I RAGAZZI DI UNIPOL BANCA AL CAS DI ROCCAPORENA

tratto da www.virtus.it - 08/08/2016

 

Sono sette i giovani cestisti di Unipol Banca coinvolti dal Settore Squadre Nazionali in occasione del Centro di Alta Specializzazione, che si terrà a Roccaporena di Cascia dal 31 agosto al 4 settembre. Al raduno, guidato da coach Antonio Bocchino, sono stati convocati Matteo Nicoli, Samuel Orsi e Arcangelo Guastamacchia, il primo nato nel 2001, gli altri due nel 2002. Resteranno inoltre a disposizione Lorenzo Bianchini e Lorenzo Deri, classe 2001, e Nicolò Nobili e Manuel Solaroli, del 2002.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

Un progetto solido. Sentiamo la fiducia della società.

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 12/10/2016

 

Il Settore Giovanile di Virtus Unipol Banca è ai blocchi di partenza, pronto ad iniziare sul campo la nuova stagione. Una chiacchierata a tutto tondo con il suo responsabile, Federico Vecchi, ci aiuta a delinearne progetti ed obiettivi. Ascoltandolo si respira un’aria buona, una sensazione positiva che viene dal lavoro intenso e ben programmato.

“Nonostante la prima squadra venga da una retrocessione, che ha lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente, il segnale più incoraggiante per il progetto del settore giovanile è che la società non solo ha mantenuto i propri impegni, ma li ha addirittura rilanciati. Un motivo d’orgoglio, che ci dà grande soddisfazione e allo stesso tempo ci responsabilizza, perché ancora più di prima percepiamo che per la Virtus il settore giovanile è una parte strategica di tutta l’attività”.

Il fiore all’occhiello sono quei quattro ragazzi approdati alla prima squadra in serie A2, e non certo in ruoli da comprimari.

“Ho sempre sostenuto che il principale obiettivo di un settore giovanile sia quello di crescere giocatori. E’ una visione che la dirigenza condivide, un’idea comune su cui siamo ben allineati. Il fatto di fare il campionato di A2 da questo punto di vista facilita i nostri ragazzi, perché permette loro di avere un livello più raggiungibile e immediato in cui trovare spazio. Un’occasione per chi è coinvolto, ma anche un esempio per chi gioca ancora nelle squadre del settore giovanile e grazie a loro vede davanti a sè un sogno ambizioso ma raggiungibile, quello di giocare un giorno nella prima squadra della società in cui si è formato”.

La centralità del settore giovanile è testimoniata dalla volontà di rafforzarne le singole squadre.

“Anche quest’anno abbiamo la foresteria piena, con quattro ragazzi nuovi rispetto alla scorsa stagione, a compensare ampiamente l’unica uscita (quella di Vercellino, ndr). Il nostro reclutamento è stato mirato e ci permette di alzare ulteriormente la qualità dei giocatori che fanno parte del nostro progetto. Quest’anno abbiamo anche inserito due ragazzi estoni, Jurkatamm e Peterson. Anche questo è un passo avanti, soprattutto per me che per la prima volta sono coinvolto nel reclutamento di giocatori stranieri. Significa aprirsi un po’ alle realtà oltre confine”.

La riorganizzazione passa anche dalla formazione di un gruppo che nella passata stagione non c’era, quello dell’Under 20.

“L’anno scorso ero al primo anno in questo ruolo, e tutti insieme scegliemmo di non intraprendere la strada dell’Under 20. Quest’anno abbiamo avuto più tempo per ragionarci, decidendo di partecipare al campionato DNG. Va chiarito che stiamo parlando, in fondo, di una categoria ponte tra settore giovanile e senior: non si tratta di una squadra canonica, formata da ragazzi che si allenano ogni giorno insieme, ma di un gruppo in cui qualcuno è già impegnato anche con la prima squadra, qualcun altro è in doppio tesseramento in campionati Senior, e alcuni Under 18 contribuiscono a completare l’organico. Una sorta di laboratorio che
permette ai giocatori di avere partite di buon livello in cui confrontarsi, proprio perché alcuni di loro sono alla prima esperienza tra i “grandi” e hanno necessità di avere ancora una lingua di settore giovanile. E’ la parte finale di un percorso che canonicamente finirebbe con l’Under 18”.

L’attenzione al mondo intorno, soprattutto a quello più vicino e confinante, cresce proporzionalmente alla solidità del settore.

“Abbiamo cercato, principalmente grazie all’esperienza specifica nel settore del nuovo Gm Julio Trovato, di potenziare e rilanciare con svariate iniziative i rapporti con le società e le scuole del territorio. Abbiamo intensificato incontri e collaborazioni con le realtà della pallacanestro bolognese. Organizziamo un torneo di minibasket, in occasione delle partite casalinghe della prima squadra, che è un modo per far vivere dall’interno l’Unipol Arena ai nostri ragazzi e a quelli delle società che di volta in volta invitiamo. Abbiamo ampliato il progetto scuole, sia coinvolgendo gli studenti con delle promozioni per seguire le partite della prima squadra, sia con una serie di incontri direttamente mirati all’avvicinare nuovi ragazzini al nostro centro minibasket”.

Minimi cambiamenti, in un gruppo di lavoro collaudato.

“Lo staff, confermato nella sua totalità, era già molto qualificato. L’unica aggiunta è in realtà un importante ritorno, quello di Cristian Fedrigo, che alza ulteriormente la qualità dei nostri allenatori. Sono fiero e soddisfatto di avere una squadra di collaboratori di cui tutti riconoscono la competenza e la professionalità: gli allenatori, i preparatori fisici e lo staff sanitario fanno un lavoro integrato con lo staff tecnico, occupandosi quotidianamente di tutti i gruppi del nostro settore giovanile. Insieme, a mio parere, avevamo svolto un ottimo lavoro, ed insieme continueremo a sviluppare il nostro progetto”.

 

IL PRESIDENTE BUCCI AI GENITORI DEI RAGAZZI DELLA VIRTUS: "QUI I VOSTRI FIGLI IMPARERANNO A BATTERE SÉ STESSI

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 19/10/2016

 

“Voler bene ai nostri figli significa stare loro accanto mentre crescono, evitando di diventare genitori “spazzaneve”, quelli che cercano in ogni modo di aprir loro la strada”. E’ il consiglio di Alberto Bucci, presidente di Virtus Pallacanestro, ai genitori dei ragazzi del settore giovanile della società, venuti ad incontrarlo ieri sera alla palestra Porelli, la casa della V nera. “I figli dobbiamo prepararli alla vita, e far loro capire che sarà dura, ma non possiamo fare progetti su dove andranno o su quello che vorranno essere. Accompagnarli nel cammino è il nostro compito, senza cercare di spianare ogni ostacolo, perché gli ostacoli fanno parte di quel cammino”.

Accanto al presidente, l’Ad bianconero Loredano Vecchi, il Gm Julio Trovato, il direttore sportivo Valeriano D’Orta. Intorno a lui lo staff del settore giovanile di Virtus Unipol Banca al gran completo, guidato da Federico Vecchi. Tra il pubblico gente che sa bene cosa sia lo spirito Virtus, perché ne ha fatto e ne è parte. Da Achille Canna a Renato Albonico, da Lino Frattin a Daniele Cavicchi, da Loris Benelli a Roberto Nadalini. E coach Alessandro Ramagli mescolato ai genitori, ad ascoltare le parole di un uomo che sa raccontare storie di basket e di vita.

“Stasera ho voluto parlarvi insieme agli allenatori che sono qui per seguire i vostri figli. Gente preparata, che sa come farlo. Credo che nei momenti difficili non ci vorrebbero i genitori a chiedere come vanno i ragazzi, perché è il momento in cui stanno staccando il cordone ombelicale, in cui iniziano a passarsi il pallone, che significa cominciare a condividere le cose coi coetanei. E da quel momento in avanti dovranno imparare a battere sé stessi, prima ancora che gli avversari. Spesso l’enfasi che si crea intorno allo sport ci fa credere che chi vince è un campione e chi perde un coglione, ma non è così. Non è questa la verità”.

La platea, in silenzio, ascolta parole di profonda saggezza. E Alberto Bucci sa spiegare quale sia la funzione di un insegnante, il valore del mestiere di allenatore.

“Il bambino all’inizio non è competitivo, vuole soltanto giocare e stare in mezzo agli altri. Siamo noi che quando gli regaliamo un aquilone gli facciamo notare che sta volando più in alto di tutti gli altri. In questi momenti gli allenatori hanno il compito fondamentale di aiutarlo a crescere. Qui alla Virtus c’è una storia, ci sono anni e anni di lavoro da parte di una società che dedica risorse importanti al settore giovanile. Una società dove si progetta, dove ci si confronta ogni settimana e si lavora insieme, sulla stessa strada. E’ un dovere che abbiamo, quello di confrontarci, e ne siamo consapevoli”.

E’ un racconto di vita, quello che scivola tra le pareti della casa bianconera. Parla di ragazzi che non necessariamente dovranno diventare campioni, ma hanno una bella occasione per imparare la vita attraverso lo sport.

“Non importa quanti di loro diventeranno campioni, né dove arriveranno sul campo. Quello che conta è che abbiano le gambe per andare avanti. E che battano sé stessi. E il nostro compito di genitori è quello di far loro vedere che siamo felici. Loro ci guardano sempre, anche quando smettiamo di giocare con loro e ci voltiamo. Restano nostri amici se noi siamo stati buoni amici per loro. Dobbiamo raccontare loro come è bella la vita, e io ho un’idea su come farlo: andare tutti insieme, in famiglia, in un bosco a cercare le castagne. Meravigliarsi davanti alla natura. Fare gesti semplici che resteranno nella loro memoria. Perché se i nostri figli si emozionano, sapranno emozionare gli altri. L’emozione, quella vera, è come un’influenza e si trasmette. La vita non è fatta di cose solide, ma di amore, di affetto, di curiosità. Questo dobbiamo trasmettere, questo gli resterà di noi”.

Tra queste mura che l’avvocato Porelli fece alzare proprio per fare della Virtus una famiglia, c’è un gruppo di allenatori preparati che ha raccolto il testimone di coloro che li hanno preceduti. Insegneranno a questi giovani piccole cose essenziali.

“A rimanere da soli, a provare anche a sbagliare, ad imparare dagli errori. Ad iniziare a parlare con l’allenatore”.

E’ così che si cresce. Il lungo applauso che chiude un discorso fatto di umanità e cuore lascia intendere che il messaggio è stato recepito. E’ una storia di sport, ed è una storia di vita.

 

GIOVANI DA NAZIONALE

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 19/10/2016

 

Sono sette i giovani del Settore Giovanile Unipol Banca che figurano nell’elenco dei convocati del Settore Squadre Nazionali per il Centro Alta Specializzazione che si svolgerà a Roseto degli Abruzzi dal 28 ottobre al 1 novembre: Lorenzo Deri, Matteo Nicoli, Arcangelo Guastamacchia, Nicolò Nobili e Samuel Orsi, mentre Lorenzo Bianchini e Manuele Solaroli sono nell’elenco dei giocatori a disposizione.

UNDER 20, LA VIRTUS FA SUO IL DERBY. FORTITUDO SCONFITTA ALLA PORELLI

tratto da www.1000cuorirossoblù.it - 24/10/2016

 

Alla seconda giornata del campionato Under 20 c'è Virtus-Fortitudo. Si gioca alla Porelli, con palla a due alle 20. La partita, però, ha ben poco da raccontare. La Virtus all'intervallo lungo è già sul +23 (41-18), e all'ultimo mini intervallo tocca anche il + 30. Per i ragazzi di Comuzzo arriva un'altra sconfitta, dopo quella all'esordio contro la Salus.

LA PARTITA (22-11; 41-18; 64-34; 84-55) – Ad aprire la partita è una tripla di Di Poce. Ma il vantaggio della Effe dura poco. Al canestro del numero 9 biancoblù rispondono le giocate di Ranocchi (per lui già doppia cifra a referto, in avvio di secondo quarto). Tutti suoi i 6 punti che riportano avanti i padroni di casa. Poi, a costruire il primo allungo ci pensa Petrovic con cinque punti consecutivi. Sono i canestri della doppia cifra di vantaggio. I biancoblù accusano il colpo, prima che Costanzelli provi a svegliare i suoi. La schiacciata del meno tredici porta Vecchi a chiamare timeout. Ma, ancora una volta, è un fuoco di paglia. Infatti, dopo i due punti del numero 10, i ragazzi di Comuzzo trovano un solo canestro dal campo (Sibani). I bianconeri ne approfittano e all'intervallo lungo guidano 41-18. Ancora una volta si manifestano le difficoltà in fase offensiva, come quelle emerse con la Salus una settimana fa. Troppe volte i biancoblù si sono affidati alle individualità. E, troppe volte hanno sfruttato male i 24'' per costruire un'azione. Dall'altra, la squadra di Vecchi ha dato una prova di grande forza chiudendola già dopo due quarti. Non bastano cinque punti consecutivi di Di Poce, in avvio di terzo quarto, per sperare di riaprirla. Nel finale c'è da registrare l'infortunio di Quaiotto (caviglia). Vince la Virtus 84-55.

TABELLINI

Virtus: Zanotti 10, Gianninoni 14, Petrovic 13, Nanni 3, Ranocchi 13, Carella 3, Rubbini 12, Rossi, Jurkatamm 4, Berti 11, Oyeh 1. All. Vecchi.

Fortitudo: Montanari 7, Quaiotto, Pampani, Di Poce  10, Costanzelli 11, Lucchetta 5, Pederzoli 1, Santini 5, Mazzotti 3, Torricelli 11, Sibani 2, Cenni. All. Comuzzo.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: CRISTIAN FEDRIGO

Fedrigo, il ritorno: “Di nuovo tra i ragazzi, farli crescere mi rende felice”

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 26/10/2016

 

Fa un certo effetto parlare di “ritorno”, soprattutto se la parola serve a introdurre un tecnico come Cristian Fedrigo, che ha iniziato la nona stagione in casa Virtus. Ma di fatto è così, almeno per quanto riguarda il settore giovanile di Virtus Unipol Banca, dove Cristian aveva lasciato gli Under 14 a festeggiare un titolo italiano di categoria e oggi li riprende per mano dopo una stagione vissuta unicamente da assistant coach in prima squadra.

“Il motivo è semplice, ero uscito dal settore per esigenze societarie che prevedevano un maggiore impegno legato alla prima squadra. Sono ben contento di essere tornato, naturalmente, perché dedicarmi ai giovani in palestra mi viene naturale, lo faccio da sempre e fa parte della mia cultura: sono cresciuto in un ambiente dove far crescere i giovani era garanzia di futuro”.

Ripartire dall’Under 14 sembra un segno del destino. Con questa categoria aveva chiuso la stagione 2014-2015, regalando alla Virtus il ventunesimo tricolore giovanile da mettere in bacheca.

“Prima d tutto, ringrazio di cuore chi mi ha dato la possibilità di rinsaldare questo legame con il settore. Al di là delle questioni tecniche, ho avuto la fortuna di trovare giocatori reclutati e allenati con grande attenzione, e questo è un merito da ascrivere a Davide D’Atri, che li ha portati fin qui. Ci tengo a evidenziare questo aspetto, perché sono convinto che uno dei compiti più importanti per noi tecnici delle giovanili sia quello di occuparci di reclutamento. E’ vero, riprendo da dove avevo finito, e ne sono entusiasta: in questi anni in Virtus ho sempre avuto la possibilità di programmare il mio lavoro sia in termini di reclutamento sia in termini tecnici, perché ho sempre iniziato con un gruppo Under 13 o addirittura Esordienti per portarlo avanti nel percorso di formazione. E’ una cosa che mi piace fare e qui ho avuto la possibilità di farlo al meglio, sentendo intorno la fiducia della società”.

Under 14, ovvero una specie di “età di mezzo” in cui la passione per il gioco inizia a mescolarsi con una visione più precisa di progetti e aspettative legati al percorso sportivo. Una fase delicata, per chi la vive e anche per chi la indirizza.

“Penso che si debba evitare di dare giudizi e valutazioni troppo precoci, a proposito del futuro o della futuribilità di ogni singolo giocatore di questa età. L’esperienza mi insegna che molto spesso identificare un ragazzo e dargli aspettative in base a ciò che noi immaginiamo di lui, può risultare eccessivo. La riprova è che ci sono giocatori che un allenatore magari non considerava positivamente, e che invece il tempo ha rivelato più interessanti di altri. E’ un’età di fronte alla quale devi stare attento a come ti poni, e anche a quello che ti aspetti”.

Senza parlare di obiettivi e traguardi, perché sarebbe prematuro e sbagliato, che gruppo si è ritrovato tra le mani?

“Lo trovo soprattutto bene educato, nel senso tecnico e in quello delle “buone abitudini”, che sono fondamentali. Con queste premesse è stato più facile entrare a farne parte come capo allenatore ed essere accettato. Non è cosa di poco conto, anzi è la parte più significativa del lavoro di formazione, e come ho detto chi mi ha preceduto ha lavorato nel migliore dei modi”.

Lei sarà assistente in prima squadra, impegnata nella Serie A2 Citroen, e prima guida della formazione Under 14 di Unipol Banca. Piani diversi, ma realtà che si assomigliano nel momento in cui si ha l’impressione che il lavoro dell’allenatore-insegnante abbia un peso più significativo.

“Credo che la nostra Serie A2 debba essere una sorta di campionato di sviluppo. E questo aspetto è importante, perché mai come quest’anno i nostri giovani hanno la possibilità di trovare spazio in prima squadra, con responsabilità oltre che con minuti. Le similitudini? In entrambe le realtà si lavora sul miglioramento individuale dei giocatori, un obiettivo che quando si parla di prime squadre rischia a volte di andare perduto. Quando alleni degli Under 14, devi avere chiaro l’obiettivo della società, che è quello di avere tra tre-quattro anni, dal gruppo 2003, giocatori che possano far parte della prima squadra. Allo stesso tempo, la prima squadra deve dare spazio a giocatori giovani, per aiutarli a crescere. E quest’anno ha la possibilità di farlo”.

Questa è la nona stagione bianconera, per Cristian Fedrigo. Diamo un significato, in poche frasi, a una lunga e vissuta militanza.

“Ci sono cose, situazioni, emozioni che spesso non si possono descrivere a parole. Tanto più nel mio caso, visto che sono sempre stato uno che ne ha spese poche. Forse non riesco a fotografare con la giusta grandezza l’orgoglio, la soddisfazione di essere qui. Una cosa, però, posso dirla: spero di essere all’altezza di tutte le persone che qui dentro mi hanno preceduto, che prima di me e per molti anni hanno lavorato con passione per la Virtus. E una volta di più, ringrazio chi mi ha dato la possibilità di farne parte”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: LORENZO DERI E MATTEO NICOLI

Deri e Nicoli: “Che orgoglio, vestirsi d’azzurro”

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 02/11/2016

 

Una convocazione che dà orgoglio e stimoli, quella che ha chiamato a Roseto degli Abruzzi sei giocatori del settore giovanile di Virtus Unipol Banca, convocati dal Settore Squadre Nazionali per il Centro Alta Specializzazione a Roseto degli Abruzzi, dal 28 ottobre all’1 novembre. Cinque giorni formativi, di lavoro in palestra e condivisione, per Lorenzo Deri, Matteo Nicoli, Arcangelo Guastamacchia, Nicolò Nobili, Samuel Orsi e Manuele Solaroli.
Al rientro dal raduno, raccogliamo le emozioni e i pensieri di Lorenzo Deri e Matteo Nicoli, in attesa, nel prossimo numero, di sentire tutti gli altri.

Un’altra esperienza in azzurro. Per entrambi non è la prima in assoluto, ma certamente avere sul petto la scritta “Italia” è un’emozione non comune.
LORENZO DERI – “E’ un grande onore. Ed è il frutto del lavoro svolto giorno dopo giorno insieme ai compagni e agli allenatori. Devo ringraziare prima di tutto loro, se poi arrivano queste soddisfazioni. Sono personali, ma sento il bisogno di condividerle”.
MATTEO NICOLI - “Un grande onore, sono d’accordo. Non succede tutti i giorni, e certo non capita a tutti, di essere convocato. E’ una sensazione fantastica, non avrei voluto mancare per nulla al mondo”.

Una chiamata in azzurro è uno stimolo enorme, per chi ha scelto una strada fatta di passione per la pallacanestro e sacrifici per esprimerla al meglio.
LORENZO DERI – “E’ così. Credo che vestire una maglia azzurra sia il sogno di ogni ragazzo che fa sport, sapere di essere sotto osservazione fa piacere”.
MATTEO NICOLI – “E’ un grande propellente per andare avanti. Tra l’altro, io da ragazzino non ho mai fatto parte di rappresentative regionali, così essere chiamato adesso a raduni nazionali ha un valore ancora più grande per me”.

Sotto quei colori azzurri ci sono il bianco e il nero della Virtus. Quanto conta seguire il proprio percorso in questo ambiente?
LORENZO DERI – “La Virtus è casa, questo è ormai il quinto anno che indosso i suoi colori. Devo a questo ambiente, alle persone che ho trovato qui ad insegnare basket, un ringraziamento speciale. E’ la società che mi dà la possibilità di migliorare un poco ogni giorno”.
MATTEO NICOLI – “Io sono arrivato da Sasso Marconi, alla fine del periodo da Esordiente. Sento tanto l’appartenenza a questa società. E’ qui che sono cresciuto, che ho intrapreso un percorso nel basket che penso e spero ancora lontano dall’essere concluso. E a chi mi ha dato i mezzi per imparare e provare a far meglio, ovvero i tecnici bianconeri, devo un grazie immenso”

A Roseto, la mattina del 30 ottobre, si è sentita anche troppo nitida la scossa che ha nuovamente sconvolto il centro dell’Italia.
LORENZO DERI – “Purtroppo si è sentita benissimo. Io mi ero appena svegliato, è stata molto forte e ho avuto paura. Dopo mi è venuto spontaneo pensare a chi in quelle terre ci vive: ho parlato con la gente del posto, tutti hanno detto che è stata la più forte di tutte e ho percepito il senso di insicurezza che eventi del genere possono darti. Quelle persone hanno tutta la mia solidarietà”.
MATTEO NICOLI – “Non è la prima volta che mi capita di sentire un terremoto. E’ stata una brutta sorpresa, ci siamo spaventati e qualcuno ha addirittura deciso di tornare a casa. Io sono rimasto, volevo esserci: quando mi chiamarono al raduno di Roma mi ero fatto male e fui costretto a rinunciare. Poi, devo dire che è stata la gente del posto a farci forza. Siamo scesi in strada e c’erano molte persone già fuori, ma si sono mostrate pronte, lucide, senza trasmetterci la loro preoccupazione. Quelle persone sono in gamba, sono preparate, sanno cosa fare. Vedendo loro reagire così, abbiamo preso coraggio anche noi”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GUASTAMACCHIA, SOLAROLI, NOBILI E ORSI

Guastamacchia, Solaroli, Nobili, Orsi: "Quando l'Italia chiama il sogno si avvera"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 09/11/2016

 

Dopo Lorenzo Deri e Matteo Nicoli, tocca agli altri quattro giovani moschettieri della V nera raccontare le sensazioni provate a Roseto, dove sono stati convocati dal Settore Squadre Nazionali per il Centro Alta Specializzazione, riservato ai nati nel 2001 e 2002, dal 28 ottobre all’1 novembre. Un’esperienza che dà entusiasmo e rappresenta una base solida per costruire il futuro, per Arcangelo Guastamacchia, Manuele Solaroli, Nicolò Nobili e Samuel Orsi. A tutti loro abbiamo rivolto le medesime domande, cercando di farci raccontare una passione che si colora anche d’azzurro. Come Deri e Nicoli, ci hanno trasmesso il loro giustificatissimo orgoglio.

