STAGIONE 2012/13

 

La formazione dell'amichevole contro il CSKA

Cavicchi, S. Fontecchio, Del Brocco, Smith, Pechacek, Landi, Rocca, Gaddefors, Finelli, Bencardino

Minard, Hasbrouck, Rullo, Moraschini, Imbrò

 

SAIE3 Bologna (fino al 28/02/2013)/Oknoplast Bologna (dal 01/03/2013)

Serie A1: 14a su 16 (10-20)

Play-off: non ammessa

Coppa Italia: non ammessa

 

N. nome ruolo anno cm naz note
6 Viktor Gaddefors A 1992 201 SVE  
7 Matteo Imbrò P 1994 192 ITA  
8 Giuseppe Poeta P 1985 190 ITA  
9 Riccardo Moraschini G 1991 191 ITA  
11 Mason Rocca C 1977 203 ITA (p)  
12 Angelo Gigli A/C 1983 209 ITA  
13 Aristide Landi A 1994 203 ITA  
14 Jakub Parzenski C 1991 209 POL dal 12/10/2012
15 Simone Fontecchio A 1995 198 ITA  
20 Gherardo Sabatini G 1994 178 ITA  
24 Ricky Minard G/A 1982 198 USA  
30 Steven Smith A 1983 206 USA  
33 Danilo Andusic G 1991 195 SRB dal 22/02/2013
35  Jacob Pullen  P 1989 182 GEO dal 15/03/2013
41 Kenny Hasbrouck G 1986 191 USA  
14 Adam Pechacek A/C 1995 197 CZ  
  Michele Vitali G 1991 196 ITA  
  Mattia De Ruvo G 1994 193 ITA  
  Matteo Ghiacci A 1995 198 ITA  
  Federico Guazzaloca G 1994 188 ITA  
  Giacomo Luppi G 1995 184 ITA  
  Matteo Millina P 1994 179 ITA  
  Davide Morisi G 1995 186 ITA  
  Filippo Tinti P 1995 172 ITA  
  Tommaso Torriglia A 1995 193 ITA  
  Alessio Tugnoli P 1994 180 ITA  
Solo amichevoli: Manuel Del Brocco, Simone Fabiani, Giulio Gazzotti, Roberto Rullo, Juan Manuel Fernandez (in prestito dall'Olimpia Milano)
             
  Alessandro Finelli All     ITA fino al 04/03/2013
  Luca Bechi All     ITA dal 05/03/2013
  Davide Cavicchi Vice All     ITA  
  Cristian Fedrigo Vice All     ITA  

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Il nuovo sponsor è Saie 3 che sostituisce Canadian Solar. Confermato l’asse play-pivot con Poeta e Gigli, il primo acquisto è Mason Rocca, italiano dal 2004, proveniente da Milano, in Italia dal 2001 e che vanta da allora una media di 8,8 punti e 6,1 rimbalzi a partita. Vinse anche una Coppa Italia con Napoli e sempre con i partenopei ottenne una qualificazione all’eurolega. Nel suo curriculum anche la partecipazione con la nazionale ai mondiali giapponesi. Il quattro sarà Steven Smith, primo acquisto americano, una vita nel basket europeo, Spagna, Grecia, Germania, Israele e già visto in Italia, mezza stagione a Rieti con Lardo nel 2007/08; nell’ultimo anno al Panathinaikos in eurolega 7 punti di media e 44% da tre. Dall’Oldenburg arriva Kenny Hasbrouck, 11 punti, 3 rimbalzi e 1,5 assist in Bundesliga. A fine agosto arriva da Milano in prova per una settimana Juan Fernandez, acquistato in aprile dai milanesi, dopo discrete cose all’università di Temple. Mentre non viene confermato Luca Vitali, dopo una lunga trattativa sbarca a Bologna Ricky Minard, già in Italia dal 2005 al 2010 e nell’ultima parte della stagione scorsa a Casale Monferrato, con in mezzo una parentesi tra Russia e Ucraina, dove al’Unics Kazan nel 2011 ha vinto l’eurocup. Completano la squadra l’eterna promessa Moraschini, Imbrò, su cui si hanno tantissime aspettative, Gaddefors, reduce da buone cose ad Avellino, Parzenski e Michele Vitali, fratello di Luca. Mentre la squadra colleziona soprattutto sconfitte in precampionato, il 15 settembre, dopo una gestazione lunga quasi un anno, viene presentata la Fondazione Virtus.

Il campionato comincia di sabato, in anticipo televisivo, a Cremona contro la squadra dell’ex Luca Vitali. Partono bene i padroni di casa, ma alla fine del terzo quarto la Virtus è a più tre grazie a un bel canestro del nuovo capitano Poeta. Nell’ultimo periodo non si segna per tre minuti, poi la Virtus vola a più venti e chiude vincendo di 11 punti. Ne segnano 19 Minard, 18 Hasbrouck e 15 Smith, ovvero 52 su 74 sono punti americani. La sfida dell’Olimpia ai Boston Celtics impone l’anticipo a giovedì della classicissima del basket italiano. La Virtus gioca una bellissima partita, difendendo forte e guidandola quasi sempre, anche se la vince in volata. Bene Gigli, Smith e Hasbrouck che a 25 secondi dalla fine mette una tripla strepitosa per il sorpasso decisivo, dopo che Milano nel finale aveva messo un paio di volte la testa avanti. Gioca 21 minuti anche Imbrò. Più di uno nelle interviste della settimana si fa scappare la parola scudetto. Ad Ancona contro Montegranaro, dopo una gara molto combattuta due triple di Hasbrouck e una di Minard fanno entrare la Virtus sul più tre nell’ultimo minuto e i marchigiani non hanno più la forza di recuperare. Smith vola negli USA per la nascita del figlio e la Virtus affronta lo scontro al vertice con Varese senza l’americano; partita che i lombardi guidano dal primo all’ultimo minuto, vincendo alla fine di dieci. Parte per gli Stati Uniti anche Hasbrouck per i funerali della nonna, saltando così alcuni allenamenti, mentre l’ex portiere del Bologna e supertifoso Virtus Pagliuca entra nella fondazione. Rientrano gli americani, ma ad Avellino manca Poeta per un problema agli adduttori; altra sconfitta di dieci punti, ma sono stati anche 25 nel terzo quarto. Sabatini annuncia che non andrà sul mercato, perché mira al premio Fip per il maggiore impiego di giocatori italiani, ma contro Biella è Minard, che a parte la prima partita ha offerto un rendimento deludente e si trova sotto esame, a strabiliare con 35 punti frutto di un 10 su 12 da tre punti, che ha fatto volare la Virtus nell’ultimo quarto, dopo una partita equilibrata.

