STAGIONE 1946/47

 

Bersani, Cherubini, Vannini, Marinelli, Girotti

Ferriani, Rapini, Ranuzzi

 

Virtus Bologna

Divisione Nazionale A-B: 1a classificata girone G su 5 squadre (8-8); 1a classificata girone semifinale C su 3 squadre (3-4); 1a classificata girone finale (2 vittorie, 2 vittorie per rinuncia, 1 pareggio, 1 sconfitta su 6 gare); CAMPIONI D'ITALIA

 

FORMAZIONE
Venzo Vannini (cap.)
 Gianfranco Bersani
Carlo Cherubini
Sergio Ferriani
Gelsomino Girotti
Giancarlo Marinelli
Carlo Negroni
Cesare Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
 
Allenatore: Galeazzo Dondi Dell'Orologio

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

PALLACANESTRO IN SALA BORSA

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

E così si chiude, nell'amarezza generale, questo tribolato capitolo (vedi articolo "Il giochetto del campo" nella pagina dedicata al campo Ravone - ndrc). La Virtus è stata nuovamente giocata. Ma, come sempre, trova in sé, nell'inesauribile carica dei suoi uomini migliori, la forza per reagire alle avversità. E lo dimostra questo 1947 ricco di successi in ogni campo, mentre l'alacre opera dei dirigenti assicura sedi decorose all'attività di ciascun settore. La sede sociale viene fissata dapprima in via Testoni 5, poi presso il Liceo Augusto Richi dove la Virtus è provvidenzialmente ospitata anche come palestra. Viene rimesso in ordine il campo Ravone e per la pallacanestro si ottiene in uso la centralissimi Sala Borsa che, fra parterre e gallerie, consente a diverse centinaia di appassionati di seguire le vicende domenicali della squadra del cuore. Vi gioca anche il Gira, che sta venendo su dalla Prima Divisione ma ancora non propone alternative di tifo. La Virtus insomma è la squadra regina. E che lo scudetto sia in buone mani lo conferma tenendoselo stretto per quattro anni.

La prima riconquista anzi avviene... prima del limite, con Ginnastica Roma e Reyer che danno forfait nelle ultime due giornate del girone finale. Un girone inizato pericolosamente con una sconfitta interna (30-27) ad opera della Ginnastica Triestina. Ma la reazioe delle V nere non si faceva attendere: 33-31 a Roma, 36-23 a Venezia (con 13 punti di Rapini), quindi 29 pari la domenica dopo nella decisiva di Trieste. A questo punto, classifica chiaramente delineata e nessun dubbio in proposito: la Virtus è ancora la migliore. Roma e Reyer, come si è detto, rinunciano a venire a Bologna e la graduatoria finale risulta la seguente: 1a Virtus puntt 9; 2a Ginn. Triestina punti 7; 3a Reyer Venezia punti 5; 4a Ginn. Roma punti 1.

È questo l'anno in cui vengono alla ribalta i nuovi talenti: Renzo Ranuzzi, Sergio Ferriani, Carlo Negroni, subentrati in squadra agli anziani Dondi, Calza e Faccioli che con lo scudetto di Viareggio hanno chiuso la loro estate agonistica. Il processione di fusione tra vecchi e giovani è immediato e perfetto. E il valore della compagine si cementa subito nei primissimi giorni di gennaio al Torneo Internazionale di Nizza. Tre vittorie consecutive contro il Dolobran di Londra (35-12), il Club Athletique di Ginevra (31-16) ed il fortissimo Sparta di Praga (18-14) qualificano la Virtus per la finale. Si tratta del più importante torneo d'Europa a livello di club ed è quindi di grande risonanza il secondo posto che Vannini e C. riescono ad ottenere. In finale infatti poco da fare contro la classe superiore della squadra campione di Francia, la Sainte Marie la Guillotière di Lione, larga vincitrice dei bolognesi per 32-11. La superiorità del basket francese si riconferma il mese dopo e proprio alla Sala Borsa, il 16 febbraio 1947. Bologna ospita per la prima volta un incontro della Nazionale azzurra nella quale trovano posto quattro virtussini. Marinelli, Vannini, Bersani e Ferriani, questi due ultimi esordienti. Un incontro storico, nel quale i transalpini, vittoriosi per 36-28 scoprono ai nostri occhi gli elementi fondamentali di un gioco più modernamente articolato sul pivot. Siamo dunque alla svolta: ormai il basket garibaldino ha i giorni contati: inizia l'era degli schemi.

