KINDER

 

Stagioni come sponsor: 1996/97 - 1997/98 - 1998/99 - 1999/2000 - 2000/01 - 2001/02

 

LA VIRTUS ORA È KINDER

tratto da  Il Resto del Carlino - 10/09/1996

 

La Virtus basket si chiamerà Kinder. La Ferrero e la società bolognese hanno raggiunto un accordo di sponsorizzazione triennale per circa 3 miliardi all'anno. Il marchio Kinder debutterà sulle maglie sabato 14 settembre, in occasione della partita celebrativa del capitano della Virtus Roberto Brunamonti, da quest'anno passato ad un ruolo dirigeniale. Fino alla scorsa stagione la Virtus era abbinata alla Buckler.

UNA SORPRESINA DA DIECI MILIARDI

Virtus targata Kinder. Accordo triennale con la Ferrero. Le nuove maglie pronte sabato.

di Alessandro Gallo -   Il Resto del Carlino - 10/09/1996

 

Dentro l'uovo, ovviamente Kinder, Cazzola trova la sorpresa più gradita. La sponsorizzazione più ricca - si tratta di un accordo triennale nell'ordine dei tre miliardi e trecento milioni (premi esclusi) a stagione - del campionato di basket. La nuova Virtus, disegnata da Alberto Bucci e costruita materialmente da Piero Costa, avrà da sabato sera - il Brunamonti-day, non dimenticatevi di questo appuntamento benefico con il capitano bianconero - il marchio Kinder sulle maglie. Che Cazzola fosse in trattative con la Ferrero (e con Dorigo, ex mister Knorr) era chiaro da tempo, mancava però il prodotto da reclamizzare. Si era parlato della "casa madre", di Nutella, e si è arrivati all'ufficializzazione del marchio Kinder che, ironia della sorte, è il "nomignolo" che i giocatori della Fortitudo hanno affibbiato a Dan Gay. E con questo accordo triennale (così come il contratto firmato a suo tempo con la Buckler) si annuncia fin d'ora una grande lotta dolciaria: la Lega pallacanestro ha infatti scelto la multinazionale svizzera Nestlè, Cazzola, che pure in campo ha scelto la strada dei comunitari, risponderà con la più autarchica Ferrero. Un accordo dunque che mette tranquilla la società, alla quale mancava solo quest'ultimo tassello per completare il nuovo corso bianconero.

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TRE CAMPIONATI TARGATI KINDER

tratto da  Il Resto del Carlino - 15/09/1996

 

Un accordo siglato lunedì. Tre anni di abbinamento per tre miliardi all'anno. "Se la Virtus vincerà tanto siamo su quelle cifre" conferma l'amministratore delegato della Ferrero Roberto Dorigo, vecchia conoscenza del basket bolognese, con il marchio Knorr ha vinto in Italia e in Europa, e d'Italia. Tanto da meritarsi l'appellativo di mister sponsor del basket nazionale. Una bella novità tra le mille pieghe dell'accordo (che il presidente Cazzola non ha comunque esitato a definire "raggiunto dopo una durissima trattativa") quella del premio alla società qualora vinca con i più giovani. Un incentivo, insomma, nell'anno della svolta Bosman, a insistere e a investire nel settore giovanile. Poi la questione delle maglie. Si era detto di una sponsorizzazione valida solo in Italia. "Non è vero - si è affrettato a precisare Dorigo - solo un problema di tempi e di materiale. Se la scritta sotto le V nere a Istanbul saà Virtus già a Mosca il problema sarà risolto".

Staffetta Brunamonti - Kinder: di successo in successo.

