STAGIONE 1974/75

 

John McMillen, Bertolotti, Serafini Tom McMillen, Tommasini, Benelli, Peterson

Bonamico, Antonelli, Valenti, Violante, Albonico

 

Sinudyne  Bologna

Serie A1: 4a classificata nella prima fase su 14 squadre (18-26)

poule finale: 4a classificata su 8 squadre (8-14)

Coppa Korac: qualificata negli ottavi di finale (1-2); 3a classificata nel girone dei quarti di finale su 4 squadre (3-6)

 

FORMAZIONE
Luigi Serafini (cap.)
Renato Albonico
Massimo Antonelli
Loris Benelli
Gianni Bertolotti
Marco Bonamico
Francesco Cantamessi
Tom McMillen
Aldo Tommasini
Piero Valenti
Roberto Violante
Riserve: Pietro Generali, Marcello Buzzetti
 
Allenatore: Dan Peterson, vice John McMillen

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

L’entusiasmo per una squadra in crescita, che l’anno precedente ha vinto la Coppa Italia e ha scalato un altro gradino in campionato giungendo quinta, viene alimentato notevolmente dall’arrivo a Bologna, a sostituire l’amatissimo Fultz, dell’asso Tom McMillen, che dopo grandi cose all’high school e all’Università di Maryland fa il pendolare da Bologna ad Oxford per un anno prima di una lunga carriera nell’NBA. Conserva ancora con 30 punti a partita (29,94 nella stagione tenendo conto anche della Coppa e addirittura 30,53 nel solo campionato) la migliore media per un giocatore nella lunga storia della Virtus.

La stagione comincia benissimo, 6 vittorie consecutive nette con scarti oscillanti tra gli 8 e i 25 punti, quest’ultimo registrato alla quinta giornata nel derby contro la Fortitudo, quando Tom realizza 37 punti e Serafini 26. è proprio Gigi il compagno che più beneficia della vicinanza di McMillen, contrariamente ai timori che due giocatori di due metri e dieci in campo potessero non essere funzionali. Arrivano poi tre sconfitte, una doppia a Milano contro Olimpia e Mobilquattro, particolarmente pesante quest’ultima con un meno 30 al passivo, e quella casalinga contro Cantù, nonostante i 42 punti di McMillen. La vittoria casalinga contro Udine precede la chiusura del terribile ciclo contro le lombarde, con un’altra sconfitta a Varese; purtroppo però non terminano le partite perse, c’è subito un’altra trasferta negativa a Siena. Poi la Virtus infila una striscia di tre vittorie, contro Mestre (Mc Millen 46), contro la Reyer Venezia sul neutro di Vicenza e in casa su Napoli, prima di una nuova sconfitta a Rieti. 41 punti di Mc Millen trascinano la Virtus alla vittoria su Roma, prima di una sonora batosta subita nel derby. Poi la Virtus chiude con una sola sconfitta, a Udine, nelle ultime otto partite, performance particolarmente significativa considerando che 5 delle 7 vittorie vengono con le squadre che insieme alla Virtus occupano i primi 6 posti della classifica, ovvero quelli che danno l’accesso alla poule scudetto insieme alle prime due squadre di A2. In particolare cadono a Bologna le due milanesi, Varese e Siena, mentre Cantù (priva a onor del vero di Marzorati) è battuta a domicilio dopo due supplementari, con un meraviglioso Tom Mc Millen che realizza 44 punti. Da segnalare all’ultima giornata la vittoria a Castelfranco Veneto contro il Duco Mestre, soprattutto per i 50 punti dell’asso americano.

Quarto posto finale per i bianconeri; la poule scudetto vedrà una Virtus battuta solo una volta a Bologna, da Varese, ma vincente solo due volte in trasferta, a Torino e Siena. I due maggiori acuti, oltre alla vittoria sul sempre ostico campo toscano, sono le due vittorie casalinghe alla prima giornata contro l’Olimpia 73-72 e all’ultima contro i neo campioni d’Italia di Cantù, che gungono a Bologna dopo la conquista matematica del titolo. Proprio in questa partita, vinta dai bianconeri 103-91, mentre un lungo applauso saluta l’ultima apparizione italiana di McMillen, nessuno può immaginare che l’anno dopo, a parti invertite, sarà la Virtus neo campione a perdere l’ultimo ininfluente match a Cantù.

