JOE BINION

Joe Binion (foto tratta dal libro "3 Volte Virtus")

 

nato a: Rochester (USA)

il: 26/03/1961

altezza: 204

ruolo: centro

numero di maglia: 15

Stagioni alla Virtus: 1994/95

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto

 

FRECCIA BINION SICURO: "NON VI DELUDERÒ"

Corre i 200 in 27 secondi ed è già in forma il centro della Buckler. "Sono convinto che qui avrò la possibilità di giocare la pallacanestro frizzante che piace a me. La Virtus sogna l'Euroclub, ma io penso soprattutto allo scudetto perchè a Livorno l'ho perduto per una frazione di secondo"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 14/08/1994

 

La stazza fisica del pivot capace di farsi largo nelle trafficate aree europee, ma lo scatto rabbioso della guardia, capace di concludere in contropiede qualsiasi azione. Per coronare un sogno inseguito da lungo tempo la Virtus e Alberto Bucci si sono affidate a uno statunitense che ben conosce il nostro campionato: Joe Binion, al suo settimo Anno nel Belpaese e reduce da due stagioni in maglia Kleenex. Lui, in attesa del debutto in Coppa Italia, fa già "arrabbiare" i compagni - "Guarda che ti abbiamo preso per giocare sotto canestro e prendere rimbalzi, è inutile che cerchi di tirare da tre", lo rimprovera scherzosamente Morandotti, nella palestra di via dell'Arcoveggio - bruciando, nonostante la sua mole tutt'altro che trascurabile, i 200 nel tempo di 27 secondi, solo qualche decimo in più della scheggia Danilovic. 

Qual è il suo bilancio di questi primi giorni di allenamento con i suoi nuovi compagni?

"Good, very good. Qui fa un gran caldo, ma si lavora sodo, per preparare nel migliore dei modi la nostra stagione. In questa prima settimana, anche se mancano i quattro nazionali, ho notato diverse differenze con quello che avevo già visto in Italia. Mentalità diversa, una capacità di concentrazione superiore al normale, ma in particolare giocatori molto motivati, che credono in loro stessi, in quello che fanno. Ho questa nuova maglia bianconera per lottare per il vertice, alla fine non conteranno le statistiche individuali, ma solo aver vinto un titolo, una coppa e io non voglio deludere le aspettative dei tifosi".

Cosa pensa di trovare nella Buckler?

"Conosco Bucci, l'ho già avuto a Livorno quando, al mio primo anno italiano, perdemmo lo scudetto per qualche frazione di secondo. Sono convinto che qui avrò la possibilità di giocare una pallacanestro frizzante, quella che preferisco, insomma. Non come mi era capitato sempre da queste parti, qualche anno fa. L'esperienza di Reggio Emilia si è rivelata un incubo, per fortuna che subito dopo sono arrivate le stagioni a Pistoia, dove ho conosciuto il mio amico Dan, che ho ritrovato in città".

Gran bella coppia quella fatta da lei e Gay, non trova?

"Certo, non l'ho dimenticato. Penso che lui e i suoi compagni potranno darci fastidio in campionato perché la Filodoro si è rinforzata".

Ma quali sono le squadre che le fanno più paura?

"Beh, a parte la Filodoro, credo che sia la Benetton Treviso a potersi togliere molte soddisfazioni. Avevano già un buon gruppo, ma in quel team mancava un power forward capace di completare ed esaltare le doti di Rusconi. È arrivato Ken Barlow, mi sembra un acquisto azzeccato. E poi in questo ristretto gruppo di candidate per la vittoria del titolo metterei anche Milano".

Ha messo la Fortitudo tra le favorite: ha già sentito parlare del derby?

"Sì me l'hanno già detto il clima che si respira al palazzo. Ma non dimenticate che esperienze simili le ho già vissute a Livorno, ai tempi in cui le squadre erano due e a Pistoia, divisa da una rivalità incredibile con Montecatini. Sono pronto a giocare, non avrò problemi particolari".

E se dovesse indicare il suo obiettivo principale di questa stagione?

"Volete dire la possibilità di scegliere il risultato e la meta da inseguire con gramde attenzione. So che Bologna, la Virtus e i suoi tifosi sgnano una coppa, vogliono l'Euroclub. Naturalmente piacerebbe anche a me, ma penso che il campionato forse perché ho solo accarezzato l'idea di stringere uno scudetto, per qualche minuto, abbia un fascino particolare. Ma siamo la Buckler, la squadra campione in carica, abbiamo il dovere di lottare e sudare per fare bella figura in tutte e tre le competizioni che ci vedranno impegnati".

