STAGIONE 2014/15

Largo, Valli, White, Gilchrist, Cuccarolo, Mazzola, S. Fontecchio, Benetti, Cavicchi, Fedrigo.

Imbrò, Gaddy, Hazell, Portannese, Ray.

 

Granarolo Bologna

Serie A1: 8a su 16 (15-30)

Play-off: Eliminata ai quarti di finale

Coppa Italia: non ammessa

 

N. nome ruolo anno cm naz note
1 Okaro White A 1992 205 USA  
8 Gino Cuccarolo C 1987 221 ITA  
9 Abdul Gaddy P/G 1992 190 USA  
11 Marco Portannese G 1989 182 ITA fino al 09/01/2015
12 Matteo Imbrò P 1994 189 ITA  
13 Simone Fontecchio A 1995 199 ITA  
14 Valerio Mazzola A/C 1988 205 ITA  
18 Gabriele Benetti A 1995 198 ITA  
20 Stefan Nikolic G/A 1997 197 RS senza disputare nessun incontro
21 Jeremy Hazell G 1986 195 USA  
24 Augustus Gilchrist A/C 1989 208 USA fino al 30/01/2015
25 Allan Ray G 1984 188 USA  
33 Juvonte Reddic A/C 1992 207 USA dal 21/01/2015
  Andrea Tassinari P 1996 182 ITA  
  Riccardo Cattapan C 1997 212 ITA  
  Roberto Vercellino A 1997 202 ITA  
  Tommaso Oxilia A 1998 198 ITA  
             
  Giorgio Valli All     ITA  
  Davide Cavicchi Vice All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  
  Mattia Largo Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia e Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

MERCATO ESTIVO

Dopo la disastrosa stagione precedente, che lascia in eredità una penalizzazione di 2 punti per ritardati pagamenti dei contributi sugli ingaggi nel penultimo bimestre, si cerca di confermare i giocatori che hanno dimostrato qualche merito, senza riuscirvi: Hardy esce dal contratto per cogliere un'occasione più vantaggiosa in Turchia, Walsh manifesta l'intenzione di rimanere a Bologna ma anche lui approda nel paese anatolico, a Ebi viene fatta un'offerta che il giocatore non coglierà. In pratica rimangono solo Imbrò, per quanto dovrà recuperare dal pesante infortunio dell'anno precedente, e il 18enne Fontecchio. Se ne vanno anche Gaddefors, che ottiene una liberatoria dalla FIP ma la Virtus reclama una scrittura privata che gli impedirebbe di considerarsi libero, viene ceduto a titolo definitivo Andusic in Spagna e anche Pechacek, appena uscito dal settore giovanile, viene liberato. In panchina resta Valli, anche se prima di confermarlo la società pare averci pensato a lungo, coi nomi di Paolo Moretti e Zan Tabak che sembravano poterlo sostituire alla guida della squadra. Tanti nuovi arrivi quindi, e anche poco costosi, visto che per tutta l'estate tiene banco la questione del budget sempre più ridotto. Si parla di appena 500.000 euro netti da spendere per gli ingaggi, con Arrigoni che pare avere da tempo i colpi in canna ma impossibilitato a mettere nero su bianco in attesa del placet della Fondazione sulle disponibilità economiche. Logica pertanto la scelta del formato del 5+5, quello che consente minori spese e permette di puntare al premio per il minutaggio dei giocatori italiani. Il primo nome che viene fatto, anche se poi formalizzato parecchio dopo, è quello di Valerio Mazzola. La prima firma ufficiale è quella di Marco Portannese alla quale seguono, nel giro di pochissimo tempo, quelle del centro americano Gus Gilchrist, il playmaker Abdul Gaddy, del pretoriano di Valli Allan Ray chiamato a essere il leader della squadra e dell'atletica ala forte Okaro White. La pattuglia degli italiani si conclude con l'arrivo del gigantesco Gino Cuccarolo. Manca solo un giocatore esperto e con punti nelle mani che possa uscire dalla panchina e per trovarlo si chiede un ulteriore sforzo economico alla Fondazione, nella quale nel frattempo è entrato Basciano del Gruppo Lighthouse: arriva così il fromboliere statunitense Jeremy Hazell.

 

CAMPIONATO

Il precampionato fila via con secondi, terzi e quarti posti nei tornei, ma due vittorie nelle sfide secche del Memorial Grandi e Memorial Porelli. Romano Bertocchi dopo le dimissioni da presidente ai tempi dell'assunzione di Finelli come allenatore, rientra come presidente della Futurvirtus, ramo del settore giovanile.

Prima di campionato, la Virtus parte forte, 12-4, poi Sassari rimonta, ma conduce di soli due punti al termine del primo e secondo quarto e ancora a metà terzo quarto, quando la maggiore forza fisica sarda ha il sopravvento e porta i locali sul +18 al 30'. Si avvicinano a meno 13 i bianconeri sul 79-66 e qui Valli prende un tecnico che chiude definitivamente le speranze Virtus di ridurre ulteriormente il divario, infatti l'incontro termina sul medesimo distacco, 89-76.

Fontecchio, 14 punti, Hazell 13 e White 11 con 9 rimbalzi, sono i maggiori artefici dell'ottima partenza Virtus contro Capo d'Orlando, fino a +22 il vantaggio bianconero, poi nell'ultimo quarto le Vu nere si arenano e l'Upea si fa minacciosa. Capitan Ray, dopo una gara complicata, condita anche da un tecnico, segna prima un canestro importantissimo in piena rimonta avversaria, poi con gli avversari a meno due realizza a 12" dalla fine i due liberi del successo, prima che White stoppi l'ultimo disperato tentativo ospite di Archie. Finisce 74-69 e la Virtus arriva a quota... zero in classifica. Dopo 44 anni di Virtus rassegna le dimissioni Gigi Terrieri, storico speaker e responsabile del settore giovanile.

Seconda gara consecutiva in casa, c'è da affrontare Caserta. A fine primo quarto 7 punti di Imbrò propiziano il parziale di 12-3, che fa chiudere sul 23-14 il periodo. Virtus a più 15 a inizio secondo quarto, poi i campani rientrano a meno 6, ma Ray e Fontecchio portano la Virtus all'intervallo sul 42-29. Di nuovo a più 15 Bologna sul 48-33 e il terzo quarto si chiude sul 56-45. Pasta Reggia mai doma, al 35' arriva a meno tre sul 64-61, ci pensano White con 4 punti e Ray con una tripla e liberi a chiudere i conti sul 79-73, con l'ex Michelori che sbaglia 4 liberi filati, ricordando una sfortunata finale di Coppa Italia bianconera. Mazzola con 18 punti e Ray con 16 sugli scudi. In trasferta contro Cantù in crisi, la Virtus  galleggia per tre quarti a meno 10, poi sprofonda a meno 22, 89-67. 

Altra trasferta, si va a Pistoia; gara incredibile, con la Virtus sempre sotto, ma capace di grandi finali di tempo per riportarsi a contatto. Toscani subito sul 19-11, ma le triple di Hazell e Fontecchio permettono di chiudere i primi 10 minti sul minimo scarto 22-21. Riparte avanti la Giorgio Tesi Group, prendendo qualche punto di margine, ma Imbrò segna la tripla del pareggio e all'intervallo si va sul 38-38, grazie anche a 10 rimbalzi offensivi in questo secondo periodo. Nel secondo tempo i padroni di casa partono con un parziale di 7-0, ma alla fine del periodo pareggia, a quota 58, Hazell con una schiacciata. Ultimo quarto con ancora i locali che scappano sul 68-60, Ray e le stoppate di White e Fontecchio fanno avvicinare Bologna, ma a 1'30" le Vu nere sono ancora a meno 5; tripla Ray a 46", doppio fallo a Williams e Mazzola (per Valerio è il quinto), sbaglia Cinciarini per i pistoiesi e, a 15" dalla fine, Fontecchio mette la tripla del primo vantaggio bianconero. Sull'ultimo errore dei giocatori di casa White svetta a rimbalzo e la Granarolo festeggia il primo successo esterno dopo essere stata in vantaggio solo negli ultimi 15", ma anche con un'incredibile parità nella somma degli scarti di fine tempo. Vittoria di squadra, ma Fontecchio con 10 punti e il canestro pesante decisivo, Ray con 20 punti e 3 su 4 da tre, White con 12 punti, 7 falli subiti e 2 stoppate e Hazell, 11 punti, sono risultati i migliori.

Respinto il ricorso per il meno due in classifica, la Virtus si concentra sull'incontro contro Venezia. Parte forte Bologna e Ray con una tripla porta i suoi sul 23-17, ma un 1-10 di parziale fissa il primo intermedio sul 24-27 al 10'. Sembrano scappare i lagunari che vanno a +10, ma la Granarolo rimonta e Gilchrist sorpassa sul 41-40; il finale di quarto è negativo ma meno sanguinoso del precedente e all'intervallo lo score è 42-45. A inizio terzo quarto ancora Reyer in controllo sul +8, ma le Vu nere firmano un 10-0 con Gaddy e Mazzola e volano sul +3, 54-51, che diventa un +6, 61-55, e all'ultima pausa si va sul 63-60. Imbrò, Mazzola e Fontecchio contemporaneamente in campo in un quintetto a trazione italiana, proprio Simone segna 4 punti per il 70-67, i bianconeri spingono ancora sull'acceleratore e arrivano al +7 sul 74-67, nonostante il quinto fallo di Mazzola, poi il divario regge fino a 2'09" dalla sirena sul 78-71, ma qui i bolognesi subiscono un parziale di 1-12 uscendo sconfitta per la prima volta in casa in una gara che sembrava ormai a portata di mano.

A Brindisi La Virtus parte subito bene, 0-7, conduce 20-25 alla fine del primo periodo, è ancora in parità alla pausa lunga, 38-38, ma un parziale di 12-0 sul finire del terzo quarto la fa affondare sul 58-47 e, anche se una tripla di Ray porta il punteggio sul 58-50 a fine terzo quarto, la gara se ne sta andando, infatti gli ultimi 10 minuti non hanno storia, finisce 75-64, dopo essere scesi fino a meno 17, sul 69-52. Bene Ray, ma 15 dei suoi 21 punti sono del primo tempo e White, 17 punti e 8 rimbalzi.

Contro la capolista Reggio Emilia la Virtus regge nel primo tempo e esce fuori prepotentemente nella ripresa. Al 10' 18-21, nel secondo quarto i reggiani volano a + 10, ma  Bologna ricuce e all'intervallo è a meno 2, 33-35. Nel terzo quarto la Granarolo vola a +12, sul 53-41, grazie ad un parziale di 12-0 e sono ancora 12 i punti di divario al 30' con un canestro spettacolare di Hazell sulla sirena. Nell'ultimo periodo la Reggiana prova a rientrare, arriva a meno 6, ma la Granarolo torna a +13 e chiude sul 78-66. Gli eroi sono White, 23 punti e 7 rimbalzi in 24', e Ray, 23 punti e 6 falli subiti.

