STAGIONE 1998/99

 

Frosini, Panichi, Danilovic, Nesterovic, Paspalj, Sconochini, O'Sullivan, Binelli

Abbio, Ravaglia, Crippa, Rigaudeau

 

Kinder Bologna

Serie A1: 3a classificata su 14 squadre (20-26)

Play-off: semifinalista (4-7)

Coppa Italia: VINCENTI (5-6)

Euroleague: finalista (15-23)

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Predrag Danilovic A 1970 201 YUG  
6 Claudio Crippa P 1961 184 ITA  
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA  
8 Radoslav Nesterovic C 1976 214 GRE  
9 Silvio Gigena A 1975 200 ITA dal 31/10/98 al 28/01/98
9 Enrico Ravaglia P 1976 193 ITA  
10 Matteo Panichi G 1972 205 ITA  
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
12 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA  
13 Daniel O'Sullivan A/C 1968 210 IRL  
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA  
15 Bill Edwards A 1971 200 USA  
15 Zarko Paspalj A 1066 207 YUG fino al 01/10/98
  Hugo Sconochini G 1971 194 ITA  
  Andrea Maiani A 1980 196 ITA  
  Fabio Ruini P 1980 192 ITA  
  Michael Olowokandi C 1975 215 NGR fino al 25/01/99
Solo allenamenti: Sean Marks  
             
  Ettore Messina All     ITA  
  Giordano Consolini ViceAll     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

VIRTUS, PRIMO SPRINT SU VERONA

Senza Paspalj e Danilovic, i bolognesi soffrono nel 1° tempo e passano grazie a Sconochini e Abbio. Nella Muller, buoni gli innesti di Griffin e Hansell

archiviostoricogazzetta.it - 31/08/1998

 

Quando sente profumo internazionale la Kinder s'esalta. Anche con mezza squadra, vince sul campo della Muller il trofeo Europa, messo in palio tra le due squadre italiane che hanno trionfato in campo continentale nella scorsa stagione. Verona non potrà difendere quest'anno la coppa Korac, vinta a Belgrado, ma si conferma squadra nobile anche contro le più grandi. Bologna ha Danilovic spettatore in panchina, lascia a Folgaria Paspalj e aspetta Gurovic: non a caso impiega un tempo a carburare. Anche la squadra locale e' però rattoppata: Griffin, il sostituto di Keys, è all'esordio interno e c'e' Hansell, arrivato sabato dall'Inghilterra per sostituire Londero. La Muller guida con sicurezza tutto il 1° tempo, produce la spinta più efficace proprio quando Hansell entra in campo: con lui i gialloblù toccano il massimo vantaggio (24 - 15) al 13', ma la Kinder impiega poco per azzerare quasi del tutto il break (28 - 26), poi l'intervallo concede ancora cinque punti ai veneti (34 - 29). Nella ripresa gli emiliani sono più determinati e sorpassano subito (34 - 36) e se Nesterovic, sontuoso e devastante nell'area colorata, riuscisse a giocare qualche pallone in più sarebbero dolori per il Verona, che ottiene poco dai suoi lunghi Gnad e Boni. I migliori sono i due ultimi arrivati: Griffin firma da solo un parziale di 6 - 0, che riporta avanti la Muller (50 - 44), ed Hansell crea problemi alla difesa bianconera. Nel finale emerge l'esperienza dei campioni d'Europa, molto più lucidi. O'Sullivan si fa notare, ma sono Sconochini ed Abbio che s'assumono le responsabilità decisive. Griffin manca il libero del pareggio e 4" dalla fine Abbio infila i liberi decisivi che consegnano alla Kinder il trofeo Europa.

 

La Virtus alza il Trofeo Europa (foto tratta dai microfim de Il Restoi del Carlino)

ENTRANO IN CAMPO I CAMPIONISSIMI

Stasera contro la Zucchetti Reggio Emilia si presenta la nuova Kinder. Gurovic arriva domani?

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 03/09/1998

 

Il vecchio, il nuovo, e il giallo dell'estate. Tre temi robusti per la prima uscita casalinga dei campioni d'Italia e d'Europa della Virtus che, alle 20,30, affrontano a Casalecchio la Zucchetti Reggio Emilia. Il vecchio ha 35 anni, un uncino tremendo, una notevole predisposizione per la difesa e la capacità di tuffarsi, smanacciando il pallone, da vero portiere. Con lui la Virtus ha vinto tre scudetti: impossibile non avvertire un terribile impulso. Quello di scattare in piedi e applaudire Flavio Carera, che ha scelto reggio per una nuova e straordinaria avventura.

Il segno di...Zarko. Il nuovo ha il numero 15 e ha comunque un volto assai noto per gli appassionati di basket. È Zarko Paspalj, al debutto, in bianconero. "Non ho ancora firmato - racconta l'asso serbo - ma ci sono solo da sistemare un paio di dettagli. Poca roba perché siamo d'accordo su tutto". Anche sulla durata del rapporto: annuale, Zarko è abituato così e alla Virtus non hanno sollevato obiezioni perché l'intenzione era la stessa. Si guarda attorno curioso, Zarko, che vuol capire quel che succederà questa sera a Casalecchio. "Per ora va tutto bene, ma sapevo già che la Virtus è un grande club". Buone notizie, sul fronte Gurovic: il "greco" potrebbe infatti arrivare a Bologna già domani mattina.

Il giallo dell'estate, invece, ha un nome e un cognome: Gianluca Basile. Basile sarebbe dovuto finire in Fortitudo, è rimasto lì, a Reggio. Sarà una piacevole riscoperta vedere all'opera una delle sorprese dei mondiali di Atene. Cercando magari di capire quella che sarà la sua destinazione tra dodici mesi: sempre le Due Torri o Treviso. Finite le repliche della Basile-story a "BasketCity" sono tornate di moda Iliade e Odissea. L'assalto al Peristeri porterà il novello Ulisse a sbarcare tra le braccia di Messina? Il club del Pireo è d'accordo con la Kinder, il tecnico ellenico no e la soluzione finale dipenderà da questo braccio di ferro che si preannuncia assai incandescente.

The sound of silence? La Virtus debutta tra le mura amiche dopo aver vinto a Verona. Prova del fuoco per il PalaMalaguti: i tifosi più caldi hanno annunciato a più riprese di non poter tifare per la mancanza di un contenitore - ovvero una curva - comune. Scenario insolito per il palazzo di Casalecchio che potrebbe rivelarsi una "cattedrale" nella quale captare qualsiasi bisbiglio.

Le altre amichevoli. Abbio ieri non si è allenato per un problema alla caviglia sinistra. Ma "Tiramolla" alla fine ci sarà. Niente da fare per Danilovic, il cui recupero procede comunque bene, e qualche dubbio, anzi qualcosa in più, per Sconochini, che lamenta problemi muscolari. Se il "Condor" dà forfait con il 10 vedremo Panichi. Domani si torna in campo, a San Marino, contro l'Olimpia Lubiana. Martedì, invece, altra amichevole di lusso a Siena contro il Ducato.

Kinder benefica. I biglietti di questa sera sono in vendita a 20 mila lire (posto unico) e l'intero incasso sarà devoluto a favore dell'Ail. L'associazione italiana contro le leucemie utilizzerà il denaro raccolto per il potenziamento dell'assistenza domiciliare ematologica destinata a pazienti che abbiano difficoltà a raggiungere gli ambulatori dell'istituto di ematologia. Gli abbonati della Virtus - che possono già ritirare le loro tessere negli uffici dell'Ebc di via Brugnoli 7/a - avranno il diritto di sistemarsi nel posto e nel settore prenotato.