Seguono due sconfitte in trasferta: a Caserta, dove Gigli, infortunatosi contro Biella gioca solo nove minuti, contro una squadra in crisi societaria e senza americani si salva solo Poeta, l’unico in doppia cifra con 22 dei 56 punti totali, mentre i tre americani ne segnano 16 globali, giocando tutti almeno 30 minuti; a Reggio Emilia, contro una squadra lanciatissima la Virtus sta in partita per tre quarti ma non basta. Contro Roma urge vincere e il successo arriva, anche se con troppe sofferenze finali dopo una partita dominata, quando, dopo il più 16 quasi alla fine del terzo quarto, l’Acea a un minuto dalla fine arriva a meno tre, palla in mano, fortunatamente senza completare la rimonta. Altro impegno casalingo, molto più agevole contro la Scavolini di Markovski, più 18 alla fine. A Venezia, storica debacle, sebbene alla fine del terzo quarto la Virtus sia avanti di un punto, ma allo scadere il tabellone segna 65-51 e quota 50 viene superata sulla sirena da una tripla di Hasbrouck. Minard e Smith non segnano neppure un punto, Hasbrouck alla fine del terzo quarto ne ha solo 2, poi ne segna 8 nell’ultimo, dove però è l’unico bianconero ad andare a referto. La Virtus non segnava così pochi punti in campionato dal 1958, 47 punti a Pesaro (in eurolega c’era stato Efes-Virtus 54-48 nel 1994) e il suo misero 31 di valutazione è il record negativo bianconero degli ultimi 25 anni, il precedente era un 40 del 2009 a Rieti. Amichevole a Piacenza contro Torino durante la sosta per l’all-star game, in vista dell’incontro casalingo contro Siena, a cui arriva una Virtus menomata, priva di Minard per una distorsione alla caviglia, mentre sono in campo Hasbrouck pure con una caviglia in disordine, Poeta e Gigli che hanno problemi al ginocchio, quelli del pivot risalgono all’infortunio contro Biella. La Montepaschi non ha difficoltà ad imporsi su una Saie 3 così ridotta. A Sassari oltre a Minard manca anche Moraschini e la Virtus sprofonda a meno 23 e si teme di ripetere il meno 34 dell’anno precedente, ma qui entrano in scena Poeta e Rocca che da soli, rispettivamente con 20 e 10 punti portano la Virtus a meno 3, ma il capitano, 26 punti per lui alla fine, non ha più energie, i due americani come succede spesso sono un pianto e Sassari riprende le salde redini dell’incontro e vince di 14. Contro Brindisi in casa si apre la crisi: i bianconeri partono forte, più 16 un attimo prima della fine del primo quarto, ma dopo 30 punti in 10 minuti, la Virtus ne segna 45 nei restanti 30 e Brindisi prima raggiunge le vu nere nel terzo quarto e poi vola via nel quarto periodo. Per Cantù non partono né Minard, né Hasbrouck pure lui infortunato, invece c’è Smith reduce però dall’influenza. La Virtus giovane e decimata regge per tre quarti di partita e crolla solo nel finale, il meno 15 è ingeneroso per una squadra che è stata avanti fino all’intervallo e in scia anche nel terzo quarto; si tratta della quinta sconfitta consecutiva, ma i bianconeri escono stavolta a testa alta. Contro Cremona arriva un’altra delusione, la Virtus sempre ad inseguire, fino alla tripla del sorpasso di Minard per il 92-91 a 42 secondi dalla fine, ma Cremona controsorpassa e l’ultimo attacco dei bianconeri è un passaggio nel nulla di Minard. A Milano arriiva un’altra sonora batosta ed è la settima sconfitta consecutiva, non succedeva dal 1970-71, quando la Virtus ne collezonò dodici e finì agli spareggi per la salvezza.

Contro Montegranaro urge la vittoria; primo tempo equilibrato poi nel terzo quarto la Virtus allunga e nel quarto sembra poter gestire, sul più dodici sembra fatta, ma i marchigiani rientrano fino a meno uno e ci vuole la freddezza di Smith per mettere i liberi che portano il più tre definitivo. Nella pausa per la final eight di Coppa Italia, a cui la Virtus non si è qualificata, la squadra bolognese partecipa al quadrangolare di San Martino dei Lupari, dove, dopo aver battuto lo Slovan Lubiana, perde in finale contro Pesaro. A Varese la partita ha un andamento simile a quella di Sassari, meno 20, poi gran rimonta, ma vittoria agevole dei padroni di casa. Intanto arriva a Bologna il giovane serbo Danilo Andusic che ha lasciato il Partizan nel dicembre 2012, ma parte Minard destinazione Besiktas. In mezzo a questa situazione caotica la neve arriva quasi come una benedizione a far rinviare l’incontro con Avellino per ordinanza del sindaco di Casalecchio; si può così preparare con calma la sfida di Biella che assume significati importanti in chiave salvezza. In Piemonte la Virtus si presenta con il nuovo sponsor Oknoplast ma vede subito infortunarsi Poeta  che stoicamente, seppur stirato resiste in campo fino a metà. La Virtus non riesce a tenere il passo della squadra di casa e l’unico dato positivo è che perdendo di 11, salva la differenza canestri, grazie al più 14 dell’andata. Finisce qui l’avventura sulla  panchina bianconera di Alex Finelli dopo 27 vittorie in 56 partite, una buona prima stagione e una seconda pessima. Il nuovo coach è il livornese Luca Bechi , che vanta una lunga permanenza sulla panchina di Biella. Sul mercato si cerca un esterno perché Poeta deve star fuori 10-15 giorni. L’esordio per il nuovo coach  è contro Caserta di lunedì, perché la domenica l’impianto di Casalecchio è occupato dal Mineral Show. Alla fine la Virtus perde solo di due punti, ma in realtà insegue quasi sempre i campani che erano reduci da quattro sconfitte ed è tenuta a galla solo dal 4 su 8 nelle triple di Imbrò. Il nuovo innesto è l’americano di passaporto georgiano Jacob Pullen, già a Biella nel 2011/12 e proveniente dall’Hapoel Gerusalemme. L’esordio di Pullen e il contemporaneo rientro di Poeta, rispettivamente 22 e 12 punti, danno un volto molto più presentabile alla squadra che guida sempre la partita contro Reggio Emilia, anche se i reggiani rientrano un paio di volte a meno quattro nell’ultimo quarto, ma i bianconeri difendono la vittoria garantendosi praticamente la salvezza grazie anche alla sconfitta di Biella; ora sono sei i punti tra le due squadre con il confronto diretto a favore dei bolognesi. Felici anche i forever boys, che come atto di fiducia verso la squadra, avevano scommesso 500 euro e ne incassano 875. Netta sconfitta a Roma, dove la Virtus si presenta senza Gigli, alle prese coi soliti problemi al ginocchio, e con Hasbrouck e Poeta acciaccati.