Avere sul petto la scritta “Italia” è un’emozione non comune. Difficile forse anche da raccontare…
GUASTAMACCHIA: “E’ un sogno che si è realizzato. Quella di Roseto è stata la seconda convocazione, dopo Pescara, e confrontarmi con coetanei ad alto livello, trovare istruttori che non conoscevo e avevano tanto da trasmettermi, è stata una bella esperienza. Ti metti una canotta con scritto Italia e pensi che in qualche modo ce l’hai fatta, anche se sai bene che si tratta soltanto di un primo passo”.
NOBILI: “Un’emozione pura e totale. In qualche modo ho sentito di rappresentare il mio Paese, pur in un contesto giovanile. Devo impegnarmi per restare a questi livelli e avere altre occasioni, me lo sono ripromesso”.
ORSI: “E’ totalmente diversa da quella che puoi provare con qualsiasi altra maglietta. Non la scordo facilmente, perché in quei cinque giorni ho lavorato ad altissimo livello, con tecnici preparati e un grande gruppo. Certo non è una cosa per tutti, e noi lo sappiamo. Per questo continueremo ad allenarci sempre di più”.
SOLAROLI: “La maglia della Nazionale è qualcosa di unico, essere convocato è stata una grande emozione. Difficilmente me la dimenticherò, qualunque sia il mio futuro come giocatore di basket”.

Una chiamata in azzurro è uno stimolo enorme, per chi ha scelto una strada fatta di passione per la pallacanestro e sacrifici per esprimerla al meglio.
GUASTAMACCHIA: “Sapere che ti considerano, che ti tengono sotto osservazione, è davvero un bellissimo stimolo. Ti dà la forza ti tornare subito in palestra per cercare di migliorare, giorno dopo giorno”.
NOBILI: “E’ una grande spinta per cercare quotidianamente di fare meglio, ho capito che posso stare in quel gruppo come posso esserne fuori. Dipende da me, dalla mia volontà e dalla mia voglia di continuare su questo percorso. Devo mettercela tutta, e una chiamata in azzurro ti insegna anche questo”.
ORSI: “Tanti ragazzi avrebbero voluto partecipare a questo raduno, invece eravamo solo in diciotto. Questo ci fa pensare che da chi ci ha chiamati siamo considerati ragazzi che possono dare qualcosa in più, rispetto ad altri. Ora però tocca a noi: dobbiamo lavorare per confermare queste sensazioni, farlo con dedizione e sempre maggiore convinzione”.
SOLAROLI: “Gli allenatori a Roseto ci hanno detto chiaramente che le porte della Nazionale sono aperte a tutti, e nello stesso tempo possono chiudersi a chiunque. Bisogna impegnarsi tutti i giorni per trovare spazio, e se uno considera una convocazione come un punto d’arrivo ha completamente sbagliato approccio”.

Sotto quei colori azzurri ci sono il bianco e il nero della Virtus. Quanto conta seguire il proprio percorso in un ambiente come questo?
GUASTAMACCHIA: “Sono arrivato alla Virtus l’anno scorso, e credo che il fatto di essere qui mi abbia fatto migliorare tantissimo. Sono arrivati i primi raduni regionali, poi queste due chiamate che, come dicevo, mi hanno permesso di sognare ad occhi aperti. Sicuro, c’è molto bianconero dietro questo azzurro...”
SOLAROLI: “Essere partito da qui conta al cento per cento. Se non fossi stato qui non avrei avuto la stessa visibilità. Crescendo nel mondo Virtus si può migliorare ancora, e anche più in fretta rispetto ad altre realtà, secondo me. Sono fortunato a poter affrontare il mio percorso nella pallacanestro partendo da un posto sicuro come la palestra Porelli”.
NOBILI: “C’è tanta Virtus, sotto la maglia azzurra. Io sono arrivato qui che avevo appena iniziato il vero settore giovanile, e ho migliorato molto di più in questo ambiente che nei primi tempi in cui mi sono innamorato del basket e ho iniziato con costanza a praticarlo. Ho trovato persone preparate, una professionalità unica. C’è molto di questi insegnamenti in quello che ho ottenuto”.
ORSI: “Devo ringraziare anche chi mi ha permesso di affacciarmi al mondo della Virtus, a chi mi ha guidato verso via dell’Arcoveggio. Certamente arrivare qui è stato un passo veramente grande: io sono arrivato anni fa da Anzola, e ho trovato allenatori molto bravi, ragazzi che ci mettono il cuore come noi e hanno la nostra stessa passione. Certo la canotta della Virtus non è facile da indossare, richiede tanto impegno, sacrificio quotidiano. Noi siamo in frequenza, c’è chi viene in palestra anche un’ora prima per fare attività fisica. Ci impegniamo e ci sentiamo ripagati da momenti come quello di Roseto”.

LA PREMIAZIONE DELLA FIP REGIONALE. PETRUCCI: “RAGAZZI, SOGNATE IN GRANDE”

tratto da www.virtus.it - 12/11/2016

 

“Ragazzi, sognate in grande. I risultati arriveranno”. E’ il monito di Gianni Petrucci, presidente Fip, ai tanti giovani atleti di società della regione confluiti in mattinata alla Sala Auditorium di Unipol Banca per la premiazione delle società dell’Emilia Romagna per la stagione 2015-2016. Platea numerosissima ed attenta, grande rappresentanza delle istituzioni della pallacanestro e dello sport in generale. C’è il presidente regionale del Coni, Umberto Suprani, e quello di LNP, Pietro Basciano, mentre a rappresentare LegaBasket c’è il responsabile della comunicazione Maurizio Bezzecchi. Accanto a Petrucci le più alte cariche federali, quasi tutti i consiglieri nazionali, tanti presidenti di comitati regionali.

Virtus Pallacanestro è presente con il presidente Alberto Bucci, l’amministratore delegato Loredano Vecchi e il general manager Julio Trovato. Tra gli oltre sessanta riconoscimenti assegnati, due riguardano proprio il settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Salgono infatti sul palco la formazione Under 18 che nel 2015-2016 si è classificata al primo posto nel girone regionale Eccellenza, guidata da Federico Vecchi, premiata da Dino Costa, e l’Under 14 di Mattia Largo che si è laureata campione regionale Elite.

Stefano Tedeschi, presidente regionale Fip, fa gli onori di casa portando i numeri di un movimento in salute, ricordando anche che “45 giocatori della nostra regione sono impegnati nei campionati di Serie A e di A2, esattamente undici nella prima e trentaquattro nella seconda”. 
Petrucci raccoglie l’assist: “Se in queste statistiche siete la prima regione, significa che investite sulle persone e sulle professionalità in maniera intelligente”.

C’è anche l’occasione di allargare la visuale, parlando per esempio della nuova sfida di Ettore Messina (un ex bianconero che in squadra ne ha voluti altri due, Giordano Consolini come assistente insieme a Sacripanti e Roberto Brunamonti come team manager): “Ho detto che si tratta della Nazionale più forte di tutti i tempi, e sulla carta è così. Quanto a popolarità nel mondo, quei nomi sono imbattibili. Poi, è vero che la forza si constata coi risultati e nel tempo, ma intanto abbiamo un gigante come Messina che ha raccolto la nuova sfida, e allenerà la nostra italia gratuitamente, non so se mi spiego. Sono sicuro, il tempo parlerà per noi. Ci prenderemo le nostre rivincite”.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

L'under 15 di Mattia Largo: "Un anno affascinante e delicato"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 16/11/2016

 

Mattia Largo continua il suo (ennesimo) viaggio nel mondo giovanile bianconero, con l’Under 15 di Virtus Unipol Banca che ormai segue da quando questi ragazzi avevano meno di tredici anni. Lui, che inizia la sua undicesima stagione nel mondo bianconero, li sta accompagnando verso le prime grandi scelte sportive, le prime importanti risposte, le prime intense decisioni da prendere.

“E’ una fortuna poter lavorare con un gruppo vedendolo crescere dall’Under 13, sotto tutti gli aspetti. E’ bello condividere i loro momenti felici, i traguardi che raggiungono, come è successo ai quattro ragazzi recentemente convocati in Nazionale. Sono soddisfazioni belle, giuste per loro che si impegnano tra scuola e sport con impegno, che si sacrificano. Essere alla Virtus non è una passeggiata, è qualcosa di serio, di grande e difficile. E loro lo sanno bene”.

Un percorso. Lungo, affascinante, impegnativo per chi sta in campo a sudare e per chi da quel sudore deve raccogliere indicazioni, limando, costruendo e coltivando il talento.

“Questo per me in realtà è il quarto anno di fila con questo gruppo, avendo preso molti di questi ragazzi già ai tempi della categoria Esordienti. Il percorso vero è iniziato con l’Under 13, quando abbiamo inserito molti ragazzi nuovi. Io cerco di essere in qualche modo anche un appoggio esterno, non semplicemente un allenatore di pallacanestro. Perché so che è un periodo delicato, per loro. Un’età particolare: primo anno di scuola superiore, primo step dall’essere bambini al diventare ragazzi. Anche a livello di crescita personale, ormonale, fisica, di conoscenza di cose nuove è un anno “confuso”, per loro, e avere un appoggio esterno è importante. Cerco di parlare, oltre degli aspetti tecnici della pallacanestro, del loro impegno scolastico, della vita fuori dal campo da basket. Per me un allenatore, fino ad un certo punto del percorso, deve avere anche un ruolo di sostegno. Quella dell’Under 15 sarà una stagione bella, con tanti tornei stimolanti, ma anche difficile”.

Par di capire che uno come Mattia Largo, ascoltando i suoi ragazzi, trovi sempre il modo di arricchire anche il proprio bagaglio personale.

“Per me gli allenatori insegnano, e allo stesso tempo imparano tanto dai ragazzi. Prima di tutto per la passione che i giovani mettono in campo, con una spontaneità che spesso rischia di perdersi negli anni. Li vedo sempre arrivare agli allenamenti mezz’ora prima, sudati, carichi, con addosso la voglia di tirare, contenti di essere in palestra. E questo mi trasmette tanto, perché la passione è fondamentale per quello che faccio, e lo è per tutto quello che si fa nella vita”.

Il nucleo di questa Under 15 è rodato, ma anche arricchito da qualche volto nuovo.

“E’ arrivato Mait Peterson dall’Estonia. Abbiamo anche inserito alcuni ragazzi del 2003, più giovani ma che fanno parte in pianta stabile del gruppo: Ruffini, Barbieri, Galli e Salsini. Ma per me un altro rinforzo importante sono i tanti ragazzi che già c’erano, ma stanno crescendo e vedono sbocciare il loro talento, che magari un anno fa era più nascosto”.

Si riparte da un titolo, conquistato proprio alla fine della scorsa stagione e di recente premiato dalla Fip regionale: quello dell’Under 14 Elite, campione dell’Emilia Romagna.

“Ecco, quel titolo è un bel ricordo da eliminare, e ai ragazzi l’ho detto. Ne abbiamo fatto tesoro, ci ha inorgoglito, ma non dobbiamo tenerlo come esempio. Quest’anno ci aspetta l’Under 15 Eccellenza, e già il nome dice tutto. Significa che affrontiamo, appunto, l’eccellenza della pallacanestro regionale di categoria, e sarà un campionato difficilissimo, dove ogni partita puoi vincerla ma puoi anche perderla, e i primi risultati sono lì a dimostrarlo. C’è grande equilibrio, è un torneo vero, serio, dove devi guadagnarti la pagnotta con il sacrificio, perché nessuno ti regala nulla. E’ molto, molto stimolante”.

E ovviamente impermeabile ad ogni pronostico.

“Io credo che si debba lavorare un passo alla volta, poi le risposte arriveranno strada facendo. Sapendo che la vittoria più importante resta la crescita di questi ragazzi, perché è per questo che lavora un settore giovanile”.

DERI E NICOLI, DOPO I QUATTRO DI EURO UNDER 18: LA VIRTUS SI VESTE D'AZZURRO

tratto da www.virtus.it - 22/11/2016

 

Lorenzo Deri e Matteo Nicoli, portacolori della squadra Under 16 di Virtus Unipol Banca, sono stati convocati dal Settore Squadre Nazionali per il raduno della Nazionale Under 16 guidata da Antonio Bocchino, in programma a Roma dal 3 al 7 dicembre 2016 e in vista del successivo Torneo Internazionale che si svolgerà a Iscar, in Spagna, dall’8 al 10 dicembre 2016, al quale prenderanno parte 12 dei 14 giocatori convocati.

Ancora gioie colorate d’azzurro per la Virtus, che già ha registrato la chiamata di quattro giocatori della prima squadra all’Europeo Under 18 di Samsun. Si tratta, come è noto, di Tommaso Oxilia, Alessandro Pajola e Lorenzo Penna per l’Italia, e di Danilo Petrovic chiamato dalla Serbia. Il Settore Squadre Nazionali, in vista dell’appuntamento in Turchia, ha convocato Oxilia, Pajola e Penna anche per le attività di preparazione al torneo continentale dal 27 al 29 novembre al Centro di Preparazione Olimpica dell’Acqua Acetosa.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO PEZZOLI

Pezzoli e i suoi under 13: "Questi ragazzi sanno cosa significa impegnarsi"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 23/11/2016

 

Riccardo Pezzoli affronta la sua sesta stagione nel mondo della V nera. Dentro la palestra Porelli ha allenato con passione, prendendosi grandi soddisfazioni come il titolo italiano Under 14, vinto nel 2015 insieme a Cristian Fedrigo. Quest’anno Federico Vecchi gli ha affidato il ruolo di capo allenatore dell’under 13 e di assistente, insieme Francesco Nieddu, dell’under 18.

“Con i ragazzi dell’under 13 proseguo un percorso iniziato quando erano Esordienti. Abbiamo mantenuto l’ossatura della scorsa stagione inserendo sei volti nuovi. In tutto sedici ragazzi che hanno passione, si allenano e giocano con convinzione. Con loro affrontiamo il campionato Elite di categoria. Stiamo proseguendo un percorso di crescita di cui sono orgoglioso”.

A questi ragazzi chiediamo un ulteriore passo in avanti nell’approccio perché man mano che crescono, gli impegni diventano sempre più probanti.

“Nella passata stagione abbiamo affrontato il campionato Esordienti che è l’ultimo dell’attività Minibasket, mentre quest’anno affrontiamo il primo “vero” campionato Fip. Credo che l’impegno e la costanza siano due valori molto importanti e ho cercato subito di trasmetterli ai miei ragazzi. Allenamento o partita, deve esserci sempre la stessa intensità. La partita è lo specchio di ciò che si costruisce in allenamento, avendo ben chiaro che l’obiettivo principale è la crescita e il miglioramento di ognuno dei miei giocatori. E’ come a scuola: la partita non è altro che la verifica di ciò che si è fatto durante la settimana, vincere fa sempre più piacere che perdere, ma quello che conta è cercare sempre di migliorare”.

Un concetto che i ragazzi hanno fatto loro in fretta.

“Sì, sono soddisfatto per il loro approccio agli allenamenti. Non ce n’è uno che si tiri indietro, rispondono alle mie proposte in maniera partecipativa e non manca mai l’impegno. I ragazzi che erano già con me nella passata stagione hanno aiutato i nuovi ad inserirsi al meglio nel gruppo. Contribuire alla loro crescita è una grande soddisfazione”.

E dopo un anno in cui sono diventati squadra, seguono il loro timoniere con fiducia.

“Pur rendendomi conto che non è un compito facile, la mia sensazione è che la squadra mi veda come un punto di riferimento. La mia esperienza non è la stessa di tanti allenatori che tuttora allenano alla palestra Porelli. Per me è una sfida mettermi alla prova tutti i giorni, cercando di mettere in pratica quello che ho imparato in tutti questi anni”.

C’è un campionato da affrontare, che ha già dato qualche indicazione su dove si può arrivare e su come farlo.

“La crescita dei ragazzi sia a livello tecnico che umano è il primo traguardo da perseguire. Del resto, è la mission che caratterizza tutto il settore giovanile. Il livello del campionato, lo dicono i risultati, è interessante. Abbiamo vinto diverse partite, qualcuna anche con risultati pieni ed abbiamo perso con la Pontevecchio che è stata finora la squadra che ci ha messi più in difficoltà. Fare una previsione su dove potremmo arrivare mi sembra prematuro, perché anche nell’altro girone ci sono squadre attrezzate”.

Accanto al lavoro coi più piccoli, quello di assistant coach dell’Under 18. Accanto a Federico Vecchi, che è anche il responsabile del settore giovanile e ha scelto di avere Ricky Pezzoli con sé.

“Devo dire grazie a Federico, perché dopo la fiducia che mi ha dimostrato l’anno scorso, affidandomi il gruppo degli Esordienti, l’ha ribadita quest’anno lasciandomi proseguire il percorso con questi ragazzi. Lavorare con lui e col gruppo dell’Under 18 era una cosa che mi mancava da anni. Ho apprezzato la proposta e l’ho accettata subito, so che arricchirà il mio bagaglio di esperienza”.

Sono due approcci all’insegnamento molto diversi. Due gruppi così distanti, per età e prospettive.

“Tutto è diverso. Gli obiettivi, gli stessi metodi. C’è una differenza d’età che si fa sentire, con i ragazzini coltivi talento e tecnica, gli Under 18 sono a un passo dal dover decidere il loro futuro nella pallacanestro. Personalmente mi piace lavorare sui due fronti, mi completa. Lavorare con gli Under 13 mi piace, perché è l’inizio vero e proprio del percorso di ragazzi che vogliono provare a giocare a basket. Il momento in cui i sogni iniziano a mescolarsi all’impegno quotidiano, prima che il campo possa dire se sarà possibile realizzarli”.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DAVIDE D'ATRI

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 30/11/2016

 

Alla terza stagione in casa Virtus, Davide D’Atri riparte dalla categoria Esordienti, guidando un gruppo numeroso che si avvicina al settore giovanile, pur restando ancora naturalmente legato al minibasket. Il suo è un compito importante, delicato, da affrontare con passione e al tempo stesso con misura.

“Sicuramente questo momento della crescita è ancora una via di mezzo, per questi ragazzi. Un passaggio, perché in realtà non sono ancora entrati nelle categorie vere e proprie di settore giovanile, ma si sono lasciati alle spalle l’esperienza del minibasket. Insomma, cominciano a entrare nei meccanismi di un settore giovanile importante, imparando a capire piano piano alcune cose, un passo alla volta”.

Quel passo alla volta va misurato bene soprattutto da chi è preposto a guidarli…

“Coi più piccoli la misura è importante, bisogna cercare di trasmettere loro entusiasmo, capacità di attenzione, senso di appartenenza, ma lo si deve fare a piccole dosi, senza forzare. E’ comunque una strada da intraprendere, perché è un passaggio dall’attività prettamente ludica del minibasket ad un impegno più concreto e destinato ad aumentare nel tempo”.

Non una novità, per D’Atri, che arrivò alla Virtus tre stagioni fa allenando in questa categoria.

“Mi chiamò Consolini, mi venne affidato il gruppo dei nati nel 2003. Che poi abbiamo costruito poco alla volta, passando anche da un’operazione attenta di reclutamento. E’ un compito delicato, e allo stesso tempo un ruolo che mi piace. Per esperienza accumulata, sento particolarmente mio il target dei ragazzi che vanno dai quattordici ai sedici anni, ma ho una qualifica di istruttore nazionale minibasket, adatta a svolgere anche questo ruolo nel modo più partecipe possibile”.

Vista l’età di questi ragazzi, non è certo il caso di cercare obiettivi a breve termine.

“In effetti è molto presto. Il gruppo è numeroso per scelta. Insieme a Federico Vecchi, responsabile del settore giovanile, e a Luca Brochetto, responsabile del minibasket, abbiamo deciso di lasciarlo al completo. Sono in tutto diciotto ragazzi, e questo ci permetterà di affrontare il campionato ma anche amichevoli, tornei, insomma di pianificare un’attività ricca e decisamente varia. In questo posso contare sul determinante supporto di Alessandro Gatti, che è al terzo anno di lavoro insieme a me, e di Giacomo Campanella, che sono fondamentali nel rapporto con le famiglie e nel lavoro di pianificazione dei nostri impegni. Il punto di riferimento sarà comunque il Torneo Esordienti “Esperti”, che ci metterà di fronte a formazioni attrezzate della nostra provincia, ma anche di quella di Ferrara”.

Un impegno che metterà questi piccoli giocatori di fronte a responsabilità del tutto nuove.

“Certamente, a partire dalle gare in cui, a differenza di quanto succedeva nelle categorie Aquilotti e Scoiattoli, non si azzera più il punteggio ad ogni quarto. Si comincia a ragionare di una intera partita in cui si deve andare in fondo, per vedere a che livello si è arrivati. Poi bisogna prepararsi alle piccole responsabilità individuali sulle marcature e sul gioco di squadra. E’ la porta d’entrata alla pallacanestro del settore giovanile”.

Un impegno su più fronti, quello di Davide. Che continua anche nel ruolo di assistente di Giordano Consolini nell’Under 16 di Virtus Unipol Banca.

“L’impegno è notevole, ma la passione ci porta a stare tante ore in palestra e a sentirci appagati per questo. L’Under 16 ti chiede di lavorare e impegnarti molto anche psicologicamente, ma ho la fortuna di farlo accanto a Giordano, uno da cui c’è sempre qualcosa da imparare”.

Intanto, questi giovani bianconeri crescono. Qualcuno svilupperà maggiormente il proprio talento, qualcuno magari cambierà obiettivi. L’importante, per un tecnico del settore giovanile, è aver trasmesso certi valori.

