LUCA ANSALONI

 

nato a: Bologna (BO)

il: 17/05/1967

altezza: 195

ruolo: guardia

numero di maglia: 6

Stagioni alla Virtus: 1985/86 - 1986/87 - 1999/00

statistiche individuali del sito di Legabasket

biografia su wikipedia

LUCA ANSALONI

"Il chi è chi" 96/97, redazione Superbasket

 

Ricordate Bruno Martelli, il talentuoso pianista della serie televisiva "Saranno Famosi"? Ansaloni ci assomiglia molto, anche se, in parallelo, il suo talento sul campo da basket è inferiore a quello del musicista ...

Se avete bisogno di un play-guardia-ala piccola capace di dare tutto per dieci-quindici minuti in A, uno capace di segnare, di portare palla, di difendere, un ragazzo serio, lavoratore e un uomo spogliatoio, beh, avete trovato l'uomo giusto ...

Il suo maggiore difetto è un'anima troppo da comprimario ...

"LA VIRTUS? PENSAVO A UNO SCHERZO"

Tra Luca Ansaloni e la Virtus manca solo la firma. "Non credevo proprio di tornare bianconero a 32 anni". Luca Ansaloni torna alla Virtus dopo 12 anni. Con la maglietta bianconera ha giocato in totale 42 partite (10 nel campionato 85/86 e 32 in quello successivo)

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 24/07/1999

 

Un sogno chiamato Virtus. Sgrana gli occhi, Luca Ansaloni - per tutti più semplicemente Ansa - e sorride soddisfatto, perché la Virtus, la sua Virtus, è lì a portata di mano. E di firma.

Tutto fatto, Ansaloni?

"C'è un accordo di massima, ci sono le visite mediche e...".

Ma la Virtus cos'è per lei?

"Un sogno. Mai e poi mai avrei pensato che a 32 anni, giocatore fatto e finito con una lunga esperienza alle spalle, avrei potuto ritrovarmi qua. Un conto è il primo anno da ragazzino quando sei in squadra per chiudere la rosa, Un conto, unvece, è essere richiesto per incarnare un certo ruolo".

A Bologna, con quei colori sulle spalle, ha già vinto, ricorda?

"Già, un titolo cadetti nel 1984 e uno juniores due anni più tardi".

E in panchina?

"Ovvio, c'era Ettore Messina. Gli devo molto".

Perché?

"Penso che qualsiasi altro tecnico non avrebbe pensato a me. Invece lui ha puntato sul sottoscritto perché mi conosce meglio di chiunque altro. Sa cosa posso dargli. E poi è un grande: ha vinto con la Kinder ma ha saputo fare molto bene anche con la nazionale. È uno dei coach più stimati in assoluto. E in Virtus, giustamente, gode di grande considerazione".

Lei può ricoprire tre ruoli, vero?

"Sì. In A2, saltuariamente, ho giocato anche come ala forte. Ma in A2 la questione è diversa".

Più ruoli...

"Credo sia una richiesta di Messina. Mi sembra che nella Virtus ci siano diversi giocatori con ruoli interscambiabili".

Torniamo un attimo indietro, Trieste.

"Sono soddisfatto. Non potrebbe essere altrimenti perché siamo stati promossi in A1 e io ho giocato da protagonista con un utilizzo considerevole".

Poi si è prospettato l'impiego a Bologna.

"Sinceramente non ci credo ancora. Avevo avuto, finito il campionato, molti contatti con società di A2. Club attrezzati per tentare il grande salto. Forse perché in questi anni mi sono ritagliato uno spazio particolare. Quello che può avere un ruolo utilissimo in A2. Non sempre invece in A1".

Ma la Virtus...

"Ho pensato quasi a uno scherzo. Per me si tratta del massimo in assoluto. Non solo perché è uno dei più forti club d'Europa ma perché io, Luca Ansaloni, sono nato in questa città".

Parliamo di Europa. Purtroppo ci sarà la Saporta Cup.

"Stiamo scherzando? Per me si tratta comunque di una competizione valida. Mi rendo conto che per la società e i tifosi, che sono abituati all'Eurolega, la situazione possa apparire un passo indietro. Per me, però, si tratta di un'esperienza straordinaria anche perché non ho mai preso parte a una coppa del genere".

Nemmeno la Korac?

"Quella sì. L'ho fatta un anno, con Roma. Arrivammo fino ai quarti di finale, poi fummo sbattuti fuori dalla Benetton".