Mercoledì è in programma il recupero contro Avellino. I bianconeri dilagano, ma sul più 27 nel terzo quarto si bloccano e riaprono il match subendo un parziale di 0-21; la Virtus però riprende a macinare gioco e punti e vince tranquillamente di 16 punti, segnandone 94 e con 5 giocatori in doppia cifra, cosa che non si vedeva da un po’. Hasbrouck, lamentando mancati pagamenti vuole andarsene in Turchia e la Virtus lo mette fuori rosa. Priva anche di Poeta, infortunato, i bianconeri si presentano il sabato a Pesaro dove reggono solo un quarto. Hasbrouck vola in Turchia, anche Smith viene messo fuori rosa, la Virtus punta al premio minutaggio degli italiani. Contro Venezia, la partita 1200 di Terrieri come speaker, i bianconeri perdono nettamente sul campo 66-85, ma prevalono nel minutaggio dei giocatori ialiani 138-124. A Siena non c’è partita, finisce 75-55, mentre contro Sassari i ragazzi bianconeri, il migliore dei quali è Andusic con 14 punti, guidati dai veterani, lo strepitoso Pullen, autore di 38 punti, Poeta, Rocca e Gigli, tutti in doppia cifra, la Virtus cede solo dopo un supplementare, dopo una rimonta da meno quindici nel terzo quarto, che la aveva issata fino al più cinque a un minuto e mezzo dalla fine, da dove già pregustava il successo; rimane l’amaro in bocca per l’impresa solo sfiorata. Nel frattempo la Fiba, già come successe due anni prima con Kemp, nega lo svincolo a Hasbrouck e dà ragione alla Virtus; l’americano è costretto a rientrare a Bologna. Intanto Sabatini e Marchesini danno le dimissioni. L’impresa sfiorata con Sassari arriva a Brindisi, dove la Virtus dopo 12 sconfitte esterne, coglie una vittoria, che è anche la prima di Bechi lontano dalle mura amiche. Ancora Pullen sugli scudi con 34 punti, ma anche un ottimo Gaddefors che ne segna 17. La sconfitta interna con Cantù, nella quale le vu nere reggono solo metà partita, chiude una delle più brutte annate della storia bianconera: quattordicesimo e terz’ultimo posto. Già da un po’ ormai si pensava al futuro, infatti viene subito annunciato il nuovo presidente: Renato Villalta, il maggiore realizzatore di punti nella storia della Virtus Pallacanestro, uno dei due giocatori, l’altro è Roberto Brunamonti, la cui maglia è stata ritirata e non sarà mai più indossata da alcun giocatore. Mentre viene presentato il nuovo CDA, giunge notizia che Danilovic è stato accoltellato in un locale di Belgrado: ha rischiato l’amputazione del pollice ed è stato sotto posto a un intervento chirurgico che lo ha ricucito, ma le sue condizioni migliorano velocemente, dopo undici giorni di ospedale viene dimesso e tutti i virtussini apprendono la notizia con sollievo.

 

LA VIRTUS ALL'ESORDIO CON UN BUCO, PER L'ULTIMO ACQUISTO NON C'È FRETTA

di Walter Fuochi - La Repubblica - 26/09/2012

 

Né sabato a Cremona né mercoledì in casa contro Milano la Virtus disporrà del suo ultimo innesto di mercato, puntando invece ad averlo per la terza di campionato, il 14 a Montegranaro: Bremer o chi per lui; l'ex playmaker dell'Olimpia rimane in cima alla lista dei desideri di Finelli, però il gm Faraoni si sta guardando intorno, vista la difficoltà ad acchiapparlo.

"Cerchiamo un esterno di esperienza, ma non abbiamo fretta", ha detto oggi Claudio Sabatini, secondo copione, nella sede della IGD, presentando il rinnovo della collaborazione tra la Virtus e il colosso immobiliare delle coop, che ne è sponsor e partner, e pure, da quest'anno, socia della Fondazione, acquisita una quota da 100.000 euro. "È un momento delicato per la squadra - ha continuato il neo amministratore delegato -, con tre giocatori in precarie condizioni per l'esordio di sabato, Poeta, Minard e Moraschini. Siamo però convinti di aver allestito una buona formazione e di poter disputare una buona stagione. Ci sono tre americani con la A maiuscola, due azzurri come Gigli e Poeta la cui permanenza, con qualche loro sacrificio, ha avviato in modo eccellente il nostro mercato, Rocca, che è una sicurezza, e quattro ragazzi che dovranno mostrare gli attributi, quelli che servono per stare nella Virtus".

L'obiettivo è migliorare il quinto posto di un anno fa, magari bissando la stagione casalinga, che vide, a Casalecchio, due sole sconfitte su 17 gare: l'ultima dolorosissima nei play-off, a tempo scaduto, che sancì l'eliminazione contro Sassari. "Vincere tanto in casa ha dato una grossa mano anche alla nostra iniziativa", ha detto Claudio Albertini, amministratore delegato di IGD, presentando il rinnovo dell'accordo che porterà ogni giovedì di vigilia delle partite interne due giocatori bianconeri nei quattro ipermercati Coop della città (domani, alle 16.30, i primi saranno Gigli e Moraschini). I giocatori intrattengono il pubblico, soprattutto i bambini, giocando assieme a loro con canestri installati negli iper, e ogni volta la IGD distribuisce 500 biglietti omaggio per la gara successiva (stavolta, al CentroBorgo, toccherà ai tagliandi per Virtus-Armani). "A canestro con IGD", giunta alla terza edizione, assegnò lo scorso anno 9.000 tagliandi a ragazzi e genitori e punta quest'anno a varcare quota 10.000. A margine della conferenza stampa, Claudio Sabatini ha infine confermato che parteciperà al bando del Comune per l'imminente assegnazione (entro metà ottobre) della gestione del PalaDozza.

 

SABATINI, LA FORZA DEI NUMERI E DELLE PAROLE

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 30/10/2012

 

«L’obiettivo stagionale della Virtus è vincere il jackpot offerto dalla Fip» è l’ultima provocazione di Sabatini. Strategicamente la scelta di concorrere, puntando a vincere, per il premio che la federazione mette a disposizione del club «più italiano» è buona, ma sarebbe stata migliore prendendo Gigi Datome, che sta giocando - come previsto - da MVP del campionato. Invece in quel ruolo di ala piccola la Virtus oggi propone il discusso Minard.

La realtà è molto più semplice: per l’ennesima stagione, la Virtus non ha completato il suo mercato e il suo amministratore delegato dopo aver sbandierato la voglia di un rinforzo, e aver trattato giocatori da oltre 250 mila euro come Tripkovic e Bremer, ora s’aggrappa al budget per giustificare una frenata. Errore. Errore non completare il mercato, errore non avere predisposto un budget per sostenere quattro americani più Gaddefors, errore - nel caso specifico - scegliere Minard, pagato non poco, se l’obiettivo diventa il premio Fip. Se già ad ottobre si parla di premi fondamentali «per pagare gli stipendi» significa che l’operazione Fondazione, giustamente applaudita, è già in affanno. In pratica l’obiettivo è far giocare gli italiani per guadagnare 250 mila euro per pagare gli stipendi di una squadra che se avesse quattro americani costerebbe meno e vincerebbe di più.

È giusto difendere la scelta operata sui giovani, anche perché in questa primissima parte di stagione molti di loro sono andati meglio di alcuni titolari. Ma è inaccettabile che un club come la Virtus Bologna continui a «regalare» americani, proponendo un roster incompleto. Sarà un’ulteriore stagione di compromessi, uno spreco perché — come lo scorso anno — il lavoro tecnico e le scelte del club sono state molto interessanti. Sabatini dovrà parlare con Finelli di un tema: la rinuncia a Minard, con l’inserimento di un’ala più qualitativa in attacco e in grado di aumentare la pericolosità al tiro (c’è un solo tiratore - Hasbrouck - e la Virtus ha la povera media del 30% da tre, esattamente come l’anno scorso), scelta che forse può colmare le lacune senza togliere spazio agli italiani. E dopo i tre scudettini giovanili, si potrà così ricamare sulle tute anche la scritta «campioni del minutaggio agli italiani».

