STAGIONE 1980/81

 

 

Caglieris, Cantamessi, Martini, Villalta, Marquinho, Generali, Bonamico, Porto, McMillian, Valenti

Sinudyne Bologna

Serie A1: 5a classificata su 14 squadre (16-26)

Seconda fase: 5a classificata su 14 squadre (3-6)

Play-off: finalista (7-9)

Coppa Europa dei Campioni: 1a classificata nel girone finale, finalista (13-17)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Carlo Caglieris P 1951 178 ITA  
5 Piero Valenti P 1956 183 ITA  
6 Francesco Cantamessi   1958   ITA  
9 Mario Martini A 1954 200 ITA  
12 Pietro Generali A/C 1958 207 ITA  
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA  
11 Marcos Leite C 1952 211 BRA  
13 Mario Porto   1959   ITA  
14 Jim McMillian G 1948 198 USA  
15 Marco Bonamico A 1957 200 ITA  
  Marco Tirel A 1962 200 ITA  
  Augusto Conti   1963   ITA  
  Augusto Binelli C 1964 211 ITA  
  Ferdinando Possemato   1962   ITA  
Solo amichevoli: Moris Masetti, Marco Salsini
             
  Ettore Zuccheri All     ITA fino 01/11/01/81
  Renzo Ranuzzi All     ITA dal 12/01/81

 

Partite della stagione

Statistiche di squadra

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

Il 1981 è caratterizzato dall’addio di due personaggi amatissimi e fondamentali: Driscoll lascia la panchina al vice, il prof. Ettore Zuccheri, ex giocatore e poi una vita spesa a insegnar basket ai giovani; Cosic lascia il campo per problemi ormai cronici alla schiena, sostituito dal brasiliano Marcos Leite, detto Marquinho, giocatore di indubbio valore, che però paga il fatto di venire dopo l’incommensurabile asso slavo.  Per Driscoll due scudetti in due anni da allenatore, per Kreso due su due da giocatore. Altra partenza epocale, Bertolotti alla Fortitudo, mentre rientra Bonamico dopo altre due stagioni in prestito a Siena e Milano. L’inizio del campionato è sconcertante, tre sconfitte nelle prime quattro partite, uscendo battuta in entrambe le apparizioni casalinghe contro Gorizia e Siena che termineranno la stagione regolare agli ultimi due posti nettamente staccate. Al debutto contro la Tai Ginseng partita equilibrata nel primo tempo, poi i goriziani scappano 71-81 all’11’ del secondo tempo, ma, una volta raggiunti gli otto falli di squadra, vengono raggiunti dai bolognesi che infilano 9 liberi su 10. Al supplementare, dopo l’effimero vantaggio firmato da Caglieris, sono di nuovo i friulani a passare al comando e a chiudere 107-108. A Roma, la gara inizia nervosamente, 0-0 dopo due minuti, poi la Virtus lentamente ingrana, 40-37 all’intervallo; nella ripresa un sussulto dei capitolini li porta a condurre 63-62, poi prevale la maggior esperienza dei bianconeri che vincono 86-89, con buone prove di Villalta e Marquinho, ben supportati da Caglieris, Generali e Bonamico. Alla terza giornata nuovo tonfo casalingo contro Siena: toscani sempre avanti, addirittura di 21 punti al 7’ del secondo tempo, quando i fischi del pubblico risvegliano un po’ la Virtus che risale sul 72-79 a tre minuti e mezzo dal termine, ma la rimonta finisce qui, 81-86 il finale. Per distrarsi c’è l’esordio in Coppa dei Campioni a Tirana: la comitiva bolognese perde l’aereo, è costretta a fare scalo e dormire a Belgrado, ma fortunatamente vince agevolmente l’incontro 79-97. Trasferta a Varese senza Bonamico e Zuccheri, che nelle prime giornate aveva respinto l’idea di giocare a zona, impossibile secondo l’allenatore farlo con McMillian, si rassegna a sperimentare una 3-2 che regge abbastanza per il primo tempo, chiuso con un divario di soli sette punti, poi la squadra crolla precipitando anche a meno 25, prima del 97-79 definitivo. Qui la Virtus ingrana, infila undici vittorie consecutive tra campionato e coppa. Prima gara casalinga europea contro i turchi dell’Eczacibasi, con il rientro di Bonamico e una testimonianza d’affetto per coach Zuccheri, accolto con un lungo applauso dal pubblico, in verità assai poco numeroso. La difesa bianconera si schiera ancora in maniera collettiva, ma stavolta la zona è 2-3; gara inizialmente contratta, solo più dieci per la Virtus all’intervallo, poi le Vu nere si sciolgono e vincono 111-79. Vittoria un po’ sofferta in casa con Trieste priva di Baiguera e un americano; sistema difensivo confermato, una buona partenza fino al 23-14, poi il divario non si amplia e finisce 85-78, grazie soprattutto al 13 su 20 di Marquinho che cerca di replicare allo strepitoso triestino Ritossa, che realizza 36 punti, con 14 su 17 dal campo e i primi suoi errori si vedono solo nel secondo tempo. Per questa Virtus convalescente, un’altra ghiotta opportunità, affrontare un’altra squadra priva di un americano, la Scavolini orfana di Bouie; i pesaresi reggono finché tengono Ponzoni e Magnifico, dopodiché vengono spazzati via 101-77. 

A Rieti l’equilibrio dura quindici minuti, poi sul 27 pari salta la luce e alla ripresa del gioco la Virtus è l’unica squadra in campo, chiude il primo tempo a più nove e l’incontro a più venti, i migliori Bonamico con 32 punti e McMillian con 27. I due si ripetono anche contro Sofia in coppa, l’americano a quota 28 (12 su 17) e il marine a 27 (12 su 18) per una facile vittoria, già maturata nel primo tempo chiuso a più 21. Nella ripresa Cantamessi playmaker e subito una serie di 4 su 4 di McMillian, poi una identica a seguire di Bonamico, che viene tolto per gli applausi, quindi rientra e ne riceve altri per una schiacciata mirabile; McMillian firma quota cento e l’incontro si chiude sul 106-75; buono anche l’apporto di Marquinho con rimbalzi e tap-in, quello di Valenti, preciso nei passaggi e al tiro, tanto da non fa rimpiangere Caglieris in panchina ma indisponibile perché reduce da uno strappo, poco sbaglia Villalta e c’è gloria anche per Generali, quando sale  al posto di Marquinho. Nota curiosa i bulgari giunti a Milano e privi di denaro vengono recuperati grazie all’intervento del direttore sportivo della Virtus Mancaruso. Contro Brescia, Marquinho dominante con 40 punti e 17 su 24 al tiro: la Virtus parte sul 13-4, poi i lombardi rimontano fino al 23-22, quando Bonamico viene cautamente richiamato in panchina, perché già caricato di quattro falli, complice anche un fallo tecnico; entra al suo posto Generali e in questo frangente Brescia realizza solo 4 canestri su 20 tentativi, con la che Virtus vola al più 21 dell’intervallo. Ripresa senza storia, che si chiude con un quintetto in cui Villalta e Mc Millian dirigono Cantamessi, Martini e Porto. Ottimo ancora una volta Valenti che con 7 su 9 sostituisce degnamente Caglieris. Il play titolare è ancora in panchina a guardare i compagni anche nel facile successo nella prima giornata di ritorno del girone di coppa dei campioni; già alla fine del primo tempo i bolognesi sono sul 62-29 e vincono 112-67. Si arriva al derby in casa Fortitudo, vinto dopo un supplementare dai bianconeri 102-100, trascinati da McMillian autore di 40 punti; sul 14-12 per i bianconeri l’americano ha già segnato 10 punti, Ferro non riesce a marcarlo e viene sostituito da Di Nallo. Le cose migliorano un po’ per l’I&b e anche se il duca continua a mietere punti, la Virtus si trova ad inseguire per quasi tutto il resto dell’incontro. Nella ripresa, quando Generali entra per Marquinho, le Vu nere riescono a rimontare e la parità viene raggiunta con un canestro del solito McMillian sull’80-80, poi si continua con un canestro per parte fino a quando sul punteggio di 86 pari a 4 secondi dalla fine, l’ex Bertolotti si guadagna due liberi che realizza, poi Valenti lancia lungo Generali, da lì a Villalta appostato sotto canestro che pareggia realizzando il suo secondo canestro della ripresa tra la gioia virtussina e la disperazione e le proteste biancoblù. Un finale di stracittadina che resta ancora a distanza di anni famoso. Nel supplementare la Fortitudo conduce ancora 92-90 e 94-92 ma poi la Virtus riesce a spuntarla 100-102. Oltre a Jim e Generali, da segnalare la prova di Bonamico. Con la qualificazione al girone finale in tasca i bolognesi volano a Istanbul: partenza a razzo 0-10, primo tempo chiuso sul 33-44, poi lentamente i turchi rimontano fino ad arrivare al 69-70, qui Zuccheri escogita il doppio playmaker, Caglieris e Valenti contemporaneamente in campo e i bianconeri riescono a prevalere 75-78. Ottime le prove di Generali, 22 punti con 10 su 15 e Marquinho, anch’egli con 22 punti a referto. Netta vittoria contro la Grimaldi, già più quindici all’intervallo e più venti alla fine. Migliore assoluto con 14 su 19 per 28 punti Villalta, che nel finale è alla guida di un quintetto con Generali, Cantamessi, Porto e Martini, che riesce a mantenere agevolmente il vantaggio. A Sofia, senza Villalta e McMillian, si vuole chiudere il girone di coppa a punteggio pieno, ma l’inizio è preoccupante, 14-4 poi si sprofonda a meno 17 e solo qualche buona iniziativa di Generali (11 su 15 alla fine e 27 punti) permette di chiudere il tempo a meno 10. Al 14’ del secondo tempo Bonamico (23 punti con 9 su 13) pareggia; inizia poi una fase di bagarre, con tre tecnici fischiati alla Virtus e l’espulsione di Zuccheri, ma grazie a Caglieris e anche a Martini, Cantamessi e Porto i bolognesi escono vittoriosi 86-90. Buono anche l’apporto del brasiliano della Virtus con 12 su 18 e 28 punti. 