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

14 settembre 1996: Al palasport di Piazza Azzarita, da pochi giorni intitolato a Giuseppe Dozza, ha luogo una singolare staffetta: il Brunamonti-day, partita tra la Virtus e la Nazionale che sancisce l'addio al basket giocato del capitano, dopo 14 stagioni in bianconero (7 in precedenza a Rieti) ricche di soddisfazioni e di trionfi, sia personali che di squadra. Intanto Roberto è già operativo come dirigente e come tale ha vissuto da vicino la trattativa per il nuovo sponsor, che debutta proprio la stessa sera sulle maglie bianconere e quindi anche su quella di Roberto, che gioca un tempo con la nazionale e uno con le V nere. Finisce l'epoca del numero 4 bianconero, in tutti i sensi perché la sua maglia viene ritirata proprio in questa occasione, e comincia il periodo Kinder, che durerà 6 anni particolarmente felici per la squadra bolognese. Brunamonti era arrivato a Bologna nel 1982, in tempo per vestire la maglia con un altro sponsor storico, la Sinudyne, con cui la Virtus aveva instaurato un certo predominio in Italia, con tre scudetti e una Coppa Italia e conquistato due finali europee; ora Roby abbandona dopo 4 scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa e una Coppa delle Coppe, targata Knorr, allora rappresentata da Dorigo, che ha condotto ora la trattativa tra la Virtus e la Ferrero, nelle vesti di amministratore delegato di quest'ultima. Proprio Dorigo è l'anello di congiunzione tra due mondi apparentemente così lontani, quello di Brunamonti, che ha portato sempre avanti i valori più nobili dello sport, e quelli più prettamente industriale dell'azienda alimentare. Con la sua passione Dorigo sarà presente, come lo era stato in occasione della sponsorizzazione Knorr, nei momenti dei tanti successi, i due scudetti, le 5 finali europee consecutive, i due massimi trionfi europei, le tre Coppe Italia, l'accoppiata scudetto-eurolega del 1998 e il grande slam del 2001. Il primo passo, ancora prima di scendere in campo sulle maglie bianconere, lo sponsor lo compie nel giorno stesso, attraverso con saluti e gli auguri a Brunamonti fatti attraverso le pagine dei giornali. Questo 14 settembre è la cerniera di 20 anni di storia bianconera, i 14 di Roberto e i 6 dell'era Kinder, questi ultimi vissuti peraltro dall'ex capitano nelle vesti di dirigente, prima del declino, annunciato dal contemporaneo addio alla Virtus  nell'estate 2002, della Kinder e di Brunamonti .

 

Prima uscita ufficiale dello sponsor Kinder, il Brunamonti day

E IL TECNICO FA FESTA CON UNA CONFERENZA

La Gazzetta dello Sport - 26/04/1998

 

ALBA (Cu) - C'è modo e modo per trascorrere la prima sera da allenatore campione d'Europa. Ettore Messina, dopo una notte insonne e una giornata intensa, venerdì ha scelto un menù con 6 ore di auto e una a discorrere ad Alba di sport sul palco dell'auditorium della fondazione Ferrero, azienda che, col marchio Kinder, dà alla Virtus molto più di una sponsorizzazione. Sullo schermo scorrono le immagini del successo di Barcellona e la sala esplode in un applauso emozionato. "Una vita per lo sport: due grandi protagonisti". Questo il tema dell'incontro, fissato da Roberto Dorigo, amministratore delegato al settimo cielo, ben prima delle Final Four. Da una parte il coach bianconero, dall'altra Manuela Di Centa, altra testimonial del marchio piemontese. In mezzo, intervistatore - intervistato, Candido Cannavò, direttore della Gazzetta. Manuela parla di famiglia, semplicità, armonia, autocritica, valori alla base del suo successo nello sci di fondo. Ettore Messina spiega cosa significhi essere alla guida di un gruppo e di quando, di fronte a certe decisioni, il ruolo è sinonimo di solitudine. "Ma la gioia degli ultimi 60" di Barcellona - racconta - non la dimenticherò".

La Coppa Italia del 1997

IL RINGRAZIAMENTO DELLO SPONSOR

di Roberto Dorigo - Bianconero numero speciale: Un Anno Bianconero giugno 1998

 

Siamo arrivati alla fine di un'annata che definire esaltante è veramente poco. Chi avesse detto all'inizio dell'anno che saremmo riusciti a raggiungere subito tutti gli obiettivi probabilmente sarebbe stato tacciato di essere un "supertifoso".