Coach Finelli prova di scuotere i giocatori in campo, spesso invano

ANGELO GIGLI: NON SIAMO DEPRESSI

www.bolognabasket.it - 03/01/2013

 

Il centro della Virtus Angelo Gigli è stato intervistato dal Resto del Carlino. Ecco le sue parole:

Tra di noi non si respira un clima di insoddisfazione o di insofferenza, ma siamo motivati a cambiare le cose per vivere una situazione più soddisfacente. Alla base delle nostre difficoltà ci sono cause che non dipendono da noi, ma noi lavoreremo per superarle.

Quali sono questi motivi? Gli infortuni vanno e vengono e non ci permettono mai di lavorare tutti insieme. La conseguenza è che questo non ci consente di preparare la partita come una squadra giovane come la nostra dovrebbe fare. Tre sconfitte consecutive non fanno bene all'umore, ma bisogna anche dire che abbiamo incontrato tre avversari con cui avremmo fatto fatica anche al completo. Non siamo spensierati, ma neppure depressi: dobbiamo crescere e l'unico modo per farlo è quello di stare in palestra e allenarsi.
 
C'è anche un po' di inesperienza? Questo aspetto non va sottovalutato, ma non è la ragione principale della nostra situazione. Quando si è giovani è normale essere inesperti ma, ho constatato con grande piacere, che anche i ragazzi dell'under19 hanno un atteggiamento molto professionale anche se non tutti sono dei professionisti. E' la miglior base di partenza per invertire la direzione di marcia. 
 
La partecipazione alia Final Eight è a rischio? Noi domenica con Brindisi dobbiamo vincere e forse la Coppa Italia è l'ultimo motivo per cui ci serve questo successo. Mi sento di dire che ce lo meritiamo per la voglia che abbiamo di reagire e lo merita il pubblico per il sostegno che ci sta dando. Ci serve una prestazione convincente.
 
L'eventuale vittoria sarebbe una svolta? No. Non dico che è la norma battere gli avversari che sono alla nostra portata, ma se vogliamo andare ai playoff queste partite vanno vinte. La svolta arriverà solo quando troveremo un po' di continuità nei risultati.
 
I tre Usa non convincono? Vengono da esperienze molto diverse e non hanno ancora avuto la possibilità di lavorare con continuità. Oltre al nostro ruolo sul campo io e Poeta possiamo dare tanto a questo gruppo perché siamo i più esperti e perché siamo gli unici rimasti. Io tra ginocchio e influenza solo ora sto lavorando alla grande così come Peppe ha avuto un problema fisico. Mancano due giornate alla fine dell'andata e abbiamo fatto pochi allenamenti al completo. Questo ha pesato molto sull'inserimento dei tre statunitensi.

 

IN MEDIO STAT VIRTUS? NO, UN PO' PIÚ GIÚ

di Daniele Labanti - http://boblog.corrieredibologna.corriere.it - 07/01/2013

 

La sconfitta interna della Virtus, quarto ko consecutivo in campionato e ottavo nelle ultime undici gare, tiene i bianconeri all’undicesimo posto in classifica. Sei vittorie e otto sconfitte, a una giornata dal termine del girone d’andata e con il biglietto per la Final Eight ormai perduto, sono un baratro tecnico che ha radici ben più profonde della semplice prestazione sul campo. Vediamo come.

I RISULTATI
La Virtus chiuderà nel campionato 2012/2013 il peggior girone d’andata della sua storia. O per lo meno da quando la Legabasket tiene statistiche e dati parziali. Se la Virtus vincerà a Cantu’, il ruolino di 7 vinte e 8 perse eguaglierà quello della Knorr ’90/’91 (che pero’ piazzo’ poi un ritorno da 12 vittorie). Altrimenti, per trovare solamente 6 vittorie bisognerà risalire al ’75/’76: quando però il campionato era a 12 squadre e il parziale fu 6 vinte e 5 perse al giro di boa. Un bilancio negativo (8 vinte, 9 perse) lo portarono a casa anche l’ultima Virtus di Madrigali pre-radiazione e la squadrina di Conroy e soci nel 2007/2008. Era un campionato a 18 squadre e c’erano due partite in più. Insomma, i numeri dicono che l’anno uno della Fondazione Virtus sta producendo - finora - il peggio di sempre.

IL GRANDE BLUFF
Ci sono due grandi temi in voga oggi per spiegare (o giustificare?) il totale disastro della gestione sportiva. Uno: il progetto giovani. Due: la sopravvivenza con dignità. Detto che considerare dignitoso un undicesimo posto con appena sei vittorie su quattordici gare è del tutto soggettivo, occorre ricordare che fu proprio la proprietà/dirigenza a parlare esplicitamente di “obiettivo quarto posto”, come Claudio Sabatini disse a Stadio il 19 luglio. Sebbene ora si professi umiltà, negando ogni ambizione, a luglio il messaggio (a “beneficio” degli abbonati?) era improntato all’ottimismo. Il diktat era parlare di “crescita”. Sul mercato si facevano circolare, e si trattavano, giocatori famosi e costosi come Datome, Bremer e Tripkovic e i soci non erano certo "timidi" nel parlare di "innesti che spostino gil equilibri". Il claim della campagna abbonamenti era ispirato al “diritto di sognare”. Come poteva un club eliminato al primo turno dei playoff e che aveva perso i tre top player – Koponen, Sanikidze e Cdr – immaginare i primi quattro posti senza considerare adeguati investimenti? Il progetto giovani: per tutta l’estate, sia Imbrò sia Moraschini sono stati oggetto da parte del club di speculazioni di mercato, merce di scambio con altre società, motivi di braccio di ferro con agenzie, molto più fuori che dentro al progetto tecnico. E anche in questo caso era Sabatini a parlarne. Di quale progetto si parla, quindi? Semplicemente questi due ragazzi (di valore; nel caso di Imbrò di grande valore tecnico) per una serie di circostanze si sono ritrovati nella squadra, e dopo il cambiamento degli obiettivi a fine settembre – dal quarto posto, il traguardo è diventato l’incasso del premio italiani – la loro utilità è cresciuta. Questa è la storia della stagione, finora.