C'è sempre una Virtus nel suo destino. Ma questa volta è targata Bologna.

"Cos'altro posso aggiungere? Sono felice, contento, soddisfatto. Pronto a mettermi a disposizione del coach e dei compagni. So quale potrebbe essere il mio ruolo all'interno di un gruppo che è comunque fortissimo. Prima di festeggiare, però, aspettiamo la firma. Per ora mi sembra solo un sogno".

 

ANSALONI: "GIOCARE CON I BIG MI CARICA"

"Questa Kinder è completa in tutti i reparti, il livello è veramente super". Con Bonora è l'altro bolognese prodotto del vivaio bianconero

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 17/08/1999

 

Un prodotto del vivaio bianconero. O meglio, come racconta lui, con il sorriso sulle labbra, "il prodotto di una grande tradizione, quella che solo Bologna può avere". Luca Ansaloni sta cominciando a prendere le misure della nuova Virtus, anche se lui, in bianconero - un titolo cadetti e un altro juniores negli anni Ottanta - c'è cresciuto.

Dopo dieci giorni a Folgaria, come si sente?

"Bene. Anche perché succede sempre così nei ritiri. Bisogna comprendere i meccanismi per gli allenamenti e poi passare attraverso un lavoro intenso".

Molto intenso?

"Abbastanza duro per uno come me che comincia ad avere una certa età. Ma se non carichi adesso non hai altri momenti durante la stagione".

Che idea si è fatto della Virtus?

"Una squadra molto forte, completa in tutti i ruoli. Quando inizieremo a giocare potremo anche misurare quella forza".

Ma ritrovarsi a 32 anni in un gruppo che punta allo scudetto la spaventa?

"Assolutamente no. Piuttosto è uno stimolo continuo. In allenamento mi trovo davanti Danilovic, Abbio, Sconochini o Stombergas. È una spinta in più".

E la pressione?

"Ma quella c'è sempre. L'anno scorso ero a Trieste e là si puntava alla promozione. La pressione è la stessa, perché l'obiettivo, ogni anno, è il più alto possibile. Semmai cambia il livello - e qua siamo al top - ma la pressione è identica in ogni piazza".

E allora parliamo di questo livello.

"Non ho timori di alcun tipo, non li ho mai avuti. Faccio la mia parte con impegno e volontà. So che sarò rispettato e apprezzato per questo. Anche se non sono Danilovic o Abbio o Bonora. Lavorare con loro è uno stimolo per tirar fuori il massimo e migliorarsi".

Ma a 32 anni potrebbe, talvolta, trovarsi in tribuna a osservare i compagni.

"Nessun problema. Fa parte dei ruoli che sono stati dati all'inizio. Lo sapevo anche prima e, per questo, non sono affatto preoccupato. I discorsi con lo staff tecnico sono stati molto chiari. Io cercherò, in allenamento, di ritagliarmi uno spazio anche per la domenica".

Nuovo ambiente: l'ha colpita qualcuno?

"Uno in particolare no. Il livello è alto, molto alto. In campo sembrano tutti forti, dei marziani. Fuori, poi, si parla più con qualcuno rispetto ad altri. Ma è solo perché ognuno ha le sue caratteristiche. Danilovic ha una personalità molto forte e, non a caso, è il leader del gruppo. Con Stombergas mi trovo bene anche se per ora è molto silenzioso, anche a causa della lingua. Ma il livello, in generale, è veramente super".

Due bolognesi in squadra: un miracolo.

"Ma no, non cambia niente. Se non agli occhi di voi della stampa che finalmente vi accorgerete che ci siamo anche noi. Ricordo un'indagine della Gazzetta dell'anno scorso. Sembrava che non ci fossero bolognesi in tutta la serie A. Non mi avevano nemmeno considerato. Intendiamoci: non sono un fuoriclasse né tantomeno un campione d'Europa come Bonora. Ma gioco in serie A e sono contento. E la città lo sa, perché ha grande tradizione. Anzi: Davide e io siamo i prodotti di questa grande tradizione".

E suo cugino Matteo, cresciuto nelle giovanili Fortitudo?

"Era a Castel Maggiore, ha avuto qualche problema, Credo che vada a giocare a Gallo Ferrarese".

L'ha scomunicato per la sua scelta?