Dopo questa lunga serie di vittorie la Virtus si reca a Milano, parte fortissimo, 0-8 poi 22-30, ma all’intervallo i locali sono già a meno uno, però la Virtus mantiene le redini dell’incontro fino al 38’ sul 62-64, ma negli ultimi due giri di lancetta i bolognesi collezionano troppi errori e escono sconfitti per 67-65. In tribuna fa la sua presenza Nikolic, un santone della pallacanestro europea, che è presente anche due giorni dopo a Bologna, nell’incontro contro Cantù. I padroni di casa mettono la testa avanti solo al 9’ sul 20-18, poi sul 24-20 (con 12 su 19 fin qui per le Vu nere); esce Riva che non riesce a marcare McMillian ed entra Boswell e così i canturini riescono ad andare al riposo sul 41-41. Nella ripresa la Virtus scappa, va sul più sedici al 36’ e chiude tranquillamente 93-84. Nikolic vede una squadra più concreta, con tutto il quintetto in doppia cifra, 24 punti McMillian, 22 Villalta, 18 Boanmico, 16 Caglieris e 13 Marquinho. Tra gli spettatori, immancabile come sempre, anche Cesare Negroni, vincitore di due scudetti con la Virtus e fratello di Carlo, che con i bianconeri di titoli ne ha vinti cinque. Per Cesare sarà l’ultima apparizione al seguito della sua amata Virtus, perché proprio dopo la partita si sente male e muore a 60 anni. Se la sconfitta a Milano era dovuta al non aver saputo chiudere il match e ad una serie di errori finali, quella di Forlì  è una vera debacle: nella ripresa la Virtus si trova anche a meno 17 e il parziale di 10-0 che la riavvicina serve solo a rendere meno pesante il risultato finale di 78-67. Il girone di ritorno comincia con la sofferta vittoria di Gorizia per 79-82 e quella casalinga col Bancoroma: in questa gara i romani partono bene, 0-9, poi 20-36, poi i bianconeri rimontano fino al meno tre dell’intervallo e al più tre di inzio ripresa. Sembra la svolta del match, ma i romani ripassano al comando e vengono raggiunti solo al 38’, poi Generali e Villalta portano la Virtus sull’86-82, due canestri di Castellano per il Banco inframezzati da un libero del virtussino Valenti portano il risultato sull’87-86 a 50 secondi dalla fine, poi il 91-86 è fissato dai liberi di Valenti e Generali. Bene Generali, il secondo tempo di Bonamico (4 su 5 in questa fase) e il 6 su 8 da sotto di Marquinho. Questi due successi fanno da preludio all’inizio del girone finale di coppa dei campioni che qualifica le prime due per la finalissima. Nel girone finale i bianconeri espugnano subito Mosca l’11 dicembre battendo l’Armata Rossa. Nel viaggio di andata in aereo il direttore sportivo Mancaruso ha comunicato le sue dimissioni, ma questo non turba la squadra, con un grande primo tempo chiuso sul 29-44 con un ottimo 19 su 28, Caglieris 2 su 2, McMillian 4 su 8, Bonamico 2 su 3, Villalta 5 su 6, Marquinho 3 su 4 e Generali 3 su 5; all’inizio di ripresa reazione locale, 37-46 al terzo minuto e mezzo, poi all’ 8’e 40” Villalta commette il quarto fallo e la squadra si mette a zona, ma la rimonta russa continua, fino al 51-52, però la Virtus regge e si riporta subito sul 52-56 e quando McMillian  firma il 60-71 al 17’ subito puntellato da un libero di Caglieris, la vittoria è ormai al sicuro. Finisce 66-78. Le percentuali rimangono buonissime anche alla fine, 33 su 51, Caglieris 3 su 6, McMillian 9 su 15, Bonamico 3 su 5, Villalta 7 su 9, Marquinho 6 su 8 e Generali 5 su 8. A Siena la Virtus difende a uomo, ma rimane invischiata nelle difese del coach toscano Cardaioli, tanto da commettere due volte nel primo tempo infrazione di 30 secondi. All’intervallo si è sul 30-28, poi finalmente la Virtus riesce a mettere la testa avanti, ma sul 40-41 il punteggio rimane inchiodato 5 minuti, poi finalmente i bianconeri riescono a guadagnare un buon vantaggio e chiudere su un insolito 47-58. Arriva a Bologna per la seconda giornata di Coppa il Maccabi; buon primo tempo della Virtus che chiude sul 44-38, ma come a Mosca l’inizio ripresa è tutto per gli avversari che con un 0-15 si portano sul 44-53, grazie anche a una scarsa tutela di Marquinho da parte degli arbitri, il brasiliano infatti subisce di tutto sotto canestro tra l’indifferenza dei fischietti e in tribuna stampa anche il decano dei giornalisti italiani, Aldo Giordani, più volte si mette le mani nei capelli. La rimonta Virtus però è veemente e al 16’e 40” si è sul 68-68, poi a 8 secondi dalla fine le Vu nere guidano di un punto quando Caglieris subisce fallo; il playmaker vorrebbe conservare palla, ma Zucccheri gli impone di tirare i liberi e così Charly va in lunetta controvoglia ma segna entrambi i tiri tornando poi esultante in difesa mentre gli israeliani segnano un inutile canestro: 74-73 per la Virtus, che va alla pausa di Coppa con due vittorie preziose. Ottimo il McMillian del primo tempo con 7 su 9 al tiro, nonostante le precarie condizioni fisiche, bene Villalta e lo splendido finale di Marquinho. Lo sforzo profuso è tra le cause delle due sconfitte di misura prenatalizie, in casa contro Varese e a Trieste. Contro la Turisanda i bianconeri pagano anche il fatto che Morse non può essere marcato dal menomato McMillian, suo solito francobollatore; viene rilevato in questo compito da Bonamico e al suo quarto fallo da Martini. La partita resta in equilibrio fino al 58-58, poi i lombardi prendono un valtaggio che conservano fino al 75-78 finale. In trasferta contro l’Hurlingham la Virtus tiene sotto controllo l’incontro nel primo tempo, terminato in vantaggio 32-36, ma poi i locali prevalgono 65-63. 

Tra Natale e capodanno due vittorie di un punto, a Pesaro e in casa contro Rieti, dopo due tempi supplementari, rialzano il morale. Contro la Scavolini, i locali partono bene fino al 27-18, ma poi continuano a correre e cominciano a sbagliare, così anche con l’aiuto della zona, grazie ai canestri di Caglieris da fuori e ai liberi e con una zampata di McMillian in 4 minuti si è sul 28-27; il punto di vantaggio viene conservato anche all’intervallo e al termine perché a 8 secondi dalla fine, sul 79-81, dopo un fallo in attacco di Marquinho, Magnifico guadagna il rimbalzo su errore di Sylvester, prende fallo ma realizza un solo libero. L’errore di Bonamico a 4 secondi dalla fine e il tentativo disperato di Benevelli da metà campo sono ininfluenti sul risultato. Contro Rieti la Virtus chiude a più cinque il primo tempo ma i laziali restano sempre in partita e ci vogliono due tempi supplementari per fissare il punteggio sul 99-98. Bene Marquinho, Villalta a sprazzi e McMillian nei tiri decisivi. Il nuovo anno comincia con la vittoria di Brescia, cominciano meglio i locali, ma Bonamico con un 5 su 5 propizia il primo vantaggio Virtus sul 15-16, poi la Pintinox torna a più tre ma perde Silvano Motta per infortunio e così la i bianconeri riescono a chiudere il primo tempo avanti di due lunghezze. A metà ripresa i bolognesi si portano sul 47-57 e controllano fino al 67-73 finale. Detto di Bonamico, il migliore con 24 punti, da citare anche i 15 di Caglieris. Nel derby di ritorno la Virtus parte forte, 10-4 con 5 su 5, poi 22-12, ma un clamoroso parziale di 0-17 porta i cugini sul 22-29, che diventa poi 28-39 e 42-51 all’intervallo. Generali trascina i suoi alla rimonta nel secondo tempo, al 6’ 59-63, ma l’I&b risponde subito riallungando a più otto; pazientemente le Vu nere rimontano fino al pareggio di Valenti al 14’ a quota 83. A questo punto esce Jordan nelle file della F e la strada sembra in discesa per i bianconeri, che invece subiscono subito uno 0-6, a cui però rispondono con un parziale di 8-1 coronando l’inseguimento con due liberi di Generali che li riportano finalmente avanti 91-90. Bertolotti riporta avanti la Fortitudo, poi Caglieris usufruisce dei due liberi che potrebbero dare il successo ai suoi, ma ne realizza uno solo e si va come all’andata al supplementare, nel quale, dopo un effimero vantaggio, firmato da McMillian, c’è il crollo della Virtus, finisce 101-107. Reazione immediata e vittoria a Torino: parte forte la Grimaldi, 8-0 subito, poi sempre in vantaggio, trascinata da Marietta, fino al 15’, quando si registra il primo vantaggio esterno sul 28-29, che si dilata al 36-43 del riposo e al 46-59 del 7’ del secondo tempo, dopo il quale la Virtus ha vita facile. Bene Bonamico, 9 su 13 e 18 punti alla fine ma 7 su 8 nel primo tempo, bene Generali che, inserito da Zuccheri al 15’ al posto di Marquinho, riesce dove il brasiliano aveva fallito, ovvero limitare Wansley, ma l’assoluto mattatore è Villalta, 36 punti con 17 su 21 al tiro e 13 canestri consecutivi tra il 4’ del primo tempo e il 6’ del secondo. Dopo l’incontro di Torino arrivano le dimissioni di Zuccheri, più per incompatibilità col ruolo di capo allenatore che per effettive difficoltà della squadra, che ha un rendimento alterno in campionato, ma vola in Coppa; lo sostituisce un altro grande ex, Renzo Ranuzzi, con la supervisione del direttore tecnico Nikolic. Subito si presenta alla nuova direzione tecnica l’incontro di Coppa col Bosna. Una Virtus sempre con difesa a uomo, con più attenzione al gioco di squadra, al passaggio, all’assist prevale e rimane a punteggio pieno. L’inizio del match è difficile, 8-14 al 5’, poi la Virtus reagisce e ritorna a contatto, chiudendo il primo tempo a più uno. Nella ripresa un 4 su 4 di Generali porta i bolognesi sul più 8, poi un 3 su 3 di Villalta a più dieci e quando Sarajevo rientra a meno tre a tre minuti e mezzo dalla fine, è ancora il gigante di Maserada sul Piave a suonare la sveglia fino al 92-85 finale. Generali 22 punti, Caglieris e Villalta 18, McMillian 16 i migliori realizzatori per i vincitori. Una bella vittoria sul Billy, affrontato ancora difendendo sempre in maniera individuale, partendo a razzo, 8-0, poi allungando il divario fino al 75-59 del 13’ del secondo tempo, con una Virtus sicura al tiro, 38 su 59 alla fine, incurante dell’alternanza di uomo e zona con cui Peterson cerca di arginare i bianconeri; finisce 90-79 con 24 punti di McMilian e 21 di Villalta. Una franco successo che fa da preludio alla trasferta di Madrid per lo scontro col mitico Real.  La Virtus dopo tre minuti e mezzo è sul più 6, ma le cose peggiorano, all’11’ è più 8 Real. La Virtus però rimane aggrappata al match, così a 2’ e 34” dalla fine Martini con un libero pareggia, di nuovo avanti gli spagnoli con Abromaitis e nuovo pareggio di Martini, poi due liberi di Generali portano a più due le Vu nere e poco dopo lo stesso Pietro fallisce in contropiede, ma fortunatamente Iturriaga segna solo un libero su due e così a 35 secondi dalla fine sul più uno Virtus e palla in mano, Caglieris palleggia a lungo poi penetra e allo scadere dei 30 secondi deposita in sottomano a canestro i due punti della sicurezza. L’impresa storica  è sottolineata dal mucchio di giocatori bianconeri che si abbracciano sul terreno. 25 punti McMillian, 17 Marquinho e Bonamico, 16 Villalta, ma i 4 punti di Generali, Martini e Caglieris vanno sottolineati perché molti di essi vengono negli ultimi 150 secondi; 4 punti anche per Cantamessi. Due sconfitte nelle ultime due giornate di campionato, a Cantù e in casa al supplementare con Forlì e la sconfitta in Olanda in coppa, dove la Virtus soccombe di un punto dopo averne avuti 11 di vantaggio a metà ripresa, denotano un certo appannamento. In Lombardia la Virtus è sotto 51-32 al 17’, poi grazie alla zona rimonta fino all’85-80 del 36’, ma mancano le energie per andare oltre, finisce 93-85 e il migliore per i suoi è McMillian con 27 punti. In Olanda, dopo un inizio choccante, 9-0, la Virtus grazie alla sveglia data da Bonamico passa a condurre 12-13, poi continuano l’opera Marquinho e Generali, subentrato a Bonamico che dopo 7 minuti ha tre falli. All’intervallo è 44-49 e al 4’ della ripresa più 11 per i bolognesi sul 60-71, ma gli olandesi non ci stanno, poco dopo è 73-70, a due minuti dal termine passano a condurre 84-83 e vincono 86-85. Contro la Recoaro, che già aveva vinto all’andata, sembra quasi fotocopia della coppa, 40-30 al 16’, 56-46 al 26’, ma i romagnoli rimontano, passano a condurre 72-73 al 14’ e 22”, la Virtus torna al comando 78-75 dopo due minuti, Forlì pareggia ancora, ma quando Bonamico a 8” dalla fine segna un canestro impossibile sembra fatta, bisogna però fare i conti con Dal Seno che a due secondi dalla sirena manda tutti al supplementare. Recoaro a più quattro, poi pareggia Caglieris a quota 92, Villalta dà il 94-93 e Marquinho il 96-95, ma ancora Dal Seno a 18” dalla fine condanna la Virtus alla sconfitta. 

