STAGIONE 2006/07

 

Markovski, Di Bella, Bennermann, Blizzard, Michelori, Davison, Drejer, Lang,

Crosariol, Giovannoni, Evtimov, Vukcevic, Gugliotta, Best, Bonfiglio, Cavicchi

 

VidiVici Bologna

Serie A1: 3a classificata su 18 squadre (22-34)

Play-off: Finalista (6-12)

Coppa Italia: finalista (2-3)

Fiba Cup: 3a classificata (12-16)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Vlado Ilievski P/G 1980 188 SLO dal 28/12/06
5 Doremus Bennermann P 1972 180 SVE dal 16/11/06 al 02/02/07
6 Travis Best P 1972 180 USA  
7 Brett Blizzard G 1980 191 ITA  
8 Ilian Evtimov A 1983 200 FRA  
8 Prodromos Nikolaidis A 1978 200 GRE dal 10/05/07
9 Christian Drejer A 1982 205 DAN  
11 Andrea Crosariol C 1984 210 ITA  
12 Guillherme Giovannoni A 1980 202 ITA  
13 Oscar Gugliotta G 1982 193 ITA  
14 Dusan Vukcevic A 1975 200 GRE  
15 Kris Lang C 1979 211 USA  
15 Andreas Glyniadakis C 1981 216 GRE  
16 Fabio Di Bella P 1978 186 ITA  
17 Simone Bonfiglio P 1988 181 ITA  
18 Bennet Davison A 1975 203 USA fino al 23/02/07
18 Vladimir Petrovic A 1977 199 GRE dal 11/05/07
19 Tyrone Grant A/C 1977 202 USA dal 04/04/07
20 Riccardo Malagoli C 1988 207 ITA  
20 Andrea Michelori A 1978 202 ITA  
  Stefano Masciadri A 1989 200 ITA  
  Michele Novi A 1988 206 ITA  
  Riccardo Pederzini A 1989 197 ITA  
Solo amichevoli: Gintaras Kadziulis, Stefan Likartovsky
             
  Zare Markovski All     MAC  
  Daniele Cavicchi Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Roberto Cornacchia per Virtuspedia

 

Nonostante il finale della stagione precedente abbia sollevato più di un dubbio sul coach macedone, la prima mossa di mercato è il suo biennale e subito dopo è il gm Zanca a prendere un’altra strada. I confermati da un anno all’altro sono, come da consuetudine dell’epoca Sabatiniana, piuttosto pochi: Di Bella, Drejer (anche se fino a settembre rimane in bilico per le offerte ricevute dal Girona), Gugliotta e il baby Bonfiglio. Vano il sit-in di alcuni tifosi davanti all’Arcoveggio per la riconferma di Andres Pelussi che torna in Argentina. A metà luglio, mentre l’altra metà di Bologna sfila per le strade per cercare di convincere Seragnoli a non farsi da parte, Lang lascia scadere l’opzione e quindi ritorna bianconero a tutti gli effetti. Il primo vero nuovo arrivo è quindi quello dell’ala franco-bulgara Ilian Evtimov, fratello del più noto Vasco già visto a Bologna in canotta Fortitudo. Vengono quindi ingaggiati l’ala brasiliana di passaporto italiano Guillherme Giovannoni e due lunghi italiani, l’esperto Andrea Michelori e il giovane Andrea Crosariol. Quando ormai ci si era illusi che Bluthenthal avesse accettato le nuove e più cospicue condizioni economiche, il capocannoniere bianconero della stagione precedente rinuncia all’ultimo momento a proseguire il rapporto: la cosa che più fa inviperire i tifosi è che lo fa per rimanere in città, sull’altra sponda. Per un po’ sembra quasi di rivivere le lotte estive per accaparrarsi i pezzi pregiati del mercato dei tempi di Cazzola e Seragnoli, ma quando i soggetti coinvolti sono Cavaliero e Janicenoks, entrambi poi in biancoblù, ci si rende conto che il livello non è più lo stesso. Il gigante sfortunato Paolo Barlera, rientrante dall’inattività causa la malattia, viene girato a Biella. Torna uno degli artefici della promozione, Bennet Davison. È la fine di agosto quando finalmente si può fare l’annuncio che può accendere la fantasia dei tifosi: giunge il grande veterano Nba Travis Best, la campagna abbonamenti viene all’uopo prolungata e, dopo una settimana di chiusura, riaperta a prezzi ribassati. La campagna acquisti si conclude con l’arrivo dell’americano di passaporto italiano Brett Blizzard e del nuovo GM Bottai, che sostituisce Paci e Vedovati nominati nei mesi precedenti.

Il campionato si appresta a cominciare e subito c’è il primo, grosso, infortunio: Michelori fuori per problemi alla schiena. L’esordio però è col botto: vittoria di 24 punti a Udine, con tutti i giocatori che fanno a meraviglia il proprio dovere (eccellono Davison e Vukcevic), come la Virtus della prima parte di stagione l’anno precedente. La vernice casalinga è contro Cantù. Dopo un primo tempo pessimo in cui i bianconeri riescono ad accumulare un passivo di 14 lunghezze, la partita cambia volto e, sostenuti dalle prestazioni di Vukcevic e soprattutto dell’agente in missione speciale Gugliotta che frena il canturino Michael Jordan che nel primo quarto aveva fatto fuoco e fiamme, portano a casa una netta vittoria. Con una prova difensiva degna di nota, la Virtus mette in saccoccia anche i 2 punti della gara contro Capo d’Orlando, mettendo in mostra la miglior difesa del campionato ed diventando capolista a pari merito. Ancora una volta è difficile trovare un MVP (che potrebbe essere un Lang splendidamente sfruttato col p&r), a dimostrazione di come le responsabilità offensive siano equamente distribuite. Fin qui il calendario è stato agevole, ma dalla preventivata proibitiva trasferta di Roma torna con uno scalpo eccellente, grazie ad una difesa a dir poco assatanata e sfruttando in attacco la vena di un Lang da 25 punti, magnificamente servito da un Best ispirato. È il miglior preludio possibile al derby, partita dura e tesa che conferma ancora una volta l’anima battagliera della formazione bianconera. Si parte col baby Malagoli in quintetto, ma la partita la decidono Di Bella e soprattutto Best che mette le zampate decisive con la bomba del +4 a 48" dalla fine, poi ruba palla a Shumpert e mette il tiro libero che fissa il 64-60 definitivo. Invasione di campo e “Anima mia” a tutto volume a festeggiare a Virtus sola in testa alla classifica, imbattuta. Sulle ali dell’entusiasmo la Virtus espugna anche Livorno, in un classico testa-coda, nonostante le assenze di Davison e Di Bella. Lang torna quello di prima del derby, ben coaudiuvato da Gugliotta e da un Drejer da 22 punti. Esordio in Fiba Cup, in casa degli Astronauts di Amsterdam per i quali la Virtus deve davvero apparire provenire dallo spazio, se è vero che si fanno più che doppiare (51-104).

La schiena, ancora una volta. Questa volta è quella di Di Bella a creare problemi: anche per lui si prospettano mesi di assenza. Priva anche di Best in panchina solo a onor di firma, una Virtus che parte con Bonfiglio ed Evtimov in quintetto nulla può contro la Benetton. Giovannoni, ex di turno, e Blizzard gli ultimi ad arrendersi a Zisis e soci che vincono 64-59. Segue l’esordio casalingo di coppa, ancora senza playmaker, e una vittoria per 76-70 contro i francesi dell’Asvel. Urge correre ai ripari nel settore regìa, perché Best, anche se rientra a breve, non è più di primissimo pelo. È così che viene ingaggiato a gettone il giramondo Doremus Bennermann, statunitense di passaporto svedese, già visto in diverse altre squadre italiane. A Reggio Emilia, con Best e il nuovo acquisto, la Virtus riprende il discorso da dove l’aveva lasciato, sfodera la solita difesa strangolatrice e spinta da Lang e dall’ex Blizzard vince di 27 contro una squadra in chiara difficoltà. Prima sconfitta in coppa, 83-88 nella trasferta a Limassol (Cipro). È un bellissimo scontro quello che vede i bianconeri in trasferta a Siena, la diretta inseguitrice. Da una parte la difesa ferrea dei virtussini, dall’altra il gioco spumeggiante dei toscani. Alla fine la spuntano i padroni di casa 90-83, nonostante un +4 dei ragazzi di Markovski a 3’ dalla fine, grazie al solito mortifero McIntyre che segna 11 punti pesantissimi nel momento cruciale. Tra i nostri spiccano Best e Giovannoni, mentre Drejer è nullo, così come i centri. Nota lieta è il rientro di Michelori, autore di una prova incoraggiante. Si gioca di nuovo contro gli Astronauts ma, dato l'esito scontato del match, l’attenzione viene attratta dalle dichiarazioni di Sabatini volte a contrastare il progetto Romilia di Cazzola. La Virtus ritorna capolista solitaria grazie alla bella vittoria ottenuta a Casalecchio contro l’Armani Jeans, nonostante Best faccia virgola e lesini il suo solito apporto di lucidità e assist mentre Vukcevic è in serata no. Segno che la squadra c’è e riesce a far fronte alle giornate storte dei suoi leader così come agli infortuni: si distinguono un concretissimo Davison e un Blizzard sempre più una sentenza nel tiro da oltre l’arco.

A dimostrazione che la risicata vittoria interna con i francesi dell’Asvel era dovuta agli infortuni, recuperato Best in Francia si vince facile, con Drejer che sfiora il trentello. In campionato si mantiene la testa della classifica andando a violare il campo di Avellino, dove Best e Lang sciorinano dei pick&roll da manuale (22 punti in 22” per il centro), anche se è Giovannoni con 5 punti pesanti a dare la svolta decisiva al match. Vittoria in casa contro il Limassol che vale il primo posto del girone della Fiba Cup e il passaggio al turno successivo. Ancora vittoria in casa contro l’ostica Montegranaro che vale, nuovamente, il primato solitario in classifica. I ragazzi di Pillastrini sono un osso duro, rimangono in gara fino al 30’ ma poi nello scontro tra vecchi fuoriclasse e amici Best e Childress ha la meglio il virtussino, la cui leadership incontrastata e le giocate di pura classe ammaliano i tifosi. Bene tutti gli altri, Blizzard e Giovannoni in testa, così come la difesa ferrea è ormai un marchio di fabbrica. È l’ultima gara di Bennermann, al quale scade il contratto a gettone. Si ipotizza il ritorno di Veal, già visto l’anno precedente, ma poi arriva Vlado Ilievski, giocatore di ben altro talento e pedigree reduce da stagioni non facili. Il macedone comincia subito bene con 17 punti ma non bastano per vincere a Napoli e il primato in classifica torna in coabitazione con Siena. Napoli va a +17 ma quando la Virtus si decide a stringere le viti in difesa piano piano recupera, fino ad operare il sorpasso nell’ultimo quarto. Ma i problemi di falli, la netta supremazia dei campani a rimbalzo e la giocata decisiva sbagliata da Best impediscono di portare a casa i 2 punti. Encomiabili loosing efforts di Blizzard e Giovannoni. L’ira funesta per l’occasione sprecata si scatena sull’incolpevole Biella, 49-21 alla fine del primo tempo e giochi finiti. Una difesa arcigna, una sequela di giocate spettacolari e Drejer in gran spolvero valgono comunque il prezzo del biglietto. Cinque giocatori in doppia cifra sono il viatico per vincere anche la partita di coppa contro i francesi del Digione.

Segue la trasferta a Scafati, dove i bianconeri riescono a vincere dopo una gara non lineare. Inizialmente accettato il "corri e tira" dei locali e presi 17 punti, nel momento di gestire il vantaggio pesa l’assenza di Best infortunato e i quintetti atipici di Markovski non impediscono ai campani di rifarsi pericolosamente sotto. Un grande Drejer, ben assistito da Vukcevic e Giovannoni, conduce in porto il match mentre Davison attraversa un periodo di forma poco brillante. 22 sono i punti rifilati agli estoni del Tallin, ma la gara è meno semplice di quello che dice il risultato finale: servono un Drejer da 25 punti e dei concreti Blizzard e Michelori per non risentire dei passaggi a vuoto di Lang e Ilievski. Anche in casa contro Teramo non è una passeggiata: privi di Giovannoni e con Best e Blizzard non al meglio, è dura contro gli abruzzesi dalle sette vite e ottimamente disposti in campo da Dal Monte. Decisivi nel finale i tiri liberi a segno di Best, ma soprattutto l’apporto di Gugliotta. Segue la prima batosta in Coppa, ben 32 punti di passivo a Girona in una partita in cui il solo Vukcevic non demerita. Sconfitta anche all’ultima di andata a Varese (e secondo posto nella griglia delle F8), sebbene con modalità molto diverse: i bianconeri partono male, vanno a più riprese in svantaggio a doppia cifra ma si aggrappano all’orgoglio e riescono sempre a rimontare, nonostante le pessime prove di Best e Lang e un Drejer inspiegabilmente panchinato dopo un inizio promettente. Sono Giovannoni, Ilievski e un ritrovato Davison le anime di queste rimonte ma i tiri liberi di Holland spostano definitivamente l’ago della bilancia a favore dei lombardi. Si vola in Francia per il retour-match col Digione e la larga vittoria porta in dote il passaggio al turno successivo. Giunge a Bologna una Snaidero Udine in grave difficoltà e la Virtus, benché priva di Drejer, Best e Michelori, non ha difficoltà nel controllare la gara fin dal primo minuto. In evidenza Blizzard, Lang e Davison mentre Evtimov, proposto in quintetto per l’assenza del danese, non sfrutta l’occasione per mostrare le sue capacità.