Altra gara interna, contro Avellino e altra magia di Simone Fontecchio. La Virtus sembra in controllo, avanti di dieci alla prima pausa e all'intervallo lungo. La Sidigas parte nella ripresa con un 0-9 che la riporta a meno 1, impatta nel corso del quarto che finisce ancora con Bologna avanti 54-53. Ultimo quarto in equilibrio, poi nel finale gli irpini prendono 4 punti di vamtaggio, Ray commette il quinto fallo a 1'19", sfondando in contropiede, ma Gaddy, a 1'51" con un gioco da tre punti, Hanga contro sorpassa e Hazell riporta le Vu nere a +1 con due liberi;  tripla di Banks a 38", per il +2 campano. Attacco contorto della Granarolo, risolto dalla tripla di Fontecchio a 22", Gaines sbatte contro la difesa e vincono i bianconeri. Seconda tripla decisiva di Simone dopo quella di Pistoia.

A Varese ultima gara per Portannese, anche se rimmarrà sotto contratto per circa un altro mese; gara ad elastico, i padroni di casa guidano sempre, fino al massimo vantaggio di 15 punti nell'ultimo quarto. La Virtus tenta di avvicinarsi tante volte, arriva a meno cinque nel secondo quarto con zona e pressing, a meno sei nel terzo sfruttando la difesa, a meno sette nel quarto dopo un parziale di 0-8, ma non riesce mai ad essere minacciosa. Finisce 83-73. In settimana era uscito un articolo che citava le cifre di Ray, migliore tiratore d'Europa, Allan si ridimensiona subito a Varese con un 2 su 14, equamente distribuito, 1 su 7 sia da due che da tre, con anche 4 perse. Fontecchio viene convocato tra gli italiani che parteciperanno all'All Star Game. 

Bruttissima sconfitta interna contro Cremona, Virtus sempre ad inseguire, anche abbastanza da lontano, tanto da finire a meno 22 a inizio terzo quarto, sul 34-56. Due triple di Fontecchio, il risveglio di Hazell e Bologna arriva a meno 8 poco prima dell'ultimo intervallo; nell'ultimo quarto la Granarolo si avvicina ancora, due liberi di Mazzola la portano sul 61-65, ma qui finisce l'energia e la Vanoli torna a +13, che sarà anche il divario finale.

Santo Stefano a Pesaro: parte forte la Virtus, 5-11 al 5', 9-18 al 10' con già 7 rimbalzi offensivi. Nel secondo quarto White segna 11 punti, Bologna tocca anche il +15 e guida 23-36 all'intervallo. Nel terzo periodo i marchigiani rimontano, arrivano nel finale a meno tre, ma Bologna chiude a +5 perchè Imbrò segna una tripla importante. Negli ultimi 10 minuti la Scavolini sta incollata ai bolognesi e sul 65-64 sorpassa. Tripla di Ray per il +2 a 58", 65-67, ma i padroni di casa pareggiano su un secondo tiro a 18". Ultima azione, Ray palleggia, aspetta e sulla sirena con due avversari di fronte segna il canestro pesante del 67-70. Allan migliore in assoluto, non solo per le due perle finali, ma anche grazie ai suoi 22 punti, anche se con basse percentuali.

Contro Milano, senza Fontecchio infortunatosi ad una caviglia a Pesaro, non c'è gara, Bologna regge 10 minuti, i primi, chiusi sul 23-21, grazie a un piazzato di Gilchrist sulla sirena. La Virtus ha però dovuto tirare col 60% da due e il 50% da tre, non può durare e infatti all'intervallo le Vu nere sono sotto di 13 dopo aver segnato 10 punti tutti dalla lunetta, con un 0 su 12 dal campo e aver subito un parziale di 0-16;  al 30' bolognesi a meno 21 e finale di 58-81.

A Roma, nella prima gara del 2015, la Virtus Bologna ha Ray bloccato in panchina, vittima di una contusione alla spalla destra in allenamento. Ancora fuori Fontecchio, giocano in 7, più qualche minuto per Tassinari. Primo quarto tutto romano, finisce 22-12; nel secondo quarto, grazie soprattutto ad Hazell, Bologna arriva a meno 5, ma la Virtus Roma la ricaccia indietro 30-18, poi un parziale bianconero di 7 punti riporta le Vu nere a meno 5 e così all'intervallo c'è ancora gara, 39-32, con 12 di Jeremy nel quarto. Nella ripresa un parziale di 0-8, con due triple di Gaddy, porta il punteggio sul 47-45. I locali faticano contro la zona e un altro tiro pesante di Gaddy provoca il primo vantaggio bolognese, 52-53. Un'altra bomba di Abdul sulla sirena permette alla Granarolo di andare all'ultima pausa sotto di 1, 57-56. Nell'ultimo periodo, con una tripla di Hazell, Bologna di nuovo avanti, ma una persa dello stesso americano con successivo antisportivo apre un parziale di 7-0 per Roma. Il giocatore bianconero si riscatta riportando i suoi a meno 1, sul 71-70, ma tre triple dell'Acea chiudono i giochi, anche se i giocatori di Valli non mollano e tornano a meno 4. Finisce 90-84. Migliore Gaddy, 1 su 2 da 2, 5 su 12 da tre e 2 su 2 dalla lunetta, per 17 punti totali., molto meglio al tiro che in regia. Il 9 gennaio viene risolto il contratto con Portannese, contestualmente Benetti firma il primo contratto da professionista.

Fontecchio salta anche l'ultima di andata contro Trento, neopromossa e brillante protagonista del campionato. Rientra Ray, mentre Gilchrist, in odore di taglio, non entrerà in campo. Parte bene Bologna, 11-5, poi 13-10 al 10'. Nel secondo quarto si scatena Hazell, che con 10 punti consecutivi tiene avanti di qualche punto la Granarolo, ma i trentini sorpassano sulla sirena con un canestro che fa imbestialire il pubblico, perchè probabilmente viziato da passi. Nel terzo quarto ancora Hazell protagonista con 11 punti filati che issano i bianconeri sul +7, 53-46; con una schiacciata di White, i padroni di casa arrivano al +9, poi punti preziosi di Ray mantengono al 30' un buon +7. In apertura di quarto quarto tripla di Imbrò per il +10 (70-60), ma Trento risponde con uno 0-8, Ray reagisce con una tripla, ma gli avversari pareggiano a 73 con Spanghero che, dopo il canestro, manda baci alla curva bolognese: mal gliene incolse, capitan Ray, segna una tripla con fallo subito da Spanghero, che protesta e prende tecnico, si proprio lui... In un attimo si è 80-73 e la gara è indirizzata, ma Ray mette altre firme, segna due liberi, ruba palla e subisce antisportivo, finisce in gloria 88-78. Il capitano, dopo 6 palle perse nel primo tempo, è venuto fuori alla distanza, segnando 24 punti, di cui 14 nell'ultimo periodo. Nei primi tre quarti il marcatore di punta era stato invece Hazell, 30 alla fine per lui. Molto bene Mazzola, 8 punti, 9 rimbalzi, 8 falli subiti, 5 assist e 24 di valutazione. A fine andata 7 vinte e 8 perse, 14° posto in un gruppo di 6 squadre, ma senza il meno due la Virtus sarebbe ottava e qualificata per la final eight di coppa Italia, ma vista la partenza di basso profilo, con obiettivo salvezza, bilancio a metà stagione positivo. 

Dopo la rinuncia a Gilchrist, arriva Reddic, in uscita da Pesaro e proprio contro la Scavolini fa la prima uscita in uno scrimmage vinto 93-77. Prima di ritorno contro Sassari, ancora a Casalecchio, e, dopo un mese, si rivede Fontecchio. I sardi vantano il migliore attacco del campionato con 89,5 punti di media, ma a Bologna si scontrano con una tenace difesa bianconera e si fermeranno a 75. Vu nere avanti subito 18-12, vantaggio conservato alla prima pausa, 27-21, con 7 su 8 da due per i locali. Nel secondo periodo Granarolo anche a +8 sul 32-24 con un canestro di Reddic, ma la reazione sarda porta il finale di tempo sul 42-39. Nel terzo quarto due triple di Gaddy, che prende però anche un antisportivo; Mazzola segna un grande canestro, ma la Virtus sbaglia anche 4 liberi in fila e sulla sirena Dinamo avanti 57-58. Ultimo quarto, due canestri di Mazzola, cinque punti a fila di Ray e una grande difesa portano le Vu nere sul 72-64, ma gli ospiti non ci stanno e con uno 0-8 pareggiano. White su rimbalzo offensivo riporta la Virtus avanti 74-72 e dopo l'errore degli isolani, Ray prende fallo sul tiro pesante, segna i primi due liberi e sull'errore nell'ultimo Bologna cattura il rimbalzo d'attacco, Sassari non fa fallo e il capitano appoggia il canestro della staffa, finisce poi 80-75. Vittoria di squadra, con 9 giocatori a referto, dai 3 punti di un importante tripla di Imbrò ai 16 di Ray, 11 nell'ultimo quarto, dopo i 14 della settimana prima, ormai vero mister clutch, passando per i 4 del rientrante Fontecchio, i sei dell'esordiente Reddic, i 7 di White, tra cui due punti importanti nel finale su uno dei suoi 8 rimbalzi, quando gli ospiti avevano impattato, i 9 di un Cuccarolo preciso ai liberi (5 su 6) e intimidatore in difesa con 4 stoppate, i 10 di Gaddy, anche tre triple e 4 assist, e Mazzola, che cattura inoltre 12 rimbalzi ed è protagonista di una strepitosa difesa, e i 15 di Hazell, che ha tenuto a galla i compagni nel primo tempo con 12 punti nei primi due periodi. Risolto il contratto con Gilchrist.

Si va a Capo d'Orlando e la Virtus parte male, 6-0, ma un parziale di 0-8 la porta avanti 8-10, poi un tecnico a Valli, un parziale di 9-2 dell'Upea e il 4 su 20 dei bianconeri, fanno sì che la Granarolo sia sotto 17-12 al 10'. Ray impatta con una tripla nel secondo parziale, ma i locali ripartono sempre e all'intervallo lungo sono sempre a +5, 37-32. Nella ripresa Orlandina a +9, ma un parziale bolognese di 0-11 fa sorpassare chi viaggia, 46-49. Mazzola sbaglia tre tiri e prende un antisportivo, ma Reddic in attacco fa buone cose e all'ultima pausa Vu nere ancora avanti, seppur del minimo vantaggio, 54-55. Negli ultimi 10 minuti Ray fa subito il quarto fallo, ma poi segna la tripla del sorpasso, 60-62 a 3' dalla sirena: dopo un libero dei padroni di casa, Ray subisce l'antisportivo di Archie e segna i due liberi, poi mette un arcobaleno per il +5, 61-66 a 1'10". Quando l'Upea fa infrazione di 5" sulla rimessa, Bologna può cominciare a far festa, finisce 63-72. Reddic, 15 punti in 17', White, 12 punti e 12 rimbalzi e il solito Ray, 21 punti, 7 assist e 3 recuperi, con il solito immenso ultimo quarto e tutti i punti decisivi per il successo. Quindi la Virtus risponde con tre vittorie consecutive alle tre sconfitte di fila. Arrigoni viene esentato dal seguire allenamenti e partite, un preludio all'addio. 