In Coppa delle Coppe, negli ottavi, la pesante sconfitta esterna 114-94 contro il Maccabi Ramat Gan è ribaltata con un +26 casalingo. Nel girone dei quarti di finale la Virtus giunge solo terza in un girone a 4 con Spartak Leningrado (che poi vincerà la Coppa), Jugoplastika Spalato e Moderne Le Mans. La formula prevede l’assegnazione dei due punti in classifica a chi prevale nel doppio confronto e i bianconeri, sempre vincenti in casa e sconfitti fuori, pagano i passivi subiti a Leningrado e Spalato.

 

Virtus schierata a Leningrado in Coppa Korac: McMillen, Tommasini, Benelli, Bertolotti, Bonamico, Violante, Antonelli, Valenti, Albonico, Serafini

DAN CANTA, ASA RITMA, BOLOGNA SPERA

di Gianfranco Civolani - Giganti del basket - Ottobre 1974

 

Sessanta milioni di abbinamento, duecentottanta di incassi-abbonamenti netti, una cospicua dotazione patrimoniale. Gigi Porelli, nume Sinudyne, verifica che nell'arco di una stagione ci sono in cassa quattrocento milioni da spendere. Già, ma come spenderli? In giocatori, dice l'uomo della strada. E invece no, Porelli riesce nella mirabile impresa di non spendere una lira in giocatori (settantcinque milioni fra Tommasini e Violante, ma settantacinque milioni bilanciati dalle cessioni di Gergati e di Natali, nonché dai prestiti di Martini e Pedrotti). Io i quattrini li profondo in strutture, io insomma li investo, tuona il nume e i fans gli fanno eco senza osare fare una piega. In effetti il fenomeno Virtus a Bologna è un fenomeno viscerale. C'è una sola cosa che interessa alle masse, la Virtus, abbinata non importa con chi. E se putacaso in questa Virtus ci vengono a giocare Marzoati e Bisson, tanto meglio, altri abbonati a raffica. Ma va benissimo se ci vengono a giocare anche solamente Tommasini e Violante. Va benissimo perché di Vu nera ce n'è una sola, dicono qui in città, e la Virtus è una fede, è una bandiera, è un dogma...

"Io i quattrini li investo comprando giovani talenti, li investo spendendo duecento milioni per costruire un paio di palestre, li spendo creando una scuola di basket, li investo facendo spettacolo al Palasport, montando un tabellone luminoso che è la fine del mondo, numerando quasi tutti i posti, facendo basket-Barnum..." esplode Porelli.

Il nume tuona e cerca consensi. Umberto Pepoli annuisce di botto e gli astanti guardano Porelli e opinano che sarà il caso di marciare su quella lunghezza d'onda. In realtà Porelli è un vulcano che produce idee a getto continuo. La più parte di quelle idee sono buone e quelle balorde sono ammantate di suadente dialettica, sono calate in terra con lo spadone, sono insomma porte con il contrabbasso del retore scaltrito dal foro.

Questo Porelli oltretutto ha la grande qualità di saper curare a meraviglia le pubbliche relazioni che gli interessano, di saper fare il buio e il controbuio da pokerista incallito, di conquistarsi sempre la fiducia del potentato economico e quindi di trovar soldi e di acquistar credito. Parliamoci chiaro: oggi la Virtus è un pozzo di San Patrizio. Si naviga nell'oro, le strutture ci sono e non ci sono, ma sicuramente ci saranno e dunque si preparano le tappe dei paradisi di gloria. Io magari obietterei che in questa Virtus manca un play (Caglieris?), ma Porelli da quest'orecchio non ci sente, preannuncia sfracelli inenarrabili al Palasport ("Nessuno ci batterà a casa nostra!") e nel frattempo realizza il capolavoro-McMillen.

