LINO LARDO

La difesa, da sempre uno dei cardini di coach Lardo

nato a: Albenga (SV)

il: 16/07/1959

Stagioni alla Virtus: 2009/10 - 2010/11

statistiche individuali

biografia su wikipedia.it

 

LINO LARDO ALLA FUTURSHOW STATION

di Valentina Calzoni - www.bolognabasket.it - 25/06/2009

 

Le prime parole di Lino Lardo dopo la firma del biennale che lo legherà alla V nera.

Sono emozionato, per me è un grande onore essere il prossimo allenatore della Virtus, e non vedo l’ora di iniziare e di trasmettere tutto il mio entusiasmo. Chi mi conosce sa come lavoro. Sono stato chiamato quando ancora ero legato a Rieti, ma avevo un patto d’onore con Papalia, per cui mi avrebbe liberato alla prima offerta importante, e per questo ho accettato con gioia la proposta.

Che idea di Virtus sta nascendo?

Arrivo in un club di grande tradizione, ma io voglio avere la possibilità di lavorare su un progetto. Ho un biennale, tempo non lunghissimo, ma che mi permetterà di dare una impronta. Non è un momento facile, non c’è budget dichiarato, ma prima di sapere che squadra faremo inizio a pensare al modo di trasmettere, in casa Virtus, un entusiasmo che ora sembra non esserci. Comunque, qualcosa in testa già ce l’ho.

Cosa hai provato in questi giorni di precarietà, con una società che ti aveva contattato, e una nuova proprietà teorica che non ti voleva?

Intanto, se qualcuno non mi vuole, peggio per lui… Un po’ di preoccupazione c’è stata, a parte gli scherzi, ma io sono contento delle prime parole di Sabatini, che era felice di avere le mie prestazioni, e dopo ho mantenuto il mio ottimismo. Io spero di ripagare della fiducia che mi è stata data, per mostrare che la scelta è giusta. Io ora sono qua, ritengo di essere l’allenatore della Virtus, e voglio pensare a quello che si potrà fare. Se capiteranno altre cose, vedremo.

Ora, più che motivare la squadra, servirà motivare il proprietario…

Per ora sto sul filo. Ma motivare è una delle cose che mi riesce meglio, vorrei contagiare tutti, ma non penso che il presidente sia scarico. Magari c’è mancanza di entusiasmo, ma cercherò di trasmettere il mio nell’immediato, e non farò fatica. Spero di lavorare al meglio, se ci saranno problemi li risolveremo, e con l’entusiasmo si può fare bene in qualsiasi situazione.

In questo momento a che tipo di pallacanestro e di giocatori stai pensando?

Adesso credo che sia difficile capire cosa sarà, perché bisogna aspettare i prossimi giorni, le prossime settimane, e vedere che budget avremo. Credo che la cosa fondamentale sia avere giocatori che credono in quello che vogliamo fare e nel nostro progetto, senza rincorrere le loro richieste: sembra banale ma è così. Voglio gente che si metta al servizio della squadra, e chi mi conosce sa che con me in tanti sono migliorati, grazie alla voglia di lavorare. Per questo fare nomi oggi è difficile, non avendo idee di quanto potremo spendere, e non si possono fare promesse. Ma l’impegno sarà il massimo, e cercheremo giocatori che per questa maglia vogliano fare altrettanto.

Niente Europa: meglio giocare o allenarsi?

Partecipare ad una coppa è sempre una bella esperienza, ma forse in questo momento della Virtus è più semplice fare solo il campionato, allenarsi per rilanciare un progetto, e questo farà bene a tutti. E’ un gioco di squadra, serve tanto lavoro individuale e collettivo per crescere insieme.

Il resto dello staff tecnico?

Con Faraoni e Sabatini abbiamo parlato anche di questo, siamo quasi al completo come staff tecnico e medico. Servirà scegliere un assistente, vedremo nei prossimi giorni cosa fare. Ma le persone che ci sono già, professionalmente e umanamente, vanno bene: avrò contatti nei prossimi giorni, e vorrei soprattutto gente con la fame per non fermarsi mai.

Uno come Vukcevic sembra certo di restare, dopo un rapporto non facile a Milano..

Forse si è detto qualcosa di diverso dalla verità. Io l’ho apprezzato per una parte di stagione, e mi è dispiaciuto chiudere il rapporto, peraltro poco prima che anche io andassi via. Nel roster c’era poco spazio, ha avuto questa offerta da Bologna, e quando andò via mi complimentai con lui, sia come uomo che come allenatore. Vedere sul campo gente così corretta è difficile, e sarò contento e felice di averlo in squadra, perché sarà un nostro punto di partenza.

Dove vuoi arrivare?

Io pretendo molto da me stesso e dal mio lavoro, sono un agonista, e per questo vorrei arrivare il più in alto possibile con i passi giusti. Ci si aspetterà molto da me, e per ora non ci sono comunque obiettivi precisi, in attesa di schiarite societarie. Ma intanto serve creare un gruppo vincente attraverso il lavoro quotidiano, con serietà da parte di tutti, mettendo il talento di tutti al servizio della squadra. Io sono uno che prima di mollare le prova tutte, con tempi e modi giusti: serve prima di tutto fare una squadra con cui i tifosi si possano identificare, che dia il massimo ogni giorno, lavorando forte durante la settimana per poi fare bene in partita. Questo è il metodo, tanto lavoro ma anche la serenità di chi sa di aver fatto sempre il possibile.

Anni fa c’era già stato un abboccamento con la Virtus. Ora arrivi con un proprietario “mangia allenatori”, o con una proprietà che non ti vuole..

Da persone mature, intelligenti e oneste, è normale che ci possano essere anche rifiuti, come capitò a me anni fa, con molta difficoltà. E, all’epoca, scelsi Milano. Se dopo tanto tempo mi ha rivoluto, moltiplicherò i miei sforzi per ripagarlo della stima e della fiducia. Viviamo in un mondo in cui ci si deve aspettare di tutto, non si può piacere a tutti, ma io spero di aver dimostrato con il mio lavoro di essere uno che ha sempre dato il massimo. Ora sono felice, non solo perché sono in una grande società, ma perché vorrei crescere, in un ambiente che dovrà provare a dare i migliori risultati possibili. Se poi arrivasse una nuova proprietà che mi scarta, beh, peggio per loro…

Tempi per costruire la squadra?

Sono abituato a lavorare in tutte le condizioni possibili… Se riuscissimo ad agire il prima possibile sarà meglio, ma non ho date precise. Per creare un gruppo vincente ci vuole un po’ di tempo, e anche per allestire una squadra. Ma non metterò mai le mie esigenze davanti a quelle della società, per cui se non sarà adesso sarà più tardi.

Dopo una stagione complessa come quella di Rieti, cosa ti porti dietro?