A Caserta, la Virtus parte male, 6-2, ma grazie anche a una tripla di Gaddy si porta avanti 7-10 ed è ancora a +3 al 10'. Nel secondo parziale segna subito Fontecchio, ma poi la Pasta Reggia confeziona un parziale di 12-0 e Bologna va sotto 29-22; all'intervallo si è sul 44-36 con Ivanov che ha segnato 27 punti. Il giocatore casertano si ferma nella ripresa (segnerà solo 2 punti), ma Fontecchio commette subito terzo e quarto fallo e così al 30' è 64-54. Nell'ultimo quarto la Virtus si riavvicina a meno 4, ma la partita scappa via e sembra sfuggire anche la differenza canestri, con la Virtus che deve difendere il + 6 dell'andata. Sull'81-72 White segna la tripla che pareggia il conto. Caserta sbaglia 4 liberi di fila, poi Ray sbaglia la sua settima tripla, ma White subisce fallo a rimbalzo a 1" dalla fine, segna il primo e sbaglia volutamente il secondo per far scadere il tempo e salvare almeno il doppio confronto. Maestoso Reddic, 24 punti e 9 rimbalzi in 29', lo aiuta Hazell con 21. Dopo un periodo superlativo, pessima partita di Ray, 2 su 19 al tiro.

Contro Cantù partenza ottima, 27-21 al 10', dopo essere stati anche a +9 un attimo prima. Nel secondo quarto la Virtus vola e chiude all'intervallo 55-40, con un fantastico 8 su 14 nelle triple. Nel terzo quarto Bologna subisce 32 punti e il sorpasso degli ospiti, anche se un canestro di Mazzola le dà il vantaggio al 30', 73-72. Scappano nuovamente i bolognesi nell'ultimo quarto e tornano a +15, 94-79 grazie anche a 8 punti consecutivi di Hazell, Gaddy fa il quinto fallo e la Granarolo si pianta, subisce un 2-13 e si ritrova con soli 4 punti di vantaggio, 96-92. Ray, rientrato zoppicante dopo una lunga sosta in panchina per problemi muscolari, e Imbrò mettono i liberi. Gli ultimi minuti vedono in campo Benetti, con anche White fuori per falli e Ray ko. Mazzola ruba un grande pallone, segna i liberi e si può finalmente respirare, il divario torna più consono alla sirena, 108-96. Immarcabile Hazell, 33 punti, bene White e Gaddy con 15 punti a testa, per il play anche 7 assist. Per una distorsione alla caviglia Fontecchio deve saltare il ritiro della nazionale sperimenatale.

Contro Pistoia, allenata da MorettI e seguita a Bologna da 1500 tifosi, le Vu nere devono rinunciare a Ray; il primo quarto si chiude 21-16, sul tap-in di Imbrò, ma nel secondo Pistoia va sul +8. Nel finale del tempo un 4-0 di Reddic e due liberi di Fontecchio riducono al minimo lo svantaggio, 41-42. Nel terzo quarto la Granarolo scappa, tripla di Imbrò, sette punti di Hazell, gioco da tre punti di White, così a fine periodo, col tap-in di Reddic si va sul 69-53. L'ultimo quarto vede un tentativo di reazione toscana, subito respinto da Fontecchio, che porta i suoi a +18, poi è accademia, Moretti viene espulso e Bologna vince 90-67. Hazell, 22 punti e 7 rimbalzi, White, 17 e 10 e Mazzola, 13 e 4, sono i migliori, ma anche Reddic, Fontecchio e Imbrò hanno dato un importante apporto, insomma un successo di squadra, con 5 giocatori con almeno 3 assist.

A Venezia rientra Ray, ma dopo 1' White esce a braccia per un infortunio alla caviglia, proverà a rientrare, ma dovrà presto uscire definitivamente. Dopo il 2-5 iniziale, un 13-0 fa sprofondare la Granarolo, che al 10' è sotto 25-13. Le cose peggiorano nel secondo quarto, terminato 47-25, dopo essere finiti anche a meno 24. Dopo l'intervallo, lagunari subito a +25, poi Hazell si scatena (22 punti alla fine per lui) e la Virtus torna a meno 13, 62-49, Ray fallisce la tripla del meno 10 e la Reyer chiude il terzo quarto 68-51. Crollo bolognese nell'ultimo periodo, fino al meno 30, 84-54 e chiusura 96-71.

Dopo l'amichevole infrasettimanale vinta con Casalpusterlengo, contro Brindisi la Virtus parte 7-0, dopo 8' è 17-4 e solo negli ultimi due minuti i pugliesi si rivvicinano, 21-14 a fine primo quarto. Nel secondo quarto l'Enel pareggia a quota 26, ma Ray dalla lunetta e con una tripla riporta sopra i bianconeri 32-26. La Granarolo va al riposo sul 38-33 grazie a un alley-oop di Reddic e a un contropiede di Hazell. Nel terzo quarto si accende l'ex Pullen, ne segnerà 13 nel periodo, ma Bologna regge grazie ai liberi e ad una tripla di Imbrò; sulla sirena del terzo quarto arresto e tiro di Fontecchio per il 57-53. Nell'ultimo quarto altra tripla di Imbrò poi Ray con una tripla e un canestro porta i suoi a +10, 67-57 e quando Imbrò mette il tiro pesante del +11 possono scorrere i titoli di coda, in attesa del risultato finale, 75-68. I migliori realizzatori sono Ray e White, che sfruttano molto bene i liberi, 9 su 9 il capitano, 10 su 12 Okaro. Da segnalare anche il 3 su 5 nelle triple di Imbrò. 

In settimana altra amichevole, che stavolta fa registrare una sconfitta contro Brescia, in preparazione alla trasferta di Reggio Emilia, in striscia di 9 vittorie consecutive in casa. Una forte difesa e due penetrazioni di Ray permettono ai bianconeri di stare incollati nel primo quarto, 15-14. Nel secondo quarto la Reggiana prova a involarsi, 31-22, ma una penetrazione di Ray e una tripla di White tengono Bologna in partita, 33-27 all'intervallo. Nel terzo quarto si intensifica la difesa dei padroni di casa che volano a +14, sul 41-27, ma con un parziale di 0-8 la Virtus rientra sul 41-35, grazie ancora a Ray e White. A fine terzo quarto 52-42. Nell'ultimo quarto non si segna più, solo due punti a testa nei primi 4 minuti e questo favorisce chi conduce, infatti la gara finisce 66-56. Pochissimi i punti segnati dai bianconeri, 3 su 20 da tre (1 su 10 di Hazell). Segnano sufficientemente solo Ray, 18 punti ma sei palloni gettati, e White, 16 punti con anche 8 rimbalzi.

Ad Avellino, prima sfida per l'accesso ai playoff. Gaddy e Hazell issano subito Bologna a +6, 11-17, ma poi la Virtus subisce un parziale di 11-2 e il primo quarto termina 19-22. Il secondo quarto finisce 47-32, ma Bologna era andata sotto anche di 16. Nel terzo quarto Avellino va sul +25, poi il periodo ha fine sul 77-54. Hazell (27 punti alla fine) mettendo triple nell'ultimo quarto riporta i suoi a meno 12, ma ormai non conta più, l'incontro termina 96-79.

Dopo l'amichevole vinta contro Mantova, arriva a Casalecchio Varese e neL primo quarto la Virtus non trova molta opposizione nella difesa lombarda, Hazell e Ray si scatenano nelle triple e al 10' è 32-21. Nel secondo periodo la Granarolo mantiene il vantaggio e nel finale Ray con una scossa porta i suoi a +15. A inizio terzo quarto triple in sequenza di Ray, White, con fallo, e Hazell (rispettivamente alla fine 18, 18 e 17 punti) e le Vu nere vanno a +23 e partita finita, c'è solo da scrivere i finali di terzo quarto, 68-53 e di partita, 86-78. Per White anche 9 rimbalzi e 3 assist.

Scrimmage vittorioso con Verona per preparare la trasferta di Cremona, dove Hazell segna 12 dei primi 14 punti dei suoi e prende anche un tecnico. Al 10' 25 pari, ma al 20' Bologna accusa 13 punti di ritardo, dopo avere segnato solo 9 punti nel secondo quarto. Nel terzo quarto lombardi a +20, 58-38, ma Mazzola mette la grinta, Hazell i punti, Fontecchio una tripla, dopo una persa e un antisportivo, segna anche White e Bologna si trova a meno 7 e chiude il periodo sotto di 9, 65-56. In apertura di ultimo quarto, triple di Ray e Fontecchio per il meno 3, 65-62, Reddic segna il meno uno, 69-68 e Gaddy il sorpasso 71-72 a 3' dalla fine e 27" dopo White segna il +3. Dopo un libero della Vanoli, sul +2 prima Ray forza, poi Hazell sbaglia la tripla e così i cremonesi pareggiano e sorpassano e finisce 81-76, con Cremona che raggiunge e sorpassa la Virtus in virtù del 2-0 nel doppio confronto. Hazell, 21 punti, Ray 15 e Gaddy 11 i bianconeri in doppia cifra.

La settimana che precede l'incontro contro Pesaro vive delle tensioni tra l'allenatore e il capitano, dopo un faccia a faccia alla ripresa degli allenamenti e reciproche accuse sui giornali. Ray accusando Valli di avere incentrato la riunione video solo sugli errori suoi e di Hazell, il coach accusando il capitano di non volersi allenare dopo tale riunione. Le scuse di Ray chiudono il caso. Contro i marchigiani le Vu nere partono male, sotto 13-20 al 10', ma sotto anche di 9 poco prima. Triple di Mazzola e Imbrò, poi arrivano i punti anche di White e Hazell e così Gaddy pareggia con un libero a 35 e, con un altro libero, Cuccarolo sorpassa, 35-36, ma all'intervallo Pesaro è ancora avanti, seppure di un solo punto, 36-37. Si ricomincia con un 6-0 di Gadddy e Mazzola, ma la Scavolini regge. Ray, fino a quel momento deleterio, segna il 54-51 e con suoi 9 punti di fila, al 30' la Virtus conduce 62-57. Altri 6 punti di Ray con due tiri e la Granarolo vola a +11, ma i pesaresi tornano a meno 3. Due triple di Fontecchio danno ossigeno e quella di Mazzola a 100" dalla fine per l'81-74 chiude i conti. Finisce 89-85. Ray, con 15 dei suoi 19 punti segnati in pochissimo tempo a cavallo dell'ultimo intervallo, e Mazzola, 18 punti e 11 rimbalzi, i migliori dei bolognesi.

A Milano la Virtus non riesce a contenere l'attacco lombardo, 30-22 al 10'. Nel secondo quarto i bianconeri reggono con le triple di White, Imbrò e Hazell; per la Granarolo 6 su 11 dalla lunga distanza all'intervallo. Nel terzo quarto l'Olimpia ne segna 39 e, siccome comincia anche a difendere, Bologna va sotto 94-60 e ultimo periodo senza storia, finisce 117-92, perchè i locali non spingono più sull'acceleratore. Hazell, White e Ray, rispettivamente con 25, 24 e 21 punti, sono riusciti a fare comunque bottino. 

