ALLAN RAY

(foto tratta da www.basketcity.net)

nato a: New York (USA)

il: 17/06/1984

altezza: 188

ruolo: guardia

numero di maglia: 25

Stagioni alla Virtus: 2014/15 - 2015/16

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

RAY LEGGENDA: DAL BRONX ALLA VIRTUS

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 24/08/2014

 

«Vorrei dedicare un ringraziamento speciale a mio papà e mia mamma per avermi cresciuto con principi sani, tenendomi lontano dai guai, assicurandosi che studiassi e mi concentrassi sui miei obiettivi senza farmi deviare dalla vita delle strade di New York City». In calce alla sua profonda biografia, Allan Ray ha voluto spiegare come è diventato quello che è nonostante sia cresciuto sulla 167esima strada nel Bronx. Il babbo Allan senior e il nonno «TC» erano entrambi, come da tradizione, leggende nei campetti newyorkesi. E il piccolo Ray ha vissuto tutta la trafila: spettatore, giovane speranza che gli anziani si prodigavano a coltivare e infine stella a sua volta. Fino alla Nba.

«Quando ero più giovane partecipavo a tutti i tornei, anche quelli estivi come il Rucker, sebbene fossi già un giocatore importante al college. Poi ho smesso, non c’è più lo stesso gusto di quand’ero ragazzino e vedere i grandi giocare era un sogno. Ora preferisco giocare solo in palestra».

Allan Ray ha imparato ad amare la pallacanestro al Brotherhood Park sulla 161esima, ha vissuto il primo allenamento della sua vita nel cortile della casa di Mister Page, il coach dei bambini della zona, continuando a perfezionare il tiro e il palleggio dietro al garage di «Buddha», l’unico dei suoi amici che avesse un canestro appeso fuori casa. Poi sono arrivate la Saint Raymond’s high school, il college a Villanova nella prestigiosa Big East, la Nba con i Boston Celtics. E l’Europa, da giramondo dei canestri come molti americani di talento ma per qualche motivo non adatti alla Nba.

Ray, come fa un ragazzo nero del Bronx a diventare un «Euroballer» — come si definiscono tra loro i giocatori americani che fanno carriera nel nostro continente?
«La questione si divide in quelli che capiscono come funziona e quelli che non lo capiscono. Devi essere forte mentalmente per compiere questo salto. Cambi modo di vivere, cambi stile, cambi in parte anche il gioco perché la pallacanestro in Europa è diversa dalla pallacanestro in America. È una questione di interpretazioni. E poi qui il livello è duro, quando un americano parte da casa non se lo aspetta. Adattarsi a tutte queste differenze per qualcuno è impossibile, e molla».
Lei ha finito il college, restando quattro anni a Villanova. Un’usanza ormai perduta da molti giovani giocatori americani.
«E invece è in quegli anni che diventi un giocatore. Impari ad adattarti alle situazioni, ad ascoltare un allenatore, a “fare spogliatoio”, ne vedi e ne provi di tutti i colori. E quando esci dal college, sei più maturo e pronto a ogni sfida».
Nella sua schiena è tatuato l’intero stadio degli Yankees.
«Qualsiasi ragazzino al Bronx va a vedere gli Yankees».
Lei ama di più il baseball o il basket?
(Ci pensa un attimo)
«Il basket. Ma con quello stadio e quella squadra proprio sotto casa, è impossibile non appassionarsi agli Yankees. Quand’ero piccolo giocavano le World Series praticamente ogni anno, era fantastico».
Ray, si è scritto che lei è arrivato alla Virtus Bologna «per il rapporto speciale con Giorgio Valli». Ci spiega che razza di rapporto speciale possono avere un coach e un giocatore che hanno lavorato assieme solo un anno?
«Non lo so, si è creata una buona chimica. Come dire, quando esci con una ragazza la prima sera capisci già se c’è qualcosa o meno. Ecco, dopo un paio di allenamenti con Giorgio a Ferrara io avevo capito che mi sarei trovato bene con lui. Conosce il basket, ti dà delle regole ma lasciandoti libero di interpretare la partita. Non dà di matto se non esegui esattamente tutto alla lettera».
Lei arrivò in Italia nel 2007 dopo una stagione nella Nba: Roma, Ferrara, Montegranaro, con un po’ di alti e bassi.
«A Roma giocavamo l’Eurolega e competevamo per il titolo, ho bellissimi ricordi anche se non siamo riusciti a vincere. Ferrara è stato l’anno più bello, partivamo di rincorsa ed è finita in festa. A Montegranaro invece è stato terribile. Avevamo anche fatto le finali di Coppa Italia, ma è stato un disastro…».
La Virtus del 2015 è un po’ la Ferrara sua e di Valli?
«Ci sono punti di contatto. Bologna ha mancato i playoff per due anni, parte senza pensieri, senza pressione e senza aspettative. È il modo migliore per fare bene: dare tutto fino alla fine senza avere nulla da perdere».
Lei è il veterano della squadra.
«Direi per la prima volta sono il più anziano, posso portare leadership e aiutare i compagni. Per la prima cosa ho parlato con i ragazzi americani, non voglio che deraglino e che si perdano perché sono buonissimi giocatori».
Ci parla di loro?
«Gaddy è un ragazzo calmo, in controllo, freddo. Un play che cerca i compagni. White e Gilchrist sono due lunghi atletici che saltano e danno energia, Okaro ha anche un discreto tiro dalla media. E Hazell è un realizzatore, viene da Harlem e casa sua è a dieci minuti da dove sono cresciuto io. Io, lui e Dwight Hardy, che giocava qui lo scorso anno, veniamo tutti da lì».
Valli dice che il compito più duro è per Gaddy: il play è quello che fa più fatica nel salto dagli Usa all’Europa.
«È vero. Deve capire che qui ti mettono le mani addosso, l’arbitro non ti tutela, le difese sono tattiche. In allenamento lo pressiamo e lo picchiamo per abituarlo a questo tipo di aggressività».
Ray sarà la guardia titolare, un play aggiunto, il sesto uomo…
«Tutte queste cose. Deciderà Giorgio. Se Gaddy è in difficoltà posso aiutarlo, se sono caldo gioco guardia e continuo a segnare».
Dove potete arrivare?
«È presto, ne parliamo fra qualche settimana. Venerdì abbiamo fatto il primo cinque contro cinque, io ho bisogno di un’altra settimana per essere in forma. Sicuramente saremo una squadra che difenderà forte per tenere alti i ritmi».
Qual è il motto di questa squadra?
«Non lo abbiamo ancora, ma ora ci penso. E vi chiamerò per un’altra intervista appena sarà scelto».
Lei ha trent’anni e in Europa ha cambiato più o meno una squadra all’anno. Non ha voglia di fermarsi?
«Non credete che l’abbia fatto apposta, non mi piace cambiare sempre. È semplicemente accaduto. So che la Virtus è una squadra importante e a Bologna si sta bene. Per ora limitiamoci a pensare all’oggi, a riportare questo club ai playoff. Poi chissà, magari questo matrimonio dura».