Intanto come si è visto, la Virtus continua a dettar legge in campo nazionale. La formazione campione è composta quest'anno da Venzo Vannini (capitano), Gianfranco Bersani, Giancarlo Marinelli, Luigi Rapini, Renzo Ranuzzi, Gelsomino Girotti, Carlo Cherubini, Cesare e Carlo Negroni e Sergio Ferriani. In agosto Rapini e Carlo Negroni debuttano nella Nazionale goliardica ai mondiali universitari di Parigi. Infine in settembre la Virtus va in tournée all'estero. Dapprima in Svizzera, dove si classifica seconda al Torneo di Ginevra, battuta in finale (24-22) dall'Urania dopo aver nuovamente piegato (22-16) il C. A. Génève che in aprile era stato ospite in Sala Borsa (34-29 per la Virtus). Poi in Spagna, per un doppio incontro col Barcellona: primo round per i catalani, di strettissima misura: 37-36. Ma nella rivincita, ventiquattro ore dopo, Marinelli, Rapini, Ferriani, Negroni e Ranuzzi si affermavano con un maggiore margine di vantaggio: 29-25. Dopo quella di Nizza, un'altra bella pagina internazionale. Anche oltre confine, la Virtus è qualcuno.

 

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Il secondo scudetto del poker bianconero del primo dopoguerra è quello del 1947, quello di capitan Vannini, di Bersani e Calza, di Cherubini e Dondi (in campo e in panchina a fare da "cambista"), di Girotti, Marinelli e Rapini. Fu un torneo molto complicato cui partecipavano 41 formazioni. La Virtus vince il 7° girone a punteggio pieno, segnando 279 punti (34,8 di media) e subendone 145 (18,1 di media). Nelle semifinali, che vedono impegnate 12 formazioni, la Virtus vince il terzo raggruppamento davanti al Como. Quindi, finalmente, il girone finale vero e proprio, quello che vale lo scudetto. La Virtus ha la meglio davanti alla Ginnastica Triestina e alla Ginnastica Roma: un poker di squadre di grandi tradizioni. Le Vu nere terminano il girone con 4 vittorie, un pareggio e una sconfitta, precedendo di 2 sole lunghezze i triestini. In realtà la Virtus disputò in questo girone di finale solo 4 incontri perché sia Reyer che Ginnastica Roma non si presentarono alla Sala Borsa perdendo per 2-0 a tavolino. La Virtus segnò in tutto 129 punti (32,2 di media), mentre ne subì 112 (28,2 di media). Uno scudetto vinto con sole due vittorie sul campo, ma comunque uno scudetto sofferto e meritato.

 

DA SANTA LUCIA ALLA SALA BORSA

Il dopoguerra, la rinascita e gli scudetti della Virtus

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

(...)

Dondi chiude proprio con quel primo tricolore, per dedicarsi alla sua attività-vocazione di medico condotto prima, di affermato dentista poi. Restando a guidare la Virtus dalla panchina subito dopo il commiato dal campo. Il suo esordio da allenatore è felice e porterà a fine stagione, ’46-47, alla conquista del secondo scudetto. Con una novità sostanziale: le partite casalinghe non si giocano più alla piscina dello Stadio comunale, com’era successo nell’annata precedente. Ora la pallacanestro bolognese, che ha una squadra campione d’Italia e tante realtà (Gira, Oare, Fortitudo, Timo, Dlf) che fioriscono nei campionati minori, ha una sede nuova di zecca: la Sala Borsa di via Ugo bassi. Il posto ideale, si capirà di lì a poco, per trasformare l’interesse per il pallone a spicchi in vero e proprio entusiasmo. In fondo, uno spartiacque: da qui in avanti inizia il cammino di una città destinata a diventare, nelle parole e nei fatti, una vera capitale del basket.