IL VERO JOE BINION È VICINO

L'americano è sicuro: "Sto per uscire dal tunnel. È stato il periodo più buio della mia carriera, mi ha salvato la palestra. Non ho mai creduto ad un taglio perchè ho sempre dato il massimo. Ho sentito i fischi ma i compagni e  Bucci mi hanno sempre aiutato"
 

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 29/11/1994

 

Una rinascita che passa attraverso Zagabria, raggiunge Milano e approda, finalmente a Bologna. È l'interrogativo che si pongono tutti: sapere se Joe Binion è riuscito a scacciare i fantasmi di un recente passato e tornare ad essere il giocatore decisivo e determinante che i tifosi della Buckler avevano ammirato in maglia livornese e pistoiese. Battuta a domicilio dalla capolista Birex - ma a Joe, sicuramente, non potevano essere imputate responsabilità precise, la Virtus si è ripresa, violando un campo ostico, come quello di Zagabria e un altro, altrettanto duro (almeno sulla carta), come Milano, dove Binion ha realizzato 15 punti (6 su 8 al tiro) e raccolto 10 rimbalzi.

 Finalmente il risveglio auspicato da tutti, non trova?

"Sì, spero proprio che rappresenti il riscatto, dopo tante partite non giocate come avrei voluto, nonostante l'impegno non sia mai venuto meno".

 Come spiega questo periodo nero?

"Sono cose che possono accadere. Ho cercato di uscirne al più presto, ma non è stato facile".

 Qual è il segreto di questa sua trasformazione?

"Non esistono ricette particolari, perchè ho continuato a fare quello che ho sempre fatto in passato, ho lavorato sodo in palestra. È l'unico metodo che conosco, per uscire da una situazione come questa, i fatti per ora mi danno ragione.

 Protagonista a Zagabria e a Milano. Eppure c'è stato anche lo spauracchio di Kenny Williams.

"Continuo a pensare che non ci fossero motivi per arrivare al taglio. Perchè la Virtus avrebbe dovuto comportarsi in questo modo? Ho sempre dato il massimo, anche se i risultati, non sono stati all'altezza. In allenamento ho sempre dato il 100 per cento".

 Veniamo alle ultime vittorie: Zagabria.

"Si è trattato di un grande successo, perché mancava Danilovic. Eppure abbiamo vinto su un campo sul quale la Virtus aveva una tradizione negativa. Abbiamo fatto quello che sappiamo fare, senza modificare nulla e quando ci concentriamo...".

 Dopo la trasferta croata, in attesa di confrontarvi con il Barcellona, c'è stato l'intermezzo milanese.

"Un altro successo in trasferta. Fuori casa, ogni tanto, è meglio rallentare, non possiamo tenere la velocità stratosferica di sempre. Così penso che talvolta sia meglio giocare in modo più controllato e giocare sulla grinta e la concentrazione. In fondo non siamo andati poi così male?

 Non c'è nemmeno un istante per riposarsi, però. Dopo la Coppa e il campionato è nuovamente il turno dell'Euroclub. La sfida interna con Barcellona potrebbe chiarire le idee, giusto?

"Una squadra molto forte, sappiamo bene che sarà una sfida importante, forse decisiva per il nostro cammino in Europa. Ma adesso le cose vanno piuttosto bene e credo che con le stesse armi che abbiamo utilizzato nelle ultime partite si possa fare bene".

 Sia sincero, i fischi dei tifosi e le critiche della stampa le hanno fatto male? "No lo escludo, perché i giornali non li leggo e quindi le critiche sono passate del tutto inosservate. Diverso il discorso sul malumore dei tifosi: i miei compagni, però, mi sono stati vicini, così come l'allenatore. Spero veramente di avere messo la parola fine sul periodo più brutto della mia carriera. Le ultime partite hanno dimostrato che sono in ripresa, ma questo deve essere semplicemente un punto di partenza, non quello di arrivo".

IL MANTELLO DEL VAMPIRO

di Werther Pedrazzi tratto da "3 volte Virtus"

 

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Il Dottor Stranamore (Alberto Bucci), invece, almeno sulle prime, più che allo scudetto pensava intensamente all'Euroclub.

