ANTOINE RIGAUDEAU

(Antoine Roger Rigaudeau)

Antoine Rigaudeau presentato da Cazzola

nato a: Cholet (Francia)

il: 11/12/1971

altezza: 201

ruolo: playmaker

numero di maglia: 14

Stagioni alla Virtus: 1997/98 - 1998/99 - 1999/00 - 2000/01 - 2001/02 - 2002/03

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 2 scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Euroleague

 

LA VIRTUS VA D'ANTICIPO SUL TITOLO '98: PRESO RIGAUDEAU, GRANDE D'EUROPA

La Gazzetta dello Sport - 17/05/1997

 

L'investimento è di 10 miliardi in 4 anni. La Fortitudo si gioca oggi lo scudetto? La Virtus ha già cominciato a pensare al prossimo: Antoine Rigaudeau arriva lunedì a Bologna per le visite mediche. Se tutto sarà a posto (ha perso metà stagione per un grave infortunio al ginocchio seguito da un'operazione), sarà lui il primo grande nome della nuova Kinder di Ettore Messina. I termini dell'operazione saranno chiariti dopo. Ieri la società ha confermato soltanto la durata pluriennale dell'accordo: si tratta, comunque, di un impegno importante per la società: 10 miliardi totali in 4 anni, tra lo stipendio del giocatore e l'indennizzo da dare al Pau Orthez che ce l'ha ancora sotto contratto per due stagioni. Rigaudeau, 25 anni, 2.00, guardia, è semplicemente uno dei più forti giocatori d'Europa, forse il migliore nel suo ruolo. è un regista di 2 metri, completo in attacco e in difesa, sicuramente il miglior atleta francese (ha vinto 5 degli ultimi 6 titoli di miglior giocatore, l'ultimo l'anno passato) nell'attesa che la generazione dei Digbeu si affermi definitivamente. Nazionale, cresciuto cestisticamente a Cholet, è passato al Pau con cui s'è fatto una solida esperienza internazionale. Soprattutto a Bologna è ricordato per il successo di due edizioni fa in Eurolega, quando non solo segnò 34 punti alla Virtus ma realizzò tutti quelli del tempo supplementare, 16. è il primo colpo di Roberto Brunamonti, passato repentinamente da team manager a allenatore e, adesso, a vicepresidente esecutivo delle V nere. Non ha dubbi sulle condizioni della stella francese: "L'operazione è riuscita bene, da un mese ha ripreso la rieducazione e tutto procede come previsto. è sicuramente un uomo fondamentale per la Virtus del futuro, un grande giocatore ma, soprattutto, una persona eccezionale". L'infortunio ha cambiato la vita di Rigaudeau: la scorsa estate, il Panathinaikos era pronto a versare 1 milione di dollari per rilevare dal Pau i tre anni restanti del suo contratto, ma lui aveva detto no posticipando il suo approdo in Grecia di una stagione. Poi l'infortunio e il licenziamento di Bozo Maljkovic, suo grandissimo estimatore, ha raffreddato l'interesse di Atene. Ma la necessità del Pau di liberarsi comunque del suo contratto troppo oneroso ha aperto uno spiraglio che la Virtus ha subito spalancato, anche perché l'agente di Antoine è quello di Ettore Messina. L'arrivo di un big continentale come è la stella francese è contemporanea al ritorno in città in vacanza di Sasha Danilovic, stufo della vita negli Stati Uniti, dove comunque ha un mercato da 3 milioni di dollari a stagione, a Dallas o altrove. La Virtus gli ha fatto un'offerta per un triennale, Sasha s'è preso tre o quattro giorni per rispondere. "Danilovic è venuto a trovare i vecchi amici tra cui spero di esserci anch'io - dice Brunamonti -. Non voglio assolutamente alimentare alcuna speranza tra i tifosi, è a Bologna solo per le vacanze. Ma...". Sognare non fa male: la Fortitudo n. 1 a Bologna? Con Rigaudeau se ne riparla da subito.

 

RIGAUDEAU, IL NUOVO BIANCONERO SI PRESENTA: "KINDER, VINCIAMO TUTTO"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino 19/05/1997

 

Elegantissimo, scarpe sportive a parte. Antoine Rigaudeau, sbuca dall'atrio arrivi del Guglielmo Marconi con giacca e pantaloni neri, e camicia bianca. I colori, insomma, della sua società. Sorride Antoine quando i primi flash cominciano a bersagliarlo, solo la moglie ha un moto di stizza. Forse avrebbe preferito un arrivo più anonimo. Invece con il vice presidente esecutivo della Virtus, Roberto Brunamonti, e Paola Gambini, ci sono fotografi e telecamere, e quattro tifosi, del gruppo "Vincere", che regalano a Rigaudeau la prima sciarpa della sua nuova avventura. Un bel tipo, questo francese, che non giocherà gli europei - sta ultimando la rieducazione dopo l'intervento al gomito -, ma che si è detto pronto a vincere, scudetto ed Eurolega, con la Kinder, la squadra che l'ha scelto per crescere ancora. Dopo i saluti di rito, "buongiorno, ciao" con Brunamonti, il francese ha accettato di scambiare quattro chiacchiere.

Bene, Antoine. Cominciamo dal contratto.

"L'intesa con la Virtus è stata finalizzata giovedì sera. Così sono venuto qua perché domani (oggi per chi legge, ndr) devo sostenere le visite mediche".

E il contratto?

"Fa parte della prassi, verrà sottoscritto subito dopo le visite mediche. Sono reduce da un infortunio, ma sto recuperando".

Perché ha scelto Bologna e la Virtus?

"Voglio vincere lo scudetto, in Italia, e raggiungere le final four di Eurolega".

Ma che tipo di giocatore è Antoine Rigaudeau?

"Un buon attaccante, dotato di un buon tiro. Ma un play che sa e ama far giocare la squadra, Un play che sa passare il pallone molto bene, anche sotto canestro, al pivot. In difesa, invece, grazie alla mia statura, posso marcare play, guardie, ma pure ali piccole".

Ha già parlato con Messina, il suo nuovo coach?

"L'ho fatto qualche giorno fa. Con i miei nuovi compagni, che ancora non conosco, voglio vincere tutto".

E in Francia cosa ha vinto?

"Diversi trofei, anche a livello personale. Ma i successi importanti sono quelli che porta a casa la squadra. Il resto, credetemi, non mi interessa. Ho scelto l'Italia perché sono convinto di poter migliorare ancora".

Quali sono, secondo lei, i migliori giocatori italiani?

"Sicuramente Carlton Myers. Poi tra quelli che ricordo metterei anche Gentile e Fucka".

Veniamo al suo immediato presente: cosa succederà agli europei?

"Non vi prenderò parte, perché la mia ferita si sta ancora cicatrizzando. Non posso subire colpi particolarmente violenti. Ho già cominciato a fare qualcosa, con il pallone, ma per il momento ancora da solo. Per questo non giocherò agli Europei".