Contro Roma, in uno spareggio playoff tra le due Virtus con gli emiliani a +2 in classifica, i bianconeri partono sotto 0-7, ma con due triple di Hazell rientrano. Poi lentamente la Virtus Bologna si stacca fino al 21-13, e i primi 10 minuti si chiudono 24-18. Cinque triple a segno nel quarto tra Hazell e Ray. Granarolo subito a +9 nel secondo quarto con altro tiro pesante di Hazell, poi Roma rientra, 38-37. Hazell mette un'altra tripla, la sesta, Bologna capitalizza un tecnico a Del Monte, Mazzola ha un buon finale di quarto e così all'intervallo il punteggio è 48-41, con il 75% dei punti, 36, prodotti da Ray e Hazell. Si riparte e le Vu nere, sempre con le triple dei due frombolieri arrivano a +13, 56-43 e quando Fontecchio segna 5 punti consecutivi, scappano a +20, 65-45. Qui gli uomini di Valli si distraggono un attimo e Roma piazza uno 0-9, con anche un tecnico al capitano Ray per proteste, poi Gaddy segna un libero, Hazell fa una buona penetrazione e l'emorragia si ferma, 68-55 al 30'. Nell'ultimo periodo ottava bomba di Hazell, con fallo, poi Jeremy segna anche un canestro in penetrazione per il +17, ma un nuovo rilassamento condito da un tecnico all'allenatore bolognese provocano un nuovo avvicinamento dei capitolini, che arrivano a meno 7. A 2 minuti dalla fine Ray vola in cielo a stoppare Ebi, ne prende il 5 fallo e praticamente chiude i giochi. Vince la Granarolo 90-77, con mattatori Hazell, 33 punti e 8 triple e Ray, 29 punti e 7 falli subiti; la squadra bolognese prende 4 punti su Roma e la estromette day playoff. Ora tutti ad ascoltare i risultati: Cremona, sconfitta ad Avellino scende anch'essa a meno 4 ed è fuori, Cantù batte Pesaro e rimane a pari punti con la Virtus, rispettivamente settima e ottava, Pistoia resta invece indietro di due avendo perso a sorpresa e nettamente in casa da Varese. Vantando Bologna un 2-0 con Pistoia, tutte le combinazioni di risultati possibili nell'ultimo turno vedono i bianconeri precedere i toscani, quindi con una giornata d'anticipo le Vu nere sono qualificate per i playoff, con una quasi certa ottava poltrona. Muore Gandolfi, ex giocatore, ma soprattutto presidente del settimo scudetto.

Ultima gara a Trento e Bologna va subito sotto di 16, 27-11 e poco consola la tripla da lontanissimo di Hazell sulla prima sirena per il 27-14, con 7 perse dagli emiliani. La Virtus riparte con un parziale di 7 punti, che fa 0-10 a cavallo dei due tempi, 27-21. Hazell, Ray e Mazzola insistono e così si arriva anche a meno 3, 47-44. Negli ultimi 7 secondi le Vu nere subiscono 4 punti, frutto di una tripla e di un libero da fallo subito dopo la palla persa sulla rimessa: 51-44 all'intervallo. Dopo uno scontro fortuito tra Gaddy e Reddic, dal quale escono malconci, i bolognesi arrivano a meno 2, 55-53, ma negli ultimi 2 minuti del quarto subiscono un parziale di 8-0 e all'ultima pausa si va sul 74-62. Non c'è più gara, con le rotazioni ridotte Valli dà spazio a Benetti e Oxilia (5 punti), i suoi finiscono  a meno 20 e la gara termina sul 96-81. La squadra che era partita da meno 2 con obiettivo salvezza arriva ottava e va a scontrarsi con l'Armani nei quarti di playoff.

 

PLAYOFFS

Gara 1 parte bene la Virtus che reggendo il confronto, mette anche il naso avanti sul 10-12 e chiude i primi 10' sul 20-18 grazie ad una tripla di Hazell. Nel secondo quarto Milano parte con un 9-2 e all'intervallo si va sul 48-28, ma nel terzo quarto una bella Granarolo rientra a meno 9 sul 54-45, con una serie di triple, soprattutto di Hazell  e Fontecchio, che però commettono entrambi il quarto fallo, per Jeremy è un tecnico; così l'Olimpia ritorna a +18 e chiude il quarto 67-53. Nell'ultimo periodo, a parte una bella stoppata di Ray e un assist sotto le gambe di Mazzola per Reddic, c'è solo il dilagare locale fino al 90-67 definitivo. In gara 2 i bianconeri partono malissimo, 18-4, poi Hazell rimedia qualcosa e al 10' si va sul 23-12. Subito un 6-0 a inizio secondo periodo per il 29-12, poi un 3-16 bolognese, propiziato dal capitano riapre la gara, 28-32. Ray ha un problema alla mano, tanto basta all'Olimpia per chiudere il primo tempo 46-34 e si chiude il match, infatti nel terzo quarto, chiuso 72-51, la Virtus era finita anche a meno 26. Si fa poi male Fontecchio, già era fuori per infortunio Gaddy e dopo essere piombata a meno 29 sull'84-55, la Granarolo esce sconfitta 99-72. Per gara tre vengono recuperati a tempo di record i due infortunati. L'Armani parte subito avanti 0-7, poi questo divario si stabilizza a lungo, 18-24 a fine primo quarto e 38-46 alla pausa lunga. Nel terzo quarto Milano s'invola con uno 0-13 e il periodo termina 53-73. Negli ultimi 10 minuti del campionato bianconero entrano anche Benetti e Oxilia (tripla per lui) e la gara termina 65-92. Campionato finito all'ottavo posto, invasione di campo e festa per tutti.

Valli catechizza i giocatori durante il memorial Porelli in precampionato (foto tratta da www.virtus.it)

Già detto e scritto per un analogo scivolone capitato al Bologna, la penalizzazione di uno o due punti in classifica, che colpisce ora la Virtus nel deprimente contagio che ammorba la nostra disgraziata città dello sport, vale contabilmente quanto un pallone che all’ultimo tiro va dentro o fuori. Ma pesa sull’immagine infinitamente di più: una macchia indelebile di peccato originale.

Certifica inefficienze societarie, acuite dall’imbarazzo per aver malamente occultato o addirittura negato la bufera in arrivo, e mortifica slanci di ripartenza, perché la parabola è nitida: chi fatica a pagare ravana in casse evidentemente vuote, e la minaccia è avere visto, in questa opaca prima volta, solo l’inizio del film horror.

C’è però, nel caso Virtus, tanto di più. Perché, se si sa tanto e si fucila ormai tutto delle endemiche traversie rossoblù, la Vu nera del nuovo corso vantava molti crediti morali, ora bruciati. Issata sulle macerie della precedente gestione la bandiera della trasparenza, se la ritrova vistosamente lacerata, e dovrà riavviare un dialogo, col suo affezionato pubblico, più largo e franco del qui pro quo sui termini citato nel comunicato della Virtus, o della rituale fiducia confermata dalla Fondazione al CdA al comando.

Toccherà uscire dalla porta di casa, riprendere la sana abitudine di parlare e comunicare, anziché immergersi in questi cupi silenzi che nuocciono pure alla vita quotidiana della ditta. E, spiegando quest’ultima vicenda, ne andranno tratte le doverose conclusioni, ossia non farvi più rientrare i responsabili. Già registrato nella stagione un drastico fallimento sportivo, nessuno dei suoi artefici, generali e caporali, ne era stato colpito, graziato dall’attenuante generica che il primo anno è di rodaggio. Adesso c’è questa nuova, secca bocciatura alla gestione, che avvilisce la gente dell’ex Basket City, ma rafforza pure l’impressione globale di una città il cui sistema sport davvero non sa più rifiorire e affiancare alle passate glorie (neppure antiche, quelle dei cesti), un’attualità meno povera e anche meno insipiente.

E così, l’ultima insinuante idea è che cordate, consorzi e fondazioni, pure farcite dei più bei nomi dell’imprenditoria locale, privata e cooperativa, oggi sferzata da una crisi che impone altre priorità, servono nell’ora in cui la barca affonda, e slanci di generosità collettiva la tirano in salvo, ma svelano poi dissidi e ingessature nefaste quando va riavviata la navigazione quotidiana, e occorre linfa fresca, che nessuno vuol mettere (pure perché così era stato prospettato). La vecchia formula dell’uomo solo al comando resta, fino a convincenti prove contrarie, la più praticabile nello sport. Ci fossero ancora, quegli uomini. E ci fosse ancora, qui e nell’intero paese, anche uno sport.

 

LA NUOVA VIRTUS E LA SPENDING REVIEW: L'UNICO OBIETTIVO È RESTARE A GALLA

di Francesco Forni - www.repubblica.it - 19/08/2014

 

Correre per salvarsi e provare a fare qualche sorpresa. La Virtus è partita volando basso, quasi rasoterra, obbligata dal budget ridotto ai tempi della crisi e dal -2 di penalizzazione. Zero sogni di gloria, ma il coltello tra i denti. La nobiltà, pressata dal bilancio, non comporta più obblighi, l'obiettivo di restare in Serie A è dichiarato e ieri la Granarolo s'è ritrovata all'Arcoveggio davanti a un centinaio di tifosi non per la presentazione, ma per lavorare. Agli ordini di Giorgio Valli, che con le squadra "sangue e arena" ha sviluppato la sua onorevole carriera. «Cinque americani e cinque italiani, per avere una certa omogeneità. Con il ds Arrigoni e il vice Cavicchi abbiamo puntato su atletismo, duttilità e soprattutto motivazioni. Se andrà bene, lo sarà per tutti: uguale il contrario. Non abbiamo veterani, l'unico non ventenne sarà Ray, che conosco e ho voluto. Ho stima di lui, ci darà una mano con gli altri quattro suoi connazionali».

Due parole su Hazell, l'acquisto che ha completato la squadra. «Jeremy sa fare canestro – racconta Valli – forse, uscito dal college come eccezionale realizzatore, ha patito troppe aspettative. Non è un nuovo Walsh, non ha il curriculum di Matt. Ma è più realizzatore, ha tocco da tre punti e potrà giocare anche da play. Quasi tutti i giocatori che abbiamo scelto sanno tirare dall'arco. È fondamentale in Serie A, anche per mascherare lacune che ci saranno».

Le debolezze di una Virtus leggera, di pedigree, esperienza e chili, non sono un segreto. «La componente fisica sarà cruciale: tanta difesa, corsa, soprattutto all'inizio, per il gioco bisognerà aspettare. Sarà un taglia e cuci anche in campo, per questo molti di quelli scelti giostrano in due ruoli. Imbrò? Il ginocchio è "pulito", ma diamogli tempo. Lavorerà con la squadra, vedremo come reagirà».

L'organico è definito. Gaddy e Imbrò saranno i due registi, Ray, Hazell, Fontecchio e Portannese gli esterni, mentre il reparto lunghi è composto da White, Gilchrist, Mazzola e Cuccarolo. Il più vecchio è Allan Ray, 30 anni tondi, sarà il probabile nuovo capitano: il più giovane è Fontecchio, ancora diciottenne. L'erà media è ventiquattro anni, 25 per gli Usa, 23 per i nostrani, ma degli stranieri solo Ray ha assaggiato la serie A e Gaddy, White e Gilchrist non hanno mai visto l'Europa. «Difesa e atletismo – conclude Valli – questo sarà il pane del nostro inizio. Il gioco? Siamo quasi un Under 23, dovrà passare qualche luna. Non so quante».