"Per tentare di giocarci con maggior successo la carta dell'Europa cercammo di rinforzarci un po' sottocanestro. Un pivot, sì, forte. Ma che non interferisse e che non sconvolgesse le alchimie della Virtus, che aveva già il suo catalizzatore, un primattore, al quale nessuno doveva permettersi di rubare la parte in scena, pena dolori".

Levingston docet. Perché nulla ci toglie dalla testa che il mal di schiena dell'ex professionista americano si fosse, l'anno prima, improvvisamente aggravato dopo lo screzio con Sasha a Barcellona, guarda caso... Adesso la Buckler punta su Joe Binion, da una vita in Italia, solido e modesto, senza grilli per la testa, così parrebbe. La stagione inizia con l'eliminazione dalla Final Four di Coppa Italia per mano della Benetton.

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"La Coppa dei Campioni non l'avevamo persa ad Atene, ma in quelle partite relativamente facili come a Leverkusen o ad Istanbul contro l'Efes Pilsen, partite portate avanti dalla squadra punto a punto, senza grossi stimoli... I discorsi erano un po' sempre gli stessi, vedevo riaffiorare qualche venatura d'insofferenza, niente di nuovo, veramente, i soliti problemi... Anche Binion si era messo a reclamare qualche pallone in più, ma poi, se riceveva palla, si sentiva sotto esame e la sbagliava, il pubblico fischiava, lui viveva nell'angoscia, e qualche volta la sfogava, o forse l'affogava, quell'angoscia, alla Cantina Bentivoglio. Insomma, era cambiato poco o niente dall'anno precedente".

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Il senso della stagione bolognese era segnato da un verdetto: Virtus tremenda in casa, tremante in trasferta. Dicevano gli esperti: Bologna deve fare in fretta a sbarazzarsi della Benetton, molto in fretta, al massimo in tre gare, prima che cuociano i cuoi vecchi, e che guariscano Naumoksi e Woolridge. Detto fatto. Come due anni prima: tre a zero, e scudetto. Ancora una volta fu decisivo espugnare (83-77) il Palaverde, verde di rabbia, di Treviso, nonostante la prova di forza di Rusconi (26 punti). il fatto nuovo, anzi, pure quello un "dejà vu", fu che anche quest'anno nella finale saltò fuori per Bologna una protagonista inatteso e decisivo: il meraviglioso canto del cigno di Joe Binion, che fu l'uomo-scudetto con messe di punti per lui inusuale e carrettate di rimbalzi (15 nella vittoria di treviso). Binion come Wennington: per molto tempo l'uomo sbagliato nel posto sbagliato, alla fine l'uomo giusto al momento giusto.

La specialità di casa Binion: il rimbalzo

 

Joe, una sera si presentò alla Cantina Bentivoglio con due sue cugine, venute dagli States. Una era normale, ma l'altra... Fate conto... Mio dio... Ma come si potrebbe dire?- ... Binion sputata... Però senza la fava. Ahh... no? Così non si può dire? - Beh, identica, comunque, a Joe, per peso e misure. Con un vestitino viola, tutto frufrù, che intanto porta sgarro da morire, e la schiena tutta nuda che sembrava una balena. Quando si dice il caso: quella era una sera di "gospel". Che poi sarebbe il canto che sgorga dall'anima della gente di colore. Interpretato, nell'occasione, da quattro ragazzi di Roma. Joe Binion e le sue cugine, tre neri, vestiti tutti sgargianti, proprio come dei neri veri - presenti quelli di "Radici"? - invero anche un po' alticci, ad un certo punto si fiondano ai microfoni, chiedono ai quattro di Roma di potersi esibire in coro. Figuratevi l'attesa - ... tre amici di colore, il "gospel", è cosa loro... - che divenne subito smarrimento e incredula sorpresa, con quei quattro romani che cantavano da dio, e 'sti tre neri che facevano uno strazio. Salta su un ragazzo, che non resiste più, si mette a urlare, e chiede: "Ma che razza di negri siete?".

Eppure non c'era ombra di razzismo nella sua imprecazione, nessuno ne dubitava, anche prima della sua precisazione: "Te - puntando il dito all'indirizzo di Joe - sei l'unico americano di colore che non salta un cazzo, e te, che vuoi fare Ella Fitzgerald, sei più stonata di una carampana". Era un tipico ragazzo di Bologna: innamorato della musica e del basket. Mica razzista. Credete che Binion si sia offeso? Allora non conoscete: rideva come un pazzo.

tratto da "3 volte Virtus"