Vi faccio grazia dei particolari dell'operazione. Credetemi sulla parola: Tom McMillen è un po' l'opera omnia di Potelli, la sua missione speciale, il suo gioiello. Se ne va John Fultz, grande talento, gran giocatore, un tipo che resterà scolpito nella memoria. E allora? Possibile che un gran giocatore debba fare fagotto? Possibile. Porelli e Peterson programmano l'operazione salto di qualità e per portare avanti questa operazione serve un uomo che misuri due metri e dieci e che abbia la mano fatata. McMillen vanta referenze formidabili. negli ultimi due anni ha spopolato. In tandem con Serafini promette di fare cose spaziali. Queste cose spaziali non serviranno per vincere lo scudetto. Perché non serviranno: perché Bertolotti è una grossa ala e se Bertolotti passa esterno-dietro, all'ala ci va Benelli e mi sa che il pur bravo Benelli non sia ala alta da squadra da scudetto. E perché Antonelli, Albonico e Violante a mio parere non offrono al collettivo una garanzia solida sul tiro da dietro, non offrono insomma un gran contributo di punti.

Sono opinioni, si capisce. Sono opinioni di chi preconizza alla Sinudyne un quarto-quinto posto, sono opinioni di chi - io appunto - non condivide questa atmosfera da scudetto già quasi conquistato. Dan Peterson mi dice per l'ennesima volta che lui non intendeva offendere nessuno (ma cosa significa? Per me è tutto lecito, se non si sconfina nel reato. Peterson ha offeso su un certo piano etico, ma in pratica non ha violato nessunissima norma), poi mi racconta la sua strategia spicciola.

Antonelli e Bertolotti dietro, Benelli, McMillen e Serafini davanti. Voglio provare con questi cinque. Poi anche gli altri, Renato Albonico in testa, si capisce. E tieni d'occhio il Valenti, te lo raccomando caldamente. Chi potrà marcare efficacemente McMillen e Gigi? E Bertolotti si applicherà maggiormente in difesa e spesso sovrasterà il uomo di sei-sette centimentri. Io dico che è una bella Sinudyne. Vedrai che ci piazziamo bene.

...

Nel frattempo Timber Jack (Dan Peterson) porta a spasso la sua chitarra, canta languorose canzoni western e subito realizza una magnifica intesa con il professor Asa. Intesa dapperutto, a tavola, a cantare, sì, Timber Dan canta e Asa ritma. Che città, Bulagna, che città. Il disumano professor Asa si umanizza. No, non in palestra. Li fra Assi (the Vampyr of the Sport) e Asa (torturatore degli afflitti) salta fuori un cocktail che offre il destro a un rosario di battute: Assi...milare, Assi...stenza, Tabula r...Asa eccetera. Si ride, ci si giuggiola allegramente. Asa praticametne vive una nuova stagione della sua vita, ai limiti dell'inverosimile.

Nel frattempo Dan Peterson continua a cercare la maniera di fare baldoria senza mai pagar dazio. Ora io non vorrei che qualcuno trovasse irriverente narrare altro risvolto di due personaggi sfaccettati come quelli che sto fotografando. In realtà Bologna deve andare orgogliosa di avere due tanto grandi allenatori di basket. Due tipi diversi, ma sostanzialmente capaci entrambi di trasmettere al prossimo, di comunicare il verbo. Dicevo che Dan non intende pagar dazio. La sua tirchiera è nota anche ai coloni dell'Illinois. Non risulta che Dan abbia mai sganciato la lira anche per un solo caffé. Porelli voleva multare il suo Dan per via di quella bella pensata su carta intestata Sinudyne. Piuttosto la vita, lo ha implorato Little Fox.