Inizia il girone di ritorno di coppa e contro l’Armata Rossa torna il successo, anche se l’inizio è per gli ospiti, 6-14, poi 14-20, ma al 17’ e 30” Generali con un libero pareggia 28-28, il primo vantaggio lo firma McMillian, 36-34 un attimo prima del riposo, al quale i russi vanno sul punteggio pari, 36-36. Nella ripresa le Vu nere allungano nonostante i cambi di difesa avversari, 63-54 al 12’ e 71-60 al 14’, prima di chiudere sull’ 85-72. Inizia la seconda fase del campionato i bianconeri vincono tre volte in casa e perdono altrettante volte in trasferta confermando il quinto posto della prima fase; a Milano è sotto all’intervallo 36-25, dopo essere stata anche 33-16. All’intervallo Caglieris, Valenti, Generali, Bonamico e Villalta hanno segnato un solo canestro, Cantamessi e McMillian 2, solo Marquinho qualcosa di più e alla fine, quando sul tabellone è segnato 74-63 la percentuale di squadra non arriva al 40%. Contro Rieti, orfana di Brunamonti, La Virtus parte con una difesa a uomo molto allegra, un attacco alla zona avversaria molto farraginoso e fallendo molti canestri, così, nonostante la superiorità a rimbalzo, il punteggio è 8-14, poi 20-26 e solo al 16’ si raggiunge la parità a 38, ma poi i bianconeri passano a condurre, 51-42 alla pausa. Nella ripresa, con Kiffin a 4 falli e Sojourner che li raggiunge dopo due minuti, la Ferrarelle non ha più armi, inoltre si scatena Villalta che inizia con 5 su 5 e 18 punti in 14 minuti, portando i suoi prima al 63-48, poi al 79-62; gli ospiti ritornano a meno dodici, ma Generali, prima di uscire per falli rilancia la Virtus e allo scadere McMillian supera quota 100, 101-87 il punteggio finale. A Pesaro la Virtus trova nuovamente una squadra non al completo, mancano alla Scavolini infatti Benevelli e Sylvester, ma gli uomini guidati da Ranuzzi non sanno trarne beneficio: sotto 40-30 all’intervallo, al 13’30” del secondo tempo i bolognesi raggiungono la parità, 57-57, poi la partita continua in equilibrio, ma a 1’06” dalla fine sul 67-67, Bouie con un’azione da tre punti, indirizza l’incontro e gli ultimi due punti per parte di Bouie e Marquinho servono solo a fissare il punteggio sul 72-69. In coppa a Tel Aviv, senza Martini nelle file bianconere, il Maccabi gioca un primo tempo splendido e si porta sul 54-39 all’intervallo e a più 17 nella ripresa, ma la Virtus non demorde nella ripresa rimonta punto su punto, raggiungendo prima la parità a 86 e poi passando addirittura avanti a 1’40” dalla fine, poi però pasticcia un po’ nel finale e perde 92-88. Buona prova di Caglieris che annulla Aroesti, straordinario Marquinho, 26 punti e una grande difesa su Williams, eccellente Villalta, soprattutto nella ripresa, 28 punti, ma purtroppo qualche errore nel decisivo finale, buono il ritmo dato alla squadra da Bonamico, anche se a volte l’entusiasmo lo porta a commettere errori. In campionato arriva la bestia nera delle bolognesi, che non solo ha battuto due volte la Virtus, ma anche tre volte la Fortitudo; questa volta i romagnoli risultano invece molto arrendevoli, dopo un effimero 4-10 la Virtus passa a condurre le operazioni, 45-36 all’intervallo, prima di dilagare nella ripresa, trascinata da un grande Villalta, 12 su 13 dal campo e 1 su 1 dalla lunetta in questa fase e 36 punti finali. Porto issa la Virtus a quota 100 e finisce 102-76. A Sarajevo, con diretta tv su tele Capodistria con la telecronaca di Sergio Tavcar si va ancora senza Martini e senza Nikolic impegnato nella sua cattedra di Belgrado, ma le Vu nere giocano un brillante primo tempo, concluso 54-61. La ripresa comincia con un primo passaggio a vuoto dei bolognesi che si ritrovano sotto sul 69-67; fortunatamente riprendono le file del discorso al 35’ sul punteggio di 87-97 sembrano in controllo dell’incontro, ma registrano una seconda sbandata subendo un parziale di 10-0 e così sono costretti al supplementare, dove si gioca a chi sbaglia di più, ma fortunatamente è la Virtus a prevalere con un parziale di 6-2, frutto di 4 punti di Marquinho e due di Generali. Caglieris e Villalta hanno giocato 40 minuti, Marquinho è stato un vero leone, McMillian ha sofferto la staffetta Vucevic-Mutapcic e ha realizzato il primo canestro dopo metà primo tempo, ma i tre falli di Mutapcic al 7’ del primo tempo e i 5 di Vucevic al 7’ del secondo, hanno causato molti tiri liberi che i bolognesi hanno convertito con percentuale superiore al 90%. Contro Torino la gara è equilibrata nel primo tempo, ma condizionata dalla fiscalità arbitrale, il torinese Marietta esce per raggiunto limite già nel primo tempo chiuso sul più due per la Virtus, trascinata in questo frangente da Bonamico, 21 punti con 8 su 11 al termine; nella ripresa è invece Villalta, 26 punti alla fine e 7 su 7 in questa fase, a favorire la fuga dei bianconeri che si portano sul 87-72, poi la Grimaldi rimonta fino al 91-83 a 4’ e 40” dalla sirena finale, quando Marquinho commette fallo intenzionale su Williams che reagisce con un gancio destro stendendo il brasiliano, ne nasce un a mischia al cui termine gli arbitri espellono entrambi i protagonisti del fatto. Le Vu nere che già avevano perso Bonamico per falli, vedono raggiungere il quinto poco dopo anche a Generali e concludono con Caglieris, Villalta, McMillian, Valenti e Porto, ma riescono a controllare agevolmente gli ultimi minuti che si concludono sul 108-99. Gara decisiva in coppa contro il Real, se la Virtus vince è in finale con una giornata d’anticipo. Gli spagnoli sono senza Brabender e nel primo tempo perdono anche Abromaitis per falli, ma riescono a rintuzzare i tentativi di fuga bolognesi: quando Marquinho firma il 31-24, rientrano sul 33-32 e poco dopo sul canestro del brasiliano, 6 su 7 in questi ultimi dieci minuti, per il 43-34, piazzano un parziale di 5-0 e chiudono sul 43-39 il primo tempo. Al riposo 7 su 11 per Marquinho, e 6 su 11 per McMillian, che dopo aver cominciato con un 5 su 5, commette però 5 errori di fila. Stesso copione nella ripresa, con la Virtus che scappa sul 63-54, ma all’11’ e 30” gli iberici si portano sul 64-64 e finalmente i bianconeri piazzano il parziale decisivo che li porta sull’80-68; l’ultimo tentativo di ricucire lo strappo degli spagnoli li porta sull’84-80, ma poi Caglieris segna i liberi della sicurezza, 88-83 il finale con 24 punti di Marquinho e 18 di McMillian. Finale raggiunta e festeggiata con tanto di tamburi che l’avvocato Porelli aveva fatto eccezionalmente entrare nella bomboniera di Piazza Azzarita in una delle gare più importanti della storia bianconera. Ultima partita della seconda fase in campionato a Cantù, con Innocentin (subentrato a Bariviera), protagonista del primo break per i padroni di casa, 31-24, la Virtus tenta un recupero con Generali e Bonamico, ma all’intervallo è 48-35, che diventa 74-53 all’8’ del secondo tempo, quando ormai la partita non ha più storia e il 93-83 è generoso per le Vu nere. L’ultima gara interna di coppa contro il Den Bosch è una formalità, ormai si parla più di agenzie di viaggio per l’organizzazione dell’esodo in Francia, che di basket; l’incontro sarà ricordato solo per il successo degli olandesi che si prendono la soddisfazione di battere per due volte la Virtus, che finora in coppa ha perso solo tre incontri. I bolognesi, che si presentavano in questa gara senza Villalta, hanno dovuto anche patire l’infortunio di Bonamico, inizio una serie di guai fisici per i bolognesi che caratterizzerà in maniera decisiva la fine della stagione. 

Iniziano i playoff contro Brindisi, che nonostante i 47 punti di Howard, non riescono ad opporre molta resistenza agli uomini guidati da Ranuzzi, che chiudono il primo tempo sul 59-43 e volano poi fino all’80-53, ma qui si addormentano letteralmente, permettendo alla squadra pugliese di chiudere su un’onorevole sconfitta per 99-91. Tutte calde le bocche da fuoco bolognesi, 27 punti di Villlata, 26 di Bonamico, 20 di Marquinho e 19 di McMillian. A Brindisi, nonostante i pugliesi siano privi di Malagoli, l’inizio è infausto per chi viaggia, Virtus sempre sotto nel primo tempo finito 42-38. Al riposo, tranne Marquinho che ha 7 su 12, le percentuali sono insufficienti per i bianconeri, 4 su 11 Villalta, 3 su 11 Bonamico, 1 su 3 Generali e Caglieris. Nella ripresa un enorme Villalta, 10 su 16, tanti rimbalzi e 22 punti in questo secondo tempo contro i 24 dell’intera squadra brindisina, trascina i suoi, subito un 8-0 che li porta al comando 42-46; al 10’ è 54-59, poi il finale è in discesa, fino al 66-82 che sancisce il passaggio ai quarti, reso amaro dall’infortunio al ginocchio di McMillian, che vorrebbe non lasciare il campo, ma, dovendosi operare, terminerà qui la sua carriera, lasciando il ricordo di un giocatore di rara tecnica, di un professionista serissimo e di una persona squisita. C’è quindi da affrontare il 26 marzo la finale di coppa dei campioni a Strasburgo senza un giocatore di vitale importanza. La Virtus la guida nel primo tempo, subisce torti evidenti, come il canestro annullato a Valenti proprio in chiusura di frazione e va al riposo in vantaggio sul 39-37. Anche grazie al solito trattamento riservato dagli israeliani a  Marquinho e permesso dagli arbitri, il Maccabi passa a condurre nel secondo tempo 51-45, ma i bolognesi recuperano fino al 55-55 e passano anche nuovamente in vantaggio. A pochi secondi dalla fine con la Virtus sotto di un punto il collega dell’arbitro Van der Willige, il quale ha fischiato a senso unico, fischia un’infrazione di passi a Berkowitz forse per rimediare alle nefandezze dell’olandese, il quale subito rimette a posto le cose fischiando sfondamento a Bonamico; il canestro successivo degli israeliani e quello sulla sirena di Martini non cambiano la sostanza, anche se quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver subito fallo sul tiro e quindi di aver avuto diritto a un libero supplementare. La rabbia è tanta, il comportamento dell’arbitro olandese fa talmente scalpore in Italia, che se ne occupa anche la Rai nella trasmissione “Il processo del lunedì” condotta da Biscardi, solitamente dedicata unicamente al calcio. Nikolic comunque dà una lezione di fair play a tutti adducendo come causa della sconfitta il calo fisico dei suoi e non citando mai l’assenza del suo giocatore infortunato, né tantomeno l’arbitraggio avverso. A questo punto ci sono da concludere i playoff, con quale spirito si può immaginare. E invece no,, infatti a soli tre giorni dalla beffa di Strasburgo la Virtus, stanca e delusa, reagisce da grande squadra: a Pesaro parte subito forte, 2-10, ma i marchigiani passano poi a condurre, 44-43 all’intervallo e 53-47 nella ripresa, quando addirittura Caglieris deve fermare di piede l’ennesimo contropiede (il gioco in velocità sempre molto sofferto dai bianconeri) della Scavolini per evitare guai maggiori. Qui si ha però una svolta, la Virtus rinasce, si riporta avanti 61-69, subendo poi però il ritorno dei pesaresi che al 18’ sembrano padroni del match sull’83-79. Un canestro di Marquinho e un libero di Generali riportano la Virtus sul meno uno; tre secondi fischiato a Benevelli e ultimo attacco per i bianconeri che espugnano Pesaro di un punto con un canestro sulla sirena di Villalta, che vede il suo tiro girare sul ferro ed entrare. In gara due a Bologna, partenza sprint per la Virtus, 13 a 4, poi però sul 22-16 un parziale di 9-24 porta gli ospiti sul 31-40, che diventa 40-51 all’intervallo e 49-60 nella ripresa, quando comincia la rimonta bianconera fino al 74-74 firmato Generali, il vantaggio è opera di Bonamico, 79-77 che poi diventa 83-77. A 1’09” dalla fine sul più tre Virtus, azione decisiva da tre punti di Caglieris con canestro e quinto fallo di Ponzoni e così con il finale di 98-93 la Virtus approda in semifinale dove trova Varese. I migliori contro Pesaro Villalta con 29 punti, Marquinho 25, Bonamico 20 e Caglieris 14. Alla vigilia della gara in Lombardia si ferma anche Bonamico, costretto sa disertare la trasferta, Marquinho gioca con la febbre e Caglieris s’infortuna nel corso della partita ma la Virtus prevale incredibilmente di due punti al supplementare sulle ali di un magnifico Cantamessi, protagonista al tiro (16 punti) e nelle palle rubate, di uno stoico Marquinho, 22 punti, di un generoso Generali che si sacrifica su Morse e segna anche 1 2 punti, di un instancabile Villlata che gioca 45 minuti e segna 26 punti, di un Caglieris indomito che rientra anche dopo essere stato portato fuori a braccia. Gara in grande equilibrio con la Virtus che tenta di stare aggrappata agli avversari, 44-43 al 20’, 59-59 al 9’ e 30” del secondo, poi i bianconeri sorpassano 61-63 con un contropiede di Caglieris e al 14’ e 30” sono sul 67-72; i bianconeri patiscono la stanchezza e la Turisanda passa nuovamente avanti, 79-75 a 1’ e 30” dalla fine, quando Caglieris s’infortuna per salvare il possesso di un pallone; il playmaker viene condotto in panchina, ma Marquinho può accorciare le distanze e, dopo il quinto fallo di Meneghin (sfondamento), a 4 secondi dalla fine pareggiare. Nel supplementare a 1’ e 47” dal 45’ Valenti firma gli unici due punti del suo incontro portando i suoi sull’84-86, Mottini pareggia, poi due liberi di Generali e un canestro di Villalta portano Bologna sull’86-90 rendendo inutile l’ultimo canestro di Mentasti.  Cantamessi si è guadagnato il quintetto iniziale per gara due e ripaga Ranuzzi con un 4 su 4 iniziale e 12 punti a fine primo tempo, rivaleggiando con Morse che ne segna 16, ma la Virtus soffre è sotto dal 7’ del primo tempo e all’intervallo è 31-38. Nella ripresa i protagonisti bianconeri son altri due piccoli Caglieris, 15 punti con 5 su 6 in questa fase dopo lo 0 su 1 del primo tempo, e Valenti con 3 su 3 e 2 su 2 dalla lunetta per 8 punti totali, però le Vu nere sono ancora sotto 39-48 al 7’ della ripresa. Caglieris con un libero segna il pareggio a quota 54 al 13’, si è ancora in parità a 5 secondi dalla fine quando Valenti viene fermato mentre tenta la sospensione, dopo un errore di Bonamico; due su due dalla lunetta che porta avanti la Virtus di due lunghezze, poi tiro della disperazione di Varese con Salvaneschi che sbaglia, mentre Morse marcatissimo non riesce a ricevere; l’arbitro fischia sulla sirena un fallo a un bianconero a rimbalzo. Appunto prima o dopo la sirena? Conciliabolo degli arbitri al tavolo attorniati dai giocatori, ma sono quelli virtussini che scattano esultando: è finale. Detto dell’apporto decisivo di Caglieris, Valenti e Cantamessi, hanno stentato invece gli altri, Villalta solo 2 su 11 e addirittura 0 su 7 nel primo tempo con un solo libero a segno, Generali a secco nel primo tempo e un solo canestro nel secondo, Bonamico al rientro 2 su 7, mentre solo Marquinho è venuto in supporto ai piccoli segnando 20 punti con 6 su 11 al tiro. In finale si trova Cantù che in gara 1, dopo il 4-4 iniziale vola via: 12-4 poco dopo, 55-38 all’intervallo, 98-69 alla fine in una gara senza storia. Nell’ultimo allenamento prima di gara due s’infortuna anche Marquinho, rottura del quinto metacarpo della mano destra e la Virtus è costretta a giocare gara 2 a Bologna senza stranieri apparentemente senza speranza. I brianzoli arrivano con le bottiglie per brindare, ma una splendida Virtus tutta italiana compie l’impresa di costringere i canturini alla bella. La Squibb è subito a più quattro e pensa di avere vita facile, ma poi il primo tempo è un crescendo bianconero, 10-8, 15-12 e 50-39 alla pausa. Reazione lombarda nel secondo tempo, 54-49, con però i playmaker Marzorati e Cattini con 4 falli, poi ancora 57-55, ma due canestri di Cantamessi allontanano nuovamente Cantù che dopo poco è sotto 65-57, poi la Virtus regge, nonostante l’uscita di Villalta e Bonamico che costringe Ranuzzi a chiudere con il quintetto Caglieris, Cantamessi, Martini, Generali e Porto e sono proprio questi ultimi sull’81-77, rispettivamente con due tiri liberi e un canestro a fissare il risultato sull’85-79. I 19 punti di Generali, i 18 di Bonamico, i 16 di Villalta e Cantamessi, gli 8 di Caglieris, i 6 di Martini e i 2 di Porto conducono Bologna  a gara tre, ma a questo punto il destino è segnato, le Vu nere lottano, inseguono Cantù che prende 8 punti di vantaggio, ma le Vu nere rientrano sul 33-30 al 14’, anche se all’intervallo il 52-39 sembra una montagna da scalare, ma la Virtus ci prova sulle ali dei 29 punti di Bonamico e al 36’ del secondo tempo è 82-77 però il miracolo non riesce. Vince Cantù, soprattutto per il predominio a rimbalzo (46 contro 23), e in tutti rimane la sensazione di una stagione di grandi imprese che avrebbe potuto portare la stella del decimo scudetto e la prima coppa europea, la più agognata, ma soprattutto un’annata segnata da una grande sfortuna e che si ferma a un passo dai sogni.