RIGAUDEAU, LA VIRTUS È MAGIC

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 13/12/1997

 

Tempo fa, il c.t. azzurro Boscia Tanjevic investì il suo pupillo Dejan Bodiroga col titolo di "piccolo Magic Johnson". Oggi è Ettore Messina a rifare le gerarchie, spodestando il serbo del Real Madrid per mettere sul trono il suo Antoine Rigaudeau. "Se fosse di colore stareste in adorazione" dice l'ex c.t., che non è blasfemo quando aggiunge che "Rigaudeau, nella sua atipicità del play sopra i due metri, ha il passo per aprire e chiudere il gioco proprio come faceva Magic". Adesso, dopo la grande partita di Belgrado, chiusa con 10/13 al tiro e il supporto di 5 triple, il regista arrivato da Pau è davvero su un piedistallo d'oro. Da 3 mesi è il giocatore più continuo della Kinder che seguendo i suoi ritmi è arrivata ai record di 17 vittorie filate (serie aperta) e domani, con Milano, può conquistare un primato del basket moderno, con 12 vittorie in apertura del campionato. Rigaudeau è un ragazzo della provincia francese dell'Ovest, nativo del borgo di Cholet, dove ha cominciato a giocare spinto dal fratello maggiore Etienne, anch'egli cestista, e proviene da una famiglia piccolo borghese della Vandea. è arrivato quest'anno alla Virtus dopo che un grave infortunio aveva vanificato il suo passaggio miliardario dal Pau al Panathinaikos Atene. Magic? Il paragone viene allontanato: "A dire il vero non ho idoli né modelli di riferimento - dice Antoine spingendo gli accenti del suo buon italiano -, lo spettacolo, i passaggi "no look" alla Magic li faccio solo quando stiamo sopra di 15. A Belgrado è andata bene, non sentivamo la pressione del risultato, e il gioco è venuto da solo. Non metto questa partita tre le mie più belle di sempre in Europa semplicemente perché non ci bado e voglio pensare che la migliore sarà la prossima". Antoine per anni è stato il killer di Bologna: la eliminò con lo Cholet dalla coppa Coppe '91 e col Pau diventò la sua bestia nera arrivando a segnare, in quella incredibile serata del novembre '95, tutti i 16 punti della sua squadra nel supplementare fatale alla Virtus. "Non penso di essere stato preso da Cazzola nel ricordo di quella gara - continua Rigaudeau -. Bologna per me era la soluzione ideale uscendo per la prima volta fuori dalla Francia. A parità d'offerta col Panathinaikos, non ho esitato a scegliere la Virtus perché ha più storia e una migliore organizzazione, fuori e dentro il campo, di Atene. A 26 anni (li compirà tra una settimana) era venuto il momento di fare un'esperienza all'estero. Quando mi richiese il Panathinaikos, due estati fa, non mi sentivo pronto per mentalità e fisico ad accettare. Atene, anche dopo l'infortunio al gomito che mi ha bloccato per 7 mesi, ha rilanciato l'offerta ma per me l'Italia era e resta la preferita. In 3 mesi ho avuto quello che mi mancava in Francia: più competizione, più velocità e più vittorie". Tutto questo senza dimenticare lo scudetto vinto col Pau '96 e l'aspettativa di un futuro negli Usa visto che il suo contratto prevede una doppia uscita verso la Nba. "Ho firmato due anni garantiti più due opzioni per ogni anno successivo - spiega il francese che può lasciare la Virtus solo per andare a sfidare i grandi oltreoceano -, però la Nba non è il mio chiodo fisso né lo considero un traguardo assoluto. Se ci arriverò bene, ma adesso punto ad ottenere il massimo in questo primo biennio con la Virtus. La mia esperienza al camp con Houston è stata deludente. Ho giocato 4 partite in una summer league dove, benché sapessero che sono un play, mi hanno utilizzato come ala piccola guardando più alla statura che alle qualità. Risultato: non ho potuto esprimermi perché non ho toccato palla. Dell'America mi piace New York che però non è America, è New York e basta". Meglio allora pensare al presente. "La Virtus è una squadra equilibrata alla quale cerco di trasmettere la mia tranquillità che poi è una parte della mia educazione. Nel basket mi piace lavorare. Ho fatto tanta palestra e la faccio tuttora per aumentare la forza nelle gambe e se oggi ho un tiro stilisticamente buono (il suo equilibrio è perfetto, n.d.r.) è perché ho appoggi migliori di quando ero più giovane". Con Danilovic come va? "Benone, è più facile per me giocare al fianco di un campione così. Tra noi non c'è rivalita'. è Sasha il leader naturale della squadra. Io però non mi sento il suo luogotenente. Abbiamo due ruoli diversi e sappiamo quello che dobbiamo fare".

 

ANTOINE, IL PILOTA BIANCONERO

di Alessandro Gallo - Bianconero n. 2 dell'11-17 maggio 1998

 

Scalda i motori il miglior giocatore di Francia. Li ha scaldati - l'uomo che ha ricevuto i complimenti persino dal primo ministro d'oltralpe, Jospin - nel momento giusto. Annichilendo una difesa, quella di Varese, che fino a quel momento non gli aveva dato modo di divertirsi. Poi Antoine Rigaudeau ha preso in mano la partita e ha realizzato 22 punti nel secondo tempo, sedici dei quali segnati in un amen.

I bianconeri di buona memoria - un piccolo sforzo, tornate indietro di tre anni, all'ultima stagione griffata Buckler - dovrebbero sussultare. Ricordate quel ko interno, con il Pau Orthez (si giocava al "Madison" di piazza Azzarita)? Fu firmato proprio da una fiammata del bell'Antoine. Prima acciuffò il supplementare per i capelli, poi beffò Coldebella (che non riuscì nemmeno a prendergli la targa) con 16 punti che permisero ai francesi di espugnare Bologna in Eurolega. è stato un nemico ostico per la Bologna bianconera, Antoine e a Masnago - complice l'assenza di Danilovic - ha voluto dare un saggio della sua "pazzia" balistica.

E l'ha data, appunto, alla vigilia della finale scudetto. Un confronto che già di suo ha mille motivi di interesse di lettura. Poi c'è il duello tra i registi, Rigaudeau da una parte e Rivers dall'altra. Bella storia, la sfida tra i due, con finali ed esiti sempre diversi. Nel primo faccia a faccia alla fine si divertì più il francese, perché la Kinder vinse allo scadere con i liberi di Danilovic.

In Coppa Italia non ci fu storia: Rivers inserì il pilota automatico offrendo quaranta minuti mostruosi. Un errore, per il moro, quando la partita era già andata. Per il resto tiri, rimbalzi, assist e palloni recuperati. Miglior attore protagonista della Coppa Italia, David, per Antoine nemmeno una "nomination". Se non quella del protagonista mancato. Poi nuovamente il campionato: l'exploit iniziale di Antoine e la risposta del diesel Rivers. Vinse la Fortitudo, ma Rigaudeau andava assolto per non aver commesso il fatto. Giocava stringendo i denti, il francese, con un ematoma alla coscia che l'avrebbe messo fuori combattimento per un mesetto buono.

Niente faccia a faccia in Eurolega, perché Antoine, appunto, era ko. Rivers, il play con l'espressione tanto uguale a Sammy Davis junior, avrebbe dovuto fare un boccone solo delle alternative bianconere. Invece il gara-uno saltò fuori "Tiramolla". Tirato a lucido: un play vero (non improvvisato come si diceva), perché in fondoAbbio in quel ruolo ha sempre giocato. è cresciuto facendo il play, cambiando "mestiere", poi, all'ombra delle Due Torri. Non c'era Antoine, dunque, ma "Tiramolla" vince anche per lui.

Inciso: lasciando perdere le polemiche su cazzotti e squalifiche perché sennò torniamo a Romolo e Remo o addirittura a Caino e Abele e scopriremo che due di questi erano della Virtus e gli altri (rigorosamente in ordine sparso) della Fortitudo.

Gara due senza Abbio: ancora Rivers avrebbe dovuto mangiare in testa a Crippa. Ha 36 anni, non ha il fisico e quant'altro. Risultato? Il "Fosforino" che ha preso dimora a Montecatini - a proposito: presidnete cerchi di trattenerlo anche per il futuro, perché uno come Claudio non può che fare bene nel mondo del pallone a spicchi, anche quando avrà appeso lo scarpette al chiodo - entrò in campo in punta di piedi. In umiltà: alla fine i palloni decisivi li recuperò proprio Claudio e fu sempre lui, Crippino, a spegnere le speranze biancoblu segnando dalla lunetta.

Adesso il nuovo faccia a faccia. Chi riuscirà ad avere il sopravvento sull'altro, probabilmente, darà lo scudetto ai suoi compagni.

Le Roi abbandona il portamento regale per salvare una palla

HA VINTO LA MIA SQUADRA, HO VINTO IO

di Luca Corsolini - Bianconero numero speciale giugno 1998

 

L'ha rifatto. Dopo Barcellona, Casalecchio: Sasha Danilovic ha rifatto l'inchino, si è preso tutta la scena per sé anche se poi, come già per l'Eurolega, ha riconosciuto che le luci della ribalta glie le tengono accese i compagni,la squadra.