è vero che allenatore e squadra erano il meglio che si potesse avere, è vero che entusiasmo e capacità non mancavano, è vero che lo spirito vincente c'era tutto e subito, però questa accoppiata vittoriosa in Spagna ed in Italia allora era solo nei sogni più belli. Eppure questa squadra ce l'ha fatta ed è entrata nell'Olimpo delle grandi. Perciò è giusto utilizzare questo spazio per dire "grazie".

Grazie a tutti i giocatori per avere superato momenti difficili ed essere stati veramente una "squadra", sempre pronta al tutti per uno e uno per tutti, dove ognuno ha messo pietre importanti al castello delle vittorie. Grazie ad Ettore e a tutto lo staff tecnico per aver costruito questa squadra e averla tenuta insieme anche quando gli infortuni rischiavano di farne perdere qualche pezzo per strada. Grazie alla Società per la totale e amichevole collaborazione in ogni momento e in ogni iniziativa.

Grazie di cuore ai tifosi che hanno sostenuto la squadra, soprattutto quando ce n'era veramente bisogno, con passione e intensità, ma anche con civiltà. E ricorderei, fra tutti - due momenti precisi: lo straordinario "muro" di sciarpe, magliette e cappellini bianconeri a Barcellona, (un'emozione indimenticabile per una migrazione unica), e l'incessante e incrollabile incoraggiamento della quinta partita dei play-off. Credo che nessuna squadra abbia mai avuto tanto dai suoi tifosi.

E la squadra li ha ricambiati!

A tutti un caloroso saluto ed un arrivederci all'anno prossimo, sempre alla grande!

Roberto Dorigo la sera della finale di Barcellona

DORIGO: «SASHA? UN GRANDE CUORE»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 28/11/2000

 
Nel segno della K. Prima come Knorr, poi come Kinder. Roberto Dorigo, amministratore delegato Ferrero, è anche un appassionato e un tifoso di basket.
Il rapporto con Sasha.
«Stimolante. Un uomo difficile, ma con grande cuore, entusiasmo e voglia di vincere. Caratteristiche che ha portato sul parquet».
Insomma, il testimonial ideale per un' azienda.
«Proprio così. Ricordo ancora il film che girammo in piazza Maggiore...».
Sì?
«Non erano Crippa o Binelli, a spaventarci. Ma lui. Temevano potesse stancarsi e piantar tutto lì. Invece ha chiuso per ultimo. Gli è piaciuta l'idea e si è lasciato trascinare. Fino alle 2 del mattino in piazza. Così...».
E così?
«Abbiamo vinto il premio al festival del cinema sportivo. Ha trasmesso grande calore. Nemmeno un attore professionista avrebbe potuto comportarsi meglio. Anche per questo, per ringraziarlo, abbiamo utilizzato l'ultima immagine con il bambino».
Cosa perde il basket senza Danilovic?
«Uno dei più grandi giocatori. Un leader. Un uomo difficile, ostico, un rompic... ma uno che non ci stava mai a perdere. Che lottava fino alla fine. Senza arrendersi mai».
L'ha citata come modello dirigenziale da imitare.
«Gli sono grato. Non me l'aspettavo anche perché ha avuto tanti esempi. Le sue parole valgono tanto: lui dice solo quello che pensa».
I tifosi, intanto, temono di perdere il marchio Kinder.
«Bisogna guardare avanti. Lottare su tutti i fronti, anche senza Sasha. Tutti insieme: il futuro è nel grembo di Giove».
Ma la Kinder le piace?
«Sì. è competitiva, brillante. Mi convince proprio».
Sotto i portici si ripete che lei restava solo perché c'erano Brunamonti, Danilovic e Messina...
«Diciamo che sono elementi chiave. Che lo sono sempre stati. Sono rimasti almeno in due. La rimando a una risposta precedente. Andiamo avanti: poi ne riparleremo».
E mercoledì?
«Sarò al mio posto per salutare Sasha».

