SAM WILLIAMS

(Samuel Keith Williams)

Sam Williams dalla lunetta

nato a: Los Angeles (USA)

il: 07/03/1953

altezza:

ruolo: ala

numero di maglia: 9

Stagioni alla Virtus: 1985/86

statistiche individuali del sito di Legabasket

 

LA PAGINA DEL CAMPIONE: SAM WILLIAMS

Superbasket - 02/01/1986

 

Samuel Keith Williams è nato a Los Angeles, California, il 7 marzo 1959,è alto 2,05 e gioca ala. Da ragazzino non era un grande prospetto: decise di frequentare il piccolo Pasadena City College dove,però, riuscì a mettersi subito in luce tanto da ottenere una borsa di studio dalla molto più quotata Arizona State University: siamo nel 1978 e nella prima stagione a Temple non è molto utilizzato e viaggia alla media di 5,7 punti a partita. Ma progredisce: da junior il suo score sale a 12,4, col 58,3% dal tiro, per poi, all'ultimo anno, salire ancora fino a quota 13,2. Complessivamente, nei quattro anni di università, Williams ha disputato 85 partite, segnando 784 punti (media 10,3) con l'ottimo 55,5% di realizzazione. Viene chiamato dai Golden State al secondo giro, numero 33, delle scelte 1981. Il suo esordio coi i Warriors è più che incoraggiante: 59 partite, 6,1 punti di media sempre con un'ottima precisione, un "high" di 23, per una matricola niente male, e anche 308 rimbalzi. Entra stabilmente nel circo della NBA: l'anno successivo migliora ulteriormente le sue cifre (75 partite, 8,4 punti di media, high di 26) tanto da venire "acquistato", nel novembre 1983, dai Sixers, freschi campioni. Si fa onore senza esaltare, è un buon cambio, utilizzato quasi venti minuti a gara. Termina la stagione con 6,5punti di media e un'apparizione nei playoffs. Confermato giunge alla sua quarta stagione NBA: per una serie di problemi disputa solo 46 incontri e la sua presenza si fa sempre più sporadica. Decide, così, in piena estate, di accettare le offerte della Granarolo Bologna avendo alle spalle, complessivamente quattro stagioni nella NBA per 257 partite più nove ai playoffs, 1.638 punti, circa sei di media,con una percentuale del 50% dal campo. Giocatore molto dinamico, dai movimenti plastici e di classe innata, gioca meglio nei pareggi del canestro e in velocità perché non è un tiratore.

L'elevazione (qui contro Dale Solomon e Tojo Ferracini): una delle poche cose mostrate da Williams in Italia (foto Giganti del Basket)

PROVACI ANCORA, SAM

All'università Tony Zeno era sua riserva, nei pro era la riserva di Julius Erving. A bologna, spesso, guarda dalla panchina giocare Clivo Righi. Come è possibile? Cambierà qualcosa?

di Tullio Lauro - Giganti del Basket - 31 marzo 1986

 

Nel 1981 lo speaker di Arizona State University annunciava così lo starting five della squadra: Kurth Nimphius, Lafayette Lever, Alton Lister, Byron Scott e Sam Wiiliams. In panchina rimaneva un suo amico carissimo, quel Tony Zeno che sarebbe ancora in campo qui da noi a bruciare le retine se non si fosse infortunato a Brindisi.

Nel 1985 indossa una maglia rossa con l'inconfondibile scritta "Sixers". Per 514 minuti in 51 partite è colui il quale sostituisce sua maestà Doctor J, Julius Erving. Pochi mesi dopo l'ingaggio italiano accettato con entusiasmo, il viaggio e l'arrivo a Bologna, la firma, i dollari sicuri. L'inizio sufficiente, forse discreto. Poi i problemi, tanti. Gli infortuni, poca roba, ma tante volte fermo: la caviglia, il dito, l'influenza, il taglio ad un altro dito. Come va a finire, per uno che giocava in compagnia di gente come Scott e Lister all'università e come Malone e Erving nei pro? Finisce con il coach che lo deve tenere  in panchina per vincere una partita (è accaduto a Treviso) e al suo posto magari fa giocare Clivo Righi, volenteroso ragazzone che Erving l'ha visto solo sui poster di Giganti.

"Non mi nascondo dietro un dito" dice Gamba, che ci racconta la scelta di Sam Williams per la Granarolo. "L'ho preso io insieme a Porelli. Ci serviva un'ala versatile, visto che non sapevamo come e se avremmo potuto recuperare Bonamico". E qui già si risponde ampiamente ai "criticatutto" del parterre e delle tribune bolognesi che si sono chiesti perché non fosse stata presa una guardia. "Su di lui avevo solo referenze buone: un rapporto in cui era giudicato "tre stelle", come Brown della Silverstone" prosegue il coach della Granarolo. "Poi, negli States, ho avuto altre conferme: da John Bach coach dei Golden State a Pat Williams general manager dei Phila, da tutto lo staff dei Knicks che lo teneva sotto controllo per garantirsi da una possibile rottura con Louis Orr, per finire con Jack Ramsay: tutti me ne parlarono bene, senza dire che era Larry Bird e confermando che era ancora un giocatore acerbo, ma per l'Italia, dicevano, sarebbe stato un buon calibro".