Antoine Rigaudea farà mai un inchino? Difficile, per non dire impossibile; sarebbe una violenza troppo plateale alla regola della misura che lui si è dato in campo per essere il pilota della squadra, playmaker nel vero senso della parola che fa giocare gli altri anzi tutto, playmaker nel senso più moderno del ruolo con un'interpretazione a tutto campo che è stata il marchio di fabbrica di uno che gli inchini li faceva spesso e volentieri, tale Magic Johnson.

Come Magic, Rigaudeau invece che portar palla la fa viaggiare, con passaggi coast to coast che non nascono nemmeno dalla visione di gioco, semmai sono il frutto della previsione di gioco, di quel dominare ogni situazione con la tranquillità e la naturalezza del talento naturale. Ad Antoine gli inchini non interessano, non ci pensa, e questo ovviamente non vuol dire che gli vadano di traverso le recite di Danilovic: più semplicemente, lui sceglie sempre di stare sotto le righe piuttosto che sopra.

Cosa ci si potrebbe aspettare del resto da uno che dichiara di andar matto per i fumetti e che dopo qualche mese a Bologna, la città con più offerte nel settore, dichiara di essere a disagio perché non trova cibo per la sua mente? Tanto è lucido in campo, capace di canestri incredibili, o di passaggi da una parte all'altra del campo, rasoiate che spesso servono a innescare proprio Danilovic, e capace pure di errori grossolani perché da artista del gioco non conosce mezze misure e pure le boiate le marca con la classe sbagliando in modi che ad altri non sono permessi, così vive serenamente sulle nuvole fuori.

Sembra vivere così, poi gli basta una battuta per dimostrare che non è vero, che non è permesso a chi non abita a Fumettilandia dare giudizi. è capitato anche a me: Rigaudeau era ospite a Basket Time, ottimo ospite, capace di parlare italiano, e di ascoltare l'italiano, cosa ancora più difficile perché in studio spesso si deve correre, e gli ho fatto notare che quel giorno non aveva giocato proprio benissimo. Oltre tutto glielo dicevo con tutto l'affetto che si può avere un playmaker vero uno che ha provato a recitare la stessa parte, solo presa da copioni meno importanti e su ribalte meno significative. E lui mi ha guardato con la faccia che hanno i protagonisti dei fumetti quanto vedono un marziano. Non ha detto ho giocato bene, oppure non ho giocato male. Ha semplicemente risposto: "La mia squadra ha vinto, io ho vinto".

E così oggi, ad avventura finita, un'Eurolega e uno scudetto dopo, se ancora c'è qualcuno che storce il naso lui, guarda l'ironia del caso, lo mette in riga: "La Kinder ha vinto, Rigaudeau ha vinto". C'è riuscito, benissimo, anche senza essere capace di fare gli inchini.

 

RIGAUDEAU A CENA DA JOSPIN

Il premier francese ha voluto accanto a sé per una sera i grandi sportivi

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 28/10/1998

 

A cena con il primo ministro. Che non è Massimo D'Alema perché Le Roy, ovviamente, è un cittadino francese. E, proprio per questo motivo, è stato chiamato da Lionel Jospin che, accanto a sé, almeno per una sera, ha voluto i grandi (sportivi) di Francia.

Tra i grandi di Francia. Di cestisti ce n'era uno solo e non poteva che essere Antoine Rigaudeau, per il quale il premier transalpino ha un occhio di riguardo. Dal momento che il giovanotto, pochi mesi fa, è salito sul gradino più alto del vecchio continente, portando a casa l'Eurolega (seppur con la maglia di una formazione italiana). Una soddisfazione per Antoine che, almeno parzialmente, mitiga la delusione per l'attuale situazione. È ko, Rigaudeau, "azzoppato" dal terribile parquet del Cska che ha già fatto più di una vittima. I primi esami parlavano di uno stop di un paio di settimane, al limite (ma proprio al limite), per essere recuperato in vista della stracittadina di domenica. Una partita, il derby, al quale il francese non porta bene. In Coppa Italia fu annullato da Rivers. In campionato (atto secondo) giocò bene nonostante un infortunio, ma fu poi costretto a un lungo stop che gli impedì di prender parte alle sfide incandescenti di Eurolega.

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RIGAUDEAU, CAMPIONE ANCHE AL RISTORANTE

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 01/11/1998

 

La classe non è acqua; e Rigaudeau la dispensa in campo e fuori. È successo l'altra sera, nella trattoria Baroni. Il francese era a cena con la moglie, Claude, a poca distanza da un tavolo di fumatori. La consorte non ama il fumo così, con discrezione, ha domandato a un cameriere se era possibile chiedere ai commensali lì vicino una cortesia. Se, cioè, potevano spegnere le sigarette. I tre hanno acconsentito e, alla fine, hanno scoperto una piacevole sorpresa alla cassa. Per ringraziare la gentilezza ricevuta Antoine ha pagato la cena.

 

 

RIGAUDEAU DECISIVO

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Pensando ai canestri decisivi di Rigaudeau, vengono sicuramente in mente le due Coppe Italia, la morbida sospensione nel supplementare contro Siena nel 2002 e il gioco da tre punti contro Varese, che ribaltò il punteggio da  meno uno a più due. C'era stata però anche la gara di Eurolega nel 1997-98 a Istanbul contro l'Ulker, in una partita che lo vide segnare solo 4 punti, con 1 su 7 al tiro e 2 su 2 ai liberi, ma quei tiri dalla lunetta li realizzò a 14" dalla fine, sul 66-66 (dopo che Danilovic con 11 punti filati aveva riportato in parità la Virtus), poi Antoine completò l'opera andando a rubare palla a Anderson, che aveva catturato il rimbalzo d'attacco dopo avere sbagliato due liberi. Anche in campionato le Roi fu protagonista di un'analoga impresa. Il 17 gennaio 1999 la Virtus era reduce da tre sconfitte nelle ultime quattro gare, il 3 gennaio a Gorizia contro l'ultima della classe, il 7 gennaio a Salonicco e, dopo la vittoria casalinga contro Reggio Emilia (in cui la Kinder perde Danilovic per infortunio), nel derby di Eurolega. Proprio nella stracittadina al tiro, seppur con basse percentuali, ha trascinato la squadra, segnando il +5 al 37", la tripla del pareggio al 40" e il + 6 nel primo supplementare, anche se ha sbagliato il tiro decisivo nel secondo overtime, quando la Virtus, già priva di Danilovic, aveva perso per raggiunto limite di falli anche Olowokandi, Abbio, Nesterovic e Sconochini. Così la Virtus si presenta a Milano con questo insolito cammino perdente, inoltre demoralizzata dall'infortunio di Danilovic e dall'impatto molto inferiore alle attese della prima scelta Olowokandi. Inoltre la Kinder parte malissimo, 12-0 (primo canestro bolognese dopo 3'31", 20-7 ed è quasi un sollievo il 38-30 dell'intervallo. Messina prova con la zona a opporsi al trio Booker, Johnosn e Portaluppi, 58 punti e 40 tiri. Dopo un brutto primo tempo Olowokandi, vittima di una tendinite, resta in panchina per 20'. Al 26' pareggia Sconochini, sorpasso di Nesterovic, 48-49, al 28'24" e ulteriore allungo Kinder, 48-54. Quando Bologna torna a uomo Booker, con una tripla, una penetrazione e un'acrobazia da vicino, riporta l'Olimpia avanti 64-61 a 3'15". Nel frattempo c'è stata anche la beffa di un canestro annullato a Frosini per il suo quinto fallo. A 50" Binelli cattura un rimbalzo offensivo, poi Nesterovic pareggia dalla lunetta, 66-66. Rigaudeau (31 punti, con 8 su 12 da due, 3 su 9 da tre e 6 su 6 ai liberi, 3 rimbalzi e una sola persa), che ha già azzerato il vantaggio della Sony, con 10 punti nei primi 10' di secondo tempo, e riportato Bologna avanti con 4 su 4 ai liberi a 1'28", segna a 7" il canestro decisivo, 66-68. Dopo aver detto nell'immediata vigilia che né lui, né il resto della squadra avrebbe dovuto preoccuparsi di non far sentire l'assenza di Danilovic, ma che la ricetta era continuare a fare il proprio gioco, Antoine segna 31 punti, ovvero quelli che di media fin lì segnavano proprio lui (15) e Sasha (16), e inoltre realizza anche il canestro decisivo, solitamente prerogativa principe di Danilovic.