I TIFOSI
I Forever Boys e il gruppo Vecchio Stile, nel match contro Brindisi hanno scelto la via dello sciopero. Niente striscioni e niente tifo. Secondo quanto filtra, la scelta è dovuta ad alcune dichiarazioni di Sabatini che avrebbe più o meno velatamente minacciato di “togliere” la curva ai tifosi dopo l’apparizione – durante la gara interna contro Siena – di uno striscione considerato sgradevole. È solo un piccolo caso di un malcontento sempre più evidente fra i tifosi che usualmente assistono alle partite, che si somma a quello di coloro i quali da tempo hanno scelto di disertare il palasport. Bisogna però chiarire che fra i tifosi se la Virtus perde non ride nessuno. E se qualcuno si abbandona all’ironia, tutto sommato va applaudito: in altre piazze non c’è ironia ma ben di peggio, davanti a sconfitte in serie. Se un club con tutti questi problemi di gestione e di risultati debba caricarsi anche quello di “scegliere” come i tifosi possano e debbano manifestare le loro proteste, potrebbe essere oggetto di ulteriore dibattito. Quel che è evidente è il livello di consenso della società, ai minimi storici. E per una società che ha sempre tollerato a fatica il dissenso, potrebbe essere ulteriore motivo di tensione.

LA SQUADRA
Quasi nulla funziona. A cominciare dalla fortuna: tolti di mezzo, a vario titolo, o azzoppati, un po' tutti. E se un roster corto inizia ad avere problemi di salute, sono guai. In questo momento la Virtus non ha più di 15 minuti di pallacanestro nelle gambe. Ma anche in perfette condizioni, va ricordato che è una squadra incompleta e mai finita sul mercato. Per questo ha pagato, e paga, delle lacune tecniche. Finelli non ha trovato una soluzione - ammesso e non concesso che esista - ma i risultati sono in linea con il valore che il team produce: la Virtus ha 68,8 di valutazione media in 14 gare, dodicesimo posto in questa categoria. Nonostante l’ossatura tutt’altro che scadente, con questi infortuni, privi di leadership e senza l’adeguato completamento sul mercato è impossibile far meglio. Il perimetro è piccolo, manca un esterno produttivo, Smith non ha cambi. Tutte le altre squadre, anche chi ha scelto come la Virtus il 5+5 (vedi Brindisi), hanno gli americani o gli stranieri per giocare a un certo livello. La Virtus ne ha solo 3 più il baby Gaddefors, e a quel livello non può giocarci. Su quei tre poi si può spendere un altro intero capitolo, ma il problema attuale di questo club è più profondo e va molto oltre Hasbrouck, Minard e Smith. È a livello societario e dirigenziale. La squadra sta lavorando e l’AD fa benissimo a consolidare la posizione di Finelli, difendendolo da ogni attacco, ma chiaramente è una posizione che faticherà a reggere se non supportata anche da interventi sul mercato e dal ritorno delle V Nere al centro del tema sportivo, quindi come squadra da costruire e far crescere anche per ottenere risultati e non solo come mero veicolo pubblicitario. Oggi Virtus - nonostante gli sforzi e l’indiscusso impegno - è sinonimo di modestia, mediocrità. Non è certo ciò che i tifosi erano stati invitati a “sognare”. È ciò che la proprietà considera “dignitoso”?

Smith, preso per fare la prima punta, disputa una stagione deludente

NON VEDER L'ORA CHE TUTTO FINISCA

di Walter Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 28/01/2013

 

Finisce con 23 punti di scarto, e coi bimbi di Milano in campo, a minacciare pure il premietto per la produzione autoctona, e 23 punti fanno male, in una partita soffice come talco, senza ansie né sudori né falli, da finir prima possibile, per poi tuffarsi, magari, nelle seduzioni della notte meneghina. Che tutto finisca in fretta è del resto un desiderio diffuso, quest’anno: estendibile a tutto ciò che questa Virtus alla deriva confeziona. Dica chi non si vergogna che ha vinto il budget superiore di Milano (a patto di non tacere, sui budget, quando si perde coi tanti che hanno meno): poi, nelle ultime 5 al Forum, avevano pur razziato vandali e goti, eruli e unni. Tante mezze verità ribadiscono solo che esser poveri non porta bene, poveri ma brutti pure peggio, e infine poveri e incompetenti, come ultima aggravante, ancor di più. I pochi soldi spesi male sono la peggior dannazione, nei campi in cui la competenza crea valore: nella Virtus, lo dicono i risultati, ce n’è poca. Senza dare una mano neppure al breve ed illusorio avvio, firmato dai cirenei Poeta e Gigli, quei tre americani presi forse sul catalogo degli sconti Ipercoop sono poi giustamente finiti in castigo a fondo panchina. Non dovevano però, lì seduti a guardare, essere soli.

 

VIRTUS, ESONERATO FINELLI, BECHI NUOVO ALLENATORE

di Francesco Forni - www.repubblica.it - 05/03/2013

 

Il nuovo allenatore della Virtus Bologna è Luca Bechi, dopo l'esonero di Finelli lunedì sera. L'ha presentato Claudio Sabatini al quartier generale di Cadriano. “Avrei preferito non avere questa giornata, quando si cambia rapporto professionale si può essere solo tristi. Ma nella vita può capitare di essere nel posto sbagliato. Mi assumo la responsabilità di questa scelta e anche dei risultati della squadra. Prima ho parlato direttamente con Finelli, che merita il nostro rispetto. Poi ho deciso e ho avvisato anche Faraoni. Non ci sono stati screzi".

Il motivo della scelta è chiaro. “Continuiamo a perdere nella stesso modo e con la stessa faccia. Questo è anche un gioco, bisogna cambiare registro. I risultati e l'ambiente non erano dalla nostra”. Presenta così il nuovo coach. “Bechi ha raccolto la sfida, la situazione non è bella. I nostri tifosi e i soci della fondazione stanno vedendo un gioco indecente. Io ritengo che sia migliorabile e che non meritiamo la posizione che abbiamo. Bisognerà cambiare. Andare in LegaDue potrebbe anche essere un affare. Ma non abbiamo il terrore di retrocedere. Cerchiamo un play di rinforzo, con obiettivi precisi, altrimenti giocheremo con Caserta con Matteo Imbrò quale registra titolare. L'eventualità e probabile: in panchina ci sarò anche io, spero idealmente anche i tifosi”.

E infine. “Il gruppo non ha più alibi, abbiamo cambiato l'allenatore. Io continuo a metterci la faccia, i conti li faremo a fine stagione”.

Le prime parole in bianconero di Luca Bechi. “Dimostrare il mio valore e vincere le partite, son qua per questo. Sulla squadra c'è da lavorare. Questo campionato va diviso in tre parti a spot di dieci partite. La buona partenza, il momento buio e adesso. Si deve ripartire per provare a vincere tutte quelle che rimangono. Dieci partite per ritrovare quella determinazione, prima ancora della chimica. Sulla quale lavoreremo, con le mie idee, certo. Cerchiamo un giocatore che produca e metta energia, sangue fresco, perché Peppe starà fuori dieci, quindici giorni. Imbrò gioca da adulto, ma ha bisogno di un supporto. Tra i nomi usciti (Pullen, Jerrels) ci sono buoni giocatori. Serve gente con faccia tosta, che sappia prendersi responsabilità e che possa anche affiancare i nostri registi”.

Smith e Hasbrouck sono avvisati. “Bisogna definire le responsabilità. Che gli americani facciano gli americani: sono stati presi per fare punti e gioco. Chiederò questo a loro: è il momento di uscire allo scoperto, il campo non mente mai. Qua ci sono molti ragazzi giovani. Conto molto su questo, agli USA il compito di fare fatturato, voglio che i ragazzi della Virtus mettano freschezza e voglia”.