Porto, Villalta, Marquinho, Generali, Martini, Zuccheri

Bonamico, Cantamessi, Caglieris, Valenti, McMillian

Tratto da Giganti del Basket - Ottobre 1980

 

Campionato o Coppa? Questo atroce dilemma che  attanaglia la tifoseria bianconera non crediamo turbi il sonno dei dirigenti e dei tecnici della Virtus Sinudyne, vista la disarmante tranquillità e la prontezza nelle risposte fornite dalla società ogni qualvolta si affronta questo argomento. “Non crediamo in una scelta prioritaria fra campionato e Coppa dei Campioni” afferma il general manager Mancaruso “sicuri della nostra forza, senza false modestie, ma sempre con i piedi perennemente attaccati al suolo, si dovrà sempre giocare al meglio (contro di noi tutte le squadre per orgoglio vorranno vincere) con chicchessia, domenica dopo domenica, secondo il credo dell'allenatore, senza facili illusioni o tracotanti chimere.

La Sinudyne è nel lotto delle favorite ed ovviamente miriamo ad entrare nei play-off, poi vedremo il da farsi; nell'altro discorso quello europeo, cercheremo di fare meglio dell'anno scorso; la fortuna di aver scelto i migliori, ci consente di sperare in un cammino proficuo, pur consapevoli delle molteplici difficoltà (le trasferte a lungo chilometraggio, la mancanza a volte del tempo necessario al recupero, e non ultimo il rientro dei colossi sovietici)”. La squadra si presenta al campionato 80/81 leggermente modificata. Nel capitolo stranieri Jim McMillian non si discute: l'anno scorso, erroneamente considerato “sotto la doccia” visti i suoi trascorsi nei pro, è stato determinante nel successo in campionato, per il suo stile e classe cristallina, e non comuni doti di tiratore e mastino in difesa (vero Dalipagic?); accanto a lui, dopo la partenza di Cosic, ritornato alla natia Jugo, era necessario scegliere un giocatore che non togliesse spazio alla formidabile batteria di italiani che compone il team virtussino. Viste le insipide scelte che il mercato americano offriva, è arrivato così Leite Marquinho, brasiliano di 2,08, dalle referenze più che positive raccolte alle Olimpiadi moscovite con la nazionale carioca e a conoscenza del clima del campionato italico, avendo militato per due anni nell'Emerson Genova. Inoltre nel modulo-Virtus il sudamericano rappresenta un'alternativa a Cosic sufficientemente vicina per non dover modificare radicalmente schemi e concezioni di gioco: forse mancherà quest'anno quel pizzico di fantasia… che solo Kreso sapeva infondere, ma sicuramente si conquisterà un numero maggiore di rimbalzi (specialmente offensivi) lasciando inalterato il potenziale al tiro dei tricolori.

Il parco giocatori italiani è come abbiamo già affermato, dei migliori, forse il più competitivo. Nel reparto guardie, spicca il genio di Charlie Caglieris, che forse vorrà far ricredere qualcuno per l'esclusione dalle Olimpiadi, mentre le “riserve” Valenti e Cantamessi confermeranno le ipotesi che li vorrebbero titolari in tante formazioni della A. Dopo dieci anni, fra le ali bianconere non troviamo più il nome di Gianni Bertolotti, ceduto alla Fortitudo (“Il nostro capitano voleva giocare” precisa Mancaruso”e noi abbiamo voluto accontentarlo, vista anche la profondo stima che gli portiamo e la possibilità di avere la guardia Ferro, che il prossimo anno vestirà la nostra maglia”). Ma non si è certo indebolito il settore, visto il terzo ritorno di Marco Bonamico (speriamo sia quello buono) e Martini, combattenti di razza: eccezionale sesto uomo in Nazionale, che cercherà di guadagnarsi il posto in starting-five e determinante cambio il secondo per ogni frangente e nelle partite da vincere ad ogni costo. Villalta, Generali, Porto: quale altra squadra italiana può vantare una simile batteria di lunghi? Due nazionali ed un giovane (che ha fatto esperienza per due anni nella serie cadetta a Imola e Montebelluna) che non teme certo il confronto con una coppia che a Mosca ha fatto cose egregie soprattutto nella finalissima con i plavi dell'ex compagno mormone. Come giocheranno quest'anno questi dieci tricolori? Giriamo la domanda al neo coach, Ettore Zuccheri, erede naturale di Driscoll dopo la partenza di quest'ultimo: “Proseguo nel lavoro già intrapreso insieme a Terry nelle passate stagioni, perché lo ritengo ancora il più idoneo alla nostra squadra. Stiamo solo cercando di curare alcuni importanti particolari, che erano stati accantonati l'anno scorso per atti contingenti, quali il contropiede, una veloce manovra di rimessa che è doveroso attuare con simili giocatori, ma soprattutto un assiduo allenamento per perfezionare la nostra tecnica di rimbalzo, in primis quello d'attacco. L'anno scorso avevamo Generali, quest'anno potremo contare anche su Bonamico e Leite”.

 

SINUDYNE INCUBO E TORMENTO

di Oscar Eleni - Superbasket - 23/10/80

 

Mi hanno chiamato in alto, molto in alto. Vieni e prevedi il futuro. Come finirà la stagione della Sinudyne? Ve lo dico subito, santità, se avere pazienza. Intanto alla notte io sogno spesso Porelli e fuggo per il Naviglio inseguito da Caglieris, Villalta, l'esercito dei bravi ragazzi cestofanti a cui impedisco un sano procedere della carriera con qualche nota critica. Non è presunzione, lo dicono loro ad amici degli amici e l'informazione rotola sempre fino alla mia scrivania con forza irresistibile.

Dunque la Sinudyne. Ho paura che non vincerà niente, nono terrorizzato dal fatto di avere alle spalle mille previsioni come questa clamorosamente sbagliate: di solito sono quelli che vincono lo scudetto a farmi mangiare chili di carta stampata male, vedrai che questa volta mi fanno ingoiare anche la lega di oro matto con cui la Fiba premia i suoi campioni. Forse esagero. Sento di avere dentro l'informazione giusta. Sì, in questi casi contano anche i sogni e poi gli dei non saranno sempre dalla parte opposta alla mia, va bene che le sconfitte fortificano ed è nella disgrazia che si vedono gli uomini, però mi sono stancato di dover essere sempre il primo ad alzare bandiera bianca.

Non credo in questa Sinudyne dal primo giorno, non dalla prima sconfitta. Sono addolorato per Ettore Zuccheri a cui un amico che scrive sul "Giorno", per consolazione, ha mandato questo messaggio: "Se ha vinto due titoli Driscoll, tu che sei più allenatore di lui avrai sicuramente successo".

Ho affetto per Saccarina, deliravo per il suo modo di recitare basket quando era in campo, come essere umano gli farei subito avere il passaporto per la "fontana dei limpidi" che su questa crosta maledetta è regno per pochissima gente. Volendo essere giusti bisognerebbe aggiungere alle note di Grigoletti che hanno vinto coppe e titoli personaggi anche meno bravi di Terry Driscoll e per questo non ci dovrebbe essere timore. Invece mi sembra il caso di sentire dentro sensazioni diverse, partendo da questa sentenza rubiniana, cioè scaturita dal cervello di un uomo che ha vinto proprio tutto e si è ripetuto almeno diciassette volte: gli allenatori possono soltanto rovinare una buona squadra, se sono bravi la tengono sui binari per arrivare al successo, il 70 per cento è in mano ai giocatori, il 10 alle fortune, il 20 al tecnico.

Ora bisogna dire che il settanta per cento della carte che ha in mano Ettore Zuccheri non è certamente uguale a quello che possedeva Driscoll. Bonamico e Marquinho viaggiano due note sotto Bertolotti, anche quello inguardabile dell'ultima stagione, e Creso Cosic il vescovo che si amministrava inventando scuse per allenarsi meno di altri, facendo scoppiare la rivolta dei cattivi e, purtroppo, anche dei buoni. Stimare un giocatore, avere applaudito un brasiliano, apprezzato qualche volta il nostro marine genovese ingannato dagli adulatori e scopertosi pessimo difensore e discreto attaccante quando lui pensava esattamente il contrario, non vuol dire perdere l'esatta dimensione della realtà.