Vi racconto questa. Estate, lunga e calda estate '74. Dan se ne è andato negli USA prendendo un solenne impegno con Little Peppa (Peppino Cellini). Portami i Ray-ban, mi raccomando, gli dice Little Peppa. Little gli scrive dieci lettere. In calce c'è sempre la frase. "Penso ai tuoi Ray-ban. Saranno bellissimi, ne sono certo". Poi Little Dan arriva a Bologna, Little Peppa porge l'occhio da triglia per calzare l'occhiale magico, ma Little Fox Dan porta tanto di catalogo: "Così potrai fare la scelta migliore, okay?" aggiunge lo spudorato. Sacramenti in chiave molto Little. Il giorno dopo Little Dan si ripresenta nel sancta dell'altro Little e gli porta in regalo un'agenda come atto riparatore. Agenda el '72. Rapinata a Porelli, scommetto.

 

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Nel 1974/75 se ne va John Fultz, la tifoseria rumoreggia, ma Porelli mette a segno un capolavoro accaparrandosi Tom McMillen, cugino di quel John che è l'assistente americano di Peterson e il Guerino lo battezza subito la Torre numero tre. Tom è una prima scelta dei professionisti che ha optato per l'Italia, come un suo celebre predecessore di nome Bill Bradley, per poter studiare ad Oxford. Le continua trasferte Oxford-Bologna non certo il meglio per un atleta e provocano qualche polemica, ma il grande Tom non poche volte mette in mostra un repertorio da capogiro. I suoi duelli con Bob Morse resteranno nell'antologia delle cose più belle, dal punto di vista tecnico, dell'intera storia della pallacanestro moderna in Italia. Il campionato inaugura la formula a due fasi e questa volta la Forst Cantù di Marzorati, Recalcati, Della Fiori e Lienhard supera l'Ignis. Dietro a loro ci sono Virtus e Innocenti Milano. Nella Sinudyne Peterson lancia un altro giovane che ritroveremo: Marco Bonamico.

 

Duello stellare tra McMillen e McDaniel

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

In estate un altro tassello della Virtus viene aggiunto. Congedato il grande "Kociss", il sostituto si chiama nientepopodimeno che Tom McMillen (cugino di John, l'assistente di Peterson), il quale ha vinto una borsa di studio a Oxford. I suoi 210 cm. di classe purissima non paiono troppo disturbati dalla spola Londra-Bologna-Londra a cui sono costretti due volte alla settimana. La squadra infila, all'inizio del torneo, sei vittorie consecutive, e nel girone di ritorno si esibisce in un "trittico lombardo" che non le riusciva da vari anni: Ignis e Simmenthal perdono in Piazza Azzarita, la Forst a Cantù dopo due supplementari e 44 punti di McMillen.

Nella poule scudetto, anticipatrice dei playoff, la Sinudyne è quarta dietro Cantù, Varese e Milano. L'anno si chiude con 26 vittorie e 14 sconfitte, 1221 punti di McMillen, secondo "top scorer" dietro Bob Morse, e un'utile esperienza in Coppa delle Coppe, dove i più solidi sovietici e jugoslavi (si chiamavano ancora così lo Spartak Leningrado e la Jugoplastika di Spalato) hanno la meglio.

Antonelli, Violante e Valenti festeggiano una vittoria

Tratto da "Quando ero alto due metri" di Dan Peterson

 

Dopo la vittoria in Coppa Italia, la stagione 1974-75 cominciava con noi, la Virtus, come la quarta potenza del campionato, sempre dietro le tre lombarde: Ignis Varese, Innocenti Milano e Forst Cantu. Un motivo per questo era il fatto che avevamo ingaggiato nientemeno che Tom McMillen, cugino di John, All-America, Olimpionico, personaggio e studente ad Oxford… com'era Bill Bradley.

