MASSIMO BULLERI

nato a: Cecina (LI)

il: 10/09/1977

altezza: 188

ruolo: playmaker

numero di maglia: 13

Stagioni alla Virtus: 2007/08

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

 

ARRIVA BULLERI: "BOLOGNA, TI CONQUISTERO'"

Il Resto del Carlino - 04/12/2007


Massimo Bulleri da ieri è un giocatore in forza alla Virtus. La formula scelta dai due club - la settimana scorsa Conroy aveva imboccato la strada che lo aveva portato a Milano - è quella della cessione temporanea del contratto.
Bulleri in bianconero fino al 30 giugno 2008 e poi? «Poi ridiscuteremo», spiega Claudio Sabatini. Il giocatore, intervenuto telefonicamente ieri sera a Rete 8 nell’ambito di Casa Cotti, ringrazia e promette gratitudine al club bianconero. Anche perché Bullo è stato operato ai legamenti della caviglia destra la settimana scorsa dal professor Giannini. I tempi di recupero si aggirano sui tre mesi.
«Quella della Virtus - racconta Bulleri - è un’incredibile dimostrazione di fiducia nei miei confronti. Sono infortunato: non posso che essere grato e riconoscente alla società di Claudio Sabatini».
In bianconero fino al 30 giugno 2008: poi bisognerà parlare con l’Olimpia Milano e pure con Mauro Di Vincenzo, che cura gli interessi del giocatore. Sabatini si augura che il rapporto possa proseguire.
«Spero si possa trovare bene - attacca il patron - e che possa restare qua. è un giocatore italiano. Per il futuro vedrei bene una coppia di play italiani: Bulleri e Di Bella».
Bullo ringrazia di nuovo e incalza. «Mi auguro anch’io di poter restare. Sono contentissimo dell’opportunità che mi è stata offerta dalla Virtus. Spero di poter ricambiare e di riuscire a sdebitarmi nei confronti della società».
Il sogno della Virtus sarebbe quello di poter avere sia Bulleri sia Blizzard in campo per la final eight di Coppa Italia.
Più realisticamente, per l’azzurro, bisognerà attendere almeno fino a fine febbraio.
Il suo programma prevede altri 3-4 giorni di immobilità assoluta e poi un paio di settimane con le stampelle. Dopodiché si comincerà a parlare di rieducazione.
Sabatini non parla di cifre ma assicura che «non è stato un discorso economico, né tantomeno c’è stata un’asta. Il giocatore ha subito sposato il nostro progetto. Un’operazione, la nostra, che ha ricevuto il via libera anche dal nostro coach.
Bulleri dunque play bianconero, ma l’operazione (l’anno di contratto costava a Milano una cifra superiore ai 700 mila euro) non preclude altri interventi di mercato.
«Restiamo attenti — sentenzia Sabatini —. Cerchiamo un play americano che possa dare una mano».

 

BULLERI 2, IL RITORNO

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 27/03/2008

 

A vederlo fuori dallo spogliatoio, col k-way nero e la valigetta delle pomate fra le mani, per alleviare il carico di borsoni del dottore, non sembrava quel-l'eroe che con un paio di folli galoppate aveva regalato alla Virtus la prima vittoria dopo 45 giorni, scacciando i fantasmi d'un'imminente lotta per non retrocedere. Massimo Bulleri c'è entrato in silenzio in questa strampalata e moribonda Vu nera ed era ovvio che nella prima notte in cui ha colpito, fosse per tutti il meno atteso. Tranne per Renato Pasquali, che lunedì c'aveva candidamente detto d'avere impellente necessità di buttare nella mischia ogni uomo abile a combattere, anche senza freschezza atletica, in primis proprio il Bullo.