Questa Sinudyne che difendeva male ieri continuerà a farlo domani e in attacco, pur avendo bombardieri per novanta punti fissi, si troverà spesso ad avere la necessità di cercare anche oltre questa linea rossa per vincere una partita. Negarsi l'idea che la Sinudyne carrozzata Zuccheri vale meno dell'ultima che ha vinto il titolo e, forse, anche di quella che, due anni fa, agguantò lo scudetto con Owen Wells sarebbe ipocrisia. è la voragine difensiva quella che spaventa anche se a questo nessuno può credere. Certo, lasciamo in pace Marquinho, ci mancherebbe altro, troppo comodo scarica su di lui responsabilità che, casomai, saranno collettive. Piuttosto domandiamoci perché la Sinudyne di oggi non poteva essere diversa da quella che vediamo in campo, cominciamo a chiederci perché c'è stata battaglia per trattenere tutti, da Driscoll a McMillian e, invece, non è stato fatto molto per convincere Cosic che Bologna lo voleva ancora. Nell'elenco dei quesiti che non avranno mai risposta, perché Torquemada non ha fatto nulla senza averci ragionato a lungo sopra, bisognerà mettere anche quello su Haywood: lo aveva in mano e ha preferito che fossero Venezia e la Carrera a gioire di questo matrimonio. Possibile che Porelli non abbia visto l'immensità pubblicitaria, per il basket, non solo per la Sinudyne, di un assalto alla coppa con un fuoriclasse di quella portata? Allora io dico che mi si potrà convincere di tutto, accetto pettegolezzi, critiche, insulti, ma respingo chi vuole farmi credere che il nostro adoratissimo Torquemada ha tirato su le prime carte che sono uscite dal mazzo e si è messo a giocare pensando soltanto alle sue palestre. Non esiste movimento del pianeta Virtus in questi anni di regno porelliano che non sia scaturito dopo lungo ragionamento dalla stanza dei bottoni.

Allora, cari amici, vorrei portarvi nel giardino dei miei sogni per fare un certo tipo di ragionamento. Se sbaglio sparatemi, se ci azzecco pagatemi una gita a Monzuno dal toro Ugo di super Mandelli, nella tenuta Lamberti, insieme a Piero Parisini, uno che il basket ha perduto accumulando tante di quelle colpe che alla fine è quasi diventato colpevole lui.

Beh, questo non è importante adesso, torniamo al Porelli pensiero, cerchiamo di andare dentro. Chiameremo questo viaggio scoperta del razionale che sconfitto la passione, i sentimenti in attesa che sbocci un fiore tutto nuovo, impostato in maniera diversa senza "fare del casino" come direbbe l'avvocato con ogni elemento del "sistema planetario Virtus" cosciente dei propri mezzi.

L'esplorazione in questa Sinudyne ha inizio il giorno in cui Creso Cosic ha detto grazie, finisco la carriera a Zagabria. Domanda: per lui, Porelli e la Virtus erano pronti a firmare un vitalizio, possibile che il divorzio sia stato così semplice? Cosa ci nascondono?

Intanto penso che Cosic abbia sentito quella strana ostilità che spesso spingeva i suoi compagni di squadra, con ironia, con silenzi ancora più taglienti, a portare fuori dal castello tutte le notizie sui "peccati" del vescovo, uno che faceva vincere sul serio e che anche allenandosi meno, perché il suo fisico doveva essere amministrato, era sempre torre sotto la quale dovevano inchinarsi gli altri, avversari e compagni. Quando ti accorgi che questo fa male e Cosic era così geniale e sensibile d'avvertire il malanno, ecco che preferisci andartene. Verranno le smentite, ma questa idea l'ho costruita viaggiando in coppa con la Virtus e ora è ben radicata e non la cambierò.

Secondo movimento della sinfonia: Cosic come sole intorno a cui ruotare concedeva periodi di splendore e di riposo un po' a tutti. Tolto lui ecco la necessità di vedere nascere altre fonti di energia. Tocca agli italiani, alla squadra intera uscire completamente allo scoperto. Se la Sinudyne cercava nuovi leaders questo è il momento. Con ansia aspettiamo la grande regia, i tremendi rimbalzi, la superdifesa, gli spaventosi canestri. Alleluia, alleluia, canterò così il giorno in cui al Madison di piazzale Azzarita la Sinudyne mi legherà dietro il suo carro, cucendo stella e scudetto sulle maglie. La responsabilizzazione lo sapete bene è anche verifica definitiva. Fallire in questo caso vorrebbe dire bocciatura, fagottino d'insulti e ritorno ad antiche basi. Forse è per questo che la Sinudyne si muove con un certo nervosismo, preoccupata nei singoli e nel collettivo di mostrare tante cose, ma genio e tecnica non s'inventano soltanto perché c'è il desiderio di affermarsi.

Sul caso Haywood e, per qualcuno anche sul caso Dalipagic, altro uomo bloccato dalla Sinudyne, il ragionamento sconfina quasi nel sogno utopico. Il duello Simmenthal-Ignis di tanti anni ha esaltato platee esigenti però ha in un certo senso castrato il basket. I nemici di questo sport, fino a ieri, uno straniero per squadra, difendevano il loro disinteresse spiegando che tutto era troppo scontato, una minestra con i soliti ingredienti e la grande sfida finale, quella decisiva, un play-off preistorico per un paio di settimane inventava il grande basket, lasciandolo poi assopire di nuovo. Ora io non dico che Gianluigi Porelli abbia avuto un'idea così masochistica per il bene comune: vincere un altro titolo significherebbe dittatura e questo alla gente non piace, così come un buon manager sa di dover assolutamente presentare ogni anno qualcosa di nuovo al suo pubblico. Però lasciatemi essere sognatore fino in fondo. Mi è capitato tante volte. Io vedo nella rinuncia alla grande stella qualcosa di preordinato che sta a mezza strada fra il desiderio di ricercare una vera identità di squadra, e, in questo caso, il successo sarebbe doppio, e l'idea di non dover asfissiare il campionato sotto lo stesso tallone. Non dimentichiamoci che Porelli lo scorso campionato concesse a Milano un suo giocatore, Marco Bonamico, che sulla carta doveva essere l'uomo in più che mancava a Peterson per giungere a bersaglio e bisogna dire che nella prima fase del torneo fu anche uomo determinante. Per quel prestito pagato bene, come lo avrebbero potuto pagare però mille altri, ci fu battaglia, una bella valanga di accuse e Torquemada a tutti rispondeva: intanto il giocatore matura con un grande tecnico e poi Milano che lotta per lo scudetto è importante per tutti, una finale al palazzone val bene un prestito e una "messa".

Ora so benissimo che il primo a ribellarsi per queste fantasie sarà proprio l'avvocato. Sono pronto a subire il supplizio del trionfo Virtus contro ogni previsione logica. Per ora a bocce ancora ferme, non tuffandomi in quella che assurdamente viene considerata la crisi di questo o quello, il miracolo del tale, l'egemonia di una regione piuttosto che di un'altra, ho voluto dire quello che pensavo da tempo: mi è sembrato imprudente lasciare andare Cosic, sbagliato tenere qualche giocatore italiano, assurdo non tuffarsi subito su Haywood, rischioso cercare altre strade tecniche con la struttura di squadra messa in piedi. Anche questo è un tentativo Virtus di ricostruire sul vecchio tempio una squadra diversa con passo europeo, artigli da grande arena. Siamo al lancio di un progetto per una invincibile armata bolognese, il sogno richiede tempo, uomini, imponeva un sacrificio enorme alla società, lo chiederà ai suoi tifosi: se Bologna capirà il tentativo tutto diventerà più semplice e in spregio a questa stupida Cassandra anche quest'anno il gigante avrà le sue palle tricolori.

Marquinho a rimbalzo sotto gli occhi di McMillian (foto Giganti del Basket)

MAI COSI' FORTE LA SINUDYNE

di Dario Colombo – Giganti del Basket - Gennaio 1981

 

Scusi, Villalta, perché la Sinudyne va così male?

La domanda è nell'aria, non arriva inattesa. Neppure la vittoria di Mosca contro l'Armata Rossa ha fugato tutti i dubbi, e le perplessità sulla squadra. Dall'inizio della stagione la Sinudyne campione d'Italia  sottoposta al fuoco di fila di critiche che ne contestano non solo il rendimento sul campo ma anche l'armonia interna alla squadra; la conduzione tecnica ma anche la disponibilità dei singoli ad accettare certe scelte di gioco: insomma, al di là dei risultati - non sempre buoni, tra l'altro - di questa Sinudyne si vorrebbe conoscere il male oscuro che la corrode ormai da tempo, anche se fino allo scorso anno tutto era stato nascosto e in, parte cancellato dai due scudetti conquistati da Driscoll. Perché è indubbio che, nonostante le smentite e le cortine fumogene innalzate attorno alla squadra, da tre anni a questa parte - cioè dalla partenza di Peterson per Milano - molte cose nella squadra bolognese non sono funzionate come avrebbero dovuto anche se, alla fine, i risultati hanno dato sufficientemente ragione a quanti sostenevano il contrario. Quest'anno, comunque, le cose sembrano andare, se, possibile, peggio degli anni scorsi: e certe battute d'arresto clamorose (valga per tutte quella contro, la Recoaro a Forlì) sono là a dimostrare che forse si è arrivati al culmine di una parabola discendente iniziata tempo fa. Di tutta questa evoluzione (o involuzione?) della Sinudyne Villalta è stato sicuramente, in questi anni, il testimone più fedele: acquistato all'indomani dello scudetto del '76, prima pietra per la costruzione del grande squadrone che avrebbe dovuto dominare gli anni '80, Villalta ha vissuto in prima persona gli ultimi campionati dell'era Peterson, poi il periodo Driscoll con la conquista dei due scudetti, infine la situazione attuale, con Zuccheri allenatore, Marquinho come secondo straniero, Bonamico rientrato dopo due anni di prestito. Dunque, Villalta, perché la Sinudyne va così male?

Se devo essere sincero, è una cosa che mi chiedo anch'io, che ci chiediamo tutti noi della squadra. è una cosa misteriosa, di cui è difficile trovare una ragione ben precisa. Però è certo, per esempio, che dall'anno scorso a quest'anno sono avvenuti molti cambiamenti importanti, che secondo me stanno avendo ancora le loro ripercussioni sulla squadra. Prendiamo primo fra tutti il cambio Cosic-Marquinho: Marcos è un grandissimo attaccante, però portato a concludere personalmente gli schemi, Creso era invece uno a cui piaceva di più fare un assist che non segnare di persona. Lo stesso si può dire per Bonamico e Bertolotti, due giocatori completamente diversi nel gioco e nella mentalità. Tutto questo ha comportato un cambiamento non solo nel gioco ma anche negli allenamenti: e non si può pretendere che una squadra come la nostra, abituata ormai da tempo a certi meccanismi, improvvisamente renda al 100% anche con tutte queste modifiche.

Però c'è chi sostiene che la vostra, prima che tecnica, sia una crisi dovuta al logoramento di certi rapporti interni, di certi equilibri che da tempo erano sul punto di spezzarsi e che adesso - forse - si sono definitivamente rotti.

Faccio una premessa: la Sinudyne è per me una grossa società perché ognuno ha un suo ruolo ben definito ed è così dispensato dall'occuparsi di altre cose. Noi giocatori possiamo tranquillamente pensare a fare solo i giocatori di basket e, in teoria, non dovremmo pensare anche a creare atmosfere particolari o cose del genere. Però è sicuro che noi non ci frequentiamo molto al di fuori del campo: e questo è probabilmente il problema più grande della Sinudyne. Potrei ricordare i tempi in cui giocavo a Mestre, quando eravamo un gruppo di veri amici e spesso si ottenevano dei buoni risultati anche per questo legame esistente tra di noi; però mi rendo conto che oggi il basket è cambiato, certe cose forse non sono più possibili. Fino all'anno scorso c'era Cosic, con cui ero legato da una profonda amicizia, quest'anno non posso proprio dire che siamo un gruppo di amici…

Dunque è vero che Cosic aveva un ruolo molto importante, anche al di fuori del campo, nell'economia della Sinudyne?

Penso proprio di sì, perché certi suoi atteggiamenti, certi scherzi che magari sul momento potevano sembrare noiosi o inutili poi si rivelavano importanti, specialmente nei confronti dei più giovani.

E allora come si spiega il malumore nei suoi confronti, le critiche che trapelavano dalla porta degli spogliatoi per arrivare poi fino alla piazza?