 

VIRTUS: "UNA FRODE CONTRO DI NOI", IL FINALE DEL DERBY VA IN TRIBUNALE

di Luca Chiabotti - La  Gazzetta dello Sport - 04/11/1998

 

Troppi errori sospetti fanno una frode, da perseguire anche al di fuori dello sport, in sede penale. è questa tesi della Kinder Bologna che ieri, in un nuovo comunicato, annuncia azioni legali in merito al derby perso domenica con la Teamsystem. Non un ricorso sportivo (il risultato non è in discussione), ma contro "una condotta atta a causare vantaggi sportivi in violazione delle regole esistenti". Questa la ricostruzione della Virtus. A 14"32 dalla fine, Mulaomerovic commette il 7° fallo di squadra Fortitudo su Crippa che la segnapunti attribuisce correttamente. Il trentasecondista alza la paletta che indica il 7° fallo, il d.s. Fortitudo Puglisi la abbassa, il trentasecondista la rialza, Puglisi la riabbassa. Contemporaneamente, l'addetto al tabellone segnapunti tiene inspiegabilmente il numero dei falli di squadra fermo a quota 5. Quando Karnisovas commette fallo su Crippa a 6"71 dalla fine, l'arbitro non vede la paletta alzata: gli allenatori della Virtus protestano, il tavolo risponde che il bonus dei falli non è stato esaurito, la refertista intanto assegna il fallo di Karnisovas a Frosini. Quindi, non solo Puglisi abbassa la paletta arbitrariamente per due volte, ma la refertista sbaglia due volte (sul bonus non esaurito e sul fallo dato al giocatore errato) e l'addetto al tabellone non aggiorna i falli Fortitudo per 28". Troppe coincidenze, secondo la Virtus, che comunica "che intende promuovere nei confronti dei vari soggetti e protagonisti dei fatti la tutela dei propri interessi in ogni sede più opportuna". Significa che la Virtus intende rivolgersi anche alla giustizia ordinaria. La Fortitudo, dopo un primo comunicato superato da quello della Virtus, replicherà oggi. Saremo degli inguaribili romantici ma crediamo più a una concatenazione di eventi che a una frode, concatenazione determinata dall'inadeguatezza del sistema che ha il compito di gestire una partita così importante di un campionato dove i club rischiano miliardi. Errori così sono accaduti altre volte, sempre abbiamo denunciato le lacune, non è cambiato nulla. Se il tavolo avesse operato correttamente, anche l'azione di Puglisi sarebbe stata ininfluente. Certamente si tratta di un comportamento antisportivo che la commissione d'inchiesta federale dovrà valutare. Solo se venisse alla luce un collegamento tra l'azione di Puglisi e quella del tavolo, prenderebbe quota la tesi della frode. Al momento, non ci sembra possano esserci degli elementi per provarlo. Il presidente Petrucci ammette di "comprendere lo stato d'animo della Virtus che si ritiene lesa", rimanda ogni commento dopo l'inchiesta partita ieri con la convocazione di tutte le parti in causa. Messina è stato squalificato una giornata (trasformata in multa) per "comportamento minaccioso" con gli arbitri. Il commento amaro è che in un momento in cui il basket ha ottenuto, grazie anche a Cazzola presidente di Lega, immediati risultati positivi anche d'immagine, si debbano buttare via per una paletta, un dirigente che fa il furbo e una serie di dilettanti allo sbaraglio. Se sarà qualcosa di peggio, lo potrà dire solo la Magistratura.

 

Paletta alzata...

...e paletta abbassata

L’NBA RIPARTE, BOLOGNA LA SFIDA

di Walter Fuochi - La Repubblica – 07/01/1999

 

Adesso che la Nba riparte, dopo 191 giorni di serrata e a 24 ore dall’ora fissata per la propria morte civile, ripartiranno anche gli assi che l’Europa aveva sperato di rapirle. Chi ha voluto scommettere contro lo spettacolare suicidio del basket più grande del mondo, insomma, ha perso: forse lo sapeva, e quando ci puntava il rischio era stato calcolato. In ogni caso, chi in Europa aveva ingaggiato campioni a termine, li vedrà partire in fretta. Così la Stella Rossa di Belgrado per Divac e lo Zalgiris Kaunas per Sabonis, divi rimpatriati a tenersi in forma; e così soprattutto le italiane Teamsystem e Kinder che, ai loro fenomeni d’importazione presentati in pompa magna, hanno almeno imposto un minimo garantito di partite. Vinny Del Negro ne farà 9 per la Fortitudo, fino al 31 gennaio; Michael Olowokandi 13 per la Virtus, fino al 15 febbraio.

Stasera esordiranno in Eurolega; poi, l’uno e l’altro potranno trovare un accordo nella Nba. Oppure restare qui, se troveranno l’offerta italiana più interessante. Prenderli, si diceva, era stata una scommessa. Anzi, nel paesaggio italiano, l’ennesimo atto di sfida tra Kinder e Teamsystem in un derby bolognese che è un’ordalia cittadina, non solo un gioco a chi fa un canestro in più. Il bello è che la partita, adesso, continuerà: ed è la partita di chi, fatto il colpo di prenderli, adesso vorrà fare quello di tenerli. Né Del Negro né Olowokandi hanno oggi contratto in America: riceveranno ora dagli States quelle offerte che prima, a serrata in corso, erano ufficialmente proibite (poi, i loro agenti non sono Cappuccetto Rosso e hanno pronto tutto). Del Negro è un veterano di 32 anni, aveva fatto il nido a San Antonio e, con gli Spurs, sogna ancora di vincere un titolo Nba. Ci tornerebbe al volo, solo che Bologna s’è premurata così, in una clausola di contratto: gli dà un milione di dollari per finire la stagione, e se nel Texas lo amano davvero devono dargliene di più.

Michael Olowokandi, 24 anni, nigeriano di 2.11, non ha mai messo piede nella Nba: è ‘solo’la primissima scelta tra gli omoni usciti dal college. Uno stupendo blocco di marmo cui metter mano e scalpello per cavarne la grande statua. Ci hanno investito i Clippers di Los Angeles: che sono, per norma Nba, i soli a poterlo trattare. Ma sono anche uno dei club più scalcagnati della lega: cosicché la Kinder, che s’è garantita l’omone fino al 15 febbraio, a mezzo miliardo al mese, può pensare a un suo ingresso rinviato tra i pro. Basterebbe, ha tratteggiato ieri il presidente Cazzola, un accordo per tenere Olowokandi fino alle finali d’Eurolega (metà aprile).

I 17 giorni del re

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Antoine Rigaudeau si presenta alle final four di Coppa Italia a fine gennaio 1999 in grande forma. In dieci giorni, dalla trasferta di Milano, a quella di Roma, ha segnato 112 punti. Dopo l'infortunio di Danilovic, con tre trasferte (Milano, Samara e Rimini) e il big match casalingo con Varese, ha assunto le redini della squadra. Ci aveva provato nello sfortunato derby di Eurolega del 14 gennaio quando, con tanti errori, c'erano state le triple del pareggio nei tempi regolamentari e quella del +6 nel primo supplementare, entrambe di tabellone, ma lo strappo al quadricipite della coscia destra di Sasha era appena avvenuto, quattro giorni prima contro Reggio Emilia, l'ingombrante Olowokandi era ancora in quintetto e così le sue magie non bastarono ad evitare la sconfitta dopo due overtime . Poi arrivano i 31 punti nella vittoria di  Milano, nonostante una contusione alla coscia, 8 su 12 da due, 3 su 9 da tre, 6 su 6 ai liberi, una grande prestazione con la gemma del canestro decisivo a 7" dalla fine.  Il 21 gennaio si accontenta di segnarne 19 a Samara (6 su 10, 1 su 2 e 4 su 7) in un comodo successo, ma tre giorni dopo ne mette a referto 29 (6 su 10, 2 su 5, 11 su 13), quando la Kinder stritola la capolista Varese e addirittura 33 nella vittoria del 27 gennaio a Rimini (10 su 14, 1 su 1, 10 su 12). Media di 28 punti (prima del guaio a Danilovic erano 15), con il 60 % da due, 41% da tre e 81% ai liberi. Nella final four, in semifinale, ribadisce la media punti nella vittoriosa maratona contro Treviso, terminata dopo due supplementari, 28 punti, 5 su 9 da due e 3 su 4 da tre. In finale segna solo 9 punti con percentuali inusuali, 1 su 6 da tre, 2 su 6 da due e 2 su 3 liberi, ma è protagonista della giocata decisiva, con Varese a +1, realizza e prende fallo,  65-63, e consegna alla Kinder la sesta Coppa Italia. Il premio di mvp va ad Alessandro Frosini, ma c'è tanto di Antoine in quella conquista.