Charity detta «Cha Cha», la fidanzata che di mestiere fa la ballerina classica e livello internazionale, è  a Bologna con lui. La famiglia Ray ha accettato l’ennesima sfida.

 

VIRTUS BOLOGNA: RINNOVA ALLAN RAY, ALLE "V NERE" FINO AL 2017

tratto da www.baskettissimo.com - 11/03/2015

 

Allan Ray si lega alla Virtus Bologna. La trattativa è giunta a buon fine ed il giocatore americano ha trovato l'accordo con il club felsineo per ulteriori due stagioni, siglando l'accordo fino al giugno 2017. Dunque, un prolungamento importante: Ray sarà il punto di partenza attorno al quale verrà costruita la nuova Granarolo per la prossima stagione, come confermato dal presidente Renato Villalta: "Abbiamo sempre sostenuto che una buona pianificazione sia alla base della riuscita di un progetto - le sue parole - e la nostra crescita parte da questi pilastri fondamentali, tecnico e capitano".

L'americano si è mostrato molto entusiasta di questo accordo: "Indossare questa maglia era la mia priorità. Mi sono legato alla Virtus e a Bologna, e naturalmente il fatto che Giorgio Valli sia il tecnico che porterà avanti il progetto ha importanza, per me. Lavorare con lui, con Sandro Crovetti, con tutte le persone che si battono per far tornare in alto questa società mi entusiasma. A Bologna la gente respira basket, c’è passione e competenza e la Virtus ha una tifoseria speciale". La guardia bianconera sta viaggiando a 16.2 punti, 3.7 rimbalzi e 2.5 assist in questa stagione, dove è il leader indiscusso nell'ottima stagione della Granarolo, attualmente all'ottavo posto in classifica ed in zona playoff.

 

CASO ALLAN RAY, LO SFOGO E LE SCUSE

Il capitano della Granarolo Bologna prima si arrabbia con Valli, poi fa marcia indietro con una lettera sul sito della Virtus

Tuttosport - 16/04/2015

 

Lettera di scuse pubbliche di Allan Ray,dopo le forti tensioni dei giorni scorsi tra il giocatore e il suo allenatore Giorgio Valli.

Dopo la sconfitta di Cremona e il battibecco tra capitano e coach della Virtus Bologna del giorno dopo, sui quotidiani di oggi sono uscite alcune pesanti dichiarazioni del giocatore. «Non è vero che sono egoista - ha detto tra le altre cose Ray - passo la palla ai compagni e voglio anch'io i playoff. Sta uscendo di me un'immagine sbagliata. Non voglio passare per il cattivo della situazione. Dopo Cremona mi ero scusato, ma nella riunione video Valli ha fatto vedere solo i miei errori e quelli di Hazell. Ci sta, ma non sono stato io ad andarmene da lì, bensì lui a cacciarmi».