 

Palla a due nello spot Ferrero

NATALE È GIÀ ARRIVATO PER LA KINDER

Fino a tarda notte in Piazza Maggiore per girare uno spot per la Ferrero
di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 30/09/1998

 

Qualcuno, l'altra sera, ha strabuzzato gli occhi. Non solo c'era un campetto da basket in Piazza Maggiore, ma nevicava pure. Fiocchi sintetici, ovviamente, messi in movimento da alcuni tubi simili a fumogeni. La piazza si è trasformata  in un gigantesco set con tanto di comparse - più di duecento. Lautamente ricompensate - e regista. Un regista che, fisicamente, ricordava Phil Jackson, ex coach dei Bulls di Chicago, ma che, come metodi, sembrava di più il maniacale Ioannidis: stessa azione, con gli uomini immobili (mentre qualche bianconero lanciava segnali di inquietudine), ripetuta ossessivamente. La Kinder è arrivata in piazza poco prima delle 21 ed è rimasta là fino alle 2. Bianchi contro neri, con Giorgio Valli "ingaggiato" come fischietto per la prima palla a due. Hanno ripetuto le scene fino alla noia, puntando sullo schema Danilovic. Palla a due vinta da Nesterovic, servizio per Crippa che smista ad Abbio. Passaggio in diagonale di Tiramolla e morbido sottomano dello "zar". In mezzo a questo le comparse (qualcuna in seconda fila, assonnata) urlanti e festanti. Lo spot, voluto dalla Ferrero, sarà mandato in circuito a Natale. Qualche maligno, l'altra sera, ha assicurato che la neve era vera. Dopo aver visto i canestri di Paspalj e Frosini.

VERSO IL RINNOVO DELL'ABBINAMENTO DA 4 MILIARDI A STAGIONE

di Vincenzo Martucci - La Gazzetta dello Sport - 21/06/2001

 

Mai sponsorizzazione fu più dolce della Kinder. Mai 4 miliardi (più premi) furono digeriti col sorriso della Ferrero, dopo il grande slam della Virtus Bologna di basket. Anzi. «Entro fine mese ci dobbiamo incontrare per definire il futuro e, se non ci saranno richieste sproporzionate, vorremmo confermare l'abbinamento», afferma Roberto Dorigo, l'amministratore delegato del colosso di Alba (Cuneo). Che ama i contratti pluriennali e ha pianificato di legare alla pallacanestro il marchio Kinder anziché quello Pocket Coffee o Nutella: «Pocket Coffee è un prodotto che dà carica ed energia: si rivolgeva ad un target prevalentemente maschile, ne abbiamo già allargato l'interesse abbinandolo alla nazionale di sci femminile. Uno sport di squadra era l'ideale per un messaggio di giovani cresciuti bene, e Kinder era il prodotto-ombrello adatto: racchiude più prodotti e anche in caso di sconfitta, non ci saremmo trovati contro messaggi mitologici, tipo: "Che mondo sarebbe senza Nutella"». Preoccupazioni fugate, comunque, dai risultati delle V nere: «Il ritorno d'immagine è stato sicuramente positivo. Kinder è visto come un prodotto dinamico, per i giovani, moderno, che aiuta a crescere, simpatico, che si è arricchito di valori positivi». Mettiamo sul podio con Dorigo i fantastici successi della Kinder 2001: «Il ritorno dello scudetto è sicuramente di più ampio e più duraturo impatto, ma l'affermazione in Eurolega è stato altrettanto forte, sia pur più ridotto nel tempo, e si è allargato ad altri paesi». Perché la Ferrero, azienda multinazionale del settore dolciario, fondata da Pietro Ferrero, inventore nel '46 col fratello Giovanni della ricetta del mitico Giandujot (l'antenato della Nutella), nel '99 ha avuto un fatturato, in Italia (4 stabilimenti, 5.600 dipendenti), di 2.979 miliardi di lire, e un fatturato del gruppo, nel mondo (29 società operative, 15 stabilimenti, 15.600 dipendenti complessivi), di addirittura 4.000 milioni di euro (7.600 miliardi di lire). L'impegno nello sport dell'azienda di Alba è antico, e variegato: dal primo abbinamento degli anni Ottanta con la Federazione italiana atletica leggera, alla sponsorizzazione Pocket Coffee della nazionale di sci femminile (iniziata nel '93), alla sigla Estathé della maglia rosa al Giro d'Italia di ciclismo che, dal '98, si è allargata anche alla Milano-Sanremo e al Giro di Lombardia. Per continuare col marchio Kinder, abbinato dal '96 con le vittorie della Virtus Bologna basket e negli ultimi due anni con la Champions League di pallavolo. Quindi con Pocket Coffee nella coppa del Mondo e ai Mondiali di sci e nello slalom del Centenario di Sestriere dal '98 al 2000. E ancora con Tic-Tac legato dal '99 alla scuderia Ferrari di F1 e con Nutella spalmata sulla nazionale di calcio azzurra. Dolce, lo sport.