Nessun giudizio negativo, insomma, e se Gamba avesse letto anche il caustico Zander Hollander avrebbe letto che Sam "potrebbe essere un buon rimbalzista, ma non ci riesce spesso" ma anche che "potrebbe essere una polizza assicurativa per i Sixers e a basso prezzo".

Da lui Sandro gamba non si aspettava certo 30 punti a partita, né forse lo cercava un uomo così: "mi bastavano 10 punti e 10 rimbalzi a partita e la difesa. E con quelle referenze ero trqnquillo" dice. Ma allora perché il povero Sam Williams non si è ancora espresso ai livelli che gli sono possibili? O, per dirla come il tifoso medio, perché ha fatto solo ridere? "Il suo problema sono le difese a zona, gli arbitraggi e la sua testa" continua l'ec coach della nazionale "Altri giocatori americani prima di lui ci hanno messo un mese, due mesi e poi hanno capito, sia le difese a zona che gli arbitraggi. Lui no, si sente frustrato dai fischi, si abbatte e non riesce a dare più niente". Contro le difese a zona poi lui è dovuto tornare mentalmente indietro agli anni dell'università e addirittura a quelli dell'high school. "Negli Stati Uniti è diverso" interviene Sam Williams "là giochi uomo contro uomo, l'area è libera". E Sandro Gamba rincara la dose "Contro le zone prende la palla per fare cose che sono proibitive qui da noi, qui ci sono gli aiuti difensivi, speravo che lo capisse, ma...": Un altro argomento che i tifosi tirano fuori spesso è quello della velocità. Lui in sostanza sarebbe un giocatore da contropiede e la Virtus contropiede non fa. "Non sono sicuro che lui sia adatto ad un gioco super veloce" spiega Gamba "e d'altra parte non credo che nemmeno la mia squadra possa esprimere un gioco superveloce":

Sandro Gamba, l'uomo che ha vinto di più nel basket italiano, le ha provate tutte. "Ho parlato al ungo con lui, ho provato tutte le tattiche, dagli urlacci alle pacche sul sedere, dall'incoraggiamento al cazziatone, niente, o quasi". Il classico bastone e la classica carota, come dice Porelli. "So che a Bologna si aspettavano molto da me" interviene Sam Williams "ma qui è molto diverso, là giocavo con Malone, Erving, Jones Cheeks, qui è più difficile, anche se non ho nostalgia di casa, Anche negli USA ero abituato a stare lontano da casa. Io credo che noi possiamo migliorare molto e per farlo ci vuole più comunicazione tra i giocatori e il coach. Siamo noi che dobbiamo fare meglio quello che il coach ci chiede di fare. Poi ci saranno i playoff, so cosa vuol dire quell'atmosfera che si respira in quei momenti e noi possiamo arrivarci più forti".

Non ci sarà molta comunicazione tra i giocatori, ma le cose dette da Williams collimano con quelle dette da Roberto Brunamonti, forse il migliore della disgraziatissima Virtus di questa stagione. "Il problema non è Sam Williams, il problema è la squadra che non va. Siamo tutti responsabili. Nessuno di noi giocatori si è mai permesso di accusare Sam, perché siamo tutti colpevoli. Ma non dimentichiamo mai che in Italia alla fine della fase normale ci sono i playoff e allora si ricomincia da capo: ricordate Pesaro l'anno scorso. Non dico che noi faremo lo stesso, però..:":

Un'altra argomentazione che il coach ha cercato di usare nei suoi confronti è stata quella classica: "Gli ho detto che spesso ci sono gil scout delle squadre pro e che giocare bene nella lega italiana è un biglietto da visita importante, ma non c'è stato verso. Gli manca la forza morale, non riesce a superarre gli ostacoli, quando la pressione sale le cose diventano difficili lui sparisce".

Ma come si fa a tenerlo in panchina, regalando così un americano alle altre formazioni, considerando anche tutta la miriade di infortuni che ha colpito la squadra? Non si potrebbe, ma Gamba lo ha anche fatto, mandando in campo i giovani, Righi, Trisciani, Ansaloni, tanti quanti il pubblico di Bologna non era abituato a vedere. Il problema non è tecnico, non c'entra lo schema fatto per quello o per quell'altro ("con gli schemi alla lavagna faccio sempre canestro" sorride Gamba), ma è un altro, o meglio ancora una serie di altri. Gamba ha messo lui in post e Villalta in ala: è andato bene Renato, ma non lui. Il problema è nella sua testa e solo lì. I passi avanti dovranno venire solo da lì. Ora si è sposato (e la società gli ha chiesto di farlo di lunedì e non il venerdì come lui voleva) con Vernita, una 27enne di Houston ("il matrimonio per me è una sfida, devo pensare di più al mio futuro, e questo mi deve rendere più maturo e devo imparare a dare quello che voglio dare") e si spera che anche questo evento serva a far scattare quella molla che lo deve far tornare ad essere quel giocatore che dopo una settimana di allenamenti si avvicinò a Gamba e gli disse: "Coach, sono sicuro di avere le qualità giuste per giocare nella tua squadra".

La faccia stranita di Gamba che cerca di spiegare il basket europeo a Sam Williams