“Non sono più giovanissimo, ho cresciuto ragazzi e ho visto dove li ha portati il percorso, a quale destinazione sono approdati. Qualcuno ha continuato magari nelle serie maggiori, qualcuno ha smesso di giocare. Se li incontro e li vedo sereni nell’affrontare la vita, per me è una soddisfazione professionale impagabile. E se qualcuno di loro parla in termini positivi di me, anche se a volte sono stato piuttosto duro in palestra, posso soltanto sentirmi appagato”.

Ma poi, è così duro Davide D’Atri in palestra?

“Non fatevi l’idea di un orco… Non lo sono quasi mai. Però credo che andando avanti con l’età, diciamo tra i sedici e i diciotto anni, chi sceglie di continuare su questa strada debba aver chiaro che richiede impegno e amore per questo sport. Indipendentemente dal fatto che un giorno si diventi o meno giocatori, in palestra si viene concentrati e con la voglia di capire quello che si sta facendo”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIORDANO CONSOLINI

Consolini: "Il bello del nostro mestiere è veder crescere i giovani"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 07/12/2016

 

Il lungo viaggio di Giordano Consolini nel mondo della pallacanestro giovanile, dove ha accumulato esperienza e riconoscimenti significativi, si sta arricchendo di un nuovo capitolo. Lo scorso anno ha preso per mano i ragazzi dell’Under 15 di Virtus Unipol Banca, conducendoli alla Finale Nazionale di Bassano del Grappa. Con quel gruppo ha iniziato in questa stagione l’avventura nella categoria superiore, e sette partite alle spalle sono già una buona base per fare qualche riflessione su passato, presente e futuro. Aspettando un’estate azzurra, nella quale sarà una volta di più accanto ad Ettore Messina a guidare la Nazionale all’Europeo, il veterano di mille battaglie tiene dritta la barra del timone, coltivando l’ennesima nidiata di giovani bianconeri e fissandone gli obiettivi.

Giordano, i ragazzi dell’Under 16 sono alla seconda stagione sotto la tua guida. Come procede la loro crescita, e verso che obiettivo intendi condurre la squadra?

“Il gruppo è cambiato davvero poco, abbiamo effettuato due innesti, quello di Fiordalisi arrivato da Casalecchio e quello di Vivarelli da Zola, gli altri c’erano già lo scorso anno. E’ una squadra che viene da una buona stagione, magari non eccellente ma culminata con la conquista di un posto tra i primi sedici team di categoria in Italia. Il che ci ha permesso di approdare alla Finale Nazionale, nella quale siamo usciti ai quarti contro la formazione di casa, Bassano, che era la più quotata alla vigilia anche se poi non ha vinto il titolo. Anche in quella fase finale la squadra ha fatto cose più che discrete, e in particolare proprio nella partita con Bassano siamo stati sempre incollati agli avversari, pur non riuscendo a portare a casa la vittoria. Quest’anno l’intenzione è quella di migliorarci, ovviamente partendo dalla crescita individuale che è alla base del nostro lavoro, la parte più importante. Ma i passi avanti a livello individuale producono anche, immancabilmente, miglioramenti della squadra. Di conseguenza la possibilità, nei nostri auspici, di ripetere una stagione vincente e provare a fare qualcosa di meglio”.

Quali certezze ha lasciato la Finale Nazionale del 2016? Se guardi indietro vedi rimpianti o certezze da spendere per il futuro?

“Ci siamo resi conto che la distanza dal vertice non era così enorme, quindi è ovvio che l’obiettivo deve essere quello di accorciarla. Quella passata è stata un’annata in cui forse la curiosità ha prevalso su quelli che potevano essere i preventivi o le previsioni. Nel senso che era il primo anno in cui allenavo direttamente la squadra, quindi ero curioso di vedere a che livello avremmo potuto giocare. Direi che i ragazzi hanno dimostrato di poter arrivare molto vicini a quello massimo, dunque dobbiamo provare a limare qualcosa, per quanto consapevoli del fatto che anche le concorrenti si sono rinforzate: già dallo scorso anno qualche avversario ha iniziato a fare reclutamento “extra moenia”, fuori dalle mura, e in qualche caso anche all’estero, quest’anno sicuramente è successo in misura anche maggiore. Quindi potremo avere ancora necessità di sperimentare, di capire quale sarà esattamente il nostro livello. Ma questo non cambia per nessun motivo il programma quotidiano, settimanale, mensile che ci siamo fissati: che è quello di migliorarci, semplicemente”.

La stagione ha dato le prime risposte. Sono quelle che volevi?

“Fortunatamente siamo inseriti in un girone, quello emiliano-romagnolo, di buon livello. Ci sono squadre come Reggio Emilia, Fortitudo, Rimini che hanno fatto grandi passi avanti. La Fortitudo, per dire, ha unito le forze di Fortitudo 103 e SG Fortitudo. Abbiamo avuto la possibilità di verificare il nostro stato e il nostro livello fin da subito. L’inizio non è stato dei più brillanti, abbiamo perso in casa della Fortitudo e di Reggio, abbiamo poi vinto alla Porelli una buona partita con Rimini. Ora abbiamo il girone di ritorno per vedere già cosa sta producendo questo nostro lavoro, che parte dalla quotidianità ed ha bisogno di verifiche continue. Vedremo se saremo capaci di giocare meglio, con combattività e senso della squadra”.

Come va coltivato un gruppo come quello degli Under 16, che sta proprio a metà del percorso per arrivare al basket dei grandi?

“Questi ragazzi sono, a mio modo di vedere, nel momento più importante della loro crescita. Mi dispiace molto che si parli di Under 16, avrei preferito si parlasse di Under 17, cioè avere due anni prima di confluire nella categoria che concludeva il percorso giovanile vero e proprio, che per me è l’Under 19. Da due anni a questa parte, come è noto, si è accorciato il percorso dell’età giovanile, quindi questa categoria è ridotta ad una sola annata. Per me l’ingresso nell’Under 17 è sempre stato un momento molto importante, perché si passava ad un gruppo che avrebbe lavorato insieme per due annate: in quel sistema c’era una selezione, un metodo di allenamento molto più competitivo, e un allenatore aveva due anni per educare i ragazzi a un impegno sportivo con richieste un po’ più elevate, formarli per avere una mentalità più vicina ad un approccio professionale con la pallacanestro”.

Intanto due elementi della tua squadra, Deri e Nicoli, sono stati convocati in Nazionale per il torneo internazionale di Iscar, in Spagna. Che sensazione ti dà, e cosa significa per loro?

“Ci sono momenti di verifica del gruppo, ma anche importanti momenti di verifica del singolo. La chiamata in Nazionale è una sorta di consacrazione di questi miglioramenti, che se presa per il verso giusto rappresenta una grande emozione, un grande coinvolgimento, e riempie il serbatoio della motivazione che spinge i ragazzi ad alzare sempre l’asticella. Questo vale per le convocazioni come per le “non convocazioni”: tutti questi momenti, sia quelli di esaltazione che quelli meno felici, devono diventare stimoli per andare avanti, per trovare obiettivi sempre nuovi”.

Ti muovi sul terreno del settore giovanile da decenni. Hai visto passare generazioni di giocatori, le hai viste cambiare nel tempo. In male o in bene?

“I ragazzi sono differenti, rispetto a quelli di venti, trent’anni fa. Ma è tutto molto più complesso. Siamo diversi noi, è diverso quello che c’è fuori, la società è cambiata in maniera vertiginosa. Questo non comporta di per sé risultanti negative o positive. E’ semplicemente una diversità di cui bisogna tenere conto. Il lavoro dell’allenatore è meraviglioso, di una bellezza indescrivibile, ma richiede di stare al passo. Non sempre è facile, soprattutto per chi magari ha qualche anno in più. Puoi avere qualche sicurezza, qualche esperienza da spendere, ma se non resti curioso e aggiornato rischi sempre di allontanarti dalla realtà. Ma è anche un mestiere che ti stimola ad aprire gli occhi, ad informarti, a prepararti per essere sul pezzo. Quello che non condivido è il fatto che alla diversità dei giovani si tenda a dare un connotato quasi sempre negativo. Come se si parlasse di un peggioramento. Io ho conosciuto i ragazzi di trent’anni fa, anzi ormai di trentacinque, e dico che non è assolutamente vero che fossero migliori di questi. Allora come oggi c’erano quelli bravi, quelli meno atleticamente dotati, quelli lavativi, quelli che avevano talento, quelli che il talento lo hanno buttato. Per esperienza dico che forse erano peggio quelli di allora, sotto molti aspetti. Ma un fatto è certo: i giovani oggi sono più isolati, hanno meno opportunità di vivere insieme, e quindi possono sentire meno forti certi valori: raggiungere un obiettivo assieme, spendere energie per il gruppo. Ma questa società l’abbiamo costruita noi adulti, non è certo una loro responsabilità se la vivono così. E la verità è che se siamo in grado di offrire esperienze coinvolgenti, loro si buttano con una quasi assenza di dubbio e si danno in maniera totale. Mi piace pensare che questo dimostri che certi valori possiamo perseguirli anche in una società che sta cambiando”.

DERI E NICOLI CONVOCATI IN AZZURRO PER IL TORNEO UNDER 16 DI ISCAR

tratto da www.virtus.it - 07/12/2016

 

Ci sono due giocatori di Virtus Unipol Banca Under 16, tra i dodici convocati nella Nazionale di categoria che affronterà, agli ordini di coach Antonio Bocchino, il Torneo di Iscar, in Spagna, dall’8 al 10 dicembre. Si tratta di Lorenzo Deri e Matteo Nicoli, classe 2001, elementi del gruppo Under 16 bianconero guidato da Giordano Consolini.

La Nazionale partirà mercoledì 7 dicembre per Iscar, per affrontare la manifestazione nella quale si confronterà con le squadre di Spagna, Castilla y Leon e Turchia. Gli Azzurri esordiranno l’8 dicembre (ore 18) contro la Turchia.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: DERI E NICOLI

Deri e Nicoli, cartoline azzurre

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 14/12/2016

 

E’ stata una settimana colorata d’azzurro, per Lorenzo Deri e Matteo Nicoli, portacolori della squadra Under 16 di Virtus Unipol Banca. I due bianconeri, che alla Porelli sono affidati agli insegnamenti di Giordano Consolini, hanno preso parte al raduno della Nazionale Under 16 dal 3 al 7 dicembre a Roma, per poi venire selezionati tra i 12 portacolori dell’Italia al Torneo di Iscar, in Spagna.

Gli azzurri hanno incontrato nell’ordine i pari categoria della Turchia, con cui hanno perso di 7 punti restando punto a punto fino all’intervallo lungo (12 punti di Nicoli e 9 di Deri), poi sono stati sconfitti più nettamente dalla Spagna (Deri 15, Nicoli 4), infine hanno avuto la meglio, altrettanto nettamente, sulla rappresentativa di Castiglia e Leon (Nicoli 19, Deri 13). Per i due giovani talenti della Virtus, l’occasione di mettersi alla prova a livello continentale, e con una canotta azzurra sulle spalle.

Dal punto di vista dell’esperienza personale, cosa ha rappresentato per voi il Torneo di Iscar?

DERI – “Sono stati giorni fantastici, un’esperienza ottima. Non solo dal punto di vista tecnico, anche da quello extrasportivo. Ho trovato compagni di squadra fantastici, uno staff preparatissimo. Tutti mi hanno aiutato a calarmi in questa realtà, e mi ci sono trovato subito a mio agio”.
NICOLI – “E’ stata certamente una parentesi bellissima ed importante. Io poi l’estate scorsa mi ero fatto male e avevo dovuto saltare l’appuntamento con una chiamata in azzurro. Ci ero rimasto male, un po’ demoralizzato, ma mi sono allenato con impegno per guadagnarmi una nuova opportunità. Questo torneo è stato una sorta di premio, almeno l’ho vissuto in questo modo e mi ha dato una soddisfazione immensa”.

Il gruppo azzurro raggruppava i migliori prospetti italiani della vostra età. Come vi ci siete trovati?

DERI – “Molto bene. Poi magari sul campo come gruppo non abbiamo sempre avuto l’atteggiamento migliore che si potesse mostrare. Ci abbiamo messo impegno, ma forse avremmo potuto lottare di più, gli avversari spesso sono stati più furbi di noi, si sono mossi con maggior scaltrezza. Probabilmente siamo meno abituati dei turchi o degli spagnoli a giocare a certi livelli”.
NICOLI – “Molto bene. Abbiamo legato in fretta, e del resto molti di quei ragazzi li conosco da tempo. Siamo andati subito d’accordo, in campo e fuori. E’ nata una buona alchimia”.

Il Torneo di Iscar vi ha messo di fronte a diverse realtà del basket europeo. A che livello le avete trovate?

DERI – “Altissimo, soprattutto dal punto di vista fisico. E pensare che noi credevamo di essere una squadra abbastanza fisica, invece gli altri hanno spesso dimostrato di esserlo di più. Dal punto di vista tecnico mi aspettavo di dover fronteggiare squadre così forti, sono davvero molto preparati”.
NICOLI – “Molto alto, sicuramente. E abbiamo cercato di arginare la forza degli avversari, soprattutto degli spagnoli, cercando di trovare un discreto affiatamento, un vero gioco di squadra. Loro sono davvero molto forti, ma anche questi confronti sono importanti, ci aiutano a crescere, ci serviranno per il futuro”.
Giocare con la canotta dell’Italia è un grande stimolo. Benzina per affrontare il futuro…

DERI – “Credo davvero che questa convocazione mi abbia aiutato molto, così come l’esperienza che ho maturato sul campo. Da tutti i punti di vista. Ora torno in palestra ad allenarmi con una ricchezza in più, e cercherò di non disperderla. Ne faccio tesoro guardando avanti, perché la strada è ancora lunga”.
NICOLI – “E’ stata una bella avventura, torno a Bologna con ancora maggior voglia di fare, con tanta energia da spendere in palestra. E mi impegnerò anche per tornarci, in azzurro”.

 

EUROPEO UNDER 18: NELL'ITALIA DI SAMSUN CI SONO OXILIA, PAJOLA E PENNA

tratto da www.virtus.it - 14/12/2016

 

La Nazionale Under 18 Maschile è partita questa mattina per Samsun, in Turchia, dove dal 16 al 22 dicembre giocherà l'Europeo di categoria, che originariamente era programmato a luglio. Coach Andrea Capobianco ha comunicato i 12 convocati prima dell'allenamento mattutino all'Acqua Acetosa, e i tre giocatori di Virtus Segafredo presenti al raduno romano, Tommaso Oxilia, Alessandro Pajola e Lorenzo Penna, sono stati tutti inseriti nel roster dell’Italia che affronta l’avventura europea.

“Non sono state scelte facili - ha affermato Andrea Capobianco - perché tutti i ragazzi in questi giorni di raduno hanno dato il massimo. Credo che questo gruppo, dopo il terzo posto al Torneo di Mannheim, possa dare altre soddisfazioni”.

Gli azzurri, inseriti nel Girone A con Svezia, Croazia e Spagna, esordiranno il 16 dicembre contro gli svedesi.

Il programma:
16 Dicembre
Ore 14:15 ITALIA – SVEZIA

17 Dicembre
Ore 18:45 CROAZIA - ITALIA

18 Dicembre
Ore 18:45 SPAGNA – ITALIA

20-22 Dicembre
Allenamenti e gare da definire

 

LA FESTA DEL MINIBASKET COL PRESIDENTE BUCCI

tratto da www.virtus.it - 21/12/2016

 

Più di cento bambini, a festeggiare il Natale nella palestra Porelli. I genitori sugli spalti, ad ascoltare il saluto del presidente Alberto Bucci, attorniato dai bimbi mentre trovava le parole giuste per augurare pace e felicità. La grande festa di fine anno del settore Minibasket è andata in scena in allegria, con tante partite in cui i ragazzini hanno avuto come compagni di squadra i giocatori della prima squadra di Virtus Segafredo, che avevano appena terminato la seduta pomeridiana di allenamento.

“Non siamo qui a pensare a chi diventerà campione e a chi non ci riuscirà”, ha detto il presidente Bucci. “Siamo qui a giocare, a fare sport tutti insieme, e chi affida i suoi ragazzi agli istruttori della Virtus sa che qui troveranno una seconda famiglia, che li accompagnerà nella loro crescita. Il Natale, per chi crede e per chi non crede, significa stare insieme, sentire valori semplici e profondi, il legame della famiglia e degli affetti. Continuiamo a giocare insieme, a praticare questo splendido sport, e vi auguro di farlo in salute e serenità”.

Ancora giochi, musica, l’estrazione di premi a sorpresa, e in conclusione un piccolo omaggio per i giovani cestisti del Minibasket, settore guidato da Luca Brochetto. A portare i regali alla Porelli, è arrivato Babbo Natale in persona. Nonostante il periodo pieno di impegni, ha trovato il tempo di deviare la sua slitta verso via dell’Arcoveggio…

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: LUCA BROCHETTO

Brochetto e i ragazzi del minibasket: "Bello vederli migliorare giocando"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 23/12/2016

 

Un momento di festa. Il Natale che entra nella palestra Porelli, più di cento ragazzini che giocano e ridono, alimentando la loro passione per la pallacanestro a tu per tu con i giocatori della prima squadra, gli esempi da seguire. E’ una bella tradizione ritrovarsi in questo clima che scalda gli animi, per tutti quelli che gravitano nel mondo del minibasket di Virtus Unipol Banca. E in fondo sta diventando una tradizione anche vedere Luca Brochetto a gestire le operazioni: questa è l’ottava stagione da responsabile del settore, nella grande famiglia bianconera la sua lunga militanza non passa inosservata. Per lui è anche il momento di trarre i primi bilanci, rilanciando con nuove iniziative.

“Il settore è partito per una nuova stagione con gli stessi numeri dell’anno scorso, vale a dire che più di cento bambini e ragazzini hanno scelto di sviluppare il loro amore per il basket con i colori della Virtus. I gruppi si allenano principalmente al Cierrebi, ma anche alle scuole Tempesta, alle scuole Volta, alle Monterumici, al Centro Sportivo Vasco de Gama. Abbiamo incrementato il numero delle palestre in cui facciamo attività. Lo staff è praticamente confermato, con l’aggiunta di qualche assistente. Mi sento di evidenziare il grande lavoro dei capi istruttori Bruno Baccolini, Davide Moro, Umberto Calai, e degli assistenti Luca Finelli, Mattia Melis, Paolo Gandolfi, Antonio Campanella, Gianluca Lorusso, Nicolò Perini. Senza dimenticare gli Esordienti, che fanno parte del settore, guidati da Davide D’Atri, Giacomo Campanella e Alessandro Gatti”.

La macchina è partita, ma ci sono altre iniziative per raccogliere nuove adesioni.

“Il nostro obiettivo è sempre quello di incrementare il numero dei bambini che fanno attività con noi. Abbiamo fatto una leva di inizio stagione, a settembre, e a partire dal 9 gennaio, in concomitanza con la ripartenza dei corsi, faremo ancora due settimane di prove gratuite. Stiamo anche studiando ulteriori proposte per far conoscere quello che facciamo a un numero sempre maggiore di famiglie e di ragazzi”.

In Virtus non si vive davanti a uno specchio, ma ci si apre al mondo intorno.

“Abbiamo sempre coltivato buoni rapporti sul territorio e stiamo incrementando le collaborazioni con le società amiche. Da quest’anno abbiamo anche ripreso una bella abitudine, quella del prepartita alla Unipol Arena: organizziamo un quadrangolare con il sostegno di Coop Alleanza 3.0, e ogni volta che Virtus Segafredo gioca in casa portiamo quattro formazioni a dar vita all’evento, invitandole poi ad assistere alla partita in cartellone”.

Un’iniziativa propedeutica alla crescita della passione.

“Per i bimbi è qualcosa di unico, hanno la possibilità di giocare nello stesso palazzo in cui gioca la prima squadra nel campionato di Serie A2. E c’è un momento, durante lo svolgimento del torneo, in cui hanno la possibilità di incontrare due giocatori della Virtus, facendo domande, foto e vivendo da vicino l’ambiente del basket di alto livello. Sono momenti che un ragazzino ricorda a lungo, stimoli forti”.

Poi c’è il progetto “Virtus a Scuola”, che ti vede coinvolto insieme alla responsabile Rita Tabarroni per portare il basket anche a chi non ha ancora necessariamente deciso di praticarlo.

“Portiamo i giocatori della prima squadra, a turno, ad incontrare gli alunni delle scuole bolognesi, e questo accade prima delle gare interne di Virtus Segafredo, a cui invitiamo i bambini distribuendo coupons che prevedono riduzioni sul prezzo del biglietto. In questo caso ci confrontiamo con ragazzi che fanno anche altre discipline, portando loro professionisti che raccontano loro il significato di una vita costruita intorno allo sport, anche come mestiere. Sono nozioni importanti, e un modo per far appassionare i giovanissimi al nostro movimento”.

Il minibasket è soprattutto insegnamento attraverso il gioco. Corretta o limitata, come visione?

“Ci sono varie fasce d’età. Le prime sono quelle in cui bisogna sviluppare l’emozione dei bimbi, facendoli divertire e appassionare lavorando su aspetti più ludici che tecnici. Poi la crescita è graduale, ma il momento dell’impatto con la disciplina è importantissimo, è quello che alimenta la fiamma della passione”.

La soddisfazione più grande, per uno che insegna da anni in questo settore?

“Vedere i miglioramenti dei ragazzi. A volte nel breve periodo, a volte nel lungo, perché ognuno ha le sue caratteristiche e il suo sviluppo. Noi cerchiamo di portarne il maggior numero possibile all’approdo col settore giovanile. Vedendoli cambiare anche a livello comportamentale, quando per esempio trovano un equilibrio tra sport e scuola, impegnandosi sempre più seriamente in entrambi i campi”.

La festa di Natale è un gran bel modo per chiudere l’anno instillando quello spirito-Virtus che qui alla Porelli si respira quotidianamente.

“E’ un’occasione per far capire che questa è una grande famiglia. I ragazzi partecipano assieme ai giocatori della prima squadra, incontrano la dirigenza, si sentono veramente a casa. Ed è una sensazione che si porteranno dentro a lungo”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FEDERICO VECCHI

Vecchi: "Talenti che crescono nel segno della continuità"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 12/01/2017

 

Anno nuovo, vita relativamente nuova. Le funzioni e le prospettive del settore giovanile della Virtus non cambiano: per Federico Vecchi, responsabile dello stesso, si tratta di una gran bella sfida, quella di portare, insieme a tutti i suoi collaboratori, i giovani verso la comprensione e la conoscenza della pallacanestro, coltivando talenti e progettando il futuro. Magari sfruttando anche il periodo festivo, quando la macchina bianconera non si arresta e le squadre non giocano per i due punti, ma vanno a farsi le ossa in giro per tornei, in regione e anche oltre.