Hanno inizio le F8 di Coppa Italia, ospitate al PalaMalaguti. La Virtus ha la meglio su Varese, grazie ad una super difesa che tiene i lombardi a soli 62 ed alla coppia Michelori-Blizzard. Più combattuta la semifinale contro Milano: prima c'è un allungo bianconero propiziato dai deliziosi giochi a due tra Ilievski e Lang che però viene ricucito principalmente dal giovane Gallinari. Nel convulso ultimo quarto, in cui Best viene a lungo tenuto in panchina, succede un po' di tutto, ma è Garris che impatta a 4" dal termine e Best non riesce a segnare sulla sirena. Nei supplementari si procede punto a punto, e decisivo risulta essere l'1+1 di Best dalla lunetta. La palla del pareggio ce l'ha Nate Green ma il finale è diverso da quello del derby dell'anno prima: tripla, ferro e in finale contro Treviso ci vanno i bianconeri. Sugli scudi Ilievski e Giovannoni, mentre sull'altro lato non si può fare a meno di rimanere abbagliati dal talento di Danilo Gallinari, autore di 27 punti con soli 12 tiri. Per la finale torna Drejer e parte in quintetto, ma è una partita ancora una volta a basso punteggio e che vede i trevigiani dominare a rimbalzo. Grazie a Best, Ilievski e Giovannoni la Virtus riesce a rimanere in linea di galleggiamento e si ritrova nell'ultimo quarto in condizioni di giocarsela. Ma mentre i verdi continuano a dominare sotto le plance, complice anche un quintetto con 5 piccoli proposto nel momento cruciale, tra i bianconeri la mano trema. Prima a Vukcevic che sbaglia 2 triple da completamente libero (1/9 in serata per lui9 e poi da Michelori che sbaglia 2 tiri liberi, piglia il rimbalzo offensivo sul suo secondo errore solo per bissare lo stesso percorso netto. Ciò nonostante Best ha la bomba del possibile sorpasso che il ferro respinge. 67-65 il finale a favore della Benetton il cui inaspettato MVP è un onnipresente Spencer Nelson, tra i virtussini invece deficitarie le prove di Blizzard, Davison, Lang, VUkcevic e Michelori che esce tra le lacrime. Dallo spogliatoio degli ospiti festanti s'odono cori non proprio signorili.

L'amarezza per il mancato trofeo viene solo in parte mitigata dalla vittoria esterna a Tallin, seppur privi dei 3 americani, nonché di Vukcevic e del coach titolare, influenzato. Nel frattempo scoppia il cosiddetto "caso Lorberk",. 19mo giocatore tesserato quando il massimo consentito è 18. Sabatini, signorilmente, rinuncia a fare ricorso contro la recente sconfitta in finale di Coppa Italia, dove i trevigiani schieravano appunto Lorbek. La partita seguente dimostra però che i postumi della sconfitta in finale non sono del tutto scomparsi: partita giocata insolitamente ventre a terra, abbandonando la difesa arcigna fin lì vero cardine del gioco virtussino. Best è assente per problemi al ginocchio, ma sono le decisioni del coach a lasciare qualche dubbio: dei sufficienti Davison e Michelori vengono panchinati per far giocare dei disastrosi Lang e Crosariol (abusato da Casey Shaw), così come Drejer e Gugliotta che vengono dimenticati sul pino per tutta la ripresa. Ciò nonostante nei minuti finali Vukcevic ha la palla del possibile pareggio ma piglia il ferro. Il primo provvedimento che si prende per cercare di riprendere l'abbrivio è l'esclusione dalle partite, non dagli allenamenti, di Davison, iniziando nel contempo la ricerca di un sostituto. A Bologna si presenta il Girona, in una partita che ormai non dice nulla essendo la qualificazione già acquisita per entrambe le squadre. Gli unici che trovano un motivo per interessarsi sono le opposte tifoserie: oltre ai canonici ForeverBoys sono presenti quelli della Fossa dei Leoni, ufficialmente per sostenere gli ex in maglia spagnola Fucka e Bagaric. Segnali di ripresa per Drejer e Blizzard. Nel frattempo "er pasticciaccio brutto" trevigiano spinge Prandi alle dimissioni da presidente della Lega mentre Davison trova un posto nel roster dell'Armani Jeans.

La serie nera continua a Capo d'Orlando, coi siculi che, pur rimaneggiati, battono la Virtus sul suo terreno, quello della difesa e dei ritmi bassi. Best torna e gioca benino, ma Ilievski e Vukcevic sono ai minimi storici. Si perde anche a Roma, ma almeno ci sono segni di ripresa: 78-77 per i capitolini e Vukcevic e l'ex Ilievski che fanno quel che possono. Ma la coperta è corta dopo l'addio a Davison, non a caso Lorbek, proprio lui, appena passato a Roma, domina sotto canestro, nonostante invece Markovski continui a chiedere un altro esterno. Intanto Milano ha completato l'aggancio. Si va in trasferta europea ad Ankara e, nonostante l'iniziale progetto di mandarvi la formazione juniores e i successivi proclami a perdere di Sabatini per concentrarsi sul successivo derby, i bianconeri portano a casa una bella vittoria per 98-87, trascinati da Best. Nel ritorno a Bologna si disputa una partita vera, con punteggio in stile Limoges di Maljkovic, difesa asfissiante e tuffi sul parquet, con Michelori a fare da esempio trainante, ben coaudiuvato da Best e Drejer: una vittoria che vale l'accesso alle F4 di Fiba Cup. è un bel brodino caldo per i virtussini che evidentemente non avevano ben digerito la sconfitta in Coppa Italia e, alla vigilia del derby di ritorno, rianima una squadra che per un mesetto è parsa allo sbando. Il derby vede i bianconeri partire a spron battuto e prendere un vantaggio di 20 punti già nel primo tempo. I virtussini pian piano cedono alla rimonta biancoblù sospinta da Belinelli ma quando ormai il recupero sembra operato, a 7' dalla fine una bomba impossibile di Drejer al 24° secondo, MVP della gara, fa ripartire la macchina di Markovski ed è Vukcevic, con una bomba a 1' dal termine, a piantare i chiodi sulla bara fortitudina. Finisce 92-81, prima vittoria corsara in un derby dopo 6 anni.

Rinfrancati dalla vittoria nella stracittadina, si vince anche contro Livorno, benché la vittoria finale di 19 punti non riveli quanta fatica sia necessaria per avere la meglio sui labronici: sotto di 10 per un paio di volte, è solo nell'ultimo quarto che i nostri prendono il largo, con Drejer e Giovannoni a giocare da lunghi e la difesa che sembra essere tornata quella di inizio campionato. Migliori in campo Ilievski e Drejer, male Lang e Vukcevic. Si va a Treviso, che nel frattempo è stata penalizzata di 12 punti (che poi diventeranno 15) e, precipitata dal 4° al 14° posto deve guardarsi alle spalle e non più avanti a sé, per riscattare la dolorosa sconfitta di Coppa Italia. Ma il PalaVerde non è terra di conquista, i virtussini durano solo un tempo e poi sbracano: 24 punti di passivo e, quel che è peggio, infortuni a Drejer, Ilievski e Lang. Ma se per i primi due si tratta solo di un acciacco temporaneo, per Kris Lang invece è la pietra tombale sulla sua stagione. Mentre i cugini passano da Martinelli a Sacrati, almeno c'è il ritorno in squadra di Di Bella e dal mercato giunge Tyrone Grant, che non è il crack che si cercava ma ormai non è più rimandabile il rinforzo della decimata flotta di lunghi. A Bologna giunge Reggio Emilia che lotta per non retrocedere ma la partita è tutt'altro che scontata, anche perché oltre a Lang manca Drejer e Grant non può ancora scendere in campo. è il festival dei quintetti atipici, giustificati più che altre volte dalla situazione in infermeria: Evtimov, schierato da ala forte, gioca la sua miglior gara, ben assistito da Michelori. Ancora una gara in casa, questa volta contro la schiacciasassi Siena. La Virtus però non parte sconfitta, gioca una partita splendida, va in doppia cifra di vantaggio ma alla lunga la mossa portafortuna di Malagoli in quintetto non sortisce l'effetto di altre volte, i problemi sottocanestro vengono fuori, le percentuali deficitarie nel tiro da oltre l'arco (6/24) e dalla lunetta permettono ai toscani di rimanere sempre lì e cinicamente di punire tutti gli errori. Giustizieri Forte, manco a dirlo McIntyre con 29 punti e, secondo i maligni, gli arbitri che nel dubbio fischiano pro Siena. Markovski non si presenta nemmeno il sala stampa.

Si va a Milano, nella partita che decide la piazza d'onore e quindi il vantaggio del fattore campo nei p.o. ma Best e Drejer sembrano giocare per gli avversari (1 punto in due) e si perde anche la differenza canestri. Un volitivo Vukcevic e un Grant che, benché all'esordio, sa già come stare in campo tengono i bianconeri in partita fino a quando un parziale di 10-0, che si poteva interrompere almeno con un time-out, non determina le sorti dell'incontro. Si a va Girona per le F4 di Fiba Cup, semifinale contro l'Azovmash Mariupol. I bianconeri vanno subito sotto, subendo l'indicibile con Malagoli e Evtimov, bene invece Crosariol che comincia a mostrare progressi. Il primo tempo finisce 50-35 per gli avversari e sembra già di intravvedere la parola fine sugli schermi. Ma la Virtus ci ha abituato a rimonte insospettate e, uscita dallo spogliatoio con la faccia giusta, sfodera la difesa dei giorni belli: parziale di 15-5 e si torna a ridosso degli ucraini. Finale punto a punto con ancora dei tiri liberi sbagliati da Michelori che sanguinano ma soprattutto il tiro della possibile vittoria di Blizzard che gira sul ferro ed esce. 73-74 il crudele responso cui il solo Crosariol ha cercato di ovviare, mentre Vukcevic, Drejer e Ilievski forniscono una prestazione da dimenticare. La seconda serie finale infruttuosa lascia le sue scorie: a Porto S. Giorgio si prende una bella batosta dalla Premiata Montegranaro allenata da Pillastrini, maturata soprattutto grazie ad un parziale di 17-0 a cavallo fra i due tempi. A poco servono la ritrovata verve di Drejer, la buona difesa di Gugliotta e la presenza sempre più significativa di Crosariol quando Best, Ilievski e Blizzard non girano. Nel frattempo Sam Hoskins, che aveva firmato un contratto e che si stava aspettando, decide di non farsi vivo: alcuni anno dopo la Virtus incasserà 45.000 euro per aver vinto la causa. Sale in Emilia una Napoli reduce da cinque successi consecutivi per quello che è un incontro decisivo per stabilire la griglia dei playoffs. Partita da non sbagliare e la Virtus non la sbaglia. Napoli viene aggredita fin dal primo minuto, il finale di 84-51 dà la misura della differenza in campo, propiziato da uno stratosferico 62% da 3 punti e una difesa che morde i garretti degli avversari. Bene Blizzard e un Vukcevic finalmente tornato ai suoi livelli, positivi anche Crosariol e Grant che tra tagli e rimbalzi sa come rendersi utile.