Sono molto cresciuto dal punto di vista umano, malgrado i tanti problemi societari, ma credo che in questo momento si dovrebbe evitare che una società arrivi a questo punto. Lo dico con il massimo affetto, sperando che Rieti si possa iscrivere, ma una stagione simile è difficilmente ripetibile. Poi, ho visto che in un mondo dove si parla di giocatori mercenari e senz’anima, io ho lavorato con gente che aveva valori umani e sportivi forti. Stimolati dal mio staff hanno lavorato per ottenere un risultato impensabile: è una cosa bella, che mostra come non sempre le cose vanno dietro al denaro.

Tu sei un allenatore tecnicamente diverso dagli altri, fai tanta zona, e proprio contro la Virtus lo hai dimostrato…

Il mio bagaglio è questo. A me piace, parlando con i procuratori, chiedere giocatori che non siano solo statistiche, ma anche intelligenza e capacità di adattarsi. Inizialmente non parto con molti tatticismi, cerco più che altro di capire che materiale ho in mano, e di capire quali siano le debolezze degli avversari. La zona è un momento del gioco, e se gli altri non riescono ad attaccarla, perché non dovrei usarla? Magari, da ex play, vedo le cose diversamente da altri. Però io vorrei anche attacco, non il solito pick and roll ma coinvolgimento di tutti.

Cosa ti aspetti dal pubblico?

Bisogna rispettare la competenza del pubblico di Bologna, quello della Virtus ha visto fior di giocatori e allenatori. Non lo temo, cercherò di capire quali saranno le strade migliori, mi metterò in discussione, cercando di crescere e di avere giocatori che lo vogliano dimostrare sul campo. Ci sarà tanto rispetto, sapendo le esigenze dei tifosi, ricordando che questa non sarà la Virtus di anni fa, ma ha tanta voglia di fare bene.

Un quintetto di Lardo, come è?

Le mie squadre hanno cinque giocatori che devono sentirsi partecipi del gioco, sapendo sempre cosa fare, senza però essere robot. Serve sì il sistema di gioco, ma anche il talento di capire cosa fare in ogni momento: piuttosto, che tutti remino nella stessa direzione, con un allenatore in campo che può essere realizzatore ma soprattutto regista. Poi voglio giocatori duttili, che sappiano fare tante cose e che vogliano migliorarsi. Io cerco di sfruttare ogni parte del campo, cercando di avere in ogni ruolo determinate caratteristiche e adattabilità agli avversari.

 

LARDO: «CI BUTTEREMO SU OGNI PALLONE»

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 11/09/2009

 

Lardo, dopo quasi un mese di lavoro cosa può raccontarci della Virtus?

Che siamo un gruppo disposto al lavoro e al sacrificio. Che c'è un bel feeling fra i giocatori. Che c'è meno talento dell'anno scorso, ma c'è anche molta solidità. Siamo al livello che mi aspettavo, dobbiamo fare ancora tanta strada.

E come sarà la «sua» Virtus, quando la ciambella avrà il buco?

Sarà una bella Virtus, ma siccome pretendo sempre qualcosa in più probabilmente la mia Virtus ideale non esiste. Se arriveremo dove spero, sarò già pronto a trovare un difetto.

Si dice che vivrete di pane e salame: difesa, lotta, fisico.

Voglio che contro la nostra difesa tutti facciano fatica. Poi arriverà anche il bel gioco, ma serve più tempo.

Non ha paura eoe l'etichetta di squadra difensiva diventi un limite col passare dei mesi?

La difesa è la nostra caratteristica migliore e dovrà essere sempre un punto di forza. Siamo predisposti a giocare così e ci può far vincere le partite. Sto lavorando sulla mentalità e non sulla tattica, voglio che tutti capiscano l'importanza di essere aggressivi sulla palla, di non farsi battere dall'uomo, di recuperare, di chiudere le linee di passaggio.

È un dogma?

È un dogma.

Facciamo un gioco: chi fa i punti?

Tutti. Se ci sono solo uno o due leader offensivi, una squadra è prevedibile. Avremo delle opzioni, ma i punti nelle mani devono averli in tanti.

Chi piglia i rimbalzi?

Tutti. Non siamo verticali, ognuno deve dare qualcosa in più. I rimbalzi sono un lavoro di squadra: chi ha il miglior rimbalzista non è detto che sia in vetta alla classifica...

Ford ha ricevuto un'offerta dall'Ucraina, ma dovesse restare e si potesse utilizzare, lei che farebbe?

Fatemi pensare a chi c'è, non a chi non c'è. Se verrà l'opportunità di aggiungere un americano, ne parleremo sicuramente.

Tanto per restare a chi c'è: Collins ha rischiato grosso...

Ci siamo davvero spaventati. L'infortunio è stato anomalo, la mano si è gonfiata molto e lui stava male. L'abbiamo scampata, per fortuna, e ora speriamo di inserirlo al più presto.

Cosa può portare Lardo alla Virtus?

Sto cercando d'insegnare uno stile e dei valori. Siamo alla Virtus e dobbiamo essere noti per la nostra aggressività e la nostra correttezza. Non occorre essere stronzi per difendere bene e vincere. Vorrei che il mio gruppo avesse dei tratti distintivi chiari riconoscibili in partita e in allenamento. Ai giocatori ricordo sempre che sono un esempio per la gente.

E per lei cos'è la Virtus?

Un orgoglio. Sto mettendotutto l'amore che ho per il basket. La Virtus è la storia, è una di quelle due o tre piazze immortali. In questa panchina ci sono stati dei mostri sacri e la responsabilità mi piace. L'altro giorno al funerale di Porelli è venuto Ettore Messina a dirmi «benvenuto»: significa che la Virtus ti rimane dentro, appena metti piede qui capisci tutto. Sono un sentimentale, ho avuto i brividi per dei giorni.

Lei è arrivato come uomo di Sabatini, che l'ha scelta due volte. Come si lavora con un presidente che s'innamora di cosi tanti allenatori?

Mi trovo benissimo proprio perché lui è uno che ha mille idee e mille pensieri. Mi è sempre piaciuto da fuori, sa andare contro tutti e non ha paura. E poi mi ha chiamato il proprietario della Virtus Bologna...

Lei è ambizioso?

Moltissimo. Essere qui, ed esserci dopo aver detto no nel 2004, mi dà tanta spinta. E tornando a Sabatini, vorrei provare anch'io a trasmettere qualcosa a lui magari andando oltre il compito di allenatore.

Arrivando, lei disse: non vi prometto obiettivi ma vi giuro che non faremo mai un passo indietro.

Confermo tutto e spero di poter lavorare a lungo con questo gruppo.

In cuor suo non ha idea della strada che potrà fare questa Virtus?

Non so dirlo, spero di arrivare più avanti possibile. So però che questa squadra non tradirà i tifosi. L'impegno, la forza, l'orgoglio, il lavoro: tutto ciò non mancherà mai.

 

LARDO E UNA VIRTUS CHE CONQUISTA

di Francesco Forni – Repubblica – 24/11/2009

 

Lardo, la sua Virtus sta sbocciando: prima badava a non prenderle, adesso prova a stritolare. Da dove arriva questa evoluzione di personalità?