Lui si rendeva conto di essere fisicamente vulnerabile e allora cercava di amministrarsi saltando parecchi allenamenti o impegnandosi poco durante la settimana. E questo non poteva andar bene agli altri, soprattutto a quelli che poi magari alla domenica rimanevano in panchina mentre lui era in campo. Ma alla fine ha avuto ragione lui, ha dimostrato che solo allenandosi con il contagocce ha potuto arrivare fresco ai play off dove ha fatto quello che ha fatto.

Comunque Porelli avrebbe accettato la partenza di Cosic - soprattutto lo avrebbe sostituito con Marquinho e non con un campionissimo tipo Haywood - proprio per una verifica del gruppo degli italiani. In altri termini, vorrebbe vedervi alla prova senza un aiuto come quello di Cosic: e a fine stagione trarrà poi le sue conclusioni…

Non accetto in via assoluta l'ipotesi per cui noi italiani si sia in qualche modo deciso di far partire Cosic. Porelli non avrebbe mai ascoltato un consiglio del genere, così come non ne ha mai ascoltati altri su questi argomenti: Io non credo che abbia scelto volutamente uno straniero meno forte di un altro: il tutto mi sembra un po' autolesionista e condito di molta fantasia. Penso piuttosto che, nei cinque anni passati a Bologna con lui, Porelli ha sempre fatto delle scelte che poi si sono rivelate azzeccate: e non vedo perché anche quest'anno non potrebbe essere così…

È un caso che tutti i problemi siano iniziati dal momento in cui a Peterson sono subentrati Driscoll e poi Zuccheri, cioè due persone con le quali voi giocatori eravate in rapporti di estrema confidenza?

Penso di no, anche perché con Driscoll, tanto per fare un esempio, quasi tutti noi abbiamo smesso di vederci una volta diventato allenatore, come credo sia giusto. Ci si dava del tu, certo, ma quando alzava la voce nessuno osava parlare.

Comunque è indubbio che, prospettando la soluzione-Nikolic, la società abbia inteso riportare il discorso dell'allenatore verso una persone "estranea" all'ambiente…

Non so se questi siano gli intendimenti della Sinudyne, anche perché per ora Nikolic svolge delle mansioni limitate. Personalmente, però, se fossi stato al posto di Zuccheri non avrei accettato questa soluzione.

Però si dice anche che voi giocatori non abbiate accettato fin dall'inizio certe soluzioni di gioco volute da Zuccheri, per esempio la difesa a uomo. È vero?

Direi che questo rientra nel modo di vivere e pensare bolognese. Se marito e moglie vanno d'accordo prima o poi salterà fuori la voce che si mettono le corna l'un con l'altro. Probabilmente è così anche per la Sinudyne: pensate cosa succederebbe in società se davvero noi ci rifiutassimo di giocare nei modi voluti da Zuccheri…

Questo comunque è sempre difficile saperlo, in un club come la Virtus in cui tutte le polemiche rimangono all'interno della società e vengono risolte senza clamori e comunicati stampa…

Per quel che mi riguarda le uniche cose da chiarire con la società sono sempre stati i contratti all'inizio di stagione e basta.

Con Driscoll si poteva continuare?

Direi proprio di sì, tant'è vero che per quel che ne so io, lui se n'è andato unicamente per una questione economica. Il primo anno era sicuramente limitato, da tutti i punti di vista, però già l'anno scorso molti errori non li aveva ripetuti: se fosse rimasto ancora probabilmente sarebbe diventato uno dei migliori allenatori del campionato, anche se rimane pur sempre uno che ha vinto due scudetti in due anni.

Qual è stata la Sinudyne più forte degli ultimi anni?

Quella di quest'anno, senza dubbio. Abbiamo un Generali ulteriormente migliorato, un Bonamico che ha imparato a disciplinare il proprio carattere e quindi che rende di più, io stesso mi sento maturato ancora un po' rispetto agli altri anni come penso pure Caglieris. McMillian e Marquinho non si discutono, e allora dico che sulla carta siamo la formazione migliore che Bologna abbia avuto negli ultimi anni. Certo questo non vuol automaticamente dire che si vinca lo scudetto o la Coppa, così come nel '76, quando la Sinudyne vinse il titolo con Peterson, non era assolutamente la squadra più forte d'Italia.

Generali e Bonamico: potranno coesistere in maniera utile alla squadra?

Conoscendo i due caratteri dico di sì, perché la loro rivalità per conquistarsi un posto in squadra nasce in allenamento e quindi ne traggono benefici loro ma anche tutti noi. Per quanto riguarda Generali dico che non è un caso che il brutto momento della Sinudyne coincida con un suo momento-no: per me lui è uno dei punti di forza della nostra squadra e quando sarà ritornato a posto anche noi ne trarremo vantaggio.

Se dovessi dare un appuntamento ai tifosi bolognesi per tornare a vedere una bella Sinudyne, diresti loro di tornare per i playoff o per il prossimo anno?

Potrei rispondere con una battuta dicendo che i soldi li hanno già spesi e quindi devono tornare per forza… Scherzi a parte, chi può sapere quando si risolvono certi problemi? Negli ultimi due anni ad una prima fase così così abbiamo sempre opposto dei playoff di grande livello, potrebbe essere la stessa cosa anche quest'anno, tutti noi abbiamo ormai la mentalità inconscia di risparmiarci in vista dei playoff.

Ma tu ci credi davvero in questa squadra?

Perché no? Mi sorregge la convinzione che la società c'è, i giocatori pure e, pur giocando male, siamo sempre in contatto con le prime posizioni per cui, quando le cose cominceranno ad andare per il verso giusto, perché non dovremmo vincere di nuovo?

 

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LA CONQUISTA DI MOSCA

Giganti del Basket - Gennaio 1981

 

Questa telefoto rimarrà impressa sulle pagine di Giganti come testimonianza di un grosso avvenimento, almeno dal punto di vista “storico”: la Sinudyne vince a Mosca contro l'Armata Rossa, è la prima volta che una squadra italiana sconfigge in una competizione internazionale una compagine sovietica fra le proprie mura. Per non cadere, oltre che in superflui e già consumati elogi, anche in un falso pubblico, aggiungeremo comunque che di eccezionale l'impresa della Sinudyne ha solo il risultato dal punto di vista statistico, avendo rotto una tradizione sfavorevole delle squadre italiane in terra d'oltre cortina che durava dal 1962, anno in cui il Simmenthal battè a Tbilisi la squadra locale. Di fronte alla pochezza tattica degli avversari, oltre che tecnica, la Sinudyne ha semplicemente giocato un'onesta partita, forse neanche la migliore in assoluto della stagione. Diciamo comunque grazie alla squadra di Zuccheri che, a pochi mesi di distanza da un'analoga impresa degli azzurri alle Olimpiadi, ha sfatato il mito dell'imbattibilità interna di quella che fu una grande armata.

Villalta, Marquinho e Generali contendono un rimbalzo a Lopatov del CSKA Mosca (foto Giganti del Basket)

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Non si fa in tempo a smaltire la sbornia del nono triangolo tricolore che si presenta subito il problema dell'allenatore. Sì, perché Terry Driscoll non guiderà più le Vu nere. Perché?  è presto detto: per una questione di dollari.  è una decisione che Porelli dice di non rimpiangere. "Avevo fatto i miei conti" racconterà Driscoll a Giganti del basket "Tenendo presente un sacco di cose, avevo fatto dei calcoli veri e propri, e non solo matematici, raggiungendo la convinzione che 70.000 dollari era la cifra giusta da chiedere. Probabilmente resterò famoso come colui che ha rifiutato 60.000 dollari per allenare la Virtus, questa è in effetti la cifra che mi ha offerto Porelli, ma ero convinto di doverne chiedere settanta". L'Avvocato, intransigente come molte altre volte, rimane fedele alla massima che vede "tutti necessari, e nessuno indispensabile" e non accetta le richieste del coac che che in due anni aveva vinto due scudetti. "Driscoll, quando ha iniziato ad allenare già prendeva 45mila dollari. La stessa cifra che prendeva come giocatore" spiega Porelli "Il secondo anno ne ha presi 50mila. Il terzo ne voleva 70. Sono arrivato a 63mila. Ha detto di no. Dopo 5 minuti ho informato la stampa che Driscoll poteva ritenersi libero.Non potevo cedere. L'offerta era giusta e rapportata agli stipendi degli altri allenatori in Italia e in Europa. Terry ha fatto le sue scelte. Ora fa il rappresentante di articoli sportivi negli Stati Uniti". Se ne era andato dunque il bostoniano Terry Driscoll, uno dei giocatori più amati e uno degli allenatori meno apprezzati dal pubblico bolognese. Un coach che ha centrato tutti gli obiettivi nazionali che gli erano stati assegnati. "Ricordiamoci che in campo c'era però il Signor Cosic, uno che dove è andato ha fatto sempre vincere" ricorda ancora l'avvocato Porelli. Ma il primo a non fare drammi per questo "divorzio" è proprio Terry Driscoll che si rivela anche lui ormai cooptato dal mito delle Vu nere, quando prima di partire ricorda a tutti che. "Terry Driscoll passa, la Virtus resta".

La panchina viene con naturalezza affidata ad Ettore Zuccheri che per due stagioni aveva collaborato con grande competenza e con assoluta dedizione al lavoro di Driscoll. Zuccheri è un "uomo" Virtus, con una lunga militanza fatta di centinaia di partire come giocatore e poi la trafila da allenatore delle giovanili su, su fino alla panchina della prima squadra. Roba da romanzo, il ragazzino che realizza il sogno di una vita: guidare la squadra del proprio cuore. Non insistiamo come De Amicis, anche perché il sogno si interromperà bruscamente a cammina appena iniziato.

L'organico della squadra presenta qualche novità. Confermato McMillian che aveva smentito l'anno prima con un finale di classe cristallina chi lo pensava in vacanza, si deve invece sostituire sua maestà Kresimir Cosic le cui condizioni fisiche non appaiono più in grado di far fronte al massacrante campionato italiano quando ogni domenica si devono incontrare fior di "marcantoni" made in USA. Molto meglio per il carismatico Creso il meno impegnativo campionato del suo paese. La Virtus lo deve comunque ringraziare, come lo ringrazia Terry Driscoll, anche se in maniera critica: "Lui è veramente un campione e come tutti i grandi campioni può togliere e dare moltissimo al suo allenatore nel compimento di una sola azione, pronunciando una sola frase" ricorderà il coach dei due scudetti petroniani "Queste sono cose che vanno accettate, altrimenti si rinuncia ad avere certi personaggi. In me non si è generato alcun complesso, ho accettato Cosic sapendo che non poteva essere cambiato, limitandomi a cercare di ottenere da lui il massino di quanto poteva dare. E poi Creso è uno di quei personaggi che si fanno perdonare qualsiasi cosa, cui non puoi serbare rancore in nessun modo, neppure quando riesce a dartene tutti i motivi".

Al suo posto, al suo scomodo posto, la Virtus pensa bene di mettere un altro non-yankee. Questa volta pesca in Sud America un nome anche questo molto noto in Italia, sia per le sue stagioni con la maglia della squadra di Genova, sia per le frequenti esibizioni con la maglia del suo paese, il Brasile, alle Olimpiadi e ai mondiali. Manifestazioni dove Carlos Leite, detto Marquinho, non era da meno di Cosic nel battere molto di sovente gli azzurri.

Tra gli italiani c'è la rinuncia, non senza qualche sacrosanta lacrimuccia, a capitan Bertolotti la cui esigenza di giocare è soddisfatta con la cessione ai cugini della Fortitudo (in cambio di Ferro l'anno a venire). Se non ci sarà più Bertolotti, ritornerà però Marco Bonamico che oramai più che una promessa è una realtà concretissima. Gli altri italiani, lo si proclama a chiare lettere, sono da primato, Caglieris in regìa, Villalta e Generali sottocanestro più i vari Valenti, Cantamessi, Porto, Martini fanno, ma ormai è un'abitudine oramai, sognare i tifosi. I quali tifosi però a questo punto vorrebbero anche che le Vu nere diffondessero il loro mito al di là dei confini tricolori e portassero un po' di storia sotto del Due Torri in giro per l'Europa, dalla Spagna ad Israele, dall'Unione Sovietica alla Jugoslavia. In Società non ci sono obiettivi primari: si è consapevoli che la formazione è attrezzata per il Campionato e per la Coppa e non si fa mistero di guardare con una certa tranquillità a entrambi i traguardi. "Proseguo nel lavoro già intrapreso insieme a Driscoll" dichiara il presentazione del campionato il nuovo coach Ettore Zuccheri "Stiamo cercando di curare alcuni importanti particolari, che erano stati accantonati l'anno scorso per fati contingenti: il contropiede, le rimesse rapide e i rimbalzi d'attacco, quest'anno abbiamo Bonamico e Marquinho in più".