“Nel periodo delle festività natalizie l’attività federale ufficiale è stata sospesa, ma abbiamo avuto la possibilità di fare numerosi tornei con le varie annate. Momenti importanti: in alcuni casi siamo andati in trasferta, ragazzi e staff hanno avuto la possibilità di stare diversi giorni insieme, rinsaldando i legami all’interno delle squadre e facendo un passo avanti dal punto di vista tecnico, con esperienze molto formative”.

Tutte le squadre del settore hanno avuto un calendario pieno di sfide utili a far crescere gruppi e singoli.

“Gli Esordienti hanno affrontato il torneo di Monte San Pietro, gli Under 13 ben due tornei, vincendo quello di Castellamare di Stabia e giocandosi la finale in quello di Ciriè; gli Under 14 hanno disputato due tornei, il Memorial Zanatta (concluso al quinto posto) e il Memorial Ravaglia (terzo posto finale), in entrambi i casi mettendosi in gioco in partite di alto livello che hanno permesso al gruppo di fare esperienza; gli Under 15 hanno fatto la loro parte a Gallo, rassegna prestigiosa con le migliori formazioni italiane, piazzandosi al quinto posto, mentre gli Under 16 hanno partecipato e raggiunto la finale al “Bruna Malaguti” di San Lazzaro, in questo momento una delle principali rassegne nazionali di categoria. Per quanto riguarda l’Under 18, abbiamo potuto confrontarci al torneo “Matteo Molent” di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, con squadre che solitamente non abbiamo la possibilità di incontrare e togliendoci anche la soddisfazione di vincere. Insomma, il bilancio è più che positivo sia per quanto riguarda la crescita dei ragazzi e l’unità della squadra, sia per l’esperienza che permette loro di vivere anche fuori dal campo tutti insieme secondo quelle che sono le nostre idee di fare squadra anche una volta fuori dal parquet”.

Metà gennaio, quasi un giro di boa. Niente previsioni o traguardi da annunciare, ma un’idea sul ritmo della crescita te la sarai fatta.

“Certamente siamo a un primo punto di verifica. L’estate scorsa ci sono stati cambiamenti importanti a livello di management della società e di capo allenatore della prima squadra. C’erano diverse novità da vivere tutti insieme, e mi sento di dire che si è davvero creato un bel clima, di grande collaborazione tra tutte le sfere della società. Nel mio caso con Julio Trovato, che è il mio riferimento principale, con cui c’è una bella condivisione di idee e progetti. Non è scontato, quando le persone non si conoscono, che si trovi la sintonia in tempi così rapidi. Alessandro Ramagli lo conoscevo già dalle mie precedenti esperienze, ci eravamo incrociati diverse volte, e si è confermato persona di grande spessore. C’è un rapporto di grande collaborazione”.

Un anno diverso, fin dall’approccio. Anche perché tu stesso hai accumulato esperienza in casa Virtus, dove eri rientrato la scorsa stagione, al debutto nel ruolo.

“Da quando ho iniziato come responsabile abbiamo affinato, con tutto lo staff del settore giovanile, la nostra conoscenza e la nostra capacità di “fare squadra”, e questa interazione ci permette di condividere gli obiettivi di crescita dei nostri ragazzi e di fare loro una proposta graduale nelle varie fasce di età. L’idea che ci muove è che i ragazzi sono dentro un percorso che inizia dagli Esordienti e che porterà i più fortunati e meritevoli fino alla prima squadra, con una serie di step intermedi che li aiutino a migliorarsi. L'obiettivo è che il nostro settore giovanile sia una fucina di nuovi talenti da far crescere attraverso una serie di esperienze. Un progetto importante su chi c’è già ed una ricerca continua su quelli che potranno essere nuovi talenti da formare”.

Passi avanti e novità nell’approccio al tuo lavoro: puoi spiegarci cosa è cambiato o sta cambiando?

“Sono arrivato in una realtà che era già ben collaudata, merito di Giordano Consolini, dei dirigenti della società e degli allenatori che prima di me hanno lavorato tanti anni. Personalmente ho sviluppato e potenziato alcuni aspetti che ritenevo potessero essere implementati. Quest’anno, per la prima volta dopo il mio arrivo, abbiamo guardato oltreconfine, reclutando due ragazzi stranieri che stanno rispondendo alle attese positivamente. E abbiamo avuto un’ondata di quattro ragazzi che sono approdati in prima squadra: ora dobbiamo lavorare per preparare l’ondata successiva, fatta di ragazzi di talento che dobbiamo rendere altrettanto maturi, in grado di fare lo stesso percorso. Il nostro obiettivo principale è quello di formare ragazzi del miglior livello possibile per provare a farli arrivare alla nostra prima squadra”.

Dove li aspetta un coach che ha da sempre fama di essere un ottimo maestro per i giocatori da far crescere.

“La grande qualità di Alessandro non è solo quella di far giocare i giovani, ma di allenarli. Per questo la prima squadra diventa la miglior prosecuzione per chi arriva dal settore giovanile. Una sorta di “estensione“ del lavoro fatto fino a quel punto, una fase di maturazione, “un'accoglienza speciale” nella categoria senior che i ragazzi devono essere bravi ad apprezzare ed assorbire. Ramagli è, a mio avviso, l’allenatore ideale con cui collaborare per chi guida un settore giovanile, perché i ragazzi che approdano alla prima squadra a diciassette o diciotto anni non hanno terminato il percorso di maturazione, c’è ancora una linea di completamento da seguire. I nostri giovani sono fortunati, perché qui c’è uno staff davvero importante e qualificato: la prima squadra può contare su Daniele Cavicchi Cristian Fedrigo e Mattia Largo tre assistenti che hanno esperienza diretta con il settore giovanile e Carlo Voltolini un preparatore fisico di primo livello che “nasce” proprio nel settore giovanile”.

Settore che, quanto a esperienza e qualità dello staff, non ha nulla da invidiare ai nomi che abbiamo appena elencato.

“Credo che un nostro punto di forza sia la qualità del gruppo di lavoro, infatti investiamo importanti risorse nello staff del settore giovanile. Abbiamo sei capi allenatori (oltre a me, Consolini, Largo, Fedrigo, Pezzoli e D'atri), sei assistenti allenatori (Nieddu, Senni, Campanella, Gatti, Costa e Grazi), due preparatori (Zonca e Fini), un medico (D'Ovidio) ed un fisioterapista (Marzocchi), un direttore sportivo (Patuelli), quattro dirigenti (Pini, Rubini, Serapini e Gamberini). Tutte persone che abbinano grandi competenze ad una spiccata passione per stare al fianco ed accompagnare i nostri atleti nella loro crescita”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: PAOLO ZONCA

"Casa Virtus, occasione di crescita"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 18/01/2017

 

A ventisette anni, Paolo Zonca affronta la seconda stagione in casa Virtus. Sempre coltivando quella grande passione per la pallacanestro che gli ha fatto attraversare diverse fasi, da giocatore ad assistant coach, per approdare al mestiere delicato di preparatore fisico. E la palestra Porelli, assicura, è un posto magico per chi vuole crescere professionalmente.

“Sono contento. Intanto per i risultati che, già a questo punto della stagione, i ragazzi stanno ottenendo. Belle prestazioni dell’Under 16 in una rassegna importante come il Trofeo Malaguti di San Lazzaro, dell’Under 14 a Treviso e ad Imola, il successo dell’Under 18 al torneo di Pordenone. Ma al di là dei risultati, dopo un anno di lavoro in questo ambiente sento che è aumentata, naturalmente, l’esperienza, così come l’affiatamento, il lavoro che si fa più dettagliato e specifico. Il rapporto con allenatori di grande esperienza come Federico Vecchi e Giordano Consolini si è consolidato, ora ho iniziato a rapportarmi anche con Cristian Fedrigo e ne sta uscendo un ottimo lavoro integrato, C’è un bel sistema organizzativo per i ragazzi, che arrivano alla palestra un quarto d’ora prima, affrontando ognuno il proprio lavoro personalizzato, quindi l’attività in campo sempre legata al lavoro con la palla. Stiamo affinando gli automatismi, i dettagli che già nella scorsa stagione avevamo iniziato a inserire”.

Quella passata è stata un’annata di conoscenza e inserimento anche per te.

“Una sorta di “anno zero”, per quanto ha riguardato il lavoro fisico integrato. Quest’anno abbiamo aggiunto il lavoro sul tiro, insieme a Federico, e su tante cose andiamo decisamente spediti. E’ una prosecuzione di quello che abbiamo impostato in passato con Carlo Voltolini e Matteo Fini, ed è importante che ci sia tra di noi una grande condivisione di obiettivi e metodi, che ci porta ad essere anche intercambiabili in caso di necessità. Condivisione e dialogo, ecco: sono gli elementi giusti per portare avanti un progetto coordinato. Siamo allineati, e questo ci aiuta a passare da un’annata all’altra senza disperdere energie e conoscenza”.

Un lavoro delicato, di costruzione, che parte da un progetto a largo respiro che coinvolge tutti.

“Quando c’è un giusto percorso da seguire, a partire dagli Esordienti, sviluppato educando e dando una mentalità di impegno, i ragazzi poi crescono bene e sono in grado di affrontare gli step successivi. Diversamente, si rischiano veri e propri vuoti conoscitivi che si ripercuotono sulla loro crescita e sulla loro possibile carriera. Noi stiamo attenti, annata per annata, soprattutto per le più piccole, a togliere limitazioni per portarli in età successive a reggere lavori funzionali che sono fondamentali per lo sviluppo”.

La sintonia con un professionista del calibro di Carlo Voltolini è un valore aggiunto che arricchisce il tuo mestiere.

“Carlo non lo scopro io, è un grande professionista e una persona che affronta il suo lavoro con umiltà e saggezza, sempre pronto a mettersi in discussione, ad analizzare insieme ai colleghi proposte, idee, esecuzioni. Ha una bravura immensa, e non la fa mai pesare. Questo mette me e Matteo a nostro agio, perché è sempre pronto ad elargire consigli e a mettersi al servizio del gruppo, al di là del suo ruolo di responsabilità”.

Insomma, via dell’Arcoveggio è il posto giusto per crescere professionalmente.

“La possibilità di lavorare su più annate ti mette di fronte all’aspetto pratico di come si possa incidere sul miglioramento nelle varie fasi di crescita. Sulla carta uno conosce le consequenzialità, ma nel quotidiano devi riuscire a modularle in base a chi hai di fronte, e alle contingenze. Questo è estremamente formativo. Inoltre, ho la fortuna di avere a che fare con grandi capo allenatori, che sanno infondere motivazione e personalità, non solo ai loro ragazzi,. Dal punto di vista relazionale questo per me è un anno fantastico, una grandissima opportunità. In questo ambiente ho sempre uno scambio di idee e di progetti con persone estremamente preparate, e questo arricchisce il mio bagaglio professionale e umano”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTEO FINI

"Alla Virtus facciamo squadra per crescere"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 25/01/2017

 

Quattro anni in casa Virtus non faranno entrare di diritto nella categoria “veterani”, ma certamente aiutano a capire molto bene l’ambiente e i progetti che lo animano. Ma di fatto Matteo Fini ha alle spalle una sola stagione dal momento in cui ha maturato la scelta professionale definitiva, quella di abbandonare la doppia veste di assistente tecnico e preparatore fisico del settore giovanile, per dedicarsi totalmente a quest’ultimo (ma per nulla ultimo, quanto a valore e dedizione) mestiere. Come si dice in questi casi, va dove ti porta il cuore. Ascoltando le sensazioni giuste.

“Dopo il primo anno in cui ho affrontato il ruolo di preparatore, quest’anno mi sento più sicuro, ho avuto modo di fare esperienza e mi sento più pronto professionalmente. Aver portato avanti il lavoro insieme a Carlo Voltolini e Paolo Zonca è stato utile e formativo. Ci consideriamo uno staff, perché Carlo è il nostro responsabile ma ci lascia grande libertà d’azione, è sempre presente quando c’è bisogno di confrontarsi ma si fida di noi e ce lo fa sentire. Pur mantenendo una linea comune, riusciamo a portare avanti le nostre idee e credo che i risultati si vedano perché diversi ragazzi hanno avuto una buona crescita nella passata stagione e stanno proseguendo nel cammino di sviluppo. Siamo soddisfatti e coscienti del fatto che migliorarsi è sempre possibile”.

Una bella squadra, quella dei preparatori della Virtus. Così l’ha definita la settimana scorsa Paolo Zonca. In che cosa consiste, nella quotidianità, il vostro fare squadra?

“Con Carlo lavoro da tre anni, con Paolo ormai da due. Essere squadra significa condividere le esperienze di tutti i giorni, sapere che intorno ci sono persone che possono capire il tuo modo di pensare e lavorare, che possono consigliarti quando è il momento. Sai che non devi essere tu l’unico a decidere, ma che dalla collaborazione con persone di esperienza puoi uscire arricchito nelle tue idee e nei tuoi progetti. Né io né Paolo abbiamo l’esperienza di uno come Carlo, lui è un punto di riferimento importante e sa come fare gruppo”.

Ogni gruppo che segui direttamente ha un capo allenatore con cui fare quotidianamente i conti. Anche in questo caso si creano legami forti.

“Mattia Largo, con cui collaboro nell’Under 15, è la prima persona che ho conosciuto quando sono venuto in Virtus. Con lui ho un buonissimo rapporto, mi lascia molta indipendenza per quanto riguarda il lavoro fisico, e quest’anno con la crescita dei ragazzi ci relazioniamo ancora più strettamente. Abbiamo anche un bel rapporto di amicizia, che mi fa stare bene quando lavoro con lui. Quest’anno collaboro anche con Federico Vecchi, per quanto riguarda l’Under 20. Mi occupo principalmente del lavoro fisico dei ragazzi che non frequentano stabilmente la prima squadra, e che hanno il doppio tesseramento con la Pontevecchio. Anche in questo caso il confronto con Voltolini è fondamentale, perché comunque sono atleti che lavorano in palestra anche con giocatori di A2, con quello che ne deriva. Con un gruppo di ragazzi più avanti nell’età c’è maggior impegno anche in sala pesi, cosa che mi dà molta soddisfazione. Ancora, collaboro per il primo anno con Riccardo Pezzoli ed i suoi Under 13; con questi ragazzi cerco di curare soprattutto lo sviluppo della rapidità, importantissimo in quella fascia di età. Anche Ricky è estremamente propositivo, insieme cerchiamo di inserire progetti di lavoro per giovani che non devono ancora mettere da parte il lato “giocoso” di questo sport. Infine, ci sono gli Esordienti di Davide D’Atri: ragazzi ai primi passi di un cammino che potrebbe portarli lontano, se sapranno seguirne con attenzione e convinzione le indicazioni. Anche in questo caso, ovviamente, un tipo di programmazione differente da tutti gli altri”.

Dai tredicenni ai quasi ventenni. Immaginiamo approcci diversi, quasi si dovesse chiudere una scatola di conoscenze per aprirne un’altra, passando da una categoria all’altra.

“Molto spesso bisogna essere agili mentalmente, riuscire ad uscire da un contesto per entrare in un altro, perché gli obiettivi di una fascia di età cambiano rispetto a quelli di un’altra. Quest’anno più che mai spazio su tutto quello che è la mia conoscenza della preparazione fisica, e questo è davvero formativo. Negli ultimi anni ho seguito soprattutto gruppi più adulti, ora mi sono ritrovato anche con ragazzi molto giovani e ho dovuto riprendere a ragionare in un’ottica che non rispolveravo da tempo. E’ importante ogni tanto ritornare alle basi e ripartire, per riscoprire anche cose che facevo un tempo provando a migliorarle”.

Lo scopo di un settore giovanile, lo sappiamo, è dare ai giovani un indirizzo, non semplicemente sportivo ma anche etico e morale. E naturalmente portare qualcuno di loro fino ai piani alti del basket. Tra i gruppi con cui lavori nel settore giovanile, vedi del talento in divenire?

“Ne vedo. Sono molto convinto che nei prossimi anni alcuni ragazzi, se continueranno ad impegnarsi e avranno il supporto delle famiglie, potranno fare il percorso che hanno fatto quest’anno quattro dei nostri giovani, che sono approdati alla prima squadra”.

Quando succede, cosa resta a chi li ha portati per mano fino a quei livelli?

“Sono emozioni contrastanti. Io ho seguito per tre anni il gruppo del 2000, li rivedo ora che sono diventati Under 18 e se ripenso a come erano alcuni di loro quando hanno iniziato il loro percorso in Virtus, li vedo davvero diversi. Naturalmente si creano anche rapporti che, pur rimanendo sempre nell’ambito professionale, mai di completa amicizia, si basano sul rispetto reciproco. Quando qualcuno arriva alla fine e viene a dirti grazie per qualcosa che hai fatto per sostenerlo, è appagante”.

Un anno in più a casa Virtus. Cosa significa, a conti fatti?

“E’ un arricchimento. La cosa che ho notato maggiormente è stata la voglia di ripartire. Tutti, anche nel settore giovanile, abbiamo sentito intensamente quello che è accaduto nella stagione scorsa alla prima squadra, e quest’anno si percepisce questa voglia di riprendere la strada, con forza e tenacia. E’ un ambiente che secondo me è uscito rafforzato dalla tempesta. Senza dimenticare che come struttura, organizzazione e competenze resta un’elite a livello nazionale. Per quanto ne so, non sono tanti i settori giovanili che assicurano al ragazzo una vicinanza così grande come la nostra. A volte sia i ragazzi che i genitori se lo dimenticano, ma basta dare un’occhiata fuori per capire che viviamo in una condizione privilegiata. Per questo ogni giorno bisogna venire alla Porelli con questa consapevolezza: siamo in un posto bellissimo, facciamo quello che amiamo nelle migliori condizioni possibili”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: ROBERTO D'OVIDIO

"In Virtus da nove stagioni, un grande orgoglio"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 01/02/2017

 

Con questa, sono nove stagioni in casa Virtus. La fedeltà del dottor Roberto D’Ovidio, responsabile medico del settore giovanile di Unipol Banca, va di pari passo con una passione che va ancora più indietro nel tempo, fino ai giorni illuminati dalla stella di Ray “Sugar” Richardson, il primo amore del tifoso che ancora doveva diventare medico. Quella passione non è mai venuta meno, naturalmente, ma saperla frenare quando occorre è un segnale di professionalità.

“Me lo spiegò subito il dottor Roberto Rimondini, quando entrai alla Virtus sotto la sua supervisione. Lui di questa società è stato una colonna, resterà nella storia, e il suo amore per la V nera non si discute. Eppure mi insegnò immediatamente che per lavorare qui occorreva mantenere un certo distacco. E aveva ragione: la mia è una professione che richiede freddezza nelle valutazioni, ed è questo che ti chiedono i dirigenti, i giocatori e i loro familiari. La responsabilità viene sempre prima della passione”.

Nove anni, ma questo è in effetti il secondo da quando la squadra del settore giovanile si è riorganizzata sotto la responsabilità di Federico Vecchi.

“Nel frattempo abbiamo imparato a conoscerci, e il lavoro si sviluppa in maniera sempre migliore perché abbiamo oliato il meccanismo e raggiunto un ottimo feeling. Direi che adesso siamo davvero a pieno regime, le cose funzionano bene e c’è una grande volontà di collaborare secondo la linea tracciata da chi ha la responsabilità del settore”.

Con qualcuno non c’è stata necessità di rodaggio.

“E’ il caso di Iacopo Marzocchi, il fisioterapista, che ha praticamente la mia stessa anzianità. Normale che ci si intenda con uno sguardo. Lui sa come la penso, quello che credo vada fatto in certe situazioni, e l’esperienza rafforza il nostro sodalizio. Ma il rapporto è fantastico anche con chi è arrivato successivamente in Virtus, perché andiamo tutti nella stessa direzione”.

Lavorare con gli atleti più giovani non è solo una responsabilità. E’ anche capacità di essere flessibili, perché un tredicenne non ha le stesse esigenze di un quasi ventenne.

“Bisogna essere attenti a tante cose. Ogni età ha le proprie peculiarità e difficoltà, che cerchiamo sempre di tenere nella debita considerazione I lavori proposti non possono prescindere dall’età del soggetto. Coi più piccoli entra anche in gioco la famiglia: i genitori si fidano, ma questo rapporto diventa oltremodo importante, perché dobbiamo dare credibilità a quello che facciamo. Anche le patologie sono differenti, non ci sono similitudini col mondo adulto. Cambiano i trattamenti, i tempi di recupero, le aspettative. E’ importante sapersi muovere in base all’età e alle prospettive di un giocatore”.

Poterlo fare in Virtus è certamente un aiuto importante.

“Sicuro. Avere un nome così alle spalle dà garanzie, e la sicurezza del fatto che quello che stai facendo ha l’appoggio della società. A livello nazionale noi della Virtus siamo al top, e non siamo noi a dirlo. Quando una famiglia porta un ragazzo qui sa che troverà professionisti seri, che sarà seguito a livello professionale e umano. E anche noi sappiamo che se siamo stati scelti qualcosa di buono e utile, a livello professionale, abbiamo fatto”.

Una soddisfazione, essere in questo gruppo di lavoro?

“Enorme. Perché il mio lavoro è stato gratificato attraverso questa scelta. Se sono qui da nove stagioni, mi viene da pensare senza peccare di immodestia che il mio contributo sia stato adeguato alle richieste di una società professionistica di grande blasone. C’è da esserne fieri”.

Poi, di tanto in tanto, si può lasciare spazio anche al D’Ovidio tifoso…

“Quando si va alle partite, quello viene sempre a galla. Un po’ ci si trasforma, inutile negarlo. L’importante è saperlo fare nella misura giusta. E in questo senso non ho timori, perché la lezione del dottor Rimondini è sempre presente nella mia mente”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MARCO PATUELLI

"Saper fare squadra è il nostro successo più grande"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 08/02/2017

 

 

La sua è una storia professionale alimentata da una forza trascinante. Quella della passione. L’amore per la pallacanestro che ha portato Marco Patuelli prima in campo, poi dietro una scrivania nella sua Imola, infine nel tempio della V nera, la sede di via dell’Arcoveggio con gli uffici sopra la leggendaria palestra Porelli, dove oggi ricopre la carica di Direttore Sportivo del Settore Giovanile Unipol Banca. Affascinante e di grande responsabilità, perché l’impegno e l’attenzione verso i giovani è da sempre un segno distintivo nel mondo Virtus, e tocca a lui, ad appena ventisette anni, il ruolo di gestire accanto al responsabile Federico Vecchi, il futuro dei piccoli talenti bianconeri.