 

ANNO 2013, FUGA DALLA VIRTUS

di Stefano Valenti - ilmiobasketenonsolo.wordpress.com - 05/04/2013

Della Virtus non stride neanche più la sua stagione tribolata. Può succedere, gli infortuni (Poeta, Gigli) hanno inciso. Peraltro non è la prima, dentro un decadimento costante di competitività economica e tecnica che il valore del campionato, al ribasso, ha tenuto celato. Ed in fondo non devono sorprendere neanche le dichiarazioni di Claudio Sabatini, cintura nera dell’equilibrismo dialettico tra realismo e provocazione. Sempre abile nel farcire la provocazione con spruzzate di realismo. E viceversa. Quello che davvero stride, in ciò che arriva da Bologna Virtus è che da due anni, ma pure prima, dalla Virtus i giocatori se ne vogliono andare. E’ questo che fa davvero male. L’attentato al “Made in Virtus”.

Kemp, Minard, Hasbrouck. Non gli unici. Troppi “casi”, troppi dissapori, troppe parole dette/non dette, troppe insoddisfazioni, troppi giocatori spediti in tribuna, italiani compresi. Le liti con gli agenti, la Fiba, gli juniores usati come ricatto, le frizioni con le tv. Non può essere questa la Virtus. Ed è questo che il popolo virtussino fa fatica ad accettare. Ben oltre il cambio di un allenatore (peraltro 7 nelle ultime 7 stagioni). O l’americano sbagliato (tanti, peraltro). Pure se in tempo di crisi, di ingaggi dimezzati, del non giocare più per lo scudetto o una coppa, la Virtus ha sempre mantenuto un suo fascino. Sul quale Sabatini ha spesso fatto il suo gioco: “Un allenatore per la Virtus si trova sempre” ha ripetuto ad ogni mercato. Come per i giocatori. Con ragioni da vendere. Ma ora lo spread si sta alzando, il valore del titolo scende.

Che fosse per inseguire un playoff, o per salvarsi, un allenatore al prezzo fatto da lui Sabatini l’ha sempre trovato. Perché Bologna resta Basket City, perché è umanamente gratificante giocare o allenare davanti alle seimila persone che vengono e lasciamo stare le modalità d’accesso alla poltroncina. Bologna resta Bologna: quando si muove, viaggia, è ospite, rivale. È la Vu Nera, la storia, le sue sfide storiche. Ma gli avvenimenti più recenti ne stanno oscurando il blasone. Finanche sbeffeggiato, nei palasport d’Italia. La Virtus di oggi ha meno soldi da spendere (come quasi tutti), ma è la polemica insita nelle modalità gestionali ed operative, che rende il virtussino insofferente. Digerito il già sofferto riciclaggio nel ranking nazionale.

Dalla conferenza stampa dello scorso settembre, quella del varo della Fondazione e che confermava Sabatini potente sulla tolda e pure stipendiato, ho dato credito ad un’unica notizia: la Fondazione serve ad impedire che il titolo sportivo della Virtus possa lasciare Bologna. Nessun potenziamento del club, né rilancio. Semmai protezione. Una garanzia che Bologna non perderà mai il basket, quello della Virtus. Nel caso dovesse arrivare la grandine, visto che la pioggia non smette di cadere, da anni.

Ma cos’altro è la Fondazione? Un’intuizione di Sabatini per salvare la Virtus o se stesso, sapendo solo lui quanto il barile è già stato raschiato? E se davvero il passato ha stratificato una situazione debitoria, i soci ne sono al corrente? Ci mancherebbe. Sono tutti ottimi e navigati capitani d’azienda, come si può immaginare che abbiano barattato la comune passione virtussina con la superficialità nella verifica dei conti di ieri e ieri l’altro? Pure se Sabatini è conoscitore delle dinamiche del basket come nessuno dei suoi soci. Anche per questo lo hanno confermato nel ruolo esecutivo. A meno che non gli abbiano detto “il club è in sofferenza, tu sai perché, tiralo fuori”. Fiducia, ma mandato a scadenza. Come è logico in qualunque azienda nei confronti di un AD. Dallo scorso settembre Sabatini sta operando nel modo giusto. Calano i ricavi, si tagliano i costi, l’obiettivo è il pareggio il bilancio operativo della stagione. Non ce la farà, ma è su questo che i soci valuteranno il suo operato. E chissà che su quei numeri Sabatini si giochi una partita molto più grossa di quella legata alla Virtus.

Sabatini pensa basket, analizza, agisce. Vede laddove gli altri non vedono. Muovendosi calpesta i piedi di chi non fa un passo. Scuote le anime, attira attenzione. Quando sente prossima una battaglia ne ha già lanciata un’altra. Se perde il premio per gli italiani, è già in moto per trovare l’accordo coi rivali. Se l’Arena perde date, chiede di organizzare la Final Eight che da lui ha funzionato meglio che altrove. Ma non è più tempo di Sabatini contro tutti, perché la battaglie infinite hanno logorato pure le sue truppe. A fine stagione si arriva con una squadra altrettanto logora, un allenatore sponsorizzato dal g.m. ombra, il g.m. vero depotenziato, lo sponsor trimestrale in scadenza. Se anche Gigli e Poeta, pure loro sfibrati dalle situazioni, penseranno a cambiare aria, cosa resterà della Virtus? Indossare la maglia della Virtus è ancora un onore o una sofferenza?

Non ci piace la minaccia come arma di rappresaglia. La Virtus è un’azienda, ma anomala come quelle dello sport. E dire agli abbonati “grazie, ma portate meno dei soci” è verità; ma pure pessimo marketing. Oggi il virtussino no viene per lo spettacolo, che latita, ma per la fede. E per questa fa sacrifici. Il problema non sono quelli che ci sono, ma quelli che si sono allontanati, che hanno smesso di credere non nella Virtus, ma nella Virtus di Sabatini. E ne aspettano l’uscita. Ma se si vuole trattare la Virtus si parla con Sabatini. E se si vuol giocare a Casalecchio, si va in affitto da Sabatini. E se interessano i giovani, l’unica cassaforte, si deve parlare con Sabatini. È chiusa in una gabbia, la Virtus?

Sabatini esige, giustamente, rispetto per i soci. Che non parlano, splendidamente allineati. Comanda lui, parla lui. E se la gente ce l’ha con lui è una conseguenza. Sa fare lo scudo, lo ha fatto meritevolmente più volte a protezione di squadre sbagliate o allenatori in difficoltà. Ma quando dice “non attaccate i soci (atto che non risulta se non per il loro, pure colpevole, silenzio) altrimenti se ne vanno” crea la contraddizione: la Fondazione serve proprio a perpetuare la storia della Virtus, che non finirà con Sabatini.