Renato Villalta, che dopo la partenza di Bertolotti ne ha rilevato i gradi di capitano e il posto nel cuore dei tifosi, è molto fiducioso. "Per me questa formazione" dichiara subito"è la più forte che la Virtus abbia mai avuto" ma poi forse per scaramanzia aggiunge "ma non è detto per questo che vinceremo necessariamente il campionato o la coppa". Nonostante la fiducia iniziale, la squadra ingrana con molti problemi non solo di rendimento sul campo, ma persino di armonia interna, Una sorta di "male oscuro" che si protrae da due anni, anni in cui però tutto era poi stato messo in second'ordine a suon di vittorie. "Se devo essere sincero" dirà Villalta sul momento-no della squadra "anch'io mi chiedo perché la Sinudyne va così male. Ce lo chiediamo tutti. è una cosa misteriosa, di cui è difficile trovare una ragione ben precisa. Ma io credo ancora in questa squadra. Mi sorregge la convinzione che la società c'è, i giocatori pure e, pur giocando male siamo sempre lì, a contatto con i primi. E se le cose ricominceranno ad andare bene perché non dovremmo ricominciare a vincere?". Zuccheri era stato investito dell'eredità di Driscoll, ma molto presto parte di questa eredità gli viene tolta. L'avvocato Porelli decide di affiancargli, con compiti di consulente tecnico, il grande Aza Nikolic. Zuccheri per un po' sembra accettare questa soluzione, ma il connubio non dura molto. "Personalmente se fossi al posto di Zuccheri "aveva subito dichiarato il capitano Renato Villalta "non accetterei questa situazione" e puntualmente Ettore Zuccheri dopo qualche tempo rassegna le dimissioni. Al capezzale della Virtus malata viene chiamato un altro uomo-Virtus. è Renzo Ranuzzi, un passato glorioso come giocatore negli anni '50, "un uomo che si inserisce perfettamente, e non è retorica, nella tradizione della società" dirà l'avvocato Porelli "Era la soluzione migliore per rimediare ad una situazione di incertezza creatasi con le dimissioni di Zuccheri. Al posto suo credo non sarei andato via, ma questa è una questione di carattere: quando prendo un impegno desidero portarlo a termine soprattutto nei momenti di difficoltà. Comunque tornando a Ranuzzi, ritengo sia la persona adatta a collaborare con Nikolic, accettandone la supervisione tecnica durante i periodi in cui potremo contare sull'apporto del professore". Probabilmente la soluzione migliore sarebbe stata quella di avere Nikolic fin dall'inizio della stagione e con pieni poteri, ma ora bisogna, ancora una volta fare quadrato. A questo pensa da subito Ranuzzi. "lui è il migliore" dichiara "i miei rapporti con lui sono ottimi. Non abbiamo tempo per mutare radicalmente il gioco della squadra. Lavoreremo sulla difesa cercando soluzioni alternative per l'attacco alla zona. Il problema da risolvere subito è la graduale ripresa di Marquinho e la sua coesistenza con Generali e Villalta". Ma è Porelli che come al solito guarda oltre questa stagione e metti tutti sull'avviso "Attendo dal campo le verifiche delle nostre reali possibilità in seguito al mutato indirizzo tecnico." dichiara ai Giganti nel febbraio '81 "saprò insomma se fino a quel momento la squadra ha balbettato perché non è stata guidata adeguatamente dalla panchina, o se effettivamente qualche giocatore non è adatto alla Sinudyne":

Uno dei giocatori più sotto accusa è il brasiliano Marquinho. La Virtus Sinudyne con i tempi che corrono questa volta deve entrare nei play-off giocando anche li ottavi di finale. Se la vede con Brindisi che supera in due partite. Poi è la volta dei marchigiani della Scavolini che vengono battuti nella prima partita in casa loro di un solo punto e poi di 5 a Bologna nel ritorno. QUesta vittoria riaccende le speranze per le semifinali dove c'è subito la Turisanda Varese che viene eliminata in due incontri, sempre con lo scarto minimo di due lunghezze. Ed è ancora finale: per il sesto anno consecutivo.

Anche questa volta sulla strada della Virtus c'è la Squibb Cantù di Marzorati e Riva, Flowers e del bizzoso ex-pro Tom Boswell che aveva sostituito il deludente Stotts. Purtroppo in questa circostanza la Virtus e la finale sono mutilate irrimediabilmente dagli infortuni. Nel primo incontro a Cantù l'assenza di McMillian se non spiega forse giustifica un mortificante 98 a 69. Alla vigilia del ritorno si infortuna anche Marquinho. "Sbagliavano tutti però a dare per spacciata la Sinudyne" scrisse Dario Colombo su Giganti "Nel ritorno di Bologna Villalta e compagnia hanno infatti fatto arrossire tutta la critica giocando come non avevano mai giocato, facendo dimenticare gli uncini di Marquinho e le bordate di McMillian per strapazzare la Squibb. Un risultato clamoroso, un rovesciamento di fronte semplicemente sensazionale che riapriva il discorso scudetto, alla faccia di tutto il mondo del basket che dava per spacciata la squadra dell'avvocato Porelli. Il carattere e il cuore hanno potuto là dove la tecnica e la logica negavano possibilità ai campioni uscenti". Il terzo incontro è sempre nelle mani degli uomini di Bianchini che comunque devono temere fino all'ultimo una Sinudyne "all'Italia" che staccata fino ad un massimo di 14 punti trova la forza di tornare stupendamente in partita dino a -3. Finisce 93-83 come logica voleva. "Caglieris, Villalta e Generali" ricorda ancora Dario Colombo "sono corsi per primi nello spogliatoio canturino per complimentarsi con i giganti di Bianchini che dopo due anni avevano tolto lo scudetto a Bologna".

Ma la stagione delle "quasi vittorie" in casa Virtus non si ferma al terzo incontro per la supremazia italiana, ma prevede anche la Coppa Europa. "Il viaggio della Sinudyne in Europa non è stato facile ma alla fine è approdato a quella finale che i bolognesi avevano sognato altre volte" racconta Enrico Minazzi sulle colonne di Giganti del basket. Questa volta le Vu nere se la devono prendere più che con gli avversari del Maccabi, con un avvocato. No, non è l'avvocato Porelli, ma un rosso avvocato olandese di nome Van Der Willige, per diletto arbitro di basket, che riuscì nella non facile impresa di fischiare a Marco Bonamico uno sfondamento mentre effettuava un tiro in sospensione assolutamente regolare. Non sapremo mai se il fischio di quell'arbitro sia stato o meno in buona fede; certo è che sarebbe stato eroico fischiare diversamente con migliaia di tifosi israeliani che travolgendo tutto e tutti, erano ormai arrivati a pochi centimetri dalle righe laterali in attesa dell'invasione per l'immancabile vittoria dei loro eroi. Ma la Sinudyne era arrivata vicina, molto vicina, al traguardo "Ci fosse stato McMillian" osservò subito Sandro Gamba "Nikolic avrebbe potuto distribuire fra sette uomini il peso dei falli e delle fatiche". Mentre il coach jugoslavo confermava le dichiarazioni del tecnico della Nazionale "Temevo il calo fisico così come temevo il problema dei falli" disse a botta calda negli spogliatoi "purtroppo nei momenti decisivi della partita abbiamo avuto degli uomini liberi ma lì il pallone non arrivava mai".

Stagione di mezze vittorie. Stagione di sconfitte. Lo sport ha le sue leggi: che arriva in finale e perde viene dimenticato. Noi ci ricordiamo che le Vu nere anche in questa stagione sono state vicine a tutti i traguardi ma, mai come in questa stagione, la sfortuna ci ha messo lo zampino. Non si possono regalare due giocatori nelle finali per lo scudetto e non si può regalarne uno nella finale europea. Senza contare il fischio omicida del rosso avvocato olandese.

 

Tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

 

Cosic, Bertolotti, Driscoll: tre partenze che incidono anche se arriva Marquinho, rientra Bonamicoe anticipa la sua collaborazione il mago Nikolic. Stavolta la Sinudyne fa sul serio in coppa andando a vincere a Mosca, Madrid e Serajevo. Ma in finale a Strasburgo, senza McMillian infortunato , e complice l'arbitro Van der Willige, viene beffata di un punto dal Maccabi. Scalogna nera pure nei play-offs. Oltre a McMillian s'ingessa anche Marquinho e nella finalissima di Cantù non c'è proprio niente da fare.

 

Tratto da "Il Mito della V nera 2"

 

In sede bianconera vi sono diverse novità: Driscoll è rientrato in America, sostituito da Zuccheri, non c'è più Bertolotti, in luogo di Cosic il pivot, più classico nelle movenze e meno fantasioso, è il brasiliano Marquinho: siamo al campionato '80-'81.

La marcia verso la finale di Coppa Campioni è trionfale. Dieci vittorie consecutive tra cui due sensazionali a Mosca e Madrid, prima di perdere per un punto a Hertogenbosch. La finale è fissata per il 26 marzo '81, a Strasburgo, contro il Maccabi Tel Aviv.

In campionato il cammino è più accidentato: dimissioni di Zucheri (cui subentra Ranuzzi più tardi sotto la direzione tecnica di nikolic) e l'infortunio a McMillian sul campo di Brindisi, dove la Sinudyne, quinta in stagione regolare, gioca il primo turno dei playoff. Mancano solo otto giorni alla finale europea, che si disputa a Strasburgo.

Strasburgo è un hangar, non un palasport. I tifosi israeliani sono già all'interno del capannone quando vengono fatti accomodare (si fa per dire) gli italiani. C'è solo un tabellone (a malapena definibile un segnapunti).

Ciononostante le V nere, ripetiamo, prive di McMillian, si trovano al comando di 9 lunghezze nella prima metà e di 5 nella seconda. Nel finale, giocato punto a punto, l'arbitro olandese Van der Willige inventa uno sfondo ai danni di Bonamico. Il Maccabi vince per 80-79. Nikolic in spogliatoio gela i ragazzi: "Atleticamente non siete pronti".

Nei play-off due incredibili vittorie esterne, a Pesaro e Varese, spianano alla Sinudyne la strada dell'ennesima finale contro Cantù.

Gara 1, al Pianella, privi anche di Bonamico, è una debacle (69-98). Gara 2, con Bonamico ma senza Marquinho, fratturatosi una mano, il timbro della rivincita bianconera. In gara 3, nonostante una grande prestazione dei rincalzi, segnatamente Cantamessi, il trionfo tocca alla Squibb. Rileviamo, per amore di cronaca, che la sfortuna si è abbattuta sulla Virtus in questa stagioe. Le ultime due gare della finale sono state disputate senza gli stranieri, ambedue grandi giocatori, infortunati.