E’ a Bologna, nella casa bianconera, da due anni e mezzo. Nei quali tante cose sono cambiate, non soltanto a livello di prima squadra. All’inizio della stagione scorsa, per esempio, Vecchi ha preso il timone del settore, e da allora Patuelli condivide con lui un ufficio e mille progetti.

“In questi due anni e mezzo, da quando sono arrivato alla Virtus, di cambiamenti in seno alla società ce ne sono stati. Però non si è mai perso il filo conduttore, quello di crescere e formare ragazzi, sviluppare il loro potenziale e portarli a giocare al livello di pallacanestro più alto possibile. Molte figure sono cambiate. Per quello che mi riguarda conoscevo bene Federico Vecchi, perché avevamo già lavorato insieme a Imola. Con lui mi trovo benissimo, abbiamo ripreso a condividere il lavoro quotidiano e il bilancio di un anno e mezzo insieme è più che positivo”.

Proviamo a entrare nel dettaglio di questo lavoro, impegnativo e appagante.

“Sono soddisfatto di ciò che è stato fatto nelle stagioni passate, e di quello che si fa attualmente. Credo che in questo momento si sia creato il clima giusto all’interno della società. Il gruppo attuale condivide appieno, a trecentosessanta gradi, tutto ciò che si porta avanti. Ci sono obiettivi chiari, tante idee, voglia di fare. E’ stata data ancora maggiore importanza al settore giovanile, e il fatto di ripartire dal campionato di Serie A2 inserendo ragazzi che per età fanno ancora parte delle categorie giovanili, lo dimostra”.

Partiamo dai quattro ragazzi che sono in piante stabile nella Virtus Segafredo Bologna: Oxilia, Penna, Pajola e Petrovic.

“Questo secondo me è un plusvalore, perché i quattro ragazzi che hanno raggiunto la prima squadra sono un simbolo anche per gli altri. La testimonianza concreta che le porte della prima squadra sono aperte per chi venendo dal settore giovanile dimostrerà talento, passione e attitudine”.

Vedere chiaramente che il traguardo è raggiungibile può avere un effetto trainante su tutti gli altri.

“Una delle cose che mi piace di più è lo spirito con cui i ragazzi entrano alla Porelli tutti i giorni per allenarsi e per imparare. Ho visto un clima coinvolgente, anche perchè vedere quattro ragazzi che fino all’anno prima erano tuoi compagni di spogliatoio giocare in prima squadra è uno stimolo per qualunque nostro ragazzo. L’idea che si possano coronare i propri sogni con sacrificio ed impegno diventa tangibile”.

Il settore giovanile è un mondo particolare con peculiarità precise. Si accompagno nella loro crescita ragazzi ancora in formazione, sotto tutti gli aspetti.

“L’approccio è completamente diverso rispetto al basket senior. Ti trovi in palestra con ragazzi che vanno dai dodici ai diciannove anni, che passano dalle elementari alle medie o dalle medie alle superiori, che sono in crescita e vedono tutti i giorni i cambiamenti della nostra società. Gradualmente cerchiamo di responsabilizzarli su tutti gli aspetti che riguardano la pallacanestro e non solo, perché il nostro compito è quello di contribuire alla loro formazione sia all’interno del rettangolo di gioco che fuori”.

Indicare la strada è un mestiere delicato, farlo con una V nera sul petto forse facilita le cose…

“La tradizione del settore giovanile della Virtus, l’importanza che ha avuto nella storia della società sono enormi. Penso ai giocatori che sono si formati in questo settore giovanile ed ai risultati ottenuti dalle varie formazioni negli anni. Chi viene a giocare alla Virtus sente tutta la forza di questa storia. In più, le idee della società che porta avanti questa mission con convinzione permettono di allenarsi quotidianamente nel migliore dei modi. I ragazzi capiscono di essere privilegiati, perché qui possono fare un percorso importante, migliorare come giocatori ma anche maturare come persona”.

Anche la stagione in corso ha già detto molte cose. Se non è tempo di bilanci conclusivi, si può già iniziare a ragionare su quanto è stato fatto.

“Ho apprezzato il lavoro che tutti i capi allenatori e i loro staff hanno fatto su tutte le squadre. Dagli esordienti che hanno appena iniziato il loro percorso nel mondo bianconero, agli Under 18 e Under 20 che sono alla fase finale dello stesso. Sono soddisfatto del percorso di miglioramento che stanno facendo i ragazzi sia a livello individuale che di squadra. Ora inizia la seconda fase della stagione. Gli Under 20 sono primi nel girone emiliano romagnolo e le prime due squadre si qualificano direttamente alle finali nazionali. L’Under 18 inizierà a marzo il girone interregionale e vedrà aumentare sempre di più la competitività delle partite. Per Under 16 e Under 15 inizierà la fase ad orologio, altre partite a livello regionale che decideranno il piazzamento in vista dei concentramenti interzonali che sono in programma nel mese di maggio. Under 14, Under 13 ed Esordienti sono all’inizio del girone di ritorno, ancora tante partite prima dell’inizio dei playoff. Un momento di crescita importante sono anche i numerosi tornei in cui le nostre squadro hanno la possibilità di incontrare compagini di alto livello competitivo, spesso straniere, in una parola un bel modo per arricchire il nostro bagaglio di esperienze”.

Come si misura il successo del lavoro in un settore giovanile

“Nonostante si vada sempre in campo per vincere, il successo di un settore giovanile si misura nel miglioramento a trecentosessanta gradi dei ragazzi, non solo dal punto di vista fisico e tecnico. Nel settore giovanile la crescita delle squadre e del gruppo passa dal miglioramento di ciascun giocatore. La crescita dei nostri giovani è il termometro del nostro lavoro, da quella capiamo se abbiamo lavorato bene o no. In questo percorso conta la forza della squadra, che è l’insieme delle persone che si danno da fare perché questo settore funzioni. Ci sono le squadre che vanno in campo e quelle che lavorano fuori dal campo perché tutto vada per il verso giusto. E l’importanza di quella che io chiamo “la squadra invisibile” è fondamentale: sono quelli che lavorano dietro le quinte, dallo staff tecnico ai preparatori, dallo staff medico agli accompagnatori. C’è chi sta in prima linea, c’è chi non si nota mai ad una prima occhiata, ma insieme questo gruppo di persone preziose è il valore aggiunto che ci permette di progettare e realizzare un percorso importante per i nostri giovani”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: ROBERTO GAMBERINI

"Questi valori sono miei da quarant'anni"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 15/02/2017

 

Nella grande famiglia del settore giovanile è arrivato da poco, ma è come se ci fosse da sempre. Perché la sua vita è un lunghissimo atto d’amore nei confronti della V nera, che quanto ad affetto ne fa quasi un veterano. Oggi Roberto Gamberini è dirigente accompagnatore del team Under 13 di Virtus Unipol Banca, oltre a collaborare con l’ufficio stampa della società, ma la storia parte da molto prima, da quando era poco più che un bambino.

“Era il 1975, andavo a trovare mia nonna che abitava alla Croara e di fronte c’era la casa di Berti, il proprietario di Sinudyne, che aveva un playground a cielo aperto dove spesso veniva a giocare Gigi Serafini. Mi innamorai del basket e della Virtus, un anno dopo ero già a palazzo, coi miniabbonamenti, a fare festa per il settimo scudetto. Avere gli abbonamenti era quasi impossibile: papà non l’aveva trovato, così mi portava in piazza Azzarita e veniva a prendermi a fine partita. Sono stato abbonato fino al 2003, poi ho dovuto rinunciare perché già lavoravo assiduamente nel mondo del basket e spesso dovevo saltare l’appuntamento con le partite”.

Prime esperienze da allenatore, poi subito dietro alla scrivania…

“Ho iniziato ad allenare alla fine del servizio di leva, nel 1987, all’Annunziata. Poi ho fatto l’assistente allenatore delle giovanili al San Mamolo fino al ’96, e successivamente mi sono trasferito a Trebbo nell’anno in cui passammo dalla Promozione alla C2 in una stagione, avendo acquisito i diritti a disputare la D. Accompagnatore della prima squadra fino al 2000, quindi mi sono trasferito alla Moto Malaguti di San Lazzaro, chiamato dal presidente Zanetti: accompagnatore della prima squadra in B2 e di alcune formazioni giovanili”.

Nel 2002 inizia il lungo capitolo della tua vita nel basket legato al Gira.

“La Moto Malaguti rinunciò alla Serie B cedendo i diritti a Modena, ne seguì una specie di fusione delle giovanili con Ozzano e iniziai a frequentare quel palazzo. Fino ad entrare nell’ufficio stampa del Gira, dove sono rimasto fino a giugno del 2010. Anni indimenticabili, al punto che quando tutto finì decisi di prendermi una pausa. Che è durata parecchio, più di tre anni lontano dal basket”.

Fino alla chiamata che ti ha portato dentro la casa che sentivi tua fin da ragazzo. Alla Virtus.

“Lo ricordo ancora, quel giorno. Era un sabato di dicembre del 2013, vigilia della partita casalinga della Virtus contro Brindisi. Se poi possiamo uscire dal cliché dell’intervistatore e dell’intervistato, confessiamo pure che me la facesti tu, chiedendomi se avrei avuto piacere di dare una mano all’ufficio stampa di cui in quell’anno eri diventato responsabile. Per dire quanto ci ho pensato, il giorno dopo ero già alla Unipol Arena. E da allora non ho perso una partita in casa della prima squadra, e anche quelle saltate in trasferta si contano sulle dita di una mano…”

La Virtus ti ha risvegliato una passione che era soltanto sopita.

“Ero amareggiato per la fine dell’avventura ad Ozzano, avevo deciso di staccare la spina. Ed ero anche un po’ arrugginito quanto a regolamenti. Per dire: proprio con Brindisi, sistemato dietro la panchina, a un certo punto vedo il cronometro ripartire da 14 secondi dopo un rimbalzo offensivo. Credevo si fosse guastato… Ma ho fatto presto a recuperare sulle regole, aggiungendo quel po’ di esperienza che avevo alle spalle”.

Entrare in casa Virtus deve essere stata una bella emozione…

“Una sensazione meravigliosa e diversa. Un altro modo di emozionarsi a bordo campo, non più da semplice tifoso ma da professionista che deve saper controllare i sentimenti, e che sa quello che c’è dietro quei quaranta minuti, quanto si è lavorato tutti insieme per arrivarci”.

All’inizio di questa stagione, l’ingresso nel settore giovanile.

“E’ stata una sorpresa, non me l’aspettavo. Lavoro a un passo dalla palestra, quando esco nel tardo pomeriggio mi piace passare da via dell’Arcoveggio, venire a fare due chiacchiere con persone che ormai sono diventate amiche. Quando Federico Vecchi e Marco Patuelli mi hanno proposto di dare una mano, ho accettato con piacere. Mantenendo il rapporto con l’ufficio stampa della società, un legame che mai vorrei interrompere. Mi hanno designato come dirigente accompagnatore dell’Under 13, e dopo questi mesi posso dire che è un piacere lavorare con una persona come Riccardo Pezzoli, professionista che sa motivare il gruppo, non solo i ragazzi che scendono in campo”.

L’inserimento non è stato difficile.

“Mi sono inserito nel settore giovanile, ed è un rapporto che va oltre quello con l’Under 13. Quando sei dentro, vedi crescere e migliorare tutte le squadre, tutto il movimento, ed è bello. Ti viene voglia di seguire anche le altre formazioni, e infatti ero a bordocampo a molti incontri dei gruppi di Mattia Largo e Cristian Fedrigo, per dire. Ho uno splendido rapporto con Marco Patuelli, che ci porta a fare gruppo anche oltre i momenti delle partite dei ragazzi. Insomma, una volta che entri nel meccanismo è un vortice che ti coinvolge completamente”.

Cosa significa seguire i ragazzi di una formazione Under 13?

“E’ qualcosa di molto formativo, che arricchisce. Credo che i bambini a quell’età debbano soprattutto divertirsi, stare insieme e imparare a comportarsi “da virtussini”, con correttezza e senso etico. Io ci tengo al fatto che imparino a stare insieme, anche al di fuori del campo. E mi piace che comprendano che non stanno indossando una maglia qualunque, ma rappresentano una società che ha fatto la storia della pallacanestro. E per me che la seguo e la sostengo da quarant’anni, trasmettere questa semplice nozione è una priorità. Poi, se arrivano risultati positivi è un bene, ma il miglioramento collettivo è qualcosa che va oltre i punteggi delle partite. Spero che questi ragazzi crescano con una certezza: che far parte della Virtus è un modo unico di fare sport. Non significa semplicemente giocare in una squadra, significa “fare” squadra”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: FRANCESCO NIEDDU

"Casa Virtus, il posto migliore per crescere"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 22/02/2017

 

Un anno fa, di questi tempi, Francesco Nieddu era più o meno a metà strada nella sua prima stagione da allenatore delle giovanili della Virtus. Guidava l’Under 16, e raccontava del suo ingresso nel mondo bianconero in questi termini: “Mi sono impegnato molto per capire quello che avevo intorno, per relazionarmi con persone che erano qui da molto tempo, iniziando a proporre anche qualcosa di mio, in sintonia con tutti”. Un ingresso discreto, equilibrato, e allo stesso tempo importante per il know-how e l’esperienza che aggiungeva al settore giovanile. Un anno dopo, Nieddu è immerso nel progetto, e cammina sicuro dentro la sua seconda stagione alla Porelli. Qualcosa è cambiato, per forza di cose.

“Sicuramente conosco molto meglio le persone, e non parlo soltanto degli allenatori ma anche di tutti quelli con cui non mi rapporto quotidianamente, ma che fanno squadra e permettono al meccanismo di funzionare. I dirigenti, lo staff medico, tutto il personale della società. E’ chiaramente più facile rapportarsi con tutti. Quando sono arrivato, all’inizio della passata stagione, conoscevo praticamente soltanto Federico Vecchi, che mi ha voluto qui. E’ stato importante sapere che lui mi voleva alla Virtus, un aiuto imprescindibile. Ora credo di essermi fatto conoscere un po’ da tutti”.

Quest’anno sei impegnato come assistente di Vecchi per quanto riguarda Under 20 e Under 18, e di Fedrigo nell’Under 14. Impegni diversi dentro un progetto comune di ampio respiro.

“Come ho detto, con Federico c’è una conoscenza pluriennale, fatta di stima e condivisione. Qui abbiamo alle spalle un anno vissuto insieme, con lo stesso gruppo, e proseguiamo un lavoro comune, già avanzato, a livello di metodo e sintonia. Con Cristian non avevo un rapporto diretto dal punto di vista professionale, così abbiamo speso i primi mesi a conoscerci meglio e ad imbastire un programma tecnico molto diverso, vista la fascia d’età a cui facciamo riferimento. Abbiamo raggiunto un ottimo equilibrio, anche con Edoardo Costa, che ci permette anche di conciliare l’attività in campo con gli impegni di Cristian con la prima squadra, oltre ai miei con Under 18 e Under 20. Un lavoro diverso sia dal punto di vista tecnico che da quello gestionale. Bisogna essere sempre “sul pezzo”, e questo è stimolante”.

Nell’Under 18, che già ti vedeva al fianco di Vecchi, sono confluiti ragazzi dell’Under 16 che hai guidato nella scorsa stagione. Un risultato che certamente soddisfa chi ha tenuto il timone…

“Il gruppo dell’Under 16 che ho guidato l’anno scorso aveva tanto entusiasmo e una voglia enorme di giocare e imparare. Mi fa piacere vedere alcuni di quei ragazzi che procedono nel loro percorso di crescita, e averli ancora vicini. Non sono abituato a fare nomi, ma in questo caso uno lo vorrei spendere, perché è quello di chi ha avuto più sfortuna. Parlo di Guglielmo Giuliani, che si è infortunato al ginocchio l’estate scorsa e ha dovuto subire un intervento chirurgico di ricostruzione del legamento collaterale posteriore del ginocchio destro. Come gli altri, stava ritagliandosi un suo spazio grazie all’impegno in due campionati, aveva fatto un bel percorso e umanamente mi dispiace che abbia dovuto fermarsi. Gli auguro un futuro felice”.

Hai parlato di “un lavoro diverso” per le categorie nelle quali sei impegnato: da una parte, ragazzi che sono a un passo dal basket adulto, dall’altro giovani atleti che hanno ancora un lungo percorso da compiere nelle giovanili.

“Premesso che lavorare con i più piccoli mi piace, e l’ho fatto a lungo in passato, devo dire che per quanto riguarda l’Under 14 ci concentriamo sullo sviluppo fisico, tecnico e anche caratteriale dei ragazzi, mettendo i primi mattoncini per cercare di formare le persone, oltre che gli atleti. Con i più grandi si tratta invece di smussare gli angoli, da un lato rafforzare ulteriormente le certezze, dall’altro aiutarli a colmare le lacune prima di affrontare il salto nella pallacanestro dei grandi, cosa che a molti ragazzi delle nostre giovanili sta succedendo”.

E’ davvero così: nel roster della prima squadra, in Serie A2, sono confluiti quattro elementi arrivati dal settore giovanile.

“Ed è qualcosa di fantastico. Vedere Pajola o Penna, Oxilia o Petrovic in campo alla Unipol Arena ha effetti positivi sui più piccoli. Penso a un ragazzo del 2003 che gioca e trova in questi esempi uno stimolo enorme. Immagino cosa può pensare: allora posso farcela anche io, se ci metto impegno, passione e dedizione. Per giovani che fanno un percorso così bello e impegnativo, avere un obiettivo tangibile è qualcosa di unico”.

Francesco Nieddu in casa Virtus per il secondo anno consecutivo: che effetto ti fa, a pensarci?

“Questa è una società che, al di là del blasone e della storia, a livello organizzativo ti dà il massimo. Vai in palestra e hai a disposizione tutto quello che ti occorre per concentrarti su ciò che ti piace di più, cioè allenare. In più, la presenza contemporanea alla Porelli di tanti allenatori preparati ed esperti è un arricchimento quotidiano. E’ vero che nel nostro mestiere non si finisce mai di imparare, e qui io imparo qualcosa ogni volta che entro in palestra”.

E per i ragazzi che a loro volta entrano alla Porelli per allenarsi, cosa significa e cosa deve significare essere parte della Virtus?

“E’ un tema che affrontiamo spesso, tra noi allenatori. Qui un giovane trova una formazione di altissimo livello, dal punto di vista tecnico e personale. Credo che i nostri giocatori debbano comprendere che non è così dappertutto, e che poter giocare qui è davvero una fortuna. Perché se si impegnano è davvero facile migliorare, sotto tutti gli aspetti. Ogni giorno bisogna essere contenti e grati di essere alla Virtus, vale per loro come per noi tecnici”.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: ALESSANDRO SENNI

"In Virtus sto crescendo, propeio come i ragazzi che alleno"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 01/03/2017

 

Non è più un mondo nuovo, quello in cui Alessandro Senni si cala quotidianamente, da assistente allenatore dei gruppi Under 20 e Under 15 di Unipol Banca, oltre che da responsabile della foresteria bianconera. Ormai, questo ragazzone arrivato da Ravenna nell’estate del 2015 ha messo alle spalle molta esperienza alla palestra Porelli. Ne ha respirato la storia, ha condiviso i metodi di approccio al mestiere, che sono diventati anche i suoi. Aggiungendo nuovi compiti a quelli per cui era arrivato.

“Quest’anno ho allargato il mio target, nel senso che l’anno scorso sono entrato in Virtus a fare l’assistente dell’Under 18, e comunque anche nelle mie precedenti esperienze avevo sempre allenato gruppi di ragazzi grandi. Per la prima volta, all’inizio di questa stagione, lavoro con l’Under 15, e di conseguenza è cambiato anche l’approccio che devo avere con dei ragazzi in formazione. E’ un’esperienza che mi sta arricchendo molto. Bisogna essere più attenti a riconoscere e gestire i problemi di ragazzi, che hanno meno padronanza del proprio corpo e delle proprie emozioni. E’ fondamentale capire le loro problematiche, e dal punto di vista tecnico bisogna lavorare maggiormente sui fondamentali, e in misura minore sulla tattica”.

L’impegno con due formazioni che, per età dei giocatori soprattutto, hanno probabilmente poco in comune: un’occasione per arricchire il tuo bagaglio professionale.

“Sono ancora impegnato con gli Under 20 di Federico Vecchi, un gruppo che ha un approccio diverso e particolare infatti non ci sono ’97 in organico e i ragazzi del ’98 si allenano poco insieme e spesso ci sono molti under 18 coinvolti durante le partite. Qualcuno dei ‘98 gravita già nell’orbita della nostra prima squadra o con la formula del doppio tesseramento in altre prime squadre del territorio, e le occasioni di stare insieme sono soprattutto le partite. Per loro è un mettersi in gioco, cercando di adeguarsi in fretta a quello che succede in campo in quanto abbiamo giocato partite con assetti molto diversi”.

Oltre alla collaborazione con Federico Vecchi, che dura da quando sei entrato qui, ne hai iniziata una altrettanto importante con Mattia Largo.

“Lavorare con Federico Vecchi è un piacere, lui ha molto da insegnare a chiunque voglia fare questo mestiere. Da quest’anno poi, nell’Under 15, sono accanto a Mattia Largo, ed è la prima volta all’interno della Virtus che faccio il primo assistente. Si è creato un bel feeling, tra me, Mattia e Giacomo Campanella. E sono contento perché sento la fiducia del capoallenatore, che mi lascia molti spazi, affidandomi spesso compiti senza intervenire in quello che faccio. Anche grazie a questo sento che la mia crescita procede nel migliore dei modi. Certamente aver sempre avuto a che fare con giocatori di una certa età mi ha aiutato. Aiuta a capire come si può intervenire su quelli più giovani, magari provare ad evitare che ripetano gli stessi errori, per quanto possibile”.

Si può già tirare un bilancio di questa prima parte dell’annata, visto che la primavera è alle porte.

“La stagione procede. Con gli Under 20 siamo già approdati alle Finali nazionali, e direi che meglio di così non poteva andare. Con l’Under 15 siamo partiti un po’ in sordina: i ragazzi venivano da un biennio di sole vittorie, li avevamo preparati al fatto che crescendo non sarebbe stato altrettanto facile. I primi tempi sono stati duri, sono arrivate anche un paio di sconfitte abbastanza inaspettate, che però sono servite a fare esperienza. Ora abbiamo preso la randa, stiamo viaggiando, abbiamo chiuso al primo posto la prima fase e ci attende quella a orologio per cercare di confermarci. Adesso ci siamo messi alle spalle i passi falsi di inizio stagione, quello che conta non è arrivare primi ma la crescita dei ragazzi e da questo punto di vista i segnali sono incoraggianti”.