I giocatori stanno raccogliendo i dividendi del lavoro. Quasi sempre serve tempo, ma se poi vedi che in partita va bene, la fiducia sale. Un circolo virtuoso: organizzarsi in palestra è la base, però solo i risultati ti convincono che sei sulla strada giusta.

L'opera di convincimento dell'allenatore quanto pesa?

Occorre soprattutto gente che ci creda. Molti dei giocatori della Virtus non erano abituati a partire da questo presupposto: basare l'anima, e non solo il gioco, della squadra sulla difesa. E sull'agire pensando al plurale. Ora lo stanno facendo.

Tolta Slena, non si vedono in  giro tante squadra con un approccio così determinato.

Per il Montepaschi fortunatamente abbiamo tempo, ci aspettano a fine andata. Forse per qualcuno fare basket a Bologna, rimanendo nel solco della tradizione, significa dare esibizione di forza tecnica e spettacolo. Questa squadra non è stata concepita per arrivare prima, seconda o quarta, ma per crescere e formarsi una mentalità vincente. La gente domenica se n'è accorta: l'apprezzamento del pubblico si toccava con mano.

Non sarà sempre domenica.

Ad ogni partita sarà sempre più alta la possibilità di dover soffrire fino alla fine. È già successo molto spesso e ricapiterà. Il nostro piglio e la nostra preparazione non devono cambiare mai.

Diamo i numeri: oggi subite 69 punti di media, e solo Siena, con 63, fa meglio. Ma può bastare questo solo scudo, o avversari ispirati schiveranno le trappole e vi faranno neri?

C'è già capitato con Milano nel supplementare. E risuccederà. Non sempre fermeremo gli altri a 60 punti. La crescita cui è chiamata la Virtus sta anche nei progressi offensivi. E per questi ci vorrà più tempo. I guai a Collins e Blizzard hanno messo un bel freno, ma ci stiamo lavorando. Poi, i 90 punti sarebbero un'anomalia per il nostro standard. E a me, per assurdo, piacerebbe avere una difesa ancor più potente. Ci permetterebbe più contropiede, un terreno più congeniale, almeno per ora, dell'attacco a metà campo.

Le sicurezze palesate con Avellino stanno anche nelle rotazioni ridotte a 7 uomini, più facili da gestire?

Occasionalmente può esser più semplice, ma è un sistema che non ci farebbe portare a termine la stagione. Domenica, pure quelli entrati per pochi minuti hanno sopperito a complicazioni, specialmente di falli, importanti. Fajardo e Righetti saranno sempre importanti, come la determinazione dei giovani. La Virtus rende se tutti si dimostrano utili.

Chiamato in causa, anche bruscamente, finalmente Koponen ha risposto.

Tutti hanno fiducia, lui ha tirato fuori il talento. Aveva pressione addosso, e l'ha patita: in ogni caso, la proprietà ha fatto bene a stimolarlo. è la dimostrazione che la società ci tiene. La risposta giusta nasce anche dal fatto di giocare di più nel ruolo che gli s'addice. Non regista, ma guardia, che nel caso può dare una mano al play.

Lardo alla lavagnetta (foto tratta da www.virtus.it)

SABATINI: LARDO NON SI DISCUTE

di Emanuele Righi – Corriere dello Sport – 21/12/2009

 

Il finale amarissimo suggerisce a patron Sabatini di togliere la parola a coach Lardo. Una scelta che lo stesso Sabatini tende a chiarire immediatamente.

Lardo era perplesso di questa mia decisione ma ho pensato di evitare cattive risposte per eventuali domande. L'ho visto di cattivo umore ed allora mi sono detto di evitare che tesserati facciano errori. Non ho mai avuto così tanta sintonia con un coach come ho in questo momento con Lino. Ci prendiamo questa pausa, chiediamo scusa a tutti, ma è Natale.

Poi, Sabatini indossa i panni del realista.

Togliamo tutti i dubbi. Abbiamo subito una sconfitta meritata e se avessimo vinto non sarebbe stato il frutto di un bella prestazione. Da dirigente mi sento di dire che erano due punti presi per la strada e l'unica recriminazione che possiamo avere è che abbiamo perso in questa maniera. Ci serve lavorare in palestra sulla fluidità del gioco, lavoriamo per questo.

La scelta di Collins aveva nutrito molti dubbi. Decisione della società, dello staff tecnico, assieme? Sabatini spazza via le eventuali voci di corridoio.

«Abbiamo fatto la scelta di Collins ed io sono convinto che questa scelta sia quella giusta. Sapevamo di dover pagare un handicap alla lunga, visto le condizioni non al meglio di Collins, ma rifarei questa scelta perché siamo felici che sia con noi per questo campionato ed anche per l'anno prossimo.

E che Bologna sia la città dei rumors viene confermato da un'eventuale Lino Lardo messo in discussione per la terza sconfitta casalinga. Anche qui, il patron bianconero, fa chiarezza.

Lardo non è in discussione. Èpiù facile che sia più in discussione io che lui.

Il lato positivo, a denti strettissimi, arriva sul finale della conferenza.

Prendiamo la parte positiva anche da questa partita. Se alla fine abbiamo perso di 2, in una serata dove dovevamo perdere di 25, vuol dire che abbiamo una squadra con le palle. E abbiamo perso con un signor canestro. La squadra ha passato il brutto momento del secondo quarto con voglia e carattere. L'anno scorso abbiamo perso di 25 a Rieti. Questo gruppo, nonostante l'atmosfera che si era creata, ha saputo recuperare.

Atmosfera che diventa pesantissima per Hurd.

Non vorrei discutere di un singolo alla vigilia di una vacanza di Natale. Diciamo che sono contento di Moss, stasera ha fatto una sciocchezza sia nel commettere il quarto fallo a metà campo sia nel prendere il tecnico, ma se uno gioca con il cuore e da tutto può succedere. Di Hurd sono un po' meno contento. Il mercato è aperto ci guardiamo attorno. Lui è sotto esame come del resto lo siamo tutti.

Che tradotto significa: se troviamo di meglio Buon Natale e le nostre strade si dividono. Infine fuga ogni dubbio su eventuali squalifiche visto che lui in persona ha "scortato" gli arbitri negli spogliatoi.

Non credo che andrà niente on line questa volta. Gli arbitri hanno pagato la tensione che c'è sugli arbitraggi qui a Bologna. Credo che la Virtus non abbia perso per colpa loro. Qualche fischiata non era perfetta ma non recriminiamo su questo o su quella non fischiata a Moss. Ho sempre detto che non credo in una grande combine nel basket, sono convintissimo che nessuno fa quello che è successo nel calcio.

Oggi riunione di Lega.

Speriamo che si chiariscano argomenti importanti. Ci si augura che ci sia maturità e un tavolo importante in Lega. Ed in questo momento ribadisco la mia non disponibilità ad organizzare la Coppa Italia.

Forse anche a Sabatini è arrivato il rumor di Roma organizzatrice al posto di Avellino.