"CONTENTO DI ESSERE DA VIRTUS"

Messina: "Ho centrato il grande slam con una squadra fantastica". Frosini non si esalta.
"Se ho giocato bene il merito è di tutti - aggiunge Alessandro - squadra e coach, che mi hanno aiutato in ogni circostanza. Ho dato davvero tutto".

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 01/02/1999

 

L'ennesima scommessa vinta da Ettore Messina. Non solo perché ha centrato il Grande Slam, in poco tempo, ma perché, accanto a lui, come miglior giocatore di questa "Final Four", siede Alessandro Frosini.

Com'è cambiato il tempo da dodici mesi orsono quando, proprio in Coppa Italia, iniziò la parabola discendente del nazionale "Fro". Ettore non ha mai smesso di credere in lui, il giocatore ci ha messo del suo ed eccoli lì, insieme, sorridenti, a commentare la sesta Coppa Italia vinta dalla Virtus. Nessuna squadra è arrivata a tanto.

"Nel tennis - attacca Messina - danno ventiquattro mesi di tempo per centrare il Grande Slam. Noi ci siamo riusciti in otto-nove mesi di lavoro. E l'abbiamo fatto senza uno straniero, anzi, senza il miglior giocatore. Una squadra fantastica, brava a restare concentrata fino alla fine. Ci mancava un esterno di grande valore come Danilovic; Edwards era affaticato e questo ci ha causato qualche problema nelle rotazioni. Ma questo è il successo di tutti, anche di O'Sullivan e Crippa, che pure non sono entrati".

Una Coppa Italia, però, non cambia la vita. Il coach delle V nere è il primo a rendersene conto. "Sappiamo che questo, ora, non vale più niente. Questo successo non ha aggiunto nulla a quanto già sapevamo, perché giovedì c'è il Paok, e in Eurolega ci attende un'altra battaglia. Questa vittoria ci dà una bella iniezione di fiducia, ma voglio complimentarmi con i miei avversari. È stata una partita bellissima e un torneo meraviglioso, ma a metà stagione, tutto questo conta poco".

Non ha tremato, Messina, quando a tre minuti dalla fine, e in una sfida a punteggio basso, i suoi ragazzi si sono trovati sotto di sei punti. Non ha battuto ciglio, Ettore, e ha ordinato la difesa a zona. Quella 2-3 che tante soddisfazioni gli ha dato anche in passato.

" È stata determinante - commenta - come quei due o tre contropiedi che hanno girato la partita. È un'arma che usiamo spesso, l'abbiamo fatto anche nei playoff. Ma credetemi le scelte tattiche passano in secondo piano, perché il confronto è stato deciso dai giocatori".

Accanto a lui ce n'è uno, c'è Alessandro Frosini, un atleta rifiorito. Dietro a questa rinascita, oltre a Messina e alla fiducia dei compagni, c'è anche quel nuovo numero di maglia. Per chi crede a queste cose la sua vita è "girata" da quando, all'inizio di luglio, ha ricevuto in eredità la canotta di Savic. Quel numero 12 con il quale ha costruito le sue partite più belle. È stato eletto miglior giocatore delle "Final Four" questo contradaiolo dell'istrice, che nasconde timidezza e imbarazzo per un premio che ancora non si capacita di aver vinto.

"Sono molto contento - dice - è una sensazione bellissima. Il trofeo mi ha sorpreso, ho dato tutto quello che avevo dentro. Ho disputato una buona partita, ma il merito è della squadra e del coach che mi ha sempre aiutato, in ogni circostanza".

Nella sua rinascita, probabilmente, c'è anche lo zampino di Enzo Grandi, il ginnasiarca della Virtus, l'uomo al quale Messina ha affidato i muscoli e il buonumore dello spogliatoio.

"Le difficoltà sono ancora dietro l'angolo - conclude Frosini - ma credo di essermi ripreso, e non voglio più voltarmi indietro. Cerco di migliorare, sempre, per diventare un buon giocatore. Voglio esserlo per risultare degno di questa grandissima squadra".

"LE ROI" È VIVO, VARESE PIANGE

Rigaudeau usa il plurale per parlare del canestro che ha deciso la finale di Coppa Italia: "Ci siamo riusciti"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 02/02/1999

 

Divisi dalla Francia da una fiera e talvolta feroce rivalità. Forse perché ci hanno sottratto Nizza e la Savoia, forse perché ce l'hanno sempre menata con la loro "grandeur", la torre Eiffel, Notre Dame, Versailles e il Louvre. In alcuni casi, però davanti ai cugini transalpini non abbiamo potuto che inchinarci, davanti al loro talento, alla loro classe. Alla capacità di rendere semplici le cose difficili. È successo così per un certo Platini. Un fenomeno che da queste parti si sta ripetendo dal settembre del 1997. Da quando cioè Antoine Rigaudeau, "le Roi", ha cominciato a guidare quella Ferrari (parole di Messina) chiamata Virtus. Miglior attaccante delle "final four" di Coppa Italia e autore, dopo una ripresa con le polveri bagnate, del canestro decisivo. Quello che ha affossato le speranze di Varese, che dovrò ancora inseguire una Coppa Italia lontana 26 anni dalla bacheca di Masnago. Amtoine spiega quel canestro come fosse la cosa più facile del mondo. Come se, su di lui, non ci fossero 16mila occhi e una pressione pazzesca.

"Durante il time-out - racconta Antoine - il coach ci ha chiesto di ricorrere al pick and roll. Ho cercato l'entrata per trovare il canestro e costringerli al fallo. Ci siamo riusciti".

Parla al plurale, Antoine, ma non è un "plurale maiestatis", quanto, piuttosto il sentirsi parte integrante di un gruppo. Una squadra chiamata Virtus. Un club capace di centrare il rande Slam in nove mesi. "In un anno - commenta - abbiamo vinto tutti e tre i trofei, anche se nel frattempo sono cambiati alcuni giocatori. Abbiamo la possibilità di continuare su questa strada. Dobbiamo allenarci, tornare a lavorare in palestra con la stessa dedizione".

In finale, prima del colpo fatale del k.o. gli è mancata la consueta brillantezza. Quella che gli ha permesso, nelle ultime tre settimane,di viaggiare a trenta punti di media. Ma Antoine non chiama in causa la stanchezza (come potrebbe) e, quasi, si mette in discussione. "Non sono riuscito a imprimere al match il ritmo che avrei voluto. Ma siamo sempre stati in partita anche quando ci siamo trovati a inseguire. Mi hanno marcato bene, alternando difensori differenti. Questo mi ha creato qualche problema e, invece, non dovrebbe avere alcuna importanza. Devo stare più attento".

Inimitabile Antoine. Molti sostengono che avrebbe meritato la palma come mvp (ovvero most valuable player) dell'intera "final four". Lui è contento che il trofeo sia finito nelle mani di Frosini. "I trofei individuali ai miei occhi non contano. Mi piace più vincere una Coppa Italia, uno scudetto, un'Eurolega. Ecco, vorrei continuare, se fosse possibile".

Messina, in attesa di riavere Danilovic, può dormire sonni tranquilli. Con un Rigaudeau su questi livelli la Virtus dispone di uno straniero vero, di un fuoriclasse. Che trasforma in oro tutto quel che tocca. "L'ultimo assist ad Abbio è stato un passaggio difficile? No, sono saltato per prendere il pallone a centrocampo, ho visto che Picchio era già davanti e gli ho servito il pallone". Un passaggio così facile che Antoine, alla fine, ha provato un'entrata difficile, tra mille braccia. Il campo gli ha dato ragione, tre punti e la Coppa Itralia.