 

VIRTUS, SCOPPIA A SORPRESA UN CASO-RIGAUDEAU

di Andrea Tosi e Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 15/05/1999

 

Mentre Varese festeggia lo scudetto, comincia a muoversi il mercato delle bolognesi. Si diradano le nebbie sulla Virtus. Il patron Cazzola sta discutendo con la Kinder per allungare la partnership di almeno due anni, Dorigo vorrebbe a garanzia l’estensione del rapporto con Ettore Messina a copertura dell’impegno dell’azienda torinese. L’ex c.t. è l’ago della bilancia, pur avendo un altro anno di contratto. Rigaudeau ha rilasciato al quotidiano L’Equipe dichiarazioni non proprio rassicuranti. Ha un’escape Nba ma anche un’uscita verso squadre che partecipino all’Eurolega: la Virtus non la farà e questo può liberarlo. "Ho alcuni contatti con la Nba - ha detto - e si potranno definire meglio quando per molte franchigie la stagione sarà finita. Non escludo niente". Antoine, però , dovrebbe rimanere. Come Abbio. Mercoledì l’azzurro ha incontrato Cazzola: si discute su un triennale senza forti rialzi. Quindi c’è da definire l’arrivo di Ekonomou, firmato con un biennale da 2 milioni di dollari. Cazzola, con l’apertura totale del mercato dal 2000, vorrebbe uno sconto. Il greco, dopo un anno in chiaroscuro, è controllato dagli agenti Delibaltadakis e Grant, quest’ultimo mentore di Messina e Rigaudeau, una sorta di manager-ombra della Virtus. Cazzola dovrà mettere d’accordo tutti e tre: non sarà facile. Infine dovranno essere inseriti due lunghi al posto di Nesterovic e O'Sullivan. Sulla sponda Fortitudo, tutto è fermo, anche se gli obiettivi sono noti: un centro di peso e qualità , un’ala polivalente. Skansi, in vacanza, avrà la prossima settimana un summit con la proprietà . La dirigenza si interroga su Fucka (il suo contratto potrebbe essere girato al Panathinaikos, se Ekonomou andrà in Virtus); difficile la riconferma di Karnisovas, anche se il lituano ha un anno di contratto, il sogno è arrivare a De Pol magari spingendo Milano con importanti argomenti a riprendere il triestino da Varese. Il recupero di Galanda, non in cima alle preferenze di Skansi, è un rebus. Due lunghi, tra Gay, Betts e Damiao, da collocare in prestito, sono in uscita. L’inglese o l’azzurro potrebbero essere girati alla Sony, più Galanda o ancora Monti, per avere De Pol. Un altro degli esuberi, il solito Damiao, Monti o Chiacig, potrebbe finire in compensazione a Varese. E c’è da chiudere la partita-Basile, con Reggio Emilia che chiede un paio di giocatori. In questi giorni, si dovrebbe conoscere l’orientamento di Obradovic a Treviso. Il tecnico ha un’opzione per svincolarsi dall’ultimo anno di contratto e ha offerte da grossi club. Benetton vuol continuare nella politica di "ridimensionamento con giudizio" e ha già rinunciato a Rebraca (in partenza per Toronto) e Sekunda. Williams è convinto di avere chances Nba, per Bonora sembra raffreddato l’interesse della Virtus.

 

IL FIGLIOL PRODIGO: ANTOINE RIGAUDEAU

di Stefano Valenti - Giganti del basket – n. 11/1999

 

Antoine Rigaudeau, nel momento in cui aveva deciso di uscire dalla seconda parte del contratto con la Virtus pesava anche l'insoddisfazione per la chiusura della scorsa stagione, senza scudetto e fuori dall'Eurolega?

No. Mi sono solo detto che se c'era la possibilità di andare a giocare nella NBA era giusto tentare di farlo. Ma non andare per provare, ma per giocare. E per questo c'era bisogno di avere offerte concrete, non solo ipotesi. Durante la stagione questo è accaduto, il generai manager dei Knicks era interessato a me ma non aveva il potere per decidere. Poi è scoppiata una guerra tra lui ed il coach Van Gundy, ha vinto quest'ultimo e Grunfeld è stato licenziato. Prima e durante gli Europei altre squadre hanno fatto sapere ai mio agente che erano interessate, ma stavano giocando i playoff ed i contratti potevano essere firmati solo dal primo agosto.

La sua estate è sembrata caratterizzata da due fasi: nella prima una ricerca assidua di provini e contatti perché voleva fortemente quell’ingaggio; poi, sperimentata la situazione, una ritrosia nei confronti dell’ambiente NBA che le chiedeva di ripartire da zero, non riconoscendo le doti che l’hanno resa una stella assoluta del basket europeo.

Giocare nella NBA era il sogno da giovane. Ed a quei tempi mi dicevo che avrei fatto di tutto per provare ad andare. Poi ci pensai meno, perché mi piaceva fare carriera qui in Europa. Quindi sono arrivati questi due grandi anni alla Kinder che hanno risvegliato in me il desiderio di provare a fare questa esperienza molto interessante che ti costringe a cambiare tutto, stravolgendo il tuo modo di essere giocatore ed il tuo stile di vita. Ma non lo intendevo certo come andare là per essere giudicato in un "workout" dove devi far vedere se sai palleggiare, passare e tirare ed in tribuna c’è gente che ti guarda. Non penso che da un "workout" si possa conoscere un giocatore. Ed allora ho deciso che non avrei fatto neanche una partita, perché non sono un giocatore che esce dal college e deve far vedere cosa sa fare e costruirsi una carriera in un’estate.

Ci può rivelare chi ha mostrato il maggior interesse nei suoi confronti?

Certamente i Knicks. Poi ho parlato seriamente con i New Jersey e Toronto, durante la stagione si erano interessate San Antonio e Boston. Ho avuto contatti con Miami, Utah, Sacramento, ed alla fine, dopo che avevo rifirmato per la Virtus sia Vancouver che i Clippers mi hanno invitato al loro camp.

Il non aver trovato un contratto nella NBA l'ha ferita?

Non molto, ero molto più deluso dopo gli Europei per la brutta figura con la mia nazionale. Perché in quei dieci giorni negli Stati Uniti ho visto com'è l'ambiente, come guardano il basket europeo ed ho capito che è davvero molto difficile per una guardia o comunque un esterno giocare là. Se uno è un 2.10 e lavora duramente con loro ha la possibilità di riuscire ad avere un posto; ma per il resto mi sono solo convinto che era meglio tornare qui e mettere da parte il progetto. Ora sono davvero contento della mia scelta.

La NBA, a questo punto, è un capitolo chiuso?

Ci ho fatto una grande croce sopra. Non ho chiesto e non ho voluto chiedere perché non mi hanno voluto. Forse perché non sono abbastanza veloce o il mio fisico non è come quello che loro cercano per una guardia; forse è un problema tecnico o di mentalità diversa. Io so solo che non mi hanno offerto la possibilità di confrontarmi.

In quei giorni, pensando alla Virtus, si è mai sentito 'scaricato'? O pensava che una porta, alla fine, l'avrebbe sempre trovata aperta?

Quando ho visto che nella NBA non c'erano possibilità concrete ho pensato che la cosa migliore era restare in Europa. Ed allora mi sono informato su com'era la situazione alla Virtus anche se ero informato perché ho sempre seguito le mie ex squadre, Cholet, Pau ed anche la Kinder, si resta legati a dove vivi belle stagioni della tua carriera. A quel punto sapevo che, dovendo inserirmi in una squadra che aveva già iniziato la preparazione, tornando a Bologna sarebbe stato tutto più facile, conoscendo i giocatori, l'allenatore, la città, la casa, ritrovando gli amici.

Chi ha mosso il primo passo?