Trasferta ostica a Biella, in casa di una formazione che lotta per la post-season e sul quale campo non s'è mai vinto in passato. Nonostante la partita si giochi agli alti ritmi congeniali ai piemontesi che rendono Erik Daniles un rebus irrisolvibile per i lunghi bianconeri, la Virtus nell'ultimo quarto alza le barricate e davanti si affida gli incursori Di Bella e Ilievski che confezionano il 98-90 finale che permette di sperare ancora nel secondo posto finale. La successiva gara casalinga vede Scafati venire agevolmente controllata: i più efficaci sono Blizzard, Vukcevic e un Crosariol che migliora a vista d'occhio, mentre Best, in un periodo di forma scadente, e Drejer non sono in giornata. Sembrerebbe andare tutto per il meglio ma il pubblico è meno contento di quel che si potrebbe credere, infastidito chi per le alchimie tattiche spesso incomprensibili di Markovski e chi per gli esasperati tentennamenti nel trovare sul mercato il lungo che manca da settimane. Ancora in casa contro Avellino, una partita che, inizialmente dominata dai padroni di casa, dal secondo quarto in avanti vede le due formazioni sempre a stretto contatto. Finale punto a punto, esito finale determinato da uno 0/2 dalla lunetta di Dorkofikis a 1". Alla fine è 99-98 per i padroni di casa, che sopperiscono ad un Drejer evanescente con la coppia Ilievski-Blizzard. Finalmente, a pochi giorni dalla chiusura del mercato, arriva il centro agognato: si tratta del perticone greco Glyniadkis, che da un po' cerca, senza riuscirci, di sfondare in America. E già che ci siamo si aggiungono anche Nikolaidis e Petrovic, pure loro ellenici. Se contro Avellino si era vinto nonostante una difesa allegra questo non succede a Teramo dove, affamati di punti per evitare la retrocessione e sospinti dal pubblico, i virtussini si giocano la possibilità di giungere secondi. Ancora una volta minimo l'apporto di Drejer e di Best che in difesa si fa asfaltare da un Peppe Poeta da 26 punti. L'unico sopra la sufficienza è Crosariol, che intimida non poco mentre Grant è più dannoso che utile. La reazione del patron è il "Maraglio-day" nella successiva gara interna contro Varese. Gara in salita con i lombardi che prendono anche 14 punti di vantaggio e paiono a lungo in controllo. -10 a 3' dal termine e sembra davvero finita ma Vukcevic e Ilievski non ci stanno e portano il match all'over-time. Saranno ancora loro a segnare i punti decisivi per il sudatissimo 97-94 finale. il contraltare è costituito da un indecoroso Drejer e da un Grant inconcludente che costringe a schierare come lunghi i soli Michelori e Giovannoni, inutilizzati i nuovi arrivi. Il tifo è un po' più caldo del solito ma la difficile vittoria contro Varese non risparmia le critiche a Markovski, reo secondo le critiche di aver schierato a lungo quintetti con 3 playmaker e di averne pagato dazio sotto canestro, che a fine gara polemizza coi tifosi (famosa la sua replica ad un sms: "Anch'io dall'84 guardo i pornofilm ma non sono ancora al livello degli attori"), nonostante la stagione si sia conclusa con un terzo posto finale obiettivamente ben oltre le attese della vigilia. Serenità che manca anche a livello societario, con Sabatini impegnato in un'infuocata polemica contro la Lega per dei pagamenti relativi all'organizzazione della Coppa Italia non ricevuti.

Il primo turno di play-off è da disputare contro la combattive Biella e la prima clamorosa mossa è l'esclusione di Drejer, a favore di Petrovic, che si aggiunge a quella di Best che ha problemi ad una mano. Gara1 è un disastro: i piemontesi impongono il proprio ritmo fin dal primo minuto contro un quintetto in cui partono Bonfiglio e Petrovic e basta un solo quarto per vedere l'esordio degli altri due nuovi, in una girandola di cambi da far perdere la testa. Si cerca la quadratura del cerchio, soprattutto in difesa contro quel Daniels che già in precedenza aveva spadroneggiato. Nell'ultimo quarto sale in cattedra Gaines con 14 punti, Markovski tenta la carta della disperazione con 5 piccoli in campo, ma il risultato arride ai piemontesi. Il solo Crosariol si salva nella disfatta bianconera, mentre Grant appare sempre più spaesato. Le spiegazioni scatologiche di Markovski sui motivi della sconfitta non aiutano certo a rasserenare gli animi in vista della decisiva gara2. Ci pensa allora Sabatini: niente allenamento, solo stretching e "happy hour", ovvero festa a bordo piscina, con i giocatori e tifosi, per sciogliere le tensioni. La mossa funziona e a Biella si presenta una Virtus che appare trasformata: torna la difesa asfissiante di inizio campionato e tutti portano il loro contributo per uno squillante 94-69 finale. L'ex Di Bella è il più incisivo, molto efficaci anche Blizzard, Giovannoni e Vukcevic, ma soprattutto si rivede Drejer mentre Glyniadakis mostra cose positive e pare aver soppiantato Grant che non viene inserito nei 12. Gara3 pare seguire il canovaccio di gara1, con i tre americani a fare le pentole e i coperchi e gli ospiti a prendere 10 punti di vantaggio. La Virtus rispolvera la grinta dei momenti migliori e ribalta l'inerzia ma non riesce ad evitare i supplementari. Nel prolungamento, per far fronte soprattutto ad un Daniels immarcabile, Markovski ripropone un rischioso quintetto con 5 piccoli: Di Bella, Best, Ilievski e Blizzard, con Giovannoni centro. Stavolta l'azzecca: è la mossa che imbriglia l'americano biellese, Bechi prova col doppio pivot ma la spunta la Virtus 104-102. Giovannoni maestoso, ben aiutato da Vukcevic che segna 14 punti pesanti come macigni nel quarto quarto e con Michelori che lotta come un leone sotto le plance. Si va a Biella con l'intenzione di chiudere la serie e la partita viene subito incanalata nei binari preferiti dai bianconeri, ritmo controllato e difesa arcigna. Sempre in vantaggio, anche di 10 nell'ultimo quarto e di 5 1'23", ma le curve finali del match un canestro di Gaines manda tutti al supplementare, dove i biellesi sfruttano l'inerzia e vincono 84-79, con i tre americani sugli scudi. Positivi Blizzard e soprattutto l'esperto Vukcevic, mentre Di Bella gestisce male il finale, Ilievski è un telepass e Glyniadakis virgoleggia. Si torna a Bologna per la gara decisiva. La Virtus parte male, soffre per tutto il primo quarto e a palazzo volteggiano fantasmi. Ma già nel secondo c'è il recupero e nel terzo arriva un parziale di 19-0, ottenuto con un quintetto "tradizionale" con tutti al loro posto, che cala la serranda sulla gara. Se poi ci metti una serata col 52% su 25 tentativi da 3 punti, è normale che la pur volenterosa Biella esca tra gli applausi, degna avversaria di una serie di play-offs bella come poche. Bravi tutti stavolta e menzione speciale per Blizzard e, con la canotta diversa, per un Paolo Barlera in doppia cifra senza errori al tiro.

Semifinale con Milano, con fattore campo e pressione sugli altri. L'esordio è col botto e si vince 75-71: quando piega le gambe in difesa è sempre una Virtus che dà soddisfazioni. Sempre in vantaggio, la Virtus prende il largo nel secondo quarto ma poi i meneghini si rifanno sotto, capitanati da Garris che fa anche quello che Bulleri, uscito per infortunio, non può più fare. Blair in post basso fa quello che vuole, nonostante Glyniadakis risulti uno dei più positivi. L'ultimo quarto parte in parità: dapprima un parziale di 11-0 che porta i bianconeri a +8 a 3'30". Controparziale delle scarpette rosse, propiziato da un tecnico e due sfondi di Vukcevic, che consegnano a Gallinari il tiro del pareggio a 37". Ma esce, Blizzard subisce antisportivo e dalla lunetta blinda il risultato. In gara2 Milano strappa il servizio, nonostante la Virtus a lungo in svantaggio nel finale avesse messo la testa avanti. È soprattutto un Garris spaziale, evidentemente rinfrancato dall'assenza di Bulleri, a decidere le sorti con 33 punti e un siderale 46 di valutazione. Gli dà man forte Travis Watson al quale Grant non riesce a prendere la targa e Gallinari, abulico per buona parte del match, che scaglia due bombe nell'ultimo quarto che spezzano le gambe ai virtussini. Il migliore dei nostri è Drejer, nei decisivi minuti finali panchinato per dare spazio ad un Vukcevic deleterio, da 2/10 al tiro. Djordjevic, che dopo gara1 si era lamentato dell'arbitraggio, stavolta non può proprio piangere. E nemmeno può farlo in gara3, dove i fischi paiono piuttosto ineguali a favore dei padroni di casa. La Virtus però non molla, lotta con tutto il suo orgoglio e non cede di un millimetro di fronte al maggior peso dei lunghi meneghini. A complicare ulteriormente le cose ci si mette anche la sfortuna: Michelori si infortuna al crociato: per lui stagione finita. Come inizia l'ultimo quarto la Virtus mette in campo una difesa a dir poco feroce, che costringe i padroni di casa a 4 minuti di black-out. La gara prende sempre più le sembianze di una battaglia, Markovski propone i quintetti piccoli ai quali Djodjevic non sa opporre contromosse e nel clima infuocato che esalta i fighters bianconeri la panchina milanese si lascia sfuggire la situazione di mano. Finisce in scioltezza per i virtussini, mentre i tifosi locali coprono di fischi la loro squadra ed espongono striscioni che criticano la società. Si chiude "in bellezza" con un colpo di Green a Ilievski lontano dalla palla. Bravo Blizzard, ben assistito da Best, Giovannoni e Di Bella ma la differenza la fa soprattutto lo staff tecnico. Gara4 a Bologna vede per la prima volta nella serie il rispetto del fattore campo. Drejer inizia con 8 punti consecutivi ma Blair fa la voce grossa in post basso e tiene Milano in linea di galleggiamento. Il cambiamento di inerzia arriva con Crosariol e soprattutto Gugliotta, l'uomo delle missioni speciali: la difesa sale di tono e i virtussini cominciano ad aumentare il vantaggio. Nella ripresa aumenta il divario, fino al +15, ma nell'ultimo quarto i milanesi accorciano le distanze, trascinati da Gallinari e Calabria. Sono le giocate decisive di Giovannoni, palla rubata e contropiede, e Blizzard, due triple micidiali, a dare ai virtussini la vittoria e la qualificazione dopo sei anni, alla finale scudetto. Bravi anche Ilievski, Best, Crosariol e Grant, per una vittoria corale.

La montagna da scalare è altissima, quella Montepaschi che ha letteralmente dominato il campionato e che in semifinale ha fatto fuori senza particolari problemi quella Lottomatica che molti definiscono la seconda squadra più forte del campionato. Gara1 va come ci si aspetta, vittoria senese di 10 punti ma la Virtus dimostra di avere un cuore che fa provincia e nonostante il divario fisico e tecnico, specie sottocanestro, non molla mai e dopo essere stata sempre sotto a 3' dalla fine pareggia 68-68, a seguito di un parziale di 18-4 frutto di 5 bombe e della solita difesa all'arma bianca. Forse lo sforzo per recuperare è troppo, fatto sta che i bianconeri cedono di schianto e subiscono un 10-0 che mette la parola fine alla disputa. Migliore in campo un malconcio McIntyre per il quale le Vu nere sono come il rosso per un toro e un Eze che banchetta contro Glyniadakis e Malagoli mentre dall'altra il più positivo è Grant. Gara2 è l'occasione per provare a raddrizzare una serie difficile ma forse nemmeno all'Arcoveggio ci credono molto visto che preferiscono fare marketing con l'allenamento alla vigilia in Piazza Maggiore sotto 30° che chiudersi in palestra. Il risultato è che Siena prende in mano in punteggio fin dal primo quarto. Dopo uno sfondo fischiato a Giovannoni, a Markovski scende la catena e chiede platealmente ai suoi di uscire dal campo per protesta. Si riprende a giocare con un parziale di 12-2 la Virtus addirittura sorpassa. Nella ripresa gli africani Eze e Sato alzano il volume e sono fautori di un 16-4 che riporta il vantaggio senese in doppia cifra. I bianconeri le provano tutte ma un cinico Kaukenas rintuzza sistematicamente ogni tentativo di rimonta e il quarto quarto è solo una passeggiata per i toscani che vincono 86-65. Evitabile il time-out chiamato da Pianigiani 2'35" dalla fine in vantaggio di 17 punti: poi se ne scuserà. Solo il combattivo Giovannoni si salva, mentre Best, da cui si aspetta leadership, svanisce come neve al sole e Glyniadakis pare un pesce fuor d'acqua. Si torna nel Granducato dove tutto è pronto per festeggiare il secondo scudetto, senza Glyniadakis il cui contratto era scaduto il giorno prima e non era stato prorogato. Ma i giocatori non partono sconfitti: Giovannoni è in trance agonistica e Best manda ripetutamente Crosariol a canestro con degli assist da manuale. Virtus in vantaggio di 2 alla fine di un primo quarto più lungo del solito causa la demolizione di un canestro perpetrata da Crosariol. Secondo quarto che porta Gugliotta in campo e il livello della difesa al parossismo: Siena è solo Sato e l'ex Vukcevic mette a segno la tripla che vale il +12. Nella ripresa anche Siena stringe le viti in difesa e lentamente mangia punti ai bianconeri specie coi tiri liberi. Crosariol continua a dominare ma intanto si è svegliato dal torpore Forte che dà il primo vantaggio ai toscani dopo tanto tempo. Reagisce Blizzard e opera il sorpasso ma deve uscire perché si infortuna alla caviglia scendendo da una sospensione sul piede forse non innocentemente posizionato da Stonerook. Crosariol è alla sua miglior partita in carriera, mette altri 5 punti e pareggia a quota 82. A 2" dalla fine Kaukenas mette la tripla e segna il tiro libero aggiuntivo: game, set and match. Siena vince meritatamente lo scudetto ma la Virtus esce a testa altissima.