Il tuo impegno è totale, tra palestra e ulteriori compiti nella gestione dei ragazzi. Tutte cose che danno spessore a una professione ispirata dalla passione pura per la pallacanestro.

“C’è il lavoro con due team e quello in foresteria che continua, anzi direi che è più intenso perché ora da sei siamo saliti a nove persone, con ragazzi estoni arrivati in questa stagione. Sono entrato a piccoli passi all’interno del sistema Virtus, quest’anno mi sento più partecipe. Il clima è anche più sereno, e devo dire che forse sono entrato in questo ambiente nell’anno meno felice della storia bianconera. Ora si vede un orizzonte più limpido. La vivo serenamente, mi sento coinvolto e mi piace lavorare in questo mondo. Qui si deve essere presenti, giorno dopo giorno, e sempre pronti a dare una mano con lo spirito giusto. L’ambiente è collaborativo, ti aiuta a fare quello che devi con la massima tranquillità. E questo aiuta il mio percorso di crescita, mi sento orgoglioso di poterlo portare avanti in questa società”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTEO GRAZI

"Uno splendido percorso, continuerò a seguirlo"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 08/03/2017

 

Matteo Grazi ha un anno in più. Di vita e di Virtus. E’ arrivato nell’estate del 2015, chiamato con una telefonata da Federico Vecchi, responsabile del settore giovanile bianconero, che lo aveva allenato diversi anni prima al Castiglione Murri. Ha lavorato accanto a Riccardo Pezzoli, con gli Esordienti nella sua stagione da esordiente, e ancora insieme a lui è ripartito con quei ragazzi, cresciuti, che quest’anno affrontano le sfide della categoria Under 13. Non è più quello che doveva guardarsi intorno dentro la Porelli, ormai ha capito tante cose di come gira questo mondo bianconero.

“L’anno scorso la sfida era stata quella di arrivare qui e cercare di comportarmi in maniera adeguata al contesto, magari contenendo le emozioni e affrontando tutte le difficoltà che naturalmente si presentavano. Adesso si tratta di provare a confermare quello che mi è riuscito, e possibilmente di fare meglio. Devo meritare la fiducia e gli spazi che mi sono stati concessi”.

Anche quei ragazzini sono cresciuti. Sono entrati davvero nel mondo del basket, dove lo spazio per il gioco inizia gradualmente a ridursi, nel processo di sviluppo.

“Prima stavano a metà tra minibasket e basket, si cercava di far passare un po’ di concetti del gioco dei “grandi”, ma era fondamentale tenerli vivi anche con l’emozione, la parte più ludica dello sport. Adesso si inizia a parlare di argomenti più tecnici. Sono comunque piccoli atleti, bisogna dosare bene i momenti di gioco e quelli di teoria e pratica. Ma il contesto è quello della pallacanestro. E’ in parte cambiato il regolamento, sono diversi i tempi di gioco, vanno memorizzate le regole degli 8 e dei 24 secondi. Sono state le prime cose di cui si sono accorti, le differenze. Normale. E’ il modo con cui entrano in un mondo sportivo più adulto”.

Insieme a Riccardo Pezzoli, continui a portare avanti con loro il percorso di crescita iniziato la stagione scorsa.

“E’ un buon gruppo, abbastanza cambiato perché abbiamo inserito ragazzi che provenivano da altre realtà, e la cosa più positiva è che si sono trovati bene insieme, vecchi e nuovi, e oggi sono davvero un’unica squadra, come deve essere. Hanno impiegato il tempo necessario per capirsi anche in campo e ora viaggiano tutti nella stessa direzione. Bello che sia così. è la parte importante della pallacanestro”.

Anche il feeling con il capoallenatore, Ricky Pezzoli, ormai è rodato.

“Con lui mi trovo molto bene Lo stimo molto come allenatore e come persona. Ha un’etica del lavoro imparata nel tempo da grandi maestri. Mi ha voluto, e a seguire il gruppo siamo solo noi due, situazione diversa rispetto alle altre squadre che hanno tutte due assistenti. Questo ha creato un rapporto molto stretto, uno scambio di idee continuo”.

Insomma, hai infilato quel sentiero di cui parlavi un anno fa, quando non sapevi quanto tempo avresti potuto portare via allo studio venendo in palestra ad allenare.

“L’ho preso con convinzione, quel sentiero. Io sono uno che quando crede a qualcosa si dà al cento per cento, non si tira indietro. Poi magari non so ancora cosa farò di preciso della mia vita, ma questo è uno splendido percorso e voglio continuare a seguirlo”.

Cosa significa essere parte della Virtus, la società per cui fai il tifo fin da quando eri un ragazzino?

“E’ il miglior ambiente per crescere, e questo vale in primo luogo per i ragazzi, che sono al centro di tutto, ma anche per un giovane come me che qui può imparare il basket con la B maiuscola, dal punto di vista delle tecniche e della gestione, e coltivare la propria professionalità. Sono qui, dentro questa storia. Non è stato un bel momento, tra giugno e settembre scorso, quello che è successo alla prima squadra lo abbiamo sentito addosso tutti. Ma ora si percepisce la ripresa, che parte proprio dal gruppo della Serie A2 e arriva a tutti noi. Parli in giro, ti accorgi che comunque qualcosa sta cambiando, c’è una forte riscoperta di quei valori che hanno fatto grande la Virtus”.

A proposito di una telefonata che ti cambia la vita…

“Devo dirla tutta? A quella ne è seguita un’altra, l’estate scorsa. Era ancora una volta Federico Vecchi, che mi ha confermato nel mio ruolo, e non era affatto scontato. Lo ringrazio per questo e sono felice di esserci, anche in questa situazione dell’Under 13 da gestire accanto a Riccardo, lui e io soltanto, che è un bell’impegno e un’occasione irripetibile”.

 

MATTEO NICOLI AL JORDAN BRAND CLASSIC

tratto da bolognabasket.it - 11/03/2017

 

Matteo Nicoli, guardia tiratrice cresciuta nella Virtus Bologna, elemento dell’Under 16 guidata da Giordano Consolini, è stato selezionato tra i migliori prospetti europei dell’annata 2001 e in questi giorni sta partecipando, a Barcellona, all’edizione 2017 del Jordan Brand Classic. Si sta allenando sotto gli occhi di alcuni dei migliori allenatori e osservatori del basket USA. La rassegna terminerà domani, e alla fine dieci dei 40 partecipanti saranno selezionati per partecipare all’International Game che si terrà il 14 aprile a Brooklyn.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTEO NICOLI

"Che emozione giocare davanti a Ray Allen"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 15/03/2017

 

E’ tornato da Barcellona portando con sé il ricordo di un’esperienza unica. Matteo Nicoli, classe 2001, è uno dei quaranta giovani talenti che sono stati invitati a Barcellona nell’ultimo fine settimana per mettersi in mostra al Jordan Brand Classic, rassegna europea in cui era uno dei due soli italiani presenti, insieme ad Edoardo Buffo del Pms Moncalieri. Matteo, guardia della formazione Under 16 di Virtus Unipol Banca, guidata da Giordano Consolini, ma quest’anno impegnato anche con l’Under 18 di Federico Vecchi, si gode il momento sapendo che è solo un gradino lungo la strada, seppure alto e fantastico.

“E’ stata un’esperienza incredibile. Il fatto di essere stato chiamato tra questi quaranta giocatori mi riempie d’orgoglio e di motivazioni. Sono state giornate fantastiche, di quelle in cui ti sembra che il tempo passi troppo in fretta”.

In campo, a seguirvi e darvi consigli, c’era un certo Ray Allen. In numeri: due anelli, dieci All Star Game da protagonista, 1300 partite giocate in Nba.

“Lui è il mio idolo da sempre. Già vederlo da vicino è stata un’emozione. Parlarci, poi… Ci ha dato consigli, abbiamo lavorato con lui sui fondamentali, sul tiro, e devo dire che è veramente bravo. Ha davanti a sé una carriera da allenatore, poco ma sicuro”.

Cosa significa, per un ragazzo di sedici anni, essere in campo al Jordan Brand Classic?

“Al di là dell’emozione, e del piacere di giocare davanti a un’icona della pallacanestro, credo che manifestazioni come questa siano occasioni da prendere al volo. Esprimi il tuo basket davanti ad allenatori e addetti ai lavori, ti metti in mostra. Cerchi di fare tutto per il meglio, anche se all’inizio scrollarti di dosso certe sensazioni non è semplice”.

Serve un po’ di tempo per dimenticare il contesto e pensare che in fondo è sempre basket?

“Esatto. All’inizio ero un po’ bloccato, anche perché pensavo che in fondo dall’Italia eravamo arrivati lì soltanto in due, Edoardo e il sottoscritto. Ma dopo un po’ la timidezza è passata, ho cercato di giocare a pallacanestro come faccio di solito, come ho imparato a fare qui, alla Porelli”.

Dove sei tornato con qualche certezza in più. Arricchito dentro, possiamo dire così?

“Certamente la voglia di fare e di crescere, dopo un’esperienza come questa, sono raddoppiate. Ho visto tante cose in cui devo migliorare, nella tecnica di tiro, nel palleggio. Ho tanta strada da percorrere ma allo stesso tempo gli stimoli, dopo una convocazione come questa, sono enormi. E so che tutto è iniziato qui, dentro a queste mura, dove ho imparato quello che so e dove continuerò ad apprendere da persone che la pallacanestro la conoscono come pochi”.

Quindi, è il momento di aprire il capitolo dei ringraziamenti…

“Devo tanto di quello che sono a chi mi ha aiutato a crescere in casa Virtus. Quando sono arrivato qui avevo appena finito la mia stagione da Esordiente, ho imparato cosa significa essere parte di questa società, e mi inorgoglisce indossare questa maglia. Certo, ringrazio i miei allenatori e i miei compagni, perché senza di loro non solo non avrei avuto possibilità come questa, ma non sarei la persona che sono oggi”.

Barcellona è una città splendida. Sei riuscito a guardarti intorno, in questo weekend?

“Poco davvero. Ho fatto una puntata al Camp Nou, che è praticamente un monumento non solo per chi ama il calcio, ma per chiunque ami lo sport. Per il resto, ho visto solo campi da pallacanestro. Vorrà dire che dovrò tornarci…”

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: ALESSANDRO GATTI

"Allenare i ragazzi mi aiuta a crescere"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 22/03/2017

 

Non è certo il tempo dei bilanci, per Alessandro Gatti. La strada che ha intrapreso, quella di allenatore del settore giovanile in una delle società più blasonate e rispettate della pallacanestro italiana, è un viaggio appena iniziato. Ma è pur sempre la terza stagione in casa Virtus, per giunta inoltrata, e può bastare ad un ragazzo con la testa sulle spalle per rendersi conto di dove si trova e di dove vuole andare. Il presente è l’impegno da secondo assistente di Giordano Consolini nell’Under 16 di Unipol Banca, e da primo assistente di Davide D’Atri per la categoria Esordienti. Quanto basta per migliorare anche il proprio percorso professionale.

“E’ il terzo anno che lavoro a fianco di Davide, ho iniziato con lui questo viaggio in bianconero. Con Giordano sono alla seconda stagione, e voglio ricordare che fu lui a chiamarmi qui con una telefonata, nell’estate del 2014. Quando si è trattato di organizzare la stagione in corso, mi ha voluto ancora al suo fianco, e l’ho considerato un segnale di fiducia che mi rende orgoglioso”.

Quest’anno, con D’Atri, avete intrapreso una nuova avventura.

“Ci è stato affidato il gruppo dei nati nel 2005, gli Esordienti. Per me è uno stimolo nuovo, perché sono ragazzi che devono iniziare il percorso che li approccia al settore giovanile, e passano da una situazione ludica ad una pallacanestro più concreta. Con questi ragazzi stiamo facendo un buon lavoro, siamo soddisfatti, e sono molto contento per le responsabilità che sia Giordano che Davide mi hanno dato, maggiori rispetto all’anno scorso. Le considero il segno di un percorso personale di crescita che procede verso quella che potrebbe diventare una professione a tutti gli effetti”.

Usi ancora il condizionale, come un anno fa?

“Posso solo dire che qui mi trovo benissimo, e cerco di farmi trovare pronto rispetto a quello che mi viene chiesto. Se poi questa opportunità dovesse aprirmi altre strade, spero di essere sempre capace di intraprenderle”.

In tre anni hai avuto accanto maestri del mestiere. Prima Fedrigo, poi Consolini e D’Atri. Cose che aiutano a maturare più in fretta.

“Maestri è la parola giusta. Il primo insegnamento è che bisogna cercare di comprendere la pallacanestro a 360 gradi, avere una padronanza della materia a tutto tondo. Io sto cercando di formarmi, da questo punto di vista, loro sono professionisti di lungo corso e hanno una conoscenza assoluta, non solo dal lato tecnico o tattico, ma anche da quello mentale, psicologico”.

Oggi ti trovi ad allenare ragazzini che stanno entrando nel settore giovanile, gli Esordienti, e giovani più formati che si avvicinano alla fine del percorso giovanile, gli Under 16. Mondi paralleli, eppure diversi.

“Decisamente. Con il gruppo Esordienti abbiamo ancora dei bambini, che come dicevo arrivano da una fase di gioco e devono approcciarsi a un nuovo tipo di attività, mentre gli Under 16 sono ragazzi già focalizzati verso un mondo adulto. Alcuni di loro si allenano già anche con l’Under 18 con regolarità. Sono giocatori che cercano di completare il loro percorso, e verso di loro dobbiamo avere attenzioni e anche pretese diverse. L’approccio a queste due realtà richiede anche un cambio di mentalità. E io in questo momento ho due modi di allenare completamente differenti. Davide è molto delicato, sa stimolare i ragazzi anche con toni più pacati. Giordano si confronta con atleti più formati, è giusto che pretenda con maggior vigore”.

Intanto, accanto all’impegno alla Porelli continua quello nelle aule universitarie. Percorsi che a ben guardare vanno in un’unica direzione.

“Ormai mi manca un esame nella specialistica di Scienze Motorie, il corso di “Scienza e Tecnica dell’attività sportiva”. Se tutto va bene, a luglio mi laureo. E certamente i miei studi mi danno fiducia, e rafforzano la mia presenza qui. Dove tocco con mano i piccoli passi avanti che sto facendo. Con Davide ho molta libertà, mi lascia parti di allenamento in cui posso insegnare ai ragazzi, è una bella opportunità per arricchire il mio bagaglio personale”.

Hai sempre detto che allenare i giovani è la cosa che ti piace di più. Cosa significa, per te?

“La responsabilità aumenta, ora siamo alle prese con ragazzini che sono come un foglio bianco su cui noi dobbiamo scrivere appunti importanti. Sulla pallacanestro, sull’approccio alla passione sportiva, sulla vita stessa. Tocca a noi dare una prima impronta a giovani che magari tra otto, dieci anni saranno giocatori formati. Cercare di fare bene dall’inizio significa incanalarli su un percorso che può diventare piacevole e produttivo”.

E cosa significa farlo dentro questa palestra, con il simbolo della Virtus sul petto?

“Portare avanti un percorso in casa Virtus è un valore aggiunto anche per noi che alleniamo. E’ quello che sognavo quando ho iniziato a insegnare minibasket a Budrio. Essere stato chiamato in un ambiente come questo è un onore, e logicamente anche una responsabilità da onorare giorno dopo giorno”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: GIACOMO CAMPANELLA

"Alla Virtus coltivo la mia passione bianconera"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 29/03/2017

 

Vita da Virtus. Che per un virtussino doc, deciso a seguire la strada dell’insegnamento della pallacanestro, è davvero il massimo. Quanto a fede, a Giacomo Campanella non può spiegarla nessuno: bianconero figlio di bianconeri, abbonato dall’età di dieci anni, oggi che ne ha ventidue fa parte dello staff tecnico del settore giovanile di Virtus Unipol Banca. Sarebbe un sogno realizzato, non fosse che lui guarda oltre, e giustamente lo considera solo il primo passo di un sentiero che vuole percorrere fino in fondo. Dopo quattro anni di collaborazione col settore Minibasket coordinato da Luca Brochetto, Giacomo è alla seconda stagione nel settore giovanile: assistente di Davide D’Atri col gruppo Esordienti, di Mattia Largo con gli Under 15.

“Il cammino procede bene, oggi come oggi mi sento più sicuro nelle cose che faccio, più dentro al gruppo degli allenatori del settore giovanile. Passo molte ore in palestra, anche solo per vedere e cercare di capire come lavorano gli altri, mi sento coinvolto. Parlo di sicurezza nei miei mezzi, ma non voglio essere frainteso: so bene che è solo un inizio, che l’esperienza da fare è molta più di quella fatta, ma sono contento di quello che mi sta dando questa avventura in Virtus”.

Parliamone, del tempo che passi sulle tribune della Porelli. Cpita spesso di vederti seguire gli allenamenti dei tuoi colleghi.

“Mi piace. Imparo da tutti, a partire da Ramagli che guida la prima squadra, passando da Vecchi, Consolini e tutti gli altri. E’ qualcosa di formativo: riguarda le nozioni tecniche, ma anche quelle psicologiche, perché ognuno ha i suoi metodi per approcciare il gruppo. E io sto lì, e mi abbevero…”
Sei alla seconda stagione col gruppo dei nati nel 2002, oggi Under 15. Accanto a Mattia Largo.

“Mi trovo bene, lavoro in uno staff unito, e mi piace continuare nel percorso iniziato l’anno scorso. E’ un compito molto più difficile, quest’anno, perché i ragazzi venivano da una stagione da imbattuti, non avevano perso neppure una partita. Quest’anno abbiamo già subìto tre sconfitte, ed è importante trasmettere la nozione che le sconfitte sono istruttive. Ce lo aspettavamo, e direi che ci siamo attrezzati per superare tranquillamente questo momento delicato”.

Con gli Esordienti di Davide D’Atri continui un impegno che, quanto alla categoria, avevi iniziato nella passata stagione. Dopo anni di Minibasket, sei a contatto con il primo gruppo, in ordine crescente, del settore giovanile.

“In un certo senso, è la continuazione del lavoro che ho fatto per anni con i bambini. Ma questi sono, come dire, “bimbi grandi”, che cercano di diventare ragazzi. E’ un mondo diverso, c’è molto da costruire, e anche il gruppo di quest’anno rispetto a quello della scorsa stagione ha molte differenze, a cominciare dal percorso da intraprendere con questi giovani che si affacciano al mondo della pallacanestro più adulta”.

Differenze di che tipo?

“Questi ragazzi vanno introdotti a quello che sarà il vero basket, iniziano a comprendere il gioco, il ruolo da tenere in campo, e anche qualcosa della vita intorno allo sport. Sono nozioni basilari, che diventeranno le fondamenta del loro percorso sportivo. Per loro è un momento importante, e naturalmente lo è per noi che li guidiamo”.

Come è cambiato il tuo apporto al settore tecnico?

“Ho più spazio, naturalmente. Nel gruppo degli Under 15 riesco a proporre idee, per capire se sono giuste, confrontandomi con Mattia e Alessandro Senni. Anche Davide, con gli Esordienti, mi affida compiti sempre più delicati, ed è anche normale perché spesso ci troviamo a lavorare in due, per gli impegni suoi o di Alessandro Gatti con gli altri gruppi. Insomma, se uno vuole cercare di mostrare qualcosa, qui ne ha le possibilità”.

L’impegno in palestra cresce. E non si tratta di una palestra qualsiasi.

“Sì, le responsabilità aumentano ed è un bene. Fa parte del processo di crescita personale. E’ bello pensare di poter mettere un’impronta sulla crescita di questi giovani, capire come farlo e in che modo aiutarli. Non è un impegno da prendere con superficialità, e se lo svolgi bene ti arricchisce. Fare tutto questo in Virtus, poi, è impagabile. Non potevo trovare un posto migliore per coltivare questa mia passione. Entrare alla Porelli non è come stare in qualunque altro posto. Vedi allenarsi la prima squadra, agli ordini di un coach esperto e bravo come Alessandro Ramagli. Respiri un’aria unica, sospeso tra la storia e la voglia di costruire un futuro brillante”.

Sempre più coinvolto, Giacomo Campanella. E’ già il momento di affermare che la strada è quella giusta?

“So semplicemente che voglio portarla avanti. Mi piace, è la mia passione. E spero di essere all’altezza di questo luogo, e di questo mondo che sento mio”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: EDOARDO COSTA

"Una fortuna avere buoni maestri qui alla Virtus"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 05/04/2017

 

Come un cerchio che si chiude. Edoardo Costa, oggi, si ritrova a fare l’assistente dello stesso allenatore che per tre anni lo ha guidato dentro il mondo virtussino da giocatore. Storia da raccontare, non è vero?

“Proprio così. Questa è la mia seconda stagione nello staff del settore giovanile di Virtus Unipol Banca, e il gruppo che seguo è lo stesso dello scorso anno, diventato Under 14. Quando Federico Vecchi, responsabile del settore, prima che iniziasse l’annata mi ha detto mi ha detto che ci sarebbe stato un cambiamento, e che a guidarlo sarebbe arrivato Cristian Fedrigo, ho pensato proprio questo, che la storia fa strani giri. E non nascondo che per me è stata un’emozione forte”.

Il legame con Fedrigo è davvero importante.

“Prima di tutto, dico grazie a Davide D’Atri, che è stato quello che mi ha aiutato ad inserirmi in questo ambiente. Con lui ho lavorato benissimo. Stare accanto a Cristian, oggi, è qualcosa di speciale: per tre anni mi ha insegnato tanto, non solo ad essere un giocatore ma anche come si deve crescere qui dentro. Ora posso vedere come svolge il suo mestiere stando dalla stessa parte, e tante cose che prima non mi erano chiare diventano evidenti. Capisco soprattutto cosa hanno da insegnare i bravi allenatori come lui, e imparo ogni giorno tantissimo”.

Cosa ha aggiunto, di suo, Edoardo Costa?

“Credo di poter svolgere una funzione di collegamento tra Cristian e Francesco Nieddu e i giovani, un po’ per una questione anagrafica, un po’ perché dello staff sono l’unico rimasto rispetto all’anno scorso e questo gruppo, che ha aggiunto un solo elemento, lo conosco bene. Devo dire che è un compito che i ragazzi stessi rendono facile: sono tutti sani, educati, aiutarli in questo percorso diventa più semplice. Del resto, partivo avvantaggiato: sapevo già come Cristian vuole che i suoi giocatori si comportino, dentro e fuori dal campo. E’ una gran bella sfida, cercare di essere all’altezza di allenatori come Fedrigo e Nieddu. Ma è anche una grande occasione che non voglio perdere”.