CINQUE COSE CHE ABBIAMO IMPARATO SULLA NUOVA VIRTUS

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it/ - 22/09/2014
 

A un mese dall’inizio dei lavori in casa Virtus, è possibile iniziare a tracciare i contorni di alcuni concetti che probabilmente ci accompagneranno durante la stagione. Un mese di intensi allenamenti per Giorgio Valli, che ha tra le mani una squadra molto giovane, con americani alla prima esperienza da professionisti e in Europa. Tra lavoro e amichevoli, vediamo le cinque cose che abbiamo imparato su questa Virtus.

1) ROTAZIONE A 7+1

Valli ha cominciato a lasciarci intuire quali saranno le sue rotazioni. Ci sono cinque americani, non necessariamente e non sempre gli stessi in campo dall’inizio, e due italiani: Fontecchio e Mazzola. L’ottavo uomo, da utilizzare nel ruolo e nelle mansioni che più consigliano le partite, è Portannese. Gli altri partono all’esterno di queste rotazioni e dovranno lavorare molto per convincere il coach a entrarci. Valli si fida di Allan Ray e per questo motivo ne gestirà i minuti per averlo in campo nei momenti cruciali della partita: non sarà una sorpresa vederlo partire dalla panchina, primo cambio di Gaddy o di Hazell a seconda delle esigenze. Ray, comunque, sarà protagonista nei finali di gara. Più difficile la gestione dei lunghi (ne parliamo dopo): è evidente che Mazzola dia più garanzie tattiche rispetto ai due americani, ma dovrà anch’egli imparare a gestirsi. Non esiste un “vero” cambio di Fontecchio: per ora è più probabile che quando Simone uscira’, la Virtus andrà con un assetto piccolo con Hazell da tre piuttosto che con White, che potrebbe avere i mezzi per fare l’ala piccola ma ancora non ha la padronanza del mestiere.

Imbro’, oggi, è fuori dalle rotazioni e questo merita una parentesi a parte. Non è colpa di Imbro’, o di Valli, o di chissà chi. L’infortunio grave che lo ha tenuto fuori tanti mesi ne condiziona ovviamente lo status attuale. La mia personale opinione è che il club e Imbro’ stesso abbiano sbagliato qualcosa, fin dai tempi del prestito alla Eagles (inutile), continuando con il suo lancio in prima squadra per disperazione e in un contesto tecnico in disfacimento, continuando con quest’estate dove la permanenza in un roster chiuso non gli fa bene. Secondo me Imbro’ ha solo bisogno di giocare tanto, e l’ideale sarebbe stato un club di Gold che in accordo con la Virtus lo prendeva in prestito per svilupparlo. Poteva essere pure stesa una collaborazione tecnica tra Valli e l’allenatore partner. È un’altra occasione persa. Capisco che Imbro’ possa avere la legittima voglia di giocarsi le sue carte, di “riprendersi” la Virtus, di dimostrare qualcosa. Ma non è il momento. Quel momento sarebbe arrivato l’anno prossimo. Oggi Imbro’ è un giocatore non pronto che rischia – ovviamente non glielo auguro – di non essere pronto nemmeno la prossima stagione dopo averne passata una a guardare. E invece Imbro’ è e deve essere una risorsa della Virtus, soprattutto per il futuro.

2) HAZELL PRIMA PUNTA

È l’ultimo arrivato, ma quasi in modo naturale è diventato la prima opzione offensiva della squadra. Jeremy Hazell è cercato dai compagni e stimolato dall’allenatore a prendersi tiri e soluzioni in attacco. Ha punti nelle mani, l’orientamento del gioco è già diventato quello per cui la squadra crea per Hazell. Con la sua personalità determinata e positiva, Jeremy ha conquistato i compagni. Sarà lui a dover fare 20 punti a partita in questa Virtus, alternando le soluzioni da tre punti con penetrazioni nelle quali ha mostrato un insospettabile atletismo. Al suo fianco, non mi stupirei di vedere Fontecchio, in procinto di diventare un’arma offensiva da cinque stelle in serie A.

3) I FALLI DEI LUNGHI

Nell’amichevole contro Mantova a 3 minuti dalla fine del terzo quarto, Mazzola, Gilchrist e White avevano 4 falli. Ora immaginate cosa questo significhi anche proiettato su una partita di campionato. Valli con i lunghi in panchina per gran parte della gara, costretto a tenere molto in campo Cuccarolo che difensivamente sul pick’n'roll fa una fatica bestia, senza margini per cambiare tatticamente, con il bonus forzatamente speso presto e gli avversari sempre in lunetta. Un disastro. Qualcosa che a fatica si può accettare oggi, in preseason, dagli americani, ma certo non da Mazzola che oramai è un veterano dei campionati italiani (e si sta rivelando un’arma in attacco). Falli di negligenza, falli stupidi si dice. Poco controllo del corpo a rimbalzo, una mazzata gratuita su un giocatore in posizione innocua, falletto a centrocampo davanti all’arbitro per provare a rubare una palla impossibile da rubare, contatti evidenti sul tagliafuori. Roba da mani nei capelli. La Virtus non può permettersi di avere i lunghi carichi di falli e non può permettersi di regalare ogni partita 10/12 punti su tiri liberi provocati. Tra l’altro, Gilchrist soprattutto ma anche White e Mazzola hanno messo in mostra discrete doti di stoppatori che li porteranno spesso a cercare questa giocata con alterne fortune (gli arbitri italiani hanno un cattivo rapporto – da sempre – con questo fondamentale, fischiando come vaporiere) quindi già li qualche fallo andrà via. Nel test contro Ravenna a Castel San Pietro, dove a ogni quarto si azzeravano punteggi e falli, dopo tre periodi White aveva nove falli. Questa è la priorità assoluta oggi: basta falli stupidi, assetto mentale difensivo meno sgangherato.

4) IL GADDY-TIME

Il ragazzo ha stoffa. Ho visto solo due partite “vere” e in quelle due, nel quarto periodo, quando c’era bisogno di una giocata Gaddy l’ha fatta. Al terzo indizio, avremo una prova. Ma il giocatore mi sembra di quelli che hanno il controllo della situazione, nei limiti del possibile per una squadra che probabilmente perderà qualche partita in più di quelle che vincerà. Nei minuti decisivi, se Gaddy ha l’occasione per fare una giocata utile potete scommettere che non si tirerà indietro.

5) LE MONTAGNE RUSSE

Alti e bassi. Dentro una stessa partita, tra una partita e l’altra. Le amichevoli non hanno alcun valore di risultato ma semmai ne hanno per intuire alcune tendenze, alcune prerogative individuali, a lungo andare anche certe preferenze dell’allenatore. Una squadra di giovani ha dentro di sé alti e bassi fisiologici che si porterà dietro (almeno) per tre mesi in campionato. Poi conteranno la bravura e l’attenzione ai dettagli del coach e dei giocatori, per diventare più continui. Alle montagne russe bisogna abituarsi e portar pazienza. Valli sta provando diverse soluzioni e a volte le divaricazioni di punteggio si possono spiegare anche così. Ma le prove è giusto farle oggi, non in novembre. La zona, ad esempio, ha mostrato sprazzi di efficacia. Resta il problema dell’attenzione, perché nei momenti i cui i cervelli si spengono i problemi balzano subito a galla. Le responsabilità difensive individuali vanno marcate: un conto è l’aggressività o il pressing, un conto è non farsi battere facilmente nell’uno contro uno. Le letture difensive sono ancora primitive, ci si dimenticano i tiratori o non si presta attenzione al momento della partita (quanto manca? chi c’è in campo dall’altra parte? chi potrebbe tirare?). Insomma, quel “passettino in più” mentale e poi pratico che fa la differenza e che alcuni di questi giovani devono ancora fare. Oggi è normale vedere e sottolineare soprattutto i problemi, ma ci sono pure le note positive come l’affidabilità di Ray, la buona mano di Gilchrist, la crescita notevole di Fontecchio (che ha preso fiducia, ha reso costanti le sue armi offensive montate in un telaio già da altissima serie A, e può ancora migliorare). Questa Virtus non sarà “pronta” per il 13 ottobre, ma ha la possibilità di crescere molto nel corso della stagione e, quindi, di trovare stabilità e regalare qualche soddisfazione ai tifosi.

 

Con la certezza che i migliori prodotti dell’orto nazionale siedano nell’arena intorno alle righe del campo, e sono gli Esposito e i Myers rimpianti reduci d’altre epoche probabilmente irripetibili, una sorta di volenterosa ItalVirtus batte quel poco che c’è di Caserta e impila un altro mattone sull’edificio della salvezza. Nella benefica staffetta bianconera sblocca i timori Fontecchio, prosegue Imbrò che, fra tutti, è quello in pista col più alto quoziente cestistico e giganteggia, pure dopo un raro e prezioso gol di Portannese, l’inedito Mazzola, cedendo infine il testimone per lo sprint vincente non a Rivera, ma ad Allan Ray, primo dei non indigeni, che in volata impone una sua differenza, finalmente impastata di più classe che indolenza, quando attacca l’area nemica intascando canestri, assist, falli e tiri liberi: quel che vale, insomma, l’intera partita.

Lo spettacolo è quel che è, ai tanti mori in campo si potrebbero levare le magliette e scambiarle con gli avversari, che pochi se ne accorgerebbero, tranne che per due di loro: il predetto Ray, che fa felice Valli, e il povero Young, che non ce la fa con Molin. Troppo solo, o male accompagnato. Alla somma della serata, la Virtus che partiva dietro tutte aggiunge due punti e adesso è in un gruppo più folto. S’accontenteranno tifosi ignoti e famosi: fra questi, il Romano Prodi che ha fatto compagnia a Villalta, sudando freddo, come tutti, quando la rimonta campana, simile a quella di sette giorni fa di Capo d’Orlando, ha minacciato di poter impacchettare l’impresa.

La solita domenica non indimenticabile, cui la Fossa dei Leoni ha prestato la rituale presenza istituzionale a supporto degli sparuti fratelli casertani, ha infine segnato l’esordio senza indugi, e con un risultato di propizio augurio, del nuovo speaker Federico Fioravanti, che come ognun sa ha rimpiazzato al microfono il mitologico Gigi Terrieri. Il quale si sarà goduto i due striscioni alzati dalla curva per lui, e forse pure un’altra uscita di scena, in questa tribolata settimana, che in qualche modo nobilita ancor più la sua. Dalla porta dell’Inter ha salutato un peso massimo come Moratti, e Terrieri si consolerà se ormai nessuno, fra questi palloni, appare più indispensabile. Poi, il triplete, l’hanno fatto tutti e due: la Virtus, anzi, nove anni prima dell’Inter.