 

VIRTUS, L'EMERGENZA FA PAURA

di Simone Stella – La  Gazzetta dello Sport – 14/02/1999

 

"Emergenza continua" è il motivo dominante della Kinder in questa stagione. E oggi, in un Palaverde infuocato, contro un Benetton assetato di vendetta per la sconfitta dopo due supplementari subita nella semifinale di Coppa Italia, la musica non cambia per la Virtus che si presenta a difendere il suo terzo posto dall’assalto della banda di Obradovic ancora senza Danilovic e con Abbio probabilmente seduto in tribuna a meno di clamorosi miracoli. Proporre tanta zona, magari con tre lunghi contemporaneamente in campo, come nell’ultimo euroderby di giovedì scorso, oppure puntare sulla carta-Edwards nella marcatura su Williams, come nella Final four di Coppa, sono le armi più logiche e prevedibili che la Kinder può adottare per cercare di conservare la posizione in classifica.

L’obiettivo da raggiungere è fondamentale, ma senza dubbio complicato. E la situazione potrebbe farsi anche pesantemente critica per i campioni d’Italia in caso di sconfitta, visto che, dopo Treviso, la Kinder sarà impegnata ancora in trasferta, a Roma: toccare il quarto posto significherebbe essere al momento fuori dall’Eurolega del 2000. Ettore Messina, oltre a dover convivere fin da ottobre con deficienze d’organico per infortuni vari che hanno colpito, oltre a Danilovic e Abbio, anche Sconochini e Rigaudeau portando così a "spremere" gli altri titolari, in questo periodo cruciale nel quale si decide la griglia di partenza dei playoff (mancano 6 giornate) paga anche il gap del secondo extra-comunitario (comunque più pesante in Eurolega che in campionato) a causa delle scommesse perse con Paspalj prima e Olowokandi poi. Lo stesso Messina, che probabilmente sta vivendo il periodo più difficile della sua seconda esperienza alla Virtus, considera la possibilità di arrivare alle spalle del Benetton molto alta: "Il pericolo di chiudere quarti c’è, me ne rendo conto, ma se così sarà non lo giudicherò come un fatto grave per due motivi. Innanzi tutto perché, vincendo la Coppa Italia, la squadra ha reso comunque non fallimentare la stagione nel caso non arrivassero altri trofei. E in secondo luogo perché la nostra corsa allo scudetto si deciderà sui campi degli avversari. Come, dopo tutto, è accaduto l’anno passato quando, dai quarti alla finale, abbiamo vinto cinque volte in trasferta, una volta a Roma, due a Varese e in casa Fortitudo".

Arrivare quarti significherebbe affrontare, in un’ipotetica semifinale, Varese se la squadra di Recalcati non incapperà in un improvviso crollo finale. Per molti, i varesini sono avversari meno temibili di Teamsystem e Benetton in una serie di cinque partite. "Non credo proprio - ribatte Messina -. Varese è pericolosa tanto quanto le altre: lo ha dimostrato arrivando in finale di coppa Italia, battendo due volte la Teamsystem sul suo campo e ammazzando anche l’imbattuto Panathinaikos in Eurolega. Non sottovalutiamoli". Capitolo extracomunitario. Non bruciarsi un taglio con Olowokandi sarebbe tornato utile ora per prendere anche un carneade americano qualsiasi utile per dare respiro alla batteria di esterni di Messina. "Abbiamo commesso degli errori con Paspalj e Olowokandi, inutile nasconderlo - conferma il tecnico della Virtus -. Tutti possono sbagliare e dagli errori comunque si può imparare qualcosa. Ma non è giusto attaccarsi a questo discorso ora: non sarebbe cambiato nulla anche nel caso ci fosse stato uno straniero. Abbiamo vinto su campi come Verona, dove Treviso ha perso, o Siena giocando senza Rigaudeau o Danilovic". Per l’ex c.t. della nazionale la forza del gruppo è e rimane l’unico antidoto ai vari problemi d’organico: "Tranne che nella sconfitta di Gorizia, dove si è perso veramente male, la squadra si è sempre comportata bene, dimostrando di cavarsela anche in assenza di giocatori determinanti. La nostra forza è anche questa. Certo, ora il momento è critico ma le assenze non devono essere una scusante per eventuali risultati negativi, al contrario uno sprone per trovare risorse nuove. I problemi di quest’anno hanno fatto fare cose importanti a Frosini, Nesterovic, Abbio e Rigaudeau, autori fino ad ora di una stagione nettamente migliore rispetto a quella passata".

Danilovic e il fumogeno nel derby in semifinale di Eurolega: un'immagine diventata iconica

VIRTUS, VIVA L'EMERGENZA

di Luca Chiabotti – La Gazzetta dello Sport – 06/03/1999

 

Se la Fortitudo che elimina il Panathinaikos rappresenta il momento più affascinante della vita di una squadra, quando un gruppo prende piena coscienza dei suoi mezzi e ha nelle proprie mani la possibilità di diventare vincente, il successo della Kinder a Tel Aviv conferma che quando si è davvero grandi lo si rimane anche attraverso problemi, errori e infortuni. Ettore Messina, che è poi l’artefice di tutto questo e ha giocato al gatto col topo col povero Pini Gershon, usa parole semplici per farci capire la sua Kinder: "In campo può succedere qualsiasi cosa, ma i giocatori non fanno mai una piega. Giocano con una tranquillità estrema anche nei momenti più delicati. Bravi loro".

Il sistema della Kinder, una pallacanestro di una semplicità bellissima ma preparata anche nei dettagli apparentemente insignificanti, ha dimostrato di funzionare anche nell’emergenza. Il gioco migliore s’è visto in ottobre, quando la Virtus scese in campo al completo per tre gare, ma la doppia sfida col Maccabi rappresenta "un recupero della qualità del gioco" proprio nelle partite decisive. Se l’anno scorso fu una stagione irripetibile (a questo punto dell’anno, la Kinder viaggiava tra campionato ed Eurolega allo straordinario passo di 36 vittorie su 40 partite), questa è addirittura più significativa della forza della squadra. Il suo record è peggiorato (29-11), ha perso due posizioni in classifica e una bella in casa nei quarti d’Eurolega, ma a fronte di 52 giornate complessive saltate dai suoi 6 giocatori più rappresentativi per infortunio e 15 sole gare (su 47) disputate con due extracomunitari. Lì la Virtus s’è complicata la vita, prima scegliendo Paspalj e poi con l’azzardo fallito di Olowokandi. Errori gravi, che hanno portato a competere in Eurolega senza un extracomunitario. Ma anche qui, la squadra non ha fatto una piega. Altre, in una situazione analoga, si sarebbero sfatte, la Virtus ha riscoperto anche Alex Frosini "che ci sta dando delle cifre da discreto americano dopo che sembrava perduto" ammette Messina.

Solo la sua tenuta può portare la Virtus di nuovo alle Final Four, la crisi è stata la fotografia del travaglio della squadra nella scelta del secondo extracomunitario: "Uno che doveva essere migliore di Savic, segnare, prendere rimbalzi ma anche non togliere spazio agli altri lunghi". Una Kinder capace di vincere una coppa Italia e di avere un record (in campionato) di 7 vinte e 2 perse durante l’infortunio di Sasha Danilovic vuol dire che s’è perfettamente affrancata dalla sua stella non solo grazie agli esterni ma anche per la continua crescita sotto canestro di Rascio Nesterovic. Tanto da aprire ufficialmente la lotta per trattenerlo. Nella sua intervista ufficiale pre-campionato, l’allenatore di Minnesota, Flip Saunders, ha detto di seguire Rascio con attenzione e di essere sicuro che l’anno prossimo andrà a Minneapolis. "Spero che a Nesterovic venga il dubbio - dice Messina -, del resto anche lui sa perfettamente cosa penso: che gli farebbe bene almeno un altro anno in Europa, per completare il suo bagaglio tecnico, aumentare la potenza atletica e rendere ancora più solido il suo conto in banca, le tre cose che gli saranno utili poi per sfondare nella Nba". È lì dove investire perché il dubbio si palesi. Il futuro è difficile, corre necessariamente su delle vittorie in trasferta. Almeno una per tornare alle Final Four, un’altra per arrivare in finale scudetto, un’altra ancora per vincerlo. Tel Aviv ha dato la certezza che tutto è possibile.