"Assolutamente no. In famiglia riesco ad avere il controllo.. Siamo tutti virtussini. Ma faccio fatica a controllare tutti".

Proviamo a far le carte al campionato.

"Non credo di essere un grosso esperto di formazioni da scudetto. La Paf, però, come organico, mi sembra la più forte. Poi, oltre a noi, vedo Treviso e Roma. Varese, nonostante quel pezzetto di stoffa sul petto, ha fatto un passo indietro".

E la Saporta?

"La coppa l'ho affrontata una sola volta. Ero a Roma, era la Korac. Per me si tratta di una novità assoluta. Mi rendo conto che per chi è abituato all'Eurolega sia ben poca cosa. Però io dico che giocare è bello e più partite si disputano meglio è. E per me che non l'ho mai fatta è comunque il massimo..."

 

 

ANSALONI, IL SEGRETO È FARSI TROVARE SEMPRE PRONTO

Doveva fare il dodicesimo. In realtà, dopo Stombergas, è stato il virtussino più presente: "La ricetta giusta? Applicazione e concentrazione. La Kinder come sta? Un po' influenzata ma sta guarendo"

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 08/01/2000

 

L'unico bianconero, sempre presente, dalla Supercoppa a Varese, è Saulius Stombergas. Ma al secondo posto, nella particolare classifica delle presenze, con una sola assenza, accanto a "Tiramolla" Abbio, troviamo Luca Ansaloni, trentadue anni e uno spirito di gruppo fuori dal comune. Luca si sbatte in allenamento, non arretra di un millimetro e quando Messina lo chiama si fa trovare pronto. Un'impresa tutt'altro che facile in un modo dove i musi lunghi vanno di pari passo con i minutaggi scarsi.

Ruolo ingrato il suo, Ansaloni?

"Forse ingrato per alcuni. Per me è grato. Sapevo bene, sin dall'inizio, qual era il mio ruolo. Con la squadra al completo avrei dovuto saltare  molte più partite. Invece abbiamo avuto infortuni a catena. Situazioni serie, come quella di Davide, o che si stanno risolvendo in questi giorni, come quella di Hugo".

La partita che più l'ha soddisfatta?

"Forse quella con la Scavolini, non solo per me ma anche per la squadra. In casa, con le eccezioni dei confronti con Siena e Imola, abbiamo sempre passeggiato vincendo anche di 20, 30 punti. Contro Pesaro, invece, abbiamo sofferto fino alla fine. Ma è stato importante vincere in quel modo".

Qual è il suo segreto per mettersi al servizio dei compagni?

"Se vogliamo trovare qualcosa in particolare possiamo parlare di applicazione e concentrazione. Poi al proprio interno bisogna trovare la chiave giusta per trovare gli stimoli e mantenere la tensione alta".

E la Kinder, invece, come sta?

" È un po' influenzata. Ma sta cominciando a trovare gli equilibri giusti".

Il secondo posto, con sei punti di distacco, non finirà per pesare troppo?

"Per me no. Non è il secondo posto che pesa. O per lo meno non pesa nella misura in cui questa Kinder deve crescere. Il metro di paragone deve essere la qualità espressa sul campo. Penso che la Virtus possa raggiungere il livello della Fortitudo perché abbiamo i mezzi per farlo".

È uno dei bianconeri che ha legato di più con Stombergas. Ma quali sono i problemi di Saulius?

"Ce la sta mettendo tutta. E tutto sommato mi sembra che le cifre parlino per lui. A Montecatini ha difeso bene, ha trovato qualche anticipo importante, sporcando le loro linee di passaggio".

Eppure il lituano stenta.

"L'anno scorso era in un gruppo affiatato dove lui era uno dei protagonisti. Qua è tutto più difficile perché deve calarsi in una nuova realtà. C'è anche l'handicap della lingua: superato quello, penso possa entrare meglio nel meccanismo. Dalla conoscenza dell'italiano può calarsi di più nella parte".

Intanto domani arriva Reggio Calabria.

"Già la Viola. Sono stati i primi a batterci, sono un'ottima squadra. Magari più temibile in casa che in trasferta. Ma comunque temibile".

Possiamo ipotizzare una partita facile?

"Facile no. Dipende soprattutto da noi. Se giochiamo bene e siamo concentrati il risultato non dovrebbe essere messo in discussione. Ma non dimentichiamoci che si parte al via da un piano di assoluta parità e nessuno regala nulla".