Eccola, dunque, la Sala Borsa. Nata sul luogo dell’antico Orto Botanico di Ulisse Aldrovandi (dal 1568), su cui poi sorsero gli appartamenti del Cardinal Legato e, dal 1765, la corte di addestramento dei Vigili del Fuoco. Sala Borsa, in tutto e per tutto, dal 1886 al 1903, quando l’attività fu sospesa per scarso volume d’affari (all’epoca, nei locali ebbe spazio anche un ristorante popolare), risorta nel 1926 con una ricostruzione che mise in luce più antichi utilizzi, rivelando le vestigia della Basilica e del Foro di epoca romana. Eccola, così anomala e affascinante per chi coltiva la passione del basket. È il posto di “quelli della capparella”, contadini e mediatori di sementi e animali, di frumento e frutta, che si danno appuntamento per le contrattazioni al venerdì. Il giorno dell’animazione, delle grida convulse, dei telefoni incandescenti per le chiamate in arrivo e in partenza. Il resto della settimana, silenzio. Fin qui, almeno. Fino al momento in cui un pallone non comincia a rimbalzare sul suo pavimento di mattonelle bicolori, bianche e nere, che a guardarlo dall’alto dà un senso vago di smarrimento.

Quando si inizia a giocare dentro queste mura, la pallacanestro è ancora un interesse fuggevole. Almeno per quelli che un giorno chiameremo “media”. Normale, a pensarci: Bologna, come l’Italia, ha ancora una dimensione paesana, e non si è affatto scrollata la miseria nera dalle spalle. Il vecchio “Carlino”, che dalla caduta del regime in poi si chiama “Giornale dell’Emilia” (sarà così fino ai primi mesi del ’53) esce con un’edizione ridotta, due pagine, per tutta la settimana, e fa festa la domenica raddoppiando a quattro. Alla voce “Avvenimenti sportivi” racconta, il 16 settembre del ’46, dei campionati italiani di pallone al bracciale, in scena allo Sferisterio. I riti del pugilato si consumano alla palestra di San Felice e al Teatro Manzoni. La pallacanestro trova spazio, quando riesce, nelle brevi. E otto righe esatte, domenica 1 dicembre di quell’anno, raccontano l’inizio di un’epoca: “Nel tardo pomeriggio, alle 18, i cestisti della Virtus, campioni d’Italia, disputeranno la prima partita del massimo campionato di pallacanestro ospitando il Foligno. La partita avrà luogo nel salone della Borsa Commercio di via Ugo Bassi. La Virtus preannuncia la seguente formazione: Vannini, Bersani, Ferriani, Girotti, Rapini, Cherubini, Negroni Cesare, Negroni Carlo”. È la grande “prima”, ma solo gli appassionati se ne accorgono. Per la cronaca, finisce 45-21 per i bianconeri.