Non possiamo credere che tutti i soci la vedano alla Sabatini: possibile che accettino che da tempo sui media della loro Virtus il lato nero abbia strangolato il bianco? Che la Virtus sia solo problemi e provocazione? Che il nome Virtus generi solo pubblicità negativa, oltre le sconfitte? Che la Virtus si meriti pure la bacchettata di Petrucci, che pure ne aveva sostenuto l’idea innovativa? “…la storia della V nera, che la SEF rappresenta da 142 anni, impone di mettere in campo tutte le strategie per cui l’immagine del club e del basket non ne esca indebolita” ha scritto il presidente della Sef Virtus, Forni. Si leggerà che la Sef non mette soldi?

A breve sapremo la verità. Se Sabatini sarà bocciato alla verifica dei conti, ci sarà qualcuno che dovrà riceverne il testimone. Che si dimetta o lo dimettano. Ringraziato, per i dieci anni complessi. E subito dopo che si facciano trovare pronti il presidente della Virtus, Marchesini, e quello della Fondazione, Bertolini: con parole, idee buone e progetto. Altrimenti emergerà la cartapesta. Ed è un dubbio doloroso per chi ci crede ancora, digerita pure l’amarezza dei prossimi playoff alla tv. Non accadeva dal 2008. Il 2013 invece è l’anno della “fuga dalla Virtus”. E questo era meno pronosticabile.

 

GIOCHI SENZA FRONTIERE

di Walter Fuochi - http://fuochi.blogautore.repubblica.it - 08/04/2013

 

Centotrentotto minuti la Virtus, 124 Caserta. Vinta di 14 la penultima tappa, della corsa al premio per il più largo impiego di giocatori italiani, la volata appassionante che tiene tutta Basket City col fiato sospeso ha fatto segnare ieri un importante successo per la Virtus, riuscita a salire ben oltre le sue migliori perfomances. Di solito, i suoi indigeni giocavano 102’, i casertani 101’. Giudicatelo voi, un passo avanti così.

Poi sì, andrebbe pure detto, di passata, che Caserta con gli italiani le partite le vince e Bologna manco le sfiora, ma sono dettagli fastidiosi, roba da milordini issati dietro a uno striscione insolente (o a fischi che, sia detto chiaro, sono un’indegnità), in questo basket che forse divide i premi o forse no, e adesso non lo canta più nessuno, visto che per tanti certe pratiche restano inconfessabili.

Cercheremo di informare su come andrà a finire l’avvincente duello, ma sarà dura in ogni caso aver testimoni, se e quando, forse in un garage fuori mano o in una fabbrica dismessa, come in certi vecchi film di gangster, emissari di Virtus e Juve si troveranno a spartire il malloppo.
E’ vero, vince l’umor nero, dopo serate così, e dopo un’intera settimana spesa a illustrare i mortificanti dettagli di quella parodia che ieri faceva somigliare il basket a “Giochi senza frontiere”. Almeno, domenica a Siena, finirà tutto. Peccato solo non potersi giocare il Superjolly.

 

La Virtus di fine stagione, con coach e nome sulla maglia diversi:

Bechi, Gaddefors, Rocca, Gigli, Parzenski, Smith, Landi, Moraschini, Fedrigo, Cavicchi

Tinti, Imbrò, Pullen, POeta, Hasbrouck, Andusic

VIRTUS, IL PAGELLONE FINALE

di Bruno Trebbi - www.bolognabasket.it - 07/05/2013

 

Una delle peggiori stagioni di sempre. Bastano queste poche parole per descrivere il 2012-13 della Virtus. Prima che si volti pagina, da Renato Villalta in poi, vediamo uno per uno i protagonisti della stagione bianconera.
 
Gaddefors - voto 5.5 - Dopo una stagione in cui ad Avellino aveva tenuto il campo, onestamente ci si aspettava di più. Il fisico c’è, la difesa anche. In attacco alterna buone prestazioni a serate abuliche, peccando spesso di troppa timidezza. Resta futuribile, anche se forse la dichiarazione per il draft NBA è un po’ troppo. In 20’, 5.6 punti di media.
 
Imbrò - voto 6 - Su di lui c’erano e ci sono enormi aspettative. Non bisogna dimenticare però che è del 1994, e ha avuto un impatto a muso duro col professionismo. Un anno di LegaDue col suo mentore Salieri gli avrebbe fatto senz’altro bene, in ogni caso qui ha molti minuti e non sfigura. Piace soprattutto come fa girare la squadra, mentre in attacco deve ancora migliorare molto, al momento si limita quasi sempre al tiro pesante. In 18’, 4.9 punti e 1.3 assist di media.
 
Poeta - voto 6 - Combatte tutta la stagione con tanti problemi fisici, che lo limitano molto. Gioca col consueto cuore sempre e comunque, e in qualche vittoria c’è il suo zampino. Dietro però patisce tanto, e soprattutto dà l’impressione da poter dare il meglio da sesto uomo di rottura dietro a un play americano, piuttosto che da titolare. Ha contratto, vedremo se si ripartirà da lui. In 26’, 11.5 punti e 3 assist di media. Anche 2.2 perse, ma si sa che il gioco ragionato non è la specialità della casa.
 
Moraschini - voto 5 - Ha ancora 23 anni, e quindi di tempo ne ha. La parabola sembra però quella di una promessa incompiuta, e anche i rapporti con la società sono di tutt’altro tipo rispetto ai tempi in cui era visto come fiore all’occhiello del settore giovanile bianconero e veniva fatto parlare al funerale di Porelli. Finchè c’è Finelli trova spazio, difende forte ma non incide particolarmente in attacco, gli manca il tiro. Bechi di fatto lo esclude, anche prima dell’infortunio alla caviglia, a favore di Fontecchio. L’impressione è che non si punti più su di lui, ma ha ancora un anno di contratto a cifre piuttosto elevate. Si vedrà. In 14’, 4.1 punti di media.
 
Rocca - voto 5 - Giocatore tutto cuore e grinta, idolo dei tifosi ovunque sia andato e - storicamente - uno che ha fatto sempre male alla Virtus. Le carte in regola per ben figurare c’erano tutte, purtroppo il tempo passa per tutti e quest’anno il buon Mason ha fatto davvero fatica, pur lottando come un leone come sempre, e non dando quasi mai l’impressione di poter decidere le partite come faceva una volta. In 20’, quasi 7 punti e 5 rimbalzi di media.
 
Gigli - voto 6.5 - Combatte con problemi al ginocchio tutta la stagione, a un certo punto pare si debba operare, ma alla fine c'è praticamente sempre. Gioca spesso sul dolore, e lo fa bene, finendo anche a fare il numero “4” quando arriva Bechi ed esce Smith. Una delle note più liete della stagione, i tifosi sperano nella sua conferma. Ha contratto, ma può uscire praticamente gratis. Dato che già l’anno scorso si è ridotto lo stipendio per restare, e l’ha fatto notare, sembra difficile che possa restare, anche se di sicuro il presidente Villalta e il nuovo DS proveranno a convincerlo. In 27', 10.2 punti e 6.7 rimbalzi di media.
 
