SILVIO LUCEV

Lucev con la maglia della Nazionale

nato a: Trieste

il: 11/04/1934

altezza:

ruolo:

numero di maglia: 5

Stagioni in Virtus: 1955/56  (in prestito dal Gira Bologna) -  1957/58  - 1958/59

(in corsivo la stagione in cui ha disputato solo amichevoli)

LUCEV LA FANTASIA AL POTERE

Si è spento un campione degli anni 50
Con il suo grande talento fece innamorare la Virtus e gli americani

di Angelo Costa – Il Resto del Carlino – 23/07/1990

 

È morto la notte scorsa nella sua abitazione bolognese per un collasso cardiaco Silvio Lucev, ex cestista del Gira, della Virtus e della nazionale anni 50; aveva 56 anni e da più di trenta viveva a Bologna dopo aver imparato a giocare a Trieste la città che gli aveva dato i natali. Con la Virtus aveva giocato due stagioni, nel 58 e nel 59 ottenendo due secondi posti.

Nel basket geometrico e ordinato degli anni cinquanta Silvio Lucev interpretò il ruolo più scomodo: quello del genio sregolato. Quasi mai continuo, ma sublime nelle giornate di grande ispirazione. Arrivò a Bologna da Trieste per giocare col Gira e finì per far innamorare la Virtus, così attratta dai talenti, ma anche così francescana nelle sue abitudini. Aveva dentro lo spirito di ribellione della gente di confine e forse anche per questo il suo gioco aveva qualcosa di affascinante rispetto a quello di molti altri più celebrati campioni. Buon tiratore, indomabile quando decideva di metterla sul confronto diretto con l’avversario, era soprattutto uno dei pochi a dare del tu al pallone. Al punto che Germano Gambini, l’attuale presidente della Fortitudo, che con lui divise due stagioni alla Virtus, ne parla come un inventore dell’assist: “Noi passavamo la palla con due mani, a lui ne bastava una per mandarla dove voleva” ricorda uno dei protagonisti di un basket che fu quasi sconvolto dall’arrivo di questo giuliano che sembrava giocare senza usare la testa. E invece ne aveva anche troppa. Due anni in Virtus dopo le esperienze con il Gira e con la Ginnastica Triestina, il tutto legato da una lunga milizia in Nazionale: 64 le maglie azzurre, 418 punti a livello internazionale dove però colpì soprattutto per questo suo modo di giocarsi senza legarsi a schemi preordinati, capace di cavalcare la fantasia come soltanto gli americani sembravano fare. E furono appunto gli americani a riservargli le attenzioni maggiori il giorno in cui regalò una di quelle partite che solo lui sapeva giocare: “Eravamo a Parigi - ricorda ancora Gambini - e lui giocò in modo incredibile. La Francia la battè lui da solo, entusiasmando gli statunitensi che si chiedevano chi mai fosse”. Era Silvio Lucev, che per uno scherzo del destino fece cose grandissime contro quella Francia che nel cinquantuno gli rese amaro l’esordio in Nazionale venendo a vincere in Italia. Era uno fuori dagli schemi che nel basket è rimasto solo da spettatore. Forse con la rabbia di essere nato troppo presto per il gioco che il suo talento meritava.

 

UN PRECURSORE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Era arrivato da Trieste per giocare nel Gira, poi approdò in Virtus e fece appassionare il pubblico delle Vu nere per il suo gioco fantasioso, per la maniera sublime in cui passava il pallone, per quell’arte mirabile di trattare la sfera che ne faceva un precursore del gioco moderno. Silvio Lucev, detto Cina, rimase in Virtus solo due stagioni, 1957-58 e 1958-59, giocando in quel palasport di piazza Azzarita inaugurato nel settembre 1956, quando ancora Silvio militava nel Gira, con il IV Trofeo Aldo Mairano, nel quale l’Italia presentava quattro giocatori della Virtus, Alesini, Canna, Calebotta e Gambini e due del Gira, Macoratti e appunto Lucev; due annate che videro la Virtus piazzarsi al secondo posto in campionato, in un periodo in cui si partiva per vincere e quindi la piazza d’onore era sempre vista come un mezzo insuccesso. A dire il vero un contributo a uno Scudetto Virtus Lucev l’ha dato nel 1955: all’ultima giornata le Vu nere perdono a Pesaro giocando alle 11 del mattino e il Gira affronta nel pomeriggio Trieste che, vincendo, raggiungerebbe la Virtus. Cina s’infortuna nel primo tempo, ma vuole restare in campo contro la squadra della sua città e contribuisce al successo dei bolognesi, che così in pratica consegnano lo scudetto ai cugini della Virtus.