 

Hazell e Gaddy esultano durante la bella gara contro Reggio Emilia (foto tratta da www.virtus.it)

PAZZA VIRTUS AMALA (MA NON PENSATE AI PLAYOFF)

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 01/12/2014

 

È stata talmente bella, la vittoria della Virtus contro Reggio Emilia, che uscendo dalla Unipol Arena tra sorrisoni, cinque alti ed entusiasmo, sembrava quasi sentire nella fiumana di cuori ruggenti (7.358, tanta roba) lo spirito d’altri tempi. E infatti puntualmente su twitter commentini, sussurri e domandine: “Dove possiamo arrivare”? Alt, fermi tutti.

Gli obiettivi non si cambiano al primo di dicembre dopo una bella vittoria, anzi bellissima, altrimenti non si è una società seria e proprio questo invece la Virtus sta cercando di diventare. I tempi delle sparate son finiti, se Dio vuole. È una premessa, non voglio parlare di questo per trenta righe sul blog. Ma il canovaccio stagionale non va dimenticato: arrivare prima possibile a 13 vittorie, poi ci si alza un attimo dal manubrio, si guarda quanto manca alla fine, si studia la propria posizione nel pelotòn e si trova un altro obiettivo, se esiste. Questo e niente altro deve stare nelle teste della squadra, mentre il club quello sì può e deve ragionare già sul futuro dopo aver consolidato il presente.

Contro Reggio Emilia, Valli ha gestito in modo perfetto una partita difficile. Oggi possiamo pure dirlo: martedì all’intervallo di Reggio Emilia-Parigi sui gradoni del PalaDozza, io e Luca Aquino abbiamo fatto quattro chiacchiere con Bruno Arrigoni. “Domenica gli passate sopra, se giocate aggressivi e con energia loro atleticamente non vi stanno dietro”. Brunetto ha allargato le braccia, senza dire nulla. Ma alla fine la matrice della vittoria della Granarolo è stata proprio quella: difesa, energia e sudore, facendo pagare agli avversari (nel caso di Reggio: il loro minore atletismo) e mascherando le lacune. Andiamo con ordine.

1) ALLAN RAY
Sono completamente spariti dalla visuale quelli che storcevano il naso per l’ingaggio del talento del Bronx. Uno che se vuole la spiega. Uno che sta portando la Virtus a un altro livello. Un leader, ascoltato e venerato dai giovani americani per il rispetto dovuto a un fratello che “ce l’ha fatta” e che ha giocato “nella lega” (la Nba). Cosa fa Valli a Ray, per farlo giocare così? Gli dà fiducia, lo guida senza imbrigliarlo, lo elegge a go-to-guy. Quando Ray gioca da Ray, nessuno lo può marcare. E lui fa impazzire i tifosi.

2) LE ROTAZIONI
Una Virtus a otto uomini, con Gilchrist ballerino, Hazell ammaccato, eccetera, era una Virtus “corta” di nome e di fatto. E contro Venezia e Brindisi, aveva fatto bene finché ne aveva. Le mancava il finale. La Virtus a dieci uomini ruotati, invece, ha retto, ha trovato qualcosina da tutti e – nelle ultime curve – non è arrivata in affanno. Non si potrà sempre far toccare il campo a tutti ma Valli è stato bravo a capire che contro Reggio si poteva fare.

3) LE REGOLE
Quelle difensive che la Virtus segue ed esegue secondo il suo piano, a volte forse insistendo ma certamente con l’obiettivo finale di farle imparare ai suoi giovani. Avendole, Valli ha sempre l’opzione d’incazzarsi con qualcuno che le dimentica, richiamando così all’attenzione anche tutti gli altri. È accaduto nel primo periodo, con qualche svarione sui pick’n'roll di Reggio. Poi la Virtus non s’è più voltata indietro.

4) OKARO
Potremmo scrivere un trattato – sempre che ne fossimo capaci – su di lui. Anzi, basterebbe elencare le sue doti. Già detto: ancora nemmeno lui sa quant’è forte, quando lo capirà auguri… Segna in tutti i modi i suoi 23 punti (8/10 da due, 1/1 da tre), piglia 7 rimbalzi di cui 5 in attacco e sono questi il pane pregiato perché sono rimbalzi suoi, ovvero aggiunti, presi in più rispetto a quelli che la Virtus prenderebbe. La squadra all’intervallo aveva il 35% da due, nel complesso ancora soffre un po’ lì vicino ma ha preso 17 rimbalzi in attacco su 36 tiri sbagliati, un’enormità.  E quando Okaro è concentrato – sta accadendo con continuità sempre più spesso – la Virtus difende in sei, perché White è qui e là, copre il suo uomo e aiuta, o recupera, o intimidisce. O tutto insieme.

5) I TRE VIOLINI E GLI ITALIANI
Erano sempre in due, domenica sono diventati tre. Ray, White e Hazell, 60 punti in tre sui 78 della Virtus. Il terzo violino che era mancato, stavolta ha cominciato a suonare. Il che non significa che dovranno essere sempre questi tre, ma sono i sospettati principali viste le loro qualità. Il salto ulteriore? Se da tre diventano quattro, e l’indiziato è Fontecchio. Ma tra aspettative, speranze e pressione, giusto attendere con pazienza. Gli italiani stanno dando tutti il loro contributo, grande o piccolo che sia, con una difesa, un canestro, delle iniziative, la presenza. Contro Reggio è toccato a Cuccarolo far pesare i centimetri, sfruttando la presenza in campo di Cervi.

Persa immeritatamente la gara contro Venezia, si diceva: “Giocassero sempre così, in casa ne perdono poche”. Già perché anche il clima e l’ambiente stanno diventando un fattore. La Grissin Bon s’è trovata di fronte una Granarolo migliore rispetto a quella battuta dalla Reyer. Perché – va detto – nell’immaginario percorso di crescita pensato a inizio stagione, oggi la Virtus è un po’ più avanti rispetto alla tabella. Ma dice bene Valli: “Speriamo domenica contro Avellino di ripartire da qui”. Perché è questo che conta: far la prestazione e non dimenticarsi tutto dopo tre giorni. Meglio un passo avanti alla volta che due avanti e uno indietro.

PS – Bravi. Nessuno è venuto a dirmi qualcosa perché Gaddy ha fatto virgola. Sto facendo breccia nei vostri cuori e non guardate più solo i punti? No, semplicemente vi state “abituando” a capire gli equilibri di questa nuova squadra dove se il playmaker fa 0 punti e 8 assist probabilmente ha giocato bene.

 

CINQUE MOTIVI PER PROMUOVERE LA VIRTUS

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 12/01/2015
 

Facile parlare bene dopo una vittoria inattesa contro una delle squadre migliori, finora, del campionato. Ma parla, anche di più, la classifica: sette vittorie e otto sconfitte sono un bilancio di lusso dopo il girone d’andata, per un club in rifacimento e una squadra costruita “pescando” – con intelligenza – senza soldi. Ecco perché, dopo quindici giornate, possiamo citare cinque motivi per cui dovreste essere contenti della vostra Virtus.

1) LA CRESCITA

Accreditata alla vigilia del campionato di una lotta per evitare l’ultimo posto, oggi si parla della Virtus come una rivelazione (fatte le proporzioni di budget). Senza la penalizzazione di 2 punti, attribuita dal club a un errore dell’amministrazione e ultimo evento della gestione di Piergiorgio Bottai, la Virtus sarebbe ottava e qualificata alle Final Eight di Coppa Italia. La crescita è stata generale, passando per la consapevolezza della squadra – in termini di qualità e lacune – e il consolidamento del club, sul quale si può dire tutto in questa stagione meno di non aver tenuto fede alla propria parola. Rispetto al passato è una bella e confortante inversione di tendenza. Il lavoro di Villalta e Albertini, corroborato dalla operativa energia di Crovetti, ha tracciato i confini della Virtus attuale: serietà e costanza. All’interno di questo processo di crescita, ci va anche quello dello staff tecnico: partito fra i dubbi di una mezza stagione più che deludente, il gruppo guidato da Valli ha proposto un programma tecnico in grado di motivare una squadra giovane e al contempo di darle una fisionomia, una identità. Se questa è una parola abusata – certamente è la più usata del momento – non lo so, ma è un piccolo traguardo che anche passando da euforia e depressione (ovvero exploit e rovinose cadute) la Virtus oggi può dire di avere toccato.

2) LE INDIVIDUALITA’

Ovvio citare Allan Ray, che è leader tecnico e spirituale. Miglior marcatore della squadra con 17,6 punti di media, tira da tre col 51%. È tornato il Ray di Ferrara, dove si trovò benissimo con Valli? A mio parere è un Ray migliore. Un Ray maturo, che mezzo rotto nella gara contro Trento attende il suo momento e pianta 14 punti nell’ultimo quarto decisivo. Ovvio anche citare Okaro White, che accanto a doti fisiche da livello superiore sta cercando di costruire una solidità tecnica sia da ala forte sia da ala piccola. Può mettere un tiro da fuori: quando quel “può mettere” diventerà un “mette”, saremo di fronte a un giocatore di Eurolega. È più indietro invece nel ballhandling necessario per essere un numero tre. Ma ha tempismo, comprensione, stoppa, piglia rimbalzi, corre. Abdul Gaddy, un rookie, è un giocatore vivo, capace di superare una prima crisi stagionale e confezionare contro Trento una gara solida con 7 punti, 6 assist, 3 rimbalzi, +17 di plus/minus. A dire il vero dovrei citarli tutti, perché l’unico refrattario ai progressi della squadra è Gus Gilchrist, che verrà tagliato. Un approfondimento lo merita Jeremy Hazell: ovviamente quella faccia da maraglio può piacere e non piacere, ma le doti realizzative non gli mancano (diciamo che mette tre canestri ogni aiuto difensivo). È un competitor, che non guasta. Ora, la sparata sugli Splash brothers – per chi se la fosse persa: ha paragonato se stesso e Allan Ray a Steph Curry e Klay Thompson, la coppia di tiratori che sta dominando la Nba con i Golden State Warriors – va catalogata nel file “maragliate” di cui sopra, ma sfrondata dalla glassa è un discorso tecnicamente serio: se la Virtus può mettere in campo due tiratori da 50% da tre medio, cambia tutto. Ci sono alcune cose da dire però: contro Trento, Ray e Hazell hanno tirato 8/13 da tre (62%), ma se Allan ha il 51% stagionale il nostro Geremia si ferma al 36 e prima delle ultime due partite era al 29 e veniva da uno 0/13 in tre partite. C’è un motivo per cui, invece, nelle ultime due Hazell ha totalizzato un bellissimo 10/17? Ce n’è più di uno. Intanto la Virtus ha ripreso a passarsi la palla, cosa che per un tiratore è sempre foriera di buoni tiri (e non a caso la V ha superato per due volte gli 80 punti segnati, soglia mai oltrepassata prima in stagione). Poi, essendo un competitor, Hazell ha bisogno di motivazioni. Avevo criticato la scelta di Valli di non lanciarlo in quintetto a Roma (se non gioca nei primi cinque quando mancano Ray e Fontecchio, quando lo fa?), poi il coach è stato bravo a lasciarlo in campo praticamente tutta la partita. Quando si scalda, Hazell sprigiona il suo valore, che non è da top player ma è certamente quello di buon realizzatore per la serie A italiana. E diventa anche un decoroso difensore di uno contro uno. Oggi il primo esame universitario dello staff tecnico è trovare un equilibrio per gestire i minuti, i tiri e gli spazi di Ray, Hazell e Fontecchio, cercando di perdere il meno possibile dalla loro convivenza e anzi esaltandone le doti. Io penso che a partire dalla panchina possa essere Simone – che dei tre è quello che perde meno, a mio parere, in termini di efficacia – e potrà essere ovviamente meglio gestito il minutaggio di Ray per non farlo arrivare cotto a marzo. Per tutti e tre, però, deve valere un sacro dogma: meno palleggi. Perché uno dei motivi del calo post trionfi (le vittorie su Reggio e Avellino), era proprio la crescente tendenza a palleggiare troppo.