È un anno di cambiamenti, in casa Virtus. Con Dondi ha detto basta anche Calza, e per il ricambio ci sono volti nuovi e giovani. Come quello di Ferriani, di Carlo Negroni. Come quello di Renzo Ranuzzi, che arriva dalla Timo, in tutti i sensi: gioca nella squadra e lavora come tecnico di centrale ai telefoni. È un folletto, ha il contropiede nel sangue, i compagni e gli amici lo chiamano “gatto”. Nel girone finale la Virtus inizia con una sconfitta casalinga con la Triestina. Cosa rara, e più avanti chiariremo perché. Ma poi va a vincere a Roma e a Venezia contro la Reyer, pareggia a Trieste e alla fine chiude in anticipo, perché né Roma né Reyer si presentano in Sala Borsa per il ritorno. Secondo scudetto, con Vannini ancora capitano e con Bersani, Cherubini, Ferriani, Girotti (quello che inventa il rito poi ripreso, usato e abusato della “mela”), Marinelli, Carlo Negroni, Cesare Negroni, Ranuzzi e Rapini. Gruppo che andrà anche a prendersi gloria al Torneo delle Nazioni a Nizza, all’epoca il più importante d’Europa, battendo Dolobra, Londra, Ginevra e Sparta Praga e cedendo solo in finale al St. Marie Guillotière di Lione.

A proposito di francesi. Succede altro, in Sala Borsa, nel ’47. Precisamente il 18 febbraio del ’47. Succede che un incontro tra Italia e Francia fa il tutto esaurito, riempiendo posti a bordo campo e galleria, e porta il nuovo verbo del basket in città. Porta, soprattutto, emozione e passione nuove di zecca. Con l’enfasi degli inni nazionali, il calore del tifo. Con quattro virtussini in Nazionale: Ferriani, Bersani, Marinelli e capitan Vannini.

Vince la Francia, che respira più da vicino, e già da qualche anno, il profumo del basket d’America: 36-28. Spazio alle cronache dell’epoca. Il “Resto del Carlino”: “Tanto entusiasmo all’inizio, nel salone della Sala Borsa ieri sera e tanta amarezza al termine dell’incontro con la Francia. La causa è presto detta: gli azzurri, cui evidentemente la maglia bianca non ha portato fortuna, hanno compiuto una gara in tono minore e tale lusso non era possibile contro una Francia che può essere definita la miglior formazione attuale d’Europa. Certo non mancano le scusanti: la partenza dei fratelli Stefanini, le indisposizioni di Fagarazzi e De Nardus e, ultima, quella di Radici. […] Troppo tardi Pasquini si è deciso a dar fiducia a Bersani: con questa formazione dall’inizio certo il divario sarebbe stato meno grave. Resta incontrovertibile il fatto che i francesi sono specialisti che, almeno attualmente, superano di una testa i nostri: hanno assimilato la tecnica americana e Busnel domina in mezzo al campo con la sua calma e il suo esatto tiro in canestro”. Comunque, un’occasione di crescita e un successo. “Pubblico numerosissimo sugli spalti che ha vivamente applaudito allorché Marinelli e Busnel si sono scambiati i gagliardetti con i colori nazionali”.

 

QUEI PRODI

tratto da “Il Cammino verso la Stella”

 

(...)  il gruppo è sempre forte e leonino e poi altri grandi talenti premono, il già citato Ranuzzi, Ferriani e Negroni. Lo scudetto è in buonissime mani e fa niente se nelle ultime due giornate Reyer e Ginnastica Roma non vengono a giocare a Bologna.

L’annata si inizia male male (sconfitta interna con la Triestina), ma si conclude in gloria, ovvero due grandi vittorie a Venezia e a Roma e un provvidenziale pari a Trieste. E lo scudetto numero due non è affatto una cosa poi tanto ripetitiva perché è il primo scudetto conquistato in Sala Borsa, è il primo scudetto di una nuova era che in un certo contesto e in una certa atmosfera (quelle gallerie così atipiche…) propone nuovi personaggi, nuovi campioni, nuove suggestioni ed emozioni. E nel febbraio del ‘47 proprio la Sala Borsa ospita un incontro internazionale, Italia contro Francia e ci sono quattro virtussini in quell’Italia: Marinelli, Bersani, Vannini e Ferriani. Vince la Francia, d’accordo, ma vi lasciamo immaginare quando suonano gli inni e quanto la folla si gode il suo gran poker vestito d’azzurro…