Sapevo che avevano già fatto la nuova squadra, ma non perché me lo diceva il mio agente che è lo stesso di Messina, se questa è la domanda. Io ho chiesto ed ho trovato la disponibilità a parlare per un nuovo accordo. Ed in cinque-sei giorni abbiamo fatto il contratto, che nella forma è come quello vecchio.

Che Virtus è questa del suo nuovo ciclo?

Ho trovato un ambiente allegro anche sul campo che è la cosa che più mi interessa. C’è sempre una grande voglia di buttarsi a terra per prendere un pallone, di lavorare molto e giocare al massimo, e questo è importante. C’è la possibilità di vincere tutto, la cosa più importante è tornare in Eurolega ed il modo più bello per farlo è vincere lo scudetto. E la Saporta.

Che ha rapporto ha instaurato con Davide Bonora, che col suo ritorno è passato da titolare ad alternativa dalla panchina?

Ovviamente lo conoscevo solo come avversario. Io non ho mai vissuto il rapporto con i compagni di squadra come una concorrenza, penso solo ad usare le mie capacità per fare la cosa giusta sul campo. è poi l’allenatore che fa le sue scelte. Davide è un ragazzo intelligente che può aiutare la Kinder a raggiungere gli obiettivi, come tutti noi.

 

IL PUNTO SUL 'CASO RIGAUDEAU'

La Repubblica" - 08/09/1999

 

Idealmente, a guardare l’amichevole di questa sera con lo Zalgiris - sia pure seduto nella sua casa vandeana di Cholet - ci sarà pure Antoine Rigaudeau, che ogni giorno si profila all'orizzonte, ma ogni giorno resta dov'è. L'impressione è che ormai Bologna sia il posto migliore dove giocare (meglio: quello dove si guadagna di più), ma non sia ancora il posto prescelto. Si parla di soldi, ovviamente, sulla linea sempre aperta (e molto frequentata) tra casa Virtus e il suo agente Ken Grant: e si conteggiano, filtra, distanze ragionevoli, cosicché fare il primo passo per accostarsi potrebbe pure diventare una questione di puntigli. E di altri giorni, più che ore, da aspettare. Non sarebbero pochi, ormai, per una storia che va avanti da mesi. Converrà rifare, per chiarezza, il riassunto del complicato feuilleton. Antoine Rigaudeau decide dunque di uscire dal contratto quadriennale con la Virtus dopo la fine del campionato. Gli basta un fax e si spalancano due finestre: la prima è aperta sulla Nba, e Rigaudeau l'aveva piazzata, ai tempi dell'ingaggio nella Virtus, a metà del suo viaggio bianconero, qualsiasi cosa accadesse; la seconda è aperta sull'Europa, ma solo se la Kinder resta fuori dall'Eurolega. Come, in effetti, è. Si va agli Europei, Rigaudeau pensa solo alla Francia, ma intanto il suo agente accetta di rinegoziare l'intesa. In cambio di una dilazione sine die per trovarsi una squadra americana, viene concordato di chiudere la finestra sull'Europa. Se non va nella Nba, il suo vero sogno, Antoine giocherà solo a Bologna. Il 6 luglio, in Virtus, arriva il fax. Vado nella Nba. E la squadra? Vado a cercarmela. In realtà, in primavera, la squadra c'era già. Era San Antonio, tutto pronto, solo da firmare. Senonché gli Spurs vincono il loro primo titolo Nba, il boss blinda la squadra confermando tutti gli 'eroi' e più di tutti Jaren Jackson, l’uomo che doveva far posto al francese e invece il posto se lo tiene giocando finali fantastiche. La Virtus si mette il cuore in pace, si ridisegna senza Le Roi, chiudendo con Stombergas e Andersen, bloccando le partenze di Abbio o Sconochini. Il 23 luglio Rigaudeau va a New York, con Tim Shea, scout europeo dei Knicks, e Ken Grant. Fa un provino in palestra, non convince. Attraversa la Grande Mela e chiede un posto ai Nets, il club di periferia che lo mette i formazione per la lega estiva: non farà in campo neanche un minuto, le chances sono minime, non ne vale la pena. Seguono altri contatti. C'è una chiacchierata con Mike D'Antoni, ma Denver non ha soldi da investire su un buon giocatore europeo che, da Nba, resta un punto interrogativo. C'è una trattativa con Toronto, che però s'innamora di Meneghin. Ci sono Cleveland, Minnesota, Miami, ma non va in porto niente, anche se Grant dice che 4 squadre lo cercano tuttora e porte aperte ce n'è. Nel frattempo, si è riaperta quella della Virtus, perché il cuore in pace proprio non ci sta, se uno dei tuoi possibili migliori giocatori è a spasso, se un altro si ferma e un altro si rompe e un altro non ingrana e parte piano. E qui siamo adesso, prima di alzare il sipario, stasera, sulla nuova Virtus. Pardon, sull'attuale Virtus.

 

Le Roi in regia

IL RITORNO DI 'LE ROI'

La Repubblica - 09/09/1999

 

Più che un esilio, avrebbe dovuto essere un addio, per Le Roi. Che invece, ieri ha fatto il trionfale rientro. Alle 17.15, accompagnato dall'agente Grant, Rigaudeau ha parcheggiato la sua Jaguar dopo un viaggio di sei ore dalle Alpi svizzere dove era in vacanza, nel solito posto macchina del PalaMalaguti, poi l'abbraccio con i compagni. E la presentazione alla stampa. Nella sala era già tutto pronto, con la canotta numero 14 posata in bella vista sul tavolo principale. Seduto di fianco al ‘gemello’, come l'ha chiamato Messina, Danilovic, Antoine, in tenuta da gioco come il resto  della squadra, ha aspettato il termine della conferenza per l'inevitabile assalto di domande.

La sorpresa ve l'ho fatta? Sono contento, è sempre bello stupire, in senso positivo. Nel mio ritorno  comunque non ci trovo niente di strano. Ho messo una croce sull'Nba, questo era il momento giusto per provare oltreoceano. Perso quel treno non avevo dubbi; sono felice di ritornare a Bologna, con questa società, il coach e i compagni. Qui per vincere, è naturale, questo è sempre e comunque l’unico obiettivo della Virtus. Mentalmente non sarà un problema ripartire. Più che la mancata chiamata dagli Usa, mi ha deluso il quarto posto ottenuto agli Europei con la Francia.

Ma in quali condizioni?

Sono tre settimane che non lavoro, dovrò testarmi un po' prima di dire qualcosa.

Com'è stata l'estate di Rigaudeau?

Avevo dei contatti, ho provato con New Jersey, Boston, Toronto, Utah, Miami. Tutti “work-out”, come hanno fatto fare a Meneghin, una cosa strana.

Si tratta di allenamenti individuali praticamente solo esercizi di tiro, corsa, salto.

Non ho voluto giocare nella summer league perché non volevo mettermi a livello degli universitari e non ero in buona forma dopo una stagione intera con l'aggiunta degli Europei. Né volevo trovare un posto come un altro, da tappabuchi. Era mia intenzione continuare la mia carriera a determinati livelli. Mi avevano chiamato San Antonio e New York, ma essendo arrivate in finale non hanno più voluto cambiare.

E poi?

Con la fine di agosto l’ipotesi Nba era chiusa. Con Bologna ero rimasto in contatto: la   prima e unica scelta. Era già troppo tardi per andare in Grecia o in Spagna, ma se avessi voluto lo avrei fatto prima che scadesse l’opzione con la Virtus, con la quale ho scelto di continuare la mia carriera e dovremo cominciare subito forte. C'è davanti un anno pieno di traguardi, tra i quali l’Eurolega.

Il palcoscenico principale rimane il pallino per Le Roi, che ha firmato per quattro anni,  'spalmando' così in parte il suo oneroso biennale. Ma che contratto c'è tra il francese e la Kinder? Risponde Cazzola.

È un quadriennale con una clausola di uscita per entrambe le parti dopo due stagioni. Naturalmente pagando la relativa penale.

L’altro nodo era Sconochini.