3) VALLI

Più volte già citato, ma merita un capitolo a parte. Non sarà il miglior coach del campionato, non avrà a disposizione dei plurititolati assistenti o capi-allenatori prestati a ruoli subalterni, ma ad oggi pochi tecnici meritano gli applausi più di lui. Tenuto perché “allenatore da palestra”, ha reso onore a questa etichetta – che a mio parere è un complimento – elevando il valore della squadra già nei primi mesi. Ha saputo andare anche oltre i suoi errori, ha saputo andare oltre agli entusiasmi per due vittorie e alle critiche per due sconfitte: se un limite gli veniva riconosciuto – sbandare a seconda del “momento” – possiamo dire che Valli ha anche migliorato se stesso. Una piazza in cui nemmeno Messina metteva tutti d’accordo, può essere contenta di avere un allenatore virtussino ad allenare la Virtus. Un plus non da poco, dovendosi prendere sulle spalle le responsabilità e gli oneri di quando la Virtus “era la Virtus”, con un budget e ambizioni di ben altra levatura.

4) IL FUTURO

Tutti si aspettano un radioso futuro per questa società, affidandosi ai dirigenti e alla Fondazione che in questi mesi ha onorato l’incarico di risanare un club disastrato. Le critiche perché Gilchrist “è tristo” o Portannese “non è stato sostituito” sono deboli. La realtà è che su otto acquisti ne è stato toppato solo uno – percentuale strabiliante – e che l’ultimo uomo della panchina (minuti medi 5) che ha deciso di andarsene può essere anche sostituito fra qualche giorno senza far strappare i capelli a nessuno. Ma adesso le cose cambiano: il 2015 non può più essere solo l’anno del risanamento, ma deve essere quello del rilancio. Rilancio significa immaginare un budget più corposo per l’anno prossimo, avviare trattative con i giocatori che si intende trattenere (gli italiani e almeno un paio di americani), immaginare quale tipologia di giocatori innestare in estate, capire chi deve gestire tutto questo se Bruno Arrigoni dovesse lasciare la società (figura che va sostituita). È una bella prova per la triade Villalta-Albertini-Crovetti che finora ha dato prova di capacità e valore. E dobbiamo quindi aspettarci che sia loro sia la Fondazione confermino questa impressione.

5) IL PUBBLICO

Nella maturità e solidità generale si inserisce perfettamente il pubblico virtussino, snob e criticone finché volete ma capace, in questa stagione, di stare vicino alla squadra in modo sorprendente. Ci sono sempre tra le sei e le settemila persone all’Unipol Arena, c’è tifo – rispetto alla tradizione, ce n’è tanto – e soprattutto c’è quel sostegno di cui una squadra così inesperta ha tanto bisogno. Il ringraziamento a questo pubblico l’ha fatto Valli dopo la gara con Trento, e non è di facciata. È meritato. Ora questo pubblico vorrà ovviamente che il punto quattro di questo articolo diventi realtà. Intanto, dovendosi accontentare, ecco qualche considerazione finale: dopo un girone, possiamo dire che state guardando l’ottava squadra del campionato ed è più di quanto vi avevano promesso; la penalizzazione sarà presto solo il ricordo di un triste passato; la squadra non è al suo apice, ma ha margini per fare meglio; per qualificarsi ai playoff – lo dico perché qualcuno lo chiede – probabilmente servono nove vittorie del girone di ritorno: dura; molti giocatori hanno affrontato avversari mai visti prima in vita loro: nel prossimo girone potrebbe andar meglio.

 

Giorgio Valli tra i tifosi festanti (foto tratta da www.virtus.it)

Vinte in pompa magna quattro delle ultime cinque partite, passava il treno giusto, davanti alla casa Virtus, per confermare sulla propria panchina Giorgio Valli, per altri due anni, alla fine di questo. Facendoli tutti, si salirebbe a quasi quattro stagioni, dal 27 gennaio 2014 in cui balzò in sella all'accordato 2017: un record, per lo sciagurato usa-e-getta dello sport odierno. Le avesse perse, il neo-confermato, quattro delle ultime cinque partite, il rinnovo avrebbe dovuto attendere ore più propizie. Eppure Valli, a 53 anni fra un mese, quello è e quello rimane, così come quelli sono e quelli rimangono orizzonti e obiettivi della Virtus attuale e prossima ventura: un club molto glorioso, ma all’oggi non molto ricco, che conta di rinsaldarsi puntando sul proprio vivaio, augurandosi di produrvi giocatori per la A e non solo per le serie minori, dove ne veniva fatto rigoglioso, e chissà quanto redditizio, mercato.

Dilagati pubblico e critica che danno i giudizi facendo la parafrasi dei risultati, l’allenatore che vince piace a tutti e quello che perde a nessuno, in un gioco che ha oltretutto accorciato i tempi di tripudio e, soprattutto, di dannazione. Non so se ci ha rovinato il fantacalcio (col suo figlioccio fantabasket), ma càpita, razzolando per social network, siti e forum, di annusare questo clima di giustizie sommarie, cacciate per coach sconfitti e tribune punitive per giocatori perdenti, con una frenesia di ridare le carte che è propria dei giochi da tavolo e impropria di qualsiasi realtà veramente sportiva, dove il lavoro paga, i frutti maturano col tempo e la continuità è un valore solido, e non una cianfrusaglia cara solo ai nostalgici. Basterebbe dar un’occhiata all’altra trincea cittadina, dove non bastano cinque vittorie e due pareggi a fila per fare di Lopez un allenatore popolare, ma detto ciò è questa la notizia di giornata, ed è una notizia importante, il Valli che resta e può continuare a fare il suo lavoro. Un po’ come, alla Virtus, si faceva una volta, quando c’erano soldi, oltrechè idee, e a contare erano soprattutto le ultime, fra le quali il principio di avere allenatori di lungo periodo, di "legislatura", per incardinarci progetti tecnici di respiro. Porelli tenne Peterson cinque anni e dopo non potè più, e certo si pentì di averne lasciati al primo Bucci solo due, salvo poi ritrovarlo, Albertone con la Vu nera, per i quattro con Cazzola, in mezzo ai due mandati (quattro anni più cinque) di Ettore Messina, il più ovvio modello, per la Virtus e per Valli, che lo servì da assistente.

La scelta di Valli ricalca quel bel passato anche nella centralità restituita al ruolo: sarà il capo dell’area tecnica, che nel frattempo dismetterà, come già annunciato, la consumata esperienza di Bruno Arrigoni, e ci sarà pure un tocco di spending review nell'operazione, ma c’è soprattutto l’intento di porre l’allenatore all’epilogo di ogni processo decisionale su campo e dintorni. Squadra lunga, società corta, amava ripetere Alfredo Cazzola, il presidente che in Virtus vinse più di tutti, e tornare alla società corta è il processo in corso, nella fiduciosa attesa di riavere la squadra lunga, che dipende dai baiocchi, se la variegata compagine societaria volesse un giorno allargare i cordoni, a fronte di risultati oggi altrettanto popolari di una squadra che, pure nella cattiva sorte, non ha tradito abbandoni dallo spettabile pubblico, o li ha saputi avvincendare con nuovi accessi, mai dimettendosi dal proprio stato di benemerito vessillo cittadino.

 

Quattro partite da giocare, due da vincere, tanto resta alla Virtus, oggi ottava in classifica, per guadagnarsi un posto nei playoff: lo meriterebbe, per quanto fatto (soprattutto in casa), e vorrebbe arrivarci, per quanto, con rinnovata spinta di tutti, si potrebbe poi fare. Cremona è stata un'occasione perduta, ma poichè le partite vanno guardate da due parti, sarebbe stata una vittoria sciaguratamente gettata pure se questa sorte fosse toccata alla Vanoli: vinceva di venti, in casa, buttarla a quel modo avrebbe fatto scorrere veleni. Come l'ha gettata la Virtus lo sapete: se serve una sintesi da replay, issata sul +3 a poco meno di 3' dalla fine, le sono serviti sei attacchi di fila senza gol per riuscire a non cogliere il frutto maturo. Confezionati gli errori fatali da cinque mani diverse (in sequenza, Ray, Hazell, Ray, White, Gaddy, Reddic, o tiracci o palle perse), la vittoria mancata ha goduto di un ampio concorso di colpa.

Quattro da giocare, due da vincere è un cartellone potabile, anche più di quello che, per chi ha due punti in meno, imporrebbe tre successi su quattro, e non pare proprio pane per i denti di squadre dal nono posto in giù (Cantù di partite ne ha cinque, ma l'aggiuntiva è con Milano ed è l'esercizio più difficile). Insomma, alla Virtus non manca tanto per farcela, e probabilmente basterà il "casa dolce casa" che resta il suo motto stagionale, per la parte già vista e per quella che verrà. Pesaro domenica è un piatto alla portata, Roma sarà poi uno spareggio, ma da qualche stretta difficile si dovrà pur uscire, se si ha sangue, e non solo lacrime.

Cercando di passarsi più e meglio la palla ("neri, bianchi e gialli", Valli dixit, avviso ai naviganti brotha), rimbalza infine in testa la recente evocazione di un maestro di quest'arte,  quel Ian Van Breda Kolff che innervò una Granarolo da scudetto, accostato in queste ore ad Allan Ray, che ne avrebbe qualità (oh, molto sviluppabili) per imitarlo. Ora, sono passati trentun anni, le memorie hanno diritto d'annebbiarsi, specie se appartengono a chi, all'epoca dei fatti, stava nell'età felice dei giochi in cortile, ma Vbk e Ray sembrano proprio tipi tutti diversi, somiglianti in una sola cosa, la capigliatura. Entrambi biondi.

 

VALLI-RAY, PERCHÉ?

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 16/04/2015

 

La questione si esaurisce, almeno per ora, con una nota della Virtus che diffonde le scuse di Allan Ray. Lo scontro tra il capitano e l’allenatore Giorgio Valli – di tutto ci saremmo aspettati in una stagione, ma non questo – passa agli archivi sostanzialmente come una incomprensione e il giocatore viene “consigliato” a chiuderla con delle scuse per le parole troppo forti usate sui giornali.

Ineccepibile. Ray, per quanto arrabbiato, frustrato o deluso possa essere, ha superato il limite. Voleva (e doveva) solo dire che non è cattivo, che non aveva alcuna intenzione di lasciare l’allenamento, ma che era stato “punito”, mandato fuori dalla porta come a scuola, dopo un diverbio con il coach. Invece ha detto qualcosina di più, ha raccontato nei dettagli la sua versione dei fatti. La foga toglie lucidità e lui lo ha capito spedendo anche ai tifosi un messaggio positivo.