Parzenski - voto 5 - Arrivato qualche anno fa con grandi speranze, finora non ha concluso molto. In vari momenti della stagione ha spazio, ma non si fa mai particolarmente notare. Spesso tira più da tre che da due, in entrambi i casi con percentuali attorno al 30%. Al momento in serie A ci sta in maniera marginale. In 8’, 1.8 punti e 1.4 rimbalzi di media
 
Landi - voto NG - Ha spazio nel finale di stagione con Bechi, qualcosa fa vedere. Ha bisogno di giocare per farsi le ossa, possibilmente prestato in LegaDue. In 7’, 2 punti di media.
 
Fontecchio - voto 6 - Classe 1995, viene lanciato da Bechi e dopo la partita con Venezia - in cui mette a segno 11 punti con belle giocate - tutti iniziano a parlare di lui. Si parla di futuro in NBA, che al momento è una chimera, e di possibilità di poter andare al college, che invece è molto più concreta. Se deciderà di seguire le orme di Hackett e Della Valle, la società lo perderà gratis e non avrà più alcun diritto su di lui. La sua decisione, magari, dipenderà anche dal tipo di contratto professionistico che gli offriranno le Vu Nere. In 13’, 2.7 punti di media
 
Smith - voto 4 - Giocatore di talento vero, ma che spesso e volentieri va fuori giri, e si estranea dalla partita.Viene dal Panathinaikos ed è considerato un califfo. Parte anche bene, sempre in doppia cifra, poi va fuori giri assieme al resto della squadra. Piazza un paio di prove da 28 punti (Siena e Montegranaro), ma in generale è sempre più fuori dai giochi, e finisce fuori rosa nel finale di stagione. Sabatini annuncia anche che smetterà di pagarlo, avendo lui rifiutato di cercarsi un’altra sistemazione. Delusione bruciante. In 31’, 11.7 punti e 5 rimbalzi di media
 
Andjusic - voto 5.5 - Arrivato a stagione in corso con contratto quadriennale, è una scommessa per le prossime stagioni. Per ora - in 9 partite - ha mostrato ottima mano da tre (41%), una condizione fisica da migliorare, e poco altro. Da rivedere. In 17’, 6.3 punti di media e quasi 2 perse, sintomo di una certa tendenza a fare confusione.
 
Pullen - voto 7 - Nettamente il migliore della stagione. Voluto da Finelli, arriva con Bechi e salva le Vu Nere con 22 punti all’esordio nella cruciale sfida con Reggio Emilia, vinta. Poi continua a fare bottino in quello che diventa il garbage time della stagione, chiudendo con medie stratosferiche, quasi 21 punti e il 46% da tre. Sabatini ha provato a rinnovarlo offrendogli un biennale, per ora è stato rimpallato, ma l’obiettivo della società di tenerlo c’è, anche se non sarà facile. In 28’, 20.7 punti e 2 assist di media.
 
Hasbrouck - voto 4.5 - Parte bene, dimostrando di essere tiratore di striscia capace di accendersi. Poi si affloscia piano piano. La sua stagione resterà però famosa per episodi fuori dal campo. Prima l’intervista in cui dice non posso parlare alla domanda sulla regolarità dei pagamenti, poi la fuga a Pasquetta, direzione Turchia, adducendo appunto ritardi nei suddetti pagamenti. Come con Kemp però Sabatini l’avrà vinta, la FIBA negherà lo svincolo del giocatore che dovrà tornare. E come con Kemp arriveranno comunicati di sfottò, da Confidential: Lassie torna a casa alla cuccia pronta per lui. Una volta tornato non gli viene nemmeno permesso di allenarsi, ma viene licenziato. Ora vedremo cosa succederà: Sabatini dice che farà causa al suo agente Funiciello e che il giocatore restituirà 6 mensilità, dall’entourage di Hasbrouck si ventila un lodo FIBA. Giocatore dimenticabile, stagione dimenticabile, l’ennesima polemica. In 28’, 12.3 punti e quasi 2 assist di media.
 
Minard - voto 5 - Firmato dopo un tira e molla durato quasi un mese, si presenta in palese sovrappeso, e questo lo condiziona. Nelle vittorie comunque in generale gioca bene, e condisce la partita con Biella con 10 triple. In società non piace, Sabatini lo vuole tagliare e lo dice all’agente, poi cambia idea e si scusa pubblicamente. Gli alti e bassi e i dubbi su di lui continuano fino al 20 febbraio, quando arriva il fulmine a ciel sereno. Il Besiktas lo vuole, e il Besiktas lo prende. Mentre Sabatini dice in tv che il giocatore è incedibile, i turchi depositano in Eurolega la lista coi giocatori per la seconda fase che contiene il suo nome. Alla fine si trova un accordo che accontenta tutti, ma l’impressione è che qui la Virtus non avesse quel “potere contrattutale” usato poco tempo dopo in maniera durissima contro Hasbrouck. In 23’, 10.4 punti e il 45% da tre di media.
 
Finelli - voto 5 - L’anno scorso aveva fatto bene, finendo beffato da Sassari e Vanuzzo. Quest’anno invece va tutto storto, a lui e alla squadra. Sabatini a novembre parlava del suo rinnovo come cosa fatta, gli è invece fatale una serie di 9 sconfitte in 10 partite, condita dal KO a Biella che per qualche tempo fa seriamente temere la retrocessione. Aldilà di infortuni e fughe dà l’impressione di non avere la squadra in mano, e la società non gli prende i rinforzi richiesti. Voleva Pullen, arriverà per il suo successore. Termina la sua esperienza virtussina - iniziata con una conferenza stampa di presentazione clandestina - senza mai aver fatto breccia nel cuore dei tifosi, che non gli hanno mai perdonato il suo pedigree fortitudino.

Bechi - voto 6 - Fa quello che gli viene chiesto dalla società. Porta la squadra alla salvezza (con il fondamentale innesto di Pullen) e vince il premio italiani, obiettivo primario dell’anno. La squadra con lui ha circa la stessa percentuale di vittorie che con Finelli, ma arrivano le vittorie decisive per la serie A e in campo si vede uno spirito più combattivo, cosa che piace ai tifosi. Viene rinnovato dall’uscente Sabatini, e salvo terremoti sarà lui il coach della Virtus dell’anno prossimo.

Società - voto 4 - Onestamente, è difficile trovare qualcosa che sia stato azzeccato, forse il solo acquisto di Pullen che ha garantito la salvezza. Pessimi risultati sportivi, e la consueta dose di polemiche, partendo dall’insistenza sul premio italiani (lo vinceremo, a costo di arrivare penultimi) fino ad arrivare alle dichiarazioni sull’autoretrocessione che hanno provocato persino una reazione dalla Casa Madre. In mezzo problemi con vari giocatori, due fughe di cui una rientrata (Hasbrouck-Lassie) e la sensazione - a partire dall’intervista di Koponen in poi - che la situazione economica non fosse floridissima. Si finisce la stagione con lo sciopero del tifo dei Forever Boys da una parte, e con la contestazione a Claudio Sabatini dall’altra. Dopo le dimissioni dello stesso Sabatini si riparte da Renato Villalta e dal costituendo nuovo CDA, con la necessità assoluta di recuperare il rapporto con i tifosi/clienti delle Vu Nere per avere la forza economica e la passione necessarie ad andare avanti e a fare bene.