Hugo - ha detto Messina - farà parte di questa squadra, come è sempre stato nei programmi. Tra due mesi tornerà a essere parte effettiva dell'organico. Siamo in molti? La cosa non mi preoccupa, problemi di abbondanza ne dovevamo avere anche nei due anni scorsi, e invece…

Due è stato il numero chiave di ieri, dato che pure la Kinder ha rinnovato il suo rapporto di primo sponsor della Virtus fino al 2001.

 

 

PAROLA A LE ROI

Il Resto del Carlino - 14/09/1999

 

Prima partita di Rigaudeau, primo successo bianconero e stagione che si apre con un Messina soddisfatto e disteso, perché pian piano sta recuperando tutti gli effettivi. Intanto il francese si guarda attorno – ha cominciato a lavorare con i compagni da mercoledì scorso, scaldandosi prima del confronto amichevole con lo Zalgiris Kaunas – e inizia a prendere le misure della nuova squadra.  

Com’è la nuova Virtus?  

Prima di tutto la squadra c’è perché ha un’anima. Poi c’è tanta voglia di giocare e lavorare insieme. Questo è un aspetto molto importante.

Ma lei, Rigaudeau, come si è visto?

Era il primo match dopo due mesi di astinenza. Credo di essere andato bene. Per questo sono abbastanza contento.

Che differenze ha notato con la vecchia Kinder?  

Per me è una domanda difficile. Sono qui da tre giorni, arduo rispondere a un quesito del genere. Posso limitarmi a qualche considerazione: c’è grande voglia di lavorare e come ogni anno, alla Virtus, di arrivare fino in fondo e vincere. E poi ci sono giocatori che sanno bene cosa sia la pallacanestro.

Contro Montecatini avete chiuso la partita in quindici minuti con una difesa che non ha concesso spazi ai toscani.

La difesa è importante sempre, in Italia come in Francia, in Spagna come in Europa. Sappiamo che per andare lontano non dobbiamo concedere tiri facili agli avversari.

Ma per sbattersi dietro, sacrificandosi per la squadra, bisogna essere forti mentalmente.

Qui, forte di testa, devi esserlo per forza. Se non hai questa spinta non puoi arrivare alla Virtus. Dove tutti difendono con accanimento perché il sacrificio di uno solo sicuramente non basterebbe.

Positivo il primo test con Bonora.

Non ho mai avuto problemi di concorrenza. Non li ho avuti a Cholet e nemmeno a Orthez. E tantomeno a Bologna.

Il suo arrivo è coinciso con una crescita di “Pandoro”. Il suo rientro, dunque, ha avuto un effetto benefico.

Beh, questo dovete dirlo voi. Non ho visto giocare Davide prima di mercoledì, perché sono appena arrivato. In questo momento penso soprattutto a recuperare.

E come va?  

Per ora bene. Tengo il campo con padronanza. Ho qualche difficoltà se i ritmi di alzano molto: in questo caso faccio fatica a rientrare.

Ma quando rivedremo il miglior Rigaudeau?  

E’ difficile dare dei tempi precisi. Potrei dire in quindici giorni, ma se tutto procedesse per il verso giusto potrei fare anche prima. Ma potrei impiegare anche qualche giorno in più. Vedremo. Per ora posso solo confermarvi che mi sento bene. E che voglio riprendere a correre come facevo prima di fermarmi.

 

 

LO ZAR & LE ROI, ATTENTI A QUEI DUE

di Walter Fuochi - La Repubblica - 27/09/1999  

 

Due bravi ragazzi che da sette-otto mesi non giocavano più insieme, s'intende stando bene di salute e non strizzandosi fra bendaggi vari o dispersi per sogni Nba, due bravi ragazzi che si chiamano Rigaudeau e Danilovic, e in arte Le Roi e lo Zar, sono tornati a far ditta, di quelle con la & commerciale, e hanno fatto capire dove potrà tornare, un giorno, la Virtus. Per adesso, se n'è accorta Roma, che è da scudetto solo in certi circoli capitolini, ma non è, comunque, una squadra che deve fermarsi, neanche a Casalecchio, a 48 punti. Presto, è probabile, se ne accorgeranno altri, se il cantiere Messina ha già ritrovato, in qualche fidato magazzino, i vecchi arnesi: e cioè le barriere dei lavori in corso, il nastro bianco e rosso che indica che non si può entrare, le mazze e i picconi, pure, per chi ci si avventura. La Kinder ha stracciato l'Adr, ieri sera, semplicemente abrogando la partita. Rigaudeau ha spaccato subito la partita, Danilovic ha anestetizzato le ferite che Roma tentava di infliggere, con un temperino. Ma forse il più bravo di tutti è stato Frosini, e non solo perché non ha sbagliato mezzo tiro. Nella sua aerea non c'è volato un moschino, e Kidd ha perso 3 palloni per passi, tutti uguali, cozzandogli contro, ed ha segnato due canestri per sbaglio. Inguardabile. Ancora, ha giocato bene Bonora, con una direzione del gioco anche più metodica del Roi francese, ed Ekonomou ha alzato un muro invalicabile per Tonolli. Infine, entrato da sesto uomo, al posto di Abbio scelto come stopper, Stombergas potrebbe trovare in questo ruolo, che nella Kinder delle rotazioni  non è riduttivo nè punitivo, il suo ritaglio più utile. Se è vero che Messina ama mettere dalla panchina uno che sappia inventare qualche punto, se il quintetto è infossato, ieri Stombergas ne ha dati da tre, a rimbalzo d'attacco e in contropiede. Messina abbassa il quintetto: non mette Stombergas, ma Abbio, perché c'è da braccare Williams Roma ha infatti due piccoletti, che sono troppi per l’abituale quintetto in bianco, tutto sopra i due metri: Rigaudeau penserà a Iuzzolino, ma soprattutto luzzolino farà fatica a pensare a Rigaudeau, che infila i primi 5 punti della partita, sfruttando proprio quei 20 centimetri (una testa...) in più. Roma ci mette 5'30" a segnare il primo canestro, su una palla vagante, ghermita da Kidd, e altri 4’30’’ per fare il secondo. Rigaudeau, invece, è già a 13 punti personali dopo 7’40’’ (e Williams a tre falli), sul 19-6. La Kinder è spietata in difesa, almeno quanto Roma è sciagurata in attacco: Frosini rifila tre stoppate e concede zero aria a Kidd, Abbio impone le sue due molle a Williams, Ekonomou non fa nessuna fatica su Tonolli, idem Danilovic su De Pol che tanto qualcuno che lo racconta da fenomeno lo trova sempre. Roma è una tragedia, soprattutto in attacco, girando a meno di un punto al minuto (8 in 12'30"), la Virtus non è scioltissima, eppure macina. Sale a + 26 a fine tempo, quando Roma ha fatto in 20' gli stessi gol del Milan a San Siro. Si ricordano tutti: uno scippo di Kidd, un'entrata di Ferroni, una doppietta di Williams. 4 su 22 alla pausa, contro il 15/22 della Kinder (più 12/12 dalla riga). Se non è finita poco ci manca. E infatti, nella ripresa, si vede qualche tripla inutile di Williams, e poco altro. Fa più notizia il volo di stamani, della Virtus sulla Lettonia. Volo Lufthansa, quasi un anno dopo la lite furibonda di Mosca.

 

 

INTERVISTA AD ANTOINE RIGAUDEAU

di Francesco Forni - La Repubblica - 25/08/2001

 

Veterano a 30 anni ancora da compiere? No, non sono finiti i canditi per Rigaudeau, nessun ridimensionamento: come direbbe Lefebre, Antoine ha «riposizionato» la sua strategia. Ha cominciato da una settimana il suo quinto anno in bianconero dopo un'estate di riposo in famiglia. Fine degli straordinari sotto il sole, come altri coetanei. Abbio, Myers, Herreros e anche più giovani come Karnisovas e Rebraca hanno disertato gli Europei.

Paura che nel serbatoio non ci sia rimasto molto?

Ormai le stagioni a certi livelli passano le 70 partite. Se vuoi essere competitivo fino in fondo prima o poi devi tirare il fiato. È 13 anni che faccio il professionista, gli sforzi mentali e fisici ci sono e ho bisogno di stare con la mia famiglia.