Palla due contro la Lottomatica Roma (foto tratta da www.virtus.it)

ZARE MARKOVSKI PARLA A BASKET TIME

di Bruno Trebbi e Matteo Salvi - da www.bolognabasket.it - 09/06/2006
 

Il coach della Virtus Zare Markovksi si è confessato stasera ai microfoni dell'emittente locale èTV, tracciando i piani per la Virtus del futuro. Markovski ha risposto alle domande del conduttore Roberto Martini e a moltissimi messaggi degli ascoltatori, la maggior parte dei quali hanno chiesto a gran voce il rinnovo del contratto per Andres Pelussi (per il quale però la situazione appare critica) e anche il ritorno di Luca Vitali, per il quale il coach macedone ha confermato la trattative, come per il ferrarese Andrea Ghiacci. Ecco le parole del coach bianconero, riportate col formato domanda/risposta.

La Virtus ha chiuso il campionato bene, peccato per il mancato approdo ai playoff.

Fa male rimanere fuori per la differenza canestri. Ma quei 38 punti sono un ottima base per il futuro della squadra.

Gugliotta è la rivelazione di questa stagione?

Noi cercavamo un giocatore di complemento. Ha avuto occasioni in precampionato e direi che la mia voglia di giocare con i giovani ha permesso a Oscar di avere questo tipo di crescita. Abbiamo prolungato il suo contratto per un altro anno. Con noi ci saranno anche Di Bella (siamo orgogliosi che sia stato chiamato in nazionale) e Bonfiglio, con contratto quinquennale come miglior prodotto del settore giovanile.

Come sarà la squadra del futuro?

L'idea Bagnoli nasce l'anno passato, lui si proprose per venire. Bagnoli giocherà con noi il prossimo anno e avrà molto spazio. È tosto in difesa, in grado di giocare "4" o "5". Vukcevic si è meritato la conferma per esperienza e qualità e sarebbe un'ottima chioccia per i giovani. Aspettiamo la sua risposta. Pelussi? Non aspetteremo più di tanto. Se non si fa vivo prenderemo le dovute decisioni (i suoi agenti sono irreperibili da febbraio). Aspettiamo anche le risposte di Bluthenthal e Lang, in modo da poterci muovere di conseguenza. Drejer resterà sicuramente, a meno che non arrivi un'offerta irrinunciabile; ha ancora 2 anni di contratto e siamo contenti di quello che ha fatto. Andrà via Milic, oltre ovviamente a English, perché ha scelto di tornare in Slovenia. Se ne andrà anche Lacey più che altro per questioni di regolamento. Avremo un play/guardia americano, sicuramente uno che abbia già giocato in Europa. Mi piacerebbe un giocatore appena uscito dal college, ma non possiamo permetterci un English-bis.

Sarà una Virtus più italiana?

Sì. Sarà una Virtus più italiana con anche Barlera, che è già al lavoro col settore giovanile. Barlera e Bonfiglio saranno 11° e 12° uomo.

Secondo te Bluthenthal alla fine cosa deciderà?

Penso che lui vorrebbe restare, perché da nessun'altra parte ha avuto un ruolo importante come da noi. Sicuramente però è un professionista e si guarderà intorno alla ricerca della prospettiva migliore. Con noi ha un altro anno di contratto, ma potrebbe uscirne pagando una penale. A oggi è difficilissimo firmare giocatori per la nuova situazione economica europea. Per questo motivo abbiamo puntato molto su giocatori da rilanciare e che non avevano mai avuto tanto spazio nelle loro squadre precedenti. Direi che abbiamo ottenuto il massimo da quello che avevamo.

Bisogna quindi operate sui mercati secondari. Ad esempio McGowan.

McGowan è stato prestato al Colonia per un anno. Ha lo stesso ruolo di Bluthenthal. è stato fondamentale nella vincita dello scudetto in Germania. L'unico modo per tornare ad alti livelli è lavorare in anticipo.

Punterai su una squadra difensivamente forte oppure offensiva come quella di quest'anno?

Io ho sempre detto che bisogna nascondere i problemi difensivi e prendere l'estro offensivo di cui i giocatori dispongono. Quest'anno la squadra era struttura in modo da avere metà giocatori difensivi e metà offensivi. Cercheremo di bilanciare tutto quanto.

Gli obiettivi per il prossimo anno?
È il campo a dichiarare gli obiettivi. Sicuramente vogliamo migliorare cercando di raggiungere i 38 punti il prima possibile per fare qualcosa di più di quest'anno.

Parliamo di giocatori: Vitali?

È sotto contratto con Montegranaro. Ci interessa perché in passato era un giocatore fondamentale delle giovanili insieme a Belinelli; stiamo cercando di riportarlo da noi, qui nelle giovanili gioca già suo fratello. Già da Gennaio siamo in contatto con il suo procuratore. Se c'è l'occasione non ci tireremo indietro.

Parliamo di giocatori: Ghiacci?

È un buon giocatore. Sicuramente è da tenere in considerazione, ma non siamo gli unici a trattarlo.

 

MARKOVSKI OLTRE L'EMERGENZA: "LA VIRTUS HA MILLE RISORSE"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino- 11/11/06

 

Perde i pezzi, ma non si piega. Zare Markovski, coach della VidiVici, non si piange addosso, cerca un sostituto che possa surrogare la lunga assenza dai campi da gioco di capitan Di Bella e intanto lancia l’assalto alla Benetton tricolore del suo collega David Blatt.

Michelori è fuori dall’inizio della stagione, Di Bella è ko. E Markovski che fa, si preoccupa?

Assolutamente no. Non ho mai avuto paura di niente, non ho paura in questa occasione. Anche se mi dispiace per il nostro progetto. In estate abbiamo pensato a una squadra particolare. Per un motivo o per l’altro non abbiamo ancora potuto vederla.

Di Bella fuori per 3-4 mesi. Tornerete sul mercato?

Non ci siamo mai allontanati dal mercato. Cambia solo la tipologia. Se prima cercavamo una guardia-ala ora siamo su una guardia-play. Abbiamo ancora un visto da spendere.

Possibile che la scelta cada su un italiano?

Fosse così sarebbe ancora meglio.

Se le facciamo il nome di Pecile?

È un italiano di qualità che più si avvicina a Di Bella. Ma è tesserato per Avellino, sta giocando molto e noi non siamo disposti a svenarci.

Lamma?

Caratteristiche differenti, ma discorso analogo. Non è libero sul mercato perché ha appena firmato per Milano. E poi, se non sbaglio, ha già rifiutato la Virtus un paio di volte perché si sente fortitudino. Al mercato penseremo dopo la gara con Treviso.

Il primo surrogato sarà Bonfiglio.

Che abbiamo già utilizzato un anno fa. Simone è psicologicamente pronto a reggere.

Fuori un azzurro dentro un ‘bimbo’: sarà questa la nuova follia del Markovski bianconero?

Se c’è bisogno non mi tiro indietro, l’ho già detto e ripetuto.

L’altra alternativa in regia per non affaticare Best si chiama Blizzard?

Spero di utilizzare Brett nel suo ruolo.

E Vukcevic?

L’ultima possibilità.

Domani, primo minuto: fallo di Best. Fuori Travis e dentro Bonfiglio?

No, Travis è uno che sa controllarsi.

Chiederà un sacrificio in regia a Drejer?

Se la situazione lo richiederà sì.

Intanto ritrova Michelori.

Sta lavorando individualmente.

Quando si allenerà con voi?

Lo aspetto per il 24 novembre.

In campo la settimana stessa?

Me lo auguro.

Di Bella è di buon umore, lei pure. Il segreto qual è?

Io non posso lasciarmi battere della avversità. Non l’ho mai fatto, non lo faccio a maggior ragione oggi. La squadra dipende da me: che Virtus sarebbe se io mi lasciassi prendere dallo sconforto?

Pronostico per domani?

Mi auguro che il campo dica Virtus»

Battendo la Benetton farebbe 8/8.

No, per me sarebbe solo un 1/1. Guardo una partita per volta.

L’anno scorso con Treviso non è andata bene.

E quindi?

I suoi tabù, un anno fa, furono Repesa, Fortitudo e Benetton. Nei primi due casi tabù infranti...

Sinceramente non guardo a queste cose. Mi interessa solo che la mia squadra giochi come sa. E come deve.

Di Bella sfrutta un blocco contro la Whirlpool Varese (foto tratta da www.virtus.it)

ALLE V NERE IL DERBY DEI NOBILI, BATTUTA MILANO E MESSA DIETRO

di Salvatore Maria Righi - L'Unità - 04/12/2006

 

Non è bella, ma è tosta. Non incanta, però macina gli avversari come una ruspa. Ieri è toccato a Milano (83-73), nella partita da quarti di nobiltà (quaranta scudetti appesi al soffitto del Palamalaguti, tra tutte e due). Assomiglia insomma parecchio alla sua antenata, la vecchia V nera, quella che mieteva vittorie e trofei a spallate. La Nuova Virtus Bologna che agguanta Siena al primo posto, il Montepaschi ha perso a Biella, è come il cinema di Tornatore. Ha riaperto i battenti nella città più baskettara d’Italia e a forza di blasone e muscoli è di nuovo dove l’avevamo lasciata qualche anno fa. Cioè saldamente tra le prime, a due passi dalla vetta. Anche se Claudio Sabatini, il patron, ha ribadito che siamo ancora al tempo delle mele: «In due anni vogliamo essere competitivi per il vertice».

Nel frattempo sta lì, con 8 vittorie in 10 partite e una solida identità, costruita sulla difesa e sul cemento che lega un gruppo di mediani, più che una compilation di stelle come era un tempo. Zare Markovski, il tecnico macedone senza pedigree ma con molte idee, è abituato a fare nozze coi fichi secchi. Il gruppo operaio vestito di bianconero ha una sola stella vera, Travis Best, che un passato vero e pesante nella Nba e che peraltro in questo periodo è acciaccato. Gli altri sono tutte scommesse, tutta gente con più fame che zeri sul contratto. Però è gente che ha afferrato il verbo del basket di Markovski: sbattersi e tenere la testa sul manubrio. Usarei gomiti e la testa, una cooperativa del parquet in tutti i sensi.

Milano ne ha fatto le spese ieri sera, al Palamalaguti. Brutalizzata subito (11-5), sempre dietro alla Virtus che giocava al gatto col topo con l’Armani. Ogni volta che Milano rosicchiava punti, Bologna l’ha ricacciata dietro: 45-32 all’intervallo, 64-52 al 30’, quando i biancorossi cercavano di trovare il filo di una serata nata storta e mai raddrizzata. Oltre tutto col baby Gallinari fuori dal pentagramma, per una volta, mai in partita. Talento enorme, il figlio d’arte, ma 18 anni sulla carta d’identità: non può sempre fare i bambini, anche se è un predestinato Nba. La Virtus Bologna invece a questo punto è obbligata ad andare fino in fondo, dopo che l’anno scorso al ritorno tra gli dei dal purgatorio della Lega Due è rimasta fuori dai play-off. Sei partite al comando da sola, un nido in vetta e le finali a otto di Coppa Italia sono già in tasca, ma quest’anno non basteranno per togliere l’appetito.

 

VIRTUS, IL BILANCIO DEL GIRONE DI ANDATA

di Bruno Trebbi – www.bolognabasket.it - 31/01/2007

 

Ultimo giorno di gennaio, tempo di bilanci per una Virtus che si può definire senza mezzi termini una delle sorprese del campionato. Alzi la mano chi in preseason avrebbe scommesso su un inizio del genere. Al giro di boa la Vidivici è seconda, a 2 punti dalla capolista tritatutto Siena, e mantiene un buon vantaggio sulla terza. Appena 4 sconfitte, e ci sarebbe anche qualcosina da recriminare, perché sarebbe bastato davvero poco per vincere a Siena o a Napoli ed essere capolista. Tutto merito di Best? Senz'altro l'ex Pacer è il leader indiscusso di questa squadra, e con la sua esperienza e la sua straordinaria visione di gioco ha condotto la squadra a tantissime vittorie. Ma non c'è solo lui. Zare Markovski, l'anno scorso tanto criticato (spesso a ragione), è riuscito a creare un gruppo affiatato, senza prime punte, con giocatori altrove snobbati che stanno stupendo tutti. Due nomi a caso, Giovannoni e Blizzard.