A prima vista, sembrava il colpo del secolo e, sotto il punto di vista della pubblicità e dell'immagine, lo era. Infatti, la mania per i biglietti stagionali alla Virtus è nata con lui. L'anno prima, avevamo 2.500 abbonati e l'impianto era al 99,6% pieno per la stagione. Quando la società ha aperto la sede per quest'anno, c'è stata un'invasione che ha travolto gente, cespugli, parcheggi, ecc. Infatti, con una mossa geniale, l'Avv. Porelli ha chiuso gli uffici, dando l'annuncio che, il giorno dopo, agli sportelli del Palazzo dello Sport, si potevano comprare gli abbonamenti. Quella notte, hanno creato altri 1.000 posti numerati, capendo l'esigenza. Bene, il giorno dopo, vendono quei 3.500 posti in un niente e c'è una lista di attesa di 600 persone. Insomma, l'effetto-McMillen c'era.

C'era anche, però, un problema, anche se un po' previsto: Tom doveva fare il pendolare: Londra-Bologna-Londra. Per la verità, non è mai mancato ad un appuntamento. Abbiamo giocato 48 partite quell'anno ed è sempre stato presente, anche arrivando a Napoli, allo spogliatoio 30' prima della palla a due, con gli altri già in campo per il riscaldamento pre-partita. Insomma, un professionista. Ma quando crei una situazione in cui ci sono 9 giocatori che seguono tutti gli allenamenti e un giocatore che viene quando può, non è una situazione ideale, specie quanto quell'unico giocatore è il numero uno della squadra. Sia chiaro, sia Tom che la squadra hanno affrontato la cosa con la massima professionalità. è semplicemente vero che non avevamo sempre la giusta coesione tecnica. La presenza di Tom, però, è stata determinante per un motivo: abbiamo accorciato la distanza fra di noi e le tre lombarde: 1-3 contro l'Ignis, 2-2 contro la Forst, e 2-2 con l'Innocenti. Insomma, dal 1-7 (compresa Coppa Italia) dell'anno precedente, a 5-7  sempre un progresso. Poi, cominciavamo a vincere in trasferta: da 5-10 in Serie A l'anno prima a 7-6 quest'anno… oltre il 50%.

Pensavo anche di avere la possibilità di sorprendere tutti quest'anno, perché era il primo di partite post-stagione. No, non i Playoffs, come oggi, bensì la Poule Scudetto, una mini-stagione di 14 partite con 8 squadre: le prime 6 dell'A-1 (il primo anno dell'A-1, fra l'altro) e le prime 2 dell'A-2. Ero convinto che, in questa fase, la squadra sarebbe stata in massima forma, ed anche Tom. La sfortuna ci ha colpito nell'ultima gara della stagione regolare, quando Gigi Serafini si è rotto la caviglia a Castelfranco Veneto contro il Duco Mestre, scendendo sul piede di Renato Villalta, un infortunio casuale, colpa di nessuno. Però, Gigi stava giocando da Americano, con 20 punti e 10 rimbalzi di media ogni partita, per me l'MVP italiano della stagione, Meneghin e Marzorati compresi. Senza Gigi, abbiamo lottato molto per ottenere il nostro 8-6 nella Poule Scudetto, un record alla pari con l'Innocenti Milano, ma dietro la Forst Cant (Campione d'Italia) e l'Ignis Varese (a cui mancava Dino Meneghin… infortunato). Però, arrivare alla pari con l'Olimpia Milano dopo solo due anni era, per me, una cosa positiva, anche se avevo due grandi rammarichi durante la stagione.