Il Grande Slam però è arrivato dopo le fatiche di Sidney.

L'anno scorso l'argento alle Olimpiadi mi ha dato una grande carica, ma poi durante la stagione spesso ho risentito della pubalgia che nei mesi prima mi aveva messo in croce. Mi devo gestire, tutti devono farlo. Dopo le Olimpiadi fino a dicembre lavorai in un certo modo, poi in altro, per arrivare bene alla fine.

E adesso si riparte. La Kinder dodici mesi fa non era in pole, stavolta c'è solo lei, campione uscente dappertutto.

Siamo quelli da battere? Lo eravamo anche dal dicembre del 2000. Noi ci siamo, ma non staremo da soli: nessuno starà a guardarci incantato. La Fortitudo, la Benetton e Pesaro in Italia, più tutte quelle che potranno schierare un sacco di americani. Livello più alto e qualche avversaria che avrà facce nuove sconosciute. In Europa, il solito giro, con le spagnole, le greche e le sorprese, immancabili.

Un lustro a Bologna: ha dato e ricevuto tanto.

Qua sono sempre stato bene, ho vinto parecchio, la mia famiglia si trova a suo agio. Solo due stagioni fa, con la pubalgia e il difficile momento societario, ho patito. Per il resto praticamente solo rose.

Ha messo il suo marchio nelle due Virtus più vincenti della storia.

Nel '98 giocavo da play puro, e il basket che andava di moda allora era più fisico, un po' lento. La passata stagione ho passato più tempo nel ruolo di guardia e per vincere è servita una maggiore velocità, sia nell'esecuzione dei tiri che dei passaggi. Entrambe le volte è andata bene e non posso dire quale sia stata la Virtus più forte: un giocatore si trova bene quando i risultati arrivano. E in entrambi i casi io li ho avuti.

Questa Kinder è più giovane dell'altra: potrebbe durare a lungo.

Siamo una squadra fresca e con un evidente talento, ma è impossibile ragionare in ottica di tre o quattro stagioni, è cambiato il mondo del basket. E considero pericoloso guardare troppo a quello che si è fatto. Ne riparleremo tra otto mesi.

C'è un Becirovic in più.

L'ho visto, non ci ho giocato contro perché al tempo di quelle sfide ero ancora fermo per il menisco. è un ragazzo che ha grandi numeri, talento nelle mani. Senza dubbio un innesto importante, che dà un grosso spessore al reparto esterni, dove eravamo già molto competitivi.

 

Le Roi sfrutta la sua statura per andare sotto canestro

LE ROI: "VOGLIO ANDARE A DALLAS, È IL SOGNO DELLA MIA VITA"

di Francesco Forni - La Repubblica - 08/01/2003

 

Il futuro è a Dallas, Rigaudeau?

Complimenti a voi che mi avete scovato. Io ho provato a nascondere fino all’ultimo la faccenda. Le cose stanno così: il 29 dicembre Don Nelson dei Dallas Mavericks mi ha chiamato e mi ha chiesto di andare da loro. Io non ci ho dormito due notti, poi ho deciso di accettare.

Quindi addio alla Virtus?

Ho voglia di provare, si tratta di una scelta personale. è la prima vera opportunità a certi livelli. Dallas mi cerca: si tratta di una squadra che ha un progetto e l’ambizione di giocare per i massimi traguardi nella Nba e dove gli europei hanno un loro peso. Mi avesse chiamato un altro team con obiettivi diversi avrei detto no. Né in America, né in Europa avrei potuto guadagnare come alla Virtus: non è questo il nodo.

E la società che ne dice? E’ impossibile assorbire disinvoltamente la perdita del capitano e del miglior giocatore.

Non ho la Nba escape. Ho chiesto alla Virtus se potevo: ripeto, ho voglia di fare il salto. Ma ne parleremo ancora con Madrigali: adesso diventa una questione di tempi. Con Dallas avrei i prossimi cinque mesi e la stagione seguente, ma ripeto, non è una questione di business. Questa è l’ultima possibilità che ho per conoscere il basket americano e la sua cultura, un’esperienza che potrebbe tornarmi utile anche nella futura carriera. Comunque non ho ancora pensato a una data per il mio ritiro.

La Virtus barcolla, lasciarla così non è dura, dopo sei stagioni ottime?

Ho ricevuto molto e anche io ho dato. In questi giorni ho pensato anche ai tifosi. Ma ripeto, è un’ambizione personale e ho parlato solo con Nelson e con la Virtus, che ha capito la mia voglia. Non ho avuto contatto con nessuno dei miei colleghi che gioca in America. Se tornerò in Europa è chiaro che avrei il piacere maggiore a giocare per la Bologna bianconera. So già che non sarò il loro play, hanno Steve Nash che è bravissimo: coprirò i ruoli di guardia e ala piccola. A me sta bene così: il loro basket adesso dà possibilità a gente come me.

 

 

RIGAUDEAU, A DALLAS FINO A FINE CARRIERA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 10/01/2003

 

«In America non vado e torno. Ho l’offerta di un contratto garantito per questi cinque mesi e anche per la stagione prossima. Poi, per quella 2004-05, hanno un’opzione i Mavericks: se sono andato bene, mi tengono, sennò basta. Ma se mi tengono, nella mia testa, la mia carriera finisce nella Nba. Poi, resterò nel basket. Non credo però come allenatore. Qualcuno ha detto che mi libero del contratto con la Virtus per rientrare subito in Europa dove voglio? No, non esiste. Pensieri malsani».
Antoine Rigaudeau parla in un ufficio della palestra Virtus, fra un suo poster trionfante, una diabolica suoneria che lo tortura ogni due minuti (anche perché aspetta l’ultima bandiera a scacchi per partire), molta diplomazia per procedere cauto sui sentieri tracciati. Sepolta sotto la neve, la tana dell’Arcoveggio è vuota, e vi giungono pure attutite le ultime parole del presidente Madrigali («Vendo, ma non svendo»). La squadra, battuto il Partizan, è in riposo: è venuto Antoine, a far pesi col professor Grandi, uno degli abbracci più forti, la notte prima. Le Roi non vorrà avere mezz’etto in più, il giorno, vicino o lontano, che lo fascerà la maglia numero 17 dei Mavs.
La sera precedente, coi trionfi di folla e un applauso così plebiscitario da rendere vistose e stonate le astensioni, è già nell’album dei ricordi, con tutto il resto di questi cinque anni e mezzo. «Bellissimo il primo e bellissimo quello dello Slam. Difficile il terzo. Avevo la pubalgia, qualcuno non aveva fiducia. No, niente nomi, ma fu dura». Il futuro, e cioè la vita americana, l’ha soppesato con la moglie e i due bambini. Fuori campo, s’intende. In campo, dice, «non ho obiettivi, ma se farò cinque partite filate senza entrare m’adeguerò. è la mia prima opportunità nella Nba, ho pensato a quella e non alla situazione della Virtus. Sarò stato egoista, ma ci ho riflettuto e anche in Virtus mi hanno capito».
A tutto ieri sera, Rigaudeau aspettava che, tra la Virtus e il suo agente Grant, di stanza in città, si trovasse la chiave per aprire l’ultima porta. Che la partita fosse un braccio di ferro, magari in guanti di velluto, non era un’ammissione da levare ad Antoine: di affari si occupano gli agenti e le parole ovvie erano che, in Virtus, i suoi conti e i suoi rapporti sono pari con tutti. Se quest’intesa si trova in fretta, Rigaudeau non va a Reggio Calabria («nella mia testa, ho salutato l’altra sera»); poi, finché sarà sotto contratto, può esservi convocato. In città, ha già salutato gli amici e alzato i calici dell’ultima cena. Una risposta attesa a ore significa valigie pronte e biglietti già prenotati in agenzia.
La partita passa ora nelle mani della Virtus e delle sue manovre per rimpiazzare il partente. E allora, sepolte sotto la neve nella tana dell’Arcoveggio, sono riaffiorate anche tante idee estive. Ci sono da prendere due pezzi, un play e un’ala. E c’è da spendere un solo visto per extracomunitari, l’ultimo rimasto, e da capire se si possano utilizzare visti già emessi da altre questure. La faccenda riguarda Gorenc, per il quale ieri si sono surriscaldate le linee con Varese: Boris è sulla rampa, aspetta solo che si certifichi la validità del suo permesso. Sennò, sullo stesso banchetto prealpino, s’è riproposta una suggestione che oggi pare remota come una granita o un ombrellone, legata pure all’era breve di Tanjevic. Sì, s’è riparlato di Andrea Meneghin, primo sogno del primo Madrigali, poi idea stracciata dell’ultima estate, che però è fermo da un mesetto per guai fisici e neppure pareva in rientro.
Di play, s’è sentito di Booker, di Sanchez, di Djordjevic (appeso a un promesso, ma non ancora emesso, passaporto spagnolo). Di Woolridge, che era pronto a partire, si ha invece prova che è stato declassato perché s’è accontentato di accasarsi a Le Mans. Meglio l’uovo francese della gallina italiana. Infine quest’oggi, a parlare della sfida alla Viola, ci saranno Bianchini e Frosini: se non è un pronostico troppo scontato per le abitudini della casa, sarà pure l’investitura del nuovo capitano.