 

MESSINA: "VIRTUS, UNA VERGOGNA"

di Simone Stella - La Gazzetta dello Sport - 10/03/1999

 

Le neopromosse risultano indigeste alla Kinder. Dopo il k.o. subito a Gorizia ai primi dell’anno, la squadra di Messina compie un imprevisto passo falso in casa contro Imola proprio all’indomani dell’impresa di Tel Aviv compromettendo anche il terzo posto in classifica e mettendo a serio rischio la qualificazione all’Eurolega, che conquisterebbe solo qualificandosi per la finale. La Virtus, senza Sconochini ma col quintetto più potente della stagione con cinque giocatori tutti sopra i due metri, dopo minimi vantaggi sulle prime curve del match è stata sempre sotto fino ad un massimo di 18 punti nel primo tempo frutto di due break di 9-0 messi a segno da una Termal trascinata da un incontenibile Esposito.

Grazie a Nesterovic e Abbio, la Kinder era riuscita a chiudere la prima frazione con uno scarto minimo ma la serata abulica e svogliata di Rigaudeau, Danilovic ed Edwards, per il quale ieri circolavano tra gli agenti voci addirittura di un taglio, è proseguita anche nella ripresa (un punto a testa nei primi 10’ del secondo tempo per i due extracomunitari bolognesi) permettendo così a Imola, con Enzino, Bortolon e il controllo dei rimbalzi di condurre in porto la vittoria. Ettore Messina alla fine era nero con i suoi. "Mi sono vergognato - ha detto il coach bolognese -. I miei giocatori sono stati impresentabili. Per la prima volta dopo un anno e mezzo sono costretto a lamentarmi di loro. Il nostro mito di grande affidabilità ne esce scalfito. Una figura del genere l’avevamo già fatta a Gorizia, i miei giocatori sono pagati lautamente. I canestri li possono sbagliare ma l’impegno è d’obbligo. Ho ruotato i sei elementi principali perché sono proprio loro che devono dare l’esempio e vincere queste partite". Rigaudeau non ha cercato scuse: "Eravamo molto deconcentrati. Io non sono riuscito a dettare i ritmi alla squadra ma credo che le responsabilità debbano essere distribuite su tutto il gruppo e non solo sui punti di riferimento della squadra".

SCONOCHINI E NESTEROVIC: COME RIBALTARE UNA GARA IN 4 SECONDI E 60 CENTESIMI

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Danilovic, giocatore immenso, ma devastante negli ultimi secondi, quando occorreva prendersi la responsabilità dei tiri decisivi per il risultato finale; e quando non c'era, perché di partite per infortunio ne ha saltate un numero non trascurabile, o qualche volta anche in presenza di Sasha, quando si rendeva necessaria qualche altra arma risolutiva, ecco Rigaudeau pronto a farne le veci, oppure Abbio, o Moretti (nel primo soggiorno bolognese del serbo). In squadra, però c'erano altri giocatori capaci di queste prestazioni. Rendiamo omaggio oggi a Rasho Nesterovic e Hugo Sconochini (rivisto in maglia Virtus al recente Old Star Game), protagonisti di una delle più incredibili vittorie della storia della V nere. La Kinder, da poco approdata ai quarti di Eurolega vincendo a Tel Aviv, ma reduce da un'inopinata sconfitta interna contro Imola, affronta la Ducato Siena. I bolognesi sono privi di Danilovic e Rigaudeau e allora è Edwards con 13 punti, con 6 su 6 in avvio a tenere a galla Bologna (poi Bill scompare, chiude a 18 e vede la fine dalla panchina), mentre i toscani fanno 8 su 8. La Mens Sana vola fino al +11, 34-45 e chiude il primo tempo sul 41-48. Nella ripresa con Abbio, 24 punti, e Nesterovic, 17 punti con 8 su 10, la Virtus sorpassa e, grazie a un parziale di 25-9 a cavallo dei due tempi, si porta sul 67-61 al 30' (unico squillo di Edwards in questa fase). La Mens Sana si riprende con l'ex Moretti (15 punti, 2 su 5 da tre, 1 su 2 da due e 7 su 8 ai liberi) e torna avanti. Middleton mette la tripla dell'80-84 a 44" e Oliver fissa l'85-88 a 11". Aleggia nell'aria lo spettro di una seconda sconfitta interna, oltretutto con formazioni non di primissima fascia. Sconochini, 20 punti alla fine, vola dall'altra parte e pareggia da tre a 6 secondi e 74 centesimi, Moretti commette fallo sulla rimessa, Abbio sbaglia, ma Nesterovic a 2 secondi e 14 centesimi, in tap-in, porta avanti i bianconeri, che con 5 punti in 4 secondi e 60 centesimi hanno incredibilmente ribaltato il risultato. Inutile il tentativo di Middleton da metà campo, 90-88 e secondo k.o. interno consecutivo evitato.

VIRTUS, IL DERBY PIÚ DOLCE

di Luca Chiabotti, Carlo Annese e Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport – 21/04/1999

 

Ci hanno regalato una fortuna unica: abbiamo visto la partita a 2 metri dalla panchina della Virtus. Non è sfuggito nulla, le facce dei giocatori quando sono entrati in campo e che ricordavano quelle di un grande pugile che sale sul ring, i sorrisi rassicuranti di Antoine Rigaudeau, i consigli di Ettore Messina, le parole e i gesti di Sasha Danilovic. Che quando la frustrazione della Fortitudo si è trasformata in un fumogeno cadutogli ai piedi, lo ha fatto diventare un segno di dominio e di vittoria, alzandolo al cielo verso i proprio tifosi. Poi c’è la Virtus silenziosa, quella di Rascio Nesterovic, miglior giocatore della partita come lo fu, un anno fa, il suo grande maestro, Zoran Savic, e di Hugo Sconochini, l’artefice del k.o. decisivo, serio come non mai. E di Rascio ricordiamo solo la testa china, il viso impassibile, la consapevolezza che, a 23 anni, si può decidere una semifinale europea, facendo sognare Kevin McHale, presente e che lo avrà nei suoi Timberwolves.

Un’altra perla si aggiunge alla storia della Kinder che domani, per il secondo anno consecutivo, in una stagione costellata di infortuni e scelte sbagliate, difenderà il titolo continentale che ha ancora addosso. Lo fa battendo la Teamsystem che l’aveva superata 5 volte quest’anno, reduce da 20 vittorie nelle ultime 21 partite, soltanto coraggiosa nel rientrare in gioco dopo un inizio shock (-14 al 10’) quando, al 21’, è arrivato il sorpasso sulle ali di un Marko Jaric meraviglioso. Un 35-34 effimero prima di cadere definitivamente. Finchè Danilovic respira, non c’è storia: il serbo parte con un 4/4 sfidando un Myers che, davanti all’occasione della vita, gioca un primo tempo da antologia. La superiorità della Kinder sotto canestro viene amplificata dalla peggior partita della carriera di Gregor Fucka. Nesterovic lo supera frontalmente, in gancio, a rimbalzo e dal 7-6 firmato da Gay si passa al 23-9 Kinder, con un parziale di 17-2. Karnisovas, che Skansi fa partire su Rigaudeau, lascia il posto dopo 9’ a Pilutti per manifesta insufficienza che porta a tre, con Mulaomerovic, il conto degli uomini su cui Skansi proprio non può contare.

Per fortuna c’è Jaric, il più giovane in campo, due anni più piccolo di Nesterovic, che prende in mano la Teamsystem. È lui che finalmente dà a Myers, in sordina braccato da Abbio ma più libero contro Sconochini, il supporto necessario contro gli esterni Virtus. In coppia producono un controparziale di 17-6 che punisce ogni tentativo di Messina di far rifiatare Danilovic. E ad un certo punto la partita sembra girare inequivocabilmente: Rigaudeau ha tre falli al 16’, le percentuali iniziali di tiro della Kinder davvero straordinarie (10/12) crollano con il fiato e le gambe di Danilovic (1/10 dal 10’). E, a inizio ripresa, provando a spostare Karnisovas all’ala forte e sul 4° fallo di Abbio, la Teamsystem produce l’ultimo sforzo. Al 21’14" Jaric ruba la palla, va a segnare, subisce fallo e realizza il libero del +1 concludendo una rimonta straordinaria in una partita così importante. Dal momento più critico, il parziale è di 26-9 in soli 12’.