Un gruppo sano, insomma. Come sta crescendo in questa stagione?

“Dal mio punto di vista, stanno davvero migliorando tutti. Ognuno, secondo le proprie possibilità, porta qualcosa alla causa. Ora ci stiamo preparando alla fase ad eliminazione diretta che porta al titolo regionale, tra due settimane inizieranno gli ottavi. La finale sarà una gara secca, e chi vince accede alle Finali Nazionali. Ecco, io con Fedrigo le ho vissute già una volta da giocatore, sarebbe un grande sogno realizzato arrivarci anche in questa veste”.

Non è ancora il caso di parlare di possibilità o traguardi da raggiungere?

“Quello che posso dire è che noi siamo dove volevamo essere con questo gruppo in questo preciso momento. Soddisfatti dell’atteggiamento con cui i ragazzi vengono in palestra”.

Un anno fa, di questi tempi, pensavi al tuo futuro dopo il liceo. Psicologia o Scienze Motorie, dicesti. Hai seguito quella strada?

“Non esattamente. Finito il Galvani, ho deciso di iscrivermi a Scienze Politiche. Era una delle opzioni. Mi piacerebbe, dopo la triennale, infilarmi sul sentiero di Scienze Internazionali e Diplomatiche, è l’indirizzo che sento più mio”.

Un futuro da allenatore riesci a focalizzarlo meglio, adesso?

“Più che sognarlo, cerco di darmi da fare. Non mi pongo obiettivi a breve termine, ma intanto ho terminato il primo corso per diventare Allievo Allenatore, e a luglio affronterò il secondo. Qui alla Virtus mi trovo benissimo, aver potuto iniziare questo percorso dalla Porelli è un privilegio e un onore, voglio esserne all’altezza. Oggi come oggi, devo crescere accanto a persone capaci. Sì, se me lo chiedi oggi ti rispondo che voglio diventare un allenatore, anche se so che non è un mestiere facile. Mi piace quello che sto facendo, voglio continuare senza tralasciare lo studio, perché sarebbe da sciocchi non affrontarlo seriamente. Vedremo, la strada è ancora lunga”.

Intanto, continui ancora a scendere sul parquet…

“Beh, l’età è ancora giusta, no? Pensa che a Granarolo gioco sia in Serie D che nell’Under 20, perché ancora sono in quella categoria. Anche quello è un ambiente pulito, come piace a me. E devo ringraziarli, come ringrazio la Virtus: ogni tanto manco da una parte o dall’altra, del resto non mi posso sdoppiare, ma con me hanno tutti una grandissima pazienza”.

Essere ancora un giocatore aiuta il tuo mestiere di allenatore?

“Moltissimo. Quando alleno riesco a immedesimarmi, a entrare nella testa di ragazzi che in fondo hanno appena sei anni meno di me. Li sento affini, e questo credo serva per quella funzione di collante tra staff e giocatori che mi trovo in qualche modo ad avere nell’Under 14. Poi, diciamolo: andare ancora in campo è bello, divertente, finché posso farlo mi piace sentirmi ancora un giocatore”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: ALBERTO BUCCI

Il presidente Bucci: "Qui costruiamo campioni di vita"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 13/04/2017

 

Nel solco tracciato dall’indimenticato Gigi Porelli, l’Avvocato a cui la passione bianconera suggerì l’idea di costruire sui giovani il futuro della Virtus, si muove con naturalezza Alberto Bucci, oggi presidente della società ma chiamato proprio da Porelli, da giovane e agguerrito coach, a guidare per la prima volta la Virtus più di trent’anni fa. Iniziava la stagione 1983-1984, Bucci veniva dalle stagioni di Rimini e Fabriano e la scommessa dell’Avvocato si rivelò vincente, perché in fondo al campionato, con quel timoniere, la Virtus trovò la luce intensa della Stella, il decimo scudetto. Per il giovane allenatore della Bolognina fu l’inizio di un percorso che ne ha fatto uno dei grandi miti della V nera.
Per questo, parlare di settore giovanile con il presidente Bucci è un piacere. La mente è proiettata nel futuro, i valori sono esattamente gli stessi che hanno guidato la società fino ad oggi.

“Sui ragazzi stiamo lavorando in maniera continua, intensa, con un progetto molto ampio che guarda lontano, che guarda avanti. Ci muoviamo partendo da un’idea, da uno stile, da un’etichetta che è quella della Virtus. Ogni giocatore che esce dalla palestra Porelli ha dentro qualcosa di particolare, un segno distintivo. Quando si ha a che fare con atleti che sono partiti da qui, qualunque sia stato il loro percorso, si intuisce che dietro c’è una società che costruisce uomini, prima ancora che giocatori”.

Anche questa stagione del settore giovanile di Virtus Unipol Banca sta entrando nel vivo.

“E ancora una volta siamo di fronte ad un’annata vissuta al vertice da quasi tutte le nostre formazioni. Stanno giocando le ultime partite della prima fase, poi ci sarà da fare la nostra parte in quelle successive. Se ci riusciranno saremo tutti felici, diversamente non ne faremo un dramma, consapevoli che ogni partita, ogni momento vissuto insieme fa parte di un percorso di crescita, che è quello che ci interessa. Il settore giovanile è retto da un responsabile di grande valore come Federico Vecchi, coadiuvato da Marco Patuelli che sta dimostrando le sue notevoli capacità. Ci sono grandi allenatori come Giordano Consolini, Cristian Fedrigo e tanti altri tecnici capaci, che insieme ai più noti fanno parte di una squadra solida che viaggia in una sola direzione, per far crescere questi ragazzi nel migliore dei modi. La nostra grande soddisfazione è essere testimoni di tutto questo”.

Dovesse invitare un giovane in casa Virtus, cosa gli spiegherebbe di questo mondo?

“Gli direi che chi arriva qui non ha diritto ad accessi speciali o particolari, che nessuno è meglio degli altri prima di entrare in questa palestra. A chiunque venga offriamo le stesse possibilità, si parte tutti alla pari. Tocca a loro, ai ragazzi, metterci umiltà, applicazione, passione. Devono approcciarsi a questa realtà con tanta voglia di fare. Quello di cui sono certo è che qui possono diventare campioni anche se non arriveranno in Serie A. Campioni di vita, prima di tutto”.

Poco tempo fa la società ha presentato il progetto Arco Campus, che va proprio nella direzione di cui abbiamo parlato: lavorare per il futuro della Virtus, partendo dalla formazione dei giovani.

“E’ un fiore all’occhiello da mostrare con orgoglio. Insieme alla palestra Porelli, una delle cose che l’Avvocato avrebbe voluto realizzare, pensando al futuro. Ora tutto il suo progetto di partenza diventerà realtà, lo completeremo con la creazione di una foresteria fantastica, col playground all’aperto, una struttura davvero moderna e completa. E’ la dimostrazione che la Virtus ha un’idea ben precisa su cui muoversi, e non esce dal sentiero che ha tracciato. Molte delle nostre potenzialità le dedichiamo al settore giovanile, e quello che spendiamo per la prima squadra non lo togliamo certo al budget di quest’ultimo. Non succederà mai. Così, quando avremo la nostra foresteria, nella primavera del 2018, ci riempirà d’orgoglio essere lì a inaugurarla, sapendo che si tratta di un investimento per gli anni a venire, qualcosa che farà durare la Virtus nel tempo. Completeremo il sogno dell’Avvocato. Credo che quel giorno, se Gigi e Paola potranno vederci da lassù, saranno orgogliosi e felici come tutti noi”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: LUCA BROCHETTO

"Minibasket in vetrina, dal Trofeo Coop Alleanza 3.0 ai camp estivi"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 19/04/2017

 

E’ un momento di grande vitalità per il gruppo Minibasket di Virtus Unipol Banca: dalla partecipazione ai tornei del periodo di Pasqua, a cui hanno preso parte quasi tutte le formazioni, al gran finale del Trofeo Coop Alleanza 3.0 che attende i ragazzi, i loro genitori e tutti gli allenatori sabato 22 aprile, prima dell’ultima partita di Virtus Segafredo, contro Visitroseto.it. Un momento felice, da analizzare insieme a Luca Brochetto, responsabile del settore Minibasket bianconero.

“E’ stata una Pasqua molto attiva anche dal punto di vista sportivo, per i nostri ragazzi. Gli Esordienti hanno preso parte al “3° Torneo Internazionale Tea Energia-Città di Mantova”, chiudendo al terzo posto. Gli Aquilotti 2006 si sono classificati primi al Torneo di Pasqua 2017 di Aprilia. E hanno vinto anche gli Aquilotti 2007 al Quadrangolare Città di Montale, in provincia di Pistoia, e gli Scoiattoli 2008 alla prima edizione del Memorial Sandro Lomi di Livorno”.

Belle prestazioni, ma soprattutto tanta esperienza accumulata.

“Abbiamo messo in campo tutte le squadre, con la sola eccezione dei più piccoli, con buoni risultati. Che fanno piacere, s’intende, ma non sono la priorità da perseguire. Queste sono soprattutto occasioni di crescita per i nostri ragazzi. Imparano a stare fuori, ospitati dalle famiglie delle società organizzatrici, quindi consolidano legami che dureranno nel tempo. Conoscono nuove realtà, fanno nuove amicizie. E’ questo il senso del loro sviluppo, della loro crescita anche interiore”.

Ed ora li aspetta il gran finale del Trofeo Coop Alleanza 3.0. Anche lì saranno in tanti, e non solo da casa Virtus.

“Per l’ultima partita casalinga della prima squadra, stiamo organizzando un degno finale alle precedenti undici tappe della manifestazione. Sabato 22 aprile saranno coinvolte tutte e sei le categorie del minibasket.
Allestiremo cinque campi all’aperto alla Unipol Arena, dove saranno impegnati Aquilotti 2006 e 2007 e Scoiattoli 2008 e 2009, mentre sul campo centrale giocheranno gli Esordienti del 2005. Per i più piccoli, nati tra il 2010 e il 2012, ci sarà una grande festa con giochi e tanto divertimento”.

Non sarà soltanto una festa bianconera.

“Insieme ai ragazzi di Virtus Unipol Banca ci saranno tutti quelli delle società che collaborano direttamente con noi, o con le quali abbiamo intessuto ottimi rapporti. Ci saranno Polisportiva Masi, Polisportiva Pontevecchio, Virtus Medicina, Amica Minerbio/Altedo, GB Insport, Scuola Basket Samoggia, Polisportiva Monte San Pietro, Antal Pallavicini, Castello 2010, UP Calderara, Polisportiva San Mamolo, Centro Minibasket Bologna e Granarolo Basket Village. In tutto scenderanno in campo 21 squadre, e tra giocatori, allenatori e genitori porteremo alla Unipol Arena un migliaio di persone”.

Che esperienza è stata, nel corso della stagione, questa kermesse?

“Con questa finale, archivieremo una dozzina di tappe. Tanti bambini sono passati dalla Unipol Arena, si sono confrontati con i giocatori della prima squadra, hanno giocato tra loro e infine sono rimasti a vedere la partita di Virtus Segafredo, prendendo confidenza col basket di Serie A2. Penso all’emozione di questi bimbi, che hanno potuto giocare nello stesso palazzo in cui giocano i grandi. E spero che da queste occasioni possano essere nate delle passioni, che nel tempo possano portare nuovi giovani tifosi alla Virtus”.

Non finirà qui, l’impegno del settore.

“Nel finale di stagione affronteremo altri tornei, soprattutto col gruppo degli Esordienti. E concluderemo a fine maggio con una grande festa per tutti quelli che hanno preso parte ai nostri corsi. Poi, dal 12 al 30 giugno, allestiremo tre settimane di Day Camp alla palestra Porelli. Infine, nella terza settimana di luglio, abbiamo programmato il Camp di Alta Specializzazione Tecnica a Sestola, che coinvolgerà i ragazzi più grandi, nati tra il 2001 e il 2006. Vero, non ci sarà tempo per annoiarsi, di qui all’estate”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: STEFANO PINI

Il veterano delle finali

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 28/04/2017

 

Stefano Pini festeggia la sua carriera da dirigente accompagnatore del settore giovanile di Virtus Unipol Banca regalandosi l’ennesima Finale Nazionale. Questa volta tocca agli Under 20, il gruppo che segue in questa stagione, ormai la dodicesima nella casa bianconera. E’ un veterano che non si stanca di esserlo. Anzi, ne è orgoglioso.

“La storia l’ho raccontata un anno fa: ho iniziato accompagnando alla Porelli mio figlio Giacomo, vedendogli fare in campo tutta la trafila delle giovanili. Da abbonato fedele, già entrare in quel tempio del basket era un sogno. Poi, grazie a una chiamata di Consolini, mi sono trovato a seguire squadre del settore giovanile, e non ho più smesso. Dodici stagioni? Sì, credo sia così, ma se devo dirla tutta non le ho mai messe in fila né contate…”

Sta di fatto che questo di Roseto, dove è impegnata l’Under 20 di Federico Vecchi, è l’ennesimo atto finale di un campionato nazionale.

“La mia prima finale fu quella con cui conclusero la permanenza nel settore giovanile i ragazzi delle annate 1988 e 1989. C’erano Pederzini, Masciadri, Stojkov, Da Ros, tutti giocatori che poi si sono costruiti una bella carriera, e anche questa è una grande soddisfazione per uno che li ha visti crescere. Da allora ho messo nella mia personalissima bacheca, che intendiamoci non è quella di un allenatore, due scudetti di categoria, il bel secondo posto della scorsa stagione con l’Under 18, diversi piazzamenti significativi. Sì, devo dire che è stata una gran bella esperienza, e la cosa più importante è che posso parlarne al presente, è un capitolo ancora aperto della mia vita”.

Difficile scegliere tra questi momenti indimenticabili un’emozione, un attimo più luminoso degli altri.

“Ogni finale ha la sua storia, al di là di come vanno a finire le cose. Avendo la fortuna di essere alla Virtus, posso dire di averne saltate pochissime. Ognuna mi ha dato qualcosa, soprattutto dal punto di vista umano. Anche essere qui a Roseto, con questi ragazzi, mi sta arricchendo dentro”.

Un gruppo particolare, l’Under 20. Fatto di ragazzi che spesso non riescono ad allenarsi insieme, perché qualcuno è già nell’orbita della prima squadra, o ha iniziato un percorso oltre il settore giovanile disputando campionati minori, col doppio tesseramento. Eppure capace di ritrovarsi in una gara da “dentro o fuori”, battere i campioni in carica della Reyer Venezia e arrivare dritto alla finalissima.

“A questo appuntamento non ci sono i ragazzi che ormai frequentano stabilmente la prima squadra. Sapevamo che avremmo fatto un po’ di fatica in più, senza di loro, ma chi va in campo si dà parecchio da fare, c’è armonia. E’ una squadra giovane, naturalmente, composta al 70% da Under 18 che si fanno le ossa in due campionati, e qui si scontrano con realtà diverse, con giocatori più attrezzati fisicamente, più pronti per il semplice fatto di essere più grandi. In squadra ci sono quattro giocatori nati nel ’98: Ranocchi, Carella, Berti e Zanotti. Gli altri sono tutti del ’99, addirittura del 2000. Questo è un campionato un po’ particolare, l’hai detto e confermo, arrivano formazioni che magari sono riuscite a rinforzarsi in extremis, e affrontarle diventa dura. Per questo la vittoria su Venezia ha un valore enorme”.

Ed è certamente uno stimolo per questi giovani. Un cancello per entrare nel futuro.

“Un bel traguardo, certamente. Giocano ad alto livello e fanno un’esperienza importantissima, soprattutto i più piccoli del gruppo, che si trovano in campo con gente più esperta, e imparano da situazioni come questa. Fa parte del loro percorso di crescita”.

Quasi tutte le formazioni del settore giovanile di Virtus Unipol Banca veleggiano verso le rispettive Finali Nazionali. Un bel segnale…

“Significa che in Virtus si lavora bene, che c’è gente che si prende cura dei giovani e sa come crescerli, sportivamente parlando. Senza dimenticare che qui le regole sono importanti, è uno sport che insegna la vita”.

In questo ambiente, uno come Stefano Pini si trova a meraviglia, par di capire.

“Mi piace la pallacanestro, fin da quando ero un ragazzo. E mi piace quella giovanile, davvero tanto. Ormai in questo ambiente conosco tanta gente, dirigenti di altre società, arbitri, organizzatori. E’ un mondo in cui mi ritrovo. Ci abito da più di dieci anni e ogni volta che viviamo l’emozione di una Finale Nazionale è una carica emotiva enorme. E siamo la Virtus, la gente ci rispetta, è contenta di rapportarsi o confrontarsi con noi”.

Qualche tempo fa dicesti che una buona partita di basket giovanile non ha poi molto da invidiare, quanto a carica emotiva, tensione e passione, alla pallacanestro dei “grandi”.

“Il basket giovanile, quando lo vedi giocare a questi livelli, è bello e spesso divertente. Io ho sempre seguito formazioni di ragazzi grandi, la scorsa stagione accompagnavo giocatori di 17 o 18 anni, quest’anno mi ritrovo in mezzo a diciannovenni o ventenni. Sono uomini che giocano a pallacanestro, ecco tutto. Nei loro gesti c’è fisicità, atletismo, tecnica già sviluppata. Ed è bello cercare di comprendere questi ragazzi, capire quello che percepiscono, misurare la loro capacità di concentrazione, la loro voglia di migliorare. Ogni tanto torno ad incontrare qualcuno di loro, che magari nel frattempo ha fatto una buona carriera, arrivando ai piani alti della pallacanestro. In quei momenti mi viene da pensare che li ho visti a diciassette anni, ancora con un punto interrogativo sopra al loro futuro, e in fondo è un cerchio che si chiude. Hai fatto qualcosa, nel tuo piccolo, per aiutarli a crescere e ora ti dedicano un saluto, perché si ricordano di te e di quei momenti. E’ una soddisfazione grande, anche per me”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: STEFANO RUBINI

"UN'EMOZIONE VEDER CRESCERE I NOSTRI UNDER 16"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 05/05/2017

 

Non c’è crisi del settimo anno, per Stefano Rubini. Né un filo di stanchezza per tutte queste stagioni vissute nel settore giovanile di Virtus Unipol Banca, da dirigente accompagnatore, dopo quelle da ufficiale di campo che sono state molte di più, addirittura trentacinque, e l’hanno portato per lungo tempo ai tavoli della Serie A. Ma Stefano è così: esperienza ed entusiasmo vanno di pari passo, perché quando si parla di pallacanestro per lui vale sempre la pena esserci. Soprattutto qui, nel mondo Virtus che è diventato la sua seconda casa.

“Per uno come me, da sempre innamorato di questi colori, entrare alla Porelli è stato un momento speciale, che si prolunga nel tempo perché ancora provo emozione nel varcare la soglia della palestra. Vero, ormai sono sette anni, e quattro con lo stesso gruppo, quello degli Under 16 guidati da Giordano Consolini, ai quali mi avvicinai quando erano appena usciti dalla categoria Esordienti, diventando under 13”.

Per due stagioni il timone l’ha tenuto Cristian Fedrigo, e le soddisfazioni sono arrivate subito.

“Da Under 13, il titolo regionale senza perdere un incontro, l’anno dopo il titolo italiano Under 14 nella Finale Nazionale di Bormio, con la squadra guidata da Riccardo Pezzoli perché Cristian era in trasferta negli Stati Uniti per conto della prima squadra. Ricordi indelebili, perché sono legati alla crescita di questi ragazzi che, quando ho iniziato ad accompagnarli nel loro percorso, passavano da un basket inteso ancora in gran parte come gioco a una visione più matura della disciplina. L’Under 13 è il primo scalino dopo la categoria Esordienti, un giovane inizia ad allenarsi tutti i giorni, ha l’impegno delle partite, e per tenere il passo servono da subito costanza, tenacia, concentrazione”.

Ti capita mai di spiegare a questi ragazzi dove sono finiti, e cosa significa?

"Quello che posso dire loro è che sono dentro una società seria, dove ci sono organizzazione e cura dei dettagli. Qui crescono secondo basi di educazione e condivisione che saranno fondamentali per tutta la loro vita, indipendentemente dal tipo di carriera sportiva che faranno. La Virtus ti lascia un’impronta, sempre e comunque. Un giocatore uscito da questo settore giovanile lo riconosci immediatamente”.

Il gruppo è diventato grande. Stessi volti, un po’ cambiati, e fisici che si sviluppano e ora indossano le divise dell’Under 16.

“Siamo partiti perdendo due delle prime tre partite, prendendo subito le misure ad un’annata che già immaginavamo non facile. Da lì in poi, però, le abbiamo vinte tutte, sia nella stagione regolare che nella fase a orologio. Tra tre settimane affronteremo l’Interzona, staremo a vedere. Io sono abituato a pensare positivo, vedo come si allenano i ragazzi, come li segue Giordano Consolini con il suo staff, tirando sempre fuori il massimo da ognuno di loro, e sono fiducioso. Al di là dei risultati, sono giovani che danno soddisfazioni grandi, sia in campo che fuori, e questa esperienza posso catalogarla fin d’ora tra le migliori che mi siano capitate”.

Stefano Rubini porta la sua esperienza, ed è un bel patrimonio. Ma cosa può ricevere in cambio, dopo tanti anni nella pallacanestro?

“Tanto, sempre e comunque. Quando ho iniziato alla Virtus, ormai sette anni fa, non pensavo che questi ragazzi mi avrebbero fatto provare emozioni così grandi. Invece è così: li ho visti crescere, mi ci sono affezionato al punto che spesso, anche quando non c’è bisogno del mio contributo, prendo la strada della palestra e vado a seguire i loro allenamenti”.

Insomma, un’esperienza che arricchisce.

“Ogni giorno, e per sempre. Ho legato con questi giocatori, coi loro genitori, con quelli che li allenano e li preparano. Mi sento immerso in questa realtà. Ripeto: erano dei bimbetti quando ho iniziato a seguirli, ora sono dei piccoli uomini, e presto prenderanno il volo. Quando dovrò lasciarli, perché è naturale che succeda, sono certo che mi lascerò scappare anche qualche lacrima. E se un giorno qualcuno di loro mi saluterà per strada, o magari mi ringrazierà per quel po’ di attenzioni che ho avuto nei suoi confronti, ne sarò felice. Un grazie costa davvero poco, ma è uno splendido regalo per chi lo riceve. Significa che il lavoro non è andato perduto”.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: SIMONE LICEN

"Orgoglioso di far parte della famiglia bianconera"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 11/05/2017

 

Procede bene, la nuova vita in bianconero di Simone Licen, alla seconda stagione da dirigente accompagnatore dell’Under 15 di Mattia Largo dopo un passato vissuto tra queste mura, da giocatore e da allenatore. Sempre con la Virtus nel cuore, tifoso mai fuori dalle righe ma con una passione senza eguali. Nuovo in questo gruppo, insomma, e nell’organigramma del settore riorganizzato da Federico Vecchi e Marco Patuelli, ma con l’anima di un veterano della V nera.