Il primo era l'eliminazione in Coppa delle Coppe. C'erano due motivi per questo. La prima: la politica della società che non voleva un secondo Americano per la coppa. Sia chiaro, condividevo questa idea al 100%. Non volevo neppure io due squadre: una per l'Italia ed una per l'Europa. Avevo già due squadre: con Tom McMillen e senza Tom McMillen… almeno in allenamento. No, grazie! Il secondo motivo era colpa mia: non avevo una giusta conoscenza delle sottili realtà del gioco in coppa. Neppure la società… dopo 14 anni. Poi, nel nostro girone, c'erano due squadroni: Spartak Leningrado, allenata da Vladimir Kondrashin; e Jugoplastika Spalato, allenata da Peter Skansi. Le due squadre avevano più esperienza europea della mia e i due coaches ne avevano più di me. Il secondo rammarico era la sconfitta nel secondo Derby, l'unico Derby che ho perso in 10 partite nei miei cinque anni a Bologna. Tutta colpa di un viaggio a Leningrado, che ci è forse costato anche la partita a Leningrado, almeno lo scarto finale. La società aveva cambiato agenzia di viaggio, e la nuova agenzia ha programmato il volo da Linate… in inverno. Giochiamo la Domenica in casa contro l'IBP Roma e vinciamo. Poi, bus a Milano alle ore 21.00 per dormire a Milano per poter andare a Linate subito. Ah, siamo arrivati subito… noi e la nebbia. Niente volo. Tutto il giorno nell'aeroporto, poi a Francoforte. Attesa. Berlino. Attesa. Attraverso il muro. A Varsavia. A Mosca. A Leningrado. Forse mancava solo Tokio! Siamo distrutti ma, a 4'00" dalla fine, siamo sotto di solo -6. Però, un arbitro era Jungenbrand... al debutto internazionale, se non sbaglio. Per me, lui non era all'altezza della situazione. Perdiamo di -23. Vinciamo a Bologna per +16, ma il danno era fatto. Con un treno per Roma e un volo Roma-Mosca, tutto sarebbe stato diverso. Quindi, mi è rimasto dentro un male terribile. Fra quelle due gare, c'era il secondo Derby. Avevamo vinto il primo per 91-66. Ma siamo distrutti dal viaggio… di ritorno. Sempre Milano. Sempre nebbia. Atterraggio il venerdì a Genova. Bus a Milano. Cambio bus. Bus a Bologna. Gambe distrutte. Ci aspettava l'Alco con nientemeno che Aza Nikolic in panchina. E ci hanno spazzato via, 83-67. Volevo uccidere l'agenzia di viaggi.

Anche per le esigenze tecniche, non ho utilizzato tante cose sofisticate. Niente 1-3-1 per intenderci. Qualche variante in attacco per sfruttare le grandi caratteristiche di Tom McMillen. Purtroppo, il tutto è venuto insieme per l'ultima gara della Poule Scudetto, contro la Forst, già Campione d'Italia e forse un po' scarica, ma noi li battiamo facilmente, 103-91, con una grande gara di Tom. Le lezioni sono diverse dopo una stagione così. La prima: non si può avere in squadra un giocatore per il quale le regole sono differenti. Anche se lui è il migliore giocatore del campionato… e Tom lo era, con scuse a Bob Morse. Meno male, Tom e la squadra erano brave persone. Mi immagino cosa sarebbe successo con gente maliziosa, meschina e non-professionale. Proprio un finimondo.

La seconda lezione: io dovevo affrontare le coppe in una maniera differente da quella del campionato. Certo, il secondo Americano avrebbe forse fatto comodo. Ma non mi lamentavo per questo. Come ho detto, forse sarebbe stato un danno tremendo quest'anno. Poi la politica della società era di valorizzare gli Italiani al massimo. Senza dubbio, l'obiettivo è stato raggiunto… almeno in parte.

La terza lezione: avevamo bisogno di un vero playmaker di ruolo, perché avevo riprovato con Renato Albonico dopo la cessione di Piero Gergati, ma 'Cip' era sempre una guardia che ci faceva un favore a giocare fuori ruolo. Volevo Charly Caglieris, della Fortitudo, in prestito dalla Saclà. Non giocava con una grande regolarità, ma era veloce, tecnico, e ci dava contropiede e penetrazione. Infine, volevo un Americano che era giocatore-squadra. Porelli esitava a mettere il naso nelle mie scelte però, un giorno, mi chiede: "Coach, cosa ne pensi di Terry Driscoll?" Scherziamo? Ideale! Ringraziamo Tom, che va nell'NBA, ma rafforziamo la squadra con gli acquisti di Caglieris e Driscoll, nonché il pieno recupero di Gigi Serafini. è la mattina di un buon giorno.