MICHAEL ANDERSEN

(Michael Dahl Andersen)

Uno dei pezzi forti del repertorio di Michelone Andersen: la schiacciata

 

nato a: Copenhagen (DAN)

il: 29/01/1974

altezza: 212

ruolo: centro

numero di maglia: 13

Stagioni alla Virtus: 1999/00

statistiche individuali del sito di Legabasket

 

 

UNA KINDER COL DOPPIO ANDERSEN

Dopo il quadriennale a David ecco il biennale a Michael.

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 18/06/1999

 

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Già fatta, infine, la Kinder per la prossima stagione. Dopo Stombergas - contratto di due anni con il lituano gestito da Luciano Capicchioni - arriverà Michael Andersen, il danese dell'Aek Atene, anche lui con un biennale. Michael, 25 anni e 213 centimetri d'altezza, nell'ultima stagione ha assicurato 12,2 minuti a partita con 3,9 punti e 3,1 rimbalzi. Migliori, senza ombra di dubbio, le cifre europee; 12, 4 minuti, 7,8 punti e 4,1 rimbalzi. Anche per Messina contratto "allungato" fino al 2002.

I dieci saranno così Bonora, Abbio, Sconochini, Danilovic, Stombergas, Ekonomou, Frosini, Binelli, David e Michael Andersen. Cinque esterni e cinque lunghi con un paio di giovani, Ruini e forse Barlera, aggregati alla prima squadra. Resta aperto uno spiraglio per Rigaudeau, che darà una risposta entro la prima settimana di luglio, ma il francese è vicinissimo alla Nba.

"DIFESA E RIMBALZI. IL MIO LAVORO"

Michael Andersen un armadio danese per rendere dura la Kinder. "Ho subito capito di trovarmi in un grande club"

di Alessandro Gallo - Resto del Carlino - 11/08/1999

 

Dicono di lui che sia stato scelto da Ettore Messina per far legna. Sicuramente ce n'è voluta molta (di legna, ovviamente) per fare un armadio grosso grosso come quello chiamato Michael Andersen. A Folgaria - dove alla truppa bianconera s'è aggiunto Andrea Micio Blasi, che ha chiesto e ottenuto il permesso di allenarsi con la Virtus - è l'unico Andersen, perché l'omonimo David è ancora a Bolgona, all'ospedale Maggiore, dove è stato operato.

Quali sono le sue prime impressioni?

"Quelle di trovarmi in un grande team. In un gruppo di professionisti seri e scrupolosi".

I suoi nuovi tifosi dicono che lei è grande e grosso.

"Hanno ragione. Ma al di là della mia stazza spero di rendermi utile alla causa".

Le chiederanno rimbalzi, blocchi, difesa e sacrificio.

"Benissimo. Non chiedo di meglio".

Conosceva l'Italia e la nostra realtà?

"Non completamente. Ma il campionato italiano è, in Europa, la lega più forte, quella più dura e difficile".

Saprà giù tutto, quindi, delle rivali della Virtus.

"So che Varese ha vinto lo scudetto, un anno fa, e che quindi parte tra le favorite. Come la Benetton, Roma -  che mi dicono aver lavorato molto bene sul mercato - e naturalmente la Fortitudo".

Le hanno già parlato del derby?

"So che c'è grande pressione".

Anche in Grecia non si scherza e ad Atene...

"Sì, ma giocavo nell'Aek. La rivalità più accesa, almeno nelle ultime stagioni, era tra Olimpiakos e Panathinailos".

La "Città dei Canestri" la spaventa?

"Assolutamente no. Sono pronto a subire qualsiasi tipo di pressione".

Che effetto le fa indossare questa maglia che, un anno fa, le portò via l'Eurolega?

"È un po' strano".

Ma aveva mai pensato di diventare virtussino?

"Durante quella finale, no. Poi, nell'ultima stagione, c'erano stati dei contatti. Eccomi qua".

Rete 7, emittente locale che segue il basket, ha ritrasmesso due giorni fa quella finale.

"Un ricordo poco piacevole".