Ventiquattr'ore dopo, è Bulleri a costruire l'assalto a Montegranaro, portando due punti probabilmente decisivi per la salvezza. «Non è la mia vittoria — attacca subito — è la vittoria della Virtus. Non m'interessa stare qui a commentare la partita per dire che è stata la mia prima buona gara: abbiamo vinto dopo sei sconfitte, abbiamo invertito la tendenza e adesso c'è maggiore fiducia». S'è svegliata tardi, sempre che si sia svegliata, la Virtus. E l'ha fatto dopo essersi incartata al punto da non aver altra chance che pescare — e sperare — nel calderone dei «dimenticati ». Una storia stranissima, quella del Bullo. Mvp nel 2005, passaggio miliardario a Milano, infortuni, critiche, l'ultimo Europeo giocato male e incastonato nelle urla in spogliatoio fra azzurri delusi, il nuovo crack alla caviglia e Corbelli che lo scarica a Sabatini. Un affare, per queste lande, se stesse bene, se volesse restare per qualche annetto, se fosse il Bulleri versione premio Oscar. Invece è un oggetto misterioso, quando appare in parterre la folla è incredula e scettica, quando il sito Virtus rilanci worldwide gli scatti dei suoi primi allenamenti, si gasa.

Ma Bullo non è lui e le prime uscite restituiscono all'Italia la copia tremolante del giocatore che era. Si parlava anche di questo martedì sera nel foyer, fra i rituali saluti tra Sabatini e Lucio Zanca, gm di Montegranaro avvicinato da una «sospetta» delegazione del clan Fortitudo che si dice lo metta fra i quattro candidati alla poltrona di futuro direttore generale. Se ne parlava perché da Bulleri passavano l'acqua fresca e l'ossigeno disperatamente cercati da Pasquali. «È stata una vittoria del gruppo, non di Bulleri — ripete il play — io c'ero prima, quando perdevamo, ci sono adesso e ci sarò ancora (mini-lapsus per dire che resta? ndr). Stiamo lottando, tanto giocarsi lo scudetto o la salvezza non cambia l'approccio determinato con cui si scende in campo. Non possiamo sbagliare ancora, adesso che abbiamo evitato ulteriori pressioni, ma non so se ci sono margini per risalire la classifica. L'intesa con Best? È un campione e c'è stima reciproca, ormai non abbiamo più l'età per imparare l'uno dall'altro». E via, con i capelli spettinati, la valigetta del dottore, avvolto dal suo k-way nero. Che notte, quella notte, se davvero Bullo è tornato Bulleri.

 

MASSIMO BULLERI

di Claudio Limardi - 08/05/08 - Corriere dello Sport/Stadio

 

Il mercato della Virtus è cominciato scivolando sulla buccia di banana Massimo Bulleri, per quanto la sua decisione di rientrare a Milano abbia fatto nascere il sospetto di una trattativa con lo staff di Giorgio Armani, particolare che ha ulteriormente appesantito il clima della trattativa per il passaggio di proprietà del club milanese. Ma questa è un'altra questione. « Per noi la perdita di Bulleri è importante ­ dice Pasquali - perché lui è un esempio per i compagni in allenamento, perché quando prepari una partita fa mille domande, vuole sapere tutto, partecipa. E poi stiamo parlando di un vincente, uno che alla Benetton ad esempio ha deciso molte partite. Qui purtroppo non ha avuto la possibilità di far vedere il suo valore ». Insomma, a Pasquali l'idea di allenare un Bulleri in salute dall'inizio sarebbe piaciuta. Purtroppo per lui il vicecampione olimpico di Atene ha fatto altre scelte. «Posso capire che un giocatore con il suo contratto, che è oneroso, debba puntare a certi traguardi e debba essere supportato da un club che abbia obiettivi elevati. Capisco Bulleri, ma so­no dispiaciuto lo stesso perché comunque è un italiano da quintetto base, merce rara, e ci avrebbe fatto partire in vantaggio», ammette Pasquali. Ci sono anche risvolti di mercato. Da un lato senza Bulleri ci saranno più soldi per completare la squadra e investire sul mercato straniero, dall'altro però la perdita del Bullo vincola la Virtus ad effettuare una scelta americana obbligata per il ruolo di playmaker. « Con Bulleri avremmo potuto anche pensare di usare lui come playmaker titolare, ma senza un regista di quel livello è chiaro che dovremo andare su un americano » , riflette Pasquali. Che l'americano sia Travis Best o un altro è così.