Quasi tutti giocano tra 15' e 25', e ben sei vanno in doppia cifra di media. Quando uno gioca male (Best compreso) c'è sempre o quasi chi dalla panchina sale e dà un buon contributo. Inoltre, rispetto all'anno scorso la filosofia della squadra è opposta. Non si gioca per farne uno in più, ma per subirne uno in meno. I bianconeri hanno la miglior difesa del campionato, ed è una strategia che finora paga. Tutto rose e fiori? Certo che no, ci mancherebbe. Nelle ultime settimane i bianconeri hanno evidenziato un (comprensibile) calo di condizione fisica, e acciacchi vari. Da qui alcune brutte partite, soprattutto la scoppola rimediata a Girona. Niente di grave, certo, ma qualche campanello d'allarme c'è, in vista delle final8 di Coppa Italia che la Virtus giocherà in casa.

Intanto i rimbalzi, che restano un problema cronico. Davison finora ha azzeccato due gare due, Lang è forte ma discontinuo, Michelori fa quel che può e Crosariol non è ancora proponibile per questi livelli. Come si è puntellato il settore esterni con Ilievski, che sta avendo un buon impatto, per fare il salto di qualità definitivo occorrerebbe anche un lungo rimbalzista. Senza fretta, ma di certo. Resta qualche dubbio anche su Christian Drejer, che come al solito alterna partite fenomenali a serate totalmente apatiche. Aggiungendo una gestione “curiosa” dello stesso da parte di Markovski, si capisce subito che il danese è in difficoltà, ed è un vero peccato, perché è il suo talento che potrebbe far fare un ulteriore salto di qualità ai bianconeri. Cosa aspettarsi dal futuro? La Coppa Italia è una roulette russa, può succedere di tutto, anche se sicuramente i bianconeri saranno aiutati dal pubblico amico. Poi ci sarà il barrage di FIBA Cup, e bisognerà cercare di staccare un biglietto per le final4. Il livello medio della coppa non è certo dei più alti, e il dato spettatori lo dimostra, ma ci sono comunque squadre di ottimo livello, e dato che si gioca tanto vale provare ad andare fino in fondo.

Per il campionato, onestamente sarà dura mantenere questa posizione fino in fondo. Da dietro scalpitano squadre che in avvio hanno avuto grossi problemi, ma ora si stanno rimettendo in riga. Treviso e Napoli, tanto per dirne due, giocheranno di certo un grande girone di ritorno. Poi ci sono Milano e Roma, che per budget, talento e ambizioni non sono seconde a nessuno. Senza contare l'ottima Varese e la Fortitudo, che pur in crisi ha sempre un quintetto potenzialmente non inferiore a nessuno. Questo non vuol dire che i bianconeri crolleranno, anzi, ma significa che per confermarsi tra le prime 4 (traguardo straordinario per questa stagione, ma ampiamente alla portata della Vidivici) la Virtus sarà chiamata a un ulteriore sforzo, dato che quando ci sono in vista i playoff e la qualificazione per l'Eurolega a maggior ragione nessuno regala niente. Importante non fare passi falsi in casa, e anche le trasferte sui campi caldi delle “piccole” potrebbero risultare determinanti.

Squadra affiatata e combattiva (foto tratta da www.virtus.it)

A TREVISO LA COPPA ITALIA, VIRTUS BEFFATA

di Vanni Zagnoli - L'Unità - 12/02/2007

 

È della  Benetton la Coppa Italia di basket, il terzo trofeo di coach David Blatt, dopo lo scudetto dell’anno scorso e la supercoppa di quest’anno. 67-65 a Bologna, contro la Vidivici che partiva favorita per il miglior piazzamento in stagione regolare e il fattore campo. La Virtus si può consolare perché quattro anni dopo la radiazione, con la sciagurata gestione del presidente MarcoMadrigali, è ritornata a disputare una finale: resta la società più prestigiosa della nostra pallacanestro, assieme all’Olimpia Milano. Sfuma sul più bello la festa per il patron Claudio Sabatini, l’uomo del Futurshow, che avrebbe voluto acquistare anche il Bologna calcio, andato al rivale Alfredo Cazzola, e Zare Markovski, il macedone premiato come miglior allenatore del girone d’andata. La Benetton si è imposta grazie all’umiltà, l’arma della Vidivici. Alla vigilia delle Final Eight Markovski aveva negato i favori del pronostico, ha perso l’occasione di vincere il primo trofeo della carriera, sedici anni dopo il suo arrivo in Italia.

L’avvio è della Benetton, che chiude il primo quarto sul 15-19. Giovannoni esce dalla panchina e firma il parziale di 10-0 che significa il primo strattone Virtus. I biancoverdi reagiscono sul 24 pari, l’azzurro Gigli entra e ricade in area addosso a Drejer, esce subito per infortunio alla caviglia, un guaio che ha avuto spesso anche a Reggio Emilia, dove si era rivelato. Nella Vidivici in tanti danno molto, per 25’: il trascinatore è Trevis Best, sino a ieri non esaltante, l’ex Crosariol piazza due stoppate nel primo tempo, Ilievski è preciso dalla lunetta. La Benetton non è affatto male, con il greco Zisis e Goree, Lyday e Nelson, limitato da tre falli all’intervallo. Rari lampi degli azzurri Mordente e Soragna, nessuno di Shumpert.

Dopo la pausa Best, ex Indiana Pacers, continua a regalare magie, al tiro, nei passaggi e in difesa. Treviso attacca con pazienza, arriva a -2 al 28’ poi scivola di nuovo sul 54-48. Zisis fa la cosa più bella della serata alla mezz’ora, fintando il tiro da tre e scaricando sotto per Spencer Nelson. Il lungo americano di 26 anni, 2,03 per appena cento chili, mette in crisi Bologna su entrambii fronti, difensivo e offensivo. Gigli da sotto firma il primo sorpasso Benetton (56-58), Ilievski e Giovannoni rovesciano l’inerzia della gara a 2’52’’ dalla fine quando era tutta dalla parte di Treviso: 61-58. Ancora Nelson firma la parità, a quota 61, Goree mette solo un tiro libero, 61-62. Vuckevic sbaglia l’ennesima bomba (1/9), il nazionale Michelori spreca per Bologna quattro tiri liberi di fila, a 20’’ dalla fine. Zisis invece fa doppietta dalla lunetta, 61-64. Best lo imita, Lyday anche (63-66) e Nelson sempre su tiro libero mette il punto della staffa e merita il premio di miglior giocatore della finale. Da questa settimana la Benetton proverà a continuare la strada anche in Europa, lì è ancora più difficile.

 

BRAVA VIRTUS, PERÒ SI CAMBIA

di Marco Martelli - Repubblica - 13/02/2007

 

Obiettivo chiaro e definito di una stagione intera, per com'era stato atteso, organizzato e anche preparato dallo staff tecnico, la Coppa Italia è scappata dalle mani della Virtus sul filo di lana, ma solo all'ultimo atto: e proprio questo, al di là della sconfitta, può lenire l'amarezza e rigettare, o limitare, contraccolpi psicologici. Uscire in semifinale contro Milano avrebbe avuto un'eco drammaticamente superiore, per squadra ed ambiente, per non dire di un'immediata trombatura con Varese, che avrebbe indotto pure dissesti economici. Invece, arrivare all'ultimo tiro con Treviso, per la seconda volta in stagione, dimostra che una base, finora, è stata creata. Ma pure che qualcosa manca.

A Markovski, sentito nelle parole ufficiali della conferenza stampa, sono rimasti in gola gli ultimi cinque possessi: uno solo a segno. L'impressione è però che l'avesse persa, o complicata, molto prima, arrivando a fine terzo quarto con un vantaggio esiguo (+2) rispetto a quanto prodotto e, soprattutto, arenandosi in attacco già al 27'. Da quel momento (contropiede di Ilievski, 54-48), la Virtus segnerà due punti (rovesciata di Drejer) in 9 eterni minuti, col miglior giocatore delle sue finali (Ilievski) ‘sedato´, in tutto quel lasso, a un solo tiro: quello che, allo scadere dei 24", sblocca la siccità. Finita, dunque. E la pagina gira.

Ieri l'altro in Coppitalia, domani in Eurocup, Markovski s'è rimesso già ieri alla scrivania e al telefono, a progettare cambiamenti che saranno inevitabili. Il coach sa bene che, dal gruppo trascinato fin qui, ha spremuto il massimo, e difficilmente, con le stesse forze, chimica e rendimento potranno ulteriormente progredire. In più, passato, ma non fallito, l'obiettivo dell'anno, rimangono due corse impervie. In Eurocup, arrivasse alle Final Four, la Virtus troverebbe comunque organici di primo livello europeo. E quanto allo scudetto, a differenza della Final Eight, non partirebbe tra le favorite. Markovski ritiene, e lo disse pure un anno fa, che più tardi si cambia più l'effetto può esser positivo. Oggi, quel momento pare arrivato. Ed è naturale, avute già, da questi cinque mesi, indicazioni precise, chiare, in ogni ruolo.

Tra i registi Ilievski, 7 gare in doppia cifra su 9, 12.9 punti a gara, è già diventato un cardine offensivo. E Best, con la finale di domenica, a riscattare due prove obiettivamente modeste, ha dimostrato di potersi gestire, scegliendo le gare, ed ha ingrassato il credito di cui già godeva. I problemi stanno altrove, ad esempio negli altri due spot di americani: sofferto un epilogo deciso dai lunghi (altrui), non è stata la finale di Lang e difficilmente sarà la stagione di Davison, il cui minutaggio è spesso figlio del (mancato) lavoro settimanale, nonché dell'ormai ridotta fiducia del timoniere. Ma anche la posizione di ala viene esposta a diverse letture, se i minutaggi di cui ha goduto Evtimov (21' di media in tre gare) sono così simili a quelli standard di Drejer (22' in stagione) da far pensare a un ulteriore ribasso nelle quotazioni del danese, in una squadra che ha già tre comunitari e in cui lo staff ripone sconfinata considerazione tattica in Vukcevic. Markovski, dopo la finale, veniva dato sulle piste di ali americane, piccole e grandi. Non un caso, a questo punto.

Una stagione da applausi anche se, per dirla con la Fossa, una stagione di "secondi" (foto tratta da www.virtus.it)

IL CASO LORBEK

di Cristiano Buffa - http://wakeuponline.altervista.org

 

Scoppia il caos nel mondo del basket. L'estate di calciopoli porta in dote ad un altro sport lo scandalo dirigenziale più grande dai tempi del fallimento della Virtus di Madrigali. Tutto inizia i primi giorni di gennaio, quando cominciano a girare voci riguardo presunte irregolarità in merito al tesseramento dello slavo Erazem Lorbek da parte della Benetton Treviso, blasonata società della massima serie di pallacanestro italiana. A monte della vicenda c'è la regola che impedisce ad una società di tesserare più di 18 atleti professionisti nell'arco di una stagione agonistica.

Passano le settimane e Lorbek contribuisce alle tre vittorie che garantiscono a Treviso la qualificazione alle Final8 di coppa Italia, competizione che i verdi di Villorba vincono in finale contro la Virtus Bologna di Sabatini. Ed è proprio Sabatini ad alimentare sospetti sulle presunte irregolarità della società trevigiana. La storia è la seguente: il giovane Gino Cuccarolo viene tesserato il 17 novembre da Treviso come professionista, salvo vedersi rescisso il contratto il giorno successivo, riportando il centro italiano allo status di giovane di serie. Ma, in federazione, di questo documento non c'è traccia. Nel caso in cui non venisse ritrovato, ciò comporterebbe la correzione dello status contrattuale di Cuccarolo a professionista, rivalutando quindi la posizione di Lorbek, che diverrebbe diciannovesimo tesserato di Treviso. Ciò porterebbe quindi lo sloveno in una posizione delicata, poichè impossibilitato a partecipare a competizioni nazionali. La decisione più plausibile diventerebbe quindi l'assegnazione dello 0-20 a tavolino negli incontri vinti dalla Benetton e nei quali Lorbek è andato a referto. Questi nuovi risultati estrometterebbero Treviso dalla Final 8, ridiscutendone quindi il risultato determinato sul campo.