Nonostante le sole due stagioni giocate in bianconero, l’amore nacque comunque, a dimostrazione che il feeling tra un giocatore ed il suo pubblico non è sempre figlio dei risultati o di una lunga militanza, ma in quel caso la scintilla fu dovuta all’estro, alla fantasia, a un nuovo modo di interpretare la pallacanestro, non più solo la squadra tutto cuore e grinta della Sala Borsa, ma anche una propensione moderna al bel gioco che fece poi del pubblico di Bologna una platea competente e amante del bel basket. Amore largamente ricambiato, tant’è che Lucev, abbandonato il campo a soli 25 anni (poi solo una piccola esperienza da allenatore al Gira), rimase fedele sostenitore delle Vu nere e frequentatore assiduo delle partite, insieme alla moglie, conosciuta proprio in occasione dell’inaugurazione del palazzo dello sport e alla figlia Diletta. Troppo presto lasciò il campo, l’amata Virtus e la Nazionale, dove comunque collezionò 418 punti in 64 partite e purtroppo troppo presto venne a mancare alla sua famiglia e a tutta la famiglia Virtus, il 21 luglio 1990.

 

Tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Alla vigilia delle Olimpiadi, c'è un fatto che vale la pena di ricordare: Silvio Lucev, detto "Cina", convocato per le Olimpiadi e da qualche anno punto di forza della Virtus dopo essere stato dei concittadini del Gira e prima ancora delle squadre della sua Trieste, annuncia la volontà di lasciare il basket. "Quando annunciò la sua decisione, furono pochi quelli che lo presero sul serio" scrive Franco Flamini su Pallacanestro, "non si lascia lo sport a 25 anni, nel pieno della maturità tecnica e atletica e per di più con la maglia azzurra nel bagaglio per l'appuntamento dei Giochi". E ancora, un ritratto del Lucev giocatore "Primo vero prodotto della rivoluzione tecnica del '47, un prodotto perfetto, quasi un capolavoro... L'evoluzione tecnica del suo gioco è rapida: da scattante uomo di punta si trasforma in abile uomo di manovra, combattivo, tenace, accorto." Il suo abbandono del parquet fece discutere a lungo: chi parlava di questione di cuore, chi non ci credeva. Ma comunque il "Cina" aveva piantato tutti e se ne era andato. "Anche se ho lasciato molto presto" racconterà nel 1981 a Giganti del Basket, "non ho rinunciato a questo sport: sono un tifosissimo della Virtus e non perdo una partita dal mio posto di seconda fila a fianco di mia moglie, ancora più tifosa di me. L'ho conosciuta nel 1956 all'inaugurazione del Palasport".

Lucev contrastato da un difensore dell'Ignis

 

SILVIO LUCEV

Giganti del Basket - Settembre 1981

 

Nato l'11 aprile 1934 a Trieste, ha esordito in serie A nella Triestina nel '47. Nel '52-53 va al Gira Bologna dove rimane fino al '56-57 quando passa ai cugini della Virtus Minganti (poi Oransoda) senza però riuscire a vincere alcun titolo italiano. All'apice della carriera, a 25 anni, causa gli impegni di lavoro, decide di smetterla col basket proprio alla vigilia delle Olimpiadi di Roma. Da quel momento in fatti si occupa della Litografica La Bodoniana di Cadriano della quale è titolare. Sposato, si definisce un super tifoso del basket bolognese.

"Sono sempre stato un po' orso: bene, il basket mi ha dato la possibilità di socializzare con gli altri, mi ha insegnato cos'è il sacrificio, il lavoro onesto e serio. Tutte cose che soprattutto Paratore mi ha insegnato e che nella vita mi sono servite. E anche se ho interrotto l'attività molto presto non ho rinunciato a questo sport: sono un tifosissimo della Virtus. Da dieci anni sono un abbonato di seconda fila nel parterre con mia moglie, che è ancor più scatenata di me, e con il resto della famiglia. Non perdo una partita, di coppa o di campionato, della Virtus. Mia moglie del resto è una malata di basket che ho conosciuto nel '56 per l'inaugurazione del palasport di Piazzale Azzarita. Da allora non ci siamo più lasciati. All'epoca il bassotto della squadra: il mio idol era Bob Cousy. Di lui leggevo cose leggendarie: si favoleggiava di un suo passaggio dietro la schiena per tutto il campo. Allora ci esaltavamo così, fra amici e giocatori. Oggi forse è diverso. Impossibile fare paragoni. Ma di una cosa sono certo: la Sinudyne è la squadra più forte e il suo acquisto più importante è stato l'arrivo di Nikolic. Per l'anno scorso ho un grosso rimpianto: se Terry Driscoll fosse rimasto oggi saremmo campioni d'Europa. Ma non c'è problema: questa benedetta coppa la vinceremo fra un anno".

 

UN RICORDO

di Roberto Brunamonti - 27/12/2014

 

Silvio Lucev dopo un derby vinto alla vigilia del Natale dell'89 mi regalò (lasciandomi senza parole) il trofeo Mairano vinto come miglior giocatore all'inaugurazione del palasport di piazza Azzarita nel '56. Silvio sarebbe scomparso prematuramente l'anno dopo e io tengo a questo suo dono con grande attenzione e affetto!

 

Il trofeo citato, regalato da Lucev a Brunamonti dopo il derby del 23/12/1989 (foto inviata da Roberto Brunamonti) 

CANNA RICORDA LUCEV

di Achille Canna - 19/11/2016

 

Lucev, quando vestiva la maglia del Gira, metteva tutta la sua grinta quando ci affrontava, ma quando passò alla Virtus, aveva lo stesso impeto agonistico contro i vecchi compagni.