Però lei fu uno degli ultimi ad arrendersi. Forse uno dei migliori dell'Aek.

"Ricordo che giocai bene, ma non bastò".

Rimase in campo più a lungo del centro titolare, Alexander.

"Vic ebbe dei problemi con i falli. Io fui capace di gestirmi meglio. Di solito mi riesce".

Alla Virtus ha trovato Messina.

"Eccezionale. Uno dei migliori allenatori d'Europa. Non solo per quello che ha fatto alla Virtus nelle ultime stagioni, ma anche per il lavoro svolto con la nazionale italiana".

Oggi, alle 17,30, sfida insolita. Dal basket al calcio. Le sembra strano?

"No, perché?".

Sembra strano, piuttosto, che lei, a dispetto della stazza, se la cavi bene con i piedi.

"Ho giocato in Danimarca. Nessun problema".

Un sistema diverso. Dal maniacale Ioannidis a un coach - successe prima di Barcellona - che fa giocare a calcetto la sua squadra.

"L'ho già detto. Messina è bravo. Anche per questo".

Virtus campione d'Europa nel 1998 e finalista dodici mesi più tardi. Arriva lei e c'è la Saporta.

"Pazienza. Può accadere. È un incidente di percorso: la Virtus resta grande".

Forse sarà l'Aek, in quella competizione, l'avversaria più ostica.

"Sì, lo credo anch'io".

Dovesse incrociare la strada del suo ex club?

"Nessun problema. Sono un professionista".

Obiettivi?

"Facile. Scudetto e Saporta Cup. Il gruppo mi sembra buono e affiatato: possiamo farcela".

 

 

INTERVISTA A SANDRO ABBIO

di Francesco Forni - La Repubblica - 15/08/1999

 

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Michael Andersen?

È il mio compagno di stanza. Viene dopo Nesterovic, ma è completamente diverso: - meno verticale, mano meno morbida, ma una forza e una potenza nettamente superiori. Come Rascio è un pezzo di pane, non si lamenta mai. Sta lavorando molto a parte con Messina e Consolini per migliorare la tecnica: per sua stazza è piuttosto rapido e ha un discreto stacco.

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IL GIORNO DI MICHELONE

di Francesco Forni - La Repubblica - 06/03/2000

 

Sotto praticamente per 40', vittoria a un secondo e due decimi dalla fine con due liberi. Un classico copione da Virtus e da Danilovic, invece il killer è stato Michael Andersen. Proprio lui, Michelone, eroe di giornata dopo una trama horror (per la qualità), ma di estrema sostanza. La Kinder esce da Reggio seconda in classifica, da sola. Treviso, a Rimini, ha fatto peggio, perdendo. Andersone ha preso il rimbalzo su un piazzato di Ansaloni, subendo una mazzata da Gorenc e poi giustiziando dalla lunetta. Sasha era negli spogliatoi glà da un pezzo, con la caviglia destra girata a 16’40" dal termine. Senza Rigaudeau, per problemi ad un adduttore, e Frosini, ginocchio, pareva tutto già scritto quando Gorenc ha messo la tripla del -7 (51-58) a 6 minuti dal termine. La Kinder invece non ha mollato e Reggio ha tremato, infilando solo 4 punti e un libero su 6. Abbio ha preso in mano la squadra, Binelli è stato il principale terminale, firmando il -1 (60-61) a 1’50" e poi subito il sorpasso con due liberi (62-61). Quattro punti a fila parevano, in quel deserto, un miraggio: Bologna ha segnato 18 canestri in tutto, 8 nel primo tempo, 10 nel secondo, ma se l'è cavata lo stesso. Il resto l’ha fatto la zona e un po' di fortuna. A Carra a 1'15" una bomba ha girato sul ferro. A 28" Damiao ha segnato un libero impattando a 62, poi l'ultima. azione: scarico di Abbio per Ansaloni, ferro, rimbalzo di Andersone che fin lì aveva patito Betts. La lunga rincorsa è finita bene, ma sono stati preoccupanti i primi minuti e disastroso il seguito. Subito equilibrio, più che altro perché nessuno la metteva dentro, a parte qualche tiretto di Ekonomou. 8-8 dopo 5' sulla proiezione, modesta ma esatta, i 62 punti finali. Da lì in poi Reggio ha inserito la freccia, piazzando un 12-0 in 3'30" di silenzio imbarazzante per la Virtus. Messina ha chiamato i due time-out, provando pure a rimescolare con molti cambi, ma senza esito. Il digiuno è durato 4'20", rotto da una sospensione di Andersino, ma intanto la Bipop continuava costante Il suo passo, con Betts a dominare dentro l'area, Moore attivo dal perimetro, e Gorenc, l'ex d'una estate, a chiudere in contropiede, sfruttando le sassate dei bianconeri. Proprio lo sloveno ha firmato l'umiliante doppiaggio (14-28) dopo 13', portando il parziale a 18-2. La Kinder è riuscita a prendere l’ultimo treno, piazzando un 15-5 (29-33 al 18') con qualche sussulto di Abbio, Sconochini ed Ekonomou, rientrando almeno in partita. Le stecche sono continuate anche dopo, nonostante la buona volontà. Due centri (di Stombergas) nei primi 8' del secondo tempo, problemi di falli e la Bipop (53-45 a 9' dalla fine) riallungava con Moore. Abbio era l’unico che stava a galla: tutti aggrappati alle sue triple. E alla zona, che ha fatto tremare le mani ai reggiani. Ma non c’è solo da sorridere: Danilovic, Rigaudeau e Frosini sono in dubbio per mercoledì a Valencia. E con tre pezzi in meno anche 24 punti sono una palizzata meno alta.