PAROLA ALLA KINDER

di Roberto Dorigo - Bianconero/Kinder Campione d'Europa 

 

La prima cosa che ho visto rientrando negli spogliatoi dopo le foto di rito con la coppa della seconda Eurolega vinta, è stato il Signor Madrigali collocato a forza dai suoi giocatori sotto la doccia: ovviamente vestito. Solo la fortuna, e un po' di circospezione, hanno evitato che facessi la stessa fine del Presidente, ma vi confesso che quello, mentre i ragazzi cercavano con lo sguardo la prossima vittima, è stato l'unico momento della serata in cui ho avuto un po' di timore.

Naturale propensione all'ottimismo? Forse. Conoscenza della pallacanestro? Un po'. Fiducia nella squadra e nei tecnici? Certamente sì.

Mi sono detto che non avremmo potuto perdere questa partita per tutto il viaggio in auto da Torino al casello numero 11 di Casalecchio. Ho ricordato quanto scrissi tre anni fa, sempre su queste pagine, dopo la prima conquista dell'Eurolega: un allenatore e una squadra che erano il meglio che si potesse avere, entusiasmo, capacità, spirito vincente, giocatori sempre pronti al tutti per uno ed uno per tutti.

Ho ricordato questo e ho pensato che tutto ciò era vero anche tre anni dopo, anche se con meno esperienza in buona parte della squadra e della società,e che quindi potevamo, dovevamo farcela.

Un'esperienza che invece ha dimostrato di possedere il pubblico, che sapeva cosa fare per asciugare il sudore che vela gli occhi, cancellare le tossine appesantiscono i muscoli, placare la tensione che stringe il cuore: un incessante, incrollabile, appassionato e civile sostegno alla squadra, dal primo all'ultimo minuto.

Un sostegno entusiasmante, una lunga, anticipata, trionfale festa collettiva che mi ha riportato alla memoria l'indimenticabile notte di Barcellona.

Da qui il ricordo è scivolato indietro, alla Coppa delle Coppe del 1990, alla prima delle tre vittorie europee, con un'altra "K" iniziale sulle maglie, quasi un presagio delle future vittorie.

Vi confesso di aver provato un momento di intensa commozione pensando che, undici anni fa così come nel 1998 e 2001, due persone continuano a condividere con me questa grande soddisfazione: Ettore Messina e Roberto Brunamonti.

Per questa gioia rinnovata, per questa ragionevole fiducia non delusa, per questa grande emozione, un sentito grazie a tutti i giocatori, vecchi e nuovi, a Ettore e a tutto lo staff tecnico, alla Società e ai tifosi.

Molto tempo dopo la fine della partita, coi riflettori spenti e quasi tutto il pubblico uscito, ho incrociato tre ragazzi con una V nera sulla fronte e la sciarpa al collo. Ho notato che mi guardavano e mi è parso cogliere la parola "sponsor" nel loro discorso: istintivamente mi sono guardato intorno per vedere a chi si riferissero. Perché in quel momento, nel raggio di parecchi metri c'erano solo tifosi, sostenitori e amici della squadra Campione d'Europa.

Un caloroso saluto a tutti.

QUANDO ERAVAMO KINDER: 5 MILIARDI E VINCEVAMO TUTTO

di Walter Fuochi - La repubblica - 10/01/2010

 

Dottor Dorigo, lei per la Virtus è stato lo Sponsor, esse maiuscola. Undici anni, 5 Knorr e 6 Kinder, cinque presidenti affiancati, undici trofei vinti (3 scudetti, 3 coppe europee, 5 Coppitalia). Ci ha messo miliardi, ma se l'è passata.