 

«COSI' COSTRUIAMO UN GRUPPO VINCENTE»

di Daniele Labanti – Corriere dello Sport – 31/03/2010

 

Quando li vedete sgomitare, recuperar palloni e restare duri dentro ogni partita, fino a vincerla spesso e volentieri, sappiate che dietro c'è oltre una settimana di lavoro costante e tosto orchestrato da Lino Lardo. Questa Virtus che piace, e ve l'avevamo detto subito che v'avrebbe fatto stringere il pugno più che balzare dalla sedia, nasce negli uffici dell'Arcoveggio e la plasma il coach assieme ai suoi assistenti Marco Sodini e Christian Fedrigo, due luogotenenti di qualità quando si tratta di programmare strategie diaboliche, e al preparatore Gianluca Mazzoncini. Ci pensano loro, fin dal venerdì della settimana precedente alla partita, a mettere nelle mani di Lardo il report sull'avversario corredato di dvd e segnalazioni degne di nota. Un lavoro certosino, dal quale partire per arrivare la domenica a tenere un duello individuale o forzare un raddoppio.

Lardo lo racconta come se fosse la cosa più normale e al tempo stesso più importante del mondo.

Nel weekend posso già studiarmi l'avversario successivo, Marco e Christian sono bravissimi e anzi fin troppo precisi. E la domenica, dopo la partita, ci mettiamo già a parlare di quella dopo. Difficile staccare la spina, loro preparano tutto e quando proponiamo alla squadra strategie e video, gli mostriamo azioni significative di ogni giocatore avversario. Insomma, vanno in campo sapendo tutto.

Si scatta al martedì, in Virtus, con tre giorni di doppia seduta. La mattina pesi, atletica e tiro, il pomeriggio basket. Ma non è tutto uguale.

Il martedì e il mercoledì sono i due giorni che dedichiamo a noi, rivediamo la partita della domenica e scegliamo cosa dire alla squadra. Dopo Avellino, per esempio, abbiamo lavorato sugli aiuti dal lato debole. Il mercoledì mattina curiamo anche l'allenamento individuale: di volta in volta scegliamo chi deve venire e cosa deve fare. I più giovani, tipo Koponen e Sanikidze, vengono sempre.

Dal giovedì lo scouting preparato dagli assistenti diventa praticamente un vangelo, fino a studiare e provare gli schemi degli avversari. E Lardo s'esalta lavorandoci sopra, trovando il modo di sporcarli se non addirittura disinnescarli.

C'è grande sintonia fra noi, nonostante non avessimo mai lavorato insieme. Vedo anch'io le partite nei dvd ma mi fido delle indicazioni che ricevo. Loro stanno con me in palestra, poi stanno davanti al monitor per ore, è giusto dargli spazio. Anche in partita a Sodini dO un diktat chiaro: dimmi tutto quello che pensi. A volte ci mettiamo proprio a dialogare. Il salto a zona a Caserta, per esempio, l'ha suggerito lui.

E allora il segreto qua! è?

Che alla domenica sera consegno alla squadra un programma di lavoro che poi cambio sempre. Non devo abituarli alla routine, se li voglio brillanti. E ho l'obbligo di togliergli pressione: una volta a Bergamo prima di un derby con Treviglio ho fatto vedere il film su Larry Bird. Io sono un martello e della mia Virtus mi piace che tutti sanno già cosa fare. Nei playoff potrò fare allenamenti corti e intensi, dando due dritte e due aggiustamenti. La mentalità l'hanno già presa.

 

VITA DI UN COACH IN CERCA DI PACE

di Claudio Limardi – Corriere di Sport – 12/05/2010

 

L'allenatore abituato a combattere, Lino Lardo, è alla ricerca della più inattesa delle imprese: convincere Claudio Sabatini che una sconfitta di 19 punti a Roma anziché 21, per quanto beffarda, non deve necessariamente diventare la fine della sua storia di allenatore della Virtus Bologna. Di solito le imprese Lardo le ha costruire in altro modo ma è vero che  raramente è stato ripagato. Dopo la finale scudetto con Milano - persa dopo l'instant-replay contro la Fortitudo - fu  esonerato a metà della stagione seguente. Ritrovatosi a Rieti, nell'ultimo anno è riuscito a salvare la squadra sabina nonostante perdesse un pezzo dietro l'altro (Prato, Pasco...) in piena volata e dovesse impegnarsi durante la settimana non solo per preparare le partite ma anche per convincere i giocatori ad allenarsi a dispetto di stipendi che non arrivavano mai. Incluso il suo. Il premio dell'impresa reatina? La squadra è scomparsa rendendo l'eroismo suo e dei giocatori vano. Certo, si è trovato a Bologna ma in queste ore non si ritiene così fortunato.

SABATINI - Non avendo nessun tipo di inclinazione personale per le polemiche, Lardo ha vissuto piuttosto male gli ultimi tre giorni, quelli in cui è stato attaccato dal proprietario della sua stessa squadra per non aver perso abbastanza  nettamente contro Roma. Le immagini della partita, più la rassegna stampa con le dichiarazioni di Sabatini sono sul tavolo del Procuratore Federale, Roberto Alabiso. Nel giro di due settimane al massimo, chiuderà l'inchiesta archiviandola o deferendo i presunti colpevoli. In attesa di parlare con Alabiso - Sabatini, non tesserato, può decidere di non presentarsi - Lardo ha fatto ciò che sa fare meglio: allenare. Sia lunedì, mentre Sabatini rincarava la dose, che ieri dopo che i due si sono sentiti telefonicamente. Possiamo parlare per il momento di tregua.

PLAYMAKER - Playmaker svezzato a Loano e diventato un giocatore di serie A, a Torino, Lardo ama ricordare di essersi fatto da solo. Storicamente schiva le polemiche, non si lamenta degli arbitri, difende i giocatori, al limite è persino noioso. Raramente una sua parola fa sobbalzare dalla sedia. Il suo modo di allenare è simile: difensivo, pratico, ripetitivo piuttosto che effervescente. Ma fino a due settimane fa, Sabatini lo definiva «l'allenatore con cui mi sono trovato meglio»,  annunciandone la conferma, prevista dal contratto in scadenza il 30 giugno 2011. Lunedì lo stesso Lardo è andato ad un passo dall'esonero. E ora il suo futuro è un'ipotesi.

MILANO - Lardo ha allenato a Bergamo in serie B, poi Verona e Reggio Calabria, società in crisi economica che l'hanno preparato per la sofferta impresa di Rieti l'anno scorso. Budget bassi, stipendi in perenne ritardo o perennemente assenti. La grande occasione fu Milano ma alla fine la beffa è stata doppia: il licenziamento sette mesi dopo la finale scudetto e poi il ritorno nell'estate del 2008 sfumato sull'altare. Nuovamente sedotto e nuovamente abbandonato. Era sotto contratto con Rieti, ma soprattutto era in vacanza con la figlia negli Stati Uniti. Convocato a Milano, la interruppe per celebrare le sue seconde nozze con le scarpette rosse. Invece lo gelarono dicendogli che avevano scelto Piero Bucchi. Fu una botta tremenda. La incassò senza polemizzare. Secondo costume.