L’onda lunga della Teamsystem si infrange, però, contro la forza mentale della Kinder. Ci vogliono i muscoli rapidi di Hugo Sconochini che approfittano della prima forzatura di Myers per volare in contropiede e, l’azione dopo, sono ancora reattivi nel rubare la palla a Karnisovas. Carlton probabilmente sente che la partita gli sta sfuggendo di mano, prova a risolverla da solo ma cade nel solito vizio di gelare la palla e, quando penetra e scarica, attorno ha solo maglie nere e butta in tribuna 2 attacchi cruciali. Il quarto fallo di Rigaudeau si trasforma nel momento che spacca la partita in due: Claudio Crippa, sa che l’unico modo per entrare nella storia è usare il suo cervello dove il fisico e l’età non arrivano. Con lui si perde il talento in contropiede ma i pivot ricominciano a toccare il pallone e a far male. Claudio ci mette il suo, contro la zona, con la tripla del 13-0 (47-35) che virtualmente chiude la partita. Skansi rinuncia definitivamente a Fucka e Karnisovas ma ormai nella Teamsystem gioca solo un immenso Jaric che sogna ancora, a 1’21" dalla fine, che la sua rimonta (-6, 56-50) possa trasformarsi in una vittoria. Vedere Danilovic da pochi metri in questi momenti, mentre nelle sue mani sbuca una bandiera jugoslava, ti fa capire cosa significhi essere un vincente, anche con le caviglie e il cuore a pezzi.

KINDER BOLOGNA 62 (34)

TEAMSYSTEM BOLOGNA 57 (32)

 

LE PAGELLE

Danilovic 7 - I primi 10’ sono da 10 (4/4 e 2 assist), poi non ce la fa ma resta in campo, unico a riuscire a ipnotizzare con la sua personalità anche Jaric, dando alla squadra ancora una volta molto più di quello che potesse dare.

Crippa 7 - Gioca 11’, quelli dell’allungo decisivo grazie anche alla sua regia.

Abbio 6 - Inizia alla grande su Myers, poi è stato però condizionato dai falli.

Nesterovic 8 - Poche volte l’uomo chiave sulla carta, per la sua superiorità rispetto ai pivot Teamsystem, riesce a confermarsi in campo. Lui lo fa, grazie anche all’altruismo di Rigaudeau e Danilovic, che non sono gelosi quando la palla arriva nelle mani del più giovane. Cancella Fucka.

Sconochini 7.5 - Ha un inizio difficile, poi è quello che, con il suo dinamismo, riporta la partita nelle mani della Kinder.

Frosini 7 - Nove rimbalzi, una grande presenza difensiva, una partita importante anche se le cifre offensive sono mediocri.

Rigaudeau 6 - La sua forza ieri è stata la sua faccia, la sicurezza che è nata dalla sua serenità. Se Danilovic è il leader cattivo, lui è quello buono. Però tira male.

Binelli e O'Sullivan n.g. - Pronti quando c’è stato bisogno.

Messina 8 - Solita grande preparazione della partita, in panchina trasmette solo fiducia ai giocatori.

 

A due secondi dalla fine, Sasha Danilovic è corso da Ettore Messina. Un abbraccio, forte, lungo. E poi un dialogo fitto, di grande stima, quasi d’affetto. Cosa si saranno detti: "Qualcosa di molto personale - spiega Sasha - che non dirò. Scusatemi, ma non lo dirò ". Sembra un altro, Sasha. Addolcito, forse non soltanto dalla vittoria straordinaria nel derby più importante della stagione, ma per aver ritrovato se stesso nella serata più difficile, quando gli echi della guerra in casa, anche se a centinaia di chilometri di distanza, risuonano pesanti e minacciosi. "Devo a Messina se in questa gara ho fatto qualcosa di buono - aggiunge subito -. Devo a lui la serenità con la quale sono andato in campo e con la quale ha fatto giocare la squadra". È sinceramente grato, Danilovic.

Un colpo alla caviglia destra malandata non gli duole, ha voglia di andare nello spogliatoio e, appena dentro, gridare: "Bravi, Dio bono. Siete stati grandi". La Virtus di oggi è tutta qui: nella capacità di sentirsi squadra di fronte agli impegni più delicati. In quello che Ettore Messina definisce con enfasi "il salto di qualità che solo i più grandi sanno fare: sotto pressione, molte squadre si perdono nell’individualismo dei singoli. Qui invece, tutti pensano prima di tutto al gruppo. Lo vedi dall’umiltà di giocatori come Danilovic o Rigaudeau nel rinunciare anche a tiri sicuri pur di cercare i lunghi sotto canestro, come avevamo previsto di fare per sfruttare tutte le nostre armi migliori". Anche Messina è grato nei confronti di qualcuno. A modo suo, però, il modo comprensibilmente polemico di chi si è preso una rivincita sul campo. "Devo ringraziare il mio collega Pero Skansi - dice il tecnico della Virtus -. Ero molto preoccupato di questa partita, perché la Teamsystem era più in forma di noi e giocava decisamente meglio, ma quando ho letto sui giornali le sue dichiarazioni sul fatto che noi avessimo le mutande tremanti sapendo di doverli affrontare in semifinale, ho tratto una grande certezza. Non pensavo di vincere, ma sicuramente ho letto in quella frase la debolezza dei nostri avversari. È stata una battuta gratuita che ha girato psicologicamente la sfida a nostro favore, dandoci motivazioni e rabbia per giocare con grande lucidità ".

È bastato davvero questo, per far passare inosservata la nottata in bianco passata da Antoine Rigaudeau per un’infreddatura o per ridare energie e fiato a una squadra che solo tre giorni fa, a Varese, in gara-1 della semifinale dei playoff, sembrava la brutta copia della squadra che un anno fa aveva trionfato a Barcellona? Certo, le grandi motivazioni nello sport fanno molto ("Messina ci ha detto che avremmo dovuto riconquistare l’Eurolega e non pensare a difendere il titolo vinto l’anno scorso", rivela proprio il francese), ma il tecnico catanese si è rivelato ancora una volta uno stratega raffinato, capace di tirar fuori l’uomo giusto al momento giusto. "Parlo di rado dei singoli, ma stavolta voglio fare una menzione per Hugo Sconochini - dice -. È stato l’uomo della partita: ha cancellato Carlton Myers e in attacco ha sempre fatto cose importanti nei momenti più difficili". Ed è proprio lui, el hombre del partido (come direbbero dalle sue lande argentine), a spiegare: "Questa squadra ha una grande capacità di reazione, perché ogni giorno si allena con la stessa intensità di una grande partita - afferma Sconochini -. Anche questo fa parte di un sistema vincente. Che poi io, dopo un ottimo inizio di Abbio, abbia difeso bene su Myers, beh, questo fa parte delle situazioni. Era prevista una staffetta fra me e "Picchio" su Carlton, perché non è facile marcarlo: non bisogna fargli ricevere bene la palla, altrimenti lui salta e tira benissimo. Alla fine, di fronte alla nostra vittoria sembra che abbia giocato male, ma ha segnato 18 punti". Davanti a tutto questo, è davvero indifferente che in finale ci sia lo Zalgiris, piuttosto che i più attesi greci dell’Olympiakos. "Ci dispiace non gioire adesso con i nostri tifosi per questa vittoria - conclude Messina -, ma dobbiamo isolarci mentalmente. Solo così possiamo pensare di vincere di nuovo quello che è già stato nostro".