In mattinata però secco passo indietro del giocatore. In inglese e in italiano, sul sito del club, una lettera del giocatore ridimensiona il caso. «Cari tifosi - si legge - il vostro capitano vi scrive per spiegarvi che non sono stato opportuno nelle mie dichiarazioni sui giornali di oggi. Non volevo offendere il club, i compagni di squadra o l'allenatore, che è il mio allenatore in Italia. Ho ammesso i miei errori e mi scuso con chiunque possa aver capito una qualche forma di critica, conseguenza solo di mia frustrazione. Il mio focus è solo vincere la prossima partita, portare la squadra ai playoff e continuare ad essere il portabandiera della mia Virtus nei prossimi 2 anni. Forza Virtus!».

Sulla carta il problema sembra quindi rientrato, anche se è forte il sospetto che la lettera di scuse di Ray sia stata forzata dall'intervento della società. Resta da capire se vi saranno strascichi nei rapporti tra la guardia americana - che della Virtus è capitano e prima punta, ed ha già rifirmato per l'anno prossimo - e il club bolognese.

 

ALLAN RAY E IL RUOLO DI CAPITANO NELLA VIRTUS BOLOGNA

tratto da pianetabasket.com - 18/08/2015

 

Tempo di raduni e ripartenze, tempo di gerarchie e di obiettivi. Allan Ray discute di tutte queste cose sulle colonne del Resto del Carlino, iniziata la preparazione della nuovaVirtus Bologna. Ecco una sintesi, con domande e risposte:

In questo ambiente mi sento come in famiglia, e verso la fine delle vacanze estive non vedevo l’ora di tornare e di iniziare la nuova stagione. Ringrazio tutti i tifosi che hanno accolto l’invito mio e del coach e mi auguro che tanta gente venga a vedere le nostre partite e ci sostenga.

La mia opinione sulla squadra? E’ presto per dare dei giudizi: abbiamo svolto un solo allenamento e non ci sono le condizioni per trarre delle conclusioni. Tutti hanno in mente la Virtus della passata stagione, ma molti si sono dimenticati che durante la preparazione faticammo parecchio.

E’ prematuro dire dove arriverà la squadra? Esatto. E’ presto per fare qualsiasi tipo di previsione. Sarebbe bello partecipare ai playoff per il secondo anno consecutivo, sarebbe ancora più bello arrivare sopra l’ottavo posto, io dico che noi dobbiamo allenarci con l’idea che ogni partita che giocheremo durante la stagione è quella da vincere. Alla fine vedremo quanto siamo stati bravi.

Sulla carta con Pittman siamo più forti? Sicuramente con la sua presenza abbiamo un’opzione in più. E’ un centro grosso che può occupare l’area e quando avrà la palla in mano gli altri giocatori avranno un po’ meno pressione. Adesso dobbiamo arrivare perchè la palla gli arrivi nel modo giusto e quando lui l’avrà in mano dovremo costruire una sintonia tra noi e lui.

Il coach mi ha chiesto qualcosa di particolare? Sinceramente non ci siamo parlati tanto. Ci conosciamo da tanto tempo e il fatto che lui sia stato confermato è stato un fattore importante nella mia decisione di rimanere qui per i prossimi due anni. So che cosa chiede Giorgio ai giocatori che hanno esperienza e che hanno già lavorato con lui, e lui sa molto bene che cosa posso dare al gruppo.

Ho degli obiettivi personali? Mi piacerebbe consolidare la mia leadership e allo stesso tempo aiutare altri compagni - come Gaddy - ad avere un ruolo ancora più da protagonista in questo gruppo. Perchè le due cose avvengano devo migliorare sia in attacco che in difesa e non lo dico tanto per dire, ma perchè penso che a 31 anni un giocatore possa ancora crescere.

Cosa significa essere capitano? Tutti pensano sia sufficiente dare il buon esempio. Purtroppo non è così, devi anche trasmettere alla squadra gli stimoli giusti per crescere. Non è sempre facile, soprattutto quando ci sono dei giovani che davanti alle difficoltà rischiano di perdere l’entusiasmo.

 

RAY RE DEI LIBERI: ALLA UNIPOL ARENA NON SBAGLIA DA FEBBRAIO

tratto da www.virtus.it - 07/10/2015
 
 

Dal responsabile statistiche di LegaBasket, Luca Foresti, riceviamo un interessante studio sul nostro capitano, Allan Ray. Segnala l’incredibile ruolino di marcia dell’ex Boston Celtics dalla lunetta. Che si traduce in numeri eccezionali: con il 6/6 fatto segnare contro Venezia, infatti, Ray ha portato a quota 42 la striscia consecutiva di liberi realizzati sul parquet di casa, all’Unipol Arena: l'ultimo errore risale infatti al 15 febbraio scorso, quasi otto mesi fa, contro Cantù, quando sbagliò il primo tiro per poi segnare gli altri quattro; poi nessun libero tentato contro Pistoia, un 9/9 contro Brindisi, un 5/5 contro Varese, il 6/6 contro Pesaro), il 9/9 con Roma, il 3/3 contro Milano ai playoff e infine il 6/6 all'esordio stagionale nel campionato 2015/2016, contro Venezia appunto.
Nello stesso periodo il capitano Virtus ha un 27/31 fuori casa. Il suo totale da quando indossa la canotta Virtus è di 124/135, con un sontuoso 91.9% in 32 partite giocate.