PRESSIONE - Il problema è che la panchina di Bologna è una centrifuga. Non solo per i modi del vulcanico Sabatini ma anche per la pressione dell'ambiente. Dopo la sconfitta con Cremona in casa, due settimane fa, Lardo ha attraversato il parquet per affrontare un abbonato del parterre. La più inattesa delle reazioni. Significativa però di un senso di disagio che si era manifestato anche a Pesaro, pochi giorni prima, quando fu espulso. «Io sono uno - dice il coach - che non ha mai offeso nessuno». Nel calderone delle polemiche si muove malvolentieri, scegliendo il silenzio. Preparando una nuova impresa. Come sempre.

 

LARDO AVVISATO, MEZZO SALVATO

Sabatini rinvia l'esonero: "L'avrei ucciso, ora provi a battere Siena"

di Francesco Forni - La Repubblica - 11/05/2010


Sbagliere un autogol a porta vuota può causare un terremoto, se era stato il padrone ad augurarsi l'autorete. Sabatini è ancora inferocito con Lardo per il ko di Roma, che ha messo la Canadian sul binario del quinto posto: conduce a Siena, nessuno lo voleva. Fulmini e saette son schizzati dal quartier generale di Cadriano, ma senza giustiziare l'indiziato (domenica era stato contattato Zmago Sagadin). «Perdere di 19 è una beffa colossale. Bisognava vincere o perdere di 21, o di 26, per poter scegliere la nostra griglia play-off. L'avevo chiesto a Lardo e Faraoni. Quello era il mio sogno: è stata la prima volta che dei miei dipendenti non hanno fatto quello che ho detto. Capisco non saper vincere, ma non saper perdere...

Eppure, niente esonero. «Ho ascoltato per radio la partita. Non ci volevo credere, avrei voluto uccidere Lardo. Ero in macchina, l'avessi visto sulle strisce pedonali, ne avrei fatto un poster. Ma Lino è un buon allenatore, passato il mal di pancia ho ragionato. Ha scelto di fare un playoff probabilmente con Cantù e Siena. Sono le uniche due che avrei evitato, per me è incomprensibile. Come andare in un club di scambisti, sapere che alla terza camera ti sodomizzeranno ed entrarci lo stesso pur avendo delle alternative».

Giocare a perdere, di questi tempi, sembra d'attualità. «Ma noi non avremmo tolto o dato niente a nessuno, altro che Lazio-Inter. Avremmo rispettato una precisa strategia societaria, per ottenere un miglior piazzamento. Giovedì avevo incontrato un eventuale sponsor per una possibile prima fase di Eurolega. I soldi non li fabbrico, i pochi partner che si possono avvicinare arrivano con dei piazzamenti. Siamo stati dei polli da competizione. Per l'Eurolega dovremo eliminare dai play-off il Montepaschi. Buonanotte».

Nonostante tutto, Lardo rimane il coach, titolare a parole di una fiducia importante ma nella sostanza un dead man walking, a rischio già domenica prossima se con Siena dovesse prendere un'imbarcata. Ieri ha diretto l'allenamento - ancora senza Moss, il cui ginocchio preoccupa - amareggiato ma in silenzio. Sabatini invece ne aveva per tutti. «Anche per i moralisti, per chi invoca l'intervento del giudice sportivo, per una cosa, oltretutto, che non siamo riusciti a fare». Ieri sera il Procuratore federale Roberto Alabiso ha acquisito la rassegna stampa e il video della partita per «un'attenta valutazione - recita una nota Fip - di eventuali violazioni regolamentari commesse da tesserati o soggetti riconducibili, comunque, a società affiliate».

«Suvvia, allora servirà anche un magistrato, perché io Lardo volevo ammazzarlo... - ha detto Sabatini -. Al PalaEur io sarei partito con quattro Under e un senior. Sotto 50-15 nel primo quarto e tutti sereni. Ho ascoltato Faraoni e il coach per Hurd, che non volevo nemmeno prendere, rinunciarci a una settimana dai play-off è stata una boiata pazzesca. Se lo staff fosse stato davvero etico, talebano sino in fondo, avrebbe perso di 5, non di 19». La questione è soprattutto economica. «Quale ritorno avremo per i play-off? Fino a ieri 100 abbonamenti in più. Con quali soldi prendiamo un rinforzo? Dovrei mandare Lardo ai desk dei tagliandi». Nel mirino resta Erceg: per lui l'Olympiacos s'è riservato di decidere sino ad oggi.

 

FINALE CUPO, UN FILM GIA' VISTO

di Walter Fuochi - La Repubblica - 11/05/2010


Sfiduciato per il terzo giorno di fila, e a questo punto è meglio dire sputtanato, Lino Lardo chiuderà qui come meglio potrà. Tentare di fare basket in un paesaggio di macerie sarà un'impresa, ma è un film già visto questo "cupio dissolvi" di Sabatini, che di Sansoni e filistei ha seminato stagioni (riconoscendolo, comunque). Si profila un finale cupo, e intanto il patron ha designato, andasse male, il maggior indiziato di colpevolezza (o i due, con Faraoni). Poi, averli esortati a commettere un'infrazione da deferimento poco lo tange: tanti lo fanno e non lo dicono, e una norma violata, per lui, vale una ipocritamente elusa. L'uomo ragiona così, e non c'è solo male o solo bene nel suo pensiero tradotto ad alta voce. Bassa o muta, invece, l'ha tenuta Lardo, e tutto allora pare rinviato al divorzio annunciato di fine anno. Ma occhio, lo sarebbe con tutti, non con Sabatini. «Se tutti mi dicono di passare da Casalecchio, io passo da S. Lazzaro»: lì dentro c'è racchiuso il boss. Avanti allora, fino al prossimo incrocio.

 

PACE TRA LARDO E SABATINI. ORA È CACCIA AI RINFORZI

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 12/05/2010


Dopo una giornata di chiarimenti e di colloqui il clima si è rasserenato in casa della Virtus. Intanto è caduto il veto sul mercato, anzi nella giornata di ieri a più riprese il club bianconero ha contattato l’Olympiacos per avere notizie sul lungo serbo Zoran Erceg, ma da Atene si è preso ancora tempo.

Anche in Grecia l’atmosfera non è delle migliori dopo che una squadra milionaria ha perso l’Eurolega 2009/10 battuta in finale dal Barcellona di Gianluca Basile e così al momento la trattativa è ferma.

La V nera aspetterà fino ad oggi poi andrà sul suo secondo nome della lista stilata da Lino Lardo, tale Kristjan Kangor, un’ala grande estone in forza al Asvel Villeurbanne che proprio ieri sera ha chiuso il campionato francese. La parola d’ordine in casa della V nera è quella di andare avanti cercando di chiudere al meglio questa stagione, poi le somme saranno tirate a fine campionato. In altre parole al patron Claudio Sabatini non è passata l’arrabbiatura per il fatto che la squadra non abbia perso di 26 lunghezze a Roma, un passivo che avrebbe garantito alla Canadian Solar il sesto posto classifica, ma ascoltate le motivazioni di Faraoni e Lardo, ha deciso di mettere la squadra nelle migliori condizioni possibili di lavoro.