Cari tifosi,

il vostro capitano vi scrive per spiegarvi che non sono stato opportuno nelle mie dichiarazioni sui giornali di oggi.  Non volevo offendere il Club, i compagni di squadra o l’allenatore che è  IL MIO ALLENATORE in Italia. Ho ammesso i miei errori e mi scuso con chiunque possa aver capito una qualche forma di critica, conseguenza solo di mia frustrazione. Il mio focus è solo vincere la prossima partita, portare la squadra ai playoff e continuare ad essere il portabandiera della mia Virtus nei prossimi 2 anni.
Forza Virtus!

Ma non è solo colpa di Ray. La nota del club arriva con almeno 36 ore di ritardo. La sera di martedì, quando il fatto si consuma davanti ai cronisti di Stadio e del Corriere di Bologna, era ancora possibile chiudere il caso con una posizione ufficiale della società che invece ha mandato avanti Valli. Il giorno dopo, “magicamente”, sono tre i giornali a pubblicare la notizia di un diverbio tra coach e capitano. E Ray sentendosi sostanzialmente accusato di “fighetteria” dal tecnico, risponde. Anzi, viene contattato e risponde.

Si può dire che la vicenda poteva essere gestita meglio? A mio parere sì. Potevano essere evitate le sbisciate e le successive parolone di Ray, probabilmente pure i toni alti tra domenica e martedì. Ma soprattutto, e credo di interpretare la domanda di molti tifosi, si può evitare tutta questa tensione? Non è da pochi giorni che si respira quest’aria che – davvero – è ingiustificata proprio quest’anno in cui tutti, da cima a fondo nella Virtus, hanno lavorato duramente con l’obiettivo di crescere. E lo hanno fatto. Non c’è un solo motivo – a mio parere – per alzare il livello di tensione in questo modo. Se però esiste, ci dicano qual è.

Oggi la Virtus e Ray hanno voltato pagina. Fino al termine del campionato si tornerà a parlare di pallacanestro, di gioco giocato, cosa che s’è fatta tutto l’anno anche grazie alle stesse persone che ieri si sono azzuffate. Grazie a Ray e Valli, grazie a Villalta e Crovetti, grazie alla squadra e allo staff. Nessuno di loro dovrebbe dimenticarsi da dove sono partiti e cosa possono ancora ottenere.

 

LA VIRTUS, UNA BELLA STORIA

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 04/05/2015
 

Giorgio Valli ha ragione, questa Virtus è una bella storia. Una storia che merita d’essere raccontata, ma che ancora non ha scritto il suo ultimo capitolo. Settima o ottava, la Granarolo è ai playoff e giocherà ancora. Milano o Venezia, interessa meno di quanto possa pensare: conta quello che società, staff e giocatori hanno fatto in questo viaggio di otto mesi per riportare la luce nel mondo bianconero, i colori dei playoff che mancavano dalla primavera del 2012.

Ce li ricordiamo bene, noi, i discorsi e le facce dell’estate. Una conferenza stampa convocata sulle tribune della Porelli, per spiegare alla gente le scelte di un anno “zero” che i tifosi speravano di non vivere ancora. La necessaria salvezza del club, prima di quella sul campo. L’arrivo del -2, che la proprietà imputava e imputa all’ex ad Piergiorgio Bottai, ora possibile avversario di una battaglia legale. I contratti di Matt Walsh, Dwight Hardy e Ndudi Ebi pronti per il rinnovo e poi lasciati andare perché col budget disponibile ci si pagavano forse tre mesi e arrivederci e grazie. La concreta paura di dover schivare la retrocessione, dopo aver centrato la penalizzazione. Era caldo, la gente era inquieta. Non ci s’era capiti: molti credevano che sarebbero bastati qualche mese di lavoro e una manciata di spiccioli per sanare una situazione drammatica esplosa dopo anni di errori gestionali. Anche il club in buona fede c’aveva messo del suo, trascinato dall’entusiasmo di voler – davvero – riportare la Virtus ad alto livello.

Oggi, a playoff conquistati, possiamo dire che quel clima da tregenda, quel -2, quegli errori, sono stati benzina. Ne avrebbero fatto tutti volentieri a meno, ma visto che ormai c’erano l’ambiente è stato bravo a trasformarli in motivazioni. Non abbiamo una lira, partiamo da -2, veniamo da un anno dove abbiamo sbagliato quasi tutto sul mercato? Ok. Siamo la Virtus? Ok. Società, allenatori, giocatori e pubblico si sono compattati. Chi parla oggi di “tristezza” e “degrado” per una festa-playoff, significa che non ha capito niente e vive fuori dal tempo e dal mondo.

La bella storia di cui parla Valli inizia là, alla Porelli, il 22 luglio 2014. Scrissi “Balle spaziali” su questo blog, raccogliendo consensi e critiche. Ci fu chi non gradì, ed è comprensibile, ma sono le stesse persone che si stavano facendo e si sono fatte “il mazzo” per cambiare le cose. Il 22 luglio non c’era chiarezza, la Virtus era piena di angoli oscuri, di rami secchi da potare, di incertezze. È stata brava a darsi gerarchie, regole, certezze. A decidere chi fa cosa, dando a ognuno libertà e responsabilità secondo le proprie competenze, ingaggiando professionisti ottimi in ogni settore e trovando una strada verso la quale remare. Insieme. È questo il “merito” di cui parla Valli quando asseconda la gioia della gente togliendo tutti i riflettori da sé e dalla squadra. Perché ci sono anche i soci e una Fondazione che ha lavorato e sta lavorando senza sosta per allargarsi, perché ci sono gli sponsor, perché ci sono Renato Villalta e Claudio Albertini, perché c’è Sandro Crovetti, perché ci sono “collanti” e sostenitori dietro le quinte che non appaiono, non vogliono apparire, ma sono decisivi.

È stata una bellissima stagione. Abbiamo potuto parlare di pallacanestro tutto l’anno, la Virtus è tornata ad essere la “Virtus Pallacanestro Bologna” e non un carrozzone. Abbiamo potuto scrivere anche se una partita era stata giocata male, o se una scelta della società non ci era piaciuta, o se un giocatore aveva fatto un tweet, senza venire buttati fuori dalle conferenze stampa o senza che ci venisse tolto il saluto. Abbiamo potuto raccontare che una squadra con il budget più basso della serie A e partendo da -2, è andata ai playoff. Abbiamo potuto raccontare partite ben preparate e ben giocate, lampi di talento, crescita, tifosi entusiasti. Abbiamo potuto raccontare un’identità tecnica. Abbiamo visto una squadra fisicamente in salute che ha corso da ottobre a maggio. Abbiamo potuto raccontare i viaggi estivi di Valli a Orlando e Las Vegas, lo abbiamo pure visto nelle tante notti insonni collegati col pc all’applicazione della Nba che mostra ormai tutte le partite, persino le Summer League. Era là, seduto a bordo campo. Lo immaginiamo prendere appunti, andare a parlare con questo e con quello durante una pausa. E’ stata una Virtus costruita con la testa, e non con i consigli benevoli dei procuratori o le presunte competenze di non addetti ai lavori. È stata una Virtus “pensata” partendo dai pochi soldi ma anche dalle buone idee. Dal sostegno che una società attenta ha saputo dare al proprio staff tecnico.

Oggi se uno venisse catapultato da Marte dentro l’Arcoveggio, in trenta secondi capirebbe chi comanda e chi fa cosa. I giocatori, persino i più giovani, lo hanno compreso al volo. Ci sono stati inevitabili alti e bassi, ma la Virtus non ha mai smesso di essere squadra. Anche alla fine, quando ho visto del nervosismo in eccesso ma devo anche dire che Valli si giocava l’accesso ai playoff per la prima volta in carriera e allora bravo lui e scemo io a non capire che quel nervosismo era quanto meno “umano”. E attenzione: non è che se i playoff questa squadra li avesse mancati, sarebbero stati meno bravi. Lo abbiamo detto e scritto mille volte. A luglio, ai tempi della paura, là sì che il nervosismo era vero e rischiava di andare fuori controllo. Perché si procedeva timorosi nell’oscurità. Da quel buio, la Virtus è uscita con Okaro White e Abdul Gaddy, con Allan Ray e il posto da titolare a Simone Fontecchio. Ha saputo intervenire bene per correggere l’unico errore del mercato. È riuscita a gestire l’inevitabile uscita di scena di un grande professionista come Bruno Arrigoni – che ha contribuito ai successi – dopo l’avvento di Crovetti.

L’ultima Virtus che ha fatto i playoff aveva Koponen e Douglas-Roberts, Poeta e Gigli, Sanikidze e Vitali: andò a casa incredibilmente contro Sassari per 3-0 perdendo due gare all’ultimo centesimo di secondo. Erano i giorni del Terremoto. Non immaginavo che avrei raccontato un playoff, in questo 2015. Ma dal primo giorno ho avuto la sensazione di gente che lavorava mettendo a frutto le proprie competenze, che fossero state fatte delle scelte intelligenti, che il timone fosse saldo. E quand’è così, i playoff sono una normale conseguenza. Bravi.

 

Ray braccato da Moss nel quarto di finale contro Milano (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, IL SEGRETO È DENTRO CASA

di Walter Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 05/05/2015

 

Dodici vittorie su 15 partite in casa sono il plateale segreto del successo di una Virtus che mai pensava di issarsi ai playoff, ma c’è entrata con pieni e formidabili meriti. A fronte di prove esterne d’altrettanto nitida modestia (la verità va detta chiara pure nell’ora del trionfo, e tre soli blitz sono pochi), la squadra ha giocato qui davvero bene: attacco e difesa, cuore e cervello, gambe e nervi. Ci ha lavorato sodo Valli, sapendo alzare e abbassare la voce, come chi sente decisivi i toni con cui si parla ai cavalli, oltre a cucirle addosso un bel basket. Il fattore casa ha aggiunto energia e lucidità, spesso ammosciando la concorrenza. Evidentemente ci sono muri che parlano, e volte e piloni di Casalecchio qualche storia da raccontare ce l’hanno. Ora, l’euforia odierna dovrà generare spinta: una fondazione che ha mezzi ma non coltiva avventure dovrà pur ripagare con un’idea forte i seimila che scaldano l’arena della loro tenace presenza. Già confermata mezza squadra, e preso come primo innesto Michele Vitali, le parole di Villalta fan credere che altro si tenterà.

A lui presidente, e al suo vice Albertini, la stagione ha restituito soddisfazioni e meritati crediti, nell’anno in cui non casualmente si sono sciolte le diarchie occulte che generavano gli attriti, gli spifferi e le cattive comunicazioni attraccate poi al pasticciaccio del -2, oggi medicato, ma non per ciò meno inglorioso. E se questo playoff premia la società, piace infine saldare la silenziosa efficienza d’un culo di pietra di lungo corso come Alessandro Crovetti, l’ingranaggio nuovo, alla rivincita di Bruno Arrigoni, che saluterà, ma meritava di riscattare da una prima stagione avara la sua nomea di brillante cacciatore di teste.