 

BULLERI, NON TI MERITIAMO

di Gianfranco Bina - Superbasket - 07/07/2008

 

(...)

Massimo Bulleri forse avrebbe meritato una nazionalità diversa, proprio lui che con l'azzurro ha vinto un bronzo europeo ed un argento olimpico. Quando l'Italia meno di un anno fa è collassata sotto le bordate di Jo Herber, uno giunto al palasport di Madrid con carretto dei wurstel, perdendo la strada dei quarti e di avanzare verso Pechino, pochi altri avrebbero avuto il diritto di uscire a testa alta da quella farneticante spedizione. Né la gioventù nascente, intimidita o farfallona, né la vecchia guardia poco predisposta verso il nuovo che avanza,o avanzava. Eppure Bulleri è stato il migliore, quello che ci ha creduto fino all'ultimo istante, colui che ha provato a difendere per due, o per tre, sacrificando i propri falli per coprire le altrui magagne o svogliatezze. Ha fatto il playmaker, lo stopper, il realizzatore - terzo di brigata. In un sistema in cui ognuno andava per conto suo, non c'è mai tirato indietro, andando anche oltre i suoi compiti designati.

Fu logica e comprensibile la scelta di trasferirsi nell'ambiziosa Milano, ben più prodiga di denaro della Benetton, sebbene l'investimento meneghino sia divenuto in un paio d'anni un pacco sa sbolognare alla prima buona occasione (l'infortunio): in Virtus, a Bologna, non si vede, riappare nell'apocalisse di un marasma da cui nemmeno Mandrake avrebbe potuto cavar fuori qualcosa di buono.  "Prendetevelo voi". "No, per carità". Giocatore finito, si dice ad alta voce. "Ormai può andare solo in una piccola", dicono i più ottimisti, nostalgici dei bei tempi che furono. Eccolo qui, il feroce giudizio del mucchio. Bulleri da status symbol dell'elite cestistica, perché nel decennio zerozero non sono molti gli italiani ad aver dimostrato di poter evolvere ai più alti livelli internazionali come il cecinese Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è divenuto l'oggetto che nessuno vuole, il ramingo di un basket mercato di cui è navigante invisibile. Stranamente non s'è ancora sentita la definizione di portasfiga, o altre amenità similari. Magari qualche imbecille leggendo qui troverà l'ispirazione per vilipendere anche su questo piano Bulleri. Chi ce l'ha dovrebbe tenerselo ben stretto; di anni ne ha 31, ed è uno dei pochi "americani" veri che si siano visti in Italia nell'ultimo decennio, uno di quei rari giocatori in grado di elevare il proprio rendimento a livello di playoff, rischiando ad esempio quei tiri che compagni intimoriti dal clima-da-senza-domani abortiscono per fobia da sconfitta e assunzione delle responsabilità. Trattarlo come cascame non è semplice incompetenza, ma assoluta penuria di cultura. Che Massimo Bulleri però azzecchi la mossa, esca dal clima corporativista che si respira da queste parti, in cui si aprono posti agli italiani per legge autarchica e non per meritocrazia; lui qui è divenuto il danno, nemmeno con la xenofobia cestistica, mix imbroglione di diritti di casta ed ente protezione animali, si riesce a trovargli un posto.

Fai il grande passo, Bullo: vai in Spagna, in Russia, in Grecia, in Turchia! Prendi una squadra in mano, conducila fin dove tu sai e puoi portarla. In altissimo. Non farti più affliggere da chi denuncia un enorme vuoto di poca memoria o ti considera una vetusta reliquia, priva di futuro. Da queste parti sono fin troppi.