David Moss e Dusan Vukcevic sono ancora fermi. Il consulto medico che si è svolto ieri mattina ha decretato altri tre giorni di lavoro differenziato all’ala virtussina, le cui condizioni verranno valutate nuovamente nella giornata di sabato. Fino ad allora non si saprà se potrà essere nei dodici che domenica affronteranno Siena. Dopo una noiosa borsite al gomito ora è un’infiammazione al ginocchio a costringere l’ex giocatore di Jesi e Teramo a non allenarsi con la squadra. Puntando al sesto posto la V Nera non ha particolari velleità di sconfiggere la capolista Siena, ma nell’ottica di continuare ad inserire Jackson per averlo pronto nei playoff, sarebbe importante avere la formazione tipo al completo. L’altro dilemma da risolvere riguarda chi convocare tra Prato e Blizzard, i due sono italiani di passaporto ma non di formazione e solo uno dei due può essere portato nei dodici essendo occupato da Fajardo l’altro posto riservato ai passaportati. Lardo dovrà decidere tra uno dei due in una squadra che più volte a causa degli infortuni è stata costretta a cambiare pelle.

Con grande serenrità intanto la Virtus spera di poter essere ascoltata il prima possibile dal procuratore federale Roberto Alabiso. Difficile ravvisare un comportamento scorretto da parte del club bianconero, intanto perché non è successo quanto richiesto da Sabatini, vale a dire la squadra non ha perso di 26 punti per non incontrare Siena, secondo perché l’unica responsabilità del club bianconero sarebbe quello di aver reso noti calcoli che fanno un po’ tutti, dai club che vincono l’Eurolega alle nazionali, quando si trovano davanti al bivio di poter scegliere quale avversario affrontare.

 

VIRTUS, L'ANATEMA DI MENEGHIN: "FOSSI LARDO, LASCEREI SABATINI"

Il patron: "E io invece lo confemo anche per l'anno prossimo"

di Francesco Forni - La Repubblica - 13/05/2010


Anticipando la procura federale, Dino Meneghin, presidente della Fip, ha espresso un giudizio non vincolante, ma significativo sulla partita di Roma, il pensiero di Sabatini e la posizione di Lardo. «Nella mia carriera, tutti i miei presidenti ed allenatori mi hanno chiesto solo di vincere. È un pessimo insegnamento per i giovani, il nostro sport è stato concepito perché vi sia un vincitore ed un perdente e tutte le energie devono essere profuse per raggiungere il successo. Se Sabatini ha certe idee, meglio le tenga per sé: le sue sono esternazioni gravi, si può anche puntare alla retrocessione però sarebbe il caso di non dirlo. Se fossi nel suo allenatore, mi sceglierei un'altra squadra».

Parole dure, dettate nei saloni del Coni a margine della presentazione azzurra di Marco Belinelli («ho sempre creduto alla maglia: sono stato il primo e cercherò di farla tornare in alto») e del preparatore Cuzzolin. A stretto giro la risposta di Sabatini: «Mi spiace che Meneghin abbia detto questo, proprio lui che da quando è arrivato in federazione ha intrapreso sui giovani un brillante e lungimirante percorso. Ho grande rispetto per quello che sta facendo, ma non venga a fare il moralizzatore con noi. Sull'etica, del lavoro e sportiva, posso fornirgli spunti importanti. Anche pubblicamente, la mia Virtus è sempre stata un esempio, e lo è tuttora. La prossima settimana presenteremo un'iniziativa importante a riguardo». La chiusura è per Lardo. «Non m'infilo in un botta e risposta di battute per rispetto: in quelle cose sono da finale di Eurolega. Quanto a chi possa a o meno lavorare con me, comunque, ho rinnovato la fiducia a Lino, e pure a Faraoni, per un altro anno. Per conoscenza, anche del presidente federale, avevo in questi due giorni parecchi allenatori disposti a venire e a scegliere la Virtus. Non sarei certo dovuto andare alla Camera del Lavoro per cercarne uno».

 

Lardo esulta verso la sua panchina (foto tratta da www.virtus.it)

VIRTUS, LARDO CORRE AI RIPARI

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 07/12/2010

 

La Virtus è in crisi. Per il coach Lino Lardo il problema sono i risultati, perché la squadra è stata in grado di giocarsela alla pari con la Benetton per 30 minuti. Ma la situazione è un po' meno brillante di come viene dipinta. Treviso è un'avversaria diretta nella corsa a Final Eight e playoff, è una squadra giovane quasi quanto la Virtus, a Bologna per ammissione del suo coach Repesa non ha brillato, era carente di energia, e giudicando da fuori sotto il profilo del gioco la crisi bianconera sembra anche più profonda. Le assenze sono state pesanti in questa striscia di tre sconfitte ma l'incapacità di ovviare è preoccupante, perché di infortuni ce ne saranno altri e Sanikidze nel migliore dei casi rientrerà solo tra due domeniche. Il dato di fatto è che domenica a Sassari la Virtus gioca una partita decisiva per il suo futuro. Realisticamente anche quello del suo allenatore. Non è chiaro quali siano le responsabilità del coach nelle tre sconfitte ma ci sono dei dati di fatto che vanno analizzati. Il pressing promesso dal coach a inizio stagione non si vede. E così sta rischiando di snaturare diversi suoi giocatori.

RITMO - La Virtus è una squadra profonda, quando è al completo, ha tante gambe giovani (è il vantaggio di essere una squadra con un'età media  bassa) e giocatori istintivamente selvaggi. Ha tutto per essere aggressiva in difesa e veloce in transizione. Invece il pressing promesso da Lardo in  prestagione non si vede. Domenica scorsa ci sono stati accenni di zone-press di nessuna rilevanza. L'attacco è esattamente lo stesso dell'anno passato: i primi 15-18 secondi di ogni possesso vengono spesi muovendo palla e giocatori senza degnare il canestro di uno sguardo. La palla non arriva mai in post basso e nel migliore dei casi l'azione si chiude con un tiro negli ultimi 3-4 secondi del possesso. In altre parole, la Virtus gioca sottoritmo e così ha finito per snaturare diversi giocatori, Peppe Poeta, che anziché evolversi si sta incartando, Marcelus Kemp che oggi è dipendente dal suo tiro da fuori perché non viene mai innescato in campo aperto, Petteri Koponen che senza correre in transizione è sprecato. Lo stesso Amoroso che ha più tiri da tre che da due in post basso. La Virtus, se non c'è Homan in campo, è una squadra leggera ma proprio per questo deve alzare i ritmi e diventare dinamica. Oggi gioca come se fosse una squadra lenta, pesante e vecchia. Non è questa la Virtus costruita in estate. Sta segnando 74,1 punti di media: solo Teramo e Brindisi fanno peggio.