La società trevigiana, colta di sorpresa dall'accaduto, tenta di spiegare che la registrazione dell'atto di rescissione era avvenuta nei tempi richiesti, ovvero entro e non oltre la settimana successiva al tesseramento di Cuccarolo. Si chiedono spiegazioni in Lega, dove il documento era stato consegnato, senza mai raggiungere gli uffici della FIP. Dopo giorni di totale incertezza, scoppia la bomba: il segretario generale di Lega, Massimo Zanetti, afferma di essere in possesso del documento firmato da Fadini, GM della Benetton Treviso, consegnatogli per mano del Team Manager Andrea Cirelli, aggiungendo però il particolare scottante dei tempi di consegna dello stesso. Secondo Zanetti, infatti, il documento sarebbe stato consegnato in Lega solo il 10 gennaio, alcuni giorni dopo l'inizio dei sospetti a carico di Treviso. Zanetti confessa e ammette l'errore di cedere alle pressanti richieste della società amica, salvo poi tornare sui propri passi, "dimenticando" il documento postdatato in un cassetto della sua scrivania.

Lo scoppio dello scandalo destabilizza l'ambiente: si dimettono Prandi, presidente di Lega Basket, e lo stesso Zanetti, mentre la Benetton dirama un comunicato che si avvicina ad un'ammissione di colpa. Si registrano ora il licenziamento di Cirelli e le dimissioni, accettate, di Fadini. La procura federale ha da poco aperto un'inchiesta per far luce sull'accaduto, e l'impressione è che verranno presi provvedimenti severi: la società rischia da punti di penalizzazione alla retrocessione, mentre per i dirigenti coinvolti si va dai 3 mesi ai 5 anni di inibizione. E non finisce qui: indipendentemente dalle decisioni prese, molte squadre potranno presentare ricorso per la sentenza, obbligando i giudici a rivedere le condanne. In un periodo di gravi problemi nel calcio, un'isola felice rischia di essere contaminata. Ma la speranza è quella di non trovarsi di fronte alle solite sentenze "all'italiana". Si avrebbero, per la prima volta nel mondo dello sport, punizioni conformi ai tentativi di dolo, confermando il famoso detto "chi sbaglia, paga". Anche nel nostro paese.

 

ALLA VIRTUS IL DERBY DI QUELLA CHE FU LA «BASKET CITY»

di Salvatore Maria Righi - L'Unità - 12/03/2007

 

Novantanove derby dopo, Bologna scopre definitivamente che non è più Basket City. Vince per sfinimento quello che resta della Virtus su quello che, ancora meno, rimane della Fortitudo. Domina la VidiVici nel primo tempo, barcolla nel terzo quarto, la rimonta rabbiosa della Climamio, e passata la sfuriata le V nere mettono in tasca una vittoria limpida (81-92), sotto ad un cielo che al posto delle stelle di ieri ora fa brillare onesti mestieranti. I cugini di Casalecchio ringraziano Brett Blizzard, una vita da mediano americano con passaporto italiano, tre tiri da tre punti che hanno vanificato la riscossa biancoblù e 22 alla fine. E benedicono il danesino ChristianDrejer (24 punti), l’Amleto del parquet col suo talento che pendola eternamente tra anonimato e fulgore.

Si gioca alle 12, nel tempio del Paladozza non c’è traccia di un tifoso virtussino perché la vera partita ormai si gioca sul listino dei biglietti, e dell’epico mezzogiorno di fuoco che poteva essere qualche tempo fa ora tutto quelloche resta è un tiepido aperitivo di buona volontà e rimasugli di campanile. In parterre si scalmana Fabio Bazzani, ultras Fortitudo al riparo dalle responsabilità di chi chiede ai calciatori il buon esempio. Saltella e si sbraccia anche il dottor Giovanni Spinosa, il pubblico ministero del processo al dottor Michele Ferrari, non a caso il preferito da Lance Armstrong e tanti altri, ma sono chiazze di colore su una tavolozza ormai cupa. Le V nere, con la gloriosa V di un tempo rimpicciolita sulla maglia per far posto agli altri marchi, perché la tradizione va bene ma tutti tengono famiglia, risorgono dopo aver perso quattro delle ultime cinque partite di campionato.

Qualche numero, impietoso, racconta meglio il tracollo cestistico di una città che sui ventotto metri per quattordici del parquet per un ventennio ha condensato tutto il proprio edonismo petroniano e la propria specificità, quasi che quella specie di Palio del basket chiamato derby fosse un manifesto della bolognesità. La Virtus che ha vinto 5 volte lo scudetto in otto anni, dal ‘93 al 2001, più due coppe dei campioni, ora è seconda, ma non gioca i play-off dal 2002. La Fortitudo che ha fatto nove finali scudetto negli ultimi dieci anni, vincendone due, perde la partita e quasi sicuramente, salvo miracoli, saluta i play-off per il tricolore. Non succedeva dal 1990, diciassette anni fa, l’Arimo del dottor Di Vincenzo risucchiata in A2. È il tracollo di un sistema.

C’era una volta il derby di Bologna, bastava la parola, e ora ci sono due squadre che galleggiano nell’anonimato di un campionato macchiato dal peccato originale di Treviso e dello scandalo-tesseramenti, perché se il calcio è il padre di tutti i mali, non è che gli altri figli del Coni siano proprio vergini. A 45 secondi dalla fine, col risultato stampato sul tabellone, si alza il bavero e sfila via dal parterre Giorgio Seragnoli, l’ultimo dei paperoni che dopo aver ceduto la Fortitudo la scorsa estate ha confessato “mi sono tolto un peso”. Sedersi da tifoso su quelle poltroncine è tutt’altra cosa che cuocerci a fuoco lento da proprietario. Per due decenni, sotto la sua gestione, la Fortitudo è stato un progetto condito dal sale dei portici e del  vernacolo di San Luca. Miliardi, grandi firme e il basket che era sempre un metro avanti al pallone, nella città laboratorio del futuro italiano.

Erano anche gli anni in cui il sindaco virtussino, il diessino Walter Vitali, non si perdeva una partita e figuriamoci un derby, invece a quello di ieri Cofferati ha mandato una nota per giustificata assenza: anche questi sono segni dei tempi. Specie ora che al timone della Fortitudo c’è un avventuriero dei canestri, Michele “Miguelon” Martinelli, che da L’Aquila è arrivato all’Aquila biancoblù dopo aver lasciato macerie e fallimenti a Pesaro e Roseto, prova vivente che lo “Zamparinismo” - da Zamparini Maurizio, quello che compra e vende club - è ormai diffuso anche tra i canestri. L’unica differenza è che Zamparini ci sposa i supermercati, di Martinelli invece ancora non si sa abbastanza.

Non va meglio alla Sparta bianconera. Dopo i fasti di Cazzola, il signor Motorshow che ha vinto tutto (e tutto moltiplicato alla cassa), dopo lo tsunami-Madrigali, il patron dei bond, nome omen, ecco Claudio Sabatini, il signor Futurshow che ha costruito la sua fama sull’immagine di Grande Comunicatore. Sarà per questo che piace anche a Palazzo d’Accursio e alla sinistra cittadina, anche se non è proprio la regola vedere un comunicatore nato che si fa tallonare stizzito dai giornalisti, come è successo a lui ieri, pure da vincitore del derby.

Un imperioso Drejer nel derby vinto in trasferta (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, TANTO CUORE MA NON BASTA

di Marco Martelli - La Repubblica - 14/04/2007

 

Atroce e beffarda, come solo una Final Four può essere, la gioia di una finalissima rimane strozzata in gola a Brett Blizzard, solito generoso metronomo, che dopo una stagione da mediano meritava, allo scadere, un gol alla Pippo Inzaghi. Invece, a 9" dalla sirena, recuperando il pallone dopo l'errore dalla media di Kenan Bajramovic, la fuga per la vittoria dell'italo-americano si spegne sul movimento più automatico del suo repertorio: arresto e tiro dalla lunetta che il ferro, letteralmente, sputa. Il pallone balla dentro l'anello, pare vada ma non va, e allora chi balla è il circo degli ucraini, la loro gente dalle trombe perennemente azionate, che domani si giocheranno il loro primo titolo europeo. Poteva esserci la Virtus, alla fine affranta ma non battuta, se solo avesse giocato, anziché mezza partita, 40' interi.

Partendo come peggio non avrebbe potuto, e in un'atmosfera per nulla tesa o emozionata, la banda Markovski aveva buttato nel pattume il primo quarto, dominato dall'Azovmash in lungo e in largo, costruito sui chili di Gulyas e Lishchuk contro Giovannoni e Malagoli, ma soprattutto in campo aperto, volando con le leve di Powell e il fucile di Liadellis sulle scelleratezze offensive dei bianchi. Riemersa dagli spogliatoi con un'altra faccia e un altro spirito, due canestri filati, di Ilievski e Giovannoni per il -10, avevano già riaperto la partita: nell'inerzia, più che sul tabellone. Sofferto un -17 già al 9', un -18 dopo pochi minuti di secondo quarto, e fabbricati numeri assurdi (11 triple prese dopo 13', primo tiro libero al 17', nessun dividendo dai 14 tiri in più conquistati a metà), il -15 pareva, al descanso, pure un affare.

Con la difesa, innalzata sulla coppia Michelori-Crosariol, e letture meno isteriche davanti, è bastato poco per mettere paura ai blu di Mariupol. Nel terzo quarto, segnavano infatti solo un canestro dal campo (Liadellis in contropiede), in mezzo alle immonde vaccate su cui la Virtus, punto dopo punto, rimontava ed affiancava. Al 27', 6 punti di Best spingevano fino al -5, e un altro canestro, a fil di sirena, stampava il -6 del 30'. Nell'ultima frazione, un 8-0 impattava a 60 e un 6-0, con triple di Blizzard e Ilievski, faceva 66-66 con 5' da giocare.

Qui la Virtus, però, non mette mai il naso avanti, e per questo vive impiccata, rincorrendo la mano calda di Liadellis e, nel finale, la furbizia di Bajramovic, che la spacca, e per davvero. Ai fugaci +1 di Best (a 3') e Michelori (2'13"), risponde sempre il pivot bosniaco, con rimbalzi d'attacco e soluzioni personali. E potrebbe anche spezzarla, a 50", quando, sul 74-73, ha i due liberi del +3. Li fallisce entrambi, e sul ribaltamento Drejer butta la palla della serata: nell'angolo, col bersaglio ben visibile, finta il tiro e la ricaccia indietro, nei piedi di Blizzard, per una banale infrazione di metà campo. Non segnerà più nessuno, di lì alla sirena. Nemmeno Blizzard, già lo sapete. E quanto fa male, alla fine, ricordarsi che il cartellone Fiba non è cambiato d'una virgola, rispetto ai tempi che furono. La finale per il terzo posto, il manifesto del sadismo, sarà domani sale sulle ferite.

 

MARKOVSKI: «NON ACCETTO OFFESE»

di Marcello Giordano - Il Resto del Carlino - 14/05/2007


La Virtus vince in rimonta, chiude terza in classifica e vede l’Europa. Un bilancio più che positivo, ma qualcosa rovina l’atmosfera e Markovski non le manda a dire in sala stampa. Una vittoria esaltante, che ha scatenato la gioia di un pubblico in delirio che ha invaso il campo dopo la sirena finale. La Virtus si appresta ad affrontare Biella, giovedì al Palamalaguti, nei quarti di finale dei playoff. In caso di vittoria della serie, qualora Siena dovesse raggiungere la finale scudetto, allora la Virtus tornerebbe ad assaporare l’Eurolega. Ma un gruppo di tifosi alle spalle della panchina, ha insultato Markovski, discutendone le scelte tecniche durante la partita. Il coach ha abbandonato la panchina a 7” dalla fine con il volto scuro e arrivato in sala stampa si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: «Non vorrei parlare della partita, perché è stata una battaglia che i giocatori sono stati bravi a vincere. Voglio invece dirvi che Sabatini fa bene a restituire i soldi a tutti a coloro che sventolano i portafogli e a lasciarli fuori. Non sono un bolognese e forse non lo diventerò mai, ma questo non significa che debba sopportare di tutto e di più. Non permetto a nessuno di offendermi: potrei essere peggio io di quello che Sabatini può sembrare».

Ma lo sfogo di Markovski non si ferma qui: «Voglio parlarvi di una Virtus che ha chiuso la stagione terza in classifica. I ragazzi hanno fatto cose meravigliose facendo sacrifici giorno dopo giorno. E forse qualcuno si è già dimenticato che Lang ha saltato nove partite, Di Bella trenta e via discorrendo. Abbiamo vinto siamo terzi, eppure c’è chi si permette di offendermi perché giochiamo con cinque piccoli». È un Markovski ferito e risentito quello che a caldo pretende rispetto per sè, il suo lavoro e la sua squadra, e anche Sabatini si risente e alza i toni schierandosi parte del suo allenatore, difendendo l’operato di una società a cui i risultati danno ragione.