LA VIRTUS S'ARRENDE AI PIÚ FORTI

di Luca Chiabotti, Carlo Annese, Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 23/04/1999

 

L’istinto ci fa vedere e rivedere un passi clamoroso di Saulius Stombergas, con la Kinder risorta fino al -5 e 1’30" di speranza ancora da vivere. Nasce da lì il trepunti di Anthony Bowie che penetra nel cuore della Virtus e non la fa più rialzare. La ragione ci dice che se c’è un titolo di campione d’Europa meritato, senza effetti collaterali e fresco come un bicchiere d’acqua è quello dello Zalgiris Kaunas che ha dominato queste Final Four come nessuna squadra prima di lei era riuscita a fare. I sorrisi sotto quei capelli irrimediabilmente biondi e i denti bianchissimi di Bowie e Tyus Edney, un piccolotto che ha scavato il solco insuperabile a inizio ripresa, lanciano un altro modo, antico e quindi nuovissimo, di interpretare il basket, fatto di velocità, talento individuale, voglia di osare e di lottare. Ma la Kinder deve trarre da una reazione bellissima l’orgoglio anche in una partita sfuggitale di mano dopo pochi minuti e mai più ripresa.

Freschezza contro stanchezza e una condizione impossibile di Danilovic che merita un rispetto enorme ma non è stato mai determinante sono la fotografia di una stagione durissima. Eppure, sotto di 19 punti a 8’30" dalla fine, la Kinder ha piazzato un 24-9 con Rigaudeau e Sconochini che ha virtualmente riaperto la partita. Sarebbe stato meraviglioso vincere, è stato giusto perdere. La preoccupazione inizia subito e piano piano diventano sudori sempre più gelati. Lo Zalgiris gioca con 4 esterni e cambia sistematicamente con tre giocatori, dalla guardia all’ala forte, sui blocchi della Kinder. Era previsto, come le botte che si prendono a centro area: ormai sui blocchi si difende così. Ma non è questo che fa diventare la partita subito una salita: Bologna prova a giocare con raziocinio dando la palla dentro per poi avere più spazi nel tiro da fuori ma Nesterovic, contro Eureljus Zukauskas e Zidek segna solo uno dei suoi primi 5 tiri. Solo una grande giornata dei tiratori potrebbe salvare la Virtus, ma è diluviato sulle polveri di Danilovic e Rigaudeau e lo scout diventa ben presto un’impressionante prova di impotenza. I parziali parlano di 1/9, 2/14, 4/20. Così Bologna sta a galla solo coi rimbalzi offensivi ma sono un boomerang: una delle leggi per difendere sul contropiede è rinunciare a buttarsi nell’area avversaria, ma è difficile comandare alla mente quando i tuoi tiri non entrano mai.

Lo Zalgiris comincia a correre e saltano tutte le marcature: la difesa già in difficoltà nel gioco schierato per le cattive condizioni di Danilovic e la necessità di marcare giocatori come M. Zukauskas, che escono a tirare da tre, con Frosini, si amplificano con la non entrata in partita di Rigaudeau. È il gioco dei lituani, lo stesso che ha steso l’Olympiakos: più reattivi atleticamente, cominciano a recuperare palloni e secondi rimbalzi. Lo score sembra un pallottoliere: da 14-13, lo Zalgiris sale al 29-19, tocca il 37-23 arriva fino al +15 con una facilità assoluta. Al riposo, la Kinder chiude con 8/28, lo Zalgiris con 18/28 e 5/5 da 3. Messina prova a rovesciare tatticamente la gara togliendo un lungo e giocando con Sconochini ala forte. Ma è la difesa che proprio non funziona. E quando Bologna passa a zona, davanti c’è Danilovic che proprio non riesce a muoversi e il piccolo Edney, dal centro, piazza 7 punti in fila che portano la Kinder ad un punto di non ritorno (-19, 59-40 al 26’). Buttata a mare la zona, Messina chiede di stare più larghi in attacco e di penetrare. Lo prende alla lettera Sconochini il cui furore agonistico e la velocità nell’uno contro uno danno l’ultima scarica di speranza senza lucidità. Danilovic resta in campo ben oltre le sue possibilità, quando esce mancano poco più di 8’ con i lituani a +19. È un lampo di freschezza in difesa che tonifica anche l’attacco. Sconochini, Abbio e Rigaudeau riescono in 3’ a riportare la Kinder a -9 al 15’ (70-61) quando ci sarebbe tempo per i miracoli. Non contro questo Zalgiris.

Kinder-Zalgiris 74-82

 

LE PAGELLE

Danilovic 6 - Partita insufficiente (anche 4 perse), l’unica rimonta è senza di lui ma pochi sarebbero stati in campo nelle sue condizioni.

Abbio 6 - Non male su Edney, dà una mano nella rimonta, si batte a rimbalzo (7, 5 offensivi) ma non incide.

Nesterovic 6 - Ha due avversari di pari stazza e altezza, tira 5 volte nei primi 5’ e 4 nel resto della partita. Ha perso la sfida.

Sconochini 6.5 - Quando tutto è perso riapre con le sue penetrazioni la gara. Ma la foga appanna la lucidità. Frosini 6 - Lotta bene a rimbalzo, soccombe in difesa quando deve marcare giocatori che si allontanano troppo dal canestro. Non è tatticamente la sua serata.

Rigaudeau 7 - Sbaglia tutto nel primo tempo, ritmo, difesa su Stombergas e Bowie, tiro. Segna 19 punti nella ripresa, con 4/4 da 3: se Bologna esce a testa alta da questa gara, lo deve soprattutto a lui.

Gli altri - Zero punti, zero tiri in 11’ complessivi. la panchina Zalgiris batte quella Kinder 31-15.

Messina 6 - Riconoscenza e stima per Danilovic lo tengono in campo 34’, troppi. Per coprirlo prova la zona: un disastro. I 4 piccoli arrivano solo nella ripresa. Con la squadra in queste condizioni, non poteva fare di più.

 

Ettore Messina sciorina il suo inglese molto polite (educato) nella conferenza Fiba. Fair-play per commentare la sconfitta. "Devo riconoscere la superiorità del Kaunas - attacca -, nelle due giornate di gara ha giocato ad un gradino superiore a tutte le avversarie. Ha meritato di vincere, perciò complimenti a loro. Per quanto ci riguarda, siamo contenti di essere arrivati qui e tremendamente felici per essere tornati in finale. Un risultato abbastanza significativo che nella storia di questa coppa ha pochi precedenti. Il derby vinto ha assorbito quasi tutte le nostre energie, con la testa ci eravamo, sennò non avremmo potuto compiere la rimonta finale, ma fisicamente abbiamo sofferto molto. Avevamo troppi giocatori in precarie condizioni e un americano in meno. La partita ci è scappata di mano nel primo tempo, non avevamo la forza per tenerli in difesa e per trovare buoni tiri dentro la loro aerea. Ci siamo anche innervositi per alcuni errori gratuiti. Abbiamo perso da una squadra che in questo momento è più forte di noi e che lancia un messaggio importante, quella della tradizione della scuola e dei settori giovanili che noi abbiamo dimenticato. Nel secondo tempo, coi 4 piccoli, l’attacco è diventato più preciso ma non riuscivamo a rientrare perché proprio non ce la facevamo a reggere l’impatto fisico. La zona è stato un tentativo per tenerli lontano dal canestro ma Edney ha sparato 7 punti pesanti in tre azioni. Si vede che non c’era nulla da fare". Il coach virtussino ringrazia tutti. "Sono orgoglioso di questa squadra, sul -20 ha trovato l’orgoglio e la tenuta mentale per provare la rimonta. Sul -6 con palla in mano ho pure pensato per un attimo che potevamo farcela. Sarebbe stato ingiusto per il Kaunas ma avrebbe premiato il nostro carattere. Ho dentro molta amarezza, come tutti alla Kinder, perché abbiamo perso ma non ho rimpianti. Nemmeno Danilovic poteva darci di più. Anzi dobbiamo ringraziare Sasha per quello che è riuscito a fare finora".