DIFESA - Lardo è un tattico, usa la zona 3-2, comanda la zone-press e si ritira a zona nella propria metà campo, difende a uomo e cambia difesa nel corso dello stesso possesso. Ma questa è una squadra che non ha la disciplina mentale per essere così sofisticata. Le cifre difensive sono buone, ma giocare per distruggere il gioco avversario non è nelle corde di questo gruppo e nei finali di gara spesso è stato penalizzato. Sia a Varese che contro Treviso, il quarto periodo ha denunciato un calo di rendimento difensivo. Con il tempo, la Virtus diventerà una squadra difensivamente simile a quella che sogna Lardo. Ma oggi bisogna incamerare delle vittorie.

ROTAZIONI - Sono in perenne evoluzione, non solo per gli infortuni. Poeta, che in casa era stato strepitoso, contro la Benetton è partito dalla panchina spersonalizzato. E si è acceso solo nel finale, a partita scappata. Forse deve giocare sempre così? Jared Homan, partito anche lui dalla panchina, si è sparato 31 minuti di fila mentre Treviso gli mandava addosso Brunner, Nicevic, Motiejunas... È l'unico giocatore fisico, Amoroso ha giocato male e Sanikidze non c'era, ma nel finale l'americano era senza energie e si è visto. Risultati alla mano Poeta doveva entrare nei primi cinque e il minutaggio di Homan andava distribuito diversamente. Lardo ha avuto più chance di altri predecessori, è un buon allenatore, ma proprio per questo prima si adatta alla squqdra e meglio è per tutti.

VIRTUS, L'ORA DELLE SCELTE, LARDO ACCORCIA LA SQUADRA

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 17/02/2011



Finita dietro la lavagna per le sue ultime uscite opache, la Virtus sta cercando di riprendere il filo del discorso affidandosi al lavoro in palestra. Non ancora al completo, dopo un’ingannevole tregua l’influenza ha di nuovo messo a letto Viktor Sanikidze, la squadra allenata da Lardo continua il suo avvicinamento alla delicata gara di domenica contro Pesaro con un solo obiettivo: ritornare a essere quel gruppo brutto, sporco e cattivo che all’inizio della stagione aveva fatto illudere tutti su un piazzamento finale nelle zone alte della classifica. Al momento, il massimo obiettivo a cui può ambire la Canadian Solar è il quarto posto, salvo l’improbabile suicidio sportivo di Cantù e Milano.

Le cattive abitudini sono facili da acquisire ma difficili da abbandonare, ed è per questo motivo che la società ha invitato Lardo a fare una scelta e a costruire delle gerarchie fondate su regole precise, appoggiando fino in fondo le decisioni che verranno assunte dal coach da qui alla fine della stagione.
Un provvedimento giusto e condivisibile sebbene sia molto difficile da applicare, vista l’architettura con cui è stata costruita la squadra. Considerato il suo atteggiamento negativo nella Final Eight, Lardo terrebbe molto volentieri a sedere Homan, ma è realistico pensare che da qui alla fine del campionato la Canadian giochi senza il suo unico centro di stazza? Sicuramente no ed ecco che il discorso della cernita si complica, anche perché quando la formazione virtussina era falcidiata dagli infortuni, il lungo statunitense con passaporto bulgaro era uno dei suoi pilastri.

Lo stesso discorso lo si può fare per i piccoli: non è immaginabile che la Virtus finisca la stagione senza il contributo di Koponen, Poeta, Winston, Rivers e di Gailius che tra l’altro è un investimento della società. Tornando ai lunghi, oggi non si può fare a meno di Sanikidze, per Martinoni vale lo stesso ragionamento fatto per Gailius, mentre Amoroso è l’unico che può garantire minuti da numero cinque. Chi, allora, starà a sedere? Alla lunga probabilmente nessuno, nell’immediato, leggi le due gare interne di Pesaro e Caserta, Lardo ha intenzione di limitare le rotazioni ad 8 uomini, tanto per far capire a tutti che la musica è cambiata e che d’ora in poi non si scherza. Chi non sta alle regole, in pratica gioca con il mugugno, fa le bizze se la palla non gli arriva e non si sbatte in difesa, rimane fuori dalla mischia anche a costo di compromettere il risultato. Questo l’input che il patron Sabatini ha dato al tecnico, per un rilancio non impossibile, visto l’equilibrio del campionato.

 

IPSE DIXIT: "QUESTA È LA MIA VIRTUS"

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 01/03/2011

 

La doppietta contro Pesaro e Caserta è il trionfo della tattica di Lardo «che vi piaccia o no», come ha aggiunto piccato in sala stampa. E davanti all'evidenza dei risultati, non si può non dar ragione al tecnico ligure, che ha costruito un impianto difensivo capace di tenere a soli 29 punti la Scavolini nella ripresa e Caserta a 28. Proprio quella Pepsi champagne che sette giorni prima si era iscritta al ristretto club delle "vittoriose su Siena" stampando 89 punti sul tabellone amico.

RECUPERI. Un trionfo che parte da lontano: contro i marchigiani sono fioccati 7 recuperi nel terzo quarto, i campani invece sono stati asfissiati lentamente, incapaci di costruire tiri puliti nei primi 6' dell'ultima frazione, se si eccettuano le due bombe di Colussi, ultimo avamposto della paura di perdere con ignominia del pubblico o-spite, gonfiato dalla presenza della Fossa.

SANIKIDZE. Prestazione da americano di Viktor, che quando può liberare la propria energia è un dominatore: difficile cancellare dalla mente i tre rimbalzi offensivi che hanno tenuto la Virtus in attacco per 1 ' quando i giochi si stavano ancora decidendo. Bene anche Homan, se si eccettua quel periodo di soggezione contro Williams nel terzo quarto, mentre Amoroso non riesce a venir fuori dal suo periodo negativo (come può un lungo non tirare da due e prendere solo 2 rimbalzi in 26'?).

CIFRE. Le cifre parlano chiaro: 17 conclusioni dei lunghi hanno permesso alla Virtus di tirare da due 38 volte contro le 20 conclusioni dall'arco. E così è anche più facile prevalere a rimbalzo. Un chiaro segnale che, al di là della scarsa spettacolarità esibita per lunghi tratti, la squadra sa cosa fare, al contrario di quando si perdeva spadellando troppo dalla lunga. Un minuto in campo per Mar-tinoni: al di là delle parole di sostegno di Lardo, il varesino sembra ormai ai margini delle rotazioni.

ESTERNI. Sugli esterni le decisioni di Lardo appaiono altrettanto nette: Gailius deve essere un elemento di rottura deve imparare a sfruttare i suoi 10', mentre Poeta deve imparare a gestire la squadra non solo con l'istinto e la velocità, ma anche con la testa, perché è e-vidente che Koponen ha bisogno di rifiatare. Ed il finale affrontato senza soffrire con il campano in campo, è un ottimo segnale. Winston continua nel suo periodo di indecifrabilità: il giocatore bello ed efficace ma senza personalità descritto dalle cronache e dalla prima parte di stagione dome-nica sembrava sostituito dall'altra metà: irritante per tre quarti (con tanto di schiacciata sul ferro), si è riscoperto aggressivo in difesa (come già con Pesaro), tosto a rimbalzo (7) e puntuale in attacco quanto contava. Peccato solo per la mano gelida ai liberi, che ha contribuito all'infernale 11/24 (46%) di squadra.