Tornata la calma poi spiega: «Zare ha ragione e qualche spettatore dovrebbe darsi una calmata. Anche perché siamo a tre vittorie dalla possibilità di sognare l’Eurolega, e alzi la mano chi pensava che questo potesse succedere all’inizio della stagione». Il patron della Virtus Claudio Sabatini parla poi della partita che ha regalato il terzo posto: «E’ stata una vittoria sofferta contro una squadra che non aveva nulla da perdere. Ora dobbiamo cominciare a pensare a Biella, squadra che verrà a giocarsela a mente sgombra e che ha già ottenuto il suo obiettivo, per questo ancor più pericolosa». Parla poi di un pubblico che gli ha regalato grandi emozioni: «Avete visto che bolgia? Il pubblico è stato grande, caldo ma corretto. È stata una bella maragliata, e ha pure portato bene». Spiega poi seriamente uno degli intenti della sua provocazione: «Qualcuno stava per entrare in campo, ma è stato fermato e comunque non c’è stato nessun atto violento. A Teramo è successo di peggio. Ci vogliono delle regole rigide, che valgano per tutti, e sanzioni certe».

L'Happy Hour prima di Gara2 contro Biella: il padre di tutti gli Happy Hour (foto tratta da www.virtus.it)

LA VIRTUS SI RIPRENDE IL PARADISO

di Walter Fuochi - La Repubblica - 28/05/2007

 

Adesso non ci sono più dubbi: la Virtus è nelle prime quattro squadre d´Italia, ed è dove deve stare. L'ha detto un intero campionato, non l'aveva ancora detto la serie con Biella, fin qui sospesa su bilici infiniti e ieri sera invece spazzata via dai più forti, di testa, di forza, di talento, e pure col vento possente di ottomila che gonfiavano di calore la loro vecchia bandiera, tornata agli onori del mondo. Non è stata neppure una sceneggiatura liscia, perché l'avvio della Virtus, bollita dentro la pignatta a pressione di un approccio comunque micidiale, era stato fiacco, impreciso. Ma è vero pure che questa squadra non s'era mai liquefatta nella tensione, e anche stavolta ne è uscita, nel modo più brillante, perché quel che è venuto poi è stato un tornado autentico, che ha sfondato le ormai sfinite forze dei piemontesi: 5/13 Gaines, 6/17 Thomas, 4/10 Daniels, i diavoli neri erano tornati umani. E s'è visto tutto, una volta sciolta la tensione. La difesa e la regia. La mira e i rimbalzi. Il sistema di gioco e il cuore per realizzare un disegno che poi così banale non era, se è arrivato fin qui, camminando sempre all'avanguardia. Va avanti la Virtus, esce Biella tra gli applausi, ovviamente subiti surclassati dagli sfottò ai cugini al mare, con tanto di Sabatini a balzellare sul cubo, in mezzo al campo, fra centinaia di tifosi ebbri, perché, come si sa, "chi non salta è Fortitudo".

È dura far venire le otto e mezzo quando l'arena non formicola ancora, chi è già lì ha paura anche dell'ombra dei canestri e c'è poco da dirgli che, di sei gare 5 fatte in vita sua, la Virtus le ha vinte tutte. Ricky Pittis, che presta ai nostri conteggi qualche ricordo di quando pedalava e non commentava, arriva a tre di queste belle perse, nel suo personalissimo cartellino: Milano-Caserta, lo scudetto '91, una semi Fortitudo-Benetton nel '96, una doccia orribile, in casa, con la Reggio lombardiana nel '98. Si tocchi chi vuole, perché è ora di partire. E, tanto per cambiare sotto questi soffitti, parte solo Biella. 6-0, poi 13-5, la Virtus glieli fa anche sudare, quei cesti, però non fa mai gol, proprio mai. Cerca la percussione, com'è giusto, ma trova corridoi intasati. E, al solito, paga conti atroci a rimbalzo. Biella è in media 96 al primo stop, la Virtus ha conosciuto un -10 e assomma la miseria di 4 cestini, cosicchè Markovski, nel secondo quarto a lui caro per le alchimie, non può dilettarsi in azzardi. Ecco Vukcevic, ecco una rimonta fino al 26-27, però rintuzzata da Gaines e Daniels (26-32), mentre Bechi prova a vedere se la zona inibisce. Ilievski e Drejer, dallo stesso angolo, dicono di no. E Ilievski, con due botte da quello opposto, addirittura sorpassa: 40-38, a 502, poi 43 di Vuk ed è roba da cinema, un film horror soprattutto per la torcida biellese, che ha visto costruire il bel castello e poi prenderlo a picconate dai suoi (pure 4/10 dalla linea). Troppa zona, poi, se posso permettermi: di fatto, ha aperto i rubinetti nemici: 6 triple nel quarto, ossigeno in bombole. All'intervallo si va sul +2 Virtus ed è un bel bucato asciugato, anche perché, fischiando i tre come vaporiere, Markovski divide i falli per 12 e Bechi per 9. Poi, bisognerà anche prender due rimbalzi: i 9 offensivi concessi sono stati veleno per topi, da rimanerci stecchiti.

Ripresa. Alla sala dell'ergovis deve essere passata solo la VidiVici, che esce per sbranare: 8-0 in un amen, e c´è già tutto, in menù. Difesa da incubo, regia prelibata di Best, triple di Blizzard e Giovannoni e Biella che attraversa il deserto più sconfortante dei 210 minuti della sua serie. Il suo primo gol della ripresa arriva dopo 6'42" e un 19-0: due di Thomas, sotto però di 21 (62-41). Toccato il +22, la Virtus cade in una melina un po' prematura e lascia a Barlera (il migliore di Biella, ed è un prestito bianconero) qualche morso. +17 all'ultimo pitstop, senonchè la Virtus continua coi digiuni e l'Angelico rivede, a 9', un -12. Tripla dissetante di Ilievski, che poi prende un tecnico da querela (e paga poco perché annullano un cesto in entrata a Thomas). Vukcevic rifà un +15 a meno di 7', Di Bella, ancora da tre, un +16. La zona dell'Angelico è una povera intenzione già fatta a brandelli. Tocca solo arrivare in fondo, tra feste, frizzi e lazzi per un paradiso ritrovato.

 

CAPOLAVORO VIRTUS, È ANCORA FINALE

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino - 09/06/2007

 

È finale, sei anni dopo quella che firmarono stelle del calibro di Ginobili, Rigaudeau e Jaric. Stavolta a traghettare la Virtus verso un sogno ci pensa una squadra che, come ieri sera, gioca male, fa mille errori ma ne salta fuori insieme, come nelle vere storie a lieto fine. C’è mezzo PalaMalaguti sul parquet, un momento inaspettato, due anni dopo aver giocato a Porto San Giorgio la finale di ben altro playoff. Difficile dire se si festeggia di più per il canestro e il libero di Giovannoni o per la tripla di Blizzard che ha aperto definitivamente le porte della finale. Di sicuro si festeggia e si spera, anche se Siena è di ben altro spessore rispetto alla sbandata Armani di Djordjevic. Ma è tutta la stagione che la Virtus gioca contro i pronostici e vince lasciando accesa anche quest’ultima speranza. Mercoledì prossimo a Siena il primo vero confronto con la realtà. Fino a quella palla a due del PalaMensana si può fare baldoria. Anzi, happy hour.

Mani che tremano, gambe pesanti, allenatori che giocano a scacchi. Questo il primo quarto d’ora di una semifinale in cui la tensione si taglia a fette e che non induce certo a dare spettacolo. Milano gioca con Blair, nel senso che tutti i palloni arrivano a lui nel centro dell’area presidiata prima da Glyniadakis e poi dal baby Malagoli, il diciannovenne che, all’andata, ha scritto a sorpresa un bel derby. La Virtus, invece gioca su Blair. Gli ordini sono precisi, ubriacarsi di falli e mandare l’ex Scavolini in lunetta quanto si può. Alla Virtus non basta un Drejer che scherza con Gallinari e gli segna in faccia 9 punti in un amen. Milano, così, dopo 6’30 durati un’eternità, è avanti 21-15 con Markovski che sta ancora mescolando il suo mazzo senza trovare la carta buona da giocare. Ma quando estrae il jolly Grant, la Virtus, a sorpresa, cambia marcia. Grant è in serata di luna buona, strappa rimbalzi (6 in altrettanti minuti) e apre varchi in attacco. Djordjevic dimentica in panchina Watson, mentre i bianconeri piazzano un parziale che fa molto male (24-9) per il massimo vantaggio di una Virtus trascinata in attacco dalle iniziative di Travis Best (39-30).

Tre minuti di digiuno e di tanti errori non spaventano la V nera nella ripresa. Milano da parte sua ha solo due lampi di Green e Garris che riescono ad avvicinarla (45-42). E’ lì che i bianconeri scappano per la fuga buona, dopo due antisportivi a Giovannoni e Schultze che infiammano la sfida. Ci sono ancora le cose preziose di Grant nel nuovo break virtussino di fronte ad un’Armani che alza le mani: una tripla di Vukcevic firma il 60-47 poi con una doppietta di Grant la Virtus arriva addirittura al +15 (62-47). Qui Milano potrebbe crollare ma esce dall’angolo in chiusura di quarto. E può giocarsi dieci minuti che valgono la finale. La Virtus e gli arbitri l’aiutano tanto a non cadere. In rapida sequenza quarto fallo di Drejer, di Best e quinto di Di Bella. L’Armani è a un passo (66-62) quando ancora manca una vita. La spallata giusta per buttare giù l’Armani è quella di Giovannoni nel momento più delicato: rimbalzo offensivo, canestro, e tiro libero aggiuntivo per il 76-68 a 1’57”. L’ultima volata la tira Brett Blizzard con la tripla (79-71 a 23 secondi dalla sirena) che toglie a Djordjevic l’ultima speranza.

STAVOLTA È FINITA, ONORE ALLA VIRTUS

di Walter Fuochi - La Repubblica -18/06/2007


La Virtus che c'era mancata in questa finale, e che probabilmente era ingiusto non vedere, si è materializzata ieri sera quando, già tacchino nel forno per la festa di Siena, si rifiuta, fino a 2' dalla fine, di farsi arrostire. È bella, degna, lucida ed eroica la squadra che si congeda dalla sua magnifica stagione con una delle sue partite più succose. E con un Crosariol da guerre stellari. Bravi ancora, nella notte in cui festeggia Siena. Chi la fronteggia non merita molto di meno.

Racconto, che è meglio. Non è popolarissimo da 'ste parti Markovski, al cui ingresso un lenzuolone strilla "Chiedi questo fallo", e la figurina accanto mettetela voi. Si riconcilia con Pianigiani con un lungo dibattito, poi s'attacca e il primo quarto di snella amichevole che vediamo lo comanda la Virtus di Karajan Best e Giovannoni primo violino, con un tonante 11/13 quando, a 56", la schiacciata di Crosariol per il 27-24 svelle il ferro. Ci vogliono 10 minuti a ripristinare tutto e vedremo se la Virtus ci perderà la mira. Pure Siena, di là, fa sempre gol (8/12): ha solo qualche palla persa in più. La risposta al quiz precedente è che la mira continua: la Virtus sbaglia il minimo e Siena, che prima era un disastro solo in difesa, comincia a farne pochi anche davanti: 3 negli ultimi 5' di secondo quarto. Ammutolisce un palazzo che, alla festa fin lì sottratta, non riesce ad opporre alcun furore. Assiste alla non-difesa dei suoi eroi, incassa, si fa la sigarettina di metà sul -11. Muto e incredulo.

Ripresa. Siena finalmente difende, il palazzo si scalda, perfino con le sirene in curva, la Virtus vacilla. McIntyre traina la rimonta, appare San Bonus, protettore delle squadre di casa (15 liberi a 3 nel quarto) e quando Forte impatta, da tre, al 28' (62-62), la ricreazione pare davvero finita. E invece, imbeccando Crosariol, la Virtus rifà un +4 (e il +6 è annullato per uno sfondo molto sulfureo). Ultimo quarto. Il sorpasso, che alita pressochè inevitabile, è di Kaukenas a 7'43": 71-70, ma la Virtus sta ancora lì. Sorpassa Blizzard da tre, a 5'35", 76-75 e, accidenti per lui, caviglia saltata cadendo. Non ha fortuna, questa squadra, perde pezzi, più che partite. E cede, alla fine, all'energia degli uomini neri, agli assalti di Forte, alle stoppate di Eze, alla solita tripla al veleno di McIntyre (82-77 a 3'35"). Crosariol si rifiuta ancora: 5 suoi, 82-82 a 2'19". Gioco da 4 punti di Kaukenas (complice Ilievski), poi due errori di Best, la Mps che arrotonda. La Virtus finisce qui, e non è stato poco.