Sandro Abbio sbuffa con l’arbitraggio. "Nulla da dire sulla vittoria dei lituani, meritano questa Eurolega perché è la squadra che ha giocato meglio per tutta la stagione - ammette il Picchio -, ma ci sono state interpretazioni molto diverse sui contropiede. Noi non abbiamo giocato bene ma anche gli arbitri non erano in grande forma. La differenza nel primo tempo è uscita dai nostri cattivi tiri da tre. Così il Kaunas ha potuto chiudersi dentro l’area e ci siamo andati a schiantare contro la loro difesa, molto dura nei contatti. La Kinder ha dimostrato di voler confermarsi campione. Non ci siamo riusciti in coppa ma ci proveremo a tutti costi in campionato a costo di morire sul campo".

Hugo Sconochini se ne fa una ragione: "Abbiamo perso contro una squadra stile Nba - recita il Condor -. Non ho mai visto giocare così in Eurolega. Hanno istinto e qualità, tirano appena sono liberi, anche in contropiede usano il tiro da tre. Sul -6 ho provato uno scarico per un tre punti ma loro sono stati bravi a chiudere bene tutte le linee di passaggio. Non posso dire che sono meglio di noi, posso dire che in questa finale sono stati più forti e basta".

Antoine Rigaudeau è ancora una maschera di sudore anche dopo la doccia. "Non siamo riusciti a controllare il gioco - scuote la testa il francese -, nel senso che non abbiamo mai preso in mano il ritmo giusto. Viceversa lo Zalgiris ha sfruttato al meglio le sue armi nel primo tempo. Per noi era difficile tenerli fisicamente, abbiamo sofferto tantissimo ma siamo stati bravi a reggere fino alla fine. Danilovic? Non è facile nelle sue condizioni di spirito reggere il peso di una sfida così. È andata male, adesso però guardiamo avanti, pensiamo allo scudetto. Bisogna recuperare in fretta energie e morale, domenica ci aspetta una partita da vincere per pareggiare i conti con Varese".

 

Rigaudeau in palleggio

LA VIRTUS ABDICA, VARESE IN FINALE

di Andrea Tosi e Simone Stella – La Gazzetta dello Sport – 30/04/1999

 

Grande Varese. Torna a vincere a Casalecchio, chiudendo il conto in 4 gare, un’altra impresa che stavolta vale davvero la finale-scudetto, un appuntamento lungo 9 anni per il sogno della stella attesa dal ‘78. Sandro De Pol, con talento e solidità mentale, mette a segno il match-ball vincente al secondo tentativo dimostrando che la squadra di Recalcati sa gestire la pressione, cioè è cresciuta forte anche di testa. Nel finale dal braccio corto con l’infuriare di cross da tre d’ambo le parti, decide il filotto di 5 punti di Vescovi che provoca l’allungo decisivo a -3’58" (51-56), difeso da Galanda glaciale dalla linea col 4/4 nell’ultimo minuto, frustrando i disperati assalti di Sconochini.

Per la Virtus, con Danilovic non entrato, è la resa, combinata dalle amnesie di Rigaudeau al lumicino (2/10 con -2 di valutazione in 28’ di spasmi) e dal gioco sincopato, quasi sempre in arretramento e in apnea, contro la zona varesina di Recalcati che entra nella sua prima finale in carriera con pieno merito gestendo benissimo la cattiva serata di Pozzecco, Meneghin e Mrsic (11 punti in tre). La Kinder, bastonata da due ex Fortitudo, ora deve fare il tifo per i cugini contro Treviso per non perdere l’Eurolega. Messina chiama il 2-2 puntando sul suo quintetto migliore, cioè con tre piccoli ed Edwards numero 4. All’inizio Sconochini accetta il mis-match contro De Pol, mentre Rigaudeau è su Meneghin. Andrea spara subito una tripla da 8 metri, unica gemma della sua gara, che alimenta il primo mini-break sull’8-13, con 5 punti di Santiago. La partita ruota soprattutto attorno ai tiri di De Pol ed Edwards che ricuce lo strappo e fa un sorpassino sul 14-13 (6-0). Tocca alle panchine: quella di Varese ha più profondità con Galanda e Vescovi dentro per lo spento Mrsic, e Santiago che al 5’46" consuma il suo 3o fallo e appena 4’ dopo Varese è già in bonus. Così Bologna può muovere il punteggio dalla lunetta perché l’arbitraggio è più fiscale che severo.

Varese parte con un probante 7/7, dimostrando di credere fortemente alla finale, tiene Pozzecco defilato a fare da sponda. Prima mossa di Messina con la zona che aveva gelato i galletti due giorni prima, ma Rigaudeau è di nuovo in tilt, Sconochini è ancora falloso e Abbio non ha tiro. Dall’altra parte c’è un solido Galanda che spinge i suoi con 3 centri importanti nel cuore della difesa schierata (27-30). Va a zona anche Recalcati, le due squadre giocano al passo, Meneghin e Pozzecco fanno i gregari, una fiammata da tre di Vescovi fa salire Varese a +6 prima della pausa. Bologna ha 7 canestri su azione col 33% e 0/6 da 3 col solo Edwards (15) che vede il canestro. Varese viaggia sul 63%. Rigaudeau e Mrsic, due fantasmi, segnano triple in apertura di ripresa. Ma il francese non si desta.

Ci vuole Binelli, dopo un effimero flash di Abbio, per rivedere la Virtus in vantaggio con rimbalzone, canestro+fallo che vale il 45-44 al 28’48". Il ritmo è osceno, Pozzecco non ci capisce nulla, la Kinder non ha le energie per attaccarlo. Edwards fa il contrario di gara-3, eclissandosi nella seconda parte. Ma anche Varese non sembra aver la forza di uccidere il mostro. De Pol è su tutti i palloni, il segnale che si può vincere lo dà Galanda con la tripla del controsorpasso. Ancora Binelli culla l’ultima illusione sul 50-49 poi arriva uno 0-7 di Varese che, a questi ritmi offensivi, è l’ipoteca per il successo. Rigaudeau in asfissia da tre non arriva al ferro. Sconochini esplode la bomba del 56-58, Galanda però non trema dalla lunetta, poi Mrsic infila un libero. Bologna ha l’ultimo assalto a -3"58 per cercare la tripla del supplementare, la palla invece finisce sotto canestro. La cottura Kinder è finita, Varese in finale ha energie da spendere meglio.

Kinder-Varese 60-63

 

Cecco Vescovi è l’unico reduce di quella finale tra Ranger e Scavolini: "Sono strafelice ma consapevole che il bello viene adesso. Ce ne siamo fregati della diffidenza degli addetti ai lavori che all’inizio non ci vedevano in grado di raggiungere un obiettivo simile. Proprio in questa ultima partita abbiamo dimostrato di aver raggiunto un alto grado di maturità riuscendo a vincere anche in una serata non positiva. Ora mi aspetto la Teamsystem". Carlo Recalcati: "Abbiamo realizzato qualcosa di importante ma il più è da farsi e per questo non abbiamo festeggiato. Verrebbe da augurarsi di vincere per vedere cosa possono combinare Pozzecco e Meneghin. Abbiamo dimostrato grande orgoglio battendo una Kinder che fa scuola e che nella finale di coppa Italia ci ha insegnato tanto. In sostanza abbiamo vinto apprendendo le armi migliori che hanno fatto grande la Virtus".

La Kinder esce di scena rendendo merito a Varese. "Avevo detto ai miei giocatori che di solito chi vince la stagione successiva non vince niente - recita Messina -. Loro sono riusciti a conquistare una coppa Italia e una finale di Eurolega senza uno straniero e giocare questa semifinale senza Danilovic. Di più non si poteva fare, possono andare in vacanza sereni. Abbiamo pagato i falli prematuri di Sconochini e Rigaudeau ma soprattutto siamo arrivati a giocarci il finale senza forze e con poca lucidità ".

Il presidente Cazzola non è deluso: "Usciamo a testa alta, hanno fatto il massimo. Ora pensiamo ad organizzare la squadra del prossimo anno che sarà competitiva a prescindere dalla coppa europea che disputeremo".