LIBERI. Lardo ha promesso sessioni supplementari, ma forse i suoi avrebbero bisogno soprattutto di esercitare la mano più spesso alla Futurshow, visto l'abisso tra le percentuali inteme (68,1, ultima in classifica) e quelle esterne (78,2, sesta), su un numero di tentativi assai simile. E non può essere un caso. O forse è scaramanzia, visto che quando perde la Virtus viaggia con il 79%. Niente Ali Star? Il week end dell'Ali Star Game sarà probabilmente di totale riposo per gli atleti della Canadian Solar. A poche ore dalla scadenza dei termini per il voto (previsto per le 23.59 di ieri), infatti, appare un missione disperata quella di Koponen di trovare un posto tra le "stelle" allenate da Dan Peterson. Il finlandese occupa attualmente l'ottavo posto nella classifica dei play/guardia e può puntare solo a superare Kaukenas, da cui ha un distacco minimo.

SABATINI PREPARA IL DIVORZIO DA LARDO

di Francesco Forni - La Repubblica - 05/04/2011

 

Sotto le macerie della Virtus le braci ardono, e non poco. Il lunedì bianconero dopo il tracollo più imbarazzante della stagione, la resa senza opposizione con Sassari, è stato a tinte oscure. Con le minacce di Sabatini, sia esplicite sia velate, che hanno rivelato l'intenzione di voltare pagina. In un modo o nell'altro il prossimo anno vedremo un'altra Virtus, a meno di poco probabili rifioriture di un gruppo parecchio ammosciato. Si profila l'ennesimo repulisti, parola del capo. Non subito però, anche se la tentazione è forte. "Così non intendo andare avanti - ha Claudio Sabatini -. Se torno a vedere quelle facce in campo rientro sul mercato, prendo qualcuno e faccio giocare i nostri giovani. Da questo momento in poi sono tutti sotto esame, me compreso, ovvio. Valuterò chi si meriterà il rinnovo, o anche la prosecuzione degli accordi. La Virtus non dovrà più giocare come contro la Dinamo. Perdere ci può anche stare, ma senza attributi e testa non esiste. Questa società non ha problemi, anzi. Non ce ne sono nemmeno di classifica. Che si diano una regolata".

Nel pomeriggio di ieri Sabatini era impegnato su altri fronti, la squadra s'è ritrovata in palestra. Ma in mattinata era già stata adunata e redarguita dal tecnico. "Non da me - ha detto Sabatini - non ho neanche parlato con Lardo. Non è mia abitudine contattare l'allenatore dopo una sconfitta". Nonostante le premesse, Lardo non rischia l'esonero. "Ribadisco, Lino rimane al suo posto, non sarà sostituito. Rimaniamo sulle nostre posizioni, pur ringraziando alcuni professionisti che si erano proposti qualche ora fa". Ovvero ieri mattina, a bocce ancora in movimento, anzi roteanti. I nomi per la prossima stagione ci sono già, nel caso, non remoto, si interrompesse il rapporto con Lardo, incrinatosi come nella scorsa primavera. Attilio Caja (ora a Rimini in LegaDue) e Frank Vitucci (ad Avellino) i candidati alla panchina bianconera 2011-2012, veterani con esperienze ventennali e poco onerosi per il budget. Intanto Sabatini non è stato e non starà fermo. "Il futuro della Virtus si fa anche adesso, non a giugno. Questi giorni ci serviranno per capire chi può rimanere e chi no. Bisogna muoversi per tempo, calcolando anche che il nostro budget sarà ridotto (circa un milione, ndr) ma non staremo fermi. Già adesso ci stiamo guardando intorno". Le manovre sono già cominciate e gli esami andranno avanti domenica a Milano. "Dal PalaVerde sono uscito battuto - ha concluso Sabatini - ma non arrabbiato. Avevano dato quello che potevano. Domenica alla Futur sono stati indegni. Guai a chi ripeterà".

 

LARDIANA

di Walter Fuochi - blog Basket City - 24/05/2011

 

Intanto che non si decide a crepare, e a far partire il Gran Premio della successione che iscrive all’ultima pole position del totocoach Tomo Mahoric, sloveno di Cremona, Lino Lardo si cava una bella soddisfazione (e noi con lui) vincendo contro Siena una delle sue partite più “lardiane”. Potrà piacere o non piacere il marchio di fabbrica, ma quello è e può offrire notti non banali, a chi di questo gioco sa cogliere qualche essenza al di là di corse, voli e balzi. Non è stata una notte da scudetto, però chi come Claudio Sabatini ne aveva perse 21 di fila, alcune piuttosto sulfuree, evocando poi la celebre cavalcata dei caterpillar, aveva tutto il diritto di festeggiarlo. Resta che nessuna notte riesce mai, a casa Virtus, ad essere mai pienamente felice. Già, Houston, abbiamo un problema. Romagnoli.

 

LARDO, ADIEU

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 26/05/2011

 

La Virtus si separa da Lino Lardo. Con il contratto in scadenza il 30 giugno, le parti hanno deciso di salutarsi prima. Decisione non inattesa: da mesi il destino pareva già dipinto, se è vero che la società non avesse gradito alcune situazioni e si fosse già mossa per trovare ‘il dopo’, pur difendendo sempre davanti al pubblico e alla stampa le scelte del suo allenatore. E’ un nuovo ribaltone, anzi ‘ribaltino’ proprio perché attesissimo, ma sarebbe ipocrita, ora, fingere di stracciarsi le vesti. Lardo chiude con 35 vinte e 38 perse, due eliminazioni al primo turno dei playoff, un quinto e un ottavo posto, nessun lascito tecnico o giocatore lanciato, molte ombre. Cercare responsabilità, oltre quelle già trovate e scritte in questi due anni, sarebbe ora esercizio di stile. Il conto, alla fine di un anno in cui Virtus e Lino non dovevano stare insieme ma lo sono forzatamente rimasti, è deludente. L’exploit di gara tre ha momentaneamente mitigato le amarezze, ma non muta la sostanza. E agli annali resta quella.

Ora, nuova giostra: trovare il nuovo coach (Caja, Mahoric, Bechi, in ordine, sono i nomi più chiacchierati, new entry calda è Finelli), capire che fare del roster (Rivers piace, ma ha altre mire e pagando può uscire. Koponen è il capitano, ma addosso ha Siena e Milano e vorrebbe cimentarsi con l’Eurolega. Restano le briciole, si può ripartire da Poeta ma sarebbe tutto da rifare e con meno quattrini), capire anche cosa fa Sabatini che si è definito soddisfatto di ‘aver gestito benissimo, guadagnandoci, i quattro casi dell’anno’ (omettendo che tre su quattro – Blizzard, Kemp e Moraschini – sono stati farina del suo sacco…). Sotto la cenere, qualche tizzone prova ad accendersi. Mentre lui, il gran capo, mentre aspetta e flirta con possibili uscite di scena ha già individuato in Romagnoli il nuovo nemico per dare un senso alle calde mattine d’estate.