITY"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 11/12/1996

 

Una valanga di fax in redazione. E pure lettere con il tagliando che il "Carlino" ha pubblicato nelle ultime settimane. La maggioranza di coloro che hanno risposto al nostro quesito propende per il mantenimento dello status quo: ma la proposta di fusione tra Virtus e Fortitudo ha raccolto comunque 41 adesioni. Dalla parte opposta, invece, 389, per una percentuale pari al 90,5 per cento. Le Due Torri, insomma, nonostante la concorrenza del Bologna, si confermano "Basket City", e le discussioni sicuramente continueranno, nei bar o al lavoro, tra i sostenitori della squadra unica e i supporter della stracittadina. L'idea della fusione è stata lanciata proprio dalle colonne del nostro giornale, grazie ai messaggi che si sono scambiati i due proprietari di Virtus e Fortitudo, Alfredo Cazzola e Giorgio Seragnoli.

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Il tagliando del sondaggio

(foto il Resto del Carlino)