“Che come sempre con questi colori addosso sta alla grande. Amo l’ambiente Virtus, mi piace tutto ciò che succede qui dentro. L’amore per questa società e questa squadra sono più forti di tutto, “nella buona e nella cattiva sorte”, come si dice, sono valori che prevalgono”.

Intanto, sei alla seconda stagione di questa nuova avventura. Da quando sei tornato alla Porelli, hai visto crescere il gruppo affidato a Mattia Largo.

“Sono entrato in sintonia con questi giocatori, che non sono più ragazzini, e anzi se li chiami così quasi si offendono… Dopo un primo periodo in cui abbiamo fatto conoscenza reciproca, il ghiaccio si è rotto. L’anno scorso ero la novità, una persona appena arrivata, ora credo di poter dire che anche loro mi riconoscono come parte del gruppo”.

Parliamone, di questa squadra che procede nel suo progetto di crescita.

“Sono bravi ragazzi, li vedo molto affiatati tra loro, pronti ad ascoltare le indicazioni dell’allenatore e del suo staff. Sono diventati più grandi, più maturi. Sono usciti dall’annata perfetta, quella in cui non avevano subìto nemmeno una sconfitta, ed erano pronti all’idea che qualche stop sarebbe arrivato. Quest’anno affronteranno anche l’interzona, un passo nuovo e importante per loro. Credo che anche quelle poche sconfitte che sono arrivate, come era naturale, siano servite. Hanno imparato che non vinci sempre solo perché sei la Virtus, che la forza vera sta nel considerare e rispettare qualunque avversario”.

Il tuo rapporto con Mattia Largo va oltre questa stagione e mezzo di lavoro.

“Ci conoscevamo da tempo. Lui è uno degli allenatori più preparati che conosca, si vede che ha lavorato con grandi del mestiere, che è cresciuto anche accanto a capoallenatori di Serie A. Ha creato un bel gruppo, e uno staff di prim’ordine. C’è armonia, dialogo, voglia di portare avanti un bel progetto”.

Hai fatto l’assistente allenatore, nella tua “vita precedente” in Virtus. Non è che parlandone ti torna la voglia?

“Escluso. Ho sempre detto che non sarei adatto, ed è per questo che quella vita l’ho messa da parte. Diciamo che da quel punto di vista ho già dato. Mi piace fare il dirigente accompagnatore, e la mia voglia continua di pallacanestro la sazio facendo anche l’ufficiale di campo di tanto in tanto. Credo sia più che sufficiente”.

Senza dimenticare il tifoso. Una passione cristallina, passata anche dal momento difficile della scorsa estate.

“Per me la Virtus è tutto. Ho quasi pianto nell’anno della radiazione, adesso sono cresciuto e credo di essere più maturo. La retrocessione della prima squadra nella scorsa stagione mi ha fatto stare male, ma quando succedono queste cose bisogna saper essere tifosi più di prima. E bisogna amare più di prima”.

Cosa significa respirare questo ambiente, per Simone Licen?

“Essere a disposizione del settore giovanile mi restituisce sensazioni fantastiche. Amo tutto ciò che è Virtus, dalla prima squadra ai ragazzini che si affacciano alla pallacanestro soltanto ora. Mi piace l’ambiente, la società, mi piacciono le persone che la animano, e sono felice di esserne parte. Felice ed orgoglioso. Poi, non sono il tipo che va in giro con la felpa per far sapere al mondo che sono dentro a questa realtà, ma quando mi capita di raccontarlo a qualcuno sono contento di poterlo fare”.

C’è un messaggio che vorresti trasmettere ai ragazzi del tuo gruppo?

“Vorrei far loro comprendere che esiste uno stile Virtus. Che significa comportarsi sempre in una certa maniera, dentro e fuori dal campo. Le generazioni cambiano, cambia il mondo intorno a noi, ma questi concetti restano un punto fermo. Questione di etica, di educazione. Qui si impara il rispetto: per sé stessi, per i compagni e per gli avversari. Sono valori che aiutano a crescere, e serviranno nella vita, non soltanto nello sport”.

 

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MAURIZIO SERAPINI

"Ai ragazzi dico di coltivare i loro sogni"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 18/05/2017

 

Un anno in più a tu per tu con un gruppo che sta crescendo, passando da un’idea ludica dello sport alla pratica quotidiana, con obiettivi che si fanno strada facendo sempre più significativi. Maurizio Serapini, dirigente accompagnatore dell’Under 14 di Virtus Unipol Banca, vede crescere giorno dopo giorno i ragazzi affidati agli insegnamenti di Cristian Fedrigo, con cui si rapporta ormai dall’inizio della passata stagione.

“E’ un gruppo che cresce bene. Ci siamo trovati anche ad affrontare squadre con elementi probabilmente più formati, più pronti, rispetto ad alcuni dei nostri ragazzi. Ma qui vedo margini di miglioramento notevoli, sia dal punto di vista della squadra che da quello individuale, e penso che tra un paio d’anni i risultati saranno sotto gli occhi di tutti. Già così, comunque, è un gruppo interessante, che in questa stagione ha fatto un bel cammino ed ora si trova ad affrontare una bella sfida, la semifinale regionale".

Al timone, quest’anno c’è Cristian Fedrigo. Un bel ritorno per il settore giovanile bianconero.

“Cristian è un uomo di poche parole e molti fatti. Un allenatore preparato, una ricchezza per la società. Ha un bel rapporto con i ragazzi, sa farsi capire senza mai alzare la voce, trasmette loro tranquillità e sicurezza. Si intuisce che conosce profondamente le cose che insegna, sa sempre di cosa sta parlando. Quando hai la fortuna di apprendere da allenatori così, quello che impari ti resta dentro”.

E’ la seconda stagione bianconera, dopo i tanti anni passati alla Salus. Cosa credi di avere portato, oltre alla infinita passione per la V nera che trasmetti a bordo campo, da tifoso, ormai da quarant’anni?

“Quella c’è sempre, e davvero parte da lontano. Ero un ragazzino appena diciassettenne, quando iniziai a stravedere per John Fultz, all’inizio degli anni Settanta. Da dirigente cerco sempre di avere un rapporto amichevole con i ragazzi, non so se faccio bene o no ma questo è il mio carattere, non potrei approcciarmi diversamente. Del resto, questo è un gruppo che a livello di comportamento è eccellente, è davvero una grande soddisfazione stare accanto a questi ragazzi con i quali credo di aver instaurato un ottimo rapporto. Cerco sempre di instaurare un feeling con i giocatori e con i loro genitori, credo sia importante”.

Cerchi anche di far capire che questo è un posto speciale per inseguire traguardi importanti nella pallacanestro.

“A questo pensano soprattutto gli allenatori, ed è un concetto che sento ricordare spesso, e giustamente. Io provo a farlo, a volte, raccontando anche storie e aneddoti sulla Virtus che ho vissuto, magari parlo di giovani che avevano la loro età e ho visto crescere e diventare giocatori di spessore. Non succederà a tutti, come è normale che sia, di diventare professionisti della palla a spicchi. La vita dirà chi avrà avuto la tenacia, la forza e spesso anche la fortuna per arrivare lontano. Quello che conta, oggi, è che non perdano di vista i loro sogni. Crescendo, e impegnandosi per diventare persone migliori, prima ancora che buoni giocatori”.

 

ALLA PORELLI VA IN SCENA LA FESTA DEL SETTORE MINIBASKET

tratto da www.virtus.it - 24/05/2017

 

Il gran finale va in scena sull’onda dell’emozione. E’ un giorno felice, per il settore minibasket di Virtus Unipol Banca. La chiusura di una stagione di attività che ha coinvolto oltre 150 bambini, e quasi altrettanti legati alle società che collaborano con la Virtus in questo settore, giovanissimi che hanno iniziato il loro percorso nel mondo della pallacanestro da una prospettiva… bianconera. Ed è giusto che la festa finale vada in scena nella casa Virtus per eccellenza, la mitica palestra Porelli, in cui si sono ritrovati più di un centinaio di ragazzini ed i loro genitori, regalando un effetto “sold out” da grandi occasioni.
Ci sono i bimbi della V nera, protagonisti assoluti, e tra le mura della palestra di via dell’Arcoveggio trovano una bella sorpresa: ad attenderli, i giocatori della prima squadra di Virtus Segafredo, che alle 19, dopo la festa, hanno in programma il proprio allenamento quotidiano, camminando verso la semifinale playoff contro Ravenna, che metterà in scena Gara1 domenica prossima. Un’ora prima sono già lì, seduti sulla panchina bianconera, ad estrarre i tagliandi della lotteria insieme ai piccoli atleti che sognano di diventare, un giorno, come loro.
Ricchi premi davvero, offerti dai partners di Virtus Pallacanestro, coinvolti in questa splendida avventura, sostenere le nuove generazioni perché crescano assimilando i valori veri dello sport: la forza del gioco di squadra, la lealtà verso l’avversario, la fiducia in sé stessi, la convinzione e la voglia di trasformare i sogni in realtà. Cose che serviranno nella vita, oltre che sul parquet.

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: RICCARDO PEZZOLI

"ORGOGLIOSO DEI MIEI UNDER 13"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 02/06/2017

 

L’ultima sconfitta, di misura, nella finale regionale contro il Bsl San Lazzaro, non cambia il senso di una stagione felice. I ragazzi di Virtus Unipol Banca Under 13, guidati da Riccardo Pezzoli, hanno vissuto un’annata da ricordare, e se anche quell’ultimo successo mancato per soli due punti lascia un po’ di comprensibile amarezza, è il messaggio assoluto che deve essere ricordato e incorniciato come un bel capolavoro. Diciassette vittorie su venti partite nella stagione regolare, sei vittorie su sei nella fase successiva, dove la squadra ha incontrato in partite di andata e ritorno International Imola, Oneteam Forlì e Pontevecchio. Fino all’atto finale di ieri sera. Un cammino di cui andare orgogliosi.

“E’ mancata la ciliegina su una torta comunque squisita”, è il commento di coach Pezzoli, “rappresentata da una stagione in cui questi ragazzi hanno dato risposte importanti, con una crescita costante che è poi quella che noi allenatori andiamo sempre cercando in un gruppo. Dunque, sono orgoglioso di quello che hanno mostrato in campo, e considero questa finale raggiunta un ottimo risultato”.

L’ultimo appuntamento vi ha messo di fronte una squadra molto attrezzata.

“Era la favorita della vigilia, ha confermato il pronostico, e tuttavia i miei ragazzi l’hanno affrontata senza timori reverenziali, se la sono giocata in una finale combattuta, presenti su ogni possesso. Peccato per il risultato sportivo, ma sono davvero contento dal punto di vista tecnico, perché quello che mi aspettavo da loro me l’hanno mostrato”.

La crescita è stata evidente soprattutto nella seconda fase della stagione.

“Nella stagione regolare le partite combattute sono state poche. Già nella fase successiva i miei giocatori hanno dimostrato i loro notevoli passi avanti, per esempio arrivando a giocarsela e addirittura a vincere contro formazioni contro cui nella prima fase avevamo sempre perso. Sono segnali che non passano inosservati. Segni evidenti della loro volontà di impegnarsi, di migliorare in palestra giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento”.

Dopo questa finale regionale, l’attività non è terminata…

“Andremo avanti per tutto giugno, la scuola sta finendo ma il tempo da spendere in palestra ancora no. Cercheremo di offrire a questo gruppo altre occasioni per confrontarsi in partite significative”.

Un altro anno in bianconero anche per Riccardo Pezzoli. Da mettere in archivio con quali sensazioni?

“Anche per il sottoscritto, quando arriverà l’estate, saranno stati dieci mesi di ulteriore esperienza in casa Virtus. Come i miei ragazzi, anche io sto cercando di crescere come allenatore. Credo di aver fatto cose buone, altre meno buone, ma rientra tutto nel capitolo del miglioramento professionale che sto cercando di darmi in questa avventura impareggiabile, respirando l’aria unica della Porelli, in mezzo a persone che sanno di pallacanestro come poche altre”.

 

L’INTERVISTA DELLA SETTIMANA: MATTIA LARGO

"Prima Finale Nazionale da head coach, un'emozione anche per me"

di Marco Tarozzi - www.virtus.it - 11/06/2017

 

Arriva sempre il momento della prima Finale Nazionale. Anche per un veterano della V nera come Mattia Largo, undici stagioni complete e ricche al servizio del settore giovanile bianconero, con belle soddisfazioni anche personali come due tricolori Under 17 conquistati da assistente, il titolo regionale Under 14 di un anno fa (senza la macchia di una sconfitta) e quello Under 15 di questa annata. Fino all’evento clou, appunto: la Finale Nazionale Under 15 Eccellenza - Trofeo Claudio Papini, svoltasi tra Porto San Giorgio e Pedaso, in cui Virtus Unipol Banca è arrivata ai quarti di finale. Tra le prime otto squadre d’Italia, nella sua categoria.

“E’ stata la conclusione di un percorso lungo tre anni, la prima occasione di poter disputare le finali nazionali. Era certamente un obiettivo per far fare un’esperienza nuova ai miei ragazzi. E lo è stata decisamente: bella e non scontata, perché tante realtà importanti e blasonate non sono riuscite ad arrivarci. Una volta lì, essere riusciti a passare il primo girone e a qualificarci tra le prime otto squadre di categoria in Italia è stato un altro grande risultato. Ma la cosa che mi soddisfa è che è stato il giusto riconoscimento per quello che questi ragazzi fanno per tutto l’anno, impegnandosi tra scuola e palestra, con gli impegni della prima superiore e quattro allenamenti settimanali, un impegno gravoso che meritava una gratificazione”.

Tutta la stagione è stata delicata e importante, quasi volta a far dimenticare a questi giocatori il percorso da imbattuti di un anno fa.

“Non è stato semplice, soprattutto all’inizio, ma i ragazzi sono stati molto ricettivi. Hanno capito in fretta che nessuno fa regali. Hanno subìto anche qualche stop significativo. Ma sono arrivati fin qui, e questo mi rende orgoglioso di loro”.

Qualche ringraziamento particolare?

“Non è mia abitudine, ma questa volta vorrei dire grazie a quattro ragazzi del 2003 che si sono fatti carico di due annate intense, e per quanto mi riguarda, loro lo sanno, sono già un punto fermo nel gruppo del 2002. Sono Galli, Salsini, Barbieri e Ruffini. Fondamentali”.

Prima volta anche per un “veterano” del settore, si diceva.

“Per me è stata un’emozione grande, la prima esperienza da capo allenatore alle finali nazionali, dopo tante partecipazioni da vice. Il risultato è stato davvero buono: abbiamo incontrato squadre forti come Cantù, che dal nostro girone ha preso il largo per poi chiudere al terzo posto, o come Siena che ci ha battuto ai quarti ed è arrivata fino alla finale. Incroci non semplici, ma utili per fare esperienza, quindi occasioni vere per la crescita del gruppo”.

Che passa attraverso quali insegnamenti e quali valori?

“I miei giocatori hanno interpretato questa finale, come del resto tutta la stagione, con grande passione, ed è quello che sto cercando di trasmettere loro. La voglia di mettere cuore in quello che fanno è fondamentale, la pallacanestro per loro deve ancora essere un gioco, per quanto sempre più impegnativo, e non ancora una professione. Li vedo crescere come persone, oltre che come giocatori, ed è uno sviluppo di cui mi piace essere testimone. E’ bello viverli come ragazzi, nella loro crescita quotidiana”.

La carica emotiva, oltre a quella tecnica. Il lavoro in palestra, per Mattia Largo, deve dunque passare da lì?

“La passione è la prima cosa che cerco di trasmettere ai giovani. E’ qualcosa da spendere nella pallacanestro come nella vita, certamente ti porterà anche a fare errori, ma di sicuro ti aiuterà a non avere rimpianti o rimorsi. I ragazzi capiscono quando un allenatore ne è provvisto, e sono pronti a ricambiare, a sacrificarsi per un’idea”.

E il Largo allenatore che valore dà a questo traguardo raggiunto?

“Da vice allenatore ne ho vinte un paio, di Finali Nazionali. Già così è stata un’emozione intensa, perché significa vivere una settimana di unione completa, sempre a tu per tu con i ragazzi, respirando adrenalina pura perché ogni partita è da dentro o fuori. Da capo allenatore ti rendi conto che aumentano le responsabilità, e questo ti fa vivere sensazioni ancora più forti. Io ho coronato un sogno, in questo percorso bianconero: undici anni fa non avrei mai pensato di poter arrivare a una finale nazionale da capo allenatore. Vivo di pallacanestro da quando avevo sei anni e ho iniziato a tenere il pallone in mano, per me arrivare a questo punto, per di più qui in Virtus, la società di cui fin da bambino sono tifoso, è il massimo della vita e del percorso professionale”.

Archiviata una stagione ad alta quota, arriva subito il momento di guardare oltre.

“Una persona molto cara mi ha insegnato che l’asticella va sempre alzata, evitando di fermarsi a rivedere quello che si è fatto. Mai sedersi, nell’insegnare ai propri giocatori ma anche nell’apprendere. Poter fare della pallacanestro un mestiere è già stato un grande risultato, per me, molto più di un sogno. Oggi la disciplina che più amo è anche un mestiere, sono fortunato. Cercherò di andare avanti per la mia strada, di farci camminare i miei ragazzi con grande umiltà. Perché bisogna sempre ricordare da dove si è partiti, per andare avanti”.

 

VIRTUS UNIPOL BANCA CAMPIONE D'ITALIA U18, LE PAROLE DI FEDERICO VECCHI: "PREMIO PER UNA SOCIETÀ CHE CREDE NEL SETTORE GIOVANILE"

tratto da www.virtus.it - 17/06/2017

 

Felice per il successo alle Finali Nazionali Under 18, che regalano a Virtus Unipol Banca il titolo tricolore numero 22 nella storia del settore giovanile bianconero, Federico Vecchi, nella doppia veste di head coach della formazione vittoriosa sull’Aquila Trento, ma anche di Responsabile tecnico dello stesso settore giovanile.
“Avevamo vinto contro Trento tre volte in stagione, ma questa era la partita che contava davvero. Larga parte di questo gruppo viene da due finali perse (Under 18 2016 e Under 20 2017, ndr), i ragazzi sono stati bravi a volere fortemente questo scudetto. C’è grande soddisfazione, naturalmente, perché abbiamo la fortuna di vivere in un ambiente in cui il Settore giovanile è davvero una parte fondamentale della società. Il nostro obiettivo è formare dei giocatori che possano arrivare il più lontano possibile. Se arrivano anche i risultati, beh, naturalmente ne siamo felici perché è la ciliegina sulla torta”.

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VIRTUS UNIPOL BANCA UNDER 18 È CAMPIONE D'ITALIA! I COMPLIMENTI DEL PRESIDENTE BUCCI E DELLA PRIMA SQUADRA

tratto da www.virtus.it - 17/06/2017

 

Virtus Unipol Banca, guidata da Federico Vecchi, ha conquistato oggi il titolo italiano Under 18, battendo nell’ultimo atto delle Finali Nazionali al PalaCarnera di Udine la formazione del’Aquila Trento, con un netto 70-32. E’ il ventiduesimo titolo tricolore nella storia del settore giovanile bianconero.

Grande la soddisfazione dei ragazzi in campo, dello staff guidato da Federico Vecchi e naturalmente di una società che da sempre lavora pensando al futuro, avendo a cuore in modo particolare le sorti del settore giovanile.

“Una cosa bellissima”, commenta il presidente Alberto Bucci. “E’ il nostro 22mo tricolore a livello giovanile, e siamo orgogliosi di questo settore che coltiva giovani talenti, e continua a lavorare sempre bene: nel tempo sono passati tanti ottimi allenatori, e tutti hanno dato qualcosa a un progetto che resta unico e forte nel tempo. Questa è l’ennesima festa dei nostri giovani, ne siamo felici perché lavoriamo per il loro futuro”.

Ai ragazzi di Vecchi arrivano anche i complimenti e gli applausi della prima squadra, impegnata nella finale del Playoff di Serie A2 Citroen 2017 contro l’Alma Trieste. Tutti i giocatori sono vicini al team di Vecchi, come confermano le parole del capitano di Virtus Segafredo, Andrea Michelori.

“Un grande momento. Anche io ho vinto lo scudettino da junior, e posso dire che è una di quelle gioie che ti restano addosso, nella memoria e nel cuore, perché a quell’età giochi davvero per puro amore per la pallacanestro, ed è il vero spirito di questo sport. I ragazzi si porteranno dietro per sempre questo ricordo, e spero sia anche una bella vetrina per un futuro importante. Questa è la prima soddisfazione della loro carriera, dico loro che sono stati davvero bravi e aggiungo “in bocca al lupo” perché sia soltanto l’inizio. Bravi ragazzi, tutta la prima squadra è accanto a voi”.

ITALIA VICE CAMPIONE DEL MONDO UNDER 19 CON OXILIA, PENNA E PAJOLA

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

L'Italia conquista il secondo posto ai mondiali del Cairo. Dopo essere giunti secondi nel girone, battendo Angola dopo un supplementare e Iran e perdendo nettamente dagli Stati Uniti, negli ottavi gli azzurri hanno battuto il Giappone con un canestro di Oxilia allo scadere, nei quarti hanno eliminato la Lituania e in semifinale la Spagna in rimonta. Si sono arresi solo in finale, battuti dal Canada. Ecco le prestazioni dei giocatori della Virtus nelle sette gare.

Angola - Italia 70-66 dts Oxilia 10 punti, Penna 5 punti, Pajola 5 punti

Italia - Iran 64-45 Oxilia 16 punti, Penna 11 punti, Pajola 3 punti

Italia Stati Uniti 65-98 Oxilia 5 punti, Penna, Pajola

Italia - Giappone 57-55 Oxilia 19 punti 7 rimbalzi, Penna 6 punti, Pajola 2 punti

Italia - Lituania 73-68 Oxilia 16 punti, 7 rimbalzi, 2 assist, Penna 6 punti, Pajola

Spagna - Italia 63-66 Oxilia 12 punti, Penna 3, Pajola

Canada - Italia 79-60 Oxilia 12 punti, 9 rimbalzi, Penna 12 punti, 4 rimbalzi, 3 assist, Pajola 2 punti

Oxilia nel quintetto ideale dei mondiali.