"MALEDETTA STRASBURGO"

di Gianfranco Civolani


Ci siamo e finalmente vogliamo metterla in bacheca. Finale di Coppacampioni a Strasburgo, nell'ottantuno, contro il Maccabi Tel Aviv.
Quella Virtus era forte e guidata da un Coach ultrascientifico come il Professor Nikolic. Ma alla vigilia della finalissima si rompe il giocatore più prestigioso delle Vu Nere, Jimmone McMillian. Resta un solo straniero a difendere il solco, il brasiliano Marco Leite detto Marquinho, un centro dotato di eccellenti fondamentali ancorché non altrettanto provvisto di furore agonistico.
E va bene, andiamo a vedere se contro il gran Maccabi del califfo Berkowitz (una leggenda del loro basket) si può in qualche modo fare a meno di Jimmone.
No, non si può. Strasburgo in Alsazia è una cittadina deliziosa e davanti al monumento a Gutenberg (inventore dei caratteri di stampa) nella piazza grande ci confondiamo e ci mescoliamo, noi bolognesi che siamo attorno al migliaio. Ma loro sono mille eserciti, loro sono il triplo di noi. E sono assatanati, arroganti, invadono anche i posti (con biglietto rigorosamente prepagato) dei virtussini e si accalcano per ogni dove, a mezzo metro dalle linee laterali e soprattutto dietro i canestri.
Via telefono McMillian ci fa giungere il suo messaggio augurale dal letto di spine dell'ospedale nel quale Jimmone si è appena operato. E nel pomeriggio accade una cosetta molto significativa, accade che il gran capo Stankovic, dice all'Avvocato Porelli che sarebbe il caso di andare poi a giocare in Sudamerica l'Intercontinentale. Porellone ci ragiona e incautamente fa: "No, questa non passa". Stankovic prende atto con il suo badiale sorriso e forse sussurra poi a un altro avvocato - olandese - di rimettere le cose a posto.
Andiamo a giocare. Siamo sempre lì, ma l'arbitraggio non è molto carino con la Virtus. E però i due arbitri bisogna anche capirli se è vero che a ogni fischiata gli israeliani assiepati quasi in campo minacciano sfracelli.
Arriviamo agli ultimi istanti, il Maccabi ha un vantaggino minimo e da destra parte in tromba il marine Bonamico. Io sono lì a un metro e quindi posso raccontare e ricordare. In effetti il marine accenna a una nuvola di sfondamento e chi lo marca - tale Boatwright - si lascia cadere all'indietro al pelo di contatto, rotola pesantemente a terra e reclama subito lo sfondamento che l'avvocato olandese Van der Wilige sanziona all'istante. Niente da fare, ecco come ci inchiappettarono. E l'ultimo canestro di Martini al suono di sirena porta la Virtus a chiudere a meno uno (79-80) e resta anche il sospetto che su Martini ci fosse un mezzo fallo e che magari con il tiro aggiuntivo, magari.
Gli israeliani invadono in massa il campo, i virtussini mogi mogi vuotano subito quell'impiantaccio, una palestrazza indegna di una finalissima. Io trasmetto la mia roba e poi mi fiondo nell'hotel della Virtus. L'atmosfera? Nikolic bofonchia, i giocatori dicono che è uno scandalo, Bonamico trasecola e Porellone mi fa: "tu hai una squadra tua, non dirmi che noi siamo peggio". "Ma Gigi, che cavolo di discorsi sono?". "Sono appunto discorsi del cavolo", mi dice l'Avvocatissimo con il cuore a pezzi.
La mattina dopo ognuno di noi torna variamente a casa. Io mi faccio i miei ottocento chilometri in auto, ma capisco che il particolare non interessa a nessuno. Certo che farselo mettere così - mi scuso per l'espressione cruda - provoca grande dolore. Maledetta Strasburgo, il ricordo di una orrenda rapina. Parentesi: da quel dì a Strasburgo non ci sono andato mai più.

Bonamico stringe la mano ad un giocatore del Maccabi prima dell'incontro

IN ATTESA DI NIKOLIC È SFUMATA ANCHE QUESTA COPPA

di Enrico Minazzi - Giganti del Basket - Maggio 1981

 

La prima volta lascia sempre l'amaro in bocca. La delusione ha il sopravvento. Ci si aspetta sempre chissà che cosa. e invece la realtà, come accade spesso, è molto più semplice, molto meno spettacolare di quanto uno se la immagina. é stato così anche per Bologna che il mese scorso ha vissuto la sua prima finale di coppa campioni. Una città mobilitata, perfino il sindaco PCI Renato Zangheri aveva annunciato il suo arrivo a Strasburgo, per essere vicino alla Virtus nel suo momento più importante del dopoguerra. Un traguardo inseguito con rabbia, attraverso mille difficoltà con un cambio dall'allenatore a stagione iniziata (quasi un'eresia per la filosofia Virtus), attraverso mille compromessi (il cambio di direttore sportivo, il ricorso a Nikolic consulente affiancato a Ranuzzi. allenatore pro tempore. destinato a farsi da parte a stagione conclusa).

Il viaggio dei campioni d'Italia in Europa non è stato facile ma alla fine, mentre la squadra in campionato stentava, faticava, perdeva le partite più incredibili, è alfine approdato a quella finale che i bolognesi avevano sognato altre due volte. Anche i più scettici a quel punto hanno preparato la valigia e si son diretti in Alsazia. Non importava se Jim McMillian il giorno della finale se ne stava a Bologna, in ospedale, con una gamba immobilizzata dopo l'intervento al ginocchio che ha posto fine alla sua stagione bolognese e - probabilmente - anche alla sua esemplare carriera di cestista. La Sinudyne era pur sempre finalista assieme al Maccabi, e la partita era tutta da giocare. Si poteva perdere, si poteva vincere. Nessuno avrebbe gridato allo scandalo nel primo caso, nessuno avrebbe potuto recriminare nel secondo. Bologna invece sussulta ancora quando ripensa allo 'slow motion' al rallentatore degli ultimi dieci secondi di quella infelice finale giocata nell'infame Hall Rénhus di Strasburgo, un mercato trasformato per l'occasione in 'tempio' del basket, profanato in maniera indegna dagli organizzatori (ma è da querela chiamarli così) francesi. Il rosso avvocato olandese specialista in cause aeronautiche ha posto fine, a otto secondi dal termine, alle fin lì legittime speranze della Sinudyne che, trasformata dalla presenza e dalle urlate del professore jugoslavo, ha trovato le energie per disputare una finale di testa, battendosi alla pari con i favoriti israeliani del Maccabi. Fino all'omicida. fischiata di Van Der Willige su Bonamico la Sinudyne aveva sperato nel miracolo: purtroppo adesso siamo qui a rivedere alla moviola quello sfondamento che non era sfondamento (così come i passi fischiati a Berkowitz un attimo prima) e che ha messo la parola fine al sogno bolognese. Al di là del singolo episodio che ha finito per decidere materialmente la finale, resta il fatto che la Sinudyne la sua prima, insperata coppa l'aveva gettata alle ortiche in precedenza, nel primo tempo condotto con autorità e chiuso avanti di soli due punti, ma anche nella ripresa, quando il vantaggio sugli israeliani era stato anche di sei punti dopo un bell'inseguimento. A quel punto sono venuti puntualmente a galla i problemi di tenuta .atletica che son costati la finale. Nel momento più delicato della partita la generosa Sinudyne non ha più avuto le gambe per infliggere agli avversari il ko decisivo. “Ci fosse stato McMillian” ha osservato acutamente Gamba “la Sinudyne avrebbe potuto distribuire fra sette uomini i falli e la fatica”. Così invece Nikolic e Ranuzzi hanno dovuto disputare una finale di coppa campioni con sei uomini e mezzo. è finita come è finita, vittoria di un punto (80-79 chi se lo fosse già dimenticato) e tanti saluti a quel maledetto olandese che nel '77 a Belgrado e nel '79 a Monaco costò due coppe a quelli di Varese (e guarda caso una volta per un punto e un'altra per tre!). Giovan Battista Vico del resto non ha parlato a vuoto di corsi e ricorsi storici che alla vigilia tutti evocavano ricordando la grande Ignis che vince ad Anversa con Rizzi ma senza Meneghin. A Strasburgo non c'era McMillian, ma i conti non son tornati ugualmente. Cosa ci volete fare: era al prima volta che Bologna andava in finale, forse non si poteva pretendere di più. Oltrettutto all'ultimo momento, trattenuto dai soliti improvvisi impegni di lavoro, neppure il sindaco di Bologna se l'è più sentita di seguire la squadra in Alsazia. Un presagio: forse la tegola di McMillian ha convinto il politico bolognese a spendere meglio la serata di giovedì 26 marzo. Peccato, avrebbe potuto vedere una Sinudyne bella per la grinta e la rabbia gettate in campo per tentare di rovesciare un pronostico impossibile. Aza Nikolic subito dopo la partita è corso a Belgrado, nella sua Belgrado per “piangere senza essere visto”. Il professore jugoslavo aveva già analizzato, con la consueta severità, l'amara serata di Strasburgo. Sul banco degli accusati la preparazione atletica: “Senza quella” ha detto Il professore “non vai lontano, perché ha influenza su un'infinità di situazioni. Bastava vedere i giocatori muoversi in attacco a metà partita con la testa bassa. E non sta a me spiegarvi i crampi di qualcuno (Caglieris, n.d.r.) a metà partita…”. “Temevo il calo fisico” ha spiegato Nikolic “così come temevo. il problema dei falli. Purtroppo nei momenti decisivi della partita abbiamo avuto uomini liberi ma lì il pallone non arrivava…”. La sfortunata conclusione di questa prima esperienza europea della squadra bolognese però non ha scosso più di tanto l'avvocato Porelli che subito dopo la finale pensava già al futuro, al prossimo appuntamento internazionale della sua Virtus. L'avvocato è volato negli Stati Uniti alla ricerca dei sostituti di McMillian e Marquinho (fra i tanti nomi si son fatti anche i nomi di Mc Adoo e Archibald) sicuro che a fine campionato approderà a Bologna il mago jugoslavo che con pochi allenamenti ha saputo tonificare l'acciaccata Virtus. A chi gli chiedeva se avesse firmato il contratto con Bologna, Nikolic rispondeva di no ma che “sperava tanto di poter allenare una Sinudyne tanto meglio di questa”. L'accordo fra Porelli e Nikolic in realtà all'epoca di Strasburgo era già stato raggiunto anche se materialmente non c'era ancora nulla di scritto. Ed è proprio grazie a questa sicurezza di avere Nikolic in panchina per la prossima stagione

…omissis…

finale diversa e che invece è naufragato nella mediocrità di queste sue prestazioni che addirittura ne mettono in forse la convocazione in nazionale per gli Europei in Cecoslovacchia. Per tutti gli altri difficilmente ci sarà una riconferma anche perché dalla sponda Fortitudo arriveranno l'ex Bertolotti e la speranza Ferro. Questa prima esperienza della Sinudyne in una finale europea va insomma vista in proiezione futura: la Virtus ha visto cosa è riuscita a fare quest'anno con una squadra priva di una pedina fondamentale, ha tentato di fare il miracolo ma non c'è riuscita. Bonamico, e qualcun altro, han versato lacrime amare per l'esito di quella maledetta, stregata partita. Se tutti i pezzetti del mosaico abbozzato dal tecnico jugoslavo andranno a sistemarsi nel posto giusto c’è però da credere che il generoso marine della Virtus avrà la possibilità di rifarsi in campo europeo. Padova, Varese, Bologna (sponda Fortitudo) insegnano che dove passa il professore resta il segno. Il miglior investimento di Porelli per il futuro Virtus è stato senza dubbio l'ingaggio di Aza Nikolic. Se poi la prima coppa dei campioni è sfuggita per un punto nella bolgia di Strasburgo, beh, non ci sembra il caso di farne un dramma. L'ingaggio di Aza Nikolic vale quanto una polizza con i Lloyd per la presenza di Bologna alle prossime finali di coppa campioni, scudetto permettendo. Il problema, piuttosto, è un'altro e, forse, l'esito sciagurato della finale di Strasburgo ha contribuito in maniera notevole ad anticiparne la soluzione. In altri

… omissis …

tessere del mosaico che Porelli ha in mente vadano al posto giusto.

Perry in entrata contro Marquinho nella finale di Strasburgo (foto Giganti del Basket)

IL RICORDO DI UN TIFOSO

magomerlot, 09/02/08

 

della serie facciamoci del male raccontiamo quella trasferta da guinness degli orrori... durata trenta ore... ne sono avvenute di cotte e di crude..
partenza ore 5 da Via Rizzoli... con una colonna di circa 100 pullman... un'intasata per uscire da bo circa un'ora ci mettemmo
poi un tizio a Borgo Panigale si accorge di essere senza carta d'identità e prima sosta ad aspettare il documento di sto tizio...
poi a Chiasso succede che il grande Serra decide di dichiarare le macchine fotografiche ed apriti cielo i doganieri gliele fanno smontare tutte... altre due ore perse... poi subito dopo la frontiera scopriamo che il passo è interrotto perché c'è stato un camion che si è rovesciato..
finalmente arriviamo un'ora prima in centro a strasburgo ,..alle 7 di sera non c'è nessuno in centro e nessun francese sa dov'è la partita , troviamo la fiera e c'è una fila della madonna che ci far star fermi mezz'ora... poi che scopriamo che il tizio incaricato di controllare i biglietti è un nanetto di un metro e trenta della gendarmerie... eh eh eh... dentro al palazzo mi spavento... tuttti i bolognesi sono distaccati... i maccabei ovunque... io sono a fianco di due ragazzotti francesi che facevano un tifo della madonna per il maccabi...
poi lo sfondamento di bonamico... cazzo ero ad un metro...
poi raggiungendo il pullman troviamo bolognesi in lacrime, distrutti e maccabei che ci pigliano per il culo... durante il viaggio di ritorno mi sveglio di soprassalto. l'autista con un colpo di sonno... che pauraaaaaaaaaaaa... poi frontiera di chiasso dove un carabiniere ci racconta di Aldo Giordani che durante la telecronaca racconta di Wdw che faceva un tifo della madonna a Mosca per il maccabi...
Beffa finale Via Indipendenza striscioni della fossa dei leoni ad aspettarci... ma va a cagher...