ALFREDO SKALECKY

Skalecky in difesa su Schull

nato a: ? (USA)

il: ?/?/1946

Stagioni alla Virtus: 1968/69

 

LO STRANIERO SU MISURA

di Gianni Menichelli - Giganti del Basket - n. 8 novembre 1968

 

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Anche le due società che, al momento in cui scrivo, non hanno ancora definito il nome del loro straniero si sono, nonostante tutto , adeguate al criterio della scelta ben calibrata. La Candy ha l'attenuante dei ben noti travagli dirigenziali che s'è messa alla spalle. Ha provato McKean, elemento di ottimo valore, e lo ha scartato proprio perché non si adeguava a ciò che la formazione ha bisogno. La Candy stava ben con Swagerty, cioè con un armadione da combattimento nelle aree calde. McKean era troppo fragile. Adesso Sip e Costa puntano su Al Skalecky (americano, bianco, 2 metri, 21 anni, pivot ed esterno) che McGregor ha consigliato come vice-Swagerty. Se non andrà, tenteranno ancora con altri (sotto sotto stanno cercando il colpo a sorpresa con Aiken).

 

 

AL SKALECKY SILENT MAN

di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - n. 1 gennaio 1969

 

Com'è questo Skalecky? Buono, non buono, vedremo. Comunque non è un personaggio, no davvero. O forse lo è, sentite. Lo chiamano "quiet man" o "silent man", fate voi. Spiego immediatamente: con questo californiano che non socializza proprio, ecco che vengono tradotti in pratica tutti i concetti più disparati sull'incomunicabilità dell'individuo. L'incomunicabilità e il suo rovescio, ebbi occasione di dire in altra sede.

Ma forse è meglio fare un passo indietro. Swagerty resta a casa, gli hanno offerto un contrattone per giocare nel Texas fra i pro. La ragione vera del mancato ritorno di Armadione è proprio questa, al di là dei presunti dissidi con certa gente della Virtus. Non torna più l'Armadione e allora come si provvede? Non ci vorrebbe mica molto. Basterebbe mandare in America Dino Costa. O anche Sip, dal momento che qualcuno a un certo momento aveva ancora fede nel ceko. Ma sapete, come sono le cose della Virtus. Un presidente dura in carica non più di un paio d'anni. Dopodiché lo si brucia sulla pubblica piazza, cioè lo si destituisce e si cambia puntualmente registro. E il trapasso di poteri è sempre nocivo agli interessi contingenti di una squadra perché appunto le squadre traggono forza da una continuità programmatica, da una persistenza di individui a certi livelli.

Bè, facciamola corta. Arriva una segnalazione dagli USA: figuriamoci l'attendibilità della cosa, penso subito io. Il caso Mills insegni. Cala fra noi un certo McKean, fenicottero o acciuga, come più vi piace. E questo sarebbe il pivot che deve catturare i rimbalzi? Infatti dopo un paio di provini Porelli, Sip e Costa cadono nella più nera disperazione. Come provvedere? Con San McGregor, more solito. C'è la Gillette in Italia. Costa e Sip vanno a dare un'occhiata. L'attenzione si sofferma su un biondone tanto placido fuori dal campo quanto spietato sotto i tabelloni. Vada per questo biondone, decidono alla Virtus. Le referenze di McGregor? "È un grosso giocatore, un ragazzo impagabile. Non parla molto, anzi non parla niente. Vi dirà goodbye oggi e vi ripeterà goodbye quando se ne andrà. Prego, non fateci caso".

Il biondone viene a Bologna e sta proprio sulle sue. Fa capire che lui si spiega in campo. È forte da morire in difesa, prende parecchi rimbalzi, interviene sempre a tempo da sotto, ha un buon tiro frontale. Non ha tiro dall'angolo, non è quel che si dice un realizzatore. Una grossa ape operaia, direi. Si inserisce subito nel coro. Dunque comunica, sul piano dei fatti. Il pubblico resta interdetto. C'è il fatto del pivot rimediato all'ultimo momento che lascia perplessi. Ma lui - il biondo californiano - fa la sua strada, tranquillo, senza obiettare verbo, senza andare a cercare rogne. Non va al dancing, non frequenta il night, pare che nemmeno Venere lo seduca gran che. Meglio così, dopotutto. Non ha gran doti di conferenziere, non coltiva nemmeno il minimo di relazioni pubbliche. Ma il tono è gentile, la disponibilità verso i compagni è completa.

Adesso la Candy ti cambia anche allenatore dopo quattro partite, chiama Ranuzzi-De Sisti e defenestra il ceko. Magari Skalecky si scuote, pensa qualcuno, in America 'ste cose non le fanno, qualche emozione per l'evento la tradirà pure... Invece no, lui niente, neanche una piega, gioca con l'Oransoda come sempre, la sua bella partita, pochi canestri, ma un Burgess messo a tacere. Lo chiama silent-man ma che c'entra? Può essere timidezza o discrezione, magari inibizione, chissà. La cosa non interessa il basket. E poi meglio muto che chiacchierone e bordelliere alla Rodney Hill, vi pare? Brocco o campione? Provo a rispondere: un buon diavolo che dieci anni fa avrebbe spopolato dalle nostre parti. Oggi "Al il muto" prende un ingaggio e se lo guadagna onestamente. Né brocco né campione. Good player, uno dei tanti, uno che nel nostro basket-campionato non ci stona. Un buon pivot qualunque, ecco. Alla Candy attuale può bastare.

 

QUANTE STAR "USA" NEL CIELO DEL BASKET BOLOGNESE

di Giovanni Cristofori - Il Resto del Carlino - 22/08/1974

 

Skalecky, 2,01, pivot. Arrivò poco prima dell'inizio del campionato con il grave compito di fare scomparire dalla mente dei tifosi il ricordo di un giocatore come Swagerty. Assicurò alla propria squadra forza sotto i tabelloni, risultando, con 343 rimbalzi, il secondo miglior "rebounder" dell'anno. Scarso in attacco, onesto lavoratore in difesa, segno 287 punti.