 

L'addio di Le Roi (foto tratta da http://xoomer.virgilio.it/virtusboy/)

Tratto da "Euro Virtus" di Marco Tarozzi

 

Mister Fosforo ha la faccia tranquilla e raramente tradisce un'emozione. Ma in quella serata magica di Barcellona ha festeggiato, eccome se l'ha fatto. Ha sorriso felice, incamerato pacche sulle spalle, alzato al cielo quella coppa così grande e così attesa. Perché si è reso conto di aver fatto anche lui, come la sua Kinder, il salto di qualità che ancora gli mancava. Era un bel principe venuto dalla provincia, Antoine Rigaudeau. Cresciuto tra le mura di casa della sua Cholet, maturato a Pau. Un playmaker atipico, due metri di intelligenza pure e movimenti leggeri e leggiadri, miglior giocatore di Francia dal '91 al '94, e e ancora nel '96. Era un principe di provincia, ora è diventato re d'Europa, se permettete è tutta un'altra faccenda. Per arrivare sul trono gli serviva una grande corazzata da manovrare con quelle mani agili e quei pensieri lucidi. Ha visto la Virtus, ha deciso che quello era il posto giusto e ha trovato il modo di farsi notare. Facendo ammattire Alfredo Cazzola sulle strade d'Europa, prima con lo Cholet e poi con il Pau Orthez. In Eurolega, Antoine Rigaudeau era diventato una specie di incubo per le Vu nere, e alla fine il presidente deve aver pensato che era meglio averlo dalla propria parte, questo francese dall'aria assorta capace di caricarsi la propria squadra sulle spalle e di trascinarla verso imprese leggendarie. Così, Mister Fosforo è arrivato a Bologna. Per vincere, con quello sguardo attento e la testa perennemente inclinata sulla spalla sinistra, piegata dai pensieri si direbbe. Perché Antoine è uno che pensa, sul parquet e nella vita. Riflette, capisce un attimo prima, gioca d'anticipo. Sempre con quell'espressione un po' così, un Boris Vian dei canestri, esistenzialista del sudore e delle geometrie perfette. Con quel vantaggio di vedere tutto, campo e avversari, dall'alto dei suoi due metri di regista allungato. Un leader silenzioso, Antoine Rigaudeau. Sul campo, nello spogliatoio. Perfettamente integrato nella sua realtà, padrone degli angoli e degli spigoli della Città dei Canestri. Parla già un italiano aristocratico, cadenzato, e quando parla guarda appena verso l'alto. Va a caccia di pensieri, questo nuovo re d'Europa.

 

SPECIALE DERBY: I RACCONTI DI ANTOINE RIGAUDEAU

di Daniele Labanti - www.jarring.it

 

Rigaudeau, si ricorda del derby?

Mi ricordo tutto e con piacere. Abbiamo vinto due titoli contro la Fortitudo, nel 1998 e nel 2001: il primo fu pazzesco e stupendo, il secondo forse più facile.

Tutte sensazioni particolari?

Sono emozioni uniche, perché i tifosi caricano questa partita di aspettative e pressioni inarrivabili e vincere lo scudetto in un derby è una gioia unica che abbiamo provato.

E’ davvero una gara speciale?

Lo è e questo derby lo sarà ancora di più, perché manca da tanto tempo e soprattutto perché le due squadre sono ai massimi livelli. Quando c’è concorrenza al vertice la sfida ha sempre un sapore particolare, anche se poi contano solo i titoli e non i derby.

Il clima della casa Fortitudo può fare la differenza?

Anni fa era forse anche più ostile, ma è meglio così perché fornisce ulteriori motivazioni. Nel 2001 è stato eccezionale vincere a casa loro, dimostrare che più facevano rumore e più noi ci caricavamo. Potevano fare di tutto, ma nulla ci avrebbe messo in difficoltà.

Quell’anno la Kinder vinse un derby di 37 punti e un altro in rimonta, partendo da -19.

In una partita così succedono sempre cose strane. Il derby regala momenti speciali, che poi la gente contribuisce a rendere leggendari.

Questo derby può cambiare la stagione dell’una o dell’altra?

E’ presto. La Virtus è prima con merito ma ha un po’ sorpreso, dimostrando comunque di avere un ottimo staff e un ottimo roster. La Fortitudo è campione in carica, il valore non si discute.

Però in quel 2001, fu proprio un derby a spaccare la stagione.

Quando vincemmo di 37 punti fu un momento particolare. Volevamo dimostrare a tutti che contro di noi nessuno poteva vincere, avevamo un carica assoluta. Ogni contesto però è diverso.

Stavolta cosa succederà dopo l’undicesima di campionato?

Credo che sia presto per dare dei giudizi. Se vince in piazza Azzarita, la Virtus avrà un’iniezione di fiducia enorme che potrà regalarle una spinta ulteriore, ma non sarà certo un derby decisivo. Magari si ritrovano in finale scudetto, come quattro anni fa.

E la Virtus può vincere addirittura lo scudetto?

Non lo so, se lo può vincere lo vincerà. E se lo vincerà, significa che l’avrà meritato. Io sono contento di rivederla in cima alla classifica dopo tutto quello che è successo, se lo merita la gente bianconera.

Rigaudeau, come si vince un derby?

Si vince facendo più punti degli altri. Non è vero che ci sono dei segreti, la pallacanestro a questi livelli è un libro aperto: i derby sono partite fatte per chi vuol vincere, per chi ha rabbia e voglia.

Non le viene voglia di giocarne un altro?

Assolutamente no. Ho chiuso, non ci penso nemmeno a tornare in campo né ad allenarmi. Ma lo seguo in tv qui da Valencia e magari ad aprile verrò a vederlo dal vivo.

I RICORDI DI UN SUO TIFOSO

Le Roi Rizgaudeau, 14/02/08

 

- aneddoto1: per dimostrare quanto fosse di "classe" anche fuori dal campo, si sa che una sera era a mangiare al ristorante con la moglie incinta... al tavolo di fianco, due signori fumavano... chiese gentilmente se potevano evitare... evitarono, e li ringraziò tantissimo... quando questi signori si alzarono e fecero per pagare, trovarono il conto già saldato dal Re, che aveva pagato anche per loro, senza ovviamente fargliene parola, per ringraziarli, quando era andato via con la consorte!
- aneddoto2: fu "accolto" dai fortitudini con frasi del tipo: non si è mai visto un francese giocare a basket!... smentiti...
- aneddoto 3: come dimenticare il bellissimo discorso (in piedi sul tavolo dei commissari di gara) il giorno della partita in cui i tifosi virtussini fecero un sit-in in campo per contestare l'esonero di Messina? Iniziato col mitico "mi sento come un pugile in ginocchio, ma che non vuole finire k.o."....

 

Un ringraziamento a Le Roi Rizgaudeau per le segnalazioni di diversi articoli che appaiono in questa pagina.