La stagione va, fra 3-4 giorni s'avvierà quella che Sabatini già ha intravisto come fase terribile, perché ci saranno attese forti, sulla sua Virtus seconda in Italia e di nuovo in Europa, e ci sarà anzitutto da capire cosa si diranno a un tavolo di consuntivi il Divo Claudio e Zare Nostrum, dopo un anno felice ma talvolta pure dissonante. "Chi lavora con me lavora soddisfatto", minimizza Sabatini, certo che le intese si troveranno, e intanto faccia buon sangue a tutti essere tornati al tavolo, e ai gossip, dei migliori. L'hit parade della ciancia, ieri a Siena, aggiornava, per le finali in corso, sull'1-0 Real, in Spagna, sul Barcellona, e sul 2-2 in Grecia tra Olympiacos e Panathinaikos; dava Djordjevic oggi all'ultimo colloquio a Milano con Corbelli; spediva dalla piazza Rossa l'allarme per la partenza di Papaloukas dal Cska verso la Nba di Toronto e registrava, dalla Grande Muraglia cinese, una chiamata di Frates per dire che non ci sono accordi in atto per sanare la lite fra lui e la Fortitudo, e che lui non si muoverà "di un centimetro finchè non sarà uscita la sentenza, fosse pure per i Los Angeles Lakers". Da oggi, tutte di queste, solo di queste.

Non bastano gli ingaggi dell'ultima ora (qui Glyniadakis contro Eze) per avere la meglio in finale sulla Montepashi Siena (foto tratta da www.virtus.it)

MARKOVSKI: «QUESTA VIRTUS MERITA UN 1O E LODE»

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 18/06/2007

 

Questa squadra merita dieci e lode sia per la stagione che ha disputato sia per come ha giocato queste finali.

Così Zare Morkovski al termine di gara tre di finale scudetto, quella che ha cucito il tricolore sulla maglia di Siena ma che ha dimostrato come la Virtus abbia un cuore e un’anima grandi come una casa.

Abbiamo l’orgoglio di aver avuto la conferma che questa squadra ha finito come aveva cominciato: dando sempre il massimo. A prescindere da quello che è successo tra la prima e l’ultima partita, abbiamo avuto la prova che sia la società e che lo staff tecnico sapeva che cosa fare in ogni momento.

Il commento sulla gara rimarca come la squadra bianconera sia venuta in terra toscana per vincere e ci abbia provato fino alla fine.

L’inerzia della partita non l’abbiamo persa mai. Come in gara uno il pubblico di casa non ci ha influenzato, quello che ci ha fregato sono stati gli episodi e gli infortuni, combinati con la mancata concentrazione. Il tiro da tre di Kaukenas ha fatto poi il resto.

Sta di fatto che la Virtus è cresciuta anche in questa finale.

Dopo ogni partita avevamo fatto aggiustamenti, e stavolta abbiamo maggiormente insistito sulle cose che potevano far male, come dar palla sotto a Crosariol. Sicuramente l’infortunio di Blizzard ci ha dato conferma che non molliamo neppure davanti alla sfortuna. Sapevamo cosa fare in ogni momento, ma stavolta non ho rimpianti, sono sempre stato convinto di quello che ho fatto.

Rimarcando come le rotazioni allargate siano una filosofia da non rinnegare visto l’utilizzo anche di Petrovic.

Durante la partita cerco sempre di allargare i margini per trovare più forze durante la gara. Non volevo rimanere senza giocatori nel finale né caricare di falli Giovannoni, che doveva finire la partita, e così ho gettato nella mischia anche Petrovic che è uscito perché abbiamo idee rigide da rispettare.

Il rovescio della medaglia è che con un arbitraggio casalingo ma in maniera moderata la squadra bianconera se la è giocata fino in fondo.

Non parlerei di arbitri perchè sono stato colpevolizzato per niente. Ci è mancato la forza per controbattere l’atletismo degli avversari.

Finiti i festeggiamenti per la partecipazione alla prossima Eurolega bisogna già pensare al futuro.

Penso che questi due anni siano stati un grande passo per i programmi societari, sono orgoglioso di tutti quanti e in questo momento confermerei tutti. Sapendo quali sono le nostre esigenze, quando ci sarà da decidere, sicuramente andremo sul mercato per rinforzarci.

Tornando al presente c’è stato anche un colloquio chiarificatore con Pianigiani pochi istanti prima dell’inizio della gara.

Ho parlato normalmente e non c’era niente da chiarire. Se arrivavano le scuse, con le dichiarazioni che non lo avrebbe rifatto, a me basta. Riconosco che è stato un momentaccio, ho reagito in modo da non offendere gli altri.

Una delle soddisfazioni più grandi per Markovski è stata quella di aver rimesso sulla retta via Crosariol.

Durante l’anno mi è dispiaciuto il fatto che non capisse il grande atto di fiducia che abbiamo fatto nei suoi confronti. Nella lunga pausa gli ho detto che mi auguro che tra dieci anni si ricorderà di questo investimento e di aver giocato la finale scudetto. Non buttare la partita e dai tutto quello che hai dentro.

Infine il pensiero finale che il coach bianconero ha detto alla squadra a stagione appena finita.

Ai ragazzi ho detto che mi dispiace di non aver le lacrime per far vedere quanto sono orgoglioso di loro.

Un sentimento ricambiato, stando a quanto ha dichiarato poi il capitano virtussino Fabio Di Bella.

Il pubblico di Siena ha festeggiato solo nell’ultimo minuto questo scudetto. Significa che ci abbiamo creduto e che non siamo venuti qui già in ferie. Abbiamo carattere e con orgoglio abbiamo onorato il nostro lavoro di un anno intero.

VIRTUS, IL PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 18/06/2007

 

Con la sconfitta di domenica a Siena si è chiusa una stagione memorabile per la Virtus. Dopo il ciclone Madrigali e la paziente ricostruzione ad opera di Claudio Sabatini le Vu Nere sono tornate in alto: finale di Coppa Italia, final4 di Fiba Cup e finale scudetto. E, dulcis in fundo, la qualificazione per l'Eurolega. Vediamo uno per uno i protagonisti della cavalcata targata Vidivici (in campionato) ed Europonteggi (in coppa).
 
Ilievski - Voto 6,5 – Arrivato con la fama di piantagrane, si dimostra invece un'ottima addizione. Le scelte di tiro sono quelle che sono, ma la classe è cristallina. Maluccio da play, bene da guardia. La sua raffica con Varese (insieme a Vukcevic) risulta a posteriori fondamentale per la qualificazione in Eurolega. Possibilmente da tenere, ma non alle cifre che prendeva a Roma.

Best - Voto 7 – Girone d'andata da campionissimo, poi un netto calo fisico che fa gridare al “bollito”. Invece il vecchio campione tira fuori l'orgoglio e nei playoff incide parecchio, dando un grande contributo alla conquista dell'Eurolega e della finale. In odor di ritiro, lascerà un bel ricordo.

Blizzard - Voto 7.5 – Stagione super. In difesa un mastino, quasi sempre sacrificato sul miglior esterno avversario. In attacco una sentenza da tre, soprattutto nei momenti caldi della partita. Ha il contratto per l'anno prossimo, il passaporto italiano, e se verrà convocato in nazionale diventerà anche italiano “di formazione”. Cosa volere di più?

Drejer - Voto 6 – Dopo la scorsa stagione tra alti e bassi, questa tra bassi e alti. Peggio dell'anno scorso, più sregolatezza che genio, paga anche la mancanza di fiducia da parte del coach e un utilizzo spesso striminzito. Dopo l'esclusione in gara1 contro Biella, però, risponde presente e si riscatta giocando degli ottimi playoff. A parere di chi scrive difficilmente verrà confermato, comunque.

Crosariol - Voto 7 – A Treviso non vedeva il campo, qui dopo un inizio difficile e qualche screzio coi compagni (costatogli una tribuna punitiva ad Ankara) si è lentamente trasformato in un pivot vero, che può stare tranquillamente in serie A. Se ha palla in attacco va sempre per la schiacciata, e in difesa stoppa spesso e volentieri. Avercene. L'anno prossimo sarà ancora qui e dovrà cercare di essere più affidabile ai liberi, per diventare sempre di più un fattore.

Giovannoni - Voto 7.5 – Insieme a Blizzard, la più bella sorpresa della stagione. Era noto come un tiratore da fuori e un difensore scarso, si è dimostrato tutt'altro. Difesa enorme, anche contro avversari grossi il doppio, tiro da fuori ma non solo, rimbalzi e tuffi. In breve il brasiliano è diventato un vero idolo per la tifoseria bianconera, che salvo terremoti dovrebbe ammirarlo anche l'anno prossimo. L'accordo con la Benetton è infatti su base biennale.

Gugliotta - Voto 6.5 – Arma tattica di gran lusso. La sua difesa è in grado di spaccare le partite. Non sempre, certo, ma spesso sì.

Vukcevic - Voto 7 – Pretoriano del coach, fa scelte di tiro spesso non ortodosse, soprattutto nei finali di partita; ma ha classe purissima, leadership e la capacità di segnare tantissimo in un attimo, se prende fuoco. Insieme a Ilievski l'eroe della partita con Varese, che di fatto regala l'Eurolega ai bianconeri. Ha il carisma per un futuro da dirigente, quando deciderà di appendere le scarpe al chiodo.

Di Bella - Voto 6 – Fino al derby il capitano gioca eroicamente con due ernie. Poi si opera e torna in campo a tempo di record. Ormai il suo tipo di gioco è noto. Se vi serve un ragionatore lui non fa per voi, ma se c'è da correre e spaccare le partite avete trovato l'uomo giusto. Un po' confusionario, ma nel complesso positivo.

Michelori - Voto 6.5 – Vince l'Oscar della sfortuna. Prima la malattia che lo tiene due mesi fuori dal campo all'inizio, poi il crack al ginocchio che lo mette fuori gioco alla fine. In mezzo tanto cuore, tanta grinta, e il sapersi districare bene in un ruolo non suo (il centro). Il rovescio della medaglia? I liberi, soprattutto lo 0/4 in finale di Coppa Italia.

Lang - Voto 6 – Inizio mostruoso, da signore del pick n'roll. Poi il suo impatto e le sue statistiche scemano, fino a diventare quasi impalpabili per un centro americano, fino al crack di Treviso che lo mette definitivamente fuori gioco. Per l'anno prossimo, in ottica Eurolega, sarebbe un grosso azzardo investire ancora su di lui, anche perché è un giocatore soggetto a frequenti infortuni.

Davison - Voto 5 - Altra prova - se ce ne fosse ancora bisogno - che i cavalli di ritorno spesso deludono. Non ripete gli splendidi playoff 2005. Le cattive condizioni fisiche e un utilizzo centellinato e fuori ruolo lo rendono impalpabile. Infine, gli screzi in spogliatoio che rendono impossibile la sua permanenza. Finirà a far tribuna a Milano.

Grant - Voto 5.5 – Arriva dalla Corea in ciabatte. Ne gioca una buona (con Napoli) e parecchie scarse. Markovski lo scarica senza mezzi termini. Riesumato nella serie con Milano dimostra invece di poter fare qualcosa di buono, lottando a rimbalzo e segnando anche qualche punto.

Glyniadakis - Voto 5 – Il fisico ci sarebbe, la tecnica anche, ma l'impatto del greco in bianconero non è di quelli che lasciano il segno. Lo ricorderemo fare tre falli in due minuti contro Eze. Curiosamente il suo contratto scade il giorno prima di gara3 con Siena, e viene lasciato ripartire.

Petrovic - Voto 5 – Alcuni memorabili (per gli avversari) secondi quarti nei playoff. Decisamente dimenticabile

Bennermann - Voto NG – Qualche apparizione da onesto gettonaro, e tre triple nella cavalcata contro Milano in regular season.

Nikolaidis - Voto NG – Chi l'ha visto?

Bonfiglio - Voto NG – Pochissime apparizioni, ma la sensazione è che a questo livello il suo fisico sia un po' troppo minuto.

Malagoli - Voto 6 – Lanciato nella mischia in situazione di emergenza. Di solito risponde presente. Ottimo il suo derby d'andata, per esempio.

Zare Markovski: - Voto 7 - Tuttofare bianconero: allenatore, GM e non solo. Parola di Claudio Sabatini. È Markovski che sceglie i giocatori e li mette in campo. Da GM costruisce una buona squadra in estate, e interviene prontamente (con Ilievski) per ovviare all'emergenza Di Bella. La questione Davison/Lang viene invece gestita molto più lentamente, e dei quattro acquisti tardivi solo Grant dà qualcosina. Si è corso un bel rischio, è andata bene. Da allenatore costruisce un gruppo compatto, che non molla mai, e porta la squadra alla finale di Coppa Italia, alla finale scudetto e riporta l'Eurolega al PalaMalaguti. Il suo gioco “originale” è criticato e criticabile, e probabilmente non ha moltissimi estimatori a palazzo, ma ha avuto ragione lui e quindi giù il cappello. È sotto contratto fino al 2010, anche se si vocifera che abbia ricevuto offerte da club importanti.