I 33 MINUTI PIÙ IMPORTANTI DI "MICHELONE"

Andersen ha raccolto un bottino maggiore con la Muller che nelle 15 partite precedenti. Ma giovedì contro la Lineltex c'è un test severo: Lockart

di Alessandro Gallo - Resto del Carlino - 14/03/2000

 

Trentatre minuti in campo. Un numero che ritorna nella storia (bianconera) di Michelone Andersen. Percé trentatre era anche l'indice di valutazione maturato dal danese nelle quindici partite precedenti durante le quali era rimasto in campo per 157 minuti. E il paradosso è che Michelone, che la Virtus ricordava bene per averlo affrontato nella finale di Barcellona - più efficace lui di Victor Alexander (in quel frangente, sia chiaro) -, ha raccolto più contro Verona che nel resto del campionato. Una prova? Beh, fino a sabato aveva messo insieme 47 punti, subito 11 falli, raccolto 30 rimbalzi e recuperato 9 palloni. Cifre spazzate via, letteralmente, l'altra sera: 29 di valutazione, 18 punti, 5 schiacciate, 12 rimbalzi e 2 palloni recuperati. Certo al falloso e massiccio Camata - così come il più civile e meno smaliziato Arigbabu - non erano il test più adatto, ma nelle occasioni finora concesse Michelone aveva sempre steccato. Muovendosi in modo goffo, distruggendo un tabellone (a partita già chiusa), facendosi scavalcare, sistematicamente, da Binelli nelle rotazioni ordinate da Messina.

Contro Verona Michelone è apparso il centro, grande e grosso, che la Kinder invocava da tempo. Ma qual è, allora, il vero volto del danese. Per lui sono pronti, in rapida successione, quattro esami. Per capire se, effettivamente, la Virtus, che finora si è dovuta adattare al fratellone minore di Andersen, ha tra le mani il lungo che voleva (e che ridendo e scherzando ha un ingaggio superiore al mezzo milione di dollari).

Giovedì, a Faenza, contro la Lineltex di esposito ed Evans, c'è Lockart, che proprio al Palamalaguti disputò un incontro pressoché perfetto infilando anche una bomba. Domenica c'è la Pepsi di Alan Tornidy - il centrone comunitario del quale, ogni tanto, si dice possa finire proprio in bianconero - e martedì i lituani di Vilnius. Ma non è finita perché tra dieci giorni, in anticipo televisivo, c'è il totem Vrankovic. Che Michelone, al PalaDozza, aveva visto solo dalla tribuna.