«Anni indimenticabili. E amicizie durate anche dopo: il povero Porelli, Cazzola, Messina, che vado ancora a vedere, da pensionato, ovunque giochi una sua squadra. Non ho lavorato con Sabatini, ma lo sento, e con me è sempre molto carino».

Si stava meglio, quando c' era Kinder. La kappa sulle maglie e 14 miliardi in cassa, visto che allora contavamo in lire. Così ha appena detto Sabatini, lamentando gli odierni tempi cupi.

«No, troppi. Sono trascorsi più di dieci anni, il ricordo stinge, ma non credo si siano mai passati i 5 miliardi, premi inclusi, nell'anno più ricco, quello del Grande Slam. Però, visto che tutti, quotidianamente, "cambiamo" ormai l'euro a mille lire, quei valori che dà Claudio non son poi così lontani dal reale».

I contratti prevedevano una quota fissa più premi a vincere, esatto?

«Sì, e si rinnovava anno per anno, facendo così pressione sulla qualità della squadra. Ricordo, con Cazzola, i colloqui prima di prendere Morandotti, Carera, Moretti. E la grande campagna del '97. Stava tornando Ettore e, con lui e Cazzola, cenammo una sera a Roma, durante la Final Four. Posso prendere Sasha, disse Alfredo. Bene, vai. E ci alzammo d'accordo pure sul play: proposti Rigaudeau, Rivers e Naumoski, si decise per Antoine».

Mai partecipato a pagare ingaggi?

«No, mai. Davo canone e premi, poi faceva la società. Lo scudetto valeva più di tutto, credo 500 milioni. E anche andare in finale dava un bonus. Poi l'Eurolega e, poco, la Coppa Italia. E c'era una quota pure per l'attività giovanile. Nell' accordo rientrava anche lo sfruttamento dell'immagine dei giocatori. Lo spot di Natale con Danilovic non mi costò una lira, era compreso. Pagavo invece le promozioni per il pubblico (il Natale al palasport, le magliette per la finale di Barcellona), e pagai le partite d'addio di Brunamonti e Danilovic. Di quest' ultima, Madrigali avrebbe fatto a meno».

Tra '98 e 2001, le due annate di vendemmia, ci fu un rincaro?

«No, cifre simili, se non inferiori. Perché con Madrigali, da subito, non mi presi. Partimmo male, non mi piacque come uscì dalla Fiba per l'Uleb: a mezzanotte avevamo abbracciato Stankovic, dopo una cena, la mattina dopo passò con Bertomeu. E poi voleva smontare la Virtus che c'era, forse ne provava gelosia e adesso il padrone era lui. All'esonero di Ettore decisi che non avremmo rinnovato. Partivo per un incarico all'estero, la Ferrero voleva uscire, chiudemmo in fretta».

Il suo primo presidente fu Porelli. Ed entrando nell'88 contribuì al primo "riarmo": c'era appena stato il sorpasso, il 2-0 per la Fortitudo ai play-off.

«Anche qui, cena in Fabbreria e Gigi che fa: posso avere Richardson, che è squalificato, ma ho già il perdono in mano. Mi spiegò chi era e concluse: se ci stai, vado. Ci stetti: vennero lui, Johnson, Bob Hill, Peterson...».

Poi ha fatto coppia con Cazzola, dopo Francia e Gualandi.

«Con Paolo andai d'accordo e sono rimasto amico, Gualandi durò pochi mesi. Con Alfredo era una bella coppia. Lo pungolavo, a ogni primavera: o compri giocatori o non rinnovo. Ma lui voleva tenere la squadra competitiva ancor prima di me».

Perché il basket fatica con gli sponsor?

«Perché non vale nulla, ridotto così, senza squadre, storia, memoria, progetti. E soldi. Forse ne mettemmo pure più del giusto, all'epoca, dico noi della Virtus, Seragnoli, Benetton. Ma il gioco tirava e, al marchio Kinder, quell' immagine fresca e vincente fece bene».